Archive for the ‘Consigli di lettura’ Category

:: Estate 2019: i miei libri da non perdere

18 giugno 2019

n_a0d7f91174Curiosi di sapere quali sono i libri imperdibili quest’estate? Non conoscendo i gusti di tutti posso limitarmi ai miei. Nessun editore mi ha imposto di citarli, nessun ufficio stampa me li ha suggeriti, sono i libri che ho già letto e mi sono piaciuti, che leggerò a breve, che aspetto e non sono ancora usciti, ma usciranno in questa afosa estate 2019. Una carrellata di libri da portare in spiaggia, sui monti, sullo yacht (per chi ce l’ha, fortunello lui).

Ecco i titoli:

La campana d’islanda di Hallador Laxness – Iberborea

Il romanzo capolavoro – fino a oggi inedito in Italia – del premio Nobel islandese Halldór Laxness, considerato da molti scrittori d’eccezione come Susan Sontag, Juan Rulfo, Antonia Byatt, Alice Munro e Jonathan Franzen, uno dei più grandi maestri del Novecento.

Evelyne – Il mistero della donna francese – Interlinea

In piena Belle Époque in un albergo di Novara arriva una donna francese così affascinante da diventare l’oggetto delle attenzioni di tutti i viveur della città. Quando, nel fossato del castello, viene trovato il corpo di una giovane terribilmente sfigurata, i giornali si buttano con avidità sulla vicenda, che sembra ricalcare quella londinese di Jack lo Squartatore.

Appuntamento a Trieste di Giorgio Scerbanenco – La Nave di Teseo

Una storia sulla seduzione e sull’inganno, in cui spie e soldati si fronteggiano in un grande gioco ad alta tensione, sullo sfondo di una Trieste appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale.

Racconti di Pietroburgo di Nikolaj Gogol – Marcos Y Marcos

Un classico della letteratura russa nella smagliante traduzione di Paolo Nori.

Marco Polo di Gianluca Barbera – Castelvecchi

La più incredibile delle storie, per molti ritenuta pura invezione, sulle orme di Marco Polo che percorre La via della Seta.

Ragazzo d’oro, ragazza di smeraldo di Yiyun Li – NNE

Un libro di racconti di un autrice cinese da anni traferitasi negli Stati Uniti. Storie ambientate nella Cina contemporanea travolta da una modernità che non intacca le tradizioni sociali del passato.

Il grande inganno di Internet di David Puente – Solferino

Tra tante fake news quale è la verità? Un saggio di un esperto della materia che dà alcune tracce su come orientarci.

La luce è là di Agata Bazzi – Mondadori

La saga di una famiglia tedesca trasferitasi a Palermo a fine ‘800, raccontata da una discendente grazie al ritrovamento del diario di un suo avo.

La maledizione delle ombre di Jean- Christophe Grangé – Garzanti

Un serial killer vaga per le strade di Parigi, spetterà al comandante della Brigata criminale Stephane Corso mettersi sulle sue tracce.

Che succede signor parroco? di Carlo Maria Paradiso – Edizioni San Paolo

Anche i parroci nel loro piccolo si arrabbiano. Cosa succede quando un parroco stanco del lassismo e della superficialità dei suoi parrocchiani, tra sindaci leghisti e vescovi  preoccupati di finire sui giornali, sbrocca? Coi toni della commedia, l’occasione per riflettere sul vero messaggio del Vangelo.

Inarrestabile di Lee Child – Longanesi

Una nuova avventura per Jack Reacher, il celebre personaggio creato da Lee Child. Questa volta tutto inizia con un anello commemorativo di una classe di liceo: West Point 2005.

Ragione da vendere di Enrico Pandiani – Rizzoli

Una nuova avventura per Les italienes sulle tracce di una preziosa opera d’arte scomparsa nel nulla, in una Parigi estiva piena di sconcertanti scoperte.

Il Montacarichi di Frederic Dard – Rizzoli

Un pregiudicato esce di galera e la notte di Natale incontra una donna capace di tutto. Un noir parigino come li sapeva scrivere Dard, si legge in poche ore.

Musica sull abisso di Marilù Oliva- Harper Collins

L’ispettore Micol Medici alle prese con uno stranissimo caso. Un poliziesco al femminile sulle strade di Bologna.

 

:: Uno sguardo in Germania: quattro autori tedeschi da tenere d’occhio, a cura di Giulietta Iannone

12 giugno 2019

Dunque, mi piacerebbe presentarvi alcuni scrittori tedeschi, già editi in Italia ma anche inediti, con interviste, articoli di approfondimento sul mercato editoriale tedesco, interviste ad addetti ai lavori, insomma avere una finestra privilegiata su un mercato letterario molto effervescente e dinamico. A ottobre ci sarà la Fiera di Francoforte e sarebbe bello arrivati preparati e conoscere sia gli autori tedeschi più letti in Germania, che eventualmente i nostri autori da loro più amati.

Diciamocelo i tedeschi leggono molto più di noi italiani. Non che abbia senso fare classifiche di lettura, non è una gara a chi arriva primo, ma per conoscere la società, la vita, le persone che vivono in altri paesi, non c’è niente di più utile di un libro, magari interessante, realistico, e perché no divertente.

Oggi vi parlerò di quattro autori molto letti, ben recensiti e amati in Germania, di cui due sono nostre conoscenze, ho già avuto modi di recensirli e intervistarli sul nostro blog: Sebastian Fitzek e Wulf Dorn, entrambi molto bravi, e due sono autori diciamo nuovi di cui vi consiglio di segnarvi i nomi: Wolfram Fleischhauer, che mi ispira parecchio, i cui libri in Italia sono pubblicati da Longanesi, TEA e Emons Edizioni; e Michael Tsokos di cui in Italia è da poco uscito Sfregiata, a gennaio, con Lastaria edizioni, libro tra l’altro che ho in lettura.

Inizio con questo articolo di presentazione, poi farò dei post dedicati a ogni singolo autore e infine recensirò i loro nuovi libri e se possibile li intervisterò.

Che ne pensate? È una bella idea? Siete mediamente curiosi? Se sì non avete che da mettervi comodi e iniziare a leggere.

Vi lascio la breve bio di ogni autore:

Wolfram Fleischhauer è nato nel 1961 a Karlsruhe. Ha studiato letteratura in Germania, poi ha viaggiato molto in Europa America e Oriente. Il suo lavoro di interprete lo ha portato per lunghi periodi a Bruxelles, ma ora vive a Berlino con la moglie e il figlio. Ha scritto dieci libri, tra romanzi storici e thriller, che sono tradotti in più di una dozzina di lingue. In italiano sono pubblicati da Longanesi Un enigma color porpora, La donna dalle mani di pioggia, Il libro che cambiò il mondo, L’ombra dell’ultima rosa. In Germania è imminente l’uscita del film tratto da Il bosco silenzioso.

Michael Tsokos è medico patologo forense e docente. Dal 2007 è direttore dell’Istituto Nazionale di Medicina Legale e Sociale a Berlino. È finora l’unico autore tedesco di cui i titoli, in particolare su spettacolari casi di medicina legale, sono tutti best seller pubblicati sia nelle collane di saggistica sia in quelle di narrativa.

Wulf Dorn è nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie vicino a Ulm, in Germania. In Italia Corbaccio ha pubblicato con grande successo «La psichiatra», che è diventato un bestseller grazie al passaparola dei lettori, «Il superstite», «Follia profonda», «Il mio cuore cattivo» e «Phobia».

Sebastian Fitzek è autore di una serie di romanzi (genericamente definibili psychothriller) di incredibile successo. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo.
Tra i titoli in edizione italiana ricordiamo Il ladro di anime (Elliot, 2009), Il bambino (Elliot, 2009), La terapia (Rizzoli, 2007 – Elliot, 2010), Schegge (Elliot, 2010), Il gioco degli occhi (Elliot, 2011), Il cacciatore di occhi (Einaudi, 2012), Il sonnambulo (Einaudi, 2013) e Noah (Einaudi, 2014).

Il sogno di Mary Shelley (Oligo editore, 2019) a cura di Viviana Filippini

10 giugno 2019

Il sognoMary Shelley la conosciamo non solo perché fu la moglie di Percy Shelley, la conosciamo perché fu l’autrice di Frankenstein. In realtà la scrittrice diede vita anche ad altri testi tra i quali, Il sogno, un racconto pubblicato da poco da Oligo, editore mantovano. La storia è una vicenda d’amore romantica nella quale protagonista è un coppia di innamorati alla prese con l’impossibilità di vivere al meglio la propria relazione d’amore. L’ambientazione è la Francia del XVI secolo dove Constance, giovane contessa, ama Gaspar, tanto è vero che i due vorrebbero sposarsi, ma c’è qualcosa che impedisce il tutto. I padri dei due innamoratati si sono uccisi a vicenda durante uno scontro, ed è questo drammatico evento che impedisce alla ragazza di unirsi in matrimonio all’amato. Costance vorrebbe coronare il suo desiderio coniugale, ma sposandosi con il figlio dell’uomo che ha ucciso suo padre, la ragazza è assalita da una serie di tormenti, di angosce e di paure che le impediscono di coronare il suo sogno d’amore. Nemmeno l’intervento del re Enrico IV riuscirà a farle cambiare idea. Poi Constance, tentata di prendere i voti nella speranza di trovare pace, decide di dormire sul giaciglio di Santa Caterina, uno spuntone di roccia sul fiume delle Loira. La protagonista si addormenta nel luogo dove si dice che la santa appaia in sogno a chi risposa e, non a caso, dopo aver preso sonno, Consntace comincia ad avere diverse visioni oniriche che la porteranno a capire quali saranno i sentimenti da seguire. Le atmosfere che caratterizzano Il sogno, uscito per la prima volta nel 1832 sulla rivista «The Keepsake» sono un miscuglio tra il gotico e il romantico, grazie al quale l’autrice mette su carta i sentimenti e i tormenti d’amore che assillano la giovane Constance. La protagonista vive davvero un tempesta emotiva, nel senso che, da un lato,  è attratta dal il suo amato Gaspar de Vaudemont, che la ama e non comprende ciò che porta la ragazza a prendere le distanze e a tentennare. Dall’altra parte si percepisce il dolore, il tormento e la paura di Constance di Villeneuve di fare uno sgarro al padre morto, perché l’amato Gaspar è figlio del nemico del padre della protagonista. La Shelley, nelle poche pagine che costituiscono Il sogno, riesce a condensare i tormenti di questa giovane donna e i sentimenti che la costringono a vivere in bilico costante tra l’amore per il giovane amato e quel legame affettivo ed embrionale che la lega al padre e che le impedisce di staccarsi dal suo passato. Poi il sogno rivelatore le indicherà la strada maestra da seguire. Il libro presenta una riproduzione di un’incisione di Michelangelo del XVI secolo, intitolata Il sogno. Traduzione di Cristiano Ferrarese.

Mary Shelley, nata Mary Wollstonecraft Godwin (Londra, 30 agosto 1797 – Londra, 1º febbraio 1851) è stata una scrittrice, saggista e biografa britannica. È nota per essere l’autrice del romanzo gotico Frankenstein (Frankenstein: or, The Modern Prometheus), pubblicato nel 1818, quando lei aveva 19 anni.  Tra le altre attività letterarie curò le edizioni delle poesie del marito Percy Bysshe Shelley, poeta romantico e filosofo. Rimasta vedova continuò la sua vita a Londra, con l’unico figlio rimastole. La Shelley morì nel febbraio del 1851. Era figlia della filosofa Mary Wollstonecraft, antesignana del femminismo, e del filosofo e politico William Godwin.

Source: richiesto all’editore. Grazie ad Anna Ardissone.

:: Il Meglio di Shanmei: Sette racconti Fantasy dell’Antica Cina e un Mystery Storico

15 aprile 2019

3Finalmente su carta esce oggi, unicamente su Amazon, la mia prima raccolta di racconti: Il Meglio di Shanmei: Sette racconti Fantasy dell’Antica Cina e un Mystery Storico.

7 racconti fantasy ambientati nell’Antica Cina: (Il Fermaglio di Giada, Gli Otto Sigilli della Fenice di Fuoco, Le Diecimila Lame della Vendetta, Mille Fiori Dorati sul Mare Tranquillo, Luna crescente Vento d’Estate, È tempo di partire, Làn Hua e il Brigante), e infine l’edizione italiana di Un gioco di pazienza, racconto in medias res della mia serie mystery coloniale, ambientata nella Cina di inizio Novecento.

Attualmente sto lavorando al primo romanzo Delitto a bordo del Giava in navigazione per la Cina e quello sì mi piacerebbe trovasse editore, serio, anche piccino ma specializzato in romanzi storici di qualità. Ho tempo, nessuna fretta, vaglierò le offerte, se ci saranno.

Vi lascio il link dove potete trovarlo: qui.

Buona lettura!

:: Gli 11 polar più letti dai francesi

23 marzo 2019

Curiosi di sapere quali sono i polar più venduti in Francia in questo inizio 2019?

Allora, l’Observatoire de la librairie, un collettivo di 200 membri legato al Sindacato dei librai francesi, ha monitorato le vendite in Francia di polar dal 1 gennaio al 28 febbraio. Ed ecco cosa ha scoperto:

Best polars 2019

Ecco la lista dei polar più letti:

Le saut de l’ange, de Lisa Gardner, LGF (trad. Floriane Vidal)
Selfies, de Jussi Adler-Olsen, LGF – (trad. Caroline Berg) Grand Prix policier des lectrices de Elle et Prix polar des lecteurs du Livre de Poche
Dans l’ombre du brasier, d’Hervé Le Corre, Rivages
Summer, de Monica Sabolo, LGF
Les disparus du phare, de Peter May, Actes Sud/ Babel noir (trad. Jean-René Dastugue)
L’outsider, de Stephen King, Albin Michel (trad. Jean Esch)
Le journal de ma disparition, de Camilla Grebe, LGF (trad. Anna Postel)
Le cercle des impunis, de Paul Merault, Fayard
Dans les angles morts, d’Elizabeth Brundage, LGF (trad. Cécile Arnaud)
À même la peau, de Lisa Gardner, Albin Michel (trad. Cécile Deniard)
Entre deux mondes, d’Olivier Norek, Pocket

Di questi 11 titoli ben 7 sono traduzioni.

Source: Actualittè

:: Mi manca il Novecento – Ennio Flaiano e la solitudine di un uomo contro a cura di Nicola Vacca

19 marzo 2019

ef«Io forse non ero di questa epoca, non sono di questa epoca, forse appartengo a un altro mondo; io mi sento più in armonia quando leggo Giovenale, Marziale, Catullo».

Così si descrive Ennio Flaiano nella pagine fina de La solitudine del satiro, il suo libro più personale e più intimo a cui aveva cominciato a lavorare pochi mesi prima della morte.
Tra il diario e il racconto Flaiano nelle pagine di questo libro parla della sua solitudine di scrittore satirico e polemico che al suo tempo non ha fatto sconti.
In queste pagine c’è il disincanto l’amarezza di un uomo e di un intellettuale che è stato sempre in disarmonia con la sua epoca e ne ha intercettato la crisi morale in un certo senso profetizzando nei costumi e non solo la decadenza che stiamo vivendo in questi giorni.
Flaiano inforca gli occhiali irreverenti dell’anticonformismo e scrive per mostrare la sua indignazione nei confronti delle convenzioni del proprio tempo. Quando intinge la penna nel veleno delle sue considerazioni, Flaiano è consapevole che la scrittura sarà una compagna scomoda di solitudine. La sua frequentazione non gli servirà a cercare alcuna forma di compromesso con la società in cui vive.
Nella prima parte (Fogli di Via Veneto) racconta la Roma della Dolce vita, di cui lui è stato protagonista insieme a Fellini, gli anni de Il Mondo di Pannunzio e quella società sguaiata che esprimeva la sua fredda voglia di vivere più esibendosi che godendo la vita. Via Veneto effimera e frivola invasa dai paparazzi ma anche Via Veneto dove il grande poeta Cardarelli si sedeva ogni mattina nell’unica poltrona della libreria Rossetti e intralcia non poco il commento con le sue battute cupe e più ancora con i cupi silenzi, che mettono a disagio i clienti.
Ma nei racconti di Taccuini d’occasione (la seconda parte del libro) viene fuori Flaiano pensatore moralista e scrittore dall’intuito profetico. Il suo stile essenziale, breve e incisivo, ricorda molto la tradizione inaugurata dai moralisti della seconda metà del XVII secolo: La Rochefoucauld, Pascal, Montaigne.Il moralista si caratterizza non come artefice di un sistema o portavoce di una dottrina generale, bensì come anatomista dell’interiorità e osservatore dei costumi. Spesso è tramite gli spostamenti del punto di vista della scrittura, più che in virtù di una cultura etica soggiacente, che il moralista interviene nell’analisi lasciandovi la sua inconfondibile impronta stilistica. Il moralista non è un teologo, né un metafisico. Egli si occupa semplicemente della natura umana.
Qui si trovano le stilettate e le invettive dello scrittore che non si nasconde e castiga senza riserva alcuna il suo tempo, mostrando di viverlo e attraversarlo con tutta la sensibilità di un disagio che lo condurrà a una solitudine senza via di scampo.

«Ecco come io mi immagino l’inferno. – mi diceva R. – Un luogo dove i peccatori ripetono di continuo e per sempre le azioni che predilessero e che hanno determinato la loro condanna. Esempio: il lussurioso proverà tutti gli orrori e i disgusti degli accoppiamenti, il violento ripeterà instancabilmente le sue violenze, ma senza esito, il goloso dovrà divorarsi repugnanti montagne di cibo e il suo stesso vomito, il traditore continuerà a tradire, sempre, persino se stesso, l’iroso. “Basta, gli dico, tu stai descrivendo la vita”».

La noia per il satiro Flaiano è verità allo stato puro e lui come noi tutti sa di essere un passeggero senza bagagli, che nasce e muore da solo.
Così è stato. Per fortuna ci restano le pagine he Flaiano ha scritto e in cui è riuscito a essere con coraggio e davvero anticonformista fino in fondo in un Paese in cui le anime belle e i benpensanti amavano rincorrere in maniera servile il potente di turno, preoccupandosi di non scendere mai dalla giostra restando allo stesso tempo concavi, convessi e allineati.

:: E per San Valentino le 5 storie d’amore più belle della letteratura (non tutte a lieto fine)

14 febbraio 2019

AnnaQual è il vero peccato di Anna, quello che non si può perdonare e che la fa consegnare alla vendetta divina? È la sua prorompente vitalità, che cogliamo in lei fin dal primo momento, da quando è appena scesa dal treno di Pietroburgo, il suo bisogno d’amore, che è anche inevitabilmente repressa sensualità; è questo il suo vero, imperdonabile peccato. Una scoperta allusione alla sotterranea presenza nel suo inconscio della propria colpevolezza è il sogno, minaccioso come un incubo che ritorna spesso nel sonno o nelle veglie angosciose, del vecchio contadino che rovista in un sacco borbottando, con l’erre moscia, certe sconnesse parole in francese: Il faut le battre le fer, le broyer, le pétrir […]. Il ferro che il vecchio contadino vuole battere, frantumare, lavorare, cioè distruggere, è la stessa vitalità, il desiderio sessuale, l’amore colpevole e scandaloso di Anna; e così essa lo sente e lo intende come la colpa che la condanna. Ed è l’immagine minacciosa di quel brutale contadino, conservatasi indelebilmente nella sua memoria, che le riappare davanti e la terrorizza alla vista di quell’altro vecchio contadino, un qualsiasi frenatore, che passa sul marciapiede sotto il suo finestrino curvandosi a controllare qualcosa; ed è quel vecchio a farle improvvisamente comprendere cosa deve fare: distruggere quella vitalità, e cioè distruggere se stessa per espiare la sua colpa.” (Dalla Postfazione di Gianlorenzo Pacini)

Cime tempestoseUn romanzo in cui domina la violenza sugli uomini, sugli animali, sulle cose, scandito da scatti di crudeltà sia fisica sia, soprattutto, morale. Un romanzo brutale e rozzo – sono gli aggettivi utilizzati dalla critica dell’epoca – che scuoteva gli animi per la sua potenza e la sua tetraggine e che narra il consumarsi di un’inesorabile (sino a un certo punto) vendetta portata avanti con fredda meticolosità dal disumano Heathcliff. ‘Cime tempestose’ è un romanzo selvaggio, originale, possente, si leggeva in una recensione della ‘North American Review’, apparsa nel dicembre del 1848, e se la riuscita di un romanzo dovesse essere misurata unicamente sulla sua capacità evocativa, allora “Wuthering Heights” può essere considerata una delle migliori opere mai scritte in inglese. Tomasi di Lampedusa esprimeva il suo entusiastico e ammirato giudizio su Cime tempestose: ‘Un romanzo come non ne sono mai stati scritti prima, come non saranno mai più scritti dopo. Lo si è voluto paragonare a Re Lear. Ma, veramente, non a Shakespeare fa pensare Emily, ma a Freud; un Freud che alla propria spregiudicatezza e al proprio tragico disinganno unisse le più alte, le più pure doti artistiche. Si tratta di una fosca vicenda di odi, di sadismo e di represse passioni, narrate con uno stile teso e corrusco spirante, fra i tragici fatti, una selvaggia purezza.” (Dall’introduzione di Frédéric Ieva).

ElizabethCon questo capolavoro di psicologia (ipocrisie, crudeltà sottilissime, dialoghi bifidi e dichiarazioni di amore mutevole o eterno), Jane Austen reinventa letteralmente nel 1813 il romanzo inglese, componendo un capolavoro che diviene immediatamente e per sempre un archetipo della letteratura al femminile. È una girandola di complotti sentimentali, di virtù e vizi pubblicamente e privatamente esposti quella che il gentiluomo Charles Bingley agita con il suo arrivo a Hertfordshire, fulminea- mente diventando l’oggetto del desiderio di tutte e di tutti, e innamorandosi di Jane. Tra- vaglio del sentimento che produce grande letteratura: Jane Austen è a tutt’oggi un mito insuperato nel trasformare, con un romanzo che suscita qualunque passione, i cuori di pietra in cuori di carne.

JaneScritto in forma autobiografica, in cui la protagonista si rivolge direttamente al lettore, il romanzo narra la storia di Jane Eyre, un’orfana dal carattere forte e dall’intelligenza vivida, che diventa istitutrice nella sfarzosa dimora posseduta dalla famiglia Rochester. Qui incontra il misterioso Mr Rochester, che si innamora della giovane. Tra i due il sentimento è corrisposto, tanto da indurli a progettare il loro matrimonio. Ma un terribile segreto è celato nella casa di Thornfield Hall: nella soffitta è segregata Bertha Mason, una donna ormai fuori di senno, sposata però proprio con Mr Rochester. La notizia scuote nel profondo Jane che decide così di fuggire via, riparando presso la casa di un ecclesiastico, St. John Rivers, il quale a un certo punto le offre di sposarlo e di andare insieme in India. Ma Jane, saputo che Rochester aveva perso la vista nel disperato tentativo di salvare la moglie da un incendio da lei appiccato nella casa di Thornfield Hall, ritorna da lui e lo sposa, coronando così il loro sogno d’amore.

Romeo e GiuliettaUn amore impossibile, due nobili famiglie in guerra, una città insanguinata da un antico odio: il dramma più struggente, più romantico e più famoso di tutta la letteratura. Una notte il giovane Romeo Montecchi si introduce mascherato a un ballo nel palazzo dei Capuleti e lì vede per la prima volta Giulietta, la bellissima figlia del suo nemico. I due si innamorano perdutamente e mentre la faida tra le ricche famiglie veronesi si fa sempre più cruenta, Romeo e Giulietta si troveranno a lottare con ogni mezzo per il loro amore. L’intramontabile tragedia di Shakespeare continua a far sognare e a commuovere.

:: Mi manca il Novecento – La rabbia, l’onestà e l’anarchia di Luciano Bianciardi a cura di Nicola Vacca

4 febbraio 2019

luciano bianciardi

Luciano Bianciardi ha attraversato il mondo culturale italiano del secondo Novecento con rabbia, intelligenza, onestà intellettuale. Tre caratteristiche che hanno fatto di lui uno scrittore libero che non è mai sceso a compromessi con il mondo editoriale che lo ha accolto e poi lo ha respinto.
Di Luciano Bianciardi si può dire che ha attraversato il potere culturale senza mai esserne sedotto.
La sua Trilogia della rabbia ancora oggi rappresenta l’atto d’accusa alla nevrosi quotidiana del mondo editoriale schiacciato dai suoi stessi giochi di potere e dalle compromissioni con scelte che nulla hanno a che fare con la letteratura e la cultura.
Il lavoro culturale, L’integrazione e La vita agra, i tre romanzi che compongono il mosaico di Bianciardi, oggi più di ieri fotografano la decadenza del mondo editoriale troppo occupato a giocare con il clientelismo del marketing e del marchettificio.
Dai tempi di Bianciardi la situazione è peggiorata, eppur di molto.
Ne La vita agra si legge: «La verità è che le case editrici sono piene di fannulloni frenetici: gente che non combina una madonna dalla mattina alla sera ma che dà l’impressione – fallace – di star lavorando. Si beccano persino l’esaurimento nervoso».
L’ironia corrosiva e anarchica di Bianciardi è davvero profetica.
Uomo libero e scrittore determinato, come Pasolini aveva intuito la deriva trent’anni di anticipo.
Non rinunciò mai alle sue idee e nel suo lavoro intellettuale scelse sempre il richiamo della coscienza lasciando ai posteri un’autentica lezione morale: non barattare mai la propria arte con i compromessi, non svendere mai la dignità, non tradire la scrittura e la vita, che poi sono la stessa cosa, per farsi addomesticare da un sistema che vuole solo comparse e non menti pensanti.
Bianciardi con onestà intellettuale e coraggio ha raccontato i deteriorarsi della del suo tempo tra i progetti infondati di rivoluzione culturale del dopoguerra e le ugualmente infondate convinzioni del benessere economico.
Oreste Del buono così scrisse di lui: «Luciano è stato uno dei pochi arrabbiati italiani sinceri. Arrabbiati per che cosa? Via non siamo ingenui. Non c’è che l’imbarazzo della scelta».
Bianciardi non ha mai rinunciato ad aprire il fuoco, anche se la conseguenza fatale della sua vita agra e anarchica è stata l’autodistruzione attraverso l’alcol, che lo porterà alla morte, il 14 novembre 1971.
Anche se in letteratura non sempre il tempo è galantuomo, le parole e le amare riflessioni di Luciano Bianciardi leggendole oggi sono attualissime e profetiche. Il mondo editoriale, e non solo quello, che lui ha corrosivamente dipinto è qui in mezzo a noi con tutte le sue brutture.

“Vampiri”. Bram Stoker, Joseph Sheridan Le Fanu, John W. Polidori (ed Skira, 2018) A cura di Viviana Filippini

3 febbraio 2019

“Vampiri” è il volume totally black con eleganti scritte dorate, edito da Skira per la collana Gotica, nel quale sono raccolte tre storie di vampiri: “Dracula” di Bram Stoker, “Carmilla” di Joseph Sheridan Le Fanu e “Il vampiro” di John W. Polidori. VampiriLe tre opere letterarie sono le prime ad essersi occupate della misteriosa figura del vampiro succhia sangue. “Dracula” di Bram Stoker, uscito nel 1897 e ispirato alla figura del conte Vlad III principe di Valacchia, apre la raccolta e trascina il lettore in un mondo cupo, tetro, nel quale il male incarnato dal Conte si manifesta in Transilvania e anche in Inghilterra. Accanto ad esso ci sono due racconti che lo hanno preceduto e che evidenziano come l’interesse per la misteriosa figura del vampiro fosse già presente prima del lavoro di Stoker. Abbiamo l’horror “Carmilla” di Le Fanu, un racconto ambientato in Stiria e pubblicato nel 1872. Qui il vampiro è una donna, o meglio ha le sembianze di una ragazza dalla salute un po’ cagionevole che viene ospitata della giovane Laura. Tra le due nasce subito una profonda amicizia, anche se, Laura a volte non comprende l’affetto un po’ troppo espansivo che Carmilla ha per lei. Inoltre Carmilla, che ama svegliarsi tardi e prova ribrezzo per i canti religiosi assomiglia molto, forse troppo, ad un vecchio ritratto di Mircalla, contessa di Karnstein, vissuta duecento anni prima e signora di quella terra. Poi una strana malattia che colpisce Laura e le improvvise sparizioni notturne di Carmilla mettono in evidenza che forse qualcuno, dentro alla pagine del racconto, non è chi vuole far credere di essere. Il terzo racconto presente nel tomo di Skira è “Il vampiro” di Polidori, uscito in Inghilterra nel 1819 e primo racconto della letteratura moderna con protagonista l’omonima creatura leggendaria. In esso Aubrey, giovanotto inglese, incrocia il suo destino con quello di Lord Ruthven, un individuo del quale si sa poco o nulla, ma che sta avendo grande successo nella società di Londra. Aubrey incontra Lord Ruthven e lo segue a Roma, poi l’agire del Lord spinge il ragazzo ad andarsene altrove: in Grecia. Qui Aubrey incontra Ianthe, se ne innamora e lei gli racconta la storia del vampiro e poco dopo viene ritrovata cadavere. Dentro le pagine della storia si susseguono strane morti, sparizioni di personaggi che sembrano deceduti, ma non lo sono e verità agghiaccianti che lasceranno senza parole – e qualcuno altro senza sangue- i protagonisti e il lettore. Le tre vicende sono un misto tra fantasia e horror ma, allo stesso tempo, i tre scritti evidenziano temi ancora attuali oggi come il fascino per il mistero, l’attrazione e la repulsione per ciò che è sconosciuto, la paura del diverso e della morte, e anche una buona dose di manipolazione psicologica che si scatena nei personaggi non sempre consci delle proprie azioni. Il libro “Vampiri” è una riscoperta di alcuni classici della letteratura horror e delle paure che tormentano da sempre gli esseri umani, corredato anche da un’interessante appendice con una serie di immagini del passato con protagonista la misteriosa ed enigmatica figura del vampiro. Traduzioni di Remo Fedi, Andrea Montemagni, Attilio Brizzi e Angelo Randazzo.

Abraham Stoker, detto Bram (1847–1912), è stato uno scrittore irlandese, divenuto celebre come autore di Dracula, uno fra i più conosciuti romanzi gotici del terrore. Autore di “Dracula”.

Joseph Sheridan Le Fanu (1814–1873) è stato uno scrittore irlandese, ricordato soprattutto per le sue storie di fantasmi e di paranormale. Autore di “Carmilla”.

John William Polidori (1795 –1821) è stato uno scrittore e medico britannico. Autore di “Il vampiro”.

Source: inviato dall’editore, grazie a Letizia Castiello dell’ufficio stampa.

:: In uscita Sérotonine di Michel Houellebecq

3 gennaio 2019

Houellebecq«Odiavo Parigi, quella città ammorbata da borghesi ecoresponsabili mi ripugnava, può darsi che fossi un borghese anch’io ma non ero ecoresponsabile, andavo in giro con un 4×4 diesel — forse non avevo combinato granché di buono nella vita ma almeno avrei contribuito a distruggere il pianeta — e sabotavo sistematicamente il programma di raccolta differenziata varato dall’amministratore del palazzo buttando l’umido nel recipiente per il vetro e le bottiglie vuote nel cassonetto riservato alla carta e agli imballaggi».

C’è grande attesa per l’uscita domani in Francia dell’ultimo romanzo di Michel Houellebecq, dal titolo Serotonina (Sérotonine, il titolo in originale), uscirà in Italia il 10 di gennaio per la Nave di Teseo, tradotto da Vincenzo Vega.
Come per tutte le opere di questo controverso autore, cantore della contemporaneità (ne ha fatto un’arte di presentare sempre le sue opere nel momento in cui le cose accadono, Sottomissione, uscì la mattina stessa dell’attentato dei terroristi islamici a «Charlie Hebdo» il 7 gennaio 2015) l’intellighenzia italiana è già schierata: c’è chi lo ama incondizionatamente e chi lo stronca senza manco averlo letto, Brullo su Pangea.
Al netto delle polemiche però sicuramente Houellebecq sa attirare i riflettori su di sé, facendo affermazioni non esattamente convenzionali, o prive di ricadute, fuori e dentro i suoi libri. Insomma è legittimo amarlo come odiarlo, e sembra che questi due sentimenti sappia attirarli in egual misura.
Ma veniamo al blindatissimo libro in uscita. Ancora poche ore e il mistero sarà svelato, e sapremo se le sue dote di veggente (sembra che abbia previsto la rivolta dei gilet gialli, le loro origini e anche alcune derive) sono confermate.
Se non volete aspettare e volete un’ anticipazione, Stefano Montefiori l’ha letto in anteprima per il Corriere.

:: Jasmin Tè verde e Nel territorio del diavolo di Flannery O’Connor

2 gennaio 2019

20190102_143945 - Copia

Nuovo anno, vecchie tradizioni. Sempre della collezione dei tè verdi di PETER’S TeaHouse oggi ho degustato il loro Jasmin Tè, un delicato tè con il caratteristico profumo dei fiori di gelsomino. Un spicchio di estate in questo inverno non freddissimo (anzi nel mio giardino ci sono già gemme e primi getti). Ottimo senza zucchero, (io lo preferisco) anche pasteggiando. Mi ricorda Parigi e il mio ristorante cinese preferito a Belville. E’ un tè chiaro, sulle sfumature del giallo, corposo, leggermente aspro, facilita la digestione e come tutti i tè verdi e drenante, antiossidante e depurativo.

La preparazione è semplice:

  • 1 cucchiaino di tè
  • 80 ° la temperatura dell’acqua (è un tè più delicato quindi fate attenzione a non bruciarlo con l’acqua in piena bollitura, aspettate un minuto, se non avete il termometro per l’acqua)
  • 2 o 3 minuti di infusione

Consiglio goloso:

Jasmin Tè lo consiglio con tartine salate, formaggio e speck.

E ora veniamo al mio consiglio di lettura:

Jasmin Tè è perfetto leggendo Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere, di Flannery O’Connor. Tanti brevi saggi sul mestiere di scrivere di una delle più incredibili autrici americane di racconti. Stile caustico, pungente, non scontato. Da rileggere spesso.

E un ultimo consiglio, non abbiate fretta, sorseggiate il tè lentamente in compagnia di felici pensieri.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.

Source libro: Acquisto personale.

:: What book are you reading at the moment? – Cosa leggono gli scrittori a Capodanno

31 dicembre 2018

James-Joyce

Dunque spero di aver definitivamente sfatato la diceria che chi scrive non legge, anzi chi scrive legge moltissimo e per giunta libri interessanti. Nella precedente edizione di What book are you reading at the moment? che vi consiglio di recuperare, avevo chiesto ad alcuni scrittori cosa stessero leggendo. L’ho rifatto e queste sono le loro risposte. Le posto in puro ordine di ricevimento. Bene buona lettura e Buon Anno!

Nicola Vacca: Racconti parigini a cura di Corrado Augias Einaudi, Fabio Stassi Con in bocca il sapore del mondo Minimum fax.

Lucia Patrizi: The Devil and the Deep: Horror Stories of the Sea (English Edition) di Ellen Datlow.

Davide Mana: Sto leggendo “Night over the Solomons“, una collezione di racconti d’avventura di Louis L’Amour, e “The Roman Empire and the Silk Routes“, un saggio storico di Raoul McLaughlin sui rapporti diplomatici, commerciali e culturali fra l’Impero Romano e l’Impero Cinese.

Eva Clesis: Sto leggendo i Diari Segreti di Wittgenstein.

Elena Bibolotti: Tutti i racconti di Katherine Mansfield (1888-1923) Nuova Zelanda/ Francia. Mondadori, a cura di Franca Cavagnoli che ci regala una bellissima introduzione. Una scrittura originalissima e moderna, quella di Mansfield anche nella struttura del racconto, per lo più incursioni senza preavviso nelle esistenze dei personaggi, brevi ritratti, descrizioni giustamente sovrabbondanti della natura neozelandese a propria volta ricchissima di piante e fiori straordinari. Un incontro fortunato dovuto a un’altra lettura, ossia La Corsara di Sandra Petrignani, dove la Mansfield è caldamente raccomandata da Natalia Ginzburg che ne parla come di una lettura imprescindibile, assieme a Cechov, per chiunque voglia misurarsi con la scrittura di racconti.

Kara Lafayette: Adesso La faccia che deve morire di Ramsey Campbel.

Roberto Saporito: Arcadia” di Lauren Groff (Codice Edizioni).

Danila Comastri Montanari: Saggistica.

Elisa Elisele Guidelli: solo saggi di storia antica, ma ho letto anche STILICHO L’ULTIMO GENERALE, non male, romanzo storico di quelli belli pregni.

Paola Ronco: In questo preciso istante sto divorando Il morso della reclusa della Vargas. È fantastico.

Barbara Baraldi: Sto leggendo la trilogia di Grouse County di Tom Drury.
Sono a metà del secondo.

Matteo Di Giulio: Sechs Koffer di Maxim Biller. Un romanzo in tedesco.

Germano Hell Greco: Devo iniziare Una stanza piena di gente.

Lorenzo Mazzoni: L’ultima Londra Iain Sinclair.

Lucia Guglielminetti: The outsider di Stephen King.

Fabrizio Borgio: Ho appena iniziato Il Soccombente di Thomas Bernhard.

Francesca Battistella: Allora, nelle ultime due settimane ho letto La vergogna di Annie Ernaux, Luna di miele di Giorgio Scerbanenco – sconvolgente nella sua modernità e profondità psicologica – , Ninfee nere di Michel Bussi – non lo conoscevo e questo mi è piaciuto parecchio – Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tutti – chapeau! – e ho iniziato Mato Grosso di Ian Manook, un filo eccessivo in dialoghi e descrizioni, ma interessante. Vedremo il seguito.

Laura Costantini: Sara al tramonto di Maurizio De Giovanni, Negli occhi di Timea di Luca Poldelmengo, E Il buio addosso di Rebecca Panei. Ho appena finito Le visionarie. Raccolta di autrici del fantastico e fantascienza.

Giorgio Ballario: In questi giorni sto leggendo “La paura nell’anima” di Valerio Varesi; ho appena finito un romanzo storico-noir sulla guerra civile spagnola, “Perros que duermen” di Juan Madrid; ho in previsione la lettura di due regali natalizi: “La lupa” di Piernicola Silvis e “L’ultima carta è la morte” di Perez Reverte. E anche “Luna di miele” di Scerbanenco (fra le letture imminenti).

Stefano Di Marino: Le sang di bourreau di Danielle Thiery.

Rocco Ballacchino: Sto leggendo POLVERE di Enrico Pandiani.

Davide Schito: Furland di Tullio Avoledo.

Veronica Tomassini: La sostanza di Nino Marino, vecchissima edizione Rizzoli.

Giancarlo Vitagliano: Appena finiti Erri De Luca Il giro dell’oca, bello e ben scritto (anche se non proprio del mio genere).

Raffaella Ferrari: Sto leggendo “Non è stagione” di Manzini. Amo i gialli, leggerli, oltre che scriverli.

Giusy De Nicolo: Il tribunale delle anime di Donato Carrisi.

Loredana Lipperini: L’assassinio del commendatore di Murakami, perché sono in ritardo, Chilografia di Domitilla Pirro, ho finito Lucia Berlin, Sera in paradiso, bellissimo.

Luca Poldelmengo: Ho finito oggi L’uomo esterno di Altieri.

Nicola Lagioia: In questo preciso momento, per l’ennesima volta, “Aurore d’autunno” di Wallace Stevens. Fino a qualche settimana fa, ancora una volta, “Conversazione ne la Catedral” di Mario Vargas Llosa. Momento di riletture. Lettura interessantissima di quest’anno (andiamo sulle cose più recenti) “Superintelligenza” di Nick Bostrom.

Alessandro Zannoni: Gillyan Flynn, Shirley Jackson, Luigi Bernardi.

Claudio Marinaccio:  adesso sto leggendo “Tutti i racconti” di Flannery O’Connor. Bellissimi.

Fabio Novel: La bellezza di Aliya Whiteley. Shan di Eric Van Lustbader. Di China Mieville: Perdido Street station. Su Kobo Zappa e Spada, e mi appresto a iniziare di Wu Ming Proletkult a cui darò priorità, visto che è un regalo di Natale di mio figlio.

Giulia Ciarapica: io sto leggendo “Abbiamo sempre vissuto nel castello” di Shirley Jackson.

Gilda Policastro: Jean Santeuil di Marcel Proust.

Franco Limardi: Jim Thompson “Un uomo da niente”.

Stefania Auci: Sto centellinando la saga dei Cazalet e la alterno con quella di BlackFriars di Virginia de Winter, che in verità è una rilettura.

Giuseppe Merico: 22/11/`63 di Stephen King.

Nicola Manuppelli: L’autobiografia di Michelle Obama “Becoming“, “Il cervello di Alberto Sordi” di Tatti Sanguinetti, rileggendo “L’amico americano” di Patricia Highsmith e in audio book il primo Harry Potter letto da Pannolino.

Piersandro Pallavicini: Jonathan Coe, Middle England, ho il libro in mano in questo momento!

Wlodek Goldkorn: Rileggo Philip Roth.

Patrizia Debicke: Appena finito Mukherjee. Bello! E Frascella divertente.

Giordano Tedoldi: Sto rileggendo un capolavoro della letteratura americana del Novecento, credo però inedito in Italia (lo sto leggendo in americano): “Narrow rooms” di James Purdy. L’avevo già letto molti anni fa ma poiché l’editore americano che lo ripubblica mi ha chiesto di scrivere un’introduzione, lo sto rileggendo, e lo sto trovando addirittura migliore di come lo ricordavo. Un romanzo implacabile e profondissimo che ricorda una tragedia di Eschilo.

Remo Bassini: Notti e nebbie, Carlo Castellaneta, Interlinea finito questo ho tre letture-riletture: I promessi sposi, Tarass Bulba, I ragazzi della via Paal. Sarà come leggerli la prima volta (anche se conosco la trama).

Alessandro Bastasi: Lo straniero di Camus.

Helena Janeczek: I Promessi sposi.

Mirko Zilahi de Gyurgyokai: Calvino, Gli amori impossibili. E l’ultimo di King.

Alessio Filisdeo: Al momento sto leggendo “Buona apocalisse a tutti!” di Neil Gaiman e Terry Pratchett.

Maurizio de Giovanni: Saggistica sul linguaggio non verbale. Per Sara.

Diego Di Dio: Formicae di Piernicola Silvis.

Patrizia Calamia: Una donna di troppo di Enrico Pandiani e Kingdom of Ash di Sarah Maas (si, lo ammetto: in genere leggo due libri contemporaneamente).

Martino Sgobba: Addio fantasmi di Nadia Terranova.

Monica Bartolini: Non ci crederai ma sto leggendo alcuni racconti di Sherlock Holmes (quindi Conan Doyle, Three stories of detection) in lingua originale! È un pò come “sciacquare la lingua” nel Tamigi! Atmosfera, suspance, deduzioni, la totale assenza di mezzi scientifici, insomma l’abc del giallo classico dopo aver scritto una recensione tanto tecnica sul libro AMNESIE, dalla strage di Erba al delitto di Cogne.

Marilù Oliva: Sto rileggendo Le nozze di Cadmo e Armonia, perché è uno dei miei libri preferiti e ogni tanto sento il bisogno di rileggerlo.

Antonio Paolacci: The Outsider, di Stephen King.

Enrico Pandiani: L’unica storia, di Barnes, Proletkult, di Wu Ming, Tra due mondi, di Olivier Norek e Inviata speciale di Jean Echenoz.

Enrico Remmert: Thom Jones – Sonny Liston era mio amico.

Cristiana Astori: Sto leggendo In fondo è una palude di Seba Pezzani su Joe Lansdale.

Paola Rambaldi: Léo Malet – Nestor Burma e il mostro. Non avevo mai letto niente di suo, lo conoscevo solo di nome. Mi piace. Sul retro di copertina qualcuno ha scritto “Meglio di Simenon”. Malet mi piace, ma Simenon continua a piacermi di più.

Luigi Romolo Carrino: Cristiano Galbiati, Le entità oscure, Feltrinelli.

Giuseppe Culicchia: Filippo Ceccarelli, Invano.

Igiaba Scego: Il fucile da caccia di Inoue Yasushi – Adelphi Edizioni, l’ho finito ieri.