Archivio dell'autore

:: L’uomo del bosco di Mirko Zilahy (Longanesi, 2021) a cura di Federica Belleri

17 maggio 2021

L’attesa per il nuovo libro di Mirko Zilahy ha dato i suoi frutti. Come buoni frutti li ha dati l’Italia centrale, protagonista di questa storia. Con Civita di Bagnoregio, Viterbo, Roma, il lago di Bolsena, per esempio. Ma andiamo con ordine. Zilahy ci propone una narrazione particolare, una scrittura capace di intensità e corpo. La trama è da scoprire pagina dopo pagina. I protagonisti hanno un passato ingombrante, che li trascinerà in un presente difficile. Hanno un lutto incomprensibile da gestire e un desiderio altalenante “voglio capire-mi rifiuto” che farà perdere loro l’orientamento. Cosa voglio dire? Voglio dire che la Terra ha un valore, respira, vive. La sua voce chiama i personaggi per aiutarli a superare l’orrore e trovare finalmente la verità. Intendo, che questo romanzo si affaccia sul baratro dentro ognuno di noi, sempre in bilico tra realtà e immaginazione, studi scientifici e fantasia. L’uomo del bosco non lascia via d’uscita e i protagonisti lo sanno bene. Ecco perché sono spaventati. L’uomo del bosco costringe a sprofondare dentro se stessi, attraversando ossessioni e fragilità enormi. Porta alla follia, una follia primitiva. La storia fa tremare, inghiotte e devasta. Allo stesso modo si comporta l’anima dei personaggi, che vacilla, subisce e crolla. Perché si deve crollare per poter risalire e sopravvivere. L’uomo del bosco è una sequenza di immagini, un intreccio di vita e di morte. È un groviglio di paure orribili e di dubbi che logorano. È un insieme di suggestioni che riportano al “Club dei Perdenti” di Stephen King, al “Ponte per Terabithia“, a “I Guardiani della Galassia“, per arrivare a “Viaggio al centro della terra“. L’uomo del bosco ricorda le morti sul lavoro, l’abuso edilizio, le condizioni disumane vissute in carcere, le torture subite negli ex ospedali psichiatrici. E ancora, la precarietà della vita, stravolta da eventi imprevedibili. O forse no …Entrare un passo dopo l’altro nella vita del professor John Glynn non sarà difficile. Scienziato riconosciuto a livello mondiale, studioso di Geologia, conoscitore della Terra ma attratto e intrappolato nei ricordi e negli incubi che non sa come allontanare.”Se ti metti a scavare, prima o poi trovi qualcosa”. Lettura assolutamente consigliata.

Mirko Zilahy, nato a Roma nel 1974, ha conseguito un Phd presso il Trinity College di Dublino, dove ha insegnato Lingua e letteratura italiana. Collabora con il Corriere della Sera ed è stato editor per minimum fax, nonché traduttore letterario dall’inglese (ha tradotto, tra gli altri, il premio Pulitzer 2014 Il cardellino di Donna Tartt e il celebre bestseller Mystic River di Dennis Lehane). È così che si uccide, il romanzo con cui ha esordito nel 2016 facendo conoscere ai lettori il personaggio di Enrico Mancini, è stato un grande successo di pubblico e critica. Sono seguiti La forma del buio (2017) e Così crudele è la fine (2018) tutti editi da Longanesi. 

I suoi account social sono: TwitterFacebookInstagram

Fonte: acquisto personale del recensore.

:: Grazie ai lettori di Liberi di Scrivere!

16 maggio 2021

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:: Il ritorno del Samaritano di Michele Venanzi (Marna 2021) a cura di Giulietta Iannone

14 maggio 2021

Chi non conosce la parabola del Buon Samaritano narrata nel Vangelo di Luca 10, 30-35 (se avete un Vangelo sottomano vi consiglio di rileggerla)? Forse tra le parabole usate da Gesù per farsi capire dagli uomini del suo tempo, ma anche da noi oggi, è una delle più radicali e se vogliamo emozionanti, perché ci parla della carità in azione, dei pregiudizi, di cosa possiamo fare noi concretamente nelle nostre vite per essere e non solo apparire buoni, degni dell’amore di Dio e del prossimo e della stima di noi stessi.

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto.”

Così inizia, nella sua essenzialità e drammaticità ci parla della condizione umana, della sua fragilità, di quanto siamo in balia degli altri che possono assalirci e depredarci o tenderci una mano e aiutarci. Ma non solo, quest’uomo si trova ferito, sanguinante, prossimo alla morte in una landa deserta (senza aiuto la morte è certa), prossimo dunque a non perdere solo i beni materiali ma pure la cosa più preziosa, la vita, e cosa succede? Passa un sacerdote, un uomo probo, stimato, un uomo che dovrebbe essere un esempio di rettitudine e di misericordia per la sua comunità e passa oltre. Poi passa un levita, un maestro della legge e anche lui passa oltre.

Chi si ferma invece? Un Samaritano. E qui è bene aprire una parentesi. Al tempo di Gesù i Samaritani erano gente di cattiva fama, disprezzati, giudicati impuri, reietti ai margini della società. Quindi le ultime persone al mondo da cui ci si aspetterebbe qualcosa, tanto meno un atto di misericordia.

E proprio lui invece che fa? Inaspettatamente oltre a fermarsi presta soccorso, si carica in spalle l’uomo ferito, lo cura, lo porta al sicuro nella prima locanda e paga di tasca sua l’assistenza.

Fa insomma un gesto rivoluzionario, si fa garante del suo prossimo, di un estraneo incontrato per strada che può essere un ladro, un assassino, lui non lo conosce appunto, e infatti Gesù alla fine chiede, consapevole che non è una risposta così scontata, chi dei tre si è comportato rettamente, è stato prossimo per l’altro essere umano in difficoltà?

La nostra sensibilità moderna ci fa giungere subito alla giusta risposta, ma allora i pregiudizi erano molto radicati, per cui oggi al Samaritano dovremmo sostituire un drogato, un mafioso, un infedele, un eretico, per dare forte il senso dell’esclusione sociale in cui era relegato il Samaritano della parabola.

E proprio per attualizzare una parabola senza tempo e renderla più fruibile all’uomo di oggi Michele Venanzi ha scritto un racconto dal titolo Il ritorno del Samaritano, edito con Marna edizione, nella collana i Sentieri. Venanzi non è uno scrittore professionista, fa altro di professione, ma proprio la sua vicinanza alla sofferenza e alle problematiche dell’uomo di oggi, il suo interesse a unire psicologia e spiritualità, l’hanno portato ad approfondire questi temi e ad attualizzare la parabola parlandoci di Andrea, Tobia, e Taddeo, perché anche l’oste della locanda merita un posto speciale in questa storia di salvezza, il male ha fatto i suoi danni ma la solidarietà il tendere una mano al prossimo ha prevalso.

La scrittura è piana, semplice, essenziale, come il rimando e l’originale biblico, si legge in un’oretta, fermandosi a meditare e riflettere. È un bel racconto, edificante in senso buono non pedante, se avete modo ve ne consiglio la lettura.

Michele Venanzi è nato a Milano, vive oggi con la famiglia in provincia di Como. Formatosi a partire da studi classici presso i Salesiani, ha approfondito tematiche spirituali e religiose. Psicologo e psicoterapeuta, oggi si interessa di integrare psicologia e spiritualità.

Source: libro inviato dall’autore che ringraziamo.

:: L’Antonia, Poesie, lettere e fotografie di Antonia Pozzi scelte e raccontate da Paolo Cognetti (Ponte alle Grazie 2021) a cura di Nicola Vacca

14 maggio 2021

L’esperienza poetica di Antonia Pozzi è tutta nella sua breve vicenda esistenziale.
Antonia attraversa il suo mondo ponendosi in ascolto della solitudine della sua stessa vita.
Scrive i suoi versi cadendo nella forza e nei sentimenti delle parole:

«Vivo nella poesia come le vene vivono nel sangue».

Così esplora il giardino della propria anima chiedendo alla parola un riscatto dall’infelicità.
La sua è una delle più radicali esperienze poetiche del Novecento: Antonia Pozzi cade nelle parole, ci precipita dentro perché vuole ascoltare il loro terribile silenzio.
Così finisce per sfidare il silenzio delle parole. Una partita terribile che si gioca a viso aperto, senza maschere.
Fare poesia, per Antonia Pozzi, è appartenere ugualmente alla morte e alla vita.
La sua stessa poesia diventa una lama affilata che ferisce a morte la vita.

«Forse l’età delle parole è finita per sempre»,

scrive a Vittorio Sereni nell’imminenza del silenzio definitivo.
Antonia Pozzi muore suicida la sera del 3 dicembre 1938. Resta, a parlare di lei, la sua poesia, vocazione e impegno di tutta la sua breve vita.
Paolo Cognetti ripercorre le orme della poetessa dedicando al suo mondo un libro particolare.
L’Antonia è un viaggio nelle passioni della Pozzi: Milano, la montagna e la scrittura.
Cognetti mescola nelle pagine del libro la sua voce con quella di Antonia, una ragazza milanese innamorata ella montagna.
La poesia incontra le lettere che la giovane poetessa inviava ai suoi interlocutori .
Nella solitudine e nel tormento della sua poesia la Pozzi specchia la sua anima, si mostra nuda e fragile davanti al terribile vuoto che non riesce a colmare.
Soltanto tra le sue montagne, la Grigna, le Dolomiti e il Cervino, trovava rifugio e calma e la forza di scrivere.
Tutto quel silenzio la portava a cercare le parole perché, come giustamente osserva Cognetti, scrivere è stato così urgente per lei, così connaturato al suo sentire e pensare.
Attraverso i diari, lettere, poesie e foto e grazie al commovente racconto di Paolo Cognetti, Antonia Pozzi rivive in queste pagine con la sua poesia colma di grazia e di ferite.

«Non so: non ho mai provato forte come in questi giorni il senso di essere trasportata da una corrente violenta, ad una tensione altissima. E, nello stesso tempo, mai avuto così solido il senso della personalità e della responsabilità. Mi sento un destino».

Così scrive Antonia il 10 settembre 1937, la donna e la poetessa che si sente destino prima della caduta nell’eternità del buio.

ANTONIA POZZI è nata a Milano nel 1912. È stata poetessa, fotografa e alpinista. Ha frequentato la facoltà di Lettere e si è laureata in Estetica con Antonio Banfi, ha girato l’Europa ma ha amato soprattutto Pasturo, ai piedi della Grigna, dove suo padre aveva comprato una casa. È lì che ha messo la prima volta le mani sulle rocce, è lì che ha scritto molti dei suoi versi, è lì che ha trascorso il tempo straordinario delle sue poche estati. Ha amato molto anche le Dolomiti e il Cervino, la musica classica, la lingua tedesca, i bambini. Ha messo fine alla sua vita nel dicembre del 1938, in un fosso a Chiaravalle, nella periferia sud di Milano. Le sue poesie sono state pubblicate postume e solo allora è stata riconosciuta tra i grandi poeti italiani del Novecento.

PAOLO COGNETTI è nato a Milano nel 1978. Ha cominciato a scrivere giovanissimo, nel frattempo ha provato a fare molte altre cose: il matematico, il documentarista, il cuoco in un ristorante di montagna. A ventisei anni, l’età a cui Antonia Pozzi moriva, ha esordito con la sua prima raccolta di racconti. Con Le otto montagne (Einaudi, 2016) ha vinto il Premio Strega ed è stato tradotto in tutto il mondo, mentre l’ultimo libro è Senza mai arrivare in cima (Einaudi, 2018). La sua montagna è la Valle d’Aosta, in particolare le valli del Monte Rosa, dove ha aperto un rifugio.

:: Arriva a giugno 451 il nuovo progetto editoriale di Edizioni BD dedicato alla fantascienza

12 maggio 2021

Saranno Alan Moore, la curatrice Sheila Williams e Al Ewing a inaugurare il 9 giugno la nascita di 451, il nuovo progetto editoriale di Edizioni BD interamente dedicato al grande e multiforme mondo della fantascienza.

“La fantascienza popola ormai da tempo, con stabilità e riconoscibilità da parte del pubblico, piattaforme digitali e sale cinematografiche. Quando la tecnologia e la scienza contemporanee hanno dimostrato di non essere magie destinate a esaudire la visione del futuro ma qualcosa che viene coprodotto insieme alla società, il bisogno di un nuovo racconto del reale ha provocato un nuovo e necessario sforzo di immaginazione. È qui che vogliamo collocare 451: attraverso la pubblicazione di un insieme di grandi maestri e autori inediti puntiamo alla costruzione del racconto di cosa succede quando il futuro si mischia con la parte intima delle persone.”

Giorgio Gianotto, Direttore editoriale 451

Siamo felici quindi di presentare i primi tre titoli 451 che dal 9 giugno saranno disponibili in libreria e negli store online.

Alan Moore, La voce del fuoco (nella traduzione aggiornata di Leonardo Rizzi). 451 riporta in libreria il primo romanzo del grande sceneggiatore dei graphic novel di culto Watchmen e V for Vendetta, un racconto ipnotico e arguto che fonde ricerca storica e romanzo.

Relazioni è la raccolta di racconti edita dal MIT di Boston e curata dalla pluripremiata editor Sheila Williams in cui dieci autori ci consegnano dieci visioni esilaranti, spaventose, inattese, da un futuro molto vicino al nostro presente. Xia Jia, James Patrick Kelly, Mary Robinette Kowal, Nancy Kress, Rich Larson, Sam J. Miller, Annalee Newitz, Suzanne Palmer, Cadwell Turnbull, Nick Wolven.

Al Ewing, L’uomo immaginario: il romanzo d’esordio dal famoso sceneggiatore, tra gli altri, dei graphic novel L’immortale Hulk e I guardiani della galassia. Una satira dissacrante e divertente di una Hollywood del futuro in cui una moltitudine di eroi decaduti popolano le strade di Los Angeles.

Vi anticipiamo inoltre che i protagonisti del mese di luglio saranno Nick Harkaway (figlio di John Le Carré) con Il mondo dopo la fine del mondo, una favola politica sull’assurdità della guerra, e Hideo Kojima che con Il gene del talento, attraverso una raccolta di saggi e racconti, spalanca le porte della sua creatività che da decenni influenza la cultura pop. Un viaggio nella mente di una delle figure più influenti e innovative del panorama del game designing, tra i giurati del Festival del Cinema di Venezia 2020.

451 inoltre collaborerà con art stagionali. Le prime 8 uscite saranno impreziosite dalle illustrazioni di Yuko Shimizu, artista giapponese dallo slancio immaginifico ricco e vivace, capace di tessere con il lettore un vero e proprio rapporto narrativo. 

In autunno il viaggio continuerà riportando in libreria i pluripremiati Robert Silverberg e Fredric Brown, fra i più grandi interpreti della letteratura di genere. Claudia Durastanti ci introdurrà alla lettura del capolavoro di Anna Kavan, Ghiaccio, mentre Jeff Noon, ci condurrà nelle atmosfere noir e cyberpunk della quadrilogia dedicata ai Misteri di Nyquist.

:: Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery a cura di Angela Ricci, illustrazioni di Elisa Bellotti (Gallucci Editore 2021) a cura di Giulietta Iannone

9 maggio 2021

Ecco un nuovo libro per bambini, dai 6 anni in su, nella collana Prime letture Stelle Polari – Grandi storie per i primi lettori di Gallucci editore: Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery, un capolavoro della letteratura per l’infanzia celebre anche per l’anime giapponese prodotto dalla Nippon Animation nel 1979 da cui fu tratto. Anna dai capelli rossi, qui raccontato da Angela Ricci e illustrato da Elisa Bellotti, è un’ottima lettura propedeutica per i più piccini in stampatello maiuscolo per i primi progressi, con il carattere ad alta leggibilità EasyReading. Narra la storia di Anna, una simpatica e vispa ragazzina di undici anni dai lunghi capelli rossi legati in due trecce, che arriva a Avonlea, paesino su un’isola davanti alla costa del Canada. Matthew e Marilla, fratello e sorella ormai anziani, decidono di adottare un ragazzo dall’orfanotrofio che li aiuti nella loro fattoria Green Gables, e quando si vedono arrivare Anna sulle prime sono un po’ perplessi, ma Anna è troppo simpatica e sa farsi volere bene così decidono di non mandarla indietro. Sarà l’inizio di una grande avventura, di nuove amicizie, della scuola, e dell’incontro con Gilbert Blythe, sulle prime visto da Anna come presuntuoso e antipatico, ma poi… Interamente a colori, nelle ultime pagine troviamo anche Gioca con la storia, dove il bambino può scrivere, disegnare e seguire i semplici e divertenti esercizi di comprensione del testo.

Lucy Maud Montgomery nacque a New London, in Canada, nel 1874 e morì a Toronto nel 1942. Nella sua vita pubblicò numerosi libri per ragazzi, raggiungendo l’apice del successo nel 1908 con Anna dai capelli rossi, primo di una serie di otto volumi. Le vicende dell’orfanella erano in parte ispirate all’infanzia dell’autrice, che da piccola aveva perso la madre ed era stata allevata dai nonni. Tradotte in decine di lingue, le storie di Anna hanno continuato ad avere grande seguito fino a oggi, grazie anche alla celebre serie animata giapponese che la tv italiana ha trasmesso a partire dal 1980 e alla recentissima fiction distribuita da Netflix in tutto il mondo.

Angela Ricci ha ritradotto per Gallucci editore gli otto romanzi della saga di Anna dai capelli rossi. Vive e lavora a Roma.

Elisa Bellotti è un un’accanita lettrice di libri e manga, una fan del mondo fantasy e una cat lover. Ma soprattutto è un’illustratrice, dal momento che non sa fare altro che disegnare. Dalla nebbiosa Pavia collabora con importanti case editrici italiane ed estere e ha ottenuto numerosi premi a livello nazionale.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Marina dell’ufficio stampa Gallucci editore.

Cos’è un rifugiato? di Elise Gravel

8 maggio 2021

Chi sono i rifugiati, come li vedono e cosa sanno di loro i  nostri bambini? L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, segnala che prossimamente verrà pubblicato il libro illustrato “Cos’è un rifugiato” che vuole dare risposte a tutte le domande che si pongono anche i più piccoli su temi dei quali sentono  sempre più spesso parlare. 

Il 13 maggio esce in libreria “Cos’è un rifugiato?” (HarperCollins), un libro illustrato di Elise Gravel per sensibilizzare con parole semplici i bambini dall’età di 4 anni sul tema dei rifugiati.

Per ogni copia venduta 1 euro sarà devoluto alle attività dell’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, grazie a una speciale collaborazione tra la casa editrice HarperCollins e UNHCR.

Attraverso le parole delicate di Elise Gravel, il libro vuole essere uno strumento per rispondere ai “perché” dei bambini. Chi sono i rifugiati? Perché sono chiamati così? Perché devono lasciare la loro casa? Perché ogni tanto non vengono accolti nel paese dove arrivano? Argomenti importanti di cui anche i più piccoli sentono spesso parlare.

I bambini rifugiati, così come i piccoli lettori per i quali il libro è pensato, disegnano, giocano a calcio, amano i videogame e i loro racconti in fondo al libro ci ricordano la nostra umanità comune.

ELISE GRAVEL è nata in Canada e ha studiato graphic design, prima di diventare un’illustratrice di successo. Nel 2012 ha vinto l’importante Governor General’s Award for Children’s Illustration; in Italia, per Salani ha già pubblicato Il verme La mosca e per Terre di mezzo Olga e la creatura senza nome. Vive a Montréal con due figlie, il marito, i suoi gatti e alcuni ragni.

:: Spring 2021 Issue della Rivista canadese NUNUM

7 maggio 2021

Sono nel Spring 2021 Issue della Rivista canadese NUNUM, questo è il bellissimo art work che Maurice Moore ha fatto per il mio racconto. Dedicato a JLB (James Lee Burke). A questo link potete leggerlo (in inglese) https://www.nunum.ca/current.html

:: Review Party: Dante Enigma di Matteo Strukul (Newton Compton 2021) a cura di Giulietta Iannone

6 maggio 2021

Firenze 1288. Una città cupa, fosca, nelle mani di Corso Donati, capo dei guelfi, assetato del sangue dei nemici, quei ghibellini che hanno appena sterminato i senesi – alleati dei fiorentini – nelle Giostre di Pieve al Toppo. In questo teatro d’apocalisse si muove il giovane Dante Alighieri: coraggioso, innamorato dell’amore e consacrato a Beatrice, ma costretto a convivere con la moglie, Gemma Donati; amico di Guido Cavalcanti e di Giotto, amante della poesia e dell’arte ma chiamato dal dovere sul campo di battaglia. Firenze infatti si prepara a un ultimo, decisivo scontro, e Dante dovrà dar prova del proprio coraggio impugnando le armi a Campaldino. Quando Ugolino della Gherardesca, schierato coi guelfi e imprigionato nella Torre della Muda a Pisa, morirà di fame fra atroci tormenti, Corso si deciderà a muovere guerra ai ghibellini. Il giovane Dante si unirà allora ai feditori di Firenze, affrontando il proprio destino in una sanguinosa giornata che ha segnato il corso della storia d’Italia. E che segnerà necessariamente anche lui, come uomo e come poeta. Guerriero, appassionato, avventuroso. Un Dante inedito.

Matteo Strukul È nato a Padova nel 1973. È laureato in Giurisprudenza, dottore di ricerca in Diritto europeo e membro della Historical Novel Society. Le sue opere sono in corso di pubblicazione in quaranta Paesi e opzionate per il cinema. Per la Newton Compton ha esordito con la saga sui Medici, che comprende Una dinastia al potere (vincitore del Premio Bancarella 2017), Un uomo al potere, Una regina al potere e Decadenza di una famiglia. Successivamente ha pubblicato Inquisizione Michelangelo, Le sette dinastie, La corona del potere e Dante enigma. Per essere informati sul suo lavoro: matteostrukul.com 

Dante Alighieri morì a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321, e proprio quest’anno ricade il 700mo anniversario. Tra le tante celebrazioni Newton Compton fa uscire il romanzo storico Dante Enigma, di Matteo Strukul il più pulp tra gli autori italiani che coniugano storia, avventura, e sfumature noir.

Di cosa parla questo romanzo? Della gioventù turbolenta di Dante, che non fu solo il sommo poeta che noi tutti conosciamo, ma qui lo vediamo in una veste inedita per molti, sul campo di battaglia di Campaldino, la più cruenta e sanguinosa battaglia del Medioevo, che vide contrapposti i guelfi di Firenze e i ghibellini di Arezzo.

Facciamo fatica a immaginarci un Dante guerriero, ma proprio l’orrore di quel campo di battaglia se vogliamo è stato fonte di ispirazione per l’Inferno della sua Commedia.

Nelle ore convulse che ne erano seguite, Dante aveva preparato il proprio equipaggiamento di feditore che era riuscito a comprare, in quell’ultimo periodo, grazie all’appoggio di Vieri de’ Cerchi e della famiglia di sua sorella Tana. Sapeva di dover prendersene cura ed era orgoglioso e spaventato al tempo stesso nel veder luccicare sul tavolo della cucina la cotta di maglia, le maniberghe e le pediberghe, il camaglio e l’elmo. Le fiamme del camino si riflettevano sul ferro scintillante dell’armatura leggera, disegnando rossi arabeschi.

E quindi per capire Dante è anche utile immergerci in quel clima di lotta e di violenza, di cui Strukul sottolinea il lato avventuroso.

Sia chiaro non è un saggio storico, Strukul ha voluto scrivere un romanzo avventuroso, ma si è documentato seriamente facendo un grande lavoro di ricerca e consegnandoci una descrizione romanzata dei fatti credibile e interessante.

Anche il lato sentimentale della vita di Dante e il suo amore puro per Beatrice, diventerà poi combustibile per il suo genio letterario, e qui vi compare.

Ciò che componeva era il suo unico rifugio. Che cosa avrebbe pensato Gemma di quello che scriveva sulle donne, della sua idea d’amore affidata a fanciulle che non erano lei? E quanto lo avrebbe odiato se avesse scoperto di Beatrice? Perché lei incarnava l’amore perfetto, la salvezza, la promessa di una vita anche per ciò che vita non era: era forse tale l’obbligo di sposarsi? Di dover appartenere a un’arte, di guadagnare con un lavoro manuale? Lui non era fatto per quello, era insofferente alle regole, voleva librarsi nei cieli della meraviglia e delle passioni, voleva conoscere la bellezza assoluta, planare su luoghi sconosciuti e ghermire il cuore di donne magnifiche e irraggiungibili!

Il ritratto che ne emerge di Dante è il ritratto di un uomo coraggioso, sanguigno, innamorato dell’amore, capace di grande audacia e di forza, intelligente e amante della bellezza, dell’arte e della poesia. Una personalità molto sfaccettata amica di Guido Cavalcanti e persino di Giotto, (quest’ultima amicizia non è testimoniata, ma non ci sono neanche dati certi che la neghino, per cui Strukul gioca seguendo la sua intuizione).

Dante Enigma è insomma un moderno libro di avventura, in cui storia e fantasia si coniugano sul filo dell’azione portando il lettore in un mondo lontano con l’abilità dei grandi narratori dei romanzi di appendice ottocenteschi.

Source: pdf inviato dall’editore scopo Review Party.

:: L’influenza delle stelle di Emma Donoghue (SEM 2021)

5 maggio 2021

Dublino, 1918. In una città devastata dalla guerra e dalla pandemia, l’infermiera Julia Power gestisce, da sola, un minuscolo reparto di ospedale dove sono ricoverate donne incinte e in quarantena, affette dai sintomi dell’influenza spagnola. L’arrivo di un’aiutante, una giovane orfana che non conosce nemmeno la propria età, e di una dottoressa ricercata dalla polizia per la sua attività nel movimento indipendentista irlandese – un personaggio che si ispira all’omonima attivista Kathleen Lynn – cambierà completamente la vita di Julia. Nell’arco di tre giorni e nello spazio angusto e claustrofobico del piccolo reparto d’ospedale, le tre donne vedono morire molte delle loro pazienti, uccise dal virus, terribile e sconosciuto, ma allo stesso tempo lottano per far nascere – in un mondo che spaventa – nuove vite. Con una dolcezza costante e una grandissima umanità, dottoresse, infermiere e madri instaurano un rapporto di affetto e solidarietà che rappresenta una luce nell’oscurità della sofferenza, aggravata dalla condizione della donna e dall’irrilevanza del corpo femminile. Straziante e incoraggiante, ambientato in una dimensione temporale al tempo stesso breve e lunghissima, “L’influenza delle stelle” è una lettura perfetta per questi tempi difficili. Emma Donoghue intreccia abilmente una situazione medica alquanto primitiva, in una realtà sociale ancora improntata al pregiudizio, con la storia di tre donne e la loro grande capacità di amare. Un romanzo commovente sulla vita, sulla morte e sulla speranza, ma anche sulle indecifrabili trame del destino.

Per ogni copia venduta, sarà devoluto 1 euro per
PROGETTO MATERNITÀ COVID-19
della Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus.

Emma Donoghue è una scrittrice, drammaturga e sceneggiatrice irlandese naturalizzata canadese. Scrive il suo primo romanzo, Stir Fry, nel 1994. Segue l’anno dopo Hood, con in quale nel 1997 vince lo Stonewall Book Award per la migliore opera letteraria. Nel 2002 ottiene il premio come miglior romanzo per la letteratura lesbica al Ferro-Grumley Award con Slammerkin, scritto nel 2000. Grazie al suo romanzo Stanza, letto, armadio, specchio (Room) è stata finalista al Booker Prize del 2010, e una delle dieci vincitrici del Premio Alex nel 2011. Dalla sua opera è stato tratto il film del 2015 Room, diretto dall’irlandese Lenny Abrahamson e sceneggiato dalla stessa Donoghue, la quale ha ricevuto la sua prima nomination agli Oscar come migliore sceneggiatura non originale, senza però vincere il premio. È del 2016 il romanzo Il prodigio.

Nell’emergenza Covid-19 la Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus ha sostenuto 30 ospedali in 11 Regioni ed è scesa in campo con il Progetto Maternità Covid-19, che ha consentito di allestire nei Reparti di Maternità di alcuni ospedali percorsi nascita sicuri affinché le future mamme possano affrontare il parto in totale sicurezza per se stesse e per i loro bambini e vivere serenamente il giorno più bello.

:: Pieter Aspe (Bruges, 3 aprile 1953 – Bruges, 1 maggio 2021)

4 maggio 2021

:: Il randagio e altri racconti di Sadeq Hedayat (Carbonio Editore 2021) a cura di Giulietta Iannone

2 maggio 2021

Dall’Iran preislamico ai vicoli di Le Havre nei primi decenni del Novecento, variegati sono gli scenari dei nove racconti di Sadeq Hedayat, che Anna Vanzan, iranista e islamologa, scomparsa alla fine del 2020 a Venezia, ha scelto e tradotto dal persiano per la raccolta Il randagio e altri racconti, edita da Carbonio Editore.
In realtà i racconti avrebbero essere dovuto essere dieci, tratti da diverse antologie e scritti tra il 1930 e il 1942, una sorta di florilegio della narrativa breve per avvicinare ulteriormente i lettori italiani, dopo la fortunata pubblicazione l’anno scorso del romanzo La civetta cieca, all’opera di Hedayat, ma la morte della traduttrice ha impedito che l’opera fosse compiuta.
Ciò non toglie che anche solo questi 9 racconti ottengono l’effetto che Anna Vanzan si era prefissata, dare testimonianza dell’immenso talento che aveva questo autore colto, sensibilissimo, e dal destino tragico, morto suicida in solitudine e miseria a Parigi nell’aprile del 1951.
Considerato il padre della letteratura moderna persiana, censurato in patria, Sadeq Hedayat conserva la sua capacità di destabilizzare le coscienze, e fare riflettere su temi scomodi come la morte, le strette maglie delle imposizioni sociali e familiari, la disperazione irrisolta che scaturisce dalla presa di coscienza dell’illusorietà della vita.
Troppo pessimismo anche oggi per la società iraniana contemporanea, che mette al bando le sue opere, anche se vanno a ruba nel mercato nero di Teheran. Da credente, da un punto di vista puramente spirituale non politico, comprendo come le autorità religiose e civili iraniane pensino che la lettura di queste opere, ancora oggi dopo quasi un secolo, possa instillare eccessivo pessimismo e ribellione verso le autorità costituite, ma non credo questo fosse lo scopo dell’autore, la sua ribellione è più metafisica, venata di tragico sarcasmo contro la farsa in cui molto spesso tutti noi precipitiamo.
La lettura di questi racconti insomma non ha incrinato il mio amore per la vita, ma mi ha fatto vedere le sue pieghe più nascoste, il grottesco di certi atteggiamenti, la tragica bellezza dell’amore impossibile, o dell’amicizia che a torto si pensa tradita.
Hedayat conosce il paradosso dell’illusione, la sua vicinanza all’induismo indiano è netta, e ha il dono di trovare le parole migliori per narrarlo.
In più è un ponte tra Occidente e Oriente, grazie alla sua capacità di avvicinare due mondi così lontani, illuminando di grazia la vita comune di Teheran e la sua cultura, i suoi miti, le sue tradizioni.
Vicino al surrealismo e all’esistenzialismo, Hedayat accoglie la visione occidentale dell’esistenza e la filtra attraverso la concezione orientale dell’ umanità parlandoci di un mondo millenario ancora vivido nelle sale da te, nel cambiavalute per le strade, nei bazar affollati e variopinti.
L’Iran mai così lontano ci è vicino nei suoi racconti fatti di gente comune alle prese con le mille difficoltà della vita, i divorzi, le gelosie tra sorelle, le responsabilità, il rifugio in una religiosità di pura apparenza, le mille infelicità che ogni giorno scorticano e sgretolano certezze e speranze.
I vinti, gli sconfitti dalla vita, i solitari pronti a innamorarsi di una statua inanimata sono i protagonisti dei suoi racconti amari e di una bellezza struggente, e stupisce soprattutto la modernità con cui tratteggia questi scenari e queste sensazioni, dando vita a un mondo che si credeva perduto e invece sopravvive sotto la cenere. Da leggere.

Sadeq Hedayat (Teheran, 1903 – Parigi, 1951) scrittore, critico letterario e traduttore iraniano, è considerato il padre della letteratura persiana moderna. Di famiglia nobile, frequentò scuole francesi a Teheran per poi trascorrere diversi anni tra l’Europa e l’India. Rientrato in patria, iniziò a lavorare al ministero della Cultura e continuò a studiare la storia e il folklore del suo Paese, nonché le opere degli esistenzialisti francesi, traducendone numerose in persiano. La civetta cieca (Carbonio Editore, 2020), considerato il suo capolavoro, fu pubblicato in patria solo undici anni dopo la sua prima stesura a causa dell’opposizione del regime dello Shah Reza Pahlavi, ed è ancora oggi oggetto di costanti censure.
Hedayat morì suicida in un appartamento di Parigi, in estrema solitudine e miseria, nell’aprile del 1951. È sepolto nel cimitero del Père-Lachaise.

Anna Vanzan, (1955 – 2020) iranista e islamologa, ha pubblicato numerosi saggi dedicati alle civiltà del Medio Oriente, con particolare attenzione alla questione di genere. Nel 2017 ha ricevuto il premio MIBACT alla carriera per l’opera traduttiva e la diffusione della cultura persiana in Italia. È scomparsa il 24 dicembre 2020 a Venezia.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Costanza dell’Ufficio Stampa Carbonio Editore.