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“Sarò un stella Amiche e Rivali” e “Sarò una stella Perfetta … o quasi”, Elizabeth Barféty (Gallucci 2019) A cura di Viviana Filippini

24 gennaio 2020

 

Sono usciti i primi due libri della serie “Sarò una stella” pubblicati dalla casa editrice Gallucci di Roma, scritti da Elizabeth Berféty, illustrati da Magalie Foutrier e realizzati in collaborazione con l’Opéra National de Paris. Il primo “Sarò un stella. Amiche e Rivali” ha per protagonista Mila, una ragazzina alle prese con lo studio della danza, sempre pronta a sostenere gli altri e un po’ tentennante nell’esporsi in prima linea. In realtà, tutta la Scuola di danza dell’Opéra dove sta studiando il gruppo di amiche e amici è in agitazione, perché due allieve del primo anno saranno scelte per esibirsi sul palcoscenico del Palais Garnie. Maina, Constance, Doriana, Zoe, tutte sono alla prese con le diverse pose da imparare per dare il meglio di loro, anche se la paura e il timore di non essere all’altezza della situazione, sono quelle che frenano un po’ Maina. Poi, per tutti, ci sarà una speciale visita nella scuola e questa ospite, con le sue parole, infonderà nuovo coraggio ed entusiasmo a tutti. Il secondo libro “Sarò una stella. Perfetta … o quasi”, è sempre ambientato nella scuola di danza dell’Opéra de Paris, e questa volta la protagonista dell’episodio narrato è Constance, la più brava tra i compagni di corso, anche se qualcosa la tormenta e questo metterà in crisi il suo cammino di danzatrice. Un attacco di panico durante una dimostrazione, i dubbi se continuare a studiare danza o no, la scoperta della danza moderna, metteranno un po’ di panico nell’animo sensibile di Constance, sempre alla ricerca della perfezione per non deludere chi le vuole bene e chi crede in lei. I romanzi della Barféty sono un vero e proprio viaggio in una delle più importanti scuole di danza al mondo: L’ Opéra de Paris. Quello che emerge dalla lettura di entrambi i libri sono l’eccellenza, il rigore e la serietà della scuola, dove gli studenti che vi partecipano, lo fanno con impegno e profonda dedizione per diventare i grandi ballerini del domani. Non solo tecnica però, ma anche professionalità, studio, passione, e umanità. Nelle pagine dei due romanzi sono importanti i legami umani e le complicità che si creano tra compagni di corso e i rapporti  tra generazioni diverse, ossia tra gli studenti e quegli adulti (professori, ballerini professionisti e anche genitori) che oltre ad essere docenti, diventano dei punti di riferimento esistenziali per i piccoli protagonisti. Tutti e due i volumi, alla fine, presentano notizie sulla scuola dell’Opéra e un glossario con le definizioni del linguaggio specifico utilizzato nel mondo della danza. Sarò un stella. Amiche e Rivali” e “Sarò una stella. Perfetta… o quasi” di Elizabeth Barféty sono romanzi di formazione che hanno al centro giovani protagonisti impegnati a studiare per dare vita concreta a quelli che sono i loro sogni, senza perdere mai la speranza che quello che tanto desiderano possa un giorno diventare realtà. Traduzione del francese Camilla Diez.

Elizabeth Barféty è nata nel 1982, Elizabeth Barféty vive nella regione parigina. Da piccola le piaceva così tanto leggere che un venerdì sera è rimasta chiusa nella biblioteca comunale. Per fortuna un guardiano è arrivato a liberarla… Da adulta, la passione per i libri è diventata una professione: cura, traduce e scrive romanzi, documentari e fumetti destinati a bambini e ragazzi e pubblicati da diversi editori.

Magalie Foutrier giovane artista e illustratrice, Magalie Foutrier è molto apprezzata anche nel campo della pubblicità, da celebri marchi della moda e della cosmetica, per il suo tocco femminile molto “charmant” e “parigino.

Source: libri inviati dall’editore al recensore. Grazie a Marina Fanasca dell’Ufficio stampa Gallucci.

Bianca, Bart Moeyaert, (Sinnos 2019) A cura di Viviana Filippini

16 dicembre 2019

BIANCABianca, dodici anni, perennemente scontrosa, infastidita e intrattabile. Bianca, in tutta questa sua personale complessità, è la protagonista dell’omonimo romanzo scritto dal fiammingo Bart Moeyaert, edito in Italia da Sinnos. La ragazzina vive con la madre e con quel fratello –Alan- che, ogni tanto ha degli improvvisi svenimenti. Crisi che portano la madre a preoccuparsi molto per il figlio, mentre Bianca ha un atteggiamento non ben definito. Da una parte è si preoccupata per il fratello ma, allo stesso tempo, si domanda quanto sia davvero reale quel suo non stare bene. Bianca sta spesso zitta, e nessuno comprende fino in fondo i suoi silenzi e i pensieri che le passano per la testa e lei, da parte sua, si sente del tutto incompresa, non capìta dalla famiglia e da tutto il mondo che la circonda. Tanto è vero che non tollera nemmeno Cruz, la nuova compagna del padre, perché lui, da quando sta con lei, non è più la stessa persona. Poi accade qualcosa di fenomenale e di piacevole per Bianca, perché a casa sua arriva Billie, attrice della  serie tv che lei adora. Il passare un pomeriggio con la propria star preferita, vederla vivere nel quotidiano lontana da telecamere e riflettori, farà capire molte cose alla giovane protagonista. Tanto per cominciare Bianca comprenderà che anche Billie ha una vita sua vera e propria fuori dallo schermo, dove ha un figlio da crescere, amici e amiche reali, ben diversi da quelli narrati nella fiction. Altra cosa che Bianca capisce sempre grazie a Billie, è che quel suo sentirsi in conflitto con il mondo non è così giusto e deve essere in qualche modo risolto. Per cominciare il cambiamento, Bianca ad un certo punto, quando l’attrice le chiede come si chiama, risponde Perdon (perdono) e poi, ascoltando le parole della sua star preferita, la ragazzina sente in lei un profondo pentimento. Bianca inizia a prendere maggiore coscienza di sé, dei propri errori e del suo agire non sempre corretto che la fa sentire arrabbiata e che fa soffrire chi le vuole davvero bene. La ragazzina si pente di essersi ritagliata da tutte le foto di famiglia, del suo chiudersi a riccio nei confronti degli altri e del suo dubitare dei disturbi del fratello Alan. Bianca vede in modo nuovo anche il rapporto con la madre, perché quel lungo abbraccio che le due si danno dopo l’ennesima- e più grave del solito- crisi di Alan, permette all’adolescente di comprende che lei, con i suoi 12 anni, è molto importante per quella donna che le ha dato la vita. “Bianca” di Bart Moeyaert è un romanzo di formazione, nel quale la giovane protagonista matura a piccoli passi, imparando a fare i conti con se stessa, con i propri errori e a comprendere, grazie all’incontro con la sua attrice preferita, che a volte, prima di giudicare e prendere decisioni affrettate, si devono cercare di caprie al meglio le persone che si incontrano nel proprio cammino di vita e se necessario, anche se non è facile, si deve chiedere loro scusa. Traduzione Laura Pignatti.

Bart Moeyaert è l’ALMA 2019 (Astrid Lindgren Memoria Award) ovvero il premio Nobel della letteratura per ragazzi. È tra i più importanti scrittori fiamminghi contemporanei, tradotto in tutto il mondo. Con Sinnos ha già pubblicato Il Club della via lattea, finalista al Premio Cento 2018, e Mangia la foglia (2018).

Source: richiesto all’editore dal recensore. Grazie all’ufficio stampa Sinnos.

Donne di altre dimensioni, Radu Sergiu Ruba (Marietti 1820, 2019) A cura di Viviana Filippini

8 dicembre 2019

LA_Ruba_Donne_DEF.inddLe figure femminili sono il cuore della narrazione di “Donne di altre dimensioni”, l’ultimo lavoro letterario dello scrittore rumeno Radu Sergiu Ruba. Il libro, tradotto da Giuseppe Munarini e stampato da Marietti 1820, ha come protagonisti l’autore narratore, il mondo delle figure femminili che hanno caratterizzato la sua infanzia e le tante altre persone che lui ha incontrato nella sua vita. Lo scrittore di origini rumene narra di sé e del suo essere diventato cieco da bambino. Un perdere la vista progressivo che però non gli ha impedito di coltivare la sua passione per lo studio e per la scrittura. Ruba non vede con gli occhi, ma la sua mente e i suoi sensi sono in continuo movimento e questo ha permesso alla sua creatività di trasformarsi in racconti appassionanti che hanno per protagonista la sua vita e la quotidianità nella quale è cresciuto. Molto importanti sono per Ruba i ricordi, e quelli che lui ci propone vanno dagli anni Cinquanta per arrivare fino ai giorni recenti. Luogo di sviluppo della storia è la Transilvania, in quel piccolo villaggio dove l’autore è nato e dove si parlano tre lingue: rumeno, ungherese e tedesco. Accanto a episodi dell’infanzia, delle marachelle compiute, del rapporto con i compagni di scuola, Ruba mette anche degli spezzoni narrativi che hanno al centro leggende popolari, lupi mannari, figure che assomigliano a delle maghe. Questo crea un’atmosfera un po’ fiabesca, evocativa, controbilanciata dalla presenza di racconti di vita di sua madre e di quei parenti che sono andati negli Stati Uniti d’America nella speranza di un futuro migliore. Qui, nella terra della bandiera a stelle e strisce, emergeranno le difficoltà di questi rumeni parenti dello scrittore di riuscire a farsi capire, perché il loro modo di esprimersi (a volte ironico e comico) a parole è, e resterà, sempre influenzato dalla lingua rumena. Poi arrivano le storie delle tante persone che l’autore ha conosciuto nella sua vita, compresa la vicenda di una sopravvissuta ad Auschwitz con nel corpo e cuore ha ferite incancellabili, pronta ad allontanarsi dal padre unitosi ad una tedesca. Non mancano momenti che ricordano la fine di Ceauşescu e di come certi regimi politici possano limitare la libertà espressiva e di vita delle persone. Pagina dopo pagina, Ruba accompagna noi lettori in un vero e proprio viaggio dentro alla Storia rumena e nella storia delle persone/personaggi che ha incontrato e che animano la sue narrazioni. Uomini e donne caratterizzati da un dire e fare dal quale emergono qualità e anche i gesti inaspettati, messi in atto per poter sopravvivere. Marietti 1820 è un editore indipendente e con la pubblicazione del libro di Ruba, porta nelle librerie e nelle case dei lettori un importante esponente della letteratura rumena contemporanea, un intellettuale e fine traduttore. Il romanzo di Radu Sergiu Ruba è un specchio della realtà rumena, dei sui fatti storici e tradizioni culturali, dove si innestano storie umane, con personaggi dal carattere unico che hanno lasciato un segno incancellabile nella vita dell’autore, che li ha resi i protagonisti di “Donne di altre dimensioni”.

Radu Sergiu Ruba (Ardud, 1954), rumeno, cieco dall’età di undici anni, è giornalista e scrittore. Collabora con quotidiani, riviste ed emittenti radiofoniche e ha tradotto in rumeno Michel Tournier, Gilles Lipovetsky, Olivier Rolin, Nicolas Ancion e Corinne Desarzens. I suoi libri sono tradotti in francese, inglese, bulgaro, tedesco, ungherese, spagnolo e arabo. Nel 1993 è stato premiato per la sua attività di scrittore dal Ministero degli Affari Esteri francese.

Source: richiesto all’editore. Grazie ad Anna Ardissone dell’ufficio stampa.

Fiabe norvegesi, a cura di Bruno Berni (Iperborea 2019) A cura di Viviana Filippini

24 novembre 2019

20190925151600_314_cover_altaLe fiabe nordiche sono una delle cellule della casa editrice Iperborea, grazie alla quale noi lettori italiani abbiamo la possibilità di addentrarci dentro il fascino che caratterizza la letteratura e la cultura dei Paesi del Nord Europa. Di recente è uscito, a cura di Bruno Berni, il tomo “Fiabe Norvegesi”, il sesto della serie dedicata alle fiabe nordiche. La raccolta ha per protagoniste narrazioni di origine antica, nelle quali gli esseri umani si muovono al fianco di creature come i troll, gli orchi e, perché no, anche animali  parlanti che non solo aiutano i protagonisti, ma nascondono, in certi casi, la loro vera natura sotto la veste animalesca. Da subito si è catapultati in un mondo misterioso, un po’ fantastico, munito di elementi con richiamo netto e preciso alla realtà. Nelle fiabe ci sono giganti che celano il cuore e solo chi avrà il giusto animo gentile e arguto riuscirà a trovarlo. Ci sono fratelli maggiori cha maltrattano e ingannano i minori, i quali si trovano coinvolti in mirabolanti avventure per ottenere, si spera, il giusto riscatto. Ci sono giovani principesse promesse in spose a principi meschini, imbroglioni e umili contadini dall’intelligenza acuta. Pagina dopo pagina, ci si addentra in un mondo quotidiano, nel quale, accanto alla presenza umana non mancano creature fantastiche e animali parlanti o elementi del mondo naturale (piante e fiori) che stupiscono il lettore con i loro poteri e improvvisi colpi di scena. Come per i volumi precedenti dedicati alle fiabe, anche in questo con al centro quelle norvegesi, c’è un’interessante postfazione che permette ai lettori di avere informazioni sulle fiabe presenti nel patrimonio folklorico norvegese. Per esempio si scopre che i testi, per abitudine trasmessi oralmente, vennero raccolti e scritti per la prima volta nell’Ottocento, da Asbjørnsen e Moe. La trascrizione fu importante, poiché permise a queste storie raccontate per un tempo incalcolabile a voce, di essere fissate in una forma precisa. Ciò che affascina, leggendo le fiabe norvegesi è che in esse ci sono elementi  noti, perché se andiamo a cercare nella memoria ci accorgiamo che ritornano anche nelle classiche fiabe che ci hanno raccontato da piccoli. Alcuni esempi concreti? Ci sono ragazze poverelle che indossano e perdono scarpette preziose proprio come Cenerentola. Gatti parlanti che hanno gli stivali, in questo caso, delle sette leghe. Principi trasformati in animali pronti a tornare umani quando l’incantesimo verrà sciolto. Non solo. In queste fiabe norvegesi ci sono anche personaggi che ritornano in modo costante un po’ in tutta la produzione fiabistica nordica, come accade per la figura di Ceneraccio, presente anche nella fiabe islandesi e faroesi, un segno evidente del ruolo consolidato che la tipologia di figura letteraria ha nella narrazione nordica. Le “Fiabe norvegesi” sono una raccolta di storie antiche, dove una morale c’è sempre. Esse sono ideali per un pubblico bambino e adulto che, da un parte, ha la possibilità di viaggiare in mirabolanti avventure nei boschi e nei paesaggi norvegesi e, dall’altro, soprattutto per il lettore adulto, ha la speranza di recuperare il proprio animo fanciullo volando sulle ali della fantasia. Le fiabe sono corredate dalle illustrazioni di Vincenzo Del Vecchio. Traduzione Bruno Berni.

Bruno Berni è nato a Roma nel 1959. Ha insegnato letteratura danese alle università di Urbino e Pisa. Dal 1993 dirige la biblioteca dell’Istituto Italiano di studi Germanici, dove è ricercatore. Ha scritto saggi e volumi sulle letterature nordiche e pubblicato diverse traduzioni di autori scandinavi: Andersen, Karen Blixen, Ludvig Holberg, August Strindberg e Peter Høeg. Lavori che gli hanno permesso di ottenere il premio Hans Chritsina Andersen nel 2004, il Dansk Oversaetterpris nel 2009, il Premio Nazionale per la Traduzione del 2013 del ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa Iperborea.

Il terzo matrimonio, Tom Lanoye (Nutrimenti, 2019) A cura di Viviana Filippini

10 novembre 2019

Terzo matrimonioQuanto il diverso spaventa e crea dei sospetti? Spesso, anzi, a volte troppo, e ne sanno qualcosa i protagonisti del romanzo “Il terzo matrimonio” di Tom Lanoye, edito in Italia da Nutrimenti. Maarten Seebregs è anziano, omosessuale, vedovo e parecchio al verde. Maarten ci è presentato seduto in un bar con un certo Vandessel. Quest’ultimo ha contattato l’anziano protagonista per una proposta: sposare Tamara, una donna di colore arrivata dall’Africa. Maarten dovrà diventare marito della giovane per farle ottenere la cittadinanza belga, dovrà vivere con lei come se fossero una coppia a tutti gli effetti senza però, e a questo ci tiene Vendessel, il minimo contatto fisico. Maarten accetta, perché c’è un lauto compenso. Lui è solitario, introverso, con un dolore incolmabile per la morte, mai superata, dell’amato Gaëtan. Sposerà Tamara, non per amore, ma per soldi, senza però rendersi conto che questa nuova convivenza forzata scatenerà per lui un vero e proprio cambiamento esistenziale. Sì perché non solo Tamara indosserà le vestaglie del defunto Gaëtan, non solo farà la doccia nel bagno con le mattonelle con i delfini che tanto piaceva alla coppia. Tamara, con una bellezza particolare che la fa assomigliare un po’ ad un ragazzo, si comporterà in tutto e per tutto come la fidanzata del protagonista. A ficcare il naso nella strana coppia arriveranno i due addetti dell’ufficio immigrazione che, più e più volte, piomberanno nella vita di Maarten e Tamara per scoprire cosa i due nascondo, anche se leggendo ci si accorgerà che forse a nascondere qualcosa è Tamara. Oltre al pressante ufficio immigrazione, arriveranno i pettegolezzi dei vicini che spiano Maarten e la compagna, gli atteggiamenti razzisti, bugie e improvvisi risvegli passionali che Maarten stesso aveva dimenticato di provare. Tutto il romanzo è caratterizzato da un’atmosfera tragicomica nella quale si alternano scene davvero comiche e momenti di profondo dramma esistenziale, che fanno comprendere quanto la quotidianità sia caratterizzata da momenti positivi e negativi, che si alternano come fossero le note di uno spartito musicale. “Il terzo matrimonio” del belga Lanoye è un romanzo acuto e intelligente, come lo è l’atteggiamento con il quale l’autore affronta il tema del diverso, nel senso che Maarten e Tamara sono identificati come i “diversi” (per cultura, colore della pelle, orientamento sessuale) che gli altri respingono. Certo è che i due vivono la diversità in epoche diverse, ma è la tipologia di società dove stanno, che fa pesare loro il loro modo di essere. Maarten è gay e nel libro ci sono molti flashback che evidenziano le difficoltà che lui ha avuto per poter vivere la sua vita col compagno, e nel presente la sua omosessualità non è ancora del tutto accettata (basta addentrarsi nel rapporto che ha con il padre). Lei, Tamara, è la diversa perché ha la pelle di un altro colore, perché è arrivata da un posto lontano e sta per sposare un uomo che potrebbe essere suo padre. Due umani “diversi” agli occhi degli altri che li circondano e che non li accettano per il loro essere se stessi, così come, sono senza filtri. “Il terzo matrimonio” di Tom Lanoye è un romanzo molto attuale, perché evidenzia come possono cambiare le epoche, i tempi, ma se è la testa delle persone a non cambiare, i pregiudizi verso chi è ritenuto diverso restano gli stessi. Traduzione di Franco Paris.

Tom Lanoye (1958) è scrittore, autore teatrale e poeta belga di lingua fiamminga. Gode di grande popolarità in patria ed è presenza fissa ai maggiori festival teatrali europei. Per la sua produzione letteraria ha ricevuto numerosi premi, tra cui tre Gouden Bladwijzer, un Gouden Uil Literatuurprijs, un Henriette Roland Holst-prijs e un Gouden Ganzenveer. Vive e lavora dividendosi tra Anversa e Città del Capo. Con Il terzo matrimonio è stato finalista al Libris Literatuur Prijs, il più importante riconoscimento letterario olandese, e al Gouden Uil, premio belga per opere in lingua fiamminga. Dal romanzo è stato tratto nel 2018 il film Troisièmes Noces di David Lambert.

Source: inviato dall’editore Nutrimenti.

“Mi hanno chiuso la scuola”, Chiara Lico, (Lapis edizione 2019) A cura di Viviana Filippini

16 ottobre 2019

ScuolaTorna in libreria e sempre con un libro per ragazzi la giornalista Chiara Lico, e lo fa con “Mi hanno chiuso la scuola”, pubblicato da Lapis edizioni. Protagonista Mos (Moscardino), un ragazzino che ama la sua scuola non solo per gli amici e gli insegnanti, ma come edificio, perché è un luogo dove si sente bene a studiare e con i compagni. Il dramma si compie quando Mos, accidentalmente, scopre che qualcuno (certi adulti che hanno interessi economici) è intenzionato a chiudere la sua scuola. Il ragazzino è disperato, allo stesso tempo arrabbiato, tanto che comincia a manifestare la sua irritazione vestendosi ogni singolo giorno, dalla testa ai piedi, di colore verde.  La cosa si complica in modo maggiore quando Mos scopre che la ragazzina per la quale ha perso la testa, Marilù, è la figlia di uno degli adulti (non vi svelo chi è) coinvolti nella vendita della scuola e questo scatenerà nel protagonista sentimenti contrastanti. Mos è quindi travolto e stravolto da emozioni e sensazioni del tutto nuove per lui e lo stress che lo colpisce lo mette a k.o. causandogli improvvisi, e anche parecchio lunghi, attacchi di sonno. Il protagonista non si perde d’animo e cerca di coinvolgere i suoi compagni in azioni che puntano alla salvezza della scuola, ma il loro agire si rivelerà composto dei veri e propri disastri. Mamma, papà, la sorella non sempre comprendono Mos, anzi spesso fraintendono quel suo attaccamento alla scuola e lo rimproverano per i suoi gesti che si trasformano in marachelle dalla conseguenze spesso incalcolabili. E l’essere incompreso colpisce il protagonista anche sul campo di calcio, dove né la sua allenatrice, né i suoi compagni di squadra sembrano comprendere il suo dramma. Il romanzo della Lico è la storia di una passione di un ragazzino per quello che è stato il luogo della sua prima formazione alla vita, non solo scolastica, ma alla vita quotidiana di ogni singolo giorno.  L’autrice si concentra sul fatto che a volte certi avvenimenti nell’esistenza delle personesono il segno incisivo del cambiamenti di abitudini consolidate, e questo variare, in alcuni casi sconvolge- come accade per Mos- chi ne è direttamente coinvolto. Mos sarà scosso dalla chiusura della scuola, dal nuovo istituto dove andrà a lezione, dai nuovi compagni che per lui sono un mondo tutto da scoprire. Mos protagonista di “Mi hanno chiuso al scuola” di Chiara Lico, vive uno dei primi step del suo cammino di formazione, nel senso che la chiusura della scuola è una prova che scatenerà in lui un cambiamento. Il libro di Chiara Lico dimostra che nella vita delle persone accadono eventi che a volte lasciano dei segni indelebili e abituarsi al nuovo che avanza e nel quale ci si trova immersi, a volte, sembra del tutto impossibile, ma la storia di Mos, dimostra che cambiare è si può, anche se il percorso è un po’ tortuoso. La storia è arricchita dalle simpatiche illustrazioni di Francesco Fagnini.

Chiara Lico lavora in RAI, al Tg2 dove si occupa di cronaca e conduce il telegiornale: ha realizzato servizi, inchieste e approfondimenti che hanno sempre come sfondo il sociale. Ha lavorato per il gruppo editoreiale L’espresso e per Mediaset (Tg5). Collabora con il blog de ilfattoquotidiano.it. Dal 2019 conduce il magazine Tg2Italia. NRl 2017 Chira Lico ha pubblicato il suo primo romanzo per ragazzi: “Il rischio” (Sinnos editore). Per saperne di più https://www.chiaralico.it/

Source: richiesto dal recensore all’editore. Ringraziamo l’ufficio stampa Lapis Edizione.

“Lettere a Hawthorne”, Herman Melville, a cura di Giuseppe Nori (LiberiLibri 2019) a cura di Viviana Filippini

5 ottobre 2019

lettere H.Lo scorso agosto sono stati i 200 anni dalla nascita di Melville, l’autore di Moby Dick e l’editore LiberiLibri per l’importante anniversario ha ripubblicato (seconda edizione riveduta e ampliata rispetto al 1994) “Le lettere a Hawthorne” di Herman Melville, il carteggio tra lui e Hawthorne, due figure magistrali della letteratura americana. Le pagine scritte da Melville permettono a noi lettori di entrare dentro una parte della sua vita, tra il 1851 e il 1852, per conoscerlo nel suo vissuto lavorativo, ma anche in quello privato. Ed è la mescolanza tra queste due dimensioni che ci aiuta ad avere un’immagine più nitida dello scrittore, che in quel biennio visse sulla propria pelle uno dei momenti più intensi della sua evoluzione come autore e della sua produzione letteraria. Quello che emerge da questi testi è la personalità complessa, piena di dubbi, timori emozioni e paure che attanagliavano Melville: uno scrittore dalla creatività in costante fermento. Melville aveva viaggiato molto nella sua esistenza e proprio grazie a questo suo continuo spostarsi, lui era riuscito a trovare lo spunto per molti  scritti proprio dal contatto con la realtà vissuta in prima persona e da quello con popolazioni differenti per usi e costumi da quella americana. Molti degli appunti presi dall’autore sono diventati romanzi a tutti gli effetti o rimasti delle bozze da sviluppare. L’autore di “Moby Dick” scrive a Hawthorne, manifestando il suo bisogno di incontrare lui e la sua famiglia, come per avere un contatto diretto con un collega che a tratti sembra essere il migliore amico mentre, in altri momenti, Hawthorne sembra essere non il nemico, ma quel tipo di autore, perfetto, di successo, con una famiglia da cartolina ed equilibrato che Melville avrebbe voluto essere, e che non divenne mai. Quello che emerge da queste pagine è il ritratto di un uomo tormentato, consapevole della sua capacità di scrittura ma, allo stesso tempo, convinto di venir ricordato dai posteri non per i propri romanzi, ma come l’individuo che viveva con i cannibali e che amava scrivere libri con protagonisti dei selvaggi. Nelle lettere lo stesso Melville si concentra su alcuni suoi testi: “Moby Dick” che, in quel periodo, era in revisione e che lo sfiancò psicologicamente ; poi ci sono riferimenti a “Pierre” e alle sue aspirazioni di letterarie e la storia di Agatha, unita agli spunti della vita vissuta che ispirarono Herman alla stesura del soggetto. “Lettere a Hawthorne è un vero e proprio viaggio nella vita letteraria e civile di Herman Melville, un uomo e un genio della scrittura dalla personalità complessa e in evoluzione, che nel corso del tempo è diventato  uno dei pilastri e dei classici della letteratura romantica americana e mondiale e che è riuscito a trasformare in eroi del quotidiano, gli umili protagonisti delle sue storie. Traduzione di Giuseppe Nori.

Herman Melville (New York, 1819-1891) A ventisei anni, dopo un’infanzia sofferta e una prima giovinezza «sregolata e avventurosa» di marinaio (nelle note parole di Hawthorne), Melville inizia la sua carriera letteraria. Scrive sette romanzi in sette anni, alternando successi a insuccessi, fino ad alienarsi definitivamente il favore e la stima del pubblico con i suoi capolavori, “Moby-Dick” (1851) e “Pierre” (1852), due opere audaci, tanto incomprensibili quanto dissacratorie per i suoi contemporanei. Sull’orlo del disastro letterario ed economico, continua la sua attività narrativa fino al 1857, per poi abbandonare la carriera pubblica di scrittore di prosa e dedicarsi a una lunga e oscura attività di poeta. Muore quasi del tutto dimenticato, lasciando fra le sue carte il manoscritto di “Billy Budd”, il suo ultimo capolavoro narrativo. Di Melville, Liberilibri ha pubblicato “Lettere ad Hawthorne” (1994).

Giuseppe Nori è professore di Lingue e letterature anglo-americane presso l’Università di Macerata. Si è dedicato principalmente ai classici dell’Ottocento: Melville, Hawthorne, Emerson, Bancroft, Whitman e Stephen Crane. Si è inoltre occupato di letteratura e religione nel Seicento e di narrativa e poesia moderniste. Per Liberilibri ha curato”Lettere ad Hawthorne” di Melville (1994) e “Cartismo” di Thomas Carlyle (1994). 

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa e a Maria Grazia Gelsomini.

“Il sentiero delle ossa” di Ettore Mazza (Edizioni BD, 2019) a cura di Maria Anna Cingolo

25 settembre 2019

sentiero-ossa-mazza-0-670x1020Noi siamo la nostra storia.

Ettore Mazza lo sa bene mentre scrive e disegna “Il sentiero delle ossa”, graphic novel da oggi in libreria e in fumetteria per le Edizioni BD. Appassionato di storia, soprattutto di quella più antica, Mazza sceglie un’ambientazione suggestiva e originale per la sua opera a fumetti: il Neolitico del 6000 a.C.

Acca e Gi appartengono a uno degli ultimi gruppi di raccoglitori-cacciatori di cultura paleolitica. Il graphic novel si apre con i nostri due amici costretti a pulire il bosco dagli sterpi successivi a un rogo doloso, prigionieri e schiavi di altri uomini il cui fine principale è utilizzare per coltivazioni e pascoli il terreno appena bruciato. Si tratta di un nuovo clan che si presenta culturalmente diverso nelle pratiche sociali, un gruppo che si rende protagonista di quella che è passata alla storia come Prima Rivoluzione: l’affermarsi dell’agricoltura e dell’allevamento, in sintesi della società sedentaria. Acca e Gi riescono a fuggire dalla prigionia delle prime pagine, ma continuano a scontrarsi con l’inevitabile e violento cambiamento che li insegue rovinosamente ovunque cerchino riparo, anche quando si sentono più al sicuro. La loro strada sembra portare a un bivio: accettare di vivere con gli altri ma in modo diverso o restare soli, resistere e scappare per non morire.

La narrazione è affidata quasi prevalentemente ai disegni che scandiscono un ritmo sempre incalzante, in allerta, in fuga. Solamente le bellissime tavole che raffigurano la natura e i suoi paesaggi offrono un po’ di respiro e di pace, come se cielo, fiumi, boschi, mare, pianure e spiagge, incantevoli spettatori, rimanessero imperturbati mentre i destini dell’umanità cambiano drasticamente. Tale è la sua passione per la preistoria che per disegnare con cura armi, utensili, abitazioni, barche, Mazza si è rivolto a professori e ha approfondito la materia sui libri. Il suo graphic novel diventa quasi strumento di una missione divulgativa al fine di rendere il lettore consapevole di quanto il passato, anche quello più lontano, abbia ancora peso sulla nostra vita di tutti i giorni. Acca e Gi, insieme agli altri personaggi si fanno aedi, smaniosi, pieni di sentimento, con la rabbia e il terrore negli occhi.

La storia di Acca e Gi è anche la nostra storia, è la nascita della nostra cultura, il passaggio al nostro modo di vivere insieme. Ettore Mazza racconta la violenza di questo cambiamento, lo scontro mediante il quale il gruppo che oggi noi definiremmo più civile prevale sull’altro e lo domina, secondo una prassi, sempre civile, propria dell’uomo di ogni tempo: millenni fa, oggi, probabilmente anche domani. 

Ettore Mazza nasce nel 1994 e cresce sulle rive del Lago di Garda. Ama la natura, la storia e la preistoria. Frequenta l’Accademia delle Belle Arti a Bologna ed è tra i fondatori del collettivo Brace, per il quale realizza storie brevi e cura antologie. 

Source: copia inviata al recensore. Ringraziamo Simone Tribuzio dell’Ufficio stampa di Edizioni BD.

Il grrrande Grrr, Ingrid Chabbert (Gallucci 2019) A cura di Viviana Filippini

10 settembre 2019

GRRR“Il grrrande Grrr” di Ingrid Chabbert con le illustrazioni di Raúl Guridi è un libro per bambini edito in Italia da Gallucci. La sua storia ha al centro l’amicizia, la paura del diverso e il superamento del pregiudizio che spesso impediscono di comprendere e conoscere l’altro. Il Grrr è una creatura per tutti mostruosa che evoca paura e timore negli uomini al solo sentirne il nome. A dire il vero però, entrando nella storia della Chabbert scopriamo che il Grrr non è così mostruoso come tutti credono. È sì un essere enorme che incute un po’ di timore a vederlo ma, in realtà, quello che tutti credono una creatura orribile è molto tranquillo e pacifico. I suoi passatempi preferiti sono dormire sotto il caldo sole, fare il bagno nel fiume e giocare con gli animali della foresta. Il Grrr è solo e non vuole il contatto con gli umani perché sa che loro lo temono, e loro lo temono poiché non lo conoscono, anche se in realtà il nostro Grrr non fa nulla per far capire alla specie umana che non è l’essere spaventevole che pensano. A cambiare un po’ le cose arriva una piccoletta col suo mantellino dal cappuccio rosso (che richiama Cappuccetto rosso, mentre nel Grrr non è difficile rivedere il lupo) che cerca di avvicinarsi al Grrr. Lui cosa fa? Tutto il possibile per spaventarla, per farla scappare e per consolidare quell’immagine non vera di lui, che la gente si è creata: quella del brutale mostro cattivo. La bimba, cocciuta e tenace, non molla e lascia un regalo al Grrr: un libro. Un piccolo gesto di gentilezza che cambierà per sempre le cose e il rapporto tra le due specie. “Il grrrande Grrr” è una storia di amicizia, dove la protagonista mignon avvicina il mostro che tutti temono, dimostrando come basti poco per provare a conoscere davvero una persona o una creatura e capirne la sua vera natura. Il libro lasciato in dono diventa il mezzo per la piccola per comunicare con il Grrr, per entrare nel suo cuore e conquistarlo. La bimbetta si dimostra coraggiosa, forte e, allo stesso tempo, determinata a scoprire davvero quell’essere che per tutti è una creatura terribile dalla quale stare alla larga, perché secondo lei non è come tutti dicono. Il Grrr, che all’inizio fa muso duro e respingerà ogni forma di contatto, grazie a quel libro si renderà conto che ci sono davvero persone buone in grado di amare e di provare affetto per chi è diverso. “Il grrrande Grrr” è un libro per bambini, però ideale sarebbe che bimbi e adulti lo leggessero assieme, per comprendere come a volte l’apparenza inganna e come non sempre le cose e le persone sono come sembrano e come ci vogliono fare credere di essere. Traduzione di Emanuelle Caillat.

Ingrid Chabbert è nata nel 1978 nel verdeggiante Aveyron, nel sud della Francia, dove vive tutt’ora. Scrive fin da quando era adolescente, ma ha osato far leggere le sue opere solo molti anni dopo. Il suo primo album per bambini è stato pubblicato nel 2010.

Raúl Guridi vive e lavora a Siviglia. La sua produzione è concentrata sull’illustrazione per l’infanzia e sulla creazione di campagne per il teatro, la danza e le marionette.

Source: libro del recensore

Il sogno di Mary Shelley (Oligo editore, 2019) a cura di Viviana Filippini

10 giugno 2019

Il sognoMary Shelley la conosciamo non solo perché fu la moglie di Percy Shelley, la conosciamo perché fu l’autrice di Frankenstein. In realtà la scrittrice diede vita anche ad altri testi tra i quali, Il sogno, un racconto pubblicato da poco da Oligo, editore mantovano. La storia è una vicenda d’amore romantica nella quale protagonista è un coppia di innamorati alla prese con l’impossibilità di vivere al meglio la propria relazione d’amore. L’ambientazione è la Francia del XVI secolo dove Constance, giovane contessa, ama Gaspar, tanto è vero che i due vorrebbero sposarsi, ma c’è qualcosa che impedisce il tutto. I padri dei due innamoratati si sono uccisi a vicenda durante uno scontro, ed è questo drammatico evento che impedisce alla ragazza di unirsi in matrimonio all’amato. Costance vorrebbe coronare il suo desiderio coniugale, ma sposandosi con il figlio dell’uomo che ha ucciso suo padre, la ragazza è assalita da una serie di tormenti, di angosce e di paure che le impediscono di coronare il suo sogno d’amore. Nemmeno l’intervento del re Enrico IV riuscirà a farle cambiare idea. Poi Constance, tentata di prendere i voti nella speranza di trovare pace, decide di dormire sul giaciglio di Santa Caterina, uno spuntone di roccia sul fiume delle Loira. La protagonista si addormenta nel luogo dove si dice che la santa appaia in sogno a chi risposa e, non a caso, dopo aver preso sonno, Consntace comincia ad avere diverse visioni oniriche che la porteranno a capire quali saranno i sentimenti da seguire. Le atmosfere che caratterizzano Il sogno, uscito per la prima volta nel 1832 sulla rivista «The Keepsake» sono un miscuglio tra il gotico e il romantico, grazie al quale l’autrice mette su carta i sentimenti e i tormenti d’amore che assillano la giovane Constance. La protagonista vive davvero un tempesta emotiva, nel senso che, da un lato,  è attratta dal il suo amato Gaspar de Vaudemont, che la ama e non comprende ciò che porta la ragazza a prendere le distanze e a tentennare. Dall’altra parte si percepisce il dolore, il tormento e la paura di Constance di Villeneuve di fare uno sgarro al padre morto, perché l’amato Gaspar è figlio del nemico del padre della protagonista. La Shelley, nelle poche pagine che costituiscono Il sogno, riesce a condensare i tormenti di questa giovane donna e i sentimenti che la costringono a vivere in bilico costante tra l’amore per il giovane amato e quel legame affettivo ed embrionale che la lega al padre e che le impedisce di staccarsi dal suo passato. Poi il sogno rivelatore le indicherà la strada maestra da seguire. Il libro presenta una riproduzione di un’incisione di Michelangelo del XVI secolo, intitolata Il sogno. Traduzione di Cristiano Ferrarese.

Mary Shelley, nata Mary Wollstonecraft Godwin (Londra, 30 agosto 1797 – Londra, 1º febbraio 1851) è stata una scrittrice, saggista e biografa britannica. È nota per essere l’autrice del romanzo gotico Frankenstein (Frankenstein: or, The Modern Prometheus), pubblicato nel 1818, quando lei aveva 19 anni.  Tra le altre attività letterarie curò le edizioni delle poesie del marito Percy Bysshe Shelley, poeta romantico e filosofo. Rimasta vedova continuò la sua vita a Londra, con l’unico figlio rimastole. La Shelley morì nel febbraio del 1851. Era figlia della filosofa Mary Wollstonecraft, antesignana del femminismo, e del filosofo e politico William Godwin.

Source: richiesto all’editore. Grazie ad Anna Ardissone.

La sartoria di via Chiatamone, Marinella Savino, (Nutrimenti 2019) A cura di Viviana Filippini

17 marzo 2019

images“La sartoria di via Chiatamone” è il romanzo d’esordio di Marinella Savino, edito da Nutrimenti. La vicenda è una storia di vita e di sopravvivenza ambientata a Napoli dal 1938 fino alla fine della guerra. La narrazione si apre con l’arrivo di Hitler a Napoli. La folla lo attende con trepidazione, lo saluta col classico gesto romano e, in quella massa di persone e bandiere che sventolano, c’è Carolina, l’unica che sembra aver chiaro che la venuta di quell’uomo non promette nulla di buono. La protagonista è una sarta e abile ricamatrice che intuisce come da quel momento in poi lei, la sua famiglia, e il resto della popolazione italiana, più che vivere, dovranno imparare a resistere ai tempi bui e cupi in arrivo. Il libro della Savino non si limita narrare le ristrettezze e i pericoli che la popolazione partenopea e la famiglia della protagonista devono sopportare. Il romanzo dell’autrice napoletana, attraverso la figura di Carolina, ci mostra una donna intraprendente che, da semplice cucitrice, apre una propria bottega in via Chiatamone, nella quale realizza vestiti di alta qualità e ricamo. Con lei, oltre all’amica Irene, lavorano anche altre ragazze, segno evidente di un’attività che le impiega per molto tempo al giorno. Le cose cambieranno con l’arrivo della guerra. Carolina è imprenditrice, moglie e madre e non solo, perché comincia a pensare a come salvaguardare le entrate economiche e a come sfamare la famiglia. Carolina cosa fa? Compra e mette da parte scorte di cibo e lo fa in quantità industriale. Le derrate alimentari le nasconde proprio per andarle a recuperare quando la guerra porterà – e ne è sicura- sfacelo, distruzione, morte e fame per tutti. La protagonista è previdente, pensa a sé e alle persone che ama. La donna ama molto il marito Arturo e i figli, ma non esita a prendersi cura e ad accogliere sotto il proprio tetto gli amici che hanno perso la casa a causa delle bombe. È vero Carolina è consapevole delle bocche in più da sfamare, ma basta restringere un po’ le porzioni per garantire cibo a ogni persona.  La guerra è il nemico di Carolina e della gente di Napoli. È la guerra che li assedia giorno e notte, bomba su bomba, fino al culmine con le quattro giornate di Napoli. Tutti i personaggi rimangono profondamente traumatizzati dal conflitto che ha scompaginato il loro vivere quotidiano. C’è chi si si dispera, chi fugge, chi perde l’uso della parola a causa dello shock e chi cade in una dolorosa preoccupazione, per il timore che il figlio al fronte possa essere morto. Sì, perché il senso di fine e distruzione sono la costante del romanzo “La sartoria di via Chiatamone”, nel quale, allo stesso tempo, il laboratorio della sarta e la sua cantina diventano una specie di arca della salvezza. Una sorta di grande cassaforte dove trovare cibo, riparo e conforto da tutto il male che c’è. La trama della storia è coinvolgente e a rendere la narrazione ancora più appassionante e verosimili e vivi i personaggi, come ne “L’amica geniale” della Ferrante per citarne uno, c’è l’utilizzo del dialetto. Il romanzo d’esordio di Marinella Savino è una storia di amore per la vita e di lotta contro il turbinio delle violenze della Seconda guerra mondiale che travolse l’Italia e il mondo intero. “La sartoria di via Chiatamone” è la coraggiosa battaglia di una donna – Carolina-  che con intelligenza e con la speranza della libertà sempre nel cuore, agisce per salvaguardare il suo mondo fatto di affetti e persone.

Marinella Savino è nata a Napoli e vive a Roma. La sartoria di via Chiatamone è il suo primo romanzo, finalista al Premio Calvino 2018.

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie ad Anna Voltaggio.

“Vampiri”. Bram Stoker, Joseph Sheridan Le Fanu, John W. Polidori (ed Skira, 2018) A cura di Viviana Filippini

3 febbraio 2019

“Vampiri” è il volume totally black con eleganti scritte dorate, edito da Skira per la collana Gotica, nel quale sono raccolte tre storie di vampiri: “Dracula” di Bram Stoker, “Carmilla” di Joseph Sheridan Le Fanu e “Il vampiro” di John W. Polidori. VampiriLe tre opere letterarie sono le prime ad essersi occupate della misteriosa figura del vampiro succhia sangue. “Dracula” di Bram Stoker, uscito nel 1897 e ispirato alla figura del conte Vlad III principe di Valacchia, apre la raccolta e trascina il lettore in un mondo cupo, tetro, nel quale il male incarnato dal Conte si manifesta in Transilvania e anche in Inghilterra. Accanto ad esso ci sono due racconti che lo hanno preceduto e che evidenziano come l’interesse per la misteriosa figura del vampiro fosse già presente prima del lavoro di Stoker. Abbiamo l’horror “Carmilla” di Le Fanu, un racconto ambientato in Stiria e pubblicato nel 1872. Qui il vampiro è una donna, o meglio ha le sembianze di una ragazza dalla salute un po’ cagionevole che viene ospitata della giovane Laura. Tra le due nasce subito una profonda amicizia, anche se, Laura a volte non comprende l’affetto un po’ troppo espansivo che Carmilla ha per lei. Inoltre Carmilla, che ama svegliarsi tardi e prova ribrezzo per i canti religiosi assomiglia molto, forse troppo, ad un vecchio ritratto di Mircalla, contessa di Karnstein, vissuta duecento anni prima e signora di quella terra. Poi una strana malattia che colpisce Laura e le improvvise sparizioni notturne di Carmilla mettono in evidenza che forse qualcuno, dentro alla pagine del racconto, non è chi vuole far credere di essere. Il terzo racconto presente nel tomo di Skira è “Il vampiro” di Polidori, uscito in Inghilterra nel 1819 e primo racconto della letteratura moderna con protagonista l’omonima creatura leggendaria. In esso Aubrey, giovanotto inglese, incrocia il suo destino con quello di Lord Ruthven, un individuo del quale si sa poco o nulla, ma che sta avendo grande successo nella società di Londra. Aubrey incontra Lord Ruthven e lo segue a Roma, poi l’agire del Lord spinge il ragazzo ad andarsene altrove: in Grecia. Qui Aubrey incontra Ianthe, se ne innamora e lei gli racconta la storia del vampiro e poco dopo viene ritrovata cadavere. Dentro le pagine della storia si susseguono strane morti, sparizioni di personaggi che sembrano deceduti, ma non lo sono e verità agghiaccianti che lasceranno senza parole – e qualcuno altro senza sangue- i protagonisti e il lettore. Le tre vicende sono un misto tra fantasia e horror ma, allo stesso tempo, i tre scritti evidenziano temi ancora attuali oggi come il fascino per il mistero, l’attrazione e la repulsione per ciò che è sconosciuto, la paura del diverso e della morte, e anche una buona dose di manipolazione psicologica che si scatena nei personaggi non sempre consci delle proprie azioni. Il libro “Vampiri” è una riscoperta di alcuni classici della letteratura horror e delle paure che tormentano da sempre gli esseri umani, corredato anche da un’interessante appendice con una serie di immagini del passato con protagonista la misteriosa ed enigmatica figura del vampiro. Traduzioni di Remo Fedi, Andrea Montemagni, Attilio Brizzi e Angelo Randazzo.

Abraham Stoker, detto Bram (1847–1912), è stato uno scrittore irlandese, divenuto celebre come autore di Dracula, uno fra i più conosciuti romanzi gotici del terrore. Autore di “Dracula”.

Joseph Sheridan Le Fanu (1814–1873) è stato uno scrittore irlandese, ricordato soprattutto per le sue storie di fantasmi e di paranormale. Autore di “Carmilla”.

John William Polidori (1795 –1821) è stato uno scrittore e medico britannico. Autore di “Il vampiro”.

Source: inviato dall’editore, grazie a Letizia Castiello dell’ufficio stampa.