:: Scrivere è un piacere?

13 aprile 2018 by

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Per me senz’altro. Se non lo fosse chiuderei il blog e sceglierei come hobby che so il giardinaggio. Ho un bel giardino che trascuro ignominiosamente per seguire i lavori del blog, dopo tutto.

Mettere insieme parole, seguire il flusso dei pensieri, vedere dove il testo scritto ti porta credo sia uno dei piaceri più intensi che ho provato in vita mia. Superato da ben poche altre cose. Un po’ come il cioccolato, mette in circolo le endorfine e uno si sente meglio. Si sente più felice. Non a caso è citato come uno dei maggiori antidepressivi naturali.

Scrivere mette in moto parti del cervello, che rilasciano sostanze molto simili, ritengo.

Scrivere rende più allegri, soddisfatti, appagati.

E poi è una sfida. Non certo che sia facile. Scrivere implica esercizio, capacità tecniche, costanza, perseveranza, pazienza. Fatto a livello professionale è un vero e proprio lavoro. Costa fatica, sacrifici, delusioni, periodi di buio. Può capitare il temutissimo blocco dello scrittore. Cosa che sto attraversando adesso.

Oltre a scrivere per il blog, recensioni, articoli e interviste, scrivo anche racconti, saggi, romanzi, e attualmente quest’ ultima parte del mio lavoro si è come paralizzata. La scrittura libera, va ancora alla grande, ma la scrittura strutturata, con ricerche, una trama, personaggi già ideati, beh quella attualmente è andata in ferie.

E da parecchi mesi. Cosa che in realtà inizia un po’ a preoccuparmi.

I motivi?

Tanti e tutti reali: la stanchezza, i molti impegni, le preoccupazioni, le priorità (stare troppo sui social?). Ho provato a buttare giù una trama per un racconto giallo, da sviluppare per un’ antologia, e il nulla, il vuoto, il buio più fitto. Devo portare avanti un racconto giallo storico, di cui ho fatto per mesi ricerche di ogni genere, e anche lì, non riesco ad andare avanti. Ho da finire un racconto fantasy cinese, e niente tutto scorre fino a un punto, oltre il niente. Ho un saggio sul blogging da terminare,  rivedere e niente, manco quell’ impegno va avanti. E grazie al cielo che non ho ricevuto anticipi e nè firmato contratti. Forse la mia vena creativa si è inaridita, il mio timore è che arrivi davvero la sindrome del foglio bianco e non riesca più a scrivere nemmeno articoli per il blog, recensioni, ideare domande per le interviste.

Che fare in questi casi? Il consiglio più diffuso è: leggere, ascoltare musica, guardare film, raccoglier input insomma, poi qualcosa alla fine dovrebbe sbloccarsi, almeno spero.

Premesso questo, scrivere resta un piacere, uno dei pochi con ben poche controindicazioni, e piuttosto a buon prezzo. Mal che vada serve un foglio di carta e una bic blu.

E voi che ne pensate? Scrivere è un piacere? Cosa fate quando la vostra vena narrativa si inaridisce? Rispondete nei commenti, sarò felice di iniziare una discussione con voi. Ah, e poi comunque c’è sempre il giardinaggio.

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:: Un atomo di verità – Aldo Moro e la fine della politica in Italia di Marco Damilano (Feltrinelli 2018) a cura di Nicola Vacca

12 aprile 2018 by

Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia

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Ha ragione Marco Damilano. Il 16 marzo 1978 in via Fani è avvenuta la fine della politica.
Questa è la tesi che il direttore de l’Espresso sostiene nel suo libro Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia.
Non un saggio storico, neppure un romanzo, ma un viaggio nella memoria.
Sì, proprio così Damilano ama definire il suo libro.
Un viaggio che inizia con un ricordo personale nitido che lo riguarda.
L’autore racconta che quella mattina, venti minuti prima della strage brigatista in Via Fani, lui bambino passò con il pulmino che lo portava a scuola da quel luogo che avrebbe completamente cambiato la storia politica d’Italia.
«Quel giorno sono diventato grande», scrive Marco Damilano all’inizio del suo viaggio nella memoria di un romanzo della Nazione che proprio il 16 marzo 1978 ha visto i suoi ideali soccombere nel sangue.
Via Fani è stato il luogo del nostro destino e il sequestro di Aldo Moro ha segnato la fine della Repubblica dei partiti.
Marco Damilano con una prosa ricca di suggestioni scrive un memoir, prestando attenzione alle carte personali di Aldo Moro finora rimaste inedite, non trascurando nulla di quel periodo drammatico.
Interessante nel libro l’approfondimento che Damilano dedica ai protagonisti della vita culturale che in quegli anni intervennero su Moro, primi fra tutti Pasolini e Sciascia.
Giorni tragici quelli del sequestro e del delitto di Aldo Moro. Uno dei periodi più bui della storia repubblicana che è stato fatale alla nostra Repubblica. Soprattutto ne ha decretato la morte attraverso la fine della politica e dei partiti.
Dopo la morte di Moro questo è molto altro è accaduto. Damilano lo scrive nel suo libro senza giri di parole:

« La fine della Repubblica dei partiti, rappresentativi della società in ogni sua piega, e l’emergere di leader, partiti e movimenti, forze che si proponevano di rappresentarsi da soli, seguendo “ il moto indipendente delle cose” che portava all’annullamento della politica».

La Repubblica ha cominciato la sua agonia il 16 marzo 1978 e poi il 9 maggio con l’assassinio da parte delle Brigate Rosse di Aldo Moro. E terminò il giorno del lancio delle monetine contro Bettino Craxi.
Ma l’agonia continua oggi che il narcisismo ha preso il sopravvento e quella che chiamano politica non coltiva più la speranza, ma la paura dei cittadini e la loro rabbia.
Marco Damilano è lucido nella sua analisi e fa bene a usare parole così dure.
È interessante leggere le motivazioni che hanno spinto il giornalista a scrivere questo libro, a intraprendere questo viaggio nella memoria individuale e collettiva.
Damilano, perso nelle lettere di Moro, nei ritagli stampa e nelle foto dell’epoca, vuole strappare Aldo Moro al caso Moro, restituirlo ai suoi pensieri di professore universitario, di uomo politico e soprattutto di persona, farlo uscire libero dalla prigione delle Brigate Rosse, dove lo hanno confinato i suoi nemici, ma anche chi nel suo nome ha giocato una partita di potere e chi lo ha dimenticato.
Il viaggio della memoria di Aldo Moro per capire anche dove la politica italiana si è bloccata definitivamente.
Ancora oggi Via Fani è uno scenario vuoto, ma è anche il luogo collettivo del nostro destino. A distanza di quaranta anni quello che manca è un atomo di verità.

«Muore ignominiosamente la Repubblica. / Ignominiosamente la spiano / i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti»

scrisse il grande poeta Mario Luzi nei versi tragici di Al fuoco della controversia nel 1978.
Il 16 marzo di quaranta anni fa è stato il giorno più lungo della Repubblica.
Marco Damilano nel suo (e nostro) viaggio nella memoria, oggi che la politica non è più orizzonte di senso ma narcisismo e nichilismo, invita noi tutti a non smettere di credere che la nostra Repubblica possa tornare a essere una democrazia adulta, ad avere fame di giustizia, sete di un atomo di verità, che come diceva Aldo Moro, è più resistente di milioni di voti.

Marco Damilano (Roma, 1968), giornalista, è il direttore del settimanale “l’Espresso”. Tra le sue ultime pubblicazioni: Eutanasia di un potere. Storia politica d’Italia da Tangentopoli alla Seconda Repubblica (Laterza, 2012); Chi ha sbagliato più forte. Le vittorie, le cadute, i duelli dall’Ulivo al Pd (Laterza, 2013); La Repubblica del selfie. Dalla meglio gioventù a Matteo Renzi (Rizzoli, 2015); Processo al nuovo (Laterza, 2017). Ha curato Missione incompiuta. Intervista su politica e democrazia di Romano Prodi (Laterza, 2015) e partecipa alla trasmissione “Propaganda Live” su La7. Per Feltrinelli ha pubblicato Un atomo di verità. Il caso Moro e la fine della politica in Italia (2018).

Source: libro del recensore.

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:: L’edizione 2018 di Torino Comics, a cura di Elena Romanello

12 aprile 2018 by

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Dal 13 al 15 aprile torna al Lingotto Torino Comics, per l’edizione primaverile, quella che dovrebbe essere la più importante e amata.
In quest’ultimo anno si è parlato molto, con toni non sempre simpatici ma provocati da situazioni indubbiamente non belle, di Torino Comics, dopo la deludente edizione di aprile 2017, tra esclusioni arbitrarie di realtà adorate dai fan come il Quartiere giapponese, spazio eccessivo dato agli youtuber e dati relativi ai biglietti venduti falsati.
Vedendo il programma di questa edizione si nota però il tentativo di provare a fare qualcosa di più pertinente con i fumetti, un percorso lungo e difficile anche perché con le passate gestioni ci sono stati allontanamenti di case editrici e espositori per motivi di soldi e non solo, anche se purtroppo rimane lo spazio dedicato agli youtuber, anche se per fortuna con meno star del genere rispetto all’anno scorso.

Come l’anno scorso, anche quest’anno Torino Comics si svolgerà nei padiglioni 2 e 3 di Lingotto Fiere, all’interno quindi di uno spazio di 30 mila metri quadrati: il padiglione 3 accoglierà l’area commerciale, con fumetterie, autoproduzioni, case editrici anche di libri, distributori, gadget e oggettistica, mentre il padiglione 2 conterrà le aree su youtuber, cosplay e entertainment, senza più il non riuscitissimo quartiere medievale del 2017 e con probabilmente nemmeno le fracassone esibizioni dell’Umbrella.
Quest’anno tornano a Torino Comics, ed è una gran bella cosa, case editrici importanti, che da anni hanno preferito venire sotto la Mole per il Salone del libro ma non per l’evento sui fumetti, come Tunuè, BD, Magic Press, Shockdom, Dark Zone, No lands Comics, Cronaca di Topolinia, con la conferma di Star Shop distribuzione, che porterà le pubblicazioni di Panini, Star Comics e Kappalab.

Tra gli eventi in programma, oltre alle due gare cosplay di sabato e domenica pomeriggio, ci saranno varie anteprime, come sabato pomeriggio nello spazio Agorà i due autori Davide Furnò e Giovanni Marinovich che presentano la nuova uscita Il Corvo: Memento Mori (Edizioni BD), Planet dead, edito da Cronaca di Topolinia e scritto a quattro mani da Stefano Bonazzi e Luciano Costarelli e Healing Blood di Dark Zone ideato da Candida Corsi e Lavinia Pinello.

Tornano anche dopo una vergognosa assenza i bravissimi doppiatori italiani, con le voci dei supereroi Marvel Massimiliano Manfredi (Voce di Thor), David Chevalier (Loki), Paolo Buglioni (Nick Fury), Francesca Fiorentini (Virginia “Pepper Potts”) che incontreranno il pubblico domenica alle 11.

Inoltre non mancheranno i seminari della Scuola di Comics e altri momenti di approfondimento, con workshop in tema su argomenti come il ritratto fantasy, la prospettiva, l’impaginazione di un fumetto, fare i fumettisti come lavoro e tanto altro ancora. Tra gli altri ospiti ci saranno Paolo Eleutieri Serpieri, creatore di Druuna, Paolo Mottura, autore Disney presente anche con una mostra con cui ha reinterpretato i classici del cinema con Paperi e Topi, Don Alemanno e Boban Pesov, acclamate mente dietro all’irresistibile NaziVegan Heidi.

Il Quartiere giapponese continua ad essere il grande assente, ma i torinesi non devono disperare, perché sarà il grande protagonista di Turin Toys, evento del 21 e 22 aprile a Torino Esposizioni, dove i giocattoli e i giochi di ruolo saranno affiancati da stand e eventi in tema con i manga e il Giappone, con particolare attenzione ai quarant’anni di Goldrake.

:: Contro corrente di Alice Keller (Sinnos editore 2017) a cura di Viviana Filippini

11 aprile 2018 by

Contro corrente

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A volte abbiamo dei sogni, e non sempre è facile realizzarli, ne sa qualcosa Emily, protagonista di “Contro Corrente” libro di Alice Keller, illustrato da Veronica Truttero, edito da Sinnos. La storia è quella di Emily nata nel XX secolo e della sfida che deve affrontare per far accettare alla sua famiglia il suo voler nuotare. Il tutto nasce dalla venerazione che Emily ha per la cugina Gertrude, esperta nuotatrice. Non a caso, mentre le sue sorelle si dividono tra vestiti e trucchi, Emily fa il possibile per imparare a nuotare come fa la cugina. La protagonista dovrà affrontare la ritrosia e le paure della madre, che farà il possibile per impedirle di nuotare e dovrà sfidare anche i pregiudizi del tempo che consideravano un po’ fuori luogo vedere una donna nuotare libera nell’acqua. Ad un certo punto i genitori di Emily cominceranno a cambiare idea quando verranno a sapere delle imprese sportive delle nipote Gertrude: una campionessa di nuoto medagliata pronta attraversare tutta sola soletta la Manica. Questo entusiasmo per Gertrude sarà l’elemento vincente per Emily, che potrà continuare ad esercitarsi al nuoto fino ad imparare ad essere una brava nuotatrice, per attraversare il lago vicino a casa e far vedere a tutti quanto vale. Emily, protagonista di “Contro corrente” è un personaggio nato dalla fantasia di Alice Keller, perché effettivamente non si sa se Gertrude Ederle avesse una cuginetta di nome Emily con la passione per il nuoto. Emily è quindi una figura letteraria, ma è importante, in quanto attraverso lei, attraverso la sua voglia di imparare, il piccolo lettore può conoscere la tenacia e la voglia di mettersi in gioco della piccola protagonista e, allo stesso tempo, la figura vera e reale della Ederle. Gertrude Ederle nacque a New York nel 1905, partecipò alle Olimpiadi di Parigi del 1924 e nel 1926 decide si attraversare la Manica, dopo averci provato nel 1925 ed essersi fermata per un malore. Gertrude riuscì nell’impresa e qui 14 ore e 34 minuti di nuoto per attraversare il canele tra Inghilterra e Francia rimase un record imbattuto fino al 1940. Questo mettersi in gioco e volercela fare a tutti i costi è quello che spinge Emily a voler imparare a nuotare e a non scoraggiarsi mai. “Contro corrente” di Alice Keller racconta, grazie anche alle immagini equilibrate e ed eleganti di Veronica Truttero, una storia tutta al femminile, nella quale una ragazzina prende a modello la cugina più grande non solo per l’amore per il nuoto, ma per far capire agli altri che la circondano che devono accettarla per come lei è e non per come vorrebbero che lei fosse. Un libro per raccontare la sfida ai pregiudizi, per valorizzare il coraggio e l’unicità del singolo e per sentirsi liberi di esistere.

Alice Keller nasce a Bologna nel 1988. Dopo un periodo trascorso tra il teatro e la musica, ha inizato a occuparsi di scrittura per bambini e ragazzi. È autrice di “Hai preso tutto?” (Sinnos 2015, ill. Veronica Truttero) e “Di becco in becco” (Sinnos 2016, ill. Veronica Truttero), “Nella pancia della balena” (Camelozampa 2017). Nel 2015 ha aperto, insieme a due socie, “Momo”, libreria per bambini e ragazzi a Ravenna.

Veronica Truttero ha fatto studi in Accademia di Belle Arti e artistici. Ha lavorato nel mondo dei costumi per il teatro e ha sempre desiderato diventare illustratrice. Tra i libri illustrati:“Hai preso tutto?” (Sinnos 2015, ill. Veronica Truttero) e “Di becco in becco” (Sinnos 2016, ill. Veronica Truttero)

Source: acquisto del recensore.

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:: Il Regno del male di Sandro Ristori (Newton Compton Editori 2018) a cura di Elena Romanello

11 aprile 2018 by

Il regno del male

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Spesso ci si lamenta delle poche proposte di autori italiani nel genere fantasy, spesso si dice anche che forse non siamo così bravi a scrivere questo tipo di storie, ma si può sempre scoprire qualcosa di nuovo, perché chi scrive fantastico c’è anche alle nostre latitudini, non copiando per forza modelli stranieri.
Come il primo libro di una nuova saga in tema scritta da Sandro Ristori, Il regno del male, che porta in un mondo in cui ci sono echi di Joe Abercrombie e Terry Goodkind, spietato e senza speranza, in preda a guerre, carestie, epidemie e pregiudizi che si traducono in discriminazioni, omicidi e altri comportamenti disumani.
Secondo un’antica leggenda, chi manifesta durante l’adolescenza una macchia particolare sulla pelle, visibile solo da un mago con una fiamma e chiamata il Segno, è maledetto e va esiliato, mentre sua madre va condannata ad un supplizio crudele in un lago vicino al villaggio, dove resta immersa finché non muore.
Questo è quello che capita ai due protagonisti, Kausi e Coral, due vite spensierate con qualche ombra fino al momento in cui scoprono di essere maledetti: devono lasciare il loro villaggio, valicare le Grandi Paludi, da dove nessuno è mai tornato e inoltrarsi in una terra di cui si parla solo nei miti e nelle leggende. Ma forse, lontani da un mondo che li ha traditi, potranno scoprire nuovi modi di vivere e persone simili a loro con cui ricominciare a relazionarsi, in un mondo che comunque si presenta senza speranza.
Infatti tutto il Regno in cui vivono anche i due ragazzi è in ginocchio: da ovest sta arrivando una terribile pestilenza che sta devastando interi territori uccidendone gli abitanti, il re è da sempre troppo debole per opporsi agli intrighi degli avidi duchi della sua corte, mentre i barbari premono sui confini del nord e a sud stanno arrivando migliaia di profughi in fuga dalla fame e dalla guerra. E non ci sono solo queste vicende da raccontare, ma anche quella di Rakha, ragazza dotata di strani poteri, che in passato ha incrociato la strada dei due ragazzi esiliato e che ora ha nelle sue mani l’erede del duca di Courtenaray.
Una storia incalzante, raccontata al presente come una cronaca di guerra di oggi, dove l’elemento fantastico alla fine non è predominante, rispetto ad una metafora del mondo reale, tra discriminazioni verso il diverso, migrazioni, guerre, carestie. Un microcosmo cupo e senza speranza, molto più spietato a tratti di Westeros, ma alla fine simile a quello che sta accadendo qui, con una trama comunque appassionante di cui si spera di leggere presto i nuovi sviluppi.

Sandro Ristori è nato a Firenze nel 1982 e vive e lavora a Roma. Scrive, traduce, legge, impagina e immagina libri. Il Regno del male è il primo capitolo di una saga.

Source: inviato al recensore dalla casa editrice, si ringrazia Federica Cappelli dell’Ufficio stampa.

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:: Esce per i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno un piccolo gioiello editoriale di Nicola Vacca e Mario Pugliese “Dal tratto alle parole”

11 aprile 2018 by

Dal tratto alle parole

Dal tratto alle parole è il tentativo riuscito di un confronto tra due artisti: il pittore e il poeta si sono incontrati e hanno dato vita non solo a un libro, ma anche a un principio: nella cultura e nella vita nessuno si salva da solo. Questo ci hanno insegnato i grandi della letteratura, che qui sono omaggiati dal tratto di Mario Pugliese e dalle parole di Nicola Vacca.

Dal tratto alle parole, il libro che vi apprestate a leggere, è il frutto della collaborazione tra Nicola Vacca, poeta, e Mario Pugliese, artista. È un omaggio ad alcuni giganti, quasi tutti vissuti nel Novecento, o comunque sofferenti testimoni della modernità, appartenenti a filoni letterari differenti e ad aree geografiche disparate, accomunati dal desiderio mai sopito del fare letteratura a partire da sé, da esperienze difficili, estreme, assurde o labirintiche. Tutti hanno scavato nel cuore malato dell’uomo: Emil Cioran, Federico Garcia Lorca, Fernando Pessoa, Cesare Pavese, Italo Calvino, Albert Camus, Edgar Allan Poe, Charles Bukowski, Virginia Woolf, Alda Merini, Wisława Szymborska, Simone Weil, Marcel Proust, Boris Pasternak, John Fante, Jorge Luis Borges. (…) Un viaggio rapido e incisivo tra i ritratti di scrittori e poeti che si sono opposti all’imperativo massificante del quieto vivere e si sono donati al demone della scrittura, spillando inchiostro dalle proprie vene”.

Dalla prefazione di Alessandro Vergari

Sono orgoglioso di pubblicare questo lavoro – dichiara l’editore Stefano Donno – perché è un dono straordinario all’arte e alla letteratura in una perfetta simbiosi di linguaggi che si contaminano: quelli della poesia di Nicola Vacca e quelli del segno del maestro Mario Pugliese. Emil Cioran, Federico Garcia Lorca, Fernando Pessoa, Cesare Pavese, Italo Calvino, Albert Camus, Edgar Allan Poe, Charles Bukowski, Virginia Woolf, Alda Merini, Wisława Szymborska, Simone Weil, Marcel Proust, Boris Pasternak, John Fante, Jorge Luis Borges. Questi sono i grandi nomi da cui nasce la collaborazione tra Nicola Vacca e Mario Pugliese. Il risultato è un piccolo gioiello editoriale”

Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. Svolge un’intensa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea.

Mario Pugliese, classe 1964, diplomato al liceo artistico di Bari si specializza a Udine in grafica pubblicitaria. Collabora con diversi artisti e musicisti alla divulgazione dell’arte e della musica come strumento di comunicazione. È presidente dell’associazione “Artensione” e direttore artistico di “Spaziounotre” a Gioia del Colle dove risiede e lavora.

:: Blogging etico, eco-friendly

10 aprile 2018 by

bny

Ieri ho sentito parlare del web, della blogosfera tutta, come di un’ immane discarica, e la cosa mi ha spinto a scrivere questo articolo e a riflettere su alcune cose che forse io davo per scontate, ma tanto scontate non sono.
In senso lato il web siamo noi: ci sono persone più o meno corrette, altruiste, generose, che seguono un’ etica, una morale, un’ ideologia, un credo politico, sociale, religioso, che dir si voglia. Alcuni vedono nel web solo una fonte di guadagno (più o meno lecito) altri magari qualche fonte di guadagno non la disdegnano, ma vedono più in là, vedono oltre, vedono il futuro.
Tuttavia comunicare credo sia l’esigenza primaria di chi opera nel web, diffondere informazioni, preservare il nostro sapere, la nostra cultura, la nostra società. Siamo esseri sociali, se non socievoli, siamo fatti per vivere in comunità più o meno grandi, per aiutarci, per sostenerci.
E voi non sapete quanti white hat ci sono, che hanno permesso negli anni che il sistema non collassasse. C’è gente che opera nell’ ombra, di cui non conoscerete mai nome e cognome, che agisce per il bene, per diffondere energia positiva e per arginare le derive a volte pericolose di questo sistema-mondo.
Se siamo una comunità, dovremmo anche darci regole condivise che migliorino l’ambiente in cui viviamo. E lo so non sempre e facile. Anche i migliori di noi commettono errori, derogano dai propri principi, magari non hanno il coraggio di fare la cosa giusta pur vedendola.
Noi blogger siamo in questo sistema-mondo gli operatori più esposti, più in chiaro per intenderci. Molti guardano a noi come un esempio da seguire, e questo implica responsabilità. Verso i più giovani, verso tutti.
Il blogging etico non credo sia una moda, passeggera e superflua, ma un’ esigenza di sopravvivenza, la condivisione del sapere, il no profit, la alleanza e l’essere un gruppo coeso, sono cose importanti come quei microrganismi dell’oceano che ripristinano l’eco sistema.
Riflettevo su questo ieri quando sentivo definire il web una discarica. Certo ci sono i piranha, ma questo non deve impedirci di credere che tutte le potenzialità di questo sistema, tutte le cose meravigliose che ha reso possibile, siano inutili, o destinate alla fine.
Chi opera per il bene insomma non deve sentirsi un ingenuo o uno sprovveduto, spesso ha capacità anche maggiori degli altri, che mette a servizio di tutti, in un clima di gratuità, che non implica sfruttamento o abusi. Rubare il lavoro altrui, non rispettando le sue intenzioni di uso, non è blogging etico. Mentire, calunniare, raggirare, derubare gli altri non sono pratiche che a lungo termine giovano, ma inquinano, tanto quanto i veleni che respiriamo nell’aria, o quelli che esistono nell’acqua.
Portiamo valore, insomma col nostro operato, creiamo ricchezza, diamo un senso agli sforzi di tutti verso un obbiettivo condiviso. E non facciamoci abbattere dalla tristezza e dal pessimismo. Molto spesso i buoni sono silenziosi, ma sono tanti, operano senza volere riconoscimenti, ti aiutano senza neanche che tu lo sappia.
E voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con quanto ho scritto? Cosa fate concretamente per dare un apporto costruttivo alla blogosfera? Scrivetelo nei commenti, sarà interessante discuterne.

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:: Accerchiamento di Carl Frode Tiller (Stilo 2018) a cura di Federica Belleri

10 aprile 2018 by

Accerchiamento di Carl Frode Tiller

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Primo romanzo di una trilogia edita in Italia per Carl Frode Tiller. Scrittore, musicista e storico norvegese.
La perfetta traduzione, curata da Margherita Podestà Heir, ci porta nel 2006, nella periferia norvegese a contatto con diverse generazioni, costrette a confrontarsi. La causa di tutto è David, la cui foto appare su un quotidiano locale. Ha perso la memoria, si trova in isolamento e lo psicologo che lo segue consiglia di approcciarsi a lui attraverso racconti e lettere. Solo in questa maniera, a suo avviso, potrà recuperare un briciolo di sé. A mettersi in gioco saranno Jon, amico fin dal liceo, Arvid, patrigno di David e Silje, amica fidata.
Tre personalità diverse e speciali, che con lui hanno condiviso gioie e dolori. Hanno litigato e si sono ubriacati fino a perdere la ragione. Hanno discusso della morte, della felicità, dei gusti sessuali di ciascuno. Hanno mescolato emozioni assurde e riso fino alle lacrime per le peggiori banalità. Una vita trascorsa insieme a David alla ricerca di sé e dell’altro, con il desiderio di sicurezza e la voglia bruciante di trasgredire. Genitori e figli, razzismo e sorrisi di circostanza. Con la paura di non essere capiti o accettati. Anime fragili, al limite del patologico. Anime sfuggenti, a volte arroganti. Difficoltà a riconoscere il proprio corpo, nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
Il vuoto, lasciato dalla mancanza d’affetto. La solitudine, che provoca incubi terribili. La paura, di non essere mai adeguati …
Accerchiamento. Un intenso viaggio nella mente, nei sentimenti. Una scrittura tagliente, efficace. Una trama che non mostra cedimenti e non lascia spazio al respiro.
Accerchiamento. Un titolo. Una sensazione tangibile.
Buona lettura.

Carl Frode Tiller  (Norvegia, 1970) è scrittore, storico e musicista, considerato uno dei romanzieri norvegesi più importanti della sua generazione. Oltre ai romanzi, Tiller ha scritto diverse opere teatrali, racconti e brevi prose per varie riviste e giornali. Accerchiamento, pubblicato nel 2007 e primo volume di una trilogia, è il suo primo romanzo edito in Italia. Con questa opera ha vinto, nello stesso anno, il Norwegian Critics Prize for Literature e il Brage Prize, nel 2008 è stato nominato per il Nordic Council Literature Award e nel 2009 ha vinto l’EU Prize for Literature.

Margherita Podestà Heir è nata e cresciuta a Galliate (NO). Laureata in Lingue e Letterature  scandinave si è specializzata a Oslo dove dal 1994 insegna italiano. Dal 1998 si occupa di traduzione di testi letterari, gialli, saggi, film e opere teatrali, in particolare dal norvegese. Collabora con le più prestigiose case editrici italiane.

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

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:: Nonnasballo di Mirko Zullo (Cairo Editore 2018) a cura di Marcello Caccialanza

10 aprile 2018 by

Nonnasballo di Mirko Zullo

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Mirko Zullo con il suo romanzo “Nonnasballo” ha scritto a mio modesto parere uno dei romanzi più appassionati di questi ultimi tempi, un piccolo capolavoro di emozioni veramente sentite e vissute, capace di regalarti toccanti atmosfere e una storia veramente coinvolgente che ti prende e ti avvolge, senza mai abbandonarti o tradirti.
Protagonista indiscussa di questa vicenda è Michelle, timida fanciulla tanto semplice quanto disarmante per la sua stessa timidezza. Lei non ha mai avuto uno straccio di ragazzo ed è costretta a lavorare in una trattoria, sebbene abbia la voglia di studiare e di migliorarsi.
Ma ha una nonna davvero super che tutti la conoscono come “ la Milva”: una donna focosa, fumantina che adora in un modo spasmodico ballare. È stata proprio lei, questo vulcano di donna, a crescere Michelle, nel momento in cui il padre se ne è andato, fregandosene della figlia!
Ma la vita come dà così toglie! Ed un giorno tutto cambia e la prospettiva della medesima esistenza si ribalta in modo definitivo. Nonna Milva è colpita dall’ Alzheimer e sarà dunque Michelle a doversi prendere cura di questa nuova e strana bimba.

Mirko Zullo è nato a Verbania il 4 febbraio 1983.
Conseguito il diploma in Grafica Pubblicitaria, s’iscrive alla facoltà di Filosofia dell’Università Statale di Milano. Coltiva l’amore per diverse forme artistiche, poesia in primis, dall’età di quindici anni.
Ispirato da poeti esistenziali quali Hemingway, Whitman, Ungaretti, ma in particolar modo dal circolo francese di Rimbaud, Prevert, Maupassant, Baudelaire, la sua poesia diviene vera, cruda, determinata ma malinconica, a tratti aspra seppur sempre sognatrice e speranzosa.
Oltre che scrittore, è giornalista e critico su settimanali e free press.
È collaboratore della rete televisiva VCO AZZURRA TV, per la quale ha curato e diretto rubriche dedicate al mondo giovanile (“NGTV”, acronimo di New Generation TV) e di videopoesia (“Verbamanent”).
È chitarrista della band “Lake Boulevard”.

Source: libro del recensore.

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:: I figli del male di Antonio Lanzetta (La Corte editore 2018) a cura di Elena Romanello

9 aprile 2018 by

I figli del male

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Torna Antonio Lanzetta, con il seguito del suo fortunatissimo thriller Il buio dentro, acclamato anche all’estero, I figli del male, godibile anche da solo ma collegato comunque al libro precedente, da cui riprende i personaggi principali e alcuni riferimenti.
Ritroviamo Damiano Valente, lo Sciacallo, uno scrittore provato da drammi passati e diventato famoso ricostruendo fatti di cronaca nera nei suoi libri, che viene svegliato in piena notte da una telefonata e si trova poco dopo sulla scena di un crimine atroce, un’auto su una spiaggia vicino a Castellaccio con dentro un uomo, con il vizio di andare continuamente a prostitute, con la gola tagliata dentro cui c’è un biglietto con due parole: Lui vede.
A questo omicidio ne seguirà un altro, con la stessa modalità e lo stesso messaggio, con come vittima un noto pedofilo in cerca di contatti on line, mentre Flavio, amico di Damiano, viene inghiottito nel buio mentre cerca di aiutare una paziente della clinica psichiatrica in cui lavora, una ragazza senza passato, incapace di comunicare con il mondo, reduce da orrori indicibili e il cui ricovero non è stato registrato.
Damiano aveva giurato a se stesso di non voler più essere coinvolto, ma nuovi e vecchi fatti lo travolgono di nuovo, perché quello che sta succedendo oggi è legato a fatti del lontano 1950, in un Sud ancora segnato dalla guerra e dal regime fascista, dove si delinearono alcuni destini, quello di Mimì, picciotto idealista, innamorato di Teresa, vittima di una società patriarcale, e soprattutto di suo fratello Tommaso, condannato all’apparenza ad una vita di servo di un padre padrone senza istruzione, che un giorno trova il corpo martoriato di un bambino sulla riva di un fiume, scoprendo poi un nuovo mondo che gli aprirà una nuova vita ad un prezzo enorme, per se stesso e per gli altri con cui avrà a che fare.
Anche questa volta Antonio Lanzetta non delude, raccontando un oggi che affonda le radici delle sue colpe nel mondo di ieri, con vari piani narrativi che si intrecciano, indagini che si sovrappongono, ricerche della verità che fanno emergere realtà terribili, in una ricerca di giustizia che non sarà definitiva. Alicia Giménez Bartlett ha detto che il thriller oggi è il genere con cui si racconta meglio la società di oggi: vero, e Antonio Lanzetta lo dimostra in pieno, raccontando un Sud dove per una volta non si parla di mafia e camorra, metafora dell’Italia intera e dei troppi crimini, di sangue e anche magari politici, che si sono voluti tenere nascosti.
In attesa di una prossima indagine di Damiano non da solo che non dovrebbe mancare.

Antonio Lanzetta è nato a Salerno. Ha pubblicato con La Corte editore i due romanzi di fantascienza Warrior e Revolution, e poi ha scelto di cambiare genere, cimentandosi con il thriller con Il buio dentro, grazie al quale è stato invitato a eventi internazionali sul thriller, partecipa a trasmissioni in tema in Italia come opinionista ed è stato definito lo Stephen King italiano.
Ha anche scritto il romanzo Ulthemar La forgia della vita , vincitore del Premio Cittadella nel 2015, e il racconto thriller Nella pioggia, finalista al premio Gran Giallo di Cattolica. Presente sui social, tiene un rapporto costante con i suoi lettori e lettrici che lo seguono alle varie presentazioni e eventi come un amico.

Source: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Pandamonio di Chris Owen, illustrazioni di Chris Nixon (Gallucci 2018) a cura di Maria Anna Cingolo

9 aprile 2018 by

Pandamonio

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Pandemonio: s. m.
Rumore assordante, grande disordine e confusione, putiferio, per lo più in occasioni di liti, diverbi, reazioni o proteste troppo vivaci.

Pandamonio: s. m.
Grandissima baraonda, per lo più incontrollabile che di solito segue al risveglio improvviso di un panda placidamente addormentato“.

Queste due definizioni aprono Pandamonio, un curioso libro in formato rettangolare e con apertura orizzontale, edito da Gallucci. Il sole illumina la narrazione strutturata in divertenti versi in rima.

Eccoti allo zoo in una bella giornata,
Il luogo è ideale per una passeggiata.
Entra. Guardati attorno. C’è molto da scoprire.
Hai tutto il tempo e ti puoi divertire.
Son tanti gli animali che qui incontrerai…
…ma non svegliare il panda, se no sono guai”.

Il libro è organizzato in doppie pagine narrative in cui parole e immagini giocano tra loro, abbracciandosi e tenendosi per mano. Un colore pastello sempre diverso riempie lo sfondo di ogni doppia pagina e su di esso risaltano le illustrazioni di Chris Nixon, acquarelli felici e delicati che raffigurano splendidamente gli inquilini dello zoo. Del pandamonio che precede il possibile risveglio del panda partecipano proprio tutte le bestiole, da quelle più conosciute come gli ippopotami, gli orsi, le giraffe, gli scimpanzè, i serpenti e i canguri, a quelle meno note come le termiti, gli emù, gli yak e i tapiri. Dunque, questo libro rappresenta una spassosa occasione per conoscere nuovi animali e ritrovare gli amici già incontrati in altri libri, in film o visti nella realtà. Insieme alla mamma o al papà il bambino potrà divertirsi nell’esercizio di individuazione e di attenzione selettiva, cercando tra le immagini gli animali appena nominati nella rima e scoprendo il loro verso corrispettivo. Se in compagnia di amichetti o fratelli, il piccolo lettore potrà giocare a chi trova prima gli animali appena descritti, in entrambi i casi la lettura si trasforma in gioco e il gioco in lettura, senza più distinguerne i confini. In ogni doppia pagina viene ripetuto l’importante monito di non svegliare il protagonista, il panda che nonostante gli schiamazzi degli scimpanzé, le risa delle iene, il mugghiare degli yak, il gracidare delle rane, gli applausi dei pinguini e il tip- tap dei canguri, continua tranquillo a dormire.
Per scoprire se il baccano generato dagli animali dello zoo sveglierà l’amico panda bisognerà sfogliare tutte le pagine, fino a giungere proprio all’ultima. Cosa succederà? Qui non possiamo svelarlo ma intanto cliccate su questo link (https://www.youtube.com/watch?v=ZRlhyxUi2fc.) e date un’occhiata al video trailer creato dagli autori del libro!
Età di lettura: da 4 anni.
Traduzione di Paola Mazzarelli.

Autore: Chris Owen ha fatto lo strillone, il magazziniere, il giornalista radiofonico e il raccoglitore di mele. Ora è maestro elementare e vive a North Perth con la moglie, due piccole pesti, un paio di paguri, tre pesci rossi e una gran numero di girini.

Illustratore: Chris Nixon è illustratore e direttore creativo. Vive a Perth, in Australia. Nel corso del suo apprendistato artistico non ha mai maltrattato nessun animale, tranne nel periodo in cui faceva il pescivendolo.

Source: Libro consegnato al recensore dalla casa editrice. Ringraziamo Marina Fanasca dell’ufficio stampa Gallucci.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Earl Grey Lady Blue Tè nero e Macbeth di Jo Nesbø

9 aprile 2018 by

Gentili lettori questo è l’ultimo tè del secondo cofanetto di campioni ricevuto da PETER’S TeaHouse. E’ un tè nero, molto intenso, adatto a chi ama degustare tè decisi. Earl Grey Lady Blue Tè nero è un tè profumatissimo, dal sentore floreale, composto da una miscela di tè nero Earl Grey e fiori di fiordaliso. E’ un tè indiano, proveninete dal Darjeeling, con la particolarità di essere prodotto dal primo raccolto. E’ un tè molto elegante e semplice. Asciutto, amaro e secco. Costa € 6,20 all’etto. Nella foto sotto potete vedere come si presenta il tè sfuso. Diversamente dagli altri tè lo sconsiglio se non zuccherato.
Earl Grey Lady Blue Tè nero
Preparazione, tempi e dosi

Per la preparazione del Earl Grey Lady Blue Tè nero è consigliato portare l’acqua a una temperatura di 95 °. (Spegnete il fuoco un attimo prima della piena bollitura). Assolutamente non fate bollire l’acqua a lungo perderebbe di ossigeno, e la qualità del sapore del tè ne risentirebbe.

Dosi consigliate: 1 cucchiaino di tè per tazza, uno per la teiera.

Tempo di infusione: dai 3 ai 4 minuti (un segreto, se lo volete più carico non aumentate i tempi di infusione, ma maggiorate la quantità di tè).

Per la preparazione di un’ ottimo tè e la conservazione del tè rimando a questo post precedente: qui

Per l’acquisto, troverete qui la pagina dedicata da PETER’S TeaHouse a questo tè.

Curiosità musicali

Tra i tanti nomi con cui fu conosciuta Billie Holiday (Filadelfia, 7 aprile 1915 – New York, 17 luglio 1959) c’era anche quello di Lady Blue. Non credo che questo tè sia direttamente ispirato a lei, ma mi consente il pretesto di questo omaggio a una delle più grandi voci del jazz e del blues, di cui proprio sabato si è festeggiato il compleanno.

Billie Holiday

Consiglio goloso

Earl Grey Lady Blue Tè nero lo consiglio con semplicissimi e friabili biscottini al cardamomo. Qui una ricetta gustosa e davvero facile.

E ora veniamo al mio consiglio di lettura:

Earl Grey Lady Blue Tè nero è perfetto leggendo Macbeth di Jo Nesbø, disponibile dal 17 aprile. Buona lettura!

E un ultimo consiglio, non abbiate fretta, sorseggiate il tè lentamente in compagnia di felici pensieri.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.