:: Morte e usignoli di Eugene McCabe

20 febbraio 2026 by

Nell’Irlanda rurale di fine Ottocento, la giovane Beth vive una cupa esistenza intessuta di ipocrisia e rancore. Le sue giornate trascorrono tutte uguali, tra la cura della casa e altre mansioni, nel tentativo di evitare un padre che, quando alza un po’ il gomito, le riversa addosso tutto il suo disprezzo. Gli unici pensieri che la consolano sono il ricordo della madre, morta in un tragico incidente, e quell’isola a forma di pesce che scorge oltre la collina, ora di sua proprietà. Quando il sole sorge per l’ennesima volta e Beth si prepara ad affrontare il nuovo giorno con la solita rassegnazione, nota dalla finestra un uomo fermo al centro del cortile. Liam Ward è lì perché ha bisogno di aiuto con una delle sue mucche, e Beth si offre di assisterlo. Quello che inizialmente alla ragazza sembra un amore frutto di un incontro fortuito, grazie al quale inizierà a rincorrere il sogno di un futuro diverso, si rivelerà invece un tradimento imperdonabile, che scatenerà in lei un folle desiderio di vendetta. Non c’è possibilità di riscatto in questo dramma consumato nelle paludi irlandesi, e nemmeno la promessa di una nuova vita riesce a spezzare il cerchio di odio che racchiude tutti i personaggi in un abbraccio mortale.

Dalla penna di uno dei più importanti scrittori irlandesi, un romanzo che appartiene ai grandi capolavori del Novecento. In Morte e usignoli, avvincente storia di una vendetta, un paesaggio di straordinaria bellezza fa da sfondo al conflitto fra tre protagonisti sottomessi all’oscura energia delle loro passioni: McCabe conduce il lettore senza concedergli un attimo di tregua, risucchiandolo nella spirale di una partita all’ultimo sangue dall’esito perfetto.

Eugene McCabe, nato a Glasgow da genitori irlandesi, si ristabilì in Irlanda con la famiglia all’inizio degli anni Quaranta. Drammaturgo e narratore, ha pubblicato nel 1978 la raccolta Heritage and Other Stories. Morte e usignoli, uscito per la prima volta nel 1992, lo ha consacrato tra i maggiori scrittori irlandesi degli ultimi decenni. Dal romanzo è stata tratta l’omonima serie della BBC.

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:: La dama e l’unicorno di Tracy Chevalier

20 febbraio 2026 by

«Un romanzo avvincente ed estremamente godibile, con personaggi che sarebbero a loro agio nei racconti di Boccaccio». Evening Standard

È un giorno di Quaresima del 1490 a Parigi, un giorno fortunato per Nicolas des Innocents, miniaturista noto per la sua mano ferma nel ritrarre volti grandi quanto un’unghia. È stato invitato da Jean Le Viste, nobile magistrato dallo sguardo severo, nella sua dimora al di là della Senna per vedere la sua Grande Salle, ancora spoglia e disadorna. Per consacrare il suo crescente prestigio a corte, il gentiluomo vuole che Nicolas realizzi i disegni preparatori per sei sfarzosi arazzi che riproducono la battaglia di Nancy, tra cavalli intrecciati a braccia e gambe umane, picche, spade, scudi e sangue. Dovrà poi farli confezionare dal più rinomato mastro tessitore di Bruxelles. Una commissione del genere, per il pittore, significa cibo in tavola per settimane e notti di bagordi al Coq d’Or. E poi solo il re può dire di no a Jean Le Viste. Ma nell’assumere quel sontuoso incarico, Nicolas ancora non sa di dover rispondere a ben più di un committente. L’incontro con Geneviève de Nanterre, consorte di Le Viste e signora indiscussa della magione, cambia all’improvviso lo scenario e i contorni della sfida. Gli occhi neri come ribes della nobildonna, insieme alla sconvolgente bellezza della sua giovane figlia, impongono una nuova obbedienza: né cavalcature né elmi né battaglie, soltanto bellezza, seduzione e amore. Che una dama e un unicorno siano il cuore di quella nuova creazione.

Ho sognato unicorni e dame in mezzo ai fiori, una fanciulla che masticava un chiodo di garofano, un’altra che si specchiava in un pozzo, un’altra ancora che dava da mangiare a un falcone, una nobildonna con dei gioielli e un piccolo scrigno. Non riuscivo a raccapezzarmi. Però non era un incubo, piuttosto un’eccitante fantasia erotica. Al risveglio, avevo la testa sgombra ed ero pronto ad avverare il sogno.

Tracy Chevalier è nata a Washington DC nel 1962. Nel 1984 si è trasferita a Londra, dove ha lavorato a lungo come editor. Il suo primo romanzo è La Vergine azzurra (Neri Pozza 2004, BEAT 2015). Con La ragazza con l’orecchino di perla (Neri Pozza 2000) ha ottenuto, nei numerosi Paesi in cui il libro è apparso, un grandissimo successo di pubblico e di critica. Bestseller internazionali sono stati anche i suoi romanzi successivi, sempre apparsi in Italia per Neri Pozza: Quando cadono gli angeli (2002, BEAT 2012), La dama e l’unicorno (2003, BEAT 2014), L’innocenza (2007), Strane creature (2009, BEAT 2019), L’ultima fuggitiva (2013), I frutti del vento (2016), La ricamatrice di Winchester(2020) e La maestra del vetro(2024). Ha curato anche la raccolta di racconti L’ho sposato, lettore mio(2016).

:: And The Crowd Went Wild – Un’esplosione di felicità di Susan Elizabeth Phillips

20 febbraio 2026 by

Dalla regina del romance sportivo, sottogenere molto letto dal pubblico femminile non solo americano, un nuovo romanzo edito per Leggereditore:

Un’ex beniamina di Hollywood con il cuore spezzato, un quarterback superstar della NFL che ha perso il suo smalto, un vecchio vagone nascosto nel bosco… È difficile stare da soli quando tutto il mondo reclama una parte di te.

Lei è la stella più cadente di Hollywood. Lui è il re del football che non sa perdonare.

Dopo uno scandalo che ha distrutto la sua immagine e la sua carriera, Dancy Flynn ha un solo obiettivo: sparire. Ma dove può nascondersi la sex symbol più chiacchierata d’America? L’unica via di fuga punta verso il passato, all’affidabilità del suo primo amore, il ragazzo a cui vent’anni prima ha spezzato il cuore senza voltarsi indietro.

Clint Garrett, però, non è più il dolce adolescente del liceo. Oggi è il quarterback dei Chicago Stars, un colosso del football che vive di disciplina e rancore. Clint non vuole distrazioni, né tantomeno vuole Dancy nella sua vita. La soluzione? Confinarla in un vecchio vagone ferroviario nel folto del bosco, lontano dai riflettori e, soprattutto, lontano da lui.

Ma Dancy Flynn non è mai stata brava a restare nell’ombra. Tra un cane randagio in cerca di affetto, una madre troppo invadente ed ex insistenti, la pace di Clint va in frantumi. Mentre lui lotta per ritrovare la concentrazione in campo e lei cerca disperatamente di ricostruire la sua identità, l’attrito tra loro riaccende un fuoco che credevano spento.

Tra vecchi segreti e nuove sfide, riusciranno a capire che a volte, per andare avanti, bisogna avere il coraggio di tornare dove tutto è iniziato?

Susan Elizabeth Phillips è considerata la regina del romance. Ha vinto 5 RITA Awards e i suoi libri hanno venduto oltre 200.000 copie solo in Italia, posizionandola tra le grandi della narrativa romance internazionale per la sua capacità di cogliere, con estrema delicatezza e un tocco d’ironia, le sfumature dell’animo femminile. Della sua prolifica produzione, Leggereditore ha pubblicato i romanzi Una scelta impossibile; La grande fuga; Cosa ho fatto per amore; Le fragilità del cuore; Amore e fantasia; Impudente e malizioso; First Lady; Vieni via con me; Glitter Baby; tutta la serie Chicago Stars di cui Dream a Little Dream – Un piccolo sogno è il quarto volume, e che tra gli altri include i recenti Quando due stelle si scontrano e Simply the BestUna sfida fuori campo, uscito nel 2024.

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:: Io… e San Padre Pio – Metà racconto, metà recensione di Daniela Distefano

19 febbraio 2026 by

“La speranza è la virtù teologale, cioè ha per oggetto Dio e viene infusa dallo Spirito Santo, per la quale desideriamo il Regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull’aiuto della grazia dello Spirito  Santo. La speranza germoglia nei nostri cuori quando amiamo Dio e ne riconosciamo i segni della sua presenza nella nostra vita e nella storia dell’umanità. L’uomo senza la speranza non può vivere. Tutti i cristiani, infatti, sperano in qualcuno o in qualcosa che li possa salvare. (..) Tutta l’umanità ha aspettato la venuta del Salvatore, la cui nascita si è realizzata in una umile e piccola fanciulla di nome Maria. In ognuno di noi Dio ha posto questa speranza, sta a noi accoglierla. Se ci riusciremo, allora saremo come una finestra spalancata attraverso la quale tutti gli assetati di verità, di sapienza e di amore, potranno entrare”.

Padre Pio sperava e credeva molto nella potente intercessione della Madre del Signore. Quante anime ha salvato dalle mani del diavolo attraverso la sua preghiera di intercessione! Quante anime ha sottratto dal Purgatorio facendole passare in Paradiso attraverso la sua insistenza presso di Lei! Memorabili rimangono poi le catechesi che trasmise dalla cella in un periodo di malattia e di conseguenza lontano dai suoi figli spirituali, dalla fine di aprile al mese di agosto 1959.

In questi brevi pensieri troviamo piccole gocce  di luce e di amore alla celeste Mamma: <<Siamo certi, che se saremo costanti e perseveranti, questa Mamma non rimarrà sorda  ai nostri gemiti. E’ mamma!>>.

<<Chi può donarci la pace? L’autore della pace è soltanto Iddio e il canale per usufruire questa pace è la Mamma celeste>>.

<<Riaccendiamoci sempre più di amore per questa Mamma e siamo fiduciosi che nulla ci sarà negato, perché nulla manca a Lei, che ha un cuore di Madre e di Regina>>. <<Noi sappiamo che questa Mamma celeste ci ama più di quel che noi desideriamo, perché, molte volte, noi desideriamo oltre al bene anche il male – disgraziatamente. Questa Mamma nostra ci offre il bene e nello stesso tempo ce lo conserva, se noi vogliamo, con l’aiuto Suo, imitarla>>.

 Il filo conduttore di questi tesori di catechesi sulla Madonna è vario: Maria è amore infinito e dolcissimo, vuole donarci il suo amore, arricchirci del suo amore, generare amore nei cuori dei figli dell’unico Padre. Questa catechesi mariana provocò un grande miracolo:la guarigione del catechista di padre Pio.

Sin qui, la riflessione, le citazioni, la sintesi del libro “San Pio da Pietrelcina. Maestro di vita cristiana” (Edizioni Segno) di Francesco Guarino e Marcello Stanzione: un vademecum della fontana mistica di San Padre Pio a cui attingevano i suoi figli spirituali, le devote figliole che seguivano passo dopo passo le sue istruzioni di Strumento di Dio – lui sacerdote per Dono –  che ancora oggi ci ammonisce dal Cielo, ci indica la strada, ci mette in guardia e ci dà un colpetto in testa se lo meritiamo. Quanto dista da noi la sua garanzia che il Cielo ci vede ed opera ogni minuto!

Adesso passo a descrivere la mia esperienza personale con San Padre Pio.

La mia andatura spirituale è stata sempre un’ascesa vertiginosa e una rovinosa sbucciatura. Da ragazza non andavo sempre d’accordo con i miei e questo è stato un chiodo che ha forato per lungo tempo la mia carne e quella del Signore e della Madonna. Nei non rari momenti di quiete familiare che abbiamo vissuto noi cinque, papà, mamma, io, mia sorella e mio fratello, ho scoperto la fonte di una insperata grazia tra le mura di casa, una casa grande, gelida d’inverno, afosa, bollente d’estate..Era San Pio da Pietrelcina, questa fonte. Molti segni lo additano come Angelo Protettore mio e dei miei cari. Mia sorella è nata il 23 settembre, festa di San Padre Pio. E io ho ricevuto un dono speciale in gioventù da questo Santo intercessore del mondo intero. Potevo avere 19 anni circa..

Rovistavo nel cassetto personale di mia madre in cerca di qualcosa.. e ho trovato sotto la biancheria, un libriccino di Padre Pio, “Buona giornata.                                              Un pensiero per ogni giorno dell’anno”. Ho chiesto a mia madre se poteva donarmelo, lei ha risposto di sì e da allora non ho smesso di consultarlo… Ma la stranezza non sta qui. Qualche mese dopo la sua scoperta fortuita, ho avuto un segno mistico più tangibile.. per chi vuol credere, ovviamente.

Nella gamba destra si sono formati dei disegnini con le venuzze e uno di questo era la raffigurazione di san Pio da Pietrelcina come riprodotto nel libriccino. E’ rimasta uguale per tutti questi decenni..Sono segni mistici, ma potrebbero non essere creduti, per questo non giudico chi legge con scetticismo e rimane nelle sue opinioni che sono tutte fantasticherie.

San Padre Pio, ogni giorno mi dona il sorriso per amare la Madonna, mi dice:”Dalle un bacio”. Poi mi rende felice quando mi stimola ad adorare Gesù.

“Devi dire: <<Se avessi miliardi di miliardi di cuori, li darei tutti a Te Gesù, e alla Mamma Tua>>. Io gli dico che non solo i cuori ma anche i fiori  gli darei, giacché mi piacciono tanto. Soprattutto le rose bianche alla nostra Mamma del Cielo.

Tutte le rose bianche, i gigli puri, le stelle di Natale, le nebbioline, il candore delle calendive, tutti a Te o Madre Maria, tutti a Te, o Signore assieme ai nostri abbracci, alle lacrime, ai sogni, ai tanti sogni fatti e a quelli pochi, mai dimenticati.

Con san Padre Pio c’è sintonia su tutto, tutta la sua vita è stata un olocausto per la salvezza delle anime. Come non riconoscermi in una delle sue tante devote figlie spirituali. Le indirizzava, le confortava, le strigliava.. poi la vittoria del Cielo per ognuna di loro.. fino all’ultimo. Fino a quando “l’ultimo dei figli sarà entrato nell’ovile”. San Pio da Pietrelcina amava le messe lunghe, anche di tre ore.. ma non faceva lunghe omelie..le sue poche forze glielo impedivano o forse perché era tutto concentrato  sulla riproposizione del Calvario, per questo i gemiti, il dolore, il pianto scrosciante del Santo. Chi assisteva beveva i suoi silenzi come pioggia dorata sul proprio cuore. Io non ho avuto la fortuna di assistere ad una sua celebrazione eucaristica, però sfrutto il dono di Dio della tecnologia e ogni sera ascolto su you tube la sua beata voce per la buonanotte. Un modo per sentirlo accanto, a chiusura della giornata, impartendo “la benedizione, la  più larga, da parte di Dio, non soltanto a voi presenti ma a tutti coloro che vi stanno a cuore, alle vostre famiglie, ai vostri focolari, alle persone a voi care, ma in modo speciale ai poveri sofferenti. Sian Lodati Gesù e Maria, e buonanotte a tutti!”. Grazie San Padre Pio. Ti amiamo. E Grazie a Dio per avercelo dato.

:: Il silenzio che resta di Giuliano Pasini (Piemme, 2026) a cura di Massimo Ricciuti

19 febbraio 2026 by

Elena Dal Pozzo è stata, tempo addietro, una brava giornalista del Corriere della Sera, con una folgorante carriera in arrivo. Poi è nato Mattia e la donna ha deciso di occuparsi solo della famiglia. All’inizio del romanzo la troviamo nello studio di una nota dottoressa che la sta sottoponendo a una seduta d’ipnoterapia. Questo perché un anno prima, nel 2017, Mattia è sparito, lasciando Elena nello sconforto. Per cercare di distrarsi, adesso lavora in un’emittente locale che il suo nuovo compagno ha creato appositamente per lei. Quando il dolore si fa insopportabile, Elena ricorre a un mix di farmaci e di alcolici che, di certo, non l’aiuta. A peggiorare le cose, nel giorno del primo anniversario della scomparsa di Mattia, si perdono le tracce di un altro bambino. Stesso nome, stessa età (sei anni) e stesso luogo, a Treviso lungo il fiume Sile. Il caso viene seguito da due persone che la donna conosce bene: il borioso questore Sernagiotto e il vice questore Santo Mixielutzi. Il primo non ha mai perdonato la giornalista per alcuni articoli scritti in passato. L’altro, un sardo tutto d’un pezzo, è soprannominato la Sfinge, perché sembra non lasciar trasparire alcuna emozione. La sparizione del secondo bambino rischia di far crollare il castello accusatorio che aveva portato all’arresto di un colpevole. Le nuove indagini faranno venire a galla alcune scioccanti verità che riguardano tutti i protagonisti della vicenda.

Il silenzio che resta potrebbe, in parte, spiazzare i lettori di Giuliano Pasini. Questo è un vero e proprio thriller psicologico, che si discosta un po’ dai romanzi precedenti. In realtà, l’autore è sempre stato molto attento alla caratterizzazione interiore dei personaggi e lo dimostra ancora di più nel suo ultimo lavoro. Le figure che emergono maggiormente sono due, entrambe segnate da dolorose vicende personali. Elena è una donna fragile, con un padre assente e una madre che non l’ha mai sostenuta. Attanagliata dal senso di colpa per aver perso di vista il figlio, giusto il tempo che sparisse, trova conforto solo nelle lunghe telefonate con la misteriosa amica Giulia, che vive in Grecia. Insieme alla dottoressa che l’ha in cura, sta cercando di attraversare le cinque fasi del lutto, che sono anche le parti in cui è suddiviso il romanzo: negazione, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione. L’altra figura centrale è quella di Santo Mixielutzi, già presente, anche se non come protagonista, in alcune opere precedenti. Legato alla sua terra da un rapporto di amore e odio, il vice questore reca sulle spalle un tragico evento del passato, legato all’ex compagna Dora. Per tale motivo comprende il dolore di Elena e si avvicina sempre di più a lei, fin quasi a superare i limiti imposti dalle circostanze. Al romanzo fa da sfondo Treviso (con una breve “parentesi” veneziana), città che l’autore conosce molto bene. Lo stesso Pasini ha raccontato che l’idea di questo lavoro gli è balenata in testa dieci anni fa e che non l’ha mai abbandonato, pur scrivendo altro nel frattempo. Noi lettori dobbiamo ringraziarlo per la sua testardaggine nell’aver voluto portare alla luce la storia di Elena e per averla narrata in modo così intenso e profondo.

Giuliano Pasini Nato a Zocca in provincia di Modena, è un orgoglioso uomo d’Appennino che vive in pianura, a Treviso. Socio di Community, una delle più importanti società italiane che si occupano di reputazione, è presidente del Premio Letterario Massarosa e in giuria di altri concorsi italiani e internazionali. Il suo esordio, Venti corpi nella neve (ora Piemme), diventa subito un caso editoriale, tradotto in diversi Paesi. Seguiranno Io sono lo straniero e Il fiume ti porta via, tutti con protagonista Roberto Serra, poliziotto anomalo e dotato di grande umanità, in perenne fuga da sé stesso e dal male che lo affligge. È così che si muore ne segna il ritorno a Case Rosse, dieci anni dopo il primo romanzo. Un’ambientazione che ritroviamo, così come la coppia Serra e Tonelli, nell’ultimo appassionante thriller di Pasini, L’estate dei morti.

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:: Come monetizzare un blog: strategie concrete e qualche riflessione personale

18 febbraio 2026 by

Premesso che non sono un’esperta, ci sono tanti tutorial in giro per la rete molto più tecnici, cercherò di fare il punto della situazione e imparare con voi. Aprire un blog è facile: ci vogliono pochi passaggi e sei subito online. Alcune piattaforme prevedono di defaul la monetizzazione, io parlerò della mia esperienza, WordPress, e in parte Patreon che permette di dare contenuti in esclusiva ad alcuni lettori. Non mi viene in mente il nome di quello che va per la maggiore per diffondere contenuti culturali (Substack, ecco il nome) ma ce ne sono altri oltre Patreon, anche Ko-fi molto ben usato da Alessandro Girola per diffondere i suoi podcast e i suoi testi. Che tu stia scrivendo di lifestyle, business, libri, scrittura, editoria, tecnologia o viaggi, monetizzare è possibile — ma non avviene per caso.

La Pubblicità è il metodo più diffuso e conosciuto, quello che ti da una rendita passiva monetizzando le visite o al più i click. La forma più immediata di monetizzazione è inserire annunci pubblicitari. Ma, io odio i banner pubblicitari, mi danno proprio fastidio, specie se non sei tu a scegliere i banner. Anche Wikipedia sta attivando una campagna per chiedere donazioni spontanee ai suoi utenti per non mettere pubblicità e paywall. Comunque Google AdSense permette di mostrare annunci automatici sul tuo blog e guadagnare in base a clic o visualizzazioni. Molto facile da attivare, con il piano Premium di WordPress è quasi automatico, e non contempla nessun prodotto da creare. Ma prevede traffico alto, (è una buona soluzione se superi almeno 10.000 visite mensili) e guadagni inizialmente bassi. Con il rischio che alcuni lettori trovino i banner e non tornino più. E poi le visite sono una conseguenza automatica se fai un buon lavoro, ma non ha senso rincorrerle. Insomma se lavori bene le visite arrivano naturalmente. Meglio che con pubblicità su Facebook, o altro.

L’affiliate marketing è un altro metodo molto in voga, che uso anche io, e non monetizza le recensioni ma la tua credibilità, se il libro che promuovi è veramente buono, puoi fidelizzare il lettore, se no lo perdi per sempre. Amazon Assoziates è il più in voga ma io uso anche Libreria Universitaria. Il programma Amazon è il più utilizzato. Esempio: scrivi un articolo sui “migliori libri di crescita personale” e inserisci link affiliati ai prodotti consigliati. Non devi gestire spedizioni o clienti e guadagni proporzionalmente alla fiducia del tuo pubblico. Ma le commissioni sono molto, molto basse, pochi centesimi.

Collaborazioni e post sponsorizzati arrivano quando il blog cresce, anche se ai blogger i Brand preferiscono gli influencer che smuovono mille mila follower. Esempi: recensini prodotto, articoli con citazione del brand, newsletter sponsorizzate. Qui il guadagno non dipende dalle visite ma dal tuo posizionamento nel mercato. Nelle nicchie specifiche (finanza, beauty, tech) i compensi possono essere molto interessanti.

Vendita di prodotti digitali è il modello più redditizio nel lungo periodo. Puoi vendere ebook, template, guide pratiche, corsi online, Membership. Chi costruisce un’audience fedele può usare piattaforme come Shopify o Gumroad per vendere direttamente. Qui il blog diventa un vero asset imprenditoriale.

Piattaforme Video e Live Streaming: YouTube: Tramite il Programma Partner (AdSense, abbonamenti al canale, Super Chat), è una delle piattaforme più potenti per la divulgazione culturale video. Twitch: Utilizzato per dirette, visite guidate virtuali, interviste o approfondimenti culturali dal vivo.

Piattaforme Digitali e di Nicchia (Made in Italy): ITsART: Nata per lo streaming di spettacoli, arte, teatro e documentari culturali italiani. amuseapp: Una nuova piattaforma italiana che si concentra sull’uso dell’AI e contenuti culturali nei luoghi di culto e cultura. Gumroad: Ottimo per vendere direttamente prodotti digitali (e-book, guide, pdf, piccoli documentari).

Servizi e consulenze: se il tuo blog dimostra competenza in un settore, puoi offrire: coaching, consulenze, servizi freelance, workshop. Molti professionisti usano il blog come strumento di personal branding per attrarre clienti qualificati.

Membership e community private: Creare contenuti premium accessibili solo tramite abbonamento mensile. Piattaforme come Patreon permettono di offrire contenuti esclusivi ai membri.

Crowdfunding/Donazioni: Sostegno libero da parte della community (Ko-fi).

Monetizzare un blog dunque è possibile. Non fatevi scoraggiare. Ma non è magia, è metodo.

Il punto non è “come faccio a guadagnare?”, ma: “Come posso diventare così utile che le persone siano felici di pagarmi?”

Spero di esservi stata utile, alla prossima Shan::

:: Un anno nel Medioevo di Luigi Barnaba Frigoli (Newton Compton, 2026) a cura di Patrizia Debicke

18 febbraio 2026 by

Con Un anno nel Medioevo, Luigi Barnaba Frigoli costruisce un ambizioso affresco storico sorprendentemente immersivo, in grado di restituire al lettore la complessità di un’epoca troppo sovente limitata o meglio soffocata nello stereotipo dei “secoli bui”.
Questo progetto, come sottolinea Andrea Frediani nella prefazione, nasce dalla doppia competenza dell’autore poco comune e molto preziosa: quella di storico e di narratore.
Da questa sua perfetta convergenza prende forma un vivace saggio narrativo ibrido, dove il rigore delle fonti convive con una forte tensione evocativa, che riesce a trasformare la divulgazione in conoscenza pratica.
Il contesto evocato è il 1299, un anno di passaggio carico di gravi tensioni politiche, religiose e sociali, sospeso alla vigilia del primo Giubileo indetto da Bonifacio VIII.
L’Italia, la penisola, frammentata in poteri e fazioni, appare come un largo crocevia di conflitti, ambizioni e fermenti culturali, con le città che si espandono e i commerci fioriscono mentre le campagne restano ancora legate ad antichi ritmi esistenziali. In questo stratificato scenario, Frigoli ha preferito utilizzare una struttura esplicativa corale: ovverosia i dodici mesi dell’anno vissuti in prima persona da sei protagonisti, emblematiche figure di altrettanti ceti e ruoli sociali.
Bianca, immaginaria contadina (l’unico personaggio nato dalla fantasia dell’autore) della Val Trebbia, rappresenta il mondo dei “laboratores”, fatto di fatica, stagionali ritualità e comunitarie credenze. Attraverso il suo sguardo emergono il sistema feudale, la precarietà dell’esistenza e la centralità dei riti collettivi, scanditi dal duro lavoro agricolo e dal calendario liturgico.
Geri Spini, potente mercante fiorentino, incarna la nuova alta borghesia urbana, che diventa la principale protagonista di un’economia in espansione e di città sempre più dinamiche, dove il denaro ridisegna gerarchie e opportunità.
Matilde di Hackeborn, monaca e mistica, introduce il lettore nella vincolata pace della dimensione claustrale, fatta di spiritualità intensa, interiori tensioni e contraddizioni tra fede, disciplina e personale sensibilità.
Ruggero da Fiore, soldato di ventura e corsaro, porta sulla scena il duro e instabile mondo delle armi, delle mutevoli alleanze e della violenza usata come professione, mentre Beatrice d’Este consente al lettore lo straordinario accesso ai grandi palazzi aristocratici, dove matrimoni strategici, intrighi e rapporti di potere determinano sia il destino delle donne che quello delle dinastie.
Infine, il cardinale Iacopo Caetani degli Stefaneschi offre uno sguardo privilegiato sui vasti corridoi della Curia romana, sulle accorte strategie di Bonifacio VIII e sulla complessa costruzione simbolica e politica del Giubileo, evento destinato a segnare profondamente l’immaginario europeo.
La forza del volume risiede proprio in questo prospettico dispositivo con sei voci che si alternano, mentre sei diverse coscienze filtrano la realtà, permettendo al lettore di attraversare il Medioevo dall’interno. Non si tratta di una semplice sequenza di capitoli tematici, ma di un vero percorso esistenziale, dove ogni personaggio affronta stagioni, malattie, conflitti, paure e ambizioni, sempre entro i confini rigidi di una società fortemente normata da tradizione, religione e consuetudine.
Frigoli insiste sulla vita quotidiana dei suoi sei personaggi : cosa si mangiava, come si curavano le malattie, quali superstizioni o idee guidavano le loro scelte, come ciascuno di loro percepiva il peccato, la morte e la salvezza. Ne emerge un Medioevo vivo, contraddittorio, capace di ferocia e di gioia, mistico e pragmatico, dove la distanza dal presente mette in risalto universali costanti del carattere umano.
Il ricorso sistematico alle fonti medievali e alla storiografia moderna conferisce solidità all’impianto, mentre le parti indispensabili e di plausibile ricostruzione per la trama sono dichiarate con metodologica onestà, trasformando il testo in un laboratorio di consapevole divulgazione.
In questo senso, Un anno nel Medioevo dialoga idealmente con la lezione di Barbara Tuchman, Jacques Le Goff ed Eileen Power, ma tenta una strada personale: raccontare la storia come esperienza vissuta, senza rinunciare alla precisione scientifica. Il risultato è un’opera capace di parlare a una vasta platea di lettori, offrendo tanto il piacere del racconto quanto la profondità dell’analisi storica. Un viaggio nel tempo che non si limita a ricostruire un’epoca, ma invita a interrogarsi sulla persistenza delle paure, delle ambizioni e delle speranze che continuano e continueranno sempre a caratterizzare l’essere umano.

Luigi Barnaba Frigoli, nato a Milano nel 1978, è giornalista e studioso di storia medievale. È autore di diversi fortunati romanzi storici sui Visconti: La Vipera e il Diavolo, Maledetta serpe (Premio letterario Lago Gerundo 2018 per il miglior romanzo storico) e Il morso del basilisco. Nel 2017 ha scritto un saggio sulla fondazione del Duomo di Milano, La Cattedrale del Diavolo. Ha pubblicato i romanzi Guerriera. L’incredibile storia di Bona Lombardi (premio speciale Amalago-Agar Sorbatti 2024) e Il terzo Grimm. Ha realizzato una serie di podcast su figure femminili del Medioevo italiano, disponibili su Spotify. La Newton Compton ha pubblicato Un anno nel Medioevo.

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:: L’impronta del lupo di Jo Nesbø (Einaudi 2026) a cura di Valerio Calzolaio

18 febbraio 2026 by

Minneapolis. Settembre 2022 (e ottobre 2016). Lo scrittore norvegese Holger Rudi arriva a Minneapolis dall’aeroporto di Oslo per fare ricerche su un caso di omicidi avvenuto lì sei anni prima. Il suo romanzo di true crime è già a buon punto, si è dato otto giorni di lavoro sul campo fra quartieri, edifici, strade e locali dei fatti accertati. Del resto, la metropoli statunitense è piena di immigrati, famiglie e accenti norvegesi, c’era già stato, si trova a suo agio. Il romanziere intende cercare di capire meglio come e perché l’accaduto è accaduto, di entrare un poco nella testa dell’assassino e di altre persone coinvolte, di narrare da tassidermista, di individuare forse l’umano nel disumano. La scena torna così indietro nel tempo, al 2016 (alla vigilia del convegno annuale Nra, la lobby dei produttori d’armi): da una parte il colpevole racconta in prima persona il tentativo di uccidere un mercante d’armi legato alle gang, mirando a distanza con la carabina M24 da un palazzo dove è conosciuto come Tomas, poi la fuga e il suo piano da adattare, visto che Marco Dante (grasso e scemo, che veste italiano, mangia italiano e parla con un finto accento italiano) è stato colpito ma non ucciso, ora resta in coma all’ospedale; dall’altra seguiamo i detective che indagano, in particolare l’agente investigativo della Omicidi Bob One-Night Oz (anche lui con bisavoli norvegesi, cacciati da fame e tempi grami), rabbioso dopo che Alice lo ha lasciato (insieme per dodici fedeli anni), collezionista di donne-da-una-notte e gran bevitore (formalmente così estromesso dal caso), brava persona, chiacchierone, basso e bruttino, occhi azzurri e capelli rossi, testardo più che geniale, insistente più che affascinante, sulla scia della “tosta” bartender Liza, capelli neri e frangetta, sfacciata aria sicura di sé nonostante la leggera zoppia.
L’ottimo talentuoso fortunato Jo Nesbø (Oslo, 1960), già calciatore di A, agente di borsa, giornalista, chitarrista e paroliere (spesso negli stadi con la sua band Di Derre), padre cresciuto a Brooklyn, da circa trent’anni è famoso nel mondo soprattutto per gli ottimi lunghi tredici noir (1997 – 2022) della serie Harry Hole (da tempo siamo tutti tragici holeomani), ma scrive spesso altre interessanti narrazioni di genere (quando non ha da suonare o arrampicarsi). Quest’ultimo godibile romanzo è ambientato a Minneapolis (la città dei noti omicidi contemporanei, George Floyd nel 2020 e ora quelli provocati dall’Ice), a inizio 2026 ecosistema umano complessivamente meno violento di altri, con popolazione molto eterogenea dal punto di vista etnico (ben spiegata). Del resto, probabilmente non c’è connessione tra l’incidenza del crimine in un luogo e la sua capacità di ispirare buone storie noir e crime, o gialle. Le peculiarità stilistiche restano efficaci: la narrazione alterna una terza persona varia al passato (Bob più spesso) a una prima persona al presente (più rara e breve, lo scrittore nel 2022 e l’assassino nel 2016). Frequenti i riferimenti alle presidenze Usa di Obama e Trump in quel decennio; oltre che al Sindaco e agli amministratori pubblici di Minneapolis. Nesbø non è certo di centrodestra, apprezza Piketty, si documenta, mira comunque all’intrattenimento e ritiene saggiamente che “la postura didascalica è sempre pericolosa per i romanzi”. Utili riflessioni sull’ideazione, su pregi e difetti, richiami e rischi, colori e rumori dei centri commerciali, a partire dal Southdale Mall. Come altre volte, la gestione dei diabetici gioca un certo ruolo. Whisky a gogo. Bob Dylan e Prince sono nativi del Minnesota, considerati di Minneapolis, lo scrittore ben lo sa. Oz guadagna un punto con la playlist del cellulare (versione di Emmylou Harris di Tougher Than The Rest, a volume basso).

Jo Nesbø è uno dei piú grandi autori di crime al mondo. I suoi libri hanno venduto oltre 40 milioni di copie. È nato a Oslo nel 1960. Ha giocato a calcio nella serie A del suo Paese, ha lavorato come giornalista free lance, ha fatto il broker in borsa. Tutt’oggi suona regolarmente con la band norvegese dei Di Derre. Della serie con protagonista l’ispettore Harry Hole, presso Einaudi ha pubblicato: Il leopardo, Lo spettro, Polizia, Il pipistrello, Scarafaggi, Nemesi, Il pettirosso, La stella del diavolo, Sete, L’uomo di neve, Il coltello e Luna rossa. Presso Einaudi ha pubblicato anche i thriller Il cacciatore di teste, Il confessore, Sangue e neve, Sole di mezzanotte (da cui l’omonimo film con Alessandro Borghi), Il fratello,La famiglia, la raccolta di racconti Gelosia, l’horror La casa delle tenebre e L’impronta del lupo (2026). Nella uniform edition in Super ET, con le copertine di Peter Mendelsund, sono finora usciti: Il pipistrello,Lo spettro, Scarafaggi, Il leopardo, Nemesi, La stella del diavolo, La ragazza senza volto, Sole di mezzanotte, Il confessore, Polizia, Il pettirosso, Sete, L’uomo di neve, Il coltello, Il fratello, Gelosia e La casa delle tenebre.

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:: Raymond Chandler contro Hollywood di Andrea Carlo Cappi (Delos Digital, collana Atlante del Giallo) a cura di Giulietta Iannone

16 febbraio 2026 by

Dall’altra parte, Chandler ebbe modo di dare libero sfogo alla propria prosa in maniera più libera rispetto a quanto potesse fare sui pulp magazines, sviluppando il proprio stile personale al di sopra dell’essenzialità della trama richiesta da quel tipo di pubblicazioni. Il suo linguaggio si differenziò sempre di più da quello di Dashiell Hammett: se questi veniva paragonato a Hemingway, Chandler sarebbe stato visto come il Fitzgerald del giallo.

Raymond Chandler contro Hollywood di Andrea Carlo Cappi, edito da Delos Digital nella collana Atlante del Giallo, curata da Luigi Pachì, è un breve saggio alquanto interessante su uno dei più importanti e popolari autori hard-boiled statunitensi del secolo scorso: Raymond Chandler, meglio conosciuto come il padre di Philip Marlowe, iconico investigatore privato portato sullo schermo, tra gli altri, da un carismatico Humphrey Bogart che se vogliamo ha segnato l’immaginario noir in modo indelebile.

Ma come era la vecchia Hollywood, come era lavorare per Studios, registi stizzosi, case di produzione varie, come scrittori o sceneggiatori, se vogliamo l’ultimo ingranaggio tra libro o sceneggiatura e prodotto cinematografico finito da mandare in sala? Questo indaga Cappi, tra divagazioni e dotte citazioni da lettere, saggi, e testi vari consultati e messi in relazione tra loro con dovizia di aneddoti, anche tristi, leggende, e analisi puntuali e approfondite.

Riuscì Chandler a preservare la sua arte in quel mondo, per certi versi oscuro e corrotto, anche se all’apparenza scintillante e dorato? Bella domanda. Certo Chandler, pur con il suo immenso talento letterario, non era una persona facile: sicuramente alcolizzato, come suo padre che sicuramente gli creo, con la sua assenza e il suo disinteresse, molte fragilità e vuoti affettivi, scontroso, poco malleabile, si offendeva facilmente, serissimo nella sua professione di scrittore quanto inaffidabile nella vita privata.

Chandler, tuttavia, resta uno degli scrittori più significativi di un’epoca d’oro della letteratura in cui anche un autodidatta come lui, (arrivò alla scrittura tardi, dopo un licenziamento, per raggranellare due soldi, vendendo racconti per Black Mask, negli anni della Grande Depressione), poteva emergere e affermarsi, trasformando e rivoluzionando un genere popolare, e quasi denigrato dagli intellettuali dell’epoca, in un genere elevato a dignità letteraria.

È raro che chi ha scritto un libro abbia voce in capitolo sull’eventuale versione cinematografica. Vendere i diritti non comporta automaticamente che venga realizzato un film, tantomeno, se ciò avviene, che l’adattamento sia fedele alla storia su cui è basato o che abbia un destino felice.

Naturalmente non si parla solo di Chandler, Cappi fa una panoramica argomentata che parte dalla vecchia Hollywood e giunge a tempi più recenti, citando film, sceneggiati, rubriche radiofoniche, anni di produzione, attori più o meno noti, rendendo la lettura un pozzo di informazioni per gli appassionati sia della letteratura che del genere noir. Alcune cose sono trattate più superficialmente, altre più approfonditamente, ma la lettura è godibile, e molte cose non le sapevo, e mi reputo una estimatrice del noir, per cui l’autore ha condotto davvero un gran lavoro di scavo che l’ha portato a dare luce a fatti anche meno noti.

Tornando a Chandler nel 1942 fece il suo primo incontro con Hollywood ricavando qualche migliaio di dollari dalla vendita dei diritti di alcune opere, ma l’assenza di Marlowe dalle rappresentazioni filmiche non faceva certo pubblicità né ai libri originali né al suo personaggio e questo sicuramente ha segnato un certo scontento che comunque non l’ha fermato dal lavorare per Hollywood arrivando a essere lui ad adattare per il cinema romanzi altrui.

Il mondo del cinema fu per Chandler una doccia fredda, soprattutto non sopportava che gente che non sapesse scrivere avesse l’ultima parola negli script, e questo è solo un esempio delle mille incomprensioni che si verificarono, che tra antipatie personali (detestava vivamente James M. Cain, tra gli altri) e sue personali improvvisazioni, dovette affrontare.

Ma poi Philp Marlowe sbarcò a Hollywood e si può dire tutto cambio, in meglio, anche perché ormai Chandler aveva acquistato una certa esperienza, sia nel lavoro di sceneggiatore, sia sulle usanze di quel mondo. Con gli anni, sebbene fosse di norma scontento di Hollywood, iniziarono a offrirgli cifre da capogiro e percentuali sugli utili. E questo naturalmente gli fece tollerare molti retroscena che con la sua penna al curaro non si tratteneva dallo stigmatizzare.

Nonostante il suo livore per Hollywood non si tirò indietro quando per esempio si trovò a lavorare niente meno che con il mago del brivido: Alfred Hitchcock. Ma vi ho davvero già detto troppo.

Insomma, il saggio di Cappi oltre ad essere approfondito e ben scritto, è anche divertente e per certi versi istruttivo, e offre al lettore, anche quello più specializzato, spunti di sicuro interesse.

Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964), vive tra l’Italia e la Spagna. Autore di un’ottantina di titoli tra narrativa e saggistica, scrive serie noir e spionistiche, tra cui Agente Nightshade per Segretissimo Mondadori, ma lavora anche su fantastico e horror. Autore di romanzi con Martin Mystère (Premio Italia 2018) e con Diabolik & Eva Kant, cura le collane M-Rivista del Mistero presenta e, per Delos Digital, Spy Game – Storie della Guerra Fredda.

:: Da Gallucci Glifi – in arrivo “Memory Girl”, il romanzo d’esordio di Anna Praderio

16 febbraio 2026 by

La giornalista e critica cinematografica Anna Praderio esordisce nella narrativa con Memory Girl, 
un romanzo che affronta il tema della violenza contro le donne. 
La storia romantica e femminista di una “supereroina della realtà” con il potere straordinario di rendere visibili i ricordi

Clarice ha 25 anni, è una giornalista promettente empatica sempre in movimento per Milano, e ha una passione per le storie, sia quelle degli altri che le proprie. Si definisce una “romantica perdente” per via delle sue relazioni sfortunate, l’ultima con Marco, da cui si è appena separata. Alla Mostra del Cinema di Venezia, con una diva hollywoodiana che le chiede aiuto e una canzone di Amy Winehouse in testa, Clarice scopre di avere un dono, forse sviluppato come reazione al dolore: la capacità di materializzare i ricordi come in un film. Un potereinspiegabile, capace di svelare verità e accendere speranze. I suoi migliori amici, Luna e Michele, una avvocata per i diritti delle donne e un pediatra impegnato nel volontariato, le suggeriscono come dare un senso a questa dote: aiutare il prossimo. In una Milano romantica e cinematografica, con atmosfere degne di La La Land e Colazione da Tiffany, cominciano così le avventure di Memory Girl in sostegno di una donna molestata, di un immigrato maltrattato, di una comunità che rischia di perdere un punto di ritrovo e molti altri. Grazie al suo altruismo, Memory Girl attira anche l’attenzione di Marco, risvegliando i sentimenti di Clarice.
Tra fiaba femminista e urban fantasy, rom-com brillante e romanzo di formazione, Memory Girl è una storia di empowerment attualissima, attraversata dall’amore per il cinema: una mappa di citazioni, ricordi e consapevolezze con cui Clarice si orienta per costruirsi – ancora prima di un futuro – un suo posto qui, ora. Con l’invincibile leggerezza di un musical e dei vent’anni.

Anna Praderio è una giornalista Mediaset della redazione del TG5, il telegiornale per cui segue la cronaca cinematografica dalla fondazione nel 1992. Dal 2007 cura la rubrica “Note di Cinema” per Iris, il canale tematico di Mediaset. Ha scritto per le pagine milanesi del quotidiano “la Repubblica” ed è membro dell’Accademia dei David di Donatello. Questo è il suo primo romanzo.

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:: Sammy Basso: arriva in libreria la biografia firmata dai genitori

16 febbraio 2026 by

Sammy Basso: la sua emozionante storia arriva in libreria con Sammy. Una vita da abbracciare, la biografia a cura dei genitori Amerigo e Laura.

Scritto insieme alla giornalista Chiara Pelizzoni, il libro raccoglie le testimonianze dei genitori, degli amici e dei collaboratori più importanti di Sammy Basso – il giovane biologo affetto da progeria, scomparso nel 2024 e divenuto simbolo di impegno e speranza – per raccontare come ha saputo trasformare una condizione rarissima in un capolavoro luminoso, fatto di consapevolezza e altruismo.

Jovanotti nella prefazione: «Ho incontrato Sammy ed è stato un dono, perché incontrare l’allegria, la curiosità, l’intelligenza incarnate insieme in una persona è un dono raro».

Con queste parole Jovanotti apre la prefazione a “Sammy. Una vita da abbracciare“, restituendo con immediatezza la forza luminosa di Sammy Basso (1995-2024), biologo e ricercatore, figura profondamente amata e riconosciuta dal pubblico per la sua storia unica e per l’esempio lasciato a chiunque lo abbia incontrato.

Affetto da progeria, rarissima malattia genetica nota come sindrome da invecchiamento precoce, Sammy ha vissuto con un’intensità straordinaria un’esistenza che avrebbe potuto essere segnata dalla rinuncia e dalla sfiducia, trasformandola invece in un capolavoro di ottimismo, consapevolezza, responsabilità, partecipazione e altruismo. Fragile nel corpo ma instancabile nel pensiero, attento agli altri e soprattutto ai più sofferenti, ha saputo coniugare fede e scienza, radicalità evangelica e rigore nella ricerca, dati e passione, disciplina e speranza.

Il libro nasce dal desiderio, forse audace ma necessario, di raccogliere il senso profondo della sua vita e delle verità luminose che Sammy ha scoperto, vissuto e condiviso. Attraverso le voci dei genitori, Amerigo Basso e Laura Lucchin, e di amici e collaboratori – dalla psicologa al fisioterapista, fino alla collega ricercatrice – prende forma un racconto corale che intreccia memoria e testimonianza. È la storia di un ragazzo diventato giovane uomo capace di ribaltare prospettive, generare sorrisi, commuovere e interrogare.

I genitori lo descrivono come «una nave che conosceva la meta, ma anche un capitano-esploratore, pronto ad aprire vie nuove». Ha abbracciato la vita così com’era, senza mai arrendersi ai limiti. Era, come scrivono Amerigo e Laura, «zucchero e acciaio». E il suo cammino continua oggi attraverso l’A.I.Pro.Sa.B., l’associazione da lui fondata nel 2005 per sostenere la ricerca sulla progeria e sulle malattie genetiche rare, da Tezze sul Brenta all’Italia e al mondo.

«Sammy, nella sua breve e infinita vita, ci ha insegnato l’essenziale, che è vivere, un giorno alla volta, con gratitudine e coraggio», scrive ancora Jovanotti. E aggiunge: «La cosa che mi fa impazzire è quanto amore c’è intorno a te, Sammy». È forse questa l’eredità più grande: una vita che continua a generare amore, responsabilità e speranza, ricordandoci che la misura del tempo non è la durata, ma la profondità con cui viene vissuto.

Amerigo Basso e Laura Lucchin abitano a Tezze sul Brenta (VI), il piccolo paese dove hanno vissuto con Sammy la storia che raccontano in questo libro, ma insieme al loro figlio straordinario hanno percorso, e percorrono ancora, strade che portano in tutta Italia e fino agli Stati Uniti e alla Cina. Oggi, insieme ad altri volontari, continuano l’opera di Sammy a sostegno della ricerca scientifica sulla progeria e altre malattie genetiche rare legate a un difetto del gene della lamin A (LMNA) nella A.I.Pro.Sa.B. (Associazione Italiana Progeria Sammy Basso) nata nel 2005 per volontà dello stesso Sammy.

Chiara Pelizzoni, giornalista professionista, è responsabile dell’area Famiglia di Famiglia Cristiana. Inizia l’attività professionale collaborando per la pagina Cultura e Spettacoli del Giornale di Brescia. Ha lavorato a Roma per le redazioni dei programmi di Rai1, Rai3, Tv2000 e MTV. Nel 2012 è stata capo ufficio stampa del VII Incontro Mondiale delle famiglie (Mi 2012), nel 2017 della visita di papa Francesco a Milano e alle terre ambrosiane. È presidente dell’associazione Per il refettorio ambrosiano Odv.

:: Capodanno cinese 2026: è l’anno del Cavallo di Fuoco

16 febbraio 2026 by

Domani, 17 febbraio 2026, si apre l’anno del Cavallo di Fuoco secondo il calendario lunare tradizionale cinese. Il Capodanno cinese, noto anche come Festa di Primavera (Chunjie), è la ricorrenza più importante dell’anno: dura quindici giorni, dalla vigilia fino alla suggestiva Festa delle Lanterne, che quest’anno cade il 3 marzo.

Nel calendario zodiacale cinese ogni anno è associato a un animale e a uno dei cinque elementi (legno, fuoco, terra, metallo e acqua). Il Cavallo è simbolo di energia, movimento, libertà e determinazione; l’elemento Fuoco ne amplifica le caratteristiche, richiamando passione, slancio vitale e trasformazione.

Si preannuncia dunque un anno dinamico, caratterizzato da entusiasmo, iniziativa e cambiamento. Tradizionalmente, si ritiene che questo periodo favorisca le scelte coraggiose, i nuovi progetti e la crescita personale.

Durante la Festa di Primavera, il rosso domina ogni ambiente. Non è una scelta casuale: nella cultura cinese questo colore rappresenta prosperità, gioia e protezione dagli spiriti maligni.

Case, negozi e strade si riempiono di lanterne rosse, nastri decorativi e striscioni con frasi augurali scritte in caratteri dorati. Anche le tradizionali buste rosse, contenenti denaro e donate soprattutto ai più giovani, sono simbolo di buon auspicio e prosperità per l’anno nuovo.

Nei giorni che precedono il nuovo anno, è tradizione dedicarsi a una profonda pulizia della casa: un gesto simbolico ricco di significati, soprattutto per spazzare via la sfortuna dell’anno passato e accogliere con rinnovata energia quello che sta per cominciare.

Una volta iniziato il nuovo anno, però, per alcuni giorni si evita di spazzare o buttare via oggetti, per non rischiare di allontanare anche la fortuna appena arrivata.

La Festa di Primavera è prima di tutto una celebrazione familiare. Milioni di persone si mettono in viaggio per tornare nella città d’origine e riunirsi con i propri cari. La cena della vigilia è il momento più atteso: un’occasione per condividere piatti tradizionali carichi di significato simbolico, ciascuno legato a prosperità, longevità o fortuna.

Oggi la Festa di Primavera è celebrata ben oltre i confini della Cina. In molte città del mondo — Italia compresa — si organizzano parate, spettacoli, danze del leone e del drago, mercatini e iniziative culturali che coinvolgono comunità locali e curiosi.

È un’occasione per scoprire tradizioni millenarie e per lasciarsi contagiare da un messaggio universale: ogni nuovo anno è un’opportunità di rinascita, rinnovamento e speranza.

Buona festa a tutti!