:: Come avvicinare i bambini e i ragazzi ai classici della letteratura a cura di Giulietta Iannone

23 maggio 2020 by

Per avvicinare i bambini e i ragazzi ai grandi classici della letteratura mondiale Gallucci Editore ha dato il via a una collana “Stelle polari” – Le grandi storie per le prime letture, libri impaginati con particolari accorgimenti che facilitano la lettura “dyslexia friendly”.
La collana racchiude due serie di titoli: Comincio a leggere indicata per bambini dai 5 ai 6 anni, con lo stampatello maiuscolo per i primi passi e Leggo da solo per bambini dai 6 ai 7 anni il testo è sia in maiuscolo che in minuscolo per i primi progressi.
Per ora sono disponibili quattro volumi illustrati: Capitani coraggiosi di Rudyard Kipling, La piccola Fadette di George Sand, Tarzan delle scimmie di Edgar R. Burroughs e Ben Hur di Lew Wallace.
Uno più bello dell’altro, da collezionare tutti, utili in verità non solo ai bambini ma anche a chi si avvicina per la prima volta alla nostra lingua e vuole fare esercizi di lettura. Le storie sono classici immortali, entrati ormai nell’immaginario comune, che ora i più piccoli potranno conoscere anche grazie coloratissime e buffe illustrazioni che ne riassumono i passaggi salienti e passo passo aiutano nella comprensione del testo.
Il primo volume Capitani coraggiosi,  per bambini dai 5 ai 6 anni, raccontato da Valeria Marchionne e illustrato da Chiara Nocentini è un classico dell’avventura che ci narra la storia di un ragazzo, Harvey, dapprima viziato e prepotente ma poi in seguito a mille vicessitudini stenterete a riconoscerlo. Una storia di mare, di crescita personale e di coraggio.
Il secondo volume La piccola Fadette, per bambini dai 5 ai 6 anni, raccontato da Irma Staderini e illustrato da Valentina Belloni, è la storia di una bambina allevata dalla nonna da tutti in paese considerata una strega perchè cura le persone con le piante. Crescendo si innamora di Landry il figlio di un povero contadino ma non sarà così facile coronare il suo sogno d’amore.  Una storia di intraprendenza femminile, di fiducia nei buoni sentimenti, di riscatto e che insegna a non farsi ingannare dalle prime impressioni.
Il terzo volume Tarzan delle scimmie, per bambini dai 5 ai 6 anni, raccontato da Teresa Porcella e illustrato da Barbara Bongini, è la storia di un bambino che vive nella giungla allevato da una scimmia di nome Kala. Ma un giorno, grazie ai libri, scopre il mondo degli uomini.
Infine il quarto volume Ben Hur, per bambini dai 6 ai 7 anni, raccontato da Zena Roncada e illustrato da Mattia Cerato, narra la storia di un ragazzo, nato a Gerusalemme ai tempi della nscita di Gesù,  accusato ingiustamente, imprigionato e ridotto in schiavitù. Sarà lunga e piena di pericoli e avventure la strada per riconquistare la libertà.

Lee Wallace: (Brookville, Indiana, 1827 – Crawfordsville, Indiana, 1905) scrittore statunitense. Generale durante la guerra civile, fece parte della corte marziale che processò i responsabili dell’assassinio di Lincoln. La sua fama di narratore è legata a Ben Hur (1880), una complessa vicenda romanzesca ambientata all’epoca di Cristo, che s’impose come uno dei primi bestseller a soggetto storico.

Edgar R. Burroughs Dopo aver frequentato diverse scuole private si arruola nella U.S. Cavalry, per poi cimentarsi con scarsi risultati nelle professioni di minatore, poliziotto ferroviario e venditore. Burroughs arriva anche a meditare il suicidio ma fortunatamente la pubblicazione del suo primo libro nel 1912, il romanzo fantascientifico Sotto le lune di Marte, lo fa desistere. Apprezzato dal pubblico, il romanzo diventa il primo titolo del “ciclo marziano”. La fama arriva però nel 1914 quando esce Tarzan delle scimmie, primo romanzo di una lunga serie fortunata. Il personaggio dell’uomo-scimmia si impone immediatamente all’immaginazione del pubblico, così da portare lo scrittore a dedicarsi completamente al genere della letteratura popolare.
Burroughs ha saputo offrire storie d’avventura ed evasione a un pubblico provato dalla guerra mondiale, mescolando sapientemente nostalgia per il passato coloniale e attrazione verso il mistero. La fantascienza di Burroughs è illogica, irrealistica ed esagerata, ma con la capacità di coinvolgere e far affezionare facilmente i lettori.
Negli ultimi anni della sua vita, Edgar Rice Burroughs si dedica soprattutto alla politica. Muore nel suo ranch il 19 marzo 1950.

George Sand, pseudonimo di Amantine Aurore Lucile Dupin, più tardi baronessa Dudevant (1804 – 1876).
È una scrittrice e drammaturga francese.
Ricordata spesso per il suo anticonformismo e per le relazioni che intrattenne con lo scrittore Alfred de Musset e con il musicista Frederyk Chopin, George Sand è oggi considerata tra le autrici più importanti e prolifiche della storia della letteratura.
Tra i suoi scritti più noti, ricordiamo almeno Indiana, Lélia, La palude del diavolo, François le Champi e I maestri suonatori, il cosiddetto “ciclo campestre”. Scrisse inoltre un’autobiografia, Histoire de ma vie.

Rudyard Kipling trascorse la prima infanzia in India dove il padre, J. Lockwood Kipling, esperto d’arte e pittore egli stesso, era conservatore del museo di Lahore. Nel 1871 fu mandato in Inghilterra, a Southsea, presso una parente anziana: vi passò anni di solitudine e di infelicità, dai quali prenderà più tardi spunto per un celebre racconto, Bee bee, pecora nera (Baa, baa, black sheep, in Wee Willie Winkie…, 1888). Nel 1878 K. entrò nello United Service College di Westward Ho, Devonshire, che K. descriverà nei realistici racconti di Stalky e Soci (Stalky & Co., 1899). In India tornò nel 1882 come giornalista; è a questo periodo che risale l’assunzione dei temi e degli interessi che diventeranno caratteristici dello scrittore, come il rapporto tra i dominatori bianchi e la popolazione indigena, la funzione civilizzatrice dei britannici (il famoso «fardello dell’uomo bianco»), Le prime prove narrative: Tre soldati (Soldiers three) e Racconti dalle colline (Plain tales from the hills), entrambe apparse nel 1888, che diedero notorietà al nuovo scrittore prima ancora del suo rientro in patria nel 1889. Ma una vera popolarità K. l’ottenne con le Ballate di caserma (Barrack-room ballads, 1892), testi poetici miranti a definire il significato politico ed etico dell’azione inglese in India, ma spesso più liberamente aperti (come poi i capolavori kiplinghiani) all’esaltazione della libertà e della creatività individuale. I massimi risultati di K. si ebbero con i due Libri della giungla e specialmente con un altro romanzo, Kim (1901).  I libri della giungla celano sotto le strutture della fiaba un originale impianto ideologico, che mette a fuoco il problema del rapporto dell’individuo con la società e del primato della legge morale sugli impulsi esistenzial. A tanta ampiezza tematica corrispondono soluzioni stilistiche che conciliano felicemente la scioltezza narrativa e la compattezza formale. Nel racconto, un genere coltivato lungo tutto l’arco della sua carriera, queste qualità toccano vertici assoluti, sia nelle già citate raccolte giovanili, sia in quelle della maturità.  Quanto alla sua opera poetica, popolarissima fino circa agli anni Venti e poi trascurata dalla critica, rivela oggi, grazie anche alla lettura che ne diede Th.S. Eliot, notevoli pregi: il ritmo vigoroso, che riecheggia spesso le severe cadenze degli inni metodisti, l’abilità nell’uso del metro della ballata, e una sincerità nell’esprimere la propria visione degli eventi e degli uomini che non a caso provocò qualche risentimento nella regina Vittoria (La vedova a Windsor, The widow at Windsor). Da: Enciclopedia della letteratura, Garzanti 2007

Source: libri inviati dall’editore, ringraziamo Marina dell’ufficio stampa Gallucci.

Bowie di Michael e Laura Allred e Steve Horton (Panini Comics, 2020) a cura di Elena Romanello

23 maggio 2020 by

MDABO001ISBN_0In attesa del film biografico sulla sua vita, dopo quelli su Freddy Mercury ed Elton John, arriva la graphic novel dedicata a David Bowie, il Duca bianco, uno degli artisti più iconici degli ultimi decenni, ormai consegnato all’immortalità dopo la sua scomparsa, che a molti ha fatto dire Se lo sono venuto a riprendere dallo spazio..
Panini Comics propone il volume in contemporanea con l’originale americano, in una lussuosa edizione con sovracoperta sfilabile in PVC: Bowie – Stardust, Rayguns & Moonage Daydreams racconta la vita a fumetti di David Bowie, artista anticonfomista capace di rivoluzionare il mondo della musica e di unire più generazioni di appassionati, con canzoni indimenticabili e emblematiche, oltre che di essere un artista dell’immagine, un perfomer visivo capace di  creare un suo universo che ha lasciato un’impronta indelebile nell’immaginario degli ultimi decenni, oltre a ispirare altri a calcare le sue orme.
La graphic novel racconta in particolare la scalata al successo di Bowie, dall’anonimato alla fama mondiale, legata a quella del suo alter ego Ziggy Stardust, che poi lui lasciò cambiando look, mentre alla sua vita e ai successi dagli anni Ottanta e poi sono dedicate le tavole conclusive, senza testo, ma altrettanto emblematiche.
L’epopea rock di David Bowie rivive attraverso le tavole technicolor del duo Michael e Laura Allred, tanti sprazzi di vita efficaci e coinvolgenti, a raccontare un destino unico, un artista che era  super eroe, extraterrestre e dio del rock and roll. Un volume per chiunque ami David Bowie, sia che segua o meno il mondo dei fumetti, un tributo colorato e poliedrico, da cui traspare il suo mondo e la sua arte, ma anche un modo per scoprirlo o riscoprirlo in tutte le sue incarnazioni, magari ascoltando insieme i suoi più grandi successi.
Del resto, David Bowie è stato il cantante e performer più vicino ai mondi del fumetto e del fantastico di sempre, con canzoni come StarmanSpace OddityHeroes e ruoli come quello di Jareth nel cult fantasy Labyrinth. Non a caso il graphic novel ha una prefazione di Neil Gaiman, uno dei più grandi autori di fumetti e libri di genere fantastico, parte dello stesso universo del cantante da cui è stato influenzato.

Micheal Allred è un fumettista e scrittore americano, autore di graphic novel come Madman, Red Rocket 7 e iZombie. Le sue opere, caratterizzate da uno stile pop e immaginifico, sono spesso colorate dalla moglie Laura Allred, vincitrice del “Best Coloring” Eisner Award per il suo lavoro su iZombie e Madman All-New Giant-Size Super-Ginchy Special.

Steve Horton ha lavorato come sceneggiatore per diverse case editrici di fumetti, tra cui DC, Image, IDW (Satellite Falling) e Dark Horse (Amala’s Blade).

Provenienza: libro del recensore.

Passeur di Raphaël Krafft (Keller 2020) A cura di Viviana Filippini

22 maggio 2020 by

PasseurRaphaël Krafft è un autore di reportage radiofonici e appassionato di viaggi in bicicletta. Da queste sue esperienze lo scrittore prende spesso ispirazione per scrivere dei libri, l’ultimo dei quali arrivato in Italia, grazie a Keller editore, è “Passeur”. La vicenda narrata nel testo prende forma da quello che Krafft ha visto, vissuto e conosciuto nel 2015, nella zona al confine franco-italiano delle Alpi Marittime, tra Mentone e Ventimiglia. Qui l’autore si era recato per raccogliere il materiale necessario alla realizzazione di un servizio dedicato ai migranti. A coloro che sono bloccati alla frontiera tra Italia e Francia e che sono pronti a tutto (pure ad ingressi clandestini) pur di andare in Francia, fare richiesta di asilo politico e poi continuare il viaggio diretti in altri Paesi dell’Europa, per raggiungere parenti e amici che già in precedenza hanno vissuto esperienze simili. Quello che nota Krafft è la precarietà delle condizioni di questi migranti abbandonati a loro stessi e in fuga da una vita a rischio nel loro paese di origine. In particolare l’autore incontra gente comune, viaggiatori, ex pompieri, insegnanti, politici e religiosi che intrecciano le loro esistenze con quelle di queste persone alla ricerca di un futuro migliore. Ciò che resta impresso nelle pagine dei Krafft è la diversità di trattamento che i migranti subiscono in Italia e poco oltre il confine, in Francia. In territorio italiano, dove c’è il Presidio per questa umanità in fuga, gli ospiti vengono trattati con maggiore attenzione e cura, mentre in Francia, lo scrittore nota una maggiore distanza verso questi migranti, spesso e volentieri abbandonati a loro stessi. Tra la massa di coloro che fuggono, ci sono Satellite e Adeel arrivati in Italia del Sudan. Krafft non esiterà ad aiutarli facendo l’ascesa al Colle di Finestra, seguendo il sentiero che sale da San Giacomo di Entracque, in Italia, e scende nella valle Vésubie, in Francia. Un tragitto, come si scoprirà durante la lettura, fatto da tantissime altre persone che – indipendentemente dal colore della pelle e dalla cultura- si sono mosse, nel presente e nel passato (tanti italiani e molti ebrei durante il Fascismo), alla ricerca di una speranza e di un futuro migliore. Il viaggio a piedi e con mezzi di fortuna sarà per tutti i protagonisti di “Passeur” un’esperienza dal grande valore emotivo e simbolico, perché durante questo percorso il giornalista avrà la possibilità di conoscere direttamente da Satellite e Adeel le loro storie di vita e le drammatiche sofferenze patite non solo nella terra di origine, ma anche nei campi di transizione (in Libia) dove chi è migrante ha un passaggio obbligato. “Passeur” è un libro che narra pezzi di vita vera e vissuta e questo gli ha permesso di diventare anche reportage radiofonico premiato ai NYF’s International Radio Program Awards for The World’s Best Radio Programs nel 2017. Leggere “Passeur” è addentrarsi nel libro di Krafft e compiere un viaggio nel quale sorgono tante domande, perché i temi considerati -la vita, la diversità, la migrazione, l’amicizia, il bisogno di un vita degna e il riscatto sociale- sono valori e bisogni universali che vanno oltre i confini territoriali, culturali e temporali e che hanno al centro l’intera specie umana. Traduzione dal francese di Luisa Sarlo.

Raphaël Krafft è nato nel 1974  e alterna reportage per stazioni radio pubbliche di lingua francese a lunghi viaggi in bicicletta (Nord e Sud America, Vicino Oriente, Francia) da cui trae documentari e libri. È autore di “Captain Teacher” (Buchet Chastel, 2013), racconto sulla creazione di una stazione radio in una remota regione dell’Afghanistan. Passeur è diventato anche un reportage radiofonico dal titolo “Passeur – Comment j’ai fait passer la frontière à des réfugiés” trasmesso da France Culture.

Source: libro del recensore.

:: FELICITÀ VERDE – Piccola guida per coltivare in casa di Simonetta Chiarugi (Longanesi 2020) a cura di Giulietta Iannone

21 maggio 2020 by

FELICITÀ VERDE - Piccola guida per coltivare in casa di Simonetta ChiarugiSono convinta che alcuni di voi pensano di avere il pollice nero, di essere totalmente negati per il giardinaggio, come se per praticarlo ci volesse chi sa quale scienza infusa. Bene, Simonetta Chiarugi, scrittrice e garden blogger, è felice di spiegarci che non è vero, che chiunque può far fiorire un giardino, un balcone, un terrazzo, basta mettere in pratica alcuni accorgimenti e sapere cosa fare. Sfatato questo preconcetto sarà perciò piacevole leggere FELICITÀ VERDE – Piccola guida per coltivare in casa, quinto volume della collana ebook Clouds Longanesi, un manuale fotografico ricco di consigli, accorgimenti, piccoli segreti svelati capaci di rendere tutti entusiasti amanti delle piante e della natura.

Coltivare piante e fiori è rilassante, dà gioia e serenità, è quasi un toccasana spirituale che fa crescere in noi la consapevolezza che la natura è un essere vivente in comunione con noi. Disponibile dal 21 maggio FELICITÀ VERDE – Piccola guida per coltivare in casa è un ebook di piacevole lettura, con belle immagini e schede tecniche dettagliate ma brevi ed essenziali. Avere un orto-giardino domestico è insomma qualcosa alla portata di tutti, e la cosa bella è scoprire che non è neanche difficile, il principiante più assoluto, con molti strumenti che ha già in casa, può fare miracoli e arricchire la sua vita di “felicità verde”.

Simonetta vi insegnerà come fare germogliare una testa d’aglio, o fare una talea, o coltivare una pianta d’aloe, pianta medicamentosa che è un vero toccasana per tutti i piccoli e grandi disturbi della pelle, cicatrizzante, disinfettante, insomma non deve assolutamente mancare sul vostro balcone o terrazzo. Ma non solo potrete imparare a fare un compost, e soprattutto il segreto per non fare marcire le radici delle piante in vaso. Ma non ve l’anticipo, lo troverete ben descritto nell’ebook.

A me la lettura di questo libro ha messo allegria e buon umore, e scrollato un po’ via la pigrizia che sempre mi assale quando è ora di fare lavori nell’orto o in giardino. Simonetta Chiarugi ha un linguaggio chiaro, semplice e competente da vera appassionata di giardinaggio, e specie in questo momento in cui tutti abbiamo pensato quanto anche solo un piccolo orto potrebbe aiutarci, una buona occasione che potrà poi essere approfondita con manuali più specifici e tecnici. Ma come in tutte le cose, la cosa più difficile è il primo passo.

Simonetta ha anche un canale Youtube che ho scoperto e potete seguire.

Simonetta Chiarugi, scrittrice e garden blogger, si occupa di garden design e cura la seguita pagina Instagram @Aboutgarden, dove offre pillole di giardinaggio e creatività ai suoi lettori. Autrice di Buon Gardening (2015) e Più orto che giardino (2016), collabora con numerose riviste, tra cui Casa in Fiore, Gardenia e Famiglia Cristiana. Vive a Celle Ligure, dove sperimenta le sue creazioni nel verde.

Source: ebook inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Ernesto dell’Ufficio stampa Longanesi.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Gianluca Barbera

20 maggio 2020 by

Dopo la buona accoglienza dei precedenti incontri prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Gianluca Barbera, ricorderete il bel libro Marco Polo, Castelvecchi Editore, uscito lo scorso anno.

Sarà con noi lunedì 25 maggio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

mia foto a Lisbona

Ma ora scopriamo insieme chi è Gianluca Barbera:

Gianluca lavora in ambito editoriale. Tra le sue pubblicazioni, il saggio Idee viventi. Il pensiero filosofico in Italia oggi (2017) e i romanzi La truffa come una delle belle arti (2016), Magellano  (2018), Marco Polo (2019), vincitori di numerosi premi e tradotti all’estero. Da Magellano è stato tratto uno spettacolo teatrale con Cochi Ponzoni. Collabora con le pagine culturali de “il Giornale” e con le riviste on-line “Pangea” e “Letteratitudine”. Il suo ultimo romanzo, Il viaggio dei viaggi, edito da Solferino Libri, è da poco in libreria.

I libri di cui parleremo: Il viaggio dei viaggi Solferino Libri e Marco Polo Castelvecchi Editore.

Un consiglio, cercate di leggere i suoi ultimi libri pubblicati, ma anche i precedenti così si potranno fare domande più mirate. Ma anche le domande generiche vanno benissimo!

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: La grande caccia di Ben Pastor (Mondadori 2020)

19 maggio 2020 by

La grande caccia306 d.C., anno 1059 dalla fondazione di Roma. L’imperatore Galerio decide di censire i cristiani dell’irrequieta provincia di Palestina con lo scopo di indurli a riconoscere la religione ufficiale e dà l’incarico a Elio Sparziano, fidato ufficiale di cavalleria, storico e biografo. Questo sulla carta, perché ciò che preme davvero a Galerio è mettere le mani sul leggendario tesoro dei Maccabei, nascosto in un luogo segreto circa vent’anni prima. E soprattutto, deve impedire che il tesoro cada nelle mani dell’ambizioso Costantino, pronto a succedere al trono. Mentre si diletta a “censire” anche i migliori bordelli dell’Impero, Sparziano si mette sulle tracce del prezioso bottino. Ma non è il solo: con lui Elena, madre di Costantino, donna intrigante e priva di scrupoli, disposta a tutto per promuovere l’ascesa del figlio ai vertici dell’Impero.

Città arroventate dal sole, villaggi sperduti, un marinaio ossessionato da una misteriosa creatura marina sono gli anelli di una catena in cui si snoda una frenetica caccia all’oro tra morti misteriose, inganni, passioni, speranze, fedeltà, coraggio. Essere pedina o mossiere, preda o predatore può dipendere da un battito di ciglia; è un gioco spietato in cui il premio finale non è l’oro, ma la vita stessa.

(The great chase, 2019), Mondadori editore, 2020, traduzione di Luigi Sanvito.

Ben Pastor, nata a Roma, docente di scienze sociali nelle università americane, ha scritto narrativa di generi diversi con particolare impegno nel poliziesco storico con le serie di Martin Bora, di Praga e di Elio Sparziano, tradotte in molti Paesi. Della serie di Martin Bora Sellerio ha già pubblicato Il Signore delle cento ossa (2011), Lumen (2012), Il cielo di stagno (2013), Luna bugiarda (2013), La strada per Itaca (2014), Kaputt Mundi (2015), I piccoli fuochi (2016), Il morto in piazza (2017) e La notte delle stelle cadenti (2018). Premio Flaiano 2018. Della serie di Sparziano ha pubblicato Il ladro d’acqua, La Voce del fuoco, Le Vergini di Pietra, La traccia del vento, e La grande caccia.

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Alessandro Bastasi

18 maggio 2020 by

Alessandro BastasiEcco il resoconto del secondo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 18 maggio sul nostro Gruppo Facebook. L’incontro è durato circa un’ora, e sembra che la formula dell’intervista collettiva stia raccogliendo parecchi consensi. Alcuni editori mi hanno contattato, e alcuni autori si sono detti disponibili a partecipare. Per ora abbiamo già in programma un ospite per il 25 maggio e uno per il 1 giugno, poi si vedrà, nei prossimi giorni saprete l’identità del prossimo ospite. Ma ora buona lettura!

Noi lettori siamo curiosi, vogliamo immaginarci Alessandro Bastasi mentre scrive. Scrivi in cucina? O hai uno studio appartato? Descrivicelo, sei circondato di libri? Hai una finestra che si affaccia sui palazzi di Milano?

Quando sono a Milano scrivo nella stanza che chiamo biblioteca, tra i libri, su una scrivania di mio nonno di fine Ottocento. Quando sono in campagna invece scrivo in mansarda, fuori le colline, gli alberi e i fiori. Adesso sono a Milano.

Ascolti musica mentre scrivi? Di che tipo?

No, silenzio assoluto. La musica è nel ritmo che ricerco nella scrittura.

Era la Milano da bere – Morte civile di un manager, Morte a San Siro, Notturno metropolitano, Milano rovente, la tua avventura con Fratelli Frilli Editori continua, hai trovato in questo editore accoglienza per il tuo particolare modo di scrivere noir, anche socialmente impegnati. Ti hanno dato grande libertà?

Sì, con Frilli massima libertà. E’ un editore speciale, un amico, molto corretto e di grande professionalità. A papà Marco, purtroppo scomparso, era piaciuto molto il mio modo di scrivere, e la stima continua con il figlio Carlo.

In questi anni in che misura è cambiato il tuo stile, il tuo modo di intendere la letteratura?

Il modo di intendere la letteratura non è cambiato, per me scrivere vuol dire cercare di far pensare i lettori sui temi che mi stanno a cuore raccontando una storia, quindi non meccanicamente, ma attraverso le emozioni che essa provoca. Il mio stile sì, penso sia cambiato dal mio primo romanzo, prima era dettato da un’urgenza, scrivevo di getto, adesso sono molto più attento allo stile, al ritmo, al linguaggio in genere.

Iniziamo con Milano rovente, un noir della serie del commissario Ferrazza. Ce ne vuoi parlare? Cosa ti ha spinto a scriverlo?

Milano rovente mette in scena due temi a me suggeriti dalla cronaca: il dilagare della droga, a prezzi sempre minori, tra i giovani e il tema del ricciclo illecito dei rifiuti. E ho creato un’atmosfera “rovente”, appunto, simboleggiata da un’estate caldissim tropicale, che fiacca i corpi e le intelligenze, tanto da rovinare anche i rapporti umani.

Milano è sempre lo scenario privilegiato delle tue storie. Quanto ti senti debitore con la Milano di Scerbanenco?

Sì, mi sento molto debitore con la Milano di Scerbanenco.

La scelta di Lazzaro, esce in edizione riveduta e corretta con Divergenze. Era già uscito nel solo in ebook per Meme Publishers. La lotta armata degli anni 70 in Italia, è stata quasi dimenticata, se non rimossa, lo Stato ha vinto, molti militanti di allora, diventati pentiti, sono tornati nella vita civile e scrivono editoriali sui giornali. Perché affrontare un tema simile, in questo momento?

Perché la narrazione che si è fatta in questi decenni del fenomeno della lotta armata è ridotta a puro fatto di ordine pubblico, mentre la sua genesi e il suo sviluppo sono molto più complessi. Ne La scelta di Lazzaro metto in scena un ex militante della lotta armata cercando di capire (non di giustificare) le ragioni che l’hanno indotto a prendere quel percorso e quello che gli succede “dopo”, una volta uscito di prigione. Portando in primo piano il fatto che le azione compiute non sono mai senza conseguenze, anche “dopo”.

La Russia è un tuo grande amore, compare quasi sempre nei tuoi libri, il tuo romanzo d’esordio “La fossa comune” era un thriller politico ambientato nella Russia post-sovietica dei primi anni ’90, o anche sullo sfondo o con personaggi come Julia Livtinova di “Milano Rovente”. Un po’ come il Sud Africa per Agatha Christie. Da dove nasce questo legame?

Sono sempre stato appassionato delle storia, della cultura, della letteratura russa. Non dimenticare che per un uomo di sinistra come me fino a un certo punto Lenin è stato un punto di riferimento. Poi ho avuto modo di viverci per circa tre anni, fianco a fianco di tanti amici e conoscenti, e sono esperienze che segnano.

Come scegli i nomi dei tuoi personaggi? Usi nomi e cognomi anche modificati di amici, o parenti, persone a cui vuoi bene anche nella vita reale, fuori dalla pagina scritta?

No, non seguo questo metodo. Cerco nomi il cui suono mi dica qualcosa su di loro o mi evochi qualcosa Per i nomi stranieri vado alla ricerca su internet e scelgo quelli che mi suonano meglio. Julia in Milano rovente mi dava ad esempio l’impressione di una matrona, Lazzaro è un nome che da solo è molto evocativo.

Un tema centrale dei tuoi noir è descrivere una generazione che ha visto i propri ideali calpestati, i propri sogni infranti. È restato ancora un po’ di quell’autenticità e di quell’entusiasmo che animava i giovani degli anni ’70?

Se è rimasto, è rimasto in modo diverso. Noi volevamo fare la scalata al cielo, cambiare tutto, abbattere il capitalismo. Oggi l’entusiasmo e l’autenticità lo vedo in certi movimenti, come quello ecologista innescato da Greta a livello planetario. Più concreto, reale, meno ideologico. Ecco, sì, noi eravamo l’ideologia, i giovani di oggi (non quelli diciamo così da spiaggia che non sanno nemmeno chi fosse Hitler) tendono non tanto a sovvertire le strutture economiche, ma a renderle umane, soprattutto per il futuro.

La Russia di oggi tra oligarchi e rivendicazioni sociali è lo scenario ideale per un noir? Che legame c’è tra Mosca e Milano?

Non vado in Russia da dicembre del 1993, quindi non ho una conoscenza diretta. Sì, potrebbe essere uno scenario ideale per un noir, un ambiente che mi immagino oscuro, dove comandano le oligarchie, e abbonda la corruzione, dove la democrazia è più una parola che un fatto reale. Ma posso sbagliare, so quello che leggo sui giornali, come voi.

Molto diverso da Milano.

Quanto lavoro ti ha richiesto la stesura di La scelta di Lazzaro? Che tipo di ricerche hai condotto per la nuova edizione?

La stesura della Scelta di Lazzaro paradossalmente non ha richiesto tantissimo tempo. Avevo già letto parecchi libri sul tema, e comunque avevo bene in mente gli anni Sessanta (fine) e Settanta, che ho vissuto profondamente, dall’interno se così si può dire. Il tempo maggiore è stato quello richiesto dal modo di strutturare il romanzo, che non doveva essere un saggio. L’idea che ha accelerato il tutto mi è venuta rivedendo il film “Portiere di notte“, dove una donna ebrea che era stata in campo di concentramento nazista, incontra nel portiere di un albergo il suo aguzzino di allora. Da quel momento sono partito in quarta. Per la nuova edizione non ho fatto ricerche particolari, c’è stato soprattutto uno splendido lavoro di editing da parte dell’editor di Divergenze, Giorgio Mascari.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Non penso che la letteratura abbia il potere, lei, di modificare il presente. Piuttosto deve “far male”, nel senso di far pensare, di presentare la realtà sotto punti di vista diversi da quelli trasmessi dalla politica ufficiale e dai media mainstream. Non voglio catarsi, nei mie romanzi, il bene in genere non trionfa sul male, perché anche il cosiddetto bene ha aspetti neri. E sono questi che cerco di mettere in evidenza.

Infine mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti futuri di scrittura.

Sto scrivendo il nuovo romanzo con Ferrazza e Co. per Frilli. Se hai letto Milano rovente, nelle ultime pagine c’è un’indicazione precisa sul prossimo libro 🙂 Poi sto pensando a un romanzo che esplori altri territori, oltre il noir come lo intendiamo, con più contaminazioni. Ma di questo parleremo in seguito.

Michele Di Marco

Alessandro, conoscendoti un po’ so che hai fatto e ti sei occupato tanto di teatro. Hai mai pensato a trasformare i tuoi romanzi, dove spesso la comunicazione diretta ha un peso importante, ma in cui contano anche parecchio sia le descrizioni ambientali e storiche, sia la “cultura” e la biografia dei personaggi, in sceneggiature teatrali (o magari cinematografiche)?

No, non ci ho mai davvero pensato. Scrivere per il teatro non significa solo dialoghi, il teatro è fatto di tanti elementi, la scena, le luci, i “materiali” teatrali, quindi l’approccio è diverso. Però mai dire mai.

Approfitto della risposta sull’editore Frilli per una seconda domanda: nel loro catalogo sono presenti diverse serie, e anche i tuoi romanzi più recenti sono caratterizzati da una piccola “famiglia” di personaggi, di cui accompagni la crescita e la maturazione, anzi mi sembra che proprio le storie che fai vivere loro contribuiscano via via a definirli meglio.
Queste vicende “seriali” nascono di volta in volta o hai già una specie di quadro evolutivo in mente e poi adatti le storie che ti vengono in mente – e che spesso presentano riferimenti a fatti reali contemporanei – ai confini di questo quadro?

Ho in mente un quadro evolutivo, sì, e adatto le storie all’interno di questo quadro. Oltre ai personaggi seriali però di volta in volta insrerisco altri personaggi, che spesso diventano dei comprimari, che a volte tornano a comparire nei romanzi successivi.

Vedi ad esempio Ferrazza, il commissario, un uomo normale, senza problematiche particolari, che via via acquisisce consapevolezze grazie all’ispettore Ceolin, alla sua compagna e al padre della sua compagna, Guido Barbieri.

Provo un’ultima domanda: lasciando stare se si tratta di autori esordienti o no, mi consigli qualche libro che hai letto di recente e che ti è piaciuto (sperando di riuscire a superare il quasi-blocco da lettore che ha accompagnato la mia quarantena)?

Sto rileggendo i 49 racconti di Hemingway, e i racconti di Carver. E altri romanzi americani d’antan, come quelli di Dos Passos. Da rileggere anche Furore di Steinbeck. Meravigliosi.

:: #litalianoviva: una petizione per la salvaguardia e la promozione dell’italiano

17 maggio 2020 by

Dante AlighieriAntonio Zoppetti ha lanciato una petizione a Mattarella con la richiesta di un intervento per l’estromissione degli anglicismi dal linguaggio istituzionale e l’avvio di una campagna per la promozione dell’italiano e contro l’abuso dell’inglese sul modello di quanto hanno fatto in Francia e in Spagna.

Non è solo, è riuscito ad aggregare tra i promotori un piccolo gruppo di intellettuali, scienziati, professori universitari, attori… e adesso raccolgono le firme su change.org.

Vi ricorderete di Antonio, conosciuto da tutti come Zop agli albori della Rete in Italia, vi ricorderete anche  di Diciamolo in italiano: l’abuso dell’ inglese nel lessico dell’ Italia e incolla e L’Etichettario – Dizionario di alternative italiane a 1800 parole inglesi.

Noi l’abbiamo intervistato: qui

Vi lascio qualche altro link:

La pagina per firmare la petizione è questa: qui

Il sito di raccordo è questo: qui

Zop ne ha parlato: qui

Il canale Youtube con i primi video da condividere divertenti è qui: Italofonia
Il cancelletto con la parola d’ordine per la Rete è: #litalianoviva.

:: Un’ intervista con Estelle Hunt a cura di Giulietta Iannone

15 maggio 2020 by

Un matrimonio vittoriano Amori vittoriani Vol. 1Benvenuta su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Immagino che Estelle Hunt sia uno pseudonimo, ma tu sei italianissima. Ci vuoi parlare un po’ di te? Dove sei nata? Che studi hai fatto?

Grazie a te per l’invito, felicissima di essere qui. Sono nata a Genova 43 anni fa, ma ormai da moltissimo tempo abito in un paesino della provincia di Viterbo. Ho scelto uno pseudonimo straniero perché un tempo erano per lo più americane e inglesi a pubblicare romance, soprattutto storici. La scelta quindi è dovuta al mio retaggio di lettrice, cambiare ora non avrebbe più senso e neppure lo vorrei, sono molto affezionata a Estelle. Dopo aver conseguito il diploma di ragioneria, ho fatto la famosa gavetta, una serie di lavori molti diversi tra loro, dalla manovalanza agricola, fino alla segretaria di direzione. Ho sposato il mio compagno di banco delle superiori, ho due bambini di quasi 12 e 8 anni e una cagnolina di nome Margot. Amo leggere, passeggiare in campagna, cucinare per gli amici, bere vino rosso.

Come ti sei avvicinata alla scrittura? E alla scrittura di romance, sia contemporanei che storici?

Credo che ogni lettore forte si avvicini prima o poi alla scrittura, è un processo naturale che non sempre però sfocia nella pubblicazione. Ho iniziato a scrivere da ragazzina, per lo più poesie orrende e storie prive di logica. Quando mi sono avvicinata agli scrittori sudamericani ho provato a cimentarmi in qualcosa di più serio, o meglio, ho tentato di dare un senso ai pensieri, alle fantasie, ai personaggi che affollavano la mia testa. Parliamo di circa vent’anni fa, l’editoria era molto diversa da oggi. L’autopubblicazione era considerata come una macchia indelebile sul curriculum di un aspirante scrittore e le CE erano blindatissime. Con la nascita del self publishing chiunque ha potuto realizzare il sogno e io ho colto l’opportunità. Ne venivo da un periodo complicato. Una seconda gravidanza in cui mi sono riavvicinata al romance e i primi difficili mesi di mio figlio, durante i quali mi sono rifugiata negli storici. E ho iniziato a scrivere Emmeline. Il resto è venuto da sé.

Parlaci dei tuoi libri, cosa hai pubblicato finora? Quale è il tuo ultimo romanzo?

I miei libri sono tutti romance. Il primo, Emmeline, è uno storico ambientato alla fine del 1800. Dopo ho pubblicato solo contemporanei, tra cui un paio di erotici scritti a quattro mani con la meravigliosa Lidia Calvano. Adoro scrivere entrambi i generi, sebbene lo storico sia più nelle mie corde. Ogni romanzo è una sfida. Lo è stato Rehab, con le sue sfumature fosche, lo è stato L’uomo dei sogni, molto più romantico e tranquillo. Storie molte diverse tra loro, ma che richiedono ogni volta un impegno costante, ricerca e studio. Un matrimonio vittoriano mi ha riportato nell’Inghilterra di metà 800 ed è stato come respirare una boccata d’aria fresca.

Sei una lettrice? Che tipo di libri leggi? Quali sono le tue autrici preferite?

Posso definirmi una lettrice onnivora, sebbene non ami particolarmente gli horror, i chick lit e i distopici. Ho diversi autori che amo: Marquez, Allende, Follett, Zafon, Anais Nin, Miller. Se parliamo di romance, le mie preferite in assoluto sono Brandewyne, Woodiwiss, Heyer, Lucinda Brant, Keyplas. Tra le italiane Adele Castellano, Angela White, Amalia Frontali. Ce ne sono altre mille che ora mi sfuggono, appena invierò questo file dirò, perché non ho citato anche loro?

Hai un sito? Una pagina per stare vicina ai tuoi lettori?

Vivo in uno stato di perenne confusione mentale. Gestire un gruppo o un sito internet per me sarebbe impossibile. Ho un profilo facebook, che chiudo quando sono nel pieno del processo creativo, proprio come ora, una pagina autrice e Instagram, del quale devo ancora capire il meccanismo.

Il pubblico dei romance è molto esigente? Pretende grande accuratezza sia nei romance contemporanei che storici?

Il romance deve emozionare, è questo che le lettrici vogliono. Leggo questo genere di libri da tantissimi anni, frequentavo un forum che se ne occupava a 360 gradi perciò posso affermare che le lettrici sono molto, molto esigenti. È però cambiato il mercato. Rispetto a pochi anni fa, le uscite mensili sono cresciute in maniera esponenziale e la nascita del digitale ha permesso di abbassare considerevolmente i prezzi, quindi se un tempo con 4 euro si acquistava un libro da edicola ora se ne comprano 8. Il self publishing ha permesso a chiunque di pubblicare, quindi l’offerta è schizzata alle stelle, innescando un processo che ha prodotto una sorta di bulimia letteraria. La stragrande maggioranza delle lettrici pretende accuratezza formale, tuttavia è innegabile che ci sia una parte che si accontenta, favorendo la diffusione di prodotti scadenti.

Soprattutto le lettrici più giovani modellano la loro educazione sentimentale tramite la lettura dei romance. In che misura ti senti responsabilizzata da questo?

Non mi sento per niente responsabilizzata, i genitori hanno il dovere di educare e rispondere a domande più o meno imbarazzanti. Parlo con cognizione di causa, perché ho una figlia quasi adolescente. Se non tratto determinati argomenti è perché non li sento miei. Ad esempio, non riuscirei a scrivere un dark contemporaneo dove lei subisce violenza e vessazioni e malgrado ciò si innamora del suo aguzzino; però uso dinamiche simili (non uguali) in epoca vittoriana, quando la donna era considerata molto, molto poco. Credo che sia altrettanto pericoloso proporre a una ragazzina il modello di uomo bello, arrogante e ricco che con i soldi risolve tutti i suoi problemi. Il romance è un sogno messo su carta. Negli anni 80 il modello di uomo che andava per la maggiore era quello che non doveva chiedere mai e anche noi in fondo ci siamo lasciate fuorviare da questi rudi e affascinanti rubacuori, salvo poi innamorarci di uomini in carne ed ossa, con tutti i loro splendidi difetti.

Il pubblico dei romance è un pubblico prevalentemente femminile. Pensi che ci sia ancora bisogno di romanticismo nella nostra società sempre più tecnologica?

Nel corso del tempo il romance ha subito un lento e profondo cambiamento. Come ho già scritto, gli uomini negli anni 70/80 erano prepotenti, maschilisti, spesso anche violenti. Di contro le donne erano dipinte come esseri deboli e umorali. Oggi la situazione è molto cambiata, anche grazie al movimento Metoo. Nei contemporanei le protagoniste sono toste, indipendenti e sanno bene ciò che vogliono. A volte questo atteggiamento lo troviamo persino negli storici. In tutto questo processo la costante è appunto il romanticismo. Quindi sì, nonostante la tecnologia, o forse proprio a causa del suo eccessivo utilizzo, abbiamo ancora bisogno di romanticismo.

È più facile scrivere romance ambientati nel presente o nel passato?

Sicuramente è più semplice scrivere contemporanei. Nello storico va utilizzato un registro più formale, i dialoghi devono seguire le regole dell’epoca in cui si è ambientata la storia e non è per niente facile calarsi nel periodo. Per aiutarmi, quando scrivo storico leggo solo storico.

Quale periodo del passato ti appassiona di più?

Il periodo che mi affascina di più è il vittoriano. Per la donna c’è stata una quasi totale sottomissione all’uomo, le gabbie che indossavano sotto gli abiti ne sono un emblema. Di contro si inizia a parlare di emancipazione, modernità, il 900 è alle porte e da lì cambia tutto molto velocemente. Forse è proprio il modo repentino in cui ci siamo lasciati alle spalle galateo e crinolina che lo fa immaginare come un periodo più romantico e migliore di quanto sia stato realmente.

Come ti sei documentata per scrivere Un matrimonio vittoriano: Amori vittoriani Vol. 1?

In un romance la componente storica non è preponderante, ma bisogna conferire l’atmosfera e per quello è necessario leggere molti libri scritti o ambientati all’epoca, la lettura diventa studio. Ho quaderni pieni di annotazioni. Per lo storico che deve uscire, La modista di Bombay, c’è stata una ricerca più approfondita, perché del periodo coloniale sapevo poco.

La componente erotica nei tuoi libri è molto significativa? Preferisci descrivere amori casti o non disdegni scene sessualmente esplicite?

Nei miei libri il sesso c’è sempre, anche se in quantità e modi diversi. Credo che se parlo di una storia d’amore, la componente sessuale sia imprescindibile a meno che non racconti di una coppia che vuole arrivare vergine al matrimonio e faccio terminare il romanzo a: Sì, lo voglio. Cambia il modo in cui lo mostro. In uno storico cerco di essere più delicata, in un contemporaneo, soprattutto nei dialoghi, metto qualche parola spinta. In Rehab e Devotion, che sono erotic romance, abbiamo osato molto, molto di più, ma in quel caso è il genere che lo richiede. Non amo il dirty talking, ne faccio un uso parsimonioso.

Come accolgono le lettrici questa tua scelta?

Chi mi legge sa cosa aspettarsi e sa che non troverà solo sesso nelle mie storie. Deve essere bilanciato dalle emozioni, da tanti avvenimenti. Non può essere ginnastica da letto che funge da collante tra pochi eventi, insomma un riempitivo di pagine. Il sesso in un romance è il sale, non la portata principale.

Sei un’autrice autoprodotta di successo, nella classifica Amazon sei sempre ne primi posti nel romance storico. Hai ricevuto già proposte da editori tradizionali? Come le valuteresti?

Dai miei libri ho ricevuto tante soddisfazioni, anche delusioni, e entrambe in qualche modo mi sono servite per crescere professionalmente e umanamente. Proposte in questi cinque anni ne ho ricevute pochissime, si contano sulle dita di una mano. Ho accettato l’unica che mi ha ispirato fiducia, la Hope Edizioni, con la quale ho pubblicato i due romance storici della serie Amori di fine secolo.

Grazie del tempo che mi hai dedicato, nel salutarti come ultima domanda mi piacerebbe chiederti se attualmente stai scrivendo, e quale sarà il tuo prossimo libro?

Il prossimo romanzo è La modista di Bombay, secondo volume di Amori di fine secolo, che uscirà per la Hope Edizioni. Sono in piena fase di editing, ma non manca molto ormai. A fine anno, se tutto va secondo le previsioni, pubblicherò Il ritorno del mercante, secondo volume della serie Amori vittoriani, una storia piena di angst e romanticismo, che racconta di seconde possibilità. Grazie a te, è stato molto divertente e piacevole rispondere alle tue domande.

Le ragazze del Pillar di Stefano Turconi e Teresa Radice (Bao Publishing, 2019) a cura di Elena Romanello

15 maggio 2020 by

e921bf30-e8a3-41ed-8c22-5e4de63c76f3Tra i titoli più amati dai lettori dei graphic novel di Bao Publishing in questi dieci anni di vita della casa editrice c’è stato senz’altro Il porto proibito, mirabolante affresco dell’Inghilterra di inizio Ottocento, tra romanzo storico e satira di costume. Stefano Turconi e Teresa Radice, poliedrici autori di altre belle storie, tornano alle atmosfere della Plymouth di inizio Ottocento con uno spin off de Il porto proibitoLe ragazze del Pillar, che si snoderà su dieci volumi per raccontare le storie delle ragazze del bordello locale.

Tuffarsi a capofitto. Prendere il largo. Aprirsi ai colori di nuove avventure, pedinando le vite di chi resta, di chi verrà. È così che siamo riapprodati a Plymouth, alle sue stradine acciottolate odorose di salsedine, alle chiacchiere di ragazze e ai canti dei marinai.:

così i due autori hanno raccontato il loro ritorno a quel mondo.
La serie si struttura in varie storie con protagoniste le ragazze del Pillar to Post, il bordello al centro della storia del Porto, crocevia di storie di terra e storie di mare. Siamo sempre in Inghilterra ad inizio dell’Ottocento, una potenza navale e coloniale in guerra, e a Plymouth ci sono arrivi e partenze e destini che si intrecciano.
In questo primo volume arriva un aiuto inaspettato e insolito per le ragazze, un Maori, da quella lontana terra che è entrata a far parte dell’Impero britannico, la Nuova Zelanda, un selvaggio per molti che si dimostrerà molto meno selvaggio dei civilizzati inglesi, mentre una delle giovani susciterà l’interesse di uno scienziato, visto da tutti come un outsider e anche lui una piacevole scoperta. Le due avventure sono indipendenti e interconnesse, ma ogni volume contribuirà a costruire il mosaico narrativo più ampio di una storia lunga, destinata a dipanarsi negli anni, armonicamente, e che BAO Publishing pubblicherà a due capitoli alla volta, all’incirca ad anni alterni.
Nelle pagine de Le ragazze del Pillar, animate da vignette a colori pastello che raccontano un mondo e una cultura che continuano ad appassionare con tutti i loro difetti, si parla di condizione della donna, di libertà, di sentimenti, di sesso, di diversità, di razzismo, temi eterni affrontati con sapienza dagli autori. Il volume è impreziosito da alcune pagine di schizzi dei personaggi e della moda, con note storiche e di costume sull’epoca ed è da consigliare certo a chi ama i fumetti di qualità ma anche le belle narrazioni a sfondo storico, oltre a chi impazzisce per l’Ottocento inglese, che rivive per immagini con una forza superiore a quella di qualsiasi testo.

Teresa Radice e Stefano Turconi nascono entrambi nella Grande Pianura, a metà degli anni ’70… ma s’incontrano solo nel 2004, grazie a un topo dalle orecchie a padella e a una pistola spara-ventose. Lei, per vivere, scrive storie; lui le disegna. Si piacciono subito, si sposano l’anno seguente. Scoprendosi a vicenda viaggiatori curiosi, lettori onnivori e sognatori indomabili, partono alla scoperta di un bel po’ di mondo, zaino e scarponi.
Dal camminare insieme al raccontare insieme il passo è breve.
Le prime avventure a quattro mani sono per le pagine del settimanale Disney “Topolino”:
arrivano decine di storie, tra le quali la serie anni ’30 in 15 episodi Pippo Reporter (2009-2015), Topolino e il grande mare di sabbia (2011), Zio Paperone e l’isola senza prezzo (2012), Topinadh Tandoori e la rosa del Rajasthan (2014) e l’adattamento topesco de L’Isola del Tesoro di R.L.Stevenson (2015).
Nel 2011 si stabiliscono nella Casa Senza Nord – a 10 minuti di bici dalle Fattorie, a 20 minuti a piedi dal Bosco, a mezz’ora di treno dal Lago – e piantano i loro primi alberi.
Nel loro Covo Creativo, i cassetti senza fondo straripano di progetti: cose da fare, posti da vedere, facce da incontrare.
Nel 2013 esce Viola Giramondo (Tipitondi Tunué, Premio Boscarato 2014 come miglior fumetto per bambini/ragazzi, pubblicato in Francia da Dargaud: Prix Jeunesse a Bédécine Illzach 2015 e Sélection Jeunesse a Angouleme 2016).
Il Porto Proibito, pubblicato nel 2015 per BAO Publishing e ristampato nel 2016 in una Artist Edition di prestigio, ha vinto il Gran Guinigi come “Miglior graphic novel” a Lucca Comics 2015 e il Premio Micheluzzi come “Miglior fumetto” a Napoli Comicon 2016. Sempre per i tipi di BAO, pubblicano Non stancarti di andare nel 2017 (graphic novel che riscuote in brevissimo tempo un grande successo di pubblica e critica), due volumi della serie per i più piccoli Orlando Curioso (Orlando Curioso e il segreto di Monte Sbuffone e Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati) tra il 2017 e il 2018, Tosca dei Boschi (inizialmente edito da Dargaud in Francia e poi portato in Italia) nel 2018.
I frutti più originali della loro ormai decennale collaborazione hanno gli occhi grandi e la testa già piena di storie. I loro nomi sono Viola e Michele.

Provenienza: libro del recensore.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Alessandro Bastasi

14 maggio 2020 by

Siamo così contenti del precedente incontro con la brava Elena Bibolotti che subito ci siamo messi in moto per organizzare il prossimo. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Alessandro Bastasi, che sarà con noi lunedì 18 maggio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

Alessandro Bastasi

Ma ora scopriamo insieme chi è Alessandro Bastasi:

Alessandro è nato a Treviso nel 1949. A 27 anni si è trasferito a Milano, dove attualmente vive.
Nel passato è stato attore e autore di numerosi articoli di argomento teatrale per riviste del settore e quotidiani. Dal 1990 al 1995 ha trascorso lunghi periodi all’estero, in particolare a Mosca tra il 1990 e il 1993. Gli avvenimenti di quegli anni – di passaggio dall’URSS alla nuova Russia – gli hanno dato materia per il suo primo romanzo La fossa comune, pubblicato nel 2008 e ambientato nella capitale russa. In seguito ha pubblicato i romanzi La gabbia criminale (2010), Città contro (2012) con Eclissi Editrice, La scelta di Lazzaro (2014) in ebook con Meme Publishers, Era la Milano da bere (2016), Morte a San Siro (2017), Notturno metropolitano (2018) e Milano rovente (2019) con Fratelli Frilli Editori e la nuova edizione di La scelta di Lazzaro (2020) con Divergenze Editore.
Suoi racconti sono presenti in varie antologie e siti letterari.

Il libri di cui parleremo: Milano rovente e La scelta di Lazzaro

Un consiglio, cercate di leggere o Milano rovente o La scelta di Lazzaro, suoi ultimi libri pubblicati, ma anche i precedenti così si potranno fare domande più mirate. Ma anche le domande generiche vanno benissimo!

Per chi volesse approfondire ecco anche due mie precedenti interviste all’autore:

Liberi intervista Alessandro Bastasi 2009

Liberi intervista Alessandro Bastasi 2014

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi come la volta scorsa.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

Il Salone del libro 2020 per ora è virtuale a cura di Elena Romanello

14 maggio 2020 by

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Giovedì 14 maggio avrebbe dovuto iniziare l’edizione 2020 del Salone Internazionale del Libro di Torino, ma per ovvi motivi tutto è rimandato quasi sicuramente a quest’autunno, insieme a Portici di carta.
L’organizzazione però vuole essere vicina a chi in questi anni ha animato questo importantissimo evento, e in attesa di ritrovarsi tutti dal vivo la kermesse si trasferisce sul web dal 14 al 17 maggio, con un ricco programma di eventi in live streaming e la partecipazione dei molti ospiti nazionali e internazionali.
Certo, non è facile, ma è comunque un segno importante, proprio mentre per fortuna hanno riaperto in tutta Italia librerie e fumetterie.
Gli eventi verranno raccontati in diretta sui canali social del Salone, Facebook, Instagram e Twitter, e ci sarà spazio per gli eventi anche su Rai Radio3 e sulla Rai.
L’edizione dei prossimi giorni è dedicata alle vittime del virus, ai loro parenti, al personale medico e paramedico che con abnegazione e professionalità sta salvando tante vite. Tutto non si esaurirà in questi giorni, perché la fase di avvicinamento all’edizione autunnale del Salone proseguirà con presentazioni editoriali, rubriche di approfondimento culturale e vari appuntamenti digitali sul mondo dei libri e della cultura.
Giovedì 14 maggio si parte alle 19 con una lectio magistralis di Alessandro Barbero in collegamento dalla Mole Antonelliana di Torino. Venerdì 15 e sabato 16 maggio ci saranno incontri in live streaming tra gli altri con Samantha Cristoforetti,  Amitav Ghosh, i ragazzi di Fridays For Future, Ahdaf Soueif, Katherine Rundell, Javier Cercas, Annie Ernaux, Vinicio Capossela, Dacia Maraini, Salman Rushdie, Maurizio de Giovanni, Linus, Jovanotti, Roberto Calasso, Tim Parks, Walter Siti, Donna Haraway, Paolo Rumiz.
Domenica 17 maggio, dalla torre di libri creata da François Confino e simbolo del Salone, maratona con Fabrizio Bosso, Mariangela Gualtieri, padre Enzo Bianchi, Zerocalcare, Paolo Giordano, Spiritual Trio, Massimo Gramellini, Carlo Rovelli, Alessandro Baricco, Arturo Brachetti, Roberto Saviano, Fabrizio Gifuni, Perturbazione, Eugenio in via Di Gioia.
Per ulteriori informazioni visitare il sito ufficiale della manifestazione.