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La notte dei tempi di René Barjavel (L’Orma editore, 2020) a cura di Elena Romanello

24 settembre 2020

i__id1381_mw600__1xL’Orma editore continua a proporre i romanzi di genere fantastico di René Barjavel, una delle voci più interessanti e intriganti al di fuori del mondo anglosassone, presentando questa volta La notte dei tempi, un libro assente da troppo tempo dalle librerie italiane dopo un’edizione nella Nord Oro di diversi anni fa.
Questa volta l’autore porta in Antartide, durante i sei mesi di estate con sole permanente, dove una spedizione francese, impegnata in controlli di routine, scopre a 900 metri di profondità i resti di una civiltà primordiale, che possedeva conoscenze scientifiche futuristiche poi andate perdute in seguito ma che possono essere molto utili.
Da quei resti emergono i corpi ibernati di un uomo e di una donna, perfetti nel loro sonno, che presto si spezza con conseguenze incredibili e la scoperta di un passato perduto ricco di eventi e drammi. I governi, le Nazioni unite e i semplici cittadini capiscono che è in gioco il futuro dell’umanità ma anche il suo passato, soprattutto quando la donna venuta dal passato inizia a raccontare le sue verità, come si è addormentata e cosa ha trovato in quel mondo di millenni dopo.
Una storia che riprende l’archetipo delle civiltà perdute e del passato ipertecnologico poi perduto, con tematiche ecologiste e femministe, scritta dall’autore poco prima del Maggio 1968 di cui prefigura gli eventi, tra azzardi del progresso e miti sull’inizio delle civiltà.
La notte dei tempi è un romanzo per amanti della fantascienza, ma anche per chi cerca nella finzione una chiave di interpretazione della realtà, tra denuncia e riflessione. Con questo libro René Barjavel entrò di prepotenza nell’olimpo dei maestri della fantascienza mondiale, raccontando futuri possibili del nostro pianeta e, come in questo caso, passati alternativi, mitici e inquietanti.

René Barjavel (1911-1985) è considerato il padre della fantascienza francese moderna, «lo Jules Verne del XX secolo». Scrittore, giornalista e sceneggiatore di numerosi film, dalla saga di Don Camillo agli adattamenti francesi di capolavori come Il Gattopardo e I vitelloni, con i suoi romanzi sul viaggio nel tempo, la fine del mondo e i pericoli della tecnologia ha conquistato milioni di lettori diventando oggetto di un culto intergenerazionale. Allergico alle ghettizzazioni letterarie, sosteneva che la fantascienza fosse «una nuova letteratura che comprende tutti i generi». La notte dei tempi (1968), considerato il suo capolavoro, è entrato nell’immaginario letterario e pop, dall’arte contemporanea fino ai fumetti e ai tatuaggi. Compare regolarmente ai primi posti delle classifiche dei migliori libri di fantascienza di sempre. Di René Barjavel L’orma editore ha già pubblicato la riscrittura del ciclo arturiano Il mago M. e il classico del genere catastrofico Sfacelo.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

La confessione di Jessie Burton (La Nave di Teseo, 2020) a cura di Elena Romanello

23 settembre 2020

J51xVnE7HTYL._SY445_QL70_ML2_essie Burton torna in libreria con una nuova storia al femminile, di ambientazione contemporanea, dove c’entrano però sempre l’arte e le professioni ad essa legate, con una riflessione questa volta sul mondo della scrittura.
Nella Londra del 1980, in un pomeriggio d’inverno nel quartiere di Hampstead Heat si incontrano Elise Morceau, vent’anni, bella, progetti confusi sul suo presente e futuro e un lavoro saltuario come maschera a teatro, e la scrittrice più matura Constance Holden, detta Connie.
Tra le due nasce l’amore, i primi tempi sono un idillio nella capitale britannica di inizio anni Ottanta, poi Connie deve trasferirsi a Los Angeles per seguire l’adattamento di un suo libro con un cast d’eccezione.
Elise la segue, senza particolari entusiasmi e il loro rapporto va presto in crisi, per le tante differenze che emergono, per l’ambiente spesso falso che esalta Connie ma deprime Elise. La ragazza si butta in una storia con il marito della migliore amica della sua compagna, creando problemi, e si allontana poi da Connie, affrontando una maternità che la distrugge tanto da spingerla a sparire nel nulla.
Oltre trent’anni dopo Rose, divisa tra un presente confuso e un futuro su cui non fa progetti, viene indirizzata da suo padre, ormai pensionato in Francia con una nuova compagna, sulle tracce di Constance, che si è ritirata da anni in solitudine dove sta però scrivendo un nuovo libro, per cercare di capire cosa è stato di sua madre. Un percorso tra passato e presente non indolore che la aiuterà forse a capire meglio come impostare la sua vita.
Un romanzo che mette a confronto gli ormai lontani e ruggenti anni Ottanta con l’oggi, attraverso le storie di alcune donne, tra segreti, arte, maternità e amore, su quello che si perde e si guadagna ogni volta che si prende una decisione, come aprirsi ad un nuovo amore ma anche concludere un rapporto.
La confessione mescola romanzo di costume e indagine verso la scoperta di una verità forse impossibile, attraverso i meandri dell’animo umano, le scelte, i dolori, le gioie, confermando il talento dell’autrice e la sua abilità nel raccontare storie che rimangono nell’animo umano.

Jessie Burton è nata nel 1982 e vive a Londra. Ha studiato presso l’Università di Oxford e alla Royal Central School of Speech and Drama; ha lavorato per nove anni come attrice, prima di scrivere il suo romanzo d’esordio, Il miniaturista, divenuto in breve tempo uno dei casi editoriali più straordinari degli ultimi anni, con più di un milione di copie vendute nel mondo. Ha scritto inoltre La musa (2016) e Ragazze scatenate (2018), il suo primo racconto per ragazzi, pubblicati in Italia da La Nave di Teseo. I suoi libri sono stati tradotti in 38 lingue.

Provenienza: libro preso in prestito nel circuito SBAM della provincia di Torino.

Il festival del fantastico Loving the alien al Mufant di Torino a cura di Elena Romanello

16 settembre 2020

 

Dal 18 al 20 settembre il Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza di Torino in via Reiss Romoli 49 bis organizza la prima edizione del festival Loving the alien, dedicati agli universi della fantascienza, del fantasy, dell’horror e del fumetto, tra passato, presente e futuro.
Loving the alien, un tributo ad un alieno d’eccezione, David Bowie, è inserito nei progetti di riqualificazione della Circoscrizione 5 di Torino, intorno al Mufant, luogo di incontro e di scambio per appassionati e curiosi del fantastico e vuole anche essere un modo per ritrovarsi e iniziare a progettare un futuro fantastico.
Nei tre giorni, il primo online dalla pagina Facebook del Mufant e gli altri due in sede, dentro il Museo e negli spazi fuori nel Parco del Fantastico, sono previsti conferenze, incontri, stand di associazioni, case editrici e librerie, cosplayer musica, recital di doppiatori, su molti argomenti. Tra gli altri spiccano l’inaugurazione sabato della statua di Wonder Woman e domenica dell’extraterrestre di Alien, oltre che l’apertura della mostra sui venticinque anni di Sailor Moon in Italia con materiale raro e originale a cura di Leone Locatelli.
I libri e la letteratura sono i grandi protagonisti, con una serie di incontri, in vista anche dell’intitolazione del piazzale esterno al Museo a Riccardo Valla, traduttore, studioso e collezionista del fantastico.
Venerdì 18, on line, serata tutta letteraria, con prima una riflessione sul ruolo dell’alieno di Valerio Evangelisti, autore della saga di Nicholas Eymerich, e con una tavola rotonda sui libri di Ballard.
Sabato si va al Mufant, dove i libri sono i grandi protagonisti di incontri come Donne e fantastico, con le saggiste Giuliana Misserville e Eleonora Federici, partendo dai loro libri in tema, le antologie della Kipple su Marinetti e Alan D. Alteri con Lukha B. Kremo, il fantastico italiano con Franco Forte, la saga di Mondo9 con Dario Tonani, le novità dell’editore Zona 42, l’eco thriller La foresta fossile di Buendia Books, e le nuove uscite negli Oscar Draghi.
Domenica 20 i libri torneranno centrali con le narrazioni transmediali di Paolo Bertetti e Andrea Bernardelli, la Torino futura dell’autore ottocentesco Agostino della Sala Spada in uscita oggi in una nuova collana, una riflessione sul discusso L. Ron Hubbard, l’antologia Assalto al sole di Delosbooks, il passato e il presente della fantascienza italiana, le graphic novel di Leiji Matsumoto, il Manuale di scrittura della fantascienza di Odoya.
Il programma completo, con tutte le norme di sicurezza e su come prenotare le visite interne contingentate è nel sito del Museo www.mufant.it

Mary, la ragazza che creò Frankenstein di Linda Bailey e Julia Sardà (Rizzoli, 2020) a cura di Elena Romanello

1 agosto 2020

4649042-9788817145046-285x424Tra le icone femminili e femministe dei secoli passati, continua ad essere studiata e esaltata Mary Shelley, autrice del primo romanzo di fantascienza, Frankenstein, figlia di un’attivista per i diritti delle donne morta poco dopo averla data alla luce e per sempre ombra e ispirazione della sua vita, interessata alla scrittura fin da giovanissima, eroina romantica di una passione devastante, toccata fin da ragazza dal dolore e dalla morte e capace di creare una storia ancora oggi immortale.
In questi ultimi anni sono usciti vari libri e anche un film su Mary, ed è la volta ora di un libro illustrato rivolto ai ragazzi, una scelta coraggiosa visto che i generi del fantastico per adulti sono sempre visti come terreno minato, e anche una scelta vincente, più incentrata giustamente sulla personalità dell’autrice che non sulla vicenda narrata nel romanzo.
Nelle pagine del libro rivive quindi la vita di Mary, una sognatrice, che fin da bambina immagina cose mai esistite, costruisce castelli in aria, stimolata da un ambiente familiare non facile ma che le permette comunque orizzonti diversi da molte ragazze della sua epoca, e poi dalle sue scelte di vita controcorrente, come fuggire con il suo grande amore Percy Shelley, suscitando scandalo e vivendo poi una vita non certo facile, costellata di dolori, fino alla morte prematura del marito.
Il libro racconta come è nata come scrittrice e come ha dato vita ad una leggenda, attraverso tavole suggestive, che reinventano un mondo come quello del primo Ottocento e omaggiano la cultura romantica e gotica, partendo da quella storia da brividi, in un antico castello, con scoperte scientifiche che sfidano la natura e la morte, durante una notte di tempesta reale, a Villa Diodati sul lago di Ginevra in un anno senza estate, e finta, nelle pagine del libro.
Una narrazione semplificata ma non banale, la nascita di un personaggio indimenticabile e emblematico ancora oggi, in quello che è comunque uno di più grandi romanzi di tutti i tempi, resa accessibile ai più giovani, con poi alla fine del libro una scheda biografica su Mary Shelley e la sua vita.
Mary, la ragazza che creò Frankenstein fa quindi conoscere ai giovanissimi un’autrice straordinaria e la nascita di un genere, come la fantascienza, che ancora oggi è popolarissimo e che deve le sue origini proprio a quella storia di paura capace di toccare il cuore.

Linda Bailey è autrice di molti libri per ragazzi, tra cui la serie di gialli di Stevie Diamond, le graphic novel della Good Times Travel Agency, e un’eclettica serie di albi illustrati, come l’acclamato Stanley’s Party. Ha vinto la California Young Reader Medal, il Blue Spruce Award, il Georgia Storybook Award e molti altri premi.. Vive e lavora a Vancouver.
Júlia Sardà dopo aver iniziato la carriera come colorista per la Diney/Pixar, si è dedicata all’illustrazione toutcour, e oggi i suoi lavori sono apprezzati epubblicati in tutto il mondo. Tra i tanti libri per ragazzi che ha illustrato, per Rizzoli sono usciti La famiglia Lista (2017) e Mary Poppins (2018). Vive a Barcellona.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Le confessioni di Frannie Langton di Sara Collins (Einaudi, 2020) a cura di Elena Romanello

29 luglio 2020

978880624327GRALa Londra del 1826, poco prima che inizi la lunga era vittoriana rimane sconvolta da un fatto di sangue di inaudita violenza: Frannie Langton, cameriera mulatta ex schiava ha ucciso i suoi padroni, Mr e Mrs Benham, esponenti dell’alta società, e ora si trova sotto processo all’Old Bailey, il tribunale della capitale britannica, dove rischia la condanna a morte, anche e soprattutto per la sua doppia condizione di paria, essere di colore e essere donna.
Inizia così una vicenda che si snoda tra le testimonianze di chi ha conosciuto Frannie e i suoi datori di lavoro e la voce della stessa Frannie, che racconta la sua breve vita, da quando nacque schiava in una piantagione, potendo però imparare a leggere, a quando fu liberata ed arrivò a lavorare a Londra, conoscendo nuove realtà, anche grazie a Mrs Benham, un’amica e non solo per lei, sua confidente in un mondo in cui a entrambe, in quanto donne, è stato negato tutto.
La Londra dell’Ottocento non è una novità nei libri, anche se di solito viene raccontata quella della regina Vittoria, e non quella dei primi decenni, dove erano già in corso cambiamenti e disagi, divisa tra modernità, con studi scientifici anche discutibili, e tradizione. In particolare si stava costruendo un volto nuovo di città con gente anche di altre etnie, e l’autrice racconta in queste pagine il tema dello schiavismo e delle persone di colore in un’altra parte del mondo anziché i soliti Stati Uniti del Sud, non meno però problematica e razzista.
Un romanzo quindi ricco di spunti, compresa la condizione della donna, problematica, sia se si è una signora inglese imprigionata in un matrimonio infelice e nella dipendenza del laudano, problema sociale di cui oggi non si parla più ma paragonabile alle moderne tossicodipendenze, sia se si è una ragazza di colore liberata dalla condizione di schiava ma in realtà sempre serva di un mondo spietato, con altri tipi di catene.
Le confessioni di Frannie Langton è un romanzo che nasce come omaggio alla narrativa gotica, con spunti thriller nella ricerca di una verità scomoda, ma con forti connotazioni sociali e storiche, per restituire un’epoca sempre affascinante anche se inquietante, con argomenti appunto oggi di grande attualità come la condizione delle persone di colore e il ruolo delle donne nella società, due esempi di discriminazione e isolamento.
Un romanzo di esordio potente, vincitore di vari premi, che si legge come un noir e che fa pensare ad ogni pagina, per capire come certi problemi nascano da molto lontano, e come la voce di Frannie, eroina che adora leggere le avventure di Moll Flanders, protagonista tragica per antonomasia della letteratura inglese, sia moderna e vibrante a raccontare un’odissea in una vita che, in certi parti del mondo, può ancora ripetersi in maniera simile.

Sara Collins ha studiato legge alla London School of Economics e ha lavorato come avvocato per diciassette anni. Nel 2014 ha frequentato il Creative Writing Masters presso la Cambridge University, dove nel 2015 ha vinto il Michael Holroyd Prize for Recreative Writing ed è stata candidata al Lucy Cavendish Prize con un libro ispirato al suo amore per la letteratura gotica. Il romanzo premiato è diventato Le confessioni di Frannie Langton.

Federica Oddera, figlia d’arte (il padre era il celebre traduttore Bruno Oddera), ha insegnato italiano all’Istituto Italiano di cultura di Nuova Delhi, all’Università Islamica di Nuova Delhi e all’Università di Teheran. Tra i principali autori da lei tradotti vi sono R. K. Narayan, Chitra Banerjee Divakaruni, Arundhati Roy, Pankaj Mishra, Jhumpa Lahiri, Lisa See, Nicole Krauss, John Updike, Arthur Miller, Paul Auster, Nuala O’Faolain, Simon Winchester.

Provenienza: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito SBAM.

La ricamatrice di Winchester di Tracy Chevalier (Neri Pozza, 2019) a cura di Elena Romanello

22 luglio 2020

ricamatricesmallNell’Inghilterra degli anni Trenta c’è un problema sociale indotto dalla Grande Guerra, che ha falcidiato una generazione di ragazzi e uomini: il gran numero di donne nubili, o zitelle, considerate un pericolo alla società in un mondo basato sul matrimonio ma che proprio in seguito a questo si aprirà a nuove prospettive per un’evoluzione diversa della società.
Una di queste donne in eccedenza, come si suol dire in maniera non certo carina e delicata, è Violet Speedwell, trentotto anni, che ha visto cadere l’amato Laurence insieme al fratello a Passchendaele insieme a migliaia di altri soldati. Dopo la morte del padre, Violet lascia la soffocante casa di Southampton e le continue lamentele della madre, che la vorrebbe a vita come sua serva, trovando lavoro come dattilografa per una compagnia di assicurazioni a Winchester. Ma a Winchester c’è anche una storica cattedrale, a cui sono legati alcuni bei ricordi di Violet, dove c’è un gruppo di ricamatrici dei cuscini per i fedeli, gestito dall’implacabile signora Biggins, su modello di una gilda medievale, per continuare a creare bellezza.
Violet è attratta dall’idea di creare qualcosa con le sue mani, qualcosa di creativo e che resti, e entra in questo nuovo mondo, scoprendo nuovi modi di vivere, e facendo incontri, come quello con l’esuberante Gilda, ragazza che ha reagito in un’altra maniera alla situazione attuale, e con Arthur, il campanaro dagli occhi azzurri, prigioniero di un matrimonio infelice e anche lui in cerca di nuovi inizi.
Questi incontri e questa nuova vita faranno capire a Violet che ogni destino può essere cambiato se si ha il coraggio di sfidare i pregiudizi di una società superata e soffocante, come del resto fecero tante donne reali che si trovarono nella sua condizione.
Sono vent’anni, da La ragazza con l’orecchino di perla che Tracy Chevalier ci racconta storie di donne note e meno note nella Storia: questa volta sceglie un’epoca su cui non si sa in fondo molto, anche se di moda grazie al serial Downton Abbey, per raccontare un destino emblematico di un’intera generazione, da cui poi nacque un’idea di società e di ruolo della donna più moderni, tra lavoro e nuove forme di affettività.
Qualcuno ha citato Jane Austen a proposito della vicenda narrata, certo, si torna nella campagna inglese, ma in un altro tempo e con altri tipi di personaggi, donne di un mondo remoto ma da cui è nato l’oggi.

Tracy Chevalier è nata a Washington nel 1962. Nel 1984 si è trasferita in Inghilterra, dove ha lavorato a lungo come editor. Il suo primo romanzo è La Vergine azzurra (Neri Pozza, 2004, BEAT 2011, 2015). Con La ragazza con l’orecchino di perla (Neri Pozza, 2000, 2013) ha ottenuto, nei numerosi paesi in cui il libro è apparso, un grandissimo successo di pubblico e di critica. Bestseller internazionali sono stati anche i suoi romanzi successivi: Quando cadono gli angeli (Neri Pozza, 2002, BEAT 2012), La dama e l’unicorno (Neri Pozza, 2003, BEAT, 2014), L’innocenza (Neri Pozza, 2007, 2015), Strane creature (Neri Pozza, 2009, 2014) e L’ultima fuggitiva (Neri Pozza, 2013, 2014).

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche del Circuito SBAM della Regione Piemonte.

I testamenti di Margaret Atwood (Ponte alle Grazie, 2019) a cura di Elena Romanello

22 luglio 2020

i-testamenti-in-uscita-il-libro-di-atwood-maxw-814-e1572604688832-305x450A oltre trent’anni dal romanzo che la rese celebre, Il racconto dell’ancella, Margaret Atwood è tornata nel terrificante e oppressivo mondo di Gilead,forte anche del successo del serial TV, con I testamenti, un seguito molto particolare e alternativo di quella che è e resta una delle più inquietanti e riuscite distopie della modernità.
L’autrice non riprende la vicenda del primo libro, ma crea altre voci che raccontino: non c’è più il personaggio di Offred del primo libro, ma altre donne, tre per l’esattezza, le cui testimonianze vengono raccolte usando l’espediente narrativo del manoscritto ritrovato, o meglio dell’archivio che secoli dopo ricostruisce questa oscura pagina di Storia attraverso le sue protagoniste, in un gioco di recupero di una memoria rimossa di un passato post apocalittico, a sua volta poi annientato da altri eventi.
L’autrice dà voce a zia Lydia, la crudele guardiana delle ancelle, raccontando il suo passato di donna moderna in carriera e come fu condizionata da un regime totalitario per diventare quello che era, ad Agnes, una bambina cresciuta in una delle famiglie disfunzionali di Gilead che racconta con la sua voce quello a cui assiste, e a Daisy, che vive in Canada, terra libera dove in tante ex ancelle si sono rifugiate ma da dove dovrà confrontarsi con un mondo sempre feroce e che sta entrando in crisi. Su tutte e tre aleggia il mito di Baby Nicole, la bambina scomparsa, figlia di Offred in un ‘altra vita, la cui identità viene ricostruita man mano insieme alla storia di un regime totalitario destinato poi a crollare non senza prima aver continuato a distruggere le vite delle donne.
Non sempre i seguiti sono facili, il confronto con il primo libro è inevitabile, tenendo conto anche del grande successo che il mondo di Gilead ha avuto grazie al serial, tra i migliori e più sconvolgenti e coinvolgenti degli ultimi anni. Ma non è un confronto che sminuisce, anzi, perché I testamenti, non un seguito tradizionale quanto una nuova cronaca di un universo che sconvolge e resta dentro, sa appassionare e coinvolgere come il primo libro, raccontando nuovi tasselli di un mosaico che si compone man mano attraverso chi l’ha vissuto, sia pure da diversi punti di vista.
Attraverso le tre voci di altrettante donne parti di una società che ha negato loro ogni diritto, non certo solo distopica,  ma tremendamente metaforica di certe realtà, l’autrice si conferma per la sue efficacia, la sua ironia e per come ha saputo arricchire una narrativa di genere che spesso viene sminuita come robetta, ma che in realtà dai suoi albori è capace di dare dei capolavori. Come Il racconto dell’ancella e come I testamenti.

Margaret Atwood è una delle voci più note della narrativa e della poesia canadese. Laureata a Harvard, ha esordito a diciannove anni. Ha pubblicato oltre venticinque libri tra romanzi, racconti, raccolte di poesia, libri per bambini e saggi. Più volte candidata al Premio Nobel per la letteratura, ha vinto il Booker Prize nel 2000 per L’assassino cieco e nel 2008 il premio Principe delle Asturie. Fra i suoi titoli più importanti ricordiamo: L’altra Grace (2008), L’altro inizio (2014), Per ultimo il cuore (2016), Il canto di Penelope (2018), tutti usciti per Ponte alle Grazie. Margaret Atwood vive a Toronto, in Canada.

Provenienza: libro preso in prestito nel circuito delle biblioteche SBAM della Regione Piemonte.

L’animale più pericoloso di Luca D’Andrea (Einaudi, 2020) a cura di Elena Romanello

17 luglio 2020

978880624527HIGIl thriller è stato definito da un’esperta come Alicia Gimenez Bartlett come il genere che meglio racconta la società di oggi con tutte le sue contraddizioni, e si ricevono in continuazione conferme di questo, come capita nelle pagine della nuova fatica di Luca D’Andrea, già apparsa a puntate su La Repubblica la scorsa estate.
Ci ritroviamo in Alto Adige, luogo dove l’autore ha già ambientato le sue storie e che conosce bene perché ci vive, dove si incontrano una natura ancora selvaggia, interessi vari leciti e illeciti, abitanti e turismo, in un mix che spesso crea problemi. Su quei monti vive Dora Holler, tredici anni, che da qualche tempo ha abbracciato le idee ecologiste, prendendo come modelli Greta Thunberg ma soprattutto Diane Fossey. I suoi interessi e le sue battaglie però spesso non  vengono capite, a scuola, dove è vista come stramba, ma anche in casa, e dopo un litigio con suo padre per una questione per lei importante, la ragazzina scappa di casa.
Il suo scopo è salvare il nido di una lince, tutto è stato pianificato, ma non è sola, con lei c’è Gert, un attivista che condivide i suoi interessi e le sue passioni, conosciuto on line, e che crede essere suo coetaneo. Purtroppo Gert le ha mentito, non tanto sul suo impegno ambientalista, che c’è, ma sulla sua età, molto più adulta del previsto, e su altre cose sue non proprio raccomandabili, come un omicidio che ha commesso. La fuga dei due, dove Dora capisce presto di essere in pericolo, diventa un incubo, parte di un disegno criminale con dietro persone senza scrupoli, ben peggiori di Gert, che cercano giovanissime per scopi ignobili.
Dietro a Dora si lanciano volontari armati, spesso teste calde, mentre sono in gioco vari interessi, ma per salvarla ci vuole qualcuno che ha già conosciuto orrori simili, il capitano Viktor Martini, che a Roma, in un’altra vita, ha catturato lo Squartatore del Testaccio, un fatto che l’ha cambiato per sempre.
Un thriller teso, dove le montagne dell’Alto Adige sono ancora più inquietanti dei bassifondi delle città, con un’alternanza di punti di vista tra Dora, un personaggio interessante e insolito, e soprattutto molto attuale come modello per i giovanissimi di oggi, Martini e i suoi che le danno la caccia, il passato del poliziotto con la sua prima famosa caccia all’uomo, e chi minaccia la ragazzina, emblema delle varie forme di male che ci sono oggi, mai inventate e tristemente reali.
L’animale più pericoloso è ovviamente l’uomo (e anche certe donne non scherzano, come si scopre nel libro), in una storia in cui le tematiche ecologiste non sono comunque strumentalizzate e cavalcate, e dove si compie un viaggio negli abissi dell’animo umano, ma anche in quello che può salvare i propri simili e tutto il resto del mondo, in quello che può e deve essere salvato e valorizzato.

Luca D’Andrea è nato a Bolzano, dove lavora come insegnate precario d’italiano nella scuola media. Per Einaudi ha pubblicato nel 2016 La sostanza del male, il suo primo thriller, che diventerà una serie Tv internazionale, e nel 2017 Lissy. Nel 2019 esce Il respiro del sangue (Einaudi), che precede l’ultimo suo lavoro, L’animale più pericoloso.

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche del circuito SBAM.

Lucca Comics and Games 2020 si farà a cura di Elena Romanello

17 luglio 2020

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Dopo cancellazioni, defezioni, notizie contrastanti e non incoraggianti, è arrivato un annuncio che in molti aspettavano, non con qualche timore: Lucca Comics and Games 2020 si farà, come previsto, dal 29 ottobre al 1 novembre.
Certo, sarà un’edizione diversa, con vari cambiamenti e il programma si articolerà su quattro pilastri e modalità, per salvaguardare cultura, intrattenimento e sicurezza.
Il centro storico sarà il cuore degli eventi, con alcuni luoghi scelti, nei palazzi storici più belli, e con l’accesso possibile solo con il biglietto. Massimo spazio al mondo digitale, per offrire appuntamenti unici anche a chi è lontano, con eventi in diretta e on demand, attività su prenotazione con pacchetti premium, anteprime e proiezioni, con contenuti sviluppati ad hoc provenienti anche dalla community,  la vera protagonista di tutte le azioni messe in campo.
Si consoliderà la partnership con la RAI, in particolare con la RADIO 2 Radio Ufficiale, per supportare l’evento, in un momento in cui il sostegno per la ripartenza delle manifestazioni culturali diventa un vero e proprio impegno del servizio pubblico. In parallelo il festival si diffonderà sul territorio nazionale, coinvolgendo i principali negozi specializzati in fumetti, giochi e narrativa del fantastico. Per entrare a far parte di questa rete, occorre compilare un questionario all’indirizzo www.luccacomicsandgames.com/campfire.
Comincia comunque il conto alla rovescia per Lucca Comics, a fine mese si sapranno le prime anticipazioni sul programma e sulle prime adesioni di fumetterie, mentre a settembre si apriranno le biglietterie.

Carne mangia carne, il nuovo thriller di Andrea Monticone a cura di Elena Romanello

11 luglio 2020

carneIl lockdown o confinamento che si è vissuto negli scorsi mesi sta già ispirando e ispirerà numerose storie, diari e riflessioni, una delle prime è uscita per Buendia Books nella collana Fiaschette ed è un thriller, Carne mangia carne, di Andrea Monticone.
L’autore ritorna ad un suo personaggio, il colonnello dei carabinieri Gabriele Sodano, che si trova a dover cercare un’altra verità, non legata al coronavirus e agli arresti domiciliari forzati per tutta la popolazione, secondo il principio che il thriller è oggi il genere che sa raccontare meglio la contemporaneità e i suoi problemi, violenza sulle donne, razzismo, discriminazioni, criminalità organizzata, disagio, droga e altro ancora.
Torino è deserta, nelle pagine di Carne mangia carne, non c’è nessuno in  giro, se non fuori dai supermercati e dalle farmacie, ma la criminalità non dorme, anzi, il malaffare è cresciuto durante il confinamento e non nella finzione: Gabriele Sodano si trova a dover fare i conti con due omicidi efferati, una ragazza fatta a pezzi e un pensionato a cui hanno strappato il cuore, letteralmente.
L’indagine porterà il militare a dover affrontare un’associazione spietata che ha trovato spazio in Italia, soprattutto a Torino, la mafia nigeriana, che ha iniziato ad occuparsi di sfruttamento della prostituzione ampliando poi i suoi interessi altrove, distinguendosi per rituali tribali sanguinari che accompagnano la violenza solita.
Carne mangia carne mescola quindi due fatti attuali, uno che influenzato le vite non solo degli italiani in questi ultimi mesi, e l’altro di cui si tende a parlare poco, ma che ogni tanto esplode lasciando atterriti e attoniti.
Una conferma per il talento di Andrea Monticone, che il crimine lo conosce in prima fila per il suo lavoro da cronista e come caporedattore di CronacaQui, una storia tesa che racconta una pagina già di Storia e atti che continuano a succedere, che spesso si rimuovono ma che sono indice di un malessere enorme che non va sottovalutato.

Estate al Parco del Fantastico del Mufant di Torino a cura di Elena Romanello

11 luglio 2020

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In vista del festival dedicato al fantastico visto in tutte le sue forme, libri in tema, Loving the alien, previsto dal 18 al 20 settembre, il Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza di Torino in via Reiss Romoli 49 bis presenta un’Estate al Parco del fantastico, con incontri, presentazioni, passeggiate letterarie, momenti musicali, laboratori creativi con artisti per famiglie, performance artistiche, attività di giardinaggio e garden design partecipato.
Gli appuntamenti sono organizzati su tre aree tematiche: i Green Days, gli X Days, i Fantalab e Fantanight e prevedono varie giornate dedicate.
I Green Days parlano di ambiente, verde e riqualificazione urbana, con incontri con architetti del paesaggio, esperti di fantascienza ambientale, scrittori di letteratura fantastica, flash mob e laboratori, e si svolgeranno di sabato dalle 16 alle 19. Gli X Days sono dedicati all’identità di genere e all’inclusione sociale, in vista della mostra su Sailor Moon, icona GLBTQ, che verrà inaugurata durante Loving the alien, e vedranno in scena incontri con collezionisti e fumettisti esperti di manga, inaugurazione di nuove opere del Parco, performance artistiche, reading, incontri con esperti. Si svolgeranno per tre sabati, dalle 16 alle 19.
I Fantalab, di giovedì dalle 15 e 30 alle 19, sono rivolti alle famiglie, e partono dal Parco e dalle sue statue per reinterpretarle in maniera artistica con un laboratorio in tema: sono condotti dall’artista Stefano Fiorina, che ha già realizzato nel quartiere Torpignattara di Roma un progetto sull’eroe.
Le Fantanight, con come sotto titolo Trame di Clorofilla dal terzo millenio nel Parco del Fantastico vedranno lo spazio fuori dal Museo, ormai Parco urbano, animarsi per tre serate con voci, suoni e immagini, il tutto curato dal duo artistico Fannidada. In particolare ci saranno letture di brani di autori e autrici come  J.G. Ballard, Ursula K. Le Guin e P. K. Dick, videoproiezioni e musica, il 24 e 31 luglio e il 7 agosto, tre venerdì, dalle 21 alle 23.
Il programma completo, con anche le norme di sicurezza da seguire, è nel sito ufficiale del Mufant , con anche le norme di sicurezza da seguire. Tra i vari eventi, da segnalare sabato 11 luglio la presentazione del romanzo di fantascienza EVE di Giovanni Torchia, il 26 luglio incontro con Pupi Oggiano e Gabriele Farina su La paura trema contro e con Alessandro del Gaudio e il suo Metallo d’ombra, il 29 agosto inaugurazione della statua di Wonder Woman e il 5 e 12 settembre incontri su Sailor Moon e sull’identità di genere.
La manifestazione vuole proporsi ad un pubblico di prossimità ma anche come nuova attrattiva turistica per Torino ed è pensata per diventare un appuntamento costante, così come Loving the alien, per sancire la creazione di un nuovo polo culturale e artistico in periferia, legato a un mondo amato da più generazioni come l’immaginario fantastico.

Che futuro per le fiere del fumetto? a cura di Elena Romanello

29 giugno 2020

KODAK Digital Still Camera

Tra i tanti eventi che sono saltati a causa delle misure di contenimento del Coronavirus, ci sono le fiere del fumetto, una realtà di cui si parla poco ma che significano lavoro, cultura, promozione sociale: tra le vittime illustri si segnalano Napoli Comicon, rinviata due volte e poi cancellato, forse se ne parlerà a dicembre, Romics, rinviata all’anno prossimo, Riminicomix, con lo stesso destino, il Festival dell’Unicorno a Vinci, stesso problema, Torino Comics, che forse tornerà a fine anno, mentre resta in forse Lucca Comics & Games il week-end di Ognissanti, anche se alcune aperture verso i festival della Regione Toscana fanno ben sperare.
Del resto è un problema non solo italiano, in Francia è saltato il Japan Expo di Parigi, in Giappone il Comiketto, negli Stati Uniti il San Diego Comicon che si svolgerà on line a partire dal 22 luglio, un po’ come ha fatto il Salone del libro di Torino.
I festival del fumetto italiani si sono uniti per scrivere al governo e sollecitare misure urgenti per un settore in sofferenza e che non va assolutamente considerato di serie B. Hanno aderito all’appello festival di varia grandezza e importanza, come ARF! Festival (Roma), Be Comics! (Padova), B-Geek (Bari), BilBOlBul (Bologna), Cesena Comics & Stories, COMICON (Napoli), Etna Comics (Catania), Lanciano nel Fumetto, Le Strade del Paesaggio (Cosenza), Lucca Comics & Games, Lucca Collezionando, Mostra Mercato del Fumetto ANAFI (Reggio Emilia), Palermo Comic Convention, Pescara Comix & Games, Rapalloonia! Mostra Internazionale dei Cartoonists (Rapallo), Riminicomix, San Beach Comix (San Benedetto del Tronto), TCBF Treviso Comic Book Festival, Teramo Comix, Tiferno Comics (Città di Castello), Torino Comics, Varchi Comics (Montevarchi), Venezia Comics.
Nell’appello i festival hanno ricordato alcune cose importanti, innanzitutto l’impatto sul territorio e il loro essere un importante volano economico, con un indotto di oltre trecento milioni di euro, che rischia di essere perso del tutto. Ma il fumetto non è solo vil denaro, e i promotori della manifestazione hanno ricordato: Quando si parla di fumetto si parla di cultura e si parla anche di editoria, industria, imprenditoria, artigianalità, creatività, professionalità, filiera. I più importanti festival dedicati alla nona arte uniscono oggi le loro forze con l’obiettivo di far riconoscere il valore culturale dei fumetti e di tutto il mondo che vi gravita attorno, per promuovere il linguaggio fumettistico e stabilire un dialogo duraturo e proficuo con le istituzioni.
Il tutto senza contare l’occasione di incontro, importantissima in un momento in cui la solitudine può diventare un vero dramma, soprattutto per giovani e giovanissimi.  Ma è davvero tutto perduto?
Appunto, si attendono notizie per Lucca Comics, ma il 12 e 13 settembre prossimo è stata annunciata  Alecomics ad Alessandra, e lo stesso week-end dovrebbe svolgersi anche la fiera a Busto Arsizio rimandata da Milano. Da settembre dovrebbero ricominciare anche le fiere mercato del fumetto organizzate dalla Kolosseo di Bologna e il primo week-end di ottobre dovrebbe tornare Cartoomics alla fiera di Rho alle porte di Milano.
A questo punto non resta che incrociare le dita e aspettare di potersi ritrovare tra appassionati e professionisti in quelli che sono da vari anni ormai luoghi magici e indimenticabili.