:: Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère (Adelphi 2019) a cura di Nicola Vacca

18 giugno 2019 by

ec copEmmanuel Carrère è uno dei pochi scrittori contemporanei che nei suoi libri si mette completamente a nudo, raccontando il suo vissuto e soprattutto ciò che conosce, e tutto questo materiale diventa letteratura. E che letteratura.
Sono anni che Carrère ha scelto di non utilizzare la finzione e di confrontarsi nei suoi libri con la realtà. L’avversario, Limonov, e Il Regno sono i libri in cui lo scrittore francese trasforma la vita in grande letteratura.
Il libro più importante di questo nuovo corso del grande scrittore francese è senza dubbio Vite che non sono la mia. A dieci anni dalla sua prima pubblicazione il volume torna in libreria pubblicato da Adelphi nella nuova traduzione di Federica Di Lella e Maria Laura Vanorio.
È il suo libro più empatico e più temerario. In queste pagine Carrère sceglie di mettersi da parte e di dare voce al dolore degli altri. Lo scrittore stesso ci dice che ha scritto un libro in cui tutto è vero.
Quando uno scrittore nella sua opera riesce a farsi carico delle esistenze altrui, raccontando con intensità umano tutto il dolore che consuma, diventa un servitore umano troppo umano del vero.
In Vite che non sono la mia succede tutto questo e Carrère è capace di guardare nelle profondità dell’animo umano, di fare della vita e dei suoi sguardi letteratura.
Lo scrittore francese decide di scrivere il libro dopo essere stato toccato da due episodi dolorosi che hanno toccato nel vivo la sua sensibilità di uomo: il devastante tsunami in Skri Lanka del 2004. Lui si trovava in vacanza in quel posto quando l’evento si scatenò in tutta la sua drammatica brutalità.
Ha vissuto da testimone questa sciagura ed è riuscito a cogliere in presa diretta tutte le macabre impressioni.
L’altra vicenda che lo ha colpito è la morte per cancro della sorella della sua compagna.
Per Carrère c’è stato un solo modo per ricevere il dolore degli altri, dargli voce, farlo diventare il proprio dolore.
Senza nessuna enfasi nelle pagine di Vite che non sono la mia, lo scrittore e l’uomo sono riusciti con le parole a testimoniare nei minimi particolari le lacerazione inevitabili di un dolore che ci riguarda tutti.
Carrère, scrittore di storie vere che sente di avere delle responsabilità morali e, quindi, quando scrive ritiene vano contrapporre vita e letteratura.

«La vita mi ha reso testimone di queste due sciagure, l’una dopo l’altra, e mi ha assegnato il compito, o almeno io ho capito così, di raccontarle»

Lo stile Carrère continuerà ad appassionarci e siamo sicuri che le sue narrazioni non ci deluderanno mai.
Il 21 giugno a Emmanuel Carrère verrà assegnato il prestigioso Premio Hemingway per la sezione letteratura.
Lo scrittore francese incontrerà il suo pubblico al centro Kursaal di Lignano Sabbiadoro.
Carrère dialogherà con Alberto Garlini, presidente di giuria del premio.
Il riconoscimento gli verrà consegnato sabato 22 giugno, alle 18.30 al Cinema City di Lignano Sabbiadoro, nel corso della cerimonia di Premiazione. Siamo sicuri che Hemingway avrebbe approvato.

Emmanuel Carrère è scrittore, regista e sceneggiatore francese.
Laureato all’Istituto di Studi Politici di Parigi, è figlio di Louis Carrère e della sovietologa e accademica Hélène Carrère d’Encausse, prima donna ad essere eletta nell’Académie française, figlia di immigrati georgiani che fuggirono la Rivoluzione russa.
I suoi esordi sono stati nella critica cineatografica, per «Positif» e «Télérama». Il suo primo libro, Werner Herzog, un saggio, è stato pubblicato nel 1982.
Il suo esordio come romanziere risale invece al 1983: è L’amico del giaguaro, pubblicato da Flammarion. Il successivo Bravura (1984, in Italia pubblicato nel 1991 da Marcos y Marcos), invece, è stato pubblicato da POL, editore con il quale da allora non ha più interrotto i rapporti. Nel 1986 è uscito Baffi (da cui nove anni dopo lo stesso Carrère ha tratto l’omonimo film), nel 1988 Fuori tiro, nel 1995 La settimana bianca, nel 2000 L’avversario, nel 2002 Facciamo un gioco, nel 2007 La vita come un romanzo russo, nel 2009 Vite che non sono la mia e nel 2012 Limonov (con il quale vince il Prix Renaudot).
Tradotta in Italia dal 1996 al 2011 per l’editore Einaudi, che ne ha pubblicato 5 titoli, l’opera di Carrère viene rilanciata nel 2012 da Adelphi con la biografia del controverso personaggio Limonov, finalmente bestseller di vendite, e la ripubblicazione delle opere precedenti.
Nel 2015 sempre per Adelphi esce Il regno, a cui seguono A Calais (2016), Io sono vivo, voi siete morti (2016), Propizio è avere ove recarsi (2017), Un romanzo russo (2018).

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

:: Streghette! di Giulia Besa (Acheron 2019) a cura di Alexander Recchia

18 giugno 2019 by

Streghette! di Giulia BesaStreghette! colpisce dall’inizio. Fin dalle prime righe la cura per i particolari della descrizione immedesima il lettore nella scena, le tinte paiono subito fantasy, ma più cupe.
La protagonista Sophie è una studentessa delle scuole superiori. Ragazza dalla veloce immaginazione e aspirante scrittrice. Non è ancora consapevole di essere la figlia di una strega e finchè non fa la conoscenza del suo famiglio, uno strano draghetto: Allumette. Questo incontro le cambia la vita. Costretta ad abbandonare il padre, ultimo famigliare rimastole in vita, si reca a Venezia per frequentare una scuola per streghe. Il viaggio stesso verso la meta si rivela essere ben più pericoloso del previsto. L’azione diventa frenetica e si incomincia a fare conoscenza delle streghe. Non quelle da libri fantasy, ma versioni steampunk con fucili e dal carattere alquanto irritabile.
Nel proseguo della storia si fa la conoscenza di altre streghe ed allieve che accompagneranno Sophie nella sua avventura e che ci porta a conoscere questo mondo incantato.
Giulia Besa con Streghette! ci catapulta un ambiente fantastico, ma non canonico. Agli elementi classici del genere come magia, mostri, si fondono elementi steampunk ed alcuni particolari che strizzano l’occhio ai manga giapponesi. Nonostante tutto la commistione risulta molto gradevole e incuriosisce il lettore.

Giulia Besa, è nata a Roma nel 1990. Esordisce giovanissima con il romanzo urban fantasy Numero Sconosciuto (Einaudi Stile Libero, 2011). Seguono Raccontami ancora noi (Sperling & Kupfer, 2015) e quattro romanzi per Giunti Editore: Il cattivo ragazzo che voglio (2016), Con te al di la del mare (2017) vincitore del premio Racalmare Sciascia – Scuola, e Gemelle (2018) e Il segreto del mio migliore amico (2019). Nel 2014 esce il racconto dark fantasy La Gatta degli Haiku per Vaporteppa e nel 2018 il romanzo fantasy Streghette!

Source: pdf inviato dall’editore al recensore.

:: 29° China National Book Expo: dal 27 al 30 luglio a Xian

17 giugno 2019 by

China National Book Expo2

Ci siamo, la prossima settimana dal 27 al 30 luglio si terrà a Xi’an, capitale dello Shaanxi, provincia nord-occidentale della Cina,  la 29° China National Book Expo.

Circa 1000 editori provenienti sia dai quattro angoli della Cina, che appartenenti ai paesi che partecipano alla Belt and Road Initiative (da noi nota come “La Nuova Via della Seta“) si riuniranno nei cinque padiglioni di in un centro espositivo che copre circa 50.000 metri quadrati, con presentazioni e incontri collaterali nelle città di Yan’an e di Tongchuan, sempre nello Shaanxi.

Numerose le attività tra cui un interessante Forum sull’Editoria digitale, e sulla Cooperazione legata alle Belt and Road Initiative.

Sì sa la Cina è un mercato immenso e sembra che i cinesi stiano pian piano scoprendo l’amore per i libri, proprio lo Stato sta incoraggiando ed educando i bambini a prediligere la lettura dei libri come attività da svolgere nel tempo libero. Un segnale sicuramente incoraggiante e positivo, nell’ottica di quell’apertura che tanto si auspica per favorire l’incontro tra paesi e civiltà. E si sa un libro è il migliore ambasciatore che esista.

E sempre in quest’ottica di dare spazio all’editoria per l’infanzia il pezzo forte diciamo della fiera sarà una edizione bilingue, con testo cinese e inglese a fronte, della Saga di Harry Potter , saga già molto amata dai bambini cinesi che così avranno modo di comprenderne maggiormente i testi, ed esercitarsi nello studio dell’inglese.

E dal mio punto di vista molto interessante l’iniziativa della “China Social Sciences Press” che ha pubblicato una collezione di 12 volumi sullo studio del Pensiero del Presidente Xi Jinping sul Socialismo con caratteristiche cinesi, tra cui ricerche e studi redatti dai maggiori esperti, nell’ottica dice Zhao Jianying, presidente della China Social Sciences Press, di portare il discorso politico su un piano accademico per permettere lo studio e l’approfondimento di questi temi sia in Cina che all’ estero.

Tra i libri attesi anche il nuovo romanzo Baia dei sandali di paglia di Cao Wenxuan romanziere e professore dell’università di Pechino, primo cinese a vincere il premio Hans Christian Anderson e il libro, Ancient Poetry Hidden in Traditional Festivals, dello storico Zhang Xuefang.

Ma le sorprese non sono finite, tanti altri sono i libri annunciati, speriamo di vederli tradotti presto anche da noi.

:: Un’intervista con Diana Johnstone a cura di Giulietta Iannone

17 giugno 2019 by

dianajohnstone

Bentornata Mrs Johnstone su Liberi di scrivere e grazie per aver accettato questa nuova intervista. Giornalista, analista politica e studiosa di geopolitica, nata negli Stati Uniti ma residente da più di trent’anni a Parigi. C’eravamo lasciate con Mr Trump insediato alla presidenza. Sono passati alcuni anni, che bilancio ha tratto del suo mandato?

Devo precisare che quando scrissi il mio libro criticando la politica estera di Hillary Clinton, partivo dal presupposto che avrebbe vinto le elezioni del 2016, e quindi intendevo ciò che ho scritto come un avvertimento su cosa aspettarci. Quindi il mio libro era più sulla politica estera degli Stati Uniti che su Hillary. Invece, Trump ha vinto, e quali sono le differenze? Sono poco visibili a questo punto. Come ho scritto nella conclusione del mio libro su Hillary Clinton, ciò che era necessario cambiare riguardo alla politica degli Stati Uniti era l’istituzione di un gruppo di esperti con le conoscenze e le intenzioni necessarie per attuare una nuova politica. Qualunque fossero le sue intenzioni pacifiche iniziali, Donald Trump non aveva una squadra del genere e apparentemente non sapeva nemmeno chi avrebbe potuto comporre una simile squadra. Inoltre, il Congresso era lì per bloccare qualsiasi nomina sgradita in posti di rilievo. Sotto una tale pressione, e anche a causa della sua stessa ignoranza, Trump è finito con una squadra di politica estera che è la peggiore che si possa immaginare. Ha permesso a Bolton di distruggere la sua iniziativa di pace con la Corea del Nord e la costante ostilità dei media ha reso le relazioni con la Russia anche peggiori di prima.

Welcome back Mrs. Johnstone on Liberi di Scrivere and thank you for accepting this new interview. Journalist, political analyst and geopolitical scholar, born in the United States but resident for over thirty years in Paris.
We had left with Mr Trump installed as president. Some years have passed, what does your balance sheet look like?

I should mention that when I wrote my book criticizing Hillary Clinton’s foreign policy, it was on the assumption that she would win the 2016 election, and so I meant this as a warning of what to expect. Thus my book was more about U.S. foreign policy than about Hillary. Instead, Trump won, and what are the differences? Scarcely noticeable at this point. As I wrote in the conclusion to my book on Hillary Clinton, what was necessary to change U.S. policy was the instatement of a team of experts with the necessary knowledge and intentions to carry out a new policy. Whatever his initial peaceful intentions may have been, Donald Trump had no such team and apparently did not even know who would compose such a team. Besides, Congress was there to block any unwelcome nomination to a top post. Under such pressure, and due to his own ignorance, Trump has ended up with a foreign policy team that is the very worst one could imagine. He allowed Bolton to wreck his peace initiative with North Korea, and constant media hostility has made relations with Russia even worse than before.

Il mondo sta cambiando velocemente certo, ma praticamente sta cancellando uno per uno tutti i trattati stipulati dalla precedente amministrazione Obama, dall’accordo sul nucleare con l’Iran, al trattato INF e NEW START, un errore o trova sensate queste scelte?

Queste sono scelte terribili. Si può supporre che abbiano origine dagli esperti del Partito della Guerra che circondano Trump e, non ultimo, dall’influenza del suo principale sostenitore finanziario, il miliardario dei casinò Sheldon Adelson, totalmente devoto all’Israele di Netanyahu.

The world is certainly changing, but all the treaties and agreements signed by the Obama administration are being canceled, the nuclear agreement with Iran, the INF and NEW START treaties. Is it a mistake or do you find these choices sensible?

These are dreadful choices. One can suppose that they originate with the War Party experts surrounding Trump and not least from the influence of his main financial supporter, the casino billionaire Sheldon Adelson, totally devoted to the Israel of Netanyahu.

Nel 2020 ci saranno in America nuove elezioni, pensa che gli americani gli daranno ancora fiducia o c’è spazio a un ritorno di una amministrazione democratica, senza naturalmente più la Clinton a concorrere per alcuna carica?

In questi giorni non credo che nessuno si fidi di nessuno negli Stati Uniti. Il complesso industriale militare, i think tank e i media favorevoli alla guerra, e la lobby israeliana hanno il controllo della politica estera di entrambe le parti. Le persone votano contro il candidato che odiano di più piuttosto che per l’alternativa. Non posso prevedere come andrà a finire – ho sbagliato nel 2016, potrei sbagliarmi di nuovo.

In 2020 there will be new elections in America, do you think Americans will trust again Trump or will they trust in a Democratic management, without of course Clinton competing for a role in the administration?

I don’t think anybody trusts anybody in the United States these days. The military industrial complex, the pro-war think tanks and media, and the Israel lobby are in control of the foreign policy of both parties. People vote against the candidate they hate the most rather than for the alternative. I cannot predict how this will go – I was wrong about 2016, I can be wrong again.

Uno studio australiano mette in guardia che la crisi climatica che stiamo attraversano è in questo momento la principale minaccia a breve termine per l’esistenza della nostra civiltà. Se non si passerà a una produzione industriale a impatto 0 arriveremo giusto fino al 2050, poi sarà la fine della civiltà come la conosciamo ora, e l’inizio di una velocissima probabile estinzione. Allarmismi inutili? Ma soprattutto è realistico poter procedere a una modifica su scala planetaria degli impianti industriali? Che idea si è fatta della questione ambientale?

Non sono d’accordo, perché penso che la nostra civiltà così com’è ora sia la minaccia principale all’esistenza della nostra civiltà. Siamo su un corso suicida. L’allarme costante sul clima distrae da tutte le altre minacce più direttamente provocate dall’uomo: le imposizioni del capitale finanziario, l’infinito sviluppo di armi sempre più letali e forse prima di tutto un’ideologia dominante che esalta l’avidità e la competizione e distrugge tutto il sistema di valori tradizionale, in particolare l’onestà, la libertà di espressione e la normale considerazione umana per gli altri. Tutti questi fattori si combinano per rendere impossibile qualsiasi serio programma per affrontare i cambiamenti climatici.

An Australian study warns that the climate crisis we are currently experiencing is the main threat to the existence of our civilization. If we do not switch to 0-impact industrial production we will arrive right up to 2050, then it will be the end of civilization as we know it now, and the beginning of a very fast probable extinction. Useless alarmism? But is it possible to proceed with a planetary scale modification of industrial plants? What is your view of ​​the environmental issue?

I don’t agree, because I think our civilization as it is now is the main threat to the existence of our civilization. We are on a suicidal course. Constant alarm about the climate distracts from all the other more directly human-caused threats: the dictates of finance capital, the endless development of more and more deadly weapons and perhaps first and foremost, a dominating ideology that glorifies greed and competition which destroys all traditional values, notably honesty, freedom of expression and normal human consideration for others. All these factors combine to render impossible any serious program to deal with climate change.

I cambiamenti climatici, le guerre stanno accelerando il drammatico fenomeno delle migrazioni, ogni giorno arrivano dalla Libia, specialmente in Italia, ma anche la Francia è toccata dal fenomeno, barconi carichi di profughi provenienti dall’Africa, dall’Asia, dai paesi del Medio Oriente. Generazioni di giovani che lasciano il loro paese, le loro famiglie per un difficile inserimento in paesi ed economie già debilitate e gravate da crisi sociali, disoccupazione, incertezza. Al netto dell’accoglienza, su questo umanamente non c’è nessun tentennamento, ma non valuta questa accelerazione destabilizzante non solo per l’Europa ma anche per i paesi d’origine di queste persone? E soprattutto se si sceglie di accoglierli, perché non si regolamenta il flusso, e si aprono gli aeroporti, ponendo fine all’indegno calvario a cui sono sottoposti in viaggi disumani, pericolosi e traumatici per gli stessi profughi?

L’immigrazione incontrollata è destabilizzante sia per i paesi europei che peri i paesi africani coinvolti. Potrei andare avanti all’infinito. È del tutto inaudito difendere le “frontiere aperte”, e non è un caso che questa politica socialmente distruttiva emerga come dogma “umanitario” in un momento in cui il capitale finanziario persegue la distruzione degli Stati nazionali. Le frontiere aperte sono un modo sicuro per farlo. Perché altrimenti ci sono gruppi favorevoli alle “frontiere aperte” supportati dal miliardario George Soros? Sono completamente d’accordo con Sahra Wagenknecht. È prematuro attribuire ai cambiamenti climatici le migrazione dall’Africa – piuttosto, l’afflusso deve molto alla convinzione diffusa che in Europa i migranti possano trovare lavoro e condizioni di vita migliori. I migranti sono quasi tutti giovani uomini vigorosi che sarebbero necessari a casa. È totalmente irresponsabile invitare persone che non si desidera né di cui si ha bisogno. A poche centinaia di metri da dove vivo a Parigi, nei pressi delle autostrade che convergono a la Porte de la Chapelle, centinaia di migliaia di uomini africani hanno piantato piccole tende e dipendono da mense caritatevoli. Condividono il territorio con i tossicodipendenti. Probabilmente sono venuti nella speranza di sostenere le loro famiglie a casa, ma non guadagnano nulla e non fanno nulla. La risposta necessaria è la cancellazione del debito africano, il pagamento corretto delle risorse naturali, il trasferimento di tecnologia, un serio aiuto ai progetti di educazione e infrastrutture, tutto ciò che è necessario per far sì che le persone trovino speranza nei loro paesi. La Cina sta effettivamente prendendo alcune di queste misure costruttive, ma ciò suscita ostilità in Europa.

Climate change and wars are accelerating the dramatic phenomenon of migration. Every day come from Libya boats loaded with refugees from Africa, Asia, countries of the Middle East. They arrive in Italy, but also France is affected by the phenomenon. Generations of young people leaving their country, their families for a difficult insertion in countries and economies already weakened and burdened by social crises, unemployment, uncertainty. Apart from the humanitarian side, do you consider this acceleration destabilizing not only for Europe but also for the countries of origin? And should we accept to greet these people, why not regulate the flow, and keep the airports open, limiting the calvary to which the refugees themselves are subjected in inhuman, dangerous and traumatic journeys?

Uncontrolled immigration is destabilizing for both the European and African countries involved. I could go on and on about this. It is totally unheard of to advocate “open borders”, and it is no coincidence that this socially destructive policy emerges as “humanitarian” dogma at a moment when finance capital pursued the destruction of nation states. Open borders is a sure way to do so. Why else are “open border” groups supported by billionaire George Soros? I agree entirely with Sahra Wagenknecht. It is premature to attribute migration from Africa to climate change – rather, the influx owes most to widespread belief that in Europe migrants can find jobs and better living conditions. The migrants are almost all vigorous young men who would be needed at home. It is totally irresponsible to invite people whom you neither want nor need. A few hundred meters from where I live in Paris, in the interstices of the converging autoroutes at the Porte de la Chapelle, hundreds perhaps thousands of African men have pitched small tents and depend on charitable soup kitchens. They share the territory with drug addicts. They probably came in hope of supporting their families back home, but they are earning nothing and doing nothing. The obvious answer is cancellation of African debt, correct payment for natural resources, technology transfer, serious aid to education and infrastructure projects, whatever is needed to make people find hope in their own countries. China is actually taking some such constructive measures, but this arouses hostility in Europe.

Ha conseguito un baccalaureato in Russian Studies, sicuramente è la persona più indicata per fare chiarezza su alcuni punti: non ha la sensazione che la nazione-continente Russia sia sottovalutato da alcuni analisti, non solo dal punto di vista economico, ma sociale, storico, politico, strategico, pur con tutti i problemi e le criticità che deve affrontare? Per la sicurezza ma anche per il progresso economico, scientifico, commerciale comune non sarebbe meglio riprendere i volenterosi sforzi post caduta del Muro di Berlino, invece che gettare le basi per una nuova Guerra Fredda, anacronistica e inutile? Cosa si sta facendo secondo lei a livello internazionale su questo tema? Non dovrebbero essere altri i problemi al centro di sforzi congiunti?

Le attuali politiche russofobiche dell’Unione europea sono catastrofiche. Per molte ragioni. Qual è il loro scopo? Essenzialmente il loro scopo è dividere l’Europa occidentale dalla Russia per rafforzare l’egemonia degli Stati Uniti. Inoltre indeboliscono le economie occidentali privando gli europei dei loro partner commerciali naturali in Russia. L’accettazione delle politiche anti-russe da parte dei governi europei è la prova della loro profonda sottomissione, sono disposti a sacrificare i propri interessi per obbedire a Washington. Ancora peggio degli effetti economici è il crescente pericolo di una guerra con la Russia, sempre a nome di Washington e del suo folle progetto di usare la sua superiorità militare per dominare il mondo. È tragico assistere all’auto-mutilazione intellettuale dell’Europa nel rifiutare la sua parentela con il ricco patrimonio culturale della Russia. A differenza della Russia, gli Stati Uniti continuano la loro occupazione militare e il dominio politico delle nazioni occidentali che hanno “liberato” oltre settanta anni fa.

You obtained a BA in Russian Studies, certainly you are the best person to clarify some points: don’t you feel the nation-continent of Russia is underestimated by some analysts, not only from an economic point of view, but also from a social and historical, political, strategic, point of view, despite all the problems it faces? For security but also for common economic and trade progress, would it not be better to take up the willing efforts that followed the fall of the Berlin Wall, instead of laying the foundations for a new, anachronistic and useless Cold War? What is being done on an international level on this issue? Shouldn’t there be also other problems on which common efforts should be focused?

The current Russophobic policies of the European Union are catastrophic. For many reasons. What is their purpose? Essentially their purpose is to divide Western Europe from Russia in order to strengthen U.S. hegemony. They also weaken Western economies by depriving Europeans of their natural trading partners in Russia. Acceptance of anti-Russian policies by European governments is proof of their profound subservience, willing to sacrifice their own interests to obey Washington. Even worse than the economic effects is the growing danger of war with Russia – again on behalf of Washington and its insane project to use its military superiority to dominate the world. It is tragic to watch Europe’s intellectual self-mutilation in rejecting its kinship with Russia’s rich cultural heritage. Unlike Russia, the United States continues its military occupation and political domination of the Western nations it “liberated” over seventy years ago.

Le scorte alimentari, le fonti energetiche, gas, petrolio, energie rinnovabili non ci sono per tutti gli abitanti del pianeta? È questa la ragione ultima delle guerre ancora in atto, e della corsa agli armamenti che sembra drammaticamente ripresa? O ci sono altri motivi?

Queste domande richiedono competenze scientifiche e tecniche che mi mancano. Personalmente, non attribuisco queste politiche distruttive a fattori materiali, ma alla stupidità, all’ avidità e alla totale immoralità dei leader mondiali, che non hanno alcun desiderio genuino di fare il miglior uso di ciò che abbiamo.

Are food stocks, energy sources, gas, oil, renewable energy not enough for everyone on the planet? Is this the ultimate truth of the ongoing wars, and of the arms race that seems to have dramatically resumed? Or are there other reasons?

These questions call for scientific and technical expertise which I lack. Personally, I do not attribute these destructive policies to material factors but to the stupidity, greed and total immorality of world leaders, who have no genuine desire to make the best use of what we have. 

Mentre i capi di stato europei e il presidente degli Stati Uniti partecipavano alle celebrazioni per il 75° anniversario dello sbarco in Normandia, in Russia Putin e Xi Jinping, presso il forum di San Pietroburgo, siglavano accordi e confermavano i loro buoni e amichevoli rapporti. Sembra che questo ravvicinamento abbia impensierito alcune cancellerie. Lei cosa ne pensa, ci sono buoni presupposti per un reale asse Mosca- Pechino?

Le politiche degli Stati Uniti hanno reso questo asse inevitabile.

While the European heads of state and the president of the United States participate in the celebrations for the 75th anniversary of the Normandy landings, in Russia Putin and Xi Jinping, at the St. Petersburg forum, signed agreements and confirmed their good and friendly relationships. It seems that this rapprochement has worried some chancelleries. What do you think, are there good conditions for a real Moscow-Beijing axis?

United States policies have made this axis inevitable. 

Ha letto Destinati alla guerra – Possono gli Stati Uniti e la Russia sfuggire alla trappola di Tucidide? di Graham Allison. Cosa ne pensa?

Mi dispiace, non ho letto questo libro.

Did you read Destined for war – United States and Russia escape the Thucydides trap? by Graham Allison. What do you think about it?

Sorry, I have not read this book.

Putin rimarrà al Cremlino fino al 2024, per il suo ultimo mondato, la Costituzione impedisce di ricoprire la carica di capo di Stato più di due volte in modo consecutivo. Ha pensato a un dopo Putin, che scenari si prospettano?

A meno che non ci sia un’inversione della politica occidentale, lo scenario più probabile sarà la vittoria di leader veramente nazionalisti, a causa del completo fallimento del fondamentalismo filo-occidentale per ottenere un riavvicinamento nei confronti di Putin.

Putin will remain in the Kremlin until 2024, for his last mandate, the Constitution not allowing him to hold the office more than twice consecutively. Have you thought of an after Putin, what scenarios are ahead?

Unless there is a reversal of Western policy, the likeliest scenario would be the victory of truly nationalist leaders, due to the complete failure of basically pro-Western Putin to achieve rapprochement.

E per quanto riguarda la Cina, il progresso economico sarà accompagnato da maggiori istanze democratiche? La sua millenaria civiltà, ancora così poco conosciuta in Occidente, sarà finalmente vista come fonte di civilizzazione comune e non come un nemico da temere e da cui difendersi? Certo non ha la palla dietro, ma quale è la sua sensazione?

Personalmente, e non sono la sola, ho sempre visto la Cina come una grande fonte di civiltà comune. Nella cultura cinese ci sono valori fondamentali di uguaglianza che possono funzionare come fonti di democrazia “con caratteristiche cinesi”, come dicono loro. Gli Stati Uniti stanno cadendo a pezzi e la Cina, pur con tutte le sue divisioni, è una nazione coesa. Spero che l’aggressività degli Stati Uniti non inciti la Cina a rispondere diventando più aggressiva. Sfortunatamente i vizi possono essere contagiosi.

And as for China, will the economic future be accompanied by greater democratic demands? Will its millennial civilization, still so little known in the West, be finally seen as a source of common civilization and not as an enemy to be feared and defended against? You clearly do not have a crystal ball, but what are your feelings?

Personally, I have always seen China as a great source of common civilization, and I am far from alone in that. There are basic values of equality in Chinese culture that can function as sources of democracy “with Chinese characteristics”, as they put it. The United States is falling apart, and China, for all its divisions, is a coherent nation. I hope that the United States’ aggressiveness does not incite China to respond by becoming more aggressive. Unfortunately vices can be contagious.

Ci sono politici attualmente, per lucidità di pensiero, chiarezza e visione di insieme che le danno fiducia, a livello europeo, ma anche statunitense o asiatico?

Credo che l’Occidente soffra di una classe politica estremamente mediocre. Ammiravo Jeremy Corbyn finché non ha ceduto troppo facilmente a una brutale campagna di terrorismo intellettuale, che ha accusato i laburisti di “antisemitismo”. Ammiro Sahra Wagenknecht in Germania. Ammiro particolarmente Tulsi Gabbard negli Stati Uniti, che ha il coraggio di difendere una politica coerente contro la guerra che va contro entrambe le parti principali. Sfortunatamente, queste due donne sono marginali. Per quanto riguarda Tulsi Gabbard, la ammiro molto per il fatto che sta consapevolmente tentando di contrapporsi a un rapporto di forze che le è totalmente sfavorevole. Spero possa essere di ispirazione.

Are there any politicians, in terms of clarity of thought and overall vision that give you confidence, in Europe, but also in America or Asia?

I believe the West is suffering from an extremely mediocre political class. I admired Jeremy Corbyn until he gave in too readily to a viciously dishonest campaign of intellectual terrorism, accusing Labour of “anti-Semitism”. I admire Sahra Wagenknecht in Germany. I especially admire Tulsi Gabbard in the United States, who has the courage to advocate a coherent anti-war policy that goes against both major parties. Unfortunately, these two women are marginal. As for Tulsi Gabbard, I admire her all the more in that she is consciously daring to defy a totally unfavourable relationship of forces. I hope she can be an inspiration. 

Grazie della disponibilità, speriamo di aver fatto chiarezza e sensibilizzato i nostri lettori su queste tematiche.

Thanks for your availability, we hope to have made our readers aware of these issues and have given them a clearer vision.

Diana Johnstone, Paris, June 14, 2019

:: Italian Way of Cooking – Pizza Mostri e Mandolino di Marco Cardone (Acheron Books 2019) a cura di Alexander Recchia

17 giugno 2019 by

Italian Way of Cooking-Pizza Mostri e MandolinoPizza, Mostri e Mandolino è il secondo libro della saga Italian Way of Cooking di Marco Cardone.
Il protagonista della storia è Nero, un cuoco toscano con un’altra strana attività: cacciare mostri.
Nella sua attività da cacciatore si trova coadiuvato da uno spirito guida e dalla sua arma prediletta; un coltello da cucina da lui ribattezzato Mozzateste.
Gli esseri sovrannaturali, da lui catturati, sono diventati anche gli ingredienti segreti delle sue ricette, e, a parte qualche strano effetto collaterale hanno riscosso un particolare successo tra i clienti. Nonostante ciò il ristorante non versa in buone condizioni economiche e quindi, Nero, si trova ad accettare anche incarichi non convenzionali. Uno di questi lo porta a Napoli. Nel capoluogo campano verrà incaricato di organizzare il banchetto nuziale della figlia di un boss della malavita, ma i mostri non riposano mai e dovrà vedersela anche con un antico mostro, archetipo, della città.
La storia procede incalzante, senza un attimo di tregua. Le tinte Hardboiled delle vicende con la malavita si intrecciano con il fantasy degli scontri “mostruosi” di Nero, ma tutto il complesso risulta molto armonioso.
In questo romanzo Cardone ci descrive uno spaccato molto realistico e pulsante della città di Napoli, immedesimando ancora di più il lettore con i dialoghi in dialetto. La possibile pesantezza di questa scelta stilistica viene però evitata dall’ironia delle battute dei protagonisti e da alcune citazioni.

Marco Cardone, aka Cattivotenente, è uno scrittore di racconti, articoli e romanzi, vincitore di vari contest e concorsi. E’ stato curatore di raccolte e autore per Mondadori, Libero di Scrivere, Del Miglio Editore e Edizioni La Tela Nera.

Source: pdf inviato dall’editore al recensore.

:: L’obiettore di coscienza di Giuseppina Sciortino (Eretica Edizioni 2019) a cura di Fabio Orrico

17 giugno 2019 by

L'obiettore di coscienzaMio padre non si sbagliava di molto, poiché una grossa fetta di responsabilità nei confronti dell’infelicità di mia madre era davvero mia, ma dubito del fatto che si preoccupasse veramente della salute della moglie. Per lui quella era semplicemente una cosa sua e l’aveva scelta apposta perché lo servisse senza disturbare. Anche lei avrà avuto i suoi motivi per prenderselo e tenerselo, insomma non c’era alcuna ragione per dubitare che non fossero reciprocamente soddisfatti del loro rapporto. Perlomeno questo è quello che mi sento di affermare oggi in base ai miei ricordi. Ecco, adesso posso dire di aver completamente sviscerato l’argomento.

A parlare è Angelo Vinci, protagonista indiscusso di L’obiettore di coscienza di Giuseppina Sciortino. Da questa disamina spietata e vagamente allucinata capiamo quanto sia radicale questo personaggio che, bernhardianamente, occupa col suo monologo inesausto ogni riga del romanzo di Sciortino.
Chi è Angelo Vinci? Un uomo come tanti e insieme un uomo che, ancora una volta, come tanti, ha gettato via l’occasione di avere una vita mediamente soddisfacente. Afflitto da una grave forma depressiva, Angelo vive insieme a sua zia Grazia e osserva l’esistenza scorrergli a fianco. La sua vicenda esistenziale è costellata dall’incontro con personaggi non meno curiosi ed esemplari di lui. Figure umane che si muovono lungo un crinale frastagliato che comprende la comicità come la tragedia. In questo senso Sciortino riesce a rendere davvero insostenibili le descrizioni di episodi di violenza domestica che coinvolgono i vicini di casa di Angelo. Anche nel contemplare azioni ripugnanti, lo sguardo del protagonista non abbandona una blanda curiosità da entomologo che mette ancora di più in prospettiva la bestialità delle azioni.
L’atto di vedere è centrale in questo romanzo. La situazione di Angelo, cristallizzatasi in un rifiuto del lavoro, delle relazioni come le intendiamo comunemente, lo porta naturalmente ad essere testimone, seppure patologico, di ciò che gli accade intorno. Da questo punto di vista anche il personaggio di Cristina, bella ventenne sua dirimpettaia, finisce per incarnare l’unica storia d’amore possibile per un uomo come Angelo, una storia risolta nella contemplazione e nel voyeurismo. Il titolo stesso del libro ci indica la sua lettura che insegue temi di rinuncia e resa ma anche, paradossalmente, una forte volontà assertiva. Angelo obietta e traligna da una coscienza che è senso comune, modo di pensare e intendere la vita standardizzato, negando il quale c’è il mare aperto delle possibilità, una dimensione che, come tutti i movimenti verso l’ignoto e privi di ogni possibile bussola, può annichilire.
L’obiettore di coscienza è quasi un romanzo di guerra dove la routine, fatta di sguardi e visite di parenti, cure mediche e inaspettate epifanie, è la vera trincea e la lingua di Sciortino si dimostra fedele alleata di questo mood. Una narrazione piana ma percussiva, attraversata da correnti di sarcasmo e disillusione che si concede un meraviglioso affondo nella passeggiata finale di Angelo, rischiarata dai bagliori di un incendio e da una frase-sintesi che apre mondi. A chi gli chiede “Dov’eri finito?”, Angelo risponde infatti: “Non mi sono mai mosso.

Giuseppina Sciortino, siciliana, vegetariana, vive a Milano e lavora per una nota società di telecomunicazioni. Laureata in Lingue e Letterature straniere, ha scritto racconti e poesie per vari siti e riviste. L’obiettore di coscienza è il suo primo romanzo edito.

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

:: Questa parola fidata di Emily Dickinson, curato e tradotto da Silvia Bre (Einaudi 2019) a cura di Nicola Vacca

14 giugno 2019 by

cedSilvia Bre continua il suo eccellente lavoro di traduzione della poesia di Emily Dickinson. Dopo Centoquattro poesie e Uno zero più ampio, esce Questa parola fidata. Sempre per Einaudi.
Il terzo volume in cui la scrittrice e poetessa lombarda si cimenta con le parole della grande poetessa americana.
La traduttrice mostra empatia con Emily e nel suo impegno di portarla nella nostra lingua è fedele al testo originale e ai temi.
La scelta di questa terza centuria di poesie infatti è stata fatta come sempre dalla traduttrice, nel segno del suo personale scavo delle vastità dickinsoniane.
Il bisogno d’assoluto, l’amore per la natura, la sete di Bellezza, sono i valori delle sue più profonde riflessioni. In un mondo dissacrato dalla stupidità, dilaniato da un globale materialismo effimero, il fascino magnetico della sua grande poesia è la risposta che contiene un’eterna luce di verità.
Il rigore assoluto di Emily c’è tutto in queste nuove traduzioni. Nelle versioni della Bre troviamo il doveroso rispetto per il forte sentire della parola asciutta che sulla pagina entra nel cuore del mondo. Traducendo Emily Dickinson, lei ha tentato (e ci è riuscita) di aderire al massimo al suo poetare.
Alla fine Silvia Bre è l’umile annunciatrice dei fecondi frutti poetici di Emily.
Questa parola fidata è un lavoro importante. La traduttrice ce la mette tutta per dirci che oggi vale ancora la pena leggere la poesia di Emily Dickinson.
Le sue sillabe di seta continuano a giungere fino a noi. La bellissima traduzione curata da Silvia Bre conferma l’immensa levatura della grande e immensa poetessa che considerava la propria vita un

«fucile carico / Nell’angolo-fino al giorno in cui /Passò il proprietario-mi riconobbe/E mi portò via».

La Dickinson oggi (più di ieri) è in mezzo a noi con la sua opera e parla alle nostre coscienze. Ci suggerisce di guardarci dentro. Cosi scopriremo di essere stanchi di vivere sofferenti, ingessati in un gelatinoso abito di nulla. La sua poesia viaggia nel senso dell’irrealtà del tempo e dello spazio con le speranze che si alternano alle malinconie. Vuole liberare un sogno di immortalità. E alla fine sprigionare il soffio di eternità impresso nel cuore di tutti.
Ha saputo volare fino agli estremi confini della parola poetica, superandoli. Ha, inoltre, raggiunto la certezza di una spiritualità assoluta.
La Dickinson ci ha insegnato che il poeta ha le chiavi per aprire l’altro mondo. Reclusa nella geometria dell’Estasi ha abbracciato la parola naturale con la contiguità al verso. Tutto ciò che c’è nell’amore nella sua poesia si fa poesia. Soltanto tutto ciò che è poesia giunge al cuore degli elementi, come l’amore è un dardo che raggiunge l’attrito delle passioni. Questa è Emily Dickinson.

Emily Dickinson (1830-1886) ottenne una fama postuma con le sue 1775 brevi liriche. L’edizione completa è pubblicata nei «Meridiani» Mondadori a cura di Marisa Bulgheroni. Per Einaudi sono state pubblicate le Lettere a cura di Barbara Lanati (2006), e le raccolte Centoquattro poesie (2011), Uno zero più ampio (2013) e Questa parola fidata (2019), tutte a cura di Silvia Bre.

Silvia Bre è nata a Bergamo ma è romana di adozione. Tra le sue raccolte di versi: Le barricate misteriose, Marmo e La fine di quest’arte, tutte e tre pubblicate da Einaudi.

Source: libro inviato dall’ufficio stampa al recensore.

Unicorni arte, moda e magia di Valeria Arnaldi (Ultra edizioni, 2018) a cura di Elena Romanello

14 giugno 2019 by

COVER-Unicorni-PROCESSATO_1-page-001-325x475Si dice che fu ispirato a animali realmente esistenti e meno belli come il rinoceronte o il narvalo, ma l’unicorno, cavallo con un corno, fu un simbolo assoluto di nobiltà, purezza e bellezza, fu uno dei protagonisti assoluti dei bestiari medievali e il suo fascino è giunto fino a noi, grazie anche al grande successo dell’immaginario fantastico oggi.
Valeria Arnaldi, studiosa di cultura pop e folklore passato e presente, dedica all’unicorno un libro illustrato per Ultra, che racconta la sua gloriosa storia passata, ma anche la sua importanza oggi, in vista forse anche di una sua presenza nel gran finale dei romanzi delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin, secondo almeno alcune indiscrezioni dell’autore.
L’unicorno è stato creatura magica dotata di poteri soprannaturali, capace di neutralizzare i veleni, simbolo di castità, incarnazione del verbo di Dio, ma anche richiamo erotico, prima di diventare una creatura dell’immaginario, è stato raffigurato nella pittura e nella scultura, al cinema e nei fumetti, vivendo mille avventure, fino all’Unicorn Frappuccino di Starbucks e alla linea di cosmetici a tema.
Sfogliando le pagine del libro, tutte da leggere, si scoprono gli unicorni che decorano i palazzi di Venezia, gli unicorni delle arti cinesi, Il Giardino dell’Eden di Lucas Cranach in cui è uno dei protagonisti, la tappezzeria La dama e l’unicorno, una delle più belle opere di arte medievale al Musée de Cluny di Parigi, le sculture di unicorni all’Isola Bella nel Lago Maggiore, il quadro di Raffaello Dama con liocorno.
La fortuna dell’unicorno nella modernità è raccontata con il film Legend di Ridley Scott, con il poco noto Nico the Unicorn, con film d’animazione da riscoprire come L’ultimo unicorno e soprattutto Unico del compianto Osamu Tezuka, senza dimenticare gli unicorni presenti in NarniaHarry Potter Sailormoon.
Valeria Arnaldi racconta poi anche come l’unicorno è stato amato e rivisitato dalla moda, da certi stili di vita, dai giocattoli, dai gadget, dalla cosmetica, dalla cucina, dalla street art, ritornando poi sui vari monumenti con unicorni sparsi per il mondo, come a Kempten in Germania, a Dietikon in Svizzera, a Montpelier in Francia, a Riga in Lettonia, a Londra sulle cancellate dei palazzi reali.
Un omaggio ad un animale che è esistito solo in fiabe, leggende e storie fantasy, ma forse per questo è più reale che mai, un simbolo di libertà e creatività oggi, di estrosità e volontà di cambiare le cose, fosse solo con la sua presenza per ravvivare un muro rovinato in un’area degradata delle nostre città che hanno bisogno di colore e fantasia.
Un libro per tutti i curiosi, per chi pensa che fantasia e cultura vadano a braccetto, per chi vuole scoprire cosa c’è dietro a miti e leggende giunti fino a noi.

Valeria Arnaldi, laureata in Scienze Politiche, è giornalista professionista. Scrive su quotidiani e mensili italiani e stranieri. Tra i suoi libri più recenti ricordiamo Gli amori di Frida Kahlo, Tina Modotti hermana, Chi è Banksy? E perché ha tanto successo?, Chi è Obey? E perché fa tanto discutere?, Che cos’è la street art? E come sta cambiando il mondo dell’arte. Cura mostre di arte contemporanea in Italia e all’estero: ha collaborato con Commissione Europea, Unar-Presidenza del Consiglio, Regione Lazio, Provincia di Roma, Roma Capitale. Per Ultra ha pubblicato, tra gli altri, Manga Art-Viaggio nell’iperpop contemporaneo, Bomba Sexy – Storia e mito della femminilità a cavallo del millennio, Hayao Miyazaki – Un mondo incantatoSelf-made WomanBarbie, la Venere di plasticaMadonna, l’icona del popLady Oscar.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Voi di Davide Morosinotto (Rizzoli, 2019) a cura di Elena Romanello

14 giugno 2019 by

9788858696903_0_0_626_75Torna Davide Morosinotto, uno dei più acclamati autori italiani di libri per ragazzi, con una nuova storia che mescola archetipi vecchi e nuovi, omaggi e ricordi, con il filtro sempre efficace del fantastico e in un contesto nostrano: Voi.
In una località alpina di montagna, Montemorso, verosimilmente tra Friuli, Veneto e Trentino Alto Adige, i luoghi natali dell’autore, un dente di roccia crolla nel lago uccidendo un pescatore di frodo, che forse avrebbe fatto meglio a trovarsi da un’altra parte. I vecchi del paese dicono che quella era la pietra del sigillo, che proteggeva il paese dagli spiriti. Nessuno, nell’epoca degli smartphone e dell’elettricità, crede più a loro, ma poi cominciano a succedere cose, una boy scout rimane ferita durante un’escursione in montagna, il lago si increspa in onde mai viste e una donna sente suo marito, morto mezzo secolo prima.
Forse gli spiriti esistono davvero e forse possono essere davvero pericolosi, e a Montemorso, comunità comunque piccola, si diffonde il panico.
Saranno due ragazzi, due outsider, Cameron, da poco arrivato da oltre oceano, e Blu, un maschiaccio con i capelli del colore del suo soprannome, che proveranno a capire cosa sta succedendo, e che da qualche parte ci sono i Voi, un popolo venuto da un altro mondo, parte di quelli che di solito si chiamano alieni, e che susciteranno nei Noi umani reazioni imprevedibili.
Una piccola comunità isolata in cui accadono fatti straordinari e incontri con creature fantastiche, buone o cattive che siano, è un archetipo presente fin dalle leggende, molto presenti anche nelle Alpi venete e ha ispirato in tempi recenti storie amatissime e di segno diverso, da ET It, da Stranger things The stone. Come molti archetipi funziona sempre e qui serve per raccontare una storia di incanto e di paura, di crescita e di incontro con il diverso e l’ignoto, di strade da scoprire e di distacchi da compiere, in un luogo sospeso nel tempo e nello spazio dove si potranno scoprire nuove possibilità di vita.
Tra le righe si potrà anche leggere una metafora del rapporto molto attuale con persone che vengono da lontano, che sono visibili a differenza dei Voi ma per molti restano invisibili e che suscitano spesso paura e intolleranza.
Voi è un libro per ragazzi dagli 11 anni in su, e senz’altro è proprio così, perché certe atmosfere, certe storie, certe paure, la voglia di avventura, la sofferenza ma anche il desiderio di crescere, sono per tutte le età, anche per chi ha già macinato altre storie del genere ma che ama sempre ritrovare la parte ragazzina di sé.
Voi è arricchito dai disegni, in copertina e all’interno, di Giordano Poloni, che regala anche una piantina di Montemorso e il suo lago.

Davide Morosinotto è nato nel 1980 in un piccolo paese vicino a Padova, e oggi vive a Bologna. È giornalista, traduttore di videogiochi e scrittore di oltre quaranta libri per ragazzi. Nel 2007 ha vinto il Mondadori Junior Award, e dieci anni dopo il “Superpremio Andersen” con Il rinomato catalogo di Walker & Dawn.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

:: 46° Premio Internazionale Flaiano di Letteratura: ecco i finalisti

13 giugno 2019 by

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La giuria tecnica, composta da Renato Minore, Donatella Di Pietrantonio, Antonella Di Nallo, Raffaele Manica e Raffaello Palumbo Mosca, ha selezionato:

Per la sezione di Narrativa:

“Gli ultimi giorni di Anita Ekberg”di Alessandro Moscé per Melville edizioni;
“L’invenzione del vento”di Lorenzo Pavolini edito da Marsilio;
“Almarina”di Valeria Parrella per Einaudi.

Per la sezione Narrativa giovani:

Una volta è abbastanzadi Giulia Ciarapica per Rizzoli;
“Cosa resta di male”di Gianmarco Soldi per Rizzoli;
Elena di Sparta”di Loreta Minutilli per Baldini&Castoldi.

Per il 18° Premio internazionale di Italianistica, volto a promuovere la diffusione della cultura italiana nel mondo, Isabella Camera d’Afflitto, Mariaconcetta Costantini e Andrea Moro, membri della giuria tecnica, hanno selezionato le seguenti opere:

“Eugenio Montale: Portami il girasole. Poesie scelte 1918-1980” di Hannimari Heino (da Helsinki), la cui opera rappresenta la prima pubblicazione della produzione poetica di Montale in lingua finlandese;

“Fellini’s Eternal Rome” di Alessandro Carrera (da Los Angeles), che vuol essere la prima indagine sistematica sull’uso che Fellini ha fatto delle fonti classiche;

“Gioventù, Pier Paolo Pasolini no seishun” di Chiseko Tanaka (da Tokyo).

I vincitori delle tre sezioni di Letteratura saranno decretati in diretta su Rete8 durante la serata del 6 luglio a partire dalle ore 20,30 all’Aurum di Pescara e saranno scelti dalla giuria popolare dei lettori del premio.

Guida all’immaginario nerd di Vari (Odoya, 2019) a cura di Elena Romanello

13 giugno 2019 by

nacci_nerdLa casa editrice Odoya continua la sua esplorazione delle culture pop degli ultimi decenni fino ad oggi con la corale Guida all’immaginario nerd, un volume illustrato che porta in quello che oggi è uno degli universi di narrazioni più amati e forse anche più discussi, per accuse periodiche di istigazione alla violenza, isolamento e ultimamente di abbracciare ideologie maschiliste e fasciste.
I cinque autori del libro, Jacopo Nacci, Alessandro Lolli, Irene Rubino, Gregorio Magini e Fabrizio Venerandi, affiancati da alcuni altri collaboratori, tra cui Vanni Santoni autore di uno dei libri simbolo sulla cultura nerd, La stanza profonda,  si confrontano nelle pagine del libro con quella che viene chiamata nerdiness o nerditudine, se può essere definita una subcultura, una delle tante giovanili che sono sorte in Occidente soprattutto dal dopoguerra ad oggi o un’indole, uno stile di vita, se è un insieme di prodotti culturali, libri, film, telefilm, fumetti, videogiochi, o un atteggiamento in generale che investe tutto.
In fondo, il libro dice che i nerd non esistono e se esistono non sono gli autori delle pagine del volume, che nessun essere umano è una caricatura, e in definitiva nessun nerd è mai tale perché non esiste un canone nerd, e se ci fosse nessun essere umano, di nessuna età sarebbe in grado di incarnarlo.
Le definizioni di nerd sono tante, patito di videogiochi, fanatico di fumetti e immaginario fantastico perso in un suo mondo e con poca attitudine verso qualsiasi forma di vita sociale, fissato con le tecnologie, interessato a cose poco popolari, capace di virare, come si è detto recentemente, anche verso ideologie estremiste. Ma su questo gli autori sono abbastanza fermi a dire che non c’è correlazione.
Guida all’immaginario nerd racconta percorsi individuali, mentalità, subculture incarnate in varie persone, di più generazioni, che in qualche modo si sono avvicinate ad un mondo vasto, contraddittorio appunto, dove non mancano anche le donne e le ragazze e dove forse certi atteggiamenti totalitari e estremisti sono fuori luogo e forzature.
Nelle pagine del libro, un saggio non nostalgico ma che crea non pochi ricordi, trovano spazio i videogiochi anni Ottanta, il film cult Wargames, un mito ormai di generazioni come Star Wars, l’universo ampio di Star Trek, l’iconico Capitan Harlock, la serie Doctor Who, ad oggi il telefilm più duraturo di sempre, i super eroi Marvel, i Transformers, La storia infinitaStand by meI GooniesIl signore degli anelliDylan DogDungeons & Dragons e molto altro ancora.
Ogni nerd troverà in queste pagine eroi e ispirazione, una strada per scoprirsi o riscoprirsi in un certo modo, e chi vuole sapere chi sono davvero questi nerd potrà avere degli spunti comunque.

Alessandro Lolli ha pubblicato il libro La guerra dei meme (Effequ, 2017), primo saggio italiano sul fenomeno dei meme di internet e sulle sottoculture virtuali che li hanno generati. Scrive di cultura, politica, cinema, letteratura e musica su riviste come Not, Esquire Italia, Il Tascabile, Vice Italia e altre. Quando non scrive, è un giocatore competitivo di Super Smash Bros. e ottiene piazzamenti di tutto rispetto, anche in tornei nazionali.

Gregorio Magini vive e programma a Firenze. Ha pubblicato i romanzi La famiglia di pietra (Round Robin, 2010) e Cometa (Neo Edizioni, 2018). Ha fondato e coordinato il progetto Scrittura Industriale Collettiva, da cui è nato il romanzo storico a 115 autori In territorio nemico (Minimum Fax, 2013). I suoi racconti sono apparsi sulle riviste letterarie italiane e antologie.

Jacopo Nacci è narratore e diverse altre cose malgrado creda fermamente nella specializzazione. Ha pubblicato il romanzo Dreadlock! (Zona, 2011), il saggio Guida ai super robot (Odoya, 2016), un paio di autoproduzioni in formato eBook, qualche racconto su riviste cartacee e in rete, e diversi articoli di cultura pop su L’indiscreto, Fumettologica, Not ed Esquire.

Irene Rubino, dopo gli studi di lettere classiche e letterature comparate a Pisa, approda a Carrara dove diventa giornalista a tempo pieno. Collabora con Il Tirreno e La Voce Apuana; i suoi contributi sono apparsi, tra gli altri, su Prismo Magazine e Cinema Errante.

Fabrizio Venerandi è cofondatore della casa editrice Quintadicopertina per la quale ha seguito gli sviluppi della narrativa interattiva e della programmazione dei libri elettronici. È autore di libri, di letteratura elettronica, di interactive fiction e videogiochi.

Provenienza: libro del recensore.

Il tempo delle streghe di Cressida Cowell (Rizzoli, 2019) a cura di Elena Romanello

13 giugno 2019 by

51rVrNZVG0L._SX329_BO1,204,203,200_Torna in libreria Cressida Cowell, già autrice della saga di Dragon Trainer, trasposta in animazione al cinema con grande successo, con il secondo capitolo di una nuova serie, iniziata l’anno scorso e subito baciata dal successo con Il tempo dei maghiIl tempo delle streghe.
Stavolta non sono di scena i draghi, ma altre figure archetipe dell’immaginario, come maghi e streghe (e non solo), rilette in una chiave diversa, con una vena di umorismo dissacrante che conquista.
Ci troviamo di nuovo nel Bosco selvaggio, dove le Streghe sono tornate, il Re Stregone si è risvegliato e vuole trovare la Magia-che-ha-potere-sul-ferro e impossessarsene. Xar saprebbe come sconfiggerlo, e deve anche salvarsi dalla magia Malvagia che ha iniziato a infettarlo partendo da una macchia sulla sua mano. Ma il ragazzo è rinchiuso nella prigione di Gormincrag.
Nel frattempo Sychorax, la regina dei Guerrieri, convoca il Fiutastreghe e i suoi cacciatori perché scovino e distruggano le creature malefiche, da sempre loro nemiche e ora di nuovo tornate a minacciare, ma il rischio è che scoprano il segreto magico di Desideria, la ragazza guerriera in possesso di un potente libro degli incantesimi. Per Xar e Desideria si preannunciano nuove avventure, nella più improbabile delle alleanze, tra foreste, incantesimi, giganti e pericoli da sventare.
Come il primo libro, anche questo è arricchito da immagini che raccontano il testo, introducendo un nuovo modo di narrare, non graphic novel, non libro illustrato, ma un racconto con immagini, per portare in un mondo fantastico, con echi di Roald Dahl e della narrativa fantastica britannica per ragazzi in generale.
Il tempo delle streghe è un libro per giovanissimi, certo, ma ha punti di interesse anche per chi ha qualche anno in più, a cominciare dalla costruzione tra disegno e testo, e la storia, variante mai scontata sul tema del viaggio dell’eroe: del resto il fantasy è uno dei grandi generi della modernità ed è bene mettere in mano storie adatte per le varie fasce d’età.
In attesa che magari anche questa saga non diventi un film o una serie TV d’animazione: le carte in regola ce le ha comunque tutte e anche magari qualche suggerimento per le impostazioni grafiche.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

Cressida Cowell, cresciuta tra una piccola isola a largo della costa scozzese e Londra, è nota principalmente per la sua serie fantasy da cui è tratta la serie di film di animazione Dragon Trainer, best-seller nei paesi anglosassoni e ora pubblicati da Rizzoli. Il tempo dei maghi è stato un grande successo nel Regno Unito.