Archivio dell'autore

Il principe degli sciacalli di Rebecca Moro (Fanucci, 2018) a cura di Elena Romanello

12 dicembre 2018
copprincsciacallismall

Clicca sulla cover per l’acquisto

Fanucci editore torna ad arricchire la sezione fantasy con una voce italiana, Rebecca Moro, che esordisce con Il principe degli sciacalli, primo volume della saga dei Quadranti.
Se il buon giorno si vede dal mattino, come dicevano le nostre nonne, c’è da essere soddisfatti, perché finalmente si legge un qualcosa di interessante, intrigante, dark e crudo, decisamente fantasy e non una storiella che di fantastico ha poco per ragazzine in cerca di emozioni terra terra. Tra le righe ci sono echi di autori come ovviamente George R. R. Martin, di cui i fan aspettano con impazienza la conclusione della saga di Westeros, ma nell’attesa non disdegnano certo altre storie di passioni e lotte, cruente il giusto e con la costruzione di un mondo a tratti terribile ma che sa conquistare.
Un altro autore che viene in mente, leggendo queste pagine, è Terry Goodkind con la saga de La spada della verità, non per la somiglianza della vicenda, ma per le atmosfere simili, di un fantasy che non è certo favolette per ragazzini ma ricostruzione e elaborazione di un mondo immaginario ma con tante metafore storiche e non.
In pochi giorni e in una lunga notte di sangue la Schiera degli Sciacalli è riuscita a invade il più forte dei Quadranti dell’Impero umano, in un macrocosmo dominato da varie stirpi di esseri. La famiglia del Mastro è stata travolta, nessuno degli storici alleati si è fatto vedere e i Ti-Jak, creature tra uomini e rettili hanno falciato la resistenza.
Il principe Raven e le principesse Sarissa e Ioni sono sopravvissuti ma il loro destino sembra essere peggiore della morte, perché Raven è destinato a diventare lo schiavo sessuale del Jekret, mentre le due ragazze dovranno andare in sposa a due principi dei Ti-Jak.
Un cambiamento improvviso e inumano, ma forse ci saranno sorprese per tutti e tre, e quelli che dovevano essere i mostri si riveleranno diversi e ci sarà una speranza di rinascita. Anche perché non è detto che gli invasori siano le vere bestie e il vero pericolo, che può arrivare da altri umani.
Una storia avvincente, con tra le righe tematiche come la diversità, il ruolo della donna, la guerra, l’omosessualità, non nuove al fantasy ma qui viste comunque in un’ottica interessante e innovativa, per una vicenda che non si esaurisce qui e continuerà.
Il principe degli sciacalli alla fine entra nell’abisso più profondo dell’animo umano, racconta il confronto presente dai tempi più antichi tra uomo e bestia, tra abissi di follia e voglia di eroismo. E’ d’obbligo a questo punto attendere i nuovi capitoli, magari sognando un adattamento cinematografico, e forse, date le tematiche, non ci starebbe male un Guillermo del Toro..

Rebecca Moro, pseudonimo di Silvia M. Moro, vive a Padova ed è mamma di 3 bimbi, avvocato, lettrice accanita, blogger. Adora tutto ciò che è sopra le righe e diffida dei sentimenti tiepidi, perché se non c’è la passione non c’è sapore. Con l’altro pseudonimo di S.M. May ha pubblicato i romanzi Nuvole (2013) per Triskell Edizioni e Addio è solo una parola (2015) per Youfeel Rizzoli. Come autrice self, inoltre, ha pubblicato, nel genere gay romance, la serie Lara Haralds – The Strange Matchmaker (Cambio gomme, Neve fresca, Ghiaccio salato, Doppio velo e Infinito Stupore); nel genere sci-fi la serie Oro (Il sangue non è acqua e Oro); il romanzo Secret Funding (2015), uscito anche in edizione inglese e in edizione tedesca per Dead Soft Verlag; e infine il legal thriller Gabbia per uccellini (2017).

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa Fanucci che ringraziamo.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Una nuova collana di classici gotici per Skira a cura di Elena Romanello

10 dicembre 2018

La casa editrice Skira, nota per il suo impegno nella promozione dell’arte e delle mostre, affianca una nuova collana a quelle esistenti, dedicata alla narrativa gotica, un genere che ha ispirato l’horror e il thriller, di grandissimo successo quando venne fuori a fine Settecento e che continua ad ispirare il nostro immaginario, tra narrativa, fumetti, film, serie TV, videogiochi.
I primi due titoli sono già emblematici nella definizione del genere e sono Il Golem di Gustav Meyrink e la raccolta Vampiri di vari autori.
Il Golem, ambientato in una Praga magica, riprende una figura del folklore ebraico mitteleuropeo che poi ha ispirato il cinema fantastico degli albori e altre storie, non ultima un episodio di X-Files negli anni Novanta e rappresenta come il gotico ottocentesco pescasse da antiche leggende per costruire le sue storie, riscoprendo tradizioni anche di culture poco note e ghettizzate come appunto quella ebraica.
Ne I Vampiri sono raccolti invece tre classici delle storie dei succhiasangue, anzi le tre storie che hanno portato una figura presente nelle tradizioni fin dall’antichità classica nella modernità. Il vampiro di Polidori, nato in seguito alla famosa sfida letteraria durante l’estate senza sole del 1816 che spinse anche Mary Shelley a scrivere Frankenstein, fu ispirato pare all’autore dal difficile rapporto con il suo datore di lavoro Byron, che lo spinse in seguito alla depressione e al suicidio. Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu racconta invece una storia al femminile, dove la vampira è un pericolo ma è anche fascinazione per la protagonista, non certo solo una damigella in pericolo, in attesa di una trasposizione cinematografica decente. Dracula di Bram Stoker, romanzo epistolare su una delle più potenti figure dell’immaginario, non ha bisogno di ulteriori presentazioni e merita sempre di essere letto, forse perché è abbastanza diverso da tante storie in tema sul grande schermo, se si esclude il film di Coppola.
Un’occasione, quindi, per scoprire o riscoprire classici senza tempo che continuano a dire molto ai lettori e alle lettrici di oggi.

321 cose intelligenti da sapere prima di diventare grandi di Mathilda Masters e Louise Perdieus (Rizzoli, 2018) a cura di Elena Romanello

6 dicembre 2018

Crescere vuol dire scoprire il mondo e voler scoprire misteri e notizie, oggi il Web potrebbe aver mandato certi tipi di libri, amatissimi per anni, in soffitta, ma non è proprio così, e per fortuna, perché i libri possono essere impareggiabili per trasmettere notizie tra immagini e testi.
Rizzoli propone una preziosa e agile enciclopedia per i più giovani ma non solo, con tante informazioni simpatiche e curiose divise per argomenti e immagini che colpiscono fantasia e stuzzicano l’ingegno, erede di altri libri che hanno allietato le generazioni precedenti, dalla collana dei Grandi libri Mondadori ad altri esperimenti analoghi, con però un tono vasto e su vari ambiti del sapere.
321 cose intelligenti da sapere prima di diventare grandi è un volume non mastodontico come le enciclopedie dei tempi che furono ma con un suo spessore e una sua ampiezza, ed è organizzato su dodici sezioni: i nostri cugini animali, il corpo umano, lo sport, i personaggi famosi, la Storia, la Terra, i Paesi del mondo, le scienze, lingue e linguaggi, le piante, il cibo, le stelle e l’universo. Tutti argomenti sempre stimolanti, a qualsiasi età, e si scoprono davvero tante cose interessanti, che magari anche da grandi non si sapevano o non si ricordavano e che è sempre meglio rispolverare e riscoprire.
In tempi come questi, dove girano voci non vere e dove si mettono in dubbio scienza, medicina e la cultura in generale, libri così diventano ancora più preziosi e interessanti, perché aiutano invece ad avere un’idea della vita e del sapere positiva, giusta e che stimola ad approfondire, fornendo però già tante nozioni non nozionistiche, se si perdona il gioco di parole.
Interessante poi che le autrici, sia dei testi che delle immagini, siano due donne, che mettono a frutto il loro amore per le scoperte e la cultura, oggi fondamentale più che mai, soprattutto per l’altra metà del cielo.
321 cose intelligenti da sapere prima di diventare grandi può essere davvero il libro di questo Natale per i nostri ragazzi, ma anche un libro da regalarsi tra adulti, per riscoprire la voglia di imparare e scoprire cose nuove su noi stessi, gli animali, il mondo e l’universo, a seconda poi di cosa ci appassiona di più.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa, si ringrazia Claudia Fachinetti.

Mathilda Masters, belga, è un’esploratrice che ha viaggiato in tutto il mondo alla scoperta di Paesi e culture lontane. Le sue esperienze e avventure sono diventate le protagoniste dei suoi libri. Mathilda sa tutto su quasi tutti gli argomenti: animali, piante, storia, scienze, lingue e altro ancora.

Louize Perdieus è un’artista che riesce a esprimere nei disegni il suo grande senso dell’umorismo e la sua passione per la natura. Ha vinto il premio “Push” della gara degli illustratori Picturale 2015.

Il castello delle stelle di Alex Alice (Mondadori, 2017), a cura di Elena Romanello

29 novembre 2018
978880468371HIG-353x480

Clicca sulla cover per l’acquisto

Uno dei filoni della fantascienza che ha affascinato di più negli ultimi anni è lo steampunk, cioè l’immaginare un futuro partendo dal passato, di solito dall’Ottocento vittoriano: per chiunque ami questo, ma anche per chi è in cerca di storie originali, è da non perdere la graphic novel francese Il castello delle stelle di Alex Alice.
L’autore immagina che la conquista dello spazio sia iniziata quasi cent’anni prima, nella seconda metà dell’Ottocento, in un’Europa sempre sull’orlo della guerra, ad opera di una donna, l’esploratrice Claire Dulac, che sparisce nella stratosfera durante un volo esplorativo per capire se gli esseri umani possano andare nello spazio. Alcuni anni dopo il figlio Seraphim parte alla sua ricerca, aiutato da un re visionario e forse folle, un personaggio realmente esistito, Ludwig di Baviera, scoprendo un mondo fuori nello spazio popolato da creature fantastiche e dove forse è possibile vivere.
Alex Alice ha dichiarato per questa sua opera, presentata anche in italiano in una veste curata che esalta le sue scelte grafiche e il suo stile unico, il suo debito per Jules Verne, uno dei nonni della fantascienza nonché ideatore di un immaginario che poi è stato ripreso dallo steampunk. L’altro suo grande ispiratore è Hayao Miyazaki, maestro dell’animazione giapponese e autore di alcuni gioielli in cui ha rivisitato vari archetipi di fantascienza e fantasy, che si ritrova nelle tavole e nella storia, debitrice a tratti di un film come Laputa , omaggiato anche dal titolo, e non solo.
Dietro a Il castello delle stelle c’è anche tutta una mitologia sullo spazio che prese piede nel XIX secolo, fatta di storie su abitanti della Luna e di Marte con tanto di supporto iconografico, senza un fondamento scientifico e reale ma perfetta per fare da sfondo ad una storia sognante e sospesa nei cieli, sulla ricerca di se stessi e di una persona amata ma anche di un nuovo senso per tutta l’umanità.
Il castello delle stelle dimostra ancora una volta la considerazione che c’è Oltralpe per la narrativa disegnata e la maturità conseguente del saper creare un’opera appassionante e filosofica, fantastica e nello stesso tempo di grande valore artistico. In attesa del seguito della storia, perché le avventure di Seraphim nello spazio non sono ancora finite.

Alex Alice è nato nel 1974 ed è uno degli autori di fumetti più dotati della sua generazione. Ha avuto immediato successo nei primi anni Duemila con la serie diventata culto Le Troisième Testament. Il suo ambizioso progetto Siegfried, ispirato all’opera di Wagner, gli è valso lo Spectrum Gold Award, principale riconoscimento mondiale per l’illustrazione fantastica. Dopo aver venduto oltre un milione di album, tradotti in una ventina di lingue, Alex Alice non ha esitato a rinnovare completamente il proprio stile con la sua nuova, fortunata serie Il castello delle stelle. Interamente realizzate ad acquerello, le sue tavole rievocano le illustrazioni dei romanzi di Jules Verne così come i ricordi incantati di viaggi giovanili tra i castelli bavaresi.

Provenienza: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Vox di Christina Dalcher (Nord, 2018) a cura di Elena Romanello

28 novembre 2018
9788842931386_0_0_0_75

Clicca sulla cover per l’acquisto

In un futuro prossimo gli Stati Uniti hanno visto una svolta autoritaria, con l’arrivo al potere di un regime teocratico ispirato da un reverendo che impone a tutti una morale personale restrittiva, colpendo in particolare le donne, che oltre a non poter più lavorare, studiare, scegliere liberamente la propria vita in tema di figli e matrimonio, sono costrette ad indossare un braccialetto che obbliga loro a stare dentro ad un limite di cento parole, pena scariche elettriche via via più forti, che possono arrivare a uccidere.
Jean McClellan era una professionista affermata, glottologa e logopedista, ma ora è costretta a vivere segregata, senza più autonomia, vedendo la figlia di sei anni ormai stare zitta e sottostare ad una scuola che forma future schiave domestiche, e i tre figli adolescenti sempre più prepotenti perché succubi anche loro della nuova ideologia, anche se ne vedranno poi gli eccessi. La consola la storia d’amore clandestina con l’ex collega italiano Lorenzo, di nascosto dal marito e da tutti, mentre ha perso per sempre amiche considerate troppo trasgressive e rinchiuse in campi di lavoro perché non si sono piegate al nuovo ordine, magari solo perché omosessuali. Finché un giorno Jean viene chiamata per dare una mano al fratello del presidente, rimasto con il cervello danneggiato da un incidente, con la possibilità di essere meno oppressa dal sistema. In parallelo però la protagonista scopre che la posta in gioco da parte del nuovo regime è quello di dominare il mondo con una scoperta scientifica a cui lei sta lavorando e che esiste comunque una resistenza sotterranea a questo nuovo totalitarismo, che coinvolge persone insospettabili e molto vicine a lei.
Inevitabile fare un raffronto con Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, diventato anche un’ottima serie TV, ma Vox non è un mero clone di un romanzo che non passa certo di moda, anzi, anche se riprende, in maniera intrigante, il tema della distopia che limita i diritti delle donne, comunque mai da dare per scontati, come mostra troppe volte la vita reale. L’autrice mette al centro di tutto l’importanza del linguaggio e delle parole, perché per opprimere qualcuno basta privarlo di questo, della possibilità di dire quello che sente e che vuole, e non è un caso che i momenti di maggiore angoscia del libro sono quando Jean si preoccupa per la sua bambina, che si abituerà fin dall’infanzia a stare zitta, come una futura generazione di donne succubi e senza parola.
Più scorrevole de Il racconto dell’ancella, più cinematografico ed infatti è probabile che diventerà un film o una serie, Vox fa riflettere ancora una volta sull’importanza delle libertà individuali e sui pericoli dei totalitarismi, che hanno paura della libertà di essere e di esistere, oltre che di chi si ribella a schemi che sembrano superati ma che c’è sempre qualcuno che vuole riproporre.
In tempi di rigurgiti reazionari di tutti i tipi, un libro come Vox è senz’altro da leggere e da meditare, sperando che quello che è raccontato nelle sue pagine resti appunto una metafora e un avvertimento su un possibile futuro da scongiurare.

Christina Dalcher si è laureata in Linguistica alla Georgetown University con una tesi sul dialetto fiorentino. Ha insegnato italiano, linguistica e fonetica in diverse università, ed è stata ricercatrice presso la City University London. Vive negli Stati Uniti e, quando possibile, trascorre del tempo in Italia, soprattutto a Napoli. Vox è il suo romanzo d’esordio.

Provenienza: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Il ritorno de Le anime disegnate di Luca Raffaelli per Tunué

23 novembre 2018

animepissoloCi sono libri che sono fondamentali per la comprensione di un determinato fenomeno e che ispirano ulteriori studi: uno di questi è, per quello che riguarda l’animazione, Le anime disegnate di Luca Raffaelli, che torna per Tunué nella collana Lapilli giganti curata da Marco Pellitteri dopo due edizioni precedenti, negli anni Novanta per Castelvecchi e negli anni Zero del Duemila per Minimum Fax.
Un ritorno molto gradito e interessante: nella nuova edizione l’autore, esperto di animazione e fumetto senza pregiudizi di merito, amplia e rivede le tre parti, su Walt Disney, sull’altra animazione a stelle e strisce da Braccio di ferro ai Simpson passando per i Looney Tunes e Hanna e Barbera, e sugli anime giapponesi di ieri e di oggi.
Un saggio storico ma sempre attuale, per parlare di immaginari complessi e molto amati, capaci di crescere più generazioni, di veicolare messaggi sovversivi, di raccontare il mondo con il filtro della fantasia.
Un libro da avere se si amano l’animazione in tutte le sue forme, ma anche se si conosce, per ragioni anagrafiche, uno solo di questi mondi: un universo su cui c’è sempre qualcosa da dire e che è giusto che periodicamente venga revisionato dal suo autore, in parallelo con altri suoi progetti.

Luca Raffaelli è un giornalista, saggista e sceneggiatore italiano esperto di fumetti e animazione. Considerato uno dei massimi esperti italiani nel campo dei fumetti e dell’animazione. Scrive di animazione e fumetti su Il Venerdì e su La Repubblica.

Gli illustratori di Tolkien a Milano a cura di Elena Romanello

22 novembre 2018

p104 Glorfindel and the Balrog (1)Il 28 novembre a Milano presso lo Spazio Oberdan di Milano in piazza Oberdan ci sarà Immaginifico Tolkien, un incontro presso lo Spazio Oberdan con due dei più grandi illustratori dell’opera del maestro del fantasy moderno, Alan Lee e John Howe.
L’evento è il momento finale di un corso dal 19 al 30 novembre di illustrazione realizzato con Alan Lee, John Howe e Andrea Alemanno.
Alan Lee John Howe sono due artisti di fama internazionale e sono gli illustratori storici delle opere di J. R. R. Tolkien, con immagini che a partire dagli anni Novanta hanno contribuito a creare l’immaginario della Terra di Mezzo e sono state un riferimento fondamentale per la realizzazione delle ambientazioni delle trilogie de Il Signore degli Anelli e de Lo Hobbit di Peter Jackson. Infatti i due maestri sono stati anche chiamati per elaborare il concept design dei film e Alan Lee ha vinto nel 2004 l’Oscar per le scenografie del film Il Signore degli Anelli – Il Ritorno del Re.
Alan Lee, classe 1947, si è fatto notare negli anni Settanta con le illustrazioni di libri fantasy come Fate, The Mabinogion, Castles, Merlin Dreams e Black Ships Before Troy: The Story of the Illiad, prima di approdare al mondo di Tolkien, fino all’ultimissimo La caduta di Gondolin. Tra i suoi altri lavori ricordiamo le scenografie di Legend di Ridley Scott, di Erik il Vichingo di Terry Jones e di Merlino.
John Howe, canadese di Vancouver, classe 1957, ha iniziato a lavorare negli anni Ottanta ai calendari tolkeniani, raggiungendo la notorietà internazionale con le sue illustrazioni per Storia della Terra di Mezzo, una serie in dodici volumi che contiene e analizza molti degli scritti inediti di Tolkien raccolti dal figlio Christopher. Anche lui ha collaborato con Peter Jackson, tra i suoi altri lavori ricordiamo le tavole per Beowulf , le illustrazioni per il film Le cronache di Narnia: il leone la strega e l’armadio e per la linea di carte Magic: The Gathering cards.
L’incontro del 28 ricostruirà tutto il percorso dei due maestri. L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili, occorre prenotarsi all’indirizzo:  www.mimasterillustrazione.com

Graphic Novel il fumetto spiegato a mio padre di Nicola Andreani (NPE, 2014) a cura di Elena Romanello

17 novembre 2018

7043486Andando a Lucca Comics ci si rende conto della complessità e varietà del mondo del fumetto, e le idee possono confondersi ancora di più se si visita una delle tante, belle fumetterie che ci sono nelle nostre città.
Come muoversi in un mondo poliedrico e multiculturale? Ci prova questo simpatico, agile e esauriente saggio di Nicola Andreani, Graphic novel il fumetto spiegato a mio padre edito da NPE qualche tempo fa ma ancora attuale, utile sia per i neofiti che vogliono saperne di più, sia per gli appassionati che vogliono fare il punto della situazione.
L’autore parte ricordando le origini letterarie di ogni tipo di fumetto, compreso quello seriale, e poi esamina la produzione di Paesi come l’Argentina, l’Italia, la Francia, il Belgio, gli Stati Uniti e il Giappone, citando opere e autori ormai classici come L’eternauta del compianto Osterheld, Corto Maltese di Hugo Pratt, Persepoli di Marjane Satrapi, Sin City di Frank Miller, Watchmen di Alan Moore, La storia dei tre Adolf di Osamu Tezuka, Akira di Katsuhiro Otomo.
Il libro è arricchito da immagini di copertine e tavole, per capire le differenze contenutistiche e culturali tra le varie correnti di fumetti, o meglio di graphic novel, e fornisce una guida preziosa e interessante ad un mondo sempre in evoluzione ma che non dimentica le sue radici. L’autore approfondisce anche la differenza tra fumetto seriale e graphic novel, con il carattere di maggiore crescita e cambiamento dei protagonisti di quest’ultima.
Infatti il romanzo, se lo si schematizza, è una narrazione autoconclusiva che racconta un crisi che porta il protagonista a cambiare: il graphic novel si attacca alla letteratura anche nell’iconografia, inglobando vari stili artistici e stimolando la riflessione, raccontando metafore della società di oggi o storie del passato e inventate ma vivide e vivaci.
Un libro quindi con tanti suggerimenti per integrare e ampliare le proprie letture e magari per capire come diventare anche autori di graphic novel.

Nicola Andreani (1984) è stato assistente di Manuele Fior, Alessandro Tota e Sualzo. Del 2014 il suo primo saggio sul fumetto, Graphic Novel. Il fumetto spiegato a mio padre (Edizioni NPE), e nello stesso anno ottiene un dottorato in fumetto alla Sorbonne di Parigi con una tesi sulle origini del fumetto. Da anni collabora con la Biblioteca delle Nuvole, la biblioteca di fumetto e illustrazione del Comune di Perugia, e realizza corsi di fumetto per tutte le età. Dal 2015 collabora con la rivista «The Mag» come illustratore.

Provenienza: libro del recensore.

Il grande ritorno de Le nebbie di Avalon a cura di Elena Romanello

17 novembre 2018

Le-nebbie-di-Avalon-vol.1_hm_cover_bigPer molti cultori di oggi del fantasy, soprattutto donne, Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley è stato il primo libro del genere letto, nel lontano 1986 per Longanesi nella collana La Gaja Scienza, con una copertina indimenticabile.
Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti, negli anni sono usciti molti altri libri dell’autrice, molti antecedenti come quelli del celebre ciclo di Darkover, altri curati da lei come le varie antologie: Marion Zimmer Bradley è morta nel 1999, quasi vent’anni fa, ancora relativamente giovane, il ciclo di Avalon è stato continuato dall’amica Diana L. Paxton, e in tempi più recenti la figlia ha dato della madre un ritratto non certo lusinghiero, causando prese di posizione anche di rifiuto tra gli appassionati.
In questi ultimi mesi si è segnalato il saggio di presentazione di Michela Murgia L’inferno è una buona memoria edito da Marsilio in cui l’autrice ha omaggiato uno dei suoi libri preferiti di sempre, e adesso Le nebbie di Avalon, da tempo reperibile in varie edizioni solo per il mercato dell’usato torna per HarperCollins in un’edizione integrale in due volumi, perché all’epoca furono molte le parti tagliate per motivi di budget.
Quindi, al di là di polemiche, rancori e gossip (ricordiamo che arte e artisti non sono necessariamente la stessa cosa, basti pensare che il grande Caravaggio nella vita era uno sbandato e un assassino) forse è proprio giunto il momento di riprendere e prendere in mano un libro interessante e fondamentale nella costruzione del fantasy moderno.
Le nebbie di Avalon racconta la notissima storia di Re Artù dal punto di vista delle donne, in particolare di una donna, sua sorella Morgana; è un romanzo femminista ma non solo, è anche una ricostruzione antropologica di un mondo realmente esistito presso i Celti, una società matriarcale che non ha mai cessato di affascinare e che ispirò il moderno movimento femminista.
Un libro complesso e appassionante, che si può leggere a più livelli, oltre che ormai un classico alla pari de Il signore degli anelli La storia infinita, e che merita quindi di essere preso in mano, approfittando di questa nuova edizione, in attesa magari di un adattamento al cinema o per la TV degno di questo nome.

L’edizione 2018 del Pisa Book Festival

8 novembre 2018

pisa_book_festival_2018_1bis

Torna per l’edizione 2018 il Pisa Book Festival, nato nell’ormai lontano 2003 e diventato uno degli appuntamenti più attesi per l’editoria indipendenti, portando ogni anno in autunno all’ombra della celebre torre pendente editori, scrittori, traduttori, illustratori e artisti italiani e stranieri. La sede è il prestigioso Palazzo dei Congressi.
Un festival cresciuto nel corso degli anni: nel 2003 gli editori partecipanti erano solo 56, l’anno scorso erano 162, attivi nei settori più disparati, saggistica, narrativa, fumetti. Del resto il festival rappresenta un modo unico per farsi conoscere e creare sinergie, ma il grande protagonista è il pubblico, che può incontrare i suoi autori e autrici preferiti.
Accanto allo spazio commerciale, il Pisa Book Festival ospita ogni anno più di duecento eventi, tra presentazioni, incontri con gli scrittori, convegni, laboratori di scrittura, seminari per professionisti, spettacoli, reading. Tutto è organizzato secondo vari filoni, come le anteprime degli editori, il focus del Paese ospite, gli autori del Repubblica Caffè, lo spazio Junior, la sezione Made in Tuscany. Quest’anno si aggiungono la rubrica  Alla ricerca del canone perduto, curata dallo scrittore Luca Ricci, la sezione Scienza e Fantascienza, il focus sulla poesia e il Chinese Corner.
Il Paese ospite quest’anno è la Spagna, luogo vicino ma diverso dall’Italia per cultura e lingua, per un programma che si preannuncia intenso. Tra gli ospiti si segnalano i nomi di Rosa Montero, Ester Garcìa, Lorenzo Silva, Massimo Polidoro, Roberto Cotroneo, Teresa Ciabatti, Tiziano Scarpa, Francesco Barbi, Giulio Giorello, Marco Malvaldi, Vanni Santoni, Serena Venditto.
Venerdì ingresso gratuito per tutti, sabato e domenica per i minori di 18 anni mentre gli altri pagano sei euro. Per il programma completo visitare il sito ufficiale.

Guida alla letteratura gotica di Fabio Camilletti (Odoya, 2018) a cura di Elena Romanello

1 novembre 2018

Camilletti_GoticoLa letteratura gotica è stata la madre, o meglio la nonna, di tutti i generi letterari, creando la prima affezione del pubblico mentre nasceva l’editoria moderna come industria creativa che doveva comunque fare affari per andare avanti, non potendo più contare sul sostegno di principi e prelati.
A questo filone è dedicata la guida Odoya Guida alla letteratura gotica, che racconta una stagione imperdibile, una settantina d’anni fra il 1764, quando esce a Londra Il castello di Otranto di Horace Walpole al 1831 quando esce l’edizione definitiva di Frankenstein di Mary Shelley, l’ultimo romanzo gotico ma anche il primo di fantascienza, nato dalla famosa scommessa di Villa Diodati durante un’estate distrutta da un’eruzione vulcanica agli antipodi per creare una storia che facesse davvero paura.
La letteratura gotica ha portato con sé una serie di romanzi ambientati, curioso, per lo più in Italia, vista allora come terra di mistero e di pericolo, quando invece in seguito si è identificato il mondo anglosassone come perfetto per certe storie e certe figurazioni, scritti spesso da donne, alle prese con fantasmi, insidie, fanciulle in pericolo, misteri dal passato, maledizioni e tanto altro ancora. Libri nati come prodotti di intrattenimento, diventati poi classici, che spesso tutti citano senza averli mai letti e che è senz’altro interessante ricominciare a scoprire grazie a questo libro, perché anche se a tratti oggi molti di questi romanzi possono sembrare obsoleti, tra le righe contengono qualcosa che ha continuato ad affascinare fino ad oggi e che ad allora non ha più lasciato pubblico e scrittori.
Nei romanzi gotici nascono molti archetipi e incubi che continuano ancora oggi ad esserci, nei libri, nei film, nei telefilm, nei fumetti, e dall’impatto che hanno avuto sull’editoria si capirà l’importanza dei generi letterari nella narrativa di consumo, da proporre a lettori avidi e che portano soldi agli editori comprando e leggendo storie avvincenti, magari non auliche e di gran qualità, ma capaci di fondare la modernità.
Il gotico nasce in un’Inghilterra affascinata dall’Italia, durante la prima rivoluzione industriale, riflette un mondo vecchio che sta andando a pezzi, con l’avvento di un nuovo modo di vivere mentre Oltremanica scoppia la rivoluzione francese, con troni e teste che cadono, e riflette a suo modo incertezze e paure, oltre a creare un’evasione, inquietante ma sempre evasione, tra meraviglia e orrore, proprio mentre si celebra la ragione come guida di tutto, e si mette il soprannaturale in letteratura, dove diventerà immortale.
Un libro interessante per cultori e appassionati, con tante curiosità e spunti di lettura, arricchito da varie immagini e da trame delle opere più importanti, per scoprire percorsi e mondi che alla fine non ci hanno mai lasciato.

Provenienza: libro del recensore

Fabio Camilletti è professore associato di Letteratura italiana all’Università di Warwick, in Inghilterra. Specialista di letteratura gotica e romantica, si è formato fra Pisa, Oxford, Parigi e Birmingham, e dal 2008 al 2010 è stato fellow in Letterature comparate, Storia dell’arte e Psicoanalisi all’Institute for Cultural Inquiry di Berlino.
Tra le sue pubblicazioni recenti: The Portrait of Beatrice: Dante, D.G. Rossetti, and the Imaginary Lady e Italia lunare. Gli anni Sessanta e l’occulto in uscita nel 2018. Nel 2015 ha curato la prima edizione completa di Fantasmagoriana (Nova Delphi).

Figli di sangue e di ossa di Tomi Adeyemi (Rizzoli, 2018) a cura di Elena Romanello

31 ottobre 2018

4292857-9788817105354-285x424Sembra davvero che la nuova terra del fantastico sarà l’Africa, continente su cui si è detto tutto e il contrario di tutto, spesso in prima pagina per ben altre vicende, alcune di tragica attualità. Dopo il successo di Nnedi Okorafor arriva una nuova voce, Tomi Adeyemi, con il fantasy atipico Figli di sangue e di ossa, basato sulla mitologia del Continente nero, in particolare su quella yoruba, su cui si sa poco ad essere buoni, meglio dire niente così si fa una figura migliore.
Un tempo si veneravano i maji, esseri dalla pelle d’ebano e i capelli candidi,  nelle lussureggianti terre di Orïsha, ma quando il loro legame con gli dei si spezzò e la magia scomparve, furono trucidati dal malvagio re Saran. Zélie non ha dimenticato la notte in cui vide le guardie del palazzo uccidere sua madre, impiccandola ad un albero del giardino, e decide di partire per rivendicare l’eredità dei suoi antenati. Con lei c’è il fratello Tzain, pronto a tutto pur di proteggerla e per portare avanti la loro missione, ma quello che i due giovani non hanno previsto è che il giorno che incontrano i figli di Saran tra loro si instaura una strana alchimia.
Il viaggio sarà lungo, attraverso una terra pericolosa, dove si aggirano le temibili leopardere delle nevi e dove gli spiriti sono in agguato nell’acqua, e il ridare voce ad un popolo che era stato messo a tacere sarà un’impresa ardua e non certo semplice.
Occorre chiarire una cosa: c’è chi vuole presentare il libro come il nuovo Harry Potter, e no, non lo è, e non solo per la diversa ambientazione, ma perché qui i toni sono da subito forti e per un pubblico adulto, con al centro una variante sul tema del viaggio dell’eroe che salva, con il ricordo tra le pagine dei tanti genocidi reali perpetrati nel Continente nero, non ultimo quello del Ruanda, di cui la storia narrata sembra una metafora. Un nuovo, affascinante modo di raccontare il fantasy, che ha già ispirato un fandom on line e non solo, tra fan art, cosplayer e altro ancora.
La magia è vista come un qualcosa che salva, con un richiamo al ritorno dell’animismo, alla base della cultura africana, e non è un caso che al centro di tutto ci sia un personaggio femminile, simbolo dell’antico legame tra donne e forze della natura, mentre oggi è stato detto da più parti che solo le donne possono salvare l’Africa.
Un libro complesso e fantastico, crudo, da leggere e riflettere, un apologo contro il razzismo e per la libertà dei popoli, che avrà presto un seguito e di cui si parla già di un adattamento cinematografico.

Provenienza: libro del recensore.

Tomi Adeyemi, laureata in letteratura ad Harvard e appassionata di mitologia nord-africana, a soli 24 anni è già sulle pagine della stampa internazionale per l’originalità e il clamoroso successo del suo primo romanzo. Un caso editoriale internazionale subito schizzato in testa alle classifiche americane, verrà pubblicato in 27 Paesi e diverrà un film per Fox 2000.ChildrenofBloodandBone.com