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L’età dei sogni di Annelise Heurtier (Gallucci, 2018) a cura di Maria Anna Cingolo

7 settembre 2018

età dei sogni

«Ok, la fine della segregazione, l’uguaglianza, sono tutte cose importanti. Ma perché tu? Perché non aspetti che un altro nero un po’ folle faccia il lavoro sporco al posto tuo? Molly non aveva risposto. In realtà non lo sapeva. In fondo, sua cugina aveva ragione. Perché si era ritrovata in quella situazione? Era accaduto per caso? Era il suo destino? Perché aveva alzato la mano quel giorno?»

Quando nel Maggio 1954 Molly decide di alzare la mano e di offrirsi volontaria la sua vita cambia radicalmente. Tre anni dopo è una dei nove studenti neri a tentare l’inserimento nel liceo centrale di Little Rock, Arkansas, rischiando la vita per frequentare una scuola d’êlite, per avere le stesse possibilità dei suoi coetanei bianchi. Molly Costello ha solo quindici anni e vive in un Nord America indignato dalla sentenza del Brown versus Board of Education che rompe la regola “separati ma uguali” rendendo legale che un ragazzo nero frequenti la stessa scuola di un bianco, utilizzi lo stesso suo bagno, mangi nella sua stessa mensa e sieda nella sua stessa classe. Nonostante la legge sia dalla loro parte, Molly e gli altri otto coraggiosi ragazzi non riescono ad entrare a scuola a causa di una violenta manifestazione di bianchi, genitori rabbiosi e razzisti venuti persino da altre città per dimostrare il loro dissenso e impedire ai neri di mettere piede nel liceo. A casa di Molly il telefono squilla continuamente, parenti, amici e conoscenti la chiamano per dissuaderla dall’impresa, bianchi furiosi minacciano la sua famiglia di morte con tale violenza che nonna Shiri sente il bisogno di vegliare la notte armata di pistola. Molly è addolorata perché la sua decisione ha conseguenze spiacevoli sulla sua famiglia ma soprattutto perché non riesce a fare a meno di sentirsi in colpa nonostante la lotta intrapresa sia giusta. Quando il presidente Eisenhower impone che i nove ragazzi neri entrino a scuola scortati dall’esercito, Molly può finalmente frequentare le lezioni ma è costretta ad affrontare e vivere un inferno: insulti, spinte, minacce, prese in giro, durante il suo primo giorno di scuola rischia addirittura la vita a causa delle mamme della Lega, un’associazione razzista contro l’integrazione. 

Sarebbe davvero tornata in quell’inferno? Se avesse lasciato perdere, cosa sarebbe successo? Poteva tornare tutto come prima? Desiderava che qualcuno decidesse al suo posto. Per non pensarci più. 

Invece Molly desiderosa di giustizia decide da sola di continuare la sua battaglia, spalleggiata dall’attivista Maxene Tate, confortata da mamma Erin e da nonna Shiri e affidandosi al volere di Dio. Nessuno le è amico a scuola, tutti i ragazzi bianchi la odiano e la disprezzano. Molly viene umiliata tutti i giorni per il colore della sua pelle, è considerata inferiore e animalesca, persino portatrice di malattie. Il giorno in cui Grace Anderson cambia atteggiamento nei suoi confronti e la mette in guardia, aiutando lei e i suoi compagni neri, Molly stenta a crederci. Grace è la seconda protagonista di questo romanzo tutto al femminile. Ha quindici anni, è bella, molto popolare, attenta alla sua immagine e vanitosa. Grace è sicura di sé e agisce esclusivamente secondo i suoi interessi, cacciando via quelle sensazioni e quei pensieri che nascono in lei per istinto e per indole ma che gli altri potrebbero definire “progressisti” o “integrazionisti”. 

Credeva fosse stupido giudicare una canzone in base a chi la cantava. Poco importava che fosse bianco, nero, grasso, magro, completamente scemo o laureato ad Harvard, per lei contava solo il piacere che traeva nell’ascoltarlo. Ma, ancora una volta, ebbe la sensazione che fosse meglio non gridare i suoi pensieri ai quattro venti.

Grace ha delle amiche segregazioniste di famiglia razzista, i suoi genitori e il fratello guardano tutta la vicenda con curiosità e distacco, come se non fosse per niente affare loro. Grace inizialmente segue gli stessi loro passi ma ben presto rimane indignata dagli atteggiamenti di bullismo violento nei confronti di Molly e non riesce più ad ignorarli. Inoltre, Grace ha una cara amica da quando era piccola: Minnie, la domestica nera della sua famiglia. Minnie le dà consigli d’amore, le arriccia i capelli, la aiuta a scegliere scarpe e vestiti. Grace le vuole tantissimo bene, nonostante sia nera. Quando la giovane scopre per caso il piano di alcuni ragazzi bianchi di impedire violentemente che un nero si diplomi al liceo centrale di Little Rock, qualcosa scatta dentro di lei e decide di agire, incapace di fare finta di niente.

Ma bisognava arrendersi all’evidenza. Era capace di molte cose ma non di imbavagliare i propri pensieri.

Grace si avvicina a Molly, la saluta apertamente, parla con lei in pubblico e finisce in serio pericolo per questi suoi atteggiamenti progressisti. Il rapporto tra le due ragazze non si può definire di vera amicizia ma le due protagoniste di questo romanzo in fondo sono simili. Entrambe sognano in grande il loro sedicesimo compleanno e ne verranno deluse, hanno da tempo una cotta per un ragazzo e perdono le amiche più strette. Soprattutto, entrambe sono coraggiose, idealiste, forti. Grace e Molly finiscono per aiutarsi a vicenda: Molly trova negli atteggiamenti di Grace il coraggio di andare avanti e l’appoggio esterno che le serviva per continuare a combattere per i diritti della comunità nera; Grace grazie all’eroismo di Molly dimentica il suo atteggiamento ignavo e opportunista per lasciare spazio all’altruismo, ai suoi pensieri generosi e umani. 

L’età dei sogni è tratto da una storia vera e, seppure in gran parte frutto dell’invenzione dell’autrice, riprende i reali avvenimenti del settembre 1957 e la durissima battaglia intrapresa da nove giovani neri per promuovere l’integrazione nelle scuole. Il personaggio di Molly Costello si ispira largamente a Melba Pattillo, una dei nove coraggiosi studenti che oggi sono considerati tra i più importanti attivisti della lotta dei neri per ottenere pari diritti civili. Annelise Heuriter racconta questa storia poco conosciuta alternando il punto di vista di Molly e di Grace in un’altalena di capitoli. La narrazione scorrevole e coinvolgente rispolvera l’importanza della libertà e dell’eguaglianza, riconoscendole come diritti fondamentali di ogni uomo, senza razzismo e aldilà di ogni colore. In un periodo così confuso come quello corrente, queste pagine dovrebbero essere lette da tutti per ricordare la fatica, i sacrifici, il dolore di chi ha dovuto combattere e ancora oggi combatte per lo stesso sogno di Martin Luther King: il sogno di essere tutti uguali.

Autrice: Annelise Heurtier (Lione, 1979). Scrive da 15 anni per bambini e ragazzi di tutte le età. I suoi libri sono spesso ispirati a storie vere e per questo apprezzati anche dagli adulti. L’età dei sogni è il suo romanzo di maggior successo.

Source: Copia consegnata al recensore dalla casa editrice. Si ringrazia Marina Fanasca dell’Ufficio Stampa Gallucci.

:: WILDWITCH 3. La vendetta di Kimera, Lene Kaaberbøl (Gallucci, 2018) a cura di Maria Anna Cingolo

4 settembre 2018

La vendetta di Kimera

Lene Kaaberbøl torna finalmente in libreria con l’attesissimo Wildwitch 3. La vendetta di Kimera, terzo volume della magica saga.
Dopo aver sconfitto la perfida Kimera nel precedente episodio (Wildwitch 2. Il sangue di Viridiana), Clara, protagonista e strega selvatica in erba, torna a scuola con il suo amico Oscar e la sua vita quotidiana ricomincia. Tutto procede normalmente fino a quando la ragazza sogna ad occhi aperti di essere un uccellino e di morire in un punto senza vita di un bosco freddo e oscuro. Al risveglio il sogno resta vivido nel cuore di Clara e la piccola strega non riesce più a scindere tra realtà e immaginazione. Episodi del genere continuano a tormentarla e peggiorano al punto tale da spingere la giovane a contattare la zia Isa, wildwitch come lei. Un’entità malvagia è in agguato e, affamata di Vita, si nutre di quella degli animali e della natura. Spetta a Clara sconfiggerla e trovare in sé stessa tutto il coraggio possibile per salvare il suo amico Gatto e le altre creature la cui sopravvivenza è seriamente a rischio.
Nonostante il ruolo di primo piano della giovane strega, la vera protagonista di questo volume è, come il titolo suggerisce, Kimera, la perfida e mostruosa donna-uccello.

Non mi era mai passato per la mente che Kimera avesse una madre e un padre e avesse avuto un’infanzia come tutti. Sì, insomma, la prima volta che l’avevo vista aveva un paio di ali gigantesche ed era ricoperta di penne. Era quasi più facile immaginare che fosse nata uscendo da un uovo.

Lene Kaaberbøl dedica intense pagine alla storia dell’antagonista di Clara. Perché Kimera è così cattiva? Quando ha deciso di iniziare a usare in modo sbagliato i suoi poteri di strega selvatica? Qual era la sua vita prima di diventare un mostro? Il ritratto di Kimera è dettagliato, spesso commovente, a volte crudo e duro. Non puoi sconfiggerlo prima di averlo trovato. E non puoi trovarlo prima di conoscerlo. Clara deve conoscere il suo nemico per poterlo annientare e soprattutto deve imparare a comprenderlo per poterlo addirittura salvare. L’autrice danese in modo dolce e risoluto riesce a creare compassione nel cuore del lettore e in quello di Clara, una compassione che, però, non giustifica il male perché le cattive azioni di Kimera non possono essere cancellate. Il viaggio nel passato di Kimera e il cammino interiore di Clara procedono parallelamente e passo dopo passo il personaggio cresce moltissimo. Infatti, proprio nello sforzo di conoscere il suo nemico finalmente Clara abbraccia la sua natura di wildwitch e inizia a prendere coscienza delle sue capacità e della sua forza d’animo.
Wildwitch 3. La vendetta di Kimera è un romanzo avvincente, profondo e sensibile. La penna di Lene Kaaberbøl davvero non delude in quello che senza dubbio è il più bello degli episodi di questa magica saga di successo.

Traduzione di Eva Kampmann.

Lene Kaaberbøl (Copenaghen, 1960) è un’autrice danese assai nota in tutto il nord Europa. Da quando ha cominciato a scrivere, all’età di 15 anni, ha pubblicato una trentina di libri, soprattuto per bambini e ragazzi. Di recente è stata candidata per due prestigiosi riconoscimenti: lo Hans Christian Andersen Award e l’Astrid Lindgren Memorial Award. La fortunata serie di Wildwitch ha già riscosso grande successo in Germania, Francia, Inghilterra e Russia. I due episodi precedenti La prova del fuoco e Il sangue di Viridiana sono stati pubblicati in Italia da Gallucci.

Source: Copia consegnata al recensore dalla casa editrice. Si ringrazia Marina Fanasca dell’Ufficio Stampa Gallucci.

:: Pandamonio di Chris Owen, illustrazioni di Chris Nixon (Gallucci 2018) a cura di Maria Anna Cingolo

9 aprile 2018
Pandamonio

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Pandemonio: s. m.
Rumore assordante, grande disordine e confusione, putiferio, per lo più in occasioni di liti, diverbi, reazioni o proteste troppo vivaci.

Pandamonio: s. m.
Grandissima baraonda, per lo più incontrollabile che di solito segue al risveglio improvviso di un panda placidamente addormentato“.

Queste due definizioni aprono Pandamonio, un curioso libro in formato rettangolare e con apertura orizzontale, edito da Gallucci. Il sole illumina la narrazione strutturata in divertenti versi in rima.

Eccoti allo zoo in una bella giornata,
Il luogo è ideale per una passeggiata.
Entra. Guardati attorno. C’è molto da scoprire.
Hai tutto il tempo e ti puoi divertire.
Son tanti gli animali che qui incontrerai…
…ma non svegliare il panda, se no sono guai”.

Il libro è organizzato in doppie pagine narrative in cui parole e immagini giocano tra loro, abbracciandosi e tenendosi per mano. Un colore pastello sempre diverso riempie lo sfondo di ogni doppia pagina e su di esso risaltano le illustrazioni di Chris Nixon, acquarelli felici e delicati che raffigurano splendidamente gli inquilini dello zoo. Del pandamonio che precede il possibile risveglio del panda partecipano proprio tutte le bestiole, da quelle più conosciute come gli ippopotami, gli orsi, le giraffe, gli scimpanzè, i serpenti e i canguri, a quelle meno note come le termiti, gli emù, gli yak e i tapiri. Dunque, questo libro rappresenta una spassosa occasione per conoscere nuovi animali e ritrovare gli amici già incontrati in altri libri, in film o visti nella realtà. Insieme alla mamma o al papà il bambino potrà divertirsi nell’esercizio di individuazione e di attenzione selettiva, cercando tra le immagini gli animali appena nominati nella rima e scoprendo il loro verso corrispettivo. Se in compagnia di amichetti o fratelli, il piccolo lettore potrà giocare a chi trova prima gli animali appena descritti, in entrambi i casi la lettura si trasforma in gioco e il gioco in lettura, senza più distinguerne i confini. In ogni doppia pagina viene ripetuto l’importante monito di non svegliare il protagonista, il panda che nonostante gli schiamazzi degli scimpanzé, le risa delle iene, il mugghiare degli yak, il gracidare delle rane, gli applausi dei pinguini e il tip- tap dei canguri, continua tranquillo a dormire.
Per scoprire se il baccano generato dagli animali dello zoo sveglierà l’amico panda bisognerà sfogliare tutte le pagine, fino a giungere proprio all’ultima. Cosa succederà? Qui non possiamo svelarlo ma intanto cliccate su questo link (https://www.youtube.com/watch?v=ZRlhyxUi2fc.) e date un’occhiata al video trailer creato dagli autori del libro!
Età di lettura: da 4 anni.
Traduzione di Paola Mazzarelli.

Autore: Chris Owen ha fatto lo strillone, il magazziniere, il giornalista radiofonico e il raccoglitore di mele. Ora è maestro elementare e vive a North Perth con la moglie, due piccole pesti, un paio di paguri, tre pesci rossi e una gran numero di girini.

Illustratore: Chris Nixon è illustratore e direttore creativo. Vive a Perth, in Australia. Nel corso del suo apprendistato artistico non ha mai maltrattato nessun animale, tranne nel periodo in cui faceva il pescivendolo.

Source: Libro consegnato al recensore dalla casa editrice. Ringraziamo Marina Fanasca dell’ufficio stampa Gallucci.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il mio primo libro di stoffa – Le figure di Francesca Ferri (Gallucci, collana Lìbrido, 2018) a cura di Maria Anna Cingolo

26 marzo 2018
Le figure

Foto Credit Maria Anna Cingolo

L’editore romano Gallucci pubblica “Le figure”, un libro di stoffa per bambini da 0 a 3 anni.
Il libro è costituito da sei pagine che illustrano una formica, una farfalla, una chiocciola, uno scoiattolo, una volpe e un gufo ai quali si aggiunge una gallina che trova spazio sulla copertina. La raffigurazione bidimensionale appare più adeguata rispetto alla costruzione di prospettive e tiene in considerazione che le competenze visive dei bambini variano a seconda dell’età ed evolvono progressivamente. Pertanto, immagini non sovraccaricate consentono una comprensione intuitiva e semplice che non richiede al bambino un’elaborazione faticosa. Analoghe considerazioni concernono le scelte cromatiche di questo libretto; infatti, Francesca Ferri sceglie il nero, il bianco e il rosso che rappresentano colori facili da elaborare. Questi colori sono utilizzati senza sfumature in modo tale da generare forti contrasti che aiutano il bambino a costruire le proprie immagini mentali e creano un contorno definito e circoscritto che stacca in modo netto su uno sfondo rigorosamente e opportunamente sempre bianco. Questi elementi consentono un’importante e iniziale educazione all’immagine attraverso un momento ludico e piacevole.
Come già detto, il libro non si costituisce di pagine di carta bensì di diversi tessuti, particolarmente piacevoli sono soprattutto la prima e la quarta di copertina in morbido pile. Il libro rappresenta dunque un’opportunità di esplorazione tattile che sarà fondamentale nella quotidianità del bambino durante la sua crescita. Le piccole mani possono percepire materiali diversi e muovendo le pagine possono generare suoni differenti originati da campanelli interni e fruscii. Lo sviluppo psicomotorio del bambino beneficia, dunque, di questo libretto che solo apparentemente è semplice ed è, invece, studiato dettagliatamente; un ulteriore esempio è dato da separatori presenti in ogni pagina che agevolano il bambino nell’azione di sfogliare il libro, inducendolo ad essere preciso e a prendere proprio l’apposito separatore.
Il genitore può guidare l’esplorazione del bambino muovendo inizialmente le sue piccole mani e poi usando soltanto la voce, finché il piccolo non sarà capace di farlo in modo autonomo. Questo libro è un oggetto multisensoriale, fonte di stimoli positivi che ogni bambino amerà toccare, scoprire, maneggiare e persino assaggiare, tutto questo con estrema sicurezza perché non ci sono elementi pericolosi, le pagine non si staccano e non si danneggiano. Come direbbe il grande Bruno Munari, “vietato non toccare” questo libro!
La piacevolezza della stoffa e l’attenzione alla scoperta, al gioco e alla curiosità tipiche della collana Lìbrido – e che ricordano la storica editrice Rosellina Archinto – rendono questo libretto un oggetto dal quale il bambino si separerà difficilmente portandolo ovunque, al letto, al bagno, a tavola e al parco e più sarà amato più si sporcherà pronto a tornare come nuovo dopo un giro di lavatrice!

Autrice: designer e grafica, Francesca Ferri è art director della Rettore, editore norvegese specializzato in libri-gioco destinati a bambini da 0 a 3 anni. Le sue opere sono ideate con lo scopo preciso di stimolarne l’immaginazione e lo sviluppo cognitivo e realizzate con materiali di altissima qualità

Source: libro consegnato al recensore dalla casa editrice. Ringraziamo Marina Fanasca dell’ufficio stampa Gallucci.

:: Biblioteca Valle Aurelia ospita Lene Kaaberbøl: incontro ed intervista con la scrittrice a cura di Maria Anna Cingolo

15 marzo 2018

Lene Kaaberbøl incontro ed intervista con la scrittrice

Mercoledì 10 marzo 2018.

La Biblioteca Valle Aurelia di Roma ha ospitato un evento di respiro internazionale beneficiando della presenza di Lene Kaaberbøl, pluripremiata autrice per ragazzi, molto famosa soprattutto nel nord Europa. L’incontro, moderato dal professore e scrittore Saverio Simonelli, ha avuto come pubblico circa settanta ragazzi della scuola secondaria di primo grado, la maggior parte armati del libro della Kaaberbøl oggetto della discussione, Wildwitch. La prova del fuoco. La saga Wildwitch è un fenomeno di successo internazionale che trova posto nelle librerie italiane grazie a Gallucci, editore che ne ha comprato i diritti. Per ora sono stati pubblicati in italiano i primi due volumi (La prova del fuoco e Il sangue di Viridiana) su un totale di sei episodi che, assicura Marina Fanasca dell’ufficio stampa Gallucci, la casa editrice intende pubblicare tutti, il terzo quest’estate e gli altri a seguire. Inoltre, è in corso un adattamento cinematografico dei libri della saga.
L’incontro è stato particolarmente intenso grazie alla partecipazione attiva e gioiosa dei ragazzi e alle loro numerosissime domande, sempre educatamente segnalate alzando la mano, talmente tante che quando il professor Simonelli ha dovuto concludere la discussione perché il tempo era in scadenza, non tutti hanno potuto soddisfare la propria richiesta. I ragazzi hanno domandato a Lene Kaaberbøl come ha maturato il sogno di diventare scrittrice, quante ore al giorno dedica alla scrittura, come sceglie i titoli o i nomi dei personaggi, se le dispiace che sia l’editore a decidere la copertina dei suoi libri, a chi dedica il suo successo, quali sono i suoi animali preferiti, quale genere di libri leggeva da bambina, quale sarebbe stata la sua reazione a dodici anni se avesse scoperto di essere una wildwitch come la sua protagonista Clara. A queste e a tante altre domande, l’autrice ha risposto in danese tradotta in simultanea da un interprete; proprio questa nuova esperienza, che evidenzia la centralità della traduzione, ha polarizzato anche l’attenzione di quei ragazzi inizialmente più distratti ma che, in breve tempo hanno iniziato ad alzare le proprie mani in cerca di risposte.
Al termine dell’incontro, Lene Kaaberbøl ha autografato i libri e le pagine di diario strappate opportunamente da alcuni ragazzi pur di conservare la firma preziosa di questa autrice così importante. Questa mattinata sui generis e memorabile è stata resa possibile grazie alla viva collaborazione tra Biblioteca, Casa editrice e Scuola, tre realtà indipendenti ma fortemente connesse, tutte fondamentali per la crescita di ogni bambina e bambino.
Quando le classi sono uscite dalla biblioteca, ho potuto intervistare anche io Lena Kaaberbøl.

Wildwitch. La prova del fuocoCominciamo dall’inizio: ha deciso di diventare una scrittrice a dodici anni, come è cambiata la sua vita dopo aver pubblicato i suoi primi due libri a soli quindici anni?

La domanda non si è posta subito quando io ho cominciato da quindicenne, solo più avanti quando la mia carriera ha preso una strada definitiva nel 2003 e io avevo 43 anni ed ero anche insegnante. Lì ho dovuto pormi la domanda se dovevo essere sia insegnante che scrittrice o se dovevo buttare tutta la mia energia su solo questo mio essere scrittrice.

Invece oggi, lei è un’autrice famosa e pluripremiata e noi finalmente in Italia grazie a Gallucci possiamo leggere dallo scorso anno questa serie Wildwitch che continua a riscuotere tantissimo successo. Dove ha trovato l’ispirazione, c’è stato un momento in cui ha pensato “Sì, quest’idea è proprio adatta alla scrittura di un libro”?

Sì, infatti quando ho avuto questa idea in cui gli animali hanno un ruolo molto importante io percepivo che mancava questo tipo di libro, questo tipo di letteratura, quindi quando mi è venuta l’idea ho avuto come la sensazione “sì, forse riesco a colpire un nervo scoperto” e quindi era quasi come un intuito che ho avuto.

Possiamo dire che la serie Wildwitch sia un buildungsroman perché Clara ha dodici anni quando scopre di essere una strega e all’inizio è impaurita, non pensa di essere adatta e coraggiosa e, anche se io ho potuto leggere soltanto due libri della saga, lei cresce tantissimo, acquista consapevolezza dei suoi poteri e anche una certa forza e sicurezza di sé. Che cos’è una wildwitch? Come la definirebbe e quali sono i poteri della strega selvatica?

Ci sono due aspetti fondamentali. Innanzitutto lei riesce attraverso a questi suoi poteri a comunicare con il mondo degli animali, questa è una cosa. Un’altra cosa è che lei riesce a usufruire di quelle che l’autrice chiama “le vie selvagge” o “le vie misteriose”, quelle vie che permettono ad una persona di fare un viaggio da un punto all’altro in pochissimo tempo però sono delle vie difficili da percorrere se non hai delle abilità particolari perché spesso queste vie sono inondate di nebbia, per esempio, quindi sono difficilmente percorribili.

Quindi, il rapporto con gli animali è proprio il cuore dei poteri di queste streghe e di Clara. Gli animali hanno una propria dignità, un proprio carattere e devono essere protetti e rispettati. Quindi, al di là della magia, possiamo dire che tutti noi fin da bambini possiamo essere wildwitch?

Sì, diciamo che ha ragione. Veramente abbiamo una specie di potenzialità almeno in teoria di diventare una specie di wildwitch.
Infatti, questa è la teoria ma è la pratica ad essere importante. Kimera (ndr. Personaggio antagonista) era una wildwitch ma poi ha preso una strada sbagliata scegliendo di sfruttare gli animali. Kimera rappresenta quella parte dell’umanità che cura solo i propri interessi e non pensa alle conseguenze che determinate azioni hanno sull’ambiente? Le due creature che compaiono nel secondo libro (Wildwitch. Sangue di Veridiana), Niente di Niente la ragazza-uccello e le sue sorelle squalo-uccello sono un riferimento agli esperimenti genetici che l’uomo fa sugli animali?

Kimera è una wildwitch come Clara, ha gli stessi poteri ma quei poteri vengono usate in maniera negativa. Lei è sicuramente una figura negativa perché infrange subito la prima regola di una wildwitch, quella secondo la quale non si può prendere senza dare ma lei prende, prende e continua a prendere. Per quanto riguarda la domanda su Niente di Niente e le sue sorelle squalo, sì, può essere una metafora, una rappresentazione di chi nel mondo reale di oggi usa gli animali per fare esperimenti.

Comunque Clara oltre ad essere una strega è anche una ragazza come tutte le altre e con una vita in parte simile a quella degli altri: si cura del suo aspetto, ha un amico speciale, i suoi genitori sono separati e alla fine del suo libo affronta anche il bullismo. C’è qualcosa di autobiografico in questa parte della vita di Clara che lei descrive?

Innanzitutto, posso dire che io conosco bene cosa vuol dire essere bullizzata, l’ho provato e quindi ovviamente ogni scrittore mette una parte di sé in quello che scrive, però è anche vero che molte delle cose che scrivo sono proprio pura fantasia che io ho inventato. Ciò non toglie che io posso scegliere di mettere delle cose di me che io ho provato nella mia vita in quello che scrivo.

La serie include sei libri e, mentre noi italiani aspettiamo di leggere i restanti, stanno girando anche un film. Lei ha potuto partecipare alla scrittura della sceneggiatura o ha ceduto soltanto i diritti?

Allora, per quanto riguarda la sceneggiatura io sono stata coinvolta nel senso che mi hanno fatto leggere delle parti della sceneggiatura. Come scrittrice devo dire che secondo me l’importante è fidarsi delle persone che stanno lavorando sul film. Se tu vuoi soltanto dribblare con il pallone e fare goal solo tu non devi giocare con loro. Quindi se accetti questo ruolo devi anche essere pronto a far giocare loro con il pallone.

Un’ultima domanda: quando ero piccola leggevo le W.i.t.c.h. (ndr. Fumetto e romanzi italiani della Disney) e ho visto che qui sono esposti alcuni libri della saga alla cui scrittura lei ha partecipato. Volevo sapere come è andata questa esperienza che coinvolge altre streghe sempre legate agli elementi della natura.

Innanzitutto, è stata un’esperienza molto interessante, però è stata anche non facile perché è stato un lavoro commissionato e ho dovuto consegnare un prodotto professionale. Il fatto che si trattasse di un lavoro fatto per la Disney Corporation ha significato delle limitazioni. Per esempio, hanno detto che non si può parlare di “soldato”, non bisogna nominare i soldati quindi se uno intendeva mettere dei soldati nella trama forse doveva trasformare il soldato in guardia, per esempio. Poi per esempio non potevo nominare le figure di altre produzioni Disney e invece di nominare per esempio quella che perde la scarpa di cristallo, Cenerentola, non nomino Cenerentola ma dico che c’è una che perde una scarpa di cristallo. Quindi, quando ho fatto questa scrittura ho dovuto ripensare un pochino la trama, essere un pochino “furba”, tra virgolette, ma alla fine ne ha beneficiato il libro perché secondo me è venuto fuori un prodotto molto carino.

Conclusa l’intervista, Lena Kaaberbøl ha autografato anche le mie copie e ci siamo salutate. Non resta che aspettare il terzo volume di questa saga, ricordando ai bambini, ma anche a noi stessi, che tutti possono essere wildwitch e decidere di schierarsi dalla parte di chi protegge e rispetta gli animali quindi, di conseguenza, anche l’ambiente in cui vivono.

:: Thornhill di Pam Smy (uovonero I geodi 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

3 gennaio 2018
Thornhill

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La solitudine è il mostro nascosto sotto il letto di ogni essere umano, bambino o adulto che sia, ed è sicuramente il cuore argomentativo di Thornhill. Edito da uovonero nel 2017, questo libro è il primo progetto interamente scritto ed illustrato da Pam Smy, artista il cui talento è riconosciuto in ambito europeo e che compare nel catalogo dell’editrice di Crema in veste di illustratrice.
Thornhill si sviluppa in più di cinquecento pagine attraverso un binario narrativo e parallelo che racconta due storie rispettivamente ambientate nel marzo 2017 e in diversi mesi del 1982, da febbraio ad agosto. Le protagoniste sono due bambine, i cui frammenti di vita sebbene lontani nel tempo sono uniti da uno stesso collante composto da profonda solitudine. Mary è una ragazzina orfana che vive a Thornhill, un edificio adibito ad orfanotrofio, e che non riesce ad essere collocata in una famiglia per via del mutismo selettivo che la rende diversa da tutte le altre residenti della casa e per questo un’emarginata. Mary diventa la vittima prescelta di un’altra bambina orfana che compie atti di bullismo, condotta da un cuore indurito dalla troppa sofferenza. Spinta dall’umano bisogno di sentirsi amata e benvoluta, Mary guarda dalla finestra una mamma con il suo bambino e desidera ardentemente un’amica, di giorno va a scuola, dove spesso è bullizzata sotto gli occhi ignoranti degli insegnanti, e si dedica alla sua attività preferita: costruire con la creta bambole ispirate ai personaggi dei libri che legge e che costituiscono la sua unica compagnia. Altra valvola di sfogo è la stesura giornaliera di un diario, attraverso le cui parole il lettore scopre le dolorose vicende della bambina.
Ella è un ragazzina che si è trasferita da poco nella casa davanti all’ex orfanotrofio di Thornhill e la sua storia è narrata esclusivamente attraverso illustrazioni cupe, con predominazione del nero e del grigio e qualche sprazzo di bianco. Le immagini lasciano trapelare che Ella sia orfana di madre e che viva da sola con suo padre, sempre troppo impegnato a lavorare. Così, la piccola si ritrova schiacciata dalla stessa solitudine che nei decenni precedenti aveva affrontato Mary, proprio nell’edificio che scorge dalla finestra della sua stanza, e le loro esistenze si legano in un finale di grande e sconvolgente intensità.
Gli orfani sono da secoli i protagonisti di romanzi, da Oliver Twist a Tom Sawyer, da Mary Lennox, che l’autrice cita apertamente, al più recente Harry Potter e tutti sono legati dal comune desiderio di essere amati ed avere una famiglia. Mary ed Ella non sono un’eccezione, il loro cuore partecipa di queste stesse fantasie e nostalgie di realtà affettive mai sperimentate, ma il riscatto finale dell’orfano scartato dalla società assume in questa storia colori diversi, sicuramente in scala di grigio.
In una lettura tutt’altro che prevedibile, Pam Smy racconta con sensibilità e giustizia il macigno della solitudine, paradossalmente oggetto di condivisione di numerosissime persone. Leggere Thornhill in questi giorni così vicini al Natale apre gli occhi e muove il pensiero verso chi non ha famiglia o è lontano da essa: perciò, abbracciate, stringete, baciate i vostri cari, ringraziate di non essere soli e siate consapevoli della vostra fortuna!

Pam Smy ha studiato illustrazione alla Anglia Ruskin University dove ha completato un master per l’infanzia nel 2004 e che attualmente dirige. Per uovonero ha illustrato Il riscatto di Dond di Siobhan Dowd.

Source: libro comprato dal recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Greta grintosa di Astrid Lindgren (Iperborea – I Miniborei 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

2 gennaio 2018
greta grintosa

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Greta Grintosa è il titolo del secondo energico volumetto della nuova collana di Iperborea ma è anche il titolo del primo dei dieci racconti inediti scritti dalla straordinaria Astrid Lindgren e contenuti nello stesso volume.
Ogni racconto ha come protagonisti bambini genuini, semplici, buoni e generosi che vivono in una Svezia che Lindgren descrive con colori d’incanto, candidi e fantasiosi. Greta sostituisce la nonna per non cancellare il Natale, la principessa Lise Lotta scopre che giocare è divertente, Bertil fa amicizia con Pirolino, un bambino grande come un topo, Göran non può più camminare ma una notte il Signor De Gigliis lo porta a Calasera, Gunnar e Gunnilla scoprono che l’uccellino del cucù conosce mille avventure e non è affatto di legno. Le pagine di questi racconti strabordano di immaginazione, di gioia e di vitalità e rendono la quotidianità magica nei dettagli più minuti. Lo stile della Lindgren è sempre lo stesso: semplice ma acuto e divertente, estremamente piacevole anche per un lettore adulto. Questo volumetto sembra animarsi della stessa magia contenuta nei racconti delle sue pagine ed invita i bambini a chiudere smartphone e tablet perché sotto al letto potrebbe abitare un nuovo amico, perché di notte è possibile guidare il tram nel Paese di chissà dove e perché ogni avventura diventa vera se si crede nella forza dell’immaginazione.
Oggi i bambini appaiono molto diversi dai personaggi di questi racconti, la società cerca di trasformarli in una versione in miniatura degli adulti, privandoli della propria identità. Per questo, la letteratura deve assumersi il compito di preservare la tenerezza, la spontaneità e l’incredibile forza immaginifica di ogni bambino attraverso storie potenti e suggestive che non lascino assopire la loro vera natura. Iperborea con Greta Grintosa procede proprio per questa felice strada.
Traduzione di Laura Cangemi

Astrid Lindgren (1907-2002) è l’autrice delle indimenticabili avventure di Pippi Calzelunghe e di piccoli personaggi ribelli e saggi, modelli di coraggio, indipendenza e creatività. Ha ottenuto il Premio Hans Christian Andersen, il Lewis Carroll Shelf Award, l’International Book Award dell’Unesco e altri numerosi riconoscimenti.

Source: libro inviato al recensore dalla casa editrice.

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:: Sette e uno – Sette bambini: otto storie (a cura di David Tolin) Gianni Rodari et al. (Edizioni EL 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

19 ottobre 2017

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Nel 1962 l’Einaudi pubblicava per la prima volta Favole al telefono, un volumetto preziosissimo frutto del genio di Gianni Rodari. Tra le storie di questo libro si annovera Uno e sette che racconta di un bambino che è sette bambini: Paolo di Roma, Jean di Parigi, Kurt di Berlino, Juri di Mosca, Jimmy di New York, Ciù di Shangai e Pablo di Buenos Aires. Sono sette bambini diversi, i loro capelli sono di colore diverso e i loro padri hanno un lavoro diverso, eppure tutti sono lo stesso bambino di otto anni che sa leggere, scrivere e va i bicicletta senza mani, e tutti ridono nella stessa lingua.
Nel 2017 per le Edizioni EL è stato pubblicato Sette e uno. Sette bambini, otto storie, un libro a cura di David Tolin il quale ha chiesto a sette scrittori per bambini di varia nazionalità (Beatrice Masini, Bernard Friot, Ulrich Hub, Daria Wilke, Dana Alison Levy, Yu Liqiong, Jorge Lujàn) di presentare a loro modo uno dei bambini protagonisti della favola di Gianni Rodari. Ogni autore, a cui è stato assegnato un bambino connazionale, ha potuto immaginare liberamente la storia del suo personaggio, ad eccezione di alcune informazioni che Rodari fornisce nella sua favola e che andavano, ovviamente, rispettate. Sette e uno riunisce con naturalezza narrazioni in prima e in terza persona, discorsi diretti ed indiretti, stili polimorfi e colorati, la cui differenza è percepita come arricchimento e innovazione, come il valore aggiunto di sette voci autoriali diverse. Le illustrazioni, invece, sono tutte opera di Mariachiara Di Giorgio che dipinge in acquarelli delicati ed evocativi ciascuna storia. Le bellissime immagini non sono complesse ed affiancano il testo in modo chiaro e complementare, a volte riempendo il foglio intero, altre volte dividendolo con le parole, spesso giocandoci, come per esempio quando il disegno va ad incorniciare, in modo sempre diverso e distintivo, la prima pagina di ogni storia.
L’interezza dell’Uno è data dalla somma delle parti, così come accade nel corpo umano che si costituisce di più membra, tutte essenziali e importanti ma con funzionalità differenti. Allo stesso modo, per il mondo ogni singolo Paese e i suoi abitanti ricoprono un ruolo fondamentale, perché al di là del particolare, della cultura e delle tradizioni, il carattere che più di tutti ci contraddistingue è quello che ci accumuna: l’umanità. E allora questo libro, così come la favola di Rodari e in fondo l’intero Favole al telefono che l’autore dedica “a Paoletta Rodari e ai suoi amici di tutti i colori”, ha l’obiettivo civico di richiamare l’attenzione sull’importanza di una convivenza armonica e concorde, perché il desiderio di Pace germogli da subito nel cuore dei piccoli lettori e diventi realtà l’ultima frase di Uno e sette: “Ora sono cresciuti tutti e sette, e non potranno più farsi la guerra perché tutti e sette sono un solo uomo”.

Traduzioni di David Tolin, Valentina Picelli, Arianna Tolin, Paolo Magagnin e Lidia Somma.

Gianni Rodari (Omegna, 1920 – Roma, 1980), dopo il diploma magistrale per alcuni anni ha fatto l’insegnante. Al termine della Seconda Guerra Mondiale ha intrapreso la carriera giornalistica, che lo ha portato a collaborare con numerosi periodici, tra cui «l’Unità», il «Pioniere», «Paese Sera». A partire dagli anni Cinquanta ha iniziato a pubblicare le sue opere per l’infanzia, che hanno ottenuto un enorme successo di pubblico e di critica e gli sono valse, nel 1970, il prestigioso premio «Hans Christian Andersen», considerato il Nobel della narrativa per l’infanzia.

Beatrice Masini è nata a Milano, dove vive e lavora. Giornalista, traduttrice, editor, scrive storie per bambini piccoli, romanzi per ragazzi e per adulti. I suoi lavori sono tradotti in una ventina di lingue.

Bernard Friot, nato a Saint-Piat in Francia, è uno dei piú originali scrittori per ragazzi. Durante gli anni d’insegnamento, a contatto con la creatività verbale e fantastica dei bambini, ha maturato lo stile che lo caratterizza. Molte sue storie, brevi ma intense, nascono con l’obiettivo di aiutare i ragazzi con difficoltà di lettura. Si autodefinisce uno «scrittore pubblico»: ha infatti la necessità di incontrare spesso i suoi giovani lettori. Anche in Italia, i suoi libri hanno riscosso grande successo.

Ulrich Hub è nato a Tubinga, in Germania, e vive attualmente a Berlino. Ha studiato recitazione presso l’Accademia di musica e teatro di Amburgo. Per cinque anni è stato attore in diversi teatri. Dal 1993 lavora come regista e scrive commedie e libri per bambini. Pluripremiato, è riconosciuto sia per il suo lavoro per adulti che per quello rivolto ai ragazzi.

Daria Wilke è nata a Mosca, in Russia, in una famiglia di burattinai. Ha studiato psicologia e pedagogia, e ha lavorato come giornalista. Oggi vive tra Vienna, dove lavora all’Istituto per le lingue slave, e la città natale. Scrive libri per ragazzi. Il suo romanzo The Jester’s Cap (Samokat Publishing House) è stato pubblicato negli Stati Uniti e in Norvegia. La sua parabola The Dustman è stata segnalata da IBBY nel White Ravens 2016.

Dana Alison Levy, nata e cresciuta negli Stati Uniti in New England, ha studiato letteratura inglese prima di frequentare una scuola di specializzazione in economia. Ora si dedica totalmente alla scrittura. Il suo primo romanzo, Quattro ragazzi e due papà, ha ricevuto numerosi riconoscimenti attribuiti dall’American Library Association, dal Bank Street College of Education e da «The Boston Globe». In America sono uscite anche le nuove avventure della famiglia Fletcher.

Yu Liqiong, nata nella provincia cinese di Anhui, è scrittrice, editrice e docente di letteratura per bambini. Attualmente è caporedattore dell’«Oriental Babies & Kids Magazine». Ha pubblicato numerose opere di prosa, teatro e critica. Tra gli albi illustrati, il piú conosciuto è Reunion and Take A Note, con il quale ha vinto il Feng Zikai Children’s Picture Book Award. Il suo testo è stato tradotto in inglese, giapponese, coreano e francese. L’autrice è molto impegnata in tutta la Cina nella promozione della lettura.

Jorge Luján, scrittore, musicista e architetto, è nato nella città di Córdoba, in Argentina, ma dalla fine degli anni Settanta vive in Messico. Ha pubblicato piú di quaranta libri ed è stato tradotto in una dozzina di lingue. Per il suo lavoro, sia esso di poesia, albi illustrati, narrativa o di traduzione, ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Jorge ha insegnato scrittura creativa alla University of Columbia di New York. I suoi lavori sono stati spesso oggetto di recital poetici e musicali in diversi Paesi d’America e in Europa.

(Le descrizioni degli autori sono contenute in Sette e uno. Sette bambini, otto storie)

Source: pdf del libro inviato al recensore dalla casa editrice. Si ringrazia Anna di Edizioni EL.

:: Demoni mostri e prodigi – L’irrazionale e il fantastico nel mondo antico di Giorgio Ieranò (Sonzogno 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

10 ottobre 2017

demoni mostri prodigiDemoni mostri e prodigi. L’irrazionale e il fantastico nel mondo antico è un libro che unisce saggistica e narrativa in una forma testuale ibrida che ha lo scopo di raggiungere un pubblico più vasto attraverso una prosa accessibile, sebbene ricca di contenuti. Il lettore si ritrova a viaggiare in un mondo antico in balìa degli umori degli dèi e abitato da creature mostruose, affascinanti e quasi sempre mortifere, ma è accompagnato da un vate moderno, Giorgio Ieranò, professore di Letteratura Greca all’Università di Trento. Lo stile narrativo, scorrevole ed intrigante, è imbevuto di riferimenti letterari che aiutano chi legge a diventare più consapevole anche del presente: oggi gli scaffali delle librerie, i film al cinema e le serie tv coinvolgono il soprannaturale in ogni modo. Il fantasy costituito da vampiri, licantropi, fantasmi e streghe non è che l’adattamento del mito antico, delle tradizioni e delle leggende che non muoiono mai perché di generazione in generazione, di secolo in secolo, passano da un uomo all’altro cambiando forma e a volte nome, ma mantenendo la propria essenza.

Se ritroviamo gli stessi rituali e le stesse credenze in uomini che vivono in luoghi e in tempi lontani tra loro è forse perché tutti sentiamo il bisogno di quei rituali e di quelle credenze. Non perché “ereditiamo” qualcosa dagli antichi ma perché siamo pur sempre antichi anche noi, perché c’è una radice primaria dell’umano che ci porta, anche in contesti storici differenti, a cercare le stesse cose e a rappresentarci il mondo con le stesse immagini. (pag.149)

Demoni mostri e prodigi, dunque, affrontando l’irrazionale e il fantastico promuove, in realtà, un’indagine antropologica che ha radici nel mondo antico ma dà ancora frutti abbondanti nel nostro quotidiano. Figlio di Ieranò, sembra quasi che questo libro sia stato immerso da Teti nel fiume Stige con l’unico tallone d’Achille di essere troppo breve.

Giorgio Ieranò, docente di Letteratura Greca all’università di Trento, si occupa in particolare di mitologia e di teatro antico. Tra i suoi libri: Arianna. Storia di un mito (2010) e La tragedia greca. Origini, storie, rinascite (2010). Per Sonzogno ha pubblicato la serie di narrazioni mitologiche composta da Olympos (2011), Eroi (2013) e Gli eroi della guerra di Troia (2015). Collabora con Panorama, La Stampa e Radio2.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

:: I fantasmi dell’impero, Marco Consentino – Domenico Dodaro – Luigi Panella (Sellerio editore 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

8 settembre 2017

fantasmi imperoQuesto libro nasce da una chiacchierata a cena. Luigi Panella, che per passione trascorre il tempo libero tra biblioteche ed archivi, racconta a Marco Cosentino e Domenico Dodaro una storia che ha dell’incredibile. (pag. 539)

Come si legge nelle ultime pagine del libro, Panella ha ritrovato nei fascicoli dell’ex Ministero dell’Africa Italiana un’inchiesta segreta in Etiopia, risalente al 1938. Questa documentazione e la sterminata collezione fotografica di Panella stesso, costituita da ben 20.000 scatti dell’epoca, sono state la fonte di acqua viva che ha irrigato le pagine di questo romanzo storico.
Il microlivello delle battaglie, delle esecuzioni e delle dinamiche politico-strategiche in Etiopia si fonde con il macrolivello della storia mondiale, sempre più vicina alla catastrofe della seconda grande guerra. Questo romanzo spolvera la coscienza italiana dallo strato di oblio e di dimenticanza, persino di disinteresse, con cui è stata coperta e ricorda i terribili mezzi utilizzati dall’esercito italiano di Mussolini durante la conquista e il governo dell’Etiopia: stermini, stupri, esecuzioni sommarie, armi chimiche, violenza gratuita su ribelli e civili. Il colonnello Vincenzo Bernardi e il sottotenente Vittorio Valeri cercano la verità tra tradimenti, sciumbasci e rastrellamenti dei ribelli; la rincorrono in mezzo a battaglie, rapimenti e belle abissine; noi la troviamo nelle foto che Valeri ha scattato con la sua Leica III. Infatti, i volti e quasi sempre i nomi in questo libro sono quelli di uomini e donne realmente vissuti (in primis, quelli di Valeri e di Bernardi); i telegrammi ritrovati sono interamente e fedelmente riportati in queste pagine; gli scontri e le esecuzioni sono davvero accaduti.
Panella, Cosentino e Dodaro colorano magistralmente di finzione la Storia e la raccontano con i tratti della cronaca giornalistica attraverso una polifonia di voci amiche e nemiche, italiane e locali, di uomini e di donne. I fantasmi dell’impero è decisamente un esordio riuscito, un romanzo avvincente, sincero nei fatti e nei sentimenti, spesso crudo e commovente: un altro libro blu Sellerio da non perdere.

Marco Consentino, esperto di relazioni istituzionali, Domenico Dodaro, business lawyer, e Luigi Panella, avvocato penalista, vivono a Roma e sono amici da anni. I fantasmi dell’impero è il loro primo romanzo.

Source: Copia inviata al recensore dalla Casa Editrice. Ringraziamo Maurizio dell’ Ufficio Stampa Sellerio.

:: Se una notte d’inverno un narratore. Viaggio a fumetti nelle opere di Italo Calvino, Gianluigi Pucciarelli/Redhouse Lab (Beccogiallo, 2016), a cura di Maria Anna Cingolo

31 maggio 2017
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Se una notte d’inverno un narratore. Viaggio a fumetti nelle opere di Italo Calvino è un graphic novel pensato, scritto ed illustrato in onore di Italo Calvino, considerato oggi l’ultimo degli scrittori classici della letteratura italiana.
Il filone centrale del testo ha come protagonista un uomo dal volto oscurato che rappresenta il lettore, ogni lettore, come me e come te. Il lettore, che durante la storia incontrerà anche la lettrice, vuole leggere la biografia di Calvino ma, proprio come succede nella quasi omonima opera calviniana (Se una notte d’inverno un viaggiatore), il testo che ha davanti si rivela altro da quanto aspettato e spinge la curiosità del protagonista verso una ricerca mai pienamente soddisfatta. Più si ha sete di conoscenza, più il risultato della queste non disseta pienamente. Il lettore si ritroverà a leggere accidentalmente sezioni di altre opere di Calvino, iniziando con Il barone rampante, continuando con Il sentiero dei nidi di ragno, Ti con zero, e Le città invisibili finendo con Il castello dei destini incrociati. Ciascuna di queste parti costituisce un capitolo a sé, intervallato da intermezzi che descrivono l’avventura del lettore e della lettrice alle prese con la loro straordinaria avventura metaletteraria. Ogni capitolo ha un titolo aggiuntivo che lo connota e gli attribuisce una chiave di lettura intelligente: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, ovvero i cinque titoli delle cosiddette Lezioni americane, un ciclo di conferenze che Calvino fu chiamato a presiedere ad Harvard nel 1984 nell’ambito delle Poetry Lectures ma che per le sue aggravate condizioni fisiche non furono mai tenute, solamente pubblicate postume.
Ideatore di questo bellissimo omaggio ad Italo Calvino è Gianluigi Pucciarelli che, avendo studiato da sceneggiatore, ha avuto fin dall’inizio in mente la congiunzione tra letteratura nel senso più classico ed illustrazione. I disegnatori provengono dal Redhouse Lab, la prima scuola di illustrazione e fumetto lucana e in questo testo si sono divisi equamente il lavoro. Se, infatti, esistono tanti modi di scrivere concentrandosi, per esempio, su uno dei cinque fondamentali sostantivi che danno il titolo ai capitoli del libro, così il disegno può veicolare sensazioni diverse, ponendosi obiettivi precisi e vari. Pertanto, gli stili che avrete modo di incontrare sfogliando queste pagine, sono frutto di un’arte che rimane fedele ai colori del testo, arricchendolo, rendendolo ancora più intellegibile e limpido.
Se una notte d’inverno un narratore è, proprio come afferma il sottotitolo, un vero Viaggio a fumetti nelle opere di Italo Calvino, un percorso senza meta o forse il cui traguardo è il tragitto stesso. La vera conquista, infatti, è non smettere mai di essere curiosi, non saziarsi, non essere satolli di conoscenza perché, senza insuperbirsi come l’Ulisse dantesco, la Verità assoluta è impossibile da raggiungere ma l’avventura che ci avvicina ad essa è un tesoro indescrivibile. Perciò, iniziate a riempire il vostro forziere procurandovi questo volume: se avete già letto l’opera di Calvino, potrete abbracciarla sotto nuove vesti, altrimenti darete inizio al vostro meraviglioso viaggio negli scritti di uno scrittore unico, vero orgoglio della letteratura nostrana.

Gianluigi Pucciarelli vive tra Salerno e Potenza. Tra i suoi libri Gian Maria Volonté sempre per la BeccoGiallo edizioni (2014)

Redhouse Lab è la prima scuola lucana del fumetto e dell’illustrazione che ambisce a costituire un centro di formazione, informazione e produzione nell’ambito della comunicazione per immagini. A questo volume hanno partecipato Gianfranco Giardina, Giulio Giordano, Annamaria Santopietro, Mario Berillo, Rosa Maria Gallone, Alessandra Messina, Marìca Montemurro, Fabio Ponticelli e Carmen Violante.

Suorce: inviato al recensore dall’editore, si ringrazia l’ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Liberi junior – SuperSorda!, Cece Bell (Piemme junior/Il battello a vapore, I vortici, 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

16 maggio 2017
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SuperSorda! è uno dei titoli di esordio della nuova collana del Battello a vapore, I Vortici, dedicata ai ragazzi a partire dai dodici anni. Questo graphic novel, il primo della casa editrice, racconta l’infanzia dell’autrice ed illustratrice Cece Bell, tra elementi puramente autobiografici e alcuni di fiction. Cece è una coniglietta come le altre, è molto carina, ha una bella famiglia e una vita ordinaria, questo finché a quattro anni la meningite non le procura una sordità di un livello tra il grave e il profondo. La sua vita, naturalmente, cambia. La piccola Cece è costretta a portare un apparecchio fonico, una scatoletta ingombrante a cui si legano degli auricolari e senza la quale Cece non distingue le parole. La sordità della protagonista è resa visivamente attraverso i baloon, il cui contenuto è vuoto quando Cece non sente nulla, è sbiadito quando sente molto poco e molto spesso è costituito da parole prive di senso, come il suono che, distorto, arriva alle orecchie lunghe di Cece. 3Queste strategie rappresentative aiutano molto il lettore ad immedesimarsi nella difficoltà vissuta dalla piccola coniglietta e negli sforzi che deve compiere per comunicare. Cece deve osservare sempre il labiale degli altri, frequentare controvoglia lezioni di lingua dei segni, sopportare amiche che le parlano urlando e a rallentatore o fare finta di ridere per quello che dicono alla radio; la coniglietta cerca di nascondere la sua sordità e vuole essere come una qualsiasi delle sue compagne di giochi. Di fronte alle avversità, Cece si immagina in veste di supereroina, SuperSorda che con strabilianti poteri e con il suo apparecchio fonico riesce a risolvere ogni situazione: i litigi con le amichette, la goffaggine di fronte alla prima cotta, le ingiustizie e le lezioni di educazione fisica. Piano piano Cece inizierà a percepirsi come SuperSorda anche nella realtà e non solo nell’immaginazione, scoprendo la differenza che c’è tra sentire bene e sentirsi bene.

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L’autrice da piccola

La piccola coniglietta di SuperSorda! spiega ai ragazzi di oggi, vittime di una società che li intrappola nell’omologazione più ferrea, l’importanza della diversità e dell’inclusione. Come Cece, infatti, tutti siamo diversi ed è questo il nostro superpotere; il compito che ciascuno di noi ha è quello di utilizzarlo a fin di bene, proprio come farebbero gli eroi dei fumetti, impegnandoci affinché le differenze che ci contraddistinguono non siano più percepite come carenze e difetti, ma come quella ricchezza aggiunta che ci rende unici al mondo.
Traduzione di Elena Orlandi

Cece Bell è autrice e illustratrice di libri per ragazzi e con Supersorda! ha vinto numerosi premi come il Newbery Honor 2015 e Eisner Award 2015.

Source: libro inviato al recensore dalla casa editrice. Ringraziamo Federica del web marketing Piemme Junior.

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