Archive for the ‘Blogtour’ Category

:: Blogtour – L’ assassino, La vendetta, di Robin Hobb (Sperling & Kupfer, 2016) – Vincitori

23 dicembre 2016

E’ stata effettuata l’estrazione dal blog Liber Arcanus.

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֎ Vince una copia di Il ritorno ֎

Alexandra Scarlatto

֎ Vince una copia di La Vendetta ֎

Marco Smeraldi

I vinictori hanno tempo fino al 7 gennaio per contattare info.liberarcanus@gmail.com e fornire un indirizzo utile per la spedizione.

Grazie a tutti per avere partecipato, e buona lettura!

:: Blogtour – Il rituale del male, Jean-Christophe Grangé (Garzanti, 2016), ultima tappa

17 dicembre 2016

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Chiudiamo oggi questo lunghissimo blogtour dedicato a Il rituale del male (Lontano, 2015) di Jean-Christophe Grangé, che ci ha tenuto compagnia per un po’ più di quindici giorni, questa è la diciassettesima e ultima tappa. Ringraziamo i lettori che ci hanno seguito, Grangé che ha scritto il libro, (stanno traducendo proprio in questi giorni il seguito, Congo Requiem), Garzanti per averci supportato, nelle persone di Bianca e Giulia, e in ultimo ma non meno importanti i traduttori che hanno accettato di partecipare. Spero vi sia piaciuto, noi ci abbiamo messo tutto l’impegno e ci siamo anche divertiti. Nella tappa di oggi lo scrittore Stefano Di Marino ci parlerà del libro, con il suo stile inconfondibile. Buona lettura.

֎ La trama ֎

L’aria è malvagia sull’isola di Sirling, al largo della costa bretone. Un’aria salmastra, appiccicosa, in cui l’odore del mare si mescola alle immagini di un macabro rituale, al ricordo di un uomo, uno spietato serial killer dalla firma inconfondibile. L’Uomo Chiodo, però, ha smesso di colpire da più di quarant’anni. Nel 1971. A Lontano, nel cuore del Congo.
Ma i segni di quei terribili omicidi emergono ora dal limbo del tempo in una base militare di fulgida tradizione. Il corpo di un giovane cadetto, dilaniato da un’esplosione, viene ritrovato all’interno di un bunker. I rilievi del medico legale non lasciano dubbi: il corpo è stato trafitto da centinaia di chiodi arrugginiti, gli organi asportati, gli arti orrendamente mutilati. A occuparsi del caso, stranamente, non è la polizia militare, ma la prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, guidata dal comandante Erwan Morvan. Erwan è figlio di quel Grégoire Morvan che, proprio a Lontano, aveva messo fine alla scia di sangue dell’Uomo Chiodo, quello che sulle risorse minerarie del Congo ha costruito la propria fortuna e che ora, da una posizione defilata, comanda le leve della polizia francese. E mentre le vittime si moltiplicano e gli indizi si fanno via via più evanescenti, il fantasma dell’Uomo Chiodo torna a braccare i Morvan e a scuotere dalle fondamenta il buon nome di una famiglia in apparenza inattaccabile. Ben presto l’indagine costringe Erwan sulle tracce delle più oscure gesta di suo padre in Africa, trasformandosi in una sfida che oltrepassa le leggi dello spazio e del tempo, in cui nessuno è senza colpa e nessuno conosce la verità. Una corsa sfrenata per salvare chi ama, che condurrà Erwan lontano dalla Francia, nel cuore del Congo oscuro e sanguinoso che ha tenuto a battesimo la sua stessa esistenza.

֎ L’autore ֎

Jean-Christophe Grangé è autore di romanzi di grandissimo successo che hanno ampliato i confini del thriller tradizionale: Il volo delle cicogne, I fiumi di porpora, Il concilio di pietra, L’impero dei lupi, La linea nera, Il giuramento, Miserere, L’istinto del sangue. I suoi libri, tradotti in tutto il mondo e venduti in milioni di copie, sono pubblicati in Italia da Garzanti. Spesso sono stati portati sul grande schermo, e I fiumi di porpora ha vinto il premio Grinzane Cinema 2007 per il miglior libro da cui è stato tratto un film.

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֎ Stefano Di Marino legge Il rituale del male ֎

Dopo il non riuscitissimo Il respiro della cenere (Kaiken), e un film di successo mai arrivato in Italia (La Marque des Anges preso da Miserere, con Depardieu) Jean-Christophe Grangè ci regala un altro romanzo di ampio respiro (più di 700 pagine) recuperando in maniera originale alcune delle sue tematiche più forti.
Lasciando i tentativi di esplorare troppo approfonditamente la psicologia femminile, come succedeva in L’istinto del sangue (La Foret des Manes),  si concentra con Il rituale del male (Lontano) su forti psicologie maschili all’interno di una famiglia. Fondamentalmente quelle di Gregoire ed Erwan Morvan, padre e figlio, entrambi poliziotti. Specchi di generazioni e ideologie differenti. Il vecchio ha la grinta di un Gabin e un passato di gauchista diventato uomo forte del potere nelle colonie e, a modo suo, ‘padrino’ di una famiglia disastrata. Incombono ricordi di sevizie familiari (sulla moglie Maggie) e un’inchiesta di quaranta anni prima che ha condotto a uno spettacolare arresto di un serial killer bianco nella comunità degli espatriati della remota città di Lontano, in una zona impervia del Congo. Malgrado una vita di avventure, soprusi, operazioni da ‘barbouze’[1], quell’indagine portata felicemente (si fa per dire…) a termine resta un evento epocale.
Forse la chiave di volta dell’intera vicenda umana di Gregoire, dei suoi difficili rapporti con i figli. Se Erwan è quello che più gli assomiglia, pur nell’antitetica visione della legge e della famiglia, altri risultano interessanti. Il bel Loic, bisessuale, drogato, disgraziato e genio della finanza. Un disperato angelo maledetto, almeno quanto la più giovane Gaelle che s’illude di poter sfondare nel mondo dello spettacolo e invece fa la prostituta di lusso nei circoli altolocati di Parigi. E poi c’è Sofia, figlia di un finanziere italiano, ex moglie di Loic e amore segreto di Erwan.
In questo complesso quadro familiare arriva come una meteora un’indagine su un incidente a una scuola militare in Normandia, luogo d’origine della famiglia Morvan. Subito s’intuisce qualcosa di malsano e anche il sospetto di un episodio di ‘nonnismo’ degenerato in tragedia impallidisce di fronte di fronte alla brutalità di un omicidio che ha qualcosa di rituale.
Di più, le circostanze rimandano direttamente ai delitti di quel serial killer, l’Homme-clou, l’uomo dei chiodi che seviziava e riduceva le sue vittime a feticci della magia nera Yombè. Si apre, come di consueto, un sipario su un universo lontano e tropicale, in cui la follia e la crudeltà si confondono con il mondo degli spiriti e della superstizione. In breve emerge un arazzo di depravazioni, di vizi e di follia mescolati con manovre economiche e brutalità criminali.
La famiglia Morvan è sotto attacco e, pur senza appianare le loro divergenze, padre e figli devono ricompattarsi e affrontare nemici senza volto.
Abilissimo come sempre a tessere un ordito complesso tra sentimenti, ricordi, verità nascoste, Grangè fonde azione e suggestioni di avventura esotica con il mistero, l’indagine poliziesca e l’interazione dei personaggi. Più volte siamo sul punto di svelare il mistero, ma sempre qualcosa sfugge, un dettaglio non torna. Così si arriva all’ultima pagina con una rivelazione che il lettore attento ha forse presagito, ma che non viene del tutto chiarito. Potrebbe esserci un seguito oppure no. Di fondo, al thriller più angoscioso si avvicina un ritratto familiare che, partendo da un canovaccio machbethiano, arriva a impensate conclusioni.
Come nel caso di tutte le opere di Grangé Lontano è un romanzo che è qualcosa di più di un thriller. Diciamolo, per quanto io sia un sostenitore dei giallisti italiani (e ci mancherebbe) qui ci sono anni luce di distanza. Purtroppo mi pare che sia per quanto riguardi il cinema che la produzione letteraria ci sia un pregiudizio condiviso da editori, spettatori e lettori verso la produzione francese. Forse ci siamo fatti un po’ trarre in inganno da Lelouche, da Romer e da una certa produzione che ha indotto alcuni a immaginare la Francia come fornace di storie romantiche e non a tutti gradite.
Guardiamoci un po’ intorno. Da Oltralpe arrivano prodotti filmati e scritti di grande qualità, originali, non è che si limitano a imitare Maigret per tutta la vita. Grangè (come il suo imitatore Thillez, ma anche Lemaitre) è un autore di classe, molto originale. Val la pena di conoscerlo.

[1] Barbouze è un termine gergale dispregiativo usato per i membri dei vari corpi dell’ OAS (lOrganisation de l’armée secrète), la cui lotta veniva condotta in modi che nè la polizia e nè l’esercto potevano usare ufficialmente. Così agivano in maniera semi-clandestina (“barba finta”). Successivamente, questo termine è stato usato per descrivere gli agenti SDECEE (Service de Documentation Extérieure et de Contre-Espionnage) e gli agenti segreti tutti senza distinzione, ma sempre con una connotazione peggiorativa o burlesca.

֎ Il link a tutte le tappe ֎

:: Blogtour – L’ assassino, La vendetta, di Robin Hobb (Sperling & Kupfer, 2016) – ultima tappa

14 dicembre 2016

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Eccoci arrivati alla quinta e ultima tappa del Blogtour dedicato al romanzo di Robin Hobb, L’assassino, la vendetta, edito in Italia da sperling & Kupfer. Dopo le tappe dedicate a gli Estratti, gli Eroi, le Cover, e la Recensione, noi ci occuperemo dei luoghi e dell’ambientazione. Lascio dunque la parola a Davide Mana.

֎ I luoghi ֎

ghUno degli elementi narrativi che hanno reso Robin Hobb giustamente famosa è certamente l’abilità mostrata dall’autrice nel costruire mondi immaginari coerenti e funzionanti.
Se è indubbio che le trame e le vicende dei protagonisti della serie dei Liveship Traders hanno coinvolto milioni di lettori, è anche vero che ciò che ha catturato prima di tutto i fan dell’autrice è la profondità  del mondo incui si svolge l’azione.
L’aggettivo “immersivo” è stato spesso utlizzato per descrivere lo stile di scrittura della Hobb, e non a caso.
Il termine worldbuilding è spesso abusato, e viene talvolta utilizzato solo nel suo significato più strettamente letterale: la costruzione del mondo, con la sua mappa, la sua geografia e la sua toponomastica ben definite.
Il worldbuilding comporta in realtà  la costruzione di un mondo coerente, spesso implicito, nel quale non necessariamente l’autore ci descrive un luogo, ma ne suggerisce l’esistenza attraverso le azioni e i dialoghi, le decisioni e le convinzioni dei personaggi. Lo scopo ultimo del worldbuilding non è fornire una mappa al lettore, ma fornire un tessuto coerente che renda plausibili e motivate le vicende dei protagonisti.
In questo senso, Robin Hobb è abilissima nell'”ingannare” il lettore, mostrandogli sempre il mondo nel quale si svolge l’azione attraverso gli occhi dei suoi personaggi.
Il mondo degli Elderlings, che l’autrice ha esplorato attraverso cinque serie di romanzi (Farseer – Liveship Traders – Tawny Man – Rain Wild – Fitz and the Fool) oltre ad una serie di storie e romanzi a se stanti, prende quindi vita in maniera soggettiva e impressionista. Questa tecnica risulta particolarmente efficace ed economica da un punto di vista narrativo, coinvolge il lettore e gli offre un mondo vivo, mutevole e variegato. E naturalmente, un mondo ampio, vista la quantità  di volumi che ne hanno esplorato diverse aree, diversi periodi.
Alla base di tutto, per stessa ammissione dell’autrice, c’è una ricerca di un realismo e di una coerenza che, ad un osservatore ingenuo, potrebberoparere fuori luogo in una storia d’immaginazione. E tuttavia, è proprio nella ricerca di plausibilità  e di credibilità  che si fondano il successo e la credibilità  dei mondi di Robin Hobb.
Come l’autrice stessa ha osservato in una intervista nel 2012:

Il mondo funziona? Questo è il mio criterio. Se sto leggendo e c’è un mondo senza un’economia visibile, senza governo, religione o cultura, tendo semplicemente a metterlo da parte. Anche le ovvie contraddizioni tendono a frustrarmi (Un povero contadino in un piccolo villaggio di montagna, nel cuore della foresta, esce per mietere il suo campo di grano. Cosa? Dove?) Allo stesso modo, l’ignoranza scrittoria di certi semplici “fatti della vita”. Imparare a maneggiare una spada in due giorni è come imparare la trigonometria in mezz’ora.

Il segreto, quindi, consiste nel costruire mondi che “funzionano”, popolati di personaggi che sono parte integrante di questi mondi e che ce ne offrono una visione soggettiva e non invasiva, coinvolgendo il lettore con le loro azioni e le loro scelte, non con lunghi paragrafi espositivi.
Il genere di tecnica che pochi hanno sviluppato, ma che nellemani di Robin Hobb funziona tanto bene da sembrare semplice.

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֎ La trama ֎

C’è stato un tempo in cui FitzChevalier e il Matto erano in grado di cambiare il mondo con le loro imprese e garantire la stabilità del Regno dei Lungavista. Quel tempo è finito da un pezzo. Da quando i due amici inseparabili hanno preso strade opposte e Fitz, lasciatosi alle spalle un passato da assassino, si è trasformato in un gentiluomo di campagna, un marito devoto e un padre amorevole. Un uomo che aveva giurato di non uccidere mai più. Finché, dopo anni di silenzio, il Matto ricompare nel Regno dei Sei Ducati. Ferito, sfigurato, irriconoscibile. È riuscito a sfuggire ai suoi aguzzini e ad affrontare un viaggio pieno di difficoltà e pericoli pur di raggiungere il suo amico di sempre e chiedergli un’unica cosa: vendetta. Tornare a uccidere per lui. Distratto dalle condizioni precarie del Matto, che richiedono le sue cure, e coinvolto suo malgrado negli intrighi di corte, Fitz abbassa la guardia. Ed è così, in un solo, orribile istante, che il suo piccolo mondo di pace è sconvolto per sempre: sua figlia, la sua amatissima bambina, viene rapita da predoni misteriosi che vogliono usarla come un’arma in loro pugno. Ma anche FitzChevalier ha qualche arma segreta da sfoderare. Un’antica magia scorre ancora nelle sue vene. E per quanto la sua destrezza di assassino possa essersi appannata negli anni, ci sono abilità che, una volta imparate, non si dimenticano tanto facilmente. Ora, amici e nemici stanno per scoprire che non c’è niente di più pericoloso di un uomo che non ha più nulla da perdere.

֎ L’autrice ֎

Robin Hobb (pseudonimo di Margaret Astrid Lindholm Ogden) è nata in California nel 1952 ma è cresciuta in Alaska, dove ha imparato ad allevare un cucciolo di lupo, scuoiare un alce e sopravvivere nelle terre estreme: abilità che le sono tornate molto utili quando ha sposato un uomo che dedicava metà dell’anno alla pesca al salmone. Mentre cresceva quattro figli, mandava avanti una piccola fattoria e distribuiva la posta nella sua remota comunità, Hobb ha iniziato a scrivere racconti e romanzi che hanno fatto di lei un’autrice tradotta in tutto il mondo. Ora vive a Tacoma, nello Stato di Washington.
Insieme a George R.R. Martin, è una delle firme più amate del fantasy contemporaneo e ha vinto i premi più importanti riservati a questo genere: l’Hugo Award, il Locus Award, il Nebula Award, il British Fantasy Society Best Novel Award e il Dutch Elf Fantasy Award. I suoi romanzi, bestseller da milioni di copie, compaiono regolarmente nelle classifiche dei libri più venduti negli USA, in Gran Bretagna, Francia e Germania.
www.robinhobb.com

֎ Le tappe ֎

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֎ Il giveaway  ֎

Per tutti i partecipanti la Sperlig & Kupfer mette in palio ben due libri cartacei della Hobb, una copia della nuova versione de Il ritorno e del nuovo La vendetta, vi saranno quindi ben due vincitori. Per partecipare è facile:

– Commentare almeno un post nel preblogtour, uno nell’intervista e uno nel blogtour.
– Seguire ogni tappa del Blog tour.
Opzionale (da un punto in più!)
– Condividi le varie tappe sui social!

:: Blogtour – I Medici- Un uomo al potere, Matteo Strukul (Newton Compton, 2016) – prima tappa

12 dicembre 2016

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Inizia oggi il blogtour, organizzato da Newton Compton, dedicato al romanzo storico Un uomo al potere, secondo libro di Matteo Strukul della Saga I Medici. Saga composta da tre libri Una dinastia al potere, Un uomo al potere, Una regina al potere, che sta avendo un ottimo successo internazionale, tanto che i diritti del primo volume Una dinastia al potere, sono stati venduti in ben 13 paesi e a marzo sarà già tradotto in Germania, dalla Bertelsmann Verlagsgruppe, Randhom House. Seguiranno Francia, Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti. E ancora Turchia, Olanda, Polonia, Russia, Corea, Australia e Canada.

Questo secondo episodio è incentrato sulla vita eccezionale e turbolenta di Lorenzo il Magnifico, il suo rapporto con il potere, l’influenza determinante della madre, donna forte e intrigante, il suo amore impossibile per la bella Lucrezia Donati, sarà costretto per ragioni politiche a sposare una Orsini. Il blogtour è composto da cinque tappe, che toccheranno i blog  oltre al nostro “Penna d’oro“, “Il Flauto di Pan” e “Blog Express”  e “Peccati di penna“. In questa tappa, dopo questa breve introduzione, analizzeremo in dettaglio l’incipit di questo romanzo.

֎ La trama ֎

Firenze, 1469. Lorenzo de’ Medici sta vincendo il torneo in onore della sua sposa, Clarice Orsini, appena giunta a Firenze per le nozze con l’uomo che diventerà il Magnifico. Questo matrimonio non è un passo facile per Lorenzo: il suo cuore – ne è convinto – appartiene e sempre apparterrà a Lucrezia Donati, donna di straordinaria bellezza e fascino. Eppure asseconderà il volere della madre e rafforzerà l’alleanza con una potente famiglia romana. Chiamato a governare la città e ad accettare i costi e i compromessi della politica, diviso fra amore e potere, Lorenzo sottovaluta i formidabili avversari che stanno tramando contro di lui per strappargli la guida di Firenze. Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV, dopo aver sobillato Jacopo e Francesco dei Pazzi, storici nemici della famiglia de’ Medici, e stretto alleanza con Francesco Salviati, arcivescovo di Pisa, concepisce una congiura il cui esito per Lorenzo sarà terribile: il fratello Giuliano verrà brutalmente ucciso davanti ai suoi occhi. E da quel momento si aprirà un periodo di violenza e vendetta da cui in pochi si salveranno…

֎ L’autore ֎

È nato a Padova nel 1973. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in 20 Paesi e opzionate per il cinema. Nel 2016 ha pubblicato con la Newton Compton il primo romanzo della trilogia sui Medici, Una dinastia al potere: il libro è stato il caso editoriale della Fiera di Francoforte, i diritti di traduzione sono stati venduti in vari Paesi (tra cui Germania, Spagna e Inghilterra) ed è stato sin dall’uscita ininterrottamente in cima alle classifiche italiane di vendita. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Il suo sito internet è www.matteostrukul.com

֎ L’incipit ֎

Febbraio 1469

La giostra

L’aria era fredda. Lorenzo inspirò profondamente. In sella a Folgore, avvertiva la tensione crescere. Il suo amato corsiero, dal manto color carbone, lustro e lucente, tradiva il nervosismo, scalpitando sul selciato della piazza. Girava in tondo e Lorenzo lo tratteneva a fatica.
Un mormorio si alzò come una preghiera dalle tribune e dai palchi di legno. Sospiri piovvero dalle logge e dai balconi, dalle finestre e dai porticati. Gli occhi di Lorenzo andarono a quelli di Lucrezia. Quel giorno la nobile Donati indossava un abito magnifico: la cioppa aveva la tinta dell’indaco e pareva sfumare nelle iridi d’ Ossidiana. La gamurra d’un color grigio perla era tempestata di gemme e suggeriva, prepotente, la curva del seno. Avvolta in una stola di pelliccia di volpe bianca che le cingeva le belle spalle chiare, Lucrezia aveva acconciato in maniera magnifica la gran massa ribelle di capelli neri che sembravano onde d’un mare notturno.
Lorenzo si domandò se quel giorno sarebbe riuscito a renderle onore.
Portò la mano alla sciarpa che teneva attorno al collo. Lucrezia l’aveva ricamata per lui con le proprie mani. Ne inspirò il profumo di fiordaliso e gli aprve di sprofondare nell’abbraccio dell Empireo.

Siamo a Firenze nell’inverno del 1469. Lorenzo de’ Medici, bardato di tutto punto, sta partecipando a una giostra, un torneo indetto in onore delle nozze di Braccio Martelli, suo buon amico. Strukul ci presenta per prima cosa così il protagonista: giovane, prestante, a cavallo del suo corsiero chiamato per nome, Folgore. E gli dà subito un tratto umano, tolte le vesti dell’uomo di stato e di potere. Soprattutto dando risalto al suo amore impossibile per Lucrezia Donati. Sapremo infatti, andando avanti con la lettura, che la madre gli ha organizzato un altro matrimonio, consono alla sua posizione e al ruolo politico che assumerà a Firenze. Si sa i de Medici hanno molti nemici e l’appoggio di una casata ricca e potente come quella degli Orsini risulta quasi vitale per il suo futuro politico. Ma Lorenzo resta un uomo, con propri sentimenti e passioni, e l’amore per questa bellissima nobile fiorentina resta, non ostante il dovere e gli obblighi politici e filiali. Bastano queste poche frasi dell’incipit per capire lo stile che l’autore ha deciso di adottare. Classico, lievemente solenne, attento ai dettagli, noterete termini come cioppa e gamurra, che nascono sicuramente da uno studio approfondito sulle vesti e i costumi dell’epoca. Anche solo l’uso del fiordaliso, simbolo di Firenze, è sicuramente rappresentativo come la sciarpa che emana quel profumo, simbolo del legame tra Lorenzo e Lucrezia. Amore e potere, piacere e dovere, dunque antitetici e contrapposti. Filo poi conduttore dell’intero romanzo. Strukul, salta subito all’occhio, ha scelto la terza persona, che oltre a dare un certo senso di distacco, permette all’autore, specialmente in un romanzo storico di così ampio respiro, sia di mantenere un punto di vista imparziale e esterno, sia di spaziare meglio sui luoghi e i personaggi, riportandoci sempre a quel senso di solennità di cui parlavo prima che ben si ricollega alla magnificenza e allo sfarzo del periodo storico, il Rinascimento. Dunque, a mio avviso, una scelta felice nell’economia del romanzo. Non si può giudicare certo un romanzo dal suo incipit, ma a saper vedere questo è sicuramente rivelatore e denso di significati.

֎ I blog partecipanti ֎

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:: Blogtour, le tappe – Il rituale del male, Jean-Christophe Grangé (Garzanti, 2016)

30 novembre 2016

Inizia domani un blogtour incredibile, il più ambizioso e folle a cui abbia partecipato, in tutto ben 17 blogger al servizio di un libro davvero interessante, Il rituale del male,  (Lontano, 2015) di Jean-Christophe Grangé. Un libro che merita senz’altro tutto questo dispiegamento di forze. Da domani 1 dicembre fino al 17 dicembre ogni giorno una tappa, ogni giorno un tema diverso, speriamo originale: estratti, copertine dal mondo, recensioni, interviste a traduttori, audioletture, insomma tanti e tanti argomenti. Ci siamo preparati da più di un mese,  per cui incrociate le dita per noi, che vada tutto bene.

Qui potete vedere tutte le varie tappe, i blog che parteciperanno, gli argomenti trattati. Enjoy!

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֎ Tutti i link ֎

1/12 Un lettore è un gran sognatore Post introduttivo: chi è Grangé
2/12 Il tempo dei libri Trama & Origine del romanzo
3/12 Strategie evolutive Incipit e commento
4/12 Viaggiatrice Pigra I personaggi
5/12 Every book has its story Scenario e ambientazione
6/12 Il colore dei libri Profilo storico e politico
7/12 My secret diary Focus On: Gregoire Morvain
8/12 Hook a Book I film tratti dai libri di Grangé
9/12 Leggere in Silenzio Dreamcast
10/12 The Imbranation Girl Tutte le Traduzioni e Copertine
11/12 Il Bianco e Il Nero Emozioni di una Musa Recensione
12/12 Diario di un sogno Recensione
13/12 AmaranthineMess Recensione
14/12 Le Parole Segrete dei Libri Audiolibro
15/12 Ladra di libri Recensione
16/12 Non solo noir I traduttori raccontano Grangé
17/12 Liberi di scrivere Lo Scrittore Stefano Di Marino racconta lo stile, la tecnica e l’arte di Grangé

:: Blogtour – 22/11/63, Stephen King– ultima tappa – Focus Sadie Dunhill

14 novembre 2016

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Eccoci arrivati all’ ultima tappa del magico blogtour dedicato a 22/11/63 di Stephen King, edito da Sperling & Kupfer e tradotto da Wu Ming1 (pseudonimo di Roberto Bui).  Dopo tappe bellissime, dedicate a un libro senz’altro significativo del Re, la mia si occuperà di approfondire il personaggio di Sadie Dunhill, la bella bibliotecaria di cui il protagonista del romanzo si innamorerà, ricambiato. Sarà una storia d’amore destinata al lieto fine? Bene, continuate a leggere se volete scoprirlo. Prometto niente spoiler, almeno non troppi.

֎ La trama ֎

Jake Epping è un tranquillo professore di Lisbon Falls, Maine, e il suo posto preferito per fare quattro chiacchiere è la tavola calda di Al. Che ha un segreto: la dispensa nasconde un varco temporale, e conduce al 1958. Per Jake è una rivelazione sconvolgente, eppure l’incredulità non gli impedisce di farsi coinvolgere nella missione che ossessiona il suo amico da tempo.
Se mai hai voluto cambiare veramente le cose, Jake, questa è la tua occasione: ferma Oswald quel 22 novembre 1963. Salverai Kennedy. Salverai suo fratello Bob, e Martin Luther King; bloccherai le rivolte razziali. E forse eviterai anche la guerra in Vietnam. Basta che passi per la «buca del coniglio», sul retro della tavola calda. Non importa quante volte l’attraverserai: uscirai sempre sul piazzale di una fabbrica tessile di Lisbon Falls, ore 11.58 del 9 settembre 1958. E non importa quanto a lungo resti in quel passato: al ritorno, nel tuo presente saranno trascorsi due minuti.
Comincia così la nuova esistenza di Jake, nei panni di George Amberson, nel mondo di Elvis Presley, James Dean, del twist e del fumo di sigaretta che avvolge tutto. Un mondo nel quale Jake è destinato a conoscere l’amore e a sovvertire tutte le regole del tempo. Fino a cambiare il corso della storia.
22.11.63 è il romanzo da cui è tratta l’omonima serie TV con James Franco, prodotta da J.J. Abrams.

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֎ Focus Sadie Dunhill ֎

Ecco a voi Sadie Dunhill, (qui nella foto interpretata dalla brava e bella Sarah Gadon), la protagonista femminile del romanzo, la donna di cui Jake Epping/George Amberson si innamorerà perdutamente. Sadie Dunhill è una tipica donna anni ’50, bibliotecaria della Denholm Consolidated High School nella piccola cittadina di Jodie, in Texas. Moglie separata di un tipaccio violento e incontrollato, con gravi problemi psichici, John Clayton, che la spinge a lasciare definitivamente Savannah, in Georgia, per appunto il Texas.
Pressappoco a metà romanzo Jake si trasferisce a Jody (popolazione 1280 abitanti). Qui inizierà a insegnare inglese nel liceo locale, facendo amicizia con Miss Mimi Corcoran, la precedente bibliotecaria.
La prima volta che sentiamo parlare di Sadie Dunhill è a casa di Jake. Siamo a neanche a metà giugno del 1961. Miss Mimi Corcoran è passata con la scusa di parlare del suo romanzo, Il posto degli omicidi, che le ha dato in lettura e intanto le spiega i suoi problemi di salute e che il 21 luglio avrebbe sposato Deke Simmons, il preside della scuola. Lo invita al ricevimento e annunciandogli il suo pensionamento parla della nuova bibliotecaria che la sostituirà:

“Malata o in salute, quanrant’anni sono abbastanza. E’ tempo che arrivino mani più giovani, occhi più giovani e una mente più giovane. Su mia raccomandazione, Deke ha assunto una donna giovane e ben qualificata, che viene dalla Georgia. Si chiama Sadie Clayton. Sarà al ricevimento, non conoscerà assolutamente nessuno e mi aspetto che tu sia gentile con lei”.

Miss Mimi sapendolo scapolo e sapendo che Sadie nel prossimo futuro desidera riassumere il cognome da nubile Dunhill, dopo aver espletato le formalità legali, insomma organizza per i due un appuntamento.

Se si parla di amore a prima vista, io sono d’accordo coi Beatles: credo accada di continuo. Ma per me e Sadie non fu così, anche se al primo incontro la strinsi forte, con tanto di mano destra sul seno sinistro. Per questo credo di essere d’accordo anche con Mickey e Sylvia quando cantano: “L’amore è strano”.

Il primo incontro:
siamo al ricevimento in giardino del matrimonio di Mimi.

“George? Vieni ti presento una persona”.
Mi girai. Mimi scendeva verso di me tenendo per mano una donna. La prima cosa che mi colpiì di Sadie (la prima cosa che colpiva chiunque, su questo ho pochi dubbi) fu la sua altezza. Portava scarpe senza tacchi, come quasi tutte le donne a quella festa, visto che sapevano di dover passare il pomeriggio e la sera gironzolando sull’erba, ma quella era una donna che probabilmente non portava tacchi dal giorno delle sue nozze, e forse persino in quell’occasione aveva scelto un abito che nascondesse l’ennesimo paio di scarpe basse, scelte per non sovrastare lo sposo davanti all’altare. di sicuro era sopra il metro e ottanta.

Non fu amore a prima vista, ma quel primo incontro fu uno di quelli che i ricordano, e possiamo dire che gli cadde letteralmente fra le braccia:

Sadie era bella in una maniera non artefatta, da genuina ragazza americana sono-come-tu-mi-vedi. Ed era anche qualcos’altro: quel giorno pensai che si trattasse solo della tipica goffaggine delle persone troppo alte. Più tardi scoprii che non era goffa per niente. Anzi il contrario.

Fisicamente sappiamo che è bella, bionda, con gli occhi azzurri, un bel sorriso, alta un metro e ottanta, facile agli incidenti. Non diventano subito amanti, ma amici, parlando di tutto dai libri ai Kennedy, al nascente movimento per i diritti civili, all’integrazione. La brutta esperienza con il marito non la incoraggia a intraprendere relazioni romantiche.
Comunque Sadie inizia ad essere attratta da Jake e bisogna aspettare il ballo del Sadie Hawkins Day, gestito dal Club Attività Sociali, perché Sadie e Jack ballino per la prima volta insieme, e per la prima volta si bacino.

Spensi il motore (della sua Sunliner, siamo nel vialetto di casa di Sadie) e la guardai. Adesso dirà: Grazie per avermi dato una mano!, oppure. “Grazie per la bella serata”, e finirà qui. Ma lei non disse niente del genere. Non disse proprio nulla. Mi guardò e basta. I capelli erano sciolti sulle spalle. Sotto la maglia, i primi bottoni della camicia Oxford da uomo erano aperti. Gli orecchini brillavano. Poi fummo insieme, prima toccandoci, poi stringendoci forte. Poi ci baciammo, ma fu più di questo.

E si può dire che nonostante la sua esperienza matrimoniale è con Jake che Sadie scopre il piacere dell’ amore. Come moltissime brave ragazze della classe media cresciute negli anni Quaranta e Cinquanta, Sadie non sapeva nulla di sesso. E questo è uno dei motivi per cui ci mise quattro anni a lasciare il marito e le sue perverse ossessioni.
La relazione stra Sadie e Jake sembra funzionare, anche se la donna inizia a farsi domande sul suo passato e sulle strane affermazioni che Jake fa ogni tanto (tipo canticchiare canzoni dei Rolling Stones), ma è la ricomparsa di Johnny Clayton a mettere tutto in forse non solo il loro futuro assieme, ma anche la stessa missione di Jake di salvare Kennedy e cambiare la storia. Ma la storia migliora se cambiata? E soprattutto ne vale la pena? Scoprirete tutto leggendo questo magnifico libro.

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֎ Tutte le tappe ֎

08/11 QUESTIONE DI LIBRI – Recensione
09/11 UN LETTORE E’ UN GRAN SOGNATORE – Autore
10/11 LA LETTRICE DISTRATTA – Ambientazione
11/11 LEGGENDO VIAGGIANDODifferenze libro/serie TV
12/11 VIAGGIATRICE PIGRA – Focus su Jake/George
13/11 RACHEL SANDMAN AUTHOR – Focus su Lee Oswald
14/11 LIBERI DI SCRIVERE – Focus su Sadie

֎ Il giveaway ֎

Per festeggiare il 5° anno dalla pubblicazione sarà possibile per voi lettori vincere una copia cartacea del libro. Basta cliccare il seguente link e troverete tutte le indicazioni:

a Rafflecopter giveaway

Source: acquisto personale.

:: Pre-blogtour Recap “Cronache delle Giungle della Pioggia”, di Robin Hoob

15 ottobre 2016

Eccoci giunti alla quarta tappa del Recap dedicato questa volta alle Cronache delle Giungle della Pioggia di Robin Hoob. La serie comprende: Il custode del Drago, Il rifugio del Drago, La città dei draghi e il conlcusivo e inedito in Italia Blood of Dragons. Lascio la parola a Davide Mana che vi parlerà (senza spoiler) di questa interessante quadrilogia fantasy:

֎ Recap Cronache delle Giungle della Pioggia ֎

Il ciclo delle “Rains Wilds“, piovose terre selvagge che in italiano vennero tradotte come Giungle della Pioggia è costituito da quattro volumi scritti dall’autrice americana Robin Hobb (pseudonimo di Margaret Astrid Lindholm Ogden, che ha anche pubblicato come Megan Lindholm), e pubblicati fra il 2009 e il 2013.
Ispirati vagamente al lavoro di Anne McCaffrey, i volumi si inseriscono nel Ciclo degli Elderlings, che la Hobb ha pubblicato lungo un periodo di oltre vent’anni, e che si compone di cinque sottocicli più o meno indipendenti, ambientati all’interno di uno stesso universo narrativo.
Il ciclo delle Giungle della Pioggia si configura come seguito diretto della trilogia dei Liveship Traders (in italiano, ahimè, “I Mercanti di Borgomago” – cinque volumi anzichè tre perchè noi valiamo).
Nella trilogia iniziale, l’azione ruota su una comunità  di mercanti che sono in qualche modo in sintonia con le proprie navi viventi.
Il mistero dell’origine delle navi viventi viene svelato alla fine della trilogia, e dà  l’avvio alla tetralogia delle Rain Wilds.
Nei quattro romanzi che compongono il ciclo – Dragon Keeper, Dragon Haven, City of Dragon City e Blood of Dragons – un cast tanto variegato quanto ben delineato (la Hobb è sempre magistrale nello sviluppare i propri personaggi) si ritrova invischiata nel tentativo di riportare all’antico splendore la stirpe dei draghi, la cui esistenza è strettamente legata alle navi viventi che sono indispensabili per il commercio.
Nel corso di quattro volumi, ci vengono offerti viaggi, esplorazioni, intrighi, tradimenti, antichi misteri e città  perdute.
In generale i volumi dispari della serie (Keeper e City) risultano più soddisfacenti, mentre i volumi pari tendono a rallentare, e l’azione lascia spazio a lunghe descrizioni e complicate vicende, rischiando forse di stancare, e alcuni critici hanno spesso visto nella serie una trilogia allungata a tetralogia più per motivi commerciali che per motivi narrativi.
Il giudizio del pubblico è stato comunque positivo, essendo la serie estremamente popolare – e di fronte alla popolarità , qualunque criterio critico passa in secondo piano.
La prosa della Hobb d’altra parte è scorrevole e piacevole, e tali e tanti sono i colpi di scena, i cambiamenti e le trasformazioni subiti dai personaggi, e gli eventi che vanno ad accumularsi, che è davvero difficile non lasciarsi trascinare dalla corrente, perdendosi in un mondo vividamente descritto.
Resta per i lettori italiani il disappunto per la mancata traduzione di Blood of Dragons, il volume conclusivo del ciclo (uscito in Italia per i tipi di Fanucci); è estremamente frustrante, avendo seguito il vasto labirinto di relazioni, inganni, scontri e confronti per oltre millecinquecento pagine, vedersi negare la conclusione, nella quale i nodi vengono al pettine, i segreti svelati.
Ma quello del rispetto per i lettori è un discorso che esula, naturalmente, da questa breve ricapitolazione.

 ֎  Il calendario del pre – blogtour ֎

recap

NB: Commentate tutte le tappe, anche queste del pre-blogtour, per vincere nel giveaway finale una copia della nuova versione de Il ritorno e dell’inedito La vendetta, che uscirà per Sperling & Kupfer il 29 novembre. Che i draghi siano con voi!

:: Blogtour – Erano due bravi ragazzi (Newton Compton, 2016) – seconda tappa – Personaggi

22 settembre 2016

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Eccoci arrivati alla seconda tappa del blogtour dedicato a Erano due bravi ragazzi di Mattia Giuramento e Emiliano Scalia edito da Newton Compton.  Premetto che questo è un romanzo molto particolare, non di pura evasione, ma più che altro un ritratto molto crudo e spietato e soprattutto verosimile di un mondo in cui predominano violenza e disperazione. La camorra napoletana insomma  è vista dal suo interno, e pur se alcune parti possono turbare le persone più sensibili, è di sicuro un libro interessante e soprattutto scritto bene. Detto questo in questa tappa mi occuperò di fornirvi uno schema di approfondimento dei personaggi. Bene, continuate a leggere.

֎ I personaggi ֎

Fabrizio de Julio è uno dei due personaggi principali del romanzo, uno dei due bravi ragazzi del titolo. Ha ventisei anni. E’ silenzioso. Non ama le apperenze. Legge, si è diplomato col massimo dei voti nel miglior liceo classico della città. E’ stato fidanzato con la stessa ragazza per 4 anni. E’ un tipo tranquillo, che non ha mai creato problemi a nessuno. E’ bello, bruno, con un naso importante, carnagione scura, labbra carnose, e uno sguardo da pirata ereditato da qualche antenato saraceno. Ha un fratello, Arturo, con cui non va d’accordo e che in uno scoppio di violenza incontrollata manderà all’ospedale. E’ iscritto a Medicina, soprattutto per fare contento il padre, un ricco ortopedico di successo. Insomma è il classico bravo ragazzo in apparenza, anche se il ruolo di figlio di papà, di rampollo della Napoli bene gli sta decisamente stretto. Non condivide i valori del suo ambiente, si annoia a oziare tra una festa, un giro in barca e un salto a Formetera a sniffare cocaina (lui non usa droga) nella villa di famiglia. L’incontro con Andrea e l’amicizia che ne nascerà cambierà il suo destino.

Andrea Imbriani è il coprototagonsita del romanzo. Arriva da Miano, zona di periferia a nord della città in mano alla Camorra, dove vive in un palazzo fatiscente. Sta per compiere 28 anni. E’ biondo. Vive di espedienti,  e di piccoli affari illeciti con cui mantiene la madre e la sorella all’Università. Il padre se ne è andato lasciandolo solo a badare alle due donne. L’incontro con Fabrizio lo spingerà a fare il salto, a lasciare i piccoli traffici per puntare in alto in un perverso meccanismo di potere e violenza. Come per Fabrizio è difficile prevedere per lui un lieto fine.

Gianni de Julio è il padre di Fabrizio, un ortopedico tra i migliori del sud Italia. Ha studiato negli Stati Uniti e tornato a Napoli ha sposato una nobile della Napoli bene, una parte della storia della città.  Incarna il cliché dell’arricchito, di chi ce l’ha fatto ed è entrato nei salotti buoni della città. Successo, soldi e perbenismo sono la sua maschera.

Anna è un’amica di Andrea, una del giro, una affidabile, che sa. Era una tosta già da piccola. Sa tutto di tutti e gestisce tre maglierie in nero di proprietà dei Caruano, a titolo di risarcimento, suo padre morì in uno scontro di camorra. Andrea si fida ciecamente di lei. Occhi scuri. Sembra più giovane quando ride.

Gaetano Vosa è uno dei capizona di Totonno ‘o munnezzaro, il boss dello smaltimento dei rifiuti tossici. Mettersi con la figlia del boss firmerà la sua condanna a morte.

Totonno ‘o munnezzaro, al secolo Antonio Romano, è un camorrista importante. Oltre a gestire il traffico dei rifiuti pericolosi si occupa di mantenere i rapporti con la comunità cinese. Vive in una villetta in via Vecchia Napoli a Miano. Di fronte alla casa color salmone c’è il ristorante dove gestisce i suoi affari. E’ grasso, ha cinquant’anni e pesa almeno 120 chili. Ha piccoli precedenti per rapina e spaccio ma non è latitante. E’ favolosamente ricco. molto è investito in attività lecite tramite uno studio di avvocati e commercialisti di Milano. La faccia pulita della camorra.

Colonnello Roberto Ortigia dei ROS, è l’uomo che cerca di incastrare Totonno ‘o munnezzaro. E’ nato per fare il carabiniere. E’ siciliano. E’ sposato.

֎Tutte le tappe֎

2o settembre Il giallistaIntroduzione e incipit

22 settembre Liberi di Scrivere – I Personaggi

23 settembre Penna d’oroL’intervista

26 settembre Il Flauto di PanRecensione

27 settembre GraphoManiaRecensione

:: Lancio Blogathon: i classici della letteratura

6 settembre 2016

blog

Tema scelto per questo Blogathon di settembre: i classici della letteratura mondiale. Ogni blog che aderirà, (potrete segnalare l’adesione qui sotto nei commenti), sceglierà un romanzo che l’ha particolarmente colpito o influenzato e condividerà le sue riflessioni con voi lettori. Il giorno di uscita degli articoli sarà in contemporanea il 30 settembre. Questo è il terzo Blogathon a cui partecipo, il secondo che lancio, per chi volesse maggiori informazioni sulle sue modalità, ecco un breve riassunto.

Un blogathon è una maratona di blog, che seguendo un tema scelto vede la pubblicazione in un dato giorno di tutti i post dei blog partecipanti. Quasi un blogtour, insomma, ma più esteso. Più blog partecipano e più la maratona ha successo.

 

Le regole:

  • Ogni blogger può scrivere un articolo in cui parla del romanzo che maggiormente l’ha colpito tra i classici della letteratura mondiale. Sono compresi i libri fino a tutto il ‘900.
  • Ogni blogger è invitato a parlare di un libro diverso.
  • Nel post che si pubblicherà sarà inserito un link a questo post di lancio.
  • Il Blogathon avrà luogo il 30 Settembre. Ogni blogger posterà il suo articolo in quella data.
  • Siete ancora in tempo a partecipare, lasciate un commento con il nome del vostro blog, l’url e libro scelto, sarete aggiunti nel nostro elenco. Più siamo insomma e più sarà divertente. Se volete maggiori informazioni potete contattarmi al mio recapito email: liberidiscrivere@gmail.com.

 

Roster con l’elenco dei blog partecipanti, in rigoroso ordine alfabetico:

L. Cassie – Blog: L’alchimista, Paulo Coelho

Liberi di scrivere: La signora delle Camelie, Alexandre Dumas figlio

Milioni di particelle: Incompreso di Florence Montgomery

Otiumentis: Il processo, Kafka

Over the hill and far away: Sulla strada, Kerouac

Questione di Libri: Lo straniero, Albert Camus

Strategie evolutive: Il Circolo Pickwick, Charles Dickens

:: Habemus vincitorem

17 aprile 2016

indexL’estrazione è stata fatta. Abbiamo i due vincitori, che si aggiudicano le due copie messe in palio da Newton Compton de Lo strano caso dell’ orso ucciso nel bosco di Franco Matteucci. Ringrazio i lettori che hanno partecipato e spero che voi tutti abbiate trovato l’iniziativa di vostro gradimento. Non c’è niente di più bello che ricevere libri, almeno lo è per me e credo lo sia anche per voi che seguite questo bl0g. Cercherò di partecipare ad altre iniziative simili, migliorando anche alcuni dettagli per rendere tutto più facile. I vincitori riceverenno una mail per i dettagli della spedizione. Siete curiosi di sapere chi sono? Seguite questo link: qui.
Alla prossima.

:: Blogtour, le tappe – Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco (Newton Compton, 2016)

25 marzo 2016

Blogtour Matteucci

Tra le novità di aprile vi anticipo un nuovo blogtour dedicato al libro Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco di Franco Matteucci, sempre organizzato da Newton Compton. Due libri in palio, 5 blog partecipanti, tra cui noi per un giallo a sfondo ecologista ambientato in una bellissima valle. Nella nostra tappa ci occuperemo di luoghi e personaggi, poi all’ultima tappa il giveaway. Vi lascio con la trama del libro di cui parleremo e un breve profilo dell’autore. A prestissimo.

Blurb: Un corpo senza vita giace sulla neve nell’apparente tranquillità del bosco. Accanto al cadavere, sul tronco di un albero, è stato inciso un cuore con all’interno il nome della vittima e una lettera greca. L’assassino ha lasciato la sua firma, un segno destinato a ripetersi e a seminare il panico tra i vicoli del paesino di montagna. L’ispettore Santoni, però, non riesce a indagare con la sua solita lucidità. Qualcosa – qualcuno – offusca la sua mente investigativa. E intanto il crimine continua a spandersi come una macchia di sangue, lentamente ma inesorabilmente. Gli abitanti di Valdiluce hanno paura: la loro cittadina, che una volta era un posto tranquillo e rilassante, rischia di trasformarsi nella tana di un pericoloso serial killer. Il tempo stringe per Marzio Santoni: stavolta in gioco c’è la vita di tutta la valle…

Franco Matteucci: Autore e regista televisivo, vive e lavora a Roma. Insegna Tecniche di produzione televisiva e cinematografica presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha scritto i romanzi La neve rossa (premio Crotone opera prima), Il visionario (finalista al premio Strega, premio Cesare Pavese e premio Scanno), Festa al blu di Prussia (premio Procida Isola di Arturo – Elsa Morante), Il profumo della neve (finalista al premio Strega), Lo show della farfalla (finalista al Premio Viareggio – Rèpaci). È autore di una serie di gialli di grande successo che hanno per protagonista l’ispettore Marzio Santoni: Il suicidio perfetto, La mossa del cartomante, Tre cadaveri sotto la neve, Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco. I suoi libri sono stati tradotti in diversi Paesi.

:: Blogtour – La Mappa della Città Morta (Newton Compton, 2016) – prima tappa

1 marzo 2016

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Inizia oggi il Blogtour dedicato al romanzo di avventura La Mappa della Città Morta di Stefano Santarsiere, edito da Newton Compton. Bolognese, classe 1974, già due romanzi all’attivo, Santarsiere ci porta nell’ altopiano del Mato Grosso (grande bosco), in Brasile, sulle tracce di un mistero. Mengele, manoscritti antichi, leggende, città perdute, civiltà antiche che conservano immensi saperi, la glaciazione dell’ Antartide saranno parte del viaggio che continuerà sul web in altre cinque tappe. Siete pronti a partire con noi?

֎ A come avventura… ֎

Hugo Pratt, certo una persona informata dei fatti, un paio di decenni or sono osserva che:

la narrativa d’avventura sta alla geografia come il romanzo storico sta alla storia.”

La narrativa d’avventura ci parla di luoghi lontani, e ci offre spesso un personaggio che per qualche urgente motivo deve andare da A a B. Sull’urgenza, poi, possiamo discutere – Ulisse impiega dieci anni, ad andare da A a B.
E probabilmente per questo legame col viaggio e con l’esplorazione che la narrativa avventurosa prospera nell’era delle grandi esplorazioni e successivamente, nel periodo coloniale. Nel compiere il proprio viaggio da A a B, l’eroe scopre il mondo e, attraversdo la sua nuova conoscenza del mondo, arriva a conoscere meglio se stesso, e ad allargare i propri orizzonti non solo in termini strettamemnte geografici.
E’ il modello utilizzato da Robert Louis Stevenson, e da Kipling, e da Edgar Rice Burroughs. E’ il modello tanto di Sir Henry Rider-Haggard che di Talbot Mundi – quest’ultimo un propugnatore delle teorie teosofiche della Blavatski, e quindi fortemente sensibile al tema della conoscenza attraverso l’avventura (e viceversa). E’ il modello che Harold Lamb adatta alla narrativa storica e Robert E. Howard piega alle necessità  della narrativa fantastica.
La narrativa d’avventura accompagna gli anni fra le due guerre, e fornisce ad autori diversi una collezione di strumenti, di cliché, un linguaggio, che viene piegato alle necessità  espressive del narratore. In fondo, Hemingway e Chandler sono entrambi autori d’avventura, ma sarebbe limitativo e miope descriverli come tali.

Nel secondo dopoguerra, l’avventura (come ogni forma di narrativa di genere) comincia ad assumere un sapore spiacevole per una certa fetta del pubblico – e in particolare per la critica. La narrativa d’avventura si trasforma da letteratura di viaggio in lettura da viaggio – il libro per le vacanze, per il lungo percorso in treno, per le noiose ore sotto al sole sulla spiaggia.
Passatempi, intrattenimento, fuga dalla realtà.
Libri che si leggono per divertirsi – come se esistessero libri che si leggono per soffrire.
Sono poi venute le critiche proprio per quel passato coloniale e quella rappresentazione scortese di persone diverse da noi.
Tarzan e Mowgli sono stati eliminati dalle blioteche scolastiche perché diseducativi.
Che valanga di sciocchezze!
Eppure la narrativa avventurosa resta saldamente nella lista dei best seller – e i nomi di Smith e Cussler vengono citati proprio nel presentare “La Mappa della Città  Morta“, una novità  che è in realtà la prosecuzione di una tradizione lunga e – per lo meno un tempo – rispettabile, che ha in Emilio Salgari uno dei suoi numi tutelari.
Storie di terre lontane, di strani popoli, di antichi misteri, azione, pericolo. Narrativa d’intrattenimento.
C’è chi se ne vergogna. Sono degli sciocchi.

Davide Mana

֎ L’intervista ֎

Benvenuto Stefano su Liberi di scrivere in questa prima tappa del blog tour dedicato al tuo libro La Mappa della Città Morta. Prima di parlare del tuo libro mi piacerebbe che ci raccontassi qualcosa di te, della tua infanzia, dei tuoi studi, di come ti sei avvicinato alla scrittura.

La mia storia inizia in un piccolo paese della Lucania, dove ho assaporato la più spontanea e felice libertà, e continua a Bologna, dove ho imparato a disciplinarmi e organizzare la mia vita. In mezzo ci sono viaggi e libri letti, il lavoro all’università, i progetti, i fallimenti, le ripartenze e la famiglia.
La scrittura ha seguito lo stesso cammino: è nata nel paese come puro istinto, è cresciuta in città come sperimentazione, come studio e apprendimento, infine è diventata tutt’uno con la mia quotidianità, nutrendosi giorno per giorno di esperienze.
Mi sono avvicinato ad essa in un lontanissimo pomeriggio di infanzia, mentre guardavo insieme ai miei fratelli il film La notte del demonio, di Jacques Tourneur. E oggi, a distanza di quasi tre decenni, puntualmente vedo tra le righe che scrivo tutto quello che ho vissuto e ciò che io stesso sono diventato, come se mi guardassi in un vecchissimo specchio.
Ecco come intendo la scrittura: il riflesso di me attraverso le trame e gli eventi raccontati, ma con la magia aggiuntiva di esprimere anche i miei desideri, e le mie paure.

La Mappa della Città Morta è il tuo primo romanzo? So che è un fenomeno del web, sei stato in altre parole un autore indie, che ha auto-pubblicato il suo romanzo. Parlaci di questa esperienza, quale è stato il tuo segreto per farti conoscere dai lettori?

In realtà è il terzo, ma si tratta della prima storia che ha come protagonista questo copywriter del mistero che si chiama Charles Fort. A gennaio dello scorso anno ho pubblicato il libro su Amazon, con la formula KDP, e in tre mesi è stato scaricato poco meno di quattromila volte occupando stabilmente la top 10 dei libri più venduti. È stata una sorpresa anche per me, visto che mi sono limitato a creare la pagina Facebook del romanzo e fare un po’ di advertising con Google AdWords. È stato emozionante vedere giorno per giorno crescere il gradimento e le recensioni, fino a quando ho ricevuto una e-mail dalla Newton Compton. Spero che la seconda vita del libro sia altrettanto fortunata.

Il tuo romanzo si inserisce nel filone del romanzo avventuroso: un manoscritto antico, un tesoro, una spedizione nel Mato Grosso, popolazioni indigene, un mistero da svelare. Pensi che oggi il fascino delle spedizioni del passato sia ancora presente nelle nuove generazioni, o ormai il pianeta terra, grazie ai moderni mezzi tecnologici (penso ai satelliti, ai telefoni satellitari, agli equipaggiamenti in dotazione agli esploratori) non ha più segreti ?

In verità non sono certo che il pianeta abbia svelato tutti i suoi segreti. Fra i temi del libro v’è anche questo: quanto è solida la convinzione che ogni cosa sia ormai alla luce del sole, in bella mostra sotto i nostri occhi. Dobbiamo proprio escludere che esistano angoli ancora in grado di offrire qualcosa alla nostra onniscienza? Eppure basta pensare al sottosuolo, o al fondo degli oceani, o guardare alle nuove specie viventi che ancora vengono scoperte grazie alla ricerca, per incrinare quella convinzione.
Credo che il fascino dell’ignoto e della scoperta sia rimasto inalterato anche in quest’epoca illuminata dalla fredda luce della tecnologia e inondata di informazioni che ci raggiungono alla velocità di un click. E questo per una sola ragione: abbiamo dentro un’innata e insopprimibile sete di conoscenza, mista alla speranza che ci sia qualcos’altro oltre l’orizzonte che vediamo ogni mattina dalle finestre di casa.

Come ti sei documento per la stesura del tuo romanzo. In che misura la scienza incide nelle tue trame?

Ho fatto una ricerca bibliografica su tre elementi chiave: culture e territorio dell’Amazzonia, esplorazioni geografiche e modalità di sopravvivenza durante le spedizioni, teorie scientifiche sulle glaciazioni e in genere sugli eventi estremi che hanno caratterizzato la storia del pianeta.
Ho letto alcuni libri che propongono ricostruzioni alternative della storia umana o del passato geologico della Terra, e relazioni di antichi esploratori che hanno compiuto favolose scoperte nel profondo della giungla. Più di ogni cosa, mi sono appassionato alla storia di un avventuriero inglese del secolo scorso, che ha trascorso l’ultima parte della sua vita a inseguire il sogno di una città perduta nel cuore del Brasile.
Tutto ciò ha contribuito senza dubbio a consolidare la trama, ma con una dinamica che mi sarebbe difficile ricostruire perché ogni elemento, entrando a contatto con la storia, si è fuso indissolubilmente con essa.

Nelle tue storie vengono prima i personaggi e poi l’avventura, o i personaggi vengano creati in funzione della trama, e come?

Di norma la storia, o meglio l’idea centrale, viene prima. Gli eventi si aggregano uno dopo l’altro intorno a questo nucleo, come nella formazione di un pianeta. Ma arriva un momento in cui devo arrestare il processo e fare ordine, ed è qui che i personaggi emergono definitivamente o svaniscono nella nebbia. Quelli che restano prendono in mano la vicenda e la condizionano, la adattano al loro modo di essere e la conducono fino al termine. Il finale può essere una parziale sorpresa anche per me, ed è un piccolo dispiacere salutarli quando scrivo la parola ‘fine’.

Oltre a modelli letterari, hai avuto anche modelli cinematografici? Quali sono i film di avventura dai quali hai tratto maggiore ispirazione?

Il cinema è la mia seconda grande passione insieme alla letteratura. Ho anche girato un paio di cortometraggi, uno dei quali, ‘Scaffale 27’, è un piccolo thriller che ha avuto il suo successo a Bologna. Ho amato moltissimi film, non necessariamente di avventura, anche se pellicole come All’inseguimento della pietra verde o la saga di Indiana Jones hanno avuto una certa influenza sul mio concetto di ritmo e azione in un libro come La mappa della città morta. Ma in generale preferisco un cinema di respiro più ampio e anche, paradossalmente, dai ritmi più lenti. E sono proprio questi riferimenti che entrano maggiormente nel libro. Posso svelare, ad esempio, che nelle pagine finali c’è una citazione a 2001: Odissea nello spazio.

Come organizzi la tua giornata dedicata alla scrittura, e come concili la scrittura con gli impegni familiari e la vita di tutti i giorni?

La scrittura è per me una costante, un’abitudine, un’energia a volte latente, altre volte che si accende e mi trascina. In ogni caso è sempre lì, fissa nella mia mente, a richiedere attenzione sulla storia che sto scrivendo. Perciò mi è inevitabile trovare il modo di inserirla nella mia giornata. In genere scrivo tra le 18.00 e le 20.00, sempre. Talvolta prevale la ricerca o il lavoro sul progetto, ma è pur sempre tempo dedicato alla storia.

Grazie della tua disponibilità, chiuderei questa breve intervista domandandoti qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri.

Grazie a voi!
Ho appena concluso la seconda stesura della nuova avventura di Charles Fort. Stavolta porto il lettore nei mari del sud, sulle isole Fiji. Ci lavorerò ancora qualche mese con una terza stesura, dopo vedremo il da farsi. Molto dipenderà da quanto si farà apprezzare La mappa della città morta.

֎ Per partecipare al giveaway ֎

La Newton Compton mette in palio due copie del romanzo. Se volete concorrere all’estrazione che si terrà il 31 marzo sul blog “Il flauto di Pan” seguite queste semplici istruzioni:
– Commentate tutte le tappe del tour.
– Diventate
follower dei blog partecipanti.
– Mettete “mi piace” alla pagina FB deciata al romanzo e a quella di Newton Compton.
Sistema di estrazione: random org

Prossime tappe:

Seconda tappa: Blog Expres 8 marzo
Terza tappa: Penna d’Oro 10 marzo
Quarta tappa: Thriller Magazine 15 marzo
Quinta tappa: ThrillerPages 22 marzo
Sesta tappa: Il flauto di Pan 29 marzo