Posts Tagged ‘Elena Romanello’

:: Il giglio di fuoco di Vic Echegoyen (Sonzogno 2018) a cura di Elena Romanello

17 maggio 2018

Il giglio di fuocoNella Francia alle prese con la Guerra dei Trent’anni, negli anni Trenta del Seicento, Léon Bouthillier, capo delle spie del cardinale Richelieu, viene incaricato dal potente prelato di trovare, catturare e eliminare la donna più pericolosa del regno, che si trova forse in Borgogna, regione che gode di una certa indipendenza, con in mano documenti che possono mettere a repentaglio il futuro stesso del regno.
Il libro si svolge tra flashback e momenti più vicini alla storia narrata, ricostruendo la vita di Isabelle de Plessis, sorella di Richelieu realmente esistita come personaggio, donna ribelle che non si piegò ai voleri della famiglia, fuggendo con l’amante più giovane, un medico da cui avrà vari figli, tra cui Lise, che è la donna ricercata. Accusata ingiustamente di stregoneria per il suo interesse per le arti della medicina, vittima dell’Inquisizione che la marchia con il giglio quando è poco più che una bambina, rinchiusa in un convento ad espiare dove le suore vengono poi decimate dalla peste, Lise viene creduta morta mentre riesce a scappare verso l’Inghilterra, dove da ladra di strada riesce a salire la scala sociale, ma ad un prezzo altissimo, perché sulla sua strada si accumulano crimini e intrighi.
Ispirata alla figura luciferina di Milady, la cattiva dei Tre moschettieri, Lise, destinata a diventare Lady Lily Carlisle, è un’antieroina trascinante e appassionante, una donna che lotta contro l’oppressione di una società maschilista, vittima di violenze coniugali, abusi, ingiustizie, criminale suo malgrado, una figura tragica che rilancia un genere come il romanzo storico, che per troppi anni se ha messo una donna come eroina è degenerato in storielle sentimental erotiche davvero irritanti e di poco spessore, oltre che poco realistiche.
Il giglio di fuoco, romanzo autoconclusivo narrato a più voci e da più punti di vista, racconta un’epoca lontana ma affascinante, in cui in fondo nacquero gli equilibri che hanno poi retto l’Europa per i secoli successivi, con una ricostruzione storica impeccabile e un senso della narrazione che riprende la lezione di Dumas aggiornandola al modo di scrivere di oggi, senza far diventare il tutto una stucchevole storia sentimentale. Un buon esempio di come si possa scrivere un ottimo romanzo storico con protagonista una donna senza essere banali e scontati e c’è da aspettare le prossime fatiche dell’autrice, che ha firmato il suo esordio con Il giglio di fuoco, ma c’è da scommettere che farà ancora parlare di sé.

Vic Echegoyen è nata a Madrid nel 1969. Figlia d’arte, proviene da una famiglia ispano-ungherese di musicisti, cineasti, pittori e scrittori (tra questi Sándor Márai e Imre Madách). Vive e lavora tra Vienna, Bruxelles e l’Ungheria. Questo è il suo primo romanzo.

Source: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito SBAM.

:: The stone di Guido Sgardoli (Piemme 2017) a cura di Elena Romanello

16 maggio 2018

THE STONE DI GUIDO SGARDOLIL’isola di Levermoir, piccolo lembo di terra al largo delle coste irlandesi, è lontana dai circuiti turistici dell’Isola di Smeraldo, tutti si conoscono, girano ogni tanto storie di antiche leggende, ma per il resto si vive in maniera abbastanza monotona, forse troppo.
Liam, adolescente, si trova a dover fare i conti con la morte incidentale della madre, docente universitaria e antropologa, e con il padre sempre più assente, ha poca voglia di andare a scuola e comincia a tagliare le lezioni e a girare per l’isola: il misterioso suicidio del vecchio farista, scoperto proprio da Liam, dà il via ad una serie di eventi, soprattutto quando il maggiore O’Hara, il poliziotto che indaga sul fatto, rivela al ragazzo che molto probabilmente si tratta di un omicidio, cosa che tra l’altro Liam aveva già intuito.
Liam trova sotto il faro una pietra con strane incisioni, simile ad una che sua madre aveva nascosto nella serra, dove è avvenuto l’incidente che ha causato la sua morte, che forse non è stato un incidente. Le due pietre, acostate, diventano una cosa sola, e Liam, con i due amici Midrius e Dotty, comicia ad indagare mentre Levermoir inizia a diventare teatro di fatti orrendi e inspiegabili, morti, incendi, sparizioni, incidenti, e l’ombra di un’antica maledizione che torna diventa man mano più evidente, come era già successo periodicamente nel corso della Storia di quell’area.
L’Irlanda è da decenni un luogo icona per il fantastico, e la scelta di ambientare questa vicenda in un lembo immaginario ma molto realistico di quella terra è senz’altro azzeccata. Il modello di The Stone è senz’altro It di Stephen King, in un contesto che si richiama alle tradizioni del mondo celtico, ma ci sono echi anche di altri libri del Re di Bangor, Stand by me in testa, oltre che di film di culto come I Goonies e di molta narrativa e immaginario di avventure fantastiche vissute da giovanissimi, tra mondo anglosassone e Estremo Oriente.
The Stone si rivolge sulla carta ad un pubblico di ragazzi di oggi, ma è in realtà godibilissimo e appassionante per i ragazzi di tutte le età, l’avventura fantastica che in tanti avremmo voluto vivere, una narrazione incalzante, avventurosa, ma che non trascura l’aspetto psicologico, le difficoltà di crescere, di trovare il proprio posto nel mondo, di fare i conti con il lutto, di capire che in qualche modo si è tutti prescelti a fare qualcosa. Una storia autoconclusiva con personaggi a cui ci si affeziona, ragazzi coinvolti in un’avventura più grande di loro, tra orrori e enigmi, e che sarebbe meglio ritrovare.
Il genere fantastico è amato dal pubblico di ogni età, ma alla gran offerta di titoli non sempre fa da contraltare la qualità: non è questo il caso di The Stone, avventura iniziatica per tutte le età, per salvare il mondo e se stessi e trovare il modo di crescere.

Guido Sgardoli è laureato in Medicina Veterinaria, insieme agli studi ha coltivato la passione per il disegno, l’animazione e la scrittura. Dopo l’esordio nel 2004, ha pubblicato numerosi romanzi di narrativa per ragazzi con i più importanti editori italiani. Tra i molti riconoscimenti ottenuti, nel 2009 il Premio Andersen.
Tra i suoi libri ricordiamo anche La mano di Thuluhc sempre per Piemme e Dragon Boy per Pickwick.

Source: acquisto personale del recensore.

:: Il Salone del libro 2018 a cura di Elena Romanello

28 aprile 2018

Sal To 18

Dal 10 al 14 maggio torna al Lingotto di Torino, nei tre padiglioni ufficiali e nel cinque messo a disposizione da GL Events in attesa di una nuova sistemazione, il Salone del libro, il secondo dell’era La Gioia dopo il successo dell’anno scorso. Una kermesse che si annuncia ancora più ricca, con il ritorno dei grossi gruppi editoriali e pare spazi aggiunti sotto tecnostrutture per ospitare tutti.
La Francia è il Paese ospite quest’anno, nel cinquantesimo anniversario del Maggio parigino, con scrittori e scrittrici delle ultime generazioni, anche appartenenti ad altre etnie naturalizzate francesi: tra i nomi presenti sono da segnalare quelli di Jacques Attali, ex consigliere di Mitterand, di Joel Dicker, caso letterario grazie ai suoi thriller, del giornalista politico Olivier Guez, del filosofo Edgar Morin, della scrittice algerina parigina d’adozione Kaouther Adimi, dell’illustratrice Charlotte Gastault, dell’autore di graphic novel Fabien Toulmé.

Tanti ovviamente anche i nomi italiani, molti ospiti fissi del Salone ogni anno, come Roberto Saviano, Niccolò Ammaniti, Licia Troisi, Bernando Bertolucci, Luca Guadagnino, Philippe Daverio, Vittorio Sgarbi, Sandra Petrignani, Romana Petri, Alessandro d’Avenia, Eraldo Affinati, Daria Bignardi, Piero Angela, Matteo Strukul, Vito Mancuso, Vanni Santoni. Tra i nomi stranieri e non francesi che parteciperanno, ci sono il nuovo premio Pulitzer Andrew Sean Greer, il premio Nobel Herta Muller, la scrittrice irlandese Lisa McInerney, e Alicia Giménez-Bartlett, che presenta la nuova indagine di Petra Delgado.

Si parte il 9 con una serata alle OGR in cui vari ospiti si confronteranno sulle domande «Chi voglio essere?»; «Perché mi serve un nemico?»; «A chi appartiene il mondo?»; Dove mi portano spiritualità e scienza?»; «Che cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione?».
Tanti i percorsi proposti, dalla narrativa per ragazzi al Bookstock Village a Solo Noi Stesse con i racconti sulle donne con tra le altre ricorrenze il duecentesimo anniversario di Frankenstein di Mary Shelley, Anime Arabe, il concorso Lingua Madre, Music ‘n Books su musica e libri, Il mondo a figure sulle graphic novel con come ospiti Igort e i nuovi Quaderni giapponesi e Angel de la Calle e i suoi ricordi della dittatura cilena in Ritratti di guerra.

A proposito di fumetti, Lucca Comics and Games inizia una collaborazione con il Salone del libro di Torino, presentando la manifestazione 2018 e curando un incontro in particolare su Assassin’s Creed, dove si parlerà di Egitto reale e fantastico con Christian Greco. La sezione sul fantastico, Mondi immaginari, sarà curata anche ques’anno da Loredana Lipperini, con in particolare una tavola rotonda sulle autrici, con gli interventi di Michela Murgia e un omaggio a Game of thrones con i doppiatori italiani Edoardo Stopacciaro, anche autore fantasy, e Daniele Giuliani.
Un programma quindi intenso, che non si limita al Lingotto ma interessa tutta Torino con il Salone Off: tutte le informazioni e gli incontri sono nel sito http://www.salonelibro.it

:: Mazinga nostalgia di Marco Pellitteri (Tunuè editore 2018) a cura di Elena Romanello

26 aprile 2018

MazingaA quasi vent’anni dalla prima pubblicazione, nell’ormai lontano 1999 per Castelvecchi, torna in libreria uno dei saggi fondamentali sulla cultura otaku nel nostro Paese e non solo, Mazinga nostalgia di Marco Pellitteri, in una nuova edizione espansa su due volumi per Tunué.
Con Mazinga nostalgia gli studi su manga, anime e cultura ad essi collegati fecero un salto di qualità, ad opera di un appassionato che era cresciuto con questo suo interesse e che lo fece diventare un lavoro, come hanno fatto in molti in quel periodo e in seguito fino ad oggi.
Del resto i fumetti e cartoni animati giapponesi sono un’espressione popolare ma molto interessante di una cultura millenaria, che ha saputo coniugare tradizioni e modernità estrema, riletture di generi con un’ottica diversa e nuovi percorsi di eroi, creando delle vere e proprie icone amate e legate ciascuna al proprio autore e autrice.
La nuova edizione di Mazinga nostalgia si lega infatti, a proposito di personaggi iconici, alle celebrazioni per i quarant’anni di Heidi e di Goldrake, i primi due anime che arrivarono nel nostro Paese in un momento non facile per l’Italia ma unico per l’immaginario, e che seppero appassionare, con due storie opposte, giovanissimi e non solo.
Nelle pagine dei due volumi Marco Pellitteri esamina l’immaginario animato nipponico, in tutte le sue sfumature e storie, mettendolo anche in relazione con quello occidentale, visto che ci sono punti di contatto tra il Corsaro nero creato da Emilio Salgari e il fantascientifico Capitan Harlock di Leiji Matsumoto, l’icona dei comics Superman e il robottone Jeeg di Go Nagai, i romanzi di formazione ottocenteschi con la bionda Candy Candy.
Mazinga nostalgia, a dispetto del titolo, non vuole fare solo leva su ricordi e rimpianti per un mondo che non esiste più, anche perché il fandom otaku è cresciuto e maturato nel nostro Paese e non solo, ispirando eventi, collane di libri, editoria, cultura. Dalle pagine dei due libri emerge quindi un’indagine a più livelli per raccontare un mondo fondamentale da ormai vari decenni per la comprensione della cultura otaku delle ultime generazioni.
Marco Pellitteri ricorda sia la varietà di contenuti, perché dire manga ed anime è dire troppo poco, che anche i fraintendimenti del considerare il tutto adatto ad un pubblico di bambini, cosa non vera, con le inevitabili censure e polemiche sulla violenza reale o presunta.
Un libro, anzi due libri interessanti per raccontare un mondo ancora in divenire ma già con un passato glorioso, per i nostalgici, per chi è cresciuto con gli anime e continua ad amarli, per chi ha avuto da loro ispirazione per studi e lavori, per chi è curioso, per chi è arrivato dopo e vuole sapere tutta o quasi la storia.

Marco Pellitteri (Palermo 1974) è sociologo dei media e dei processi culturali. Le sue ricerche vertono sulle sociologie del fumetto e del cinema d’animazione, sulle politiche e culture dell’emittenza e del consumo televisivi e sull’impatto delle industrie visuali giapponesi nei contesti europei. È Direttore scientifico in Tunué, autore di diversi libri tra cui: Il Drago e la Saetta. Modelli, strategie e identità dell’immaginario giapponese (Tunué, 2008) e Conoscere i videogiochi. Introduzione alla storia e alle teorie del videoludico (con M. Salvador, Tunué 2014).

Source: acquisto personale della vecchia edizione, edizione nuova inviata in pdf dall’editore.

:: Il monastero delle ombre perdute di Marcello Simoni (Einaudi 2018) a cura di Elena Romanello

25 aprile 2018

12Torna per Einaudi una nuova indagine dell’inquisitore seicentesco a Roma fra’ Girolamo Svampa, di nuovo dalla penna di Marcello Simoni, che racconta un nuovo giallo storico in un’epoca in fondo poco nota ma fondamentale per arte e cultura non solo nella città eterna.
Nella capitale papalina, nel giugno del 1625 capita una sera che la giovane e irrequieta Leonora Baroni entri con un corteggiatore nelle catacombe di Domitilla e qui faccia la macabra scoperta di un cadavere di un uomo e di una figura di donna con la faccia di capra. Fra’ Girolamo Svampa si trova in esilio in Toscana, alcune sue indagini non hanno fatto comodo al potere pontificio e si è preferito allontanarlo, ma ora solo lui può aiutare i suoi superiori a venire a capo di un mistero che può portare discredito.
Svampa accetta l’invito di padre Francesco Capiferro e torna a Roma, dove si scontra, oltre che con le difficoltà del caso, con l’opposizione del suo storico nemico Gabriele da Saluzzo, ma dove trova l’appoggio del fedele Cagnolo Alfieri. L’indagine si dimostra subito non facile, anche perché la famiglia di Leonora Baroni non è il migliore degli interlocutori: la ragazza è figlia di Adriana Basile, celebre cantante e sorella del grande scrittore napoletano Giambattista, che in una delle sue celebri fiabe ha raccontato una cosa molto simile a quella successa nelle catacombe.
Tra antichi culti e nuovi circoli al femminile, giochi di potere e intrighi, Svampa dovrà cercare di trovare il bandolo di una matassa che, se non risolta, potrebbe rovinare definitivamente la sua carriera e la sua vita.
Rispetto agli altri thriller di Marcello Simoni, basati su azione e Storia, questi su fra’ Svampa sono più meditativi e più di indagine, ma non per questo meno interessanti, anzi questo secondo capitolo immerge ancora meglio in una Roma tardo rinascimentale dove superstizione e modernità convivono e dove la ricerca della verità può essere davvero l’unica cosa che conta.
Interessante in particolare aver inserito Giambattista Basile come personaggio, figura storica realmente esistita, autore di fiabe che ispirarono Perrault e i fratelli Grimm (le prime versioni ufficiali di Cenerentola e della Bella Addormentata, in versione horror, sono sue) e in tempi recenti l’interessante film di Matteo Garrone Il racconto dei racconti.
Marcello Simoni ha in progetto adesso altri libri di altre sue serie, ma c’è da pensare che prima o poi ci riporterà sulle orme di Girolamo Svampa.

Marcello Simoni (Comacchio, 1975) è un ex archeologo e bibliotecario. Con Il mercante di libri maledetti (2011), il suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. Un successo confermato da La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, L’isola dei monaci senza nome, La cattedrale dei morti, L’abbazia dei cento peccati, L’abbazia dei cento delitti e L’abbazia dei cento inganni, tutti usciti per Newton Compton. Per Einaudi ha pubblicato Il marchio dell’inquisitore (2016 e 2018), dove compare per la prima volta il personaggio di Girolamo Svampa, e Il monastero delle ombre perdute (2018). È tradotto in venti Paesi.

Source: acquisto personale

:: L’edizione 2018 di Torino Comics, a cura di Elena Romanello

12 aprile 2018

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Dal 13 al 15 aprile torna al Lingotto Torino Comics, per l’edizione primaverile, quella che dovrebbe essere la più importante e amata.
In quest’ultimo anno si è parlato molto, con toni non sempre simpatici ma provocati da situazioni indubbiamente non belle, di Torino Comics, dopo la deludente edizione di aprile 2017, tra esclusioni arbitrarie di realtà adorate dai fan come il Quartiere giapponese, spazio eccessivo dato agli youtuber e dati relativi ai biglietti venduti falsati.
Vedendo il programma di questa edizione si nota però il tentativo di provare a fare qualcosa di più pertinente con i fumetti, un percorso lungo e difficile anche perché con le passate gestioni ci sono stati allontanamenti di case editrici e espositori per motivi di soldi e non solo, anche se purtroppo rimane lo spazio dedicato agli youtuber, anche se per fortuna con meno star del genere rispetto all’anno scorso.

Come l’anno scorso, anche quest’anno Torino Comics si svolgerà nei padiglioni 2 e 3 di Lingotto Fiere, all’interno quindi di uno spazio di 30 mila metri quadrati: il padiglione 3 accoglierà l’area commerciale, con fumetterie, autoproduzioni, case editrici anche di libri, distributori, gadget e oggettistica, mentre il padiglione 2 conterrà le aree su youtuber, cosplay e entertainment, senza più il non riuscitissimo quartiere medievale del 2017 e con probabilmente nemmeno le fracassone esibizioni dell’Umbrella.
Quest’anno tornano a Torino Comics, ed è una gran bella cosa, case editrici importanti, che da anni hanno preferito venire sotto la Mole per il Salone del libro ma non per l’evento sui fumetti, come Tunuè, BD, Magic Press, Shockdom, Dark Zone, No lands Comics, Cronaca di Topolinia, con la conferma di Star Shop distribuzione, che porterà le pubblicazioni di Panini, Star Comics e Kappalab.

Tra gli eventi in programma, oltre alle due gare cosplay di sabato e domenica pomeriggio, ci saranno varie anteprime, come sabato pomeriggio nello spazio Agorà i due autori Davide Furnò e Giovanni Marinovich che presentano la nuova uscita Il Corvo: Memento Mori (Edizioni BD), Planet dead, edito da Cronaca di Topolinia e scritto a quattro mani da Stefano Bonazzi e Luciano Costarelli e Healing Blood di Dark Zone ideato da Candida Corsi e Lavinia Pinello.

Tornano anche dopo una vergognosa assenza i bravissimi doppiatori italiani, con le voci dei supereroi Marvel Massimiliano Manfredi (Voce di Thor), David Chevalier (Loki), Paolo Buglioni (Nick Fury), Francesca Fiorentini (Virginia “Pepper Potts”) che incontreranno il pubblico domenica alle 11.

Inoltre non mancheranno i seminari della Scuola di Comics e altri momenti di approfondimento, con workshop in tema su argomenti come il ritratto fantasy, la prospettiva, l’impaginazione di un fumetto, fare i fumettisti come lavoro e tanto altro ancora. Tra gli altri ospiti ci saranno Paolo Eleutieri Serpieri, creatore di Druuna, Paolo Mottura, autore Disney presente anche con una mostra con cui ha reinterpretato i classici del cinema con Paperi e Topi, Don Alemanno e Boban Pesov, acclamate mente dietro all’irresistibile NaziVegan Heidi.

Il Quartiere giapponese continua ad essere il grande assente, ma i torinesi non devono disperare, perché sarà il grande protagonista di Turin Toys, evento del 21 e 22 aprile a Torino Esposizioni, dove i giocattoli e i giochi di ruolo saranno affiancati da stand e eventi in tema con i manga e il Giappone, con particolare attenzione ai quarant’anni di Goldrake.

:: Il Regno del male di Sandro Ristori (Newton Compton Editori 2018) a cura di Elena Romanello

11 aprile 2018
Il regno del male

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Spesso ci si lamenta delle poche proposte di autori italiani nel genere fantasy, spesso si dice anche che forse non siamo così bravi a scrivere questo tipo di storie, ma si può sempre scoprire qualcosa di nuovo, perché chi scrive fantastico c’è anche alle nostre latitudini, non copiando per forza modelli stranieri.
Come il primo libro di una nuova saga in tema scritta da Sandro Ristori, Il regno del male, che porta in un mondo in cui ci sono echi di Joe Abercrombie e Terry Goodkind, spietato e senza speranza, in preda a guerre, carestie, epidemie e pregiudizi che si traducono in discriminazioni, omicidi e altri comportamenti disumani.
Secondo un’antica leggenda, chi manifesta durante l’adolescenza una macchia particolare sulla pelle, visibile solo da un mago con una fiamma e chiamata il Segno, è maledetto e va esiliato, mentre sua madre va condannata ad un supplizio crudele in un lago vicino al villaggio, dove resta immersa finché non muore.
Questo è quello che capita ai due protagonisti, Kausi e Coral, due vite spensierate con qualche ombra fino al momento in cui scoprono di essere maledetti: devono lasciare il loro villaggio, valicare le Grandi Paludi, da dove nessuno è mai tornato e inoltrarsi in una terra di cui si parla solo nei miti e nelle leggende. Ma forse, lontani da un mondo che li ha traditi, potranno scoprire nuovi modi di vivere e persone simili a loro con cui ricominciare a relazionarsi, in un mondo che comunque si presenta senza speranza.
Infatti tutto il Regno in cui vivono anche i due ragazzi è in ginocchio: da ovest sta arrivando una terribile pestilenza che sta devastando interi territori uccidendone gli abitanti, il re è da sempre troppo debole per opporsi agli intrighi degli avidi duchi della sua corte, mentre i barbari premono sui confini del nord e a sud stanno arrivando migliaia di profughi in fuga dalla fame e dalla guerra. E non ci sono solo queste vicende da raccontare, ma anche quella di Rakha, ragazza dotata di strani poteri, che in passato ha incrociato la strada dei due ragazzi esiliato e che ora ha nelle sue mani l’erede del duca di Courtenaray.
Una storia incalzante, raccontata al presente come una cronaca di guerra di oggi, dove l’elemento fantastico alla fine non è predominante, rispetto ad una metafora del mondo reale, tra discriminazioni verso il diverso, migrazioni, guerre, carestie. Un microcosmo cupo e senza speranza, molto più spietato a tratti di Westeros, ma alla fine simile a quello che sta accadendo qui, con una trama comunque appassionante di cui si spera di leggere presto i nuovi sviluppi.

Sandro Ristori è nato a Firenze nel 1982 e vive e lavora a Roma. Scrive, traduce, legge, impagina e immagina libri. Il Regno del male è il primo capitolo di una saga.

Source: inviato al recensore dalla casa editrice, si ringrazia Federica Cappelli dell’Ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: I figli del male di Antonio Lanzetta (La Corte editore 2018) a cura di Elena Romanello

9 aprile 2018
I figli del male

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Torna Antonio Lanzetta, con il seguito del suo fortunatissimo thriller Il buio dentro, acclamato anche all’estero, I figli del male, godibile anche da solo ma collegato comunque al libro precedente, da cui riprende i personaggi principali e alcuni riferimenti.
Ritroviamo Damiano Valente, lo Sciacallo, uno scrittore provato da drammi passati e diventato famoso ricostruendo fatti di cronaca nera nei suoi libri, che viene svegliato in piena notte da una telefonata e si trova poco dopo sulla scena di un crimine atroce, un’auto su una spiaggia vicino a Castellaccio con dentro un uomo, con il vizio di andare continuamente a prostitute, con la gola tagliata dentro cui c’è un biglietto con due parole: Lui vede.
A questo omicidio ne seguirà un altro, con la stessa modalità e lo stesso messaggio, con come vittima un noto pedofilo in cerca di contatti on line, mentre Flavio, amico di Damiano, viene inghiottito nel buio mentre cerca di aiutare una paziente della clinica psichiatrica in cui lavora, una ragazza senza passato, incapace di comunicare con il mondo, reduce da orrori indicibili e il cui ricovero non è stato registrato.
Damiano aveva giurato a se stesso di non voler più essere coinvolto, ma nuovi e vecchi fatti lo travolgono di nuovo, perché quello che sta succedendo oggi è legato a fatti del lontano 1950, in un Sud ancora segnato dalla guerra e dal regime fascista, dove si delinearono alcuni destini, quello di Mimì, picciotto idealista, innamorato di Teresa, vittima di una società patriarcale, e soprattutto di suo fratello Tommaso, condannato all’apparenza ad una vita di servo di un padre padrone senza istruzione, che un giorno trova il corpo martoriato di un bambino sulla riva di un fiume, scoprendo poi un nuovo mondo che gli aprirà una nuova vita ad un prezzo enorme, per se stesso e per gli altri con cui avrà a che fare.
Anche questa volta Antonio Lanzetta non delude, raccontando un oggi che affonda le radici delle sue colpe nel mondo di ieri, con vari piani narrativi che si intrecciano, indagini che si sovrappongono, ricerche della verità che fanno emergere realtà terribili, in una ricerca di giustizia che non sarà definitiva. Alicia Giménez Bartlett ha detto che il thriller oggi è il genere con cui si racconta meglio la società di oggi: vero, e Antonio Lanzetta lo dimostra in pieno, raccontando un Sud dove per una volta non si parla di mafia e camorra, metafora dell’Italia intera e dei troppi crimini, di sangue e anche magari politici, che si sono voluti tenere nascosti.
In attesa di una prossima indagine di Damiano non da solo che non dovrebbe mancare.

Antonio Lanzetta è nato a Salerno. Ha pubblicato con La Corte editore i due romanzi di fantascienza Warrior e Revolution, e poi ha scelto di cambiare genere, cimentandosi con il thriller con Il buio dentro, grazie al quale è stato invitato a eventi internazionali sul thriller, partecipa a trasmissioni in tema in Italia come opinionista ed è stato definito lo Stephen King italiano.
Ha anche scritto il romanzo Ulthemar La forgia della vita , vincitore del Premio Cittadella nel 2015, e il racconto thriller Nella pioggia, finalista al premio Gran Giallo di Cattolica. Presente sui social, tiene un rapporto costante con i suoi lettori e lettrici che lo seguono alle varie presentazioni e eventi come un amico.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Nel profondo della foresta di Holly Black (Mondadori 2018) a cura di Elena Romanello

29 marzo 2018
Nel profondo della foresta

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La cittadina di Fairfold ha come particolarità il rapporto con le creature fatate della vicina foresta, a tratti incantevoli a tratti spaventose, cosa che attira ogni anno tanti turisti, molti dei quali non tornano però a casa loro, perché spariscono o fanno una brutta fine.
A Fairfold vivono Hazel e il fratello Ben, con un rapporto di fascino e paura verso i loro vicini di casa non proprio comuni, in particolare con un ragazzo con le corna che riposa da quando loro ricordano in una bara di vetro, attrazione non da poco e verso il quale i due ragazzi provano da sempre interesse e curiosità.
Hazel e Ben hanno immaginato fin da bambini la storia di questo giovane senza tempo e immerso in un sonno magico, immaginandolo o come un principe dal cuore nobile o come un essere crudele e spietato. Hazel però ormai è grande e sente il richiamo verso un’altra vita, forse più reale, che possa toccare sia lei che Ben, da sempre desideroso di fare il musicista. Del resto quel ragazzo non sembra volersi svegliare: ma un giorno accade qualcosa di veramente imprevedibile e la vita di Fairfold è sconvolta per sempre, in maniera che forse potrebbe essere davvero pericolosa e fatale per tutti. Forse Hazel dovrà ricordare qualcosa che è andato perso nei suoi ricordi, qualcosa che può cambiarla ma anche distruggerla.
Il termine urban fantasy è diventato ormai sinonimo di storielle stile Harmony tra creature fantastiche e ragazze umane: non tutto l’urban fantasy è così, e se si vuole leggere qualcosa di veramente diverso e interessante il libro di Holly Black è la scelta giusta, romanzo di formazione e fiaba nera con richiami alle tradizioni celtiche e anglosassoni sul Piccolo Popolo, fate, folletti e simili, tutto tranne che creature dolci e simpatiche.
Non è la prima volta che l’autrice porta gli esseri del mondo fatato nella realtà di tutti i giorni, l’aveva anche fatto con l’ottima trilogia delle Fate sotto la città: qui però si richiama nelle atmosfere di un luogo nel mondo di oggi ma sospeso nel tempo, dove il mondo ultraterreno di antiche leggende è parte della vita degli esseri umani, tra attrazione turistica e pericolo mortale, rappresentando una sorta di lato oscuro da cui non ci si riesce a liberare.
Holly Black mescola elementi del folklore, di fiabe come Biancaneve (ma capovolta come ruoli, visto che è un principe a dormire nella bara..) e dei romanzi di Stephen King adattati ad un pubblico che dovrebbe essere di ragazzi nelle intenzioni ma che in realtà può essere molto più ampio. Il risultato è un libro che dà voce ad alcune delle radici più importanti del fantasy e del fantastico, raccontando anche il percorso non scontato di Hazel, ragazza che scoprirà di essere stata ed essere speciale, ad un prezzo che sarà alto ma inevitabile.

Holly Black è autrice di molti romanzi fantasy per bambini e ragazzi. È nata il 10 novembre 1971, è cresciuta nel New Jersey e ha sempre amato leggere, fin da bambina. Ha collaborato con l’autore e amico Tony DiTerlizzi alla scrittura de Le Cronache di Spiderwick e con Cassandra Clare per la serie di Magisterium; inoltre, ha scritto una serie di graphic novel finalista all’Eisner Award, I buoni vicini. I suoi romanzi hanno sempre trovato il favore della critica e il suo libro Doll Bones ha vinto il Newbery Honor e il Mythopoeic Award. L’ultimo romanzo per giovani adulti, Nel profondo della foresta, segna il suo ritorno alla letteratura dalle atmosfere fiabesche. Holly vive in Massachussetts con il marito Theo e il figlio Sebastian in una casa con una biblioteca segreta.

Source: acquisto del recensore.

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:: Le lame del cardinale di Pierre Pevel (Mondadori 2017) a cura di Elena Romanello

26 marzo 2018
Le lame del cardinale - Pierre Pevel

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Ci sono luoghi letterari per antonomasia, in cui nessun lettore è vissuto perché in un altro mondo o in un altro tempo, ma che si conoscono come se fossero casa propria: uno di questi è la Parigi dei Tre Moschettieri di Alessandro Dumas, più volte imitata ma raramente eguagliata, modello per tutto il romanzo storico successivo e ricercata da chi si reca oggi nella capitale francese.
Ci riesce ottimamente a restituirla Pierre Pevel, autore di punta del fantasy d’oltralpe che è bene che sia stato tradotto anche in Italia, ne Le lame del cardinale , romanzo che rievoca le atmosfere note aggiungendoci però una forte componente fantastica.
Siamo nel 1633 a Parigi, appunto, Luigi XIII regna ma chi comanda davvero è il cardinale Richelieu che incarica il gruppo chiamato appunto le lame del cardinale di uccidere un emissario della misteriosa organizzazione Artiglio nero. Ci sono intrighi e duelli, oltre che giri nei bassifondi di Parigi e nei corridoi dei palazzi, ma la Francia che racconta Pierre Pevel è un po’ diversa, visto che ci sono esseri discendenti dai draghi che vivono in mezzo a uomini e donne normali, esseri capaci di vivere a lungo e di nascondersi sotto sembianze umane, rigenerandosi periodicamente secondo un procedimento spaventoso e meraviglioso allo stesso tempo e nascondendo il loro segreto eccetto quando si guardano in determinati specchi.
Ci sono tanti sottofiloni del fantasy, alcuni più frequentati altri meno: Le lame del cardinale si pone tra l’ucronia, la storia alternativa, e il fantasy a sfondo storico, scegliendo un’epoca diversa dall’interessante ma forse un po’ troppo già letto Medio Evo alternativo. Il libro è senz’altro interessante per chi ama il romanzo storico ed è nostalgico delle atmosfere di Dumas, ma è consigliabile anche a chi ama il fantasy e cerca qualcosa di insolito e nuovo, con toni che si mescolano e la descrizione comunque accurata di un’epoca con in più l’elemento magico, che irrompe nelle prime pagine con una metamorfosi da drago a donna e che poi emerge periodicamente, con draghi tenuti come animali domestici, anche da Richelieu al posto dei famosi gatti, ma anche con qualcosa di ben più inquietante.
Il libro di Pierre Pevel è solo uno dei tanti titoli fantasy usciti oltralpe in questi ultimi anni e si spera che faccia da testa di ponte per la scoperta di un immaginario tra l’altro vicino al nostro e molto prolifico, in un Paese come la Francia che adora il fantastico d’importazione e produce anche un suo fantastico mescolandolo in particolare con il romanzo storico. Le lame del cardinale presenta una vicenda che si conclude ma con un cliffhanger finale che fa presagire nuovi sviluppi, che inftti ci sono stati, perché a questo seguono altri due libri con nuove avventure per questi moschettieri cacciatori di draghi e di magie.

Pierre Pevel è nato nel 1968. Per seguire il padre, militare di carriera, nella sua giovinezza ha abitato in diverse città tra cui Berlino. È scrittore, giornalista e autore di giochi di ruolo. Diversi sono i suoi romanzi fantasy tra cui Les Ombres de Wielstadt (2001), che gli è valso il Grand Prix de l’Imaginaire nel 2002. Nel 2005 è stato insignito del Prix Imaginales. La trilogia delle “Lame del Cardinale” è stata pubblicata con successo in dieci paesi stranieri. L’autore vive a Nancy.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Un’ intervista con Antonio Lanzetta a cura di Elena Romanello

21 marzo 2018

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La Corte editore di Torino propone il nuovo romanzo thriller di Antonio Lanzetta, I figli del male, e sotto la Mole l’autore ha incontrato un vasto pubblico di appassionati lettori, raccontandoci un po’ di cose su un libro che promette molto bene.

Quando hai capito che scrivere per te sarebbe stato così importante?

Tutto nasce dal mio amore per i libri, trasmesso dai miei insegnanti, da ragazzino rimasi folgorato da Dieci piccoli indiani di Agatha Christie e in parallelo alla lettura di libri vari, scrivevo recite da far interpretare dai ragazzi del mio condominio.

Tu però hai fatto poi altro nella vita.

Sì, ho studiato economia con indirizzo statistico e ho perso per un po’ di anni il contatto con la scrittura. Io sono e resto un nerd, da ben prima che questa cosa diventasse di moda, sono appassionato di pc e ho passato intere estati a giocare a Dungeons & Dragons e la scrittura fa parte del mio modo di essere.

Hai iniziato con romanzi di letteratura fantastica, come mai sei passato poi al thriller?

Credo che i generi siano etichette che vengano dati ai libri per facilitare il lavoro dei librai. Io amo scrivere di cose che amo, di cose che sento. Ho adorato scrivere narrativa fantasy e di fantascienza rivolta ad un pubblico di ragazzi, ha soddisfatto il mio essere un nerd creativo e ho capito quanto sono vere le parole di Salinger sul fatto che quando leggi un libro diventi amico dello scrittore. Del resto è stato grazie al fantasy che ho conosciuto Gianni La Corte e la sua casa editrice, a Mantova fantasy nel 2012. Ci siamo scelti a vicenda e poi ad un certo punto gli ho detto che volevo cimentarmi con il thriller.

Che tipo di lettore hai in mente quando scrivi?

Nessuno in particolare, scrivo per comunicare, amo molto i lettori non tecnici, che si lasciano trascinare dalla storia.

Qual è per te la cosa più difficile dello scrivere?

La caratterizzazione dei personaggi e trovo molto duro mettermi nei panni dei cattivi, inevitabilmente presenti in un thriller. Credo che un autore debba essere un bravo attore, perché in fondo deve recitare i suoi personaggi per renderli reali. D’altro canto come ho avuto modo di dire anche alle trasmissioni a cui mi invitano come opinionista, ogni singola azione criminale deriva comunque da una patologia.

Come e quando scrivi?

Alberto Moravia diceva che bisogna scrivere almeno due ore al giorno, in realtà non è una cosa sempre possibile e penso che noi scrittori abbiamo sempre una mente dissociata con la realtà, perché viviamo anche nel nostro libro anche quando non ci stiamo lavorando. Comunque ho impiegato un anno a scrivere I figli del male anche se ci pensavo già da veri mesi prima. Mi aiutano molto i miei gatti, che mi svegliano presto così posso scrivere prima di andare al lavoro.

Ne I figli del male tornano alcuni personaggi de Il buio dentro. Sono collegati o possono essere letti in maniera indipendente?

Ci sono dei collegamenti, ma si può leggere anche da solo senza aver letto Il buio dentro, svelo meglio alcuni personaggi del primo romanzo, e poi racconto molto anche il passato, gli anni Cinquanta a Salerno dove tutto è iniziato.

Quanto si nutrono del male reale i tuoi libri?

Io sono appassionato di serie tv, sono Netflix dipendente, ma fin da ragazzino ho sempre amato molto Chi l’ha visto, e quello che mi sconvolge sempre nelle storie reali di morte è come gli assassini riescano a nascondere le loro vere intenzioni fin quando è troppo tardi. Del resto come scrittore penso che la sfida più grande è stata quella di indossare i panni del cattivo, anche se prima di tutto penso che le mie siano storie di formazione, un genere che adoro da sempre.

Nel tuo libro la grande protagonista è la città di Salerno. Che rapporto hai con la tua città?

Io amo raccontare quello che conosco, inoltre i problemi del Meridione non sono un luogo comune, una città come Napoli potrebbe vivere sulla sua Storia e la sua arte, ma non riesce ad andare oltre le etichette e a cambiare. Del resto, Saviano non ha fatto altro che portare alla luce una verità nota ma che si preferiva non ammettere.

Stai avendo successo all’estero, ti hanno definito lo Stephen King italiano. Come vivi questo successo?

Fa un certo effetto essere paragonati ad uno dei miei autori preferiti di sempre, Stephen King, anche perché per me It è il romanzo contemporaneo per antonomasia. Anche essere uno dei cinque autori italiani, con nomi come quelli di Donato Carrisi e Massimiliano de Giovanni, presenti al festival Quai de polar ad aprile a Lione è un grandissimo onore, e anche essere stato indicato come uno degli autori non statunitensi di thriller più significativi.

Nei tuoi romanzi torna spesso il tema del cold case, il delitto irrisolto. Come mai?

Penso che non esista l’omicidio perfetto, chiunque fa sbagli anche se crede di poterla fare franca e il far scoprire la verità nonostante tutto, in un microcosmo che si spiega dopo anni come capita ne I figli del male. Del resto io faccio sempre ricerche anche storiche per i miei libri, per raccontare un passato che influenza il presente.

Ti piacerebbe un film o una fiction tratti dai tuoi libri?

Ovviamente sarebbe il mio sogno, per ora mi accontento della lettura da brivido del prologo de I figli del male che ha fatto il grande doppiatore Edoardo Stopacciaro, anche autore fantasy per La Corte.

:: Dinosaurium – Il grande libro dei dinosauri di Lily Murray e Chris Wormell (Rizzoli 2018) a cura di Elena Romanello

16 marzo 2018
Dinosarium

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Sono vissuti sulla Terra molto prima dell’arrivo degli esseri umani, che di loro hanno trovato solo le ossa e qualche altra traccia, ma hanno saputo ispirare l’immaginario più forse di tanti animali esistenti, da quando non si era ancora data una spiegazione scientifica della presenza dei loro resti, prima degli studi di Charles Darwin, fino ad oggi: ovviamente si sta parlando dei dinosauri, grandi protagonisti di letteratura, cinema, fumetti, videogiochi, di cui periodicamente si raccontano ancora storie di avvistamenti, come tutto il folklore sul mostro di Loch Ness, che altro non sarebbe che un plesiosauro, un dinosauro marino.
Sui dinosauri sono uscite appunto negli anni varie opere, in vari media, e spesso si è dimenticato però di inquadrarli dal punto di vista realistico e scientifico, raccontando la loro vera esistenza, studiata ormai a fondo dalle tante testimonianze che hanno lasciato, ossa, orme, denti, che hanno riempito i Musei di paleontologia e scienze naturali di mezzo mondo. A raccontare la vita dei dinosauri reali ci pensa un libro illustrato dal formato atlante, Dinosaurium, che esamina ogni lucertolone dell’epoca con caratteristiche e vita, ricordando tra l’altro che non tutti i dinosauri vissero nello stesso periodo.
Nelle intenzioni Dinosaurium, un libro di oggi che ha il fascino dei libri storici sulla natura e anche di quelli magici di Hogwards su cui studiava Harry Potter, si dovrebbe rivolgere ad un pubblico di bambini, ma in realtà come taglio e come raffinatezza della presentazione, oltre che come rigore naturalistico che non cade mai nella noia, è davvero un volume per tutte le età, per tutti i bambini che negli anni si sono appassionati a questi lucertoloni a tratti temibili, simbolo alla fine della caducità della vita sulla Terra, ma anche di onnipotenza, grandezza, forza, fonte di ispirazione per tutte le creature immaginate, draghi in testa.
Un libro interessante quindi per scoprire la verità su una figura saccheggiata dalla fantasia, con icone che vanno da Godzilla ai dinosauri di Jurassic Park, ma che ha avuto una vita forse ancora più interessante nella realtà, in tanti che erano e tanti e tanti anni fa.

Lily Murray è una paleontologa freelance che vive in Galles, in un cottage nel bosco. Ha lavorato come editor prima di dedicarsi alle sue passioni: scrivere, camminare e cercare fossili.

Chris Wormell è un illustratore inglese specializzato in illustrazione scientifica e premiato nel 1991 dalla Fiera del libro di Bologna. Collabora col Victoria & Albert Museum, Natural History Museum of London, The National Trust e il quotidiano The Guardian. Ha vinto numerosi premi.

Source: inviato al recensore dall’editore, si ringrazia Claudia Fachinetti dell’ufficio stampa Mondadori.

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