Posts Tagged ‘letteratura italiana’

:: Lo stupore della notte di Piergiorgio Pulixi (Rizzoli 2018) a cura di Federica Belleri

20 giugno 2018

imagesRosa Lopez dalla Calabria viene trasferita a Milano. È una donna preparata, non più giovanissima ma atletica e prestante. È Commissario nella sezione Antiterrorismo. Nella terra che ha lasciato sono rimasti i membri della sua vecchia squadra, amici fraterni che nei suoi riguardi hanno un legame profondo. Rosa si è innamorata, ha sofferto e continua a soffrire per un amore che non potrà più essere corrisposto. Milano le fa spazio tra colori cupi. Milano, che è protagonista insieme a Rosa di questo nuovo romanzo di Piergiorgio Pulixi, per la collana Nero Rizzoli. Per l’autore è un ritorno con una storia intrecciata in altre. Storia dai toni noir, dalle sfumature del giallo e dal ritmo thriller, che tocca nel profondo la complessità dei sentimenti. Pulixi dimostra ancora una volta le sue capacità tecniche e stilistiche, facendo camminare il lettore sul filo della paura. Ci propone una trama verosimile e angosciante al punto giusto. Rosa dirigerà una squadra nella lotta contro l’Islam estremo, fanatico e terroristico. Non solo, dovrà porre attenzione anche alla ‘ndrangheta e alle infiltrazioni mafiose in generale. Avrà scarse possibilità di abbassare la guardia. Una condizione la sua non facile da sostenere, soprattutto essendo una donna. Rosa purtroppo non ha una vita personale e il suo privato è schivo e marginale. “A Milano il Male non dorme mai”, troviamo questa frase in copertina. È così, il Male si annida da anni in luoghi insospettabili dai quali persino le forze dell’ordine stanno alla larga. Rosa e il Male si affrontano, alla disperata ricerca di una verità scomoda e dolorosa. Rosa e il Male si guardano negli occhi e sostengono il rispettivo sguardo; in guerra non è permesso cedere, altrimenti si muore. Il Male non ha volto, oppure ne ha diversi e fra i più insospettabili. Si nutre della paura di chi ne è vittima, del rancore e del desiderio di vendetta. Lo stupore della notte, lo stupore della complicata verità di Rosa, della sua sofferenza e di quanta sia in  grado di sopportarne. Cosa è disposta a lasciarsi alle spalle e cosa invece porterà con sé per sempre?
Allievi e Maestri, bugie e segreti. In un mix perfetto all’altezza delle migliori serie tv crime.
Editing preciso, parole che marchiano la pelle. Capitoli brevi e crudi, capaci di catapultare il lettore in una sala cinematografica, senza dargli modo di alzarsi dalla poltrona. Una visione diretta e assolutamente verosimile di fatti che potrebbero accadere anche nel nostro paese.
Un’ottima lettura che vi consiglio senza alcun dubbio.

Piergiorgio Pulixi, nato a Cagliari nel 1982, vive a Londra. Ha pubblicato Perdas de Fogu (Edizioni E/O 2008), L’albero dei Microchip (Edizioni Ambiente 2009), Donne a perdere (Edizioni E/O 2010) e la serie poliziesca iniziata con Una brutta storia (Edizioni E/O 2012) e La notte delle pantere (Edizioni E/O 2014).

Source: omaggio dell’editore.

:: I giorni dell’ombra, di Sara Bilotti (Mondadori 2018) a cura di Federica Belleri

18 giugno 2018

I giorni dell' ombraVittoria cade, come un birillo spostato dagli altri. La sua anima non trova pace e si scontra con i muri dei palazzi, le ombre appoggiate sul cuore, l’amore di suo padre. Vittoria sopravvive nella sconfitta quotidiana e lascia scorrere il sesso attraverso le viscere. Vittoria si piega sotto i colpi ricevuti, i capelli strappati e il sangue che esce dalle ferite. Vittoria insegue un sogno sbagliato ma non sa cosa desiderare davvero. Chi è?
Il condominio in cui vive è l’unico mondo che conosce, nel quale tenere a bada le sue fobie. Le scale si deformano al suo passaggio e gli occhi del vicino diventano infidi e assassini. È disturbata dalle sue percezioni e i ricordi sono una pellicola attorno al suo corpo. Nulla potrà salvarla dalla scomparsa della sua amica Lisa. Nulla potrà distoglierla dall’obiettivo di ritrovarla. Nulla, infine, potrà impedirle di ripercorrere i tratti distorti della sua personalità. Perché la sua famiglia è strana, dispotica, ossessiva. Ognuno è intrappolato nel proprio mondo perduto, con scarse possibilità di riscatto.
Sara Bilotti torna con un noir potente, disturbante e ossessionato. I personaggi sono lampadine a intermittenza, in un gioco di luci e ombre. Vittoria, catturata dai fantasmi, incastrata fra le pieghe di un’ esistenza faticosa da accettare. Cosa può evitare e cosa è invece inevitabile per lei?
Agonia, angoscia, attimi d’amore rubato, terrore. Donne e uomini che girano intorno a se stessi, in una spirale che precipita nel dolore. Dove si trova Lisa e perché Vittoria è così morbosamente legata a lei?
Amore, sesso, tristezza, colpa, pentimento. Senso di inadeguatezza, solitudine e rassegnazione. Chi combatte scappa. Chi conosce la verità, gioca … Un disegno terribile e inconsapevole. La ripetitività di gesti che danno sicurezza. Il disagio che non abbandona mai. La dipendenza da se stessi, senza tregua.
Un ottimo ritorno per questa autrice, con la sua capacità di scavare nel corpo e nella mente, senza dare al lettore la possibilità di mollare la storia.
Ottimo editing per un’empatia maledetta con tutti i protagonisti.
Buona lettura.

Source: acquisto personale del recensore.

:: Polvere di Enrico Pandiani (Dea Planeta 2018) a cura di Marcello Caccialanza

13 giugno 2018

PolvereEnrico Pandiani nel suo intrigante thriller psicologico, edito dalla Dea Planeta, dal titolo “Polvere”, offre a noi lettori amanti del brivido un romanzo accattivante e pieno di brio e di adrenalina.
È la storia di Pietro, un uomo allo sbando da quando ha purtroppo perduto il suo incarico lavorativo, come capo della sicurezza. Questo evento è dunque per il protagonista di questa narrazione una clamorosa sconfitta esistenziale; perché in questo stesso frangente lui capisce la sua naturale fragilità di essere umano. Fragilità che lo porta a vestirsi di un’apatia costante e pericolosa. Niente infatti lo interessa più ! la vita medesima diviene piano piano una sorta di mare calmo e poco avventuroso, dove ogni forma di vita ha perso colore, sapore e profumo. Pietro è dunque caduto nel baratro di un abisso buio e preoccupante, dove la depressione è una specie di fantasma che si fa sempre più prepotente ed ammagliante, è in procinto di tendergli il suo tranello!
Ma un giorno, inaspettatamente, per il personaggio chiave di questo romanzo arriva una ghiotta occasione per rimettersi in sesto per imboccare di nuovo la giusta carreggiata: la sua vicina di casa, alla quale hanno ucciso una figlia, in circostanze alquanto misteriose, gli domanda aiuto per dipanare quella matassa.
Facendosi carico di questa patata bollente, Pietro in un colpo solo si libera anche da quel perfido maleficio chiamato apatia. E da questa liberazione prende così il via questo noir esistenziale che mescola con grande sapienza atmosfere cupe e sfumature psicologiche.
Piccolo grande romanzo noir da leggere tutto d’un fiato pagina dopo pagina; perché ti prende, ti cattura e ti catapulta in una dimensione surreale, dove bene e male si sfidano in battaglie di fine e sottile psicologia umana!

Enrico Pandiani (Torino, 1956), dopo una lunga carriera come grafico editoriale e illustratore, nel 2009 ha esordito con Les Italiens, inizio di una saga noir che diventerà una serie TV coprodotta da Italia e Francia.

Source: libro del recensore.

:: Correre è la risposta di Ivana Di Martino (Sperling & Kupfer 2018) a cura di Marcello Caccialanza

7 giugno 2018

Correre è la risposta di Ivana Di MartinoCorrere è la risposta” di Ivana Di Martino, edito dalla Sperling & Kupfer è un libro che merita di essere letto perché rappresenta una sorta di ideale vademecum per quanti nella loro vita hanno subito una clamorosa battuta d’arresto e, nonostante ciò, hanno deciso, con fermezza e convinzione, di non arrendersi e di dire sì ancora una volta alla vita!
Sono parole e pensieri di una delicatezza e di un’empatia che toccano il cuore e ti danno quella speranza che ti fa sfidare il mondo con un dito!
E anche se ti trovi nel buio più profondo, hai l’innata consapevolezza, dentro di te, che in fondo a qualsiasi tunnel, vi è sempre una luce a cui aggrapparsi con prepotenza. Sta a noi indossare l’armatura e sconfiggere quel mostro che si cela dietro le avversità quotidiane!
Ivana non è una super – donna, ma una moglie, un’amica ed una madre. Lei ha sempre amato correre veloce e sfidare il vento; perché questo sport richiede abnegazione, impegno e soprattutto sudore, ma alla fine come in ogni favola che si rispetti c’è sempre una morale nascosta: ogni sforzo ben ponderato regala energia e voglia di vivere!
Un giorno, però, Ivana ha una brutta sorpresa; scopre che il suo cuore ha problemi e che deve essere operata. Lei non si perde d’animo indossa la sua armatura e lotta con astio e convinzione contro questo drago! Lei è tosta e ce la fa!
Ma la parte più bella di questa narrazione è proprio nel racconto appassionato e vissuto di una miracolosa rinascita, che la porterà a ricominciare, contro il parere di quanti le stanno accanto, a correre e sfidare di nuovo quel vento amico e compagno di tante splendide avventure!
E dal 2013 lo farà solamente a scopo benefico. Non c’è che dire un contagioso e meraviglioso esempio di coraggio e di altruismo.

Source: libro del recensore.

:: Drammi quotidiani, di Paolo Panzacchi (Pendragon 2018) a cura di Federica Belleri

6 giugno 2018

drammi quotidianiAvete presente le gag di Aldo, Giovanni e Giacomo? E Camera Cafè? O Giuseppe Giacobazzi?
Ecco, mescolatele. Aprite il libro di Paolo Panzacchi e lo scoprirete. Vivrete la quotidianità di Francesco Garelli, pubblicitario, e della sua famiglia. Lo stress di ogni giorno, il tempo che è sempre troppo poco, il disordine e lo stipendio risicato. I risvegli del lunedì e i panni da stendere. Il complicato equilibrio tra carriera e coppia. L’invadenza dei suoceri e molto altro.
Questa è una storia per chiunque si senta stretto e costretto, per chi ha voglia di perdersi nei ricordi e di lasciarsi andare alla malinconia. Si ride, certo. E si sorride parecchio, ma nulla viene tolto alle descrizioni dei nostri anni, all’amore trascurato e ai difficili progetti da realizzare.
Le scelte si pagano, è inevitabile. La nostalgia prevale, la voglia di prendere un’iniziativa anche solo una, è devastante.
E allora si decide, si cambia, ci si rinnova. Ci si libera dalle convenzioni e via, un tuffo nel blu. O no?
Una lettura che apre spunti per interessanti riflessioni.
Assolutamente consigliato.

Source: omaggio dell’autore.

:: Peccato che non avremo mai figli di Giuseppina La Delfa (Aut aut Edizioni 2018) a cura di Nicola Vacca

30 maggio 2018

Piatto_Peccato che non avremo mai figliGiuseppina La Delfa è fondatrice e socia delle Famiglie Arcobaleno, di cui per undici anni ha rivestito anche l’incarico di presidente. Da sempre impegnata in prima fila nella lotta per il riconoscimento dei diritti civili.
Da trentasei anni vive con Raphaelle. Adesso Giuseppina ha deciso di scrivere un libro per raccontare la storia di questo grande amore ma anche i sacrifici e gli anni di battaglie, di conquista e di soddisfazioni.
In questi giorni è uscito Peccato che non avremo mai figli, questo è il titolo di un romanzo di formazione, intenso e avvincente in cui il privato e l’intimo si tuffano nella storia, proprio come nelle pagine più belle della grande scrittrice Annie Ernaux.
Non è un caso che il libro di Giuseppina La Delfa inizia il suo racconto con una citazione della Ernaux:

«L’intimo è ancora e sempre del sociale, perché un io puro, in cui gli altri, le leggi, la storia, non sarebbero presenti è inconcepibile».

Giuseppina, figlia di emigrati italiani e Raphaelle, appartiene a una famiglia borghese, si incontrano e si innamorano a prima vista. Tutto ha inizio più di trenta anni fa in Francia e da quel momento non si lasceranno più. Naturalmente gli ostacoli alla loro storia sembrano insormontabili.
Dai banchi di liceo, all’università sempre insieme anche contro la volontà delle famiglie. Giuseppina e Raphaelle formano la loro famiglia e vanno a vivere insieme, mettono su casa tra mille sacrifici, lavorano duro senza arrendersi mai.
Giuseppina studia e legge, lei è consapevole che i libri le salveranno la vita. Si laurea discutendo una tesi sul fantastico di Dino Buzzati. Riceve un incarico come lettrice di madrelingua presso il campus universitario di Fisciano. Successivamente anche Raphaelle la raggiungerà.
Nel libro ovviamente c’è spazio per l’impegno nella battaglia per il riconoscimento dei diritti civili. Dalla realtà delle famiglie arcobaleno alla lista lesbica italiana. Una storia intensa di militanza che l’autrice definisce ricca di incontri e di relazioni.
L’attivismo per i diritti LGBT incontra la narrazione privata. Sullo sfondo di queste pagine le protagoniste sono due grandi donne che si amano. È la storia di un grande amore al servizio di una battaglia che a che fare con la dignità di tutte le persone in antitesi a ogni forma di oscurantismo e pregiudizio.

«Stamattina, martedì 2 marzo 2016, mi sono svegliata dicendo a me stessa «Dai, alzati, vai a scrivere che voglio conoscere il seguito». È buffo. Il seguito lo conosco, non sto inventando nulla.
È la mia storia. Ma sono stupita io stessa di ciò che viene fuori, dei ricordi che tornano a galla e di come le parole tirano altre parole e di come un racconto porta a un altro racconto. È una sorpresa. Perciò voglio sapere il seguito anche io. Al di là del futuro di questo libro. Lo sto scrivendo perché penso di avere avuto una vita di ribellione testarda e non violenta. Ho fatto, tutto sommato, tutto ciò che volevo fare. Anche se è stato spesso difficile prendere decisioni e andare avanti, a volte contro tutti».
Insomma fino a oggi non mi sono mai tradita. E la mia vita, fino a oggi, è stata una bella vita, intensa, vera, onesta. È già qualcosa di cui vado fiera. Ma non ho vissuto così per andarne fiera, ma solo perché sono consapevole da sempre che la vita è un’occasione da non sprecare.
Questo libro lo scrivo soprattutto per Lisa Marie e per Andrea Giuseppe. Perché sappiano chi era la loro madre, chi erano le loro madri. Chi erano anche quando loro non erano nemmeno concepibili e quale percorso abbiamo dovuto fare, insieme, per arrivare fino a loro. E poi scrivo anche per i tanti ragazzi che ancora oggi non vivono felici e continuano a tacere. È un modo per dire loro che se ce l’abbiamo fatto noi quando eravamo davvero sole al mondo, ce la faranno anche loro a vivere la vita che vogliono ora che siamo legioni a poter accompagnarli per affrontare lo sguardo di chi pensa ancora di essere l’unico nel giusto».

Con queste parole toccanti Giuseppina La Delfa si rivolge ai lettori. Tra le pagine di questa storia vera ci siamo tutti, perché le scelte di Giuseppina e Raphaelle, non sono personali, appartengono a ognuno di noi e ci riguardano da vicino. In gioco ci sono le relazioni umane, il vivere civile e la libertà.

Giuseppina La Delfa è italo-francese, nata nel nord della Francia nel 1963. Laureata in Lingua e Letteratura italiana con specializzazioni in Letterature comparate e Didattica delle lingue straniere, nel 1990 si trasferisce in Italia con la compagna e da allora insegna lingua francese all’Università di Salerno. Nel 2000 si “pacsa” con la compagna al consolato di Francia a Napoli. Nel 2005 crea l’associazione Famiglie Arcobaleno di cui è Presidente dal giugno 2005 a ottobre 2015. Nel 2016 entra a fare parte del direttivo di Nelfa, il Network delle Associazioni di genitori LGBTQI* europee di cui è la vice presidente.

Source: libro inviato al recensore dall’ Ufficio stampa.

:: L’ immensità del tempo di Raffaella Marchese (New Books 2018) a cura di Marcello Caccialanza

30 maggio 2018
L'immensità del tempo

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L’immensità del tempo”, edito dalla New Books e realizzato dalla sapiente penna dell’autrice Raffaella Marchese; già nota al grande pubblico per due suoi romanzi precedenti assai apprezzati, quali “La Pipa di Terracotta” e “ Alle quattro del mattino” è una preziosa opera letteraria che incanta e commuove allo stesso tempo. Ha il merito di accompagnare con estrema dolcezza anche il lettore più critico verso una riconciliazione insperata con sé stesso e con la vita che conduce. Ha l’innato pregio di redimere anche i più cinici e di spingerli tra le braccia della bellezza dei sentimenti più alti; come l’amore, la bontà, il piacere più vero e l’umiltà più sincera.
L’immensità del tempo è una delicata raccolta di pensieri, riflessioni, brevi racconti di vita vissuta e di lettere indirizzate ai destinatari più disparati: dalla amatissima cagnolina Jolie a Papa Francesco in persona.
La bellezza di queste pagine consiste a mio avviso nel fatto che ciascuna di esse riesce ad emozionare a tal punto il lettore che lo stesso si accorge di possedere un cuore capace ancora di battere per sentimenti nobili e rari!
Forse la migliore recensione scritta per questo testo l’ha firmata la famosa scrittrice Sveva Casati Modignani nella sua presentazione al testo della Marchese.

Dotata dalla sorte di intelligenza e di sensibilità, attraverso la scrittura Raffaella ha deciso di condividere con i lettori i suoi doni straordinari .

:: Zeig di Martino Ciano (Giraldi Editore 2018) a cura di Nicola Vacca

28 maggio 2018
Z COPERTINA

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Colpaca è la capitale del sistema social – consumistico dove i suoi abitanti sono schiavi dei bisogni e le loro anime sono imprigionate nel sistema e condannate alla felicità materialista.
Questo è il regime voluto da Gesualdo Istorio che ha fondato la Titti- Teet –Toot, la grande fabbrica attraverso la quale ha fondato la sua filosofia basata su tre principi: lavoro benessere e consumo.
Marselo è uno tanti operai di una catena di montaggio asfissiante, assuefatto non solo ai ritmi assurdi del lavoro ma anche al modello di consumismo sfrenato su cui si basa l’economia della città.
A un certo punto si accorge che non può essere soltanto un prodotto con una data di scadenza sul cuore e cerca di evadere dalla quotidianità grigia di Colpaca.
Così siamo entrati in Zeig, il nuovo romanzo di Martino Ciano . Colpaca non è assolutamente una città immaginaria e questo di Martino non è un romanzo distopico.
La distopia non è più profezia ma è diventata realtà. Zeig non è un romanzo distopico. La città immaginaria di cui racconta Martino Ciano è in mezzo a noi. E noi siamo quella città immaginaria nel cui abisso precipitiamo con il nostro bagaglio di ipocrisie e di menzogne.
A un certo punto Marcelo diventa Zeig e si avventura a Redimos, il ghetto in cui il sistema ha confinato i filosofi, i sognatori e gli idealisti, tutti coloro che non hanno riconosciuto la dittatura del consumismo e vengono considerati portatori sani di un pensiero improduttivo.
Marcelo e Zeig si accorgono presto la verità non è facile da agguantare perché la perpetuazione della menzogna è cosa più comoda anche da parte di chi usa gli ideali per costruire a sua volta prigioni per controllare anime e coscienze.
Martino Ciano scrive una parabola filosofico – esistenziale al centro della quale c’è questo nostro presente liquido e globalizzato in cui in ogni posto regnano la menzogna e l’ipocrisia.
Marcelo intuisce che il benessere che gli viene imposto a Colpaca sa di marcio e lo corrode fino alla decomposizione, rendendolo cadavere
Zeig varca i confini di Redimos, sfuggire alle orrende asfissie del sistema ma anche lì si accorge che è difficile salvarsi in un mare di menzogne, soprattutto quando si incontrano profeti che spacciano per verità le infinte bugie di plastica.
Martino Ciano con Zeig scrive soprattutto dell’anno zero della nostra umanità, precipita negli abissi di un’apocalisse che viviamo tutti i giorni in cui tutti noi siamo Marcelo –Zeig, carnefici e vittime allo stesso tempo di una quotidianità con cui la verità diventa sempre bugia e la realtà non si distingue dalla finzione.
Zeig è un libro dedicato all’uomo che sa essere, come scrive Cioran, il cancro della terra, devoto solo alla menzogna, con la consapevolezza di voler morire e di autodistruggersi, sicuro di aver schiacciato tutto il vero che ha ronzato nelle sue orecchie.

Martino Ciano (1982) vive a Tortora, primo paese della Calabria alto tirrenica. Dal 2010 è giornalista per l’emittente televisiva Rete 3 Digiesse. Appassionato di storia, letteratura, filosofia e hard rock, collabora con le webzine letterarie “Satisfiction” e “Gli amanti dei libri” e il blog di approfondimento culturale “Zona di Disagio” di Nicola Vacca. Zeig è il suo terzo romanzo, ma può essere definito anche il suo esordio letterario.

Source: libro inviato al recensore dall’ Ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Autunno a Venezia – Hemingway e l’ ultima musa di Andrea di Robilant (Corbaccio 2018) a cura di Marcello Caccialanza

24 maggio 2018

1La vita del grande scrittore americano Ernest Hemingway è andata in profonda sintonia, quasi in una sorta di indimenticabile romanzo poetico di esistenza umana nelle sue mille e mille sfacettature, con la sua immensa produzione letteraria, che ha coinvolto emotivamente generazioni e generazioni di lettori appassionati e mai traditi nelle loro più intime aspettative, anche nell’epilogo tragico della vita stessa di questo artista tutto tondo!
L’autore Andrea di Robilant ci offre nel suo “Autunno a Venezia – Hemingway e l’ultima musa”, edito dalla Casa Editrice Corbaccio, un periodo particolare di questa icona letteraria senza tempo: 1948 il romanziere americano decide di lasciare l’Avana per affrontare insieme alla quarta moglie, Mary Welsh, un viaggio in Europa.
Le cose tra i due non funzionano più bene; tutto sembra scricchiolare sotto i loro piedi! E forse questo viaggio potrebbe essere l’occasione più ghiotta per ritrovare quell’armonia di coppia che in precedenza li aveva sempre contraddistinti!
La coppia avrebbe dovuto approdare, con il piroscafo su cui sono imbarcati, in Provenza e più precisamente al porto di Cannes; ma un’improvviso ed alquanto pungolante maltempo, li costringe a ripiegare sul capoluogo ligure.
Per Hemingway l’inaspettato cambio forzato di programma, diventa quasi come una sorta di meraviglioso ed affascinante colpo di fulmine, che, come un incantesimo di un mago a lui amico, lo catapulta con estrema dolcezza al 1918 e più precisamente al suo lavoro di cronista svolto nei pressi del Piave.
Da questo punto in poi, ovvero fino al momento in cui lo scrittore non ritorna in connessione con il suo Io temporale, questo piccolo capolavoro assumerà quasi i delicati toni di un diario intimista, che ci racconterà, in modo minuzioso, in un crescente turbinio di emozioni sentite e vissute, di un uomo e delle sue indiscusse peculiarità! Infatti verranno ricordati, con toni vagamente nostalgici, i reportages degli anni Venti, i viaggi in Liguria e nelle Dolomiti in compagnia della prima moglie, Hadley.
Ma ogni incantesimo che si rispetti ha dunque un inizio ed una fine e qui la fine coincide con l’assedio mediatico dei paparazzi nei confronti dell’autore e di riflesso nei riguardi della sua quarta moglie, il tutto si gioca in maniera roccambolesca al molo.
Hemingway decide così di cambiare itinerario al fine di ritrovare quell’ispirazione che aveva perduto da tempo: da circa otto anni la sua penna prolifica non aveva versato più una goccia di inchiostro, suscitando malcontento tra critica e pubblico. Suo ultimo successo editoriale era stato “Per Chi Suona La Campana”, del 1940.
A Stresa e a Cortina ha l’opportunità di conoscere i suoi editori italiani, Giulio Einaudi e Arnoldo Mondadori e perfino la sua fedele traduttrice Fernanda Pivano. Nel nostro Paese il Maestro entra in contatto anche con i grandi scrittori del tempo, come Calvino e la Ginzburg.
Tra una battuta di caccia ed un sontuoso party in suo onore entrerà – come fulmine a ciel sereno- nella sua vacanza italiana: la città di Venezia.
Qui l’uomo-l’artista si innamorerà pazzamente dell’aristocratica Adriana Ivancich, la quale avrà l’onere e l’onore di incarnare la sua ultima Musa ispiratrice. Grazie a lei, nonostante la relazione sia complicata ed apparentemente platonica, Ernst ricomincia a scrivere con gioia e con cuore. Adriana sarà quindi la Renata di “Di là dal fiume e tra gli alberi”; con lei accanto, una volta tornato a Cuba, scriverà quel capolavoro dal titolo “Il vecchio e il mare”.
Nel 1954 a coronamento di questa profetica rinascita intellettuale ed umana, l’autore riceverà il Premio Nobel per la letteratura.
Di Robilant, nella sua opera, supera con grande maestria il “banale” concetto di biografia per regalare al lettore atmosfere e personaggi indimenticabili che entrano con comprovata prepotenza nel cuore e che rendono questo testo un autentico libro da “divorare” con avidità!

Andrea di Robilant è nato a Roma nel 1957. Ha studiato Storia e Relazioni internazionali alla Columbia University e ha lavorato come giornalista in Europa, negli Stati Uniti e nell’America Latina. Corbaccio ha pubblicato: «Lucia nel tempo di Napoleone», «Un amore veneziano», «Irresistibile Nord», «Sulle tracce di una rosa perduta» e «Autunno a Venezia». Vive a Roma con la moglie e i figli.

Source: libro del recensore.

:: Il monastero delle ombre perdute di Marcello Simoni (Einaudi 2018) a cura di Elena Romanello

25 aprile 2018

12Torna per Einaudi una nuova indagine dell’inquisitore seicentesco a Roma fra’ Girolamo Svampa, di nuovo dalla penna di Marcello Simoni, che racconta un nuovo giallo storico in un’epoca in fondo poco nota ma fondamentale per arte e cultura non solo nella città eterna.
Nella capitale papalina, nel giugno del 1625 capita una sera che la giovane e irrequieta Leonora Baroni entri con un corteggiatore nelle catacombe di Domitilla e qui faccia la macabra scoperta di un cadavere di un uomo e di una figura di donna con la faccia di capra. Fra’ Girolamo Svampa si trova in esilio in Toscana, alcune sue indagini non hanno fatto comodo al potere pontificio e si è preferito allontanarlo, ma ora solo lui può aiutare i suoi superiori a venire a capo di un mistero che può portare discredito.
Svampa accetta l’invito di padre Francesco Capiferro e torna a Roma, dove si scontra, oltre che con le difficoltà del caso, con l’opposizione del suo storico nemico Gabriele da Saluzzo, ma dove trova l’appoggio del fedele Cagnolo Alfieri. L’indagine si dimostra subito non facile, anche perché la famiglia di Leonora Baroni non è il migliore degli interlocutori: la ragazza è figlia di Adriana Basile, celebre cantante e sorella del grande scrittore napoletano Giambattista, che in una delle sue celebri fiabe ha raccontato una cosa molto simile a quella successa nelle catacombe.
Tra antichi culti e nuovi circoli al femminile, giochi di potere e intrighi, Svampa dovrà cercare di trovare il bandolo di una matassa che, se non risolta, potrebbe rovinare definitivamente la sua carriera e la sua vita.
Rispetto agli altri thriller di Marcello Simoni, basati su azione e Storia, questi su fra’ Svampa sono più meditativi e più di indagine, ma non per questo meno interessanti, anzi questo secondo capitolo immerge ancora meglio in una Roma tardo rinascimentale dove superstizione e modernità convivono e dove la ricerca della verità può essere davvero l’unica cosa che conta.
Interessante in particolare aver inserito Giambattista Basile come personaggio, figura storica realmente esistita, autore di fiabe che ispirarono Perrault e i fratelli Grimm (le prime versioni ufficiali di Cenerentola e della Bella Addormentata, in versione horror, sono sue) e in tempi recenti l’interessante film di Matteo Garrone Il racconto dei racconti.
Marcello Simoni ha in progetto adesso altri libri di altre sue serie, ma c’è da pensare che prima o poi ci riporterà sulle orme di Girolamo Svampa.

Marcello Simoni (Comacchio, 1975) è un ex archeologo e bibliotecario. Con Il mercante di libri maledetti (2011), il suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. Un successo confermato da La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, L’isola dei monaci senza nome, La cattedrale dei morti, L’abbazia dei cento peccati, L’abbazia dei cento delitti e L’abbazia dei cento inganni, tutti usciti per Newton Compton. Per Einaudi ha pubblicato Il marchio dell’inquisitore (2016 e 2018), dove compare per la prima volta il personaggio di Girolamo Svampa, e Il monastero delle ombre perdute (2018). È tradotto in venti Paesi.

Source: acquisto personale

:: Silenzio, di Luana Troncanetti a cura di Federica Belleri

25 aprile 2018

silenzioUn uomo torturato in modo brutale, la sua sofferenza protratta per diverse ore. Un assassino preciso e rabbioso.
Questo è l’incipit del romanzo di Luana Troncanetti. Incipit dai toni pulp, carico di sangue e di morte. Un omicidio descritto in maniera chiara, precisa, senza sconti.
Chi è la vittima, chi è l’assassino? Al lettore scoprirlo.
Vi posso dire che l’autrice ci porta nel mondo degli artisti sognatori, viziati e viziosi. Nel mondo dei ricordi, che fanno male da morire. Nel mondo dei tradimenti, fatti per disperazione e intrisi di sensi di colpa. Il tutto è condito da sfumature dolci e da amari rimpianti. La vicenda è ambientata a Roma, con il caldo autunnale che non sembra abbandonare la città. I personaggi creati dall’autrice sono reali, credibili e romaneschi al punto giusto. La capitale pulsa e si muove attorno a loro. Non manca il sorriso durante la lettura. C’è Ernesto, che fin da piccolo ha la passione per il disegno e i colori, ma fa il tassista. C’è l’Ispettore Proietti, Capo della Sezione Omicidi, uomo superstizioso e stropicciato dalla vita. C’è l’agente Ansaldi, che ha avuto con lui una storia di sesso, senza speranza di continuità. Molti altri personaggi ruotano attorno a questo caso, in modo delicato ma preciso. Le personalità di ognuno di loro è ben definita, compresa quella dell’uomo assassinato … quali segreti nasconde?
Un piccolo stralcio di umanità passa in questo libro sedendosi sul taxi di Ernesto o nell’abitazione della vittima. Oppure ancora nella portineria del suo palazzo. Umanità che cerca di vivere o di sopravvivere. Uomini e donne che non sempre hanno il coraggio di osare, che soffrono nel loro essere bizzarri. Persone che si perdono in attimi, in brevi momenti di luce, in grado di portarli lontano con la mente.
Silenzio è passione carnale, un bacio debole, una responsabilità troppo grande per essere ignorata, una tragedia trascinata per anni, un dettaglio da non trascurare. E ancora, una ferita profonda, un cuore d’oro che mira solo a proteggere, istinto primordiale.
Silenzio, per chi spaccia sogni e si prende ciò che vuole quando e come gli pare.
Silenzio, per osservare e rielaborare. Silenzio, perché il riscatto richiede tempo.
Chi è la vera vittima in questo romanzo?
Ottima lettura e ottima scrittura. Un’autrice da tenere d’occhio.

Source: omaggio dell’autore al recensore.

:: L’altro addio di Veronica Tomassini (Marsilio 2017)

15 aprile 2018
L'altro addio

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Dopo la caduta del Muro di Berlino, parlo per intenderci del periodo che va dalla fine degli anni Ottanta del Novecento all’inizio degli anni Novanta, molti ragazzi e ragazze dell’Est lasciarono gli ex paesi della Cortina di Ferro (Germania Est, Cecoslovacchia, Albania, Polonia, Ungheria, Romania etc…) in cerca di fortuna nel nostro edonistico e consumistico Ovest.
Anche l’Italia fu terra di approdo di questi flussi migratori e se molti trovarono una nuova sistemazione legale e favorevole, impiegandosi come badanti, infermieri, taxisti, tecnici informatici, o aprendo piccole attività dal negozietto alimentare sottocasa, a ditte di import export magari verso i propri paesi d’origine, altri finirono nella zona d’ombra della criminalità, dell’accattonaggio o della prostituzione.
Questa marginalità trova dignità letteraria nei libri della siciliana Veronica Tomassini, come in quest’ ultimo L’altro addio, edito da Marsilio.
Della Tomassini ricordiamo già Sangue di cane, caso letterario del 2010, edito da Laurana Edizioni, in cui per la prima volta il personaggio del polacco Slawek prendeva vita nelle pagine di un libro in bilico tra autofiction, e ritratto sociale, che per potenza e asprezza ricorda uno Zolà, dove le storie degli ultimi assumono valenze epiche e universali, non tralasciando i lati più sordidi e dolorosi di una umanità reietta ma sempre umanissima e vera.
Sebbene forse più che al naturalismo francese, forti sono gli echi verso il verismo tutto nostro di scuola siciliana di un Capuana per esempio, per sensibilità e sincerità di intenti, e per il suo assillo continuo verso la malattia e la morte.
Tuttavia la Tomassini si scosta da queste scuole strutturate e teorizzate, per spontaneità e per l’uso prevalente del flusso di coscienza, strumento che nello stesso tempo è la parte più affascinante e il principale limite della sua scrittura.
Limite perché non è facilmente comprensibile da un lettore distratto, privo degli strumenti idonei per capire la complessità della sensibilità dell’autrice, che si espone quasi senza filtri, superando anche alcuni limiti di opportunità per il suo tendere verso l’aderenza al vero (se non fattuale e oggettivo, sicuramente psicologico e morale).
Insomma non è un libro facile, può scoraggiare, se non respingere, ma se si superano questi ostacoli concettuali, allora si può apprezzare con più consapevolezza il coraggio, la fede (sì, anche nella letteratura oltre che nella umanità o in Dio), l’autenticità di questa autrice che ignora mode, atteggiamenti arroganti o scuole di pensiero.
Il suo tipo di scrittura è molto personale, quasi sovversivo: alterna periodi involuti, ad altri molto piani e immediati, proprio seguendo le onde del pensiero.
Il dolore, l’amore, la malattia, la marginalità si aggiungono all’ universale difficoltà del vivere, del comprendere gli altri, del perdonare. Tanto che l’amore tra la ragazza siciliana e il “migrante” (uso con consapevolezza questa parola che ormai quasi per tutti ha un’ accezione unicamente negativa) polacco, acquista in breve tutte le valenze e le sfumature di uno scontro incontro tra due opposti difficilmente conciliabili. Fino al punto che al lettore, terminata la lettura, non restano che due certezze: il loro è un amore senza futuro, e nello stesso tempo destinato a non estinguersi mai. Doloroso e scorticante.

Veronica Tomassini è siciliana, ma di origine umbre, e lei molto puntigliosamente tiene a precisarlo. Giornalista, ama le ambientazioni suburbane, gli outsider, gli immigrati,  gli sfrattati ad oltranza dal sentire borghese. Ama i perdenti perché neanche lei ha vinto mai qualcosa, nella vita in generale. Scrive sul Quotidiano La Sicilia dal 1996. Il suo romanzo d’esordio, Sangue di cane (Laurana 2010) fu un caso letterario. Successivamente ha pubblicato Il polacco Maciej (Feltrinelli Zoom 2012) e Christiane deve morire (Gaffi 2014). A lungo collaboratrice del quotidiano catanese «La Sicilia», dal 2012 scrive per «il Fatto Quotidiano».

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Chiara dell’Ufficio Stampa Marsilio.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.