Il festival del fantastico Loving the alien al Mufant di Torino a cura di Elena Romanello

16 settembre 2020 by

 

Dal 18 al 20 settembre il Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza di Torino in via Reiss Romoli 49 bis organizza la prima edizione del festival Loving the alien, dedicati agli universi della fantascienza, del fantasy, dell’horror e del fumetto, tra passato, presente e futuro.
Loving the alien, un tributo ad un alieno d’eccezione, David Bowie, è inserito nei progetti di riqualificazione della Circoscrizione 5 di Torino, intorno al Mufant, luogo di incontro e di scambio per appassionati e curiosi del fantastico e vuole anche essere un modo per ritrovarsi e iniziare a progettare un futuro fantastico.
Nei tre giorni, il primo online dalla pagina Facebook del Mufant e gli altri due in sede, dentro il Museo e negli spazi fuori nel Parco del Fantastico, sono previsti conferenze, incontri, stand di associazioni, case editrici e librerie, cosplayer musica, recital di doppiatori, su molti argomenti. Tra gli altri spiccano l’inaugurazione sabato della statua di Wonder Woman e domenica dell’extraterrestre di Alien, oltre che l’apertura della mostra sui venticinque anni di Sailor Moon in Italia con materiale raro e originale a cura di Leone Locatelli.
I libri e la letteratura sono i grandi protagonisti, con una serie di incontri, in vista anche dell’intitolazione del piazzale esterno al Museo a Riccardo Valla, traduttore, studioso e collezionista del fantastico.
Venerdì 18, on line, serata tutta letteraria, con prima una riflessione sul ruolo dell’alieno di Valerio Evangelisti, autore della saga di Nicholas Eymerich, e con una tavola rotonda sui libri di Ballard.
Sabato si va al Mufant, dove i libri sono i grandi protagonisti di incontri come Donne e fantastico, con le saggiste Giuliana Misserville e Eleonora Federici, partendo dai loro libri in tema, le antologie della Kipple su Marinetti e Alan D. Alteri con Lukha B. Kremo, il fantastico italiano con Franco Forte, la saga di Mondo9 con Dario Tonani, le novità dell’editore Zona 42, l’eco thriller La foresta fossile di Buendia Books, e le nuove uscite negli Oscar Draghi.
Domenica 20 i libri torneranno centrali con le narrazioni transmediali di Paolo Bertetti e Andrea Bernardelli, la Torino futura dell’autore ottocentesco Agostino della Sala Spada in uscita oggi in una nuova collana, una riflessione sul discusso L. Ron Hubbard, l’antologia Assalto al sole di Delosbooks, il passato e il presente della fantascienza italiana, le graphic novel di Leiji Matsumoto, il Manuale di scrittura della fantascienza di Odoya.
Il programma completo, con tutte le norme di sicurezza e su come prenotare le visite interne contingentate è nel sito del Museo www.mufant.it

Per sempre Romantici, Cesare Catà, (Liberilibri 2020), a cura di Viviana Filippini

14 settembre 2020 by

“Per sempre Romantici. Florilegio della poesia inglese e tedesca ad uso dei spiriti ribelli” è il libro di Cesare Catà edito da Liberilibri, dove l’autore porta il lettore alla scoperta delle caratteristiche emotive e sensoriali della poeseia romantica inglese e tedesca in un volume con poesie presenti in lingua orginale e tradotte dall’autore stesso. Ne abbiamo parlato con Cesarà Catà.

Cosa le ha ispirato il volume “Per sempre romantici”? Anzitutto, l’idea che il Romanticismo sia più di una categoria storiografica, essendo piuttosto una forma mentis universale, presente da sempre nella storia dell’uomo, persino nella nostra era tecnologica, digitale ed economicista. Poi, certamente, un amore profondo per alcuni autori inglesi e tedeschi che, fin dai primi anni della mia giovinezza, mi ha accompagnato, affascinandomi in modo radicale; ho dunque pensato che fosse un’operazione interessante condividere questi pensieri e questo amore, attraverso traduzioni inedite e un percorso originale tra i versi di tali autori. 

In base a che principi o temi ha scelto i poeti inglesi e tedeschi da mettere nella raccolta? Non solo per un amore e un gusto personale, ma anche perché, pur nella profonda eterogeneità di stili, biografie, credo, formazione, ho ritenuto che questi poeti avessero in comune l’aver incarnato aspetti emblematici, direi archetipici, di quello che nel libro è definito “Tipo romantico”, avendo dato vita a opere poetiche incentrate tutte, mutatis mutandis, attorno ai principi del Romanticismo universale. 

Il suo volume ha come sottotitolo “Florilegio della poesia inglese e tedesca ad uso dei spiriti ribelli”, quale è il suo senso per il lettore? Si tratta di poesie che saranno amate da lettori che sono a loro volta romantici, e dunque ribelli. In alcuni casi, questi versi potrebbero anche far scoprire la parte romantica dell’animo di un lettore. 

Secondo lei nella letteratura di oggi, c’è ancora qualche frammento del Romanticismo del passato? Certamente. Come dicevo prima, lo Spirito Romantico pervade la storia tutta dell’umanità, definendo un tipo psicologico. In questo senso, abbiamo chiari esempi storico-letterari: si pensi a come il Romanticismo si trasformò e si inverò in tre distinte esperienze: nei Preraffaelliti, in Inghilterra; nel Crepuscolo Celtico di Yeats e Lady Gregory, in Irlanda; o nel Trascendentalismo americano di Thoreau e Emerson. Ma, al di là di tali esempi, certamente vi è sempre una “corrente romantica”, o un aspetto romantico nelle letterature di ogni tempo. 

Chi è e come è il vero autore romantico? Colui che, confondendo vita e poesia, arte ed esistenza, segue un principio magico che ritiene preminente rispetto alle norme civiche e metafisiche imposte al soggetto umano. Il romantico è un cavaliere dell’assoluto che, invece della spada, usa la parola. 

Che relazione è quella tra poeta romantico e Natura? Una relazione essenziale. Il Romantico è colui che riconosce un valore sacrale, mistico alla Natura e al paesaggio. Questo lo possiamo riscontrare, in diverse forme, in tutti gli autori presenti nel florilegio; e quella celebrazione ieratica della Natura offerta dai poeti non è diversa, in ultima analisi, dalla commozione che qualcuno di noi prova nel vivere alcuni paesaggi o alcuni aspetti del mondo naturale. 

Per quale ragione ha deciso di fare una nuova traduzione dei testi scelti? Sono traduzioni molto libere. A tratti, quasi delle riscritture. Traduzioni romantiche, se vogliamo. Ma sono convinto che fosse necessario offrire in modo soggettivo una versione di questi testi, per dare forma al percorso che avevo in mente. Ferma restando la preziosa intraducibilità del verbo poetico, si tratta di versioni che tendono a uscire dalla lettera in cerca dello spirito di quei versi. Se ci sia riuscito o meno, ovviamente, nessuno può dirlo, salvo i lettori. 

Cesare Catà (1981) è filosofo e performer teatrale. Dottore di ricerca in Filosofia del Rinascimento, è autore di saggi, drammi, traduzioni e del libro di racconti Efemeridi. Storie, amori e ossessioni di 27 grandi scrittori. Ha creato il format teatrale Magical Afternoon, lezioni-spettacolo dedicate a Shakespeare e altri classici della letteratura.Per Liberilibri ha curato “libertini libertine. Avventure e filosofie del libero amore da Lord Byron a George Best” (2018); “La sapienza segreta delle api”, di Pamela L. Travers (2019); e “per sempre romantici. Florilegio della poesia inglese e tedesca ad uso di spiriti ribelli” (2020).

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa LiberiLibri.

Il giardinaggio orientale, William Chambers, (Luni editrice, 2020)

7 settembre 2020 by

A cura di Viviana Filippini

William Chambers fu un grande architetto inglese che edificò la celebre Somerset House di Londra. In realtà Chambers, nella sua gioventù, viaggiò in Cina e in Bengala. Oggi Luni editrice ci fa conoscere la passione per l’arte dei giardini dell’architetto inglese grazie al saggio “Il giardinaggio orientale”. Chambers, noto architetto dallo stile neoclassico, nell’arte paesaggistica applicò quello che apprese nei suoi viaggio in Oriente, dando vita a giardini originali, ben diversi dal suo stile architettonico, e che gli permisero di diventare uno dei principali protagonisti dell’arte paesaggistica anglosassone. Nel testo viene fatta una vera e propria analisi del fare giardinaggio in Cina con riferimento alle diverse modalità di allestimento dei giardini cinesi. Quel che emerge dalle pagine è la mentalità di concepire il giardino da parte dei cinesi, differente da quella degli europei. Sì, perché se in Europa spesso l’uomo cercava di imbrigliare la Natura in forme artificiali che richiamavano le architetture della realtà. In Cina si lavorava in modo diverso, in quanto si cercava di dare vita a giardini dove le componenti del mondo naturale fossero organizzate pensando all’armonia che esse dovevano avere con vista, cuore e mente di coloro che il giardino lo avrebbero vissuto e abitato. I giardini, come ci racconta Chambers, pootevano essere grandi, piccoli, imperiali, di ricchi signori o anche di umili contadini, ma erano sempre parti fondamentali che andavano a comporre e a fare una casa. Altro aspetto interessante è che i giardini venivano creati e composti anche in base alla stagionalità che li caratterizzava, erano pieni di stradine, di ponti e ponticelli (eccone alcuni: King-tong, Fo-cheu, Lo-yang e il Centao) e di canali che non solo li abbellivano, ma che erano funzionali alla sopravvivenza delle piante che in essi venivano usate. La cura per il dettaglio era impressionate e grazie al testo di Chambers scopriamo che nei giardini cinesi c’erano tre tipi di viali: quelli fatti in erbetta, quelli di ghiaia e di pietrisco. Altro esempio è che le piante non venivano mai scelte a caso, esse erano opzionate per la tipologia, per il colore, la forma, per le dimensioni o perché servivano a creare effetti visivi che rappresentavano le diverse emozioni: colori caldi in contrasto con quelli freddi, le cromie chiare con quelle scure. Nel libro è presente anche la lettera del pittore gesuita fratello Attiret, scritta nel 1793, nella quale l’artista risponde ad una serie di domande dalle quali emerge il suo vivere e lavorare per l’Imperatore cinese. La sua testimonianza per noi lettori odierni è molto importante, poiché da essa emerge l’amore e l’attenta passione messa nella realizzazione dei giardini imperiali che, come emerge dal testo, riproducevano in piccolo la città di Pechino in modo tale da dare all’Imperatore la possibilità di vivere nella sua corte la stessa atmosfera di vita della città. Questo veniva fatto perché il detentore del potere non abbandonava la sua casa e perché i sudditi non lo potevano/dovevano vedere. Quello che affiora da “Il giardinaggio orientale” di William Chambers, edito da Luni editrice, è il fatto che per la Cina il giardinaggio era una vera e propria arte di creazione di un paesaggio nel quale erano coinvolte mente, corpo e anima del progettista e di coloro che quel giardino lo avrebbero vissuto poi in prima persona. Traduzione Valentina Piccioni.

Sir William Chambers fu un architetto e scrittore inglese di famiglia scozzese (Göteborg 1723 – Londra 1796). Viaggiò in Cina e in India e studiò a Parigi, con J.-F. Blondel, e in Italia; si stabilì a Londra dal 1755. Dal 1760 fu architetto di corte di Giorgio III; ricostruì a Londra la Somerset House, suo capolavoro (1776-1786), in severo stile palladiano; costruì la villa Parkstead presso Roehampton (prima del 1760), Duddingston House presso Edimburgo (dal 1767), l’osservatorio nell’antico Deer Park di Richmond (circa 1768), Melbourne House in Piccadilly (circa 1770). Notevole la sua attività anche come architetto di giardini: creò il tipo del parco all’inglese in contrasto con il giardino all’italiana e alla francese (Kew Gardens, ove eresse anche la pagoda cinese); introdusse lo stile cinese nei disegni per mobili. Graziosi sono anche i suoi casini (Marino, nella contea di Dublino). Pubblicò: A treatise of civil architecture (1759); Designs of Chinese build ings, furniture, dresses (1757); Dissertation on oriental gardening (1772).

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa Luni.

Mercante in viaggio. Una rara testimonianza sull’Europa del Cinquecento, Gabriella Airaldi,(Marietti1820, 2020) a cura di Viviana Filippini

1 settembre 2020 by

L’editore Marietti ha avuto la bella idea di realizzare una serie di proposte da leggere solo in formato e-book. Tra le diverse uscite in catalogo spicca questo “Mercante in viaggio. Una rara testimonianza sull’Europa del Cinquecento” di Gabriella Airaldi. Non sappiamo chi fosse il viaggiatore, certo è che nel 1517 l’anonimo mercante milanese partì per un viaggio lungo, che si rivelò molto più complicato del previsto nel suo farsi. Punto di partenza fu la città di Milano dalla quale il mercante si mosse per andare in Francia, in Borgogna, nelle Fiandre, in Spagna, per arrivare in Inghilterra e fare ritorno a Milano. Il tutto in un arco temporale di due anni, durante i quali non mancarono una serie di intoppi per l’uomo in viaggio, che dovette attraversare l’Europa occidentale con diversi mezzi, come carri, barche e a piedi.  Questo piccolo testo è un’importante testimonianza per noi del presente, perché ci permette di capire i mezzi che una volta i mercanti utilizzavano per compiere i loro viaggi, i luoghi attraversati per raggiungere la meta desiderata, le persone incontrate lungo il tragitto e le relazioni che si creavano in questi lunghi viaggi. Poi c’è la lingua scritta, quella lingua così antica da catapultare il lettore nel passato permettendogli di scoprire un mondo fatto di politica, di istituzioni, di aspetti culturali, di relazioni umane, usi e costumi diversi che variavano a seconda dello Stato nel quale il mercante passava. Un vero e proprio viaggio attraverso eventi, fatti, dettagli che ci restituiscono quello che il mercante vide con i propri occhi. Altro aspetto interessante è che il lettore non solo percepisce le diverse caratteristiche dei luoghi che il mercante visitò. Durante la lettura si nota come lo stesso mercante cambiò il suo modo di vedere e fare le cose, in base alle relazioni umane, alle trasformazioni economiche, politiche, socio-culturali dei luoghi dove transitava. Un dettaglio non trascurabile che evidenzia il mutare del mondo, ma anche coloro che lo vivevano e attraversavano. “Mercante in viaggio. Una rara testimonianza sull’Europa del Cinquecento” di un anonimo mercante milanese è una importante testimonianza del passato oggi conservata al British Museum e un notevole documento storico che narra a noi nel presente frammenti di vita di un tempo ora lontano.

Gabriella Airaldi, specialista di Storia mediterranea e di Storia delle relazioni internazionali, ha insegnato Storia medievale all’Università di Genova. Con Marietti 1820 ha pubblicato di recente” Il ponte di Istanbul. Un progetto incompiuto di Leonardo da Vinci” e “Gli orizzonti aperti del medioevo. Jacopo da Varagine tra santi e mercanti”.

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa 1A.

:: Ultimo respiro di Robert Bryndza (Newton Compton 2020) a cura di Federica Belleri

2 agosto 2020 by

Ultimo respiroUltimo thriller di Robert Bryndza. Un nuovo caso che vede protagonista la detective Erika Foster. Un caso difficile, come sempre. Un caso che le toglierà l’appetito, il sonno e la farà scontrare con il suo privato e una possibile promozione in corso.
Ma i punti di forza di questo romanzo non sono solo questi. Sono legati a giovani vite che vengono interrotte brutalmente, all’orrore provocato dal ritrovamento dei loro corpi, alla solitudine e all’anaffettività. All’ambizione di crearsi un profilo social accettabile e, di contro, all’incapacità di ammettere le proprie debolezze. Facilmente, nascondendosi dietro a uno schermo, isolandosi dagli altri, sentendosi brutti o addirittura insignificanti.
Quante sfaccettature diverse per i principali protagonisti di questa storia … Quanto dolore zittito per anni, quanta ingenuità nelle vittime.
Credo che Ultimo respiro sia il miglior romanzo che ho letto di questo scrittore, per la sensibilità dimostrata nella scrittura, per la delicatezza nell’esporre le fragilità dei personaggi creati, per la simpatia di alcuni di loro. Per l’interpretazione della giustizia, non sempre leale. Per il potere dell’amore e per le decisioni che impone di prendere.
Leggetelo, ne vale la pena.

Robert Bryndza si è conquistato una fama incredibile con il suo thriller d’esordio, La donna di ghiaccio, che in pochi mesi ha scalato le classifiche ed è in corso di traduzione in 30 Paesi. I romanzi che hanno come protagonista Erika Foster sono bestseller internazionali che contano quasi 3 milioni di copie vendute. La Newton Compton ha pubblicato La donna di ghiaccio, La vittima perfetta, La ragazza nell’acqua, I cinque cadaveri e Ultimo respiro.

Fonte: libro inviato dall’editore al recensore. ringraziamo l’ufficio stampa Newton Compton.

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Laura Costantini

2 agosto 2020 by

Ecco il resoconto dell’undicesimo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 30 luglio sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

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Benvenuta Laura ZG Costantini, e benvenuti a tutti i lettori.
Iniziamo con la prima domanda: E’ nato prima il tuo amore per il giornalismo, o per la narrativa?

Buonasera a tutti. Di sicuro è nato prima l’amore per la narrativa. Un colpo di fulmine, frutto della lettura. Nel momento in cui, in prima elementare, sono stata in grado di leggere è stato come scoprire un incantesimo. C’erano parole, una di seguito all’altra. E raccontavano storie, mondi, personaggi. Ho cominciato a leggere come una pazza e due anni dopo, a otto anni, ho deciso che volevo raccontare storie anch’io. Quindi alla lettura compulsiva e onnivora, si è unita la scrittura. Che esistesse il giornalismo, ovvero la narrazione dei fatti, l’ho scoperto intorno ai dieci anni e, non so perché, a undici ho deciso che da grande sarei stata una giornalista. Tutti lì a dirmi quanto sarebbe stato difficile. Oggi vorrei dire a quelle persone che le difficoltà per accedere alla professione sono state una passeggiata rispetto a quelle per farsi conoscere come autrice di narrativa.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti, classici e contemporanei?

Questa è una domanda difficile perché ho letto e leggo moltissimo, cercando di spaziare nei generi, senza preclusioni di alcun genere. A parte per i russi. Non ho feeling con i russi e mi dispiace. Ho faticato con “Il maestro e Margherita”. Ho letto “Memorie del sottosuolo”, di Dostoievskji, mi sono arenata su “Guerra e pace”. Ho amato molto la narrativa d’avventura, Dumas, Verne, Salgari, Burroughs. Poi la fantascienza storica, quella di Asimov, di Fredrick Brown, di Ray Bradbury, Frank Herbert. Ho letto “Il signore degli anelli” e adoro Tolkien. Uno dei libri che ho riletto è stato “Furore” di Steinbeck. Non sono un’appassionata di Pavese, per esempio. Ho amato “Fontamara” di Silone, ma gli italiani li ho snobbati a lungo, letteralmente irretita dagli americani: Steinbeck, Trumbo, Chandler, ovviamente Stephen King. Ah, adoro i vampiri e quindi Stoker, Le Fanu, Ann Rice. Poi ho scoperto tantissime autrici italiane contemporanee (e maledettamente poco famose in proporzione alla loro bravura) e mi ci sono tuffata a pesce.

Quanto la musica incide sui tuoi testi?

Uh, la musica… Incide soprattutto se scrivo da sola. C’è un personaggio nel Diario vittoriano che è scaturito da una canzone che, in quel momento, andava dappertutto e che parlava direttamente al mio cuore: Lost on you di LP. Vorrei essere brava a crearmi delle playing list con tutte le canzoni, i brani, le romanze che mi danno emozione. Però, se lo facessi, le storie sarebbero tutte molto tristi. Mi lascio trascinare dalla malinconia della musica, da sempre.

In parte mi hai già risposto ma questa domanda si collega a questa Laura ZG Costantini: Come nascono i personaggi principali delle tue storie vittoriane?

Liberi di scrivere i due protagonisti del Diario vittoriano, Kiran e Robert, li ho incontrati che avevo quindici anni, sull’onda della passione tutta salgariana per le ambientazioni orientali. Volevo un rivoluzionario e un poeta. Il rivoluzionario era Kiran, un selvaggio con gli occhi da tigre. Il poeta era Robert, apparentemente fragile, biondo, romantico, ma pronto a lottare. Poi i comprimari sono arrivati. Sir William, l’uomo delle regole, ma anche dell’amore paterno. L’ispettore Cameron, il poliziotto che riesce a credere in una giustizia che va oltre la legge. Aldus Shelby, il tagliagole che si vota alla giusta causa. Il dottor Mallard. Li ho amati tutti, tantissimo. Ma sono loro che hanno trovato me.

Quale è il libro che ti è costato più fatica scrivere?

Abbiamo faticato parecchio per Il puzzle di Dio perché era un progetto molto complesso. Infatti… stiamo pensando al sequel.

Escludendo il tuo tandem letterario con la brava Loredana Falcone, un libro che ti piacerebbe scrivere a quattro mani, con chi?

Mi piacerebbe scrivere una storia di vampiri bellissimi e dannati con Lucia Guglielminetti. E uno steampunk cupissimo con Federica Soprani.

Cosa stai leggendo al momento?

Sto leggendo un sacco di roba. Sono alle prese con Tempo assassino di Michel Bussi, ho letto L’ombra di Caterina di Marina Marazza, Guardrail di Eva Clesis, Icaro di Deon Meyer, voglio portami in vacanza i due volumi di Victorian Solstice di Federica Soprani e Vittoria Corella.

L’ora è davvero volata, chiudo l’intervista con la mia ultima domanda: Che relazione c’è per te tra letteratura e cinema. Quale tuo romanzo vedresti bene come soggetto per un film?

Ho dei colleghi in Rai che vorrebbero vedere sullo schermo la trilogia Noir a colori. Io vedrei benissimo per la tv Blu cobalto, per il cinema Il puzzle di Dio e per Netflix Il diario vittoriano in forma di serie.

Le domande dei lettori

Lucia Guglielminetti

Ciao Laura. Nel tuo Diario Vittoriano ci sono molti momenti drammatici, ma qual è quello che proprio ti ha strappato fiumi di lacrime a scriverlo?

Lucia Guglielminetti sono tre in realtà: (okkio allo spoiler per chi non avesse ancora letto) l’assassinio di F.C.; il tentato suicidio di K. e l’ultima telefonata tra K. e R.

Un lato del tuo carattere che senti di avere in comune con Robert e uno con Kiran.

Lucia Guglielminetti con Robert ho in comune un dannato senso del dovere che diventa senso di colpa se non riesco ad accontentare tutti. Con Kiran vorrei avere moltissimo in comune, ma credo che ci unisca il senso del melodramma e il non essere autoironici.

Amneris Di Cesare

Ciao Laura. Metti pure in fondo a tutte le altre domande questa mia, ma mi farebbe piacere che ci raccontassi a cosa stai/state lavorando tu e la tua socia ultimamente, perché immagino che non starai ferma a guardare drama come me, al momento, ma starai scrivendo come sempre…

Amneris Di Cesare io e la socia stiamo lavorando alacremente su parecchi fronti: abbiamo rieditato un romanzo storico che volevamo iscrivere al concorso di Amazon, ma abbiamo rinunciato visto che tutto si basa sulla quantità di recensioni che si ottengono; stiamo finendo un romanzo ambientato nel Montana nel 1960, una storia d’amore; dobbiamo editare insieme a goWare un romanzo inedito che si svolge tra il 1980 e il 90 tra Parigi e New York, nel mondo della moda e dell’arte, ci teniamo moltissimo; abbiamo messo in cantiere un intricatissimo giallo alla Agatha Christie ambientato in Italia nel 1905.

E com’è nata l’idea di Blu Cobalto, l’ultimo bellissimo romanzo che hai scritto con la Socia Loredana?

Amneris Di Cesare volevamo affrontare un argomento paranormal/fantasy. Io ho una passione per i vampiri, ma la socia non condivide. Ci siamo guardate intorno e abbiamo puntato al mare, tirando fuori un thriller moooolto particolare. Pare stia piacendo, anche se poco alla volta.

Michele Di Marco

Ciao Laura, tu, da sola o con Loredana, hai scritto storie ambientate in tanti periodi storici e in tanti luoghi diversi, anche lontani (persino nel futuro). Quanto ti diverte far spaziare la fantasia, e quanto però ti “costringi” a vincolarla in base alle ricerche, o alla conoscenza diretta che hai degli ambienti in cui fai vivere i tuoi personaggi?

Michele Di Marco se si fa un buon lavoro di ricerca, nulla è impossibile quindi cerco di non porre limite alcuno alla fantasia, sia a due che a quattro mani. Il solo limite può essere la capacità di realizzare ciò che voglio/vogliamo da una storia. Abbiamo molti progetti rimasti lettera morta perché non siamo, o non sono, riuscite a trovare il modo giusto di raccontarli.

Laura, con Loredana darete un seguito anche alla serie dei “colori”? Torneranno Ian, Ashley e Valerio?

Michele Di Marco un’idea ci sarebbe. E anche un nuovo colore, ma adesso abbiamo troppa carne al fuoco. C’è chi pensa che scriviamo fin troppo. Se diventassimo famose, direbbero senz’altro che abbiamo schiere di ghost writer.

Prima hai scritto che è stato difficile farti conoscere come scrittrice di narrativa, e ogni tanto è capitato che tu condividessi qualche riflessione un po’ sconfortata sul tema. E’ un problema risolto?

Michele Di Marco nuuuuu, affatto. Però ho imparato a essere felice dei lettori che ho, che sono ormai numerosi abbastanza da stupirmi. Non vivo di narrativa, ma sono soddisfatta dei messaggi, dei feedback e delle recensioni che ricevo.

Ivo Tiberio Ginevra

Ciao Laura, innanzitutto come stai? Ti sei ripresa dall’infortunio alla gamba? E poi, la domanda: scrivi in coppia con Loredana da tantissimo tempo. Mi dai la ricetta per scrivere un romanzo a quattro mani?

Ivo Tiberio Ginevra ciao. La caviglia sta bene. Riguardo alla ricetta… non credo ne esista una. Per scrivere insieme a un’altra persona deve crearsi un’alchimia molto simile a quella di un innamoramento. Ci si deve sentire affini, ci si deve reciprocamente fidare, aprirsi, non celare i più riposti movimenti dell’animo. Soprattutto se non si utilizza il sistema della divisione dei capitoli o dei personaggi. Io e Loredana scriviamo insieme da quando eravamo bambine, quindi ci siamo affinate reciprocamente e la nostra scrittura a quattro mani è cresciuta con noi, fino a diventare un terzo autore. C’è Laura, c’è Loredana e c’è Lauraetlory.

Anna Gargiulo

Ciao! Con quali dei tuoi personaggi ti senti più a tuo agio, nel senso di riuscire a seguirli nella loro strada, accettando le ‘loro’ decisioni?

Anna Gargiulo direi con tutti. Sono sempre i personaggi a decidere la loro strada e io li seguo, o noi li seguiamo, quando scrivo con Loredana. Va detto che la simbiosi totale l’ho vissuta con Kiran, il protagonista del Diario vittoriano.

Olimpia Petruzzella

Ciao! Cosa ti affascina di più nella scrittura? Qual è il tuo aspetto preferito? E hai una routine di scrittura?

Olimpia E. Petruzzella mi affascina il “facciamo che io ero…” perché alle volte la scrittura, la creazione, è il corrispettivo di un gioco di ruolo. Mi piace calarmi nei panni dei personaggi e “viverli” da dentro. Mi piace dare un senso alla storia, alla loro vita, giocare a essere una specie di dio. Riguardo la routine di scrittura, io e Loredana scriviamo insieme, davanti allo stesso computer, nella sua cucina, condividendo idee, parole, sentimenti, caffè, tè, crostate fatte in casa.

Fernanda Romani

Ciao, Laura☺Riusciresti a scrivere su commissione, cioè saresti in grado di incanalare la tua creatività su una storia decisa da altri

Fernanda Romani poiché il mio lavoro è scrivere, nel giornalismo, sono in grado di scrivere di qualunque cosa. Però nella narrativa io cerco, prima di tutto, la mia passione. Dovendo, potrei scrivere su commissione. L’ho anche fatto in un paio di occasioni. Ma non è una cosa che amo. Proprio no. E il discorso ghost writer non mi va giù, perché propugno il diritto/dovere di scrivere le proprie storie. Non quelle degli altri.

Ivo tiberio Ginevra

Laura, dai un consiglio dettato dalla tua esperienza a chi vuole presentare il proprio manoscritto a un editore affinché possa essere esaminato con la giusta attenzione.

Ivo Tiberio Ginevra ahahahha, mi vuoi prendere in castagna, vero? Guarda, il solo consiglio che mi sento di dare è di non provarci neanche se non si ha in mano qualcosa di valido. Ma di valido veramente. E sì, lo so che ogni autore pensa che il proprio lavoro sia un capolavoro. Ma non è così, purtroppo, o per fortuna. In ogni caso cercare editori interessati al genere che si è scritto, presentare un testo corretto, una sinossi intrigante, una biografia stringata e non pretenziosa. Quindi armarsi di moltissima pazienza e attendere una risposta. Ah, non fidarsi di tutti quelli che si spacciano per agenti letterari e poi chiedono soldi per leggere i testi. Gli agenti letterari veri non sono quelli che si fanno pagare per dirti che devi farti fare un editing da migliaia di euro da un editor che, guarda la coincidenza, lavora nella loro prestigiosa agenzia.

E invece, a chi vuole dedicarsi alla scrittura che consiglio formativo daresti?

Ivo Tiberio Ginevra leggere tantissimo, di tutto. Un corso di scrittura creativa può essere utile più avanti. Per iniziare vale il vecchio metodo del rubare con gli occhi, ho scoperto di aver appreso per osmosi la maggior parte della tecnica narrativa. E poi, importante, avere veramente qualcosa da dire. Non nel senso di una narrativa impegnata, ma nel senso di una storia che ti sgorga da dentro. Non c’è niente di più coinvolgente della narrativa di intrattenimento. Ed è da lì che scaturisce una vera analisi della realtà che ci circonda. Anche ambientando le storie nel passato, nel futuro o in mondi di fantasia.

Mary, la ragazza che creò Frankenstein di Linda Bailey e Julia Sardà (Rizzoli, 2020) a cura di Elena Romanello

1 agosto 2020 by

4649042-9788817145046-285x424Tra le icone femminili e femministe dei secoli passati, continua ad essere studiata e esaltata Mary Shelley, autrice del primo romanzo di fantascienza, Frankenstein, figlia di un’attivista per i diritti delle donne morta poco dopo averla data alla luce e per sempre ombra e ispirazione della sua vita, interessata alla scrittura fin da giovanissima, eroina romantica di una passione devastante, toccata fin da ragazza dal dolore e dalla morte e capace di creare una storia ancora oggi immortale.
In questi ultimi anni sono usciti vari libri e anche un film su Mary, ed è la volta ora di un libro illustrato rivolto ai ragazzi, una scelta coraggiosa visto che i generi del fantastico per adulti sono sempre visti come terreno minato, e anche una scelta vincente, più incentrata giustamente sulla personalità dell’autrice che non sulla vicenda narrata nel romanzo.
Nelle pagine del libro rivive quindi la vita di Mary, una sognatrice, che fin da bambina immagina cose mai esistite, costruisce castelli in aria, stimolata da un ambiente familiare non facile ma che le permette comunque orizzonti diversi da molte ragazze della sua epoca, e poi dalle sue scelte di vita controcorrente, come fuggire con il suo grande amore Percy Shelley, suscitando scandalo e vivendo poi una vita non certo facile, costellata di dolori, fino alla morte prematura del marito.
Il libro racconta come è nata come scrittrice e come ha dato vita ad una leggenda, attraverso tavole suggestive, che reinventano un mondo come quello del primo Ottocento e omaggiano la cultura romantica e gotica, partendo da quella storia da brividi, in un antico castello, con scoperte scientifiche che sfidano la natura e la morte, durante una notte di tempesta reale, a Villa Diodati sul lago di Ginevra in un anno senza estate, e finta, nelle pagine del libro.
Una narrazione semplificata ma non banale, la nascita di un personaggio indimenticabile e emblematico ancora oggi, in quello che è comunque uno di più grandi romanzi di tutti i tempi, resa accessibile ai più giovani, con poi alla fine del libro una scheda biografica su Mary Shelley e la sua vita.
Mary, la ragazza che creò Frankenstein fa quindi conoscere ai giovanissimi un’autrice straordinaria e la nascita di un genere, come la fantascienza, che ancora oggi è popolarissimo e che deve le sue origini proprio a quella storia di paura capace di toccare il cuore.

Linda Bailey è autrice di molti libri per ragazzi, tra cui la serie di gialli di Stevie Diamond, le graphic novel della Good Times Travel Agency, e un’eclettica serie di albi illustrati, come l’acclamato Stanley’s Party. Ha vinto la California Young Reader Medal, il Blue Spruce Award, il Georgia Storybook Award e molti altri premi.. Vive e lavora a Vancouver.
Júlia Sardà dopo aver iniziato la carriera come colorista per la Diney/Pixar, si è dedicata all’illustrazione toutcour, e oggi i suoi lavori sono apprezzati epubblicati in tutto il mondo. Tra i tanti libri per ragazzi che ha illustrato, per Rizzoli sono usciti La famiglia Lista (2017) e Mary Poppins (2018). Vive a Barcellona.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

L’urlo dell’innocente, Unity Dow,(ed. Le Assassine 2019) A cura di Viviana Filippini

31 luglio 2020 by

“Nessuno dei tre poteva sapere che di lì a cinque anni, dall’apertura di una scatola sarebbe uscito un urlo che non poteva essere ignorato: l’oscurità non sempre basta per tenere nascosto il male.”

Botswana. Tutto comincia con una strana sparizione, quella di una bambina di 12 anni di nome Neo in “L’urlo dell’innocente” della scritttrice Unity Dow, pubblicato dall’editrice Le Assassine. Un ragazzo si presenta alla polizia con ciò che resta degli abiti della ragazzina. Le forze dell’ordine non hanno la più pallida idea di come gestire il fatto, gli indizi del caso rinchiusi in una scatola spariscono, o forse vengono fatti sparire di proposito, mentre gli agenti avvisano la famiglia di Neo, dicendo che la ragazzina sarebbe caduta vittima di bestie feroci, forse leoni. Tutto sembra finire lì, ma cinque anni dopo, nel villaggio di Neo, arriva Amantle Bokaa, una giovane mandata in quel luogo a fare il suo tirocinio medico. La ventiduenne alle prese con le pulizie in uno sgabuzzino troverà, per caso, una vecchia scatola finita lì chissà quando e come. Sopra ci sono poche parole “Neo Kakang: CBR-45/94/”. La curiosità di Amantle è tanta e la sua voglia di sapere creerà un terribile scompiglio nel villaggio dove si trova. Il romanzo della Dow ha una trama ad alta tensione, dove la scoperta della scatoletta nascosta e del suo contenuto, scatenano un vero e proprio putiferio nel villaggio del Botsowana dove lei è capitata. È come se all’improvviso i fantasmi del passato che non hanno avuto pace, tornassero a farsi sentire per una vera giustizia. Quella che non hanno ottenuto mai. Amantle cercherà di capire cosa è successo a Neo. Saranno davvero stati i leoni o quegli indizi ritrovati dopo cinque anni hanno un significato nascosto da scoprire? La giovane assisterà allo scoppio della rabbia delle genti locali che insorgeranno e lo faranno prendendo in ostaggio le due infermiere colleghe di Amantle, scagliandosi contro la polizia, contro le autorità, chiedendo giustizia e la verità mai raccontata. Con le genti del posto c’è la famiglia di Neo, che non ha mai creduto alla versione dell’aggressione dei leoni data dalla polizia. Amantle si metterà dalla parte delle popolazioni locali e farà il possibile per aiutarle a scoprire cosa accadde davvero alla piccola Neo. Quello che emerge durante la lettura di “L’urlo dell’innocente” sono il non demoralizzarsi mai e la tenacia costante di Amantle nel cercare la verità, perché la giovane arriva in ambulatorio e le sue colleghe dimostrano subito la loro superiorità aprendo lo spazio quando vogliono e relegando Amantle a compiti ben diversi da quello che una tirocinante medica dovrebbe fare. La ragazza dimostra grande forza di resistenza e impegno anche quando roverà informazioni su Neo, proprio quelle che la spingeranno a lottare per la verità. Altro elemento che spicca nel libro della Dow è il fatto che Neo, la ragazzina sparita, non compare nelle storia, ma la sua presenza è il grido costante di un innocente che chiede giustizia per i soprusi subiti. L’autrice (giudice, attivista per i diritti umani, scrittrice e ministro del governo del Botswana) porta il lettore nella terra d’Africa, nei suoi paesaggi selvaggi, nelle sue terre dove le popolazioni sono legate a culti primitivi, dove la povertà e la lotta alla sopravvivenza sono la routine quotidiana per le genti del posto. Ed è in questo mondo, narrato ne “L’urlo dell’innocente” di Unity Dow che si innesta il bisogno di giustizia, di verità e di tutela dei diritti umani, troppo spesso schiacciati dall’arrogante prepotenza del più forte. Traduzione a cura di Marina Grassini.


Unity Dow, giudice, attivista per i diritti umani, scrittrice e ministro del governo del Botswana è nata in un’area rurale dove i valori tradizionali erano dominanti; ha frequentato Giurisprudenza all’Università del Botwsana e dello Swaziland e poi a Edinburgh in Scozia, suscitando con la sua educazione occidentale un misto di stima, ma anche di sospetto. Impegnata nella difesa dei diritti delle donne, è stata tra le fondatrici di  EmagnBasadi, la prima organizzazione femminile del Paese. Si è occupata dei diritti dei gay e ha partecipato anche alla creazione di Aids Action Trust. Prima donna giudice dell’Alta Corte del Botswana, si è impegnata molto per la democratizzazione delle leggi del Paese, per esempio nell’ambito del diritto di famiglia. Personaggio poliedrico, ha dimostrato il suo valore anche come scrittrice; nei suoi libri spesso emergono i conflitti tra i valori occidentali e quelli tradizionali, ma anche i problemi riguardanti i rapporti tra uomo e donna in un continente afflitto dalla povertà come quello africano. La Dow ha contribuito al libro Schicksal Afrika (Destino Africa) dell’ex presidente tedesco Horst Koehler (2009), e ha spesso fatto parte di missioni dell’Onu in Sierra Leone e Ruanda. Oltre al conferimento della Legion d’onore francese, Unity Dow è stata menzionata al Women of the World Summit nel marzo 2011 come una delle 150 donne che “scuotono il mondo”. Dal 2013 è entrata in politica e da allora ha più volte rivestito il ruolo di ministro.

Source: proprietà del recensore. Grazie a Francesca Ghezzani dell’ ufficio stampa.

Le confessioni di Frannie Langton di Sara Collins (Einaudi, 2020) a cura di Elena Romanello

29 luglio 2020 by

978880624327GRALa Londra del 1826, poco prima che inizi la lunga era vittoriana rimane sconvolta da un fatto di sangue di inaudita violenza: Frannie Langton, cameriera mulatta ex schiava ha ucciso i suoi padroni, Mr e Mrs Benham, esponenti dell’alta società, e ora si trova sotto processo all’Old Bailey, il tribunale della capitale britannica, dove rischia la condanna a morte, anche e soprattutto per la sua doppia condizione di paria, essere di colore e essere donna.
Inizia così una vicenda che si snoda tra le testimonianze di chi ha conosciuto Frannie e i suoi datori di lavoro e la voce della stessa Frannie, che racconta la sua breve vita, da quando nacque schiava in una piantagione, potendo però imparare a leggere, a quando fu liberata ed arrivò a lavorare a Londra, conoscendo nuove realtà, anche grazie a Mrs Benham, un’amica e non solo per lei, sua confidente in un mondo in cui a entrambe, in quanto donne, è stato negato tutto.
La Londra dell’Ottocento non è una novità nei libri, anche se di solito viene raccontata quella della regina Vittoria, e non quella dei primi decenni, dove erano già in corso cambiamenti e disagi, divisa tra modernità, con studi scientifici anche discutibili, e tradizione. In particolare si stava costruendo un volto nuovo di città con gente anche di altre etnie, e l’autrice racconta in queste pagine il tema dello schiavismo e delle persone di colore in un’altra parte del mondo anziché i soliti Stati Uniti del Sud, non meno però problematica e razzista.
Un romanzo quindi ricco di spunti, compresa la condizione della donna, problematica, sia se si è una signora inglese imprigionata in un matrimonio infelice e nella dipendenza del laudano, problema sociale di cui oggi non si parla più ma paragonabile alle moderne tossicodipendenze, sia se si è una ragazza di colore liberata dalla condizione di schiava ma in realtà sempre serva di un mondo spietato, con altri tipi di catene.
Le confessioni di Frannie Langton è un romanzo che nasce come omaggio alla narrativa gotica, con spunti thriller nella ricerca di una verità scomoda, ma con forti connotazioni sociali e storiche, per restituire un’epoca sempre affascinante anche se inquietante, con argomenti appunto oggi di grande attualità come la condizione delle persone di colore e il ruolo delle donne nella società, due esempi di discriminazione e isolamento.
Un romanzo di esordio potente, vincitore di vari premi, che si legge come un noir e che fa pensare ad ogni pagina, per capire come certi problemi nascano da molto lontano, e come la voce di Frannie, eroina che adora leggere le avventure di Moll Flanders, protagonista tragica per antonomasia della letteratura inglese, sia moderna e vibrante a raccontare un’odissea in una vita che, in certi parti del mondo, può ancora ripetersi in maniera simile.

Sara Collins ha studiato legge alla London School of Economics e ha lavorato come avvocato per diciassette anni. Nel 2014 ha frequentato il Creative Writing Masters presso la Cambridge University, dove nel 2015 ha vinto il Michael Holroyd Prize for Recreative Writing ed è stata candidata al Lucy Cavendish Prize con un libro ispirato al suo amore per la letteratura gotica. Il romanzo premiato è diventato Le confessioni di Frannie Langton.

Federica Oddera, figlia d’arte (il padre era il celebre traduttore Bruno Oddera), ha insegnato italiano all’Istituto Italiano di cultura di Nuova Delhi, all’Università Islamica di Nuova Delhi e all’Università di Teheran. Tra i principali autori da lei tradotti vi sono R. K. Narayan, Chitra Banerjee Divakaruni, Arundhati Roy, Pankaj Mishra, Jhumpa Lahiri, Lisa See, Nicole Krauss, John Updike, Arthur Miller, Paul Auster, Nuala O’Faolain, Simon Winchester.

Provenienza: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito SBAM.

:: Un’intervista con Lorenzo Mazzoni a cura di Giulietta Iannone

29 luglio 2020 by

Ciao Lorenzo, ben tornato sulle pagine di Liberi di scrivere. È appena uscito Nero ferrarese (Pessime idee), nuovo episodio della serie Malatesta, ce ne vuoi parlare? Come si inserisce questo episodio nell’epopea malatestiana?

Ben trovati. In realtà Nero ferrarese si colloca come primo episodio di un Malatesta totalmente nuovo, e per questo devo ringraziare Loris Dall’Acqua e Sara Del Sordo di Pessime idee che hanno creduto nel progetto, incitandomi e affiancandomi nello sviluppo di un Malatesta più strutturato. Con Pessime idee si apre una strada inedita per lo “sbirro anarchico”. Tutto riparte da dove era nata la suggestione, tanti anni fa: l’omicidio di Federico Aldrovandi. Il romanzo si colloca lì, anche se la trama non passa necessariamente su quel grave e doloroso fatto di cronaca e di “mala-giustizia”, ma ne prende linfa per spiegare chi è Pietro Malatesta e che tipo di mondo vorrebbe.

Malatesta e Ferrara sono due punti fermi della tua narrativa. Raccontaci come sono legati.

Malatesta vede in Ferrara un posto nella mente. È la sua città, sente l’appartenenza. La vive nel bene e nel male, trasuda ferraresità ogni volta che apre bocca. In questo ci assomigliamo molto. Le suggestioni della Ferrara borderline di Malatesta sono anche le mie: stessi bar, stessa curva, stessi percorsi in bicicletta.

È cambiata Ferrara dall’inizio della tua serie?

Per certi aspetti, no. In certe cose Ferrara è immutabile. Il lamento, caratteristica essenziale per essere definito ferrarese, persiste. Però la S.P.A.L., elemento importante per Malatesta, rispetto ai tempi raccontati in Nero ferrarese (il 2005-2006 circa), vive tempi migliori. In compenso la politica è peggiorata, ed era molto difficile fare peggio di chi governava prima di questo contemporaneo carrozzone di improvvisati. Buffo perché in Malatesta molte cose che stanno accadendo sono state scimmiottate in un processo di verosimiglianza letteraria. Forse porto sfortuna alla parte intelligente della città.

Surreale, anarchico, imprevedibile, rivoluzionario Malatesta è un personaggio molto peculiare che si discosta molto dai vari investigatori del noir italiano. Per il tipo di scrittura funambolica che utilizzi c’è forse una piccola fratellanza con il noir francese alla Dard per intenderci. Hai dei modelli, o Malatesta è nato dalla tua penna in modo autonomo?

Non avevo mai pensato a Dard, ma ti ringrazio per il parallelo. Un unico modello: Héctor Belascoarán Shayne, il detective privato di Città del Messico creato da Paco Ignacio Taibo II. I romanzi della serie sono costruiti da capitoli veloci e Belascoarán è anarchicheggiante, sfigato, fuori dagli schemi, un po’ come Malatesta. PIT II rimane per me un punto di riferimento.

Parlaci della trama di Nero Ferrarese, come l’hai sviluppata?

All’epoca stavo a Sana’a, nello Yemen. Con me avevo Qualche nuvola, di Paco Ignacio Taibo II. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto scrivere un noir con la stessa struttura. Ho sostituito la corruzione dilagante della società messicana con un gruppo eversivo che si rifà ai NAR. Siamo a Ferrara. Un ragazzino appartenente a un gruppo dell’estrema destra viene freddato da due uomini vestiti di nero mentre sta amoreggiando con la sua fidanzata in macchina. L’omicidio viene firmato dai sedicenti Spontaneisti Armati Combattenti. Da qui parte l’indagine. Chi sono gli Spontaneisti? Perché iniziano a creare il caos a Ferrara?

Ti senti apprezzato dalla critica letteraria italiana? Ho letto una recensione molto positiva di Nicola Vacca, critico e poeta, su Gli Amanti dei Libri. Ti definisce addirittura “uno dei più brillanti e originali scrittori del noir italiano”.

Nicola Vacca mi ha fatto un grande regalo: è uno dei più attenti e preparati critici letterari che abbiamo in Italia, le sue parole mi hanno fatto molto piacere. Devo ringraziare anche Enrico Pandiani e Enrico Remmert che nella cover del libro hanno speso parole di elogio nei miei confronti. Non saprei che dire su un apprezzamento generale. Di solito piaccio agli indipendenti, e questo mi sta bene. Non sono nato per seguire il giudizio commerciale, non mi interessa.

Io seguo la tua serie malatestiana praticamente dall’inizio, ho letto anche altri tuoi libri originali, bizzarri, psichedelici, se vogliamo. In che misura la tua scrittura si inserisce nel panorama letterario italiano? C’è qualche altro nuovo scrittore che si inserisce nella tua diciamo “corrente”?

Io cerco di scrivere ciò che vorrei trovare in libreria, se poi non è commerciale, pazienza. Se deve diventare un obbligo scrivere su argomenti che vanno per la maggiore, tanto vale spararsi. So di amare argomenti spesso marginali, underground. La mia scrittura è stata definita “realismo psichedelico”, già questo mi distingue da molti. Non so chi possa annoverare nella mia “corrente”, ci sono nomi di autori che sento molto vicini emotivamente e culturalmente, Enrico Pandiani, Alessandro Zannoni, Enrico Remmert, Carlo Bertocchi, ma scrivono storie molto diverse dalle mie.

E all’estero? Ci sono progetti di traduzione in Europa e nel resto del mondo della serie malatestiana?

Malatesta ancora no. È in via di traduzione per il mercato sudamericano Un tango per Victor (Edicola).

Anche per lavoro leggi molto. Cosa stai leggendo al momento? E quali sono i libri più interessanti che hai letto in questo periodo pandemico?

Ho appena terminato Odiando Olivia, di Mark Safranko. Per quello che riguarda il periodo pandemico, ho trovato molto interessanti: Ingegneri di anime, di Frank Westerman, La civetta cieca, di Ṣādiq Hidāyat, Da qui all’eternità, di James Jones e Odissea americana, di A. G. Lombardo.

Progetti per il futuro, non solo letterari.

Conto di sposarmi prima della prossima pandemia, di trascorrere la luna di miele in qualche bloc della periferia di Sofia, magari a Vardar (se si potesse opteremmo per l’Abcasia). Riguardo alla scrittura, ci sto dando dentro con un lavoro molto complesso e onesto, un tributo d’amore, che sarà, con ogni probabilità, l’ennesimo mio libro underground. Ma io sono questo. E voglio continuare a essere così.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Laura Costantini

28 luglio 2020 by

Ultimo appuntamento di interviste collettive prima della pausa estiva. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

La prossima ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Laura Costantini.

Sarà con noi giovedì 30 luglio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

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Laura Costantini nasce a Roma e si adegua subito alle biografie degli aspiranti scrittori. La prima storia la sforna a otto anni. È andata persa, ma lascia il segno, perché da allora non ha mai mollato la penna, la macchina da scrivere, la tastiera. Ha avuto il raro buongusto di pubblicare dopo decenni di allenamento. Oggi la sua bibliografia annovera 17 titoli di cui 12 a quattro mani con Loredana Falcone. Si pregia di scrivere storie appassionanti e perfettamente adatte alla fruizione vacanziera. Si diverte a scrivere e continuerà a farlo. Sì, è una minaccia.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a giovedì, vi aspettiamo!

Due chiacchiere con Iris Bonetti per il nuovo romanzo “Isolati” A cura di Viviana Filippini

27 luglio 2020 by

Dopo “Empatia”, Iris Bonetti è negli store online con l’autopubblicazione “Isolati”, un’avventurosa storia dove sei protagonisti (cinque uomini e una donna) dopo un incidente aereo si troveranno a vivere, e sopravvivere, su un’isola solo in apparenza deserta. Ancora una volta la penna e la creatività della Bonetti riescono a dare vita a un intreccio narrativo dove l’avventura, il giallo, l’indagine psicologica e l’istinto primitivo alla sopravvivenza, che richiama per certi aspetti “Il signore delle mosche” di Golding, sono gli elementi cardine che trascinano il lettore alla scoperta dei destini dei cinque protagonisti tornati ad essere selvaggi.

Come è nata l’idea di scrivere “Isolati” e la scelta del genere avventuroso?

L’idea di scrivere una storia che si ambientasse su un’isola mi è nata la prima volta che lessi Robinson Crusoe e da lì il fascino dell’isola selvaggia e remota ha albergato in me per lunghi anni, cercando di trovarne sempre di nuove nei viaggi che ho fatto. Ma arrivata a questo punto, nello spazio vuoto di un secondo romanzo da scrivere, mi sono detta “perché no?” Nel frattempo da Robinson Crusoe ad oggi, se ne sono lette di altre storie isolane, anche in serie TV più o meno famose e quindi, cosa offrire di diverso? Beh, io c’ho provato… me lo direte voi se ci sono riuscita. Il genere avventuroso? Personalmente trovo che ogni bel libro ce l’abbia al suo interno, quale vita o avvicendamento raccontato non sono un po’ essi stessi delle avventure?

Rispetto al precedente “Empatia”, come è stato scrivere questo libro?

Altrettanto semplice. La storia mi è subito venuta in mente: avevo i miei personaggi, il mistero che giungeva dal passato, le ambientazioni che in parte già conosco e per ciò che era nuovo mi sono documentata a fondo. Scriverlo per me è stato un po’ come raccontare una vita che avevo già vissuto, o una vita che avrei sognato di vivere.

Cinque sono i personaggi, perché la scelta di una donna sola nel gruppo?

Ecco qui la domanda che mi sento molto spesso porre dalle lettrici, in maniera velatamente maliziosa. Ebbene ci sta, perché so che esso è un altro aspetto che da originalità e forza alla trama. Avevo delle riflessioni mie personali da esprimere, da tirare fuori come donna, come madre, come amica e per i sentimenti che riesco a provare. Ho cercato di far emergere l’amore inteso in senso lato, a 360 gradi, quell’amore che induce a proteggere, a perdonare, a vedere oltre il male dell’altro… Quell’amore che comporta sofferenza a volte, sacrificio, paura, ma che alla fine vince su ogni cosa. Ecco, l’inno a questo amore l’ho espresso attraverso l’inusuale equilibrio di una donna con cinque uomini, dove colei che sembra in minoranza, in una posizione di fragilità, poi sa raccogliere e dare senso all’insieme… lo “SAJWAMEE”, l’equilibrio citato dal popolo della foresta.

Il viaggio per i personaggi è una vacanza o è più una fuga?

Il viaggio dei miei sei personaggi è più una fuga, come già si intuisce nella voluta e dettagliata descrizione delle loro vite travagliate un mese prima della partenza. Questo porta alla scelta del titolo del romanzo: ISOLATI. Isolati infatti non vuole riferirsi solo a naufraghi sperduti su un’isola remota, ma isolati essi lo sono nelle proprie vite prima ancora di compiere questo viaggio. Ho amato molto questo binomio, spero sia emerso.

Tutti finiscono su un’isola deserta dopo un incidente aereo. Cosa scatenerà la convivenza forzata?

Ciò che scatenerà nella trama la convivenza forzata è l’istinto più vecchio del mondo e principe tra tutti gli istinti: SOPRAVVIVERE. I nostri protagonisti si renderanno presto conto che l’unione fa la forza, mai come in un luogo selvaggio e minaccioso come quello.

Quanto in condizioni di precarietà fanno emergere l’istinto di sopravvivenza dei personaggi?

Superato il primo istinto principale –sopravvivere- com’è verosimile si scatenano una serie di istinti “animali” che appartengono anche a tutti noi, chi più chi meno. Ed è a quegli istinti che ho attinto, perché attraverso la scrittura e la decifrazione di tali azioni, ho potuto riflettere su quanto di me io non conosca e quanto in me sia ancora sopito.

Come hai ricostruito l’ambiente di Bali, dove hai ambientato la storia?

Per l’ambiente ho fatto molteplici studi e ricerche. Naturalmente l’isola di “Nawataee” non esiste, ma sono stata in molteplici isole d’Oriente e nel testo ho messo anche alcune delle mie esperienze. P.S. I maestosi alberi dal gigantesco impianto radicale, davvero suonano… se lo si sa fare.

C’è un personaggio al quale sei più affezionata?

Il personaggio col quale sono entrata più in empatia e confesso ho vissuto un vero e proprio “innamoramento narrativo” è stato Javier, il peggiore tra loro, si può dire. E questo mio amore e questa mia passione crescente, scrivendo devo averla trasmessa nelle pagine, perché dietro a me mi hanno seguito moltissime lettrici… OPS, ho fatto un danno? (Scherzo)

Quello invece che ti ha creato maggiori problemi nella narrazione?

Sono sincera, durante la narrazione non ho avuto problemi di alcuna sorta. Tutto era ben progettato da prima e la storia mi scorreva già sotto pelle, vivida e potente. Se devo dire qualcosa ecco, trattenere le lacrime copiose che mi sono uscite in alcuni passi della storia.

Se dovessero fare un film chi vedresti nei ruoli dei tuoi personaggi letterari?

AVRIL – Anne Hathaway

RYAN – Sam Worthinton

JAVIER – Javier Bardem

MAURICE – Ben Affleck

MATT – William Levy

RAMON – Wouter Malan 

Source: libro del recensore, inviato dall’autore.