Quarant’anni di Lady Oscar in Italia

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Ogni lettore e spettatore ha le sue preferenze in termini di romanzi, film, fumetti, serial TV, legate spesso alla generazione a cui appartiene e in che periodo ha vissuto la sua adolescenza.
Ci sono poi alcune storie che sono e restano immortali, al di là del mezzo con cui vengono raccontate e dell’epoca in cui sono uscite: quarant’anni fa, il 1 marzo 1982, alle otto di sera, su Italia 1, allora nato da poco come canale, debuttava quello che all’apparenza era un nuovo cartone animato giunto dal Giappone, come moltissimi a quell’epoca da alcuni anni e con molto successo: Lady Oscar.
I giovani e giovanissimi telespettatori conoscevano già le storie di robottoni e orfanelli giunte dal Paese del Sol levante, molto appassionanti ma che avevano anche suscitato non poche polemiche tra i genitori e gli insegnanti.
Lady Oscar si presentò subito come un qualcosa di radicalmente diverso, una vicenda a sfondo storico, ambientata nella Francia della regina Maria Antonietta, con toni adulti, e al centro di tutto un’eroina controcorrente, una guerriera che si fingeva maschio e che era divisa tra la lealtà del suo casato nobile alla monarchia e il suo cuore generoso che capiva gli aneliti di libertà e giustizia dei più poveri, grazie anche alla persona più importante della sua vita, il suo attendente André, amico quasi fraterno prima e grande amore poi.
Lady Oscar unì nella passione per una storia avvincente, colta, ricca di spunti interessanti e con uno dei finali più spiazzanti e scioccanti di sempre ragazzi e adulti, maschi e femmine, ed è ancora oggi un cult senza tempo, l’anime forse replicato più volte, una di quelle epopee immortali, paragonabile ai classici della letteratura o ai filmoni che appassionano più generazioni.
Oltre ad essere un anime di grandissimo successo, Lady Oscar, nato come manga in Giappone con il titolo di Versailles no Bara, La rosa di Versailles, o Le rose di Versailles, ad opera dell’autrice Riyoko Ikeda, fu ed è un fenomeno editoriale anche qui in Italia. Nel 1982 il Corriere dei Piccoli pubblicò un fumetto molto liberamente tratto dalla serie realizzato in Italia, ma nell’autunno di quell’anno il Gruppo editoriale Fabbri iniziò la prima traduzione fuori dal Giappone del manga, in versione, è vero, colorizzata e censurata. In parallelo la Fabbri fece uscire anche una novelizzazione della serie, su modello di quelle che aveva fatto uscire per Candy Candy, e un seguito inventato nel nostro Paese, Il ritorno di Lady Oscar, che però non convinse del tutto, troppo fantasiosa la resurrezione della protagonista e troppo triste che il suo eterno amore André restasse morto.
Il manga tornò poi varie volte nelle librerie italiane, diventando lo shojo più tradotto nel nostro Paese, negli anni Novanta per la Granata Press, all’inizio del Duemila per Planet Manga, nel 2008-2009 per D-Books, tra il 2015 e il 2017 per Goen e nel 2020-2021 per J-POP, in quella che al momento è l’edizione definitiva e più completa.
Un romanzone per immagini, una ricostruzione romantica ma accurata della Francia prerivoluzionaria, considerata una delle migliori opere di finzione in argomento, una storia emblematica dove c’è tutto, intrigo, avventura, passione, amore, morte, riso, tragedia e che da quarant’anni non cessa di appassionarci, come tutte le grandi epopee.

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