:: Piano Americano di Antonio Paolacci (Morellini 2017)

17 ottobre 2017
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La scrittura non mi porta più da nessuna parte, la vita fuori dalle pagine scritte invece sì. Ho pubblicato libri e racconti ed è stato sempre squallido confrontare la fatica del lavoro con il suo valore oggettivo, con il mondo ester­no, con l’editoria da prodotto di massa, con il pubblico e la stampa. Stavo viaggiando in direzione dello spreco. Stavo lavorando da anni a un romanzo per niente: anni di lavoro che avrei lanciato ancora una volta nel vuoto pneumatico della comunicazione contemporanea.

Ho letto Piano Americano, ultimo libro (in senso letterale, non solo cronologico come tappa di passaggio per un dopo) di Antonio Paolacci, edito da Morellini e ora sono qui a parlarvene anzi a riflettere con voi su cosa mi ha lasciato, su come ha modificato la percezione che avevo della letteratura, o dell’editoria in genere. Sarà una recensione non canonica, come non canonico è il libro (un ibrido tra narrativa autobiografica e metanarrazione di borgesiana memoria, dove forse tutto badate bene, è finzione).
Che il Paolacci smetta di scrivere è dura da mandare giù. Proprio non lo si crede, ma è così che afferma, è la tesi principale che regge il costrutto, e la maschera che nasconde il volte, forse davvero la chiave di lettura di tutto il romanzo (permettetemi di definirlo così).
Ricordo anche io l’esame universitario dove studiammo la teoria delle maschere e anche quella del mana (popolazioni autoctone delle isole che spendevano tutti i loro averi per celebrare una grande festa nel loro villaggio) un po’ come gli americani negli anni ’50 che facevano di tutto per comprarsi macchinoni scintillanti per esporre orgogliosi al mondo il loro stato sociale (magari riempiendosi di debiti che mai sarebbero riusciti a pagare).
Insomma gli esseri umani sono strani e gli scrittori ancora di più. Se mi dicessero da domani non scrivi più una riga, sinceramente preferirei farmi anni di carcere che accettare questa imposizione. Ma il Paolacci persona o personaggio (me lo domando ancora) ha deciso che basta, non ne vale la pena, l’editoria italiana non permette spazio di manovra.
C’è di meglio, tipo vivere. Tipo cercare un lavoro che renda di più. Tipo amare la propria donna. Tipo crescere i propri figli. Tipo insegnare. Di stringere mani sudaticce nei salotti della cultura è stanco, di lottare contro i mulini a vento (dai un po’ di Cervantes lo si nota) pure. Dunque il Paolacci non scriverà più un rigo, questo è il suo ultimo libro. (Crederci o non crederci sono fatti vostri).

Perché il racconto – ogni racconto – è raggiro, è sempre presa in giro. In un’accezione positiva, se preferite, è il raggiro del prestigiatore, ma è pur sempre questo: l’opera di un artista che distoglie la vostra attenzione dal luogo in cui sarebbe visibile il trucco, in modo da mostrarvi una magia che voi sapete bene non essere affatto una magia. Ecco: ogni scrittura è in qualche misura trucco palese e trucco camuffato.

Ma dice solo quello? Aspetta vediamo: ci sono tante citazioni letterarie (alla fine del libro c’è una bibliografia delle citazioni così per avere in ordine perlomeno i libri da cui sono state tratte), intelligentemente amalgamate alla narrazione, mi è piaciuta soprattutto questa:

Nel romanzo Running Dog di Don DeLillo, c’è un perso­naggio che a un certo punto dice:
Ricordo che in quel periodo vidi Zabriskie Point, con quella sce­na finale in cui la casa esplode e tutti quegli oggetti sgargianti volano nell’aria al rallentatore. Dio, continuai a pensarci per un anno intero. Fu il momento più importante di tutto l’anno. […] tutte quelle confezioni di detersivo e minestra in polvere e cotton fioc e eyeliner che saltavano in aria insieme alla casa, boom.

Sapremo molti fatti suoi, della sua adolescenza, dei suoi studi, del suo lavoro di scrittore e di insegnante di scrittura, di marito, di neopadre. Si parlerà di cinema, di Hitchcock e del suo Psyco (provate voi a far morire la protagonista e star del film quasi all’inizio, fregandovene delle regole dello star system e della cinematografia tutta). E poi c’è Luigi, David Foster Wallace, Don De Lillo e Valter Binaghi, per chi non lo conoscesse era uno scrittore strepitoso, recuperate a caso un suo libro (Blackjack venne pure a commentarmi). E poi c’è un romanzo di cui sappiamo tutto, conosciamo i personaggi, ma mai verrà scritto. Per le regole del marketing forse era troppo.

Non ci sono conquiste, non c’è felicità di parola, non c’è verità, non ci sono idee. Le nostre passioni di scrittori contemporanei, le nostre battaglie, i nostri sogni sono tenuti insieme da un vocabolario squisitamente aziendale, un – peraltro scarso – vocabolario da lavaggio del cervello dove la produzione culturale è un pendolo che oscilla tra due forze e due soltanto: successo o fallimento? Fallimento o successo? La parola comunicazione viene usata abitualmente in sostituzione della parola marketing. L’atto stesso del comunicare è diventato un lavoro e una strategia da usare per vendere e quindi per ingannare, perché il marketing fagocita i rapporti tra persone, li ingloba e li spoglia di nutrimento.
Così la letteratura ha consegnato le armi al nemico nell’istante stesso in cui ha smesso di inseguire la sincerità per mettersi in fila alla cassa.

E poi c’è una nascita, una crescita, il coraggio di una madre, la bellezza dell’ insegnamento e di avere degli allievi, c’è amore per la letteratura e per la parola scritta, insofferenza per tutto ciò che vincola la libertà personale e creativa.
Insomma tanta carne al fuoco.
Ma che il Paolacci smetta di scrivere. No, no io non ci credo. Dai è troppo bravo.

Antonio Paolacci è nato nel 1974 e vive a Genova. È editor e consulente editoriale. Ideatore e direttore di alcune collane di narrativa e saggistica, ha curato anche premi letterari e rassegne. Ha tenuto corsi di scrittura creativa in diverse città italiane. Dal 2014 insegna scrittura creativa alla scuola Officina Letteraria di Genova. Come autore ha scritto: Flemma (Perdisa Pop, 2007 – Morellini Editore, 2015), Salto d’ottava (Perdisa Pop, 2010), Accelerazione di gravità (Senzapatria, 2010), Tanatosi (Perdisa Pop, 2012) e Piano Americano (Morellini, 2017). Per saperne di più o contattarlo: antoniopaolacci.blogspot.it

Scheda libro:

Prezzo: € 14,90 (su Libreria Universitaria € 14, 15)
Ebook: non disponibile
Pagine: 250
Formato: brossura
Scheda editore: qui

Source: inviato dall’ autore.

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:: Un’ intervista con Claudio di Biagio autore di Si stava meglio (Rai Eri 2017) a cura di Greta Cherubini

17 ottobre 2017

copertinaHo letto il primo libro di Claudio di Biagio (regista, sceneggiatore, youtuber e speaker radiofonico, n.d.r).

“Si stava meglio”. “Quando si stava peggio”, si direbbe con un certo automatismo del pensiero, a completamento di un detto popolare ormai diventato un mantra. E invece no. La frase resta a metà e diventa il punto di partenza per un viaggio nel tempo e nello spazio. Ad ogni lettore è dato di trarre liberamente le proprie conclusioni alla fine del percorso. Ciò che si deduce dal racconto è che la storia in fondo è sempre la stessa, eppure cambia continuamente: cambia in base a chi la racconta, in base a chi l’ascolta e in base al tempo in cui viene raccontata.
Ho chiesto a Claudio di Biagio di rispondere ad alcune domande per il blog.

(Lo intervisto all’ora di pranzo, me lo immagino intento a gustarsi un bel piatto di pasta “alla zozzona” della mitica nonna Lea. Mi risponde in modo aperto e cordiale, un po’ meravigliato del consenso che sta ricevendo).

Ciao Claudio, ho letto con interesse il tuo libro. Ti faccio i miei complimenti, so che “Si stava meglio” è già in ristampa. Nell’epoca degli smartphone, pare che i giovani abbiano ancora voglia di fermarsi ad ascoltare le storie dei nonni … cosa pensi di questo successo?

Sì, da qualche giorno siamo in ristampa. Ma non parlerei di successo, piuttosto di un interesse molto alto. Credo che il segreto consista nel fatto che questo libro parli di memoria. Sono storie che vengono dal passato, racconti di cose che non conosciamo e che inevitabilmente suscitano interesse. Questi meccanismi funzionano e funzioneranno sempre. Il mio merito semmai è quello di aver reso “visive” queste storie e quindi più accattivanti per il pubblico.

Credo emerga un certo relativismo nel tuo viaggio con nonna Lea, inteso come l’impossibilità di raggiungere una verità oggettiva e assoluta. Eppure si percepisce ugualmente da parte tua lo sforzo di capire, di conoscere, di custodire la memoria e di trarre insegnamento dall’esperienza. Qual è la morale del libro? In assenza di risposte certe, pensi che la volontà di capire sia già di per sé un valore assoluto?

Assolutamente, era proprio questa la lettura che volevo dare. Nel libro non cerco di dare risposte definitive, cerco di invogliare il lettore ad andare alla ricerca di risposte. Il titolo significa proprio questo. Il detto popolare recita “Si stava meglio quando si stava peggio”. Io ho cercato di scardinare questa filastrocca, di non dare più nulla per scontato. Mi sono chiesto: Ma davvero si stava meglio quando si stava peggio? E perché? Ogni lettore alla fine è libero di dare la propria personale risposta a questa domanda.

Hai scelto come guida del tuo viaggio tua nonna Lea e altrettanto “maturi” sono i personaggi che hai intervistato in cerca di risposte. Perché secondo te il dialogo con i nostri nonni è più semplice di quello con i nostri genitori? Cosa accomuna queste due generazioni apparentemente così distanti?

Probabilmente il fatto che entrambe siano in crisi. Mi ha molto colpito una frase pronunciata da Giorgio Michetti quando ho avuto modo di intervistarlo. Ha detto “Noi assistiamo alla partita fuori dal campo”. Ed effettivamente è così. I nonni e i nipoti possono solo guardare il gioco da lontano, per diversi motivi, chi perché ormai troppo anziano e chi perché non ancora pronto. La partita è dei padri. Sono loro ad occupare il campo da gioco. Credo sia questo ad accomunare due generazioni apparentemente così distanti. Il fatto di osservare senza poter intervenire direttamente sulla realtà.

Il tuo è uno stile che punta alla frase breve, all’evocazione di un’immagine o di un suono in grado di suscitare un’emozione immediata nel lettore, di risvegliarne una sensazione o un ricordo. Quale importanza ha avuto la tua esperienza a contatto con il pubblico nell’affrontare la scrittura?

Molta, il web vuole che tu abbia un tuo linguaggio e che sappia intrattenere il pubblico. Ecco perché ho scelto di non dilungarmi in digressioni inutili e di essere piuttosto di impatto, di dare un’immagine visiva di quello che stavo raccontando. H cercato di riportare questi racconti soprattutto filtrandoli con un occhio da regista. Poi ovviamente c’è anche il momento per le pause lunghe.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Continuerai la strada della narrativa?

Di progetti ce ne sono tanti. Prima di tutto un film. Mi piacerebbe molto portare sullo schermo “Si stava meglio”. Per quanto riguarda la narrativa, scrivendo questo libro mi sono reso conto che mi piace scrivere. Ho già una storia un mente, chissà che non diventi presto un altro libro.

In bocca al lupo!

:: Chi ha bisogno di te di Elisabetta Bucciarelli (Skira 2017) a cura di Viviana Filippini

17 ottobre 2017
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Chi ha bisogno di te” è il nuovo romanzo edito da Elisabetta Bucciarelli, per Skira. La protagonista è una ragazzina di 17 anni, Meri, ma questo non deve indurre il lettore a pensare che la storia narrata sia per un pubblico di adolescenti. La ragione? Semplice. L’autrice mette in gioco un percorso di ricerca esistenziale e di senso del vivere che coinvolge anche i lettori. Meri, a differenze della compagne di classe, non ha ancora trovato il vero amore, lo sta cercando e questa impresa non è per niente facile. La ragazzina si divide tra scuola e casa, dove vive con una madre che la educa all’amore per le piante e ai loro semi e che le parla citando, in ogni occasione, frasi delle canzoni dei Queen. Tra i banchi di scuola, invece, Meri ha Sara, la sua migliore amica e le due si dividono tra libri, quaderni, chiacchiere e giochetti da ragazzini. Quello che emerge dalla narrazione della vita scolastica è che la protagonista ha sì gli stessi interessi e anche manie delle compagne, ma a Meri accadrà qualcosa di particolare. Ad un certo punto della sua giovane vita, l’adolescente cresciuta a piante e rock comincia a ricevere dei fogliettini di carta con scritto dei messaggi. Frasi mirate, precise, e solo chi la conosce bene può sapere certe cose di lei. Meri è spiazzata, perché non ha la più pallida idea di chi potrebbe essere il misterioso mittente, ma questo non le impedirà di agire per scoprire chi sia il portatore di messaggi e per dare un senso al suo vivere. “Chi ha bisogno di te” è un romanzo dal ritmo ironico, ma mai banale, e musicale, non solo perché ci son le canzoni di Freddie Mercury e Co., ma perché le relazioni, le amicizie, gli eventi, i dialoghi di Meri con chi la circonda, sembrano la melodia in movimento su uno spartito musicale. Una musica con variazioni sul tema, che narrano il cammino di una giovane donna pronta ad affacciarsi alla vita. Il romanzo della Bucciarelli è romantico, ma non mieloso, anzi direi che è diretto e incisivo, nel senso che nonostante il vivere sia spesso imprevedibile, la protagonista lotta per trovare un valore per la propria identità, e per farlo le serviranno tante esperienze e incontri. Questi eventi possono essere identificati come delle vere e proprie prove che Meri deve affrontare per capirsi e comprendere il mondo che la circonda. E allora la storia della scrittrice milanese può essere definita anche romanzo di formazione, proprio perché per la protagonista – e pure molti dei personaggi letterari che lei incontrerà- scatterà un vero e proprio processo di trasformazione e cambiamento. “Chi ha bisogno di te” di Elisabetta Bucciarelli è una delicata storia di crescita, nella quale le ansie di un giovane cuore diretto verso l’età adulta sono raccontate con garbo. Qualità che ci donano una trama coinvolgente, con un’ottima colonna sonora (io sono un po’ di parte perché adoro i Queen) e nella quale ogni lettore potrebbe trovare, o ritrovare, un po’ di sé.

Elisabetta Bucciarelli è una scrittrice milanese. Autrice per il teatro, la televisione e il cinema, dove è stata premiata alla 53a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia per la sceneggiatura del film Amati Matti, scritta dopo dieci anni di laboratori teatrali con pazienti affetti da disagio psichico. Ha firmato i saggi Io sono quello che scrivo, la scrittura come atto terapeutico (Calderini Edizioni) e Le professioni della scrittura (Ed. Il Sole24Ore). Nel 2005 esce il romanzo Happy Hour che ha inaugurato la felice serie dell’ispettrice Maria Dolores Vergani. Con “Io ti perdono” (Kowalski, 2009) vince il Premio Franco Fedeli e con “Ti voglio credere” (Kowalski, 2010) il Premio Giorgio Scerbanenco per il miglior Noir dell’anno. Tra gli altri suoi libri, “Corpi di scarto” (Edizioni Ambiente, 2011) e “Femmina de Luxe” (Perdisa Pop, 2008; Feltrinelli Zoom, 2013), dove compare per la prima volta il personaggio di Olga, presente anche in “L’etica del parcheggio abusivo” (Feltrinelli e Feltrinelli Zoom, 2013). È tradotta in Germania, Spagna e Francia.

Scheda libro:

Prezzo: € 13,00 (su Libreria Universitaria € 11, 05)
Ebook: non disponibile
Pagine: 139
Formato: brossura
Scheda editore: qui

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Noir a Torino a cura di Elena Romanello

17 ottobre 2017

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Prosegue la rassegna Noir a Torino, organizzata da Golem edizioni, con la proposta di alcuni romanzi italiani, anzi torinesi, recenti di genere thriller, noir e giallo.

Dopo il primo appuntamento del 7 ottobre alla Biblioteca Emilio Salgari di Leinì in via Volpiano 8 con Lionello Capra Quarelli e il suo Un martedì di pioggia e altre storie, il prossimo appuntamento è il 18 ottobre alle 17 e 30, alla Biblioteca Civica Lorenzo Milano di Torino in zona Falchera in via dei Pioppi 43 con Marco G. Dibenedetto che parla di Affresco familiare, storia di un delitto commesso ai danni della figlia di un candidato sindaco, amico d’infanzia dell’ispettore incaricato delle indagini.

Il 7 novembre alle 17 e 30 alla Biblioteca Civica Rita Atria di Strada San Mauro 26/A sarà presentata invece la nuova edizione delle opere di Gianna Baltaro, riproposte da Golem per quello che sarebbe stato il novantesimo compleanno dell’autrice, con al loro centro il commissario Andrea Martini che svela i misteri e i delitti del capoluogo sabaudo negli anni Trenta.

Il 2 dicembre alle 10 e 30 si torna alla Biblioteca Emilio Salgari di Leinì con Andrea Castaldi che parla di Glasgow Smile, dove l’ex ispettore Scarlatti si trova costretto a tornare al suo vecchio lavoro che aveva lasciato per fare altro quando una sua collega del vivaio in cui sta ora viene assassinato.

Il 13 dicembre alle 17 e 30 si chiude alla Biblioteca Milani con Andrea Monticone e il suo Un assist per morire, thriller ambientato nel mondo del calcio, con Max Brandi, poliziotto anomalo e scomodo per la sua omosessualità che deve indagare sull’apparente suicidio di una giovane promessa dello sport.

L’ingresso a tutti gli incontri è libero, con possibilità di acquisto e firma copie dei libri.

:: Un’ intervista con Chiara Rametta – blogger di Living among the books

16 ottobre 2017

chiaraBenvenuta Chiara, su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Iniziamo con le presentazioni. Sei giovanissima, parlaci di te, dei tuoi studi, della tua infanzia. Vivi davvero a Parigi?

Ciao cara, innanzitutto ti ringrazio per avermi ospitata, sono onorata. Ho 17 anni e frequento l’ultimo anno di liceo delle scienze umane. Ho scelto questo indirizzo poiché mi ha sempre affascinato studiare la mente umane e scoprire il perché di determinati comportamenti. Ammetto che io e la matematica non andiamo d’accordo, quindi son contenta che il mio indirizzo abbracci più discipline umanistiche e scientifiche! La mia infanzia è stata nella norma, credo. Ma posso dirti per certo che ero una bambina felice. All’asilo ho legato solo con un’amichetta e soffrivo quando non si presentava, non riuscivo proprio ad allargare la mia cerchia di conoscenze, ero timida. Alle elementari ero capitata in una bella classe. Poi sai, i bambini qualche volta possono essere cattivi, mi è capitato di essere presa in giro, ma ammetto che anche io non ho avuto comportamenti esemplari con le mie amichette di allora. Sono cose che ti segnano.
Non chiedermi come sia saltata fuori la storia di Parigi ahah. No, abito vicino Siracusa

Come è nato il tuo amore per i libri?

Ho sempre amato la lettura, merito anche di mio papà che è riuscito a trasmettermi questa sua grande passione. Scrivevo poesie, mi piaceva cimentarmi con l’interpretazione dei testi, a scuola e prendevo parte a qualsiasi recita. Credo non ci sia stato un momento esatto in cui mi sono approcciata alla lettura, ha sempre fatto parte di me. Però ricordo che, alle medie, la lettura di “Alice e i giorni della droga” mi ha fatto avvicinare a un tipo di lettura più profonda e impegnativa.

Come è nata l’idea di aprire un blog letterario? Da quanto sei online?

Sono online da un anno e devo dire che sono soddisfatta del traguardo raggiunto! Come ti ho confidato scrivo per diletto, ad Agosto 216 mi capita per caso, sulla sezione esplora di instagram, il romanzo di Ginevra Tomas. Per fartela breve le scrivo, scambiamo due chiacchiere sul suo libro e sulla mia storia. Compro il suo romanzo e lo divoro in nemmeno due giorni. Così le mando un e-mail, scrivendo brevemente quelle che erano le mie considerazioni. Lei si commuove e mi consiglia di aprire un blog. Io non ci avevo mai pensato prima di allora… nonostante sia molto tecnologica. Mi da i nomi di alcune bookstagram cosicché potessero darmi una mano e da lì è iniziato tutto!

Quali generi leggi principalmente?

Urban fantasy e Young Adults.

Come sono i tuoi rapporti con gli editori? Hai già avviato delle collaborazioni? Con quale editore ti piacerebbe collaborare?

Una collaborazione che mi piacerebbe avviare è quella con Piemme. Ho collaborato con Garzanti, Newton, Mondadori ragazzi, Kimerik, Salani, Abeditore. Ma soprattutto sono gli autori, emergenti e non, a spedirmi i loro romanzi.

Ti occupi di libri e ma hai anche una rubrica su make up e beauty. Sei una fashion blogger? O vorresti diventarlo?

La parola fashion blogger mi mette a disagio ahahah, ho aperto questa rubrica, devo ancora approfondire meglio questo mondo, aprire delle collaborazioni. Mi piace parlare di benessere e make-up, più che altro sono delle confidenze amicali le mie. Ma questa tua domanda mi ha fatto venire una voglia matta di approfondire meglio questa rubrica che, ultimamente, ho trascurato.

Leggi libri anche in lingua straniera?

Ho letto “A series of unfortunate events” purtroppo l’inglese lo studio solo a scuola, vorrei intraprendere dei corsi per perfezionarlo ancora di più ed essere in grado di cimentarmi in letture più complesse.

Quale è il libro più bello che hai letto, e quale è il tuo autore preferito?

Per ora il mio libro preferito è “Il ritratto di Dorian Grey” amo Oscar Wilde e penso che sia questo l’argomento che porterò alla maturità (se troverò argomenti sul Blog, sceglierò quello). Il discorso sull’estetismo e decadentismo mi affascina.

Hai rapporti di collaborazione con altre blogger? Che progetti ci sono?

Si, mi piace conoscere, anche se virtualmente, le mie “colleghe”. Al momento c’è in cantiere un progetto dedicato alla lettura per i bambini nelle scuola, una rubrica mensile sui preferiti e una video intervista a un autore Garzanti.

Ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti per il futuro, legati al blog ma non solo.

Dopo il liceo mi piacerebbe frequentare l’università di giornalismo ed editoria. Lavorare in una casa editrice sarebbe un sogno. Sono del parere che bisogna trovare un lavoro solido e sicuro, ma bisogna anche inseguire le proprie passioni, altrimenti quel lavoro diventerebbe una tortura. Amo scrivere, ho già abbozzato due storie. Il mio sogno più grande è pubblicarle e farmi conoscere, dimostrando che anche io valgo, dando una risposta a chi non ha creduto in me. Purtroppo, vedendo l’andazzo editoriale, è davvero difficile emergere. Ma ho questo sogno e voglio realizzarlo, quindi ce la metterò tutta. Infine vorrei ringraziarti per le tue domande, interessanti e anche personali e ti faccio un in bocca al lupo per il tuo splendido blog!

Blog: https://livingamongthebookspage.blogspot.it/
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Twitter: Sono antiquata se vi dico che non ce l’ho?
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:: America! di Alessandro Maradini (Gattomerlino Edizioni 2017) a cura di Daniela Distefano

16 ottobre 2017
America

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Un esordio che merita attenzione quello che si frantuma in queste sette storie, tutte forti di un concentrato di meticolosità e stilosità.
Già dai titoli entra in scena un nuovo modo di rapportarsi con la letteratura.
“Technicolor”, “Rettiliani”, “Papaveri”,”Clic”, “Dave!”, “Extrasistole”, “Fine della notte” sono ganci che collegano i nostri pensieri ai sensi della comprensione ermetica. L’autore di questa raccolta, Alessandro Maradini, si è divertito nel dare una rappresentazione non stereotipata dell’America intesa come miraggio bizzarro, non infranto, ma tendente all’affievolimento.
Il primo racconto – “Technicolor” – è frutto della passione dello scrittore per la letteratura afroamericana.
Si scava dentro il terreno che divide il bianco dal nero.
I protagonisti sono impegnati a valutare l’effettiva bianchità o negritudine.
In “Rettiliani”, l’autore vuole porre ironicamente un personaggio dinanzi all’imprevisto che fa traballare le certezze della vita: in questo caso il rapimento alieno del cane di un convinto repubblicano che a causa di questo evento scivolerà verso contrarie posizioni politiche.
“Papaveri” racconta il legame tra arruolamento e disagio economico.
Il protagonista sceglierà l’esercito in seguito alla grave e persistente crisi economica della propria famiglia.
“Clic” è una storia che finisce con una madre in pieno disfacimento emotivo davanti all’albero di Natale.
L’insostenibile leggerezza della gestione del quotidiano è vista con gli occhi di un preadolescente amante della pallacanestro.
“Dave!” è forse il racconto più riuscito.
In esso è condensato lo spirito di una nazione.
Letterman è un uomo ricchissimo, quasi sempre più ricco dei suoi ospiti, ma la percezione dello spettatore non va in questa direzione.
Letterman è come un supermercato che offre la possibilità di mostrare i prodotti alle aziende produttrici.
“Extrasistole” nasce durante una passeggiata nel quartiere San Lorenzo a Roma, dove l’autore ha risieduto per due anni.
Anche qui si materializza una sorta di ribaltamento della visuale:
il protagonista, il sosia, immagina la vita del privilegiato, quando quest’ultimo è incuriosito dalla vita del sosia sfigato.
“Fine della notte” conclude la raccolta e ci parla di un fatto di cronaca, cioè la morte nel luglio del 2011 della cantante britannica Amy Winehouse, una delle principali esponenti del soul bianco degli anni duemila.
L’autore ha provato a immaginare la madre della cantante. Il racconto è ambientato a Londra.
“America” è un libro che necessita di un piccolo sforzo per assaporare le delizie di una lingua modellata come creta a immagine e somiglianza di un sogno, di una visione onirica che l’autore ha voluto condividere con il lettore.
E’ come un gioco, un game fatto di rimandi, di evocazioni, di impressioni.
Se vi sentite spaesati davanti ad una scrittura a riccio, allora vorrà dire che siete arrivati a destinazione. Il viaggio è articolato, lo stile è ricercato, raffinato, impreziosito da spunti istrionici. Benvenuti nell’America dell’immaginazione facile, e dello sgabuzzino delle prospettive marce.
Ma volete mettere? Il nostro cervello comincia a parlottare da solo quando la parola comincia a circolare nelle vene, America, America, America.
Solo questo conta, solo questo è Cielo bevuto per Terra.

Alessandro Maradini è nato agli inizi degli anni Ottanta a Fidenza, lungo la via Emilia. Ha vissuto in Francia, Inghilterra, Germania e Spagna. Attualmente risiede a Salsomaggiore Terme.
Ha studiato Culture Letterarie Europee all’università di Bologna.
Da sempre interessato alla storia della cultura degli anni ’60 e ’70, sia italiana che estera, tenta di comprenderne lo spirito attraverso le produzioni di alcuni dei suoi interpreti tra cui Marco Ferreri, Elio Petri, R.W. Fassbinder, Alighiero Boetti.

Scheda libro:

Prezzo: € 12,00 (su Libreria Universitaria € 12, 00)
Ebook: non disponibile
Pagine: 106
Formato: brossura
Scheda editore: qui

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia Stefania Gaggini dell’ Ufficio stampa.

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:: Abigail di Magda Szabó (Edizioni Anfora 2017) a cura di Viviana Filippini

16 ottobre 2017
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Abigail”, è un romanzo scritto da Magda Szabó, pubblicato in Italia da Edizioni Anfora di Milano. La storia è avvincente, nel senso che il libro della scrittrice ungherese può essere interpretato come un romanzo di formazione vissuto dall’adolescente Gina. La storia di svolge nel 1943, durante la Seconda guerra mondiale. Gina, 15 anni, orfana di madre vive con il padre, un generale dell’esercito ungherese che, ad un certo punto, la obbliga a lasciare il paese d’origine e tutti gli affetti di Budapest per andare in una prestigiosa scuola. La meta è un collegio calvinista noto con il nome di Istituto di Educazione Femminile Matula. Per Gina inizia un periodo esistenziale assimilabile ad un incubo: il padre la lascia in questa scuola e centellina sempre più i loro contatti; Gina viene spogliata di ogni singola cosa (abiti compresi) che possa rappresentare un segno di legame con l’alta società di Budapest dalla quale proviene. La ragazza deve fare i conti con delle compagne di istituto che non riescono ad accettarla, perché lei non vuole stare ai loro giochi, tipo il fingersi fidanzate con un busto di una statua o, come tocca a lei, con il terrario. L’adolescente è costretta a vivere in una scuola dove vigono leggi e regole indiscutibili, tanto è vero che ogni tentativo di violarle viene smorzato sul nascere, come la sua vana fuga. Tutti emarginano Gina e sembra che agiscano per renderle la vita impossibile. Ad un certo punto la ragazza scopre una verità nascosta e decide che per il bene suo e di chi le sta attorno è meglio che lei segua le regole del Matula, affidando poi le proprie paure, timori e speranze ad Abigail. Un’amica? Un professore? No. Abigail è una statua nel giardino della scuola che, secondo le matuline, avrebbe poteri magici con un’identità sconosciuta per le ragazze. Abigail venne scritto negli anni Settanta dalla Szabó, la quale prese spunto dal suo vissuto personale di giovane donna (era nata il 5 ottobre del 1917) ai tempi del dilagante Nazismo. Nelle pagine del libro la creatura letteraria di Gina subisce un vero e proprio percorso di trasformazione, nel senso che all’inizio è una ragazzina un po’ viziata, abituata alle comodità e a fare come vuole. Per lei il Matula è una sorta di prigione, di negazione della libertà ma, solo con la scoperta della vera ragione per la quale il padre l’ha portata in quel collegio e le “dritte” di Abigail, Gina cambia, rendendosi conto che deve smetterla di fare la capricciosa, poiché ogni suo gesto immaturo potrebbe mettere a repentaglio lei e chi le sta attorno. Nel 2005, “Abigail”, ammesso al concorso dello show televisivo Big Read (A nagy könyv), è stato proclamato il terzo libro più amato in Ungheria, ed è una storia nella quale accanto al conflitto tra una figlia che non comprende le decisioni del padre, si innestano temi importanti come la crescita, la presa di coscienza del proprio sé, l’importanza del valore della propria patria e la salvaguardia dell’integrità individuale. Traduzione Vera Gheno. Nella postfazione un saggio sulla genesi del libro della stessa Szabó.

Magda Szabó (Debrecen, 5 ottobre 1917 – Kerepes, 19 novembre 2007) è stata una scrittrice ungherese autrice di romanzi, drammi e raccolte di poesie. Le furono assegnati molti riconoscimenti per le sue opere. È stata una delle scrittrici ungheresi più tradotte al mondo. Di lei Anfora ha pubblicato “Per Elisa”, “Il momento” (Creusaide) entrambi del 2016 e “Affresco” del 2017.

Scheda libro:

Prezzo: € 18,00 (su Libreria Universitaria € 17, 10)
Ebook: non disponibile
Pagine: 400
Formato: brossura
Scheda editore: qui

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Spaghetti Fantasy: zappe & sganassoni a Stranimondi 2017

13 ottobre 2017

zappa e spadaA Stranimondi verrà presentata domani alle 15, 30 l’antologia a cura di Mauro Longo, in questo momento in viaggio da Tenerife per Milano, Zappa & spada – Spaghetti fantasy. Con Lorenzo Fantoni, Luca Mazza, Michele LaughingFist Gonnella, Jari Lanzoni, Federica Leonardi, Mala Spina, Davide Mana, Mauro Longo, Nerdheim, Diegozilla.

Tutto su Zappa e Spada nel Blog di Mauro Longo: www.CaponataMeccanica.com

Se volete dare un’ occhiata al libro: sito dell’ editore.

Ho fatto qualche domanda ad alcuni della simpatica marmaglia. Ecco le risposte di Davide Mana, Mala Spina e Mauro Longo. (Posto in ordine di arrivo).

Davide Mana

Ciao Davide. Allora inizio col farti una domanda facile facile: come se la passa il  fantastico in Italia?

Credo che il fantastico in Italia si trovi in un momento di svolta: cresce l’interesse, cresce l’offerta. Mai come oggi ci sono state tante diverse esperienze, e tante voci diverse.
Come sempre, le opportunità sono accompagnate da rischi – primo fra tutti quello di un divorzio fra stimolo intellettuale e intrattenimento, i due elementi che da sempre caratterizzano la buona letteratura d’immaginazione. Spesso pare che il mercato si stia polarizzando in due schieramenti, uno che si vergogna disperatamente di divertirsi e uno che aborre qualunque cosa abbia la parvenza di un’idea seria.
Perché il fantastico nel nostro paese prosperi sarà necessario tenere uniti la mente e il cuore del genere. E sfuggire alla facile tentazione di ingozzare il pubblico con “la solita roba”.
E noi ci si prova.
Come dicevano i cinesi, viviamo in tempi interessanti.

Parlaci del tuo racconto Spaghetti Fantasy italico. Come si intitola?

La mia storia si intitola “Tre Diavoli in Fausto” ed è una storia di teatranti sgangherati alle prese con qualcosa di più grande di loro. L’idea è spudoratamente rubata a un saggio del 1630, scritto da un puritano inglese, sui mali che il teatro diffonde fra la brava gente. In un ardito esperimento, mi picco anche di essere stato il primo al mondo a incrociare la Pistola di Chekhov con il Gatto di Schrodinger, presentando nella mia storia il Gatto di Chekhov. Il mio amico Mauro Longo mi ha garantito che un giorno scriverà  una storia in cui compaia la Pistola di Schrodinger.
Spero che il pubblico si divertirà  a leggere il mio racconto quanto io mi sono divertito a scriverlo.
O come diceva quel tale, ho sofferto per la mia arte, ora tocca a voi.

Lo Spaghetti Fantasy avrà  lo stesso successo anche all’estero dello Spaghetti Western?

Chi può dirlo? Certo sarebbe bello, e noi nei nostri sogni più selvaggi proviamo anche a sperarci un po’. In effetti, lo spaghetti western venne capito e apprezzato di più all’estero che non in Italia, per cui chissà, potrebbe capitare anche a noi.
Ma in realtà  credo che nessuna delle storie in Zappa & Spada sia stata scritta col desiderio di trasformare il genere, o di fare qualche strana rivoluzione: volevamo semplicemente raccontare delle buone storie, quella era la direttiva principale.
Ma se non altro, si tratta di qualcosa di diverso dal solito, e il pubblico del fantastico dovrebbe apprezzare la novità. O no?

Mauro Longo

Sei il curatore dell’antologia Zappa e spada. Come è nato il progetto?

Ciao Giulietta, l’idea nasce da un brainstorming durato settimane tra me, Davide Mana e Samuel Marolla. Samuel cercava qualche buon progetto per realizzare un’antologia di racconti a tema, come le altre – splendide – della casa editrice che dirige, Acheron Books. A poco a poco è venuta fuori questa trovata… dopotutto siamo tutti e tre appassionati di fantasy, di buona fantasia eroica e di fantastico declinato “all’italiana”. Mettere assieme Brancaleone e Kata Kumbas, Attila Flagello di Dio e l’Orlando Furioso, Il Mestiere delle Armi e il Cuntu de li cunti è forse un azzardo, ma noi pensiamo che possa funzionare.

Sei ottimista o pessimista sul futuro del fantasy in Italia?

Per mia inclinazione personale sono un ottimista e una persona assertiva. Il fantasy è un genere immortale, abbiamo bei titoli, bravi autori, case editrici che si danno da fare e una messe (piccola? grande?) di lettori. Se si trovano le formule giuste e non si cede alle flagellazioni, al culto dell’ “età dell’oro che non tornerà più” e al “maiunagioia”, si può realizzare di tutto.

Perché non c’è un tuo racconto nell’antologia?

Mi piace scrivere racconti e adoro il fantasy. Mi sarebbe piaciuto molto essere nell’antologia e avevo anche già preparato un racconto adeguato, ma poi, riflettendoci meglio, ho pensato di ritagliarmi solamente il ruolo di curatore e coordinatore. In questo modo ho lasciato più spazio nella raccolta per i concorrenti del concorso legato all’antologia e per gli autori che abbiamo contattato a parte. Magari in futuro, nell’edizione deluxe del venticinquennale, inseriremo il mio racconto nella raccolta e finalmente tutti potrete leggerlo! Ci vediamo tra venticinque anni.

Mala Spina

Tu e Federica siete le uniche donne della combriccola di autori Zappa E Spada. Portate una voce femminile al genere. Dicci di più.

A dire la verità, non so se ho aggiunto alcunché di femminile con il mio racconto. Francamente ne dubito perché ho contribuito con una storia che vira sulla commedia grottesca, alla maniera de “L’armata Brancaleone”.

Come è nato il tuo racconto? Come si intitola?

L’oro dell’Uomo nero” è nato da un’idea piuttosto semplice: Gaglioffi contro Mostri. Così sono venuti fuori i tre membri della banda scalcagnata che si appresta a fare il colpo della vita e rubare alcuni crocifissi benedetti d’oro massiccio. Secco, il protagonista, non è spuntato fuori subito e all’inizio avrebbe dovuto essere una spalla, poi però mi ci sentivo così bene nei suoi panni che l’ho promosso a “conduttore”. Quando ha preso in mano le redini della storia, tutto è filato liscio e ha mantenuto il suo tono burlesco fino alla fine.

Pensi che i lettori apprezzeranno questo tentativo di coniugare lo spaghetti western (di cui è chiaro omaggio) al fantasy?

E chi lo sa? Per certe previsioni ci vorrebbe la sfera di cristallo. Spero che i lettori siano incuriositi da questa strana commistione di generi e vogliano scoprire un fantasy un po’ diverso, non tanto per l’ambientazione italiana ma per il tipo di storie marrane di Zappa e Spada.

:: Asini con le ali di Carlo Rizzi

13 ottobre 2017
massimo vassallo2

© 2017, Massimo Vassallo

Mi chiedono perché abbia deciso di scrivere un saggio sull’ateismo. La domanda sembra innocente, mossa da semplice curiosità, ma è impossibile non cogliervi il tono accusatorio. Il senso sotteso è, in realtà: come ti sei permesso di scrivere un saggio sull’ateismo? Chi credi di essere? La materia, si sa, va trattata con cautela. , il tuo parere, sufficientemente autorevole? Quale ateneo di manda? Di quale cattedra sei titolare?
Il consesso è il più vario… barbe fluenti, occhiali dalle montature severe… una pentola di fagioli che borboglia… Che fai, a questo punto? Potresti sciorinare credenziali, se ne avessi. Oppure, sconfinare nel surreale.
Beh, sapete, volevo dimostrare che gli asini volano.
Alcuni sbuffano. Uffa! Sempre con questi asini! Non se ne può più. Materia sanzionata, catalogata, archiviata…
Corro ai ripari e cambio strategia.
Anzi, no, volevo dimostrare che gli asini non volano.
Altra ovvietà, commentano: anche se meno ovvia di quanto non sembri a prima vista. Ma noi andiamo oltre le semplici apparenze, in nome di una verità superiore.
Tirano a indovinare, li sento: agitatore, millantatore, dilettante… Ancora una volta, bisogna correre ai ripari, prima di finire in croce.
Beh, sapete, Sant’Anselmo… ciglia s’aggrottano sotto le montature severe, barbe fluenti s’inchinano, toccano terra. Forse sono sulla buona strada… per non citare Sant’Agostino… lo citi, lo citi… insomma, si può provare che gli asini volano ontologicamente.
Tutto qui? Ma questo lo sapevamo già.
E se ci mettessimo anche un po’ di Cartesio e la sua visione dell’anima?
Ma, caro signore, puoi anche scomodare Scoto Eriugena e le sue quattro nature… l’importante è che non ci tiri in ballo il solito Pascal. Siamo stufi di vederlo usare, da chi è a corto d’argomenti, come stampella della fede.
E se si verificasse un caso di serendipity?
Li ho sopresi, ho catturato la loro attenzione: uno compie per secoli un percorso battuto, più annoso di quello di Santiago, e crede di conoscerne ogni pietra: poi un giorno, un segno mai notato prima… un’orma…
Tacciono. Tanto vale dar loro il colpo di grazia: e se centrasse la lana caprina?
Indicibile bailamme.
Vedete? Non se ne esce… E decido di concludere con le stesse parole che avrebbe usato un ebreo ucraino-russo-polacco poco prima che arrivassero i tedeschi a sterminarli tutti: inutile tirarmi il bordo della giacca… sono sordo, più sordo di Dio in persona!

Carlo Rizzi, esistenza irregolare, mestieri e attività apparentemente tra loro inconciliabili (calciatore e agente di commercio, redattore free-lance e direttore di cantieri all’estero, editor e funzionario immobiliare), accumula esperienze non ordinarie, che lo rendono un esempio tipico di scrittore non-accademico, che rifugge dal seguire regole dettate da altri o dalla tradizione. In altre parole, si appoggia a suo modo al genio dei giganti e lo piega alla propria sregolatezza.
Milano è la sua residenza abituale, ma compie excursus in varie parti del mondo, spesso le più pestifere e disagiate, per dare il suo modesto contributo alla costruzione di porti, dighe, ciminiere…
Come narratore, ha pubblicato Getsemani (2008) Solengo (2009), Racconti del giorno e della notte (2009) presso ExCogita Editore. Giuda, il sicario (2013) con Sassoscritto. Con Il mulino a vento (Gruppo Raffaello), una riduzione del Moby Dick ad uso delle scuole medie.

:: Attraverso i miei piccoli occhi di Emilio Ortiz (Salani 2017) a cura di Micol Borzatta

13 ottobre 2017
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Cross è un Golden Retriever addestrato per l’assistenza ai non vedenti.
Un giorno Cross, al compimento dei suoi diciotto mesi, viene portato nella struttura dove anche lui ha fatto scuola fino a quel momento, ma invece che essere portato nella zona adibita ai cani si ritrova nel lungo corridoio dove ci sono le stanza degli alunni umani. Sarà proprio qui che incontrerà Mario, un ragazzo cieco con cui condividerà il resto della sua vita.
Romanzo davvero spettacolare che riesce a far vivere al lettore la quotidianità vissute da una persona diversa da noi in maniera molto intensa e profonda e il tutto visto dal punto di vista del cane.
Infatti la voce narrante di tutta la vicenda è proprio Cross, che descriverà le sue emozioni, e di conseguenza quelle di Mario, dal momento in cui lo vide per la prima volta sulla porta della sua stanza.
Il lettore può sentire dentro di sé l’amore che un cane arriva a provare per il proprio padrone, la fedeltà e la complicità che si instaura fra i due, sentimenti puri che si espandono nell’animo del lettore scaldandolo fin nel profondo.
Un romanzo toccante ma anche ironico, intenso ma anche leggero, una lettura che riempie di emozioni forti e che chiunque ami gli animali non può farsi scappare, ma anche chi non li ami per imparare ad amarli.

Emilio Ortiz nasce nel 1974 a Baracaldo, nei Paesi Baschi, e vive ad Albacete.
Laureato in Storia, ha avuto da sempre la passione per la lettura e la scrittura, che gli ha richiesto grandissimi sforzi in quanto ipovedente, e ora completamente cieco.
Il Braille e altri sistemi e software specifici gli hanno permesso di coltivare il suo talento e arrivare a questo libro, ispirato dal legame con il suo cane guida, Spock.

Scheda libro:

Prezzo: € 14,90 (su Libreria Universitaria € 12, 66)
Ebook: disponibile
Pagine: 272
Formato: rilegato
Scheda editore: qui

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia Matteo dell’ Ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Intervista a Leonardo Patrignani a cura di Lucrezia Romussi

13 ottobre 2017

time dealLeonardo Patrignani, autore tradotto in inglese, francese, spagnolo, tedesco, polacco, serbo, turco, grazie alla saga Multiversum merita il prestigioso premio “Book of the Year” per due anni consecutivi, mentre nel 2015 gli viene attribuito il riconoscimento ‘’Best Book for Christmas’’. I suoi libri sono stati distribuiti in 24 Paesi. Durante il 3º Incontro Internazionale di Letteratura Fantastica, tenutosi presso l’Auditorio Borges della Biblioteca Nacional de Buenos Aires ha rappresentato magistralmente l’Italia. Leonardo Patrignani, in occasione, dell’uscita del suo ultimo capolavoro ‘’ Time deal’’ (DeAgostini) che come sostiene Licia Troisi è “Un romanzo che tiene incollati alla pagina” e come annuncia Glenn Cooper è ‘’ una lettura imperdibile’’ ha gentilmente risposto alle domande che seguono.

Ha un passato da musicista, c’è qualcosa in comune tra scrivere un libro e cantare una canzone?

Nel mio caso c’è molto in comune perché, ai tempi, non solo cantavo i brani della mia band, ma ne ero anche l’autore. Quindi partiva tutto dal processo creativo, anche perché i primi due dischi del mio gruppo erano dei “concept album”, vere e proprie storie che si dipanavano traccia dopo traccia.
Nella sua vita si è anche dedicato alla recitazione e al doppiaggio di famosi video games, queste esperienze le sono state utili per diventare uno scrittore affermato?
Direi di no. Queste attività hanno di certo arricchito la mia esperienza, ma fanno parte di un mondo lontano da quello dell’editoria.

La saga ‘’Multiversum’’, è stata distribuita in 24 paesi dove ha preso l’ispirazione per scrivere i tre capolavori?

Dalla realtà che mi circonda e dalla continua domanda che faccio a me stesso di fronte a ogni genere di bivio: “e se avessi preso la strada opposta?”

leonardo patrignani

Nel 2015 è uscito ‘’There’’ un libro che le ha dato parecchie soddisfazioni come la possibilità di rappresentare l’Italia al terzo incontro internazionale di letteratura fantastica a Buenos Aires com’è stata quest’esperienza? Inoltre, prossimamente dello stesso libro sarà presentato un adattamento cinematografico cosa si aspetta da questa nuova avventura?

There è senza dubbio il romanzo a cui tengo di più, per la vicenda umana che racconta e per le domande esistenziali che covano sotto la superficie dell’intreccio narrativo. Non so che cosa accadrà a livello cinematografico, non mi occupo in prima persona del progetto e ho solo venduto un’opzione sui diritti cinema tramite il mio agente, dunque rimango in attesa senza volare troppo con la fantasia. Se la cosa andrà avanti, ne riparleremo con piacere.

Quest’anno ha appassionato i lettori con il suo nuovo romanzo ‘’Time deal’’ potrebbe, per favore, descriverlo brevemente?

In una frase: siamo sicuri che vivere per sempre sia quello che vogliamo dalla nostra esistenza? Non è detto, e nonostante i progressi della medicina e della ricerca in termini di nanotecnologie, chi avesse tra le mani un potere simile, domani, potrebbe farne il peggiore degli usi. E trasformare il miracolo in condanna. Questo accade ad Aurora, un’isola del Pacifico che ospita ancora la vita a seguito di una catastrofe nucleare. In questa metropoli soffocata dall’inquinamento seguiremo le vicende di alcuni ragazzi sulle cui spalle graverà il peso del futuro dei loro concittadini.

Se si trovasse nelle condizioni dei protagonisti di ‘’Time deal’’ come si comporterebbe?

Prenderei tutte le informazioni del caso, come faccio al giorno d’oggi in materia di medicina, prima di farmi un’opinione. Tendenzialmente, comunque, sono per la scienza. Certo, bisogna sempre stare attenti al rovescio della medaglia, che in questo frangente mi ha fornito lo spunto per una distopia vera e propria.

Consiglierebbe ‘’Time Deal’’ ai ragazzi?

Certamente. Il romanzo è inserito nella collana Young Adult di DeA, e i ragazzi sono il target principale del libro, anche se – per via delle tematiche universali – ho sicuramente anche tanti lettori adulti in prima fila. Cerco sempre di immaginare storie per tutti, che non siano ghettizzate in un solo settore. Col rischio, a volte, di mandare in crisi i librai. Ma ti lascio con un interrogativo: se oggi venisse pubblicato per la prima volta Stephen King, un romanzo come IT in che settore finirebbe? Ragazzi o adulti? Io dico: entrambi. Non a caso, il Re è da sempre il modello a cui mi ispiro, ed è un autore “incatalogabile”.
Ringrazio infinitamente Leonardo Patrignani, che con sincerità e disponibilità ha risposto a ogni quesito, l’Italia intera dovrebbe essere fiera di scrittori come lui che con capacità, passione e competenza diffondono la letteratura nazionale nel mondo.

:: Torna Stranimondi con l’edizione 2017 a cura di Elena Romanello

13 ottobre 2017

strani mondi 2017

Il 14 e 15 ottobre torna a Milano Stranimondi, l’ormai consueto appuntamento con la narrativa e la cultura del fantastico, imperdibile per i cultori di questo mondo, presso la Casa dei Giochi UESM in via Sant’Uguzzone 8.

Saranno presenti varie case editrici mainstream e indipendenti che si occupano da anni di pubblicare letteratura fantastica, con nomi di punta nell’editoria del settore come Nero Press, Watson edizioni, Plesio, Hypnos, con varie presentazioni e proposte, sia commerciali che con incontri di approfondimento.

Molti gli ospiti con nomi noti come quelli di Alda Teodorani, Giuseppe Lippi, Franco Forte, Annarita Guarnieri, Jan Siegel, Davide Mana, Pat Cadigan, la regina del cyberpunk, Paolo Barbieri che firma il manifesto, Marta Duò, Valerio Evangelisti, che festeggia il ritorno di Eymerich.

Tanti gli argomenti trattati nelle conferenze, dal tema del mare pericoloso dall’Odissea ad Edgar Allan Poe al tema della memoria e della manipolazione dei ricordi nei romanzi di fantascienza, da un tributo ad uno dei padri del fantastico moderno, Clark Ashton Smith al mistero dei cosiddetti astronauti antichi, dal tema della distopia allo scrivere horror oggi, dai robot al ruolo delle donne come protagoniste del fantastico, partendo dalle serie tv, alla space opera che riprende temi classici come il viaggio per portarli nel cosmo.

Si potranno inoltre conoscere due nuovi nomi di prossima pubblicazione in Italia, Jan Siegel, autrice di una saga fantasy, e Anne-Sylvie Salzman, nome del weird francese che parlerà anche di come è percepito questo genere oltralpe.

La tavola rotonda con tutti gli autori del fantastico è domenica alle 12, dove si esamineranno le sfumature di generi che trovano sempre qualcosa da dire, rileggendo spesso archetipi in chiavi nuove. Inoltre all’interno della manifestazione ci saranno i Delos Day, organizzati da Delos Digital.

Il programma completo di Stranimondi è disponibile su stranimondi.it/programma. L’accesso all’esposizione degli stand e alle presentazioni librarie è gratuito, mentre si deve pagare un ticket per partecipare alle conferenze e agli incontri con gli ospiti, anche on line dal sito stranimondi.it

Come arrivare

La UESM Casa dei Giochi può essere facilmente raggiunta con la Metro rossa (linea 1) fermata Villa San Giovanni, o col l’autobus 81 e 51.