Posts Tagged ‘BAO Publishing’

:: Scheletri: il nuovo libro di Zerocalcare

8 ottobre 2020

Il nuovo romanzo grafico inedito di Zerocalcare in libreria dal 15 ottobre, è un thriller, ambientato a Roma, nel mondo di uno Zerocalcare diciottenne, che viene a contatto con il sottobosco degli spacciatori di periferia. Un romanzo grafico che l’autore definisce ‘più efferato del solito’ una storia di fiction che si ispira alla realtà, tra oggi e vent’anni fa, tra la paura del futuro e quella del presente.

Diciotto anni, e una bugia ingombrante: Zero ogni mattina dice alla madre che va all’università, ma in realtà passa cinque ore seduto in metropolitana, da capolinea a capolinea. È così che fa la conoscenza di Arloc, un ragazzo un poco più piccolo di lui che ha altri motivi per voler perdere le sue giornate in un vagone della metro B di Roma. Man mano che la loro amicizia si fa più profonda, le ombre nella vita e nella psiche di Arloc si fondono con le tenebre del mondo dello spaccio di droga della periferia romana.

Un romanzo grafico che l’autore definisce ‘più efferato del solito’, un thriller che si ispira alla realtà, tra oggi e vent’anni fa, tra la paura del futuro e quella del presente.

Nell’immagine la copertina regular, come sempre con i colori del bravissimo Alberto Madrigal.

Zerocalcare è nato ad Arezzo il 12 dicembre 1983. Dopo aver vissuto in Francia, si trasferisce a Rebibbia (Roma), quartiere cui l’autore è molto legato. Da sempre molto attivo nel mondo dei centri sociali, nel 2011 realizza il suo primo libro a fumetti, La profezia dell’armadillo, che nel 2012 viene ristampato in un’edizione a colori dalla Casa editrice milanese BAO Publishing.

Le ragazze del Pillar di Stefano Turconi e Teresa Radice (Bao Publishing, 2019) a cura di Elena Romanello

15 maggio 2020

e921bf30-e8a3-41ed-8c22-5e4de63c76f3Tra i titoli più amati dai lettori dei graphic novel di Bao Publishing in questi dieci anni di vita della casa editrice c’è stato senz’altro Il porto proibito, mirabolante affresco dell’Inghilterra di inizio Ottocento, tra romanzo storico e satira di costume. Stefano Turconi e Teresa Radice, poliedrici autori di altre belle storie, tornano alle atmosfere della Plymouth di inizio Ottocento con uno spin off de Il porto proibitoLe ragazze del Pillar, che si snoderà su dieci volumi per raccontare le storie delle ragazze del bordello locale.

Tuffarsi a capofitto. Prendere il largo. Aprirsi ai colori di nuove avventure, pedinando le vite di chi resta, di chi verrà. È così che siamo riapprodati a Plymouth, alle sue stradine acciottolate odorose di salsedine, alle chiacchiere di ragazze e ai canti dei marinai.:

così i due autori hanno raccontato il loro ritorno a quel mondo.
La serie si struttura in varie storie con protagoniste le ragazze del Pillar to Post, il bordello al centro della storia del Porto, crocevia di storie di terra e storie di mare. Siamo sempre in Inghilterra ad inizio dell’Ottocento, una potenza navale e coloniale in guerra, e a Plymouth ci sono arrivi e partenze e destini che si intrecciano.
In questo primo volume arriva un aiuto inaspettato e insolito per le ragazze, un Maori, da quella lontana terra che è entrata a far parte dell’Impero britannico, la Nuova Zelanda, un selvaggio per molti che si dimostrerà molto meno selvaggio dei civilizzati inglesi, mentre una delle giovani susciterà l’interesse di uno scienziato, visto da tutti come un outsider e anche lui una piacevole scoperta. Le due avventure sono indipendenti e interconnesse, ma ogni volume contribuirà a costruire il mosaico narrativo più ampio di una storia lunga, destinata a dipanarsi negli anni, armonicamente, e che BAO Publishing pubblicherà a due capitoli alla volta, all’incirca ad anni alterni.
Nelle pagine de Le ragazze del Pillar, animate da vignette a colori pastello che raccontano un mondo e una cultura che continuano ad appassionare con tutti i loro difetti, si parla di condizione della donna, di libertà, di sentimenti, di sesso, di diversità, di razzismo, temi eterni affrontati con sapienza dagli autori. Il volume è impreziosito da alcune pagine di schizzi dei personaggi e della moda, con note storiche e di costume sull’epoca ed è da consigliare certo a chi ama i fumetti di qualità ma anche le belle narrazioni a sfondo storico, oltre a chi impazzisce per l’Ottocento inglese, che rivive per immagini con una forza superiore a quella di qualsiasi testo.

Teresa Radice e Stefano Turconi nascono entrambi nella Grande Pianura, a metà degli anni ’70… ma s’incontrano solo nel 2004, grazie a un topo dalle orecchie a padella e a una pistola spara-ventose. Lei, per vivere, scrive storie; lui le disegna. Si piacciono subito, si sposano l’anno seguente. Scoprendosi a vicenda viaggiatori curiosi, lettori onnivori e sognatori indomabili, partono alla scoperta di un bel po’ di mondo, zaino e scarponi.
Dal camminare insieme al raccontare insieme il passo è breve.
Le prime avventure a quattro mani sono per le pagine del settimanale Disney “Topolino”:
arrivano decine di storie, tra le quali la serie anni ’30 in 15 episodi Pippo Reporter (2009-2015), Topolino e il grande mare di sabbia (2011), Zio Paperone e l’isola senza prezzo (2012), Topinadh Tandoori e la rosa del Rajasthan (2014) e l’adattamento topesco de L’Isola del Tesoro di R.L.Stevenson (2015).
Nel 2011 si stabiliscono nella Casa Senza Nord – a 10 minuti di bici dalle Fattorie, a 20 minuti a piedi dal Bosco, a mezz’ora di treno dal Lago – e piantano i loro primi alberi.
Nel loro Covo Creativo, i cassetti senza fondo straripano di progetti: cose da fare, posti da vedere, facce da incontrare.
Nel 2013 esce Viola Giramondo (Tipitondi Tunué, Premio Boscarato 2014 come miglior fumetto per bambini/ragazzi, pubblicato in Francia da Dargaud: Prix Jeunesse a Bédécine Illzach 2015 e Sélection Jeunesse a Angouleme 2016).
Il Porto Proibito, pubblicato nel 2015 per BAO Publishing e ristampato nel 2016 in una Artist Edition di prestigio, ha vinto il Gran Guinigi come “Miglior graphic novel” a Lucca Comics 2015 e il Premio Micheluzzi come “Miglior fumetto” a Napoli Comicon 2016. Sempre per i tipi di BAO, pubblicano Non stancarti di andare nel 2017 (graphic novel che riscuote in brevissimo tempo un grande successo di pubblica e critica), due volumi della serie per i più piccoli Orlando Curioso (Orlando Curioso e il segreto di Monte Sbuffone e Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati) tra il 2017 e il 2018, Tosca dei Boschi (inizialmente edito da Dargaud in Francia e poi portato in Italia) nel 2018.
I frutti più originali della loro ormai decennale collaborazione hanno gli occhi grandi e la testa già piena di storie. I loro nomi sono Viola e Michele.

Provenienza: libro del recensore.

Il principe e la sarta di Jen Wang (Bao Publishing, 2019) a cura di Elena Romanello

27 novembre 2019

unnamedTutti conoscono le storie di principi azzurri, e forse hanno anche un po’ stufato, alla lunga, visto che sono sempre uguali e vagamente sessiste. Per questo motivo non si può non accogliere con curiosità e gioia la graphic novel controcorrente Il principe e la sarta, capace di andare oltre a stereotipi e luoghi comuni in una maniera insolita e fresca.
In una Belle Epoque fuori dal tempo il principe del Belgio Sebastian non ama la vita che altri hanno scelto per lui, promessa sposa compresa: lui ha altri sogni, tipo diventare uno stilista di abiti bellissimi femminili, che per primo vuole indossare. Per questo motivo assume Frances, una giovane sarta, perché realizzi per lui questi modelli, che vuole indossare in gran segreto e in occasioni non ufficiali, anche perché lo scandalo sarebbe troppo forte.
Una fiaba insolita, realizzata con uno stile tra manga e fumetto occidentale, che tratta con ironia e leggerezza ma non con superficialità e banalità le tematiche cosiddette gender, che tanto scalpore continuano a suscitare negli ambienti più retrivi e che non capiscono la loro vera portata e il loro vero significato.
Sebastian stravolge ogni regola sui principi ed è davvero simpatico, Frances sembra uscita da un romanzo di formazione ottocentesco ma rivela un piglio da eroina moderna: entrambi raccontano come non debbano esistere stereotipi, ruoli vietati, luoghi comuni e come ognuno/a debba essere libero di costruire una propria identità, da cui dipende la propria felicità.
Un fumetto per tutte le età: dallo stile di disegno potrebbe sembrare per i più giovani, a cui comunque è anche rivolto, ma alla fine ci sono spunti su cui riflettere per tutti e tutte, sia se si conoscono da tempo i fumetti in cui si sono trattate queste tematiche, sia per chi è nuovo sia nel giro del fumetto che in quello di capire come sia importante accettarsi perché gli altri ti accettino.
Il principe e la sarta è una fiaba sulla diversità, sulla bellezza di scoprire nuove strade, sul come si può vivere davvero felici e contenti, partendo da se stessi, con cui ci si diverte e ci si commuove.

Jen Wang è una sceneggiatrice, fumettista e illustratrice di origini asiatiche naturalizzata americana. È conosciuta principalmente per essere co-fondatrice e organizzatrice del festival di fumetti di Los Angeles “Comic Arts LA”. Tra i suoi lavori, i disegni per Adventure Time e i suoi graphic novel Koko Be Good, In Real Life e Il principe e la sarta, pubblicato in Italia da BAO Publishing.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Tosca dei boschi di Teresa Radice e Stefano Turconi (Bao Publishing, 2019) a cura di Elena Romanello

1 giugno 2019

Dopo i successi de Il porto proibito Non stancarti di andare, torna per Bao il duo artistico formato da Teresa Radice e Stefano Turconi, autori Disney e non solo, con Tosca dei boschi, una favola tra Medio Evo e Rinascimento per tutte le età, che mostra la voglia di raccontare e sperimentare dei due artisti, portando stavolta in un nuovo universo narrativo tra realtà e leggenda.
Alla base di tutto c’è la rivalità, realmente presente allora e magari latente oggi, tra Firenze e Siena, con una storia romanzata per tutte le età, dove Lucilla, duchessina della nobile famiglia dei Fieramosca, conosce Tosca, Robin Hood in gonnella che ruba ai ricchi per dare ai poveri, e Rinaldo, un menestrello, fratello e sorella, entrambi girovaghi.
Malgrado le differenze, o forse proprio grazie alle differenze, i tre ragazzi diventano inseparabili e si alleano per evitare un matrimonio combinato ma anche contro intrighi di palazzo che potrebbero portare ad una nuova guerra. Anche perché Lucilla vede in loro nuove possibilità di vita, libera da costrizioni e capace di costruire il proprio destino, ma ci saranno sorprese anche per Tosca e Rinaldo legate al loro passato. E in ogni caso Firenze deve essere salvata, insieme a qualcuno molto vicino a Lucilla.
Dalle prime pagine si viene immerse in un Medio Evo da fiaba, con un omaggio ai classici Disney, che si aprivano con libri antichi vergati da miniature e da una scrittura arzigogolata e tavole che possono riecheggiare le atmosfere de La Bella Addormentata nel Bosco e Robin Hood.  Stefano Turconi ama sperimentare sempre, qui privilegia le matite, creando un mondo pieno di vita e di colore in tavole che portano in una Firenze variopinta ma con lati oscuri, e tra foreste e monasteri in una campagna da fiaba.
Tosca dei boschi ha toni fiabeschi anche nel disegno dei personaggi, ma alla base c’è una fedele ricostruzione grafica e storica del mondo reale in cui è ambientata la storia, con una cura minuziosa anche dei dettagli della vita di tutti i giorni, tra abiti e oggetti. Il tutto è completato da citazioni di grandi autori italiani medievali, in un’opera godibile quindi a più livelli, per puro svago ma anche per cercare un omaggio ad un mondo e ad un momento fondamentale per la Toscana e per la cultura europea in generale.
Una conferma quindi del talento di due autori che amano raccontare e illustrare sempre delle belle storie, spesso diverse, ma capaci sempre di appassionare.

Teresa Radice e Stefano Turconi nascono entrambi nella Grande Pianura, a metà degli anni ’70… ma s’incontrano solo nel 2004, grazie a un topo dalle orecchie a padella e a una pistola spara-ventose. Lei, per vivere, scrive storie; lui le disegna. Si piacciono subito, si sposano l’anno seguente. Scoprendosi a vicenda viaggiatori curiosi, lettori onnivori e sognatori indomabili, partono alla scoperta di un bel po’ di mondo, zaino e scarponi.
Dal camminare insieme al raccontare insieme il passo è breve.
Le prime avventure a quattro mani sono per le pagine del settimanale Disney “Topolino”: arrivano decine di storie, tra le quali la serie anni ’30 in 15 episodi Pippo Reporter (2009-2015), Topolino e il grande mare di sabbia (2011), Zio Paperone e l’isola senza prezzo (2012), Topinadh Tandoori e la rosa del Rajasthan (2014) e l’adattamento topesco de L’Isola del Tesoro di R.L.Stevenson (2015).
Nel 2011 si stabiliscono nella Casa Senza Nord – a 10 minuti di bici dalle Fattorie, a 20 minuti a piedi dal Bosco, a mezz’ora di treno dal Lago – e piantano i loro primi alberi.
Nel loro Covo Creativo, i cassetti senza fondo straripano di progetti: cose da fare, posti da vedere, facce da incontrare.
Nel 2013 esce Viola Giramondo (Tipitondi Tunué, Premio Boscarato 2014 come miglior fumetto per bambini/ragazzi, pubblicato in Francia da Dargaud: Prix Jeunesse a Bédécine Illzach 2015 e Sélection Jeunesse a Angouleme 2016).
Il Porto Proibito, pubblicato nel 2015 per BAO Publishing e ristampato nel 2016 in una Artist Edition di prestigio, ha vinto il Gran Guinigi come “Miglior graphic novel” a Lucca Comics 2015 e il Premio Micheluzzi come “Miglior fumetto” a Napoli Comicon 2016. Sempre per i tipi di BAO, pubblicano Non stancarti di andare nel 2017 (graphic novel che riscuote in brevissimo tempo un grande successo di pubblica e critica), due volumi della serie per i più piccoli Orlando Curioso (Orlando Curioso e il segreto di Monte Sbuffone e Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati) tra il 2017 e il 2018, Tosca dei Boschi (inizialmente edito da Dargaud in Francia e poi portato in Italia) nel 2018.
I frutti più originali della loro ormai decennale collaborazione hanno gli occhi grandi e la testa già piena di storie.
I loro nomi sono Viola e Michele.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Indomite volume 2 di Penelope Bagieu (Bao Publishing, 2019) a cura di Elena Romanello

30 maggio 2019

trasferimentoDopo il successo ottenuto con il primo volume, Bao Publishing continua a proporre le strisce della fumettista francese Penelope Bagieu dedicate a donne fuori dall’ordinario, con il secondo volume di Indomite.
Chi ha amato il libro precedente amerà anche questo, comunque legato all’altro solo come progetto grafico e culturale e incentrato su figure forse meno note e per questo tutte da scoprire e conoscere, qualsiasi età si abbia mentre si sfogliano queste pagine non certo banali, capaci davvero di far scoprire esistenze e mondi.
Si parte con Temple Gradin, etologa affetta dalla sindrome di Asperger, grazie alla quale oggi gli animali da allevamento sono considerati e allevati con maggiore cura, poi è la volta di Sonita Alizadeh, rapper afghana che con le sue canzoni ha dato voce alla ribellione delle ragazze contro costumi retrogradi e bigotti, come i matrimoni combinati. Si procede quindi con Cheryl Bridges, atleta e maratoneta che ha rivoluzionato le regole dello sport, con Thérèse Clerc, attivista sociale e utopista che ha creato nuove prospettive per le donne anziane, con Betty Davis, cantante rock afroamericana pronta a rivoluzionare la musica negli anni Sessanta.
Si visita poi l’Ottocento con Nellie Bly, prima giornalista investigativa recentemente riscoperta dai media, si torna quindi oggi nella contraddittoria India con Phoolan Devi, regina dei banditi che si ribellò contro patriarcato e tradizioni ancestrali e si scoprono altre icone musicali, il gruppo di rockstar The Shaggs.
Donne e scienza sono rappresentate da Katia Krafft, una delle maggiori esperte di vulcani morta sul campo, mentre una recente pagina sui diritti civili negli Stati Uniti rivive grazie alla storia dell’avvocatessa Jesselyn Radack. C’è spazio anche per Hedy Lamarr, per troppo tempo ricordata come bellissima diva del cinema, quando in realtà era una scienziata e inventrice della tecnologia del GPS e degli smart phones che usiamo oggi, per la femminista siriana Naziq al-Abid, per la collaboratrice della polizia nell’Ottocento Frances Glessner Lee, prima studiosa delle scene del crimine, per Mae Jemison, prima astronauta afroamericana, e per Peggy Guggenheim, una delle maggiori collezioniste d’arte del Novecento.
Un panorama quindi vasto e poliedrico, di tante carriere possibili, per ispirare le più giovani ma anche per dare nuovi spunti a chi ha qualche anno in più, con il mezzo efficace delle vignette, essenziali e esaurienti, capaci di raccontare ogni donna nello spazio di sei pagine.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Pénélope Bagieu, nata nel 1982 a Parigi da genitori corsi e baschi, è un’illustratrice e fumettista francese. Nel 2007 crea il blog a fumetti Ma vie est tout à fait fascinante (www.penelope-jolicoeur.com), in cui racconta episodi della sua vita quotidiana con humour e grazia accattivanti. La successiva pubblicazione dell’omonimo libro riconferma il successo del blog anche sulla carta stampata. In seguito illustra le avventure di Joséphine e si cimenta in varie collaborazioni con la stampa, l’editoria e la pubblicità. Nel 2010 pubblica il suo primo racconto di largo respiro, Cadavres exquis, per la Casa editrice Gallimard. Due anni dopo, per Delcourt, disegna con Boulet La Page blanche. Nel 2013, nel corso del Festival Internazionale del fumetto di Angoulême, viene nominata Cavaliere delle Arti e delle Lettere. Lo stesso anno collabora con Joann Sfar per il libro Stars of the Stars, sempre pubblicato con Gallimard. Con lo stesso editore pubblica nel 2015 California Dreamin’, che nel 2017 viene portato in Italia dalla Casa editrice BAO Publishing. Negli ultimi anni ha lavorato e sta lavorando al progetto di Indomite.

Bao Publishing presenta una nuova collana dedicata ai manga a cura di Elena Romanello

26 aprile 2019

155f509e-fd42-4573-8bc0-73ccd105196eBao Publishing, casa editrice leader nel proporre graphic novel di varia provenienza culturale e su varie tematiche, ma sempre di grande qualità, lancia in occasione del Napoli Comicon e del Salone del libro di Torino la nuova collana Aiken, dedicata ai manga, proponendo storie recenti di grande qualità, che hanno colpito l’immaginario in Giappone e propongono nuovi orizzonte per la produzione fumettistica di un Paese da decenni al centro dell’attenzione, ma spesso considerata, a torto di scarsa qualità.
I manga proposti sono o autoconclusivi o parti di storie non lunghissime, andate avanti per anni, che hanno vinto in Giappone premi e fanno riflettere sul mondo di oggi visto dal Paese del Sol levante. Storie insolite rispetto a quelle a cui più generazioni sono abituate ma non per questo meno interessanti.
Aiken vuole dire cane adorato, un must per una casa editrice che ha fatto del buffo e simpatico cagnolino Cliff la sua mascotte, e che per questa nuova collana viene coniugato con il daruma, una figura votiva nipponica che simboleggia la costanza e l’ottimismo e che esaudisce i desideri, per creare una nuova icona con cui contraddistinguere i volumetti.
I primi tre titoli sono Henshin di Ken Nimura, Dosei Mansion di Hisae Iwaoka e Fiori di biscotto di nuovo di Hisae Iwaoka.
Henshin, ideato da Ken Niimura, spagnolo di origini giapponesi, già co-creatore di I kill Giants, ci porta in Giappone, terra d’origine dei suoi genitori e nonni, per raccontare Tokyo attraverso un ragazzino con superpoteri, una ragazza sola in cerca di se stessi, un uomo d’affari che passa una serata insolita e altri protagonisti di storie brevi, che fanno ridere ma commuovono anche, raccontando uno spaccato di una città affascinante, sospesa tra tradizione e modernità estrema.
Dosei Mansion, primo volume di una serie di Hisae Iwaoka, ci porta in un futuro remoto, con gli esseri umani che hanno lasciato la Terra che è diventata un’area naturale protetta. Il genere umano vive in una struttura a forma di anello che orbita intorno al pianeta, con una rigida struttura sociale. Mitsu, figlio di un lavavetri, si trova a dover prendere il posto del padre scomparso e grazie al suo lavoro cercherà di capire di più del mondo in cui si trova e cosa è successo al genitori, venendo in contatto con le vite dei diversi inquilini. I prossimi numeri usciranno a cadenza bimestrale.
Sempre di Hisae Iwaoka arriva anche Fiori di biscotto, storia di una scuola e della sua quotidianità, con problemi tipici del Giappone e altri universali, legati all’adolescenza. Il volume è autoconclusivo. Due titoli, Fiori di biscotto Dosei Mansion, che svelano anche nel nostro Paese il talento di Hisae Iwaoka, premiata per Dosei Mansion e paragonata a di A. A. Milne, il creatore di Winnie the Pooh.
La collana Aiken sarà presentata sabato 27 alle 10 presso la sala Andrea Pazienza al Comicon di Napoli: dal 9 maggio saranno disponibili in libreria e fumetteria Henshin e Dosei Mansion, mentre il 23 uscirà Fiori di biscotto.

I Kill Giants di Joe Kelly e J. M. Kelly Niimura (Bao Publishing, 2018) a cura di Elena Romanello

25 ottobre 2018

63345867-39d6-46d7-9c64-4df42d093062Dopo il successo del film distribuito su Netflix, torna in una nuova edizione, la Titan Edition, sempre per Bao Publishing la graphic novel I kill Giants, storia di formazione nascosta sotto una vicenda urban fantasy, dove in una cittadina sul mare forse succedono cose terribili ad opera dei giganti del titolo. O forse no.
L’opera, scritta da Joe Kelly e disegnata da JM Ken Niimura, ritorna con una copertina che richiama alla locandina del fim e racconta la storia di Barbara Thorson, ragazzina che fa la quinta elementare, amante del fantasy e dei giochi di ruolo, vittima di bullismo a scuola e con un qualcosa di grave in casa che incombe. Barbara ha un super potere, come le protagoniste delle storie che ama tanto, perché è la custode del martello incantato Coveleski, il distruttore dei giganti, ma c’è anche un’altra stranezza nella sua vita:  a casa dorme in cantina, perché al primo piano c’è un orrore che non riesce ad affrontare.
Tutto questo succede mentre una psicologa comincia ad interessarsi a lei e sta per arrivare un uragano, ma sarà un uragano o un gigante? Joe Kelly racconta una storia dove la quotidianità si tinge di fantastico, sospesa tra due mondi, dove alla fine si parla di dolore, incertezza, lutto da elaborare e dove forse i giganti non sono gli esseri peggiori che si possono incontrare e dove comunque la forza per affrontare qualsiasi problema e minaccia va trovata in se stessi.
Una storia non solo per ragazzi, disegnata con richiami allo stile manga, usando il bianco e nero in modo nuovo e creativo da JM Ken Niimura, per un viaggio fantastico ma anche dentro al proprio animo, tra rifiuto delle cose brutte e accettazione della convivenza anche con gli aspetti meno belli della vita, non i giganti, ma qualcos’altro. Tra le righe viene in mente un’altra opera, letteraria e cinematografica, su un tema simile, Sei minuti dopo la mezzanotte di Patrick Ness, sia pure con varie diversità e con il gigante metafora sempre di qualcosa di insormontabile da affrontare ma con cui bisognerà fare i conti.
La nuova edizione è stata arricchita da una art gallery dei personaggi, da interviste ai due autori e da stralci di sceneggiatura e storyboard originali, per capire come quest’opera è stata pensata.

Joe Kelly ha debuttato sulla scena fumettistica americana a metà degli anni Novanta, ai testi di Deadpool per la Marvel, ma ha poi scritto di tutto, da X-Men a Superman, dalla Justice League of America a Spider-Man. Nel 2000 ha fondato il collettivo creativo Man of Action, che ha all’attivo la creazione delle serie animate televisive Ben 10, Generator Rex, Ultimate Spider-Man, Big Hero 6: The Series e tante altre. In quanto sceneggiatore di fumetti, ha scritto I Kill Giants, titolo Image disegnato da JM Ken Niimura e pubblicato in Italia da BAO Publishing. Nel 2011, il graphic novel ha vinto il premio Gran Guinigi nella categoria “Migliore sceneggiatura” e nel 2018 è diventato un film Netflix su sceneggiatura dello stesso Joe Kelly.

JM Ken Niimura è nato a Madrid, ma ha origini giapponesi. Laureato in arte, ha contribuito a numerose campagne pubblicitarie in Spagna, oltre ad aver partecipato a pubblicazioni collettive per i principali editori di fumetti iberici. I kill giants, fumetto sceneggiato da Joe Kelly e pubblicato in Italia dalla Casa editrice BAO Publishing, nel 2011 ha vinto il Premio Gran Guinigi come “Miglior Sceneggiatura” e nel 2012 è valso a Niimura il prestigioso International Manga Awards. Nel 2014 Niimura ha pubblicato Henshin, un manga costituito da diverse storie brevi collegate tra loro. L’opera, pubblicata originariamente in Giappone, viene poi edita nel 2015 dalla Casa editrice americana Image. Attualmente è al lavoro sul webcomic Umami, edito dalla piattaforma online Panel Syndicate.

Provenienza: libro del recensore.

Il guardiano della diga -Volume 1, Robert Kondo – Daisuke “Dice” Tsutsumi, Bao Publishing 2018 A cura di Viviana Filippini

16 settembre 2018

Guardiano digaArriva in Italia grazie a Bao Publishing il primo volume- “Il guardiano delladiga”- di una trilogia a fumetti creata da Robert Kondo e Daisuke “Dice” Tsutsumi, fautori dello studio di animazione, Tonko House, che ne ha fatto anche un cortometraggio nominato agli Oscar nel 2015. I protagonisti nel libro sono animali. Maiale è un giovanotto che fa il guardiano alla diga costruita tempo prima dal padre. La chiusa è gigante e separa la Valle dell’Aurora dal resto del mondo. Il fatto che il padre di Maiale le abbia dato forma è perché oltre ad essa c’è un pericolo – la nebbia nera- che porta scompiglio e morte in chiunque si imbatta in lei. Maiale, che ha perso il padre e  ha ereditato da lui il ruolo di guardiano della diga, non è del tutto solo nell’ importante missione dove sarà coinvolto. Accanto a Maiale, i suoi amici, anche loro giovani e animali, Volpe e Hippo. I tre  si troveranno catapultati in strane situazioni, a tratti reali, a tratti degli incubi allucinati, che li porteranno a doversi rimboccare le maniche per agire in modo tale da salvare la Valle dell’Aurora e la sua gente. La storia è caratterizzata da un ritmo incalzante che crea suspense e lascia nel lettore la curiosità di capire, e scoprire, se il piccolo Maiale e i suoi compagni di avventura riusciranno a compiere la loro impresa. Di certo, facendo un’analisi del personaggio principale – Maiale- ci si rende conto che il suo essere e agire richiamano la figura classica dell’eroe delle fiabe. Maiale, non a caso, dovrà compiere ogni azione per salvare il suo mondo dal pericolo, dovrà rispettare l’impegno e il compito che ha ereditato dal padre (fare il guardiano della diga) e dovrà portare a termine una missione per ristabilire la pace e armonia. Accanto a lui ci saranno Volpe e Hippo, amici, compagni di avventura e aiutanti. Oltre ad un piccolo eroe, Maiale si dimostra da subito coinvolto in un percorso di prove e ostacoli che lo metteranno a dura prova, ma che fanno dedurre il processo di formazione che lo aiuterà a crescere. Perfette e molto curate sono le immagini realizzate Robert Kondo e Daisuke “Dice” Tsutsumi, le quali  rendono il libro elegante e accattivante, nel senso che arrivati alla fine del primo volume de “Il guardiano della diga”, si resta in attesa nella speranza che arrivi presto il seguito, per scoprire il destino di Maiale, dei suoi amici e della Valle dell’Aurora. Traduzione Caterina Marietti.

Dice Tsutsumi è nato e cresciuto a Tokyo. Laureatosi alla School of Visual Art a New York, ha lavorato come disegnatore ai Blue Sky Studios su L’era glaciale, Robots e Ortone e il mondo dei Chi e come art director per Pixar su Toy Story 3 e Monsters University. Nel frattempo, ha portato avanti progetti di beneficenza come Totoro Forest Project e Sketchtravel.

Robert Kondo è nato e cresciuto a Los Angeles. Da bambino, ha imparato a disegnare dalla madre, esperta fashion designer, e ha poi studiato illustrazione all’Art Center College di Pasadena. Per dodici anni, ha lavorato per i Pixar Animation Studios come art director per film come Ratatouille, Toy Story 3 e Monsters University.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa Bao Publishing e Chiara Calderone dell’ufficio stampa.

Indomite di Pénélope Bagieu a cura di Elena Romanello (Bao Publishing, 2018)

23 maggio 2018

1520376984_COVER-INDOMITELa Bao Publishing presenta il primo volume di Indomite, che raccoglie una prima serie di strisce della fumettista Pénélope Bagieu, attiva sulle pagine de Le Monde e non solo, con cui si vogliono raccontare vite di donne ribelli, che non si sono lasciate condizionare dalle limitazioni e dagli stereotipi, in varie epoche e sotto varie latitudini.
Si può pensare che in fondo non è una novità parlare di questo, visto che sono tanti i libri, e anche le graphic novel, che si interrogano sull’importanza che le donne hanno avuto nei secoli, in vari ruoli anche insoliti, ma l’autrice stavolta sceglie di parlare anche di figure poco note e appartenenti a culture che non vengono molto considerate, mescolando regine, scienziate, intellettuali, donne di spettacolo, ciascuna raccontata in una serie di vignette esaurienti che raccontano ad un pubblico vario, di giovanissimi e non solo, alcuni destini straordinari.
Le donne raccontate in questo primo volume sono tra le altre Clémentine Delait, la leggendaria donna barbuta che fece di un problema ormonale la sua forza, Nzinga, regina africana che affrontò gli invasori portoghesi nel Cinquecento, Lozen, sciamana e guerriera Apache, Joséphine Baker, artista e membro della Resistenza contro i nazisti, Tove Jansson, l’autrice dei Mumin, Margaret Hamilton, attrice specializzata in ruoli fuori dalle righe come la strega de Il mago di Oz, le sorelle Mirabal, emblema delle lotte contro la violenza sulle donne e la dittatura, Agnodice, la prima ginecologa di cui si conosce l’identità nella Grecia classica e l’attivista liberiana Leymah Gbowee. Donne quindi non sempre celeberrime, ma tutte da scoprire, alcune entrate nella leggenda e tutte con esistenze con qualcosa da raccontare, oltre che tutte capaci di cambiare qualcosa.
Un libro interessante per bambine e donne, e non solo per loro, dove l’autrice mostra le sue capacità di ricerca, disegno, ricostruzione di mondi, tra la vignetta e il fumetto, che ha colpito in Francia e non manca di colpire da noi, nel catalogo di un editore poliedrico, che parla di nuvole parlanti a 360 gradi, guardando all’intrattenimento coniugato alla qualità e alla capacità di far riflettere, suscitare emozioni e farsi domande.
Con molto piacere si nota che sulla costola di Indomite c’è un numero 1: ci saranno altre uscite, anche perché Pénélope Bagieu continua a sentire la necessità di confrontarsi con queste sorelle ribelli di vari angoli del mondo, Occidente, Americhe, Asia, Africa e oltre, tutte accomunate dal desiderio di fare qualcosa di diverso nella loro vita, per migliorarla e migliorare le esistenze di chi era vicino a loro.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa, si ringraziano Daniela e Chiara.

Pénélope Bagieu, nata nel 1982 a Parigi da genitori corsi e baschi, è un’illustratrice e fumettista francese. Nel 2007 crea il blog a fumetti Ma vie est tout à fait fascinante (www.penelope-jolicoeur.com), in cui racconta episodi della sua vita quotidiana con humour e grazia accattivanti. La successiva pubblicazione dell’omonimo libro riconferma il successo del blog anche sulla carta stampata. In seguito illustra le avventure di Joséphine e si cimenta in varie collaborazioni con la stampa, l’editoria e la pubblicità.
Nel 2010 pubblica il suo primo racconto di largo respiro, Cadavres exquis, per la Casa editrice Gallimard. Due anni dopo, per Delcourt, disegna con Boulet La Page blanche. Nel 2013, nel corso del Festival Internazionale del fumetto di Angoulême, viene nominata Cavaliere delle Arti e delle Lettere. Lo stesso anno collabora con Joann Sfar per il libro Stars of the Stars, sempre pubblicato con Gallimard. Con lo stesso editore pubblica nel 2015 California Dreamin’, che nel 2017 viene portato in Italia dalla Casa editrice BAO Publishing. Le vignette di Indomite sono uscite sul quotidiano Le Monde e poi sono state raccolte in volume.

:: Non stancarti di andare di Teresa Radice e Stefano Turconi (Bao Publishing 2017) a cura di Elena Romanello

5 febbraio 2018

Non stancarti di andare

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La coppia artistica e nella vita composta da Teresa Radice e Stefano Turconi è tornata in libreria con una nuova graphic novel per Bao Publishing, dove lo storico Il porto proibito, con Non stancarti di andare, una storia completamente diversa, di ambientazione contemporanea ma non per questo meno interessante, anzi.
Iris e Ismail stanno insieme da alcuni anni, dopo che si sono conosciuti durante un viaggio di lei in Siria: lei è un’illustratrice, lui è un insegnante. Lei mette su casa a Verezzi, nella dimora degli antenati italiani dell’irrequieta madre Maite, lui deve andare a Damasco per sistemare le ultime cose per rendere definitiva la sua permanenza in Italia, con un lavoro e una famiglia da costruire. Ma in Siria sta per scoppiare la guerra civile e Ismail resta intrappolato là, non riuscendo a dare sue notizie, mentre Iris scopre di essere incinta. Durante i nove mesi della gravidanza di Iris si intrecciano varie storie, quella di Ismail che cerca di tornare, quella di Iris che vuole scoprire qualcosa di più sul passato della sua famiglia, quella della nonna di Iris che emigrò da bambina in Argentina per non tornare più, quella della madre di Iris, Maite, che dovette scappare invece dall’Argentina che inghiottì tra i desaparecidos i suoi genitori, insegnanti colpevoli di volere un mondo migliore, quella di Tiziana, ginecologa e migliore amica della madre di Iris fin dalla loro turbolenta giovinezza fatta di lotte e occupazioni, che sceglierà ad un certo punto di andare ad aiutare i profughi che sbarcano a Lampedusa.
Una storia complessa, con echi di Garcia Marquez e di Isabel Allende, dove si parla di amore, maternità, impegno sociale, passato e presente, in un volume che si divora ma su cui bisogna anche soffermarsi, dove tinte pastello o psicheliche o seppiate raccontano vari momenti e luoghi, in un’alternanza di piani narrativi e di momenti, per raccontare come le vite centrino l’una con l’altra, come ci sia continuità tra il passato, il presente e il futuro, come la lontananza sia alla fine un percorso da annullare per restare più vicini.
Non stancarti di andare parla dell’oggi, di un mondo da un lato sempre più piccolo e dall’altro sempre più distante e dell’ieri, della ricerca di sé, del ritorno a casa, della trasmissione di ricordi e altro tra generazioni, di cosa è cambiato e cosa è rimasto uguale nei decenni, in una storia che appassiona, per ricordare cosa è stata la nostra epoca e cos’è oggi, particolare ma alla fine universale di tutte le storie che formano il genere umano.

Teresa Radice e Stefano Turconi nascono entrambi nella Grande Pianura, a metà degli anni ’70… ma s’incontrano solo nel 2004, grazie a un topo dalle orecchie a padella e a una pistola spara-ventose. Lei, per vivere, scrive storie; lui le disegna. Si piacciono subito, si sposano l’anno seguente. Scoprendosi a vicenda viaggiatori curiosi, lettori onnivori e sognatori indomabili, partono alla scoperta di un bel po’ di mondo, zaino e scarponi. Dal camminare insieme al raccontare insieme il passo è breve. Le prime avventure a quattro mani sono per le pagine del settimanale Disney “Topolino”: arrivano decine di storie, tra le quali la serie anni ’30 in 15 episodi Pippo Reporter (2009-2015), Topolino e il grande mare di sabbia (2011), Zio Paperone e l’isola senza prezzo (2012), Topinadh Tandoori e la rosa del Rajasthan (2014) e l’adattamento topesco de L’Isola del Tesoro di R.L.Stevenson (2015). Nel 2011 si stabiliscono nella Casa Senza Nord – a 10 minuti di bici dalle Fattorie, a 20 minuti a piedi dal Bosco, a mezz’ora di treno dal Lago – e piantano i loro primi alberi. Nel loro Covo Creativo, i cassetti senza fondo straripano di progetti: cose da fare, posti da vedere, facce da incontrare. Nel 2013 esce Viola Giramondo (Tipitondi Tunué, Premio Boscarato 2014 come miglior fumetto per bambini/ragazzi, pubblicato in Francia da Dargaud). I frutti più originali della loro ormai decennale collaborazione hanno gli occhi grandi e la testa già piena di storie. I loro nomi sono Viola e Michele. Per Bao Publishing hanno già pubblicato Il porto proibito.

Source: omaggio della casa editrice, si ringrazia l’Ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Berlino 2.0 di Alberto Madrigal e Mathilde Ramadier (Bao Publishing 2017)

11 dicembre 2017

berlino 2.0

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Per chi è della mia generazione, e aveva 30 anni al tempo del Trattato di Maastricht del 1992, l’Unione europea ha racchiuso in sè un’ ideale forte, fonte di entusiasmo e aspettative. Poter vivere e lavorare e divertirsi in una grande Europa senza confini, culturalmente viva e libera, economicamente proiettata verso il futuro, un futuro di pace e prosperità per tutti, di solidarietà, di cooperazione e collaborazione è stato qualcosa di rivoluzionario, in cui ci abbiamo creduto veramente.
Oggi passati alcuni anni, pronti a tracciare un primo bilancio dobbiamo ammettere che questa realtà è stata sì caratterizzata da tante luci, ma anche da non poche ombre, ombre di cui ci parlano Mathilde Ramadier e Alberto Madrigal, (rispettivamente la prima ai testi, il secondo ai disegni) nella graphic novel Berlino 2.0 edita da Bao Publishing.
Se la denuncia sociale passa anche attraverso il fumetto, si può dire che Berlino 2.0 abbraccia questa visione raccontandoci una realtà ben diversa dai sogni che abbiamo più o meno fatto tutti. Sarà la crisi economica, saranno coloro che hanno voluto specularci su, i giovani di oggi che lasciano il loro paese in cerca di un futuro migliore all’estero non sempre trovano una realtà idilliaca.
Come Margot giovane protagonista di Berlino 2.0 che lascia Parigi, e si trasferisce a Berlino con una borsa di studio. Ad accoglierla una città ancora culturalmente effervescente, dinamica, povera ma sexy, come disse l’ ex sindaco socialdemocratico di Berlino, Klaus Wowereit. Tanti sogni, tante illusioni concretamente disilluse al momento di cercare casa o lavoro. Stage non retribuiti, nessuna copertura sociale o assicurativa, minijob perfettamente legali, richieste assurde da parte dei datori di lavoro, nessun affitto agevolato, ecco questo è il panorama più o meno deprimente che le si prospetta davanti.
Per molti difficile da credere, ma questa è la realtà di molti giovani arrivati a Berlino negli ultimi anni, attirati dalla sua luce e dagli alti proclami del famoso modello economico della Germania della Merkel.
Tradotto da Francesco Savino, Berlino 2.0 è dunque un fumetto che ci parla dei cervelli in fuga, che tanto occupano le pagine dei giornali, giovani che non sempre lasciano lavori precari in cambio della stabilità. Ma pur tuttavia continuano ad avere fiducia nel futuro e non si arrendono.
Stampato su carta Fedrigoni Arcoset da 140 grammi per gli interni e Fedrigoni Symbol Freelife Satin da 300 grammi per la copertina, in carta proveniente da fonti gestite in maniera responsabile, Berlino 2.0 è un fumetto capace di sensibilizzare i lettori su problemi reali, depositari di una coscienza comune. E’ un fumetto a colori, fatto di acquarelli dalle tenui sfumature seppiate, nei colori del giallo, del marrone, dell’arancione, del verde, abbinamento cromatico interessante e funzionale a una storia che tratta temi seri e attuali. Consigliato.

Mathilde Ramadier, classe 1987, è autrice, saggista e sceneggiatrice. Dopo aver studiato graphic design si dedica agli studi di Estetica e Psicoanalisi all’Università di Parigi. Nel 2011 ottiene un master in Filosofia contemporanea all’ENS, con una tesi su Sartre. Nello stesso anno, attirata dalla capitale tedesca, si trasferisce a Berlino. Dopo diverse traduzioni dall’inglese al tedesco, nel 2013 pubblica il suo primo graphic novel per la casa editrice francese Dargaud, Rêves syncopés, per i disegni di Laurent Bonneau. Nel 2016, per la casa editrice francese Futuropolis scrive Berlino 2.0, disegnato da Alberto Madrigal ed edito nel 2017 in Italia da BAO Publishing.

Alberto Madrigal, nato in Spagna e residente a Berlino dal 2007, dopo alcune storie brevi e lavori da illustratore freelance, fa il suo esordio nel mondo del fumetto con la sua prima opera lunga nel 2013, quando pubblica Un lavoro vero (BAO Publishing), di cui è autore completo. Nel 2015 esce Va tutto bene, in cui ritrova i temi dello smarrimento e i sogni di una generazione che lotta per affermare la propria identità. Nello stesso anno realizza le illustrazioni de L’albero delle storie, romanzo per ragazzi scritto da Gabriele Clima e pubblicato nella collana “Il battello a vapore” (Edizioni Piemme). La sua ultima opera è Berlino 2.0, scritto da Mathilde Ramadier e pubblicato da BAO Publishing nel 2017.

Source: inviato dall’editore, si ringrazia Chiara dell’ Ufficio stampa Bao Publishing.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La Giusta Mezura di Flavia Biondi (BAO Publishing 2017)

28 novembre 2017

la giusta mezuraSe a innamorarsi sono capaci tutti, l’arte di coltivare un amore invece richiede impegno e qualità che mettono in gioco davvero gli innamorati a cui nessuno ha insegnato cosa succede dopo il celebre “vissero felici e contenti” delle favole. Di questa arte ci parla La Giusta Mezura, bellissima graphic novel virata al blu di Flavia Biondi, storia di un amore unico, e nello stesso tempo simile a tanti altri, quotidiano, dalle sfumature inaspettate.
Siamo a Bologna, città contemporanea, e nello stesso antica, fatta di chiese, portici, torri, vicoli caratteristici, in cui vivono i due protagonisti Mia e Manuel, trentenni in crisi, che dopo brillanti studi si arrabattano con lavori precari, che credevano provvisori, giusto necessari alla sopravvivenza in attesa di scoprire cosa fare della propria vita, e invece passano gli anni e nessuna vera occasione sembra proporsi.
Vivono in affitto in una stanza in un alloggio per studenti fuori sede, l’anello di congiunzione, il rito di passaggio, tra la vita in famiglia, e la vita autonoma da adulti indipendenti, mettendo da parte quello che possono col sogno di potersi permettere una casa tutta per loro. Ma l’indipendenza economica per molti ragazzi di quella generazione è un sogno, una chimera, un’attesa che logora sogni, aspirazioni, ideali. E nell’attesa anche i grandi amori possono finire stritolati e messi alla prova.
Mia e Manuel sono in crisi, si amano ancora ma incomprensioni, disaccordi, difficoltà minano l’idillio che esisteva ai primi tempi del loro innamoramento. E sarà per colpa di un problema lavorativo, o di un momento di stanchezza, che Mia si trova tra le braccia di un altro, giusto il tempo di un bacio, ma agli occhi della ragazza fatto della consistenza di un vero tradimento.
Tradimento che così sarebbe interpretato soprattutto da Manuel idealista e sognatore, che scrive un romanzo a puntate su internet sull’amore cortese e sogna che un grande editore lo noti e lo pubblichi dando concretezza alle sue aspirazioni di scrittore. E così Mia gli tiene nascosta questa debolezza.
Sarà la causa della loro rottura? Troveranno la strada per attuare i loro sogni, e le loro aspirazioni? Non vi dico altro, lascio a voi il piacere di scoprire come la storia prosegue. La Giusta Mezura, raccontata con delicatezza e ironia, è una storia simile a tante storie d’amore in crisi, nell’Italia di oggi, fatta di crisi economica e disoccupazione, mancanza di prospettive e disillusione. E nello stesso tempo è un analisi di come l’amore muta e si evolve, di come passa dall’euforia dell’innamoramento al giusto equilibrio che gli permette di diventare adulto, di sopravvivere agli ostacoli, alle difficoltà che la vita ci pone.
I dialoghi sono allegri, spigliati, anche pungenti e spiritosi. La vita quotidiana dei due protagonisti acquista una valenza universale e nello steso tempo consueta. Un tocco di sensualità avvolge le tavole più tenere e intimistiche. Ottima la scelta cromatica, che addolcisce la drammaticità del bianco e nero, con un blu rilassante e poetico.
Nel complesso un’ opera pienamente riuscita, che tratta sì temi seri, dall’amicizia, all’identità sessuale (bellissimo il personaggio di Tito), all’amore, all’idealismo, all’ aspirazione alla realizzazione economica e lavorativa, alla paura di diventare adulti con obblighi e responsabilità, alla ricerca di stabilità, ma lo fa in maniera lieve e anche divertente. Formato rilegato. Un regalo perfetto per la propria metà.

Flavia Biondi nasce a Castelfiorentino (FI) nel 1988. Da sempre appassionata di storie che raccontano le vicende del quotidiano lavora ai suoi fumetti tutti incentrati su personaggi all’apparenza modesta ma dal grande cuore. Dopo il diploma artistico e la laurea triennale presso L’accademia di Belle Arti di Bologna in Fumetto e Illustrazione, fonda assieme a sette colleghi “accademici” l’etichetta Manticora Autoproduzioni con cui collabora alla realizzazione di diverse antologie. Con la casa editrice Renbooks pubblica Barba di Perle (2012), L’orgoglio di Leone (2014), L’importante è finire (2015), tre graphic novel a tema LGBT. Nel 2015, per i tipi di Bao Publishing, pubblica il graphic novel La Generazione. Nel 2017 partecipa con una storia breve all’antologia “Melagrana” di Attaccapanni Press.

Source: inviato dall’editore, si ringrazia Chiara dell’ Ufficio stampa Bao Publishing.