Posts Tagged ‘massimo ricciuti’

:: Gleba di Tersite Rossi (Pendragon 2019) a cura di Massimo Ricciuti

21 ottobre 2019

GlebaIn una grande città italiana s’intersecano le vicende di vari personaggi, destinati a incontrarsi in un unico e terribile disegno. Paolo, un diciassettenne insicuro, frequenta una scuola particolare, che spinge i frequentanti a una competizione senza scrupoli e ad annullare le proprie emozioni, controllate dall’amigdala. Amina, una ragazza marocchina, per un periodo è compagna di studi del coetaneo Paolo, ma poi prende una brutta strada e deve rivolgersi al fratello, fanatico religioso che ha scelto il Jihad. Adriana, impiegata modello, è, in realtà, un’aspirante brigatista che medita vendetta contro i “padroni”. Poi ci sono Valeria ed Enrico, moglie e marito, che portano avanti un rapporto precario tanto quanto le rispettive occupazioni lavorative. Queste sono le principali figure di Gleba, alle quali se ne affiancano tante altre, per comporre quello che è un vero e proprio romanzo corale. Numerose sono le tematiche affrontate dall’opera: su tutte spicca il lavoro, che è quasi sempre precario, insoddisfacente e alienante. Il termine “gleba” assume così un duplice significato: come terra che dà origine alla vita e come terra a cui essere asserviti. Altro argomento portante del romanzo è il terrorismo, nella doppia accezione di islamico e brigatista. Del primo è protagonista Kemal, il fanatico fratello di Amina, del secondo Adriana, entrambi guidati da figure superiori che hanno come obiettivo due attentati. Passando all’autore del romanzo, va detto che, in realtà, si tratta di un collettivo di scrittura. Il nome è un omaggio a Tersite, l’antieroe per antonomasia della mitologia greca, qui incarnato da Paolo. Gleba è la quarta opera di Tersite Rossi ed è di difficile classificazione: questo perché tratta parecchie tematiche, utilizzando generi letterari diversi. Fondamentali sono, comunque, i significati politici e sociali che caratterizzano anche i tre precedenti romanzi. Tutti si possono ascrivere alla cosiddetta letteratura impegnata: di volta in volta gli autori si sono occupati di mafia, politica, economia e tanto altro. Anche in Gleba s’intuisce la notevole opera di documentazione, così come l’indagine sulla realtà, da cui tutto prende avvio. Quanto al finale, lascia aperto uno spiraglio di speranza almeno per due dei protagonisti. A dominare resta, però, la paura di un futuro dominato sempre più dalle tecnologie, in grado di rendere schiavi gli uomini e annullarne i sentimenti e la volontà.

Tersite Rossi è un collettivo di scrittura.
Esordisce nel 2010 con il romanzo “È già sera, tutto è finito” (Pendragon), appartenente al genere della Narrativa d’Inchiesta e centrato sul tema della cosiddetta trattativa fra Stato e mafia d’inizio anni Novanta (finalista al Premio Alessandro Tassoni 2011 e al premio Penna d’Autore 2011).
Nel 2012 esce il suo secondo romanzo con le “edizioni e/o”, il noir distopico “Sinistri”, all’interno della collana “SabotAge” curata da Massimo Carlotto, ambientato in un futuro fin troppo prossimo, intriso di tecnocrazia liberticida e folli tentativi di ribellione.
Nel 2016 esce il suo terzo romanzo, il thriller economico-antropologico “I Signori della Cenere” (Pendragon), a chiudere la “trilogia dell’antieroe” avviata con i precedenti due, sullo sfondo della crisi finanziaria d’inizio millennio e delle sue ragioni più profonde, ancestrali.
Nel 2019 esce il suo quarto romanzo, “Gleba” (Pendragon), appartenente al filone della new italian epic e centrato sulla tematica del lavoro, sfruttato e vendicato, che segna l’ingresso nell’era del post-eroe.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa.

:: Un tango per Victor, Lorenzo Mazzoni, (Edicola Ediciones, 2016) a cura di Massimo Ricciuti

23 Mag 2016
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Denil è un ragazzo di origini italo-cilene che vive ad Amsterdam. Le sue giornate sono tutte uguali, divise fra il lavoro presso un coffee shop e le serate da DJ. La sua conoscenza della storia cilena è affidata ai racconti dello zio Victor, sottrattosi appena in tempo alla dittatura di Pinochet. La monotona esistenza di Denil è destinata a cambiare quando vede una ragazza improvvisare passi di tango per le vie della città. Incantato dalla sua bellezza e dalla sua grazia, il giovane cerca di rintracciarla, finché sarà proprio lei, Julia, a entrare nel locale in cui Denil fa il DJ.

Pubblicato una prima volta nel 2008, questo romanzo rivede la luce grazie alla volontà e al lavoro degli editori di Edicola Ediciones. Intriso d’ironia e di poesia al tempo stesso, il libro dà comunque ampio spazio alla drammatica storia cilena e rende omaggio al grande cantante Victor Jara, assassinato dagli aguzzini di Pinochet. La musica è centrale nel racconto, tantissimi sono i brani citati. Ed è fondamentale per l’incontro fra Denil e Julia, accompagnando anche la loro breve storia d’amore. Un tango per Victor è un gioiellino da (ri)scoprire, impreziosito dalla splendida illustrazione di copertina, opera di Francisca Yáñez

Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974. Ha vissuto a Londra, Istanbul, Parigi, Sana’a, Hurghada e ha soggiornato per lunghi periodi in Marocco, Vietnam e Laos. Scrittore, saggista e reporter ha pubblicato numerosi romanzi, fra cui Il requiem di Valle Secca (Tracce, 2006; finalista al Premio Rhegium Julii), Le bestie/Kinshasa serenade (Momentum Edizioni, 2011), Apologia di uomini inutili (Edizioni La Gru, 2013). È il creatore dell’ispettore Pietro Malatesta, protagonista dei noir (illustrati da Andrea Amaducci ed editi da Koi Press) Malatesta. Indagini di uno sbirro anarchico. La trilogia (2011), La Tremarella (2012), Termodistruzione di un koala (2013), Italiani brutta gente (2014), Il giorno in cui la Spal vinceva a Renate (2015). Il suo ultimo romanzo, Quando le chitarre facevano l’amore (2015; Premio Liberi di Scrivere Award), è stato pubblicato da Edizioni Spartaco. Diversi suoi reportage e racconti sono apparsi su il manifesto, Il Reportage, East Journal, Scoprire Istanbul, Reporter e Torno Giovedì. Collabora con il Fatto Quotidiano. È docente di scrittura narrativa di Corsi Corsari. Nel 2015, insieme al fotografo Tommy Graziani, ha fondato IbnBattuta.viaggi, un contenitore culturale di esperienze umane che promuove workshop di scrittura, reportage e fotografia in giro per il mondo.

Source: acquisto del recensore.

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:: Il matrimonio di mio fratello, Enrico Brizzi (Mondadori, 2015) a cura di Massimo Ricciuti

29 dicembre 2015
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Il matrimonio di mio fratello è una saga familiare, quella dei Lombardi, lunga quarant’anni. Protagonisti sono i due fratelli Max e Teo, cui fanno da contorno i genitori e Sofia, la sorella più piccola. Mentre è di ritorno a Bologna da una trasferta di lavoro al Sud, Teo viene avvertito della sparizione del fratello. Pur controvoglia, decide di recarsi presso lo sperduto paesino delle Dolomiti in cui Max vive. Approfittando del lungo viaggio Teo rievoca in prima persona la storia della sua famiglia a partire dalla fine degli anni ‘70. A ciò si affiancano le vicende dell’Italia, dalla prosperità degli anni ’80 a Tangentopoli, dalle stragi di mafia alla discesa in campo di Berlusconi per poi arrivare, in mezzo a tanti stravolgimenti politici e sociali, ai giorni nostri. Ciò che resta centrale nelle 500 pagine del romanzo è, però, la storia dei Lombardi, famiglia del ceto medio-alto bolognese, in cui entrambi i genitori lavorano e possono permettersi più di qualche sfizio. Nel racconto emergono nette le differenze fra il 42enne Max e il 39enne Teo. Il primo si ribella presto ai genitori e, terminate le scuole, decide di seguire la sua grande passione, l’alpinismo. Inoltre si sposa con Giulia dalla quale ha due figli. Teo, invece, almeno in apparenza più pacato, si laurea e va a lavorare presso la Vortex, la ditta di motociclette di cui il padre è dirigente. Max fallisce la scalata di uno dei monti più alti del mondo, il Nanga Parbat, con conseguenze drammatiche che lo segneranno per sempre. La sua vita lavorativa e personale va in pezzi e, nonostante i tentativi d’aiuto del fratello, si chiude in se stesso fino a sparire in un luogo difficile da raggiungere. Dal canto proprio Teo porta avanti un’esistenza da scapolo incallito, passando da una donna all’altra senza alcuna intenzione di mettere su famiglia. La terzogenita Sofia resta un po’ sullo sfondo, anche se talvolta è proprio lei, con le sue sagge parole, a risolvere intricate situazioni. Come ha dichiarato lo stesso Brizzi, il romanzo è incentrato sul rapporto dei personaggi con i momenti chiave della vita, in particolare il matrimonio e il legame con i figli. Siamo lontani, in tutto e per tutto, dal Brizzi di Jack Frusciante e non potrebbe essere altrimenti. L’autore è cresciuto e maturato, il linguaggio utilizzato è privo dello slang giovanilistico che contraddistingueva il suo esordio narrativo. Qui ci sono due quarantenni alle prese con le difficoltà che riserva l’esistenza e che ciascuno affronta in maniera diversa. Consci che alla fine il loro rapporto resisterà sempre e comunque, così come quello con i genitori e la sorella. Se dovessi individuare una “pecca” nel romanzo, la indicherei nella prolissità di alcune descrizioni che rallentano un po’ il ritmo. Nel complesso, però, la lettura resta piacevole e mi sento comunque di consigliarla.

Enrico Brizzi è nato a Bologna nel 1974 e ha esordito a vent’anni con il romanzo Jack Frusciante è uscito dal gruppo, al quale hanno fatto seguito Bastogne (1996), Tre ragazzi immaginari (1998) ed Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile (1999). Dalla passione per i viaggi a piedi ‘ che l’ha portato a percorrere la Via Francigena fra Canterbury e Roma e l’antico itinerario dalla Città eterna a Gerusalemme ‘ Brizzi ha tratto ispirazione per Nessuno lo saprà (2005) e Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro (2007). Gli Psicoatleti (2011) è invece frutto di un cammino di oltre 2100 chilometri fra Alto Adige e Sicilia in occasione dei 150 anni dell’Unità nazionale. Compongono la trilogia dell'”Epopea fantastorica italiana” i romanzi L’inattesa piega degli eventi (2008), La nostra guerra (2009) e Lorenzo Pellegrini e le donne (2012). Tra i suoi ultimi titoli L’arte di stare al mondo (2013), In piedi sui pedali (2014) e il libro scritto con l’asso del ciclismo Vincenzo Nibali Di furore e lealtà (2014).

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Anna dell’ Ufficio Stampa Mondadori.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.