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:: Review Party – Inquisizione Michelangelo di Matteo Strukul (Newton Compton, 2018)

8 novembre 2018
inquisizione michelangelo

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Roma, autunno 1542. All’età di sessantasette anni, Michelangelo è richiamato ai suoi doveri: deve completare la tomba di Giulio II, opera ambiziosa ma rinviata per quasi quarant’anni. Guidobaldo II, erede dei Della Rovere, non accetterà altre scuse da parte dell’artista. Ma Michelangelo si trova nel mirino dell’Inquisizione: la sua amicizia con la bellissima Vittoria Colonna non è passata inosservata. Anzi, il cardinale Gian Pietro Carafa, capo del Sant’Uffizio, ha ordinato di far seguire la donna, con lo scopo di individuare il luogo in cui si riunisce la setta degli Spirituali, capeggiata da Reginald Pole, che propugna il ritorno alla purezza evangelica in una città in cui la vendita delle indulgenze è all’ordine del giorno. Proprio la Roma divorata dal vizio e violata dai Lanzichenecchi sarà il teatro crudele e magnifico in cui si intrecceranno le vite di Malasorte, giovane ladra incaricata di spiare gli Spirituali, di Vittorio Corsini, Capitano dei birri della città, di Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, e dello stesso Michelangelo Buonarroti, artista tra i più geniali del suo tempo. Tormentato dai committenti, braccato dagli inquisitori, il più grande interprete della cristianità concepirà la versione finale della tomba di Giulio II in un modo che potrebbe addirittura condannarlo al rogo…

Lasciata la Firenze dei Medici, teatro della sua ultima saga di successo, Matteo Strukul ci porta nella Roma sontuosa e decadente di Papa Paolo III, al secolo Alessandro Farnese, il Papa fondatore della Compagnia di Gesù e del Concilio di Trento. Il Papa mecenate. Protettore e finanziatore dei più grandi geni dell’ Italia rinascimentale, tra cui il genio assoluto: Michelangelo Buonarroti.
E proprio Michelangelo, autore de la Pietà e de Il Giudizio Universale, è il protagonista di Inquisizione Michelangelo, appena edito da Newton Compton. Un romanzo che se vogliamo arricchisce l’affresco composito che Strukul fa ispirandosi alla storia italiana nel suo periodo di massimo fulgore. Le luci e le ombre del Rinascimento si fanno infatti ispirazione per plot in cui l’avventura, il mistero, la fede, l’amore diventano tutt’uno con le sue trame, sì ispirate da fatti storici realmente accaduti, ma impreziosite da uno stile moderno e scorrevole, che svecchia se vogliamo il genere per certi versi ancora troppo paludato.
Strukul ha avuto infatti il merito di avvicinare molti lettori al romanzo storico, forte anche di una grande esperienza nel noir e nel romanzo d’azione, che traspare nelle pagine, sebbene abbia adottato uno stile di scrittura piuttosto classico e equilibrato. Strukul ha sì infatti una scrittura semplice e immediata, ma non si nega l’utilizzo di un linguaggio ricercato fatto di termini precisi e storicamente esatti, dalle armi, al vestiario, all’arredamento.
Il Michelangelo che conosciamo attraverso il suo libro è quello della vecchiaia, del tormento di una vita spesa ad acquistare fama e denaro per poi accorgersi di aver tradito l’essenza stessa della sua arte e della sua umanità. Un’ ultima occasione di riscatto sembra farsi strada grazie all’amicizia con la poetessa e marchesa di Pescara, Vittoria Colonna, che lo avvicina a un gruppo di intellettuali e religiosi attenti a una sorta di rinascita spirituale e guidati dall’ intento di ricomporre la frattura con l’ala protestate della cristianità.
Al centro di intrighi, congiure, maneggi Michelangelo si troverà a fare delle scelte, anche pericolose, che potrebbero mettere a repentaglio la sua stessa vita.
Tra i personaggi spicca senz’altro quello della giovane Malasorte, bellissima ladra finita nell’orbita di una ricca cortigiana, ancora affascinante ma ormai sul viale del tramonto. Incaricata di spiare Michelangelo e il suo gruppo di congiurati, finirà per fare amicizia con Michelangelo stesso e questo fatto sarà l’inizio di imprevedibili sviluppi. Un po’ figlia delle sue eroine del passato, Malasorte si contende il ruolo di protagonista femminile con Vittoria Colonna, la donna angelicata se vogliamo, una sorta di “Beatrice” per Michelangelo.
Personaggi storici dunque si confondono con personaggi di pura invenzione, portando il lettore a parteggiare anche per i personaggi diciamo più negativi, che forse non lo sono del tutto. E l’amore tra Malasorte e Vittorio Corsini, Capitano dei birri, accresce questo paradosso.
Riuscirà Michelangelo a sfuggire alle strette maglie dell’Inquisizione? Dovrete leggere il libro per saperlo, quello che posso dirvi, è che lati della sua vita e personalità non conosciuti da tutti saranno messi in luce. Verità o finzione? Come in ogni romanzo storico sta nella abilità dell’autore non fare riconoscere la differenza. Buona lettura!

Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. Laureato in Giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in quindici lingue e opzionati per il cinema. Con I Medici. Una dinastia al potere ha ottenuto un grande successo di pubblico e di critica e ha vinto il Premio Bancarella 2017. La saga sui Medici (che prosegue con Un uomo al potere, Una regina al potere e Decadenza di una famiglia) è in corso di pubblicazione in Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, Turchia, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Serbia, Slovacchia e Corea del Sud. È stata pubblicata anche nel volume unico I Medici. La saga completa. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Inquisizione Michelangelo è il suo ultimo libro. Il suo sito internet è matteostrukul.com.

Source: pdf inviato dall’editore scopo Review Party.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Giacomo Casanova – La sonata dei cuori infranti di Matteo Strukul (Mondadori 2018) a cura di Federica Belleri

29 aprile 2018

imagesDopo la saga dedicata ai Medici, torna in libreria Matteo Strukul, con un personaggio controverso e affascinante: Giacomo Casanova. Abile seduttore, fisico atletico e asciutto, sguardo infuocato. Spirito libero e intraprendente. Amato dal popolo e dalle donne, in grado di portare sofferenza e dolore, incapace di amare davvero …
Lo ritroviamo nella sua adorata Venezia, nel 1755. Una città che sta cambiando e difficile da governare. Il Doge è malato e c’è già chi cospira per prendere il suo posto. Il ritorno di Casanova crea scompiglio e grande preoccupazione, quell’uomo deve essere tenuto d’occhio. L’ideale sarebbe farlo sparire. Perché?
L’autore ci racconta il suo amato Veneto attraverso la bellezza dell’arte e della cultura. Gianbattista Tiepolo, pittore unico dal singolare modo di trattare i colori. Giovanni Battista Ponchini, Gianbattista Zelotti, Paolo Veronese. Carlo Goldoni, drammaturgo in grado di cogliere le mille sfumature dell’animo femminile. Benedetto Marcello, con le sue opere meravigliose. Questo e molto altro viene raccontato con passione, accanto al Consiglio dei Dieci e al precario equilibrio fra Austria e la Serenissima Repubblica di Venezia.
Giacomo Casanova riceve una proposta che non può rifiutare, una sfida che lo porterà a cambiare in modo radicale. Un’avventura pericolosa legata alle meraviglie dell’universo femminile, agli affari e al potere.
Cospirazione e inganno, sensualità, convenzioni sociali da rispettare. Erotismo malato, onore da proteggere. Intrighi e favori politici, follia e meditata vendetta. Disperazione e dolore infinito.
Questo romanzo è una reinterpretazione dell’uomo-personaggio Giacomo Casanova. Una figura in grado di non perdersi d’animo, incastrato dai suoi demoni ma determinato. È la storia di uomini e donne scaltri e senza morale, cattivi e profondamente egoisti. È freddezza spietata, mirata ad uccidere.
Venezia, Bolzano, Ungheria … un accenno alla Transilvania. Un viaggio nella storia fra il 1755 e il 1756. Un mix spregiudicato di emozioni, dal duello alla sublimazione dell’amore. Venezia viene descritta nella sua bellezza morbida e stanca, nelle sfumature della sua laguna, nella ricchezza dei palazzi. L’odore nero dei canali si sente a distanza, il fruscio degli abiti delle dame si percepisce camminando per le calli. Sciabole e candele, orgoglio e riscatto. La ricerca di un luogo sicuro per amarsi, il desiderio di fuggire.
Tutto è in trasformazione, tutti hanno diritto a una seconda possibilità. Anche Giacomo Casanova. Perché tutto passa per il sangue, anche l’amore.
Ottima scrittura e lettura, che vi consiglio.

Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. Tra il 2016 e il 2017 ha pubblicato per Newton Compton Editori una tetralogia di romanzi storici dedicata alla famiglia fiorentina dei Medici, tradotta in molte lingue. Con il primo volume della serie, I Medici, una dinastia al potere, ha conquistato la vetta delle classifiche in tutto il mondo e vinto la sessantacinquesima edizione del Premio Bancarella. Giacomo Casanova è già stato venduto all’estero in diversi Paesi prima ancora della sua pubblicazione in Italia.

Source: acquisto personale

:: Review Party – Decadenza di una famiglia di Matteo Strukul (Newton Compton, 2017)

23 ottobre 2017

i-medici-decadenza-di-una-famiglia_9075_x1000La Parigi del diciassettesimo secolo è l’essenza stessa del vizio e della violenza. Maria de’ Medici, da poco sposa di Enrico IV di Borbone, scoprirà ben presto quanto siano rapaci le mire di Henriette d’Entragues, favorita del re, alla quale, con un documento scritto, lo stesso Enrico aveva promesso di prenderla in moglie. E ora quel foglio è l’arma di un ricatto. Anche il conte d’Auvergne e il duca di Biron cospirano per rovesciare il trono. Quando tutto sembra perduto, Maria decide di affidarsi a Mathieu Laforge, spia e sicario che, per denaro, è pronto a sventare più di una congiura. Ma questa decisione potrebbe ritorcersi contro di lei, perché l’avidità – si sa – è la peggiore delle matrigne. Quando Enrico IV di Borbone muore, vittima dell’ennesimo complotto, Laforge potrebbe infatti decidere di cambiare fazione, specie se all’orizzonte si profila, inarrestabile, l’ascesa di un astro di prima grandezza della politica francese: il cardinale di Richelieu. Sarà lui, dopo la morte del re, ad acquisire un grande potere, tradendo proprio colei che più di ogni altro ne aveva favorito la fortuna: Maria de’ Medici.

Dopo Una dinastia al potere, Un uomo al potere, e Una regina al potere, esce oggi il quarto romanzo della saga di Matteo Strukul dedicata alla famiglia de’ Medici: Decadenza di una famiglia, tutto incentrato sulla figura di Maria de’ Medici e il suo triste declino.

young maria de medici

Santi di Tito, ritratto di Maria de Medici da giovane, 1590, conservato nel Museo dell’ Opificio delle Pietre Dure, Firenze

Cosa sappiamo di Maria de’ Medici? Nacque a Firenze nell’aprile del 1575, sesta figlia di Francesco I de’ Medici, granduca di Toscana, e di Giovanna d’Austria, arciduchessa d’Austria. Fu sposa del re di Francia Enrico IV dal 1600 al 1610, anno in cui Enrico morì, ucciso da un fanatico cattolico di nome François Ravaillac. Maria morì nel luglio del 1642.

Questi gli scarni dati biografici, da cui partono gli autori di romanzi storici, per le proprie ricerche, decisi a dare una profondità psicologica ai personaggi, e un fare un quadro il più fedele possibile degli scenari e del periodo storico. I romanzi storici certo non sono tesi di laurea, ma è interessante vedere dove la storia cede il passo alla fantasia, o perlomeno alla verosimiglianza.

Banchetto nuziale di Maria de' Medici ed Enrico IV di Francia

Jacopo da Empoli, Nozze di Maria de’Medici ed Enrico IV di Francia, 1600,  Elgin Collection, Broomhall, Fife, Scotland

Un romanzo storico chiamiamolo onesto, non travisa, non distorce, non costringe il lettore a sindacare ogni seppur minimo dettaglio, lo da per scontato, crede che perlomeno lo spirito del periodo sia stato rispettato.

Molto spesso un romanzo storico, oltre che intrattenere ha anche un valore divulgativo, avvicina il lettore alla Storia, quella con l’ S maiuscola, anche se molto spesso ne deforma e ne rimarca i fatti più spettacolari, e appariscenti, e se vogliamo eclatanti, dove quasi mai mancano sesso, violenza, lotta per il potere, tradimenti e inganni.

Decadenza di una famiglia non deroga da queste regole: approfondito lavoro di ricerca, evidente deriva della fantasia forse solo evidente agli storici, accentuazione dello straordinario e del maestoso. E solitamente c’è anche una morale, perlomeno l’autore abbraccia il punto di vista di un personaggio, e a volte lo difende e lo idealizza anche andando contro le opinioni più diffuse e comuni. Strukul cerca di mantenere una certa obbiettività, e lo fa tramite una scrittura veloce, divisa in capitoli molto essenziali.

Partiamo dall’ incontro tra Maria de Medici e Passitea, donna dalla vita santa e misericordiosa che le fa una profezia sul suo futuro, e il capitolo dopo è già regina, alle prese con gli intrighi di corte, la necessità di assoldare una spia e un sicario veneziano, il tale Mathieu Laforge (futuro capitano delle guardie), e cercare di ottenere un documento compromettente dalle mani della favorita (o una delle favorite, è un uomo molto galante) del re.

Così inizia Decadenza di una famiglia, un romanzo storico con le cadenze di un romanzo d’azione, e le luci quasi gotiche di un romanzo in cui si sondano i mali e vizi di un’ epoca, il diciassettesimo secolo. Intrighi, congiure, tradimenti, maschere, avidità, vendette, pugnali e veleni, e infine l’astro oscuro del cardinale di Richelieu, (figura conosciuta a tutti gli amanti della letteratura d’avventura, grazie ai romanzi intramontabili di Dumas) che nel bene e nel male sarà al centro del potere più ancora dei sovrani legittimi.

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Philippe de Champaigne, Triple Portrait of Cardinal de Richelieu, 1642, National Gallery London Archive

Decadenza di una famiglia è un romanzo che si legge velocemente, un classico page turner, non stupisce perciò che l’autore sia stato investito da tanto successo, riesce a coinvolgere e appassionare non solo i classici lettori che leggono romanzi storici, ma anche tutti gli altri, mettendo al servizio del romanzo storico le regole del romanzo d’azione, per un pubblico popolare.

Capitoli veloci, colpi di scena continui, linguaggio spregiudicato, cliffhanger sincopati, (le regole del feuilleton più classico). Le lotte dei fiorentini alla corte di Francia sembrano così reali e moderne, senza esclusioni di colpi, dove fidarsi anche solo di un alleato (che per denaro può trasformarsi in nemico, è una delle più grandi debolezze). Strukul gioca coi toni e coi registri, da amante del pulp, sul modello di Tim Willocks, credo uno dei suoi maestri.

Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in dieci lingue e opzionate per il cinema. Nel 2016 ha pubblicato con la Newton Compton il primo romanzo della saga sui Medici, Una dinastia al potere, vincitore del Premio Bancarella 2017. Sono seguiti Un uomo al potere e Una regina al potere. La serie è in corso di pubblicazione in Inghilterra, Germania, Olanda, Spagna, Turchia, Repubblica Ceca, Grecia, Serbia e Slovacchia. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Il suo sito internet è www.matteostrukul.com

Source: inviato dall’ editore, si ringrazia Federica dell’ Ufficio Stampa Newton Compton e Rosaria Sgarlata di Niente di personale per avere organizzato il Review Party.

:: Blogtour – I Medici- Un uomo al potere, Matteo Strukul (Newton Compton, 2016) – prima tappa

12 dicembre 2016

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Inizia oggi il blogtour, organizzato da Newton Compton, dedicato al romanzo storico Un uomo al potere, secondo libro di Matteo Strukul della Saga I Medici. Saga composta da tre libri Una dinastia al potere, Un uomo al potere, Una regina al potere, che sta avendo un ottimo successo internazionale, tanto che i diritti del primo volume Una dinastia al potere, sono stati venduti in ben 13 paesi e a marzo sarà già tradotto in Germania, dalla Bertelsmann Verlagsgruppe, Randhom House. Seguiranno Francia, Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti. E ancora Turchia, Olanda, Polonia, Russia, Corea, Australia e Canada.

Questo secondo episodio è incentrato sulla vita eccezionale e turbolenta di Lorenzo il Magnifico, il suo rapporto con il potere, l’influenza determinante della madre, donna forte e intrigante, il suo amore impossibile per la bella Lucrezia Donati, sarà costretto per ragioni politiche a sposare una Orsini. Il blogtour è composto da cinque tappe, che toccheranno i blog  oltre al nostro “Penna d’oro“, “Il Flauto di Pan” e “Blog Express”  e “Peccati di penna“. In questa tappa, dopo questa breve introduzione, analizzeremo in dettaglio l’incipit di questo romanzo.

֎ La trama ֎

Firenze, 1469. Lorenzo de’ Medici sta vincendo il torneo in onore della sua sposa, Clarice Orsini, appena giunta a Firenze per le nozze con l’uomo che diventerà il Magnifico. Questo matrimonio non è un passo facile per Lorenzo: il suo cuore – ne è convinto – appartiene e sempre apparterrà a Lucrezia Donati, donna di straordinaria bellezza e fascino. Eppure asseconderà il volere della madre e rafforzerà l’alleanza con una potente famiglia romana. Chiamato a governare la città e ad accettare i costi e i compromessi della politica, diviso fra amore e potere, Lorenzo sottovaluta i formidabili avversari che stanno tramando contro di lui per strappargli la guida di Firenze. Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV, dopo aver sobillato Jacopo e Francesco dei Pazzi, storici nemici della famiglia de’ Medici, e stretto alleanza con Francesco Salviati, arcivescovo di Pisa, concepisce una congiura il cui esito per Lorenzo sarà terribile: il fratello Giuliano verrà brutalmente ucciso davanti ai suoi occhi. E da quel momento si aprirà un periodo di violenza e vendetta da cui in pochi si salveranno…

֎ L’autore ֎

È nato a Padova nel 1973. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in 20 Paesi e opzionate per il cinema. Nel 2016 ha pubblicato con la Newton Compton il primo romanzo della trilogia sui Medici, Una dinastia al potere: il libro è stato il caso editoriale della Fiera di Francoforte, i diritti di traduzione sono stati venduti in vari Paesi (tra cui Germania, Spagna e Inghilterra) ed è stato sin dall’uscita ininterrottamente in cima alle classifiche italiane di vendita. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Il suo sito internet è www.matteostrukul.com

֎ L’incipit ֎

Febbraio 1469

La giostra

L’aria era fredda. Lorenzo inspirò profondamente. In sella a Folgore, avvertiva la tensione crescere. Il suo amato corsiero, dal manto color carbone, lustro e lucente, tradiva il nervosismo, scalpitando sul selciato della piazza. Girava in tondo e Lorenzo lo tratteneva a fatica.
Un mormorio si alzò come una preghiera dalle tribune e dai palchi di legno. Sospiri piovvero dalle logge e dai balconi, dalle finestre e dai porticati. Gli occhi di Lorenzo andarono a quelli di Lucrezia. Quel giorno la nobile Donati indossava un abito magnifico: la cioppa aveva la tinta dell’indaco e pareva sfumare nelle iridi d’ Ossidiana. La gamurra d’un color grigio perla era tempestata di gemme e suggeriva, prepotente, la curva del seno. Avvolta in una stola di pelliccia di volpe bianca che le cingeva le belle spalle chiare, Lucrezia aveva acconciato in maniera magnifica la gran massa ribelle di capelli neri che sembravano onde d’un mare notturno.
Lorenzo si domandò se quel giorno sarebbe riuscito a renderle onore.
Portò la mano alla sciarpa che teneva attorno al collo. Lucrezia l’aveva ricamata per lui con le proprie mani. Ne inspirò il profumo di fiordaliso e gli aprve di sprofondare nell’abbraccio dell Empireo.

Siamo a Firenze nell’inverno del 1469. Lorenzo de’ Medici, bardato di tutto punto, sta partecipando a una giostra, un torneo indetto in onore delle nozze di Braccio Martelli, suo buon amico. Strukul ci presenta per prima cosa così il protagonista: giovane, prestante, a cavallo del suo corsiero chiamato per nome, Folgore. E gli dà subito un tratto umano, tolte le vesti dell’uomo di stato e di potere. Soprattutto dando risalto al suo amore impossibile per Lucrezia Donati. Sapremo infatti, andando avanti con la lettura, che la madre gli ha organizzato un altro matrimonio, consono alla sua posizione e al ruolo politico che assumerà a Firenze. Si sa i de Medici hanno molti nemici e l’appoggio di una casata ricca e potente come quella degli Orsini risulta quasi vitale per il suo futuro politico. Ma Lorenzo resta un uomo, con propri sentimenti e passioni, e l’amore per questa bellissima nobile fiorentina resta, non ostante il dovere e gli obblighi politici e filiali. Bastano queste poche frasi dell’incipit per capire lo stile che l’autore ha deciso di adottare. Classico, lievemente solenne, attento ai dettagli, noterete termini come cioppa e gamurra, che nascono sicuramente da uno studio approfondito sulle vesti e i costumi dell’epoca. Anche solo l’uso del fiordaliso, simbolo di Firenze, è sicuramente rappresentativo come la sciarpa che emana quel profumo, simbolo del legame tra Lorenzo e Lucrezia. Amore e potere, piacere e dovere, dunque antitetici e contrapposti. Filo poi conduttore dell’intero romanzo. Strukul, salta subito all’occhio, ha scelto la terza persona, che oltre a dare un certo senso di distacco, permette all’autore, specialmente in un romanzo storico di così ampio respiro, sia di mantenere un punto di vista imparziale e esterno, sia di spaziare meglio sui luoghi e i personaggi, riportandoci sempre a quel senso di solennità di cui parlavo prima che ben si ricollega alla magnificenza e allo sfarzo del periodo storico, il Rinascimento. Dunque, a mio avviso, una scelta felice nell’economia del romanzo. Non si può giudicare certo un romanzo dal suo incipit, ma a saper vedere questo è sicuramente rivelatore e denso di significati.

֎ I blog partecipanti ֎

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:: I Medici, una dinastia al potere, Matteo Strukul (Newton Compton, 2016) a cura di Federica Belleri

14 novembre 2016
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Primo romanzo che apre la trilogia dedicata alla dinastia dei Medici. Matteo Strukul percorre la loro storia dal 1426 al 1453. Lo fa con professionalità, attenzione e approfondimento, passando attraverso l’invenzione, quando serve. Non è facile recensire un romanzo come questo, perché è davvero denso di avvenimenti, dalla prima all’ultima pagina. Arte, bellezza e magnificenza impregnano le frasi. Penso ad esempio alla cupola del Brunelleschi, commissionata da Cosimo de Medici, opera di straordinaria architettura che completa Santa Maria del Fiore a Firenze. Penso agli abiti sontuosi e alle feste organizzate per intellettuali e filosofi, appositamente create per stringere accordi e osservare il nemico.
L’autore ci racconta di Giovanni de Medici, uomo dalle origini popolari che non ha mai dimenticato, poco incline allo sfarzo e alla mondanità,  cosa che non gli ha mai permesso di conquistarsi le simpatie degli altri nobili, nonostante abbia creato un impero finanziario; personalità che senza dubbio lascia il segno. Di Piccarda, sua moglie, che spicca per determinazione e lealtà,  un punto fermo per tutta la famiglia. Di Cosimo, uomo d’arte e di lettere, forte ma riflessivo. Di Lorenzo, che si occupa degli affari di famiglia, istintivo e passionale.
Da qui si parte. Si discute di leggi, si combatte fra sangue e polvere, armati di picche e spade e rivestiti da armature finemente cesellate. Meglio staccare una testa dal corpo o giocare d’astuzia utilizzando la corruzione? Ci si avvicina alla peste, tra cadaveri, fogne putride e predatori senz’anima. Si lotta attraverso i dubbi, l’ambizione e gli oppositori di una vita. Si passa poi al carcere, percependo l’angoscia, l’umiliazione e la privazione. L’attesa di un verdetto sulla pubblica piazza lacera in due la folla e terrorizza l’accusato.
Strukul ci mette a disposizione la storia di importanti alleanze per rinnovare la pace e di un Concilio per unire Roma a Bisanzio. Ci parla di morte, di dolore, di sesso e di coraggio. Di come due personaggi particolari, un uomo e una donna, hanno vissuto la giovinezza intrisa di sofferenza, covando rancore e disagio emotivo. Entrambi utilizzano le armi che hanno a disposizione per difendersi e soggiogare la volontà degli altri …
Esilio, tormento, intrigo. Lussuria, violenza, ira. Riavvicinamenti e separazioni. L’eterna guerra fra nemici potenti. La forza e la fragilità delle donne presenti in questo romanzo. La volontà di ristabilire gli equilibri e di mantenere la famiglia al primo posto nella scala delle priorità.  La fierezza dei cavalieri e l’onore di battersi per il proprio padrone. La vendetta, bramata in modo quasi ossessivo, che non perde mai consistenza. La paura del futuro per una città come Firenze, ricca e bisognosa di una guida sicura.
Trent’anni di storia raccontati con metodo e accessibili a tutti. Intriganti, feriti ma orgogliosi. Ritmo che si mantiene costante durante tutta la lettura. Personalità dei protagonisti curata e precisa. Ottimo romanzo. Assolutamente consigliato.

Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in 20 Paesi e opzionate per il cinema. Nel 2016 ha pubblicato con la Newton Compton il primo romanzo della trilogia sui Medici, Una dinastia al potere: il libro è stato il caso editoriale della Fiera di Francoforte, i diritti di traduzione sono stati venduti in vari Paesi (tra cui Germania, Spagna e Inghilterra) ed è stato sin dall’uscita ininterrottamente in cima alle classifiche italiane di vendita. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Il suo sito internet è www.matteostrukul.com

Source: acquisto personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Un’ intervista con Matteo Strukul

26 giugno 2015

CUBentornato Matteo su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa nuova intervista. Iniziamo con una curiosità che forse molti hanno ma non hanno mai avuto il coraggio di chiederti. Che origini ha il tuo cognome?

Ah ah ah intanto grazie per accogliermi come sempre in questo porto sicuro e meraviglioso che è Liberi di scrivere. Dunque, il mio cognome è di origine Ungherese, per l’esattezza Transilvana, una terra che amo e che sto esplorando proprio in questi mesi per ritrovare le profonde radici dei miei avi. Non è un caso che il mio prossimo lavoro sia proprio ambientato lì, almeno per una parte. Comunque io sono Italiano, anzi Veneto e per un Veneto avere un cognome di origine Austroungarica è assolutamente normale, basta guardare la storia della mia terra.

E’ appena uscito il tuo nuovo capitolo della saga di Mila Cucciolo d’uomo La promessa di Mila. Ce ne vuoi parlare? Come hai avuto l’ispirazione di far incotrare Mila e un bambino risvegliando in lei un vero e proprio istinto materno. Una forma di redenzione e rinascita dopo tanta violenza?

La storia girava nella mia mente da un pezzo, in nuce, ma non riuscivo a metterla su carta. Dopo le tinte cupe e ossessive di “Regina nera” volevo che Mila avesse un momento di quiete magari addirittura di affetto. Ho sempre desiderato scrivere un romanzo che ricordasse “Leon” di Luc Besson a parti invertite, anche perché il grande regista e autore francese è una delle mie massime figure di riferimento per quanto riguarda Mila, e non solo. Inoltre avevo questo pezzo di Alanis Morrisette ”Guardian” che continuava a girare nello stereo… e se guardi come comincia il libro, tutto si fa chiaro, senza contare che il video della canzone è girato a Berlino. Insomma ho riconosciuto i segni e la storia si è manifestata. Cioè, a un certo punto, era tutto evidente, cristallino, d’un colpo ho scritto le prime quaranta pagine, roba da due giorni in fila, senza staccare gli occhi dallo schermo, otto ore al giorno in cui senti che non sbagli una parola, che quello che c’è è perfetto e non c’è una sbavatura. Con Mila è così: non puoi fare calcoli. Scrivi come e quando vuole lei ed è l’unico modo che conosco per comporre le sue storie. Forse è per questo che poi lei suona vera. L’istinto materno era latente, qualcosa che Mila voleva provare, era pronta. Dopo tanto dolore e tormento se lo meritava e poi l’amore di una madre per un figlio o di una donna per un bimbo è uno di quei sentimenti che DEVE essere raccontato in un romanzo. Il sentimento che Mila nutre per Akim è totalizzante, infinito, lei è pronta a farsi ammazzare per lui perché Mila è così: romantica e invincibile e meravigliosa… sennò non sarebbe Mila. Certo, proteggere Akim è una forma di redenzione, una catarsi, la salvezza dopo tanto orrore. Mila voleva tutto questo, e quando Mila vuole qualcosa, non ce n’è per nessuno. Per scoprirlo, basta leggere le pagine del libro. Per quanto mi riguarda questo romanzo è la cosa migliore che ho scritto in tutta la saga, è il libro che amo di più, il più sentimentale anche… sto invecchiando, lo so.

La collana Sabotage ha la perculiarità di trattare temi legati all’Italia con forti connotazioni etiche e sociali. In questo romanzo si parla di MacMafia, di traffici di bambini, del ruolo di crocevia che l’Italia ricopre. Tutto ciò non è solo frutto della tua fantasia, come ti sei documentato?

Mi sono documentato a lungo e con pazienza: monografie, articoli di giornali e riviste, molti dei quali anche in lingua inglese e tedesca, la rete, colloqui con amici nelle forze di Polizia, documentari, film, insomma alla fine ho immagazzinato una gran mole d’informazioni e ero pronto. In un certo senso quando scrivo un romanzo di Mila c’è la trama del romanzo e la sotto-trama Sabot/Age e sono due fili di diversi colori che tuttavia procedono di pari passo e s’intrecciano inscindibilmente. Tutto quello che ho scritto a proposito del fenomeno del trafficking è verificabile anche se poi alla fine della Storia scoprirete che… vi dico solo una cosa: dopo aver letto la storia e solo DOPO inserite le parole “PFIZER” e “NIGERIA” in un qualsiasi motore di ricerca e guardate cosa viene fuori.

Akim, il piccolo che Mila deve proteggere e portare a Berlino per testimoniare a un processo, nasconde un segreto e per tutto il romanzo ci chiediamo quale sia. Non può parlare, ma disegna e Mila cerca con molta sensibilità di interpretare i suoi disegni. Come hai creato il rapporto tra Mila e il bambino?

Ci tenevo molto, doveva essere dolce e appassionato, volevo che i lettori sentissero tutto l’amore che Mila prova per Akim, sarebbe stato un sentimento vero e infinito come lo è l’amore di una madre per un figlio. In questo senso “Cucciolo d’uomo” è il titolo perfetto, l’ho scelto insieme a Silvia, mia moglie, e Colomba Rossi, direttore della collana, alla fine citando Rudyard Kipling, uno dei miei grandi amori di sempre in letteratura. Non è stato semplice, naturalmente, ma osservare le mie due nipotine è stato d’immenso aiuto. Quindi sono particolarmente grato a mio fratello, eh eh. Al di là di questo, il rapporto fra Mila e Akim è stato nutrito pagina dopo pagina attraverso un dialogo costante, anche se Akim non parla perché qualcuno gli ha tolto la voce. Ma ci sono i gesti, i disegni, le parole scritte, gli sguardi. Insomma, una sfida narrativa che spero di aver vinto e che, alla fine, rappresenta il cuore del romanzo. Naturalmente una dinamica di questo tipo mi ha permesso di mostrare in tutta la sua bellezza un lato nascosto di Mila che non conoscevamo e che nemmeno lei sapeva di avere. Quindi sono particolarmente contento di essermi cimentato in questa giostra.

Come sempre nel tuo romanzo c’è tanta musica da Like a Rolling Stone di Dylan cantata da Mick Jagger a Don’t Cry dei Guns ‘n Roses. La musica ti da la carica per scrivere? Anche nei ringraziamenti citi tanti musicisti. Cosa serebbe il pulp senza musica?

Guarda, la musica per me è fondamentale. Io sono figlio del grunge e del rock anni ’90 il che vuol dire: Nirvana, The Black Crowes, Pearl Jam, Guns’n’Roses (almeno quelli di Use your Illusion 1 e 2), Stone Temple Pilots, Soundgarden, Stereophonics, insomma il meglio del meglio. Quella musica ha segnato una rinascita e anche una rivolta, io appartengo alla generazione X, quella che è stata violentata dai propri padri, la prima alla quale è stato strappato tutto… e non dite che non è vero! Però la mia generazione ha combattuto e lo sta facendo ancora ed è sopravvissuta e quella musica è un manifesto. Il pulp e Sabot/age sono anche ribellione a un sistema, per urlare forte e chiaro che il traffico di bambini e le donne vittime non sono un’invenzione letteraria. Per quanto mi riguarda sono stanco di questo Paese in cui non cambia mai un cazzo. Renzi ha un’occasione straordinaria e la sta buttando alle ortiche perciò alla fine, forse, finiremo sconfitti anche noi, come quarantenni italiani. Il problema di questo Paese è che non capisce che la crisi si risolve ponendo al centro CULTURA, TURISMO e MADE IN ITALY ma servono strumenti che molti di noi hanno smarrito e del resto se il nostro Ministro della Cultura ha idee come La Grande Biblioteca dell’Inedito, be’ capisci che ci stiamo schiantando dritti contro un muro. Beppe Sebaste ha scritto un pezzo la settimana scorsa sul Venerdì di Repubblica che dovrebbe essere mandato a memoria. Credo che gli scrittori, i muscisti, i registi della mia generazione debbano far sentire di più la propria voce per far capire che stiamo saccheggiando il nostro Paese e andando a picco e, così facendo, sprecando una grande opportunità. In questo senso, gente come Chris Robinson, Eddy Vedder e Kurt Cobain non le mandavano certo a dire. Dobbiamo provare a fare la stessa cosa. Per quanto mi riguarda Sabot/Age è il mio modo per raccontare quello che non funziona. Mila è un personaggio dirompente, ribelle, guerriero, è un personaggio che rimette la donna al centro, spero che le lettrici se ne rendano conto, lo dico sinceramente: secondo me l’Italia femminile dovrebbe scoprire Mila, magari tirerebbe fuori un po’ di fegato e imparerebbe a fare sistema, e forse – e dico forse – ci sarebbe una speranza. Io come uomo sto cercando di urlare che vorrei le donne davvero protagoniste ma so di essere in minoranza.

La BHEG, senza anticipare troppo, subirà diversi cambiamenti, perchè questa scelta così radicale?

Non voglio scrivere una serie ma una grande saga. Non mi fa impazzire il concetto di serie, mi sembra di prendere in giro i lettori con tutto il rispetto per tutti quegli autori che scrivono serie. Il mio personaggio evolve, cambia, ogni romanzo ha un colore diverso e mostra un lato differente di Mila. Le trame si differenziano, non c’è uno schema uguale con le opportune variazioni: sono proprio storie completamente diverse. Per me è fondamentale: ogni romanzo dev’essere una sfida per me e per il lettore non l’episodio di una routine. Per questo amo anche cambiare genere e per questo i giornali mi hanno definito un autore irregolare, avvicinandomi a Joe R. Lansdale. Ovviamente la cosa mi ha lusingato, così come mi ha sorpreso che Joe apprezzasse “La ballata di Mila” fino al punto di scrivermi un blurb. Il fatto è che non sono un autore pulp o noir: sono un romanziere e scrivo storie. Poi sicuramente, troverete sangue e tormento anche nel mio prossimo lavoro, ci sarà il mio stile, certo, e di sicuro il pulp e il noir saranno suggestioni fondamentali per il mio lavoro – e di cui vado fiero – ma amo cambiare perchè solo in questo modo sento di poter dare il massimo ai miei lettori e questa, per me, è la cosa più importante.

Il romanzo si chiude con una scelta ben precisa di Mila. Sarà una scelta irrevocabile come per Nikita? Cucciolo d’uomo è il capitolo conclusivo della saga? E’ un po’ come vedere andare in pensione James Bond, hai programma nuove avventure per questo personaggio di bounty killer dagli occhi verdi e dai dreadlocks rossi?

Onestamente non lo penso: Mila ha sette vite come i gatti. Credo comunque che siano in definitiva i lettori a stabilire se un personaggio debba tornare o meno. Se “La ballata di Mila” non fosse stato un successo di pubblico oltre che di critica be’ non sarebbe tornata, poco ma sicuro. Volete altri romanzi di Mila? Svaligiate le librerie! Diffondete il verbo, fatele sentire il vostro affetto. Poi è chiaro, Mila comincia ad avere cammini editoriali anche in altri Paesi, c’è un’opzione per una serie TV su due romanzi e stiamo ragionando su un gioco di carte. C’è il fumetto che presto o tardi continuerà, insomma Mila non muore mai perché è semplicemente un personaggio TROPPO forte. Io ho già in mente la prossima storia per cui…

Chiude il libro l’appassionata prefazione di Victor Gischler all’edizione americana della Ballata di Mila, da esperto di pulp, che differenze e parallelismi trovo tra il pulp a stelle e strice e quello europeo?

In parte rispondo sotto ma in generale credo che nel pulp europeo ci sia una punta di amarezza e allucinazione che in quello americano manca: penso a Allan Guthrie o a Ray Banks e ancora a un autore pazzesco come Adrian McKinty che in “Dead I well maybe” tocca suggestioni pulp interessanti pur ambientando tutto a New York anche se nel giro della mafia irlandese e si sente! E lo stesso potrei dire per Stuart Neville. Se poi andiamo a scomodare Sua Maestà Tim Willocks e pensiamo a romanzi come “Il fine ultimo della creazione” oppure alla pietà per le vittime di un maestro assoluto come Derek Raymond che non rinuncia a punte di violenza ferina in “Il mio nome era Dora Suarez” be’ direi che è piuttosto chiaro quanto più amaro e tragico sia comunque il pulp europeo. Credo sia l’eredità di autori come Hoffman, Stevenson e Stoker che sono imprescindibili per un autore europeo che desideri occuparsi seriamente di pulp e crime fiction.

Gischler è stato senz’altro per te un maestro e una fonte di ispirazione, in cosa pensi il tuo stile differisca dal suo? E che effetto ti fa essere così apprezzato da un autore come lui?

L’effetto è pazzesco. Lui è uno Spirito Guida per me e sentire quello che ha scritto mi riempie di orgoglio e felicità, tanto più perché quando un grande autore americano scrive certe cose sul tuo stile pulp-noir, be’ è veramente il massimo. Certo, lui è una grande fonte d’ispirazione per il mio lavoro: dalle sequenze action a un certo tipo di dialogo, anche se poi io ho una serie di riferimenti europei che amo sperimentare e iniettare nelle mie storie e che inevitabilmente rendono la miscela diversa e – nel complesso – forse meno abrasiva e sarcastica ma più dark e cupa, specie pensando a “Regina nera” o magari a certe pagine di “Cucciolo d’uomo”… e poi io ho molti più personaggi femminili di lui eh eh.

Altri progetti per il futuro, oltre Mila?

Dunque citerei senz’altro “I cavalieri del nord”, il mio primo esperimento di fantasy storico in uscita a fine ottobre per Multiplayer Edizioni. Si tratta di una storia che racconta il viaggio – geografico e interiore – di un giovane Cavaliere Teutonico nell’Europa del 1240 fra Russia e Transilvania. Insieme a Wolf – questo il nome del personaggio – tanti co-protagonisti con due figure femminili che spaccano, almeno a mio modo di vedere, tanto che alla fine abbiamo deciso di intitolare il libro “I cavalieri del nord” perché il romanzo è diventato un affresco corale su un periodo storico poco frequentato dalla letteratura italiana. Naturalmente il Medio Evo onirico e violento di quel periodo lascia aperta la porta a notevoli commistioni fantasy di modo che ne esce un lavoro meticcio che secondo me ha una buona componente di originalità. Dopo di che, direi che Mila uscirà per Suhrkamp l’anno prossimo in Germania, Austria e Svizzera, ecco l’ho detto e francamente andare in catalogo in lingua tedesca con Don Winslow, Elmore Leonard e Joe R. Lansdale è una soddisfazione immensa, a dimostrazione di quanto poi questo personaggio abbia davvero sette vite. Adoro Mila per questo. Ho poi un progetto top secret in fase di definizione più un lavoro che dovrebbe coinvolgere anche Victor Gischler sui fumetti e che spero trovi presto il publisher giusto negli States. Dai, mi fermo qui.