:: Maigret vs Poirot

13 ottobre 2019 by

Buona domenica cari lettori, in questa giornata d’autunno, tra brume e foglie cadute, mi è venuta la bizzarra idea di mettere a confronto (molto bonariamente) due mostri sacri della letteratura poliziesca: Maigret vs Poirot, chi preferite? A chi va la vostra preferenza? In tutta sincerità io non saprei proprio scegliere, forse se proprio dovessi… un nome ce l’avrei, sono curiosa di sapere se è anche il vostro.

Avanti votate qui nei commenti, al vincitore saranno dati degni tributi con nientepopodimeno che un’intervista impossibile (ma molto divertente).

Ora tocca a voi!

Vince, rispettando i pronostici, il commissario Jules Maigret. Appuntamento quindi a breve su queste pagine, per la serie “Interviste impossibili”, ad averlo come ospite.

:: Per un pugno di cioccolata e altri specchi rotti di Helga Schneider (Oligo 2019) a cura di Giulietta Iannone

10 ottobre 2019 by

Per un pugno di cioccolataEsce oggi 10 ottobre, nella collana Oro diretta da Davide Bregola di Oligo Editore, la raccolta di racconti Per un pugno di cioccolata e altri specchi rotti di Helga Schneider. 10 racconti, più due finali strettamente autobiografici, che ci riportano nella Germania degli anni ’30 e ’40, sotto il regime hitleriano, più incursioni in tempi più recenti. Sia per il valore di testimonianza, che per la qualità letteraria del testo, gli scritti di Helga Schneider acquistano sempre una doppia valenza che colpisce nel profondo il lettore. Insomma è difficile restare indifferenti mentre si leggono storie all’apparenza semplici e quotidiane che in realtà racchiudono grumi di sofferenza e disperazione che forse il tempo ha conservato come insetti nell’ambra.
Helga Schneider era bambina in quegli anni, nasce infatti nel 1937 in Slesia, ma ha conservato memoria di quei tempi irreali e terribili, e può a buon titolo fungere da monito alle nuove generazioni che si trovano frastornate tra revisionismi e nuove interpretazioni della storia. La sua voce è chiara e autorevole, e il suo talento letterario sembra annullare il tempo che è passato e farci vivere quegli avvenimenti come se scorressero anche sotto i nostri occhi. Insomma attraverso di lei anche noi siamo testimoni di quegli anni, anni di barbarie, ma nello stesso tempo di solidarietà e coraggio. Anni di fame, miseria, bombardamenti, repressioni, e nello stesso tempo di altruismo, speranza, e risolutezza.
Se la dittatura nazista fu di per sé una tragedia immane, che portò sull’orlo del baratro il popolo tedesco, e alla morte nei campi di concentramento milioni di ebrei, le persone che subirono gli effetti devastanti di questa follia collettiva dovettero convivere chi con il fanatismo chi con il senso di colpa e Helga Schneider con grande acutezza e sensibilità ci descrive queste fasi che hanno ripercussioni ancora oggi sul suo e sul nostro vissuto. I sopravvissuti si sono trovati anche davanti a sé il fardello della memoria e del ricordo, oltre al dovere della testimonianza perché Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla, come profetizza la stessa Schneider nella nota introduttiva.
Ma veniamo ai racconti: la raccolta si apre con Per un pugno di cioccolata, in cui troviamo una ragazzina di tredici anni, Lotte, alle prese con la temibile Frau Schmitt. In Eli Sommers, racconto ambientato invece negli anni ’80, una giornalista è sul punto di fare lo scoop della sua carriera, rivelando al mondo il passato terribile di un famoso scrittore, ma il destino e la pietà umana spariglieranno le carte. In Vojnà kaputt troviamo invece un ragazzino ebreo e la sua mamma malata prigionieri in uno scantinato, e poco dopo l’arrivo dei soldati sovietici. I disertori invece ci riporta all’attenzione la triste pagina della Volkssturm, arma disperata di Hitler in un esercito ormai allo sbaraglio, che si riflette nella storia di un nonno e di un nipote. Ne La bicicletta rossa una ragazzina che sogna una bici si trova a fare quasi involontariamente una cosa terribile per ottenerla. In Sep muore di pace, protagonista è un cane che si trova in mezzo alla follia della guerra. Follia che tutto distorce e capovolge. In Pavel Anatol ci viene narrata la triste storia di un soldato sovietico che si innamora di una donna tedesca. In Friedrich un reduce torna a casa; troverà sua moglie viva, ad attenderlo? Ne L’uomo che amava i temporali, due anziani alle prese con la fame e il razionamento celebrano il miracolo di stare ancora insieme. In Noi torneremo! Aspettando il nuovo Reich, una madre riconosce la figlia in una ragazza devastata dalla “rieducazione” nazista. Infine i due racconti autobiografici della Schneider con al centro suo fratello e la sua madre biologica.
La scrittura della Schneider è limpida ed essenziale, molto evocativa, e colpisce soprattutto considerando il fatto che l’italiano non è la sua lingua madre, sebbene viva in Italia dagli anni ’60. Poi un’altra caratteristica che emerge è il valore anche terapeutico della scrittura che ha aiutato l’autrice stessa a convivere con un passato di cui non aveva alcuna colpa, ma che avrebbe potuto schiacciarla. E questa forza si sprigiona dalle sue pagine e giunge chiara al lettore.

Helga Schneider è nata nel 1937 in Slesia, regione della Germania che dopo la guerra fu ceduta alla Polonia; durante la guerra, la madre, convinta sostenitrice dell’ideologia nazista, si arruolò nelle SS e divenne guardiana nei campi di sterminio, abbandonando i figli alle cure della nonna. Helga vive a Bologna dal 1963, è naturalizzata italiana e scrive in italiano. Ha all’attivo libri per Rizzoli, Salani, Einaudi e Adelphi. In particolare si ricorda Il rogo di Berlino.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Anna Ardissone dell’Ufficio stampa.

Un’intervista a Sandra Newman per Aspettando il Salone a Torino a cura di Elena Romanello

9 ottobre 2019 by

KODAK Digital Still Camera

Il Circolo dei lettori di Torino ha ospitato un appuntamento della rassegna Aspettando il Salone, l’incontro con l’autrice Sandra Newman, il cui primo romanzo tradotto in italiano, I cieli, è appena uscito per Ponte alle Grazie.
Abbiamo seguito questo incontro, molto interessante e stimolante, condotto da Francesco Pacifico e scoperto una voce senz’altro importante, nella letteratura fantastica e non di oggi.
I cieli racconta la storia di Kate, agiata newyorkese poco prima dell’11 settembre, che ogni notte in sogno diventa Emilia, nobildonna dell’Inghilterra shakesperiana, vivendo due vite che man mano si influenzano tra di loro.

E’ consapevole che il suo libro sembra una commedia romantica di genere fantastico?

Sì, lo so, l’idea per questo romanzo è partita da una battuta con mio marito, partendo dalla serie di romanzi diventati poi serial di successo di Outlander, una storia romantica che parla di viaggi nel tempo, e pensando a come sarebbe stata una storia simile in chiave shakesperiana. Inizialmente non volevo scrivere questa storia, poi l’idea iniziale si è ampliata, del resto possono nascere libri interessanti da qualsiasi spunto o idea.

I cieli è un libro dove la trama è molto importante, ma allo stesso tempo colpisce lo stile di scrittura, poetico: come sono stati messi insieme questi due aspetti?

Il mio lavoro di scrittura si è concentrato nelle due direzioni dello stile e della trama: tutti gli scrittori amano la trama quando sono lettori e la detestano quando scrivono. Ho cercato di lavorare sulla tessitura delle trame nei miei libri, rendendole sempre più complesse, costruendo un mio stile nella forma della narrazione.

Nel libro le azioni del mondo dei sogni nell’epoca del Cinquecento cambiano poco il presente, ma si creano tante possibilità in un multiverso. Kate potrebbe anche avere problemi mentali, come ha gestito questo?

Il mondo in cui viviamo cambia in continuazione sotto i nostri occhi ma a causa della nostra tendenza a rassicurarci non lo vediamo. Nel libro ci sono multiversi migliori e peggiori, esplorati da Kate, sì si può anche interpretare la sua vicenda come provocata da una malattia, ma è una chiave di lettura.

Come si è documentata sull’Inghilterra di Shakespeare?

Il XVI secolo è molto strano come periodo storico, una delle cose divertenti è che i letterati dell’epoca, Shakespeare compreso, rivoluzionarono la lingua inventando loro molte parole, un gioco straordinario praticato a corte. Non ci sono però molti libri su questo periodo, stranamente, anche Mark Haddock ha scritto un romanzo su quest’epoca, dai toni molto diversi dal mio e dando un’idea completamente divergente dalla mia sul XVI secolo, e la sua bibliografia è uguale alla mia. In realtà noi immaginiamo il passato, ma non avendolo vissuto non sappiamo come era veramente.

Nel tuo romanzo precedente, The Country of Ice Cream Stars, una storia di fantascienza, avevi inventato un linguaggio di un futuro, che rapporto c’è tra le due storie, dove le lingue sono importanti?

Ho sempre letto molti romanzi di fantascienza, mio padre era appassionato del genere, e ho sempre voluto cimentarmi in questo ambito. Scrivere di un mondo avanti di centinaia di anni mi ha reso impossibile usare l’inglese standard di oggi e ho voluto creare una nuova lingua, tenendo conto che il libro parla di un gruppo di protagonisti che hanno al massimo 18 anni, in un mondo in cui sono rimasti vivi solo i giovanissimi. Ne I cieli sono tornati ad una lingua più standard, guardando però anche all’inglese che si usava nel passato.

Quali sono i suoi romanzi di fantascienza preferiti?

Da ragazzina amavo molto Robert Heinlein, autore non certo per ragazzine, e anche Clark Ashton Smith e James Tiptree jr, per fare altri due nomi: questo che mi ha sempre colpito è la loro visione del mondo particolare e a tratti disturbante e il loro aprire gli occhi su nuovi universi.

I cieli mette insieme due romanzi storici: uno ambientato all’inizio del XXI secolo a New York, con l’attentato alle Torri Gemelle, e l’altro nell’Inghilterra del Cinquecento. Ma nel corso del libro ci sono tanti mondi paralleli e possibili per New York, man mano che Kate va avanti nel suo viaggio nel tempo notturno. Cosa l’ha ispirata nella costruzione di una New York così stravagante e alternativa?

La New York dell’inizio della storia è la migliore possibile, poi pian piano le cose cambiano e in questo ho messo qualcosa della mia esperienza di vita.
Ho vissuto a Londra dal 1984 al 2001, e sono tornata poi negli Stati Uniti, dove ho sempre pensato che la qualità della vita fosse peggiore, che la gente fosse meno gentile e generosa. A Londra all’inizio ero abbastanza povera e frequentavo persone della cosiddetta classe operaia, dopo il successo del mio primo romanzo la mia situazione economica è migliorata e ho iniziato a frequentare esponenti della classe media e benestante, scoprendo che avevano il privilegio di poter amare arti e bellezza, un qualcosa che la classe operaia non può permettersi. Se si ha maggiore accesso a cultura, bellezza e gentilezza la vita migliora: sono cose che possono anche non interessare ma che aiutano ma è possibile solo per certi ceti sociali, e me ne sono resa conto nel corso della mia vita.

Nel romanzo Kate sta insieme a Ben, un personaggio che può sembrare noioso: ma cosa c’è di bello in lui?

Ben, ragazzo di origine indiana mentre Kate è di origine iraniana, sa benissimo che la sua fidanzata è più interessante di lui, è un mio personaggio, gli voglio bene e non riesce ad essere meglio di così.

Prossimi progetti?

Sto scrivendo un romanzo di fantascienza su una Terra del futuro in cui di colpo spariscono tutti gli uomini. La società migliora, diventa quasi utopica, ma le mie cinque protagoniste vivono il tema della perdita di mariti, padri, fratelli e vanno in cerca di loro, per scoprire cosa è veramente successo. Un libro che parlerà di perdita e lutto e della gestione di queste due cose.

A Settimo torinese Tempo al tempo, festival dell’innovazione e della scienza

9 ottobre 2019 by

95301-unnamed-6

Torna dal 12 al 19 ottobre a Settimo torinese e in altri Comuni limitrofi il Festival dell’innovazione e della scienza, che in quest’edizione 2019 ha come tema Tempo al tempo.
Il tempo è vissuto in vari modi, che sia quello relativo al cambiamento climatico, quello delle attese, delle scoperte, della musica, le ore, i minuti, quando non passa mai e saranno molti gli ospiti e gli eventi per approfondire i tanti significati che diamo a questa semplice parola.
Ogni ospite racconterà un diverso significato di tempo: Makkox, al secolo Marco d’Ambrosio, vignettista e fumettista, racconterà domenica 13 ottobre alle 18 i tempi del comico,  il  matematico e scrittore Piergiorgio Odifreddi affronterà il tema dal punto di vista scientifico, per scoprire che il tempo in realtà non è univoco e sempre uguale lunedì 14 alle 21, di futuro parlerà Cristina Pozzi, future maker e Ceo di Impactscool, nominata dal World Economic Forum tra gli Young Global Leaders il 15 alle 21, mentre i viaggi nel tempo, presenti nelle sue storie a fumetti di Lilith e Gea, saranno l’argomento dell’incontro con Luca Enoch il 16 alle 18.
Non mancherà il tempo insolito del meteo con il climatologo Andrea Giuliacci il 16 alle 21, il tempo comico dei fondatori del Terzo Segreto di Satira, al secolo Andrea Fadenti, Davide Rossi e Pietro Belfiore giovedì 17 alle 21, il tempo musicale con Eugenio Cesaro il 18 sempre alle 21, le donne di scienza delle spettacolo con Sara D’Amario Sfumature di donne di scienza sabato 19 alle 21.
Si chiude con un incontro d’eccezione, con l’astronauta Paolo Nespoli, l’italiano che ha vissuto di più nello spazio, che parlerà di scienza, ambiente, fantascienza e futuro il 24 alle 18.
Al Festival si parlerà anche di un concorso che ha coinvolto le scuole sulle tematiche ambientali, Il pianeta lo salvo io e ci saranno anche workshop, conferenze e laboratori. Il fulcro di tutto sarà la Biblioteca Archimede di Settimo torinese e il Festival pone tra gli obiettivi principali quello di essere un momento di contaminazione tra arti diverse: pittura, teatro, musica, letteratura, fumetti.
Il programma completo è nel sito ufficiale della manifestazione.

A Milano libri fantastici con Stranimondi edizione 2019 a cura di Elena Romanello

9 ottobre 2019 by

social2019

Il 12 e 13 ottobre si rinnova a Milano Stranimondi, il festival del libro fantastico, presso la Casa dei Giochi in via Sant’Uguzzone 8. Per due giorni appassionati e autori si potranno incontrare e confrontare, e si potranno trovare le proposte editoriali di varie case editrici indipendenti.
L’interesse per i generi del fantastico è in crescita, e Stranimondi, evento ormai storico, è ormai un appuntamento fisso, per scoprire filoni che non stancano e si rinnovano in continuazione.
Tra le case editrici presenti si notano nomi ormai noti a cultori e appassionati come Neropress, Plesio, Delosbooks, Tabula Fati, Future Fiction, Runa edizioni, Watson, Elara, Acheron, che hanno saputo dare voce a nuovi talenti anche italiani e riproporre classici del passato ormai dimenticati.
Molte le conferenze e gli incontri, con argomenti che spaziano dall’eterno o quasi tema del patto con il diavolo al nuovo fantasy italiano, dal rapporto tra videogiochi e cultura a quello tra arte e fantascienza, dai cinquant’anni dell’allunaggio all’omaggio allo scrittore Jack Vance, dai problemi ecologici visti dalla letteratura al ritardo tecnologico italiano, dalla letteratura weird a un ricordo di Giuseppe Lippi, dall’astrobiologia che immagina specie nello spazio alle sempre attuali distopie.
Gli ospiti, italiani e stranieri, vedono Jasper Fforde, autore britannico di ucronie letterarie, Tullio Avoledo, uno degli scrittori di fantascienza del nostro Paese più tradotti all’estero, Cecilia Randall, con il nuovo capitolo della saga di Hyperversum, Leonardo Patrignani, che parlerà dei suoi libri compreso il recente Darkness in stile Stranger things, Anders Fager, scrittore horror svedese tradotto da Edizioni Hypnos, il copertinista Franco Brambilla, Ran Zhang, uno degli autori cinesi di fantascienza più amati, Claude Lalumière, canadese e tradotto da Watson edizioni con le sue storie dark fantasy e Maurizio Nichetti che si cimenta anche nel genere.
Verranno inoltre anche presentati i seguenti libri: l’apocalittico Casca la Terra di Marcello Nicolini (La Ponga edizioni),  La fiamma azzurra di Daniele Viaroli, Le cronache del Reame Incantato. Il marchio del serpente di Alberto Chieppi, le antologie Altri futuri Atterraggio in Italia (Delos Digital), La città dell’orca di Sam J. Miller (Zona 42), Io Sono Providence: la vita e i tempi di H.P. Lovecraft (Providence Press), Culti Svedesi : A Lovecraftian Journey in the Cult’s World (Edizioni Hypnos), I camminatori di Francesco Verso (Future Fiction), I fuochi di Valencia di Elena Covati e il numero speciale di Urania Stranimondi.
Ci sarà anche spazio per parlare della rivista Dimensione cosmica proposta da Tabula Fati, delle uscite autunnali di Acheron Books, del nuovo corso di Kipple che spazia da Tolkien al new weird, della selezione di Nero Press, delle raccolte di racconti Alia Evo.
Il programma completo è nel sito ufficiale di Stranimondi.

:: Agorà, una collana dalla parte della poesia per i tipi de «L’ArgoLibro» Editore

7 ottobre 2019 by

anfora

Vede la luce del panorama editoriale nazionale e internazionale la collana di poesia Agorà, curata e diretta dal poeta e critico letterario Nicola Vacca, per i tipi de «L’ArgoLibro» Editore. L’iniziativa intellettuale intende unire cesellatori di versi fuori dai canonici schemi editoriali in una comunità letteraria stagliata all’interno di un’ideale agorà (e da qui il marchio dell’impresa). I titoli annuali saranno quattro e nasceranno con l’intento di costruire negli anni un progetto poetico in cui gli autori scelti agitino il dibattito culturale con tematiche vitali per l’essere umano attraverso l’impeto e la solerzia dei loro versi. Uno strumento di crescita pratica e spirituale portato in atto da poeti che sono in primis persone, sulla falsariga dell’altra collana diretta da Vacca per I Quaderni del Bardo Edizioni, la Z, che è stata grado di mettere a confronto il nord, il centro e il sud della poesia perforante di tutti i giorni, varcando i confini nazionali.

Ritornare nell’agorà attraverso la poesia, per confrontarsi su dilemmi perenni dell’individuo, come la morte, definita da Platone «di certo non il peggio che possa accadere agli uomini», scorgendo una male peggiore, ovvero l’ignoranza, concepita da Socrate come «il solo e unico male», che soppianta l’unico bene, «la conoscenza».

L’editore Francesco Sicilia, che ha voluto fortemente l’operazione dal sapore ellenico, negli ultimi anni ha mostrato un’attenzione particolare per la lirica e, nell’inaugurare la nuova stagione editoriale, in merito alla collana Agorà dichiara:
«Sono onorato di questa collaborazione con Nicola Vacca, intellettuale e poeta che stimo per l’onestà intellettuale. Sono sicuro che Agorà potrà contare sulla scelta rigorosa di testi di altissima qualità dove a prevalere sarà sempre e comunque la poesia».

Il curatore, Nicola Vacca, guarda con interesse meritocratico alla letteratura attuale, cercando altresì giovani forze letterarie che siano esponenti di un’esistenza reale, talvolta dolorosa, sicuramente imperfetta, poiché come ritiene Aristotele, «le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono». In merito al nuovo progetto, che lo vedrà comporre una rete virtuosa in grado di scandagliare gli abomini del potere e la condizione esistenziale dei vinti, l’intellettuale cioraniano originario di Gioia del Colle chiarisce:

«La poesia ha una sua urgenza. Agorà ne racconterà tutte le sfumature entrando nel vivo delle questioni letterarie umane. Perché la poesia prima di tutto è il modo di essere qui e ora. I poeti a cui guarderò devono avere il coraggio di osare e pronunciare parole a garanzia dell’uomo».

Nicola Vacca – è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. Ha pubblicato: Nel bene e nel male (1994), Frutto della passione (2000), La grazia di un pensiero (2002), Serena musica segreta (2003), Civiltà delle anime (2004), Incursioni nell’apparenza (2006), Ti ho dato tutte le stagioni (2007), Frecce e pugnali (2008), Esperienza degli affanni (2009), con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (2010), Serena felicità nell’istante (2010), Almeno un grammo di salvezza (2011), Mattanza dell’incanto (2013), Sguardi dal Novecento (2014), Luce nera (2015), Vite colme di versi. Ventidue poeti dal Novecento (2016), Commedia ubriaca (2017), Almeno un grammo di salvezza (2018), Tutti i nomi di un padre (2019).
Mail del curatore Nicola Vacca
nicvacca@hotmail.com

Blog
https://zonadidisagio.wordpress.com/

La Casa editrice L’ArgoLibro raccoglie e sviluppa le esperienze pluriennali di poeti, scrittori e altri artisti che, insieme a correttori di bozze, traduttori, artigiani della carta e altre figure professionali, offrono, a chi desidera pubblicare la propria opera, una serie di servizi “su misura” per le proprie esigenze e richieste.
Affiancata a L’ArgoLibro opera l’Associazione artistico-letteraria Gli Occhi di Argo, a spiccato carattere editoriale, a ulteriore dimostrazione che il “far rete” diventa concreta possibilità, quando l’impegno è corale. Centinaia di artisti e studiosi da tutt’Italia partecipano alle iniziative e propongono a loro volta idee da sviluppare, tutto affinché il “prodotto libro” possa essere un bene duraturo nel tempo, una risposta concreta a mode passeggere che lasciano il tempo che trovano. Tra le iniziative sviluppate, vogliamo ricordare La Fiera “L’Incantesimo del Libro”, tra il dicembre 2013 e il gennaio 2014 (qui trovate il video riassuntivo), ma sono davvero moltissime le idee piccole e grandi portate avanti – dall’ottobre 2010 – con uno scopo preciso: far comprendere che il libro è un “prodotto” diversissimo da qualsiasi altro prodotto commerciale.
Pubblicare con L’ArgoLibro vuol dire entrare a far parte di un circuito culturale stimolante e sempre più allargato, attraverso il quale proporre la propria arte ma – anche – prestare autentica attenzione a quella altrui: sono due passaggi indispensabili affinché si superino i preconcetti e la sterile “voglia di mostrarsi”.

La Libreria L’Argolibro è una libreria indipendente nata dalla pluriennale esperienza dei fondatori e dei soci dell’Associazione Artistico-letteraria Gli Occhi di Argo e della Casa Editrice L’ArgoLibro.
È situata ad Agropoli (Salerno) in Via Lazio, 16 (zona sud, adiacente Via Salvo D’Acquisto, nei pressi del Centro per l’Impiego, accanto a “Ricambi Iannuzzi” e a “Mani di Fata”).
Si propone di essere punto di riferimento costante per chi desidera pubblicazioni di qualità; inoltre è sede dell’omonima Casa Editrice (cliccate qui per tutte le info) e luogo in cui si svolgono moltissime manifestazioni. Ogni mese presentazioni, mostre d’arte, performance teatrali, proiezioni, convegni… questo e tanto altro, a L’ArgoLibro!
Un luogo, inteso come spazio culturale, nato dall’idea di coniugare una libreria indipendente con un caffè, pensato non solo come spazio di ritrovo/relax, ma anche come “luogo intellettuale” in cui dare vita a nuclei di scambio di idee: un luogo che accoglie artisti, pittori, musicisti, scrittori, poeti… un luogo per mostre, incontri, presentazioni… un posto ideale per grandi e bambini, che diventano protagonisti di molti incontri.

La Libreria/Casa Editrice/Caffè Letterario, progettato dall’artista Erminio Ariano, offre gratuitamente l’opportunità di consultare libri o di scambiarli. Abbiamo realizzato uno spazio stimolante in cui, attraverso la collaborazione dei vari partner, si possano offrire servizi e contenuti che abbiano l’arte e la comunicazione come principali obiettivi.
Sito dell’editore
http://largolibro.blogspot.com/
Mail dell’editore
largolibro@gmail.com

Casa Editrice e Libreria indipendente
Viale Lazio, 16,
(Zona sud, adiac. Via Salvo D’Acquisto, nei pressi del Centro per l’Impiego)
84043 Agropoli (SA)
Contatti: 3395876415 – 3292037317

“Lettere a Hawthorne”, Herman Melville, a cura di Giuseppe Nori (LiberiLibri 2019) a cura di Viviana Filippini

5 ottobre 2019 by

lettere H.Lo scorso agosto sono stati i 200 anni dalla nascita di Melville, l’autore di Moby Dick e l’editore LiberiLibri per l’importante anniversario ha ripubblicato (seconda edizione riveduta e ampliata rispetto al 1994) “Le lettere a Hawthorne” di Herman Melville, il carteggio tra lui e Hawthorne, due figure magistrali della letteratura americana. Le pagine scritte da Melville permettono a noi lettori di entrare dentro una parte della sua vita, tra il 1851 e il 1852, per conoscerlo nel suo vissuto lavorativo, ma anche in quello privato. Ed è la mescolanza tra queste due dimensioni che ci aiuta ad avere un’immagine più nitida dello scrittore, che in quel biennio visse sulla propria pelle uno dei momenti più intensi della sua evoluzione come autore e della sua produzione letteraria. Quello che emerge da questi testi è la personalità complessa, piena di dubbi, timori emozioni e paure che attanagliavano Melville: uno scrittore dalla creatività in costante fermento. Melville aveva viaggiato molto nella sua esistenza e proprio grazie a questo suo continuo spostarsi, lui era riuscito a trovare lo spunto per molti  scritti proprio dal contatto con la realtà vissuta in prima persona e da quello con popolazioni differenti per usi e costumi da quella americana. Molti degli appunti presi dall’autore sono diventati romanzi a tutti gli effetti o rimasti delle bozze da sviluppare. L’autore di “Moby Dick” scrive a Hawthorne, manifestando il suo bisogno di incontrare lui e la sua famiglia, come per avere un contatto diretto con un collega che a tratti sembra essere il migliore amico mentre, in altri momenti, Hawthorne sembra essere non il nemico, ma quel tipo di autore, perfetto, di successo, con una famiglia da cartolina ed equilibrato che Melville avrebbe voluto essere, e che non divenne mai. Quello che emerge da queste pagine è il ritratto di un uomo tormentato, consapevole della sua capacità di scrittura ma, allo stesso tempo, convinto di venir ricordato dai posteri non per i propri romanzi, ma come l’individuo che viveva con i cannibali e che amava scrivere libri con protagonisti dei selvaggi. Nelle lettere lo stesso Melville si concentra su alcuni suoi testi: “Moby Dick” che, in quel periodo, era in revisione e che lo sfiancò psicologicamente ; poi ci sono riferimenti a “Pierre” e alle sue aspirazioni di letterarie e la storia di Agatha, unita agli spunti della vita vissuta che ispirarono Herman alla stesura del soggetto. “Lettere a Hawthorne è un vero e proprio viaggio nella vita letteraria e civile di Herman Melville, un uomo e un genio della scrittura dalla personalità complessa e in evoluzione, che nel corso del tempo è diventato  uno dei pilastri e dei classici della letteratura romantica americana e mondiale e che è riuscito a trasformare in eroi del quotidiano, gli umili protagonisti delle sue storie. Traduzione di Giuseppe Nori.

Herman Melville (New York, 1819-1891) A ventisei anni, dopo un’infanzia sofferta e una prima giovinezza «sregolata e avventurosa» di marinaio (nelle note parole di Hawthorne), Melville inizia la sua carriera letteraria. Scrive sette romanzi in sette anni, alternando successi a insuccessi, fino ad alienarsi definitivamente il favore e la stima del pubblico con i suoi capolavori, “Moby-Dick” (1851) e “Pierre” (1852), due opere audaci, tanto incomprensibili quanto dissacratorie per i suoi contemporanei. Sull’orlo del disastro letterario ed economico, continua la sua attività narrativa fino al 1857, per poi abbandonare la carriera pubblica di scrittore di prosa e dedicarsi a una lunga e oscura attività di poeta. Muore quasi del tutto dimenticato, lasciando fra le sue carte il manoscritto di “Billy Budd”, il suo ultimo capolavoro narrativo. Di Melville, Liberilibri ha pubblicato “Lettere ad Hawthorne” (1994).

Giuseppe Nori è professore di Lingue e letterature anglo-americane presso l’Università di Macerata. Si è dedicato principalmente ai classici dell’Ottocento: Melville, Hawthorne, Emerson, Bancroft, Whitman e Stephen Crane. Si è inoltre occupato di letteratura e religione nel Seicento e di narrativa e poesia moderniste. Per Liberilibri ha curato”Lettere ad Hawthorne” di Melville (1994) e “Cartismo” di Thomas Carlyle (1994). 

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa e a Maria Grazia Gelsomini.

:: Venerdì 11 ottobre. A tu per tu con HELGA SCHNEIDER

4 ottobre 2019 by

A tui per tu 11 ottobre 2019 locandina

:: Carne di Betzabea di Fabrizio Raccis (Catartica edizioni, 2019) a cura di Nicola Vacca

4 ottobre 2019 by

coperrtina frLa donna è la corona della creazione scrive il grande Gogol’. Questo lo sa sicuramente anche Fabrizio Raccis, giovane scrittore e poeta sardo, che alla donna ha appena dedicato un libro di poesie.
Carne di Betzabea (Catartica edizioni, pagine 87, euro 12,50) è un inno carnale e spirituale alla donna.
Il poeta è interessato alla corporeità della parola e scrive versi non trascurando mai quella necessaria fisicitàche la scrittura deve avere per significare, ignorando l’inconsistenza dei dettati preconfezionati.
Fabrizio è un poeta autentico perché conosce il sanguinare delle parole.
Il suo scrivere evita gli orpelli. Sulla pagina arriva una poesia schietta in cui l’amore per una donna si fa toccare con mano nella sua autenticità carnale:

«Potrei vivere di refusi / tra le tue frasi confuse e ottuse, / potrei passare decenni a vedere / il tuo corpo vibrare, mentre discendi le scale».

Con grande passione il poeta canta e esalta la donna fuori dalla retorica dell’idillio, ma attraversando le stanze della vita quotidiana dove i corpi, fatti di carne, si toccano, si accoppiano in amplessi in cui il sudore scatena vertigini di inenarrabili passioni
Questa di Fabrizio Raccis è una poesia d’amore che si insinua nelle ferite aperte dell’esistenza. Una poesia che non cerca suture ma deflagrazioni cariche di amore e di perdita inebriante di sensi.

«Ti vedo, sotto la pelle / sotto quel fascio di nervi e muscoli / sotto quel sangue, / fino al midollo e alle ossa».

Finalmente una poesia d’amore che non si vergogna nel mostrarsi nuda e cruda.
Carne di Betzabea è un canzoniere antiretorico: in queste poesie il romanticismo diviene selvaggio e il poeta ha molto coraggio nel proporre versi «sibilanti e pungenti». Poesie come pugnali che squartano la carne nuda degli amanti colti nel dono di un reciproco e incondizionato consumarsi nel trasporto di una stagione totale (quella dell’amore appunto) che non conosce inibizioni o pregiudizi.
Qui i sensi si scatenano e il poeta prima di tutto è un uomo che da dichiarato amante della carne non rinuncia alla bellezza burbera e inarrivabile dell’amore e alla sua donna che mostra tuta la sua volontà di potenza attraverso la verità di un corpo nudo.

L’edizione autunnale di Romics a cura di Elena Romanello

3 ottobre 2019 by

logo-autunno-2016_0

Dal 3 al 6 ottobre torna a Roma Romics, la kermesse dedicata a fumetti e cultura nerd che due volte all’anno anima la capitale, con tanti ospiti, stand, incontri, cosplayer.
Tante le proposte in un programma fitto. Tra le altre, spiccano l’omaggio ad Altan, uno degli ospiti più prestigiosi, l’approfondimento su distopia e utopia, l’omaggio all’inquisitore Eymerich ideato da Valerio Evangelisti, il panel di sabato alle 13 sui quarant’anni di Lady Oscar con come ospiti d’eccezione la cantante Clara Serina e i doppiatori Cinzia de Carolis, Massimo Rossi e Luciano Roffi, l’incontro sulla Gainax a cura di Distopia Evangelion sempre sabato alle 17,  la mostra su Tito Faraci e quella del Lego.
Tra i tanti ospiti, l’autrice Veronica C. Aguilar, il disegnatore Paolo Barbieri, la saggista e studiosa di cultura pop Valeria Arnaldi, il veterano Disney Giorgio Cavazzano, la disegnatrice Jessica Cioffi, il vignettista Stefano Disegni, l’illustratrice Livia De Simone, lo studioso Giorgio Ghisolfi, la cosplayer Paola Eleonora Tani, la fumettista Silvia Ziche.
Tra i tanti libri e fumetti proposti, si segnalano quelli di Panini Comics, che presenterà in particolare il saggio Joker il clown nero, in occasione dell’uscita del film, e Chanbara le spade del tradimento di Roberto Recchioni e Andrea Accardi, e quelli di Fanucci, che completa la saga di Ambra di Roger Zelazny, presenta Knightfall, romanzo da cui è stata tratta l’omonima serie TV, I figli della caduta di Andrej Tchaikovsky e un panel sul fantastico con Sergio Fanucci.
Il programma completo è nel sito ufficiale.

L’edizione 2019 di Portici di carta a Torino a cura di Elena Romanello

3 ottobre 2019 by

logo_portici

Come è ormai tradizione da vari anni, visto che siamo alla tredicesima edizione, il 5 e 6 ottobre torna a Torino Portici di carta, la kermesse autunnale su libri e editoria che trasforma il centro del capoluogo sabaudo in una gigantesca libreria all’aperto.
I portici di Torino da piazza Carlo Felice a Piazza Castello passando per piazza San Carlo si animano di nuovo con le proposte e i banchi di 150 librai, editori piemontesi e bouquinistes: questi ultimi, del resto, sono in piazza Carlo Felice ogni prima domenica del mese con la fortunata manifestazione Il Libro ritrovato.
I libri sono raggruppati secondo varie aree tematiche: spiritualità, voci di donne, lingue, scienze, fumetti, ragazzi, Oriente, editori piemontesi, gialli, viaggi e altre ancora, con una proposta varia e vasta di libri di ogni genere e per ogni interesse.
Quest’anno si omaggia, come è giusto, Andrea Camilleri, morto pochi mesi fa, uno degli autori italiani che negli ultimi vent’anni ha contribuito di più con i suoi romanzi a avvicinare tante persone alla lettura. Il papà del commissario Montalbano sarà ricordato sabato 5 ottobre alle 18 e 30 presso l’Oratorio di San Filippo Neri in via Maria Vittoria con lo scrittore Antonio Manzini e il critico letterario Antonio D’Orrico.
Negli ultimi mesi è scomparso anche un altro personaggio legato a libri e cultura, che molto ha fatto soprattutto in Piemonte per biblioteche e promozione della lettura: Eugenio Pintore, che verrà ricordato  sabato 5 ottobre a San Filippo alle 11 e 30.
Ma a Portici di carta si augurerà anche buon compleanno a Bompiani, che festeggia i suoi primi novant’anni, con un catalogo che negli anni ha spaziato su autori come Steinbeck, Camus, Malraux, Cronin, Moravia, Eco, fino ad arrivare a Antonio Scurati, fresco vincitore del premio Strega che il 4 ottobre alle 21 parlerà del monumentale M al Circolo dei lettori.
L’altro editore di quest’anno è Terre di Mezzo, un piccolo universo abitato da tanti mondi, con collane come Percorsi, L’Acchiastorie, le Ecofficine e i i Diari dell’Archivio Nazionale di Pieve Santo Stefano.
Quest’anno c’è un altro importante compleanno: i 150 anni delle Biblioteche Civiche torinesi, un luogo di aggregazione culturale, di ricerca, di scoperta, con tanti progetti, come il Bibliobus, che stazionerà per tutto il tempo in piazza San Carlo.
Tra gli altri ospiti che interverranno ci saranno anche Gioele Dix, Fabio Geda e Mario Calabresi.
Un’ottima occasione per parlare e vedere libri, e il week-end dopo il 13 in piazza Madama Cristina altri libri e fumetti con la Fiera del fumetto di Kolosseo.
Il programma completo è nel sito http://www.porticidicarta.it

:: 25 romanzi di Simenon da non perdere, con La Stampa

29 settembre 2019 by

Simenon

Per celebrare il trentennale della morte di Georges Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) il quotidiano torinese “La Stampa” fa qualcosa di molto gradito a chi vi scrive, pubblica ogni venerdì, fino a primavera, una scelta dei migliori romanzi senza Maigret dell’autore belga, segnatevi i titoli e se qualcuno vi manca non perdete l’occasione di recuperarli, il prezzo è contenuto e il gioco vale la candela come si suol dire. Buona lettura!

Il piano dell’opera

1 – Il testamento Donadieu, 27 settembre

2 – Lettera al mio giudice, 4 ottobre

3 – La verità su Bébé Donge, 11 ottobre

4 – La camera azzurra, 18 ottobre 2019

5 – La vedova Couderc, 25 ottobre 2019

6 – Corte d’Assise, 1° novembre

7 – Betty, 8 novembre

8 – Le finestre di fronte, 15 novembre 2019

9 – Tre camere a Manhattan, 22 novembre

10 – Il viaggiatore del giorno dei Morti, 29 novembre

11 – I Pitard, 6 dicembre

12 – Il clan dei Mahé, 13 dicembre 2019

13 – Senza via di scampo, 20 dicembre 2019

14 – La finestra dei Rouet, 27 dicembre 2019

15 – La fuga del signor Monde, 3 gennaio 2020

16 – Le signorine di Concarneau, 10 gennaio 2020

17 – Il grande male, 17 gennaio

18 – Il passeggero del Polarlys, 24 gennaio

19 – I fantasmi del cappellaio, 31 gennaio 2020

20 – Il primogenito dei Ferchaux, 7 febbraio 2020

21 – Pioggia nera, 14 febbraio

22 – Il fidanzamento del signor Hire, 21 febbraio

23 – L’orologiaio di Everton, 28 febbraio

24 – Il gatto, 6 marzo

25 – I clienti di Avrenos, 13 marzo