
Nella Cornovaglia più aspra e selvaggia, là dove il vento arriva dall’oceano portando con sé odore di salsedine e di terra bagnata, Il giardino segreto delle api diventa interprete di una storia in grado di mischiare memoria, dolore e appartenenza. È un romanzo, calato in un paesaggio che sembra sospeso fuori dal tempo, in cui la natura non rappresenta solo lo sfondo, ma è presenza quasi sacra, pronta a custodire segreti e verità rimaste insepolte.
La tenuta di Trengrose domina la narrazione. I frutteti, i prati invasi dalle campanule, i sentieri battuti dalla pioggia e il cottage di pietra abitato da Ezra Curnow compongono un fragile microcosmo, minacciato dall’arrivo della modernità. Ezra vive là da sempre. E prima di lui suo padre, suo nonno e le precedenti generazioni della sua famiglia hanno sempre abitato ai margini della proprietà. Per Ezra ogni stagione ha il suo linguaggio: il biancospino in fiore la primavera, le foglie trascinate dal vento in autunno, il silenzio dell’inverno, l’estate con il tepore accumunate dal ronzio delle api attorno all’arnia. Ogni particolare contribuisce al rapporto fra uomo e natura.
L’incipit è di una straordinaria forza evocativa. Ezra, in piedi davanti alle api, annuncia la morte di Eliza Rosevear secondo il rituale tramandato nei secoli. Copre l’arnia con un drappo nero e parla agli insetti come fossero creature in grado di comprendere il dolore umano. In poche pagine il romanzo chiarisce immediatamente il proprio fulcro narrativo: la memoria delle cose, la continuità fra passato e presente, il rispetto verso una natura considerata parte integrante della vita.
La morte di Eliza rompe l’equilibrio di Tengrose. Senza un testamento, il futuro della tenuta diventa incerto e l’arrivo dei nuovi proprietari trasforma il romanzo in qualcosa di più complesso di una semplice storia famigliare. Toby Hardman, finanziere londinese ambizioso e arrogante, vede nella proprietà soltanto un investimento. Il cottage di Ezra deve diventare un alloggio turistico, i prati un’attrazione per visitatori. In lui si concentra una mentalità predatoria incapace di cogliere il valore autentico dei luoghi. La Cornovaglia, agli occhi di Toby, non è una terra da comprendere ma qualcosa da sfruttare.
Ed è proprio in questo contrasto che il romanzo sviluppa la sua forza. Da una parte Ezra, uomo essenziale, quasi fuori dal tempo, privo di qualunque avidità materiale, dall’altra l’oggi, dominato dal profitto e dalla speculazione. L’autore affronta temi concreti: il turismo invasivo, il costo delle abitazioni, la perdita di tradizioni locali, senza trasformare la narrazione in un manifesto ideologico. Tutto passa attraverso i personaggi, le loro scelte e i loro conflitti.
Ezra è senz’altro la figura più azzeccata. Burbero, ostinato, ironico, vive circondato dagli animali e tratta ogni creatura con rispetto. Dialoga con le api, osserva gli uccelli, accetta la libertà del suo gatto senza pretendere di possederlo. La sua esistenza appare povera solo a chi misura il valore delle cose con il denaro. In realtà Ezra custodisce una invisibile ricchezza: il senso di appartenenza, la memoria della terra, la capacità di riconoscere la bellezza nei gesti più semplici. Ma non è una figura idealizzata. Poco alla volta infatti riemergono le ombre del suo passato, ferite nascoste sotto la superficie del quotidiano. I segreti legati a Trengrose si intrecciano a una dimensione più ampia e dolorosa, in grado di valicare tre generazioni e di aprire improvvisi squarci sulla guerra e sulla violenza. Alcuni capitoli, ambientati nella Cipro degli anni Cinquanta, introducono improvvisa suspence, in netto contrasto con la quiete della campagna cornica. Sono pagine dure, quasi spiazzanti, ma fondamentali per comprendere.
Molto efficace risulta anche l’evoluzione dei nuovi proprietari, gli Hardman. Inizialmente degli invasori destinati a distruggere l’equilibrio, ma pian piano, lei, Minty e i figli, Dominic e Miranda, finiranno per lasciarsi conquistare dal fascino della tenuta e dalla figura di Ezra. Attraverso il contatto poi con quel paesaggio imparano a guardare il mondo in modo diverso, quasi riscoprendo un’umanità perduta.
L’atmosfera è sempre in sospeso fra realismo e incanto. Per tutto il romanzo aleggia una lieve componente soprannaturale, quasi la terra stessa custodisse le voci del passato. I segreti di Eliza Rosevear emergono lentamente, alimentando una tensione narrativa che accompagna il lettore fino alla fine.
Lo stile nostalgico ben si adatta alla storia. Le descrizioni della Cornovaglia sono ricche di luce, vento, colori e odori. Si percepiscono il rumore delle onde contro le scogliere, il canto degli uccelli al tramonto, il ronzio delle api. È una scrittura che par rallentare il tempo mentre ci invita a osservare, con la sensazione di visitare un luogo abitato da personaggi imperfetti ma vivi. Dentro la storia convivono mistero, memoria, dolore e speranza, in armonioso equilibrio. Il giardino segreto delle api più di un romanzo familiare pare una riflessione sul rapporto fra esseri umani e natura, sul rischio di perdere il legame con i luoghi e sulla illusoria convinzione che tutto possa essere comprato.
Jane Johnson, è una scrittrice e editrice britannica. È l’editor inglese di George R.R. Martin, Robin Hood e Dean Koontz, e per molti anni è stata responsabile editoriale delle opere di J.R.R. Tolkien. È sposata con uno chef berbero e vive tra la Cornovaglia e il Marocco. La Newton Compton ha pubblicato Il giardino segreto delle api.




































