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Torna La principessa Zaffiro di Osamu Tezuka, a cura di Elena Romanello

22 febbraio 2020

zaffiropiccolaLa J-Pop continua la sua collana Osamushi Collection, dedicata a Osamu Tezuka, l’inventore del manga moderno, proponendo uno dei capisaldi della sua produzione, La principessa Zaffiro, antesignano e ispiratore di tutti gli shojo manga, i fumetti per ragazze, a cominciare dal celeberrimo Versailles no Bara, meglio noto come Lady Oscar, di Riyoko Ikeda.
L’opera ispirò anche un famoso anime che arrivò nel nostro Paese all’inizio degli anni Ottanta: il titolo originale è Ribon no Kishi, letteralmente Il cavaliere con il fiocco e porta in un mondo fiabesco molto fantasy, dove vive Zaffiro, una principessa nata con due cuori, di ragazzo e ragazza, in un corpo femminile, costretta ad una doppia vita, quella di combattente contro il perfido zio che vorrebbe usurpare il trono e quello di ragazza innamorata del nobile di un regno vicino.
La storia si snoda tra demoni, streghe, angioletti dispettosi, duelli, complotti, intrighi, avventure e anche se sono passati più di sessant’anni dalla prima uscita tra il 1953 e il 1956, resta una pietra miliare di uno dei filoni più innovativi dei fumetti contemporanei, oltre che una prima riflessione su un tema attualissimo oggi, quello dell’identità di genere, e su come il sesso biologico arrivi a connotare tutto.
Osamu Tezuka presentava, sia pure in una cornice fiabesca e fantastica, una via d’uscita ad un dualismo, anticipando uno dei temi più importanti degli shojo, dove il cross dressing, l’ambiguità sessuale, l’omosessualità maschile e femminile e il tema delle ragazze guerriere sono ancora oggi amatissimi e hanno prodotti alcune delle storie migliori.
Il primo volume è uscito ora a febbraio, il secondo uscirà ad aprile, il terzo a giugno, con la parte della storia inedita e non pubblicata in precedenti edizioni.
La nuova edizione è curata da Maria Sara Mignolli, esperta di fumetto e arte, già docente alla Scuola di fumetto di Milano, studiosa delle tematiche di genere e interessata al tema del diverso anche nella cultura pop, tra Oriente e Occidente.

Atlantide e i mondi perduti di Clark Ashton Smith (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

21 febbraio 2020

978880468364HIG-334x480La narrativa fantastica così come la conosciamo oggi ha avuto vari antecedenti più o meno illustri, come le famose riviste pulp inglesi e americane, che dietro copertine colorate ad effetto raccoglievano storie più o meno lunghe introducendo immaginari che hanno ispirato vari autori e autrici contemporanei, anche al cinema, visto che sia George Lucas che Steven Spielberg si sono formati su questo tipo di pubblicazioni.
Mondadori propone in un volume molto curato le storie di uno dei maestri di questi genere, Clark Ashton Smith, contemporaneo sia di Robert E. Howard che di Lovecraft, curato dall’esperto Giuseppe Lippi con anche un apparato iconografico con le sculture dell’autore. Nelle pagine del libro si viene immersi in universi fantastici, appassionanti, spesso sensazionalistici, ritrovando archetipi giunti fino ad oggi. Clark Ashton Smith ha scritto sia racconti che poesie che un breve testo teatrale ovviamente in tema e tutto questo rivive nel libro.
La prima parte del libro è dedicata ai racconti su Atlantide, il prototipo dei mondi perduti, presente nell’immaginario occidentale dai tempi di Platone, una fonte che l’autore cita come autorevole: del resto nei primi decenni del Novecento era ancora presente, sia tra gli scienziati che tra i creativi, l’idea che sulla nostra Terra ci fossero ancora tante terre da scoprire. Nelle pagine di queste storie si parla quindi di continenti perduti, di negromanzia, di tiranni da abbattere, secondo archetipi allora molto amati ma che possono appassionare anche oggi chi è cresciuto a pane e Indiana Jones. Tra i racconti più belli si segnalano La morte di Malygris La doppia ombra, molto amato da Lovecraft.
Il secondo corpus di racconti è Averoigne, una serie di storie gotiche con anche richiami a icone come i vampiri ambientati nel Medio Evo francese nella regione francese di Averoigne appunto, dai toni affascinanti e spaventosi, che ricordano i rapporti e l’interesse per la cultura popolare europea che c’erano tra gli autori di fantastico pulp. Tra le righe ci sono richiami alle opere di Lovecraft, in particolare ai Miti di Chtulhu. Segue il ciclo di Zothique, ambientato in un futuro remotissimo, dove il sole si è spento ed è rinata la negromanzia, per molti il suo capolavoro, ispirato alle opere di Baudelaire e Verlaine, mentre si chiude con la fantascienza apocalittica di Xiccarthp.
I racconti di Clark Ashton Smith sono popolari ma non banali, commerciali ma arguti, capaci di giocare con paure e pulsioni antiche: senz’altro sono da leggere per chiunque ami il fantastico oggi, perché è sempre bene scoprire le radici di generi e storie, e per chiunque abbia voglia di confrontarsi con l’intrattenimento comunque di qualità.

Clark Ashton Smith nacque ad Auburn, in California, il 13 gennaio 1893. Iniziò a scrivere narrativa a undici anni, influenzato da opere quali Le mille e una notte, le favole dei Fratelli Grimm e i racconti di Edgar Allan Poe. Per diversi anni si interessò principalmente di poesia, ma gli scarsi guadagni lo spinsero a dedicarsi alla narrativa. Fra la fine degli anni ’20 e gli anni ’30 pubblicò numerosi racconti fantastici sulle riviste, senza mai raggiungere la tranquillità economica. Strinse un’amicizia epistolare con Robert E. Howard e H.P. Lovecraft che durò fino alla morte del primo per suicidio (1936) e del secondo per cancro (1937). In seguito abbandonò quasi completamente la poesia per dedicarsi alla scultura. Morì il 14 agosto 1961.

Provenienza: libro preso presso il circuito SBAM.

La collana Urania Draghi, classici della fantascienza, a cura di Elena Romanello

18 febbraio 2020

978880471524HIG-250x360A partire dal 1952 i cultori della fantascienza italiana hanno avuto ogni mese in edicola il loro appuntamento fisso con i romanzi Urania, curati da nomi prestigiosi come Giorgio Monicelli, fratello del regista Mario, Fruttero e Lucentini: si partì con Le sabbie di Marte di Arthur C. Clarke e negli anni si poterono leggere classici come Isaac Asimov, James Graham Ballard e Philip Kindred Dick, con le copertine illustrate dallo stile inconfondibile di Karel Thole.
Negli anni Urania ha visto arrivare varie altre collane parallele, che hanno esplorato altri tipi di fantastico e dal 1989 esiste anche un concorso letterario in tema, il Premio Urania, che ha lanciato autori come Valerio Evangelisti.
I libri Urania sono reperibili in edicola, ma dato il grande interesse che il fantastico sta riscuotendo oggi, Mondadori vara in libreria la collana i Draghi Urania, con romanzi di fantascienza che giungono nei luoghi simbolo di tutti i libri, paragonati a draghi sulle spalle di giganti.
I Draghi Urania proporranno le opere dei maggiori autori della fantascienza mondiale classica e contemporanea, in edizioni curate e approfondite.
Si parte anche qui di nuovo con  Arthur C. Clarke, nume tutelare della collana, con i suoi Racconti (traduzione di The Collected Stories),  a cura di Franco Forte, con una raccolta completa delle opere brevi del maestro anglosassone, che vinse tra gli altri i premi  Hugo, Nebula e John W. Campbell. Il libro raccoglie oltre 100 racconti, come Spedizione di soccorso, Passeggero del silenzio e La sentinella, la storia alla base del celeberrimo 2001: Odissea nello spazio. Clarke prefigurò alcune invenzioni della modernità, come l’idea del Web e delle connessioni virtuali: il libro è completato da una prefazione dello stesso autore, dalle sue note sui racconti, da un suo ritratto a cura di Fabio Feminò e dalla bio-bibliografia completa di tutte le sue opere.
Le prossime uscite saranno Esperimenti e catastrofi di Frank Herbert, con la trilogia Il morbo bianco, L’alveare di Hellstrom ed Esperimento Dosadi,, Visioni di Harlan Eddison, una raccolta di racconti e romanzi brevi dell’autore in una nuova e integrale traduzione e il Ciclo della cultura di Ian M Banks, con la prima trilogia, formata da Pensa a Fleba, L’impero di Azad e La guerra di Zakalwe

Leggere Luna Nera a cura di Elena Romanello

17 febbraio 2020

51VgPnRlSjL._SX343_BO1,204,203,200_Si pensa comunemente che in Italia non si sappia raccontare storie fantastiche, non tanto in letteratura o nei fumetti, dove ci sono tanti nomi soprattutto in questi ultimi anni che smentiscono questo luogo comune, ma al cinema e nelle serie televisive, anche se qualche eccezione che conferma la regola c’è stata.
Per questo motivo è indubbiamente interessante la saga di Luna Nera, serie televisiva in onda su Netflix anche all’estero di produzione tutta italiana ma prima di tutto una serie di romanzi in corso di uscita per Sonzogno ad opera di Tiziana Triana, con il primo volume, Le città perdute, già disponibile.
Si tratta di una storia tutta al femminile, diretta sul piccolo schermo da Cristina Comencini, Susanna Nicchiarelli e Paola Randi, con al centro una congrega di streghe, non certo simile alle celeberrime sorelle Halliwell di Charmed, visto che ci troviamo nell’Italia centrale del Seicento, un secolo diviso tra scoperta della scienza ed attaccamento ad antiche superstizioni, con l’Inquisizione che accende roghi ovunque può. Le streghe di Luna Nera sono un gruppo di donne di scienza e di cultura,  conoscitrici delle piante e degli astri, che hanno scelto di essere libere e per questo sono state bollate e condannate da un potere misogino e maschilista.
La vicenda del libro e della serie televisiva gira intorno alla sedicenne Adelaide, detta Ade, che deve fuggire dal suo villaggio dove è stata accusata di stregoneria: in suo aiuto corrono in aiuto prima Piero, studioso di medicina che vede non certo di buon occhio l’ignoranza e il fanatismo, e un gruppo di donne, che le danno ospitalità nella loro congrega. Sulle tracce delle donne ci sono i benandanti, capitanati da Sante, il padre di Pietro, che odiano la libertà e l’attacco al patriarcato e alle tradizioni che queste streghe rappresentano.
Pietro si è innamorato di Ade a prima vista, non crede alle superstizioni del padre e dei suoi compagni di lotta e si troverà ad aiutare la ragazza e le sue nuove amiche.
Un libro e un serial che mescolano suggestioni young adult (la storia d’amore impossibile funziona sempre) ad un approfondimento storico su eventi realmente accaduti nella sostanza, con una spolverata di femminismo che ha suscitato il plauso di nomi come quelli di Loredana Lipperini e Michela Murgia.
Luna Nera è una storia per capire che le streghe esistevano anche da noi, che erano vittime di intolleranza come chiunque è percepito come diverso e che le loro vicende possono essere interessanti e appassionati da narrare, in attesa dei prossimi capitoli, in televisione e in libreria.

Come un sushi fuor d’acqua di Fabiola Palmeri (La Corte editore, 2019) a cura di Elena Romanello

16 febbraio 2020

COVERSUSHIRGB-302x429Il Giappone è ormai da diversi decenni un Paese di grande attrattiva per l’immaginario occidentale, sarà per il cibo, sarà per il contrasto affascinante che c’è tra tradizione e modernità, sarà per la cultura pop rappresentata in particolare da manga e anime che ha saputo conquistare anche le giovani generazioni occidentali dagli anni Ottanta ad oggi.
Al Giappone e al rapporto che instaurano con questo mondo eclettico e rutilante due donne in due diversi momenti del passato recente è dedicato il romanzo Come un sushi fuor d’acqua, scritto da Fabiola Palmeri, che in Giappone ha vissuto, studiandone la cultura sia classica che contemporanea e che continua ad occuparsi del Paese del Sol levante nella sua città, Torino, dove è una delle voci più autorevoli in tema.
A fine anni Ottanta Bianca, giornalista free lance, decide di partire per Tokyo, prima per un periodo di tempo limitato e poi in via più definitiva, dove propone articoli in tema Giappone a varie testate, trovando poi una sistemazione più fissa in una radio che trasmette notizie in varie lingue dalla capitale dell’Est, questo è il nome di Tokyo letteralmente. Negli anni Dieci del Duemila Celeste è vicina alla maturità e deve capire che strada intraprendere, lei che è figlia di un’italiana e di uno statunitense, nata in Giappone e poi vissuta tra Italia, Giappone e America, dopo che i suoi genitori hanno preso strade diverse, creando in sé varie identità senza che ne prevalga nessuna.
Due storie che raccontano l’oggi, la ricerca di una propria strada, la fuga dei cervelli, l’identità di oggi soprattutto presso le giovani generazioni, il rapporto tra culture, una raccontata in terza persona, l’altra in prima persona, per due destini che si incontrano o meglio si sono incontrati e raccontano anche come sono cambiate le cose in trent’anni, in Giappone e non solo.
Tutti temi interessanti e mai banali, e Come un sushi fuor d’acqua è senz’altro un libro da leggere per tutti gli amanti del Giappone, per qualunque motivo siano affascinanti da questo Paese remoto ma alla fine capace di essere uno degli attori del mondo di oggi, come stile di vita e proposta di immaginari e cultura. Ma è anche un libro per chi ama guardare oltre i confini, pensare di essere un cittadino o cittadina del mondo, in questi tempi di muri e psicosi.  Un libro in cui non si nasconde che affrontare un altro mondo e un’altra cultura non è una passeggiata, ma in cui si racconta comunque l’importanza di certe esperienze e confronti.
Il titolo ricalca il celebre detto come un pesce fuor d’acqua citando uno dei piatti più amati anche in Occidente del Giappone, il sushi, anche se nel Paese del Sol levante viene consumato non ogni giorno, ma solo nelle grandi occasioni.

Fabiola Palmeri  inizia la sua carriera come giornalista dopo la laurea in filosofia, lavorando prima per La Stampa e poi alla NHK di Tokyo, dove ha vissuto per dodici anni.
Accreditata come una delle massime esperte di cultura giapponese in Italia, oggi scrive per La Repubblica e per alcune delle più importanti riviste italiane, come Il Venerdì e Gambero Rosso, di arte, libri, stile, cibo e società nipponica.
Conduce anche gruppi di lettura dedicati ad autori giapponesi al Mao e al Circolo dei Lettori di Torino e Novara.

Provenienza: prestito dell’autrice che ringraziamo.

Il ritorno della graphic novel Dracula di Mike Mignola e Roy Thomas a cura di Elena Romanello

7 febbraio 2020

MDRAC002ISBN_0Ci sono personaggi che sono evergreen e per tutte le stagioni e uno di questi è Dracula, oggi di nuovo di grande attualità dopo la riedizione del romanzo per Oscar Draghi e la discussa ma non priva di interesse serie su Netflix.
Panini Comics ripropone, dopo quasi trent’anni, la graphic novel Dracula di Bram Stoker, ispirata all’omonimo film di Francis Ford Coppola del 1992 con Gary Oldman, Wimona Ryder e Anthony Hopkins, sceneggiata da Roy Thomas e disegnata da Mike Mignola, oggi celebre grazie alla saga di Hellboy ed è senz’altro un’ottima occasione per scoprire o riscoprire forse uno dei migliori adattamenti in tema Dracula degli ultimi decenni, al cinema, certo, ma anche in fumetto.
Come già il film, la graphic novel riprende il romanzo di Stoker, cambiandolo però nello spirito, non più una storia di puro orrore, ma la vicenda di un amore oltre la morte e disperato, che porta alla dannazione il nobile Dracula finché non ritrova l’amata Elisabeta, ora Mina, secoli dopo nella Londra vittoriana.
Molti fumetti ispirati ai film si limitano, in maniera magari curata, a riprendere per immagini il film: Roy Thomas e Mike Mignola guardano alle atmosfere del film di Coppola, tra art noveau, teatro kabuki e gotico, aggiungendo però molto di loro, come stile e come storia, approfondendo i personaggi senza snaturare la vicenda originale. Una storia a parte, che si rifà al film ma che lo reinventa, per raccontare una vicenda eterna e sognante, cruda e tragica, romantica e disperata.
Il risultato è davvero molto valido ed è senz’altro un bene che la graphic novel torni in fumetteria e libreria, tenendo conto che ormai l’edizione originale della Star Comics è esaurita da tempo e di difficile reperibilità anche nel mercato dell’usato, anche perché gli appassionati che all’epoca si precipitarono a comprarla la considerano preziosa, molto originale già allora e capace di affascinare ancora oggi, tenendo conto tra l’altro del successo poi avuto dopo da Mike Mignola.
Un’opera per chi ama quindi le storie eterne, come quella di Dracula (e qui non ci sono le cadute di stile della miniserie Netflix…), per i cultori del gotico, per gli appassionati di Roy Thomes e Mike Mignola e per chi ama cinema e fumetto e i legami che esistono da sempre tra di loro.

La fabbrica delle bambole di Elizabeth Macneal (Einaudi, 2019) a cura di Elena Romanello

5 febbraio 2020

fabbricaL’Inghilterra vittoriana è ancora oggi un periodo storico amato e emblematico, un mondo non certo invidiabile, ma dove è nata la società come la conosciamo oggi, a cominciare dalla moderna industria letteraria, ed è per questo che ogni romanzo ambientato in quell’epoca colpisce e affascina e non ci si stanca mai di visitare quel tempo e quel luogo.
Iris Whittle, una spalla gobba e una sorella gemella, Rose, sfigurata dal vaiolo e che la odia senza motivo, lavora nell’emporio di bambole di Mrs Salter, dove dipinge ogni giorno volti di porcellana, ma ha altre aspirazioni, e di notte scende in cantina e dipinge, sperando un giorno di cambiare vita e magari mettere a frutto il suo vero talento, come ha fatto Lizzie Siddal, pittrice e modella di John Everett Millais e Dante Gabriele Rossetti.
Un giorno Louis Frost, un pittore della cerchia dei preraffaelliti inventato ad uso e consumo del libro ma ispirato a personaggi veramente esistiti, le propone di posare per lui in cambio di lezioni di pittura e Iris molla tutto, pur suscitando riprovazioni nella sua famiglia e presso la sua datrice di lavoro.
Iris non sa di aver suscitato un altro tipo di attenzioni, quelle di Silas Reed, tassidermista che paga a caro prezzo animali morti e che è ossessionato da lei, e sogna di averla in un suo paradiso malato tutta per sé, a qualsiasi costo. Su Iris veglia il generoso monello di strada Albie, che ha capito i rischi che corre e deve già occuparsi della sorella prostituta.
Sulla falsariga de Il petalo cremisi e il bianco di Michael Faber, di cui condivide il linguaggio realistico e la visione non certo idealizzante di un’epoca comunque interessante  ma tutto tranne che perfetta, ricca di lati oscuri e perversioni, La fabbrica delle bambole alterna romanzo storico, romanzo di formazione al femminile (e anche femminista) e thriller, affascinando con un intreccio serrato, in cui rivive un’epoca con tutte le sue contraddizioni e non solo.
Iris è un’eroina moderna in abiti ottocenteschi, una ragazza che sogna l’arte, una ribelle che porta avanti un progetto di vita tra spregio delle convenzioni e pericoli, a ricordare che certi problemi, come gli stalker, non sono certo un’invenzione di oggi. Gli altri personaggi ruotano intorno a lei, costruendo un affresco vivo e a tratti crudo, di una Londra tentacolare e ricca di spunti, con un occhio di riguardo per l’arte, incentrata sui preraffaelliti, che in questi ultimi anni sono diventati molto popolari anche qui in Italia, grazie a due mostre, una a Torino e una a Milano.
La fabbrica delle bambole è un romanzo per chiunque sia affascinato dall’Ottocento inglese, un’epoca emblematica e ricca sempre di spunti, ma anche un modo per scoprire il fascino con occhi moderni di una storia intrigante.

Elizabeth Macneal è nata a Edimburgo e vive a Londra. È scrittrice e ceramista. Ha studiato Letteratura inglese alla Oxford University e si è specializzata alla University of East Anglia. La fabbrica delle bambole, il suo romanzo d’esordio, ha vinto il Caledonia Novel Award 2018, è stato inserito nella top ten del «Sunday Times» ed è stato venduto in trenta Paesi.

Provenienza: libro del recensore.

A Bologna torna Nerd Show a cura di Elena Romanello

5 febbraio 2020

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Sabato 8 e domenica 9 febbraio Bologna ospita nel suo quartiere fieristico la terza edizione di Nerd Show, ormai irrinunciabile appuntamento per la zona e non solo dedicato a fumetto, videogioco e cultura ad essi legato.
Gli appassionati potranno districarsi in quattro padiglioni di 34 mila metri quadrati, tra fumetti, gadget, cosplayer, cinema, giochi da tavolo e di ruolo, videogames anche d’epoca oltre che di realtà virtuale, con la possibilità anche di sperimentare e provare.
Molti gli ospiti, a cominciare dai cantanti di canzoni di cartoni animati Giorgio Vanni sabato e domenica Cristina D’Avena con i Gem Boy, e i doppiatori dell’evento Voice of Nerds coordinato dal doppiatore e nerd Fabrizio Mazzotta che vede in scena Mino Caprio (C3PO in Star Wars, Peter Griffin, Kermit la Rana), Leonardo Graziano (Sheldon in The Big Bang Theory, Naruto nell’omonima serie), Carlo Valli (voce ufficiale di Robin Williams, direttore di doppiaggio e voce di Rex in Toy Story), Pietro Ubaldi (Doraemon, Hector Barbossa ne I Pirati dei Caraibi, Patrick Stella di Spongebob), Ivo de Palma (voce di Pegasus ne I Cavalieri dello Zodiaco, Mirko di Kiss Me Licia), Davide Perino (Elijah Wood e quindi Frodo ne Il Signore degli Anelli), Elena Perino (Captain Marvel), Mirko Fabbreschi (voce al canto di Gumball, Telespalla Bob, Clarence), Maura Cenciarelli (tra le altre voci, Meg Griffin), Renato Novara (“Rubber” di One Piece e Ted Mosby in How I Met Your Mother), Emanuela Ionica (Vaiana in Oceania e Robin di Stranger Things).
Nerd Show vuol dire anche fumetti, innanzitutto, e ci saranno 120 disegnatori nazionali e internazionali, con nomi come quelli di David Mack, Otto Schmidt, Gerald Parel, Mirka Andolfo, Mattia Labadessa.  Sono previsti workshop, conferenze e incontri e saranno presenti gli stand di case editrici quali Panini Comics, Bonelli, Shockdom, Cosmo, Star Comics e varie realtà indipendenti.
Spazio quest’anno alla fantascienza, con un occhio di riguardo a quella cinematografica e televisiva, con cult come Star Trek, Star Wars, Doctor Who, Ghostbusters con stand dedicati, associazioni e cosplayer.
Tra i vari stand, spazio per i giochi da tavolo, per i negozi di gadget e per le fumetterie e librerie, con novità e pezzi da collezione, in modo da mettere insieme più generazioni e gusti.
Nerd Show è aperto sabato e domenica dalle 10 alle 19, per ulteriori informazioni visitare il sito ufficiale. 

Red Girls di Sakuraba Kazuki (E/O, 2019) a cura di Elena Romanello

1 febbraio 2020

cover_9788833571584__id2994_w600_t1562752022__1xA oltre dieci anni dall’uscita in Giappone, è arrivato in Italia Red Girls di Sakuraba Kazuki, una saga al femminile attraverso tre generazioni di donne, vissute nel Paese del Sol levante dal dopoguerra ad oggi, tra tradizione e modernità, interessante da vari punti di vista e non solo perché immerge in un mondo che ormai non viene sentito tanto lontano.
La prima donna che incontriamo è Man’yō, una bambina lasciata da una popolazione che ancora negli anni Quaranta del secolo scorso viveva in maniera nomade sui monti, adottata da una coppia nel villaggio di Benimidori: Man’yō ha il dono della preveggenza, e purtroppo scopre prima che persone a lei care moriranno, un segreto che deve tenere nascosto e non è il solo: la sua vita si incrocia con quella della ricca e potente famiglia Akakuchiba, proprietaria di un’importante fonderia sulle montagne che ha cambiato il volto alla zona introducendo la modernità in mezzo a una società ferma al passato, e del suo complicato erede, una delle tante persone di cui la ragazza vedrà la fine.
Man’yō ha una figlia Kemari, ragazza ribelle che cresce nel Giappone anni Settanta, diventando per diverso tempo parte di una banda di motocicliste che scorrazza in zona, salvo poi raccontare la sua esperienza in un manga che diventa popolarissimo, consacrandola tra le migliori autrici della sua generazione, una fama che brucerà e avvolgerà la sua vita.
Tōko è la figlia di Kemari, l’io narrante della storia, una giovane donna che si autoproclama inutile, come molte altre persone della sua generazione: non ha ereditato le facoltà della nonna e il talento artistico della madre, e nel cercare di ricostruire le loro storie cercherà un posto nel mondo, ma anche di risolvere il mistero legato a Man’yō che poco prima di morire ha detto Sono un’assassina.
Una storia al femminile, che racconta con atmosfere sognanti ma sguardo attento alla realtà, i cambiamenti di un Paese che è passato da un mondo agricolo legato a leggende e folklore ad essere una potenza moderna, senza dimenticare però la sua anima, cambiamenti che hanno toccato le donne, anche lì alle prese con una difficile affermazione di sé, aiutata comunque anche dalla creatività e della cultura pop, che in manga e anime ha trovato un elemento molto importante.
Nelle pagine di Red Girls si parla di industrializzazione e isolamento sociale, degli hikikomori e degli otaku, di tradizioni e modernità, del rapporto tra città e campagna, in una storia per cui l’autrice, come respiro, si è ispirata più che ai suoi connazionali, a maestri del realismo magico come Gabriel Garcia Marquez e Isabel Allende.
Un libro comunque per chi ama il Giappone di ieri e di oggi, a cominciare da quello legato a manga e anime, ma anche una saga familiare insolita e affascinante, dove si parla di lutto, gioia, legami, affetti, creatività, voglia di vivere, ricerca della verità e scoperta del mondo.

Sakuraba Kazuki è nata nel 1971 e ha iniziato la sua carriera al college, scrivendo sceneggiature e fanfiction ispirate ai videogiochi. Con Red Girls ha vinto il Mystery Writers of Japan Awards. Per My Man, un racconto sull’amore incestuoso tra un padre e una figlia, ha vinto il Naoki Prize nel 2008. È conosciuta per essere una nota bibliofila e legge più di 400 libri l’anno.

Provenienza: libro del recensore.

A Novegro il Festival del Fumetto a cura di Elena Romanello

1 febbraio 2020

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Il 1 e 2 febbraio si inaugura il nuovo anno di fiere dedicate al fumetto e alla cultura nerd con l’atteso Festival del Fumetto, ospitato presso il Parco Esposizioni di Novegro, vicino a Milano, nella sua edizione invernale.
Il Festival si snoda su oltre 20mila metri quadri, proponendo tutte le sfumature di mondi e immaginari che uniscono più generazioni, tra personaggi di ieri e di oggi e vari modi di narrare storie, tra fumetti, libri, film, serie TV, videogiochi e altro ancora. All’interno del Festival si potranno acquistare libri e fumetti nuovi o d’occasione, gadgets, giocattoli, action figures, cards, abbigliamento, cibo, oltre che conoscere illustratori, autori e case editrici.
Tra le novità di questa edizione un’area videogames con la realtà virtuale, un villaggio dedicato ai cosplayer, una sezione sull’horror in tutte le sue forme, vari stage e lezioni di fumetti, una sezione tutta sul Giappone ed eventi sul k pop, la musica dalla Corea del Sud alla conquista del mondo.
Nello specifico i padiglioni saranno organizzati in questo modo: in quello A cibo occidentale e orientale, da mangiare sul posto dopo aver girato per un po’ ma anche da portare a casa, nel padiglione B l’area sui giochi e quella su manga, anime e cultura ad essi collegati, con possibilità di scoprire o riscoprire quanto Giappone c’è nei suoi fumetti e cartoni animati. Il padiglione C presenta gli stand espositivi di librerie, fumetterie, editori, autori, l’area videogames, lo spazio della Scuola di Fumetto di Milano e le purikura, le cabine dal Giappone per farsi al momento foto buffe o kawaii.
Il padiglione D è tutto per i cosplayer, con stand, palco, guardaroba, mentre il padiglione E ospita il raduno nazionale dei fan di Harry Potter, l’amatissima saga fantastica sia letteraria che cinematografica, che ha fatto scoprire ai giovanissimi il piacere della lettura, con stand, cosplayer, eventi, conferenze in tema Hogwards, tutto a cura di Giratempo.web e della Lipu, che porta in fiera vari gufi da incontrare e conoscere.
Per il programma completo visitare il sito ufficiale della manifestazione.

La trasparenza del camaleonte di Anita Pulvirenti (DeA Planeta, 2020) a cura di Elena Romanello

25 gennaio 2020

9788851177058_e364e6fc2e9f4c65472735ec26fa6d17In una città italiana non nominata ma in cui chiunque può riconoscere qualcosa della propria, vive Carminia, quarant’anni, impiegata modello anche se molto riservata, una vita di lavoro e di abitudini. Lei non riesce a guardare nessuno negli occhi, vorrebbe essere invisibile e che nessuno le rivolgesse la parola, è infastidita dal minimo ritardo, da un quadro storto in casa, da un semaforo che scatta di colpo, dalla carta igienica non messa nel modo giusto.
Nel monolocale che lascia solo il week-end per andare al mare a trovare la nonna, che l’ha cresciuta dopo che sua madre è sparita quando era piccola, gli abiti ogni mattina sono disposti sempre alla stessa maniera, la portinaia le propone ogni giorno di ogni settimana lo stesso menu e ci sono diciotto copie del suo libro preferito su uno scaffale e sono gli unici libri che ha.
Ma un libraio sul percorso del lavoro e due colleghe di lavoro sembrano voler stravolgere la sua vita, così come una misteriosa bambina che abita vicino a casa sua, Rebecca, mentre anche in ufficio qualcuno comincia a dire che deve cambiare il suo atteggiamento. Carminia si adatta alle situazioni e cerca di sparire come un camaleonte, finché una psicologa non le fa scoprire la sua condizione, ha l’Asperger e questo ha condizionato tutta la sua esistenza.
Ma nessuna situazione è destinata a durare per sempre, e mentre dal passato riemerge la madre, Carminia vede venire meno il suo mondo di ordine e routine, verso un ignoto che forse non è pronta ad affrontare.
In questo ultimo periodo si parla molto di sindrome di Asperger, grazie alla giovane attivista Greta Thunberg ma anche all’uscita allo scoperto dell’autrice Susanna Tamaro, che ha parlato di quanto sia difficile conviverci anche in età adulta. La sindrome di Asperger esiste in realtà da sempre, solo negli ultimi decenni è stata studiata,  era presente in passato in molte persone che venivano bollate come strane e problematiche senza voler o poter capire, è stata evidenziata più nei soggetti di genere maschile, ma forse solo perché donne e ragazze sanno nasconderla meglio, come mostra anche Carminia.
La trasparenza del camaleonte affronta la storia di una persona che convive con una condizione che rimane tale, raccontando la storia di una donna adulta alle prese con la sua diversità, mai scoperta prima e causa di problemi e discriminazioni, emblematica di una società in cui la diagnosi di Asperger sta emergendo ma in cui ci sono ancora troppi pregiudizi da superare, soprattutto se questa avviene in età adulta, mettendo in luce finalmente problemi e questioni e facendo capire come impostare la propria vita.
Una storia avvincente su cui riflettere, che fa capire le tante facce della diversità, e come certi tipi di diversità non siano certo lontani, ma possano riguardare anche persone con cui si ha a che fare ogni giorno, colleghi, parenti, amici, conoscenti e anche se stessi.

Anita Pulvirenti vive a Catania. Finalista e menzione speciale al concorso per inediti >Fai viaggiare la tua storia” creato da Libromania e Autogrill, La trasparenza del camaleonte è il suo primo romanzo.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Morgana, Storie di ragazze che tua madre non approverebbe di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

24 gennaio 2020

978880471711HIG-343x480In questi ultimi anni sono usciti diversi libri sulle vite di donne straordinarie, rivolti a pubblici di varie età, ma dove si è cercato di mettere in luce anche l’aspetto edificante di questi personaggi, sia pure in una prospettiva femminista che chiaramente digerisce la ribellione, a certe regole e entro certi limiti.
Morgana, con un sottotitolo Storie di ragazze che tua madre non approverebbe, scritto a quattro mani da Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, vuole andare oltre e presentare donne ribelli e controcorrente, ma spesso scomode e non accomodanti, tutte da scoprire e capire, eredi di quella Morgana, strega ribelle del ciclo arturiano, molto amata da Michela Murgia grazie al romanzo Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley e che lei ha omaggiato nel breve saggio L’inferno ha una buona memoria.
Nelle pagine del libro si trovano dieci donne, molto diverse tra di loro, basti pensare che si parte con Moana Pozzi, trasgressiva porno diva tra anni Ottanta e Novanta che scelse la sua vita con arguzia e voglia di sperimentare, e poi si passa a santa Caterina da Siena, all’apparenza la sua antitesi, mistica religiosa in realtà ribelle radicale e contro le tradizioni dell’epoca che la volevano moglie e madre e contro il maschilismo della Chiesa.
A questi due ritratti seguono altre donne, come la modella e cantante Grace Jones, capace di rivoluzionare i canoni di genere e di costruire un nuovo modello di personaggio pubblico, le sorelle Bronte, che stravolsero la società vittoriana con i loro romanzi non certo dolci e romantici, Moira Orfei, circense e costruttrice di un’estetica kitsch che ha fatto scuola, Tonya Harding, rivoluzione non certo pacifica nel mondo etereo del pattinaggio, Marina Abramovic, artista e performer oltre ogni limite, Shirley Temple, ex bambina prodigio e vera ribelle, Vivienne Westwood, rivoluzionaria della moda, e Zaha Hadid, forse l’unica archistar donna.
Donne senz’altro fuori dai canoni tradizionali, ma anche non riconducibili al femminismo, anche se le sorelle Bronte con le loro storie cupe hanno saputo indicare per la prima volta alle lettrici nuovi modelli, e Shirley Temple ha incarnato ruoli di emancipazione ante litteram, staccandosi dal ruolo di diva bambina che le era stato imposto.
Donne non politicamente corrette, streghe nel significato traslato del termine, emblema di una dimensione oscura, aggressiva, vendicativa, caotica e egoista che appartiene non certo solo agli uomini: la verità sull’aggressione alla rivale di Tonya Harding non la si saprà mai e comunque Tonya era tutto tranne che una principessina sui pattini, mentre Moana Pozzi seppe abbattere dei tabù forti in maniera comunque forte e scioccante, con denunce per atti osceni e attacchi pubblici, Marina Abramovic ha creato scompiglio con un’idea dell’arte basata sulla sofferenza, Vivien Westwood ha stravolto i dettami della moda e Zaha Hadid ha creato scalpore con i suoi progetti in un mondo dominato dagli uomini.
Morgana contribuisce a smontare un pregiudizio che ancora oggi continua a condizionare la vita di tante donne, quelle che le vorrebbe tutte dotate di una natura gentile e sacrificale, parlando di donne che hanno avuto vite educative ma non certo edificanti, nemmeno Caterina da Siena, vista con gli occhi di oggi un soggetto da manuale di psichiatria.
Donne che sono state innanzitutto loro stesse, percorrendo percorsi individuali ma cambiando comunque le vite delle altre donne, spostando i margini di cosa si poteva fare o meno. Non sono tutte storie a lieto fine, sono storie anzi spesso amare se non tragiche, ma sono storie che fanno riflettere su cosa si può provare ad essere.

Michela Murgia (Cabras 1972) è una scrittrice italiana. Ha esordito nel 2006 con Il mondo deve sapere da cui è stato tratto un film di Virzì. Tra i suoi libri ricordiamo Accabadora (Premio Campiello 2010), Ave Mary, Chirù, Istruzioni per diventare fascisti e Noi siamo tempesta. Le sue opere sono state tradotte in più di 30 Paesi.

Chiara Tagliaferri attualmente è coordinatrice editoriale per Storielibere.fm, la piattaforma più innovativa di narrazioni audio online ed è autrice con Michela Murgia del podcast “Morgana, la casa delle donne fuori dagli schemi”, che è diventato un libro edito da Mondadori e con Melissa P. del podcast “Love stories”. Ha lavorato come autrice di trasmissioni radiofoniche di successo per Rai Radio2. Ha collaborato alla prima edizione del Festival “L’Eredità delle donne” diretto da Serena Dandini.

Provenienza: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito SBAM della provincia di Torino.