Archive for the ‘Blogtour’ Category

:: L’inganno delle tenebre di Jean-Christophe Grangé (Garzanti 2017)

19 novembre 2017

Concludiamo oggi il blogtour dedicato a L’inganno delle tenebre come promesso con la pubblicazione delle nostre recensioni. Su ogni blog partecipante troverete infatti la rispettiva recensione (Le parole segrete dei libri, The Mad Otter, Il mondo di sopra, La viaggiatrice pigra, Nali’s Shelter). Spero abbiate apprezzato il nostro lavoro, è stato impegnativo, ma ci ha dato grandi soddisfazioni. Buona lettura! 

l'inganno delle tenebre

Seguito de Il rituale del male, L’inganno delle tenebre (Congo Requiem, 2017) ci riporta nell’ universo noir creato da Jean- Christophe Grangé, un universo parallelo, ma non tanto lontano da quello reale, da quello in cui viviamo ogni giorno, sebbene naturalmente fatti e circostanze non rispecchiano necessariamente comportamenti e accadimenti davvero successi. Ma chi può dirlo? Molto spesso la fantasia è più reale delle realtà.
Questi due romanzi, che andrebbero letti nell’ ordine per una comprensione più completa della trama e per godere dei depistaggi, delle Fatemorgane che l’autore crea facendoti credere una cosa, dandoti false sicurezze, per poi ribaltare anche radicalmente la situazione, è in tutto un’ opera mammut di 1600 pagine, la creazione letteraria più ambiziosa e complessa di Grangé.
Un’ eccellenza nel particolare genere thriller, che coniuga gli eccessi dell’ horror, le sottigliezze del romanzo psicologico, e la fantascienza (perlomeno medica) e la fantapolitica.
Jean- Christophe Grangé non ha paura di osare, di esagerare, di seminare improbabili coincidenze, di frastornarti coi colpi di scena, anche un po’ kitsch, di giocare con la tua credulità e di sedurti con riflessioni anche profonde su considerazioni storiche, sociali o geopolitiche.
L’Africa di Grangé, che in questo romanzo ha un ruolo centrale perlomeno nella prima parte, terra di una bellezza mozzafiato e nello stesso tempo di corruzione, avidità, traffici illeciti, schiavismo, malattie, guerre, superstizioni, riti ancestrali, crudeltà inenarrabili, forse non è l’Africa reale, ma si avvicina alla percezione che un’ occidentale consapevole e informato ha di quel paese, vessato, derubato e martoriato da anni e anni di colonialismo bianco.
Grangé non edulcora la realtà, la rapacità e l’istinto predatorio di un Morvain rispecchiano davvero quello di tante società private, che si spartiscono quelle terre con la complicità più o meno manifesta delle autorità locali. E poi gli scontri etnici, tribali, le guerre devastanti più o meno pilotate, sempre funzionali alla spartizione di materie prime (diamanti, petrolio, uranio, coltan), alla diffusione dei lucrosissimi traffici d’armi, all’ottenimento del potere, sempre funzionale all’ ottenimento di denaro. Il dio moderno che sembra venerato da tutti, qualsiasi sia il credo politico, il colore della pelle, la mentalità, l’ideologia.
E poi c’è la follia, la variabile impazzita, che stravolge tutte le regole, che aggiunge alla violenza predatoria caratteristiche allucinate. Si può uccidere per vendetta, e tutto il romanzo è una grande storia di vendetta, di un folle e impasticcato conte di Montecristo contro una famiglia, un clan i Morvain. Fino alle pagine finali non scopriremo chi muove davvero le fila di tutto ciò, non scopriremo se davvero l’Uomo Chiodo è vivo ed è tornato. Non scopriremo che anche i personaggi più insospettabili sono capaci di uccidere, e nascondono segreti che non possono essere sepolti con loro.
Se amate il genere, una lettura da non perdere, l’horror thriller al suo meglio, di un autore europeo ben poco convenzionale, ben poco politicamente corretto, che fa risolvere il caso (perchè infondo è un’ indagine poliziesca) al personaggio più improbabile, che del clan Morvain fa sopravvivere pochi personaggi, sovvertendo la legge principale e implicita del thriller che prevede che di norma i personaggi principali non dovrebbero morire. Ma Grangè accentua il realismo, esagerandolo, descrivendo minuziosamente i particolari, anche i più sordidi. E lasciando nella mente del lettore l’eco di Gregoire Morvan che nella foresta africana si trova ad avere a che fare con un ragazzo della sua comitiva con la gamba in cancrena, prossimo alla morte. E senza un attimo di esitazione l’uccide, perché non rallenti la sua marcia. E poi si trova gli occhi pieni di lacrime, non per il gesto compiuto, per la pietà umana che non prova, ma per sé stesso. Traduzione dal francese di Paolo Lucca.

Jean-Christophe Grangé è autore di romanzi di grandissimo successo che hanno ampliato i confini del thriller tradizionale: Il volo delle cicogne, I fiumi di porpora, Il concilio di pietra, L’impero dei lupi, La linea nera, Il giuramento, Miserere, L’istinto del sangue. I suoi libri, tradotti in tutto il mondo e venduti in milioni di copie, sono pubblicati in Italia da Garzanti. Spesso sono stati portati sul grande schermo, e I fiumi di porpora ha vinto il premio Grinzane Cinema 2007 per il miglior libro da cui è stato tratto un film.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Garzanti.

:: Blogtour – L’inganno delle tenebre, Jean-Christophe Grangé (Garzanti, 2017) – seconda tappa

14 novembre 2017

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Ecco a voi la seconda tappa di un blogtour molto speciale, se avete letto al prima tappa qui sapete di cosa sto parlando. In queste tappe prendono la parola i personaggi, e saremo noi blogger a farli vivere in una forma originale di pastiche, un gioco letterario insomma che cerca di riproporre lo stile dell’autore, in maniera insolita. Ogni blogger ha scelto un personaggio che prenderà la parola, e narrerà la sua storia dal suo punto di vista. Io ho scelto Grégoire Morvan.

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Avrà sentito l’odore di bruciato? Che impregna le mie vesti, i miei capelli, le mie dita. Gli basta uno sguardo per capire. L’avevo detto. Era inevitabile. Ma è tutta colpa sua, maledizione. Quel bastardo di mio figlio è così ostinato e irremovibile quando ci si mette. Avrà preso da me. quando si mette in testa una cosa manco la morte gliela toglie. Come adesso, cosa mi tocca fare, dare alle fiamme un collegio. Alla mia età, poi. Non sono stato un teppista da giovane, figuriamoci.

E ora questo viaggio. In Africa, con me. “Tutta l’Africa è un incidente”. Già perché quel dannato di Erwan mi ha riportato qui. Certo ci sono gli affari, ma sono qui per lui. Per evitare che si ammazzi quel deficiente. L’Africa è pericolosa, non è il suo mondo ovattato chiuso a indagare ai sui casi nel giardino d’ infanzia che è Parigi. Qui c’è la guerra, la guerra vera.

Sì, davvero è lui il mio tallone d’Achille. Lo so che mi porterà solo guai. Ma che ci posso fare è mio figlio, sono anche io causa di molti suoi guai. E poi adesso se ne esce che vuole scoprire la verità. Vuole togliere dalle ragnatele un vecchio caso di quarant’anni fa. Un mio caso, di quando lui non era ancora nato. Si è messo in testa di capire, di trovare dove ho sbagliato, di smascherare le mie colpe. E non si rende conto di quanto sia pericoloso. Di quale casino tutto ciò comporti. Tutta l’Africa è una pericolosa faccenda. E io qui a fargli da babysitter!

“Lo scorso settembre a Parigi sono stati commessi alcuni omicidi con lo stesso modus operandi dell’Uomo chiodo”

Erwan ha arrestato il colpevole. Anzi si è preso la colpa di averlo ucciso. Mentre tutti sanno di chi l’ha fatto davvero. I miei figli saranno la mia morte. Me lo sento, è inevitabile. E ora è qui per consultare gli atti del processo a Pharabat, per chiudere la pratica, dice lui.

E io sono qua con il volto coperto di cenere mentre al Saint François de Sales tutto è andato a fuoco. Erano solo poi vecchi incartamenti. La verità non è scritta in faldoni polverosi, maledizione!

Ma io cosa voglio davvero? Sfruttare i nuovi giacimenti, fare soldi a palate, mettere da parte il tanto per assicurarmi una vecchiaia tranquilla. Chiedo tanto? Della verità non so che farmene. Ma come posso difendere mio figlio? Da se stesso, poi. Qui i giganteschi alberi coperti di liane, i raggi di sole pieni di polvere, gli insetti che disegnano fitti rabeschi nei vapori del mattino, tutto mi è venuto a noia. Voglio solo difendere i miei interessi e tornare a Parigi. In un mondo civile. Almeno un po’ più di questo.

Mi chiamo Grégoire Morvan. Sono il capo clan di una famiglia dannata.

Lo capisca una buona volta Erwan che in Congo non esistono originali, solo copie. Lui che cerca documenti, testimonianze, indizi, prove. Per inchiodare me, cattivo poliziotto, pessimo padre, capro espiatorio di ogni suo problema.

Erwan vuole andare a rimestare le ceneri del passato, ricostruire i particolari della mia inchiesta, condotta quarant’anni fa dannazione, su un serial killer che mieteva le sue vittime tra le ragazze bianche di Lontano, una città mineraria del Katanga settentrionale, che manco esiste più.

E’ convinto che abbia commesso un errore, che Catherine Fontana, la settima presunta vittima dell’ Uomo chiodo sia stata uccisa da un altro, che ha imitato il suo modus operandi. Ho fatto di tutto per fermarlo. Ma niente, imperterrito, ostinato e idealista come sua madre continua la sua folle crociata. Manco al sicuro di una indagine ufficiale si è messo. Ha preso congedo non retribuito dal commissariato ed è arrivato qui. E io cosa potevo fare se non seguirlo?

Questo viaggio sarà la mia ultima menzogna, me lo sento. Thierry Pharabat mi perseguita da dovunque è.

Siamo in Congo, le tracce scompaiono dopo due ore, i rapporti dopo due giorni, gli archivi dopo un mese. Solo tre cose restano: la pioggia, il fango e la foresta. E l’incendio. E’ stato tutto inutile. Lui continua la sua dannata indagine e non sa che abissi si nascondono dietro quei fatti. Ma non mi faccio illusioni. In Africa il modo migliore per affrontare i problemi è ignorarli. E poi per il mio piano ho un alleato determinante. Dove non posso io ci arriverà sicuramente la burocrazia africana a impantanare le cose.

Mi viene quasi da ridere se non ci fosse da piangere. O se rimpiangerà di non essere partito con me. Rimpiangerà di non aver accettato l’aiuto che gli ho offerto. Qua la notte è carica di profumi, di umidità e di sensualità, pesa tonnellate. E ora è solo. Posso stare tranquillo. Non scoprirà niente. Almeno me lo auguro.    

Curiosi di leggere la prossima tappa? La troverete domani puntuale sul blog The Mad Otter. Buona lettura!

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:: Blog tour Eclissi di Ronnie Pizzo: TAPPA 1 – La luna

7 novembre 2017

cover_fronteOggi sono felice di ospitare la prima tappa del blogtour dedicato all’uscita della novella Eclissi di Ronnie Pizzo, un’ opera autopubblicata di genere mystery / soprannaturale.

Ma vediamo di scoprire qualcosa di più sull’autore:

Ronnie Pizzo – no, non è uno pseudonimo – è nato alla fine degli anni ’70 in un paesino del Piemonte. Da bambino voleva essere uno dei Goonies, e anche da grande non ha smesso di cercare il tesoro di Willy l’orbo. Oggi cucina, scrive e sogna di diventare un vichingo. Ama i luoghi gelidi ma non le persone fredde; viaggia alla ricerca di nuove storie e le racconta agli altri per convincerli a fare lo stesso.
Ha pubblicato qualche saggio e qualche romanzo (l’ultimo è La colonna di Antanacara, primo volume di una trilogia fantasy pubblicata da Gainsworth Publishing), tenuto corsi di scrittura creativa, collaborato con case editrici e organizzato eventi letterari un po’ con chiunque, perché non si direbbe ma è davvero un ragazzo simpatico. Lo scorso anno ha iniziato un nuovo progetto, il “Viaggio del Sogno Premonitore”, che racconta su Facebook e Instagram.
Eclissi è la sua prima pubblicazione self, e per ora fare l’editore gli piace parecchio.

E ora a lui la parola:

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“Da dove comincio?”
Questa è una delle domande che mi faccio più spesso. Se ho una nuova storia, o un articolo o un progetto, il dramma dell’incipit è sempre puntuale nel presentarsi alla soglia del mio pensiero. Suppongo sia così per chiunque, ma ognuno trova un modo diverso per affrontarlo.
Io ho due soluzioni: procrastinare fino a quando è così tardi che devo costringermi con le cattive a risolvere; oppure impormi di scrivere di getto e proseguire fino alla fine, per poi tornarci sopra a sistemare il macello.
Con gli anni, e la vecchiaia, il mio rapporto con le storie si è fatto più amichevole. Ci capiamo subito e riesco a entrare in confidenza col testo molto velocemente. Il discorso cambia se devo scrivere altro: post social o per il blog, newsletter e testi didattici. In questi casi, la difficoltà si manifesta senza alcuna pietà. Come ora, con l’inizio del blog tour di Eclissi.
Va bene, la smetto. Smetto di girarci intorno e comincio, tanto ho già rotto il ghiaccio e sono caduto di sotto. Ora posso parlarvi di come è nata la mia novella.
Il titolo è chiaro e non lascia spazio a fraintendimenti: la protagonista è proprio lei, l’eclissi di sole dell’11 agosto 1999.
L’ho vissuta in prima persona (voi dove eravate?) e ha lasciato un segno indelebile nella mia vita. L’Italia non è stata toccata dall’epicentro, purtroppo, ma si è arrivati comunque a un 90% scarso di copertura, sufficiente a regalare un’inquietante atmosfera tenebrosa, tinta di un intenso giallo scuro.
In Europa la fascia totale ha interessato l’Inghilterra del sud-ovest (Cornovaglia), il nord della Francia, il sud del Belgio, la Germania del sud (Baviera), l’Austria centrale (Salisburghese e Stiria), le parti centrali dell’Ungheria e della Romania e la parte nord-orientale della Bulgaria. Oltre, è proseguita toccando la Turchia, la Siria, l’Iraq, l’Iran, il Pakistan e l’India, terminando nel Golfo del Bengala.
Quel giorno mi trovavo davvero all’interno della Caserma La Marmora, nel quale è ambientata la novella. Erano le ultime settimane del mio servizio di leva obbligatoria e la maggior parte degli altri commilitoni erano in trasferta ai campi estivi.
Fosse accaduta d’inverno, non sarebbe stata la stessa cosa, non avrei avuto a disposizione un luogo come quello, ricco di suggestioni e persino libero dalle regolari attività di ogni giorno. Me la sono goduta, in ciabatte, pantaloncini corti e t-shirt verde d’ordinanza. Una birra allo spaccio, uno dei balconi al secondo piano solo per me, una mascherina da saldatore presa in prestito in officina e l’emozione a mille.

Il fascino di alcuni fenomeni naturali è indiscutibile e fin da bambino ho sempre avuto un debole per tutto ciò che ha a che fare con la dualità: bianco e nero, luce e oscurità, bene e male. Da buon idealista, amavo e odiavo gli estremismi, e non concepivo le mezze misure. Quando sono stato chiamato per svolgere il servizio militare, ero esaltato e terrorizzato al tempo stesso, e la cosa incredibile è che fu un’esperienza in grado di soddisfare entrambe queste emozioni. Proprio come l’eclissi, l’unione perfetta di due opposti.
Ognuno di noi è combattuto e dilaniato da una marea di contraddizioni e ambiguità, nel carattere, nelle ambizioni, nel rapporto con gli altri e con la propria essenza. Ognuno di noi ha una luna in grado di oscurare l’immagine che cerchiamo di imporre al mondo, ma allo stesso tempo di renderci, nel breve istante in cui si sovrappone a essa, esseri umani veri.
L’idea di raccontare quell’episodio vissuto in caserma, di prendere uno dei miei ricordi più forti e trasformarlo in una storia, è nata qualche mese dopo la prima tappa del mio progetto del Viaggio del sogno premonitore.
Nell’agosto 2016 sono partito con Falkor, il mio compagno di avventure (un lupetto ferocissimo), alla volta dell’Alvernia, una regione della Francia che non avevo ancora visitato, e in particolare di un santuario costruito in cima a un antico dito di rocca vulcanica, protagonista del mio sogno.
Quello che è successo lì, in quei giorni, è stato così emozionante e incredibile da convincermi, una volta tornato a casa, ad andare a fondo, a inseguire la pista che mi si era rivelata.
E l’eclissi? Semplice. Era comparsa sia nel sogno, sia su un foglietto scovato durante il viaggio e sul quale era scritta una data: 11 agosto 1999, appunto.
I ricordi della caserma e di quella lontana giornata sono riemersi con così tanta prepotenza da non poterli ignorare. E allora mi sono detto: è ora di tornare a scrivere! Un raccontino breve, una cosa veloce, qualche pagina per aiutare me stesso e chi mi segue a entrare nell’atmosfera giusta, nell’attesa di affrontare la prossima tappa del viaggio.
Ebbene, è passato un anno… e la seconda tappa s’è già conclusa, con suggestioni e rivelazioni inaspettate. Il raccontino, invece, mi ha fatto dannare, ma è diventato un libro, un racconto lungo e denso di ossessioni, contrasti e chiaroscuri.
Non ho resistito. Non sono una persona che si accontenta facilmente. Quando i miei ricordi sono esplosi, ho dovuto dar loro ascolto.

Pagina di presentazione del Viaggio: qui
Recap seconda tappa: qui
Articolo di presentazione della novella: qui

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:: Blogtour – Rondini d’ inverno. Sipario per il commissario Ricciardi, Maurizio de Giovanni (Einaudi, 2017) – seconda tappa

11 luglio 2017

Oggi siamo felici di ospitare la seconda tappa del Blog tour dedicato al nuovo libro di Maurizio de Giovanni Rondini d’ inverno, capitolo finale del ciclo delle canzoni, della saga di Ricciardi. Buona lettura!

3Benvenuto Maurizio e grazie di avere accettato questa nuova intervista. Parleremo perlopiù del tuo nuovo libro Rondini di inverno, ma anche di libri in genere, di tango, di progetti per il futuro.

Sempre felice di ritrovarti, e di ritrovarsi in mezzo ai lettori. La scrittura, come la lettura, è un’attività individuale e un po’ onanistica, quindi ogni occasione di condivisione è un vero piacere.

Iniziamo col tranquillizzare i tuoi lettori il sottotitolo Sipario per il commissario Ricciardi, non significa ancora che Ricciardi ci dice addio, ma ci saranno altre storie, confermi?

Nelle mie attuali intenzioni, questo romanzo è il terzultimo per Ricciardi. Conclude il ciclo delle canzoni, quello intervallato dalla storia degli incontri tra un giovane cantante che vuole perfezionare il suo modo di suonare e il suo anziano Maestro, di cui scopriremo l’identità. Il sipario del titolo è riferito all’ambientazione, che è il mondo magico dell’avanspettacolo.

Ho letto in anteprima il romanzo, l’anticipazione della pubblicazione al 5 fa sì che ormai anche molti lettori l’abbiano letto. Rondini di inverno è ambientato negli ultimi giorni del 1932, prima del Capodanno. Parla di teatranti, di amore, di vendetta, di follia. Come hai amalgamato tutti questi temi?

La cosa più bella della creazione di un romanzo, per il quale esistono già i personaggi principali, è il reperimento del mondo che si vuole raccontare. La scelta dell’ambientazione, lo sfondo, il palcoscenico sul quale si svolge la narrazione e le conseguenti a volte lunghe e difficili ricerche sono una tessitura complessa ma bellissima. E’ poi la storia, la trama stessa, che amalgama perfettamente tutti gli elementi.

Ricciardi non ama il teatro. Sue parole, che riporto “Il cinematografo e il teatro propongono una ridda di emozioni false, dove l’amore è sempre buono e l’odio sempre cattivo.” In questo romanzo invece la rivista, il varietà, il teatro, sono protagonisti. Ricordo mio padre (napoletano in esilio al nord) che detestava la sceneggiata, mentre amava Totò e il teatro di De Filippo. In che misura il teatro caratterizza la cultura napoletana, e per la precisione quella degli anni’30? E perché hai scelto questo tema per il romanzo?

Il teatro è per Napoli una forma d’arte istintiva e primaria, più di ogni altra. Il numero di compagnie, di autori, di spettacoli che c’è dalle mie parti non c’è in nessun altro luogo, e il pubblico è esigente e temutissimo anche dai più grandi attori. Questo è ancora più vero negli anni Trenta, quando praticamente non esistevano altre forme di fruizione degli spettacoli. Avevo già trattato il teatro lirico (Il senso del dolore) e la prosa (La condanna del sangue), ma un po’ lateralmente. Pensavo da tempo di addentrarmi un po’ nelle quinte, e finalmente ne ho trovata l’occasione.

Come di consueto c’è una trama principale, l’uccisione di una diva del cinematografo, e alcune sottotrame: l’aggressione a Lina, l’ “incarico” di Livia, Nelide e Tanino, Bianca e il duca etc… Di solito hai tutto in mente, o le sottotrame nascono scrivendo?

Per carità, nasce tutto durante la mia istintiva ventrale scrittura! Certo so di volerne parlare, di dover incontrare i personaggi; e la seconda storia, in questo caso quella di Modo e di Lina, devono essere almeno imbastite perché hanno bisogno di qualche ricerca preventiva, ma mi riservo il diritto di espandere o contrarre i personaggi durante la stesura del romanzo. Altrimenti sai che noia!

Due sono i personaggi se vogliamo più tragici del romanzo: Gelmi e l’invalido di guerra Pacelli. Come hai costruito questi due personaggi?

Una delle cose più complesse, quando si ambienta una narrazione in un’altra epoca, è tener conto del passato di quell’epoca. Quanto conta per noi quello che è successo di recente, gli avvenimenti che sono nella nostra memoria? E’ così anche per i personaggi dei romanzi. Nei primi anni Trenta era fortissima la memoria della Grande Guerra, chi era stato al fronte ne riportava segni profondi fisici e psicologici. Ho voluto rendere omaggio a questo con la relazione tra Pacelli, un invalido di guerra, e il suo capitano: uno era riuscito a emergere dal passato e a dimenticare, l’altro era rimasto fermo a quel momento per sempre.

Vincenzo Zupo in arte Zuzù è un omaggio a Totò?

Sì. In quei giorni Totò era al teatro Mercadante con la sua rivista di grandissimo successo. Ho voluto ricordarlo, e ho anche dovuto resistere alla tentazione di svilupparne il ruolo perché il personaggio me lo chiedeva, ma non volevo distrarmi dalla trama principale.

Prosegue la storia d’amore tra Enrica e Ricciardi. Sembra che questa volta qualcosa accadrà (sempre che Bianca e Livia si mettano da parte), o è tutto fumo negli occhi? Senza anticipare troppo anche Chandler non vedeva per Marlowe un futuro di coppia, poi in Poodle Springs Story…

A questa domanda non sono autorizzato a rispondere. Posso però dirti che ho finalmente chiara l’evoluzione della storia, così come si svolgerà nei prossimi due romanzi.

Per Proust era cattleya, per Enrica e Ricciardi è Caminito, la parola in codice, con un preciso significato unicamente per i due innamorati. Come non pensare al tango, all’Argentina degli anni 20 e 30. Hai mai pensato di far fare un viaggio a Ricciardi in questo paese?

Amavo profondamente l’Argentina per il tango e per motivi calcistici prima ancora di andarci, ora che l’ho vista ne sono pazzo. Per scriverne però dovrei conoscerla molto meglio. Se riuscirò in futuro a starci per qualche mese, probabilmente potrei pensarci.

Maurizio de Giovanni che lettore è?

Un lettore bulimico e disordinato, che non ha pregiudizi di genere ma che preferisce i romanzi con una storia forte e definita a quelli che approfondiscono relazioni e psicologie ma nei quali non succede mai niente. In assoluto penso che la letteratura americana, sud e nord, sia il grande regalo degli ultimi cento anni della scrittura al mondo.

Infine per concludere, ringraziandoti della sua disponibilità, mi piacerebbe chiederti un’ultima cosa: può dirci qualcosa della prossima indagine di Ricciardi?

Ci vuole troppo tempo. Devo scrivere un paio di testi teatrali, rifinire i soggetti della prossima serie dei Bastardi, di Mina Settembre, dei Guardiani e di Ricciardi stesso per la TV; poi dovrò scrivere il romanzo dei Bastardi e il seguito dei Guardiani, che si chiamerà La Seminatrice. Prima di poter pensare al prossimo Ricciardi ho troppe storie da raccontare, ancora.

֎ Le tappe ֎

banner 11) 10 luglio Recensione – [The Mad Otter]
2) 11 luglio Intervista – [Liberi di scrivere]
3) 12 luglio Gli abiti del tempo – [Strategie evolutive]
4) 13 luglio Cibi e bevande e cucina tipica napoletana (cilentana) [Livingamongthebookspage]
5) 14 luglio Dreamcast – [Milioni di particelle]
6) 15 luglio Profilo personaggi – [Contorni di noir]

:: Panorami d’inchiostro: La Cornovaglia di Daphne du Maurier

15 maggio 2017

imagesGià ho avuto modo di recensire lo scorso dicembre Jamaica Inn, di Daphne du Maurier, ma quando mi sono trovata a dover decidere che libro scegliere per Panorami di inchiostro la mia scelta è caduta ancora su questo libro. Confesso di aver pensato in un primo tempo alla Cornovaglia di Cime tempestose, alla splendida campagna inglese del sud di Orgoglio e pregiudizio, al Galles del sud de La Cittadella, all’Irlanda di Gente di Dublino o dell’ Ulisse (ammetto la Gran Bretagna gioca un ruolo chiave nel mio immaginario paesagistico). Poi mi sono detta perchè non parlare della Cornovaglia di Daphne du Murier, e permettere al lettore di fare un viaggio in questa terra di per sè aspra e selvaggia, che conserva ancora oggi il fascino che possedeva nell’Ottocento, tra vento (quasi incessante), pioggia, brume e scogliere a picco sul mare. Così ho ripreso in mano Jamaica Inn (nella traduzione di Marina Vaggi) e ho iniziato il mio viaggio in questa aspra penisola inglese affacciata sull Atlantico.

Già dall’incipit del romanzo Daphne du Maurier ci descrive una terra difficile, quasi inospitatale, mutevole, sferzata dalla pioggia e dal vento.

Era una giornata fredda e grigia sul finire di novembre. Il tempo era cambiato durante la notte e un vento mutevole aveva portato con sé un cielo plumbueo e una sottile acquerugiola. Benché fossero appena trascorse le due e mezzo, il pallore di una serata invernale sembrava essere già sceso sulle colline, ammantandole di foschia.

La locanda Jamaica Inn, in cui è ambientato quasi interamente il romanzo, è un luogo realmente esistente che si colloca tra Bodmin e Launceston. Oggi museo.

Daphne du Maurier descrive il paesaggio circostante così:

Il paesaggio le era estraneo ed era per lei un motivo di frustrazione. […] Questa, invece era una pioggia sferzante e spietata che batteva sui finestrini della carrozza e andava a inzuppare un suolo duro e sterile. Non c’erano alberi, a parte quei due o tre che tendevano i rami spogli ai quattro venti, piegati e contorti da secoli di tempeste e talmente torturati dagli anni e dalle intemperie che, se anche la primavera avesse alitato il suo fiato in quei luoghi, nessun germoglio avrebbe osato trasformarsi in foglia per paura di essere ucciso dal gelo tardivo. Era una landa desolata, senza arbusti né prati, una terra di pietre, di tetre brughiere e di ginestre rachitiche.

E ancora:

Il vento sbatteva sul tetto e gli scrosci di pioggia, sempre più violenti a mano a mano che si allontanava il riparo delle colline, sferzavano i finestrini con rinnovato accanimento. Ai lati della strada si stendeva interminabile una landa desolata, senza un albero, senza un sentiero, senza un solo grappolo di case o un villaggio: niente altro che miglia e miglia di spoglia brughiera, buia e disabitata, che come un deserto si allungava verso orizzonti invisibili.

E finalmente appare la Jamaica Inn:

In cima, sulla cresta dell’altura, verso sinistra si vede una costruzione che si discostava dalla strada. Mary intravide nell’oscurità camini alti e neri.

Arrivata alla taverna Mary inizia a fare conoscenza con i luoghi e interessante è il 4° capitolo in cui dice:

Le brughiere erano ancora più selvagge di quanto non avesse inizialmente immaginato. Come un immenso deserto si allungavano da est a ovest, solcate qui e là da sentieri e attraversate da grosse colline che spezzavano la linea dell’orizzonte.
Dove fosse il loro confine naturale non avrebbe saputo dirlo, anche se una volta, dopo essersi inerpicata sulla roccia più elevata a occidente del Jamaica Inn, era riuscita a scorgere il luccicore argenteo del mare. Era una terra desolata e silenziosa, vasta e incontaminata dalla mano dell’uomo. Sugli alti torrioni le lastre di pietra sovrapposte formavano strane figure e sagome, come massicce sentinelle che sostavano in quei luoghi fin da quando la mano di Dio le aveva modellate.

Ma è soprattutto il mare a caretterizzare la drammaticità del panorama, al capitolo 11° per esempio scrive:

Era il suono del mare e la gola era una via che conduceva alla spiaggia.
Ora capiva perché l’aria si fosse addolcita e perché la pioggerella le cadesse leggera sulla mano con una punta di salmastro. Le alte sponde davano una falsa impressione di riparo in contrasto con la squallida desolazione delle brughiere, ma una volta fuori dalla loro ombra ingannevole l’illusione sarebbe svanita e la burrasca furibonda avrebbe urlato più forte di prima. Non poteva esserci pace dove il mare andava a frangersi, contro una spiaggia orlata di scogli.

Non male, no?

:: Maggio dei libri: Panorami di inchiostro & Ricordi di inchiostro

12 maggio 2017

BANNER DEF

In occasione della manifestazione Il maggio dei libri, Liberi di scrivere partecipa al blogtour Panorami di inchiostro. Di seguito l’elenco di tutti i blog aderenti e i giorni in cui pubblicheranno il loro contributo. Per una volta Liberi di leggere!

Per Panorami d’inchiostro:

15 Maggio 2017

http://chroniclesofabookaholicblog.blogspot.it/ http://libriilmiopassatopresentefuturo.blogspot.it/
https://thesistersroom.wordpress.com/
https://insaziabililetture.blogspot.it/
https://liberidiscrivereblog.wordpress.com/

16 Maggio 2017

http://www.lafenicebook.com/
https://milionidiparticelle.wordpress.com/ http://ifyouhaveagardenandalibrary.blogspot.it/ https://rachelsandmanauthor.wordpress.com/
http://thebookishteapot.blogspot.it/

17 Maggio 2017

http://librilibrettilibracci.blogspot.it/
https://atavolacoilibri.wordpress.com/
http://questionedilibri.altervista.org/
http://letazzinediyoko.blogspot.it/
http://leparolesegretedigaia.blogspot.it/

18 Maggio 2017

http://libridicristallo.blogspot.it/
https://avidolettore.blogspot.it/
http://chelibroleggere.blogspot.it/
http://hookingbooks.blogspot.it/
http://annidinuvole.blogspot.it/

19 Maggio 2017

https://nonsololibriblog.wordpress.com/
https://the-mad-otter.blogspot.it/ https://secretlifeofapotterheadgirl.wordpress.com/
http://lilysbookmark.blogspot.it/
http://camminando-tra-le-pagine.blogspot.it/

20 Maggio 2017

http://librielibrai.blogspot.it/
http://lanicchialetteraria.altervista.org/
http://liberatrailibri.blogspot.it/
http://www.scheggiatralepagine.net/
http://bauledinchiostro.blogspot.it/

Per Ricordi d’inchiostro:

22 Maggio 2017

http://unbuonlibrononfinisce-mai.blogspot.it/-> Arthur Conan Doyle

23 Maggio 2017

https://the-mad-otter.blogspot.it/ -> Isaac Asimov https://secretlifeofapotterheadgirl.wordpress.com/ -> I 20 anni di Harry Potter

24 Maggio 2017

http://chelibroleggere.blogspot.it/-> Jane Austen
http://atavolacoilibri.wordpress.com/ -> Jennifer Niven

25 Maggio 2017

http://questionedilibri.altervista.org/-> Stephen King
http://diariodiunalettricesognatrice.wordpress.com-> Douglas Adams

26 Maggio 2017

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27 Maggio 2017

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28 Maggio 2017

https://nonsololibriblog.wordpress.com/ -> Licia Troisi

:: Cuori in viaggio: Orgoglio e Pregiudizio, Jane Austen (Garzanti, 2004)

26 febbraio 2017
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Clicca sulla cover per l’acqusito

I Bennet vivono con le cinque figlie a Longbourne, nello Hertfordshire. Charles Bingley, ricco scapolo, va ad abitare vicino a loro con le due sorelle e un amico, Fitzwilliam Darcy. Bingley e Jane, la maggiore delle Bennet, si innamorano; Darcy, attratto dalla seconda, Elisabeth, la offende con il suo comportamento altezzoso. L’avversione aumenta quando le sorelle riescono a separare Charles da Jane. Darcy chiede la mano di Elisabeth, non nascondendo però quanto la cosa costi al suo orgoglio. La ragazza, sdegnata, lo respinge. In un secondo tempo Elisabeth apprende che la sorella Lydia è fuggita con Wickhman. Con l’aiuto di Darcy i fuggiaschi vengono rintracciati e fatti sposare. Infine Darcy e Elisabeth, Bingley e Jane si fidanzano.

Tra gli amori letterari quello tra Elisabeth Bennett e Mr Darcy, personaggi principali del celeberrimo Orgoglio e Pregiudizio (Pride and Prejudice, 1813) di Jane Austen, splende di luce propria e se vogliamo è ancora in grado di competere, per freschezza e spontaneità, con tante storie d’amore anche più recenti e contemporanee. Non male per una storia d’amore presente in un romanzo edito nel 1813, che non dimostra affatto i suoi più di 200 anni, e che è di fatto una delle storie d’amore più lette al mondo. Non è stato perciò difficile scegliere e rileggere questo libro per questa bella iniziativa, Cuori in viaggio, dedicata da 28 blogger all’amore. Ho pensato a Il dottor Živago, Anna Karenina, Romeo e Giulietta, poi ho scelto loro, l’antipatico per eccellenza e scorbutico signorotto di città e l’intelligente e ironica Elisabeth, appartenente a una modesta famiglia della borghesia di campagna. Quale è il segreto di questo libro? Cosa gli ha permesso di passare indenne nel tempo? Raccogliere appassionati consensi tra lettori e lettrici di ogni epoca e gruppo sociale? Rimanere così moderno e contemporaneo, sebbene i riti e i costumi sociali di quel periodo siano ormai irrimediabilmente cambiati se non evoluti (anche se c’è da dire che l’animo umano è cambiato ben poco dall’Era della Pietra)? Ecco forse le risposte sono esattamente ricavabili dalle domande stesse. Lo spirito arguto di Jane Austen è stato capace di parlare d’amore universalizzando i contesti e le opportunità concesse a una donna, non solo nel lontano 1813. Elisabeth Bennett è a modo suo un modello, un’ eroina capace di tenere testa a tutti personaggi maschili della storia, a partire da suo padre, che tra l’altro l’adora. Gli scontri, i battibecchi con Mr Darcy sono d’antologia, come il rifiuto alla sua prima proposta di matrimonio. Elizabeth difende la sua identità, la sua singolarità e non si piega ai mille compromessi che la sua seppur modesta condizione sociale imporrebbe. E lo fa con leggerezza, humour, straordinaria perspicacia. Ama sinceramente Mr Darcy, ma non permette a questo amore di cambiarla, limitarla, e in questo credo consista la bellezza e l’ anticonformismo di questo personaggio, quanto mai moderno e rivoluzionario. Concreta, realista, testarda, romantica Elizabeth Bennett è la perfetta metà di Mr Darcy, il suo complemento e la sua compiutezza. Se non avete ancora letto Orgoglio e Pregiudizio, fatevi un regalo, leggetelo in lingua originale o nella bella traduzione di Isa Maranesi. Se già conoscete la storia, rileggetela, non vi annoierà, potete contarci, la Austen ha uno stile di scrittura che è il trionfo dell’intelligenza, una gioia per qualsiasi lettore.

Edizione considerata: Garzanti editore 1975- 1982, XXII edizione marzo 2004, introduzione di Attilio Bertolucci, traduzione di Isa Maranesi.

Jane Austen. Scrittrice inglese. Compì la sua educazione quasi interamente in casa, sotto la guida del padre ecclesiastico.
Nel 1801 si trasferì con la famiglia a Bath; nel 1805, dopo la morte del padre, a Southampton; poi, nel 1809, a Chawton, Hampshire, dove scrisse quasi tutti i suoi romanzi.
Profondamente attaccata alla famiglia, in particolare alla sorella Cassandra, la Austen non si sposò mai e trascorse un’esistenza raccolta e casalinga, interrotta solo da brevi visite a Londra e ai luoghi di villeggiatura sulla costa meridionale inglese.
Il suo primo romanzo completo a noi pervenuto è L’abbazia di Northanger (Northanger abbey), pubblicato solo nel 1818.
Il romanzo è centrato sul tema della maturazione di una giovane ingenuamente romantica, convinta, all’inizio, che la vita sia fatta a somiglianza dei romanzi «gotici» della Radcliffe (dei quali il libro costituisce la garbata parodia) e che alla fine arriva a comprendere, realisticamente, la realtà quotidiana.
Lo stesso tema (la maturazione di un’anima romantica attraverso l’esperienza) è al centro di Ragione e sentimento (Sense and sensibility, 1811), iniziato nel 1797 col titolo di Elinor and Marianne, e ritorna in Orgoglio e pregiudizio (Pride and prejudice, 1813), rifacimento del giovanile e non pubblicato Prime impressioni (First impressions, iniziato nel 1796).
Anche in Mansfield Park (1814), romanzo di complessa struttura narrativa e di ammirevole sincerità, in Emma (1816), considerato uno dei suoi capolavori, e in Persuasione (Persuasion), che fu pubblicato postumo insieme a Northanger Abbey ed è forse la sua opera più ricca e sottile, l’autrice compie un’analisi dei rapporti tra valori personali e valori sociali e della validità delle emozioni come guida del comportamento.
Il mondo descritto non si estende mai al di là dei limiti della vita e degli ambienti da lei direttamente conosciuti; ma il suo fine tocco ironico, la sua prosa elegante e fredda, la sottigliezza con cui analizza e descrive il conflitto tra esigenze psicologiche e morali di varia natura conferiscono a questa narrativa una non comune complessità e collocano la Austen tra i più grandi nomi del romanzo inglese.
Parzialmente tratto da: Enciclopedia della letteratura, Garzanti 2007

Source: acquisto personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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:: Blogtour – Il respiro del fuoco, Federico Inverni (Corbaccio, 2017) – terza tappa

22 febbraio 2017

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Oggi siamo felici di ospitare la terza tappa del blogtour organizzato da Corbaccio dedicato al nuovo libro di Federico Inverni Il respiro del fuoco. Dopo Contorni di noir e Milano nera anche oggi un contenuto esclusivo per voi lettori, un Estratto del romanzo che potrete leggere a questo link direttamente online. Il romanzo esce domani, 23 febbraio, in tutte le librerie. Buona lettura!

֎ La trama ֎

Manca poco al tramonto quando il cielo grigio e nero che incombe sulla città di Haven si accende di un rosso infuocato. Ma quel bagliore non proviene dal sole calante che tenta di illuminare uno degli ultimi giorni che precedono il Natale. È il rosso violento di un incendio scaturito sulla cima di una collina in periferia, nella cittadina abbandonata di Eden Crossing. Il respiro del fuoco non ha lasciato scampo: l’eccentrico tempio che accoglieva il reverendo Tobias Manne e i suoi adepti è ora un sepolcro ardente con decine di vittime. La profiler Anna Wayne e il detective Lucas sono arrivati troppo tardi per impedire quel devastante suicidio rituale… …ma qualcosa appare assurdamente incongruo. Qualcuno è riuscito a dominare il fuoco, a farsene padrone. E forse quello non è un suicidio collettivo, ma la più efferata delle stragi, messa in atto da una mente visionaria e geniale. Perché esiste soltanto una cosa più affascinante e pericolosa del manipolare il fuoco: manipolare le menti. Mentre in città la notte arde di altri fuochi, Anna e Lucas devono sfidare il tempo per riuscire a elaborare un profilo del killer, ricostruire la storia delle vittime e individuare la più sfuggente delle ombre, prima che uccida ancora. Ma ogni indagine ha un prezzo, e quando sia Anna sia Lucas scoprono che quel caso affonda le radici nel loro passato, nei loro segreti, sono costretti a chiedersi se possono davvero fidarsi l’una dell’altro… O se invece, come predicava il reverendo Tobias Manne, non sia il momento di compiere l’ultimo passo: accettare l’inaccettabile.

֎ L’autore ֎

Federico Inverni è lo pseudonimo di un autore che preferisce conservare il proprio anonimato, lasciando che siano i suoi romanzi a trovare la loro strada, ma è felice di parlare con i suoi lettori e con i tanti librai che l’hanno contattato attraverso i social network. Nasconde i suoi interessi e le sue passioni fra le righe che scrive. Ha esordito nel 2016 con il thriller Il prigioniero della notte (Corbaccio) che è stato venduto anche all’estero. Il respiro del fuoco è il suo secondo romanzo.

«Cosa sai delle stelle, Anna?»
domandò Lucas, immobile al mio fianco.
Ci pensai su.
«Niente. Non c’è niente che io possa veramente sapere.»
«Non è corretto. Una cosa la sai.»
«Cosa?»
«Quello che sai delle stelle è che sono morte.
Quella che credi sia una stella in realtà è un fantasma.
E quella che vedi è l’eco del fuoco
che la faceva ardere.»

:: Cuori in Viaggio- Alla Scoperta di 28 Storie d’Amore

30 gennaio 2017

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Il mese di Febbraio, in cui cade San Valentino, si può dire che è il mese dell’amore, perché quindi non partecipare a questa iniziativa di Leryn del blog Libera tra i Libri. 28 blogger, ognuno diverso ogni giorno parlerà di un libro d’amore. Questo è il calendario dell’iniziativa. Ogni giorno una sorpresa. La nostra tappa cade il 26 febbraio, vi diamo appuntamento quindi a quel giorno. Che libro scegliero? Un libro molto bello, adatto ai più romantici dei nostri lettori. Non parlo quasi mai di libri d’amore, sarà una felice eccezione. Buone letture!

3 febbraio

Words of books

4 febbraio

Le Tazzine di Yoko

5 febbraio

Ragazza in Rosso

6 febbraio

Non solo Libri

11 febbraio

Lily’s Bookmark

12 febbraio

Libera tra i Libri

13 febbraio

Lady Eiry

14 febbraio

Libri e librai

19 febbraio

Briciole di Parole

21 febbraio

Leggere in Silenzio

23 febbraio

Hook a Book

25 febbraio

LeggendoViaggiando

26 febbraio

Liberi di scrivere

27 febbraio

La Nicchia Letteraria

28 febbraio

Il cibo della mente

:: Blogtour – Il collezionista di quadri perduti, Fabio Delizzos (Newton Compton, 2017) – prima tappa

9 gennaio 2017

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Inizia oggi il blogtour, organizzato da Newton Compton, dedicato al thriller storico Il collezionista di quadri perduti, di Fabio Delizzos, nome conosciuto nel genere, già autore di La setta degli alchimisti, La cattedrale dell’Anticristo, La loggia nera dei veggenti.

Sullo sfondo sontuoso e oscuro del Rinascimento, Il collezionista di quadri perduti, ci porta  a Roma, la Città Eterna, città di papi, artisti, mercenari e assassini. Seguiremo le avventure di Raphael Dardo, agente segreto e mercante d’arte di Cosimo de’ Medici, sulle tracce di un pittore maledetto conosciuto come l’Anonimo. Cosa nasconde? Perchè è così pericoloso cercare di scoprire la sua vera identità? Queste sono alcune domande a cui si cercherà di dare risposta durante la lettura. Il blogtour è composto da cinque tappe, che toccheranno i blog oltre al nostro “Blog Express“, “Penna d’oro” e “GraphoMania” e “Flauto di Pan“. In questa tappa, dopo questa breve introduzione, analizzeremo in dettaglio l’incipit di questo romanzo.

֎ La trama ֎

Roma, maggio, 1555. Raphael Dardo, agente segreto e mercante d’arte di Cosimo de’ Medici, ha una missione da compiere: trafugare opere d’arte che l’Inquisizione ha giudicato eretiche, prima che vengano distrutte. Per questo è nella città eterna, nei giorni in cui si attende con ansia che il conclave elegga un nuovo pontefice. Mentre è di ritorno da uno dei suoi giri a caccia di dipinti, Raphael è costretto ad assistere a una macabra scena: il corpo senza vita di una giovane donna viene ripescato nel Tevere. Il suo bellissimo viso è molto noto in città, perché la ragazza ha posato per diversi pittori famosi. Il Santo Uffizio è convinto che dietro il suo omicidio ci sia la mano di un artista misterioso e inafferrabile, le cui tele sono ritenute opere del diavolo. Nessuno ne conosce il volto, ma tutti lo chiamano l’Anonimo. Fra monasteri e bordelli, osterie e labirinti sotterranei, Raphael Dardo comincia a seguire le tracce del pittore maledetto, incontrando donne diaboliche, artisti folli, collezionisti stravaganti ed eretici satanisti. Ma si troverà ben presto invischiato in un affare molto più pericoloso del previsto. Chi è l’Anonimo? Perché tutti gli danno la caccia?

֎ L’autore ֎

Fabio Delizzos Nato a Torino nel 1969, è cresciuto in Sardegna e vive a Roma. Laureato in Filosofia, creativo pubblicitario, per la Newton Compton ha pubblicato con grande successo e consenso di critica i romanzi La setta degli alchimisti; La cattedrale dell’Anticristo; La stanza segreta del papa; La loggia nera dei veggenti; Il libro segreto del Graal e Il collezionista di quadri perduti. Ha partecipato anche alle antologie di racconti Giallo Natale; Delitti di Capodanno; Sette delitti sotto la neve. Sempre ai vertici delle classifiche di vendita, i suoi romanzi sono stati tradotti in diversi Paesi.

֎ L’incipit ֎

Roma, 18 maggio 1555
Quarto giorno di conclave

A fulgure et tempestate libera nos Domine.
La grande campana oscillava possente stagliandosi contro un
cielo dello stesso colore. Il battaglio colpiva con forza il bronzo
facendo vibrare le frasi che vi erano incise, dando loro voce.
Soli Deo honor et gloria.
Un rintocco per scacciare gli eserciti ostili e tutte le insidie del
demonio, un altro per allontanare il fragore della pioggia di
ghiaccio, un altro ancora contro il turbine degli uragani, l’impeto
delle tormente e dei fulmini e i tuoni minacciosi, per fermare il
vento vorticoso, debellare e vincere gli spiriti delle tempeste e le
potenze dell’aria.
Exaudi Domine vocem popoli tui et libera eum ab omni malo.
Ma il maligno pareva attratto dalle preghiere rivolte a Dio. Come
un cacciatore di supplicanti seguiva le tracce delle sue prede e non
lasciava scampo. Gli uomini avrebbero dovuto tremare in silenzio
e, invece, gridavano ai quattro venti di essere in pericolo e inermi.
Il piede del birro esitò prima di toccare il corpo nudo della donna.
Nessuna reazione.
Provò ancora. Niente.
Si chinò per metterle una mano davanti alla bocca, ve la tenne
alcuni istanti, poi la ritrasse asciutta.
Non respirava. Il barcaiolo che si era tuffato nel fiume per ripescarla
si stava ancora strizzando i vestiti, ma la sua nudità era
coperta dalla ridda di curiosi che gli facevano domande.
«Quando è successo?».
«L’hai vista che si gettava dal ponte?».
«L’hai trovata già morta?».
Lui non rispondeva, e allora gli altri cominciarono a farsi domande
tra loro.
«Qualcuno la conosce?».
«Quanti anni avrà avuto?».
«Sarà il caso di avvisare il bargello?».
Il birro estrasse la spada e la puntò contro il tumulto. «Fate
silenzio!», sbraitò.
Aveva bisogno di calma.
La scena alla quale si era trovato davanti non era facilmente
decifrabile per la sua mente annebbiata dal vino.
Non ricordava neppure per quale motivo si trovasse a passare
dalle parti di San Pietro a quell’ora, con un possente temporale
in arrivo.
Con il sole erano scomparse anche le ombre.
Presto sarebbe giunta la pioggia.

Siamo a Roma, la Città Eterna, nella primavera del 1555. Il conclave è riunito per eleggere il nuovo papa, e le vie oscure e pericolose vicino a San Pietro sono piene di straccioni, mendicanti, birri, e assassini. La scena con cui si apre il romanzo è fosca, caravaggesca. Una grande campana di bronzo suona i suoi rintocchi, tra litanie religiose recitate in latino. Si invoca la protezione di Dio contro i fulmini e le tempeste, consapevoli della propria debolezza di fronte al male. Un birro, poliziotto dell’epoca, rinviene dal Tevere il corpo nudo di una ragazza morta, forse annegata. Una ridda di curiosi lo circonda tra un susseguirsi di domande su chi possa essere la ragazza e sulle modalità della sua morte. Intanto l’aria annuncia un temporale in arrivo, tra il sole che declina e con lui anche le ombre della sera. La natura sembra ostile, il cielo minaccioso, una certa violenza diffusa incute paura e timore nella popolazione, dando al lettore un senso di inquietudine. Dunque c’è una ragazza assassinata, bellissima anche da morta, forse la musa di qualche pittore per cui posava. C’è un birro che inizierà un’ indagine, e più avanti il protagonista che osserva la scena. Chi è l’assassino? perchè ha ucciso la ragazza? sono le domande inespresse, che aggiungono alla scena tensione e drammaticità. Dunque l’autore sceglie di partire da uno snodo cruciale, in mezzo all’azione. Nell’incipit non abbiamo ancora spiegazioni o ipotesi investigative. Tutto è avvolto nel mistero. Le frasi sono brevi, secche, i periodi sincopati, atti a creare una certa urgenza e agganciare il lettore. Il clima è cupo, ci sono le preghiere ma anche la paura scaturita dalle insidie del demonio. Il bene e il male contrapposti. Interessante la scelta dell’autore di richiamarsi all’arte pittorica, accennavo prima caravaggesca, con la drammaticità dei toni scuri illuminati da brevi sprazzi di luce. Abbiamo una scena corale, una folla che si accalca intorno al cadavere di una ragazza morta, tipica dei quadri dell’epoca. L’autore non dà grandi indicazioni, non dice ancora il nome della ragazza, scopriremo che è molto noto a Roma, per ora sappiamo solo che il poliziotto ha la mente annebbiata dal vino e si fa le stesse domande della folla, che tenta di contenere anche sguainando una spada.

֎ I blog partecipanti e le tappe ֎

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:: Blogtour – L’ assassino, La vendetta, di Robin Hobb (Sperling & Kupfer, 2016) – Vincitori

23 dicembre 2016

E’ stata effettuata l’estrazione dal blog Liber Arcanus.

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֎ Vince una copia di Il ritorno ֎

Alexandra Scarlatto

֎ Vince una copia di La Vendetta ֎

Marco Smeraldi

I vinictori hanno tempo fino al 7 gennaio per contattare info.liberarcanus@gmail.com e fornire un indirizzo utile per la spedizione.

Grazie a tutti per avere partecipato, e buona lettura!

:: Blogtour – Il rituale del male, Jean-Christophe Grangé (Garzanti, 2016), ultima tappa

17 dicembre 2016

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Chiudiamo oggi questo lunghissimo blogtour dedicato a Il rituale del male (Lontano, 2015) di Jean-Christophe Grangé, che ci ha tenuto compagnia per un po’ più di quindici giorni, questa è la diciassettesima e ultima tappa. Ringraziamo i lettori che ci hanno seguito, Grangé che ha scritto il libro, (stanno traducendo proprio in questi giorni il seguito, Congo Requiem), Garzanti per averci supportato, nelle persone di Bianca e Giulia, e in ultimo ma non meno importanti i traduttori che hanno accettato di partecipare. Spero vi sia piaciuto, noi ci abbiamo messo tutto l’impegno e ci siamo anche divertiti. Nella tappa di oggi lo scrittore Stefano Di Marino ci parlerà del libro, con il suo stile inconfondibile. Buona lettura.

֎ La trama ֎

L’aria è malvagia sull’isola di Sirling, al largo della costa bretone. Un’aria salmastra, appiccicosa, in cui l’odore del mare si mescola alle immagini di un macabro rituale, al ricordo di un uomo, uno spietato serial killer dalla firma inconfondibile. L’Uomo Chiodo, però, ha smesso di colpire da più di quarant’anni. Nel 1971. A Lontano, nel cuore del Congo.
Ma i segni di quei terribili omicidi emergono ora dal limbo del tempo in una base militare di fulgida tradizione. Il corpo di un giovane cadetto, dilaniato da un’esplosione, viene ritrovato all’interno di un bunker. I rilievi del medico legale non lasciano dubbi: il corpo è stato trafitto da centinaia di chiodi arrugginiti, gli organi asportati, gli arti orrendamente mutilati. A occuparsi del caso, stranamente, non è la polizia militare, ma la prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, guidata dal comandante Erwan Morvan. Erwan è figlio di quel Grégoire Morvan che, proprio a Lontano, aveva messo fine alla scia di sangue dell’Uomo Chiodo, quello che sulle risorse minerarie del Congo ha costruito la propria fortuna e che ora, da una posizione defilata, comanda le leve della polizia francese. E mentre le vittime si moltiplicano e gli indizi si fanno via via più evanescenti, il fantasma dell’Uomo Chiodo torna a braccare i Morvan e a scuotere dalle fondamenta il buon nome di una famiglia in apparenza inattaccabile. Ben presto l’indagine costringe Erwan sulle tracce delle più oscure gesta di suo padre in Africa, trasformandosi in una sfida che oltrepassa le leggi dello spazio e del tempo, in cui nessuno è senza colpa e nessuno conosce la verità. Una corsa sfrenata per salvare chi ama, che condurrà Erwan lontano dalla Francia, nel cuore del Congo oscuro e sanguinoso che ha tenuto a battesimo la sua stessa esistenza.

֎ L’autore ֎

Jean-Christophe Grangé è autore di romanzi di grandissimo successo che hanno ampliato i confini del thriller tradizionale: Il volo delle cicogne, I fiumi di porpora, Il concilio di pietra, L’impero dei lupi, La linea nera, Il giuramento, Miserere, L’istinto del sangue. I suoi libri, tradotti in tutto il mondo e venduti in milioni di copie, sono pubblicati in Italia da Garzanti. Spesso sono stati portati sul grande schermo, e I fiumi di porpora ha vinto il premio Grinzane Cinema 2007 per il miglior libro da cui è stato tratto un film.

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֎ Stefano Di Marino legge Il rituale del male ֎

Dopo il non riuscitissimo Il respiro della cenere (Kaiken), e un film di successo mai arrivato in Italia (La Marque des Anges preso da Miserere, con Depardieu) Jean-Christophe Grangè ci regala un altro romanzo di ampio respiro (più di 700 pagine) recuperando in maniera originale alcune delle sue tematiche più forti.
Lasciando i tentativi di esplorare troppo approfonditamente la psicologia femminile, come succedeva in L’istinto del sangue (La Foret des Manes),  si concentra con Il rituale del male (Lontano) su forti psicologie maschili all’interno di una famiglia. Fondamentalmente quelle di Gregoire ed Erwan Morvan, padre e figlio, entrambi poliziotti. Specchi di generazioni e ideologie differenti. Il vecchio ha la grinta di un Gabin e un passato di gauchista diventato uomo forte del potere nelle colonie e, a modo suo, ‘padrino’ di una famiglia disastrata. Incombono ricordi di sevizie familiari (sulla moglie Maggie) e un’inchiesta di quaranta anni prima che ha condotto a uno spettacolare arresto di un serial killer bianco nella comunità degli espatriati della remota città di Lontano, in una zona impervia del Congo. Malgrado una vita di avventure, soprusi, operazioni da ‘barbouze’[1], quell’indagine portata felicemente (si fa per dire…) a termine resta un evento epocale.
Forse la chiave di volta dell’intera vicenda umana di Gregoire, dei suoi difficili rapporti con i figli. Se Erwan è quello che più gli assomiglia, pur nell’antitetica visione della legge e della famiglia, altri risultano interessanti. Il bel Loic, bisessuale, drogato, disgraziato e genio della finanza. Un disperato angelo maledetto, almeno quanto la più giovane Gaelle che s’illude di poter sfondare nel mondo dello spettacolo e invece fa la prostituta di lusso nei circoli altolocati di Parigi. E poi c’è Sofia, figlia di un finanziere italiano, ex moglie di Loic e amore segreto di Erwan.
In questo complesso quadro familiare arriva come una meteora un’indagine su un incidente a una scuola militare in Normandia, luogo d’origine della famiglia Morvan. Subito s’intuisce qualcosa di malsano e anche il sospetto di un episodio di ‘nonnismo’ degenerato in tragedia impallidisce di fronte di fronte alla brutalità di un omicidio che ha qualcosa di rituale.
Di più, le circostanze rimandano direttamente ai delitti di quel serial killer, l’Homme-clou, l’uomo dei chiodi che seviziava e riduceva le sue vittime a feticci della magia nera Yombè. Si apre, come di consueto, un sipario su un universo lontano e tropicale, in cui la follia e la crudeltà si confondono con il mondo degli spiriti e della superstizione. In breve emerge un arazzo di depravazioni, di vizi e di follia mescolati con manovre economiche e brutalità criminali.
La famiglia Morvan è sotto attacco e, pur senza appianare le loro divergenze, padre e figli devono ricompattarsi e affrontare nemici senza volto.
Abilissimo come sempre a tessere un ordito complesso tra sentimenti, ricordi, verità nascoste, Grangè fonde azione e suggestioni di avventura esotica con il mistero, l’indagine poliziesca e l’interazione dei personaggi. Più volte siamo sul punto di svelare il mistero, ma sempre qualcosa sfugge, un dettaglio non torna. Così si arriva all’ultima pagina con una rivelazione che il lettore attento ha forse presagito, ma che non viene del tutto chiarito. Potrebbe esserci un seguito oppure no. Di fondo, al thriller più angoscioso si avvicina un ritratto familiare che, partendo da un canovaccio machbethiano, arriva a impensate conclusioni.
Come nel caso di tutte le opere di Grangé Lontano è un romanzo che è qualcosa di più di un thriller. Diciamolo, per quanto io sia un sostenitore dei giallisti italiani (e ci mancherebbe) qui ci sono anni luce di distanza. Purtroppo mi pare che sia per quanto riguardi il cinema che la produzione letteraria ci sia un pregiudizio condiviso da editori, spettatori e lettori verso la produzione francese. Forse ci siamo fatti un po’ trarre in inganno da Lelouche, da Romer e da una certa produzione che ha indotto alcuni a immaginare la Francia come fornace di storie romantiche e non a tutti gradite.
Guardiamoci un po’ intorno. Da Oltralpe arrivano prodotti filmati e scritti di grande qualità, originali, non è che si limitano a imitare Maigret per tutta la vita. Grangè (come il suo imitatore Thillez, ma anche Lemaitre) è un autore di classe, molto originale. Val la pena di conoscerlo.

[1] Barbouze è un termine gergale dispregiativo usato per i membri dei vari corpi dell’ OAS (lOrganisation de l’armée secrète), la cui lotta veniva condotta in modi che nè la polizia e nè l’esercto potevano usare ufficialmente. Così agivano in maniera semi-clandestina (“barba finta”). Successivamente, questo termine è stato usato per descrivere gli agenti SDECEE (Service de Documentation Extérieure et de Contre-Espionnage) e gli agenti segreti tutti senza distinzione, ma sempre con una connotazione peggiorativa o burlesca.

֎ Il link a tutte le tappe ֎