La bella morte di Mathieu Bablet (Oscar Ink, 2019) a cura di Elena Romanello

16 febbraio 2019 by

bella-morte-bablet-670x899Mathieu Bablet si è fatto conoscere a livello internazionale con la graphic novel Shangri-La, una rilettura della fantascienza ambientata nello spazio dalle forti connotazioni post apocalittiche. Sull’onda di un successo enorme è senz’altro interessante scoprire le sue prime opere, come La belle mort, uscita nel 2011 e in arrivo adesso anche in Italia con il titolo appunto di La bella morte.
L’autore ama la fantascienza dai toni catastrofisti ma per questa sua opera giovanile sceglie un’ambientazione terrestre, di un mondo di un futuro prossimo dove la vita degli esseri umani è stata pesantemente limitata e quasi annientata da alieni dalla forma di insetto, per tornare ad una paura atavica del genere umano. Per questo recupero, l’opera è stata rieditata  con aggiunto un prequel disegnato adesso, mentre sta per arrivare la catastrofe, in una città tanto simile alle metropoli soprattutto statunitensi e asiatiche ridotta all’abbandono.
Mathieu Bablet ha tra i suoi maestri Moebius e Katsuhiro Otomo, soprattutto nelle atmosfere di Akira, e questo emerge da una grande cura delle tavole e dell’ambiente di una città non città simbolo e ultimo baluardo di un mondo che non esiste più. I puristi sostengono che l’autore è migliorato tantissimo, ma è comunque interessante vedere un’opera prima già molto interessante, per essere catapultate in uno dei peggiori incubi da sempre, con la lotta di un manipolo di disperati dal destino segnato, ultimi cavalieri caduti e non certo eroici di una guerra ormai persa. La bella morte si riferisce ad un sacrificio estremo per una causa che si crede superiore anche se persa in partenza, come il dimostrarsi superiori ad un invasore che ha distrutto tutto quello che per cui forse valeva la pena di vivere. Un concetto duro, a tratti discutibile, ma comprensibile nel contesto di una storia senza speranza, in cui l’archetipo dell’invasione aliena viene visto nei suoi aspetti forse meno spettacolari ma più devastanti.
La bella morte è un fumetto da leggere per tutti gli amanti della fantascienza, per come rilegge un archetipo non certo da B Movies e per scoprire un nuovo stile e una voce che ha e avrà ancora molto da dire. Tra le righe si capisce come aiuti il vivere e il lavorare in un Paese che considera il fumetto una vera forma d’arte e come le nuove generazioni abbiano ormai una visione d’insieme sulle varie scuole delle nuvole parlanti. Una storia che fa riflettere sulla caducità della natura umana, sull’importanza di fare delle scelte e sul fatto che a volte bisogna portare avanti anche una battaglia persa, per non perdere appunto la propria umanità.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Mathieu Bablet (Grenoble 1987), diplomato all’Accademia di Chambéry, ha esordito con La Belle mort (2011), seguito dalle serie Doggybags (2012-2015) e Adrastée (2013-2016). Con Shangri-La si è rivelato all’attenzione internazionale affermandosi come uno dei maggiori giovani talenti del fumetto europeo.

:: Frida Kahlo e Anna Frank nelle Guide Gallucci per piccoli alle vite dei grandi

15 febbraio 2019 by

Gallucci

Oggi vi parlo di due agili volumetti illustrati editi da Gallucci Editore della serie dedicata, tra gli altri, a Leonardo da Vinci, Marie Curie, Nelson Mandela, e Charles Darwin. Si tratta dei volumi dedicati a Frida Kahlo e Anna Frank, due donne (la seconda è restata ragazzina per sempre non avendo potuto crescere) che hanno avuto un peso si può dire determinante nel mondo dell’arte e della cultura. Due esempi virtuosi, positivi, utili ai ragazzi di oggi così confusi in questa era davvero complicata e priva di modelli. Frida Kahlo era una pittrice messicana, moglie di un pittore e muralista messicano altrettanto famoso, Diego Rivera, che seppe trasformare gli ostacoli che incontrò nella sua vita (ne ebbe molti dalla polio da piccola a un’ incidente in tram) in tappe di crescita personale e sociale, sublimate nell’arte. Deliziose le illustrazioni del volume di Marianna Madriz a lei dedicato. L’altro volume, sempre di di Isabel Thomas, è dedicato a Anna Frank, il cui diario, uno dei libri più pubblicati di sempre, è una lettura consigliabile anche ai giovani lettori di oggi. La collana avvicina appunto i ragazzi a questi personaggi parlando di cosa hanno fatto di buono per sè e per gli altri e di come fu la loro vita. Belle anche le illustrazioni di quest’ultimo volume di Paola Escobar. I testi sono semplici e immediati, aiutano a capire in cosa queste artiste furono eccezzionali. Se a Frida Kahlo fu concesso di vivere più a lungo, Anna morì giovanissima nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, in Germania, ma nonostante questo resta un gigante nel mondo della letteratura. Entrambe le traduzioni sono a cura di Benedetta Gallo.

:: Presentazione del romanzo “Magnetic” di Sara D’Amario con Fabrizio Fulio-Bragoni a cura di Giulietta Iannone

15 febbraio 2019 by

Affollatissima la saletta del Circolo del Lettori di Torino per la presentazione del romanzo “Magnetic” di Sara D’Amario (LeggerEditore). Introdotto e moderato da Fabrizio Fulio- Bragoni, traduttore e critico, con la presenza dell’autrice, l’incontro è stato molto divertente e partecipato, se si pensa che avevamo Laura Morante nella sala accanto che presentava il suo libro, ma non ci siamo fatti intimidire. Il pubblico era vario: professori, studenti, genitori, colleghi di Sara D’Amario che ha spiegato porta avanti le due carriere di attrice (da ventisei anni) e di scrittrice (da dieci) con grande serietà e preparazione. “Magnetic” è un YA originale con tematiche attualissime (dai campi magnetici, alla sperimentazione scientifica senza regole, all’uso di droghe sintetiche), e non spesso affrontate (ancora) e sia l’autrice che il moderatore sono statati bravi a incuriosire senza spoilerare troppo. “Magnetic” è un libro per ragazzi, scritto con responsabilità per un pubblico di lettori adolescente ed è stato molto interessante quando l’autrice ha parlato della difficoltà di scrivere romanzi per questa fascia di età rispettando lo sviluppo e il cuore di questi giovani lettori. Insomma scrivere libri per ragazzi necessita di competenze e sensibilità sue proprie, certo è intuibile ma è giusto che venga ribadito. Fabrizio Fulio- Bragoni ha fatto diverse domande all’autrice,  ma numerose sono state anche quelle del pubblico tanto che l’incontro è durato più di un’ ora e mezza. Non ho fatto foto, e un po’ mi dispiace, ma il marito dell’autrice, François-Xavier Frantz, anche lui presente, credo abbia registrato parte della presentazione. Non avendo ancora letto il libro (ma penso lo farò al più presto) non so dirvi molto della trama, ma sicuramente è un libro con in certa misura anche un valore educativo sicuramente nel mettere in guardia i giovani dal pericolo delle droghe sintetiche così facilmente disponibili e così dannose se non mortali. E quando lo dicono i genitori non li si ascolta, un’amica forse sì. È naturalmente anche una storia d’amore, ma non delle più convenzionali. Insomma sono molto contenta di aver partecipato all’incontro e vi invito tutti in libreria.

:: E per San Valentino le 5 storie d’amore più belle della letteratura (non tutte a lieto fine)

14 febbraio 2019 by

AnnaQual è il vero peccato di Anna, quello che non si può perdonare e che la fa consegnare alla vendetta divina? È la sua prorompente vitalità, che cogliamo in lei fin dal primo momento, da quando è appena scesa dal treno di Pietroburgo, il suo bisogno d’amore, che è anche inevitabilmente repressa sensualità; è questo il suo vero, imperdonabile peccato. Una scoperta allusione alla sotterranea presenza nel suo inconscio della propria colpevolezza è il sogno, minaccioso come un incubo che ritorna spesso nel sonno o nelle veglie angosciose, del vecchio contadino che rovista in un sacco borbottando, con l’erre moscia, certe sconnesse parole in francese: Il faut le battre le fer, le broyer, le pétrir […]. Il ferro che il vecchio contadino vuole battere, frantumare, lavorare, cioè distruggere, è la stessa vitalità, il desiderio sessuale, l’amore colpevole e scandaloso di Anna; e così essa lo sente e lo intende come la colpa che la condanna. Ed è l’immagine minacciosa di quel brutale contadino, conservatasi indelebilmente nella sua memoria, che le riappare davanti e la terrorizza alla vista di quell’altro vecchio contadino, un qualsiasi frenatore, che passa sul marciapiede sotto il suo finestrino curvandosi a controllare qualcosa; ed è quel vecchio a farle improvvisamente comprendere cosa deve fare: distruggere quella vitalità, e cioè distruggere se stessa per espiare la sua colpa.” (Dalla Postfazione di Gianlorenzo Pacini)

Cime tempestoseUn romanzo in cui domina la violenza sugli uomini, sugli animali, sulle cose, scandito da scatti di crudeltà sia fisica sia, soprattutto, morale. Un romanzo brutale e rozzo – sono gli aggettivi utilizzati dalla critica dell’epoca – che scuoteva gli animi per la sua potenza e la sua tetraggine e che narra il consumarsi di un’inesorabile (sino a un certo punto) vendetta portata avanti con fredda meticolosità dal disumano Heathcliff. ‘Cime tempestose’ è un romanzo selvaggio, originale, possente, si leggeva in una recensione della ‘North American Review’, apparsa nel dicembre del 1848, e se la riuscita di un romanzo dovesse essere misurata unicamente sulla sua capacità evocativa, allora “Wuthering Heights” può essere considerata una delle migliori opere mai scritte in inglese. Tomasi di Lampedusa esprimeva il suo entusiastico e ammirato giudizio su Cime tempestose: ‘Un romanzo come non ne sono mai stati scritti prima, come non saranno mai più scritti dopo. Lo si è voluto paragonare a Re Lear. Ma, veramente, non a Shakespeare fa pensare Emily, ma a Freud; un Freud che alla propria spregiudicatezza e al proprio tragico disinganno unisse le più alte, le più pure doti artistiche. Si tratta di una fosca vicenda di odi, di sadismo e di represse passioni, narrate con uno stile teso e corrusco spirante, fra i tragici fatti, una selvaggia purezza.” (Dall’introduzione di Frédéric Ieva).

ElizabethCon questo capolavoro di psicologia (ipocrisie, crudeltà sottilissime, dialoghi bifidi e dichiarazioni di amore mutevole o eterno), Jane Austen reinventa letteralmente nel 1813 il romanzo inglese, componendo un capolavoro che diviene immediatamente e per sempre un archetipo della letteratura al femminile. È una girandola di complotti sentimentali, di virtù e vizi pubblicamente e privatamente esposti quella che il gentiluomo Charles Bingley agita con il suo arrivo a Hertfordshire, fulminea- mente diventando l’oggetto del desiderio di tutte e di tutti, e innamorandosi di Jane. Tra- vaglio del sentimento che produce grande letteratura: Jane Austen è a tutt’oggi un mito insuperato nel trasformare, con un romanzo che suscita qualunque passione, i cuori di pietra in cuori di carne.

JaneScritto in forma autobiografica, in cui la protagonista si rivolge direttamente al lettore, il romanzo narra la storia di Jane Eyre, un’orfana dal carattere forte e dall’intelligenza vivida, che diventa istitutrice nella sfarzosa dimora posseduta dalla famiglia Rochester. Qui incontra il misterioso Mr Rochester, che si innamora della giovane. Tra i due il sentimento è corrisposto, tanto da indurli a progettare il loro matrimonio. Ma un terribile segreto è celato nella casa di Thornfield Hall: nella soffitta è segregata Bertha Mason, una donna ormai fuori di senno, sposata però proprio con Mr Rochester. La notizia scuote nel profondo Jane che decide così di fuggire via, riparando presso la casa di un ecclesiastico, St. John Rivers, il quale a un certo punto le offre di sposarlo e di andare insieme in India. Ma Jane, saputo che Rochester aveva perso la vista nel disperato tentativo di salvare la moglie da un incendio da lei appiccato nella casa di Thornfield Hall, ritorna da lui e lo sposa, coronando così il loro sogno d’amore.

Romeo e GiuliettaUn amore impossibile, due nobili famiglie in guerra, una città insanguinata da un antico odio: il dramma più struggente, più romantico e più famoso di tutta la letteratura. Una notte il giovane Romeo Montecchi si introduce mascherato a un ballo nel palazzo dei Capuleti e lì vede per la prima volta Giulietta, la bellissima figlia del suo nemico. I due si innamorano perdutamente e mentre la faida tra le ricche famiglie veronesi si fa sempre più cruenta, Romeo e Giulietta si troveranno a lottare con ogni mezzo per il loro amore. L’intramontabile tragedia di Shakespeare continua a far sognare e a commuovere.

:: Più vivi più umani. Virtù e vita quotidiana di Johnny Dotti e Mario Aldegani (Edizioni San Paolo, 2019) a cura di Daniela Distefano

13 febbraio 2019 by

PIU' VIVI PIU' UMANI(1)Virtù è dunque parola assai poco consona a un’epoca in cui il sacro dovere che tutti siamo invitati a rispettare è quello dell’autorealizzazione.
Oggi, ciò che viene apprezzato è l’essere spontanei, quasi che sia possibile semplicemente far trasparire ciò che “siamo”. Senza filtri, senza costrizioni, senza tabù.
Virtù è dunque parola controcorrente.
E i nostri due autori, che amano le sfide ardite, ben consapevoli della difficoltà del loro tentativo, hanno voluto in queste pagine impegnarsi e impegnarci a riscoprire un tesoro che rischia di andare perduto”.

Questo brano è ricavato dalla Prefazione di Chiara Giaccardi e Mauro Magatti al libro “Più vivi più umani. Virtù e vita quotidiana” (Edizioni San Paolo) di Johnny Dotti e Mario Aldegani. Un testo che apre sipari al nostro pensare a volte avvolto nella carta delle abitudini e delle refrattario modus vivendi. Cos’è davvero la virtù, perché è diventata nel tempo una parola in disuso?

La virtu è un movimento relazionale che ci fa camminare senza perdere il filo della vita, ma anche senza chiuderci al dialogo con l’altro e all’incontro con la realta”.

I due autori hanno scelto di visitare i “luoghi” del nostro esistere e di riscoprirli come spazi di virtù sentite, vissute e testimoniate.
Il titolo del libro è nato dalla Esortazione Apostolica di Papa Francesco Gaudete et exsultate, un vero faro luminoso.
Il libro è dedicato agli educatori, a chi continua a credere all’importanza di educare alla virtù, a chi non ha rinunciato al grande sogno dell’educare e a raccoglierne la sfida.

La virtù aiuta ad accogliere la gioia e ad accettare il dolore, ma anche a dare gioia e a portare perdono: è in sostanza una strada di benedizione.
Si potrebbe dire che la virtù sta tra la contemplazione e la vita: è ciò che ci permette di contemplare la vita”.

Già nei racconti del Vangelo si ravvisa un’attenzione speciale per particolari e simboli semplici però di grande significato, anche in ordine alla virtù.
E’ una stella che accende la speranza nella notte del mondo; è un asino la compagnia di Giuseppe nel suo pellegrinare; è il sicomoro che dà a Zaccheo il coraggio di accedere alla verità; è un giumento che permette al Samaritano di manifestare la sua carità; è il pane della condivisione che fa vivere alla gente la festa dell’abbondanza e della solidarietà; è l’olio di una lampada che tiene viva e amante l’attesa dello Sposo.
Le virtù nascono dalla vita, nella vita e nelle sue relazioni.
Secondo Paulo Freire, la virtù fondamentale ed essenziale dell’educare è la coerenza.
Prima di tutto ci vuole la serena consapevolezza che nessuno è coerente sino in fondo e in tutto.
La coerenza è un impegno, un proposito, mai un traguardo raggiunto.

Coerenza è riconoscere il vincolo in ogni situazione, come tramite di libertà; non solo il vincolo della parola data, l’accordarsi della parola all’azione, ma anche il vincolo più profondo: la mia costitutiva dipendenza dall’altro, il mio essere nodo relazionale”.

Si può essere coerenti se si ha la consapevolezza di essere incoerenti, e si sa dire la verità di se stessi; se continuiamo a sentirci precari, cioè bisognosi di un ancoraggio che ci trascende, capaci di ricevere e dare perdono.
Un’altra importante virtù dell’educare è saper gestire la tensione tra parola e silenzio, la parola dell’educatore e il silenzio dell’educando, ma anche il contrario.
Non è una cosa facile. Bisogna, per esempio, essere convinti che non esistono domande stupide e che nessuna risposta è definitiva.
Un libro che è insieme un manuale per chi ha smarrito la chiave della comprensione umana. Siamo così stimolati nei sensi che abbiamo perduto il contatto con l’essenziale. Rivolgere l’attenzione alle categorie di idee che ci portano al vero cammino è un dovere oltre che una salvezza.

Johnny Dotti, nato a Bergamo nel 1963, sposato con Monica, con quattro figli, imprenditore sociale, pedagogista e docente a contratto presso l’Università Cattolica di Milano. Ha pubblicato con Maurizio Regosa, un saggio dal titolo Buono è giusto (Editore Sossella, 2015), e Oratori generatori di speranza (Edizioni Messaggero, 2016). Insieme con Mario Aldegani ha pubblicato per LEM (Libreria Editrice Murialdo) La Linea dell’orizzonte (2007) e Tra amici (2010).

Mario Aldegani, nato a Petosino (BG) nel 1953, sacerdote dal 1980, è religioso della Congregazione dei Giuseppini del Murialdo, insegnante ed educatore. Collabora con diversi istituti religiosi maschili e femminili nella formazione permanente. L’incontro con Johnny Dotti gli ha permesso conoscenze e incontri nel mondo del Terzo Settore. Con Dotti è stato iniziatore anche della Fondazione Talenti. Ha pubblicato per le Edizioni Dehoniane “Levate lo sguardo”. Un pensiero positivo sulla vita consacrata (2009).

Source: libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Alessandro Fuso dell’ufficio stampa “Edizioni San Paolo”.

:: Rosamunde Pilcher, nata Rosamunde Scott (Lelant, 22 settembre 1924 – Dundee, 6 febbraio 2019)

11 febbraio 2019 by

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:: Una notte nella foresta di Blaise Cendrars (Lamantica edizioni 2019) a cura di Nicola Vacca

11 febbraio 2019 by

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Blaise Cendrars è uno degli scrittori più geniali del Novecento. È stato un giramondo apolide e solitario. Nelle sue opere ha raccontato se stesso e la sua inquietudine.
Scrittore ribelle e dissoluto non ha mai creduto a niente e soprattutto non ha mai preso sul serio la sua vita e i suoi libri. Proprio puer questo motivo è stato un grande scrittore. Dovremmo leggerlo di più e scoprire la sua eclettica irriverenza.
Siamo grati a Lamantica edizioni (www.lamantica.it) per aver pubblicato Una notte nella foresta (nella pregevole traduzione di Federica Cremaschi) un primo frammento di un’autobiografia in cui Cendrars si presenta al lettore con tutto il suo carico di disperazione e inquietudine, raccontando tutto se stesso senza risparmiare nessun dettaglio.
In queste pagine taglienti e intense lo scrittore non ha paura di mettere a nudo la sua natura di solitario disilluso che non si aspetta niente dalla vita avventurosa che conduce.

«L’ombelico dell’universo è un buco: non è un duomo ma un antro. Bisogna lasciarsi scivolare, abbandonarsi, lasciarsi trascinare dalla propria pesantezza per raggiungere il centro del mondo e contemplare non la mummia imputrescibile degli imperatori, né la maschera e dei papi, ma piuttosto i volti ardenti delle streghe che roteano nelle fiamme».

Cendrars è uno scrittore onesto e non si nasconde mai dietro quello che scrive. Anche in queste pagine lo troveremo tutto, impareremo a conoscerlo in tutti i suoi eccessi:

«In effetti non scrivo mai .Gli amici non sanno mai dove sono. Non ho l’abitudine di confidarmi. E poi sono un uomo inquieto, duro con me stesso, come tutti i solitari».

Una notte nella foresta costituisce un’introduzione all’opera dello scrittore, un’immagine dello stile dell’uomo, così scrive nella prefazione Riccardo Benedettini.
Scrivere e vivere per Cendrars sono la stessa cosa. La vita, come la scrittura, è un duro mestiere.
Lo scrittore e l’uomo sanguinano allo stesso modo e si mostrano nudi e scorticati con la pelle strappata.
Cendrars è un genio. Nei suoi libri troveremo se stesso e la sua vita intensa, girovaga e difficile, consumata a cercare e a raccontare l’uomo così com’è.

Blaise Cendrars, pseudonimo di Frédéric-Louis Sauser (La Chaux-de-Fonds, 1º settembre 1887 – Parigi, 21 gennaio 1961), è stato uno scrittore svizzero naturalizzato francese.
La sua opera è stata fin dagli inizi caratterizzata dal viaggio e dall’avventura. Nella sua poesia come nella sua prosa (romanzi, corrispondenze, memorie) all’esaltazione della modernità si aggiunge la volontà di crearsi una leggenda dove l’immaginario s’intreccia inestricabilmente al reale.
Attivo nella legione straniera francese, partecipa alla prima guerra mondiale. Il 28 settembre 1915, perde in combattimento l’avambraccio destro, la sua mano di scrittore. Questa menomazione marca profondamente l’opera di Cendrars, facendogli scoprire la sua identità di mancino. Il suo rapporto con la scrittura ne sarà completamente cambiato.
Poeta, scrittore, reporter, realizzatore cinematografico, sceneggiatore, fondatore di riviste culturali, uomo d’affari, Blaise Cendrars avrà una forte influenza su tutte le avanguardie artistiche e letterarie di inizio XX secolo. La sua opera è di grande respiro e un inno alla vita.
Morì nel 1961 e venne sepolto nel Cimitero dei Batignolles, a Parigi.

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

:: Franco Basaglia, il Re dei matti di Davide Morosinotto (Einaudi ragazzi, 2018) a cura di Viviana Filippini

11 febbraio 2019 by

Franco Basaglia, il Re dei matti di Davide MorosinottoFranco Basaglia è stato uno psichiatra, neurologo, fondatore della concezione moderna della salute mentale e pure riformatore della disciplina psichiatrica in Italia. Nel 1978 venne approvata Legge Basaglia (legge 180/78), che stabilì la chiusura dei manicomi, ridonando la dignità di persona ai pazienti psichiatrici. In occasione della ricorrenza dei 40 anni dalla legge, nel 2018 è uscito “Franco Basaglia, il Re dei matti”, edito da Einaudi Ragazzi, scritto da Davide Morosinotto. Il volume, blu come il cavallo che Basaglia e i suoi pazienti di Trieste fecero per provare a cambiare le cose, è una storia nella quale l’autore racconta al lettore bambino o ragazzino la figura dello psichiatra. Protagonista però è Lisa, una bambina che scappa spesso di casa per andare a trovare la mamma. La donna è rinchiusa in un grande manicomio, in cima ad una collina, dove la piccola corre appena può, perché la sua mamma, essendo un po’ matta, non può stare con lei. Per entrare nel manicomio per poter abbracciare la mamma Lisa deve distrarre la guardia e intrufolarsi in quel luogo cupo, di terrore, pieno di sbarre, cancelli e porte serrate a chiave. Un’impresa non da poco per una bimba, ma con il nuovo direttore, un certo Franco, un signore un po’ strano, cominceranno a cambiare le cose. Anche la vita di Lisa, della sua mamma e della sua famiglia cambieranno in modo radicale. Morosinotto crea una storia toccante ed emozionante dove, attraverso il legame madre figlia messo a dura prova dalla reclusione del e nel manicomio, narra le condizioni di coloro che vivevano negli ospedali psichiatrici prima del 1978 e della legge che li fece chiudere. Lisa e la madre sono la rappresentazione di uno dei tanti casi che potrebbero essere accaduti nella realtà. Quello che colpisce è come l’autore sia riuscito con tatto e garbo a raccontare non solo quanto fosse dolorosa (emotivamente e fisicamente) la vita nei manicomi, ma anche come fosse difficile per i pazienti rapportarsi alla realtà esterna alla casa di cura. Chi usciva spesso era vittima di pregiudizi, dell’ignoranza di coloro che giudicavano senza sapere e di chiacchiere inutili e cattive – come accade alla mamma di Lisa – che non facevano altro che rendere ancora più complesso il processo di reinserimento nella società di coloro che spesso venivano definiti pazzi, folli, matti. Basaglia fece tanto per i pazienti del manicomio di Trieste e per tutti gli altri manicomi presenti in Italia. Franco Basaglia lottò per ridare ai pazienti la dignità tolta e usurpata, lottò per renderli di nuovo umani. Basaglia e i suoi ragazzi di Trieste in “Franco Basaglia, il re dei matti” combattono per dimostrare che quando l’umanità è in difficoltà deve imparare a dialogare, confrontarsi per trovare la giusta via che porti ad un rimedio, alla tranquillità e al rispetto per tutti. Il libro presenta una nota iniziale di Peppe dell’Acqua.

Davide Morosinotto è nato nel 1980 in una ridente cittadina ai piedi dei colli euganei e da molti anni vive in una casa ai piedi dei colli bolognesi. Fin da piccolo ha deciso che voleva raccontare delle storie e ha iniziato molto presto a scrivere. Ha vinto numerosi premi e riconoscimenti letterari, tra cui il «Premio Andersen» per il miglior libro oltre i 12 anni con Il rinomato catalogo Walker & Dawn (Mondadori). È socio di Book on a Tree, una cooperativa di autori fondata da Pierdomenico Baccalario. Come scrittore di libri per ragazzi ha pubblicato più di trenta romanzi, anche se non sempre con il suo vero nome. Per Edizioni EL / Einaudi Ragazzi ha pubblicato il romanzo Il Libero Regno dei Ragazzi, Peppino Impastato, una voce libera, Il giro del mondo in 80 belle notizie e numerosi titoli nelle collane «Classicini», «Grandissimi», «In poche parole». Il suo ultimo libro è Franco Basaglia, il Re dei Matti.

Source: richiesto all’editore, grazie a Anna De Giovanni dell’ufficio stampa Einaudi Ragazzi.

:: Nato fuori legge di Trevor Noah (Ponte Alle Grazie, 2019) a cura di Eva Dei

8 febbraio 2019 by

Nato fuori leggeEra sola, lontana dalla famiglia, incinta di un uomo con cui non si poteva far vedere in pubblico. I dottori la portarono in sala parto, le aprirono la pancia e ne estrassero un bambino mezzo bianco e mezzo nero, che per il solo fatto di esistere violava un numero imprecisato di leggi, statuti e regolamenti…Ero nato fuori legge.”

Sudafrica, 1984: con queste premesse viene al mondo Trevor Noah, figlio di Patricia Nombuyiselo Noah, nera xhosa, e Robert, bianco svizzero tedesco. La sua sola esistenza mette in crisi la logica del sistema vigente: l’apartheid. Se il governo si basa su una sorta di razzismo istituzionalizzato fondato sulla convinzione che bianchi e neri appartengano a razze diverse, la prima nettamente superiore alla seconda, l’unione delle due “dimostra che le razze si possono mescolare…e in molti casi è quello che vogliono”. Ma come ci racconta Noah, e come forse pochi di noi sanno, l’apartheid è stata molto più complessa: un sistema di oppressione razziale costruito sfruttando i dissidi interni di un Paese già in conflitto, dove i bianchi, in naturale minoranza, hanno saputo sfruttare a loro vantaggio le differenze tribali delle popolazioni locali. Zulu e xhosa sono le più numerose, ma non le sole: tswana, venda, tsonga, pedi, sotho, e molte altre (basti sapere che in Sudafrica le lingue ufficiali sono undici). Persone vicine, ma in conflitto, con lo stesso colore della pelle, ma legate a tradizioni e lingue diverse. Il Sudafrica come una moderna Torre di Babele, dove la parola è importante per comunicare e fondamentale per comprendere l’altro, per sentirlo vicino.
Trevor cresce cercando il suo posto: outsider “fuorilegge”, non può farsi vedere con il padre in pubblico, ma nemmeno passeggiare per strada accanto alla madre, o farsi vedere a Soweto, la township dove vive sua nonna, senza rischiera di venire portato via perché “quello non è il suo posto”. Una vita sempre sull’attenti, dove per un bambino è complicato comprendere la logica delle assurde regole degli adulti. Ma fin dall’infanzia Trevor ha una grande complice e compagna: la madre, Nombuyiselo. Donna forte, capace di opporsi a quella stessa insensatezza che le impedirebbe di fatto, come nera e come donna, di compiere tante scelte, di rivendicare di fatto la sua libertà. Nombuyiselo si allontana dalla famiglia, sceglie un lavoro per bianchi, decide di avere un figlio da un uomo bianco con cui sa che non potrà/vorrà mai sposarsi. Una volta arrivato Trevor lo cresce trasmettendogli la sua fervente fede in Dio, punendolo per insegnargli che il mondo là fuori può essere un posto pericoloso, ma instillandogli quella stessa sede di libertà che la contraddistingue.

Lei mi cresceva come se non ci fossero limiti a dove potessi andare e a cosa potessi fare. Quando ci ripenso, mi rendo conto che mi ha allevato come se fossi un bianco, non intendo culturalmente, ma in modo da farmi credere che tutto fosse alla mia portata, che potessi esprimermi in libertà, che le mie idee, i miei pensieri e le mie decisioni avessero un peso.”

Se colored, è l’etichetta che Trevor si trova cucita addosso, di fatto col tempo impara a muoversi in questo limbo, in questo confine che separa due mondi che vivono e godono di trattamenti completamente diversi. Mimetizzandosi e adattandosi alle varie situazioni come un camaleonte, Trevor cresce e trova la sua strada. Lo fa insieme al Sudafrica, perché i problemi del Paese non finiscono con l’apartheid, ma si modificano: i conflitti tornano a essere fratricidi, le condizioni di vita migliorano teoricamente, ma praticamente la povertà aumenta.
La storia di Trevor Noah è la storia di un uomo che sceglie come plasmare la sua identità sganciandosi dai confini che gli altri impongono; ma è anche la storia di un popolo in conflitto con sé stesso, segregato, sfruttato, ma che nonostante tutto non ha mai perso la speranza.

In cortile c’erano due baracche che la nonna affittava a migranti e lavoratori stagionali. In una minuscola aiuola su un lato c’era un pesco, dall’altra parte il vialetto per la macchina. Non ho mai capito a cosa le servisse, dato che non aveva l’automobile. Non sapeva nemmeno guidare. Però aveva il vialetto. Tutti i vicini ce l’avevano, alcuni con pittoreschi cancelletti in ferro battuto. Nemmeno loro avevano macchine né, per la maggior parte, la prospettiva di comprarsene una. Doveva essercene una ogni mille persone, eppure quasi tutti avevano il vialetto, come se questo potesse evocare un’automobile. La storia di Soweto è la storia dei vialetti. È un posto pieno di speranza.”

Trevor Noah è nato il 20 febbraio del 1984 in Sudafrica, da Patricia Nombuyiselo, nera di etnia xhosa, e da padre svizzero tedesco, bianco. La sua carriera di dj, comico e attore lo ha portato sugli schermi americani, dove conduce dal 2015 il Daily Show, seguito da milioni di telespettatori in tutto il mondo. Questo suo primo libro, che ha dominato le classifiche americane nel 2016, è dedicato alla madre. Ne verrà tratto un film in uscita nel 2019 con Lupita Nyong’o nella parte di Patricia.

Source: libro del recensore.

A Bologna arriva Nerdshow a cura di Elena Romanello

7 febbraio 2019 by

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Il 9 e 10 febbraio torna a Bolognafiere nel capoluogo emiliano Nerdshow, festival dedicato a fumetti, videogiochi, editoria, cinema, musica, cosplayer e tantissimo altro. Un’occasione per divertirsi, certo, ma anche per fare cultura partendo da quelle che sono passioni consolidate per più generazioni.
Infatti partecipano all’evento 100 artisti del mondo del fumetto, attivi nelle scuderie delle più importanti case editrici, come Marvel, DC, Bonelli, Bao, Disney Italia. Nominarli tutti è impossibile, ma ci sono i nomi di Leo Ortolani, Mirka Andolfo, Boban Pesov, Loputyn, Francesco Barbieri, Monica Catalano, Federica di Meo, Francesca Urbinati, gli americani Geoff Darrow e Lee Bermejo e il doppiatore prestato al fumetto Fabrizio Mazzotta.
In fiera ci sono i maggiori gruppi editoriali del settore fumetto, da Bonelli a Panini, oltre ad un fitto programma di esibizioni, proiezioni e conferenze, dove spiccano il gruppo The Spleen Orchestra, ispirato al mondo di Tim Burton, il concerto di Giorgio Vanni, l’anteprima della nuova serie dell’anime di culto L’attacco dei giganti, fumetto e animazione in Giappone e un tuffo in Mondo9 con Dario Tonani.
La fiera è aperta entrambi i giorni dalle 10 alle 19, biglietti dieci euro on line dodici in cassa, con varie riduzioni. Per ulteriori informazioni visitare il sito ufficiale.

:: Scrittori ai fornelli: Paola Rambaldi & la Torta della Brisa

7 febbraio 2019 by

BrisaOggi per la nostra gustosa rubrica Scrittori ai fornelli ospitiamo Paola Rambaldi, già autrice di racconti, ora al suo primo romanzo Brisa, Edizioni del Gattaccio.

Le abbiamo chiesto una ricetta ed eccola: un dolce al cioccolato battezzato per l’occasione la Torta della Brisa, in omaggio alla sua effervescente protagonista.

Ci ha confidato che questa ricetta in realtà è una delle tante imitazioni della famosa Torta Barozzi di Vignola di cui non esiste una ricetta ufficiale. In qualsiasi ristorante si vada a Vignola la si trova sempre diversissima. Andrebbe servita con un noce di mascarpone nel piattino. Poi ognuno a casa sua aggiunge la sua variante.

Ecco gli ingredienti:

250 gr. cioccolato fondente
80 gr. di burro
4 uova
100 gr. di mandorle tritate
2 fondi di caffé
150 gr. zucchero
1 bicchiere di rum
1 pizzico di sale

Ed ecco la torta preparata per l’occasione:

Torta della Brisa

Le abbiamo chiesto un aneddoto della sua vita di cuoca (e dato che si avvicina San Valentino) ci ha raccontato:

Mi è tornato in mente di una volta, dopo separata, col fidanzato del momento. A cena a casa mia. Torta e datteri ripieni di mascarpone. Di datteri al mascarpone, con la mandorla dentro, al massimo ne reggi due, sono stucchevoli. Il mio moroso non so quanti ne mangiò, poi a un certo punto mi fissò languido negli occhi e anch’io lo guardai convinta che stesse per dire qualcosa di carino. Invece esclamò: “Ti sto guardando in faccia e mi viene da vomitare…”. E io “Ma grazie!” Scoppiammo a ridere entrambi. Certo non fu il massimo dei complimenti. Ecco quella sera lì la ricordo ancora benissimo. Io e i datteri al mascarpone avevamo davvero fatto colpo.

Ecco le tappe per incontrare l’autrice e la sua Brisa:

8 marzo alle 18,30 a Parma presso la Libreria Piccoli Labirinti in Via Gramsci, 5.

Paola Rambaldi, Originaria di Argenta (FE), attualmente vive a Castello di Serravalle (BO). Ha iniziato a scrivere racconti casualmente partecipando a concorsi letterari e vincendone una sessantina in quattro anni.
Ha pubblicato: Tredici storie di Adriatico (Edizioni del Gattaccio, 2014), Bassa e nera (Pontegobbo), La fudréra (REM) e decine di racconti in riviste e antologie (Elliot, Pendragon, MobyDick, Sperling & Kupfer, Laurum, Zona, Felici, Stampa alternativa, Echos, Edizioni della Sera e molti altri).
Scrive di cinema nella rubrica “La schermitrice” su Thriller Magazine e di libri su “Libroguerriero”.
Brisa è il suo primo romanzo.

La signora della morte di Terry Goodkind (Newton Compton 2018) a cura di Elena Romanello

6 febbraio 2019 by

la-signora-della-morte-x1000Torna in libreria, presso un nuovo editore per l’Italia, Newton Compton e non più Fanucci, Terry Goodkind, autore di un fantasy adulto che piacerà senz’altro agli appassionati e magari un po’ orfani di nuove opere di George R. R. Martin.
La signora della morte è un misto tra uno spin off e un seguito della celebre saga La spada della verità, incentrato su una comprimaria, la ex assassina Nicci, amica e alleata di Richard e Kahlan che hanno portato la pace nei regni. Lei però, con il loro appoggio, decide di portare giustizia e libertà in terre remote, anche forse per espiare un passato non sempre limpido e parte per un lungo viaggio, con Nathan, che possiede poteri da profeta. Il suo scopo finale è incontrare la temibile strega Red, ma le avventure saranno tante, in regni in cui il nuovo corso di monarchi illuminati non è ancora arrivato.
Ci sono echi del serial cult Xena dietro a questa storia, legata all’universo de La spada della verità ma godibile anche come libro indipendente, in una vicenda di redenzione e d’avventura, in cui si presenta l’archetipo della donna guerriera, amatissimo del resto dal fantasy dall’epoca di Robert E. Howard con Red Sonya e Dark Agnes e di Charlotte L. Moore con la sua Jirel de Joiry. Un libro ricco di avventure, con toni adulti e a tratti dark, con al centro di tutto un’eroina non perfetta e quindi per questo ancora più interessante.
Conoscendo l’autore e leggendo il libro si capisce che può essere davvero l’inizio di un nuovo universo di avventure, per tutti gli appassionati di fantasy, in cerca sempre di nuovi universi e nuove avventure da vivere attraverso i libri, con un autore che è e resta uno dei più interessanti della nuova generazione del genere, anche se non ha avuto per esempio altrettanta fortuna che il collega Martin sul piccolo schermo. A marzo uscirà il nuovo capitolo, Le sorelle del potere, intanto godiamoci il primo, dove chi da anni frequenta certi universi trova pane per i suoi denti.

Provenienza: libro del recensore.

Terry Goodkind è un celebre scrittore statunitense conosciuto nel mondo principalmente per il ciclo La spada della verità. Nato nel 1948, è cresciuto a Omaha, in Nebraska, dove ha anche seguito corsi d’arte. A causa della dislessia, da giovane ha abbandonato il college per lavorare come carpentiere, liutaio, artista e restauratore. Dal 1983 si dedica alla scrittura, e ha pubblicato oltre trenta libri con uno straordinario successo internazionale. Dopo La signora della morteLe sorelle della morte è il secondo capitolo della serie incentrata su Nicci, l’incantatrice già apparsa in molti dei suoi romanzi.