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L’arte del Trono di Spade di Deborah Riley e Jody Revenson (Mondadori Oscar Draghi, 2020) a cura di Elena Romanello

25 maggio 2020

978880471934HIG-364x480A quasi un anno dalla conclusione dell’ultima stagione, il serial Il Trono di Spade o se si preferisce Game of Thrones, continua ad essere uno dei più amati, malgrado la conclusione che non ha soddisfatto molti e il fatto che l’autore George R. R. Martin debba ancora concludere la saga cartacea, anche se ha detto che ci avrebbe lavorato durante la quarantena, sperando che non fosse solo una battuta.
In attesa dei nuovi capitoli dei romanzi e del prequel che dovrebbe arrivare tra un paio d’anni, Oscar Draghi presenta un volume per immagini, che racconta la costruzione del mondo in cui sono svolte le avventure e disavventure dei Sette Regni e dei loro abitanti, a cura di Deborah Riley, scenografa di punta della serie, alla quale si vede i variegati Sette Regni.
Senz’altro la vicenda narrata è d’impatto, ma quello che ha colpito fin dalla prima stagione nel 2011 è stata la creazione di un mondo in maniera minuziosa e curata, una scenografia che ha messo insieme varie suggestioni culturali e varie epoche, dal mondo norreno a quello babilonese, da quello medievale inglese a quello di Grecia e Roma classiche, per costruire luoghi, mescolando posti reali, ricostruzioni in studio spesso artigianali dal vero e a volte anche con l’aiuto dell’arte digitale, che rivivono nelle tavole del libro.
L’arte del Trono di Spade porta, pagina per pagina, in tutti i luoghi della saga, ghiacci perenni, deserti, palazzi reali, manieri abbandonati, templi, vie, bassifondi, mari, presentando come è stato creato un mondo, tra dipinti, schizzi, piantine e scenari in cui si rivivono i momenti più importanti delle otto stagioni.
Un libro che parla attraverso le immagini, per raccontare come è stato creato sullo schermo un universo inventato, capace di mescolare vari immaginari, di far capire la forza comunque del genere fantasy e di tenere incollato il pubblico di tutto il mondo per anni.
Un’opera imperdibile per tutti gli appassionati che amavano la storia appassionante, truce, piena di colpi di scena e che hanno capito fin da subito che dietro c’era una ricerca visiva per inventare tutto l’insieme, luoghi inventati ma che in molti sentono ormai loro.

Deborah Riley ha iniziato gli studi di design alla facoltà di architettura alla Australia’s University of Queensland nel 1991 e ha proseguito con una laurea in Scenografia al National Institute of Dramatic Art. Da lì ha iniziato una rapida carriera nel settore dell’arte cinematografica, cominciando come set designer per Matrix (1999). Ha poi lavorato ad Anna and the King (1999) in Malaysia ed è tornata a Sydney per Moulin Rouge! (2001). La sua prima partecipazione alla direzione artistica di un grande evento è stata con la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi del 2000 a Sydney. Supervisionata dalla production designer Brigitte Broch, Deborah ha lavorato come art director per Le donne vere hanno le curve (2002) a Los Angeles, in seguito per 21 grammi (2003) di Alejandro González Iñárritu, girato in Tennessee e New Mexico. I Giochi Asiatici di Doha, Qatar, del 2006 e l’apertura del World Expo 2010 a Shanghai l’hanno tenuta ancora impegnata con i grandi eventi. Deborah si è trasferita a Los Angeles nel 2008, ma è solo dal 2013 che il trasferimento ha dato i suoi frutti. È stato allora, infatti, che è stata assunta come production designer per la quarta stagione della serie HBO Il Trono di Spade. Da allora ha vinto quattro Emmy ® Awards consecutivi, tre Art Directors Guild Awards, e un BAFTA per il suo lavoro sull’epic fantasy medievale.

Jody Revenson ha scritto moltissimo sui film di Harry Potter; tra i suoi libri: Schermi incantati. Il magico mondo di J.K.Rowling e Harry Potter. Il libro degli oggetti magici. Ha collaborato inoltre a Harry Potter: la magia del film e a Harry Potter: dalla pagina allo schermo.

Provenienza: libro del recensore.

Bowie di Michael e Laura Allred e Steve Horton (Panini Comics, 2020) a cura di Elena Romanello

23 maggio 2020

MDABO001ISBN_0In attesa del film biografico sulla sua vita, dopo quelli su Freddy Mercury ed Elton John, arriva la graphic novel dedicata a David Bowie, il Duca bianco, uno degli artisti più iconici degli ultimi decenni, ormai consegnato all’immortalità dopo la sua scomparsa, che a molti ha fatto dire Se lo sono venuto a riprendere dallo spazio..
Panini Comics propone il volume in contemporanea con l’originale americano, in una lussuosa edizione con sovracoperta sfilabile in PVC: Bowie – Stardust, Rayguns & Moonage Daydreams racconta la vita a fumetti di David Bowie, artista anticonfomista capace di rivoluzionare il mondo della musica e di unire più generazioni di appassionati, con canzoni indimenticabili e emblematiche, oltre che di essere un artista dell’immagine, un perfomer visivo capace di  creare un suo universo che ha lasciato un’impronta indelebile nell’immaginario degli ultimi decenni, oltre a ispirare altri a calcare le sue orme.
La graphic novel racconta in particolare la scalata al successo di Bowie, dall’anonimato alla fama mondiale, legata a quella del suo alter ego Ziggy Stardust, che poi lui lasciò cambiando look, mentre alla sua vita e ai successi dagli anni Ottanta e poi sono dedicate le tavole conclusive, senza testo, ma altrettanto emblematiche.
L’epopea rock di David Bowie rivive attraverso le tavole technicolor del duo Michael e Laura Allred, tanti sprazzi di vita efficaci e coinvolgenti, a raccontare un destino unico, un artista che era  super eroe, extraterrestre e dio del rock and roll. Un volume per chiunque ami David Bowie, sia che segua o meno il mondo dei fumetti, un tributo colorato e poliedrico, da cui traspare il suo mondo e la sua arte, ma anche un modo per scoprirlo o riscoprirlo in tutte le sue incarnazioni, magari ascoltando insieme i suoi più grandi successi.
Del resto, David Bowie è stato il cantante e performer più vicino ai mondi del fumetto e del fantastico di sempre, con canzoni come StarmanSpace OddityHeroes e ruoli come quello di Jareth nel cult fantasy Labyrinth. Non a caso il graphic novel ha una prefazione di Neil Gaiman, uno dei più grandi autori di fumetti e libri di genere fantastico, parte dello stesso universo del cantante da cui è stato influenzato.

Micheal Allred è un fumettista e scrittore americano, autore di graphic novel come Madman, Red Rocket 7 e iZombie. Le sue opere, caratterizzate da uno stile pop e immaginifico, sono spesso colorate dalla moglie Laura Allred, vincitrice del “Best Coloring” Eisner Award per il suo lavoro su iZombie e Madman All-New Giant-Size Super-Ginchy Special.

Steve Horton ha lavorato come sceneggiatore per diverse case editrici di fumetti, tra cui DC, Image, IDW (Satellite Falling) e Dark Horse (Amala’s Blade).

Provenienza: libro del recensore.

Le ragazze del Pillar di Stefano Turconi e Teresa Radice (Bao Publishing, 2019) a cura di Elena Romanello

15 maggio 2020

e921bf30-e8a3-41ed-8c22-5e4de63c76f3Tra i titoli più amati dai lettori dei graphic novel di Bao Publishing in questi dieci anni di vita della casa editrice c’è stato senz’altro Il porto proibito, mirabolante affresco dell’Inghilterra di inizio Ottocento, tra romanzo storico e satira di costume. Stefano Turconi e Teresa Radice, poliedrici autori di altre belle storie, tornano alle atmosfere della Plymouth di inizio Ottocento con uno spin off de Il porto proibitoLe ragazze del Pillar, che si snoderà su dieci volumi per raccontare le storie delle ragazze del bordello locale.

Tuffarsi a capofitto. Prendere il largo. Aprirsi ai colori di nuove avventure, pedinando le vite di chi resta, di chi verrà. È così che siamo riapprodati a Plymouth, alle sue stradine acciottolate odorose di salsedine, alle chiacchiere di ragazze e ai canti dei marinai.:

così i due autori hanno raccontato il loro ritorno a quel mondo.
La serie si struttura in varie storie con protagoniste le ragazze del Pillar to Post, il bordello al centro della storia del Porto, crocevia di storie di terra e storie di mare. Siamo sempre in Inghilterra ad inizio dell’Ottocento, una potenza navale e coloniale in guerra, e a Plymouth ci sono arrivi e partenze e destini che si intrecciano.
In questo primo volume arriva un aiuto inaspettato e insolito per le ragazze, un Maori, da quella lontana terra che è entrata a far parte dell’Impero britannico, la Nuova Zelanda, un selvaggio per molti che si dimostrerà molto meno selvaggio dei civilizzati inglesi, mentre una delle giovani susciterà l’interesse di uno scienziato, visto da tutti come un outsider e anche lui una piacevole scoperta. Le due avventure sono indipendenti e interconnesse, ma ogni volume contribuirà a costruire il mosaico narrativo più ampio di una storia lunga, destinata a dipanarsi negli anni, armonicamente, e che BAO Publishing pubblicherà a due capitoli alla volta, all’incirca ad anni alterni.
Nelle pagine de Le ragazze del Pillar, animate da vignette a colori pastello che raccontano un mondo e una cultura che continuano ad appassionare con tutti i loro difetti, si parla di condizione della donna, di libertà, di sentimenti, di sesso, di diversità, di razzismo, temi eterni affrontati con sapienza dagli autori. Il volume è impreziosito da alcune pagine di schizzi dei personaggi e della moda, con note storiche e di costume sull’epoca ed è da consigliare certo a chi ama i fumetti di qualità ma anche le belle narrazioni a sfondo storico, oltre a chi impazzisce per l’Ottocento inglese, che rivive per immagini con una forza superiore a quella di qualsiasi testo.

Teresa Radice e Stefano Turconi nascono entrambi nella Grande Pianura, a metà degli anni ’70… ma s’incontrano solo nel 2004, grazie a un topo dalle orecchie a padella e a una pistola spara-ventose. Lei, per vivere, scrive storie; lui le disegna. Si piacciono subito, si sposano l’anno seguente. Scoprendosi a vicenda viaggiatori curiosi, lettori onnivori e sognatori indomabili, partono alla scoperta di un bel po’ di mondo, zaino e scarponi.
Dal camminare insieme al raccontare insieme il passo è breve.
Le prime avventure a quattro mani sono per le pagine del settimanale Disney “Topolino”:
arrivano decine di storie, tra le quali la serie anni ’30 in 15 episodi Pippo Reporter (2009-2015), Topolino e il grande mare di sabbia (2011), Zio Paperone e l’isola senza prezzo (2012), Topinadh Tandoori e la rosa del Rajasthan (2014) e l’adattamento topesco de L’Isola del Tesoro di R.L.Stevenson (2015).
Nel 2011 si stabiliscono nella Casa Senza Nord – a 10 minuti di bici dalle Fattorie, a 20 minuti a piedi dal Bosco, a mezz’ora di treno dal Lago – e piantano i loro primi alberi.
Nel loro Covo Creativo, i cassetti senza fondo straripano di progetti: cose da fare, posti da vedere, facce da incontrare.
Nel 2013 esce Viola Giramondo (Tipitondi Tunué, Premio Boscarato 2014 come miglior fumetto per bambini/ragazzi, pubblicato in Francia da Dargaud: Prix Jeunesse a Bédécine Illzach 2015 e Sélection Jeunesse a Angouleme 2016).
Il Porto Proibito, pubblicato nel 2015 per BAO Publishing e ristampato nel 2016 in una Artist Edition di prestigio, ha vinto il Gran Guinigi come “Miglior graphic novel” a Lucca Comics 2015 e il Premio Micheluzzi come “Miglior fumetto” a Napoli Comicon 2016. Sempre per i tipi di BAO, pubblicano Non stancarti di andare nel 2017 (graphic novel che riscuote in brevissimo tempo un grande successo di pubblica e critica), due volumi della serie per i più piccoli Orlando Curioso (Orlando Curioso e il segreto di Monte Sbuffone e Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati) tra il 2017 e il 2018, Tosca dei Boschi (inizialmente edito da Dargaud in Francia e poi portato in Italia) nel 2018.
I frutti più originali della loro ormai decennale collaborazione hanno gli occhi grandi e la testa già piena di storie. I loro nomi sono Viola e Michele.

Provenienza: libro del recensore.

Il Salone del libro 2020 per ora è virtuale a cura di Elena Romanello

14 maggio 2020

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Giovedì 14 maggio avrebbe dovuto iniziare l’edizione 2020 del Salone Internazionale del Libro di Torino, ma per ovvi motivi tutto è rimandato quasi sicuramente a quest’autunno, insieme a Portici di carta.
L’organizzazione però vuole essere vicina a chi in questi anni ha animato questo importantissimo evento, e in attesa di ritrovarsi tutti dal vivo la kermesse si trasferisce sul web dal 14 al 17 maggio, con un ricco programma di eventi in live streaming e la partecipazione dei molti ospiti nazionali e internazionali.
Certo, non è facile, ma è comunque un segno importante, proprio mentre per fortuna hanno riaperto in tutta Italia librerie e fumetterie.
Gli eventi verranno raccontati in diretta sui canali social del Salone, Facebook, Instagram e Twitter, e ci sarà spazio per gli eventi anche su Rai Radio3 e sulla Rai.
L’edizione dei prossimi giorni è dedicata alle vittime del virus, ai loro parenti, al personale medico e paramedico che con abnegazione e professionalità sta salvando tante vite. Tutto non si esaurirà in questi giorni, perché la fase di avvicinamento all’edizione autunnale del Salone proseguirà con presentazioni editoriali, rubriche di approfondimento culturale e vari appuntamenti digitali sul mondo dei libri e della cultura.
Giovedì 14 maggio si parte alle 19 con una lectio magistralis di Alessandro Barbero in collegamento dalla Mole Antonelliana di Torino. Venerdì 15 e sabato 16 maggio ci saranno incontri in live streaming tra gli altri con Samantha Cristoforetti,  Amitav Ghosh, i ragazzi di Fridays For Future, Ahdaf Soueif, Katherine Rundell, Javier Cercas, Annie Ernaux, Vinicio Capossela, Dacia Maraini, Salman Rushdie, Maurizio de Giovanni, Linus, Jovanotti, Roberto Calasso, Tim Parks, Walter Siti, Donna Haraway, Paolo Rumiz.
Domenica 17 maggio, dalla torre di libri creata da François Confino e simbolo del Salone, maratona con Fabrizio Bosso, Mariangela Gualtieri, padre Enzo Bianchi, Zerocalcare, Paolo Giordano, Spiritual Trio, Massimo Gramellini, Carlo Rovelli, Alessandro Baricco, Arturo Brachetti, Roberto Saviano, Fabrizio Gifuni, Perturbazione, Eugenio in via Di Gioia.
Per ulteriori informazioni visitare il sito ufficiale della manifestazione.

Piccole donne di Claudio Nizzi e Nadir Quinto (Allagalla Editore, 2020) a cura di Elena Romanello

13 maggio 2020

PiccoleDonne-600x848Allagalla Editore propone una riedizione curata e rinnovata della graphic novel Piccole donne, sceneggiatura di Claudio Nizzi e disegni di Nadir Quinto, ovviamente dal romanzo di Louisa May Alcott.
Queste Piccole donne erano già uscite negli anni Novanta allegate all’allora popolare settimanale per ragazzi delle Edizioni Paoline Il Giornalino, nel periodo in cui usciva al cinema il precedente film diretto da Gillian Armstrong con Winona Ryder nella parte di Jo, Kirsten Dunst in quella di Amy e Susan Sarandon come mamma. Nell’edizione Allagalla le tavole sono state ripulite dal colore eccessivo dell’edizione precedente e la riproposta arriva insieme al nuovo film di Greta Gerwig, con Saoirse Ronan nel ruolo di Jo, Florence Puigh in quello di Amy, Emma Watson come Meg e Meryl Streep strepitosa zia March, per molti forse l’ultimo film visto al cinema prima della chiusura.
Un quarto di secolo prima di Greta Gerwig, Claudio Nizzi e Nadir Quinto avevano avuto la sua stessa idea, di raccontare la storia delle quattro sorelle March con dei flashback basati sui racconti di Jo, un ottimo modo narrativo per introdurre nelle gioie e dolori di ragazze che si affacciano all’età adulta, senza dimenticare il messaggio anticonformista soprattutto del personaggio di Jo.
La graphic novel è completata da vari redazionali, tutti interessanti: Roberto Guarino racconta il successo del libro di Piccole donne fino ad oggi. Ilaria Feole esamina le varie riduzioni cinematografiche e televisive, ricordando le forzature delle prime versioni, con Amy in una interpretata da Joan Bennett ventitreenne e incinta quando il suo personaggio è all’inizio almeno una ragazzina, e Jo in un’altra con i tratti di June Allyson, di soli dieci anni più giovane della madre Mary Astor e di come il messaggio femminista e di realizzazione sia arrivato solo con Winona Ryder. Completa il tutto tre profili accurati degli autori, Louisa May Alcott, Claudio Nizzi e Nadir Quinto.
Un libro per chiunque ami Piccole donne, qualsiasi età si abbia, e per chi apprezza gli autori di fumetti italiani che si sono succeduti negli ultimi decenni. Purtroppo Nadir Quinto ci ha lasciato da tempo e riavere in mano questo suo lavoro è davvero prezioso.

Claudio Nizzi, classe 1938, nasce in Algeria e cresce a Fiumalbo, vicino a Modena, iniziando a scrivere novelle nei primi anni Sessanta per il settimanale per ragazzi Il Vittorioso e fumetti per la stessa testata, con la serie Safari. Nel 1969 inizia un sodalizio con Il Giornalino, che lo porta a creare numerosi personaggi e storie come come il western Larry Yuma, l’avventuroso Capitan Erik, il poliziesco Rosco & Sonny. Negli anni Ottanta passa alla Sergio Bonelli editore, dove scrive per Mister No Tex, diventandone il principale soggettista e diventa l’autore di storie più prolifico dopo Sergio Bonelli stesso. In seguito crea la prima serie poliziesca per la Bonelli, Nick Raider, e la miniserie Leo Pulp.  Dal 2005 si dedica alla narrativa, con romanzi come L’epidemiaIl federale di Borgo TorreIl pretino L’Americano. Con Allagalla ha pubblicato nel 2012 il libro intervista Tex secondo Nizzi in cui ha ripercorso la sua cinquantennale carriera nel mondo del fumetto.

Nadir Quinto (1918-1994), milanese, è stato uno dei pionieri del fumetto italiano come illustratore. Frequentò l’Accademia di belle arti di Brera, partecipò alla seconda guerra mondiale e iniziò poi a collaborare a partire dal 1946 con il Corriere dei Piccoli, Dinamite, Albi di Salgari, Festival e Intrepido.
Negli anni Quaranta e Cinquanta realizzò una serie di storie in costume per il Corriere dei Piccoli e racconti tratti dalla letteratura per ragazzi, tra cui La capanna dello zio Tom e Riccardo Cuor di Leone. Lavorò anche per il mercato britannico, illustrando storie di Robin Hood, collaborando con riviste inglesi come Treasures, World of Wonder, Princess Magazine, Look and Learn e realizzando illustrazioni a colori per storie e favole, come Peter Pan, Heidi, Le avventure del barone di Münchausen. A fine anni Settanta iniziò a realizzare storie a fumetti in particolare per Il Giornalino, con l’adattamento di romanzi per ragazzi come Piccole donne Il mago di Oz, oltre a capitoli di saghe come Larry Yuma e la serie da lui ideata di Jacopo del Mare. Morì a Milano il 15 marzo 1994 mentre lavorava a una storia di Tex Willer che gli era stata commissionata nel 1992 da Sergio Bonelli e, sempre per Il Giornalino, mentre disegnava una storia fantasy, Issing del Fiume. Entrambe le opere sono rimaste incompiute.

Provenienza: libro del recensore.

La nuova edizione di Sailor Moon per Star Comics a cura di Elena Romanello

12 maggio 2020

71IRX2Q4+6LUn quarto di secolo fa arrivava sui nostri teleschermi Sailor Moon, anime di culto tratto dal manga di Naoko Takeuchi, che lanciò in tutto il mondo, Stati Uniti compresi, il fenomeno della cultura otaku, mettendo insieme in una storia due generi fino a quel momento lontani, le majokko, ragazze magiche, e i combattimenti mistici stile I Cavalieri dello zodiaco.
All’epoca Star Comics era già attiva nella proposta di manga tradotti in italiano, era stata la seconda grossa casa editrice a proporli dopo la compianta Granata Press e per Sailor Moon realizzò una nuova linea editoriale, proponendo il manga in un giornalino destinato ai più giovani.
In questi venticinque anni molta acqua è passata sotto i ponti, tra serie televisive animate in tema, tre film, un musical, una serie del vivo giapponese, una nuova edizione per la GP Manga in italiano qualche anno fa con volumetti simili a quelli originali e il remake Sailor Moon Crystal, che dopo tre serie sul piccolo schermo continuerà con due film conclusivi il primo dei quali dovrebbe uscire il prossimo autunno.
Star Comics sta proponendo l’Eternal Edition di Sailor Moon, volumi brossurati di 290 pagine in formato 14, 5 per 21 centimetri, con copertina con immagine olografica e con il titolo di Pretty Guardian Sailor Moon. Ogni volume ha in copertina un’immagine  di una singola guerriera e dentro sono state ripristinate le tavole a colori all’interno del testo, in un’edizione per collezionisti e amatori.
Pretty Guardian Sailor Moon Eternal Edition è un’opera per collezionisti, che hanno visto negli anni sempre più attenzione ai manga rispetto alle prime, pionieristiche edizioni che hanno comunque i loro estimatori anche sul mercato dell’usato. Ma è anche un’edizione per nostalgici, per chi è cresciuto con le guerriere Sailor, entrando insieme a loro nel mondo della cultura otaku, tra cosplayer e fiere, per raccontare una passione che torna.
La serie per ora è ferma al numero 5, con sulle copertine rispettivamente Sailor Moon, Sailor Mercury, Sailor Mars, Sailor Jupiter e Sailor Venus, i prossimi numeri arriveranno presto, ora che la Star Comics ha ripreso le pubblicazioni dopo averle sospese per rispetto verso le fumetterie chiuse nei giorni della quarantena.

Ancillary trilogia Imperial Radch di Ann Leckie (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

9 maggio 2020

978880471236HIG-341x480Dopo una prima edizione incompleta di qualche anno fa, Mondadori propone in un unico volume Titan Edition di Oscar Fantastica la suggestiva Ancillary trilogia Imperial Radch di Ann Leckie, space opera già entrata nella Storia della letteratura fantascientifica. Il volume contiene i tre volumi, Justice, Sword Mercy, più due racconti ambientati nello stesso universo letterario.
Breq si trova su un lontanissimo pianeta coperto di ghiaccio e sta per recuperare un oggetto che cerca da tempo, un manufatto della temutissima specie aliena Presger, ma nello stesso tempo trova un corpo semi assiderato nella neve, quello di Seivarden Vendaai, che credeva morta da mille anni. Breq non è una donna come le altre, quasi vent’anni prima era la Justice of Toren, una gigantesca astronave da trasporto truppe vicino al pianeta Shis’urna insieme alle navicelle sorelle Sword e Mercy.  Le tre navi, appartenenti all’impero Radchaai, sono intelligenze artificiali che controllano ancelle umane. Ma ora la Justice è stata distrutta e della sua coscienza pensante è rimasto solo un frammento, Breq, racchiuso in un fragile corpo umano e con un’inesauribile desiderio di vendetta.
Breq cerca infatti chi ha devastato la sua vita precedente di macchina, e il suo obiettivo è Anaander Mianaai, Lord del Radch, la creatura semi-immortale che da tremila anni detiene il potere assoluto sull’impero grazie alle sue migliaia di corpi interconnessi. Ma il viaggio sarà lungo, in un universo in cui uomo e macchina sono diventati tutt’uno e dove le leggi della fisica e della vita sono state riscritte.
La trilogia Ancillary, a cui l’autrice è tornata con un nuovo libro ancora inedito in italiano e si spera di prossima uscita, racconta un mondo originale, dominato da intelligenze artificiali che hanno raggiunto una quasi immortalità, dove non hanno senso le differenze di genere, e dove si parla di psicologia, pregiudizi, razzismo, politica, religione, viaggi nello spazio, scontri, nuovi mondi.
Un universo complesso, dove si ritrovano due temi fondanti della fantascienza degli ultimi decenni. Il primo è il rapporto uomo e macchina (qui donna e macchina), ormai presente anche nel mondo di oggi, e destinato senz’altro ad un’evoluzione, qui che ha portato le intelligenze artificiali ad avere vite infinite e a sviluppare sentimenti e individualità.
L’altro è il ruolo della donna nella fantascienza, un discorso antico, visto che il primo libro di fantascienza, Frankenstein, fu scritto da una donna, Mary Shelley, e che da allora tante autrici si sono succedute, introducendo discorsi femministi e di genere in futuri più o meno utopici o distopici. Ann Leckie immagina un mondo tutto al femminile, dove le macchine comandano e hanno una loro anima, e dove possono nascondersi dietro ad una donna, un mondo non ideale, dove restano le pulsioni di sempre ma anche le speranze.
La trilogia di Ancillary è un romanzo a più livelli di lettura, un microcosmo metaforico dell’oggi, avventure nello spazio, lotte, un inno femminista, una storia nello spazio insolita, per chi ama la fantascienza di ieri, di oggi e di domani, un genere che continua ad avere molto da dire, oggi più che mai.

Ann Leckie (Toledo, Ohio, 1966), da sempre appassionata di fantascienza, ha esordito nel 2013 con il primo romanzo della trilogia «Imperial Radch» Ancillary Justice, vincendo tra gli altri i premi Hugo, Nebula, BSFA, Arthur C. Clarke e Locus. Anche i successivi volumi Ancillary Sword (2014) e Ancillary Mercy (2015) hanno vinto il Locus e sono stati finalisti al Nebula. Nello stesso universo di Ancillary sono ambientati il romanzo Provenance, di prossima pubblicazione in Italia per Mondadori, e i racconti Il lento veleno della notte e Lei Comanda e Io Obbedisco, compresi in questo volume. Nel 2019 Ann Leckie ha pubblicato il suo primo romanzo fantasy, The Rave Tower.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

I gatti del Louvre di Taiyo Matsumoto (J-POP, 2020) a cura di Elena Romanello

4 maggio 2020

J-POP aggiunge nel suo vasto catalogo dedicato ai manga di ieri e di oggi un titolo molto suggestivo, che si esaurisce in due volumi, I gatti del Louvre di Taiyo Matsumoto.
Si tratta di un progetto realizzato dall’autore in collaborazione con il prestigioso e celeberrimo Museo parigino, che viene omaggiato dalla prima pagina con scorci e riproduzioni di quadri, anche meno noti nel gran numero di opere presenti nelle sale, del resto tutto ruota intorno ad un quadro che in pochi vedono ma che dopo la lettura si andrà senz’altro a cercare.
La vicenda de I gatti del Louvre, disegnata con uno stile lontano da quello dei manga e con tavole a colori su modello delle graphic novel occidentali, mescola storie e personaggi nelle sale del Louvre, tra realtà e fantasia.
C’è una guida turistica, stufa di raccontare a gruppi di visitatori sempre le solite cose sui soliti quadri, c’è un anziano sorvegliante che è stato testimone anni prima di un fatto inquietante legato alla scomparsa di sua sorella, c’è una colonia di gatti che vivono nel Museo, che tra di loro si vede in sembianze diverse e che scopre che si può entrare e uscire dai quadri.
Una storia intrisa di poesia e realismo magico, che omaggia un luogo iconico e amatissimo della cultura mondiale: non è certo la prima volta che si decide di raccontare il Louvre, anche in chiave fantastica, basti pensare tra gli altri allo sceneggiato cult anni Sessanta Belfagor il fantasma del Louvre e al romanzo Il codice da Vinci di Dan Brown, ma stavolta la strada scelta è particolarmente interessante e originale, con i quadri che diventano vivi, luoghi di delizie ma anche trappole mortali perché possono inghiottire e non fare più uscire chi si avvicina a loro.
I gatti del Louvre è un manga atipico, come impostazione e disegno, che piacerà a chi nei fumetti made in Japan cerca sperimentazione e originalità, ma anche a chi magari non è un grande stimatore di questo filone, forse perché lo vede troppo legato a cliché e storie fisse. Ovviamente è un’opera per chiunque ami Parigi e il Museo del Louvre, che tutti sperano di poter visitare al più presto, e tra le sue pagine viene fuori anche una nuova lettura e nuove idee di visita da fare poi nella vita reale, partendo dal presupposto che il Louvre non è solo La Gioconda.
I gatti del Louvre è però anche, come suggerisce il titolo, una storia per chiunque ami i gatti, tra l’altro abitanti di vari Musei e monumenti, presenza sempre silenziosa e bella, oltre che compagno di tante vite in casa. Una graphic novel quindi che coniuga arte, intrattenimento e ricerca del nuovo, per chiunque ami Parigi, i gatti e le belle storie raccontate in maniera originale.

Taiyo Matsumoto è nato a Tokyo nel 1967. Iniziò a disegnare manga dopo aver abbandonato la speranza di diventare calciatore professionista. Tra i suoi lavori più importanti, che sono destinati a un pubblico adulto tra i 20 e i 60 anni, ci sono Tekkonkinkreet – diventato anche un film di animazione – Ping Pong e Blue Spring, entrambi adattati al cinema.

Provenienza: libro del recensore.

No Spoiler! di Leonardo Patrignani e Francesco Trento (DeA Planeta Libri, 2020) a cura di Elena Romanello

2 maggio 2020

no-spoiler_643480eef0108426dc1920a55b115b2fTutti, fin dalla più tenera età, ci appassioniamo a storie di vario genere, trovando immaginari e personaggi che ci soddisfano. Da anni librerie e biblioteche sono piene di saggi sulla scrittura, sulle tecniche di narrazione e su come scrivere un libro, un film o una sceneggiatura, alcuni molto interessanti, ma nessuno fino ad ora si era rivolto ai più giovani, partendo da cosa loro amano.
No Spoiler!, scritto a quattro mani da Leonardo Patrignani e Francesco Trento e illustrato da Agnese Innocente parte da alcune delle storie più amate degli ultimi anni, come Toy Story, The Avengers, Star Wars per raccontare appunto le regole delle storie e le loro strutture, che da sempre si rifanno ad archetipi e temi fissi.
Ma per gli autori storie sono anche quelle dei poemi epici, o anche il tema in cui si raccontano le proprie vacanze, o le storie di Instagram o cosa si racconta di sé ad una persona su sui si vuole fare colpo. Ogni buona storia, dall’alba dei tempi, segue infatti regole precise e si regge su un’impalcatura solida e invisibile, che ritorna.
Tornando all’immaginario fantastico moderno, si nota come in tutte queste vicende ci siano sempre eroi e eroine destinati a vivere un’avventura, mentori che li guidano (il cui archetipo, che torna in varie forme, è mago Merlino), alleati, nemici, sfida da superare, addestramenti, prove con poste in gioco che diventano via via più difficili e scontri finali all’ultimo sangue.
No Spoiler! presenta un viaggio straordinario alla scoperta dei segreti di chi da anni intrattiene il mondo con romanzi, film e serie TV, ma parla anche di vite meno eroiche, quelle quotidiane, dove è importante saper raccontare e sapersi raccontare, oggi più che mai, facendo emergere gli elementi dietro ad ogni grande storia.
Il libro si rivolge ai più giovani, con uno stile fresco e vivace, ma è molto interessante anche per chi ha qualche anno in più, in particolare se è un nerd amante del fantastico, per come gioca con personaggi e storie che hanno davvero cullato i sogni dei giovani degli ultimi quarant’anni. Del resto, a qualsiasi età è importante raccontare e ascoltare storie, e No Spoiler! sottotitolo efficace con La mappa segreta di tutte le storie ricorda questo in maniera simpatica e mai banale, fornendo spunti e stimolando ricordi che è bene riprendere in mano sempre.

Leonardo Patrignani è nato a Moncalieri nel 1980. Ha esordito nella narrativa italiana con Multiversum (Mondadori, 2012), primo titolo di una trilogia tradotta in più di venti Paesi, con oltre centomila copie vendute. Ha poi pubblicato il thriller There (Mondadori, 2015), i cui diritti cinema sono stati opzionati. Per De Agostini ha pubblicato Time Deal Darkness.

Francesco Trento è autore di vari film, libri e documentari, tra cui Venti sigarette a Nassirya e Crazy for football. Con più di 100 goal all’attivo è il bomber della Nazionale italiana scrittori.

Agnese Innocente, nata nel 1994, è una fumettista e illustratrice amante dei gatti e dei dolci. Collabora con alcune delle più importanti case editrici italiane ed estere.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

L’architettrice di Melania G. Mazzucco (Einaudi, 2019) a cura di Elena Romanello

27 aprile 2020

_architettrice-1571952330Melania G. Mazzucco torna al romanzo storico e alle vicende legate all’arte con L’architettrice, storia della prima donna architetto della Storia: mentre di donne pittrici si è parlato e si continua a parlare diffusamente, di architette o architettrici no, e il libro è dedicato a sua madre, che ancora negli anni Cinquanta lasciò la facoltà di architettura perché era ritenuta poco femminile.
Il libro ci porta nella Roma del Seicento, per raccontare la vicenda poco nota di Plautilla Briccio, una figura rimasta perduta nei meandri del tempo, artista, pittrice e anche progettista di una villa sui colli. Tutto parte quando Giovanni Briccio, materassaio, pittore, musicista, attore e poeta, porta nel 1624 la sua figlia bambina Plautilla, che porta il nome della santa che soccorse san Paolo sulla strada del martirio, a vedere sulla spiaggia di Santa Severa una balena, un qualcosa che affascina la piccola spingendola a voler studiare cose nuove e a non accontentarsi di un destino prestabilito.
La ragazzina cresce in una Roma ricca di cantieri ma povera di risorse, in condizioni oggi inenarrabili come salute, igiene e degrado, ma nello stesso tempo da quel giorno lì sviluppa interesse per qualcosa al di sopra della sua condizione, per trovare un suo posto in un mondo che è spietato con i poveri, soprattutto poi se donne.
Plautilla vive in una Roma dominata da Bernini e Pietro da Cortona, pian piano affina il suo lavoro e la sua sensibilità artistica, rinunciando al percorso tradizionale delle donne, il matrimonio e la maternità, che è fatale per la sua amata sorella. Ad un certo punto incontra Elpidio Benedetti, un aspirante scrittore che è stato scelto dal cardinal Barberini come segretario di Mazzarino e grazie a lui vede aprirsi nuovi orizzonti, maggiori di quelli che aveva conosciuto il suo poliedrico ma sfortunato padre, progettando e costruendo una originale villa di delizie sopra Roma.
Il romanzo segue la vita di Plautilla in tutta la sua vita, grazie ad una ricostruzione minuziosa fatta dell’autrice, alla ricerca anche delle sue opere artistiche, con immagini fuori e dentro il testo che finalmente rendono onore al suo lavoro. In mezzo ci sono degli intermezzi nella villa costruita da Plautilla durante l’assedio di Roma nel 1849, quando il ricordo di lei, custodito su una targa, venne fuori.
L’architettrice racconta una storia artistica al femminile poco nota, mettendola dentro un’epoca fastosa, corrotta, spietata, inquietante, e appassionando ad ogni pagina, con uno stile evocativo, mai banale e pronto a rendere vivo un mondo remoto ma di cui ancora oggi a Roma ci sono i fasti. Un libro da leggere per chi ha a cuore l’apporto delle donne nelle arti, anche e soprattutto quello meno noto, ma anche per chi ama la Roma di oggi, dove si gira ancora nei vicoli e sotto i palazzi in cui Plautilla visse la sua silenziosa ma non certo da dimenticare vita.

Melania G. Mazzucco è autrice di Il bacio della Medusa (1996), La camera di Baltus (1998), Lei cosí amata (2000, sulla scrittrice Annemarie Schwarzenbach, Vita (2003, Premio Strega), Un giorno perfetto (2005), da cui Ferzan Ozpetek trae l’omonimo film. Al pittore veneziano Tintoretto dedica il romanzo La lunga attesa dell’angelo (2008, Premio Bagutta), la monumentale biografia Jacomo Tintoretto & i suoi figli. Storia di una famiglia veneziana (2009, Premio Comisso) e il docufilm Tintoretto. Un ribelle a Venezia (2019), da lei ideato e scritto per Sky Arte, distribuito in tutto il mondo. Nel gennaio 2011 riceve il Premio letterario Viareggio – Tobino come Autore dell’Anno. Per Einaudi ha inoltre pubblicato: Limbo (2012, Premio Bottari Lattes Grinzane, Premio Elsa Morante, Premio Giacomo Matteotti); Il bassotto e la Regina (2012, Premio Frignano Ragazzi 2013); Sei come sei (2013); Il museo del mondo (2014), in cui racconta 52 capolavori dell’arte; Io sono con te (2016, Libro dell’anno di Fahrenheit, Radio 3) e L’architettrice (2019). Ha scritto per il cinema, il teatro e la radio e collabora con la Repubblica.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche torinesi.

I due volumi di Zappa e Spada di Acheron Books a cura di Elena Romanello

26 aprile 2020

ZORA-27-zappa-e-spada-2-FRONT-HRLa casa editrice indipendente Acheron Books, specializzata in letteratura fantastica di autori e autrici italiani delle ultime generazioni, presenta nel suo catalogo due libri che sono fin dal titolo tutto un programma: Zappa e Spada.
Il nome richiama un filone di narrativa popolare a sfondo storico romanzesco, ma anche il genere del fantasy dello Sword & Sorcery, letteralmente Spada & Magia, avventure fantastiche introdotte in particolare negli anni Trenta dallo sfortunato e prolifico Robert E. Howard, autore tra gli altri della sterminata serie di Conan il barbaro.
Il primo volume di Zappa & Spada ha come sottotitolo Spaghetti fantasy, un richiamo al famoso filone di western all’italiana anni Sessanta diventati di culto al punto da ispirare registi come Quentin Tarantino, mentre il secondo ha il dissacrante Padri fondatori e servi della gleba, a rimarcare un tono goliardico che vede braccia rubate all’agricoltura e prestate alla scrittura.
Per molti il fantasy è qualcosa di eroico, su modello di Tolkien, o comunque di complesso, come Martin e Jordan, o ancora per ragazzini, ma in queste pagine si scoprirà una nuova via, spassosa ma mai banale, partendo dal fatto che il nostro Paese, è vero, ha snobbato il genere per il duro giudizio dato a suo tempo da Benedetto Croce ma non è certo lontano da esso, tutt’altro.
L’Italia è stato il Paese di Boccaccio, Straparola, Ariosto, Boiardo, Pulci, Dante, Basile, Gozzano e in tempi più recenti di Buzzati e Calvino, e comunque le atmosfere dei racconti nei libri non si rifanno solo alla letteratura alta che si studia a scuola, ci sono ricordi di film ancora oggi cult come L’armata Brancaleone di Mario Monicelli.
A1N2w6fi7ELI due libri raccontano storie di un fantasy dissacrante, con come eroi furfanti, contadini, avventurieri senza molto onore, paladini messi decisamente male, fratacchioni che amano la bella vita, fattucchiere, alle prese con varie vicende, che in poche pagine sanno cogliere il fulcro della situazione.
Tra gli autori e autrici presenti si segnalano nomi già noti agli appassionati come Mala Spina, Davide Mana, Alessandro Vincenzi, Julia Sienna, Roberto Recchioni, Elvio Ravasio, Vanni Santoni, già attivi con loro libri e vite all’insegna della scrittura e del fantastico.
Le due antologie di Zappa e Spada non possono mancare nelle biblioteche fantasy di una certa dimensione, ma sono da consigliare a chi pensa che il genere sia banale e ripetitivo, oltre che per scoprire le origini accademiche e letterate di certi immaginari, presenti nella nostra letteratura fin dalle origini.

La trilogia di Luna di Ian McDonald (Oscar Fantastica, 2019) a cura di Elena Romanello

21 aprile 2020

978880471465HIG-341x480L’anno scorso sono stati cinquant’anni dal primo sbarco dell’uomo sulla Luna: già prima di allora il nostro satellite è stato protagonista di storie e di speculazioni più o meno fantastiche su quello che potrebbe succedere un domani lì, anche se da tempo è tutto fermo e la nuova spedizione nel giro di cinque anni è stata messa a rischio dalla pandemia.
In attesa di tornare o vedere tornare qualcuno sul nostro satellite, restano sempre le storie dell’immaginario fantascientifico, come il possente Luna, una trilogia di tre volumi uscita per Oscar Fantastica nella linea Titan edizione. I tre libri, Luna nuovaLuna piena Luna crescente immaginano un futuro in cui la Luna è stata colonizzata per le sue preziose risorse (realmente esistenti, solo che al momento troppo costose da sfruttare) creando però una nuova società non migliore di quella esistente sulla Terra.
La Luna è stata terraformata con apposite strutture per renderla simile alla Terra con un’atmosfera che la ricordi, ma le particolari condizioni di vita sul nostro satellite modificano comunque il corpo dei suoi abitanti, tanto da dover ad un certo punto scegliere, se tornare sulla Terra o restare lì e iniziare una nuova vita.
Nel 2100 sono passati ottant’anni dalla colonizzazione della Luna, sulla Terra le cose non vanno bene, tra recrudescenza di vecchie malattie come la tubercolosi, povertà e ingiustizie sociali, mentre sul nostro satellite non ci sono leggi scritte, solo consuetudini ed accordi tra le famiglie che si sono spartite la superficie: gli australiani MacKenzie, che controllano l’estrazione di metalli, i ghanesi Asamoah che si sono arricchiti con l’agricoltura spaziale, i russi Vorontsov che gestiscono i trasporti, i cinesi Sun dietro alla tecnologia e i brasiliani Corta, ultimi arrivati e per certi versi i veri protagonisti dell’epopea, che si occupano dell’estrazione dell’elio-3, un elemento fondamentale per in funzionamento dei reattori a fusione e il rifornimento energetico della Luna ma anche della Terra che non ha più materie prime.
Le cinque famiglie sono chiamate i Cinque Draghi e tra di loro non corre buon sangue, anche se non conviene fare atti di violenza in ambienti pressurizzati, ma non mancheranno colpi di scena. I loro membri si confrontano con problemi come identità e immigrazione, cosa sono e cosa sono diventati, ci sono sfide oltre ogni limite, soprattutto dei giovanissimi (si inizia con un gioco al massacro, una corsa non protetti sulla superficie senza aria), si fa sesso in vari modi molto creativi, ci sono generazioni diverse con esigenze diverse oltre che una metafora della moderna società multietnica e del problema sempre attuale dell’emigrazione.
Tra i tantissimi personaggi emerge Adriana Corta, matriarca dell’omonima famiglia, un passato di povertà in Brasile con la capacità di riscattarsi e costruire una vita nuova, in cui si troveranno i suoi discendenti: dalla sua storia parte la saga della Luna, godibile come fantascienza adulta e capace di far riflettere anche sull’oggi, ad un certo punto si parla anche di una possibile pandemia che potrebbe scatenarsi, qualcosa che letto in questo momento fa venire brividi freddi.
Molti critici hanno visto somiglianze tra la trilogia di Luna e la saga di Game of Thrones, Ian McDonald ha apprezzato la battuta definendola un Game of Domes, dalle copule sotto cui avvengono vite e intrighi dei personaggi. I diritti di Luna sono già stati opzionati dalla CBS e presto potrebbe diventare una serie TV.
Ci sono echi, soprattutto nel personaggio di Adriana, la cui ombra aleggia su tutta la storia, anche di Cent’anni di solitudine di Garcia Marquez, per un mondo e una vicenda simile, con temi e problemi che possono tornare anche in un futuro remoto ma alla fine non così lontano, del resto è comunque chiaro che il giorno che si tornerà sulla Luna non lo si farà certo solo in nome del progresso della scienza.
Una saga possente e coinvolgente, in cui ci si perde e ci si ritrova e che farà guardare la Luna in maniera diversa.

Ian McDonald (Manchester 1960) è uno dei più seguiti scrittori di fantascienza britannici, vincitore dei più prestigiosi premi del settore, tra cui il Locus per Desolation Road (1988), il Philip K. Dick per King of Morning, Queen of Day (1991), due BSFA per Il fiume degli dei (2004) e Brasyl (2007) e il premio Hugo per La moglie del djinn (2006).

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.