
La neve dapprima lieve, incerta, poi più fitta e infine a larghe falde, cade sulla Milano di Ultimo valzer di una ragazza perbene e affianca il lettore in una storia dove il mistero non è mai solo qualcosa da risolvere, ma una spaccatura che si allarga nelle vite dei personaggi.
Tullio Avoledo costruisce anche stavolta,un giallo elegante ma inquieto, in grado di mischiare indagine e introspezione senza tuttavia mai trascurare le insite debolezze dell’essere umano.
In Ultimo valzer di una ragazza perbene, Milano appare ovattata, molto fredda, invernale, fatta di interni borghesi, studi legali, raffinati appartamenti in cui ogni dettaglio sembra sempre al proprio posto. E tuttavia, sotto questa elegante, efficiente e patinata superficie, si agitano profonde tensioni, segreti difficili da controllare. Accanto al capoluogo lombardo poi, emergono altri scenari carichi di fascino e ambiguità, come la Venezia spettrale avvolta dalla nebbia con i suoi palazzi affacciati sul Canal Grande, luoghi sospesi tra bellezza e opacità, oppure spazi più caldi e intimi, come la villa sul lago, dove il passato riaffiora con forza quasi dolorosa.
Ancora una volta il fulcro della vicenda è Vittorio Contrada, protagonista ormai noto ai lettori. Un uomo, un avvocato, poco più che quarantenne ma che ha superato le illusioni della giovinezza, deluso ma ancora combattivo e in grado di valutare il mondo con lucidità velata da una vena di malinconia. Non un eroe nel classico senso della parola , la sua forza risiede infatti nelle sue contraddizioni, nella quotidiana difficoltà di mantenere l’ equilibrio morale nell’attuale contesto che sembra premiare ben altro. Il ritorno di Claudia, indimenticabile figura chiave del passato, infrangerà la sua odierna stabilità, riportando alla luce vecchi sentimenti.
Claudia, simbolo un tempo di ideali e ribellione, oggi però appare trasformata, inserita in una dimensione fatta di grandi privilegi e apparente sicurezza. Moltiforme, una figura ambigua, difficile da decifrare fino in fondo. Il suo rapporto con Vittorio appare in bilico su un terreno in cui disillusione e nostalgia convivono senza mai trovare una reale sintesi.
Accanto a lei, Ada è il vero elemento destabilizzante della storia. Lontana da qualsiasi immagine rassicurante della giovinezza, è un personaggio complesso, vessato da profonde contraddizioni. La sua doppia vita, che si sviluppa soprattutto nello spazio digitale, mette in crisi lo sguardo degli adulti costringendoli a una riflessione sul rapporto tra identità e percezione, tra libertà e responsabilità. Ada non è facilmente classificabile: vittima e artefice allo stesso tempo, incarna una generazione che stenta a trovare strumenti tradizionali per esprimere il proprio disagio.
Il nucleo trainante dello studio legale “Almariva , Gonzales (socio inesistente, ma tre persone suona meglio), Contrada” mostra invece personaggi solidi e ben calibrati. Gloria Almariva, avvocato, si conferma fondamentale: lucida, concreta, capace di controbilanciare le più emotive derive imboccate da Contrada. Il loro rapporto, fatto di sottili tensioni ma e soprattutto di reciproco rispetto, aggiunge nerbo alla narrazione. Andrea Benati, detto Ciuffo, indispensabile collaboratore esterno, introduce invece la sua dimensione più ruvida e istintiva, dimostrandosi il giusto elemento di rottura in grado, al bisogno, di spostare i vari equilibri.
La trama si snoda in un complesso intreccio denso di zone d’ombra e progressive rivelazioni. Tuttavia, ciò che fa davvero funzionare la storia è la capacità di andare oltre il semplice meccanismo investigativo. Temi attualissimi quali la mercificazione dei corpi, l’uso distorto della tecnologia e i crimini ambientali si inseriscono con naturalezza nella narrazione, senza mai forzare il passo. Ne emerge un inquietante affresco dell’oggi, dove i confini tra giusto e sbagliato appaiono ohimé sempre più sfumati, irriconoscibili .
Lo stile di Avoledo, sempre asciutto e incisivo, è accompagnato da una sottile ironia che nel modo giusto alleggerisce la tensione. I dialoghi, rapidi e pungenti, diventano il vero motore narrativo, contribuendo a delineare i personaggi. Il ritmo, sempre vivace e costante, è sorretto da una scrittura che riesce ad alternare momenti di introspezione a passaggi più mossi, in evoluzione.
Il romanzo funziona bene anche nella sua dimensione emotiva. Certe scene, più intime, introducono quella delicata nota di malinconia che accompagna il lettore fino alle pagine finali. Dove la storia si ricompone e si ferma, lasciando emergere il senso di una perdita e di una consapevolezza che non vuol più cercare facili consolazioni.
Tullio Avoledo è nato a Valvasone (Pordenone) nel 1957. Ha esordito nel 2003 con il fortunatissimo L’elenco telefonico di Atlantide (Sironi e poi Einaudi) e ha pubblicato altri quindici romanzi per Sironi, Einaudi, Chiarelettere e Marsilio. Ha vinto il Premio Scerbanenco 2020 con Nero come la notte (Marsilio 2020) e ha partecipato al “Metro 2033 Universe”, una narrazione collettiva internazionale sul mondo post catastrofe nucleare immaginato dallo scrittore russo Dmitrij Gluchovskij. I suoi titoli sono stati tradotti in varie lingue.
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