Archive for the ‘Consigli di lettura’ Category

:: In uscita Sérotonine di Michel Houellebecq

3 gennaio 2019

Houellebecq«Odiavo Parigi, quella città ammorbata da borghesi ecoresponsabili mi ripugnava, può darsi che fossi un borghese anch’io ma non ero ecoresponsabile, andavo in giro con un 4×4 diesel — forse non avevo combinato granché di buono nella vita ma almeno avrei contribuito a distruggere il pianeta — e sabotavo sistematicamente il programma di raccolta differenziata varato dall’amministratore del palazzo buttando l’umido nel recipiente per il vetro e le bottiglie vuote nel cassonetto riservato alla carta e agli imballaggi».

C’è grande attesa per l’uscita domani in Francia dell’ultimo romanzo di Michel Houellebecq, dal titolo Serotonina (Sérotonine, il titolo in originale), uscirà in Italia il 10 di gennaio per la Nave di Teseo, tradotto da Vincenzo Vega.
Come per tutte le opere di questo controverso autore, cantore della contemporaneità (ne ha fatto un’arte di presentare sempre le sue opere nel momento in cui le cose accadono, Sottomissione, uscì la mattina stessa dell’attentato dei terroristi islamici a «Charlie Hebdo» il 7 gennaio 2015) l’intellighenzia italiana è già schierata: c’è chi lo ama incondizionatamente e chi lo stronca senza manco averlo letto, Brullo su Pangea.
Al netto delle polemiche però sicuramente Houellebecq sa attirare i riflettori su di sé, facendo affermazioni non esattamente convenzionali, o prive di ricadute, fuori e dentro i suoi libri. Insomma è legittimo amarlo come odiarlo, e sembra che questi due sentimenti sappia attirarli in egual misura.
Ma veniamo al blindatissimo libro in uscita. Ancora poche ore e il mistero sarà svelato, e sapremo se le sue dote di veggente (sembra che abbia previsto la rivolta dei gilet gialli, le loro origini e anche alcune derive) sono confermate.
Se non volete aspettare e volete un’ anticipazione, Stefano Montefiori l’ha letto in anteprima per il Corriere.

:: Jasmin Tè verde e Nel territorio del diavolo di Flannery O’Connor

2 gennaio 2019

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Nuovo anno, vecchie tradizioni. Sempre della collezione dei tè verdi di PETER’S TeaHouse oggi ho degustato il loro Jasmin Tè, un delicato tè con il caratteristico profumo dei fiori di gelsomino. Un spicchio di estate in questo inverno non freddissimo (anzi nel mio giardino ci sono già gemme e primi getti). Ottimo senza zucchero, (io lo preferisco) anche pasteggiando. Mi ricorda Parigi e il mio ristorante cinese preferito a Belville. E’ un tè chiaro, sulle sfumature del giallo, corposo, leggermente aspro, facilita la digestione e come tutti i tè verdi e drenante, antiossidante e depurativo.

La preparazione è semplice:

  • 1 cucchiaino di tè
  • 80 ° la temperatura dell’acqua (è un tè più delicato quindi fate attenzione a non bruciarlo con l’acqua in piena bollitura, aspettate un minuto, se non avete il termometro per l’acqua)
  • 2 o 3 minuti di infusione

Consiglio goloso:

Jasmin Tè lo consiglio con tartine salate, formaggio e speck.

E ora veniamo al mio consiglio di lettura:

Jasmin Tè è perfetto leggendo Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere, di Flannery O’Connor. Tanti brevi saggi sul mestiere di scrivere di una delle più incredibili autrici americane di racconti. Stile caustico, pungente, non scontato. Da rileggere spesso.

E un ultimo consiglio, non abbiate fretta, sorseggiate il tè lentamente in compagnia di felici pensieri.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.

Source libro: Acquisto personale.

:: What book are you reading at the moment? – Cosa leggono gli scrittori a Capodanno

31 dicembre 2018

James-Joyce

Dunque spero di aver definitivamente sfatato la diceria che chi scrive non legge, anzi chi scrive legge moltissimo e per giunta libri interessanti. Nella precedente edizione di What book are you reading at the moment? che vi consiglio di recuperare, avevo chiesto ad alcuni scrittori cosa stessero leggendo. L’ho rifatto e queste sono le loro risposte. Le posto in puro ordine di ricevimento. Bene buona lettura e Buon Anno!

Nicola Vacca: Racconti parigini a cura di Corrado Augias Einaudi, Fabio Stassi Con in bocca il sapore del mondo Minimum fax.

Lucia Patrizi: The Devil and the Deep: Horror Stories of the Sea (English Edition) di Ellen Datlow.

Davide Mana: Sto leggendo “Night over the Solomons“, una collezione di racconti d’avventura di Louis L’Amour, e “The Roman Empire and the Silk Routes“, un saggio storico di Raoul McLaughlin sui rapporti diplomatici, commerciali e culturali fra l’Impero Romano e l’Impero Cinese.

Eva Clesis: Sto leggendo i Diari Segreti di Wittgenstein.

Elena Bibolotti: Tutti i racconti di Katherine Mansfield (1888-1923) Nuova Zelanda/ Francia. Mondadori, a cura di Franca Cavagnoli che ci regala una bellissima introduzione. Una scrittura originalissima e moderna, quella di Mansfield anche nella struttura del racconto, per lo più incursioni senza preavviso nelle esistenze dei personaggi, brevi ritratti, descrizioni giustamente sovrabbondanti della natura neozelandese a propria volta ricchissima di piante e fiori straordinari. Un incontro fortunato dovuto a un’altra lettura, ossia La Corsara di Sandra Petrignani, dove la Mansfield è caldamente raccomandata da Natalia Ginzburg che ne parla come di una lettura imprescindibile, assieme a Cechov, per chiunque voglia misurarsi con la scrittura di racconti.

Kara Lafayette: Adesso La faccia che deve morire di Ramsey Campbel.

Roberto Saporito: Arcadia” di Lauren Groff (Codice Edizioni).

Danila Comastri Montanari: Saggistica.

Elisa Elisele Guidelli: solo saggi di storia antica, ma ho letto anche STILICHO L’ULTIMO GENERALE, non male, romanzo storico di quelli belli pregni.

Paola Ronco: In questo preciso istante sto divorando Il morso della reclusa della Vargas. È fantastico.

Barbara Baraldi: Sto leggendo la trilogia di Grouse County di Tom Drury.
Sono a metà del secondo.

Matteo Di Giulio: Sechs Koffer di Maxim Biller. Un romanzo in tedesco.

Germano Hell Greco: Devo iniziare Una stanza piena di gente.

Lorenzo Mazzoni: L’ultima Londra Iain Sinclair.

Lucia Guglielminetti: The outsider di Stephen King.

Fabrizio Borgio: Ho appena iniziato Il Soccombente di Thomas Bernhard.

Francesca Battistella: Allora, nelle ultime due settimane ho letto La vergogna di Annie Ernaux, Luna di miele di Giorgio Scerbanenco – sconvolgente nella sua modernità e profondità psicologica – , Ninfee nere di Michel Bussi – non lo conoscevo e questo mi è piaciuto parecchio – Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tutti – chapeau! – e ho iniziato Mato Grosso di Ian Manook, un filo eccessivo in dialoghi e descrizioni, ma interessante. Vedremo il seguito.

Laura Costantini: Sara al tramonto di Maurizio De Giovanni, Negli occhi di Timea di Luca Poldelmengo, E Il buio addosso di Rebecca Panei. Ho appena finito Le visionarie. Raccolta di autrici del fantastico e fantascienza.

Giorgio Ballario: In questi giorni sto leggendo “La paura nell’anima” di Valerio Varesi; ho appena finito un romanzo storico-noir sulla guerra civile spagnola, “Perros que duermen” di Juan Madrid; ho in previsione la lettura di due regali natalizi: “La lupa” di Piernicola Silvis e “L’ultima carta è la morte” di Perez Reverte. E anche “Luna di miele” di Scerbanenco (fra le letture imminenti).

Stefano Di Marino: Le sang di bourreau di Danielle Thiery.

Rocco Ballacchino: Sto leggendo POLVERE di Enrico Pandiani.

Davide Schito: Furland di Tullio Avoledo.

Veronica Tomassini: La sostanza di Nino Marino, vecchissima edizione Rizzoli.

Giancarlo Vitagliano: Appena finiti Erri De Luca Il giro dell’oca, bello e ben scritto (anche se non proprio del mio genere).

Raffaella Ferrari: Sto leggendo “Non è stagione” di Manzini. Amo i gialli, leggerli, oltre che scriverli.

Giusy De Nicolo: Il tribunale delle anime di Donato Carrisi.

Loredana Lipperini: L’assassinio del commendatore di Murakami, perché sono in ritardo, Chilografia di Domitilla Pirro, ho finito Lucia Berlin, Sera in paradiso, bellissimo.

Luca Poldelmengo: Ho finito oggi L’uomo esterno di Altieri.

Nicola Lagioia: In questo preciso momento, per l’ennesima volta, “Aurore d’autunno” di Wallace Stevens. Fino a qualche settimana fa, ancora una volta, “Conversazione ne la Catedral” di Mario Vargas Llosa. Momento di riletture. Lettura interessantissima di quest’anno (andiamo sulle cose più recenti) “Superintelligenza” di Nick Bostrom.

Alessandro Zannoni: Gillyan Flynn, Shirley Jackson, Luigi Bernardi.

Claudio Marinaccio:  adesso sto leggendo “Tutti i racconti” di Flannery O’Connor. Bellissimi.

Fabio Novel: La bellezza di Aliya Whiteley. Shan di Eric Van Lustbader. Di China Mieville: Perdido Street station. Su Kobo Zappa e Spada, e mi appresto a iniziare di Wu Ming Proletkult a cui darò priorità, visto che è un regalo di Natale di mio figlio.

Giulia Ciarapica: io sto leggendo “Abbiamo sempre vissuto nel castello” di Shirley Jackson.

Gilda Policastro: Jean Santeuil di Marcel Proust.

Franco Limardi: Jim Thompson “Un uomo da niente”.

Stefania Auci: Sto centellinando la saga dei Cazalet e la alterno con quella di BlackFriars di Virginia de Winter, che in verità è una rilettura.

Giuseppe Merico: 22/11/`63 di Stephen King.

Nicola Manuppelli: L’autobiografia di Michelle Obama “Becoming“, “Il cervello di Alberto Sordi” di Tatti Sanguinetti, rileggendo “L’amico americano” di Patricia Highsmith e in audio book il primo Harry Potter letto da Pannolino.

Piersandro Pallavicini: Jonathan Coe, Middle England, ho il libro in mano in questo momento!

Wlodek Goldkorn: Rileggo Philip Roth.

Patrizia Debicke: Appena finito Mukherjee. Bello! E Frascella divertente.

Giordano Tedoldi: Sto rileggendo un capolavoro della letteratura americana del Novecento, credo però inedito in Italia (lo sto leggendo in americano): “Narrow rooms” di James Purdy. L’avevo già letto molti anni fa ma poiché l’editore americano che lo ripubblica mi ha chiesto di scrivere un’introduzione, lo sto rileggendo, e lo sto trovando addirittura migliore di come lo ricordavo. Un romanzo implacabile e profondissimo che ricorda una tragedia di Eschilo.

Remo Bassini: Notti e nebbie, Carlo Castellaneta, Interlinea finito questo ho tre letture-riletture: I promessi sposi, Tarass Bulba, I ragazzi della via Paal. Sarà come leggerli la prima volta (anche se conosco la trama).

Alessandro Bastasi: Lo straniero di Camus.

Helena Janeczek: I Promessi sposi.

Mirko Zilahi de Gyurgyokai: Calvino, Gli amori impossibili. E l’ultimo di King.

Alessio Filisdeo: Al momento sto leggendo “Buona apocalisse a tutti!” di Neil Gaiman e Terry Pratchett.

Maurizio de Giovanni: Saggistica sul linguaggio non verbale. Per Sara.

Diego Di Dio: Formicae di Piernicola Silvis.

Patrizia Calamia: Una donna di troppo di Enrico Pandiani e Kingdom of Ash di Sarah Maas (si, lo ammetto: in genere leggo due libri contemporaneamente).

Martino Sgobba: Addio fantasmi di Nadia Terranova.

Monica Bartolini: Non ci crederai ma sto leggendo alcuni racconti di Sherlock Holmes (quindi Conan Doyle, Three stories of detection) in lingua originale! È un pò come “sciacquare la lingua” nel Tamigi! Atmosfera, suspance, deduzioni, la totale assenza di mezzi scientifici, insomma l’abc del giallo classico dopo aver scritto una recensione tanto tecnica sul libro AMNESIE, dalla strage di Erba al delitto di Cogne.

Marilù Oliva: Sto rileggendo Le nozze di Cadmo e Armonia, perché è uno dei miei libri preferiti e ogni tanto sento il bisogno di rileggerlo.

Antonio Paolacci: The Outsider, di Stephen King.

Enrico Pandiani: L’unica storia, di Barnes, Proletkult, di Wu Ming, Tra due mondi, di Olivier Norek e Inviata speciale di Jean Echenoz.

Enrico Remmert: Thom Jones – Sonny Liston era mio amico.

Cristiana Astori: Sto leggendo In fondo è una palude di Seba Pezzani su Joe Lansdale.

Paola Rambaldi: Léo Malet – Nestor Burma e il mostro. Non avevo mai letto niente di suo, lo conoscevo solo di nome. Mi piace. Sul retro di copertina qualcuno ha scritto “Meglio di Simenon”. Malet mi piace, ma Simenon continua a piacermi di più.

Luigi Romolo Carrino: Cristiano Galbiati, Le entità oscure, Feltrinelli.

Giuseppe Culicchia: Filippo Ceccarelli, Invano.

Igiaba Scego: Il fucile da caccia di Inoue Yasushi – Adelphi Edizioni, l’ho finito ieri.

:: E per Natale regalate un libro – 2018 🎄

18 dicembre 2018

regali-nataleCome tradizione ho chiesto ai collaboratori di Liberi di Scrivere di elencarmi 5 libri da regalare a Natale. Ce ne è per tutti i gusti dalle ultime uscite ai classici, regalando un libro non si sbaglia mai. E si spende relativamente poco, certo se non ci si orienta sui libri rari. Con questi libri, garantito, farete un figurone. E se comprate dai nostri link di acquisto in partnership con Libreria Universitaria, supportate il blog! Infine naturalmente cogliamo l’occasione per farvi gli auguri di Buone Feste!

Nicola Vacca

L’amore –Maurizio Maggiani – Feltrinelli
Pierpaolo Vettori – Lanterne per illusionisti –Bompiani
Angela Nese – Del tempo e dell’esistenza – L’ArgoLibro editore
Peter Cameron –Gli inconvenienti della vita –Adelphi
Lawrence Osborne – La ballata di un piccolo giocatore -Adelphi

Fabio Orrico

  • Città sola di Olivia Laing (Il Saggiatore). Memoir, autofiction o come preferite. Il punto focale della riflessione è la solitudine intesa come esperienza personale, condizione esistenziale e fantasma urbano, indagata attraverso le biografie di Edward Hopper, Andy Warhol, Henry Darger e David Wojnarowicz. Narrativa, saggio, poesia ma anche e soprattutto un canto solenne e tristissimo a New York.
  • Difficult men di Brett Martin (Minimum fax). Saggio su alcune delle maggiori serie della tv contemporanea (I Soprano, The wire, Madmen, tra le altre) partendo dalla ricerca sul campo e puntando dritto al cuore dell’ispirazione degli autori. Aneddoti dal set, interviste, curiosità e analisi critiche di grande acume.
  • Napoli mon amour di Alessio Forgione (NN Editore). Esordio arrabiato, tenero, dolcissimo e accorato. L’amore e il lavoro al tempo del precariato. Romanzo verissimo e sincero.
  • C’era una volta il cinema di Sergio Leone (Il Saggiatore). Le interviste del redattore dei Cahiers Noel Simsolo al padre del western all’italiana. Libro fondamentale se si ama Leone, prodigo di considerazioni sul suo lavoro e sul senso profondo del suo cinema (l’apprendistato con la Hollywood sul tevere, i progetti non realizzati, la battaglia ventennale per portare sullo schermo il torrenziale gangster-movie C’era una volta in America nonché le irrinunciabili notizie sul mai realizzato Leningrado, il film cui il cineasta romano stava lavorando prima di morire).
  • – La dimensione della perdita di Enzo Lamartora (Crocetti Editore). Raccolta di poesie datata 2016 di cui, colpevolmente, ignoravo l’esistenza. Versi lunghi, dal tono colloquiale e dall’intenzione narrativa con lancinanti aperture visionarie. Per quanto mi riguarda una delle grandi scoperte poetiche degli ultimi anni.

Daniela Distefano

“Resta con me. Un’incredibile storia vera. 41 giorni dispersi nel Pacifico” (HarperCollins) di Tami Oldham Ashcraft.
“Autobiografia” (Rubbettino) di Friedrich August von Hayek.
“Sovietistan. Un viaggio in Asia centrale (Marsilio) di Erika Fatland.
“Cargo” (Adelphi) di Georges Simenon.
“Del camminare e altre distrazioni. Antologia per viandanti e sognatori” (Ediciclo) a cura di Francesca Cosi e Alessandra Repossi.

Ippolita Luzzo

Dopo il diluvio di Leonardo Malaguti Exorma edizioni
Un’altra cena di Simone Lisi Effequ edizioni
Tu che eri ogni ragazza di Emanuela Cocco edizione Wojtek
La stanza dei lumini Rossi di Mimmo Conoscenti edizione Il Palindromo
Pantarei di Ezio Sinigaglia di TerraRossa Edizioni

Ilaria Mainardi

EUREKA STREET, di Robert McLiam Wilson, Fazi
AMY E ISABELLE, di Elizabeth Strout, Fazi
COLPISCI E SCAPPA, Doug Johnstone, CasaSirio
IL TENENTE DI INISHMORE (testo teatrale), di Martin McDonagh, Il Nuovo Melangolo
LA META’ DI NIENTE, Catherine Dunne, Guanda

Maria Anna Cingolo

I miserabili, Victor Hugo; (Garzanti)
Federico il grande, Alessandro Barbero (Sellerio 2017);
Il sogno della macchina da cucire, Bianca Pitzorno (Bompiani 2018);
Il tramonto birmano, Inge Sargent (addEditore 2016);
Grammatica della fantasia, Gianni Rodari (Einaudi 2013)

Giulietta Iannone

– La notte delle stelle cadenti di Ben Pastor (Sellerio), traduzione di Luigi Sanvito. Per chi ama la storia, i romanzi introspettivi, le ricostruzioni minuziose di fatti e ambienti.
– L’ultimo respiro del drago di Qiu Xiaolong (Marsilio), traduzione di Fabio Zucchella. Per chi ha una forte coscienza ambientalista, ama l’Oriente e la Cina, cerca in un giallo una metafora per indagare sui mali della società.
– I racconti di Pietroburgo di Gogol (Marcos Y Marcos), traduzione di Paolo Nori. Per chi ama i classici, la Russia ottocentesca, l’umorismo burocratico e le storie bizzarre.
– La libertà è una lotta costante di Angela Davis (Ponte Alle Grazie), traduzione di Valentina Salvati. Per chi intende il femminismo come libertà e difesa della propria identità, per chi è pronto a combattere ogni giorno in quello in cui crede.
– Scambiare i lupi per i cani di Hervé Le Corre (Edizioni EO), traduzione di Alberto Bracci Testasecca. Per chi ama il noir francese, la provincia, la realtà così come me è, anche in contesti disagiati.

Lorenzo Mazzoni

Babbitt di Sinclair Lewis Mattioli 1885
Runners Christian Caielli BAT Edizioni
Come ombra che declina Antonio Munoz Molina 66thand2nd
L’ultima Londra Iain Sinclair Il Saggiatore
Il lago Bianca Bellova Miraggi Edizioni

Irma Loredana Galgano

– “La conoscenza e i suoi nemici” Tom Nichols (Luiss University Press, 2018)
– “Le Trattative” Antonio Ingroia / Pietro Orsatti (Imprimatur, 2018)
– “Contro la democrazia” Jason Brennan (Luiss University Press, 2018)
– “Le ragioni del Buddha” Diego Infante (Meltemi, 2018)
– “Lo schianto” Adam Tooze (Mondadori, 2018)

Federica Belleri

I cercatori di pace, di Laura Costantini Dei Merangoli Editrice
Una ragazza cattiva, di Alberto Beruffi Newton Compton
-Il pranzo della domenica, di Paolo Panzacchi Laurana Editore
Attesa, antologia di Brunella Caputo Homo Scrivens
Aglio, olio e assassino di Pino Imperatore DeA Planeta Libri

Eva Dei

Le case del malcontento, S. Naspini, E/O Editore.
L’educazione, T. Westover, Feltrinelli.
Resto qui, M. Balzano, Einaudi.
Storia di Ásta, K. Stefánsson, Iperborea.
Come una famiglia, G. Simi, Sellerio.

Elena Romanello

321 cose intelligenti da sapere prima di diventare grandi di Mathilda Masters e Louise Perdieus (Rizzoli, 2018)
Il castello delle stelle di Alex Alice (Mondadori, 2017)
Giappomania, Rizzoli
Il futuro è adesso di Carmine Treanni, Homo Scrivens
Guida ai narratori italiani del fantastico di Odoya editore

Viviana Filippini

Al mattino stringi forte i desideri, Natascha Lusenti, Garzanti
La manutenzione dei sensi, Franco Faggiani, Fazi
Dove nasce il vento, Nicola Attadio, Bompiani
Fiabe Faoresi, Iperborea
Il suono della vita, Hans Josef- Ortheil, Keller

:: 都市漫步者 – 漫步巴黎的艺术

15 dicembre 2018

FlaneurPer i nostri lettori di lingua cinese (siete tanti) vi segnalo che Lo spirito della flânerie: Flâneur: L’arte di vagabondare per Parigi di Federico Castigliano ha la sua edizione in lingua cinese per il prestigioso editore “Chinese Academy of Social Sciences”.

Questa è la bella copertina. E questo l’annuncio che ha fatto l’autore proprio oggi:

Today I have the big pleasure to announce the publication of 都市漫步者 – 漫步巴黎的艺术, the Chinese translation of my “Flâneur”, published by the Chinese Academy of Social Sciences. The book is available in all bookstores around China and in the biggest Chinese on line stores (Taobao, Jingdong, DangDang, Amazon.cn etc..), for example following this link: https://item.jd.com/39399077950.html

It has been a long and exciting work. I would like to thank all those who have supported and assisted me for the publication of the Chinese version of this book. Thanks to Professor Liu Xuehui, Vice Dean of the Beijing International Studies University; Professor Zhang Ke; Professor Fang Youzhong; Bai Yan, General Secretary of the Communist Party of China at the Beijing International Studies University; Professor Li Yanming; Professor Wang Jing and Professor Chen Weigong, Chief of the Research Department of Western European Cultures and Languages. Thanks to Mrs. Zhang Ping, editor of the Chinese Academy of Social Sciences Publishing House, and Mrs. Wang Hongjie, copyright manager.

A big thanks to my colleague, Mrs. Sun Shuang, for her Chinese translation of my book and to Professor Cao Shengchao, for his help in the translation. Thanks to my colleagues and students of the Beijing International Studies University and of the Beijing Foreign Studies University: their enthusiasm and optimism have had a profound impact on me. In addiction, thanks to photographers Tang Lijun, Ji Ji, Wang Jiao, Chaeyoung Hwang and Thomas Gourmelon for taking the photos included in my book.

A special thank you go to Mr. Thierry Lasserre, General Director of the Alliance Française in the People’s Republic of China and Mongolia, and to Mrs. Zhang Ying, Head of Cultural Affairs of the Beijing French Cultural Institute.

“Olga di carta. Misteriosa”, Elisabetta Gnone (Salani, 2018) A cura di Viviana Filippini

5 dicembre 2018

Tornano le avventure di Olga di carta, nata dalla penna di Elisabetta Gnone. Questa volta la piccola narratrice Papel racconterà ai suoi amici la storia “Olga di carOlga Mistta. Misteriosa”, con protagonista una bambina un po’ strana che ha i vestiti sempre troppo grandi. Olga non l’ha mai incontrata, ma conosce l’avventurosa vita della sconosciuta perchè scritta in un diario dove Misteriosa, questo il nome della protagonista, narra le sue avventure. “Misteriosa” di Elisabetta Gnone è il terzo appuntamento con le avventure narrate da Olga e l’autrice costruisce una storia nella storia, nella quale il lettore conosce due vicende molto coinvolgenti e avvincenti aventi come temi di fondo il diventare grandi, la responsabilità e cosa essa comporti nel momento in cui ogni individuo è chiamato a diventare adulto. Come cornice abbiamo la storia ambientata a Balicò dove Olga incontra Mimma e Mirina arrivate dalla città a passare l’estate nel piccolo villaggio. Le due cittadine vanno alla fattoria di Olga per incontrarla e a loro si unisce Bruco, il grande amico della piccola cantastorie. I quattro ragazzini decidono di fare una lunga passeggiata. Olga comincia a raccontare una storia per tutti, ma soprattutto per aiutare Mirina ad avere meno paura di ogni cosa e a diventare più autonoma nel suo agire. Tutto sembra procedere per il meglio, poi un improvviso temporale rischia di avere un esito catastrofico per Olga e i suoi amici. Per stemperare la paura e l’ansia nell’attesa del ritorno della pace, Olga continua a raccontare e i suoi amici ascoltano rapiti la storia di Misteriosa che oltre ai vestiti troppo grandi, aveva la strana abitudine di sfuggire alla realtà saltando dentro ai quadri. Misteriosa scappa dentro ai dipinti per sfuggire ai problemi e alla nuove responsabilità che il mondo a volte –spesso- riserva. La piccola con i vestiti troppo larghi fugge però, non perché irresponsabile, ma perché impaurita, timorosa di non essere capita e senza gli strumenti adatti per affrontare le incombenze della vita da grandi. Misteriosa, e chi è con lei, è quindi una persona che sta crescendo, che sta cercando il proprio posto nel mondo anche se non è facile trovarlo, ecco perché dalla realtà piena di responsabilità e incombenze la ragazzina si rifugia nel mondo della fantasia e dei quadri. Olga racconta la storia di Misteriosa e le sue straordinarie avventure nella speranza che possano servire a Mirina e agli altri suoi amici per trovare la fiducia e superare le loro ansie e paure del diventare grandi. Misteriosa è una storia che invita il lettore a scoprire un adeguato equilibrio tra la fantasia e la realtà per affrontare le incognite del domani. Non a caso, un altro aspetto che emerge dal romanzo è il fatto che non solo i bambini debbano imparare ad affrontare la vita e quello che essa comporta. L’invito di Olga e di Misteriosa in “Olga di Carta. Misteriosa” di Elisabetta Gnone è che anche gli adulti, una volta divenuti grandi e razionali, recuperino un po’ dell’innocenza che avevano da bambini per tornare a meravigliarsi e stupirsi delle piccole gioie del vivere quotidiano.

Elisabetta Gnone è nata a Genova e vive sulle colline del Monferrato.
È stata direttore responsabile delle riviste femminili e prescolari della Walt Disney, per la quale ha ideato la serie a fumetti W.I.T.C.H. È autrice della fortunatissima saga di Fairy Oak, e ora, con la nuova serie Olga di carta, porta ai lettori un nuovo, delicatissimo mondo in cui, con garbo e ironia, affronta i temi delle fragilità e delle imperfezioni che ci rendono umani. Per i lettori di tutte le età.

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie a Simona Scandellari dell’ufficio stampa Salani.

 

 

 

Il grande ritorno de Le nebbie di Avalon a cura di Elena Romanello

17 novembre 2018

Le-nebbie-di-Avalon-vol.1_hm_cover_bigPer molti cultori di oggi del fantasy, soprattutto donne, Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley è stato il primo libro del genere letto, nel lontano 1986 per Longanesi nella collana La Gaja Scienza, con una copertina indimenticabile.
Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti, negli anni sono usciti molti altri libri dell’autrice, molti antecedenti come quelli del celebre ciclo di Darkover, altri curati da lei come le varie antologie: Marion Zimmer Bradley è morta nel 1999, quasi vent’anni fa, ancora relativamente giovane, il ciclo di Avalon è stato continuato dall’amica Diana L. Paxton, e in tempi più recenti la figlia ha dato della madre un ritratto non certo lusinghiero, causando prese di posizione anche di rifiuto tra gli appassionati.
In questi ultimi mesi si è segnalato il saggio di presentazione di Michela Murgia L’inferno è una buona memoria edito da Marsilio in cui l’autrice ha omaggiato uno dei suoi libri preferiti di sempre, e adesso Le nebbie di Avalon, da tempo reperibile in varie edizioni solo per il mercato dell’usato torna per HarperCollins in un’edizione integrale in due volumi, perché all’epoca furono molte le parti tagliate per motivi di budget.
Quindi, al di là di polemiche, rancori e gossip (ricordiamo che arte e artisti non sono necessariamente la stessa cosa, basti pensare che il grande Caravaggio nella vita era uno sbandato e un assassino) forse è proprio giunto il momento di riprendere e prendere in mano un libro interessante e fondamentale nella costruzione del fantasy moderno.
Le nebbie di Avalon racconta la notissima storia di Re Artù dal punto di vista delle donne, in particolare di una donna, sua sorella Morgana; è un romanzo femminista ma non solo, è anche una ricostruzione antropologica di un mondo realmente esistito presso i Celti, una società matriarcale che non ha mai cessato di affascinare e che ispirò il moderno movimento femminista.
Un libro complesso e appassionante, che si può leggere a più livelli, oltre che ormai un classico alla pari de Il signore degli anelli La storia infinita, e che merita quindi di essere preso in mano, approfittando di questa nuova edizione, in attesa magari di un adattamento al cinema o per la TV degno di questo nome.

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29 ottobre 2018

Narrano gli antichi che gli eroi non sempre sono facili da individuare, spesso si nascondono nelle ombre del passato, negli anfratti più reconditi delle leggende, sfuggono alla narrata popolare, che preferisce vedere protagonisti delle loro storie mandarini malvagi, imperatori sfortunati, o guerrieri celebri e valorosi.
Questa volta i protagonisti della nostra storia saranno infatti un contadino e una ragazza, due ombre sullo sfondo della grande storia fatta dai potenti, ma se presterete attenzione anche ai minimi dettagli, alle inezie, al comico e al burlesco, che dopo tutto fa parte della vita di tutti noi, vi accorgerete che anche loro hanno dignità, anche loro sono capaci di gesti eroici, e soprattutto imprevedibili.
E forse proprio perché sottovalutati da tutti, vi sorprenderanno.

Il contadino in questione si chiamava Chou Jiao.
Non che questo fosse il suo vero nome, certo, chi utilizzerebbe questo irriverente nomignolo per il proprio bambino? Ma così era conosciuto, per cui col tempo aveva smesso di protestare e l’aveva accolto come un titolo onorifico, dimenticandosi, forse davvero, il nome con cui era stato registrato nel libro degli atti pubblici della provincia.
Chou Jiao proveniva da un povero e sfortunato villaggio la cui maggiore attività era la coltivazione del sorgo rosso. Non ci si stupisce troppo perciò che fosse rozzo, sboccato, ubriacone, ma infondo un brav’ uomo, come testimoniavano le varie donne con cui negli anni si era accasato.

PARTIRE

Siamo in Cina, nella seconda metà dell’Ottocento. Un contadino e una nobile ragazza fuggita di casa si incontrano sulla strada verso Pechino, diretti a una Scuola di Arti Marziali, che non è per niente detto che raggiungeranno mai.
Troveranno invece mille avventure ad attenderli.

Un “wuxia” comico, dal sapore picaresco, senza magia, in cui tutta la storia si regge sulle profonde differenze tra il lui, un contadino rozzo, sboccato, ubriacone, amante delle donne ma infondo un brav’ uomo, dal soprannome alquanto buffo “Piedi Puzzolenti” (in cinese pressapoco Chòu jiǎo), e la lei bellissima, aristocratica, volitiva, divertente, esile come un giunco ma tagliente come una lama, per nulla decisa ad accettare il ruolo di donna sottomessa che la società le impone.

I battibecchi saranno all’ordine del giorno, e le scintille assicurate. Ma quando c’è da menare le mani i due saranno uniti e potranno contare l’una sull’altro.

Dopo “Il Fermaglio di Giada”, ” Gli Otto Sigilli della Fenice di Fuoco“, “Le Diecimila Lame della Vendetta“, “Mille Fiori Dorati sul Mare Tranquillo” e “Luna Crescente Vento d’estate” un nuovo racconto dell’ Antica Cina, tra storia e suggestioni fantasy.

:: Mi manca il Novecento – Paolo Volponi e l’umanesimo come progetto a cura di Nicola Vacca

24 settembre 2018

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Ho avuto la fortuna di studiare a Urbino tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta. Per un giovane affamato di cultura e di conoscenza la realtà urbinate con i suoi riferimenti letterari è stata davvero un territorio da esplorare. Non dimenticherò mai la prima volta che ho conosciuto Carlo Bo, i miei numerosi incontri con scrittori e poeti che dalla città ducale passavano per presentare i loro libri (in modo particolare vorrei ricordare le conversazioni indimenticabili con Franco Fortini, Fulvio Tomizza e Mario Luzi).
Non si può comunque parlare dei fermenti culturali di Urbino in quegli anni senza che il pensiero vada a Paolo Volponi, uno dei maggiori scrittori e intellettuali del secondo Novecento, nato proprio nella città dei Montefeltro, di cui era talmente innamorato da farne il teatro di quasi tutti i suoi romanzi. Ci incontravamo spesso davanti a un bianchetto del Metauro. Era un piacere sentirlo parlare di letteratura e delle trasformazioni sociali del nostro Paese abbruttite dallo strapotere dell’industria e dalle sue logiche perverse di profitto.
Volponi è sicuramente uno dei più grandi intellettuali del Novecento, uno scrittore fondamentale ancora oggi per comprendere il rapporto tra la realtà e il territorio in un paese che ha subito trasformazioni radicali e spesso involutive.
Memoriale, Corporale, La macchina mondiale e Le mosche del capitale questi sono i romanzi in cui lo scrittore urbinate coglie la parte più torbida dell’animo italiano nell’idea della nostra storia che tiene conto delle alienazioni e delle nevrosi dell’ uomo nell’epoca della civiltà industriale e nel suo rapporto con il contesto sociale, di cui la fabbrica e il capitale sono le metafore che rappresentano entrambe.
L’umanesimo e il rapporto stretto con la realtà contemporanea non abbandoneranno mai la scrittura di Paolo Volponi. Due importanti caratteristiche del suo pensiero che porterà con sé quando decide di impegnarsi politicamente iscrivendosi nel 1975 al Pci.
Un impegno politico che lo vedrà protagonista di una lunga esperienza parlamentare. Volponi infatti è stato per diverse legislature senatore, prima nelle fila del Pci e poi per Rifondazione.
Nel 2013 i suoi discorsi parlamentari furono pubblicati da Manni
È un’opera che al valore documentario e politico unisce quello umano dello scrittore. La sua passione civile, la sua attenzione al ruolo delle istituzioni e all’importanza del confronto tra le idee.
C’è una lezione di etica civile, che oggi vale più che mai. Per Volponi le idee sono il motore delle decisioni, svincolate dalla disciplina di partito, concependo il Parlamento come luogo di crescita, di dibattito. Un’idea che nasce, e si nota negli scambi di battute, dal rispetto nei confronti dei colleghi parlamentari di tutti gli schieramenti. Una lezione di vita che ribadisce il ruolo cardine del Parlamento. Volponi parla con la forza di chi vuol essere ascoltato e convincere con la forza dell’oratoria, dove frammenti di vita e ricordi personali si alternano ad acute osservazioni e riferimenti letterari.
Nei suoi interventi politici, infatti, non manca mai la sua nota schiettezza di giudizi sostenuta da una morale senza ombre fondata sulla chiarezza e sulla coerenza.
Nel suo primo discorso da senatore, Volponi parla dell’attività del Parlamento richiamando l’attenzione sulle sue funzioni di dibattito aperto, leale e chiarificatore. Dibattito soffocato, denuncia Volponi, dai tempi stretti alla discussione imposti da un Governo che mostra di aver perso di vista la realtà del Paese.
Volponi parlando di democrazia, cultura e industria, lamenta con una punta di amarezza l’avanzare di una decadenza liberticida. Le sue parole sembrano profeticamente pronunciato per i tempi ch stiamo attraversando.
Nei suoi discorsi parlamentari, come nelle pagine dei suoi romanzi, Paolo Volponi è portavoce di una moderna cultura di sinistra aperta e innovatrice, una cultura che ha le sue radici profonde nell’umanesimo urbinate, che fu letterario e artistico, ma anche scientifico e tecnologico.
L’umanesimo che ha condiviso con Adriano Olivetti. Un umanesimo che soprattutto aveva nel coraggio di osare e nella capacità di progettare i punti fermi per costruire un Paese nuovo e soprattutto un uomo nuovo.

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20 settembre 2018

La neve turbinava sospinta dal vento gelido dell’inverno.
Tra la tempesta di aghi di giaccio, l’antico monastero di Bing Bo sorgeva in cima alle montagne di Wudang, nella provincia di Hubei, riparato da un costone roccioso che ne nascondeva quasi la vista ai pellegrini che arrivavano da sud attraverso un difficile e tortuoso sentiero che si inerpicava quasi senza appigli e sostegni.
Oltre c’era lo strapiombo.
Il terreno era ghiacciato e scivoloso, quasi una lastra di ghiaccio dalla quale spuntavano ogni tanto aguzzi spuntoni di pietra.
Era ben difeso, dicevano le miti monache taoiste che vi abitavano. Non avevano bisogno di guardie armate. Come l’amministratore della regione si era generosamente premurato di offrire più volte. Che mai si fosse detto che lasciava tante donne indifese in balia di predoni e assassini. Ma le monache erano ostinate e anche sicure che ben poca gente si sarebbe trascinata fin lassù, e certamente non in questo rigido periodo dell’anno.

cover giulia

Nella più pura tradizione wuxia, in un’ epoca indefinita dell’ Antica Cina, una storia di integrità e coraggio, di duelli e combattimenti senza regole, di maturazione personale, e di crescita spirituale.

Luna Crescente è una donna ormai adulta, affascinante e bellissima, ma dal carattere piuttosto spigoloso, maestra d’arti marziali, a cui in un agguato uccidono il marito. Per il grande dolore in una notte i suoi capelli diventano bianchi. Questa perdita la costringe a riguardare tutta la sua vita e alla fine decide di ritirarsi in un convento femminile taoista per riconquistare la pace e seguire la via del Tao. Ma un giorno al convento arriva un giovane con una richiesta alla quale non può dire di no.

Dopo “Il Fermaglio di Giada”, ” Gli Otto Sigilli della Fenice di Fuoco“, “Le Diecimila Lame della Vendetta” e “Mille Fiori Dorati sul Mare Tranquillo” un nuovo racconto dell’ Antica Cina, tra storia e suggestioni fantasy.

Il guardiano della diga -Volume 1, Robert Kondo – Daisuke “Dice” Tsutsumi, Bao Publishing 2018 A cura di Viviana Filippini

16 settembre 2018

Guardiano digaArriva in Italia grazie a Bao Publishing il primo volume- “Il guardiano delladiga”- di una trilogia a fumetti creata da Robert Kondo e Daisuke “Dice” Tsutsumi, fautori dello studio di animazione, Tonko House, che ne ha fatto anche un cortometraggio nominato agli Oscar nel 2015. I protagonisti nel libro sono animali. Maiale è un giovanotto che fa il guardiano alla diga costruita tempo prima dal padre. La chiusa è gigante e separa la Valle dell’Aurora dal resto del mondo. Il fatto che il padre di Maiale le abbia dato forma è perché oltre ad essa c’è un pericolo – la nebbia nera- che porta scompiglio e morte in chiunque si imbatta in lei. Maiale, che ha perso il padre e  ha ereditato da lui il ruolo di guardiano della diga, non è del tutto solo nell’ importante missione dove sarà coinvolto. Accanto a Maiale, i suoi amici, anche loro giovani e animali, Volpe e Hippo. I tre  si troveranno catapultati in strane situazioni, a tratti reali, a tratti degli incubi allucinati, che li porteranno a doversi rimboccare le maniche per agire in modo tale da salvare la Valle dell’Aurora e la sua gente. La storia è caratterizzata da un ritmo incalzante che crea suspense e lascia nel lettore la curiosità di capire, e scoprire, se il piccolo Maiale e i suoi compagni di avventura riusciranno a compiere la loro impresa. Di certo, facendo un’analisi del personaggio principale – Maiale- ci si rende conto che il suo essere e agire richiamano la figura classica dell’eroe delle fiabe. Maiale, non a caso, dovrà compiere ogni azione per salvare il suo mondo dal pericolo, dovrà rispettare l’impegno e il compito che ha ereditato dal padre (fare il guardiano della diga) e dovrà portare a termine una missione per ristabilire la pace e armonia. Accanto a lui ci saranno Volpe e Hippo, amici, compagni di avventura e aiutanti. Oltre ad un piccolo eroe, Maiale si dimostra da subito coinvolto in un percorso di prove e ostacoli che lo metteranno a dura prova, ma che fanno dedurre il processo di formazione che lo aiuterà a crescere. Perfette e molto curate sono le immagini realizzate Robert Kondo e Daisuke “Dice” Tsutsumi, le quali  rendono il libro elegante e accattivante, nel senso che arrivati alla fine del primo volume de “Il guardiano della diga”, si resta in attesa nella speranza che arrivi presto il seguito, per scoprire il destino di Maiale, dei suoi amici e della Valle dell’Aurora. Traduzione Caterina Marietti.

Dice Tsutsumi è nato e cresciuto a Tokyo. Laureatosi alla School of Visual Art a New York, ha lavorato come disegnatore ai Blue Sky Studios su L’era glaciale, Robots e Ortone e il mondo dei Chi e come art director per Pixar su Toy Story 3 e Monsters University. Nel frattempo, ha portato avanti progetti di beneficenza come Totoro Forest Project e Sketchtravel.

Robert Kondo è nato e cresciuto a Los Angeles. Da bambino, ha imparato a disegnare dalla madre, esperta fashion designer, e ha poi studiato illustrazione all’Art Center College di Pasadena. Per dodici anni, ha lavorato per i Pixar Animation Studios come art director per film come Ratatouille, Toy Story 3 e Monsters University.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa Bao Publishing e Chiara Calderone dell’ufficio stampa.

Heidi, Francesco Muzzopappa, Fazi 2018 A cura di Viviana Filippini

8 settembre 2018

Heidi

Torna l’ironia che fa sorridere (di un riso amaro) e allo steso tempo riflette di Francesco Muzzopappa nel romanzo “Heidi”, pubblicato da Fazi editore. Protagonista della storia Chiara, un donna di 35 anni, milanese, dipendente della Videogramma, un’azienda che inventa contenuti per la tv. Chiara si occupa di provinare le centinaia di migliaia di persone che accorrono a fare provini per partecipare a programmi televisivi nella speranza di diventare famosi. La giovane lavora tanto;essere direttrice dei casting le porta via tempo e la carica di uno stress profondo, così opprimente da renderle difficile avere una vita dopo il lavoro. Tutto per Chiara si complica quando la casa di riposo dove si trova suo padre le rispedisce l’uomo, perché diventato ingestibile. Muzzopappa veste in modo simbolico i panni di una giovane donna single non solo per raccontarci il suo complicato e rocambolesco vissuto. Muzzopappa crea un’attenta riflessione su quella che è la nostra società contemporanea, ossessionata dai media e dalla bisogno (non si sa fino a quanto sano) di notorietà. Chiara dovrà rimboccarsi le maniche in una convivenza forzata con il babbo Massimo Lombroso, un vecchio critico letterario del «Corriere della Sera» malato di demenza selettiva che la chiama Heidi. Chiara vive con un lui che, a causa della malattia, non è più in grado di fare il padre, ma nemmeno di badare a se stesso. La patologia lo ha reso incapace di mettere in atto le cose più semplici, tanto è vero che per lui Chiara non è Chiara, ma Heidi, la protagonista dell’omonimo cartone animato con le caprette che fanno ciao. Thomas, il giovanotto assunto dalla protagonista per badare al padre, diventa Peter. A rendere ancora più complessa la vita di Chiara, lo Yeti, il nuovo capo dalla Videogramma pronto a licenziare i dipendenti e a “salvare” solo quelli che dimostreranno particolare inventiva nel creare format televisivi di successo. Lo Yeti è un uomo meschino, che non esiterà a mettere in atto loschi comportamenti, pur di ottenere quello che vuole (sesso in cambio del posto di lavoro) da chi si avvicina a lui, costringendo i dipendenti a scendere a compromessi. Questo, fino a quando qualcuno si stancherà del suo agire marcio e darà il via alla ribellione. Il mondo di Chiara presentato in “Heidi” – specchio dei nostri tempi- è una dimensione fatti di conflitti. C’è quello tra una figlia e un padre che non la riconosce più, c’è quello di una società dove, con la presenza massiccia dei media, conta più l’apparire che l’essere. C’è il contrasto sul fatto che importa più come ti poni per farti accettare dagli altri, che i valori in cui credi. E questo assecondare il prossimo per piacere, porta spesso l’individuo a perdere coscienza di sé, per diventare mera merce di intrattenimento. Con “Heidi”, Francesco Muzzopappa ci fa si sorridere però, allo stesso tempo, richiama noi lettori alla riflessione, mostrandoci il disadattamento della nostra società, tutta e troppo concentrata sul piacere effimero di un attimo di celebrità e sempre più smemorata verso  quei valori (amicizia, rispetto, lealtà. amore vero) che si dovrebbero recuperare e conservare come gemme preziose.

Francesco Muzzopappa ha vinto Premio Massimo Troisi 2017 con il romanzo Dente per dente, è uno tra i più conosciuti e apprezzati copywriter italiani. Per la categoria in cui eccelle, le pubblicità radiofoniche, ha vinto numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero. Sempre con Fazi Editore ha pubblicato nel 2013 Una posizione scomoda e nel 2014 Affari di famiglia. Tutti i libri sono stati tradotti in Francia dall’editore Autrement riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico. Heidi è il suo quarto romanzo.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa della Fazi editore.