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:: Milano Bagdad – Diario di un magistrato in prima linea nella lotta al terrorismo islamico in Italia di Stefano Dambruoso, con Guido Olimpio (Mondadori 2004) a cura di Marcello Caccialanza

21 novembre 2017
Milano Bagdad

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Come sono organizzate le cellule del terrorismo islamico operanti in Italia? Qual è la loro funzione in ambito internazionale? Dove si concentrano i militanti e quali sono i loro contatti con i paesi musulmani? Con questo libro, Stefano Dambruoso, magistrato della procura milanese in prima linea nelle indagini sul terrorismo islamico, e il giornalista Guido Olimpio, esperto di terrorismo internazionale, ci illustrano la reale entità del pericolo e in quali direzioni si stanno muovendo gli inquirenti, quali sono le persone che contano all’interno della rete di moschee e centri di aggregazione musulmana, quali le zone a più alto rischio di attentati in questi mesi. Le indagini condotte negli ultimi anni, soprattutto dopo l’11 settembre, hanno fornito un quadro inquietante. È emersa una rete di specifiche funzioni gerarchiche e parallele, dal predicatore al reclutatore, dal finanziere al capo militare, dal responsabile dell’informazione all’addetto alle relazioni fino allo shahid, l’ultimo anello della catena. Le nazionalità sono diverse e così pure l’estrazione sociale. Diverse sono anche le sigle, intrecciate talora in un groviglio non facilmente districabile, con cambi di ruolo e di alleanze e lotte di potere interne. Un crogiuolo di forze aggreganti insieme a forze disgreganti, dove l’esaltazione massima dell’individualità rappresentata dall’attentatore suicida si affianca alla volontà di riscatto della comune radice islamica. Prende corpo un asse Milano-Bagdad, composto di elementi formati in Europa e federato con i gruppi locali mediorientali, un organismo che si muove nel segno della globalizzazione utilizzando per i suoi scopi l’informatica e la neotecnologia assieme alla strumentazione bellica più primitiva e più accessibile. Sull’altro fronte c’è il lavoro investigativo delle varie procure italiane, collegate con le procure europee, che, fra mille difficoltà, hanno compiuto grandi passi avanti negli ultimi anni. Questo libro è il diario di bordo di un ufficio giudiziario impegnato giorno per giorno contro il terrorismo.

Un libro dalla stesura difficile e dal contenuto attuale, scritto con grande puntualità di nozioni ed obiettività di intento; capostipite di quella letteratura d’attualità che purtroppo non ha smesso di tenere banco anche ai giorni nostri.
Questo testo concepito a quattro mani da Stefano Dambruoso con la collaborazione di Guido Olimpio- datato 2003-2004- rappresenta a ragion veduta un primo e valido esempio di documento/studio in merito alla spinosa questione del terrorismo.
Si parte dalla presentazione a tutto tondo del radicalismo islamico, cioè una sorta di rete di supporto logistico al terrorismo di Al Qaeda, eversione allo stato puro che si trasforma in un sistema operante che uccide materialmente.
Per poi in un secondo momento sottolineare, con grande lucidità, di come la città di Milano e la Lombardia stessa siano a tutti gli effetti i luoghi più appetibili, in cui prendono forma queste tesi di morte. Infatti, nolente o volente, il faro che illumina il terrorismo islamico in Italia resta la Moschea di viale Jenner, sita nel capoluogo lombardo.
L’autore medesimo, però, per sfatare equivoci e facili generalizzazioni che potrebbero scaturire un pericoloso scontro di civiltà, si affretta ad affermare con grande chiarezza che la stragrande maggioranza dei luoghi di culto frequentati da Mussulmani non sono da ritenersi fucina di violenza e di odio.
Anche se, grazie alle sue ricerche ben ponderate e suffragate da riscontri tangibili, si è riusciti a dimostrare che dal computer di viale Jenner sono partiti prima dell’ 11 settembre importanti messaggi per l’Afghanistan, creando così un invisibile filo telematico che ha dunque unito gli estremisti presenti nel nostro Paese alle basi organizzate da Bin Laden.
In un rapporto ufficiale gli stessi Americani hanno confermato che dopo gli attacchi alle Torri Gemelle sono emerse documentazioni attendibili che hanno dimostrato senza ombra di dubbio la complicità di Viale Jenner …quale centro di reclutamento per gli stessi militanti.
Da leggere per riflettere e trarre le proprie considerazioni!

Stefano Dambruoso, esperto giuridico presso la Rappresentanza permanente italiana alle Nazioni Unite di Vienna, è stato per otto anni Sostituto Procuratore della Repubblica a Milano, dove si è occupato in particolare di inchieste sul terrorismo ultra-fondamentalista islamico.

Guido Olimpio giornalista esperto di terrorismo internazionale ha seguito sul Corriere della Sera le attività della stessa forma di terrorismo in Italia e all’estero.

Source: libro del recensore.

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:: La cagna di Mattia Cuelli (Clown Bianco Edizioni 2017) a cura di Federica Belleri

20 novembre 2017
La-cagna-di-Mattia-Cuelli

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Andrea Negri ha i capelli corvini e gli occhi verde smeraldo. È Appuntato dei Carabinieri a Brescia. Donna bellissima, dal fisico tonico e preparato. I suoi turni di pattuglia scorrono uno dopo l’altro, fino al giorno maledetto nel quale un’aggressione brutale le cambia completamente la vita. Il suo fascino subisce la distorsione dettata dal male, le sue sicurezze crollano per lasciare spazio alla pura crudeltà. La sua lucidità subisce un duro colpo e si ritrova scaraventata contro il muro dell’illegalità. Scavalcarlo è un attimo, un breve istante per cambiare rotta e non voltarsi più indietro. Da quel momento il tempo scorre in maniera diversa, i minuti si susseguono fra continue scariche di adrenalina, la sua personale giustizia calpesta quella del popolo. Andrea si circonda di amici particolari, unici e originali. Scopre se stessa e il suo lato buio attraverso un’oscura presenza che la segue ovunque, costringendola a buttare fuori il peggio di sé o il meglio. Dipende dal punto di osservazione. Andrea soffre e sembra alimentare il proprio dolore ogni volta che uccide. Cosa ci si può aspettare da una donna che ha perso tutto, e che ha soltanto bisogno di un po’ di sano calore umano?
Brescia e provincia sono invase da un vortice di violenza incontrollabile, la mafia russa padroneggia e controlla prostituzione e nuove droghe da immettere sul mercato. Non ci si può fidare di nessuno e bisogna per forza imparare a proteggersi le spalle. Dove sta la verità? Qual è il suo prezzo?
La cagna è la storia di una guerra, dal ritmo serrato, dai toni pulp. Andrea è un’eroina moderna e intuitiva. Ma è pur sempre una donna, dalla sensibilità celata. Una femmina che vorrebbe amare e proteggere, senza riuscirci. La cagna è una lotta contro il tempo, maledetto e inesorabile. La cagna è un thriller che ci inchioda di fronte alla realtà, alla morte, all’odore del sangue. Non lascia scampo al lettore, che prova empatia immediata con i personaggi creati dall’autore, nel bene e nel male. Le scene descritte si visualizzano con chiarezza e lasciano spiazzati. La lettura scorre e le pagine vengono voltate una dopo l’altra fino all’epilogo. Senza scampo, senza tregua.
Immergetevi nella vita di Andrea Negri. Buona lettura.

Mattia Cuelli nasce a Leno (Brescia) il 26/01/1976. Si diploma nel 1995 al Liceo Scientifico statale di Ghedi (brescia), per poi entrare nell’azienda di famiglia dove tutt’ora è impiegato. La passione per la lettura la scopre in giovane età, quando inizia a divorare in particolare gli scritti di Terry Brooks e Stephen King. E’ amante del cinema, della Harley-Davidson e è un convinto animalista. Vive con la moglie Francesca. con la quale è sposato dal 2009, e con piccolo cagnolino di nome Banny a Montichiari, in provincia di Brescia.

Source: inviato al recensore dall’autore.

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:: I figli strappati- 1932-1945: dall’ambasciata di Roma ai lager nazisti di Fey Von Hassell (Edizioni dell’Altana 2000) a cura di Marcello Caccialanza

14 novembre 2017

figli strappati

La lettura del romanzo autobiografico “I Figli Strappati “ di Fey Von Hassell è un ‘occasione alla quale un buon lettore non può certamente esimersi dal prendervi parte; in quanto quest’opera non rappresenta solamente un affresco storico-culturale di un periodo grigio dell’umana follia, ma incarna anche la celebrazione più sentita del coraggio al femminile che lotta contro tutto e contro tutti per raggiungere il suo obiettivo di donna e di madre.
La protagonista Fey è la figlia dell’ambasciatore tedesco a Roma Ulrich Von Hassell, una donna che gioca il suo ruolo di prestigio, giostrandosi con grande abilità tra l’élite della sua amata Germania e i fasti dei salotti dell’Italia dabbene, dove incontrerà l’aristocratico Pirzio- Biroli, suo futuro consorte che le regalerà la gioia di una famiglia numerosa.
Una vita perfetta sembrerebbe la sua! Fino a quando, impotente, assiste alla nascita del Terzo Reich e perde fiducia nei valori della sua Madrepatria. Da questo momento inizia il suo personale calvario! Il padre nel 1944 sarà giustiziato dai Nazisti, in quanto reo di aver preso parte attiva ai movimenti di resistenza contro Hitler. Il marito verrà allontanato e non ci sarà alcuna speranza di un ricongiungimento, neppure dopo la fine della guerra. Ma il dolore più lancinante per Fey sarà quello di vedersi strappare dal proprio grembo i due figli più piccoli.
Da quel momento per la donna inizierà una lotta contro il tempo che la porterà a soggiornare in alcuni dei più tristemente famosi campi di concentramento: da Stutthof a Buchenwald, da Buchenwald a Dachau, ma con un obiettivo sempre nel cuore, riabbracciare i suoi due cuccioli.
E lei con caparbietà che contraddice una madre ferita ce la farà!
“I Figli Strappati” non è dunque il solito romanzo buonista e melenso, è un piccolo capolavoro di verità, scritto con grande accuratezza psicologica ed insospettato senso umoristico.
Una curiosità riguardo a questo romanzo autobiografico, la Rai ha tratto una fiction di successo, protagonisti Antonia Liskova nel ruolo di Fey e Daniele Pecci nel ruolo di Pirzio- Biroli. Prefazione di Giuliano Vassalli.

Fey von Hassell, sposata Pirzio-Biroli, è figlia di Ulrich von Hassell, già ambasciatore tedesco a Roma negli anni Trenta, “giustiziato” dai nazisti nel 1944 per la sua coraggiosa partecipazione alla resistenza contro Hitler. Muore il 14 febbraio 2010, riposa nella tomba di Famiglia nel piccolo cimitero di Santa Margherita del Gruagno, in comune di Moruzzo (UD).

Source:  libro del recensore.

:: Persistenti tracce di antichi dolori di Monica Bartolini (I Buoni Cugini Editori, 2016)

10 novembre 2017
persistenti tracce di antichi dolori

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Persistenti tracce di antichi dolori di Monica Bartolini è una raccolta di racconti di genere storico, tre per la precisione dal titolo Aes grave, Anno Domini 806 e Autodafè. Con un unico filo conduttore, preziosi manufatti di inestimabile valore (che sono rocambolescamente giunti fino a noi) che hanno nel passato scatenato gli istinti peggiori degli uomini. Le tracce di quegli antichi dolori persistono e ci portano a interrogarci sui misteri che li avvolgono. E questi misteri hanno spinto l’autrice a scavare nella memoria collettiva e nelle sue conoscenze storiche per riportare in vita, almeno sulle pagine, gli uomini e le donne che quelle drammatiche storie vissero. Certo sono personaggi di fantasia, alcuni, altri sono re o santi davvero esistiti, ma ciò che importa e ciò che interessa davvero è la commistione tra storia e fantasia, tra quello che è stato e quello che avrebbe potuto essere. Se amate il genere storico, troverete il gioco affascinante, la storia di Eusto e di sua moglie Alypia vi commuoverà, come i drammi patiti da Gayle, la straniera e le sue brighe per mettere sul trono suo figlio, o la storia di Antoni e degli ultimi Maya sterminati dagli spagnoli. Ma cosa è rimasto di tutto ciò dell’eco delle loro grida, del clangore delle spade delle loro lacrime? Sono rimaste vestigia antiche come l’Asse romano Minerva-Toro, è una moneta, la prima moneta bronzea della Roma repubblicana, custodita ancora oggi presso il Medagliere Capitolino, o Reliquiario di Monymusk, una preziosa teca di argento e pietre dure che conteneva l’osso del braccio di San Columba, il primo evangelizzatore della Scozia antica, ora in mostra presso il National Museum of Scotland di Edimburgo, o il Codex Dresdensis, una meravigliosa pergamena Maya custodita a Dresda presso la SLUB, la Biblioteca Universitaria del Land di Sassonia. Da questi oggetti che racchiudono un magnetismo forse magico, l’autrice ha creato le sue storie portandoci nel 293 a. C. alla vigilia della battaglia di Aquilonia, poi nel 806 d. c. nell’Abbazia di Iona, nelle Isole Ebridi interne, e infine nel 1562 quando si consumò un Autodafè, per ordine del tribunale religioso spagnolo, nello Yucatan ai danni delle ultime vestigia Maya. Storie di sangue, morte, vendetta, dolore, che l’autrice descrive non dimenticandosi del ruolo delle donne, soprattutto la coraggiosa Alypia e la determinata e astuta Gayle eroine di mondo dominato dal potere della forza e della violenza. Sono racconti parimenti belli, forse il primo è quello che mi è rimasto più impresso con la scena finale di grande pathos. Tre popoli dunque Sanniti, Gaelici, Maya spazzati via dalla storia a cui Monica Bartolini dà dignità raccontando le loro storie. Da segnalare la bellissima copertina di Niccolò Pizzorno. Buona lettura!

Monica Bartolini vive e lavora a Roma. Nota nel panorama letterario come la Rossachescrivegialli, è autrice di romanzi e racconti gialli, declinati in tutte le gradazioni possibili di noir. Il racconto Tanti auguri, Maresciallo! viene pubblicato su Giallo Mondadori n.3009. Con il racconto Cumino assassino ha vinto il Gran Giallo Città di Cattolica 2010, nell’ambito della XXXVII edizione del MystFest, pubblicato poi sul numero 3019 dei Gialli Mondadori. Ha pubblicato il giallo Interno 8. Ma il lavoro che ama di più è Le geometrie dell’animo omicida, che nel 2011 entra nella cinquina del Premio Tedeschi. Collabora alla diffusione del “morbo giallo” con recensioni di libri per i siti Thriller Cafè e Wlibri e leggendo i suoi libri gialli preferiti nelle scuole italiane, secondo il progetto “Piccoli Maestri”, una scuola di lettura per i ragazzi. Ha anche un suo sito, monicabartolini.it, dove esprime la sua anima gialla.

Source: libro inviato dall’ editore, si ringrazia l’ Ufficio Stampa.

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:: Mentre volavo via – Quattordici racconti tristi che vi faranno stare meglio di Sara Nissoli (Bookabook 2017) a cura di Greta Cherubini

10 novembre 2017
copertina

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C’è Carla la pigiamaia, che all’insaputa del marito in anni di lavoro ha accumulato un capitale. Diego Betti, quello dello scuolabus. Marta e Giorgio che cercano una casa più grande. E poi Giovanni, La Gatta, Alessandro Passoni della 2a B.
I protagonisti dei racconti di Mentre volavo via di Sara Nissoli sono persone comuni con vite apparentemente ordinarie. Non si conoscono tra loro, non vivono neppure nella stessa città, eppure hanno qualcosa in comune: la voglia di raccontarsi e il bisogno di riscatto.
Con uno sguardo disincantato e malinconico, velato di amara ironia, l’autrice traccia il ritratto di quattordici sconosciuti e delle loro desolate esistenze, lasciando che i personaggi si raccontino da sé. Sarte, impiegati, donne, bambini, porteranno alla luce segreti inconfessabili, frustrazioni, insoddisfazioni e solitudini, con il coraggio disperato di chi ormai non ha più nulla da perdere.
Grazie alla forma lieve e allo stile asciutto e svelto, “Mentre volavo via” vi racconterà storie tristi strappandovi un sorriso; vi stupirà con finali inaspettati che vi lasceranno l’amaro in bocca; vi farà rimanere sospesi per un attimo alla fine di ogni storia prima di precipitarvi a divorare il racconto successivo; e vi farà guardare con occhi nuovi quei volti anonimi che vi circondano ogni mattina al bar o sul tram senza che vi siate mai accorti di loro, lasciandovi fantasticare sulle loro tragicomiche esistenze.

Sara Nissoli è nata a Treviglio (BG) nel 1984. Vive a Milano e quando non scrive per la pubblicità inventa storie. Mentre volavo via è la sua prima raccolta di racconti.

Source: inviato al recensore dall’ editore, si ringrazia Claudia Tanzi di Mara Vitali Comunicazione.

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:: Diciamolo in italiano: l’abuso dell’ inglese nel lessico dell’ Italia e incolla di Antonio Zoppetti (Hoepli 2017)

6 novembre 2017
diciamolo in italiano

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Che cos’è l’itanglese? Una moda? Un segno di provincialismo? Un fatto di pigrizia? Di superficialità? Un espediente per pavoneggiarsi davanti agli interlocutori? Per intimidirli? Per ingannarli? È il latinorum contemporaneo? Un effetto collaterale dell’importare pratiche, discipline e tecnologie nate e sviluppate altrove, senza riuscire a farle davvero nostre? O si tratta del segno che l’italiano di molti italiani è, come afferma in questo libro Antonio Zoppetti, fragile?

[dalla prefazione di Annamaria Testa]

Un interessante e approfondito studio del destino della nostra lingua, partendo dall’ingresso nel nostro vocabolario dei termini inglesi affiancati a quelli francesi nell’ Ottocento, fino ad arrivare alla brusca accelerazione quasi incontrollata degli ultimi decenni.

Il come è avvenuto, il perché ha avuto questo terreno così fertile in Italia, le differenze con gli altri paesi – soprattutto Francia e Spagna dove si sono posti dei limiti più rigidi a questa invasione tanto repentina quanto inarrestabile – sono solo alcuni degli spunti che vengono affrontati durante la lettura di quest’opera che, fatta salva forse un’eccessiva ridondanza di numeri e dati statistici (chiaramente anche necessari a definire la portata di tale evento), contribuisce ad approfondire un fenomeno che è sempre più pervasivo e al tempo stesso anche fastidioso, forse perché indicatore di un senso di inferiorità verso una lingua che appare più avanzata, più prestigiosa e più calzante con la realtà di oggigiorno.

Va tutto bene? Ci sono dei pericoli? L’italiano è destinato a diventare un dialetto d’Europa? Si può ancora intervenire in qualche maniera? Questi ed altri interrogativi sono approfonditi dall’ autore ed alcune possibili soluzioni vengono suggerite in modo che ognuno di noi possa fare una riflessione obiettiva e razionale sul come comunichiamo e su come potremo farlo in futuro senza snaturare la nostra preziosa lingua che dovrebbe essere vista come un punto di forza e un marchio di qualità anziché un idioma in fase di obsolescenza.

Antonio Zoppetti si occupa di lingua italiana come redattore, autore e insegnante. Nel 1993 ha curato il riversamento digitale del Devoto-Oli, il primo dizionario elettronico italiano. Nel 2004 ha vinto il Premio “Alberto Manzi” per la comunicazione educativa. Ha scritto vari libri di linguistica e alcuni manuali di italiano pubblicati da Hoepli.

Source: libro inviato dall’ autore al recensore. Si ringrazia l’ Ufficio Stampa Hoepli.

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:: Io, cristiana di Monica Mondo (San Paolo Edizioni 2017) a cura di Daniela Distefano

6 novembre 2017
IO, CRISTIANA di Monica Mondo

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“Col tempo mi accorgo che l’unica cosa che vale e che fa pienamente uomini è la ricerca, che muove l’intelligenza e il cuore”.

Sull’intelligenza, di cui siamo più o meno dotati, pochi hanno dubbi, ma è il cuore la guida, e va seguito, però non prima di aver dato tutto perché la ragione ceda, intelligentemente – sostiene Monica Mondo, autrice di questo opuscolo che rischiara l’anima, lucida la fede, rinfranca lo spirito.
Mi accingo a parlarne con molto timore, non voglio sciupare il dono di pagine che sorprendono per chiarezza di idee e scrittura armoniosa.
Si respira una nuova religione, non quella degli anni in cui viviamo (senza fiducia, speranza, affidamento). Persino la più invocata delle parole che ci connotano, la libertà, ha un sapore divenuto senza sale, ed il Signore lo diceva: senza sale non c’è buon cibo.
Cos’è allora la libertà?

E’ una parola che ci esalta, ci commuove; una parola che ci definisce nel profondo. Così vorremmo essere: liberi. Il suo suono rimanda a pensieri e volti che fanno parte della storia e di noi. Dagli eroi di Maratona ai martiri del nostro tempo, che ancora lasciano madre, padre, sorelle, fratelli, figli per un ideale di libertà.
Rimanda a Dante:”Libertà vo cercando ch’è sì cara/ come sa chi per lei vita rifiuta”.
Graffiata sui muri delle celle dei condannati a morte.
Sospirata in lunghe prigionie, cercata attraversando il mare.
Si può morire, per la libertà, propria e altrui. Si può rinunciarvi, per donarla. Siamo figli di una cultura che ha posto la libertà a base del diritto..”.

Sono certa che da qualche parte nel mondo siamo già pronti per accogliere la liberazione del Signore, c’è un paradiso che per essere tale dev’essere condiviso da tutti, non solo da molti. Forse Gesù vuole solo che aspettiamo: alla fine ogni essere umano varcherà la soglia dell’Eden celeste partendo da un rivelato Eden terrestre. Vivo in un’isola che ha tutto per essere Cielo, ma sembra da sempre terra di diavoli. Rifletto leggendo questo libro ricco di spunti.
Un’idea affascinante?

“Perché non studiamo i santi insieme agli eroi? Perché conosciamo i nomi di Masaniello e Pietro Micca, di Garibaldi e Matteotti, e tocca entrare a catechismo per saperne di più di Filippo Neri e Faà di Bruno, di don Bosco e Massimiliano Kolbe. Hanno storie bellissime, i santi: scuotono, infiammano, incantano, muovono a sentimenti nobili, ci ricordano che non tutto è stato male. I santi entrano invece nei “librini” di catechismo, nella legenda del canone, non nella storia”.

Perché?
Penso a santi e sante sconosciuti, a Marthe Robin, a Natuzza Evolo, a tutte le figure che nel nostro tempo sono state dei fari nella notte dell’ateismo.
Perché oggi molti giovani non vogliono essere come loro e desiderano invece avere, possedere, comandare?
Mi piacerebbe che la scuola, gli insegnanti, facessero comprendere ai ragazzi – un moderno, tecnologico, gregge senza pastore – che la gioia della vita è anche sacrificio per Dio, lotta per se stessi, amore per gli altri.
Non solo volontariato, ma anche struttura del cervello, rivoluzione della prospettiva. Si crescerebbe con più consapevolezza, pronti ad affrontare il vero combattimento contro il Male e le sue propaggini.
Parole vuote, retorica, genericità? No, semplicemente Dio.
Se ami Gesù, ami anche l’essere vivente.
Lasciatemi sognare, perdermi tra un salmo, sostare sotto la quercia di un vangelo.
Non sono nulla, ma per Dio valgo tantissimo. Lasciatemi sognare. Un mondo senza più bullismo, senza insulti, senza complessi di inferiorità. Perché è questo che vivono molti ragazzi delle nuove generazioni che non hanno conosciuto la speranza, l’età dell’oro della fine delle sanguinarie guerre totalitarie.
Quello che stiamo facendo è incanalarci verso una spirale di odio e rancore. Non ne usciremo bene, meglio saperlo, meglio edificare sulla roccia, perché solo così non vedremo crollare i nostri riferimenti, le nostre fondamenta, la nostra storia unica di cristiani da oltre duemila anni.

Monica Mondo, torinese, laureata in Lettere Classiche, vive a Roma, dove lavora come autore e conduttore a TV 2000. Ha scritto per diverse testate giornalistiche, di cultura e politica; ha lavorato nell’editoria e per la radio. E’ mamma di tre figli.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore. Si ringrazia Alessandro dell’ Ufficio Stampa San Paolo.

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:: Rabbia senza volto di Maurizio Blini (Golem edizioni 2016) a cura di Federica Belleri

2 novembre 2017
Rabbia senza volto

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Tornano i due protagonisti dei romanzi di Maurizio Blini. Alessandro Meucci, Sezione Omicidi e Maurizio Vivaldi ex poliziotto e investigatore privato. Il primo ha dedicato la vita al lavoro in un mix di esperienza, capacità e intuito. L’altro si è ritirato in solitaria sulle colline astigiane con il suo cane Jago; alle spalle un lutto che lo ha devastato e la permanenza in un carcere militare. I due sono amici fraterni, si completano, provano stima reciproca, sono distanti ma si raccontano nel profondo attraverso le email.
Da febbraio a maggio Torino viene travolta da un’indagine che segue percordi diversi, complicati e ingarbugliati. Meucci è chiamato a condurla, sul luogo di omicidi raccapriccianti. Sulla stessa scena del crimine, con lo stesso modus operandi. Più volte si interroga su quale sia la pista giusta da seguire per risolverli. Torino vive una strana primavera, lasciandosi alle spalle un rigido inverno. Torino è cambiata, cresciuta, in un difficile cammino fra le varie etnie che la popolano. Il tempo passa e Meucci sta iniziando a fare un bilancio della propria vita: la tecnologia che avanza prepotente, la città che si trasforma di notte rispetto al giorno, i turni massacranti, i mezzi a disposizione della polizia che scarseggiano, il vecchio che deve lasciare il passo al nuovo, la responsabilità in un’indagine di commettere un errore fatale, il lavoro di squadra che dovrebbe prevalere su tutto, nel rispetto dell’altro.
Questi sono alcuni degli interrogativi di Meucci. Questi sono i mesi che lo incastrano nella morte di tre persone, fra il Questore pressato dal Ministero degli Interni e polizia e carabinieri che faticano a lavorare in parallelo. Che fare? Come riuscire a mettersi nei panni dell’assassino quando ormai la stampa grida al “mostro”? L’istinto di Meucci conta per risolvere questi casi?
Conta moltissimo perché permette di attraversare una strada alternativa, inaspettata, a tratti assurda. Dall’altro lato, una giustizia che non è uguale per tutti, una colpa gravissima che viene trasformata in un vantaggio personale, porte sbattute e occhi chiusi da parte del Procuratore Capo, giustificazioni da dare in pasto all’opinione pubblica.
Coscienza e destino messi a confronto. Vizi e paure che si scontrano, inesorabili.
Buona lettura.

Maurizio Blini è nato a Torino nel 1959. Ex poliziotto. Nel 2009, si è congedato dalla Polizia di Stato con il grado di Commissario. E’ co-fondatore dell’associazione di scrittori subalpini Torinoir. Negli anni accademici 2013-14 e 2014-15  è stato docente di letteratura gialla e poliziesca all’Università della terza età di Torino con il corso: Torino criminale. Tutti i colori del giallo. http://www.unitretorino.it Il suo sito è http://www.maurizioblini.it. Pubblicazioni: Giulia e altre storie Ennepilibri Editore (2007), Il creativo Ennepilibri Editore (2008), L’uomo delle lucertole A&B Editrice (2009), Il purificatore A&B Editrice (2011), Unico indizio un anello di giada Ciesse Edizioni (2012), R.I.P. (Riposa in pace) Ciesse Edizioni (2013), Fotogrammi di un massacro Ciesse Edizioni (2014), Figli di Vanni (con G.Fontana) Golem Edizioni (2015) si è laureato in Scienze dell’investigazione all’Università degli Studi dell’Aquila.

Source: inviato dalla casa editrice al recensore, si ringrazia Francesca Mogavero dell’ufficio stampa.

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:: La città delle streghe di Luca Buggio (La Corte Editore 2017) a cura di Elena Romanello

25 ottobre 2017
città streghe

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Su Torino si è detto e scritto tanto, ma ci sono epoche e fatti della Storia della città sabauda che non hanno avuto molto spazio nella letteratura, e dire che non avrebbero niente da invidiare a quelli di Parigi o Londra.
La Torino tra Sei e Settecento, alla vigilia di una guerra che l’avrebbe resa protagonista della politica estera europea vedendola trionfante contro l’esercito del Re Sole, era una città in fermento, con quartieri in cui non si poteva entrare neanche in pieno giorno, e uno splendore barocco in piena costruzione.
La città delle streghe di Luca Buggio racconta proprio la Torino di quegli anni, in un eccellente mix tra romanzo storico, thriller e gotico. La giovane Laura Chevalier, cresciuta vicino a Nizza dove è in pericolo per la sua fede valdese, decide di fuggire verso Torino per sfuggire ad un passato di persecuzioni, ma presto scoprirà che la capitale del Ducato non è il luogo tranquillo che credeva e nemmeno una città come le altre.
Ci sono cose di cui è meglio non parlare, per altre occorre chiedere sempre la protezione dei Santi, perché nelle stradine spesso ancora medievali gira l’Uomo del Crocicchio, sempre a caccia di anime e se sente il proprio destino è segnato. Quando scende il buio è meglio non uscire, perché varie presenze misteriose girano per strada e incontrarle è fatale, come dimostrano i cadaveri mutilati che vengono ritrovati il mattino dopo.
Il destino di Laura si intreccia con quello di Gustìn, un ex monello di strada cresciuto tra truffe e furti, diventato una delle spie del Duca e ora incaricato di capire quanto c’è di vero in quello che sta succedendo a Torino, andando a caccia di banditi, streghe e serial killer, e cercando di capire quanto di umano e non di paranormale c’è in loro.
La Città delle streghe riprende il tema della Torino magica e paranormale, portandolo in un’epoca che come si diceva in pochi conoscono (e già tanto sapere chi è stato Pietro Micca, l’eroe per caso dell’assedio di Torino) e arricchendolo di nuova vita, in una storia che mescola i generi e che piacerà ai cultori dello storico, del gotico e del thriller. Un libro interessantissimo e imperdibile per chi è nato, vive o conosce Torino, in cui si racconta il momento in cui la città cominciò a prendere il volto attuale di capitale del barocco, lasciandosi dietro tanti misteri che poi sono tornati nelle tradizioni e nelle leggende metropolitane. Un mondo reale che è esistito, tra guerre di religione, cambiamenti politici, superstizioni, l’avvento del secolo dei lumi, e che l’autore restituisce come sfondo perfetto per una storia che forse potrà avere nuovi sviluppi, anche perché sarebbe bello ritrovare questa città delle streghe, tra spavento e incanto, tra mistero e speranza.

Luca Buggio è nato a Torino, dove vive e lavora. Laureato in Ingegneria, è anche scrittore, regista e attore teatrale. Ha esordito nel 2009 con La danza delle Marionette. Con La Città delle Streghe, primo romanzo per La Corte editore, ci trasporta nella Torino del 1700, in un’atmosfera che sconfina tra il gotico e il thriller, facendocela vivere in tutta la sua magia.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Liberi junior – Siamo tutti un po’ orsi, un po’ porcospini di Francesca Romano (I Buoni Cugini Editori 2017) a cura di Federica Belleri

24 ottobre 2017

orsi e porcospini

Con le illustrazioni di Dafne Zaffuto, Francesca Romano ci propone una raccolta di favole scritte con amore e attenzione. Favole per bambini, utili anche ai grandi. Leggere, ma non superficiali. Positive e sensibili. Raccontano di animali e del loro mondo, di percorsi fatti per sconfiggere la paura, di prove da superare per acquisire sicurezza. L’amicizia e la diversità sono trattate con delicatezza. Il dolore passa, lasciando posto alla speranza. I personaggi di cui ci parla l’autrice sono presi dal suo quotidiano e trasferiti su carta. Non manca l’ironia, sempre utile per smussare gli angoli. Scrittura precisa e corretta. Piccolo libro che vi consiglio di gustare con serenità, insieme ai vostri figli.
Buona lettura.

Francesca Romano è nata nel 1973 e vive a Brescia. Laureata in scienze dell’educazione, lavora ai Servizi Sociali del Comune di Brescia. Mamma di due ragazzi e sognatrice compulsiva, da sempre fantastica di vivere di parole d’inchiostro. Scrive da tempo immemore nei piccoli ritagli di tempo che la vita frenetica le permette. Ama scrivere favole e si diletta esprimendo il lato oscuro con racconti gialli/thriller.
Diversi suoi racconti, risultati finalisti e vincitori in concorsi letterari nazionali e internazionali, sono stati pubblicati nelle relative antologie, alcune delle quali presentate a Roma, Milano, Chiari, alle fiere dell’editoria. Ha pubblicato per Fabbri editori con racconti collaborativi.
“Siamo tutti un po’ orsi un po’ porcospini” è il suo primo libro.

Source: inviato dall’ editore al recensore. Si ringrazia l’ Ufficio stampa.

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:: Tempo da elfi di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli (Giunti Editore 2017) a cura di Nicola Vacca

24 ottobre 2017
Tempo da elfi

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La coppia formata da Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli compie venti anni e gode ottima salute. Per festeggiare questo binomio indissolubile esce da Giunti Tempo da Elfi. Romanzo di boschi, lupi e altri misteri.
Torna Marco Gherardini, l’ispettore della forestale detto Poiana. Siamo a Casedisopra, nel cuore dell’Appennino – tosco emiliano.
A turbare la tranquillità del posto due spari nel bosco e viene rinvenuto un cadavere, quello di un elfo. Ormai gli elfi si sono insediati in quei luoghi e hanno costruito insediamenti, integrandosi nella vita sociale della comunità.
Il giovane e bello ispettore della forestale si troverà nel cuore di una vicenda torbida e densa di misteri e quell’elfo trovato morto nel dirupo, forse spinto gli procurerà un mare di guai.
Gli elfi si stanno preparando alla festa dell’Arcobaleno. Casedisopra sarà invasa dall’arrivo di elfi da tutte le parti del mondo.
Poiana si trova a condurre l’indagine più difficile della sua vita e dietro la morte del Ramingo, così viene soprannominato l’elfo senza fissa dimora trovato morto nel dirupo, si nascondono traffici e crimini internazionali.
Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli anche questa volta scrivono un libro avvincente. La storia di un mistero inquietante nel cuore di un ecosistema che custodisce segreti.
Nel labirinto dei boschi popolati da elfi in carne e ossa, l’ispettore non avrà il tempo di rilassarsi. Sarà completamente travolto da una serie infinita di colpi di scena che con molte difficoltà lo porteranno alla soluzione del caso.
Tempo da elfi è un romanzo dove l’intrattenimento si fa davvero intelligente: i due narratori, come accade sempre nelle loro storie, all’invenzione letteraria alternano – tra le righe – riflessioni e contesti che richiamano l’attenzione sulle vicende attuali del nostro Paese.
Ancora una volta dalla coppia Guccini – Macchiavelli un romanzo avvincente e corale che si legge tutto d’un fiato.
Pagine in cui la realtà incontra la fantasia e in cui la fantasia è popolata da personaggi credibili che sembrano reali.
Il libro è un perfetto noir tosco – emiliano. Il ritmo narrativo è incalzante e mai banale. Insomma, una libro bello e coinvolgente che ci concilia con il piacere della lettura.

Loriano Macchiavelli, bolognese, è un maestro riconosciuto del noir italiano e il creatore di Sarti Antonio, uno dei più popolari poliziotti della nostra narrativa. Ha all’attivo più di trenta romanzi, oltre a opere teatrali e sceneggiature per il cinema e la tv.

Francesco Guccini è nato a Mo­dena nel 1940. Cantautore-poeta e scrittore di assoluta originalità, è un mito per generazioni di italiani. Esordisce nel 1989 con Cròniche Epafániche per pubblicare poi: Vacca d’un cane (1993), Racconti d’inverno (1993; con Giorgio Celli e Valerio Massimo Manfredi), La legge del bar e altre comiche (1996), Cittanòva blues (2003), Icaro (2008), i due volumi del Dizionario delle cose perdute (2012 e 2014), e Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto (2015) che – così come il disco L’ultima Thule con cui ha concluso la sua carriera musicale – hanno avuto uno straordinario successo di pubblico.

Source: inviato dall’ editore al recensore. Si ringrazia l’ Ufficio stampa Giunti.

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:: Review Party – Decadenza di una famiglia di Matteo Strukul (Newton Compton, 2017)

23 ottobre 2017

i-medici-decadenza-di-una-famiglia_9075_x1000La Parigi del diciassettesimo secolo è l’essenza stessa del vizio e della violenza. Maria de’ Medici, da poco sposa di Enrico IV di Borbone, scoprirà ben presto quanto siano rapaci le mire di Henriette d’Entragues, favorita del re, alla quale, con un documento scritto, lo stesso Enrico aveva promesso di prenderla in moglie. E ora quel foglio è l’arma di un ricatto. Anche il conte d’Auvergne e il duca di Biron cospirano per rovesciare il trono. Quando tutto sembra perduto, Maria decide di affidarsi a Mathieu Laforge, spia e sicario che, per denaro, è pronto a sventare più di una congiura. Ma questa decisione potrebbe ritorcersi contro di lei, perché l’avidità – si sa – è la peggiore delle matrigne. Quando Enrico IV di Borbone muore, vittima dell’ennesimo complotto, Laforge potrebbe infatti decidere di cambiare fazione, specie se all’orizzonte si profila, inarrestabile, l’ascesa di un astro di prima grandezza della politica francese: il cardinale di Richelieu. Sarà lui, dopo la morte del re, ad acquisire un grande potere, tradendo proprio colei che più di ogni altro ne aveva favorito la fortuna: Maria de’ Medici.

Dopo Una dinastia al potere, Un uomo al potere, e Una regina al potere, esce oggi il quarto romanzo della saga di Matteo Strukul dedicata alla famiglia de’ Medici: Decadenza di una famiglia, tutto incentrato sulla figura di Maria de’ Medici e il suo triste declino.

young maria de medici

Santi di Tito, ritratto di Maria de Medici da giovane, 1590, conservato nel Museo dell’ Opificio delle Pietre Dure, Firenze

Cosa sappiamo di Maria de’ Medici? Nacque a Firenze nell’aprile del 1575, sesta figlia di Francesco I de’ Medici, granduca di Toscana, e di Giovanna d’Austria, arciduchessa d’Austria. Fu sposa del re di Francia Enrico IV dal 1600 al 1610, anno in cui Enrico morì, ucciso da un fanatico cattolico di nome François Ravaillac. Maria morì nel luglio del 1642.

Questi gli scarni dati biografici, da cui partono gli autori di romanzi storici, per le proprie ricerche, decisi a dare una profondità psicologica ai personaggi, e un fare un quadro il più fedele possibile degli scenari e del periodo storico. I romanzi storici certo non sono tesi di laurea, ma è interessante vedere dove la storia cede il passo alla fantasia, o perlomeno alla verosimiglianza.

Banchetto nuziale di Maria de' Medici ed Enrico IV di Francia

Jacopo da Empoli, Nozze di Maria de’Medici ed Enrico IV di Francia, 1600,  Elgin Collection, Broomhall, Fife, Scotland

Un romanzo storico chiamiamolo onesto, non travisa, non distorce, non costringe il lettore a sindacare ogni seppur minimo dettaglio, lo da per scontato, crede che perlomeno lo spirito del periodo sia stato rispettato.

Molto spesso un romanzo storico, oltre che intrattenere ha anche un valore divulgativo, avvicina il lettore alla Storia, quella con l’ S maiuscola, anche se molto spesso ne deforma e ne rimarca i fatti più spettacolari, e appariscenti, e se vogliamo eclatanti, dove quasi mai mancano sesso, violenza, lotta per il potere, tradimenti e inganni.

Decadenza di una famiglia non deroga da queste regole: approfondito lavoro di ricerca, evidente deriva della fantasia forse solo evidente agli storici, accentuazione dello straordinario e del maestoso. E solitamente c’è anche una morale, perlomeno l’autore abbraccia il punto di vista di un personaggio, e a volte lo difende e lo idealizza anche andando contro le opinioni più diffuse e comuni. Strukul cerca di mantenere una certa obbiettività, e lo fa tramite una scrittura veloce, divisa in capitoli molto essenziali.

Partiamo dall’ incontro tra Maria de Medici e Passitea, donna dalla vita santa e misericordiosa che le fa una profezia sul suo futuro, e il capitolo dopo è già regina, alle prese con gli intrighi di corte, la necessità di assoldare una spia e un sicario veneziano, il tale Mathieu Laforge (futuro capitano delle guardie), e cercare di ottenere un documento compromettente dalle mani della favorita (o una delle favorite, è un uomo molto galante) del re.

Così inizia Decadenza di una famiglia, un romanzo storico con le cadenze di un romanzo d’azione, e le luci quasi gotiche di un romanzo in cui si sondano i mali e vizi di un’ epoca, il diciassettesimo secolo. Intrighi, congiure, tradimenti, maschere, avidità, vendette, pugnali e veleni, e infine l’astro oscuro del cardinale di Richelieu, (figura conosciuta a tutti gli amanti della letteratura d’avventura, grazie ai romanzi intramontabili di Dumas) che nel bene e nel male sarà al centro del potere più ancora dei sovrani legittimi.

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Philippe de Champaigne, Triple Portrait of Cardinal de Richelieu, 1642, National Gallery London Archive

Decadenza di una famiglia è un romanzo che si legge velocemente, un classico page turner, non stupisce perciò che l’autore sia stato investito da tanto successo, riesce a coinvolgere e appassionare non solo i classici lettori che leggono romanzi storici, ma anche tutti gli altri, mettendo al servizio del romanzo storico le regole del romanzo d’azione, per un pubblico popolare.

Capitoli veloci, colpi di scena continui, linguaggio spregiudicato, cliffhanger sincopati, (le regole del feuilleton più classico). Le lotte dei fiorentini alla corte di Francia sembrano così reali e moderne, senza esclusioni di colpi, dove fidarsi anche solo di un alleato (che per denaro può trasformarsi in nemico, è una delle più grandi debolezze). Strukul gioca coi toni e coi registri, da amante del pulp, sul modello di Tim Willocks, credo uno dei suoi maestri.

Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in dieci lingue e opzionate per il cinema. Nel 2016 ha pubblicato con la Newton Compton il primo romanzo della saga sui Medici, Una dinastia al potere, vincitore del Premio Bancarella 2017. Sono seguiti Un uomo al potere e Una regina al potere. La serie è in corso di pubblicazione in Inghilterra, Germania, Olanda, Spagna, Turchia, Repubblica Ceca, Grecia, Serbia e Slovacchia. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Il suo sito internet è www.matteostrukul.com

Source: inviato dall’ editore, si ringrazia Federica dell’ Ufficio Stampa Newton Compton e Rosaria Sgarlata di Niente di personale per avere organizzato il Review Party.