Archive for the ‘Curiosità letterarie’ Category

The Passenger, il nuovo progetto Iperborea per gli esploratori del mondo e per chi vuole conoscere altri Paesi. A cura di Viviana Filippini

10 giugno 2018

passengerApproderà in libreria da Mecoledì 13 giugno The Passenger, il nuovo progetto editoriale messo in campo dalla casa editrice Iperborea.Il tutto è una raccolta di reportage letterari e saggi narrativi che si impegnano a narrare la vita contemporanea di un paese e dei suoi abitanti. Tra le pagine si troveranno tante storie diverse e voci per conoscere, comprendere, approfondire e, perché no, lasciarsi ispirare dalle realtà che verranno indagate. La rivista sarà ancora più coinvolgente grazie alla presenza di rubriche, box esplicativi, cartine, infografiche, illustrazioni originali e «consigli d’autore». E non è tutto, perché ogni numero accoglie un progetto fotografico originale curato da un fotografo internazionale andato nel paese protagonista della rivista per documentare le storie più significative. Il primo volume avrà per protagonista l’Islanda. In esso ci saranno testi di  Hallgrímur Helgason sbalordito da strani individui, o meglio alieni, vestiti da trekking che hanno invaso la sua città; il premio Nobel Halldór Laxness allarmato, già nel 1970, dalla devastazione delle più remote valli del paese per lo sfruttamento delle risorse naturali; Jón Kalman Stefánsson che consiglia cosa leggere, guardare e ascoltare; Silvia Cosimini si concentra sul pericolo di estinzione di una lingua millenaria; il critico e musicista Atli Bollason analizza come i suoi colleghi abbiano cavalcato la moda del «borealismo», e molto altro. Turismo, politica, tradizione, religione, commercio (si analizza il rapporto sempre più stretto con la Cina), musica (c’è la storia di un sindaco con un passato da punk e di cosa ha fatto per scacciare la crisi), ambiente, energia, cultura e tanto altro, permetteranno ai lettori di scoprire altri aspetti insoliti dell’Islanda oltre a quelli già noti. Dopo la lettura di The Passenger-Islanda, ci si accorgerà che l’Islanda, nota ai più come la terra dei vichinghi e delle saghe, della natura incontaminata, delle canzoni di Björk, degli elfi, delle piscine geotermiche e delle foto dei ghiacciai sulle bacheche degli amici in vacanza, è un piccolo mondo composto da una miriade di sfaccettature.

I prossimi numeri di Passenger saranno dedicati all’Olanda, il Giappone, la Norvegia e molti altri.

FOTOGRAFIE: Elena Chernyshova (Agenzia Prospekt)

AUTORI: Atli Bollason, Egill Bjarnason, Silke Bigalke, Silvia Cosimini, Arthur Guschin, Hallgrímur Helgason, Halldór Laxness, Andri Snær Magnason, Leonardo Piccione, Edward Posnett, Constantin Seibt, Jón Kalman Stefánsson, Donovan Webster.

COLLABORATORI: Egill Bjarnason, Ester Borgese, Silvia Cosimini, Halldór Guðmundsson, Paolo Lodigiani, Leonardo Piccione, Antonio De Sortis, Alessandro Storti, Guðrún Vilmundardóttir.

Source: inviato dall’editore.

La straordinaria storia di Francesca Sanna Sulis. Donna di Sardegna, Ada Lai (Palabanda editore 2017) A cura di Viviana Filippini

29 maggio 2018

downloadIn La straordinaria storia di Francesca Sanna Sulis. Donna di Sardegna, Ada Lai veste i panni di questa donna imprenditrice e stilista vissuta in Sardegna tra il 1716 e il 1810. La narrazione del libro, edito da Palabanda, prende il via da Muravera, dove la Sulis nacque, per seguire tutto il suo cammino esistenziale. La trama e è molto interessante, poiché non solo ci racconta la storia di una donna intraprendente, che si pose come una delle prime imprenditrici in un mondo dominato principalmente da uomini. Il romanzo di Ada Lai mette per iscritto la storia di una  di  donna, tramandatasi nei secoli grazie ai racconti orali delle donne di Muravera e a quelle di Quartucciu, dove la Sulis diede vita alla sua attività imprenditoriale. La Sulis fu fortunata nella sua vita, perché trovò un marito che non solo la amò sempre, ma che la sostenne in ogni sua iniziativa e attività. Il consorte in questione era personalità molto nota per la Sardegna di quel periodo, era il giureconsulto Pietro Sanna Lecca che diede vita agli “Editti e Pregoni”, voluti dal Re Carlo Emanuele III. Questi testi raccoglievano tutte le leggi e le Ordinanze emanate per l’isola di Sardegna tra il 1720 e il 1774. Appena sposata la coppia si trasferì a Cagliari (1735), dove la Sulis diede vita ad una fervente attività imprenditoriale che si diffuse in diversi ambiti, da quello culturale e sociale, fino a quello agricolo, tessile e della moda. Infatti Francesca Sanna Sulis introdusse la produzione e lavorazione di seta, lino e lana, permettendo alle donne sarde di emanciparsi cominciando a lavorare in questo settore. La seta prodotta nei laboratori di Quartucciu, come testimoniano i ricordi e le cronache dell’epoca, era tra le migliori al mondo, perché Francesca Sanna e le sue lavoratrici agivano con passione e dedizione per ottenere prodotti di qualità. E non si limitò a questo, infatti la Sulis diede il via al lavoro domiciliare e avviò delle vere e proprio scuole di formazione professionale per insegnare come si faceva la filatura. Accanto alla formazione lavorativa degli adulti, l’imprenditrice, per la quale l’istruzione era valore fondamentale per ogni essere umano, fece aprire anche le scuole basse, ossia istituti dove i figli della popolazione più povera potevano imparare a leggere e scrivere. La Sulis ebbe tre figli, ma nessuno seguì la sua strada nell’imprenditoria della moda. Due presero i voti religiosi e uno divenne avvocato e commercialista. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1810, quella ventata di progresso e innovazione del ruolo femminile che la Sulis aveva cominciato a radicare nella società sarda subì, purtroppo, una forte battuta d’arresto e, in generale, la donna della Sardegna perse quello slancio di cambiamento che era cominciato con l’imprenditrice di Muravera. Certo è che La straordinaria storia di Francesca Sanna Sulis. Donna di Sardegna di Ada Lai è un’importante testimonianza di una figura femminile che con grande intraprendenza e intelligenza si impose come uno dei primi esempi di imprenditoria, collaborazione e tentativo di emancipazione dell’universo femminile capaci di essere, allo stesso tempo, casalingo e imprenditoriale.

Ada Lai (Oristano 1950) ha conseguito la laurea in Scienze Politiche e un Master alla Sorbona. Dopo aver lavorato per 17 anni all’Università di Cagliari è stata Dirigente del Comune di Cagliari, dove ha diretto tutti i servizi al Cittadino. È stata Direttrice Generale del Turismo regionale e Capo Gabinetto del Governatore della Sardegna. Ha fondato il Movimento “A.Cagliari”, per dar voce alle donne ed ai giovani sui problemi della città. Fa parte delle direttivo Parco Letterario Francesca Sanna Sulis. Ora, in pensione, si gode i due nipotini e si dedica alla scrittura.

Source: inviato dall’editore.

:: Leggere rende migliori?

29 dicembre 2017

reading

Leggere rende persone migliori? Cittadini migliori? Persone più consapevoli delle proprie scelte, più libere, più indipendenti, più difficilmente manipolabili? Dall’ uscita dei dati ISTAT sull’ennesimo calo di lettori in Italia questa è la domanda che maggiormente si sente fare. E voi cosa ne pensate? E’ giusto colpevolizzare chi non legge facendolo sentire una persona a cui manca qualcosa? La lettura indubbiamente ha molti lati positivi: aumenta il numero di vocaboli usati, tiene in esercizio il cervello, allarga gli orizzonti. Ma tutti capiscono sempre quello che leggono? Più si legge e più si combatte l’analfabetismo funzionale? O leggere come scrivere e anche essa una attività “creativa” che mette in moto quella parte del cervello adibita alla creatività? Ogni lettore interpreta e decodifica un libro ovvero la realtà in modo differente? E’ un discorso interessante, non fermatevi alla provocatorietà della domanda. E voi cosa ne pensate? Scrivetelo nei commenti, sono davvero curiosa, e sarebbe davvero bello generare un dibattito che superi gli stereotipi.

:: I migliori consigli di scrittura dagli autori di libri di avventura

26 novembre 2017

avventura

Credo che i romanzi di avventura stiano vivendo una riscoperta, sarà la crisi, il desiderio di evasione, di scoprire luoghi esotici, tesori, avventure entusiasmanti. Non credo sia solo una letteratura per ragazzi, come molti credono, anche gli adulti amano questo genere. Così ho chiesto ad alcuni scrittori che scrivo romanzi d’avventura quali sono i migliori consigli che darebbero agli autori che vogliono affrontare il genere. Ecco le loro risposte.

Marco Buticchi

Non ho mai creduto esistano ricette per costruire un buon romanzo di avventura. Se fosse vero, sarebbe sufficiente dosare sapientemente gli ingredienti per raggiungere la vetta del successo: ogni venti pagine una scena di sesso scatenato, ogni trenta un morto ammazzato e ogni cinquanta uno resuscitato, e il romanzo è fatto. L’effetto, invece, è quello di uno scritto costruito a tavolino: asettico, privo di forza, personalità e convinzione; senza anima. I primi ad accorgersene sono i lettori.
Sapete quale ritengo sia il segreto principe per una buona stesura? Quello di divertirsi ed essere i primi a stupirci per ciò che accade tra le pagine. Invece di sognare quanti ammalierete con le vostre parole, provate ad affascinare voi stessi con quello che state scrivendo, senza fronzoli e presunzioni. Affrontate ogni parola, ogni riga e ogni pagina con modestia: siete soltanto uno spettatore impotente di fatti che (auguriamoci) vi stanno travolgendo. Se non riuscite a stupire voi stessi, come pensate di tenere incollato un solo lettore alle pagine?
Armarsi di santa modestia – questo il secondo consiglio – non significa non osare: sono le grandi storie a farci sognare. Raramente ci appassioniamo per le vicende di esistenze comuni. Mentre sono le vite fuori dalla norma a scatenare la nostra curiosità.
Curate poi la forma: la lingua italiana è tanto bella quanto difficile. Non infilatevi in inutili virtuosismi lessicali. È già sufficientemente faticoso riuscire a spiegarsi correntemente con termini corretti.
Un romanzo non cresce nottetempo. Deve essere alimentato dal nostro quotidiano e assiduo lavoro. Se non avete voglia di scrivere, fate ricerche, correggete, rileggete. Ma non perdete il ritmo, altrimenti i tempi per finire il lavoro si allungano a dismisura.
Quando rileggete, non fatevi prendere da eccessivi entusiasmi. Siate freddi, critici e inflessibili: se una pagina non suona alle vostre orecchie, raramente potrà diventare sinfonia per quelle del lettore. Allora riscrivete, cambiate, tagliate sino a che non sarete convinti.
Affidate il vostro lavoro a occhi vergini che lo sappiano valutare senza lasciarsi annebbiare dagli affetti (in mancanza di professionisti anche quelli della zia professoressa andranno benissimo). Ascoltate sempre chi ha perso ore a leggervi: i suoi consigli sono comunque preziosi.
Non fidatevi mai di chi vi chiede denaro per pubblicare il vostro sogno: un autore che paga un editore è – diceva l’editore Mario Spagnol – un rapporto contro natura. La rete offre opportunità un tempo impensabili per la stampa di manoscritti: male che vada fate il conto di parenti e amici e regalate loro qualcosa di singolare.
Le case editrici sono quotidianamente sommerse dai manoscritti e raramente hanno il tempo di leggerli. Affidatevi a intermediari professionali per scardinare le roccaforti degli editori. Oppure fate come il sottoscritto: stampate a vostre spese il romanzo, distribuitelo nelle librerie e state a vedere che cosa succede. Se sono rose…
Pensate il meno possibile a platee sconfinate di lettori estasiati: se siete bravi e avete fortuna arriveranno anche quelle. Pensate invece che coronate un sogno e che lasciate una parte di voi per chi verrà. Questo dovrebbe essere sufficiente a sopire le aspettative più ambiziose. Se invece un giorno doveste raggiungere la vetta del successo, fate tesoro di quella modestia che vi ha condotto sino a lassù e, mentre guardate in basso, ricordatevi che l’onda non è facile da cavalcare. Allora non perdete tempo a elogiare voi stessi. Prendete carta e penna e ricominciate a scrivere con la passione di sempre.

Stefano Santarsiere

Un consiglio che rivolgerei a un autore che si accinge a scrivere un romanzo di genere avventuroso è quello, prima di iniziare l’impresa, di ‘sentire’ la storia. Nel senso di concentrarsi sull’idea centrale e verificare se accende l’urgenza di essere esplorata, sviluppata, trasformata in un libro. Deve scatenare un impulso simile all’eccitazione, alla frenesia di un amante impaziente di incontrare la persona amata. Solo così si ha la quasi certezza che l’idea, la storia che intendiamo raccontare, è in sintonia con la parte più profonda di noi.
Dico ‘quasi’ perché non basta avvertire l’urgenza, bisogna che essa resista al tempo. Perciò il mio ulteriore consiglio è: non mettetevi subito davanti al computer. Aspettate. Controllate se l’urgenza sopravvive ai giorni, se si affievolisce o addirittura si rafforza. Passate l’idea al vaglio del vostro senso critico, figuratevi le sfide narrative che comporta e se avete la forza di affrontarle, evocate il vostro editor interiore, quello che sogghigna o alza le spalle con degnazione davanti alle vostre scelte.
Se anche dopo questo setaccio l’idea è ancora lì che reclama la vostra attenzione, allora conviene raccoglierla, sostenerla. E abbracciarla.
Io ho iniziato la stesura de ‘La Mappa della città morta’ dopo un intero anno a fantasticare su questo esploratore morto nella giungla inseguendo un fantasma. Ci ho pensato spesso, a ogni ora del giorno e della notte, fin quando ho dovuto raccoglierne la voce e addentrarmi nella foresta.
Il resto della fatica l’ho affrontata sapendo che ne valeva la pena, almeno per me. Ed è già tanto.

Douglas Preston

The classic adventure novel takes ordinary human beings and puts them in extraordinary situations, where they are pushed to the limits of survival and find resources within themselves to overcome the enormous dangers and challenges they face. This is true of adventure and thriller stories from the Odyssey to King Solomon’s Mines to Treasure Island. The adventure novel explores not only exotic worlds but also human behavior at the extremes. Such novels often touch on the margins of evil—such as murder, war, violence, hatred, greed, and insanity.
But in addition, the great adventure novel, requires additional elements as well. First, you need a vividly realized and evocative setting, often exotic. You need characters who are well rounded and three-dimensional, not purely good or evil but mixed, as all human beings are. And you need good pacing. Pacing is crucial. One way to make sure you have structured your novel with good pacing is to make sure that every chapter advances the plot, no matter what else it does.
Those are the basic elements, in my view, of a great adventure novel. Of course, there are many other elements—surprise, good writing, bringing in the full range of senses, etc.

James Rollins

Becoming a published author basically boils down to a few key actions: Read, Write, Persist.
Read. Read everything in the genre in which you want to write, but don’t limit yourself. Read broadly. The best teacher of writing is a good book.
Write Every Day. Even if it’s only a few paragraphs, set aside some cracks in time to spoil yourself with the luxury of writing. If you write every day and read every day, your own skills will improve constantly. As you write and stumble on a scene or ponder some technique to develop character, you’ll find the answer in the next book you pick up and read. You’ll hear yourself constantly say, “Oh, that’s how you do that!” So let me repeat: The best way to learn to write is simply to read.
Be Persistent. Once you’re happy with your project, chuck that baby out and keep sending it out there until someone notices. Also allow the power of networking to help you: go to conventions, writing conferences, book signings. Talk to authors, agents, publishers. Sometimes this can be the back door into getting your own work noticed.
So there you have it: read every day, write every day, and persist in your dream.

:: La maschilista ero io di Sara Giangreco – Un progetto in crowdpublishing

24 novembre 2017

Parliamo oggi di Bookabook, casa editrice in crowdfunding, con Sara Giangreco autrice di un romanzo dal titolo La maschilista ero io che affiderà la pubblicazione proprio a questa casa editrice. Che cos’è Bookabook? Come gli si propongono i libri? Come avviene la selezione? Come sono organizzate le campagne? Ho fatto alcune domande a Sara e lei gentilmente mi ha risposto.

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Benvenuta Sara sul mio blog e grazie di aver accettato di rispondere ad alcune domande per spiegare meglio nei dettagli il progetto. Per prima cosa parlaci di te, raccontaci la tua esperienza di autrice.

Grazie Giulietta per l’opportunità di far conoscere la mia modesta storia. Sono principalmente una mamma, al momento purtroppo disoccupata.
Ho studiato in un liceo linguistico – umanistico che mi ha dato un’impronta letteraria e mi ha fatto appassionare alla scrittura e alla filosofia, alla cultura in generale, soprattutto quella che parla dell’animo umano, delle persone. Ho frequentato qualche corso di scrittura creativa all’epoca e i miei racconti sono sempre piaciuti, ovviamente questo è stato uno stimolo per approfondire.
Terminato il liceo, dopo il diploma, ho scoperto di aspettare un bambino e successivamente, dopo 15 mesi dalla nascita del primo, una bambina.
La mia passione ha avuto uno stop, il mio matrimonio non andava bene e facevo fatica a gestire tutto così giovane.
Per molti anni non ho più pensato alla scrittura, fino a che mi sono resa conto che dovevo riprendere in mano la penna, o meglio, la tastiera.
Avevo tante cose da dire, da condividere e quindi due anni fa ho creato il mio blog http://www.nowaytobeme.com, dove racconto episodi della mia vita, dei miei figli, parlo di attualità e del mondo che ci circonda con ironia e sarcasmo, ma a volte anche con la giusta serietà.
Un giorno ho avuto un’illuminazione, ho trovato un filo conduttore tra alcuni post pubblicati e ho deciso di raccoglierli in un libro, di fare un tentativo per vedere se fossi in grado di scriverne uno.
In un primo momento ho optato per l’autopubblicazione, poi ho siglato un contratto con la casa editrice Cavinato Editore International che ad oggi distribuisce il mio libro “Nowaytobeme – Un libro semplice per una vita complessa” sui più importanti store on line in formato digitale. Direi che come primo tentativo è andato bene.
Adesso il mio secondo lavoro, un romanzo, è attualmente on line in una campagna crowdpublishing, s’intitola “La maschilista ero io”.

Raccontaci qualcosa sul tuo libro, come si intitola, come è nata l’idea di scriverlo?

Il mio nuovo lavoro, un romanzo, si intitola “La maschilista ero io”. E’ stato un libro difficile da scrivere perché per la prima volta mi sono dovuta immedesimare in situazioni delicate e ripercorrere alcune brutte emozioni vissute anche da me.
Beatrice, la protagonista, racconta in prima persona la sua vita non facile e piena di delusioni, causate principalmente dall’influenza negativa degli uomini che ne hanno fatto parte. Questa giovane e carina ragazza deve affrontare una gravidanza inaspettata, che deve condividere con uomo che non ama più, un uomo possessivo e che la fa sentire inutile.
Termina il liceo piena di ambizioni – sopra tutte diventare una scrittrice – che quest’uomo, Marco, cerca di sminuire e distruggere, facendo vacillare la fiducia che aveva in sé stessa.
Da qui inizia la sua avventura, piena di sofferenza, autocritica, tanto che Beatrice si rende conto di essere talmente schiava della cultura “maschiocentrica” da diventarne complice, da accettarla inconsciamente per avere un po’ di quiete, di essere lei la più grande maschilista.
Vive grandi amori, amicizie, si autoboicotta, si dispera, si rialza e cade di nuovo. Vive attanagliata nei sensi di colpa, nella vergogna e nella paura di fallire.
E’ una storia tutto sommato comune purtroppo, che molte donne hanno vissuto; molto passionale e critica.
Non volevo affrontare l’argomento con un punto di vista prettamente “femminista”, ma volevo fare un’analisi spietata di come molte donne finiscano in catene senza nemmeno accorgersene, di come il maschilismo sia talmente radicato che spesso siamo proprio noi a perpetrarlo, a tenerlo in vita. Vorrei che il lettore e la lettrice, attraverso le emozioni di Beatrice, trovino la consapevolezza delle proprie azioni, vedano quello che c’è al di là di ciò che sembra normale, ma non lo è, ovvero la violenza psicologica, ma anche monetaria, che spesso noi donne subiamo senza nemmeno rendercene conto.

Ora parlaci della casa editrice con cui lo pubblicherai e della forma di crowdfunding che organizza. Conoscevi già queste forme di finanziamento, che precisiamo non è un crowdfunding puro, insomma il lettore prenota solo in anticipo l’acqusito del libro che poi sarà pubblicato come succede in tutte le case editrici, giusto?

Siccome sembra che le cose semplici mi stiano lontane, ho deciso di inviare il mio manoscritto alla casa editrice Bookabook, che ha un nuovo concetto della pubblicazione, che si chiama “crowdpublishing”, per cui sono sostanzialmente i lettori a decidere quale libro venga pubblicato e quale no. Non conoscevo questo tipo di editoria prima, ma ti spiego meglio: Il materiale inviato viene visionato due volte dagli editor e valutato per scrittura, contenuto e qualità. Se passa queste due selezione, viene organizzata una campagna crowdfunding sul loro sito, gestita da loro, che però non è una vera e propria raccolta fondi, in quanto il lettore pre-ordina il libro, in pratica lo acquista. Il goal da raggiungere è di 200 pre-vendite, se si centra l’obiettivo il libro verrà pubblicato e distribuito da Messaggerie Libri (il più grande distributore di editoria italiano) nelle librerie e negli store on line in formato cartaceo e e-book. Quindi insomma, ne vale la pena.
Al momento il mio romanzo è in fase di crowdfunding.
Lo staff di Bookabook segue l’autore passo passo, è estremamente disponibile e presente. Se il romanzo raggiunge l’obiettivo prefisso nella campagna crowdfunding la casa editrice mette a disposizione anche un ufficio marketing per ottimizzare le vendite dopo la pubblicazione.
Ho scelto questa strada per testarmi e anche perché le garanzie a contratto sono decisamente maggiori rispetto a quelle proposte da altre case editrici, che per ovvie ragioni non scommettono moltissimo sugli autori emergenti.

A che punto siete, hai riscosso un buon interesse?

Sono passati 13 giorni dall’inizio della campagna e ho già raggiunto il 27% dell’obiettivo, direi che è un ottimo risultato.
Certo, per un’autrice emergente e fondamentalmente sconosciuta, raggiungere 200 lettori senza avere un prodotto in mano, materiale, da toccare e visionare, non è semplice. Terminati amici e parenti è necessario crearsi un pubblico, cosa che spero di riuscire a fare, anche grazie a te e a chi come te ama la lettura e scoprire nuovi nomi.
Inoltre il tema del maschilismo è diventato mainstream oggi dopo il caso Weinstein e spero di dare un contributo con il mio romanzo anche alle associazioni che si occupano di abusi e violenza sulle donne, come Non una di meno, Se non ora quando e molte altre, a sradicare questa mentalità per cui la donna deve sacrificarsi, per cui un insulto, una frase sgradita a sfondo sessuale, uno schiaffo, sono in fondo cose sopportabili per non disturbare labili equilibri famigliari o lavorativi. Per me tutto questo deve finire e spero attraverso “La maschilista ero io”, nel mio piccolo, di aiutare donne e uomini a raggiungere l’autoconsapevolezza, sperando che prendano la forza di cambiare e di rispettare sé stessi e gli altri, onorando anche chi ci ha provato, ma non c’è riuscito.
Grazie infinite per l’interesse e spero di aver stimolato i lettori a sostenermi nella campagna. Per me questo libro è davvero importante e vorrei poterlo stringere fisicamente tra le mani alla fine di questo percorso!

Bene è tutto. Vi ho incuriosito? Volete aiutare questa giovane autrice? Partecipate prenotando il suo libro! Un caro saluto a tutti.