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La trasparenza del camaleonte di Anita Pulvirenti (DeA Planeta, 2020) a cura di Elena Romanello

25 gennaio 2020

9788851177058_e364e6fc2e9f4c65472735ec26fa6d17In una città italiana non nominata ma in cui chiunque può riconoscere qualcosa della propria, vive Carminia, quarant’anni, impiegata modello anche se molto riservata, una vita di lavoro e di abitudini. Lei non riesce a guardare nessuno negli occhi, vorrebbe essere invisibile e che nessuno le rivolgesse la parola, è infastidita dal minimo ritardo, da un quadro storto in casa, da un semaforo che scatta di colpo, dalla carta igienica non messa nel modo giusto.
Nel monolocale che lascia solo il week-end per andare al mare a trovare la nonna, che l’ha cresciuta dopo che sua madre è sparita quando era piccola, gli abiti ogni mattina sono disposti sempre alla stessa maniera, la portinaia le propone ogni giorno di ogni settimana lo stesso menu e ci sono diciotto copie del suo libro preferito su uno scaffale e sono gli unici libri che ha.
Ma un libraio sul percorso del lavoro e due colleghe di lavoro sembrano voler stravolgere la sua vita, così come una misteriosa bambina che abita vicino a casa sua, Rebecca, mentre anche in ufficio qualcuno comincia a dire che deve cambiare il suo atteggiamento. Carminia si adatta alle situazioni e cerca di sparire come un camaleonte, finché una psicologa non le fa scoprire la sua condizione, ha l’Asperger e questo ha condizionato tutta la sua esistenza.
Ma nessuna situazione è destinata a durare per sempre, e mentre dal passato riemerge la madre, Carminia vede venire meno il suo mondo di ordine e routine, verso un ignoto che forse non è pronta ad affrontare.
In questo ultimo periodo si parla molto di sindrome di Asperger, grazie alla giovane attivista Greta Thunberg ma anche all’uscita allo scoperto dell’autrice Susanna Tamaro, che ha parlato di quanto sia difficile conviverci anche in età adulta. La sindrome di Asperger esiste in realtà da sempre, solo negli ultimi decenni è stata studiata,  era presente in passato in molte persone che venivano bollate come strane e problematiche senza voler o poter capire, è stata evidenziata più nei soggetti di genere maschile, ma forse solo perché donne e ragazze sanno nasconderla meglio, come mostra anche Carminia.
La trasparenza del camaleonte affronta la storia di una persona che convive con una condizione che rimane tale, raccontando la storia di una donna adulta alle prese con la sua diversità, mai scoperta prima e causa di problemi e discriminazioni, emblematica di una società in cui la diagnosi di Asperger sta emergendo ma in cui ci sono ancora troppi pregiudizi da superare, soprattutto se questa avviene in età adulta, mettendo in luce finalmente problemi e questioni e facendo capire come impostare la propria vita.
Una storia avvincente su cui riflettere, che fa capire le tante facce della diversità, e come certi tipi di diversità non siano certo lontani, ma possano riguardare anche persone con cui si ha a che fare ogni giorno, colleghi, parenti, amici, conoscenti e anche se stessi.

Anita Pulvirenti vive a Catania. Finalista e menzione speciale al concorso per inediti >Fai viaggiare la tua storia” creato da Libromania e Autogrill, La trasparenza del camaleonte è il suo primo romanzo.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Morgana, Storie di ragazze che tua madre non approverebbe di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

24 gennaio 2020

978880471711HIG-343x480In questi ultimi anni sono usciti diversi libri sulle vite di donne straordinarie, rivolti a pubblici di varie età, ma dove si è cercato di mettere in luce anche l’aspetto edificante di questi personaggi, sia pure in una prospettiva femminista che chiaramente digerisce la ribellione, a certe regole e entro certi limiti.
Morgana, con un sottotitolo Storie di ragazze che tua madre non approverebbe, scritto a quattro mani da Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, vuole andare oltre e presentare donne ribelli e controcorrente, ma spesso scomode e non accomodanti, tutte da scoprire e capire, eredi di quella Morgana, strega ribelle del ciclo arturiano, molto amata da Michela Murgia grazie al romanzo Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley e che lei ha omaggiato nel breve saggio L’inferno ha una buona memoria.
Nelle pagine del libro si trovano dieci donne, molto diverse tra di loro, basti pensare che si parte con Moana Pozzi, trasgressiva porno diva tra anni Ottanta e Novanta che scelse la sua vita con arguzia e voglia di sperimentare, e poi si passa a santa Caterina da Siena, all’apparenza la sua antitesi, mistica religiosa in realtà ribelle radicale e contro le tradizioni dell’epoca che la volevano moglie e madre e contro il maschilismo della Chiesa.
A questi due ritratti seguono altre donne, come la modella e cantante Grace Jones, capace di rivoluzionare i canoni di genere e di costruire un nuovo modello di personaggio pubblico, le sorelle Bronte, che stravolsero la società vittoriana con i loro romanzi non certo dolci e romantici, Moira Orfei, circense e costruttrice di un’estetica kitsch che ha fatto scuola, Tonya Harding, rivoluzione non certo pacifica nel mondo etereo del pattinaggio, Marina Abramovic, artista e performer oltre ogni limite, Shirley Temple, ex bambina prodigio e vera ribelle, Vivienne Westwood, rivoluzionaria della moda, e Zaha Hadid, forse l’unica archistar donna.
Donne senz’altro fuori dai canoni tradizionali, ma anche non riconducibili al femminismo, anche se le sorelle Bronte con le loro storie cupe hanno saputo indicare per la prima volta alle lettrici nuovi modelli, e Shirley Temple ha incarnato ruoli di emancipazione ante litteram, staccandosi dal ruolo di diva bambina che le era stato imposto.
Donne non politicamente corrette, streghe nel significato traslato del termine, emblema di una dimensione oscura, aggressiva, vendicativa, caotica e egoista che appartiene non certo solo agli uomini: la verità sull’aggressione alla rivale di Tonya Harding non la si saprà mai e comunque Tonya era tutto tranne che una principessina sui pattini, mentre Moana Pozzi seppe abbattere dei tabù forti in maniera comunque forte e scioccante, con denunce per atti osceni e attacchi pubblici, Marina Abramovic ha creato scompiglio con un’idea dell’arte basata sulla sofferenza, Vivien Westwood ha stravolto i dettami della moda e Zaha Hadid ha creato scalpore con i suoi progetti in un mondo dominato dagli uomini.
Morgana contribuisce a smontare un pregiudizio che ancora oggi continua a condizionare la vita di tante donne, quelle che le vorrebbe tutte dotate di una natura gentile e sacrificale, parlando di donne che hanno avuto vite educative ma non certo edificanti, nemmeno Caterina da Siena, vista con gli occhi di oggi un soggetto da manuale di psichiatria.
Donne che sono state innanzitutto loro stesse, percorrendo percorsi individuali ma cambiando comunque le vite delle altre donne, spostando i margini di cosa si poteva fare o meno. Non sono tutte storie a lieto fine, sono storie anzi spesso amare se non tragiche, ma sono storie che fanno riflettere su cosa si può provare ad essere.

Michela Murgia (Cabras 1972) è una scrittrice italiana. Ha esordito nel 2006 con Il mondo deve sapere da cui è stato tratto un film di Virzì. Tra i suoi libri ricordiamo Accabadora (Premio Campiello 2010), Ave Mary, Chirù, Istruzioni per diventare fascisti e Noi siamo tempesta. Le sue opere sono state tradotte in più di 30 Paesi.

Chiara Tagliaferri attualmente è coordinatrice editoriale per Storielibere.fm, la piattaforma più innovativa di narrazioni audio online ed è autrice con Michela Murgia del podcast “Morgana, la casa delle donne fuori dagli schemi”, che è diventato un libro edito da Mondadori e con Melissa P. del podcast “Love stories”. Ha lavorato come autrice di trasmissioni radiofoniche di successo per Rai Radio2. Ha collaborato alla prima edizione del Festival “L’Eredità delle donne” diretto da Serena Dandini.

Provenienza: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito SBAM della provincia di Torino.

L’edizione 2020 dei Japan Days a Torino a cura di Elena Romanello

23 gennaio 2020

andrea-osella_6Tornano a Torino i Japan Days, l’ormai consueto appuntamento di gennaio dedicato a manga, anime e cultura giapponese organizzato dal club Amici di Go Nagai: il 25 e 26 gennaio saranno di scena in una nuova location, la Biblioteca Musicale Andrea della Corte nel parco della Tesoriera in corso Francia 186.
Quest’anno la manifestazione si snoda su tre importanti eventi ed anniversari: i quarant’anni dell’arrivo in Italia di Mazinga Z di Go Nagai, l’uscita prossima finalmente del film conclusivo della saga di Evangelion, dal titolo Shin Evangelion / Evangelion: 3.0+1.0 / Evangelion: Final e i trent’anni italiani dei Cavalieri dello Zodiaco, uno degli anime più importanti di inizio anni Novanta per il consolidamento di una cultura otaku.
In collaborazione con Voci animate sono ospiti tre doppiatori fondamentali legati a manga e anime: Valentina Mari, voce di Rei Ayanami di Evangelion e Sayaka Yumi negli episodi inediti di Mazinga Z, Fabrizio Mazzotta, direttore di doppiaggio tra gli altri anche di Evangelion e doppiatore di Krusty il clown dei Simpson, Mizar di Goldrake e Eros di Pollon, e Ivo de Palma, l’anima di Pegasus dei Cavalieri dello Zodiaco,  Toki di Ken il Guerriero e Akira Fudo negli OAV di Devilman.
Le associazioni di Animanga Italia presenteranno le loro attività negli spazi della Biblioteca: in particolare al piano terreno in sala 1 spazio alle prelibatezze giapponesi di Cibichibi Manga Food, in sala 2 Gundam con BIST e il club Giagun, in sala 3 quiz e intrattenimento per tutte le età con  l’Associazione culturale Tomomi e Moguwork, con tanti giochi, in sala 4 performance dei cosplayer del Saint Seiya Italian Cosplay. Sempre al piano terra trovano spazio Planet B Web Radio e Il Castello di sabbia.
Al primo piano ci sono le due anime della manifestazione: in sala 5 Amici di Go Nagai, che danno a chi si assocerà il catalogo della mostra  MAZIN GO e Eva Impact, con anche qui per chi si iscrive i libri IMPACT 00 Prototype e Blood Type: Blue Water – Nadia×Evangelion.
Le due associazioni propongono anche le due mostre di questa edizione: MAZIN-GO! a cura di Casale Comics e  Amici di Go Nagai, con 32 tavole di altrettanti artisti, illustratori e fumettisti italiani, su Mazinga Z, e Blood Type: Blue Water – Nadia×Evangelion Exhibit, tributo a Nadia – Il mistero della pietra azzurra e a Neon Genesis Evangelion, rispettivamente per i 30 anni e i 25 anni dalla prima messa in onda in Giappone, con 18 illustrazioni originali di autori e autrici italiani.
La Sala Autori ospiterà anche diversi di questi nomi coinvolti, come Enrico Simonato, Livia De Simone, Fabrizio De Fabritiis, Vittorio Pavesio, Andrea Osella, Le Diabolike Giulia Francesca Massaglia e Stefania Caretta.
I Japan Days sono aperti con ingresso gratuito sabato 25 e domenica 26 gennaio dalle 14 alle 18. Per ulteriori informazioni andare sul sito di Animanga Italia.

Il silenzio della collina di Alessandro Perissinotto (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

23 gennaio 2020

978880470804HIG-312x480Alessandro Perissinotto è tornato in libreria con un nuovo thriller, ambientato nel suo Piemonte, tra le Langhe e Torino, dove si ispira ad un fatto realmente accaduto, un agghiacciante femminicidio perpetrato ai danni di una ragazzina di soli tredici anni nel 1969, antecedente a fatti come il massacro del Circeo, ma anche ad altri fatti delittuosi avvenuti tra Stati Uniti, Austria e Belgio.
Maria Teresa Novara era una studentessa delle medie quando fu rapita dalla casa degli zii di notte e portata in un casale abbandonato da una coppia di criminali, che dopo aver costruito una falsa storia di una fuga all’estero, la fecero abusare per mesi da uomini del circondario, finché durante un controllo di routine a Torino uno dei due morì cadendo nel Po, l’altro fu arrestato ma non fece parola. Il cadavere della ragazza fu ritrovato qualche tempo dopo, nel casolare dove era rimasta prigioniera e dove era morta di stenti.
Su questa storia per troppo tempo rimossa in mezzo ai filari delle Langhe che tanto piacciono a turisti e intellettuali, Alessandro Perissinotto costruisce la storia di Domenico Boschis, attore di fiction sulla cinquantina, lontano da anni dalle Langhe, da quando le lasciò con la madre che divorziava da un marito violento, trasferendosi prima a Torino con lei e il nuovo compagno, e poi a Roma per lavoro.
Suo padre, Bartolomeo Boschis, è malato terminale di cancro e ricoverato in una struttura apposita, che contatta Domenico come unico parente prossimo: ormai l’uomo è l’ombra del violento anaffettivo che era decenni prima, spesso delira e inizia a parlare di una ragazza vittima di abusi sessuali.
Domenico inizia a compiere delle indagini in solitaria, imboccando un paio di false piste, aiutato anche da Umberto, suo migliore amico d’infanzia e figlio del farmacista oltre che farmacista pure lui, e Caterina, brillante imprenditrice vinicola oggi e sua fidanzatina mai dimenticata da adolescente, scoprendo poi la storia di Maria Teresa e il ruolo dei rispettivi padri in questa storia troppo presto archiviata.
Un thriller ambientato in Italia non dissimile da altri stranieri, dove si parla di crescita, di lutto, di saper essere diversi dai propri genitori ma anche dell’importanza di ricordare e di non dimenticare.
Interessante è mettere insieme una storia inventata ma verosimile (Maria Teresa fu stuprata per denaro da uomini rimasti ancora oggi senza identità, invecchiati e magari anche morti con il loro segreto ignobile) con una storia vera, di denuncia, di cui per anni non se ne parlato, rispetto ad altre vicende analoghe, come se i luoghi raccontati già nella loro crudeltà da Beppe Fenoglio preferissero rimuovere le cose scomode e senza una vera soluzione.
Il silenzio delle colline è un libro per chi ama i thriller, soprattutto quelli psicologici e basati sui cold case, casi irrisolti ma che rimangono nella loro gravità e ricerca di giustizia, ma anche per chi vuole riflettere sulla realtà e sulle tragedie nascoste nei meandri e da non dimenticare comunque mai.

Alessandro Perissinotto (Torino, 1964) insegna Teorie e tecniche delle scritture all’Università di Torino. Ha esordito come narratore nel 1997 ed è autore di sedici romanzi, tra cui: Semina il vento (2011), Le colpe dei padri (2013, secondo classificato al premio Strega), Coordinate d’Oriente (2014), Quello che l’acqua nasconde (2017), tutti editi da Piemme. Nel 2019 pubblica con Mondadori Il Silenzio della collina, vincitore della nona edizione del Premio Lattes Grinzane per la sezione Il Germoglio. Le sue opere sono state tradotte in numerosi paesi europei, negli Stati Uniti e in Giappone.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche torinesi.

Leggere o rileggere Queste oscure materie di Philip Pullman a cura di Elena Romanello

19 gennaio 2020

philip-pullman-la-bussola-doro-9788831002929-2-300x444È considerata una delle serie più interessanti e migliori di questo inizio 2020: Queste oscure materie, in originale His dark materials, in onda ogni giovedì su Sky, prodotta dalla BBC e realizzata negli stessi studios di Belfast diventati famosi grazie a Game of Thrones ha già trovato un vasto seguito di appassionati e appassionate, non solo i giovanissimi a cui in teoria si rivolgerebbe.
Come è ormai prassi abbastanza comune di molti serial, Queste oscure materie è ispirata ad un romanzo, anzi al primo libro di una trilogia, di Philip Pullman, che qualche anno fa aveva dato vita anche al non fortunato ma interessante film La bussola d’oro, e per l’occasione Salani propone una nuova edizione, con in copertina un fotogramma della serie televisiva, con la protagonista Lyra e il suo daemon, un animale che incarna l’anima e che nel suo mondo viaggia accanto ad ogni essere umano.
La serie è senz’altro molto bella, a cominciare dai titoli di testa, tra i più belli degli ultimi anni, ma il libro non è da meno, e l’occasione è senz’altro buona per leggerlo o rileggerlo e scoprire un mondo fantastico in cui si riflette sul nostro e sulle sue contraddizioni.
Infatti la storia ci porta al Jordan College di Oxford, in un’Inghilterra alternativa, dove vive Lyra, in un mondo dove oltre l’oceano esiste la Nuova Francia, dove giganteschi orsi corazzati regnano sull’Artico e ogni essere umano ha appunto il suo daimon: una parte di sé di sesso opposto al proprio, grazie al quale nessuno deve temere la solitudine.
Ma questo mondo sta attraversando un periodo di grave crisi: nella luce misteriosa dell’Aurora Boreale cade una Polvere di provenienza ignota, dalle proprietà oscure, che sta sconvolgendo scienziati, autorità e prelati religiosi, perché può davvero mettere in discussione credenze radicate da secoli.
Lyra, a soli undici anni, si trova al centro degli intrighi e, quando intuisce segreti pericolosi e inquietanti, decide di andare alla ricerca della verità grazie anche all’aiuto di una bussola d’oro, non sapendo cosa questo le costerà.
Queste oscure materie è un classico dei nostri tempi, un libro per tutte le età, tra invenzioni, fantasia, fantasy, dramma, epica,. In molti hanno definito questa trilogia, che ha più livelli di lettura, un’allegoria della condizione umana, capace di suscitare interrogativi fondamentali sul senso di ogni cosa e di ogni mondo.

Il grande libro della Fantasy: Fantasy epica, a cura di John Joseph Adams (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

18 gennaio 2020

1c1fb5af-8614-49b5-b196-d7ff8cdb20dbFanucci riprende una tradizione interessante nel campo della narrativa fantastica, quella di proporre antologie di racconti, con un curatore che ha selezionato storie brevi che possono aiutare a confrontarsi con i vari filoni di un genere. Una cosa che era diffusa agli albori del genere anche in Italia, che si è un po’ persa e che è da riprendere.
Il grande libro della Fantasy: Fantasy epica è una bella raccolta di storie di alcune delle penne più interessanti del genere, ambientate in universi già frequentati o meno dagli autori e autrici, una cavalcata in un genere che piace e che è sempre da scoprire o riscoprire. Le storie sono sotto l’etichetta di Fantasy epica, ma in realtà i toni sono tanti, con una lotta tra il bene e il male non sempre così scontata e che non è comunque l’unico argomento delle storie.
Nelle pagine del libro trovano spazio storie di mostri sacri e voci emergenti come la monumentale Ursula K. Le Guin, la prolifica Robin Hobb, Tad Williams,  Aliette de Bodard, Carrie Vaughn, Brandon Sanderson, Patrick Rothfuss, Orson Scott Card, Juliet Marillier, Trudi Canavan, N.K. Jemisin, Robinette Kowal, Kate Elliott, Melanie Rawn, Michael Moorcock e Paolo Bacigalupi.
Sono storie di durata diversa, alcune mini romanzi, altre di poche pagine, ma tutte interessanti a svelare talenti, a far scoprire nuove produzioni se si è già appassionati di un tale autore o autrice, a scoprire mondi fantastici. Ogni autore e autrice ha un suo stile e un suo taglio nel narrare e nel descrivere mondi: si pensa che il fantasy sia adatto solo per i grossi volumi, per le storie lunghe pagine e pagine e libri e libri, mentre la bravura di chi lo scrive è anche di creare in poco spazio un mondo e una storia efficace.
Il grande libro della Fantasy: Fantasy epica è un libro per appassionati, con un bel ventaglio di storie, profili di scrittori e scrittrici noti e meno noti, ma anche un modo per avvicinarsi ad un genere innanzitutto letterario, nato comunque grazie ai libri, oggi molto popolare grazie in particolare alle serie televisive, ma alle quali non ci si può limitare.
Non ci sono racconti di George R. R. Martin, grande assente ma non l’unico a scrivere fantasy, e per ingannare l’attesa fino a pare la prossima estate, secondo ultime indiscrezioni, quando dovrebbe finalmente uscire The Winds of Winter, questo può essere il libro giusto, per magari avere nuovi spunti su storie da leggere. Si spera che questa antologia sia la prima di molte, per raccontare le varie sfumature del genere fantasy.

John Joseph Adams, statunitense, classe 1976, è un curatore e studioso di narrativa fantasy e di fantascienza. Ha curato varie antologie in tema, su argomenti come le storie di zombi, i maghi, le avventure alternative di Sherlock Holmes, gli scienziati pazzi, i futuri apocalittici, e ha collaborato a varie riviste on line e cartacee in tema. E’ responsabile della rivista Lightspeed e ha curato il podcast Geek’s Guide to the Galaxy. Il suo sito ufficiale è http://www.johnjosephadams.com

Provenienza: libro del recensore.

Torna la saga degli Otori di Lian Hearn a cura di Elena Romanello

17 gennaio 2020

cover_9788833571775__id3094_w600_t1576066158__1xA distanza di quasi quindici anni dalla prima uscita italiana, ormai fuori catalogo, torna in libreria per le Edizioni E/O la saga di Otori, scritta da Lian Hearn, pseudonimo di Gillian Rubinstein, autrice inglese di libri per bambini e ragazzi, che ha vissuto in giro per il mondo, fino ad approdare in Australia.
Per scrivere questi tre romanzi l’autrice si è trasferita per un periodo in Giappone, dove ha studiato le tradizioni e la Storia del luogo: infatti le avventure descritte nei libri sono basate su vicende avvenute nel Paese del Sol levante tra il XIII e il XIV secolo, anche se tutto è avvolto in un’atmosfera fantasy, con temi moderni come femminismo, eutanasia e libertà religiosa presenti tra le righe che arricchiscono la narrazione.
Non resta quindi che immergersi o reimmergersi nel Giappone medievale e fantastico dove vive il giovane Takeo, cresciuto in una comunità che ripudia la violenza e dove i suoi membri verranno massacrati dagli uomini di Iida, il capo dei clan dei Tohan.
Takeo viene salvato da Shigeru, nobile a capo degli Otori e verrà coinvolto suo malgrado nelle lotte tra i signori della guerra, in un contesto fantastico certo, ma basato su fatti veri, mentre il Giappone rischiava di venire invaso da Gengis Khan, cosa che poi non avvenne.
Takeo però nasconde un segreto, possiede di poteri prodigiosi, che lo rendono molto importante e una possibile arma al servizio della fazione che lui deciderà di seguire.
Takeo però è diviso tra l’ideologia di non violenza dentro cui è cresciuto e la voglia di vendicare cosa è stato fatto alla sua gente: in parallelo si innamora della bella Kaede, e dovrà scegliere cosa essere, se diventare un guerriero temuto o scegliere un’altra strada, mentre la sua ricerca lo condurrà fino alla fortezza di Inuyama, a camminare sul “pavimento dell’usignolo”. Ma quella notte l’usignolo canterà?
Il primo libro della serie, Il canto dell’usignolo, è quindi disponibile di nuovo in libreria, gli altri seguiranno a ruota: la saga di Lian Hearn si rivolge ad un pubblico vasto, anche di giovani e giovanissimi, ed è consigliata a tutti coloro che amano il Giappone, sia partendo da una visione più classica, storica e tradizionale sia da quella fornita dalla cultura pop e dei manga, che spesso hanno attinto anche da questi mondi lontani ma sempre affascinanti.
Un libro quindi da scoprire e riscoprire.

Rileggere La storia infinita a cura di Elena Romanello

12 gennaio 2020

michael-ende-la-storia-infinita-9788830451513-4-300x455Quarant’anni fa usciva in libreria La storia infinita, romanzo di culto del genere fantastico, per molti bambini e ragazzini degli anni Ottanta il primo fantasy che lessero, grazie anche al film non particolarmente amato dall’autore Michael Ende, ma che aumentò ulteriormente la platea, in attesa di un remake o serie TV più volte annunciato ma non ancora realizzato.
Per festeggiare questo importante compleanno Longanesi propone una nuova edizione, di lusso e curata, del classico, sia per chi l’ha letto allora sia per chi vuole leggerlo adesso, con capilettera e inchiostro diverso a seconda da dove ci si trova, se nel mondo reale o in quello fantastico.
Ci si può immergere di nuovo nella storia di Bastiano, o farlo per la prima volta, ragazzino goffo e solitario, amante dei libri, che scopre il libro La storia infinita in una libreria e lo sottrae perché non può fare a meno di immergersi nelle pagina di una storia che diventa sempre più incalzante e realistica, perché nel salvare il mondo di Fantasia Bastiano proverà a salvare anche se stesso, in una lunga notte di lettura, dove il tempo e lo spazio cambieranno man mano che le pagine lo sommergeranno.
La storia infinita è un libro che omaggia archetipi vecchi e nuovi del fantastico, storie che spaziano dal mito di Re Artù ai fumetti di fantascienza, da Tarzan alle fiabe, in cui ad ogni età si può trovare qualcosa, e non solo nostalgia per il tempo che fu, ma anche insegnamenti: Michael Ende, autore molto estroso e controcorrente, non volle raccontare nella Germania allora divisa in due (vero, sembra un secolo fa ma c’era questo) una storia morale o melanconica, ma portare avanti un inno alla fantasia come rigeneratrice di vita.
Ecco perché bello leggere o rileggere La storia infinita, in questa o in altre edizioni.

Torino perde “Il Libro ritrovato” a cura di Elena Romanello

11 gennaio 2020

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Da oltre vent’anni era ormai un appuntamento fisso e amatissimo da molti, non solo torinesi: la prima domenica di ogni mese, estate compresa, i portici di piazza Carlo Felice davanti alla stazione di Porta Nuova si animavano con oltre cento espositori, anche di fuori città, con libri d’occasione, remainders, volumi d’antiquariato, edizioni d’arte, locandine di film, romanzi di genere e per ragazzi, dvd, cd, fumetti.
“Il Libro ritrovato” era un punto d’incontro e di ritrovo, un modo per trovare piccoli e grandi tesori e vedere amici vecchi e nuovi, gestito dall’associazione Sulla Parola, che dopo l’insediamento a Torino della nuova giunta ha visto alzati gli oneri e le multe, oltre che i balzelli burocratici: a fine 2019 gli organizzatori hanno gettato la spugna, di fronte al disinteresse delle istituzioni, lasciando torinesi e non orfani di un’importante e bella iniziativa.
C’è chi dice che entro la primavera ci sarà un nuovo bando e dovrebbe farsi avanti una nuova associazione per rilevare l’evento, ma c’è da dire che difficilmente gli operatori commerciali che venivano a Torino possono permettersi mesi di stop e dato che altre città più lungimiranti organizzano mercatini e fiere in tema c’è il rischio che si orientino altrove.
C’è per contro chi sostiene che è stato l’ennesimo modo di portare avanti una politica di decrescita e di odio verso le iniziative che portano cultura, soldi, crescita e movimento, tra l’altro in un posto che anni fa, prima che arrivasse il Libro ritrovato, era in preda ad un profondo degrado. Del resto, la fine del Libro ritrovato arriva dopo che l’anno scorso Torino ha già perso lo storico mercatino Mercanti per un giorno e il gruppo di bancarelle di corso Siccardi, sfrattate e costrette a chiudere per far posto ad una futura pista ciclabile, al momento ci sono solo fango e sporcizia.
Comunque, domenica 5 gennaio è stato davvero triste arrivare in piazza Carlo Felice e non trovare più le belle bancarelle di libri, sostituite dai discussi e pericolosi monopattini, uno dei tanti totem di un’amministrazione discutibile.
Non è così che si gestisce e si porta avanti una Torino che vuole fregiarsi del titolo di Città del Libro.

Sfacelo di René Barjavel (L’Orma editore 2019 ) a cura di Elena Romanello

31 dicembre 2019

df8d472e7219e9ecdeff10581e02b16a_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyL’Orma editore continua la sua proposta dei romanzi di fantascienza di Rene Barjavel, con Sfacelo, scritto dall’autore sotto i bombardamenti su Parigi nel 1942 e inquietante apologo distopico molto attuale ancora oggi.
Siamo nel 2052, in Francia, il progresso ha trionfato e tutte le attività degli esseri umani dipendono dall’elettricità, mentre il cibo viene ormai coltivato e prodotto in maniera completamente diversa, senza più per esempio l’utilizzo degli animali. Ma di colpo piomba una catastrofe, metafora della guerra che si stava abbattendo in quel momento sull’Europa intera, l’elettricità viene a mancare e scoppiano incendi che distruggono tutto quello che è stato costruito, mentre scoppiano epidemie che decimano la popolazione. Emergono quindi gli istinti peggiori e violenti degli esseri umani, tenuti a freno da decenni di progresso, mentre la lotta per la sopravvivenza diventa essenziale.
François sa che esiste un altro modo di vivere, fuori dalle città,  e per questo motivo guida un gruppo di sopravvissuti e sopravvissute verso una vita che sarà contro il progresso e quanto di più inquietante ci possa essere, a ricordare come gli eccessi, in un senso o nell’altro, siano sempre sbagliati.
Se l’eccesso di tecnologia porta alla rovina nel momento in cui manca, la sua mancanza porta alla costruzione di una società reazionaria e oscurantista, e l’autore non sa dare una risposta definitiva, come se non sia possibile coniugare non dipendenza dalla tecnologia e progresso morale.
Gli appassionati troveranno nelle pagine di questo libro echi di storie più o meno recenti come Parigi nel XX secolo di Jules Verne, Le meraviglie del Duemila di Emilio Salgari, Cronache marziane di Ray Bradbury, Io sono leggenda di Richard Matheson, ma anche di serie TV come The Walking Dead e Black Mirror, film come Mad Max e Fuga da New York, e persino manga e anime come Ken il guerriero e The Legend of Mother Sarah. Del resto l’archetipo che tutto possa finire è presente nella narrativa speculativa di genere fantastico dai suoi albori, una sorta di paura oscura che forse non è nemmeno così lontana dalla realtà.
Sfacelo è quindi un classico da riscoprire, meno noto di altri romanzi di fantascienza dello stesso periodo ma non meno interessante, sia per i fan storici del genere sia per le giovani generazioni, che magari hanno scoperto la distopia grazie a titoli come Hunger Games The Handmaid’s Tale.

René Barjavel (1911-1985) è considerato il padre della fantascienza francese moderna. È stato scrittore, giornalista e sceneggiatore di numerosi film, tra cui Don Camillo. Con i suoi romanzi sul viaggio nel tempo, la fine del mondo e i pericoli della tecnologia ha conquistato milioni di lettori diventando oggetto di un culto intergenerazionale. Nelle classifiche dei migliori libri di fantascienza compaiono regolarmente i suoi Sfacelo e La notte dei tempi.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

Rileggere Piccole donne negli Oscar Draghi a cura di Elena Romanello

31 dicembre 2019

978880471989HIG-333x480Il 9 gennaio esce finalmente anche in Italia la nuova edizione di Piccole donne, diretta da Greta Gerwig, con nel cast Emma Watson, Saoirse Ronan, Laura Dern e Meryl Streep. Ogni generazione ha la sua versione di questo classico, negli anni Novanta ci fu il riuscito film con Winona Ryder, Susan Sarandon, Christian Bale e Kirsten Dunst, in tempi recentissimi ci sono stati due film per la TV, uno della BBC girato in una Irlanda da sogno con Maya Hawke e Angela Lansbury e uno che ha modernizzato la storia, facendo del papà March un cappellano in Iraq e facendo morire Beth di cancro, con risultati altalenanti.
In occasione dell’uscita del film, è una cosa buona riprendere in mano il libro, e Oscar Draghi propone un’edizione dei quattro libri del ciclo di Piccole donne in un unico volume, curato nell’impaginazione (su due colonne, come si usava nell’Ottocento) e nella grafica, con preziose illustrazioni in tema.
Un classico senza tempo, da leggere e rileggere, tutt’altro che melenso o scontato, tenendo conto che nelle pagine di questo libro l’autrice, Louisa May Alcott, raccontò molto della sua vita anticonformista, con due genitori fuori dalle righe e un’esistenza femminista ante litteram, spinta nella realizzazione personale e nell’indipendenza. Purtroppo Louisa dovette cedere e far sposare il suo alterego Jo con il noioso professor Bhaer, ma si rifece con il personaggio di Nan, ragazzina indipendente che compare in Piccoli uomini e che resterà single diventando medico.
Il nuovo film di Piccole donne ha raccolto parecchi consensi, anche se è stato ignorato dagli Emmy, e in parallelo Emma Watson, già Hermione nella saga di Harry Potter ha distribuito in giro in varie città del mondo duemila copie del libro nascoste da trovare in una sorta di caccia al tesoro, per far scoprire il libro alle nuove generazioni.
In attesa o in parallelo del film non resta comunque che reimmergersi nelle avventure delle sorelle March, alle prese con le difficoltà di crescere, le gioie e i dolori e la ricerca di una propria realizzazione personale.

L’istituto di Stephen King (Sperling & Kupfer, 2019) a cura di Elena Romanello

31 dicembre 2019

51pM14kQZmLTim Jamieson arriva in un paesino sperduto del South Carolina, desideroso di rifarsi una vita, al punto di tacere i suoi trascorsi di gloria in polizia e di accontentarsi di un lavoro come guardiano notturno. In parallelo, a Minneapolis, Luke Ellis, ragazzo dotato di un’intelligenza particolare, viene rapito di notte dal suo letto da un commando che uccide i suoi genitori.
Luke si risveglia in una stanza identica alla sua, ma senza finestre, nel famigerato Istituto, luogo in cui sono rinchiusi altri bambini e ragazzi come lui, con poteri speciali, sotto la direzione della spietata signora Sigsby, destinati a diventare macchine di morte per complotti oscuri, tra esperimenti e punizioni se osano ribellarsi.
Con Luke ci sono altri ragazzi e ragazze, nella Prima casa, Kalisha, Nick, George, Iris e Avery Dixon, ma poi c’è anche una Seconda Casa, da cui non si esce più, quando non si serve più, e forse non esiste solo quell’Istituto al mondo. Ma ad un certo punto, Luke, grazie ad un’alleata, riesce a fuggire, mentre i suoi amici e amiche tentano una ribellione contro un sistema spietato che secondo la signora Sigsby e i suoi fidi in realtà servirebbe a salvare il mondo.
Stephen King torna a parlare di giovanissimi, quasi bambini, già protagonisti di suoi capolavori, da Stand by me It, in un romanzo tra fantascienza e horror, con echi delle storie di super eroi (persino de Il ragazzo invisibile di Salvatores) ma anche di The X-Files, che viene citato, che strizza l’occhio a fenomeni contemporanei come Stranger things ma mantiene una sua originalità.
Il risultato è un romanzo appassionante, forse un po’ già sentito ma ci sta, una storia per tutti, che può avvicinare le nuove generazioni alle opere del maestro e confortare chi è cresciuto con lui, e magari era giovanissimo quando uscì appunto It.
Una storia che riesce a prendere, antica e contemporanea allo stesso tempo, che è già stata opzionata per una serie televisiva, cosa abbastanza scontata in tempi in cui le storie migliori vengono ormai raccontate sul piccolo schermo, e vengono anche citate dall’autore, che fa leggere e guardare a Tim le Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin.
Ne L’istituto c’è quindi molto dell’immaginario degli ultimi decenni, questo immaginario che continua a ispirare nuove storie e creativi, una fiaba nera contemporanea sulla forza dell’amicizia e sulla lotta alle ingiustizie. Un libro da leggere a qualsiasi età, in cui ritrovare il gusto dell’avventura e del mistero, come purtroppo non capitava più molte nelle pur interessanti prove più recenti dello zio Stephen.

Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha e la figlia Naomi. Da più di quarant’anni le sue storie sono bestseller che hanno venduto 500 milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Stanley Kubrick, Brian De Palma, Rob Reiner, Frank Darabont. Oltre ai film tratti dai suoi romanzi, vere pietre miliari come Stand by me – Ricordo di un’estate, Le ali della libertà, Il miglio verde, It – per citarne solo alcuni – sono seguitissime anche le sue serie TV. Per i suoi meriti artistici, il presidente Barack Obama gli ha conferito la National Medal of Arts. Nel 2018 ha ricevuto il PEN America Literary Service Award.

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche del circuito SBAM.