Archivio dell'autore

50 anni con La Rosa di Versailles, a cura di Elena Romanello

20 Maggio 2022

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Il 21 maggio del 1972 le giovanissime lettrici giapponesi del settimanale di shojo manga, fumetti per ragazze, Margaret Comics della Shueisha, possono leggere il primo episodio di una nuova storia, di un’autrice di 24 anni, Riyoko Ikeda, dal titolo Versailles no Bara, letteralmente La rosa di Versailles Le rose di Versailles.
L’autrice, attivista femminista e grande amante della cultura europea, si è già fatta conoscere con alcune storie brevi di ambientazione scolastica, abbastanza controcorrente e con questo nuovo fumetto lancia una sfida, in un mondo molto maschilista e dove come donna è pagata la metà di un uomo perché si pensa che lascerà presto la carriera per sposarsi.
Riyoko Ikeda è rimasta affascinata alcuni anni prima, da adolescente, dalla lettura della biografia di Maria Antonietta scritta da Stefan Zweig e propone alla Shueisha un adattamento  manga di questa storia. L’editore accetta, ma con alcune condizioni, prima se le vendite non vanno bene si chiude, seconda di inserire un personaggio romanzesco per alleggerire la vicenda. La giovane mangaka è appassionata, come quasi tutte le coetanee, della principessa Sapphire di Osamu Tezuka, ragazza che si veste da maschio, trova molto interessante la vicenda storica di Pierre Augustin Hulin, guardia reale che si schierò con i rivoluzionari e partecipò alla presa della Bastiglia e le tante storie di donne guerriere in panni maschili del Settecento e non solo.
Da tutte queste suggestioni nasce il personaggio della protagonista di questa epopea, Oscar François de Jarjayes, sesta figlia di un conte e generale cresciuta dal padre come un uomo, diventata guardia personale di Maria Antonietta, da cui si allontanerà per una presa di coscienza sociale ma anche per amore del suo inseparabile amico e commilitone André, abbracciando la causa rivoluzionaria per cui morirà.
Le lettrici sanciscono il successo di questo manga così diverso da quelli visti fino a quel momento, dove si parla di Storia, politica, problemi sociali, femminismo, amore con la A maiuscola, dove realtà e finzione si intrecciano strettamente come in poche altre storie, dove i protagonisti sono adulti e non ragazzini, dove i genitori rimangono sconvolti perché per la prima volta i due protagonisti esprimono il loro sentimento non solo guardandosi negli occhi luccicanti mano nella mano e dove manca il lieto fine.
Riyoko Ikeda inizia così una brillantissima carriera di autrice di manga, a cui affianca presto anche attività come saggista, opinionista e soprano lirico. Tornerà nel mondo di Oscar alcuni anni dopo, con le Storie gotiche, in cui resuscita la sua protagonista e l’amato André, e con Gli Episodi, approfondimenti sui singoli personaggi, mentre la sua opera più celebre diventa ancora più famosa grazie alle varie edizioni dello spettacolo del Takarazuka, ad un film dimenticabile ma che gli dona il titolo con cui diventa famosa nel resto del mondo, Lady Oscar, ad un anime realizzato come un kolossal popolarissimo sotto tutte le latitudini, in Italia in testa dove ha festeggiato recentemente i suoi quarant’anni dalla prima messa in onda.
Nel nostro Paese il manga Le rose di Versailles Lady Oscar è lo shojo più volte riproposto, negli ultimi quarant’anni, prima per il Gruppo editoriale Fabbri, poi a seguire per Granata Press, Planet Manga, D-Books, Goen e per finire J-POP.
Una storia che ha cambiato gli shojo, i manga, la percezione delle donne nell’immaginario come autrici e personaggi, e che ancora oggi ha uno zoccolo duro di appassionate e appassionati, cresciuto nel corso degli anni con nuove edizioni e repliche, che si incontrano sui social, creano, leggono, guardano, si appassionano e commuovono. Come con tutte le grandi storie.

Le mie Donne di Magia per Yume

9 marzo 2022

9788854941557_0_536_0_75Ho pubblicato un nuovo libro presso la casa editrice mia concittadina Yume Books, dopo quello di due anni e mezzo fa su Once upon a time, e cioè Donne di magia: Streghe e maghe nella cultura del fantastico.
Yume Books si è già occupata varie volte della figura storica e antropologica delle streghe, donne perseguitate nel corso dei secoli spesso solo perché vivevano ai margini della società e diventate emblematiche di tutte le discriminazioni subite da chi era percepito come diverso.
Nel mio libro, come nerd e otaku, io mi sono invece concentrata su come le streghe sono state viste e raccontate nelle storie, soprattutto di genere fantastico, partendo dai poemi epici, dalle fiabe e dalle leggende e arrivando ai serial televisivi, agli anime e ai fumetti degli ultimi anni.
La strega è un personaggio che mi ha sempre affascinata, anche quando era la nemica delle fiabe: alzi la mano chi non trova più carismatiche la regina Crimilde di Biancaneve e i sette nani o Malefica de La Bella addormentata che non le protagoniste. Poi,  a scuola, conobbi personaggi come la maga Circe dell’Odissea, o Alcina dell’Orlando furioso, e ad un certo punto lessi uno di quei libri che ha cambiato la mia vita, Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley, con una nuova lettura di un personaggio sempre visto come cattiva, Morgana, la strega del ciclo arturiano, qui eroina ribelle.
Negli ultimi decenni sono state tantissime le streghe, stavolta quasi sempre buone, che mi hanno appassionata, a cominciare da Willow di Buffy per arrivare alle sorelle Halliwell di Charmed e senza dimenticarne altre, come Sabrina, o come le WITCH, e la figura della donna o ragazza che pratica magia è diventata una delle protagoniste dell’immaginario fantastico moderno. Sono tutti personaggi che ho amato molto, anche se ogni tanto mi piacciono le streghe di nuovo un po’ cattive, come Melisandre di Game of Thrones.
Nelle pagine di questo libro ho cercato di tracciare e omaggiare tutte queste figure femminili, buone e cattive, che hanno rappresentato delle icone in storie che da anni sono entrate nella nostra fantasia e che continuano ad appassionarmi molto.
Quali sono le mie preferite, come fan? Beh, continuo a sentire una fascinazione per Circe, ricordandola nel mirabile sceneggiato Odissea di Franco Rosi, adoro Morgana raccontata da Marion Zimmer Bradley, Willow di Buffy è e resta il mio personaggio preferito della serie, amo molto Hermione di Harry Potter e apprezzo sia la Malefica cattiva del cartone Disney che quella tormentata ma buona di Angelina Jolie nei due film.
E adesso, mi dedicherò ad un’altra icona al femminile dell’immaginario, la guerriera.

Quarant’anni di Lady Oscar in Italia

28 febbraio 2022

Ogni lettore e spettatore ha le sue preferenze in termini di romanzi, film, fumetti, serial TV, legate spesso alla generazione a cui appartiene e in che periodo ha vissuto la sua adolescenza.
Ci sono poi alcune storie che sono e restano immortali, al di là del mezzo con cui vengono raccontate e dell’epoca in cui sono uscite: quarant’anni fa, il 1 marzo 1982, alle otto di sera, su Italia 1, allora nato da poco come canale, debuttava quello che all’apparenza era un nuovo cartone animato giunto dal Giappone, come moltissimi a quell’epoca da alcuni anni e con molto successo: Lady Oscar.
I giovani e giovanissimi telespettatori conoscevano già le storie di robottoni e orfanelli giunte dal Paese del Sol levante, molto appassionanti ma che avevano anche suscitato non poche polemiche tra i genitori e gli insegnanti.
Lady Oscar si presentò subito come un qualcosa di radicalmente diverso, una vicenda a sfondo storico, ambientata nella Francia della regina Maria Antonietta, con toni adulti, e al centro di tutto un’eroina controcorrente, una guerriera che si fingeva maschio e che era divisa tra la lealtà del suo casato nobile alla monarchia e il suo cuore generoso che capiva gli aneliti di libertà e giustizia dei più poveri, grazie anche alla persona più importante della sua vita, il suo attendente André, amico quasi fraterno prima e grande amore poi.
Lady Oscar unì nella passione per una storia avvincente, colta, ricca di spunti interessanti e con uno dei finali più spiazzanti e scioccanti di sempre ragazzi e adulti, maschi e femmine, ed è ancora oggi un cult senza tempo, l’anime forse replicato più volte, una di quelle epopee immortali, paragonabile ai classici della letteratura o ai filmoni che appassionano più generazioni.
Oltre ad essere un anime di grandissimo successo, Lady Oscar, nato come manga in Giappone con il titolo di Versailles no Bara, La rosa di Versailles, o Le rose di Versailles, ad opera dell’autrice Riyoko Ikeda, fu ed è un fenomeno editoriale anche qui in Italia. Nel 1982 il Corriere dei Piccoli pubblicò un fumetto molto liberamente tratto dalla serie realizzato in Italia, ma nell’autunno di quell’anno il Gruppo editoriale Fabbri iniziò la prima traduzione fuori dal Giappone del manga, in versione, è vero, colorizzata e censurata. In parallelo la Fabbri fece uscire anche una novelizzazione della serie, su modello di quelle che aveva fatto uscire per Candy Candy, e un seguito inventato nel nostro Paese, Il ritorno di Lady Oscar, che però non convinse del tutto, troppo fantasiosa la resurrezione della protagonista e troppo triste che il suo eterno amore André restasse morto.
Il manga tornò poi varie volte nelle librerie italiane, diventando lo shojo più tradotto nel nostro Paese, negli anni Novanta per la Granata Press, all’inizio del Duemila per Planet Manga, nel 2008-2009 per D-Books, tra il 2015 e il 2017 per Goen e nel 2020-2021 per J-POP, in quella che al momento è l’edizione definitiva e più completa.
Un romanzone per immagini, una ricostruzione romantica ma accurata della Francia prerivoluzionaria, considerata una delle migliori opere di finzione in argomento, una storia emblematica dove c’è tutto, intrigo, avventura, passione, amore, morte, riso, tragedia e che da quarant’anni non cessa di appassionarci, come tutte le grandi epopee.

Il sogno della regina in rosso di Camilletti, Moberly e Jourdain (ABEditore, 2021) a cura di Elena Romanello

21 febbraio 2022

9788865513439_0_536_0_75ABEditore presenta nel suo catalogo una via di mezzo tra romanzo e saggio, Il sogno della regina in rosso, che presenta la prima edizione di un libro che cambiò molte coscienze all’inizio del Novecento, capace di influenzare l’immaginario ancora oggi e basato su un fatto realmente accaduto, o comunque realmente percepito dalle sue autrici.
Era un sabato d’agosto del 1901 quando le due professoresse inglesi Charlotte Anne Moberly e Eleanor Jourdain, in vacanza a Parigi, decisero di andare a fare un giro alla reggia di Versailles, allora in buona parte abbandonata. Le due signore, colte e istruite, di mentalità vittoriana, con una visione comunque pragmatica della vita, decisero di arrivare fino al Petit Trianon, l’antica residenza della regina Maria Antonietta, anche se il Baedeker, la guida inseparabile di ogni turista inglese dell’epoca, era molto laconico.
Le due amiche e colleghe di lavoro si persero nei meandri di un giardino in disarmo e qui incrociarono otto persone, scambiando due parole con alcune di loro, e sentendo una strana sensazione di inquietudine crescente. Tutto sembrava irreale, alberi e luce del giorno compresi, e le presenze che videro, tra cui una donna bionda che disegnava con un grande cappello sulla testa, erano vestiti come all’epoca di Maria Antonietta, e da ricerche che le due fecero successivamente, in quel periodo non si stava girando nessun film e non c’era nessuna festa in maschera.
Charlotte Anne Moberly ed Eleanor Jourdain dedicarono il resto della loro vita a raccontare questa loro esperienza ai confini della realtà, scrivendo poi il libro An Adventure e facendo ricerche in tema per suffragare la tesi che avessero trovato una porta per cadere in un’altra dimensione e compiere un viaggio nel tempo.
Il sogno della regina in rosso è  la prima traduzione italiana assoluta di An Adventure, ma è anche la storia di un libro che ebbe cinque edizioni, dal 1911 al 1958, appassionando il pubblico, dividendolo tra scettici e credenti e attirando l’attenzione di spiritisti e poeti, di filosofi e psicoanalisti, di fisici e di scrittori di fantascienza. Una storia contemporanea di Freud e Georges Méliès, di H.G. Wells e di Albert Einstein, un’opera aperta che si può leggere come una storia di fantasmi, un sogno, un viaggio nel tempo su un Tardis invisibile ante litteram, un’allucinazione, un ricordo di una delle vicende, quella della regina Maria Antonietta, che non ha cessato di influenzare e ispirare l’immaginario.
Il giudizio sulla veridicità del racconto è ovviamente sospeso, ma ci sono tanti elementi inquietanti e strani presenti, tra passaggi che c’erano solo nel Settecento e non in quell’epoca, e eventi che furono scoperti dalle due donne a posteriori.
Il sogno della regina in rosso è un libro, quindi, con più livelli di lettura, per appassionati di paranormale, di fantastico, di viaggi nel tempo e per chi ha continuato a trovare suggestioni nel parco del Trianon, il racconto di due donne adulte che caddero nella tana di un coniglio, e del mondo incantato, surreale e spaventoso che trovarono una volta varcata la soglia.

Fabio Camilletti,  classe 1977, è professore di Letteratura italiana all’università di Warwick, nel Regno Unito. Ha di recente pubblicato una Guida alla letteratura gotica e curato la prima edizione italiana di Fantasmagoriana, oltre a tradurre ed editare il manoscritto originale del Frankenstein e le opere di John Polidori. Con ABEditore ha già curato La casa infestata di Place du Lion d’Or (2020) ed è in uscita Spettriana (2022).
Charlotte Anne Elizabeth Moberly (1846-1937) fu la prima direttrice di St Hugh’s Hall (1886), una residenza femminile di Oxford che sotto la sua presidenza si trasformò in vero e proprio college universitario. “Settima figlia di un settimo figlio”, come amava definirsi, riferì molte esperienze paranormali vissute in prima persona.
Eleanor Jourdain (1863-1924) fu studiosa di Dante e insegnante di scuola; nel 1915 succedette a Moberly nella presidenza di St Hugh’s. Neanche lei era nuova a esperienze insolite: si riteneva dotata di facoltà paranormali, a suo dire ereditarie.

Provenienza: libro del recensore.

Esce una graphic novel da Le notti bianche

10 febbraio 2022

Le Edizioni NPE presentano l’adattamento in graphic novel di un classico della letteratura, Le nottiLe-notti-bianche_cover bianche di Fëdor Dostoevskij, storia di un sognatore che preferisce vivere in un mondo immaginario anziché nella vita reale.
Da tempo gli autori e le autrici di fumetto guardano alla narrativa classica dei secoli passati come fonte di ispirazione per storie disegnate che rileggono per immagini storie senza tempo. Negli anni, sono usciti tanti esempi di queste commistioni, provenienti dai Paesi anglosassoni, dalla Francia, dal Giappone: questo adattamento è tutto italiano, sceneggiato da Andrea Laprovitera e con i disegni acquarellati di Carlo Rispoli.
L’argomento della storia è quanto mai attuale, e racconta la storia di un uomo profondamente solo, che non ama la vita reale e trova felicità solo nei suoi sogni. Un incontro sconvolgerà la sua vita e il suo equilibrio, quello con Nasten’ka, una ragazza dolce e che condivide la sua stessa malinconia. La vicenda del fumetto rispecchia il romanzo e si svolge in quattro intense notti bianche a San Pietroburgo, in estate, quando alle latitudini nordiche il sole non tramonta, durante le quali i due protagonisti si confesseranno le loro emozioni e cercheranno una strada per una vita vera.
Nell’Ottocento c’erano già problemi di solitudine, isolamento e alienazione, ma oggi questo è ancora più attuale, per questo motivo questa versione disegnata de Le notti bianche è preziosa e fa riflettere, anche perché i due autori, pur rispettando le atmosfere del romanzo, mettono dentro anche riflessioni contemporanee su questi argomenti.

Il re che fu, il re che sarà di Terence Hanbury White (Mondadori, 2021) a cura di Elena Romanello

14 gennaio 2022

La collana Oscar Draghi presenta in unico volume la pentalogia del Ciclo del Re in eterno, una delle saghe fondanti del fantasy contemporaneo, scritta a partire dal 1938 da Terence Hanbury White, e assente da un po’ di anni dagli scaffali delle librerie.
La vicenda ricostruisce una storia senza tempo, quella di Re Artù, in una chiave comunque originale e interessante: il primo romanzo della serie, La spada nella roccia, era rivolto ad un pubblico di ragazzi, poi i toni diventano man mano più adulti, ed è noto per la trasposizione animata fatta dalla Walt Disney negli anni Sessanta.
Come è ormai abitudine, anche questo volume si distingue per la cura grafica, perfetta per immergere il lettore o la lettrice nel mondo della corte di Camelot, seguendo la crescita di Artù e dei personaggi con cui entra in contatto, a iniziare dal mago Merlino, suo mentore per tutta la vita.
I libri successivi al primo sono dai toni più adulti e complicati, ma non per questo meno interessanti: come è accaduto poi decenni dopo con la saga di Harry Potter, anche il pubblico del Ciclo del Re in eterno è cresciuto man mano che i capitoli uscivano.
Nel secondo libro, La regina dell’aria e delle tenebre Artù va incontro al suo destino dopo aver estratto la spada, e l’autore racconta la fondazione dei Cavalieri della Tavolta Rotonda, da cui però nascerà anche la caduta del sogno di Camelot.
Il terzo capitolo, Il cavaliere malcreato, è incentrato sul personaggio di Lancillotto, il campione della corte, che però si innamora di Ginevra, moglie di Artù, creando un triangolo fatale. La candela nel vento prosegue la storia con la morte di Artù per mano del suo figlio illegittimo Mordred. Il quinto libro, inedito fino ad oggi, è Il libro di Merlino, dove si concludono le vicende dei personaggi principali.
La saga di Terence Hanbury White è stata ed è fondamentale per come ha portato nell’immaginario contemporaneo uno dei miti fondanti di sempre, con uno stile di scrittura originale che mette insieme modernità e antico, per creare un ponte tra i classici dei secoli passati e l’oggi. Una storia da leggere e rileggere, nota ma raccontata con uno stile che poi ha fatto scuola per le versioni successive, come quelle di Marion Zimmer Bradley e di Mary Stewart.

Terence Hanbury White (Bombay 29 maggio 1906 – Atene 17 gennaio 1964) fu uno scrittore inglese, è noto soprattutto per la serie di romanzi Re in eterno (The Once and Future King), che rappresenta una delle più influenti opere moderne sul mito di Re Artù.
Si laureò al Queens’ College di Cambridge e per qualche tempo insegnò a Stowe, nel Buckinghamshire, per poi diventare scrittore a tempo pieno. Amava la caccia e la pesca, era un falconiere e un naturalista, e lottò tutta la vita contro i pregiudizi che lo colpirono in quanto omosessuale.
La sua opera più nota, Re in eterno è una raccolta di romanzi che reinterpretano la leggenda di Re Artù, principalmente sulla base di Le Morte d’Arthur di Thomas Malory.  I suoi romanzi introdussero alcuni elementi poi diventati fondanti dell’immaginario contemporaneo in tema, come per esempio la spada conficcata nella roccia che solo Artù riesce ad estrarre.
White scrisse altri libri, come Mistress Masham’s Repose, in cui omaggiò Jonathan Swift e i suoi Viaggi di Gulliver. Morì in viaggio, a bordo di una nave ancorata al Pireo di Atene e lì è stato sepolto.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Una biografia a fumetti di Tina Modotti per Edizioni NPE a cura di Elena Romanello

5 gennaio 2022

Tina-o-Maria_coverLe Edizioni NPE propongono una nuova opera di Ivo Milazzo, ideatore del personaggio di Ken Parker per la Bonelli, dove si racconta la vita di una donna affascinante e interessante, dal titolo Tina o Maria – Riflessi di una vita.
In questa graphic novel l’autore si confronta con la vita di Tina Modotti, fotografa, femminista e attrice italiana, vissuta tra il 1896 e 1942, protagonista di tanti fermenti della prima metà del Secolo breve, morta tragicamente e in circostanze misteriose. Un progetto e un personaggio a cui Ivo Milazzo era interessato da molto tempo, quasi vent’anni.
Nelle pagine del fumetto, rivive la breve e intensa vita di Tina Modotti, che espresse la sua idea di libertà attraverso la fotografia e l’impegno civile, soprattutto in Messico dove divenne una vera e propria icona di vita, amica e amante tra l’altro della pittrice Frida Kahlo. I suoi scatti compongono le collezioni dei più importanti Musei del mondo, e al suo lavoro sono state dedicate varie mostre, anche qui in Italia. Tina Modotti visse in un perenne stato d’ansia nell’impossibilità di tornare a Udine e riabbracciare i propri familiari per il terrore di finire incarcerata, se non uccisa, a causa dell’intensa attività antifascista. Un personaggio controcorrente e ribelle, su cui si sa ancora poco, soprattutto sulle circostanze della sua morte.
Non è la prima graphic novel ad uscire su Tina Modotti, alcuni anni fa la 001 Edizioni aveva pubblicato un’opera dell’autore spagnolo Angel de la Calle, ed è senz’altro un personaggio su cui c’è e ci sarà sempre da dire. Ivo Milazzo sceglie di raccontare innanzitutto la Tina donna, e poi in un secondo tempo gli aspetti artistici e politici del suo tempo. Il volume ha la prefazione di Antonio Ricci.

Le ragazze del Pillar 2 di Stefano Turconi e Teresa Radice (Bao Publishing, 2021) a cura di Elena Romanello

30 dicembre 2021

bc4c39aa-ce02-6f00-8cbb-8fb9a56c60f4A due anni di distanza dal primo volume, sono tornati in libreria e fumetteria per Bao Publishing Stefano Turconi e Teresa Radice, con il secondo volume de Le ragazze del Pillar, lo spin off de Il porto proibito.
Come il primo libro, anche questo racconta le storie delle ragazze del Pillar to Post, il bordello di Plymouth dove si svolgeva una parte importante della storia del Porto. Mentre Il porto proibito raccontava una vicenda a se stante, con suoi personaggi e un suo intreccio,  Le ragazze del Pillar vuole essere una storia incentrata di volta in volta sulle giovani donne ospiti del bordello, con episodi autoconclusivi per costruire un mosaico narrativo più ampio, destinato a dipanarsi negli anni.
Bao Publishing ha in progetto di riportare i suoi lettori ogni due anni in questo microcosmo affascinante e spietato, ambientato nell’Inghilterra dell’inizio dell’Ottocento, durante le guerre napoleoniche, ma con uno sguardo su come era il mondo allora e soprattutto sulla società.
Ne Le ragazze del Pillar 2 ci sono quindi due nuove storie: quella di Tess, la misteriosa ultima arrivata al Pillar, che nasconde alcuni segreti inconfessabili e inquietanti che verranno fuori e che potrebbero mettere a rischio non solo la sua vita, e Cinnamon, perseguitata invece dal suo passato. Le loro storie si chiudono nel volume 2, ma vanno a completare un intreccio di vicende sempre più articolato e ricco, una ricostruzione d’epoca intrigante e mai noiosa e un’epopea sugli ultimi della società, o meglio le ultime, che coinvolge e appassiona.
Le ragazze del Pillar 2 immerge di nuovo in un mondo dettagliato e evocativo, raccontato in ogni dettaglio, con personaggi a cui ci si affeziona e che è sempre bello ritrovare. Una saga per chiunque ami la Storia, gli intrecci da grande romanzo dell’Ottocento, i racconti per immagini e per chi pensi che i fumetti sono un modo  per narrare vicende che niente hanno da invidiare a altre forme di narrazione. In attesa a questo punto di scoprire tra un paio d’anni le altre ragazze del Pillar.

Teresa Radice e Stefano Turconi nascono entrambi nella Grande Pianura, a metà degli anni ’70… ma s’incontrano solo nel 2004, grazie a un topo dalle orecchie a padella e a una pistola spara-ventose. Lei, per vivere, scrive storie; lui le disegna. Si piacciono subito, si sposano l’anno seguente. Scoprendosi a vicenda viaggiatori curiosi, lettori onnivori e sognatori indomabili, partono alla scoperta di un bel po’ di mondo, zaino e scarponi.
Dal camminare insieme al raccontare insieme il passo è breve.
Le prime avventure a quattro mani sono per le pagine del settimanale Disney “Topolino”:
arrivano decine di storie, tra le quali la serie anni ’30 in 15 episodi Pippo Reporter (2009-2015), Topolino e il grande mare di sabbia (2011), Zio Paperone e l’isola senza prezzo (2012), Topinadh Tandoori e la rosa del Rajasthan (2014) e l’adattamento topesco de L’Isola del Tesoro di R.L.Stevenson (2015).
Nel 2011 si stabiliscono nella Casa Senza Nord – a 10 minuti di bici dalle Fattorie, a 20 minuti a piedi dal Bosco, a mezz’ora di treno dal Lago – e piantano i loro primi alberi.
Nel loro Covo Creativo, i cassetti senza fondo straripano di progetti: cose da fare, posti da vedere, facce da incontrare.
Nel 2013 esce Viola Giramondo (Tipitondi Tunué, Premio Boscarato 2014 come miglior fumetto per bambini/ragazzi, pubblicato in Francia da Dargaud: Prix Jeunesse a Bédécine Illzach 2015 e Sélection Jeunesse a Angouleme 2016).
Il Porto Proibito, pubblicato nel 2015 per BAO Publishing e ristampato nel 2016 in una Artist Edition di prestigio, ha vinto il Gran Guinigi come “Miglior graphic novel” a Lucca Comics 2015 e il Premio Micheluzzi come “Miglior fumetto” a Napoli Comicon 2016. Sempre per i tipi di BAO, pubblicano Non stancarti di andare nel 2017 (graphic novel che riscuote in brevissimo tempo un grande successo di pubblica e critica), due volumi della serie per i più piccoli Orlando Curioso (Orlando Curioso e il segreto di Monte Sbuffone Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati) tra il 2017 e il 2018, Tosca dei Boschi (inizialmente edito da Dargaud in Francia e poi portato in Italia) nel 2018.
I frutti più originali della loro ormai decennale collaborazione hanno gli occhi grandi e la testa già piena di storie. I loro nomi sono Viola e Michele.

Provenienza: libro del recensore.

Il mistero delle dieci torri di Marcello Simoni (Newton Compton, 2021) a cura di Elena Romanello

24 dicembre 2021

Sono anni che Marcello Simoni porta i suoi lettori in secoli passati, considerati a torto per troppi anni come bui e ostici, e in realtà teatro di vicende appassionanti e intricate. 
Quest’anno arriva in libreria una raccolta di suoi racconti, scritti nel corso degli anni, alcuni antecedenti ai libri che l’hanno reso famoso, altri no, inediti o introvabili, in cui ritrovare luoghi e personaggi ormai nel cuore di molti o scoprire nuovi intrecci e atmosfere che, chissà, un giorno potranno essere riletti in altre vicende. Del resto, i racconti sono un genere praticato da molti autori di gialli e di libri d’avventura, partendo dagli stessi Emilio Salgari e Arthur Conan Doyle, e sono una vera prova per il talento di uno scrittore, visto che in poche pagine deve raccontare vicende che appassionino senza lo spazio di un romanzo.
Nelle pagine de Il mistero delle dieci torri si ritrovano personaggi amati e noti, come Ignazio da Toledo, alle prese con i misteri che ha dovuto svelare prima di lasciare la Palermo di Federico II fingendosi morto, o anche il suo antagonista, l’astrologus Michele Scoto, sempre in cerca di complotti da ordire. Altre storie faranno scoprire personaggi come il fratello gemello di Cosimo de’ Medici, il corsaro Khayr al-Dīn Barbarossa, uno dei pirati che Marcello Simoni ha omaggiato nel corso degli anni, il cavaliere ospitaliero Leone Strozzi e  Licio Ganello, un mago fiorentino destinato da morto a diventare l’oggetto degli studi sui cadaveri di Leonardo da Vinci.
Marcello Simoni porta in un viaggio tra terra e mare, attraverso i secoli, in luoghi lontani e affascinanti, per scoprire quello che è il suo immaginario, un immaginario in continuo divenire e molto vario e trovandosi a suo agio ovunque, dalla nascita della città etrusca di Spina alle battaglie navali con i pirati nel Mar di Levante alla fine del Cinquecento, senza dimenticare la Sicilia della corte di Federico II, le corti rinascimentali e le lagune vicino a Ferrara piene di nebbia e segreti durante il secondo dopoguerra. 
Una raccolta di racconti che verrà divorato da tutti i fan dell’autore, ma anche un modo per avvicinare nuovi lettori alle sue storie, visto che c’è chi non ha voglia magari di impegnarsi subito con una saga letteraria, e può capire però con queste storie i mondi di Marcello Simoni.

Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acquistati in diciotto Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato numerosi bestseller tra cui la trilogia Codice Millenarius Saga e la Secretum Saga. La saga che narra le avventure di Ignazio da Toledo, l’astuto mercante di libri, ha consacrato Marcello Simoni come autore culto di thriller storici, vendendo oltre un milione e mezzo di copie.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Il ritorno di Jonathan Strange & il signor Norrell, a cura di Elena Romanello

17 dicembre 2021

jonathan-strange-il-signor-norrellA quindici anni di distanza dalla prima edizione italiana, e sull’onda dell’uscita del nuovo, atteso romanzo dell’autrice Susanna Clarke, Fazi editore ripropone uno degli urban fantasy più interessanti e innovativi di sempre, Jonathan Strange & il signor Norrell, in una nuova edizione.
Definito da Neil Gaiman il migliore romanzo inglese scritto negli ultimi settant’anni e definito il più grande libro fantasy uscito nel Regno Unito dai tempi di Tolkien e Lewis, Jonathan Strange & il signor Norrell porta in un’Inghilterra alternativa dell’epoca delle guerre napoleoniche, in cui è presente la magia, o meglio, si crede che sia completamente scomparsa. Ma un bel giorno, il timido e erudito signor Norrell rivela pubblicamente le sue abilità di mago, dando vita a un’ondata di entusiasmo che dilaga per tutto il paese e lo trasporta fino ai salotti dell’alta società di Londra, dove si lega ai politici e scende a patti con un gentiluomo proveniente da un regno fatato. Ma il signor Norrell non è l’unico mago presente: poco dopo emerge il giovane e audace Jonathan Strange, che prima diventa suo discepolo e poi mette in discussione tutte le sue teorie, perché è attratto dagli incantesimi e dalle magie oscure. Nel corso degli anni i due si scontreranno in maniera ancora più definitiva di quanto il loro Paese non stia facendo con Napoleone, mentre le loro ossessioni e ambizioni segrete metteranno a rischio le vite di molti e cambieranno per sempre la magia inglese e la vita.
Un long seller che è bello leggere o rileggere, da proporre innanzitutto a chi pensa che l’urban fantasy non sia capace di proporre storie interessanti e insolite, finalista al Man Booker Prize, con quattro milioni di copie vendute nel mondo in 34 Paesi diversi, un libro per chi ama il fantastico in tutte le sue sfumature, l’ucronia e il romanzo storico. Da questo romanzo è stata tratta anche una miniserie della BBC, per ora inedita, ma che speriamo arrivi presto anche in italiano, sull’onda di questa nuova edizione.

Anime System il successo polimediale dell’animazione giapponese di Marc Steinberg (Tunué, 2020) a cura di Elena Romanello

10 dicembre 2021

anime-system-1-758x1146La collana Lapilli giganti di saggistica sul mondo dei fumetti della Tunué diretta da Marco Pellitteri presenta il saggio Anime System, il successo polimediale dell’animazione giapponese dello studioso statunitense Marc Steinberg, utile e interessante in questo momento di rinnovato interesse per i cartoni animati provenienti dal Paese del Sol levante.
Infatti, anche i media mainstream si sono accorti dell’interesse che c’è, presso le giovani generazioni e non solo, verso queste storie così lontane e così vicine, grazie anche al supporto dato alla proposta di nuovi titoli e classici ormai senza tempo da parte delle piattaforme televisive, in un fenomeno che unisce più generazioni, dagli ex ragazzini ormai adulti e a volte genitori della generazione Goldrake ai millenials.
Per capire l’importanza degli anime e della cultura ad essi legati, è interessante immergersi nelle pagine di Marc Steinberg, uno dei più accreditati studiosi dei media giapponesi, in cui si spiega che quello che si vede sul piccolo o sul grande schermo costituisce il fulcro di un sistema di connessioni tra personaggi, media, prodotti, supporti e forme di consumo. Un vero e proprio anime system, basato su una complessa polimedialità, che in Giappone è chiamata media mix.
Lo studioso racconta i punti chiave di questo fenomeno, presente, sia pure in maniera minore, anche nei Paesi in cui gli anime sono diventati popolari, Italia in testa, partendo dall’arrivo degli anime sulle televisioni del Paese del Sol levante negli anni Sessanta, che da subito colpiscono per la loro carica innovativa e estetica e per il rapporto viscerale che si crea tra il pubblico, giovanissimo ma non solo, e i personaggi.
Marc Steinberg concentra in particolare la sua attenzione su uno dei maggiori colossi editoriali e multimediali giapponesi, la Kadokawa, titolare o licenziataria di alcuni dei maggiori successi degli ultimi vent’anni, a cominciare da Neon Genesis Evangelion Cowboy Bebop.
Un libro che fornisce un quadro aggiornato dell’importanza commerciale, polimediale e culturale degli anime, utile sia per gli studiosi di media, marketing e industrie creative, che per chi mastica pane e cartoni animati giapponesi ormai da una vita, per capire meglio una passione che dalla carta e dallo schermo è diventata uno stile di vita, con prodotti e universi materiali da scoprire.

Marc Steinberg è professore associato della Concordia University, dove insegna cinema ed è direttore della Platform Lab. Il libro Anime system. Il successo polimediale dell’animazione giapponese ha vinto diversi premi internazionali.

Provenienza: pdf inviato dall’Ufficio stampa che ringraziamo.

Un’antologia di fantasmi per il Natale a cura di Elena Romanello

4 dicembre 2021

Oggi come oggi non si pensa di primo acchito al Natale come una festa legata alle storie di fantasmi e261216339_3466060413620688_3349053176877004012_n simili, visto che questa caratteristica è stata persa da Halloween o Samhain, un’antica festa europea e celtica tornata a casa dopo essere stata oltre oceano.
In realtà, durante il lungo regno della regina Vittoria in Inghilterra, che durò dal 1837 al 1901, le storie di fantasmi erano legate invece proprio al Natale, il momento dell’anno in cui i giorni sono più corti e le ombre più lunghe, il tempo del solstizio d’inverno.
Non è un caso, infatti,  che la più celebre storia di Natale, il Canto di Natale di Charles Dickens, più volte celebrata da vari media fino ad oggi, sia innanzitutto una storia di fantasmi e che fantasmi.
Oscar Draghi presenta in vista del prossimo Natale la preziosa antologia Il grande libro dei fantasmi di Natale, che raccoglie tutta una serie di storie composte tra fine Settecento e l’inizio del Novecento per raccontare un aspetto di questa festa tutto da riscoprire, con nomi anche famosi che si sono confrontati con il mix solstizio d’inverno, nascita di varie importanti divinità e creature che tornano dal regno dei morti in questi momenti dove luce e ombra si affiancano e dove l’atmosfera di festa porta anche malinconia e sconforto.
Gli autori e le autrici presenti in antologia sono davvero tanti, e ci sono sorprese: si va dal fondatore del romanzo storico Walter Scott all’inventore di Sherlock Holmes Arthur Conan Doyle, dall’autrice di Piccole donne, amante anche dei romanzi gotici con cui manteneva la famiglia Louisa May Alcott all’uomo dietro Peter Pan James Matthew Barrie, dalla maestra di intrecci vittoriani Elizabeth Gaskell alla fondatrice dell’horror a fosche tinte Marie Corelli, senza dimenticare i contributi dell’altrove esilarante Jerome K. Jerome, dell’esperto H. P. Lovecraft, e degli autori di classici Edith Wharton e James Joyce.
Un libro quindi esaustivo e imperdibile, per capire ancora una volta che la letteratura non è fatta di alto e  basso, ma di maestri che hanno saputo rielaborare e confrontarsi con archetipi sempiterni dell’animo umano, come la vita e la morte, e la soglia fantastica e inquietante che c’è tra le due.