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:: Blogtour – Rondini d’ inverno. Sipario per il commissario Ricciardi, Maurizio de Giovanni (Einaudi, 2017) – seconda tappa

11 luglio 2017

Oggi siamo felici di ospitare la seconda tappa del Blog tour dedicato al nuovo libro di Maurizio de Giovanni Rondini d’ inverno, capitolo finale del ciclo delle canzoni, della saga di Ricciardi. Buona lettura!

3Benvenuto Maurizio e grazie di avere accettato questa nuova intervista. Parleremo perlopiù del tuo nuovo libro Rondini di inverno, ma anche di libri in genere, di tango, di progetti per il futuro.

Sempre felice di ritrovarti, e di ritrovarsi in mezzo ai lettori. La scrittura, come la lettura, è un’attività individuale e un po’ onanistica, quindi ogni occasione di condivisione è un vero piacere.

Iniziamo col tranquillizzare i tuoi lettori il sottotitolo Sipario per il commissario Ricciardi, non significa ancora che Ricciardi ci dice addio, ma ci saranno altre storie, confermi?

Nelle mie attuali intenzioni, questo romanzo è il terzultimo per Ricciardi. Conclude il ciclo delle canzoni, quello intervallato dalla storia degli incontri tra un giovane cantante che vuole perfezionare il suo modo di suonare e il suo anziano Maestro, di cui scopriremo l’identità. Il sipario del titolo è riferito all’ambientazione, che è il mondo magico dell’avanspettacolo.

Ho letto in anteprima il romanzo, l’anticipazione della pubblicazione al 5 fa sì che ormai anche molti lettori l’abbiano letto. Rondini di inverno è ambientato negli ultimi giorni del 1932, prima del Capodanno. Parla di teatranti, di amore, di vendetta, di follia. Come hai amalgamato tutti questi temi?

La cosa più bella della creazione di un romanzo, per il quale esistono già i personaggi principali, è il reperimento del mondo che si vuole raccontare. La scelta dell’ambientazione, lo sfondo, il palcoscenico sul quale si svolge la narrazione e le conseguenti a volte lunghe e difficili ricerche sono una tessitura complessa ma bellissima. E’ poi la storia, la trama stessa, che amalgama perfettamente tutti gli elementi.

Ricciardi non ama il teatro. Sue parole, che riporto “Il cinematografo e il teatro propongono una ridda di emozioni false, dove l’amore è sempre buono e l’odio sempre cattivo.” In questo romanzo invece la rivista, il varietà, il teatro, sono protagonisti. Ricordo mio padre (napoletano in esilio al nord) che detestava la sceneggiata, mentre amava Totò e il teatro di De Filippo. In che misura il teatro caratterizza la cultura napoletana, e per la precisione quella degli anni’30? E perché hai scelto questo tema per il romanzo?

Il teatro è per Napoli una forma d’arte istintiva e primaria, più di ogni altra. Il numero di compagnie, di autori, di spettacoli che c’è dalle mie parti non c’è in nessun altro luogo, e il pubblico è esigente e temutissimo anche dai più grandi attori. Questo è ancora più vero negli anni Trenta, quando praticamente non esistevano altre forme di fruizione degli spettacoli. Avevo già trattato il teatro lirico (Il senso del dolore) e la prosa (La condanna del sangue), ma un po’ lateralmente. Pensavo da tempo di addentrarmi un po’ nelle quinte, e finalmente ne ho trovata l’occasione.

Come di consueto c’è una trama principale, l’uccisione di una diva del cinematografo, e alcune sottotrame: l’aggressione a Lina, l’ “incarico” di Livia, Nelide e Tanino, Bianca e il duca etc… Di solito hai tutto in mente, o le sottotrame nascono scrivendo?

Per carità, nasce tutto durante la mia istintiva ventrale scrittura! Certo so di volerne parlare, di dover incontrare i personaggi; e la seconda storia, in questo caso quella di Modo e di Lina, devono essere almeno imbastite perché hanno bisogno di qualche ricerca preventiva, ma mi riservo il diritto di espandere o contrarre i personaggi durante la stesura del romanzo. Altrimenti sai che noia!

Due sono i personaggi se vogliamo più tragici del romanzo: Gelmi e l’invalido di guerra Pacelli. Come hai costruito questi due personaggi?

Una delle cose più complesse, quando si ambienta una narrazione in un’altra epoca, è tener conto del passato di quell’epoca. Quanto conta per noi quello che è successo di recente, gli avvenimenti che sono nella nostra memoria? E’ così anche per i personaggi dei romanzi. Nei primi anni Trenta era fortissima la memoria della Grande Guerra, chi era stato al fronte ne riportava segni profondi fisici e psicologici. Ho voluto rendere omaggio a questo con la relazione tra Pacelli, un invalido di guerra, e il suo capitano: uno era riuscito a emergere dal passato e a dimenticare, l’altro era rimasto fermo a quel momento per sempre.

Vincenzo Zupo in arte Zuzù è un omaggio a Totò?

Sì. In quei giorni Totò era al teatro Mercadante con la sua rivista di grandissimo successo. Ho voluto ricordarlo, e ho anche dovuto resistere alla tentazione di svilupparne il ruolo perché il personaggio me lo chiedeva, ma non volevo distrarmi dalla trama principale.

Prosegue la storia d’amore tra Enrica e Ricciardi. Sembra che questa volta qualcosa accadrà (sempre che Bianca e Livia si mettano da parte), o è tutto fumo negli occhi? Senza anticipare troppo anche Chandler non vedeva per Marlowe un futuro di coppia, poi in Poodle Springs Story…

A questa domanda non sono autorizzato a rispondere. Posso però dirti che ho finalmente chiara l’evoluzione della storia, così come si svolgerà nei prossimi due romanzi.

Per Proust era cattleya, per Enrica e Ricciardi è Caminito, la parola in codice, con un preciso significato unicamente per i due innamorati. Come non pensare al tango, all’Argentina degli anni 20 e 30. Hai mai pensato di far fare un viaggio a Ricciardi in questo paese?

Amavo profondamente l’Argentina per il tango e per motivi calcistici prima ancora di andarci, ora che l’ho vista ne sono pazzo. Per scriverne però dovrei conoscerla molto meglio. Se riuscirò in futuro a starci per qualche mese, probabilmente potrei pensarci.

Maurizio de Giovanni che lettore è?

Un lettore bulimico e disordinato, che non ha pregiudizi di genere ma che preferisce i romanzi con una storia forte e definita a quelli che approfondiscono relazioni e psicologie ma nei quali non succede mai niente. In assoluto penso che la letteratura americana, sud e nord, sia il grande regalo degli ultimi cento anni della scrittura al mondo.

Infine per concludere, ringraziandoti della sua disponibilità, mi piacerebbe chiederti un’ultima cosa: può dirci qualcosa della prossima indagine di Ricciardi?

Ci vuole troppo tempo. Devo scrivere un paio di testi teatrali, rifinire i soggetti della prossima serie dei Bastardi, di Mina Settembre, dei Guardiani e di Ricciardi stesso per la TV; poi dovrò scrivere il romanzo dei Bastardi e il seguito dei Guardiani, che si chiamerà La Seminatrice. Prima di poter pensare al prossimo Ricciardi ho troppe storie da raccontare, ancora.

֎ Le tappe ֎

banner 11) 10 luglio Recensione – [The Mad Otter]
2) 11 luglio Intervista – [Liberi di scrivere]
3) 12 luglio Gli abiti del tempo – [Strategie evolutive]
4) 13 luglio Cibi e bevande e cucina tipica napoletana (cilentana) [Livingamongthebookspage]
5) 14 luglio Dreamcast – [Milioni di particelle]
6) 15 luglio Profilo personaggi – [Contorni di noir]

:: Panorami d’inchiostro: La Cornovaglia di Daphne du Maurier

15 maggio 2017

imagesGià ho avuto modo di recensire lo scorso dicembre Jamaica Inn, di Daphne du Maurier, ma quando mi sono trovata a dover decidere che libro scegliere per Panorami di inchiostro la mia scelta è caduta ancora su questo libro. Confesso di aver pensato in un primo tempo alla Cornovaglia di Cime tempestose, alla splendida campagna inglese del sud di Orgoglio e pregiudizio, al Galles del sud de La Cittadella, all’Irlanda di Gente di Dublino o dell’ Ulisse (ammetto la Gran Bretagna gioca un ruolo chiave nel mio immaginario paesagistico). Poi mi sono detta perchè non parlare della Cornovaglia di Daphne du Murier, e permettere al lettore di fare un viaggio in questa terra di per sè aspra e selvaggia, che conserva ancora oggi il fascino che possedeva nell’Ottocento, tra vento (quasi incessante), pioggia, brume e scogliere a picco sul mare. Così ho ripreso in mano Jamaica Inn (nella traduzione di Marina Vaggi) e ho iniziato il mio viaggio in questa aspra penisola inglese affacciata sull Atlantico.

Già dall’incipit del romanzo Daphne du Maurier ci descrive una terra difficile, quasi inospitatale, mutevole, sferzata dalla pioggia e dal vento.

Era una giornata fredda e grigia sul finire di novembre. Il tempo era cambiato durante la notte e un vento mutevole aveva portato con sé un cielo plumbueo e una sottile acquerugiola. Benché fossero appena trascorse le due e mezzo, il pallore di una serata invernale sembrava essere già sceso sulle colline, ammantandole di foschia.

La locanda Jamaica Inn, in cui è ambientato quasi interamente il romanzo, è un luogo realmente esistente che si colloca tra Bodmin e Launceston. Oggi museo.

Daphne du Maurier descrive il paesaggio circostante così:

Il paesaggio le era estraneo ed era per lei un motivo di frustrazione. […] Questa, invece era una pioggia sferzante e spietata che batteva sui finestrini della carrozza e andava a inzuppare un suolo duro e sterile. Non c’erano alberi, a parte quei due o tre che tendevano i rami spogli ai quattro venti, piegati e contorti da secoli di tempeste e talmente torturati dagli anni e dalle intemperie che, se anche la primavera avesse alitato il suo fiato in quei luoghi, nessun germoglio avrebbe osato trasformarsi in foglia per paura di essere ucciso dal gelo tardivo. Era una landa desolata, senza arbusti né prati, una terra di pietre, di tetre brughiere e di ginestre rachitiche.

E ancora:

Il vento sbatteva sul tetto e gli scrosci di pioggia, sempre più violenti a mano a mano che si allontanava il riparo delle colline, sferzavano i finestrini con rinnovato accanimento. Ai lati della strada si stendeva interminabile una landa desolata, senza un albero, senza un sentiero, senza un solo grappolo di case o un villaggio: niente altro che miglia e miglia di spoglia brughiera, buia e disabitata, che come un deserto si allungava verso orizzonti invisibili.

E finalmente appare la Jamaica Inn:

In cima, sulla cresta dell’altura, verso sinistra si vede una costruzione che si discostava dalla strada. Mary intravide nell’oscurità camini alti e neri.

Arrivata alla taverna Mary inizia a fare conoscenza con i luoghi e interessante è il 4° capitolo in cui dice:

Le brughiere erano ancora più selvagge di quanto non avesse inizialmente immaginato. Come un immenso deserto si allungavano da est a ovest, solcate qui e là da sentieri e attraversate da grosse colline che spezzavano la linea dell’orizzonte.
Dove fosse il loro confine naturale non avrebbe saputo dirlo, anche se una volta, dopo essersi inerpicata sulla roccia più elevata a occidente del Jamaica Inn, era riuscita a scorgere il luccicore argenteo del mare. Era una terra desolata e silenziosa, vasta e incontaminata dalla mano dell’uomo. Sugli alti torrioni le lastre di pietra sovrapposte formavano strane figure e sagome, come massicce sentinelle che sostavano in quei luoghi fin da quando la mano di Dio le aveva modellate.

Ma è soprattutto il mare a caretterizzare la drammaticità del panorama, al capitolo 11° per esempio scrive:

Era il suono del mare e la gola era una via che conduceva alla spiaggia.
Ora capiva perché l’aria si fosse addolcita e perché la pioggerella le cadesse leggera sulla mano con una punta di salmastro. Le alte sponde davano una falsa impressione di riparo in contrasto con la squallida desolazione delle brughiere, ma una volta fuori dalla loro ombra ingannevole l’illusione sarebbe svanita e la burrasca furibonda avrebbe urlato più forte di prima. Non poteva esserci pace dove il mare andava a frangersi, contro una spiaggia orlata di scogli.

Non male, no?

:: Maggio dei libri: Panorami di inchiostro & Ricordi di inchiostro

12 maggio 2017

BANNER DEF

In occasione della manifestazione Il maggio dei libri, Liberi di scrivere partecipa al blogtour Panorami di inchiostro. Di seguito l’elenco di tutti i blog aderenti e i giorni in cui pubblicheranno il loro contributo. Per una volta Liberi di leggere!

Per Panorami d’inchiostro:

15 Maggio 2017

http://chroniclesofabookaholicblog.blogspot.it/ http://libriilmiopassatopresentefuturo.blogspot.it/
https://thesistersroom.wordpress.com/
https://insaziabililetture.blogspot.it/
https://liberidiscrivereblog.wordpress.com/

16 Maggio 2017

http://www.lafenicebook.com/
https://milionidiparticelle.wordpress.com/ http://ifyouhaveagardenandalibrary.blogspot.it/ https://rachelsandmanauthor.wordpress.com/
http://thebookishteapot.blogspot.it/

17 Maggio 2017

http://librilibrettilibracci.blogspot.it/
https://atavolacoilibri.wordpress.com/
http://questionedilibri.altervista.org/
http://letazzinediyoko.blogspot.it/
http://leparolesegretedigaia.blogspot.it/

18 Maggio 2017

http://libridicristallo.blogspot.it/
https://avidolettore.blogspot.it/
http://chelibroleggere.blogspot.it/
http://hookingbooks.blogspot.it/
http://annidinuvole.blogspot.it/

19 Maggio 2017

https://nonsololibriblog.wordpress.com/
https://the-mad-otter.blogspot.it/ https://secretlifeofapotterheadgirl.wordpress.com/
http://lilysbookmark.blogspot.it/
http://camminando-tra-le-pagine.blogspot.it/

20 Maggio 2017

http://librielibrai.blogspot.it/
http://lanicchialetteraria.altervista.org/
http://liberatrailibri.blogspot.it/
http://www.scheggiatralepagine.net/
http://bauledinchiostro.blogspot.it/

Per Ricordi d’inchiostro:

22 Maggio 2017

http://unbuonlibrononfinisce-mai.blogspot.it/-> Arthur Conan Doyle

23 Maggio 2017

https://the-mad-otter.blogspot.it/ -> Isaac Asimov https://secretlifeofapotterheadgirl.wordpress.com/ -> I 20 anni di Harry Potter

24 Maggio 2017

http://chelibroleggere.blogspot.it/-> Jane Austen
http://atavolacoilibri.wordpress.com/ -> Jennifer Niven

25 Maggio 2017

http://questionedilibri.altervista.org/-> Stephen King
http://diariodiunalettricesognatrice.wordpress.com-> Douglas Adams

26 Maggio 2017

http://www.lettoreungransognatore.it/-> Luigi Pirandello
http://libridicristallo.blogspot.it/ -> Rick Riordan

27 Maggio 2017

https://www.youtube.com/channel/UCsCsxrz7qjL3sYCtqNZvEOA J.R.R. Tolkien
https://milionidiparticelle.wordpress.com/ -> Suzanne Collins

28 Maggio 2017

https://nonsololibriblog.wordpress.com/ -> Licia Troisi

:: Cuori in viaggio: Orgoglio e Pregiudizio, Jane Austen (Garzanti, 2004)

26 febbraio 2017
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Clicca sulla cover per l’acqusito

I Bennet vivono con le cinque figlie a Longbourne, nello Hertfordshire. Charles Bingley, ricco scapolo, va ad abitare vicino a loro con le due sorelle e un amico, Fitzwilliam Darcy. Bingley e Jane, la maggiore delle Bennet, si innamorano; Darcy, attratto dalla seconda, Elisabeth, la offende con il suo comportamento altezzoso. L’avversione aumenta quando le sorelle riescono a separare Charles da Jane. Darcy chiede la mano di Elisabeth, non nascondendo però quanto la cosa costi al suo orgoglio. La ragazza, sdegnata, lo respinge. In un secondo tempo Elisabeth apprende che la sorella Lydia è fuggita con Wickhman. Con l’aiuto di Darcy i fuggiaschi vengono rintracciati e fatti sposare. Infine Darcy e Elisabeth, Bingley e Jane si fidanzano.

Tra gli amori letterari quello tra Elisabeth Bennett e Mr Darcy, personaggi principali del celeberrimo Orgoglio e Pregiudizio (Pride and Prejudice, 1813) di Jane Austen, splende di luce propria e se vogliamo è ancora in grado di competere, per freschezza e spontaneità, con tante storie d’amore anche più recenti e contemporanee. Non male per una storia d’amore presente in un romanzo edito nel 1813, che non dimostra affatto i suoi più di 200 anni, e che è di fatto una delle storie d’amore più lette al mondo. Non è stato perciò difficile scegliere e rileggere questo libro per questa bella iniziativa, Cuori in viaggio, dedicata da 28 blogger all’amore. Ho pensato a Il dottor Živago, Anna Karenina, Romeo e Giulietta, poi ho scelto loro, l’antipatico per eccellenza e scorbutico signorotto di città e l’intelligente e ironica Elisabeth, appartenente a una modesta famiglia della borghesia di campagna. Quale è il segreto di questo libro? Cosa gli ha permesso di passare indenne nel tempo? Raccogliere appassionati consensi tra lettori e lettrici di ogni epoca e gruppo sociale? Rimanere così moderno e contemporaneo, sebbene i riti e i costumi sociali di quel periodo siano ormai irrimediabilmente cambiati se non evoluti (anche se c’è da dire che l’animo umano è cambiato ben poco dall’Era della Pietra)? Ecco forse le risposte sono esattamente ricavabili dalle domande stesse. Lo spirito arguto di Jane Austen è stato capace di parlare d’amore universalizzando i contesti e le opportunità concesse a una donna, non solo nel lontano 1813. Elisabeth Bennett è a modo suo un modello, un’ eroina capace di tenere testa a tutti personaggi maschili della storia, a partire da suo padre, che tra l’altro l’adora. Gli scontri, i battibecchi con Mr Darcy sono d’antologia, come il rifiuto alla sua prima proposta di matrimonio. Elizabeth difende la sua identità, la sua singolarità e non si piega ai mille compromessi che la sua seppur modesta condizione sociale imporrebbe. E lo fa con leggerezza, humour, straordinaria perspicacia. Ama sinceramente Mr Darcy, ma non permette a questo amore di cambiarla, limitarla, e in questo credo consista la bellezza e l’ anticonformismo di questo personaggio, quanto mai moderno e rivoluzionario. Concreta, realista, testarda, romantica Elizabeth Bennett è la perfetta metà di Mr Darcy, il suo complemento e la sua compiutezza. Se non avete ancora letto Orgoglio e Pregiudizio, fatevi un regalo, leggetelo in lingua originale o nella bella traduzione di Isa Maranesi. Se già conoscete la storia, rileggetela, non vi annoierà, potete contarci, la Austen ha uno stile di scrittura che è il trionfo dell’intelligenza, una gioia per qualsiasi lettore.

Edizione considerata: Garzanti editore 1975- 1982, XXII edizione marzo 2004, introduzione di Attilio Bertolucci, traduzione di Isa Maranesi.

Jane Austen. Scrittrice inglese. Compì la sua educazione quasi interamente in casa, sotto la guida del padre ecclesiastico.
Nel 1801 si trasferì con la famiglia a Bath; nel 1805, dopo la morte del padre, a Southampton; poi, nel 1809, a Chawton, Hampshire, dove scrisse quasi tutti i suoi romanzi.
Profondamente attaccata alla famiglia, in particolare alla sorella Cassandra, la Austen non si sposò mai e trascorse un’esistenza raccolta e casalinga, interrotta solo da brevi visite a Londra e ai luoghi di villeggiatura sulla costa meridionale inglese.
Il suo primo romanzo completo a noi pervenuto è L’abbazia di Northanger (Northanger abbey), pubblicato solo nel 1818.
Il romanzo è centrato sul tema della maturazione di una giovane ingenuamente romantica, convinta, all’inizio, che la vita sia fatta a somiglianza dei romanzi «gotici» della Radcliffe (dei quali il libro costituisce la garbata parodia) e che alla fine arriva a comprendere, realisticamente, la realtà quotidiana.
Lo stesso tema (la maturazione di un’anima romantica attraverso l’esperienza) è al centro di Ragione e sentimento (Sense and sensibility, 1811), iniziato nel 1797 col titolo di Elinor and Marianne, e ritorna in Orgoglio e pregiudizio (Pride and prejudice, 1813), rifacimento del giovanile e non pubblicato Prime impressioni (First impressions, iniziato nel 1796).
Anche in Mansfield Park (1814), romanzo di complessa struttura narrativa e di ammirevole sincerità, in Emma (1816), considerato uno dei suoi capolavori, e in Persuasione (Persuasion), che fu pubblicato postumo insieme a Northanger Abbey ed è forse la sua opera più ricca e sottile, l’autrice compie un’analisi dei rapporti tra valori personali e valori sociali e della validità delle emozioni come guida del comportamento.
Il mondo descritto non si estende mai al di là dei limiti della vita e degli ambienti da lei direttamente conosciuti; ma il suo fine tocco ironico, la sua prosa elegante e fredda, la sottigliezza con cui analizza e descrive il conflitto tra esigenze psicologiche e morali di varia natura conferiscono a questa narrativa una non comune complessità e collocano la Austen tra i più grandi nomi del romanzo inglese.
Parzialmente tratto da: Enciclopedia della letteratura, Garzanti 2007

Source: acquisto personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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Clicca sull’ immagine per l’elenco dei 28 blog partecipanti

:: Blogtour – Il respiro del fuoco, Federico Inverni (Corbaccio, 2017) – terza tappa

22 febbraio 2017

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Oggi siamo felici di ospitare la terza tappa del blogtour organizzato da Corbaccio dedicato al nuovo libro di Federico Inverni Il respiro del fuoco. Dopo Contorni di noir e Milano nera anche oggi un contenuto esclusivo per voi lettori, un Estratto del romanzo che potrete leggere a questo link direttamente online. Il romanzo esce domani, 23 febbraio, in tutte le librerie. Buona lettura!

֎ La trama ֎

Manca poco al tramonto quando il cielo grigio e nero che incombe sulla città di Haven si accende di un rosso infuocato. Ma quel bagliore non proviene dal sole calante che tenta di illuminare uno degli ultimi giorni che precedono il Natale. È il rosso violento di un incendio scaturito sulla cima di una collina in periferia, nella cittadina abbandonata di Eden Crossing. Il respiro del fuoco non ha lasciato scampo: l’eccentrico tempio che accoglieva il reverendo Tobias Manne e i suoi adepti è ora un sepolcro ardente con decine di vittime. La profiler Anna Wayne e il detective Lucas sono arrivati troppo tardi per impedire quel devastante suicidio rituale… …ma qualcosa appare assurdamente incongruo. Qualcuno è riuscito a dominare il fuoco, a farsene padrone. E forse quello non è un suicidio collettivo, ma la più efferata delle stragi, messa in atto da una mente visionaria e geniale. Perché esiste soltanto una cosa più affascinante e pericolosa del manipolare il fuoco: manipolare le menti. Mentre in città la notte arde di altri fuochi, Anna e Lucas devono sfidare il tempo per riuscire a elaborare un profilo del killer, ricostruire la storia delle vittime e individuare la più sfuggente delle ombre, prima che uccida ancora. Ma ogni indagine ha un prezzo, e quando sia Anna sia Lucas scoprono che quel caso affonda le radici nel loro passato, nei loro segreti, sono costretti a chiedersi se possono davvero fidarsi l’una dell’altro… O se invece, come predicava il reverendo Tobias Manne, non sia il momento di compiere l’ultimo passo: accettare l’inaccettabile.

֎ L’autore ֎

Federico Inverni è lo pseudonimo di un autore che preferisce conservare il proprio anonimato, lasciando che siano i suoi romanzi a trovare la loro strada, ma è felice di parlare con i suoi lettori e con i tanti librai che l’hanno contattato attraverso i social network. Nasconde i suoi interessi e le sue passioni fra le righe che scrive. Ha esordito nel 2016 con il thriller Il prigioniero della notte (Corbaccio) che è stato venduto anche all’estero. Il respiro del fuoco è il suo secondo romanzo.

«Cosa sai delle stelle, Anna?»
domandò Lucas, immobile al mio fianco.
Ci pensai su.
«Niente. Non c’è niente che io possa veramente sapere.»
«Non è corretto. Una cosa la sai.»
«Cosa?»
«Quello che sai delle stelle è che sono morte.
Quella che credi sia una stella in realtà è un fantasma.
E quella che vedi è l’eco del fuoco
che la faceva ardere.»

:: Cuori in Viaggio- Alla Scoperta di 28 Storie d’Amore

30 gennaio 2017

cuori-in-viaggio

Il mese di Febbraio, in cui cade San Valentino, si può dire che è il mese dell’amore, perché quindi non partecipare a questa iniziativa di Leryn del blog Libera tra i Libri. 28 blogger, ognuno diverso ogni giorno parlerà di un libro d’amore. Questo è il calendario dell’iniziativa. Ogni giorno una sorpresa. La nostra tappa cade il 26 febbraio, vi diamo appuntamento quindi a quel giorno. Che libro scegliero? Un libro molto bello, adatto ai più romantici dei nostri lettori. Non parlo quasi mai di libri d’amore, sarà una felice eccezione. Buone letture!

3 febbraio

Words of books

4 febbraio

Le Tazzine di Yoko

5 febbraio

Ragazza in Rosso

6 febbraio

Non solo Libri

11 febbraio

Lily’s Bookmark

12 febbraio

Libera tra i Libri

13 febbraio

Lady Eiry

14 febbraio

Libri e librai

19 febbraio

Briciole di Parole

21 febbraio

Leggere in Silenzio

23 febbraio

Hook a Book

25 febbraio

LeggendoViaggiando

26 febbraio

Liberi di scrivere

27 febbraio

La Nicchia Letteraria

28 febbraio

Il cibo della mente

:: Blogtour – Il collezionista di quadri perduti, Fabio Delizzos (Newton Compton, 2017) – prima tappa

9 gennaio 2017

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Inizia oggi il blogtour, organizzato da Newton Compton, dedicato al thriller storico Il collezionista di quadri perduti, di Fabio Delizzos, nome conosciuto nel genere, già autore di La setta degli alchimisti, La cattedrale dell’Anticristo, La loggia nera dei veggenti.

Sullo sfondo sontuoso e oscuro del Rinascimento, Il collezionista di quadri perduti, ci porta  a Roma, la Città Eterna, città di papi, artisti, mercenari e assassini. Seguiremo le avventure di Raphael Dardo, agente segreto e mercante d’arte di Cosimo de’ Medici, sulle tracce di un pittore maledetto conosciuto come l’Anonimo. Cosa nasconde? Perchè è così pericoloso cercare di scoprire la sua vera identità? Queste sono alcune domande a cui si cercherà di dare risposta durante la lettura. Il blogtour è composto da cinque tappe, che toccheranno i blog oltre al nostro “Blog Express“, “Penna d’oro” e “GraphoMania” e “Flauto di Pan“. In questa tappa, dopo questa breve introduzione, analizzeremo in dettaglio l’incipit di questo romanzo.

֎ La trama ֎

Roma, maggio, 1555. Raphael Dardo, agente segreto e mercante d’arte di Cosimo de’ Medici, ha una missione da compiere: trafugare opere d’arte che l’Inquisizione ha giudicato eretiche, prima che vengano distrutte. Per questo è nella città eterna, nei giorni in cui si attende con ansia che il conclave elegga un nuovo pontefice. Mentre è di ritorno da uno dei suoi giri a caccia di dipinti, Raphael è costretto ad assistere a una macabra scena: il corpo senza vita di una giovane donna viene ripescato nel Tevere. Il suo bellissimo viso è molto noto in città, perché la ragazza ha posato per diversi pittori famosi. Il Santo Uffizio è convinto che dietro il suo omicidio ci sia la mano di un artista misterioso e inafferrabile, le cui tele sono ritenute opere del diavolo. Nessuno ne conosce il volto, ma tutti lo chiamano l’Anonimo. Fra monasteri e bordelli, osterie e labirinti sotterranei, Raphael Dardo comincia a seguire le tracce del pittore maledetto, incontrando donne diaboliche, artisti folli, collezionisti stravaganti ed eretici satanisti. Ma si troverà ben presto invischiato in un affare molto più pericoloso del previsto. Chi è l’Anonimo? Perché tutti gli danno la caccia?

֎ L’autore ֎

Fabio Delizzos Nato a Torino nel 1969, è cresciuto in Sardegna e vive a Roma. Laureato in Filosofia, creativo pubblicitario, per la Newton Compton ha pubblicato con grande successo e consenso di critica i romanzi La setta degli alchimisti; La cattedrale dell’Anticristo; La stanza segreta del papa; La loggia nera dei veggenti; Il libro segreto del Graal e Il collezionista di quadri perduti. Ha partecipato anche alle antologie di racconti Giallo Natale; Delitti di Capodanno; Sette delitti sotto la neve. Sempre ai vertici delle classifiche di vendita, i suoi romanzi sono stati tradotti in diversi Paesi.

֎ L’incipit ֎

Roma, 18 maggio 1555
Quarto giorno di conclave

A fulgure et tempestate libera nos Domine.
La grande campana oscillava possente stagliandosi contro un
cielo dello stesso colore. Il battaglio colpiva con forza il bronzo
facendo vibrare le frasi che vi erano incise, dando loro voce.
Soli Deo honor et gloria.
Un rintocco per scacciare gli eserciti ostili e tutte le insidie del
demonio, un altro per allontanare il fragore della pioggia di
ghiaccio, un altro ancora contro il turbine degli uragani, l’impeto
delle tormente e dei fulmini e i tuoni minacciosi, per fermare il
vento vorticoso, debellare e vincere gli spiriti delle tempeste e le
potenze dell’aria.
Exaudi Domine vocem popoli tui et libera eum ab omni malo.
Ma il maligno pareva attratto dalle preghiere rivolte a Dio. Come
un cacciatore di supplicanti seguiva le tracce delle sue prede e non
lasciava scampo. Gli uomini avrebbero dovuto tremare in silenzio
e, invece, gridavano ai quattro venti di essere in pericolo e inermi.
Il piede del birro esitò prima di toccare il corpo nudo della donna.
Nessuna reazione.
Provò ancora. Niente.
Si chinò per metterle una mano davanti alla bocca, ve la tenne
alcuni istanti, poi la ritrasse asciutta.
Non respirava. Il barcaiolo che si era tuffato nel fiume per ripescarla
si stava ancora strizzando i vestiti, ma la sua nudità era
coperta dalla ridda di curiosi che gli facevano domande.
«Quando è successo?».
«L’hai vista che si gettava dal ponte?».
«L’hai trovata già morta?».
Lui non rispondeva, e allora gli altri cominciarono a farsi domande
tra loro.
«Qualcuno la conosce?».
«Quanti anni avrà avuto?».
«Sarà il caso di avvisare il bargello?».
Il birro estrasse la spada e la puntò contro il tumulto. «Fate
silenzio!», sbraitò.
Aveva bisogno di calma.
La scena alla quale si era trovato davanti non era facilmente
decifrabile per la sua mente annebbiata dal vino.
Non ricordava neppure per quale motivo si trovasse a passare
dalle parti di San Pietro a quell’ora, con un possente temporale
in arrivo.
Con il sole erano scomparse anche le ombre.
Presto sarebbe giunta la pioggia.

Siamo a Roma, la Città Eterna, nella primavera del 1555. Il conclave è riunito per eleggere il nuovo papa, e le vie oscure e pericolose vicino a San Pietro sono piene di straccioni, mendicanti, birri, e assassini. La scena con cui si apre il romanzo è fosca, caravaggesca. Una grande campana di bronzo suona i suoi rintocchi, tra litanie religiose recitate in latino. Si invoca la protezione di Dio contro i fulmini e le tempeste, consapevoli della propria debolezza di fronte al male. Un birro, poliziotto dell’epoca, rinviene dal Tevere il corpo nudo di una ragazza morta, forse annegata. Una ridda di curiosi lo circonda tra un susseguirsi di domande su chi possa essere la ragazza e sulle modalità della sua morte. Intanto l’aria annuncia un temporale in arrivo, tra il sole che declina e con lui anche le ombre della sera. La natura sembra ostile, il cielo minaccioso, una certa violenza diffusa incute paura e timore nella popolazione, dando al lettore un senso di inquietudine. Dunque c’è una ragazza assassinata, bellissima anche da morta, forse la musa di qualche pittore per cui posava. C’è un birro che inizierà un’ indagine, e più avanti il protagonista che osserva la scena. Chi è l’assassino? perchè ha ucciso la ragazza? sono le domande inespresse, che aggiungono alla scena tensione e drammaticità. Dunque l’autore sceglie di partire da uno snodo cruciale, in mezzo all’azione. Nell’incipit non abbiamo ancora spiegazioni o ipotesi investigative. Tutto è avvolto nel mistero. Le frasi sono brevi, secche, i periodi sincopati, atti a creare una certa urgenza e agganciare il lettore. Il clima è cupo, ci sono le preghiere ma anche la paura scaturita dalle insidie del demonio. Il bene e il male contrapposti. Interessante la scelta dell’autore di richiamarsi all’arte pittorica, accennavo prima caravaggesca, con la drammaticità dei toni scuri illuminati da brevi sprazzi di luce. Abbiamo una scena corale, una folla che si accalca intorno al cadavere di una ragazza morta, tipica dei quadri dell’epoca. L’autore non dà grandi indicazioni, non dice ancora il nome della ragazza, scopriremo che è molto noto a Roma, per ora sappiamo solo che il poliziotto ha la mente annebbiata dal vino e si fa le stesse domande della folla, che tenta di contenere anche sguainando una spada.

֎ I blog partecipanti e le tappe ֎

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:: Blogtour – L’ assassino, La vendetta, di Robin Hobb (Sperling & Kupfer, 2016) – Vincitori

23 dicembre 2016

E’ stata effettuata l’estrazione dal blog Liber Arcanus.

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֎ Vince una copia di Il ritorno ֎

Alexandra Scarlatto

֎ Vince una copia di La Vendetta ֎

Marco Smeraldi

I vinictori hanno tempo fino al 7 gennaio per contattare info.liberarcanus@gmail.com e fornire un indirizzo utile per la spedizione.

Grazie a tutti per avere partecipato, e buona lettura!

:: Blogtour – Il rituale del male, Jean-Christophe Grangé (Garzanti, 2016), ultima tappa

17 dicembre 2016

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Chiudiamo oggi questo lunghissimo blogtour dedicato a Il rituale del male (Lontano, 2015) di Jean-Christophe Grangé, che ci ha tenuto compagnia per un po’ più di quindici giorni, questa è la diciassettesima e ultima tappa. Ringraziamo i lettori che ci hanno seguito, Grangé che ha scritto il libro, (stanno traducendo proprio in questi giorni il seguito, Congo Requiem), Garzanti per averci supportato, nelle persone di Bianca e Giulia, e in ultimo ma non meno importanti i traduttori che hanno accettato di partecipare. Spero vi sia piaciuto, noi ci abbiamo messo tutto l’impegno e ci siamo anche divertiti. Nella tappa di oggi lo scrittore Stefano Di Marino ci parlerà del libro, con il suo stile inconfondibile. Buona lettura.

֎ La trama ֎

L’aria è malvagia sull’isola di Sirling, al largo della costa bretone. Un’aria salmastra, appiccicosa, in cui l’odore del mare si mescola alle immagini di un macabro rituale, al ricordo di un uomo, uno spietato serial killer dalla firma inconfondibile. L’Uomo Chiodo, però, ha smesso di colpire da più di quarant’anni. Nel 1971. A Lontano, nel cuore del Congo.
Ma i segni di quei terribili omicidi emergono ora dal limbo del tempo in una base militare di fulgida tradizione. Il corpo di un giovane cadetto, dilaniato da un’esplosione, viene ritrovato all’interno di un bunker. I rilievi del medico legale non lasciano dubbi: il corpo è stato trafitto da centinaia di chiodi arrugginiti, gli organi asportati, gli arti orrendamente mutilati. A occuparsi del caso, stranamente, non è la polizia militare, ma la prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, guidata dal comandante Erwan Morvan. Erwan è figlio di quel Grégoire Morvan che, proprio a Lontano, aveva messo fine alla scia di sangue dell’Uomo Chiodo, quello che sulle risorse minerarie del Congo ha costruito la propria fortuna e che ora, da una posizione defilata, comanda le leve della polizia francese. E mentre le vittime si moltiplicano e gli indizi si fanno via via più evanescenti, il fantasma dell’Uomo Chiodo torna a braccare i Morvan e a scuotere dalle fondamenta il buon nome di una famiglia in apparenza inattaccabile. Ben presto l’indagine costringe Erwan sulle tracce delle più oscure gesta di suo padre in Africa, trasformandosi in una sfida che oltrepassa le leggi dello spazio e del tempo, in cui nessuno è senza colpa e nessuno conosce la verità. Una corsa sfrenata per salvare chi ama, che condurrà Erwan lontano dalla Francia, nel cuore del Congo oscuro e sanguinoso che ha tenuto a battesimo la sua stessa esistenza.

֎ L’autore ֎

Jean-Christophe Grangé è autore di romanzi di grandissimo successo che hanno ampliato i confini del thriller tradizionale: Il volo delle cicogne, I fiumi di porpora, Il concilio di pietra, L’impero dei lupi, La linea nera, Il giuramento, Miserere, L’istinto del sangue. I suoi libri, tradotti in tutto il mondo e venduti in milioni di copie, sono pubblicati in Italia da Garzanti. Spesso sono stati portati sul grande schermo, e I fiumi di porpora ha vinto il premio Grinzane Cinema 2007 per il miglior libro da cui è stato tratto un film.

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֎ Stefano Di Marino legge Il rituale del male ֎

Dopo il non riuscitissimo Il respiro della cenere (Kaiken), e un film di successo mai arrivato in Italia (La Marque des Anges preso da Miserere, con Depardieu) Jean-Christophe Grangè ci regala un altro romanzo di ampio respiro (più di 700 pagine) recuperando in maniera originale alcune delle sue tematiche più forti.
Lasciando i tentativi di esplorare troppo approfonditamente la psicologia femminile, come succedeva in L’istinto del sangue (La Foret des Manes),  si concentra con Il rituale del male (Lontano) su forti psicologie maschili all’interno di una famiglia. Fondamentalmente quelle di Gregoire ed Erwan Morvan, padre e figlio, entrambi poliziotti. Specchi di generazioni e ideologie differenti. Il vecchio ha la grinta di un Gabin e un passato di gauchista diventato uomo forte del potere nelle colonie e, a modo suo, ‘padrino’ di una famiglia disastrata. Incombono ricordi di sevizie familiari (sulla moglie Maggie) e un’inchiesta di quaranta anni prima che ha condotto a uno spettacolare arresto di un serial killer bianco nella comunità degli espatriati della remota città di Lontano, in una zona impervia del Congo. Malgrado una vita di avventure, soprusi, operazioni da ‘barbouze’[1], quell’indagine portata felicemente (si fa per dire…) a termine resta un evento epocale.
Forse la chiave di volta dell’intera vicenda umana di Gregoire, dei suoi difficili rapporti con i figli. Se Erwan è quello che più gli assomiglia, pur nell’antitetica visione della legge e della famiglia, altri risultano interessanti. Il bel Loic, bisessuale, drogato, disgraziato e genio della finanza. Un disperato angelo maledetto, almeno quanto la più giovane Gaelle che s’illude di poter sfondare nel mondo dello spettacolo e invece fa la prostituta di lusso nei circoli altolocati di Parigi. E poi c’è Sofia, figlia di un finanziere italiano, ex moglie di Loic e amore segreto di Erwan.
In questo complesso quadro familiare arriva come una meteora un’indagine su un incidente a una scuola militare in Normandia, luogo d’origine della famiglia Morvan. Subito s’intuisce qualcosa di malsano e anche il sospetto di un episodio di ‘nonnismo’ degenerato in tragedia impallidisce di fronte di fronte alla brutalità di un omicidio che ha qualcosa di rituale.
Di più, le circostanze rimandano direttamente ai delitti di quel serial killer, l’Homme-clou, l’uomo dei chiodi che seviziava e riduceva le sue vittime a feticci della magia nera Yombè. Si apre, come di consueto, un sipario su un universo lontano e tropicale, in cui la follia e la crudeltà si confondono con il mondo degli spiriti e della superstizione. In breve emerge un arazzo di depravazioni, di vizi e di follia mescolati con manovre economiche e brutalità criminali.
La famiglia Morvan è sotto attacco e, pur senza appianare le loro divergenze, padre e figli devono ricompattarsi e affrontare nemici senza volto.
Abilissimo come sempre a tessere un ordito complesso tra sentimenti, ricordi, verità nascoste, Grangè fonde azione e suggestioni di avventura esotica con il mistero, l’indagine poliziesca e l’interazione dei personaggi. Più volte siamo sul punto di svelare il mistero, ma sempre qualcosa sfugge, un dettaglio non torna. Così si arriva all’ultima pagina con una rivelazione che il lettore attento ha forse presagito, ma che non viene del tutto chiarito. Potrebbe esserci un seguito oppure no. Di fondo, al thriller più angoscioso si avvicina un ritratto familiare che, partendo da un canovaccio machbethiano, arriva a impensate conclusioni.
Come nel caso di tutte le opere di Grangé Lontano è un romanzo che è qualcosa di più di un thriller. Diciamolo, per quanto io sia un sostenitore dei giallisti italiani (e ci mancherebbe) qui ci sono anni luce di distanza. Purtroppo mi pare che sia per quanto riguardi il cinema che la produzione letteraria ci sia un pregiudizio condiviso da editori, spettatori e lettori verso la produzione francese. Forse ci siamo fatti un po’ trarre in inganno da Lelouche, da Romer e da una certa produzione che ha indotto alcuni a immaginare la Francia come fornace di storie romantiche e non a tutti gradite.
Guardiamoci un po’ intorno. Da Oltralpe arrivano prodotti filmati e scritti di grande qualità, originali, non è che si limitano a imitare Maigret per tutta la vita. Grangè (come il suo imitatore Thillez, ma anche Lemaitre) è un autore di classe, molto originale. Val la pena di conoscerlo.

[1] Barbouze è un termine gergale dispregiativo usato per i membri dei vari corpi dell’ OAS (lOrganisation de l’armée secrète), la cui lotta veniva condotta in modi che nè la polizia e nè l’esercto potevano usare ufficialmente. Così agivano in maniera semi-clandestina (“barba finta”). Successivamente, questo termine è stato usato per descrivere gli agenti SDECEE (Service de Documentation Extérieure et de Contre-Espionnage) e gli agenti segreti tutti senza distinzione, ma sempre con una connotazione peggiorativa o burlesca.

֎ Il link a tutte le tappe ֎

:: Blogtour – L’ assassino, La vendetta, di Robin Hobb (Sperling & Kupfer, 2016) – ultima tappa

14 dicembre 2016

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Eccoci arrivati alla quinta e ultima tappa del Blogtour dedicato al romanzo di Robin Hobb, L’assassino, la vendetta, edito in Italia da sperling & Kupfer. Dopo le tappe dedicate a gli Estratti, gli Eroi, le Cover, e la Recensione, noi ci occuperemo dei luoghi e dell’ambientazione. Lascio dunque la parola a Davide Mana.

֎ I luoghi ֎

ghUno degli elementi narrativi che hanno reso Robin Hobb giustamente famosa è certamente l’abilità mostrata dall’autrice nel costruire mondi immaginari coerenti e funzionanti.
Se è indubbio che le trame e le vicende dei protagonisti della serie dei Liveship Traders hanno coinvolto milioni di lettori, è anche vero che ciò che ha catturato prima di tutto i fan dell’autrice è la profondità  del mondo incui si svolge l’azione.
L’aggettivo “immersivo” è stato spesso utlizzato per descrivere lo stile di scrittura della Hobb, e non a caso.
Il termine worldbuilding è spesso abusato, e viene talvolta utilizzato solo nel suo significato più strettamente letterale: la costruzione del mondo, con la sua mappa, la sua geografia e la sua toponomastica ben definite.
Il worldbuilding comporta in realtà  la costruzione di un mondo coerente, spesso implicito, nel quale non necessariamente l’autore ci descrive un luogo, ma ne suggerisce l’esistenza attraverso le azioni e i dialoghi, le decisioni e le convinzioni dei personaggi. Lo scopo ultimo del worldbuilding non è fornire una mappa al lettore, ma fornire un tessuto coerente che renda plausibili e motivate le vicende dei protagonisti.
In questo senso, Robin Hobb è abilissima nell'”ingannare” il lettore, mostrandogli sempre il mondo nel quale si svolge l’azione attraverso gli occhi dei suoi personaggi.
Il mondo degli Elderlings, che l’autrice ha esplorato attraverso cinque serie di romanzi (Farseer – Liveship Traders – Tawny Man – Rain Wild – Fitz and the Fool) oltre ad una serie di storie e romanzi a se stanti, prende quindi vita in maniera soggettiva e impressionista. Questa tecnica risulta particolarmente efficace ed economica da un punto di vista narrativo, coinvolge il lettore e gli offre un mondo vivo, mutevole e variegato. E naturalmente, un mondo ampio, vista la quantità  di volumi che ne hanno esplorato diverse aree, diversi periodi.
Alla base di tutto, per stessa ammissione dell’autrice, c’è una ricerca di un realismo e di una coerenza che, ad un osservatore ingenuo, potrebberoparere fuori luogo in una storia d’immaginazione. E tuttavia, è proprio nella ricerca di plausibilità  e di credibilità  che si fondano il successo e la credibilità  dei mondi di Robin Hobb.
Come l’autrice stessa ha osservato in una intervista nel 2012:

Il mondo funziona? Questo è il mio criterio. Se sto leggendo e c’è un mondo senza un’economia visibile, senza governo, religione o cultura, tendo semplicemente a metterlo da parte. Anche le ovvie contraddizioni tendono a frustrarmi (Un povero contadino in un piccolo villaggio di montagna, nel cuore della foresta, esce per mietere il suo campo di grano. Cosa? Dove?) Allo stesso modo, l’ignoranza scrittoria di certi semplici “fatti della vita”. Imparare a maneggiare una spada in due giorni è come imparare la trigonometria in mezz’ora.

Il segreto, quindi, consiste nel costruire mondi che “funzionano”, popolati di personaggi che sono parte integrante di questi mondi e che ce ne offrono una visione soggettiva e non invasiva, coinvolgendo il lettore con le loro azioni e le loro scelte, non con lunghi paragrafi espositivi.
Il genere di tecnica che pochi hanno sviluppato, ma che nellemani di Robin Hobb funziona tanto bene da sembrare semplice.

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֎ La trama ֎

C’è stato un tempo in cui FitzChevalier e il Matto erano in grado di cambiare il mondo con le loro imprese e garantire la stabilità del Regno dei Lungavista. Quel tempo è finito da un pezzo. Da quando i due amici inseparabili hanno preso strade opposte e Fitz, lasciatosi alle spalle un passato da assassino, si è trasformato in un gentiluomo di campagna, un marito devoto e un padre amorevole. Un uomo che aveva giurato di non uccidere mai più. Finché, dopo anni di silenzio, il Matto ricompare nel Regno dei Sei Ducati. Ferito, sfigurato, irriconoscibile. È riuscito a sfuggire ai suoi aguzzini e ad affrontare un viaggio pieno di difficoltà e pericoli pur di raggiungere il suo amico di sempre e chiedergli un’unica cosa: vendetta. Tornare a uccidere per lui. Distratto dalle condizioni precarie del Matto, che richiedono le sue cure, e coinvolto suo malgrado negli intrighi di corte, Fitz abbassa la guardia. Ed è così, in un solo, orribile istante, che il suo piccolo mondo di pace è sconvolto per sempre: sua figlia, la sua amatissima bambina, viene rapita da predoni misteriosi che vogliono usarla come un’arma in loro pugno. Ma anche FitzChevalier ha qualche arma segreta da sfoderare. Un’antica magia scorre ancora nelle sue vene. E per quanto la sua destrezza di assassino possa essersi appannata negli anni, ci sono abilità che, una volta imparate, non si dimenticano tanto facilmente. Ora, amici e nemici stanno per scoprire che non c’è niente di più pericoloso di un uomo che non ha più nulla da perdere.

֎ L’autrice ֎

Robin Hobb (pseudonimo di Margaret Astrid Lindholm Ogden) è nata in California nel 1952 ma è cresciuta in Alaska, dove ha imparato ad allevare un cucciolo di lupo, scuoiare un alce e sopravvivere nelle terre estreme: abilità che le sono tornate molto utili quando ha sposato un uomo che dedicava metà dell’anno alla pesca al salmone. Mentre cresceva quattro figli, mandava avanti una piccola fattoria e distribuiva la posta nella sua remota comunità, Hobb ha iniziato a scrivere racconti e romanzi che hanno fatto di lei un’autrice tradotta in tutto il mondo. Ora vive a Tacoma, nello Stato di Washington.
Insieme a George R.R. Martin, è una delle firme più amate del fantasy contemporaneo e ha vinto i premi più importanti riservati a questo genere: l’Hugo Award, il Locus Award, il Nebula Award, il British Fantasy Society Best Novel Award e il Dutch Elf Fantasy Award. I suoi romanzi, bestseller da milioni di copie, compaiono regolarmente nelle classifiche dei libri più venduti negli USA, in Gran Bretagna, Francia e Germania.
www.robinhobb.com

֎ Le tappe ֎

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֎ Il giveaway  ֎

Per tutti i partecipanti la Sperlig & Kupfer mette in palio ben due libri cartacei della Hobb, una copia della nuova versione de Il ritorno e del nuovo La vendetta, vi saranno quindi ben due vincitori. Per partecipare è facile:

– Commentare almeno un post nel preblogtour, uno nell’intervista e uno nel blogtour.
– Seguire ogni tappa del Blog tour.
Opzionale (da un punto in più!)
– Condividi le varie tappe sui social!

:: Blogtour – I Medici- Un uomo al potere, Matteo Strukul (Newton Compton, 2016) – prima tappa

12 dicembre 2016

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Inizia oggi il blogtour, organizzato da Newton Compton, dedicato al romanzo storico Un uomo al potere, secondo libro di Matteo Strukul della Saga I Medici. Saga composta da tre libri Una dinastia al potere, Un uomo al potere, Una regina al potere, che sta avendo un ottimo successo internazionale, tanto che i diritti del primo volume Una dinastia al potere, sono stati venduti in ben 13 paesi e a marzo sarà già tradotto in Germania, dalla Bertelsmann Verlagsgruppe, Randhom House. Seguiranno Francia, Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti. E ancora Turchia, Olanda, Polonia, Russia, Corea, Australia e Canada.

Questo secondo episodio è incentrato sulla vita eccezionale e turbolenta di Lorenzo il Magnifico, il suo rapporto con il potere, l’influenza determinante della madre, donna forte e intrigante, il suo amore impossibile per la bella Lucrezia Donati, sarà costretto per ragioni politiche a sposare una Orsini. Il blogtour è composto da cinque tappe, che toccheranno i blog  oltre al nostro “Penna d’oro“, “Il Flauto di Pan” e “Blog Express”  e “Peccati di penna“. In questa tappa, dopo questa breve introduzione, analizzeremo in dettaglio l’incipit di questo romanzo.

֎ La trama ֎

Firenze, 1469. Lorenzo de’ Medici sta vincendo il torneo in onore della sua sposa, Clarice Orsini, appena giunta a Firenze per le nozze con l’uomo che diventerà il Magnifico. Questo matrimonio non è un passo facile per Lorenzo: il suo cuore – ne è convinto – appartiene e sempre apparterrà a Lucrezia Donati, donna di straordinaria bellezza e fascino. Eppure asseconderà il volere della madre e rafforzerà l’alleanza con una potente famiglia romana. Chiamato a governare la città e ad accettare i costi e i compromessi della politica, diviso fra amore e potere, Lorenzo sottovaluta i formidabili avversari che stanno tramando contro di lui per strappargli la guida di Firenze. Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV, dopo aver sobillato Jacopo e Francesco dei Pazzi, storici nemici della famiglia de’ Medici, e stretto alleanza con Francesco Salviati, arcivescovo di Pisa, concepisce una congiura il cui esito per Lorenzo sarà terribile: il fratello Giuliano verrà brutalmente ucciso davanti ai suoi occhi. E da quel momento si aprirà un periodo di violenza e vendetta da cui in pochi si salveranno…

֎ L’autore ֎

È nato a Padova nel 1973. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in 20 Paesi e opzionate per il cinema. Nel 2016 ha pubblicato con la Newton Compton il primo romanzo della trilogia sui Medici, Una dinastia al potere: il libro è stato il caso editoriale della Fiera di Francoforte, i diritti di traduzione sono stati venduti in vari Paesi (tra cui Germania, Spagna e Inghilterra) ed è stato sin dall’uscita ininterrottamente in cima alle classifiche italiane di vendita. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Il suo sito internet è www.matteostrukul.com

֎ L’incipit ֎

Febbraio 1469

La giostra

L’aria era fredda. Lorenzo inspirò profondamente. In sella a Folgore, avvertiva la tensione crescere. Il suo amato corsiero, dal manto color carbone, lustro e lucente, tradiva il nervosismo, scalpitando sul selciato della piazza. Girava in tondo e Lorenzo lo tratteneva a fatica.
Un mormorio si alzò come una preghiera dalle tribune e dai palchi di legno. Sospiri piovvero dalle logge e dai balconi, dalle finestre e dai porticati. Gli occhi di Lorenzo andarono a quelli di Lucrezia. Quel giorno la nobile Donati indossava un abito magnifico: la cioppa aveva la tinta dell’indaco e pareva sfumare nelle iridi d’ Ossidiana. La gamurra d’un color grigio perla era tempestata di gemme e suggeriva, prepotente, la curva del seno. Avvolta in una stola di pelliccia di volpe bianca che le cingeva le belle spalle chiare, Lucrezia aveva acconciato in maniera magnifica la gran massa ribelle di capelli neri che sembravano onde d’un mare notturno.
Lorenzo si domandò se quel giorno sarebbe riuscito a renderle onore.
Portò la mano alla sciarpa che teneva attorno al collo. Lucrezia l’aveva ricamata per lui con le proprie mani. Ne inspirò il profumo di fiordaliso e gli aprve di sprofondare nell’abbraccio dell Empireo.

Siamo a Firenze nell’inverno del 1469. Lorenzo de’ Medici, bardato di tutto punto, sta partecipando a una giostra, un torneo indetto in onore delle nozze di Braccio Martelli, suo buon amico. Strukul ci presenta per prima cosa così il protagonista: giovane, prestante, a cavallo del suo corsiero chiamato per nome, Folgore. E gli dà subito un tratto umano, tolte le vesti dell’uomo di stato e di potere. Soprattutto dando risalto al suo amore impossibile per Lucrezia Donati. Sapremo infatti, andando avanti con la lettura, che la madre gli ha organizzato un altro matrimonio, consono alla sua posizione e al ruolo politico che assumerà a Firenze. Si sa i de Medici hanno molti nemici e l’appoggio di una casata ricca e potente come quella degli Orsini risulta quasi vitale per il suo futuro politico. Ma Lorenzo resta un uomo, con propri sentimenti e passioni, e l’amore per questa bellissima nobile fiorentina resta, non ostante il dovere e gli obblighi politici e filiali. Bastano queste poche frasi dell’incipit per capire lo stile che l’autore ha deciso di adottare. Classico, lievemente solenne, attento ai dettagli, noterete termini come cioppa e gamurra, che nascono sicuramente da uno studio approfondito sulle vesti e i costumi dell’epoca. Anche solo l’uso del fiordaliso, simbolo di Firenze, è sicuramente rappresentativo come la sciarpa che emana quel profumo, simbolo del legame tra Lorenzo e Lucrezia. Amore e potere, piacere e dovere, dunque antitetici e contrapposti. Filo poi conduttore dell’intero romanzo. Strukul, salta subito all’occhio, ha scelto la terza persona, che oltre a dare un certo senso di distacco, permette all’autore, specialmente in un romanzo storico di così ampio respiro, sia di mantenere un punto di vista imparziale e esterno, sia di spaziare meglio sui luoghi e i personaggi, riportandoci sempre a quel senso di solennità di cui parlavo prima che ben si ricollega alla magnificenza e allo sfarzo del periodo storico, il Rinascimento. Dunque, a mio avviso, una scelta felice nell’economia del romanzo. Non si può giudicare certo un romanzo dal suo incipit, ma a saper vedere questo è sicuramente rivelatore e denso di significati.

֎ I blog partecipanti ֎

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:: Blogtour, le tappe – Il rituale del male, Jean-Christophe Grangé (Garzanti, 2016)

30 novembre 2016

Inizia domani un blogtour incredibile, il più ambizioso e folle a cui abbia partecipato, in tutto ben 17 blogger al servizio di un libro davvero interessante, Il rituale del male,  (Lontano, 2015) di Jean-Christophe Grangé. Un libro che merita senz’altro tutto questo dispiegamento di forze. Da domani 1 dicembre fino al 17 dicembre ogni giorno una tappa, ogni giorno un tema diverso, speriamo originale: estratti, copertine dal mondo, recensioni, interviste a traduttori, audioletture, insomma tanti e tanti argomenti. Ci siamo preparati da più di un mese,  per cui incrociate le dita per noi, che vada tutto bene.

Qui potete vedere tutte le varie tappe, i blog che parteciperanno, gli argomenti trattati. Enjoy!

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֎ Tutti i link ֎

1/12 Un lettore è un gran sognatore Post introduttivo: chi è Grangé
2/12 Il tempo dei libri Trama & Origine del romanzo
3/12 Strategie evolutive Incipit e commento
4/12 Viaggiatrice Pigra I personaggi
5/12 Every book has its story Scenario e ambientazione
6/12 Il colore dei libri Profilo storico e politico
7/12 My secret diary Focus On: Gregoire Morvain
8/12 Hook a Book I film tratti dai libri di Grangé
9/12 Leggere in Silenzio Dreamcast
10/12 The Imbranation Girl Tutte le Traduzioni e Copertine
11/12 Il Bianco e Il Nero Emozioni di una Musa Recensione
12/12 Diario di un sogno Recensione
13/12 AmaranthineMess Recensione
14/12 Le Parole Segrete dei Libri Audiolibro
15/12 Ladra di libri Recensione
16/12 Non solo noir I traduttori raccontano Grangé
17/12 Liberi di scrivere Lo Scrittore Stefano Di Marino racconta lo stile, la tecnica e l’arte di Grangé