:: Sulle tracce dei nostri antenati in Italia di Flavia Salomone, Luca Bellucci e Giorgio Manzi e C’era una volta Homo… di Flavia Salomone (Edizioni Espera 2016 2017) a cura di Giulietta Iannone

14 dicembre 2018 by
Sulle tracce dei nostri antenati

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Oggi vi parlo di due agili volumetti complementari perfetti per avvicinare i vostri bambini e ragazzi all’archeologia e all’antropologia. La materia è complessa ma è stata semplificata utilizzando i più moderni sistemi didattici per veicolare i concetti in maniera chiara, completa ed esauriente. Il primo si intitola Sulle tracce dei nostri antenati in Italia… Cronache dal Lazio preistorico per piccoli antropologi itineranti. È stato scritto da Flavia Salomone, Luca Bellucci e Giorgio Manzi. È un volume di un’ ottantina di pagine, a colori, in carta lucida, con piacevoli illustrazioni di Giada Giannetti e di facile consultazione. Ci parla di un argomento affascinante la venuta dell’ uomo sulla terra, e di tutti i suoi progenitori partendo dagli ominidi che si differenziarono dagli scimpanzé in ere assai remote.
Il volume, suddiviso in tre parti di diverso colore, ha una peculiarità quella di rivolgersi ai bambini, solitamente esclusi dalle opere editoriali di divulgazione scientifica.
Nella prima parte evidenziata dal colore rosso si parla dell’evoluzione umana in Europa e in Italia, otre a descriversi in modo puntuale e avvincente com’era il Lazio milioni di anni fa.
In blu vengono narrate le cronache delle scoperte che via via si sono fatte
Infine nell’appendice, in verde, l’elenco di tutti i musei archeologici più importanti del Lazio con gli orari di apertura e le maggiori particolarità.
A tutti gli interrogativi che via via si sono posti nello studio del percorso lungo e complesso dell’evoluzione possiamo oggi dare risposte certe grazie allo studio dei fossili giunti fino a noi in modo avventuroso e utilizzabili come una vera e propria mappa su cui basare le nostre ricerche, e l’uomo moderno come un investigatore collegando indizi e prove potrà ricostruire il passato, in maniera attendibile, e risalire a tutte le specie umane e animali che vissero sulla terra milioni di anni fa e delineare in maniera sempre più precisa la conformazione del pianeta.
Lo studio è ancora in divenire e nuove scoperte potrebbero ribaltare anche del tutto le nostre attuali conoscenze.
Il testo è piuttosto regionalistico, (anche se c’è uno sguardo sull’evoluzione dell’uomo in Europa) ci parla principalmente del Lazio dei reperti qui rinvenuti, di come era morfologicamente in ere preistoriche.

Homo

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Il secondo volumetto dal titolo C’era una volta… Homo Da Homo naledi ad Argil fino ad Homo sapiens. Un lungo viaggio nel tempo alla scoperta delle nostre origini, integra il precedente ed è più focalizzato sull’evoluzione umana, e sui reperti ritrovati in tutto il pianeta, non solo nel Lazio, da Lucy, al bambino di Tuang, all’uomo di Pechino, fino alla mamma di Ostuni, la più antica del mondo.
Si parla ancora di “anello mancante” nell’evoluzione umana ovvero di un punto di congiunzioni tra gli animali e l’uomo? Oggi si preferisce pensare invece che a una “catena” evolutiva lineare, a modalità evolutive molto più complesse che si possono definire “a cespuglio” ovvero sistemi molto ramificati in cui specie diverse hanno anche convissuto per lungo tempo prima che alcune si estingussero.
L’evoluzione dell’uomo sebbene parte di un processo lentissimo di adattamento se vogliamo può essere fatta iniziare dal suo diventare bipede, ovvero camminare sue due zampe in posizione eretta, potendo così utilizzare gli arti superiori per afferrare oggetti, raccogliere bacche e frutti, costruire utensili per la caccia, e per le sue funzioni di tutti di giorni, fino alle sue attività artistiche come i disegni rupestri.
Poi la scoperta del fuoco fu basilare per sopravvivere durante i cambiamenti climatici anche repenstini, fino all’uso del linguaggio per comunicare che lo differenziò completamente da altre specie concorrenti.
Studiare il passato non è mai stato così divertente. Ora tocca a voi archeologi di domani.

Flavia Salomone vive e lavora a Roma. Biologa e antropologa fisica, dopo la laurea presso la Sapienza Università di Roma, per alcuni anni ha condotto ricerche sulla biologia delle popolazioni umane del passato su campioni scheletrici di epoca romana (I-III sec. d.C.), presso il laboratorio di antropologia della Sapienza e del Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico Luigi Pigorini di Roma. Si occupa di divulgazione scientifica, anche attraverso le nuove tecnologie multimediali e dal 2014 propone attività educativo-didattiche presso le scuole elementari e le librerie specializzate per bambini. Autrice di varie pubblicazioni scientifiche, con Edizioni Espera ha pubblicato “C’era una volta… Homo”.

Luca Bellucci, naturalista e paleontologo, autore di varie pubblicazioni scientifiche, studia la sistematica dei grandi mammiferi plio-pleistocenici italiani. Si occupa anche di divulgazione scientifica con laboratori didattici. Progetta e realizza inoltre app, modelli e stampe 3D di fossili. Attualmente assegnista di ricerca presso il Polo museale Sapienza, è membro del consiglio direttivo dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana.

Giorgio Manzi, Professore ordinario di Antropologia alla Sapienza Università di Roma, dove è anche direttore del Museo di Antropologia G. Sergi e del Polo museale Sapienza. Le sue ricerche, documentate da oltre 150 pubblicazioni scientifiche, principalmente riguardano argomenti di paleoantropologia e di biologia di popolazioni umane antiche. Come divulgatore, collabora con quotidiani, riviste, radio e TV; fra i libri più recenti, “Il grande racconto dell’evoluzione umana” (Il Mulino, 2013) e “Ultime notizie sull’evoluzione umana” (Il Mulino, 2017).

Source: libri inviati dall’editore. Ringraziamo Flavia dell’Ufficio stampa Edizioni Espera.

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L’edizione 2018 di Torino Xmas Comics

14 dicembre 2018 by

xmascomics

Il 15 e 16 dicembre torna nel padiglione 3 del Lingotto Torino Xmas Comics, l’edizione natalizia della fiera su fumetto e cultura nerd giunta alla quarta edizione con vari consensi, perché il periodo di ricerca di regali si sposa bene con il mondo della fantasia.
L’evento presenta vari aspetti di questo colorato mondo, con un’area commerciale con oltre novanta espositori, che propongono fumetti, libri, audiovisivi, videogiochi, gadget, oggetti da collezione, giocattoli e costumi.
In ambito editoriale si segnala la presenza della casa editrice Magic Press, che portano in fiera Felinia&Ribosio ideatori della saga Sketch & Breakfast e Boban Pesov, disegnatore dell’irresistibile e dissacrante Nazi Vegan Heidi oltre che di una serie di vignette sulla strana coppia Salvini Di Maio.
Torna Tunué, con le sue graphic novel per tutte le età oltre che per i saggi dedicati a fumetto, all’animazione, ai videogiochi e ai fenomeni pop contemporanei, tra cui spicca la nuova edizione de Le anime disegnate di Luca Raffaelli. Nel suo stand la casa editrice ospiterà Alessandro Perugini, in arte Pera Comics, noto per il fortunato format Chi ha ucciso Kenny?,  Luca Ferrara che ha realizzato Dorando Pietri – Una storia di amore e gambe insieme ad Antonio Recupero, e il graphic novel Gli Altri, scritto da Alessandro Di Virgilio, Marco D’Aponte autore de Il principio di Archimede , La ricerca del Legame e Sostiene Pereira.
Ci sarà anche Edizioni BD, casa editrice di cultura pop: fumetti, comics americani, rock&roll e libri per bambini, con la sua nuova acquisizione,  Edizioni Dentiblù. In stand ci saranno  Mirka Andolfo, già collaboratrice delle maggiori case editrici italiane – come Disney e Bonelli – e internazionali, arrivando anche sulle pagine di Bombshells, Wonder Woman (DC Comics) e Ms. Marvel (Marvel)con il sesto capitolo di Sacro/Profano (Dentiblù), Veronica Cianciarini con la graphic novel Bleeding Mariachi – Il Canto dell’Immortale, Ilaria Catalani; Ilaria Catalani con Hadez, fumetto autoprodotto diventato poi una trilogia edita da Edizioni Dentiblù.
Non mancherà Fabrizio Modina, collezionista ed esperto di Sci-Fi e animazione nipponica, collaboratore di varie mostre in tema, sia al Barbican Centre di Londra che al MAO e al Museo del cinema di Torino, che porterà in fiera  Super Robot Files volume 3,  la conclusione di un percorso di ricerca e analisi sulla storia dei robottoni animati nipponici visti attraverso i giocattoli a loro ispirati.
Tra gli altri ospiti, da segnalare Supergul-Shockdom, con i nomi di Bigio, autore della collana Drizzit (fumetto, gioco di carte, gioco di ruolo e webcomics) e di The Author; Odde, con Io sono chiavica; Francesca Presentini con Il fantastico pianeta che sta nel sistema solare; Riccardo Accattatis in arte Richardhtt, illustratore per Mondadori e Panini, Samuel Spano, illustratore e colorista nel campo dell’animazione, primo autore dichiaratamente transgender del fumetto italiano con il suo serial Nine Stones.
Tra gli altri ospiti ci sono i nomi di Marco Galli, curatore dell’antologia di racconti Materia Degenere, e due delle autrici, Joe1 e Fumettibrutti, al secolo Roberta Muci e Josephine Yole Signorelli, Stefano Mancini di Dark Zone con la sua trilogia fantasy composta dai romanzi Le paludi d’Athakah, Il figlio del drago e Il crepuscolo degli dei; Candida Corsi, illustratrice e graphic designer freelance che ha pubblicato con DZ edizioni Healing Blood; Livia De Simone, illustratrice che collabora con diverse case editrici e che ha firmato le illustrazioni di Dei del Nord; Elisa Yori Sabato, illustratrice, fumettista e insegnante di grafica, autrice di Honey Venom – Wanted a cui ha collaborato Lorenzo Maglianesi, anch’egli presente a Xmas Comics and Games;Giacomo Ferraiuolo che ha pubblicato la raccolta di racconti horror Non Devi Dormire, collabora nelle antologie tematiche della Dark Zone e Francesca Pace, fondatrice di Dark Zone e autrice di Emma, primo volume della Hybrid’s Saga.
Tra gli altri eventi, sono da segnalare i due eventi cosplayer, in collaborazione con la Cospa Family: sabato ci sarà la sfilata non competitiva, domenica il Cosplay Contest, che servirà da selezione per le categorie singolo maschile o femminile per la finale  dell’EpicCon, importante convention tedesca che si svolgerà il 23 e 24 febbraio a Münster.
Torino Xmas Comics è aperto sabato e domenica dalle 9 e 30 alle 19 e 30, per informazioni su biglietti e riduzioni visitare il sito ufficiale.

:: Le interviste di Lady Euphonica (usatele con cautela): Sara Ficocelli

14 dicembre 2018 by

imageDalla biografia pubblicata sul sito di Mds Editore:

“Sara Ficocelli è nata a Pisa, vive a Roma, ma ama soprattutto viaggiare. Ha scritto per Cosmopolitan, Donna moderna, Airone, Il Venerdì e dal 2007 collabora stabilmente con Repubblica.it. Ha vinto il premio Paidoss e il premio Sodalitas per le sue inchieste su prostituzione minorile e discriminazione di genere in Italia. Con MdS Editore ha pubblicato vari racconti e quindi il suo primo romanzo, La vita nascosta (2016), per cui ha ricevuto numerosi riconoscimenti, fra cui il secondo posto al premio “Alda Merini” e il premio della giuria popolare al concorso letterario “Città di Lugnano”.”

A novembre 2018, sempre per MdS Editore, Ficocelli ha pubblicato “Samia non torna a scuola”.

La ringraziamo per aver accettato di rispondere alle nostre domande.

Parto da una considerazione personale e dunque opinabile: non credo che l’arte, in qualunque modo si esplichi, abbia una vocazione primariamente pedagogica. La sua capacità di innescare cambiamenti (una capacità che può essere dirompente) non risiede secondo me in una “lezione morale”, talvolta purtroppo vicina a quella moralista, ma nella possibilità, propria delle cose belle, di far immaginare altri mondi possibili.
Mi sembra che la storia di Samia possa collocarsi su un piano di questo tipo perché quello che noi leggiamo è frutto dell’intersecarsi di almeno quattro punti di vista differenti. La risultante è maggiore della somma degli addendi e produce una speranza.
Perché ti interessa la coralità, presente anche nel tuo precedente romanzo, “La vita nascosta”? Cosa ne trai, come scrittrice, e cosa credi che possano trarne i tuoi lettori?

La coralità mi permette di andare a tempo con le cose che ho dentro. Ho sempre sentito più voci in me, per quanto abbia sempre avuto un’idea precisa e univoca di quello che voglio e in cui credo. Ma osservare la realtà da più punti di vista mi è sempre piaciuto, mi ha sempre aiutato, e quando scrivo cerco lo stesso approccio. La prossima sfida sarà il protagonista unico, naturalmente.

Non mi piace molto parlare di “margini”. Alla fine la prospettiva della marginalità cambia se cambiamo inquadratura: ciò che prima era al centro dello sguardo, dopo può trovarsi sui bordi e viceversa. Tuttavia è innegabile il tuo interesse verso storie che, per ragioni svariate, difficilmente sono inquadrate dai riflettori, se non per creare statistiche. Chi è la tua Samia e cosa ti ha interessato, in modo particolare, della sua storia?

Samia è una ragazza che si sente e viene percepita come “fuori dal coro”. Il fatto che abbia genitori stranieri è un pretesto come un altro, avrebbe potuto essere anche bionda con gli occhi azzurri e sentirsi e venire percepita come outsider comunque. Diciamo che ho scelto lei perché anni fa mi sono imbattuta in una storia simile e cercavo una figura adolescente che suscitasse sentimenti contrastanti, di tenerezza e repulsione, che insomma non suscitasse compassione per il solo fatto di essere giovane e indifesa.

L’interesse professionale e umano non bastano. Una storia ispirata alla realtà che viviamo (o alle realtà), quando diventa letteratura, cambia statuto. Come sei riuscita a realizzare questo passaggio? Voglio dire, come ha fatto Samia a essere, non una generica ragazza vittima di pregiudizi e di soprusi, ma proprio lei, Samia, con la sua individualità, i suoi sogni, i suoi progetti, comuni a molti adolescenti e allo stesso tempo personali?

Scrivere di adolescenti mi riesce stranamente facile, è una condizione che tutti abbiamo vissuto e che ricordiamo perfettamente, il primo e forse unico grande momento di romanticismo della nostra vita. Quando descrivo un quindicenne mi immedesimo in maniera quasi automatica nel suo modo di pensare e sentire, forse anche perché credo che abbiano ragione loro, su tutto. Crescendo diventiamo persone ma smettiamo di essere vivi, se mi concedi un po’ di enfasi.

Un cenno sull’ambientazione. Hai scelto una località di fantasia, Colle Nuovo, centro di 80.000 abitanti. Questo nowhere alienato eppure così tragicamente concreto, con le sue vicende di sfruttamento del lavoro e di ingiurie lasciate sotto il banco, è stato lo sfondo di partenza o quasi una risultante della tua storia?

Colle Nuovo è un artificio strumentale tanto quanto la nazionalità della protagonista. Questo romanzo è per me un insieme di simboli, nient’altro. Colle Nuovo è un luogo qualsiasi dove accadono cose banali e terribili, un’allegoria dell’isolamento in cui tutti viviamo. Non c’è il mare, i palazzi sono stati costruiti negli anni 70, le uniche villette con giardino si trovano nell’unica strada che collega la scuola alla casa di Sonia…una speranza.

Vorrei concludere anche con te con un po’ di leggerezza. Questa è la domanda che rivolgo a tutti gli autori che intervisto.
Se “Samia non torna a scuola” potesse diventare un film e tu avessi l’ultima parola sul cast, chi sceglieresti per interpretare i ruoli principali? Se vuoi, dicci anche a chi lo faresti dirigere, non si sa mai!

Ahaha! Beh, mi piacerebbe che Samia fosse interpretata da una ragazzina sconosciuta al grande pubblico, magari proprio da una somala di seconda generazione che vive in una piccola realtà di provincia. In generale mi piacciono molto i film con attori semi sconosciuti ma se Sonia fosse interpretata dalla Golino non mi dispiacerebbe, mi è sempre piaciuta, forse più come donna che come attrice. Andrea lo immagino magro, alto e con tanti capelli spettinati…uno tipo Kim Rossi Stuart. Per quanto riguarda il regista, o la regista, a me su questo genere piace molto il cinema di Soldini, un po’ onirico, ma anche spietatamente reale.
Io, la vita, la immagino così.

Sara Ficocelli, “Samia non torna a scuola”, MdS Editore, http://www.mdseditore.it/catalogo/samia-non-torna-a-scuola.php

:: L’Etichettario – Dizionario di alternative italiane a 1800 parole inglesi di Antonio Zoppetti (Franco Cesati Editore 2018) a cura di Giulietta Iannone

13 dicembre 2018 by
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Facciamo un gioco: prendete un quotidiano cartaceo o in rete, scegliete un articolo a caso ed evidenziate quanti anglicismi o pseudo anglicismi trovate.
Fatto?
Ora contateli e magari circolettateli con il pennarello giallo.
Quanti ce ne sono? Nessuno? Meno di cinque? Più di cinque? Conoscete di ogni termine il reale significato, anche di quei termini economici da cui dipendono le sorti della nostra vita? Conoscete parole italiane che li equivalgono?
Antonio Zoppetti, già autore di Diciamolo in italiano: l’abuso dell’inglese nel lessico dell’Italia e incolla (Hoepli 2017), deve aver fatto un gioco simile, e deve essersi spaventato. Certo sì usiamo parole straniere (non c’è niente di male in questo) se non c’è un’alternativa nella nostra lingua, ma se invece questa alternativa c’è, e pure con maggiori sfumature di significato, perché ostinarci a usare termini stranieri o pseudo tali (ammettiamolo certe parole sono davvero tremende: perché usare appetizer? quando c’è stuzzichino o antipasto) dei quali, forse, non ne conosciamo nemmeno appieno il significato?
E così il nostro simpatico Zoppetti, ormai paladino di questa crociata per la difesa della lingua italiana, ha fatto una specie di contro guida, di dizionario dei sinonimi (se scrivete per lavoro o per svago usateli, sono fantastici per arricchire lessico e precisione di termini) e l’ha intitolata L’Etichettario – Dizionario di alternative italiane a 1800 parole inglesi. Un testo divertente, di agile lettura e nello stesso tempo serio e completo, impaginato in maniera molto originale e ricco di aneddoti, curiosità, precisazioni linguistiche e culturali.
Se avete in mente di fare come regalo di Natale per un vostro figlio o nipote che studia al Liceo o all’Università, un regalo utile e non banale, beh con questo libro andate sul sicuro. Ha una copertina vivace e colorata ed anche un oggetto libro assai piacevole.
L’utilizzo di sinonimi arricchisce il nostro lessico e il nostro linguaggio, e più pensiamo bene, più parliamo bene, più scriviamo bene migliorando le nostre capacità intellettive e di interazione con gli altri.
L’appiattimento dell’utilizzo acritico di questi termini stranieri o finto stranieri coniati ad hoc può avere ripercussioni anche negative sulla comprensione del narrato, o sull’annacquamento di certi termini che invece hanno valenze molto gravi e serie.
Pensiamo solo al termine offshore, quando lo si usa c’è quasi un intento ironico, alla moda, neutro quando in realtà si parla di società con sedi in paradisi fiscali, che svolgono azioni fraudolente evadendo le tasse. Detto in italiano non vi dà maggiore senso della gravità del problema?
E prendiamo un altro termine come hacker, usato in italiano quasi sempre con valenze negative e dispregiative, quando può averne anche di positive nel senso di esperto informatico, mago del computer, quando l’etica e la filosofia hacker non prevede il danneggiamento, il furto di dati, lo sfruttamento personale per ottenere guadagni illeciti, in questo caso c’è il termine cracker a definire il vero pirata il ladro o criminale informatico.
Lascio a voi scoprire la grande ricchezza di questo testo, che vi consiglio di tenere sempre a portata di mano.

Antonio Zoppetti si occupa di lingua italiana come redattore, autore e insegnante. Nel 1993 ha curato il riversamento digitale del Devoto-Oli, il primo dizionario elettronico italiano. Nel 2004 ha vinto il Premio “Alberto Manzi” per la comunicazione educativa. Ha scritto vari libri di linguistica e alcuni manuali di italiano pubblicati da Hoepli.

Source: libro inviato dall’ editore. Si ringrazia l’ Ufficio Stampa Cesati.

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:: Paranoia di Shirley Jackson (Adelphi 2018) a cura di Nicola Vacca

13 dicembre 2018 by
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Il mondo interiore di Shirley Jackson è stato sempre popolato dai fantasmi. La scrittrice americana, morta a soli quarantotto anni, è stata definita la maestra di Stephen King.
Tutti i suoi romanzi e i racconti contengono elementi psicotici e la sua scrittura fa venire i brividi.
Ma sono molti i registri con cui la Jackson si è cimentata. Leggendo Paranoia, recentemente pubblicato da Adelphi nella traduzione di Silvia Pareschi, si scoprirà che la scrittrice sa essere ironica, comica e dotata nella sua scrittura di una vena fertile di umorismo.
Paranoia è un libro davvero utile per conoscere da vicino la grande scrittrice americana.
È una raccolta di scritti che contiene racconti inediti o pubblicati su riviste, testi umoristici sulla storia della sua famiglia e una serie di articoli brillanti sul mestiere di scrivere.
Ironia, leggerezza, terrore e angoscia. In questo libro ci sono tutti gli elementi per conoscere a fondo Shirley Jackson.
Paronoia, a mio avviso, dovrebbe essere letto prima di avventurarsi nelle pagine dei suoi romanzi.
È lei stessa che conduce il lettore nel suo mondo, aprendo le porte a tutto quelle possibilità sospese tra il brivido e la follia che la sua scrittura, attraverso le storie che inventa, suggerisce.
L’incubo che vive Mr. Halloran Beresford nel racconto che dà il titolo al libro mette addosso i brividi. Tutto quello che accade al protagonista dopo una piacevole giornata d’ufficio ci porta ai confini di una realtà in cui l’inverosimile, l’assurdo, l’incubo e l’angoscia deflagrano dando vita a una trama che tiene i lettori legati alle pagine con un forte senso di inquietudine.

«Trovo molto difficile distinguere tra vita e finzione. Sono una scrittrice che, per una incredibile serie di coincidenze, si trova seduta alla macchina da scrivere per poche ore al giorno, visto che trascorro il resto del tempo a passare l’aspirapolvere sul tappeto del soggiorno, a portare i figli a scuola o a cercare qualcosa di nuovo da preparare per cena».

Così si presenta Shirley Jackson in Come scrivo, un articolo in cui la scrittrice sottolinea come le sue storie nascano dallo stretto rapporto tra la letteratura e la vita.
In queste pagine ci confida come le sue storie prima di scriverle se le racconta per tutto il giorno mentre è occupata dal quotidiano in quelle cose che non richiedono grandissima capacità immaginativa.
Paranoia è un libro sorprendente che ci rivela tutto il mondo di Shirley Jackson, una donna (e una scrittrice) talmente interessata alla realtà che ha bisogno di credere ai fantasmi.

Shirley Jackson nata nel 1916 a San Francisco,  è oggi riconosciuta come una delle autrici più incisive del gotico americano: Stephen King la cita tra i suoi maestri, Joyce Carol Oates è una grande ammiratrice. Jackson scrisse gran parte dei suoi racconti dell’orrore negli anni Cinquanta e Sessanta, ma in vita conobbe una certa notorietà solo per gli articoli di economia domestica e i ritratti di vita famigliare pubblicati su riviste femminili, oltre che come moglie del critico letterario Stanley Edgar Hyman, professore al Bennigton College. Morì nel 1965.

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

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:: 700 mila visualizzazioni!

12 dicembre 2018 by

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Abbiamo raggiunto oggi le 700 mila visualizzazioni! Nella lunga strada verso il milione che chissà quando raggingeremo. Comunque oggi è un giorno di festa, abbiamo comprato qui i biscotti a forma di alberello, stellina, angioletto e apriremo una bottiglia di spumante. Va be’ che di ragioni vere per festeggiare ce ne sono poche, ma intanto meglio accontentarsi dei piccoli piaceri che la vita ci dispensa. Allora tanti auguri a noi!

Il principe degli sciacalli di Rebecca Moro (Fanucci, 2018) a cura di Elena Romanello

12 dicembre 2018 by
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Fanucci editore torna ad arricchire la sezione fantasy con una voce italiana, Rebecca Moro, che esordisce con Il principe degli sciacalli, primo volume della saga dei Quadranti.
Se il buon giorno si vede dal mattino, come dicevano le nostre nonne, c’è da essere soddisfatti, perché finalmente si legge un qualcosa di interessante, intrigante, dark e crudo, decisamente fantasy e non una storiella che di fantastico ha poco per ragazzine in cerca di emozioni terra terra. Tra le righe ci sono echi di autori come ovviamente George R. R. Martin, di cui i fan aspettano con impazienza la conclusione della saga di Westeros, ma nell’attesa non disdegnano certo altre storie di passioni e lotte, cruente il giusto e con la costruzione di un mondo a tratti terribile ma che sa conquistare.
Un altro autore che viene in mente, leggendo queste pagine, è Terry Goodkind con la saga de La spada della verità, non per la somiglianza della vicenda, ma per le atmosfere simili, di un fantasy che non è certo favolette per ragazzini ma ricostruzione e elaborazione di un mondo immaginario ma con tante metafore storiche e non.
In pochi giorni e in una lunga notte di sangue la Schiera degli Sciacalli è riuscita a invade il più forte dei Quadranti dell’Impero umano, in un macrocosmo dominato da varie stirpi di esseri. La famiglia del Mastro è stata travolta, nessuno degli storici alleati si è fatto vedere e i Ti-Jak, creature tra uomini e rettili hanno falciato la resistenza.
Il principe Raven e le principesse Sarissa e Ioni sono sopravvissuti ma il loro destino sembra essere peggiore della morte, perché Raven è destinato a diventare lo schiavo sessuale del Jekret, mentre le due ragazze dovranno andare in sposa a due principi dei Ti-Jak.
Un cambiamento improvviso e inumano, ma forse ci saranno sorprese per tutti e tre, e quelli che dovevano essere i mostri si riveleranno diversi e ci sarà una speranza di rinascita. Anche perché non è detto che gli invasori siano le vere bestie e il vero pericolo, che può arrivare da altri umani.
Una storia avvincente, con tra le righe tematiche come la diversità, il ruolo della donna, la guerra, l’omosessualità, non nuove al fantasy ma qui viste comunque in un’ottica interessante e innovativa, per una vicenda che non si esaurisce qui e continuerà.
Il principe degli sciacalli alla fine entra nell’abisso più profondo dell’animo umano, racconta il confronto presente dai tempi più antichi tra uomo e bestia, tra abissi di follia e voglia di eroismo. E’ d’obbligo a questo punto attendere i nuovi capitoli, magari sognando un adattamento cinematografico, e forse, date le tematiche, non ci starebbe male un Guillermo del Toro..

Rebecca Moro, pseudonimo di Silvia M. Moro, vive a Padova ed è mamma di 3 bimbi, avvocato, lettrice accanita, blogger. Adora tutto ciò che è sopra le righe e diffida dei sentimenti tiepidi, perché se non c’è la passione non c’è sapore. Con l’altro pseudonimo di S.M. May ha pubblicato i romanzi Nuvole (2013) per Triskell Edizioni e Addio è solo una parola (2015) per Youfeel Rizzoli. Come autrice self, inoltre, ha pubblicato, nel genere gay romance, la serie Lara Haralds – The Strange Matchmaker (Cambio gomme, Neve fresca, Ghiaccio salato, Doppio velo e Infinito Stupore); nel genere sci-fi la serie Oro (Il sangue non è acqua e Oro); il romanzo Secret Funding (2015), uscito anche in edizione inglese e in edizione tedesca per Dead Soft Verlag; e infine il legal thriller Gabbia per uccellini (2017).

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa Fanucci che ringraziamo.

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:: Addio a Loredana Limone

12 dicembre 2018 by

Loredana

Con grande tristezza diamo l’annuncio della scomparsa di Loredana Limone, morta sabato scorso 8 dicembre a Milano, città dove da tempo si era trasferita. Grande amica del nostro blog, e amica personale della nostra collaboratrice Viviana Filippini, la ricordiamo come una persona solare e spiritosa, che ha affrontato la malattia con grande coraggio e non lasciandosi mai abbattere, fino a renderla pubblica per trasmettere la sua positività a tutti i malati che come lei affrontano questa dura prova. Sempre sorridente, era nata a Napoli nel 1961, e aveva iniziato a scrivere fiabe per bambini. Esperta di gastronomia si fece conoscere dai lettori italiani nel 2012 con il suo primo romanzo Borgo Propizio che diventò in seguito una serie di romanzi molto amati. Vinse il Premio Fellini. In sua memoria vi invitiamo a riscoprire i suoi libri pieni di ottimismo, allegria e gioia di vivere.

:: Nostra Signora dei Dolori – Le apparizioni della Madonna in Rwanda a Kibeho di Vincenzo Mercante (Edizioni Segno 2016) a cura di Daniela Distefano

11 dicembre 2018 by

NOSTRA SIGNORA DEI DOLORI - V. MercanteEra il 28 novembre del 1981, quando, in un fazzoletto di terra africana, la Madonna apparve ad alcune ragazze invitandole a pregare per la salvezza del mondo. Perché scelse di manifestarsi in questo paese martoriato? Nel 1980 Kibeho era una tipica cittadina della regione di Gikongoro, dove continuavano vivissime le influenze dei riti tribali. La prima apparizione ebbe come protagonista Alphonsine Mumureke, alunna di 16 anni, pia e mite. Sabato 28 novembre 1981 si trovava nel refettorio quando, mentre serviva a tavola le compagne, sentì una voce che la chiamava: “Figlia mia”. Sebbene intimorita, rispose: “Eccomi”, inginocchiandosi e facendo il segno della croce. Improvvisamente si ritrovò in un altro luogo pieno di luce e gradualmente vide uscire da una nuvola la figura di una donna bellissima, vestita di bianco con un velo candido che le cingeva la testa, mentre le mani erano giunte sul petto. Fattasi coraggio, Alphonsine chiese: “Chi sei?”. Ella rispose: “Sono la Madre del Verbo, ma tu cosa pensi della religione?”. “Io amo Dio e sua Madre che ci ha dato il Figlio che ci ha salvati”, replicò. “Se è così – continuò la bella Signora – vengo a rassicurarti perché ho ascoltato le tue preghiere. Vorrei però che le tue compagne avessero più fede, perché non credono abbastanza”. E la ragazza: “Madre del Salvatore, se veramente sei tu che vieni a dirci che nella nostra scuola la fede è poca, vuol dire che vieni ad aiutarci. Sono proprio contenta che tu sia apparsa a me”.
Il 28 novembre 1989 si verificò l’ultima apparizione con l’accorato messaggio:

Figli miei, il fatto che vi dico addio non significa che mi dimentichi dell’Africa e del mondo. Attraverso Alphonsine vi ho manifestato i miei desideri. Pregate, seguite il vangelo di mio Figlio e sarete felici nell’intimo della vostra anima. Vi benedico tutti come siete. La benedizione non la do solo a coloro che sono venuti qui a Kibeho ma al mondo intero. Le vostre dififcoltà presentatele come offerta, siano il vostro sacrificio quotidiano. Figli miei, non c’è sotto il cielo un luogo in cui si possa trovare riparo dalle disgrazie. Ciò che importa è saperle accettare ed offrirle per la conversione dei peccatori. Ditemi sempre tutti i vostri desideri, perché io vi amo, vi amo assai! E sono venuta perché vedevo che avevate bisogno del mio aiuto”.

Come è facile prevedere, dilagarono incredulità, dubbio e scetticismo tra le ragazze, le suore e i sacerdoti, in quanto non si era mai sentito che la Madonna conversasse per ore con una veggente. Ma il 12 gennaio 1982 un’altra alunna, Nathalie M., di 18 anni, ebbe il dono di una manifestazione celeste nel dormitorio del collegio e ricevette il seguente messaggio:

Figlia, sono triste! E ciò che mi affligge è che ho comunicato un messaggio e voi non l’avete accolto come desidero”.

In lunghi colloqui la Madonna educa Nathalie a intercedere per il mondo e a pregare.

Prega molto per il mondo, perché sta scomparendo la fede. Prega ininterrottamente . Mentre tu sei ancora su questa terra, devi contribuire alla salvezza di molti uomini togliendoli dal pericolo di dannarsi. Ti renderò animatrice di preghiera”.

Fu triste Nathalie quando la Santa Vergine Maria le rivelò che la sua vita sarebbe stata segnata dalla sofferenza. Amorevolmente la educò ad accettare il dolore con serenità, insegnandole che anche la sofferenza viene dalle mani di Dio con una finalità prestabilita, quasi sempre ignota alla ragione umana, perché la vita non è assurda è solo misteriosa. La Madonna apparve anche ad altre compagne, un dono di incalcolabile valore in un luogo oggetto di attività infernale (Terribile calamità, il genocidio tra Hutu e Tutsi. In Rwanda furono massacrate circa un milione di persone, perlopiù di etnia Tutsi. Ma atroce fu pure la persecuzione contro i cristiani). A ricordo delle apparizioni, a Kibeho, è stato eretto il Santuario di Nostra Signora dei Dolori visitato da milioni di persone.

Vincenzo Mercante vive ed opera a Trieste. Laureato in lettere moderne all’Università di Padova, già insegnante di materie letterarie nei licei scientifici statali, diplomato in Sacra Scrittura a Roma, ha frequentato corsi in psicologia, cinematografia e biblioteconomia conseguendone attestati di merito. In qualità poi di giornalista-pubblicista ed esperto di comunicazione massmediale collabora con vari settimanali, riviste di argomento storico-letterario e numerosi periodici. Fondatore del Centro Culturale David Maria Turoldo, organizza incontri musicali,  storici e letterari, sia di prosa che di poesia, nonché dibattiti cinematografici. Il 25 maggio 2008 Vincenzo Mercante ha ricevuto una Menzione Speciale da parte dell’Associazione Altamarea nell’ambito del Premio Letterario Internazionale  Trieste “Scritture di Frontiera dedicato ad Umberto Saba 2007”. Precedentemente, oltre ad una segnalazione nel Concorso Nazionale Ibiskos Città di Salò per la narrativa, il 28 aprile 2008 gli è stato assegnato il secondo premio internazionale di letteratura Portus Lunae città di La Spezia per il saggio sul popolo ebraico intitolato Il dolore bimillenario.

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo la signora Miriam dell’Ufficio Stampa di “Edizioni Segno”.

:: Eva era africana di Rita Levi-Montalcini con Giuseppina Tripodi (Gallucci Editore, 2018) a cura di Giulietta Iannone

11 dicembre 2018 by
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Carlo Gallucci Editore presenta in un’edizione rinnovata un testo scritto da Rita Levi- Montalcini con la collaborazione di Giuseppina Tripodi e le illustrazioni di Giuliano Ferri, dal titolo Eva era africana. Un testo scientificamente documentato e attendibile e nello stesso tempo di piacevole e facile lettura indicato ai ragazzi dai 10 anni in su, per sfatare alcune cose non vere ancora diffuse in quest’epoca di fake news in cui la scienza, e il sapere hanno toccato se possibile il suo più basso grado di popolarità.
Utile quindi fare una controinformazione corretta e puntuale, e chiarire ai più giovani concetti semplici ma fondamentali per il loro processo di crescita ed evoluzione intellettuale. Ma questo testo non è solo interessante per questo, è nello stesso tempo un nuovo tassello nella costruzione di un nuovo mondo in cui l’emancipazione femminile, specie delle donne del sud del mondo, diviene un punto fondamentale per il progresso e il benessere dell’umanità intera.
Il libro si compone di quattro parti: Da dove veniamo, Africane di ieri, … e di oggi, e infine Voci dall’Africa.
La prima parte veicola concetti come l’evoluzionismo, (da alcuni, sembra strano, ancora avversato in favore del creazionismo per una non corretta interpretazione letterale della Bibbia), la non scientificità del concetto di razze umane, quando le differenze esistenti tra le persone sono solo il frutto dell’adattamento alle condizioni climatiche o ambientali, la vera età del pianeta terra (voi adulti la sapete, senza sbirciare su Google?), la trasmissione del patrimonio genetico attraverso una linea unicamente materna e femminile (il DNA mitocondriale si trasmette solo così) avversando un’ idea errata di una superiorità genetica maschile e anzi avvalorando quasi il contrario. Per giungere a una scoperta affascinante e fondamentale, che tramite gli studi fatti si è giunti alla certezza che sia esistita una madre comune a tutto il genere umano (geneticamente parlando) denominata Eva, e di cui sappiamo pure la provenienza geografica: era africana.
Dopo una parte introduttiva decisamente didattica e scientifica il libro presenta una carrellata di donne africane che letteralmente hanno fatto la storia da Eva, a Lucy, alle regine d’Africa dell’Antico Egitto, fino alle donne africane di oggi che si sono distinte per meriti sociali, scientifici e culturali: Assia Djebar, Josephine Ouedraogo, Wangari Maathai, Aminata Traoré, Celina Cossa, Fatou Ndiaye Sow, Hawa Aden Mohamed, Nahid Toubia. Tutte donne che hanno potuto studiare, per la lungimiranza dei loro genitori, in paesi dove l’istruzione femminile è ancora avversata. Donne intelligenti, coraggiose, solidali, modelli per le nuove generazioni. Donne capaci per le loro doti morali e intellettuali di diventare ministri, chirurghi, dirigenti sindacali, scrittrici, di vincere il Nobel.
Se le avversità temprano nella dura lotta per le sopravvivenza e l’adattamento, queste donne ne hanno affrontate tante e non si sono mai arrese, un monito per tutte le donne, non solo africane.

Rita Levi-Montalcini (Torino, 1909 – Roma, 2012), Premio Nobel per la Medicina nel 1986, senatore a vita, membro dell’Accademia dei Lincei e dell’Accademia Pontificia. L’omonima Fondazione porta avanti il suo costante impegno a favore dell’emancipazione delle giovani donne africane attraverso l’istruzione. Con Gallucci, ha pubblicato Eva era africana e il best-seller dedicato alle ragazze e ai ragazzi: Le tue antenate.

Giuseppina Tripodi è nata a Reggio Calabria nel 1951. Per oltre quarant’anni ha collaborato con Rita Levi-Montalcini. Insieme hanno scritto numerosi libri divulgativi tra cui Eva era africana e Le tue antenate, pubblicati da Gallucci.

Giuliano Ferri è nato a Pesaro nel 1965. Ha cominciato a disegnare prestissimo, imitando i fumetti “spaziali” giapponesi. Poi ha studiato arte e si è dedicato all’illustrazione. La fantasia gli viene dalla mamma sarta, l’umorismo dal babbo, l’ispirazione dai bambini che incontra nelle scuole. Ma anche da se stesso. I suoi personaggi sono quasi degli amici, figure che gli sembra di avere conosciuto. Giuliano suona la chitarra e divide il proprio talento tra i libri e una Onlus di sostegno a persone con problemi mentali. Anche con loro gli acquerelli hanno successo. Per Gallucci ha illustrato Firenze/Florence, Eva era africana, La pulce d’acqua, Le tue antenate, La ballata di Geordie, Le filastrocche della Melevisione, I racconti delle fate, Regina reginella, Rime del fare e non fare, Rime di fiaba e realtà e Principi e principesse.

:: Vuoto di Maurizio de Giovanni (Einaudi 2018) a cura di Nicola Vacca

10 dicembre 2018 by
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Con Vuoto Maurizio de Giovanni ci riporta nel cuore delle vicende dei Bastardi di Pizzofalcone.
Da anni abbiamo imparato ad amare i poliziotti inquieti del commissariato più indisciplinato d’Italia e le storie raccontate dallo scrittore napoletano.
Anche in quest’ultimo romanzo li ritroviamo tutti in una forma eccellente, pronti a regalarci forti emozioni.
Vuoto, già dal suo incipit, contiene pagine di alta letteratura. De Giovanni, in questo libro è davvero bravo e dimostra di essere uno scrittore di talento quando tra le righe del nuovo caso in cui sono coinvolti i Bastardi di Pizzofalcone si cimenta in riflessioni davvero magistrali sulla presenza minacciosa del vuoto nell’esistenza.
Seguendo la misteriosa scomparsa di una professoressa di Lettere di un liceo tecnico, perdendosi nei misteriosi intrighi che nascondano la verità, Maurizio de Giovanni passa in rassegna uno per uno i suoi personaggi Bastardi, entrando nei loro singolari vuoti incolmabili in preda a una disagiata inquietudine.
Un’ inquietudine che cresce con l’arrivo dal Nord di un sostituto di Giorgio Pisanelli.
Elsa Martini con il suo vuoto di passato porta scompiglio nella squadra.
I Bastardi di Pizzofalcone anche questa volta si trovano tra le mani un caso difficile e delicato.
Ognuno ha il suo vuoto cucito addosso e il problema del vuoto, scrive De Giovanni, è nelle cose che ci sono dentro.
I Bastardi si trovano in uno dei momenti più difficili della loro vita e anche Napoli è una città in cui c’è troppo vuoto.
L’unica cosa che gli resta da fare e scavare nel vuoto per combattere il peso stesso di un vuoto sempre pieno di paura e di morte.
Così, fedeli alla loro informalità e allergici alle regole, i Bastardi si mettono all’opera per arrivare anche questa volta alla verità e archiviare con successo un altro caso.
Vuoto, tra tutti i volumi della serie dedicata ai Bastardi di Pizzofalcone, è quello che più ci aiuta a conoscere da vicino tutti i singolari personaggi inventati dalla fantasia fertile di Maurizio de Giovanni.
L’autore entra nell’anima nera e disagiata di ognuno dei poliziotti, ce li mostra tutti nel loro rapporto confidenziale con il proprio vuoto personale.
Un vuoto incolmabile con cui intimamente fanno i conti. Con tutto il peso dell’inquietudine addosso, loro sono consapevoli che non riusciranno mai a possedere tutti i colori e i segreti di quel vuoto dentro cui saranno sempre costretti a scavare per trovare se stessi. «Perché a volte, nel fine settimana, il vuoto si riempie».

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverno e Il purgatorio dell’angelo (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con Buio, Gelo, Cuccioli, Pane e Souvenir, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014). Per Rizzoli sono usciti Il resto della settimana (2015), I Guardiani (2017) e Sara al tramonto (2018). I libri di Maurizio de Giovanni sono tradotti in tutto il mondo. Molto legato alla squadra di calcio della sua città, di cui è visceralmente tifoso, de Giovanni è anche autore di opere teatrali.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’autore e Gaia dell’Ufficio Stampa Einaudi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il morto nel bunker, Martin Pollack, (Keller editore 2018) a cura di Viviana Filippini

10 dicembre 2018 by
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A chi appartiene il corpo senza vita ritrovato in un bunker del sud Tirolo nel 1947? Potrebbe sembrare un gancio per un giallo, ma è vera vita. A cercare la risposta e a dare un nome a quel morto, Martin Pollack nel suo ultimo libro “Il morto nel bunker” edito da Keller. Sì perché il corpo senza vita trovato in Alta Val d’Isarco è quello di suo padre, non quello che lo ha cresciuto, ma quello biologico: Gerhard Bast. Pollack una volta attua un’indagine sulla realtà, relativa alla sua famiglia, per dare forma al vero padre, nel tentavo di colmare dei silenzi e vuoti che da sempre hanno caratterizzato la sua vita. Pollack cerca di riedificare l’identità di un uomo assassinato mentre era in fuga, in quanto ufficiale delle SS. Pollack scoprirà che il padre biologico era figlio di un avvocato e la sua famiglia era fortemente legata alla purezza della cultura tedesca ma, nonostante gli studi il giovane Bast decise di seguire la carriera militare. Passo dopo passo, Pollack mette assieme i tanti frammenti di una vita di un uomo che lui non ha mai conosciuto di persona, scoprendo che amava andare in montagna e che ebbe diversi gradi nell’esercito del regime. In Pollack, oltre ad un po’ di sconvolgimento, scattano una vasta gamma di domande. Per esempio, l’autore si chiede se durante la sua carriera militare suo padre ordinò o partecipò allo sterminio di vite innocenti vite, perché non ariani. Non solo, ma cerca anche di capire cosa portò sua madre ad innamorarsi di Bast. Pollack attua un viaggio alla scoperta del proprio io, attraverso la riscoperta delle proprie radici paterne e di un mondo familiare un po’ cupo e inquietante, nel quale l’attaccamento alle radici di matrice tedesca era una vera e propria ossessione. Leggendo il libro verità di Pollack si ha la sensazione che l’autore ci prenda per mano e ci porti con lui avanti e indietro nel tempo, nel tentativo di riuscire a ricostruire l’identità di un uomo che è stato un padre biologico, ma non un padre effettivo ed affettivo per il proprio figlio. In realtà, il libro non è solo una fare memoria delle proprie origini. In “Il morto nel bunker”, Pollack, da un lato, indaga per ricostruire la figura del padre e, dall’altra, ci racconta la società nella quale Bast divenne grande, quella Stiria Inferiore (oggi Slovenia) che, in quel periodo, era una parte dell’Impero Asburgico, divenuto Regno di Jugoslavia nel 1919, dove poi presero forma le acide tensioni tra germanofoni e sloveni che portarono al nazionalsocialismo. Traduzione dal tedesco Luca Vitali.

Martin Pollack: Nato nel 1944 a Bad Hall, ha studiato slavistica e storia dell’Europa orientale. È traduttore dal polacco (vari i reportage di Kapuściński che ha fatto conoscere nel mondo tedesco), giornalista e scrittore. È stato corrispondente dall’estero per lo «Spiegel», a Vienna e Varsavia tra il 1987 e il 1998. Il suo lavoro è stato premiato tra gli altri con l’Ehrenpreis des österreichischen Buchhandels für Toleranz in Denken und Handeln (2007) e con il Leipziger Buchpreis zur Europäischen Verständigung (2001). Vive nel Burgenland e a Vienna. Tra i suoi libri più recenti: Il morto nel bunker (Bollati Boringhieri, 2007), Kaiser von Amerika. Die große Flucht aus Galizien (2010).

Source: inviato dall’editore al recensore. Grazie a Roberto Keller e a tutto lo staff di Keller editore.

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