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L’urlo dell’innocente, Unity Dow,(ed. Le Assassine 2019) A cura di Viviana Filippini

31 luglio 2020

“Nessuno dei tre poteva sapere che di lì a cinque anni, dall’apertura di una scatola sarebbe uscito un urlo che non poteva essere ignorato: l’oscurità non sempre basta per tenere nascosto il male.”

Botswana. Tutto comincia con una strana sparizione, quella di una bambina di 12 anni di nome Neo in “L’urlo dell’innocente” della scritttrice Unity Dow, pubblicato dall’editrice Le Assassine. Un ragazzo si presenta alla polizia con ciò che resta degli abiti della ragazzina. Le forze dell’ordine non hanno la più pallida idea di come gestire il fatto, gli indizi del caso rinchiusi in una scatola spariscono, o forse vengono fatti sparire di proposito, mentre gli agenti avvisano la famiglia di Neo, dicendo che la ragazzina sarebbe caduta vittima di bestie feroci, forse leoni. Tutto sembra finire lì, ma cinque anni dopo, nel villaggio di Neo, arriva Amantle Bokaa, una giovane mandata in quel luogo a fare il suo tirocinio medico. La ventiduenne alle prese con le pulizie in uno sgabuzzino troverà, per caso, una vecchia scatola finita lì chissà quando e come. Sopra ci sono poche parole “Neo Kakang: CBR-45/94/”. La curiosità di Amantle è tanta e la sua voglia di sapere creerà un terribile scompiglio nel villaggio dove si trova. Il romanzo della Dow ha una trama ad alta tensione, dove la scoperta della scatoletta nascosta e del suo contenuto, scatenano un vero e proprio putiferio nel villaggio del Botsowana dove lei è capitata. È come se all’improvviso i fantasmi del passato che non hanno avuto pace, tornassero a farsi sentire per una vera giustizia. Quella che non hanno ottenuto mai. Amantle cercherà di capire cosa è successo a Neo. Saranno davvero stati i leoni o quegli indizi ritrovati dopo cinque anni hanno un significato nascosto da scoprire? La giovane assisterà allo scoppio della rabbia delle genti locali che insorgeranno e lo faranno prendendo in ostaggio le due infermiere colleghe di Amantle, scagliandosi contro la polizia, contro le autorità, chiedendo giustizia e la verità mai raccontata. Con le genti del posto c’è la famiglia di Neo, che non ha mai creduto alla versione dell’aggressione dei leoni data dalla polizia. Amantle si metterà dalla parte delle popolazioni locali e farà il possibile per aiutarle a scoprire cosa accadde davvero alla piccola Neo. Quello che emerge durante la lettura di “L’urlo dell’innocente” sono il non demoralizzarsi mai e la tenacia costante di Amantle nel cercare la verità, perché la giovane arriva in ambulatorio e le sue colleghe dimostrano subito la loro superiorità aprendo lo spazio quando vogliono e relegando Amantle a compiti ben diversi da quello che una tirocinante medica dovrebbe fare. La ragazza dimostra grande forza di resistenza e impegno anche quando roverà informazioni su Neo, proprio quelle che la spingeranno a lottare per la verità. Altro elemento che spicca nel libro della Dow è il fatto che Neo, la ragazzina sparita, non compare nelle storia, ma la sua presenza è il grido costante di un innocente che chiede giustizia per i soprusi subiti. L’autrice (giudice, attivista per i diritti umani, scrittrice e ministro del governo del Botswana) porta il lettore nella terra d’Africa, nei suoi paesaggi selvaggi, nelle sue terre dove le popolazioni sono legate a culti primitivi, dove la povertà e la lotta alla sopravvivenza sono la routine quotidiana per le genti del posto. Ed è in questo mondo, narrato ne “L’urlo dell’innocente” di Unity Dow che si innesta il bisogno di giustizia, di verità e di tutela dei diritti umani, troppo spesso schiacciati dall’arrogante prepotenza del più forte. Traduzione a cura di Marina Grassini.


Unity Dow, giudice, attivista per i diritti umani, scrittrice e ministro del governo del Botswana è nata in un’area rurale dove i valori tradizionali erano dominanti; ha frequentato Giurisprudenza all’Università del Botwsana e dello Swaziland e poi a Edinburgh in Scozia, suscitando con la sua educazione occidentale un misto di stima, ma anche di sospetto. Impegnata nella difesa dei diritti delle donne, è stata tra le fondatrici di  EmagnBasadi, la prima organizzazione femminile del Paese. Si è occupata dei diritti dei gay e ha partecipato anche alla creazione di Aids Action Trust. Prima donna giudice dell’Alta Corte del Botswana, si è impegnata molto per la democratizzazione delle leggi del Paese, per esempio nell’ambito del diritto di famiglia. Personaggio poliedrico, ha dimostrato il suo valore anche come scrittrice; nei suoi libri spesso emergono i conflitti tra i valori occidentali e quelli tradizionali, ma anche i problemi riguardanti i rapporti tra uomo e donna in un continente afflitto dalla povertà come quello africano. La Dow ha contribuito al libro Schicksal Afrika (Destino Africa) dell’ex presidente tedesco Horst Koehler (2009), e ha spesso fatto parte di missioni dell’Onu in Sierra Leone e Ruanda. Oltre al conferimento della Legion d’onore francese, Unity Dow è stata menzionata al Women of the World Summit nel marzo 2011 come una delle 150 donne che “scuotono il mondo”. Dal 2013 è entrata in politica e da allora ha più volte rivestito il ruolo di ministro.

Source: proprietà del recensore. Grazie a Francesca Ghezzani dell’ ufficio stampa.

:: Una furia dell’altro mondo, Lisa de Nikolits (Edizioni Le Assassine 2019) a cura di Viviana Filippini

2 luglio 2019

Copertina Nikolitis_Una-furia-dellaltro-mondoMi sveglio, ho dolori da tutte le parti. Sono intrappolata nell’oscurità, come se fossi sott’acqua … Sì … respiro, ma il bruciore mi morde la carne fino alle ossa. Cerco di sollevare la testa, ma è troppo pesante, è come un enorme ceppo d’albero in cui sono piantate le braccia che mi formicolano mentre i gomiti sono rottami in mille pezzi. Ho qualcosa di rotto? Perché non riesco a muovermi? Mi concentro sulla bocca. I denti sono serrati, la mascella è bloccata”.

Questi i pensieri di Julia Redner la protagonista del romanzo “Una furia dell’altro mondo” edito da edizioni Le Assassine. Julia è una donna in carriera, pronta a tutto raggiungere il massimo successo. Julia però si trova in una sorta di strano aldilà che, a tratti, ricorda un aeroporto, ma si sente a pezzi, completamente dolorante e fuori luogo. In realtà questo posto di attesa, dove non mancano i comfort come la sala per rilassarsi, quella dover farti fare trattamenti di bellezza e pure una sala bowling, è una sorta di dimensione sospesa tra quello che è l’aldilà e l’aldiquà. Sì, perché leggendo il romanzo della Nikolits, si ha come la sensazione che a Julia sia accaduto qualcosa di tremendo ma, non essendo ancora del tutto giunta la sua ora, la donna riceverà una seconda possibilità. Volto nuovo – quando tornerà a casa i nipoti non la riconosceranno nemmeno – e pure nome rinnovato aiuteranno Julia, pian piano, a ricordarsi chi l’ha aggredita (il suo ex amante e datore di lavoro). L’evento traumatico emerge grazie ad uno psicoterapeuta che è, allo stesso tempo, umano e ha in sé tratti che lo fanno assomigliare ad un angelo. Il ritorno nell’aldiquà, ossia sulla Terra, nella vita quotidiana di ogni giorno, permetterà alla protagonista di sistemare non solo il suo aggressore, ma anche tante situazioni irrisolte che la donna aveva lasciato lì sospese prima della brutale aggressione. “Una furia dell’altro mondo” è un thriller surreale, è un romanzo pieno di colpi di scena imprevisti e inaspettati. Quella della Nikolits è una storia nella quale grazie all’atmosfera onirica che lo caratterizza il lettore viaggia in una dimensione strana a tal punto, da non comprendere se è realtà e quindi se Jane si trova in essa davvero o se tutto è una sua proiezione mentale, un lungo sogno nel quale la donna comprende che deve cambiare le cose e le azioni per tornare a vivere. Accanto a Jane, piena di lividi, ematomi, rabbia e dolore, ci sono strane figure che la aiutano, compresa quella Beatrice dal sentore vagamente dantesco. Certo è che il romanzo della De Nikolits fa riflettere sulla violenza che le donne subiscono e su quanto sia difficile fare i conti con se stessi e con chi ti ferisce nella psiche, nei sentimenti e nel corpo. Julia ha un carattere forte, ma l’aggressione subìta e il cammino di ripresa pieno di intoppi e di una non facile presa di coscienza di sé, uniti alla nuova occasione concessa, permetteranno alla protagonista di “Una furia dell’altro mondo” di provare a mettere in ordine le cose e comprendere che chi ama davvero non ti riduce in fin di vita, ma ti salva e sostiene nel cammino del vivere. Traduzione dall’inglese Tiziana Prina.

Lisa De Nikolits Originaria del Sud Africa, ha vissuto e lavorato come art director negli Usa, in Gran Bretagna e in Australia. Qui dopo essere stata licenziata da una società dei media, decide di trasferirsi in Canada, che considera un Paese molto più aperto e multietnico. Nel 2003 prende la cittadinanza canadese e si dedica in modo professionale e continuo alla scrittura: “Do One Thing A Day For Your Writing” (Fai ogni giorno qualcosa per la tua scrittura), sebbene fin da giovanissima abbia riempito i cassetti con i suoi manoscritti. Una furia dell’altro mondo è il suo settimo romanzo e ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Lisa de Nikolits è molto attiva e impegnata nel valorizzare e sostenere la scrittura femminile di gialli, per cui con altre scrittrici anima diversi gruppi: Sisters in Crime, Mesdames of Mayhem, a cui si aggiungono Crime Writers of Canada e The International Thriller Writers.

Source testo ricevuto dall’autore. Grazie a Francesca Ghezzani, dell’ufficio stampa Francesca Ghezzani.