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Nella tana dell’inconscio: locus suspectus di Gian Piero Grandi (Ananke lab, 2019) a cura di Elena Romanello

29 marzo 2020

inconscioGian Piero Grandi, psicoterapeuta e psicologo, si occupa da tempo di lavorare con adolescenti e giovani adulti, e usa per le sue terapie il richiamo alla cultura pop dei fumetti e dell’immaginario nerd, che possono contenere spunti davvero interessanti per tutte le età.
Il sottotitolo di questo saggio è Narrativa di psicoterapia in età evolutiva, e nelle sue pagine l’autore si pone il compito di far compiere un viaggio attraverso archetipi e personaggi, in cerca del lato oscuro, della paura, delle incognite del crescere, della precarietà del mondo moderno. Ogni viaggio è visto come una prigione di cui liberarsi.
Il primo personaggio che si incontra nel libro è Batman, supereroe ambivalente per antonomasia, soprattutto dopo la rilettura che ne ha fatto Frank Miller ne Il cavaliere oscuro. Il secondo è Ken il guerriero, protagonista di uno dei maggiori successi di manga e anime anni Ottanta, antieroe in un mondo violento di un futuro post apocalittico in cui emergono tante paure della contemporaneità. Il terzo sono i Cavalieri dello zodiaco, altri eroi di manga e anime di una trentina di anni fa, alle prese con un percorso di salvataggio che è una sorta di venire a patti con quello che si è e quello che si vuole diventare.
Il quarto percorso da seguire è ispirato al romanzo IT di Stephen King, uno dei più emblematici dell’autore e senz’altro uno dei migliori (per molti è il suo romanzo per antonomasia), riflessione sulla paura, sull’inconscio e anche sul crescere e tutto il dolore che questo significa tra le più riuscite e lucide.
Si passa poi ad esaminare la figura di Dracula, con particolare riferimento al film di Coppola, e al suo mix tra orrore, solitudine, bisogno di amare, caduta agli inferi e desiderio di un riscatto. Il viaggio successivo riguarda un personaggio demoniaco giovanissimo, Dante, eroe del videogioco Capcom Devil may cry, in lotta contro un futuro dominato dai demoni. Il percorso successivo riporta alla ribalta un altro celeberrimo romanzo di Stephen King, Shining, con attenzione per il personaggio del piccolo Danny, e del suo essere stato comunque fondamentale per salvare se stesso e sua madre dagli orrori dell’Overlook Hotel.
La prigione successiva da cui liberarsi è quella del protagonista del film La finestra segreta, anche questo da Stephen King, altra storia di uno scrittore alle prese con i suoi demoni in una situazione di isolamento. Si passa a City Hunter, eroe del manga omonimo di Tsukasa Hoijo, trasposto anche in animazione, all’apparenza un allegrone che ama la bella vita e le belle donne, ma in realtà con un buco nell’anima dovuto al suo passato e ai suoi lutti non indifferente. L’ultimo personaggio che ispira un percorso è il protagonista del fumetto Venom, portato anche al cinema, dove il protagonista si trova ad essere posseduto da un alieno che gli procura grandi poteri ma anche non pochi problemi.
Nella tana dell’inconscio è un saggio per chi è interessato al mondo della psicologia e della psicoterapia, che non possono allontanarsi, soprattutto quando si rivolgono ad un pubblico di giovani e giovanissimi, dalla cultura dei fumetti e dell’immaginario fantastico, capace di essere fonte di grandi archetipi e riflessione. Dato che tra l’altro ci si riferisce ad eroi e a storie sulla breccia da tempo, la lettura del libro è ricca di spunti anche a chi non è più nella cosiddetta età evolutiva.

Gian Piero Grandi è laureato in Psicologia Clinica e di Comunità e specializzato in Psicoterapia a indirizzo individual psicologico dal 2013. Attualmente in supervisione permanente e in didattica individuale. Ha conseguito il titolo di analista S.I.P.I. nel 2015. È docente e formatore presso la Scuola Adleriana di Psicoterapia. Responsabile dell’Accademia del Test Proiettivo e coordinatore del Gruppo di Ricerca del Sestante. Svolge il ruolo di rappresentante dell’Area psicodinamica presso la Federazione Italiana Associazioni di Psicoterapia (F.I.A.P.). Gestisce in qualità di redattore responsabile le riviste scientifiche “Il Sagittario” e i “Quaderni del Sestante”. Nel lavoro clinico si occupa di adolescenti e giovani adulti, esperto in psicodiagnosi.

Provenienza: omaggio dell’autore che ringraziamo.

Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

28 marzo 2020

978880471827HIG-333x480Il fantasy continua a dimostrarsi uno dei generi di maggiore successo, le storie proposte sono tante, e una che spicca è senz’altro il poderoso e trascinante Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon, con richiami abbastanza ovvi all’opera di George R. R. Martin, soprattutto per la presenza dei draghi, i giochi di potere e l’importanza data ai personaggi femminili, ma soprattutto un ritorno alle storie al femminile e femministe come le raccontava la comunque grande dal punto di vista letterario Marion Zimmer Bradley.
Un romanzo voluminoso e ampio, nelle dimensioni e nelle tante storie parallele narrate, auto conclusivo anche se forse uno spiraglio per un seguito ci sarebbe ma meglio immaginarselo per conto proprio, che porta in un mondo diviso tra Occidente, Oriente e Meridione, dove vivono anche i draghi, non sempre cattivi, anche se uno di essi, il Senza Nome, sconfitto e imprigionato mille anni prima minaccia di tornare, con il suo esercito di sputafuoco che diffondono la malattia chiamata peste draconica.
In Occidente, un microcosmo che può ricordare i regni europei medievali, soprattutto Spagna e Inghilterra, domina la lunga dinastia delle regine della casata Berthnet, le cui antenate sconfissero il Senza Nome, anche se poi si scoprirà come sono andate davvero le cose: l’ultima è Sabran, non più una ragazzina, che ha visto morire in complotti e intrighi la sua famiglia e che deve sposarsi per partorire la sua unica figlia possibile, perché la dinastia continui e il Senza Nome non venga liberato, secondo la tradizione.
In Oriente, con echi di Cina e Giappone, si racconta invece che il Senza Nome sia stato sconfitto dai draghi d’acqua, animali presenti e venerati come dei, e per questo motivo le due parti del mondo sono in lotta tra di loro e non ci sono contatti, solo un antagonismo millenario che vede in una delle due parti la nemica mortale dell’altra. In quelle terre vive Tané, una ragazza che si sta addestrando per diventare cavaliere dei draghi, che commette un crimine quando non denuncia alle autorità un uomo proveniente da Occidente clandestino, vede morire la sua migliore amica, e viene allontanata dall’ordine dei cavalieri, partendo per un viaggio che la cambierà.
Dalle terre meridionali, simili all’Europa mediterranea, dove c’è il priorato che dà il titolo al romanzo è arrivata in segreto Ead Duryan, figlia di un eretico, membro di un ordine segreto che combatte contro i servitori del Senza Nome, dotata di poteri magici, che veglia sulla regina Sabran, in un regno in cui la magia è proibita e che si troverà a dover scegliere tra la fedeltà alla priora del suo ordine e quella ad una regina a cui si è affezionata avendo visto la sua solitudine e il suo bisogno d’affetto dietro alle consuetudini e alle regole di una corte spietata.
Nelle terre di questo mondo si muovono anche il vecchio alchimista Niclays Roos, mandato in esilio e pieno di risentimento verso il regno di Occidente e il giovane lord Arteloth Beck, in missione segreta, amico di Ead.
Il romanzo mescola luoghi e personaggi, con varie trame parallele che alla fine convergono in un unico, gran finale che porta alla riunione dei personaggi che erano in posti diversi, quelli ancora vivi almeno: una struttura che si richiama in parte ai libri di Martin, qui la posta in gioco non è la conquista di un trono (anche questo) ma il salvare un mondo da una minaccia arcana e nello stesso tempo capire che non si può andare avanti in questo modo, tra divisioni culturali e antiche tradizioni che toccano e opprimono le donne di quello che solo all’apparenza è un matriarcato.
Le tre protagoniste, Sabran, Ead e Tané rappresentano una nuova incarnazione dei tre archetipi delle donne nel fantasy, la regina, molto umana e a tratti debole, alle prese con un ruolo che le va stretto e a cui è destinata fin dalla nascita, la maga o strega, protettrice ma anche distruttrice, e la guerriera.
Il priorato dell’albero delle arance parla quindi di tradizioni antiche e pericolose, di complotti e cambiamenti, di passioni, di incontro e scontro tra culture, e non manca la presenza di tematiche glbt, sullo sfondo ma anche in una delle vicende più importanti della storia. Un romanzo avvincente e complesso, che inizia se vogliamo un po’ in sordina, con troppi salti spaziali, ma prende vigore man mano che va avanti per arrivare al gran finale, atteso e capace di portare a termine, almeno nel volume una serie di vicende.
Gli altri libri dell’autrice sono già stati opzionati per un serial, ma non sarebbe male vedere anche un film o una serie TV tratti da Il priorato dell’albero delle arance, suggestivo come ricostruzione d’ambiente, presentazione di un universo fantastico e interazioni tra i personaggi.
Un libro in cui è bello immergersi per dimenticare, adesso più che mai, una realtà non soddisfacente e priva di prospettive a breve e medio termine. Da segnalare anche l’impostazione grafica del libro, fedele a quella originale, e capace di evocare dalla copertina il mondo da cui si verrà travolti e da cui sarà difficile staccarsi.

Samantha Shannon è nata a Londra nel 1991. Nel 2013 ha pubblicato La sognatrice errante, il primo dei sette volumi della serie La stagione della Falce, a cui sono seguiti The Mime Order nel 2015 e The Song Rising nel 2017, tutti bestseller internazionali, tradotti in ventisei lingue. Imaginarium Studios, inoltre, ne ha acquisito i diritti cinematografici. Il Priorato dell’Albero delle Arance è il quarto romanzo dell’autrice.

Provenienza: libro del recensore.

Loki il giovane dio dell’inganno di Mackenzie Lee (Mondadori, 2020) a cura di Elena Romanello

23 marzo 2020

loki-il-giovane-dio-dell-inganno-79694.576x324I comics a stelle e strisce stanno vivendo da alcuni anni un momento di successo, grazie ai tanti adattamenti cinematografici che sono usciti, e che hanno riportato alla ribalta vari personaggi.
Gli eroi hanno il loro fascino, ma non mancano nemmeno i cattivi carismatici, tra cui spicca Loki, fratello traditore di Thor nella saga omonima, diventato particolarmente popolare grazie all’interpretazione nei film del bravissimo Tom Hiddleston. A Loki e ad una storia inedita del suo passato, è ispirato il romanzo di Mackenzie Lee uscito per Mondadori nella collana Oscar Vault, che apre quindi al mondo rutilante dei libri ispirati ai fumetti, floridissimi sia negli States che in Giappone.
La vicenda porta nel passato del giovane, quando era ancora un ragazzino, e cercava di mostrarsi all’altezza della situazione, ma dato che suo padre Odino aveva avuto un presagio in cui l’aveva visto combattere contro di lui viene messo da parte a favore di Thor. L’unica persona che gli dimostra considerazione è la bella maga Amora, che Loki sente come uno spirito affine e alla quale si lega in un rapporto prima d’amicizia e poi sentimentale. Ma un giorno i due ragazzi causano la distruzione di uno degli oggetti magici più potenti e quindi Amora viene privata dei suoi poteri ed esiliata in un altro mondo, che è poi la Terra.
Tempo dopo, sul nostro pianeta, in quella che è nota come la Londra vittoriana, avvengono alcuni delitti misteriosi, in cui le vittime rimangono sospese tra vita e morte, e Loki viene mandato dal padre a scoprire quello che è successo. Farà alcuni incontri e capirà meglio il suo destino e i suoi poteri, in mezzo a vicoli e luoghi iconici appartenenti ormai all’immaginario collettivo.
I comics raccontano quella che viene raccontata la storia ufficiale, che si dipana secondo varie serie e autori nel corso degli anni, poi ci sono aggiunte e periodi nuovi che vengono raccontati, e questo libro si inserisce in una nuova linea temporale su Loki, in un passato anche lontano rispetto ai fatti narrati nelle storie disegnate e al cinema. Una storia divisa in due parti, una più vicina alle atmosfere dei fumetti e dei film, ambientata ad Asgard, e l’altra che riecheggia il genere gotico vittoriano, che periodicamente torna di moda perché non tramonta mai.
Loki il giovane dio dell’inganno si rivolge agli appassionati del personaggio, raccontando nuove cose su di lui, soprattutto alle giovani generazioni che hanno imparato ad amare questo malvagio carismatico e ambivalente grazie ai film, arricchendo la sua vita con nuove storie, che andranno a ricongiungersi con quelle ufficiali e già note. Loki sarà protagonista, sempre con il volto di Tom Hiddleston, di una serie sulla piattaforma Disney +, ma dopo aver letto il libro sarebbe bello pensare anche a qualcosa sulla sua giovinezza, partendo come spunto dalle vicende qui raccontate.

Mackenzi Lee laureata in storia e in scrittura creativa, è autrice del fantasy storico This Monstrous Thing; con The Gentleman’s Guide to Vice and Virtue, seguito da The Lady’s Guide to Petticoats and Piracy (entrambi di prossima pubblicazione presso Mondadori), ha vinto lo Stonewall Honor Award 2018 e il New England Book Award. Ha inoltre scritto due raccolte di biografie dedicate alle donne (Bygone Badass Broads) e ai cani che hanno fatto la storia (The History of the World in Fifty Dogs).

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Le disobbedienti di Elisabetta Rasy (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

22 marzo 2020

Le-disobbedienti-coverLe donne hanno avuto molta più difficoltà degli uomini ad affermarsi in ambito anche creativo, ma nonostante questo la Storia dell’arte presenta varie pittrici, anche se spesso non vengono studiate come i colleghi uomini.
Elisabetta Rasy racconta la storia di alcune di loro, ne Le disobbedienti, con come sottotitolo Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte, in un periodo che va dal barocco al Novecento. Ci sono ritratti più noti, di vere e proprie icone, e altre meno famose, ma tutte e sei le artiste raccontate in questo libro sono particolari, interessanti, emblematiche, uniche.
Si parte, doverosamente, con Artemisia Gentileschi, vissuta tra Rinascimento e barocco, voluta entrare a tutti i costi in un ambiente maschile, emergendo per il suo talento, ma dovendo anche affrontare a soli 18 anni un processo per stupro che la segnerà per tutta la vita, perché come e più di oggi, con i metodi dell’Inquisizione, verrà umiliata e dovrà dimostrare di non essersela, per dirlo in termini moderni, cercata. Artemisia gira per l’Europa, è una donna indipendente che vive del suo lavoro e dalle sue opere emerge una lotta contro i soprusi che l’ha accompagnato per tutta la vita.
Nella Francia del XVIII secolo Elisabeth Vigéè Le Brun diventa la pittrice di corte della regina Maria Antonietta, realizzando i quadri più celebri della sfortunata sovrana, ma ritraendo anche le dame dell’epoca, diventando agiata, finché non deve fuggire allo scoppio della Rivoluzione con la figlia, girando per l’Europa e dipingendo nobili per mantenersi, vivendo una vita lunga e avventurosa fino alla morte quasi novantenne, molti anni dopo i fasti reali.
Sempre in Francia, qualche anno più tardi, emergono gli Impressionisti, tra cui c’è anche Berthe Morisot, ragazza di buona famiglia che vuole dedicarsi alla pittura come professionista e non come semplice hobby contro il volere della famiglia, diventando cognata di Manet, e facendosi apprezzare per i suoi quadri, che raccontano la vita delle donne dell’epoca, tra un privato sempre più stretto e un pubblico agognato.
A fine Ottocento Suzanne Valadon, poverissima, cerca di farsi strada come artista circense, modella di artisti come Toulouse Lautrec, di cui è anche una delle amanti, e poi come pittrice, crescendo un figlio, che diventerà famoso come Maurice Utrillo, e che lei aiuterà a lottare contro alcolismo e depressione. Suzanne diventa ricca e si allontana dalla sua infanzia e adolescenza, che però continua a raccontare nei suoi quadri, realistici, miseri, che raccontano un mondo che colpisce e denuncia.
La ricca ragazza ebrea tedesca Charlotte Salomon lascia il suo Paese natale all’avvento del nazismo e va in Francia, dove trova l’amore e la possibilità di realizzare la sua arte, in un corpus immenso che si chiamerà Vita? O teatro? Tutto finisce per lei quando viene deportata nei lager nazisti dove muore a soli 26 anni. La sua opera viene pubblicata grazie ad Otto Frank, il papà di Anna e amico dei genitori di Charlotte, per far scoprire al mondo un talento incredibile.
Nella stessa epoca, oltreoceano, tra Messico e Stati Uniti, vive Frida Kahlo, toccata fin dall’adolescenza da gravi problemi di salute che la rendono invalida, ma piena di voglia di vivere, di amare, di essere un’icona, a cominciare dalla cura per la sua immagine, simbolica del Messico, tra abbigliamento, trucco, scelte di vita, trasgressioni, coraggio nelle sue opere di parlare di cose scomode e tabù, come l’aborto.
Sei donne fuori dalla norma, che è davvero bello scoprire o riscoprire grazie a questo libro: Artemisia Gentileschi e Frida Kahlo sono da tempo icone femministe e globali, le altre sono note più agli studiosi, anche se le loro opere sono esposte nei più importanti Musei mondiali e raccontano epoche fondamentali. Un libro da cui partire quindi per scoprire l’importanza delle donne nell’arte e le loro vite, sorprendenti, appassionanti, a tratti tragiche e sempre intrecciate con le loro opere.

Elisabetta Rasy è nata a Roma, dove vive e lavora. Ha pubblicato numerosi romanzi, racconti e saggi di argomento letterario, molti dei quali dedicati alla scrittura femminile. Ha vinto numerosi premi letterari, fra cui il premio Selezione Campiello nel 1997 con Posillipo. Collabora al “Sole-24 Ore”. Tra i suoi ultimi titoli citiamo Memorie di una lettrice notturnaL’estranea, La scienza degli addiiL’ombra della luna.

Provenienza: libro preso in prestito nel Circuito delle Biblioteche civiche torinesi.

L’edizione speciale de La Principessa Sposa di William Goldman a cura di Elena Romanello

17 marzo 2020

principessa-sposa-alette-9-nera_bianca_webMarcos y Marcos presenta in un’edizione speciale La Principessa Sposa di William Goldman, romanzo fantasy e fiabesco noto negli anni Ottanta con il titolo dell’omonimo film, La storia fantastica e capace di appassionare un’intera generazione affamata di avventure oltre la realtà.
Il titolo originale, The Princess bride, fu cambiato in italiano per cercare di andare dietro al successo del cult La storia infinita, anche se le due vicende sono molto diverse, pur trattando entrambe del tema dei libri come finestre su mondi fantastici e del loro rapporto con la realtà.
La nuova edizione de La Principessa Sposa presenta una prefazione all’insegna della nostalgia di un fan della prima ora Cristiano Cavina, un tributo di un altro appassionato, Dimitri Galli Rohl, le introduzioni di William Goldman per il trentesimo e il venticinquesimo anniversario, ovviamente la storia originale, il seguito rimasto un abbozzo di progetto, Buttercup’s Baby e un intervento di nuovo dell’autore sul film, con un omaggio a André the Giant.
William Goldman, apprezzato sceneggiatore per decenni, premio Oscar per Tutti gli uomini del Presidente Butch Cassidy and the Sundance Kid, dietro a film come Papillon Misery non deve morire, autore anche de Il maratoneta, morto nel 2018, immagina per il suo libro un padre alla ricerca di un libro che gli è stato letto da ragazzo, pronto a riproporlo ad un nuovo pubblico, e pronto, con interventi ironici, a tagliare e semplificare la storia. Nel film invece il libro diventa una fiaba che un nonno legge ad un ragazzino prima annoiato e che poi si fa conquistare dal potere della fantasia, tanto da chiedere poi altre storie in sostituzione dei videogiochi in futuro.
La principessa sposa presenta pirati, cattivi, battaglie, duelli, vendette, principesse, scomparse, ritrovamenti, tra la fiaba e il romanzo d’avventura, con tra le righe ironia e metaletteratura, ed è un interessante divertissment su cosa può essere anche la narrativa fantastica: questa nuova edizione omaggia il libro e soprattutto il film che ne è stato tratto, senz’altro uno dei diversi titoli che hanno forgiato i creativi del fantastico di oggi. E se si conosce solo il bel film, è giunto il momento anche di leggere il libro, o magari di rileggerlo, immergendosi nel mondo di Buttercup, di Wesley, di Max il miracolo e soprattutto del mitico Inigo Montoya.

Il ritorno di Britt-Mari di Astrid Lindgren a cura di Elena Romanello

16 marzo 2020

978880471787HIG-629x965Il nome di Astrid Lindgren, una delle più grandi scrittrici per ragazzi del Novecento, continua ad essere noto anche alle nuove generazioni, soprattutto grazie a quello che rimane il suo capolavoro, Pippi Calzelunghe, storia della prima eroina ragazzina anticonformista alle prese con l’avventura di vivere e crescere.
Astrid Lindgren è autrice di molti altri libri interessanti, magari ristampati meno di Pippi dopo che furono un grande successo anni fa sulla sua onda, ed è per questo che è molto interessante salutare una nuova edizione, dopo molti anni da quella Vallecchi ormai fuori catalogo e difficilmente reperibile anche sul mercato dell’usato, di Britt-Mari, primo libro scritto dall’autrice, riproposto dalla Mondadori con il titolo Le confidenze di Britt-Mari.
La Britt-Mari del titolo ha 15 anni, suo padre fa il preside, sua madre è traduttrice, ha una sorella grande, un fratello adolescente dispettoso, un fratellino di sette anni appassionato di collezionismo e una sorellina ancora piccolissima. Nella sua vita ci sono anche Annastina, la sua migliore amica, Bertil, di cui è segretamente innamorata, tutti i suoi libri e la vecchia macchina da scrivere di sua madre, con cui scrive lettere alla sua corrispondente di Stoccolma, Kajsa, da un autunno ad una primavera, raccontandole la sua vita e le sue avventure, il passaggio del tempo e le nuove scoperte.
Una storia di formazione di tanti anni fa ma eterna, che parla di vita, di crescita, di affetti, di progetti. Il libro è presentato con una nuova traduzione di Laura Cangemi, una prefazione di Laura Cima e le illustrazioni di Beatrice Allemagna, nominata quattro volte per la sua arte  all’Astrid Lindgren Memorial Award (considerato il Nobel della letteratura per ragazzi) e che ancora tra i suoi miti Pippi Calzelunghe.
Le confidenze di Britt-Mari è un libro da leggere o rileggere, per le nuove generazioni ma anche per chi ha voglia di riprendere in mano classici amati in tempi ormai lontani e magari mai dimenticati.

La città dei santi di Luca Buggio (La Corte editore, 2019) a cura di Elena Romanello

15 marzo 2020

51Rs8T-aInL._SX355_BO1,204,203,200_La Corte editore chiude la trilogia di Luca Buggio dedicata ai giorni dell’assedio di Torino del 1706 con La città dei santi, che racconta da un punto di vista insolito uno degli eventi più importanti della Storia europea degli ultimi secoli, capace di cambiare in maniera definitiva gli equilibri politici dell’epoca, creando nuovi regni e indebolendone altri.
Fuori dalle mura di Torino ci si avvicina alla stretta finale e si attende l’armata di soccorso al duca di Savoia guidata dal principe Eugenio, quello stesso condottiere scartato a suo tempo da Luigi XIV perché dato che è brutto non brilla alle feste di Versailles. Ma i pericoli non sono solo fuori da quelle mura dove si distingue l’abilità del minatore Passepartout, al secolo Pietro Micca, che si è arruolato per motivi economici.
A Torino un culto antico e spietato ordisce le sue trame e i suoi crimini, proprio quelli che da mesi terrorizzano i torinesi e su cui sta indagando Gustìn, spia del duca di Savoia: dietro le sparizioni di persone anche conosciute da lui e soprattutto dall’amata Laura c’è infatti una volontà integralista e criminale, che si basa su un qualcosa che nemmeno il Secolo dei lumi sembra voler o poter cancellare, un’antica lotta sanguinaria che ha attratto nelle sue fila anche degli insospettabili.
Gustìn deve rinunciare però alla sua razionalità, perché dietro a quei crimini c’è in gioco troppo, e chi li compie non sono i soliti delinquenti o spie che lui conosce, ma qualcuno e qualcosa di più antico e spaventoso, contro il quale la razionalità non serve. Ma Gustìn, Laura e i torinesi non sono soli, perché dalla loro parte si schiereranno altre forze ai confini della realtà, che arrivano dal passato e che vogliono restituire Torino sotto la protezione dei santi.  L’assedio di Torino finirà come tutti sappiamo, grazie anche al sacrificio di Pietro Micca, l’indagine oltre la realtà che Gustìn con Laura affrontano verrà dimenticata, anche se resterà nascosta nel cuore di qualcuno che l’ha vissuta, per poi riemergere quando tutto sarà finito da tanto tempo, per un ultimo ricordo e un ultimo addio.
Nel terzo capitolo della saga, l’elemento fantastico, accennato nei primi due, diventa preponderante, tra sette che si rifanno alle leggende sul passato egizio di Torino e creature che vagano da secoli nel mondo, raccontando una storia alternativa e non meno affascinante di quella ufficiale, del resto si disse che la capitale sabauda si era salvata perché i santi erano comparsi sugli spalti a combattere con i torinesi e che un’eclissi nel cielo sotto la costellazione del Toro sanciva che il Re Sole veniva sconfitto da chi si richiamava al simbolo della città sotto assedio.
Tra colpi di scena, la vicenda di Gustìn e Laura si chiude, lasciando senza fiato e con un groppo in gola, rivisitando per l’ennesima volta ma in maniera nuova e interessante l’eterno archetipo della lotta tra il bene e il male. Una storia che è bella vedere arrivare alla fine, ma dalla quale è difficile staccarsi una volta finita e di cui viene voglia di cercare le tracce nella Torino di oggi, così diversa, ma con non pochi ricordi di quell’epoca.
La città dei santi è un libro per chi vive o per chi conosce comunque Torino e la apprezza, ma anche per scoprirla e apprezzarla in maniera diversa, in fondo svela tante cose che non si sanno anche agli abitanti della metropoli di oggi. Ma è anche la degna conclusione di una trilogia di narrativa fantastica originale, che mescola Storia e fantasia, leggende e eventi storici, non inferiore ad altre storie considerate più paludate straniere.

Luca Buggio è nato a Torino, dove vive e lavora. Laureato in Ingegneria, è anche scrittore, regista e attore teatrale. Ha esordito nel 2009 con La danza delle Marionette. Con La Città delle Streghe, primo romanzo per La Corte Editore, ci trasporta nella Torino del 1700, in un’atmosfera che sconfina tra il gotico e il thriller, facendocela vivere in tutta la sua magia. A questo è seguito La città dell’assedio e poi La città dei santi.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Il dominio del sangue di Giordano Drago (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

9 marzo 2020

47307-giordano-drago-il-dominio-del-sangue-highworldFanucci editore continua la sua missione di promuovere e presentare fantasy scritto da autori italiani con Il dominio del sangue, primo volume di una trilogia che porta in un mondo che può rassicurare e far passare il tempo agli orfani di George R. R. Martin, in attesa degli ultimi due volumi della Saga del Ghiaccio e del Fuoco che continuano a latitare nelle nostre librerie e biblioteche, dopo la fine del serial che non ha accontentato tutti.
Non bisogna però credere che questo avvincente libro sia una copia degli universi di Westeros e dintorni, perché possiede una sua originalità, presentando un mondo dove i contrasti sono dovuti a lotte di potere ma anche a scelte economiche e logistiche: le Terre Alte sono un microcosmo fatto di arcipelaghi posizionati ad altitudini diverse, che si sono difesi da oceani e maree grazie ad enormi dighe in pietra.
Le Terre Alte non sono un luogo tranquillo, ci sono lotte per potere e predominio, ma c’è un’entità che è guardata da tutti con rispetto, i Custodi delle Dighe. Come suggerisce il nome, costoro si tramandano da generazioni la conoscenza del potere più distruttivo che possa esistere in quel mondo, aprire le Dighe lasciando che le acque sommergano tutte le Terre Alte, distruggendo le vite e i popoli che li abitano.
Rispetto quindi al mondo intrigante e rutilante di Martin, qui c’è una spada di Damocle su tutti gli abitanti delle Terre Alte, perché c’è qualcuno al di sopra di tutto, non una divinità, che può decidere di distruggere tutto, se motivato: tra le righe gli appassionati di folklore e leggende potranno leggere anche un richiamo ai miti presenti in varie culture della distruzione di una civiltà con piogge e maremoti, dal Diluvio universale all’inabissamento di Atlantide. Se si è invece profondi conoscitori dell’animazione giapponese anni Ottanta, tra le righe c’è anche qualche ricordo, magari non voluto, di un bell’anime di genere fantasy da recuperare, C’era una volta Windaria, in cui c’erano guerre tra regni e l’acqua che distrugge civiltà e città, sia pure in un contesto che non diventa così devastante come potrebbe essere qui.
Il libro racconta che, dopo una tregua durata abbastanza, il delicato equilibrio tra le dinastie eredi di re Rhodeon il Conquistare è sul punto di spezzarsi, perché le altre casate delle Terre Alte, gli Artakis, gli Oleone, i Sertan e i Misgarian sanno conducendo di nuovo il mondo sull’orlo di una guerra, ma questo forse non è l’unico problema. Ci sono quindi vari personaggi da seguire, nelle singole casate, mentre si preparano ad un conflitto che rischia di essere senza vincitori ma con solo vinti.
La storia continuerà con altri due volumi, Il dominio del Ferro Il dominio della Terra, che concluderanno la vicenda.

Il nome de plume Giordano Drago raccoglie un collettivo di autori che hanno deciso di rinunciare alla propria fama perché credono nella circolazione delle storie. Prima dei nomi viene il racconto, e questo racconto attraversa il mondo ricco di storie delle Terre Alte, vero protagonista della saga.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Lungo petalo di mare di Isabel Allende (Feltrinelli, 2019) a cura di Elena Romanello

9 marzo 2020

41o-+qZpA4L._SX317_BO1,204,203,200_Le sorti della guerra civile spagnola stanno volgendo a favore del dittatore Francisco Franco, e molti spagnoli sono costretti a fine anni Trenta a scappare dal loro Paese, in particolare dalla Catalogna e Barcellona, due delle zone più ribelli, per riparare in Francia dove finiscono in campi di concentramento in attesa di un futuro incerto.
Tra di loro ci sono Victor Dalmau, giovane e entusiasta studente di medicina, che ha messo a frutto le sue competenze per aiutare l’esercito repubblicano, e Roser, ex pastorella diventata musicista e attivista della ribellione, nonché fidanzata del suo defunto fratello Guillaime, caduto al fronte, e con in grembo il loro bambino.
Dall’altra parte del mare, in Cile, il console Pablo Neruda, anche poeta, decide di allestire una nave, la Winnipeg, per recuperare una parte di quegli spagnoli fuggiaschi e portarli in salvo oltre mare, perché in Francia non hanno un futuro, sono mal visti e inoltre sull’Europa si sta addensando la minaccia della Seconda guerra mondiale. Per salire sulla nave Victor e Roser si sposano e con il bambino varcano l’oceano e arrivano in quello che è chiamato un lungo petalo di mare.
Ma le loro vicende non sono ancora finite, il loro matrimonio di facciata, impossibilitato a finire in Cile con un divorzio per le leggi locali, evolverà in qualcos’altro, mentre Victor vivrà una passione breve ma intensa per Ofelia, figlia viziata di una ricca famiglia, il cui ricordo tornerà da lui anni dopo.
In mezzo ci saranno il golpe di Pinochet, la prigionia per lui, la fuga per entrambi in Venezuela, un ritorno senza ricordi in Spagna, il ritorno in Cile, lutti, gioie, ritrovamenti e riscoperte, in quello che è l’ennesimo inno alla vita dell’autrice e ai mille casi che capitano in essa, in un mondo dove mille sconvolgimenti possono cambiare ogni cosa.
Isabel Allende torna a parlare del Cile e della sua Storia nel Novecento, rievocando il colpo di stato di Pinochet che fece anche di lei un’esule, mescolandolo con un’altra tragedia di decenni prima, la Guerra civile spagnola, che fece fuggire milioni di persone di fronte all’avanzare del più duraturo regime fascista, portando in Cile profughi che all’inizio ebbero difficoltà ma che poi costituirono uno dei nuclei più vivi e colti del Paese. Victor in Cile diventa un affermato chirurgo, mentre Roser una musicista di fama, finché l’avvento di un altro dittatore distrugge le loro vite, soprattutto quella di lui, che dovrà ricominciare ancora, varie volte, fino ad un finale dove tutto non è finito.
Victor, protagonista della vicenda, è basato su una figura reale della storia, amico personale dell’autrice, ed è capace di far affezionare lettrici e lettori dalla prima pagina, quando compie un quasi miracolo, salvando un ragazzino ferito sul fronte spagnolo massaggiandogli il cuore, un qualcosa che lo ispirerà tutta la vita. Interessanti anche le figure femminili, la ribelle Roser, compagna di una vita di Victor, suo malgrado prima e poi non, e la viziata Ofelia, che solo quando si sarà liberata del peso delle tradizioni potrà vivere una sua vita, dopo aver pagato a caro prezzo l’attaccamento alla famiglia e alla sua ricchezza.
Lo stile di Isabel Allende è appassionato, ironico, commovente, trascinante, racconta tragedie immani e gioie con lievità mai banale e partecipazione, facendo riflettere su come purtroppo gli eventi tendano a ripetersi e la fuga degli spagnoli dall’avanzata di Franco ricorda altre fughe che abbiamo visto in tempi più recenti, non ultima la tragedia che sta capitando in Siria e in Medio Oriente. Un libro su passati anche recenti (le dittature sudamericane sono ancora una ferita aperta, sul franchismo si sta cominciando a riflettere solo ora) per riflettere sul presente e su drammi che continuano a ripetersi, in altre forme ma uguali nella sostanza.

Isabel Allende è nata a Lima, in Perù, nel 1942, ma è vissuta in Cile fino al 1973 lavorando come giornalista. Dopo il golpe di Pinochet si è stabilita in Venezuela e, successivamente, negli Stati Uniti. Con il suo primo romanzo, La casa degli spiriti del 1982 (Feltrinelli, 1983), si è subito affermata come una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola. Con Feltrinelli ha pubblicato anche: D’amore e ombra (1985), Eva Luna (1988), Eva Luna racconta (1990), Il Piano infinito (1992), Paula (1995), Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci (1998), La figlia della fortuna (1999), Ritratto in seppia (2001), La città delle Bestie (2002), Il mio paese inventato (2003), Il Regno del Drago d’oro (2003), La Foresta dei pigmei (2004), Zorro. L’inizio di una leggenda (2005), Inés dell’anima mia (2006), La somma dei giorni (2008), L’isola sotto il mare (2009), Il quaderno di Maya (2011), Le avventure di Aquila e Giaguaro (2012), Amore (2013), Il gioco di Ripper (2013), L’amante giapponese (2015), Oltre l’inverno (2017), Lungo petalo di mare (2019). Negli Audiolibri Emons Feltrinelli: La casa degli spiriti (letto da Valentina Carnelutti, 2012) e L’isola sotto il mare (letto da Valentina Carnelutti, 2010). Inoltre Feltrinelli ha pubblicato Per Paula. Lettere dal mondo (1997), che raccoglie le lettere ricevute da Isabel Allende dopo la pubblicazione di PaulaLa vita secondo Isabel di Celia Correas Zapata (2001). Nel 2014 Obama l’ha premiata con la Medaglia presidenziale della libertà.

Provenienza: libro del recensore.

Vite di gatti straordinari di Benjamin Lacombe e Sebastian Perez (Rizzoli, 2020) a cura di Elena Romanello

3 marzo 2020

4626321-9788817143998-285x400Benjamin Lacombe, acclamato illustratore francese, tra i migliori oltre che i più inconfondibili come tratto sognante e realistico insieme, torna in libreria con un volume di immagini che piacerà innanzitutto ai gattofili: Vite di gatti straordinari, su testi di Sebastien Perez, è un viaggio tra immagini e frasi nel mondo dei felini più amati del mondo, gli unici che gli esseri umani siano riusciti ad addomesticare.
Un libro che riprende una tradizione di libri anglosassoni di anni fa, in cui si alternavano tavole belle e curate a poesie e storie in strofe: i gatti illustrati da Benjamin Lacombe e raccontati in poesia da Sebastien Perez non sono illustri e famosi, ma sono comunque straordinari, e ognuno ci troverà qualcosa magari del suo compagno peloso e felpato.
Vite di gatti straordinari celebra quindi i mici, ma non è un libro per ragazzi, o comunque non solo per loro, ma si rivolge ai gattofili di tutte le età che vogliano scoprire o riscoprire il libro illustrato, che dialoga tramite parole e immagini, affiancando entrambe senza sacrificare uno dei due elementi.
Per molti il libro illustrato è il primo approccio verso l’oggetto libro, ma poi stranamente, crescendo, si sente dire che bisogna privilegiare le parole alle figure (in una società come la nostra che basa tutto sull’immagine) e preferire libri solo scritti. Per carità, le pagine piene di testo hanno il loro fascino, soprattutto quando raccontano storie avvincenti e appassionanti, ma si può raccontare anche tramite le immagini, come fa da anni Benjamin Lacombe, già noto per i suoi libri di fiabe, oltre che per copertine di romanzi per adulti.
Se poi l’argomento sono i gatti, gettonatissimi on line e sui social, è ancora più interessante: in giro è pieno di libri sui gatti, manuali per come allevarli al meglio con consigli pratici e libri fotografici, ma un libro di illustrazioni permette di conoscerli tramite lo sguardo di un artista, che ricreandoli li reinventa e aggiunge nuove vite alle loro sette esistenti.

Benjamin Lacombe è un illustratore francese, nato a Parigi nel 1982. Da bambino sogna di poter lavorare con la Walt Disney e Tim Burton. Nel 2001 inizia i suoi studi artistici presso l’Ecole Nationale Superieure des Arts Decoratifs de Paris (ENSAD) e contemporaneamente, a soli diciannove anni firma il suo primo libro di fumetti e illustrazioni.
Ha lavorato nel mondo dell’animazione, dimostrandosi artista eclettico e in grado di misurarsi con diverse forme di arte.
La sua predilezione per le illustrazioni ispirate al mondo delle fiabe e dei racconti per bambini e ragazzi non gli impedisce di spingersi a lavorare anche su classici della letteratura come Notre Dame de Paris di Victor Hugo e Les contes macabres di E. A. Poe. Tra le sue opere più importanti vi è sicuramente C’era una volta, una splendida raccolta di tavole tridimensionali ispirate ad alcune delle fiabe più famose d’Europa.
Ha esposto i suoi lavori nelle gallerie più importanti del mondo, tra le quali L’Art de rien di Parigi, Dorothy Circus di Roma, Ad hoc art di New York e Maruzen di Tokio.
Vive e lavora a Parigi.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio di Katherine Rundell (Rizzoli, 2020) a cura di Elena Romanello

1 marzo 2020

9968114Tutti o quasi i forti lettori adulti hanno iniziato la loro carriera tra le pagine dei libri con la letteratura per ragazzi, negli ultimi anni alcuni dei più importanti fenomeni letterari siano stati narrativa per i più giovani, Harry Potter in testa, ma nonostante questo, come dice l’autrice di questo agile pamphlet, nonché più giovane docente di Oxford: La letteratura per ragazzi ha una lunga e nobile storia di scarsa considerazione. Sul volto di certe persone si disegna un sorrisetto particolare quando racconto loro che cosa faccio, più o meno lo stesso che mi aspetterei di vedere se dicessi che costruisco minuscoli mobili da bagno per elfi. Scrivo narrativa per ragazzi da oltre dieci anni ormai, e faccio ancora fatica a darne una definizione. Ma so con certezza che cosa non è: non è solo per ragazzi.
Katharine Rundell non vuole in queste poche ma intense pagine tracciare una storia della letteratura per ragazzi, ce ne sono in giro già di ottime, come quella in italiano firmata da Teresa Bongiorno, vuole però tracciare un’appassionata difesa della letteratura per ragazzi, andando contro i pregiudizi e gli snobismo di chi pensa che leggerla oltre una certa età sia ridicolo e poco opportuno.
Chiaramente l’autrice non parla di libri trash rivolti ai più giovani (come se non esistessero libri analoghi per gli adulti, tra l’altro) ma dei romanzi di grande spessore letterario per giovani e giovanissimi, che possono essere godibili da leggere o rileggere anche anni dopo, come i libri di Road Dahl, la serie di Mary Poppins di Pamela L. Travers, Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, Queste oscure materie di Philip Pullman, le fiabe dei Grimm, capaci di trasmettere immaginazione e speranza.
L’autrice non dice ovviamente che bisogna da grande leggere solo libri per ragazzi, ma che è senz’altro interessante alternare ogni tanto e riprendere in mano classici che comunque furono scritti da persone adulti, capaci di intercettare i gusti dei ragazzi della loro epoca e oltre.
Non c’è infatti un’unica direzione di lettura nella vita, si può andare avanti e indietro, mescolare le storie e leggere i libri per ragazzi da adulti non è regredire, se non si leggono libri per ragazzi rinunciamo a uno scrigno di meraviglie che, guardate con occhi adulti, possiedono una magia completamente nuova. Del resto nei libri per ragazzi ci sono tematiche anche scomode e spesso emerge la personalità degli autori e autrici, spesso ribelli controcorrente.
L’edizione italiana del libro è stata integrata da una postfazione scritta appositamente da Katherine Rundell, in cui racconta il suo approccio adulto con i nostri autori, e anche qui ci sono spunti non da poco: l’autrice esalta Carlo Collodi e il suo Pinocchio, così diverso dal film animato della Disney che conosceva fin da bambina, Gianni Rodari e la sua immaginazione, Italo Calvino e i suoi romanzi fantastici in cui emergono anche esperienze reali, e Emilio Salgari, instancabile viaggiatore della fantasia. E fa venire davvero voglia di riprendere in mano questi libri, oltre agli altri anglosassoni presenti nei capitoli precedenti.

Katherine Rundell ha trascorso l’infanzia tra Africa ed Europa e ha poi viaggiato in tutto il mondo. È ricercatrice presso l’All Souls College di Oxford. Con Rizzoli ha pubblicato Sophie sui tetti di Parigi (2015), La ragazza dei lupi (2016, Premio Andersen 2017 nella categoria 9/12 anni), Il Natale di Teo (2017), Capriole sotto il temporale (2018, finalista Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2019) e Racconti della giungla (2019) e, nel settembre 2019, L’esploratore, vincitore del prestigioso Costa Award.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

Prime notizie del Salone del libro 2020 a cura di Elena Romanello

1 marzo 2020

salto20-manifestosmallL’emergenza coronavirus ha chiuso biblioteche, Musei, cinema e teatri, oltre che le scuole di ogni ordine e grado, e sta facendo posticipare o annullare vari eventi, come Cartoomics a Milano, rimandato a ottobre, Sottodiciotto film Festival rimandato in autunno, Play Festival a Modena e altri ancora, anche a livello internazionale, tra cui due delle più importanti convention sulla cultura otaku giapponesi a Tokyo e Osaka, cancellate.
Per questo motivo ci si sente rinfrancati da conoscere le prime anticipazioni sul Salone del libro di Torino 2020, in programma, si spera dal 14 al 18 maggio nei padiglioni del Lingotto, Oval compreso.
Il tema di quest’anno è Altre forme di vita, riferito sia agli animali, che ad un discorso ecologista ma anche legato al mondo del fantastico, come suggerisce il suggestivo manifesto realizzato da Mara Cerri, una delle più promettenti illustratrici della nuova leva creativa presente nel nostro Paese.
La Regione ospite d’onore quest’anno è la Campania, in onore dello sforzo fatto negli ultimi cinque anni dalla politica culturale regionale che ha tentato, in nome dell’inclusione, del rispetto della totalità della propria ricchezza artistica, del lavoro per i giovani, di fare della cultura il collante fondamentale e il volano insostituibile per la valorizzazione e la promozione del proprio territorio. Del resto, proprio in Campania è conservata uno dei più importanti archivi librari, e in Campania esiste la manifestazione Napoli Città del libro che avrà uno spazio anche al Lingotto.
I due Paesi ospiti sono Canada e Irlanda, con spazi loro dedicati, per scoprire due mondi culturali di ieri e di oggi ricchi di voci letterarie e di suggestioni.
Ci sono già i primi nomi ospiti: Annie Ernaux, Edna O’Brien, Gabrielle Filteau-Chiba, Thomas Piketty, Pat Metheny e Francesco Bianconi e tra gli eventi Off si segnala una mostra sui temi del Salone alle OGR.
Quindi è iniziato il conto alla rovescia, e quest’anno sarà ancora più fondamentale ritrovarsi tutti al Salone del libro, per la cultura e contro paura e ignoranza.