Posts Tagged ‘letteratura italiana’

:: Libera uscita di Debora Omassi (Rizzoli 2019) a cura di Federica Belleri

17 agosto 2019
Libera uscita di Debora Omassi

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Esordio con Rizzoli per la scrittrice bresciana Debora Omassi. Un romanzo sfaccettato, interessante, pungente. È la storia di Barbara, che decide di arruolarsi per capire se stessa. O forse per scappare da sé. Oppure perché ha paura di ciò che potrebbe essere, in realtà. Scorrendo le pagine di questo libro ciascun lettore saprà dare la giusta interpretazione alla nuova vita di questa giovane donna. Al padre, che lei ha sempre ammirato, ai ricordi che saranno sempre presenti. Alla dura legge della caserma e dell’esercito. Agli sguardi indagatori che la lasceranno svuotata. Al suo fidanzato, che vive la decisione di Barbara come un abbandono, un lutto. A Barbara stessa e alla sua profonda crisi d’identità.
L’autrice ha dimostrato piena capacità di entrare e uscire dalla vita di Barbara insieme a lei, di districarsi benissimo tra un prima e un dopo esercito, di saper affrontare la paura e lo sconforto della sua protagonista con determinazione.
Ma chi è Barbara, davvero? Chi sta cercando? Cosa vuole o deve dimostrare e, soprattutto, a chi?
Barbara è il sudore durante le esercitazioni, i polmoni affaticati, l’assorbente che non riesce a cambiare. È precisione e ordine, è il bisogno di giurare fedeltà e la voglia di scappare di corsa. È il desiderio di amare, senza intoppi, senza il dubbio di poter ferire qualcuno.
Le parole di Debora Omassi sono piccoli e sottili aghi che feriscono creando disagio, inquietudine, necessità e voglia di capire. Perché Barbara potrebbe essere chiunque fra noi.
Personaggi ben costruiti, sia femminili che maschili. Editing perfetto. Ben equilibrati schiettezza e sensibilità.
Ottima lettura, che vi consiglio.

Debora Omassi è nata a Brescia nel 1993. Vive a Milano, dove lavora come libraia. Ha esordito nel 2015 sulla rivista «Nuovi Argomenti» e ha pubblicato la raccolta di racconti Fuori si gela (2016). Questo è il suo primo romanzo.

Fonte: acquisto personale del recensore.

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:: I ragazzi che scalarono il futuro di Maurizio Gazzarri (Edizioni ETS, 2018) a cura di Daniela Distefano

25 luglio 2019

I RAGAZZI CHE SCALARONO IL FUTUROLa bella stagione degli speranzosi anni ’50 e ’60 fa da sfondo a questo bel libro, cucito su misura dei lettori più esigenti: spalma una storia di passione tecnologica sul pane dei sentimenti puri, della genuinità delle relazioni, della freschezza dell’amicizia imperitura; quei rapporti umani che fanno gridare al miracolo quando producono soluzioni a problemi del futuro. Ma andiamo con ordine e partiamo dal plot. I personaggi principali sono due ventenni, Giorgio e Angela, e le loro vite si incrociano con quelle dei protagonisti della sfida che portò alla realizzazione della prima calcolatrice elettronica italiana a Pisa. La narrazione parte dall’idea iniziale di creare una calcolatrice elettronica, così da arrivare alla effettiva realizzazione della Macchina Ridotta prima e di quella che fu chiamata CEP (Calcolatrice Elettronica Pisana) poi; tutto questo passando per la fondamentale collaborazione dell’Università con la Olivetti, in particolare con il centro in via del Capannone a Barbaricina, dove fu costruito il prototipo “zero” delle macchine ELEA. Il 13 novembre 1961 la CEP fu presentata al Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi. Si sono gettate in tal modo le basi per il futuro sviluppo dell’informatica in Italia, che ha cambiato radicalmente il nostro modo di scrivere, di comunicare, di lavorare, di stare nel mondo.
Il libro è molto diverso da altre ricostruzioni dell’argomento pubblicate nel passato. Tanto per cominciare, non è un saggio, ma lo si può definire un romanzo storico, perché gli avvenimenti della costruzione della CEP e del primo computer Olivetti a Pisa sono intrecciati con gli eventi della storia della città e dell’Italia di quel periodo.
Nel pieno del fermento avveniristico, la Storia si incontra con la finzione narrativa e nasce la storia di Giorgio e di Angela, lui giovane ingegnere coinvolto nella costruzione della CEP, lei, sua fidanzata, operaia della fabbrica Marzotto e protagonista delle prime lotte delle donne per l’emancipazione. C’è anche una rivale di Angela, Ella, una scienziata americana che Giorgio conosce nel suo viaggio negli USA e che con il suo fascino intellettuale mina le sicurezze di Giorgio sulle sue scelte di cuore. Le due donne, appartenenti a classi sociali e mondi molto diversi, sono entrambe figure intelligenti, tenaci e volitive. In particolare, è molto ben descritta la crescita personale di Angela, che, da ragazza semplice e ingenua, con il passare degli anni e il contatto con gli avvenimenti della fabbrica e le lotte per i diritti delle donne, acquisisce una sempre maggior coscienza del suo ruolo nel mondo.

Giorgio commentò a modo suo:”E’ vero, senza evoluzione non c’è futuro, di nessun tipo”. Angela era visibilmente allegra: le piacevano quei discorsi solo apparentemente leggeri e senza capo né coda. Provò a dire la sua, mettendoci tutta la serietà di cui era capace, intrecciando quei concetti con la sua vita in fabbrica. “La spinta che dà il cambiamento, anche solo come ipotesi, è essenziale per migliorare la condizione degli uomini e delle donne. Noi operaie, per esempio, se non avessimo in testa obiettivi di miglioramento della nostra condizione, faremmo meglio a rinunciare a lavorare in fabbrica. Se voi ingegneri migliorate le macchine, noi rischiamo meno di farci male e possiamo evitare di fare lavori ripetitivi, noiosi e logoranti. Ma anche se noi operaie, se noi sindacaliste, conquistiamo nuovi diritti con le nostre lotte, non migliora soltanto la nostra condizione di lavoro, ma anche quella delle nostre famiglie, dei nostri figli, delle nostre comunità, delle nostre città””.

A tutto fa da sfondo la città di Pisa con i suoi monumenti, le sue strade, le sue luci cangianti e seducenti. Un libro delizioso, scritto sulla scorta di una templare ispirazione. Perfetto ritratto di quel momento d’oro della nostra storia italiana che dopo il supplizio fascista è stata capace di ricominciare da zero per poi proiettarsi in avanti con fiducia e provvidenza. Finalista al premio Biella Letteratura e Industria 2019.

Maurizio Gazzarri è nato a Volterra nel 1971. Nel 1990 si trasferisce a Pisa dove si laurea in Scienze dell’Informazione. Dal 2008 al 2018 ha svolto il ruolo di capogabinetto del Sindaco di Pisa occupandosi di digitalizzazione dei servizi, comunicazione, partecipazione e coordinamento di progetti innovativi. Nel 2018 è uscito questo romanzo d’esordio, “I ragazzi che scalarono il futuro”(Edizioni ETS), che racconta, mescolando realtà e fantasia, la nascita dell’informatica italiana e la realizzazione dalla CEP e della ELEA, le prime calcolatrici elettroniche italiane.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Barbara dell’ Ufficio stampa Edizioni ETS.

:: Ilaria Tuti: Ninfa dormiente (Longanesi 2019) a cura di Federica Belleri

15 luglio 2019
Ninfa Dormiente di Ilaria Tuti

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Secondo romanzo edito da Longanesi e scritto dall’autrice Ilaria Tuti. Anche questa volta la storia è ambientata in Friuli, terra della scrittrice, illuminata dai colori primaverili e dai profumi legati al risveglio della natura. L’inverno è passato e il commissario Teresa Battaglia deve ricostruire una morte misteriosa, antica, legata a un disegno di una bellissima donna. Che sembra pulsare, uscire dal foglio ed è in grado di catturare lo sguardo di tutti. Lei è la Ninfa Dormiente. Non è facile per Teresa contattare l’autore del disegno e non è facile comunicare con lui. La sua capacità di entrare in empatia con l’altro, la ripagherà. E sarà il punto di partenza.
Non è affatto semplice per me scrivere di questo libro, la paura di svelare è tanta. Mi limiterò all’essenziale che, credetemi, è già immenso. Perché correrei il rischio di aggiungere particolari che invece vanno scoperti man mano. Come la vita e la salute di Teresa, il suo rapporto bellissimo con l’ispettore Marini, la simbiosi avvolgente con la sua squadra. Come i nuovi personaggi creati da Ilaria Tuti, in grado di affascinare e stupire, anche in senso negativo. Come un popolo unico, da proteggere. Come i morti, che forse andrebbero trattati con rispetto.
Ninfa Dormiente parla soprattutto di donne, di tradizione. Di amore e odio, di possesso e gelosia. Di vita e di morte. Di culto e di elementi naturali. Del buio che sta intorno, che ci abbraccia e ci nasconde ciò che non si dovrebbe mai trovare. È una storia completa nei sentimenti, visti da varie angolazioni, anche da lontano. È una storia di segreti ed è ricca di colori e sfumature. Esprime la forza destabilizzante di qualcosa da tramandare, di un’eredità antica, di un dolore che strazia fino ad ammutolire, di una guerra impossibile da dimenticare. Prende il lettore sotto braccio verso una vita nuova, o la fine della vita stessa. Ci fa capire il vero significato della parola “affetto” e del “silenzio”.
In corso di lettura ci si commuove per l’intensità e la cura delle parole usate dall’autrice. Non è sufficiente essere curiosi e desiderare di voltare pagina per sapere come procede il racconto, bisogna farsi portare nel bosco, per mano. Nessuna luce a illuminare il sentiero o il groviglio dei rovi. Ci saranno occhi che vedranno al posto nostro, con una sensibilità incredibile. Bisogna ricucire pian piano il tessuto lacerato e bruciacchiato di chi ha sofferto come non mai, ed è stato succube di qualcosa di troppo grande e difficile da governare. Perché qualcuno osserva Teresa, osserva la Ninfa. Custodisce e protegge. Spaventa quando si mostra. Dal 1945 o forse da prima. Perché il tempo in alcuni luoghi chiusi, non è mai davvero trascorso.
Editing perfetto, trama che non presenta nessun cedimento. Il mio personale complimento alla scrittrice.
Buona lettura.

Ilaria Tuti vive a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Da ragazzina voleva fare la fotografa, ma ha studiato Economia. Ama il mare, ma vive in montagna. Appassionata di pittura, nel tempo libero ha fatto l’illustratrice per una piccola casa editrice. Il suo romanzo d’esordio, Fiori sopra l’inferno (Longanesi 2018), è stato un vero e proprio caso editoriale in Italia e all’estero, selezionato come Crime Book of the Month dal Times nel marzo 2019. Tra i punti di forza, un’ambientazione suggestiva e inquietante, uno stile fresco e maturo allo stesso tempo, un meccanismo narrativo impeccabile e una protagonista, Teresa Battaglia, da subito indimenticabile.

Fonte: acquisto personale del recensore.

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:: Filippo Violi: Frammenti di fuoco – Nel deserto del sud Europa (Pav edizioni 2019) a cura di Nicola Vacca

12 luglio 2019

cop violiUno scrittore degno di questo nome deve essere prima di tutto un uomo in rivolta. Filippo Violi, già con il precedente Cronache da un campo di battaglia (pubblicato da Imprimatur nel 2014), ha dimostrato di avere entrambi i titoli.
In questi giorni esce il suo nuovo romanzo.
Frammenti di fuoco. Nel deserto del sud Europa (Pav edizioni) Un altro forte libro – denuncia il cui il suo autore cerca di far emergere la storia dei vinti e degli ultimi con l’intento di creare un sapere carico di lotta.

«Al mondo d’oggi non si dovrebbe lasciare nulla al caso. E anche la letteratura e giusto che faccia la sua parte».

Pagine incendiarie di uno scrittore che ha a cuore le sorti dell’umanità e con coraggio rovistando tra le sue macerie.
È un romanzo sociale, un intreccio di storie che si muovono su prospettive differenti, che finiscono così per toccarsi tra di loro. Così Violi definisce il suo libro. Al centro della narrazione la storia dei vinti, la storia di verità altrimenti sottaciute, nascoste, con il nobile intento di creare un sapere storico di lotta.
L’autore ricorre al frammento e lo vede come un elemento di rottura contro la linearità totalitaria della storia, che privilegia in forma assoluta il racconto dal lato esclusivo del vincitore.

«L’intento dell’autore è quello di raccontare piccole storie locali, racchiuse in frammenti di vite umane, verità sconsiderate, sottaciute, magari per molti privi d’ interesse e valore. Istinti profondi di vita che percorrendo i sentieri dell’esistenza interagiscono, rilevando il marciume che vigila a cielo aperto sul pianeta terra».

Violi al centro delle sue storie mette Crotone, la città in cui vive e scrive di ciò che accade e che conosce. Una città che una volta era la culla della civiltà della Magna Grecia e che oggi, dilaniata e abbandonata a se stessa, è diventata il deserto del sud Europa.
Nei suoi frammenti incendiari Filippo Violi racconta il malaffare, le ingiustizie sociali, i drammi umani e non ha paura di inchiodare alle proprie responsabilità la politica e i politici che hanno messo le mani sulla città trasformando una comunità in una terra di conquista, desolata.
Ha coraggio lo scrittore nel raccontare le gesta di uomini spietati, dissoluti che si sono proclamati grandi uomini politici e che si sono arricchiti divorando risorse pubbliche, aggraziandosi di benessere e diventati, negli anni, abili venditori della parola democrazia (Frammento quarto, I banditori del Passovecchio).
Nel primo frammento (I reparti inclini al piano) il dramma della sanità a Crotone attraverso la storia di un figlio e un padre, malato terminale che nell’ospedale subiscono atrocemente questa non luogo di disumanità diventato un pachiderma inospitale in mano alle famiglie clientelari, dove ormai sono stati azzerati del tutto i sentimenti benevoli dell’animo umano.
Frammenti di fuoco è una cruda testimonianza di vita di una piccola cittadina della Regione Calabria. Violi racconta tutti i misfatti politici e sociali di Crotone, realtà periferica del sud – Europa. Tutti i personaggi che troverete nel libro esistono realmente e i fatti narrati sono realmente narrati. Filippo Violi è uno scrittore che non rinuncia alla parreṡìa, il diritto – dovere di dire a tutti i costi la verità. E la sua schiettezza fa molto male.
Frammenti di fuoco è un vero e proprio taglio. Il libro coraggioso uno scrittore che non si nasconde e denuncia apertamente inchiodando sulla pagina i responsabili del declino di una città e di un intero paese. Filippo Violi come Sciascia e Pasolini. Uno scrittore corsaro che prova a fare chiarezza nelle rovine.
Leggetelo perché qui le anime morte proliferano.

Filippo Violi è nato a Crotone nel 1970, dove tuttora risiede. Laureato in Scienze politiche presso l’Ateneo di Bologna con una tesi su Michel Foucault, dal 2000 è funzionario pubblico presso l’Ente Provincia di Crotone. È autore di diversi scritti e articoli su giornali locali. Per Imprimatur ha pubblicato nel 2014 ‘Cronache da un campo di battaglia‘.

Source: libro inviato al recensore dall’autore.

Nota: https://pavedizioni.it/prodotto/frammenti-di-fuoco

:: Piergiorgio Pulixi: L’isola delle anime (Rizzoli 2019) a cura di Federica Belleri

12 luglio 2019

L'isola delle anime di Piergiorgio PulixiPiergiorgio Pulixi ci porta nella sua terra, la Sardegna. Lo fa evitando il turismo e la costa, per accompagnare il lettore nella parte più arcaica dell’isola. In Barbagia per esempio, nei siti nuragici, sugli altipiani o in montagna. Dove la natura è selvaggia e predominante, e impone il silenzio. Qui, la cultura primitiva è massiccia e per la modernità risulta incomprensibile. Qui si tramandano riti pagani legati al culto della Dea Madre, di padre in figlio. Si fugge dalla civiltà, e rispetto e obbedienza sono un obbligo al quale non si può trasgredire. Mai.
La questura di Cagliari si trova di fronte alla leggenda, alla forza impressa dalla tradizione sarda, alla brutalità inaudita di una morte quasi annunciata. Da questo punto di partenza si torna indietro nel tempo e si procede in avanti attraverso il sangue che scorre e che viene donato alla terra. Senza scampo, come se fosse normale. E allora ecco comparire una lama affilata, una maschera con corna caprine e una pelle di pecora a coprire un giovane corpo. Perché e da dove arriva questo omicidio?
L’autore ci presenta due ispettrici, Eva e Mara, che dovranno affiancarsi in questa complessa indagine. Due donne che hanno ferite aperte ma sono determinate e preparate. Due caratteri opposti che non mancheranno di stuzzicarsi e di mandarsi tranquillamente a quel paese. Due protagoniste, come altri in questo noir, che devono rinascere in ogni modo e ritrovare se stesse prima di realizzare in che modo sono state “punite”. Ogni dettaglio in questo libro ha un’origine, un punto in cui si è formato. Ogni momento di sfiducia deve essere studiato senza mai perdere di vista l’obiettivo finale. Ogni persona sospetta ha un passato, ha paura, è ossessionata da qualcosa o qualcuno.
Ma la terra ha bisogno di mangiare e di bere se deve proteggere, e le anime che le vengono donate servono a questo.
Sacrificio, rabbia incontenibile, imprevisto, panico, misteri o maledizioni, tradimento. Sono altri temi affrontati in questo libro ricco e intenso, caldo e freddo come solo la lingua sarda sa essere, spigoloso, dallo sguardo granitico. Nessuno sconto, la posizione di ognuno deve essere mantenuta. Finché …
Buona lettura.

Piergiorgio Pulixi, nato a Cagliari nel 1982, vive a Londra. Ha pubblicato Perdas de Fogu (Edizioni E/O 2008), L’albero dei Microchip (Edizioni Ambiente 2009), Donne a perdere (Edizioni E/O 2010) e la serie poliziesca iniziata con Una brutta storia (Edizioni E/O 2012) e La notte delle pantere (Edizioni E/O 2014).

Fonte: acquisto personale del recensore.

:: Luna – Cronaca e retroscena delle missioni che hanno cambiato per sempre i sogni dell’uomo di Bruno Vespa (RaiLibri 2019) a cura di Paolo S. Cavazza

4 luglio 2019
Luna

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Il nome di Bruno Vespa sulla copertina di uno dei numerosi libri pubblicati per il cinquantenario dell’Apollo 11 potrebbe suscitare qualche legittima perplessità. Tuttavia questo libro non va esaminato con un atteggiamento pregiudizialmente sfavorevole: in primo luogo perché non è privo di meriti e riserva qualche sorpresa anche a un lettore esperto della materia; e poi perché bisogna tenere conto del pubblico al quale è indirizzato. Un pubblico che non comprerebbe, per esempio, le recenti uscite di Piero Bianucci, Giovanni Caprara o Patrizia Caraveo: perché non conosce gli autori, o forse perché li ritiene “troppo difficili”.
In questo caso Bruno Vespa è una garanzia: una narrazione che non si sofferma su astrusi dettagli tecnici o su sofisticate analisi storico-politiche, ma si focalizza sui protagonisti dell’impresa – personaggi di per sé abbastanza eccezionali – e sulle reazioni dei testimoni dell’epoca, alcuni dei quali ben noti a tutti.
L’autore inizia rievocando l’allunaggio dell’Apollo 11 tramite i ricordi di Tito Stagno, che cita il suo memorabile battibecco in diretta con Ruggero Orlando, che era a Houston, sul momento dell’effettivo contatto con il suolo del modulo lunare Eagle.
(In realtà, riascoltando quel passaggio seguendo la trascrizione dei dialoghi, si nota che l’equivoco fu dovuto al fatto che Stagno interpretò le parole di Aldrin “Contact light” come segnale dell’avvenuto atterraggio, mentre in realtà si trattava del primo contatto di una delle sonde che si protendevano sotto i pattini del LEM. L’emozione e la concitazione di quello storico momento fecero il resto.)
Nei capitoli successivi Vespa delinea una breve storia della gara spaziale fra americani e sovietici, con gli inziali successi dei russi e l’improvvisa battuta d’arresto dovuta alla morte prematura di Sergei Korolev, il progettista del missile vettore R-7 (tuttora usato in una versione aggiornata per lanciare le Soyuz) il quale, come direttore dell’ufficio tecnico OKB-1, era in buoni rapporti con Nikita Krusciov ed era riuscito a coordinare le molte anime e le troppe personalità del programma spaziale sovietico. Vespa nota giustamente che la soffocante burocrazia sovietica e la rivalità fra i vari uffici tecnici finirono per ostacolare il programma comune, ma non mette in evidenza il fatto che, dopo la tragedia dell’Apollo 1 nel gennaio 1967, la NASA dovette stringere il controllo sui suoi fornitori applicando metodi quasi dittatoriali, poco diversi da quelli usati da Korolev.
Anche in questa parte il libro si concentra più sui personaggi, inclusi precursori come Tsiolkovskij e Goddard, che sulla storia e sugli aspetti tecnici, mantenendo un tono di inchiesta giornalistica che, se può risultare insoddisfacente per un esperto della materia, mi sembra più che adeguato al pubblico verso il quale il libro è indirizzato.
Vespa rende omaggio a Oriana Fallaci, attenta cronista dell’epoca, e include nel testo lunghe citazioni dai suoi libri e dalle sue interviste: si tratta di brani che talvolta, riletti con gli occhi di oggi, fanno una strana impressione. È evidente che Oriana, pur essendo una acuta osservatrice della realtà americana dell’epoca, quando parlava degli astronauti esprimeva quasi esclusivamente le sue idiosincrasie personali. Esemplare la disistima – reciproca, va detto – fra lei e Neil Armstrong, due personalità antitetiche che non potevano trovare un punto d’incontro. Chi volesse approfondire la conoscenza di un personaggio unico e straordinario come Armstrong dovrebbe leggere la biografia di James Hansen, First Man – Il Primo Uomo (Rizzoli), citata anche da Vespa. Ma questo libro lungo e complesso si colloca probabilmente oltre l’orizzonte del pubblico a cui l’autore tradizionalmente si rivolge.
Non mancano inesattezze e lacune, alcune delle quali scusabili vista l’oggettiva complessità della materia; voglio segnalare soltanto la svista più grave, che riguarda il programma lunare sovietico. Vespa ricorda, giustamente, il disastro della sonda Luna 15, che nei giorni dell’Apollo 11 fallì l’allunaggio. Per i russi fu una pubblica umiliazione, dato che la loro missione non era affatto segreta: avevano dovuto discutere con gli americani il piano di volo, per rassicurarli che non c’erano rischi di interferenze con l’Apollo. Vespa però scrive che dopo Luna 15 i russi abbandonarono completamente i loro programmi lunari; ma questo non è affatto vero, perché alcuni mesi dopo i sovietici colsero il successo mancato grazie alla sonda Luna 16, e Luna 17, nel 1970, ottenne un primato assoluto: il primo veicolo teleguidato sul suolo di un altro mondo – il Lunokhod 1 – che fu anche il primo veicolo di superficie sulla Luna, precedendo di quasi un anno la Lunar Rover dell’Apollo 15. I sovietici chiusero definitivamente il loro programma di esplorazione lunare solo nel 1976, con la sonda Luna 24.
L’ultimo capitolo del libro è un excursus sulla Luna nel mito, nell’arte e nella letteratura, da Luciano di Samosata a Jackson Pollock, passando per Ariosto, Leopardi, Beethoven, Verne, Pirandello, Calvino… Non è del tutto fuori posto rispetto alla narrazione precedente, ma a tratti sembra quasi un ripensamento, o un contentino per un lettore di formazione classica.
Nel complesso però questo libro di oltre 250 pagine regge piuttosto bene anche il giudizio di un lettore già esperto della materia. Se la notorietà dell’autore può attirare qualche nuovo appassionato e distoglierlo dalle sgangherate sirene dei complottisti e dei negazionisti che infestano i social network, lo sforzo dell’autore e di chi lo ha assistito in questa impresa non sarà stato vano.

Bruno Vespa (L’Aquila, 1944) ha cominciato il suo lavoro di giornalista a 16 anni. Laureatosi in Legge con una tesi sul diritto di cronaca, ha vinto il concorso per entrare in Rai classificandosi al primo posto. Dal 1990 al 1993 ha diretto il Tg1. Dal 1996, la sua trasmissione “Porta a porta” è il programma di politica, attualità e costume più seguito. Tra i premi più prestigiosi ha vinto il Bancarella (2004), per due volte il Saint-Vincent per la televisione (1979 e 2000) e nel 2011 quello alla carriera, anno in cui ha vinto il premio Estense per il giornalismo. Tra i suoi ultimi volumi pubblicati, ricordiamo: Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi, Vincitori e vinti, L’Italia spezzata, L’amore e il potere, Viaggio in un’Italia diversa, Donne di cuori, Il cuore e la spada, Questo amore, Il Palazzo e la piazza, Sale, zucchero e caffè, Italiani voltagabbana, Donne d’Italia, C’eravamo tanto amati, Soli al comando e Rivoluzione.

Source: pdf inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Francesca dell’Ufficio stampa RaiLibri.

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:: Lei era nessuno di Letizia Vicidomini (Homo Scrivens, 2019) a cura di Federica Belleri

4 luglio 2019

Lei era nessuno di Letizia VicidominiCome si può classificare il romanzo di Letizia Vicidomini? Credo non sia definibile, perché la storia narrata è un miscuglio di noir, giallo e thriller. Ma è anche una storia di spessore e profondità emotiva non indifferente. Ci parla di una bella donna sui cinquantacinque anni, Ines. Lavora nei servizi sociali. Una donna che è rimasta vedova, che si è rimboccata le maniche e non ha avuto paura di crescere le sue figlie anche viziandole e proteggendole troppo. Ines ama Giuseppe da quasi vent’anni ormai, ma Giuseppe non le ha mai promesso un futuro insieme, perché lui una famiglia già ce l’ha. Lui le regala una passione quotidiana unica, ore dedicate a loro due, da trascorrere in modo travolgente. Lei si prepara per i loro incontri, ha cura di sé, attende quei momenti come fossero ossigeno puro. Vuole essere bella e desiderabile solo per lui. Quasi in modo ossessivo. Non importa se non ne può parlare con nessuno, a lei va bene così. È felice, appagata, sembra non mancarle nulla. Sembra …
E se Giuseppe non si presentasse al loro consueto appuntamento? E se fosse impossibile raggiungerlo al cellulare? E se tutto il mondo di Ines crollasse in pochi istanti?
Questa è la storia di Ines, di Napoli, di un amore sbagliato e profondamente falso. Ines, una donna nell’ombra, costretta ad aggrapparsi ai ricordi belli per non crollare. Obbligata ad andare avanti nonostante il cuore le si spacchi in due. Ines, scaraventata di fronte a qualcosa che non avrebbe mai immaginato. Ines, stravolta dall’assurdità di una relazione con un uomo capace di ferire come nessun’altro.
Lei era nessuno, è vero. Ma ha la capacità di rialzare la testa e procedere dritta. Per nascere ancora una volta, per superare l’orrore, per aiutare donne nella sua stessa condizione. L’autrice si addentra nei sentimenti limpidi e nei loro punti oscuri senza dimenticare il rispetto di sé e degli altri. Ogni personaggio è “persona” e “protagonista” in egual misura. L’amicizia e l’affetto vengono sottolineati in modo particolare, nonostante la follia totalizzante.
Lei era nessuno, sì. È così. Ma ha un nome … Ines. Come ogni donna, come tante altre donne.
Ottima lettura.

Letizia Vicidomini si definisce: scrittrice, speaker radiofonica e presentatrice, attrice per diletto e per amore. Le sue opere pubblicate sono “Nella memoria del cuore” – Ed. Akkuaria 2006; “Angel” – Ed. Akkuaria 2007; “Il segreto di Lazzaro” (prefazione di M.de Giovanni) Ed. CentoAutori 2012; “La poltrona di seta rossa” – Ed. Homo scrivens 2013; “Nero. Diario di una ballerina” – Ed. Homo Scrivens 2015; “Notte in bianco” – Ed. Homo Scrivens 2017. Suoi racconti in antologie varie. Tra le altre “Una mano sul volto” a cura di Maurizio de Giovanni (Ed. Ad est dell’equatore); “Napoli in cento parole” (Ed. Perrone); “Napoli a tavola in cento parole” (Ed. Perrone); “Free zone” – Echos Edizioni.
Attrice protagonista nel cortometraggio “Oltre la porta” diretto da A. Balzano.

Fonte: omaggio dell’editore al recensore.

:: Le mie sirene. E del Cilento fino a Stromboli di Francesco D’Angiolillo (L’ArgoLibro editore 2019) a cura di Nicola Vacca

1 luglio 2019

COPERTINA_le mie sirene-page-001Francesco D’Angiolillo, scrittore e cantautore, dedica al mare la sua creatività.
Il suo grande amore per il mare (soprattutto quello straordinario del suo nativo Cilento) è il tema fondamentale della sua opera.
Si putésse è il titolo del suo ultimo cd. Tutte canzoni dedicate al mare. Meravigliose poesie scritte da Francesco in dialetto cilentano.
Da L’ArgoLibro editore esce in questi giorni Le mie sirene. E del Cilento fino a Stromboli.
Un romanzo breve che ovviamente ha come protagonista il mare e Antonio, un giovane pescatore di Ascea alle prese con le svolte della sua esistenza che avvengono durante una notte di pesca alle alici.
Il pescatore nel bel mezzo della sua battuta di pesca viene colto da una tempesta.
La barca subisce un’avaria al motore e lui si ritrova alla deriva in balìa delle correnti.
Inizia qui il vero viaggio nell’esistenza di Antonio che viene soccorso da un mercantile e si ritrova sull’isola di Stromboli.
L’autore scrive pagine brillanti di bella poesia per raccontare le emozioni di Antonio che sul mare intraprende soprattutto un viaggio alla ricerca di se stesso seguendo la rotta del pesce azzurro.
Dove c’è il mare non finiranno di nascere storie singolari e di grande spessore umano.
Francesco D’Angiolillo racconta la sua e quella di Antonio che nel naufragio incontra il grande amore della sua vita.
Tra venti di scirocco e fotogrammi variegati di colori, il mare è quello straordinario caleidoscopio di meraviglie che contiene un universo che noi abbiamo il dovere di preservare.
Ogni mattina Francesco appena sveglio apre la finestra e guarda se c’è ancora il mare.
Davanti alla bellezza del suo incantevole infinito prende la chitarra e trova l’ispirazione per scrivere le sue storie dove l’acqua e l’elemento che dona la vita.
Davanti al mare lo scrittore apre il taccuino e inventa i suoi romanzi che parlano del mare e della sua gente, e di noi che senza il mare non siamo niente.

Nota: scheda dell’editore qui.

Source: libro arrivato dall’ ufficio stampa al recensore.

:: Una favolosa estate di morte di Piera Carlomagno (Rizzoli 2019) a cura di Federica Belleri

27 giugno 2019

Una favolosa estate di morteTerra di mezzo, di tradizione e di mistero. Terra di Basilicata, fra i Sassi di Matera e Potenza. Terra che sta per essere nominata Capitale della Cultura 2019. E terra protagonista di un duplice omicidio. Due corpi vengono ritrovati per caso, avvinghiati in un ultimo abbraccio all’interno di un’apertura di un calanco. L’atmosfera è tesa e silenziosa. La natura fitta e prepotente sembra fermarsi appena l’indagine ha inizio. Se ne occupano il magistrato Loris Ferrara e l’anatomopatologa Viola Guarino. Due personalità forti e competenti, in grado di osservare e delineare il percorso da seguire da poli opposti. Riusciranno a incontrarsi mai?
Chi sono le vittime? Si parla di amanti, di un uomo influente e di una ragazza bellissima ma sola. Si parla tra le vie e nei negozi, si ottengono piccole informazioni preziose. Si ricostruisce il loro passato e il loro presente. Si scattano fotografie, si preleva materiale utile e si cerca di entrare in contatto con i luoghi che li hanno visti in vita. Mentre il magistrato Ferrara segue la procedura e si affida alle carte, Viola segue anche l’istinto. Perché lei lo sa fare bene, sa che ogni indagine è una missione, le sue visioni le saranno utili. Perché lei ha un “dono” particolare.
In questo noir il male e la tradizione camminano paralleli, la prevaricazione psicologica ha un’importanza unica. La speculazione senza scrupolo alcuno lascia senza parole. L’autrice non dimentica l’amore e la gelosia, l’odio radicato da troppo tempo e il potere che può essere rappresentato in mille modi.
Questo romanzo è femmina, è donna. Con la capacità di dare e di togliere, con la forza di uno sguardo, con la cattiveria impressa in una parola. Con l’abitudine ad essere chiusa in sé e l’autonomia di confidarsi solo a pochi.
Ottima lettura, che vi consiglio.

Piera Carlomagno è giornalista professionista e presidente dell’associazione noir “Porto delle nebbie”, che organizza il SalerNoir Festival.

Source: acquisto personale del recensore.

:: Streghette! di Giulia Besa (Acheron 2019) a cura di Alexander Recchia

18 giugno 2019

Streghette! di Giulia BesaStreghette! colpisce dall’inizio. Fin dalle prime righe la cura per i particolari della descrizione immedesima il lettore nella scena, le tinte paiono subito fantasy, ma più cupe.
La protagonista Sophie è una studentessa delle scuole superiori. Ragazza dalla veloce immaginazione e aspirante scrittrice. Non è ancora consapevole di essere la figlia di una strega e finchè non fa la conoscenza del suo famiglio, uno strano draghetto: Allumette. Questo incontro le cambia la vita. Costretta ad abbandonare il padre, ultimo famigliare rimastole in vita, si reca a Venezia per frequentare una scuola per streghe. Il viaggio stesso verso la meta si rivela essere ben più pericoloso del previsto. L’azione diventa frenetica e si incomincia a fare conoscenza delle streghe. Non quelle da libri fantasy, ma versioni steampunk con fucili e dal carattere alquanto irritabile.
Nel proseguo della storia si fa la conoscenza di altre streghe ed allieve che accompagneranno Sophie nella sua avventura e che ci porta a conoscere questo mondo incantato.
Giulia Besa con Streghette! ci catapulta un ambiente fantastico, ma non canonico. Agli elementi classici del genere come magia, mostri, si fondono elementi steampunk ed alcuni particolari che strizzano l’occhio ai manga giapponesi. Nonostante tutto la commistione risulta molto gradevole e incuriosisce il lettore.

Giulia Besa, è nata a Roma nel 1990. Esordisce giovanissima con il romanzo urban fantasy Numero Sconosciuto (Einaudi Stile Libero, 2011). Seguono Raccontami ancora noi (Sperling & Kupfer, 2015) e quattro romanzi per Giunti Editore: Il cattivo ragazzo che voglio (2016), Con te al di la del mare (2017) vincitore del premio Racalmare Sciascia – Scuola, e Gemelle (2018) e Il segreto del mio migliore amico (2019). Nel 2014 esce il racconto dark fantasy La Gatta degli Haiku per Vaporteppa e nel 2018 il romanzo fantasy Streghette!

Source: pdf inviato dall’editore al recensore.

:: L’obiettore di coscienza di Giuseppina Sciortino (Eretica Edizioni 2019) a cura di Fabio Orrico

17 giugno 2019

L'obiettore di coscienzaMio padre non si sbagliava di molto, poiché una grossa fetta di responsabilità nei confronti dell’infelicità di mia madre era davvero mia, ma dubito del fatto che si preoccupasse veramente della salute della moglie. Per lui quella era semplicemente una cosa sua e l’aveva scelta apposta perché lo servisse senza disturbare. Anche lei avrà avuto i suoi motivi per prenderselo e tenerselo, insomma non c’era alcuna ragione per dubitare che non fossero reciprocamente soddisfatti del loro rapporto. Perlomeno questo è quello che mi sento di affermare oggi in base ai miei ricordi. Ecco, adesso posso dire di aver completamente sviscerato l’argomento.

A parlare è Angelo Vinci, protagonista indiscusso di L’obiettore di coscienza di Giuseppina Sciortino. Da questa disamina spietata e vagamente allucinata capiamo quanto sia radicale questo personaggio che, bernhardianamente, occupa col suo monologo inesausto ogni riga del romanzo di Sciortino.
Chi è Angelo Vinci? Un uomo come tanti e insieme un uomo che, ancora una volta, come tanti, ha gettato via l’occasione di avere una vita mediamente soddisfacente. Afflitto da una grave forma depressiva, Angelo vive insieme a sua zia Grazia e osserva l’esistenza scorrergli a fianco. La sua vicenda esistenziale è costellata dall’incontro con personaggi non meno curiosi ed esemplari di lui. Figure umane che si muovono lungo un crinale frastagliato che comprende la comicità come la tragedia. In questo senso Sciortino riesce a rendere davvero insostenibili le descrizioni di episodi di violenza domestica che coinvolgono i vicini di casa di Angelo. Anche nel contemplare azioni ripugnanti, lo sguardo del protagonista non abbandona una blanda curiosità da entomologo che mette ancora di più in prospettiva la bestialità delle azioni.
L’atto di vedere è centrale in questo romanzo. La situazione di Angelo, cristallizzatasi in un rifiuto del lavoro, delle relazioni come le intendiamo comunemente, lo porta naturalmente ad essere testimone, seppure patologico, di ciò che gli accade intorno. Da questo punto di vista anche il personaggio di Cristina, bella ventenne sua dirimpettaia, finisce per incarnare l’unica storia d’amore possibile per un uomo come Angelo, una storia risolta nella contemplazione e nel voyeurismo. Il titolo stesso del libro ci indica la sua lettura che insegue temi di rinuncia e resa ma anche, paradossalmente, una forte volontà assertiva. Angelo obietta e traligna da una coscienza che è senso comune, modo di pensare e intendere la vita standardizzato, negando il quale c’è il mare aperto delle possibilità, una dimensione che, come tutti i movimenti verso l’ignoto e privi di ogni possibile bussola, può annichilire.
L’obiettore di coscienza è quasi un romanzo di guerra dove la routine, fatta di sguardi e visite di parenti, cure mediche e inaspettate epifanie, è la vera trincea e la lingua di Sciortino si dimostra fedele alleata di questo mood. Una narrazione piana ma percussiva, attraversata da correnti di sarcasmo e disillusione che si concede un meraviglioso affondo nella passeggiata finale di Angelo, rischiarata dai bagliori di un incendio e da una frase-sintesi che apre mondi. A chi gli chiede “Dov’eri finito?”, Angelo risponde infatti: “Non mi sono mai mosso.

Giuseppina Sciortino, siciliana, vegetariana, vive a Milano e lavora per una nota società di telecomunicazioni. Laureata in Lingue e Letterature straniere, ha scritto racconti e poesie per vari siti e riviste. L’obiettore di coscienza è il suo primo romanzo edito.

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

:: Giuseppe Borsalino – L’uomo che conquistò il mondo con un cappello di Rossana Balduzzi Gastini (Sperling & Kupfer 2018) a cura di Valeria Giola

11 giugno 2019

“GIUSEPPE BORSALINO” di Rossana Balduzzi GastiniOgni vita è un’avventura, una storia da raccontare, un universo di speranze e delusioni, di amore e dispiaceri. Ogni vita deve essere celebrata e ogni esperienza deve essere vissuta appieno, letta come un libro appassionante.
Si dice che per raggiungere la Felicità sia necessario un viaggio attraverso il Dolore e l’Inquietudine. Questo messaggio, breve ma complesso, è uno dei temi che più appassiona la letteratura e, in “Giuseppe Borsalino – L’uomo che conquistò il mondo con un cappello”, è il perno sul quale ruota l’anima complessa del protagonista.
Rossana Balduzzi Gastini, ideatrice di questo fortunato romanzo, ha dichiarato che il suo intento, in fase di stesura, era quello di creare al meglio il contesto storico, economico e culturale nel quale il giovane Borsalino cresce e forma la sua personalità, oltre che, naturalmente, la sua carriera. L’autrice ha letto ritagli di giornali, vecchie copie dell’epoca, ha viaggiato lungo la storia per meglio comprendere lo stile di vita e lo scenario che ha disegnato la vita degli italiani. Il risultato, in termini di trama e ambientazione, è un viaggio lungo una storia fantasiosa e fantastica.
Giuseppe Borsalino”, edito da Sperling & Kupfer, è un romanzo storico, romantico, di pensiero e d’azione. E’ una storia autentica, nella quale molti dei più importanti temi sociali, attuali come non mai, sono trattati attraverso la semplicità tipica di una narrazione realistica.
C’è un padre che teme per il futuro incentro del proprio figlio :

…” Non so di quanta intelligenza il Signore ti abbia dotato, Giuseppe mio : se te ne avrà concessa molta, dovrai sgomitare per conquistare il tuo posto della società, in caso contrario … la tua vita sarà più semplice perché sarai portato ad accontentarti e ti basterà quel poco che avrai. Sinceramente non so cosa sperare per te …”.

Lo stesso padre che vorrebbe vedere gli occhi di suo figlio concentrati sui libri:

Dovrebbe diventare lui un padrone, ma non potrà senza un diploma e senza soldi …

C’è il viaggio verso l’ignoto, lo scontro con la realtà, la solitudine causata dai propri sogni :

“Capisci quanto è ingenuo Giuseppe … Proprio non capisce che la vita che lo aspetta in città è ben misera, peggiore di quella che conducono qui le bestie …”

e ancora :

“ Giuseppe ora sta vedendo la sua immagine riflessa … è la figura di un ragazzo pallido, magro, solo, giunto in Francia da poche ore con mille sogni in tasca e pochi spiccioli per sopravvivere. Terrorizzato di vedere la paura di fallire manifestarsi sul suo volto, chiude gli occhi …”

C’è la famiglia che ci permettono di essere Noi

“ … Voglio migliorare la mia e la vostra vita … avere la possibilità di mettere a posto quello che è sbagliato …”

C’è il lavoro, il bene più grande che l’uomo possiede, per sé e per gli altri . Un bene unico e raro che, per volere di qualcuno, può diventare un’assurda prigione

“ … In una filanda, signore, ed è stato terribile: tanta ingiustizia e inciviltà … i lavoratori hanno case maleodoranti e sporche, …. I padroni sono dei veri aguzzini …”

Giuseppe Borsalino” è un romanzo dolce, ricco di immagini, ricordi, vissuto e speranza. E’ un tuffo nell’Italia divisa dai Regni, in guerra, in quell’Alessandria, vittima della sua stessa posizione. Ma, è anche e soprattutto un viaggio verso la speranza, la forza di carattere e l’intensità di un sogno che diventa realtà.

Rossana Balduzzi Gastini è nata nel 1963 ad Alessandria, dove vive tuttora con il marito e i figli. Laureatasi al Politecnico di Milano, per anni ha esercitato la professione di architetto. Ha esordito come scrittrice con i thriller Life on loan e Covered (Betelgeuse Editore), di cui sono stati già acquisiti i diritti tv. Con il romanzo Giuseppe Borsalino – L’uomo che conquistò il mondo con un cappello è tra i cinque finalisti del Premio Biella Letteratura e Industria. www.rossanabalduzzigastini.it.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Maddalena dell’Ufficio Stampa.