Posts Tagged ‘Mondadori’

:: Lo Sconosciuto di Magnus (Mondadori 2018)

30 luglio 2018

MagnusLo Sconosciuto di Magnus è un fumetto nato a metà degli anni ’70, ancora carico di una potenza narrativa davvero sconcertante. Non sono fumetti per “ragazzi” per intenderci, questa forma artistica è sicuramente indirizzata a lettori adulti, smaliziati e con un certo pelo sullo stomaco. Sono fumetti con alcune controindicazioni, che non ne inficiano però la carica anarchica, sovversiva e straniante. Magnus disegna il male, e lo fa in modo realistico e senza filtri. L’eroe, perché sì c’è un eroe al centro di queste storie Unknow, è un uomo solo, tormentato dal passato, circondato da vecchie pessime conoscenze, che cerca di andare avanti, sopravvivere a se stesso e al passato. Niente più di questo. Che Magnus sia stato il maestro di tanti è indubbio, echi della sua poetica narrativa sono presenti in quasi tutta la narrativa d’azione (non solo fumettistica) uscita dagli anni ’70 ad oggi in Italia. E’ moderno, sporco, cattivo, può fare male. Anche se la vita è così, la fotografa e ce la mostra in bianco e nero sotto gli occhi. I cattivi sono veri cattivi, non cattivi d’operetta, fanno male, agiscono male, pensano male. Le scene di violenza sono “nere”, non una caricatura anestetizzata di cosa è il male. Immagino che in Italia, quando uscì destò scompiglio in una società abbastanza borghese, provinciale e tradizionalista tuttavia Lo Sconosciuto ne fotografa le derive più oscure, più nascoste e ci lascia riflettere su ciò che siamo, su cosa stiamo diventando. Non credo di aver letto mai niente di così destabilizzante. Ringrazio Anna di Mondadori che me l’ha mandato, in edizione cartacea da collezione. Ci sono 12 storie, una più nera dell’altra. Non credo rispecchi appieno il mio gusto, ma non posso negare che alcune tavole sono di una forza che ti trasporta nell’azione e infrange l’indifferenza o la separazione tra lettore e opera artistica. Magnus aveva un talento mostruoso. Mentre andavo avanti ripetevo “terribile”, “terribile” e non come modo di dire. Prima di ogni storia è segnalato dove e quando uscì per la prima volta, ogni storia è stata rielaborata dall’autore stesso per l’ edizione che uscì per la prima volta nel 1985. Buona lettura ai coraggiosi che si cimenteranno. Pagine: 414 pagine, illustrato, rilegato.Introduzione di Diego De Silva. Postfazione di Fabio Gadducci.

Magnus, pseudonimo di Roberto Raviola (Bologna, 31 maggio 1939 – Imola, 5 febbraio 1996), è stato un fumettista italiano. È considerato uno dei più grandi artisti italiani nel campo del fumetto.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Anna dell’ Uficio stampa Mondadori.

:: Fontamara – Ignazio Silone – Oscar Mondadori 1981

17 luglio 2018

FontamaraLessi Fontamara di Ignazio Silone e La paga del soldato di William Faulkner in terza media, pressapoco agli inizi degli anni ’80, la maggior parte dei miei lettori forse non era ancora nata, e io avevo su per giù 14 anni. Cosa ricordo di questo libro? Innanzitutto che era molto bello, doloroso, ma molto bello. Ringrazio la professoressa di italiano di allora di avercelo proposto. Parlava di un corso d’acqua e della lotta senza esclusione di colpi per ottenerne la proprietà esclusiva. Parlava di cafoni, che non erano altro che i contadini meridionali, il termine “Cafoni” nell’ accezione di Silone non aveva alcuna connotazione negativa, anzi il contrario. Ignazio Silone scrive divinamente, e il fatto che si sia occupato di temi per così dire umili, della sofferenza della povera gente, che non trova certo spazio nei libri di storia, il fatto che i suoi personaggi siano persone “invisibili” da un punto di vista sociale e economico, la cui lotta per la sopravvivenza è reale, (lottano ogni giorno per vivere, per mangiare, per avere i mezzi primari di sussistenza), non ne sminuisce il valore, anzi l’accresce. La lotta impari contro una natura avversa, fa di questi personaggi degli eroi moderni, nel senso antico del termine. Il Fato qui è spietato, crudele, senza speranza. I personaggi non sognano un futuro di quiete, si accontentano di non morire di fame. E quando ci si trova in una situazione così estrema, è facile per noi dare giudizi, sempre con la pancia piena, pieni di agi, e di privilegi. Ignazio Silone non lo fa, documenta la realtà in maniera “verista”. Non giudica, ma si indigna. Perchè le ingiustizie che patiscono queste persone gridano vendetta (o meglio giustizia) al Cielo. Ripeto lessi questo libro molto giovane, e in un certo senso contribuì a costruire la mia coscienza etica e sociale. Già allora avevo una certa maturità, come la può avere una bambina cresciuta da un reduce. Non ho mai creduto alle favole, ho sempre saputo che erano racconti allegorici, non ho mai creduto reali gli spettacoli televisivi, (mio nonno se mi vedeva troppo coinvolta o spaventata, mi ricordava è solo un film), ho sempre avuto una percezione distinta tra il reale e l’immaginario, sempre grazie a lui e ai suoi insegnamenti. Mio nonno materno era un militare, si chiamava Francesco, trascorse 5 anni prigioniero in India durante la Seconda Guerra Mondiale. E sebbene le nostre idee politiche fossero differenti, mi ha sempre lasciata libera di decidere cosa per me fosse giusto o sbagliato. Sul libro ho poco altro da dire, ma vi consiglio la lucida analisi di Giacomo Raccis che potete trovare qui.  Buona lettura!

Il libro delle spade a cura di Gardner Dozois (Mondadori, 2018) a cura di Elena Romanello

21 giugno 2018

42065-gardner-dozois-il-libro-delle-spadeArriva in libreria una nuova antologia di racconti fantasy curata da Gardner Dozois, Il libro delle spade, che come suggerisce il titolo mette al centro una delle icone del genere, la spada appunto, in mano a eroi e cattivi fin dai tempi delle leggende arturiane.
L’edizione italiana di Mondadori dà molto risalto che al suo interno ci sia un’altra storia di George R. R. Martin ambientata nel mondo di Westeros, ma sarebbe riduttivo leggere il libro solo per questo, visto che contiene altre prove brevi ma non certo di poco conto di nomi vari del fantasy contemporaneo anglosassone.
Infatti nel libro sono presenti in questa antologia autrici come K. J. Parker, Robin Hobb, ospite nell’edizione 2018 di Lucca Comics and Games, Ken Liu, Matthew Hughes, Kate Elliot, Walter Jon Williams, Daniel Abraham, C. J. Cherryh, Garth Nix, Ellen Kustner, Scott Lynch, Rick Lason, Elizabeth Bear, Lavie Tidhar e Cecelia Holland.
Tutti nomi da tenere d’occhio, alcuni già noti al pubblico italiano, altri da scoprire e questa può essere l’occasione buona: di solito si pensa al fantasy come ad un genere di storie lunghe, raccontate in più volumi, ma in a volte poche pagine autori e autrici sanno condensare vicende e restituire suggestioni, riprendendo a volte i loro universi e personaggi noti o addentrandosi in nuovi mondi.
Martin racconta un nuovo antefatto del mondo di Westeros, così come nelle due precedenti antologie di questo genere uscite negli anni scorsi, La principessa e la reginaLa ragazza nello specchio, ne I figli del drago, storia degli antenati dei personaggi che si conoscono grazie alla saga ancora da terminare, che potrebbero tra l’altro diventare oggetto di una nuova serie tv.
Il libro delle spade svela un volto molto diffuso da sempre della narrativa fantastica nei Paesi anglosassoni, quello del racconto, e si rivela come un libro agile, con tanti cambi di luoghi e personaggi, per integrare una biblioteca in tema già cospicua o magari da proporre a chi vuole avvicinarsi al genere.

Provenienza: libro preso in prestito presso le biblioteche del circuito SBAM.

Gardner Dozois è nato a Salem nel Massachusetts nel 1947. È il più importante editor americano di fantascienza e fantasy: il suo lavoro per la rivista Asimov’s Science Fiction gli è valso quindici Hugo Award per il miglior editor in diciassette anni, dal 1988 al 2004. Come scrittore ha vinto due volte (nel 1983 e nel 1984) il Nebula Award per il racconto breve. Con George R.R. Martin e Daniel Abraham ha scritto Fuga impossibile. Nel 2015 Mondadori ha pubblicato le antologie La Principessa e la Regina e altre storie di donne pericolose e La ragazza nello specchio e nuove storie di donne pericolose che Dozois ha curato insieme a Martin.

:: I giorni dell’ombra, di Sara Bilotti (Mondadori 2018) a cura di Federica Belleri

18 giugno 2018

I giorni dell' ombraVittoria cade, come un birillo spostato dagli altri. La sua anima non trova pace e si scontra con i muri dei palazzi, le ombre appoggiate sul cuore, l’amore di suo padre. Vittoria sopravvive nella sconfitta quotidiana e lascia scorrere il sesso attraverso le viscere. Vittoria si piega sotto i colpi ricevuti, i capelli strappati e il sangue che esce dalle ferite. Vittoria insegue un sogno sbagliato ma non sa cosa desiderare davvero. Chi è?
Il condominio in cui vive è l’unico mondo che conosce, nel quale tenere a bada le sue fobie. Le scale si deformano al suo passaggio e gli occhi del vicino diventano infidi e assassini. È disturbata dalle sue percezioni e i ricordi sono una pellicola attorno al suo corpo. Nulla potrà salvarla dalla scomparsa della sua amica Lisa. Nulla potrà distoglierla dall’obiettivo di ritrovarla. Nulla, infine, potrà impedirle di ripercorrere i tratti distorti della sua personalità. Perché la sua famiglia è strana, dispotica, ossessiva. Ognuno è intrappolato nel proprio mondo perduto, con scarse possibilità di riscatto.
Sara Bilotti torna con un noir potente, disturbante e ossessionato. I personaggi sono lampadine a intermittenza, in un gioco di luci e ombre. Vittoria, catturata dai fantasmi, incastrata fra le pieghe di un’ esistenza faticosa da accettare. Cosa può evitare e cosa è invece inevitabile per lei?
Agonia, angoscia, attimi d’amore rubato, terrore. Donne e uomini che girano intorno a se stessi, in una spirale che precipita nel dolore. Dove si trova Lisa e perché Vittoria è così morbosamente legata a lei?
Amore, sesso, tristezza, colpa, pentimento. Senso di inadeguatezza, solitudine e rassegnazione. Chi combatte scappa. Chi conosce la verità, gioca … Un disegno terribile e inconsapevole. La ripetitività di gesti che danno sicurezza. Il disagio che non abbandona mai. La dipendenza da se stessi, senza tregua.
Un ottimo ritorno per questa autrice, con la sua capacità di scavare nel corpo e nella mente, senza dare al lettore la possibilità di mollare la storia.
Ottimo editing per un’empatia maledetta con tutti i protagonisti.
Buona lettura.

Source: acquisto personale del recensore.

:: Giacomo Casanova – La sonata dei cuori infranti di Matteo Strukul (Mondadori 2018) a cura di Federica Belleri

29 aprile 2018

imagesDopo la saga dedicata ai Medici, torna in libreria Matteo Strukul, con un personaggio controverso e affascinante: Giacomo Casanova. Abile seduttore, fisico atletico e asciutto, sguardo infuocato. Spirito libero e intraprendente. Amato dal popolo e dalle donne, in grado di portare sofferenza e dolore, incapace di amare davvero …
Lo ritroviamo nella sua adorata Venezia, nel 1755. Una città che sta cambiando e difficile da governare. Il Doge è malato e c’è già chi cospira per prendere il suo posto. Il ritorno di Casanova crea scompiglio e grande preoccupazione, quell’uomo deve essere tenuto d’occhio. L’ideale sarebbe farlo sparire. Perché?
L’autore ci racconta il suo amato Veneto attraverso la bellezza dell’arte e della cultura. Gianbattista Tiepolo, pittore unico dal singolare modo di trattare i colori. Giovanni Battista Ponchini, Gianbattista Zelotti, Paolo Veronese. Carlo Goldoni, drammaturgo in grado di cogliere le mille sfumature dell’animo femminile. Benedetto Marcello, con le sue opere meravigliose. Questo e molto altro viene raccontato con passione, accanto al Consiglio dei Dieci e al precario equilibrio fra Austria e la Serenissima Repubblica di Venezia.
Giacomo Casanova riceve una proposta che non può rifiutare, una sfida che lo porterà a cambiare in modo radicale. Un’avventura pericolosa legata alle meraviglie dell’universo femminile, agli affari e al potere.
Cospirazione e inganno, sensualità, convenzioni sociali da rispettare. Erotismo malato, onore da proteggere. Intrighi e favori politici, follia e meditata vendetta. Disperazione e dolore infinito.
Questo romanzo è una reinterpretazione dell’uomo-personaggio Giacomo Casanova. Una figura in grado di non perdersi d’animo, incastrato dai suoi demoni ma determinato. È la storia di uomini e donne scaltri e senza morale, cattivi e profondamente egoisti. È freddezza spietata, mirata ad uccidere.
Venezia, Bolzano, Ungheria … un accenno alla Transilvania. Un viaggio nella storia fra il 1755 e il 1756. Un mix spregiudicato di emozioni, dal duello alla sublimazione dell’amore. Venezia viene descritta nella sua bellezza morbida e stanca, nelle sfumature della sua laguna, nella ricchezza dei palazzi. L’odore nero dei canali si sente a distanza, il fruscio degli abiti delle dame si percepisce camminando per le calli. Sciabole e candele, orgoglio e riscatto. La ricerca di un luogo sicuro per amarsi, il desiderio di fuggire.
Tutto è in trasformazione, tutti hanno diritto a una seconda possibilità. Anche Giacomo Casanova. Perché tutto passa per il sangue, anche l’amore.
Ottima scrittura e lettura, che vi consiglio.

Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. Tra il 2016 e il 2017 ha pubblicato per Newton Compton Editori una tetralogia di romanzi storici dedicata alla famiglia fiorentina dei Medici, tradotta in molte lingue. Con il primo volume della serie, I Medici, una dinastia al potere, ha conquistato la vetta delle classifiche in tutto il mondo e vinto la sessantacinquesima edizione del Premio Bancarella. Giacomo Casanova è già stato venduto all’estero in diversi Paesi prima ancora della sua pubblicazione in Italia.

Source: acquisto personale

:: Nel profondo della foresta di Holly Black (Mondadori 2018) a cura di Elena Romanello

29 marzo 2018
Nel profondo della foresta

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La cittadina di Fairfold ha come particolarità il rapporto con le creature fatate della vicina foresta, a tratti incantevoli a tratti spaventose, cosa che attira ogni anno tanti turisti, molti dei quali non tornano però a casa loro, perché spariscono o fanno una brutta fine.
A Fairfold vivono Hazel e il fratello Ben, con un rapporto di fascino e paura verso i loro vicini di casa non proprio comuni, in particolare con un ragazzo con le corna che riposa da quando loro ricordano in una bara di vetro, attrazione non da poco e verso il quale i due ragazzi provano da sempre interesse e curiosità.
Hazel e Ben hanno immaginato fin da bambini la storia di questo giovane senza tempo e immerso in un sonno magico, immaginandolo o come un principe dal cuore nobile o come un essere crudele e spietato. Hazel però ormai è grande e sente il richiamo verso un’altra vita, forse più reale, che possa toccare sia lei che Ben, da sempre desideroso di fare il musicista. Del resto quel ragazzo non sembra volersi svegliare: ma un giorno accade qualcosa di veramente imprevedibile e la vita di Fairfold è sconvolta per sempre, in maniera che forse potrebbe essere davvero pericolosa e fatale per tutti. Forse Hazel dovrà ricordare qualcosa che è andato perso nei suoi ricordi, qualcosa che può cambiarla ma anche distruggerla.
Il termine urban fantasy è diventato ormai sinonimo di storielle stile Harmony tra creature fantastiche e ragazze umane: non tutto l’urban fantasy è così, e se si vuole leggere qualcosa di veramente diverso e interessante il libro di Holly Black è la scelta giusta, romanzo di formazione e fiaba nera con richiami alle tradizioni celtiche e anglosassoni sul Piccolo Popolo, fate, folletti e simili, tutto tranne che creature dolci e simpatiche.
Non è la prima volta che l’autrice porta gli esseri del mondo fatato nella realtà di tutti i giorni, l’aveva anche fatto con l’ottima trilogia delle Fate sotto la città: qui però si richiama nelle atmosfere di un luogo nel mondo di oggi ma sospeso nel tempo, dove il mondo ultraterreno di antiche leggende è parte della vita degli esseri umani, tra attrazione turistica e pericolo mortale, rappresentando una sorta di lato oscuro da cui non ci si riesce a liberare.
Holly Black mescola elementi del folklore, di fiabe come Biancaneve (ma capovolta come ruoli, visto che è un principe a dormire nella bara..) e dei romanzi di Stephen King adattati ad un pubblico che dovrebbe essere di ragazzi nelle intenzioni ma che in realtà può essere molto più ampio. Il risultato è un libro che dà voce ad alcune delle radici più importanti del fantasy e del fantastico, raccontando anche il percorso non scontato di Hazel, ragazza che scoprirà di essere stata ed essere speciale, ad un prezzo che sarà alto ma inevitabile.

Holly Black è autrice di molti romanzi fantasy per bambini e ragazzi. È nata il 10 novembre 1971, è cresciuta nel New Jersey e ha sempre amato leggere, fin da bambina. Ha collaborato con l’autore e amico Tony DiTerlizzi alla scrittura de Le Cronache di Spiderwick e con Cassandra Clare per la serie di Magisterium; inoltre, ha scritto una serie di graphic novel finalista all’Eisner Award, I buoni vicini. I suoi romanzi hanno sempre trovato il favore della critica e il suo libro Doll Bones ha vinto il Newbery Honor e il Mythopoeic Award. L’ultimo romanzo per giovani adulti, Nel profondo della foresta, segna il suo ritorno alla letteratura dalle atmosfere fiabesche. Holly vive in Massachussetts con il marito Theo e il figlio Sebastian in una casa con una biblioteca segreta.

Source: acquisto del recensore.

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:: Le lame del cardinale di Pierre Pevel (Mondadori 2017) a cura di Elena Romanello

26 marzo 2018
Le lame del cardinale - Pierre Pevel

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Ci sono luoghi letterari per antonomasia, in cui nessun lettore è vissuto perché in un altro mondo o in un altro tempo, ma che si conoscono come se fossero casa propria: uno di questi è la Parigi dei Tre Moschettieri di Alessandro Dumas, più volte imitata ma raramente eguagliata, modello per tutto il romanzo storico successivo e ricercata da chi si reca oggi nella capitale francese.
Ci riesce ottimamente a restituirla Pierre Pevel, autore di punta del fantasy d’oltralpe che è bene che sia stato tradotto anche in Italia, ne Le lame del cardinale , romanzo che rievoca le atmosfere note aggiungendoci però una forte componente fantastica.
Siamo nel 1633 a Parigi, appunto, Luigi XIII regna ma chi comanda davvero è il cardinale Richelieu che incarica il gruppo chiamato appunto le lame del cardinale di uccidere un emissario della misteriosa organizzazione Artiglio nero. Ci sono intrighi e duelli, oltre che giri nei bassifondi di Parigi e nei corridoi dei palazzi, ma la Francia che racconta Pierre Pevel è un po’ diversa, visto che ci sono esseri discendenti dai draghi che vivono in mezzo a uomini e donne normali, esseri capaci di vivere a lungo e di nascondersi sotto sembianze umane, rigenerandosi periodicamente secondo un procedimento spaventoso e meraviglioso allo stesso tempo e nascondendo il loro segreto eccetto quando si guardano in determinati specchi.
Ci sono tanti sottofiloni del fantasy, alcuni più frequentati altri meno: Le lame del cardinale si pone tra l’ucronia, la storia alternativa, e il fantasy a sfondo storico, scegliendo un’epoca diversa dall’interessante ma forse un po’ troppo già letto Medio Evo alternativo. Il libro è senz’altro interessante per chi ama il romanzo storico ed è nostalgico delle atmosfere di Dumas, ma è consigliabile anche a chi ama il fantasy e cerca qualcosa di insolito e nuovo, con toni che si mescolano e la descrizione comunque accurata di un’epoca con in più l’elemento magico, che irrompe nelle prime pagine con una metamorfosi da drago a donna e che poi emerge periodicamente, con draghi tenuti come animali domestici, anche da Richelieu al posto dei famosi gatti, ma anche con qualcosa di ben più inquietante.
Il libro di Pierre Pevel è solo uno dei tanti titoli fantasy usciti oltralpe in questi ultimi anni e si spera che faccia da testa di ponte per la scoperta di un immaginario tra l’altro vicino al nostro e molto prolifico, in un Paese come la Francia che adora il fantastico d’importazione e produce anche un suo fantastico mescolandolo in particolare con il romanzo storico. Le lame del cardinale presenta una vicenda che si conclude ma con un cliffhanger finale che fa presagire nuovi sviluppi, che inftti ci sono stati, perché a questo seguono altri due libri con nuove avventure per questi moschettieri cacciatori di draghi e di magie.

Pierre Pevel è nato nel 1968. Per seguire il padre, militare di carriera, nella sua giovinezza ha abitato in diverse città tra cui Berlino. È scrittore, giornalista e autore di giochi di ruolo. Diversi sono i suoi romanzi fantasy tra cui Les Ombres de Wielstadt (2001), che gli è valso il Grand Prix de l’Imaginaire nel 2002. Nel 2005 è stato insignito del Prix Imaginales. La trilogia delle “Lame del Cardinale” è stata pubblicata con successo in dieci paesi stranieri. L’autore vive a Nancy.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Clandestino di Eoin Colfer e Andrew Donkin (Mondadori 2017) a cura di Marcello Caccialanza

16 marzo 2018
Clandestino

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Edita dalla Casa Editrice Mondadori è la struggente graphic novel scritta a quattro mani da Eoin Colfer e da Andrew Donkin dal titolo “Clandestino.”
Protagonista di questa avventura di grande attualità è il piccolo Ebo, ragazzino dodicenne che vive in Ghana. Dopo che il suo adorato fratello si è visto costretto a partire per l’Europa, perché intenzionato a ritrovare ad ogni costo la sorella; il nostro piccolo eroe non ci pensa neppure un istante e in balia di forti emozioni lascia a malincuore la propria terra, deciso a ritrovarlo.
Attraverserà un deserto di sabbia e uno di acqua in un girotondo impressionanti di avventure, di malinconie o più semplicemente di insegnamenti che lo renderanno tutto ad un tratto uomo. A bordo di quel barcone fatiscente si troverà in compagnia di persone, che come lui avranno nel cuore il sogno di una vita migliore, una vita dignitosa insieme a quei cari che primi hanno dovuto affrontare l’onta dell’emigrazione forzata.
È un libro a mio avviso ad incastro dove la storia principale si amalgama in un crescente pathos con altre toccanti microstorie. Ben scritto ed appassionante forse potrebbe con una certa naturalezza raggiungere i cuori di molti ragazzi e ragazze.

Eoin (che si pronuncia “Owen”, lo sapevate?) Colfer è nato in Irlanda a Wexford, nel 1965. Ha iniziato a scrivere prestissimo, soprattutto commedie, costringendo i suoi compagni di classe a recitarle, e poi non ha più smesso: per le sue opere ha ricevuto premi e riconoscimenti, raggiungendo la notorietà internazionale grazie alla saga dedicata alle avventure di Artemis Fowl, che ha venduto milioni di copie nel mondo. Rimane un mistero il punto preciso dell’Irlanda in cui Colfer vive attualmente.

Andrew Donkin ha venduto più di otto milioni di libri per bambini, libri per adulti e graphic novel. I suoi lavori a fumetti includono Batman: Legends of the Dark Knight per la DC Comics e Doctor Who. Con Eoin Colfer ha scritto cinque adattamenti in forma di graphic novel dei libri di Eoin, tutti bestseller. Andrew ha cominciato a interessarsi al problema dei migranti e dell’asilo politico mentre scriveva la storia di sir Alfred Mehran, un uomo apolide che ha vissuto su una panchina dell’aeroporto di Parigi per anni. Ne è risultato il libro The Terminal Man. Andrew vive a Londra con la sua famiglia.

Source: libro del recensore.

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:: Terramare – La saga completa di Ursula K. Le Guin (Mondadori 2018) a cura di Elena Romanello

23 febbraio 2018
Terramare

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Quando muore un autore o un’autrice famosi non c’è niente di meglio per ricordarli che riprendere in mano i suoi libri e rileggerli. In questi anni abbiamo dovuto salutare tanti compagni e compagne di letture di lungo corso, spesso iniziate durante l’infanzia o l’adolescenza, uno degli ultimi è stata Ursula K. Le Guin, scomparsa il 22 gennaio scorso a 87 anni, maestra del fantastico, sia fantascienza che fantasy, autrice di mondi alternativi che ha anche ispirato cinema e film d’animazione, anche se lei non è rimasta soddisfatta fino in fondo.
I libri di Ursula K. Le Guin meritano tutti di essere letti o riletti, negli anni sono usciti in varie edizioni e sono reperibili sia tra le novità che nel mercato dell’usato che in biblioteca, per cui in qualsiasi momento si possono leggere o rileggere le sue opere, approfittando dell’occasione della sua scomparsa ma ricordando che è sempre bello riprendere in mano libri che restano nel cuore. Però, tra le tante, forse ce ne è una imperdibile sempre e comunque, la serie di Terramare, di cui per puro ma fortuito caso è uscita una nuova edizione per gli Oscar Mondadori in concomitanza con la scomparsa dell’autrice, dal titolo Terramare la saga completa. La serie è nota anche come Earthsea, titolo usato anche in passate edizioni italiane presso altri editori e negli anni i libri che compongono la saga sono usciti anche singolarmente.
Nella storia di apprendistato del giovane Ged, mago destinato a lottare contro le forze delle tenebre che minacciano il suo mondo, diventando Signore dei draghi, il protagonista si troverà a dover lottare contro se stesso e le sue ambizioni, in una saga che coinvolgerà anche altri personaggi, metafora della vita, con ispirazioni che spaziano dalla fiaba classica a Philip K. Dick, da Tolkien a Isaac Asimov, con al centro di tutto discorsi non retorici sulla parità di genere, la ricerca di se stessi, il pacifismo, la ricerca di una società giusta e utopica.
Un romanzo diventa un classico quando ha sempre qualcosa da dire, anche a chi è nato anni dopo la sua prima pubblicazione: Terramare è uno di questi casi, un insieme di libri che si può leggere sotto varie angolazioni, come pura avventura nella fantasia, come descrizione di un mondo alternativo fatto non solo di incanto, come storia sociale, come aspirazione ad un modo migliore di essere e di vivere.

Ursula K. Le Guin (Berkeley, California, 1929 – Portland, 2018) ha iniziato a scrivere fantascienza fin da bambina; ha pubblicato il primo racconto, Aprile a Parigi, nel 1962, ma è divenuta famosa nel 1969 vincendo sia il Premio Nebula che il Premio Hugo per La mano sinistra delle tenebre. Gli stessi riconoscimenti ottenuti poi nel 1974 per I reietti dell’altro pianeta. Anarchica e femminista, è una delle rare esponenti della fantascienza utopica contemporanea e per i suoi libri ha ricevuto decine di premi, tra cui un National Book Award (La spiaggia più lontana, 1973).

Source: acquisto personale del recensore.

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:: La colonna di fuoco di Ken Follett (Mondadori 2017) a cura di Elena Romanello

1 febbraio 2018
La colonna di fuoco

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Ken Follett torna a Kingsbridge, la città inglese di cui ha seguito le varie fasi della sua Storia a partire dal Medio Evo con I pilastri della Terra e Mondo senza fine, raccontando stavolta il Cinque e Seicento inglese e non solo, tra guerre di religione, massacri, regni di sovrane rimaste nella Storia come Elisabetta I, vicende tragiche come quella di Maria Stuarda, fatti oggi quasi dimenticati ma fondamentali come la strage di San Bartolomeo e la congiura delle polveri.
Dal 1558, dove Maria la Sanguinaria sta stringendo l’Inghilterra in una morsa integralista, al 1620 si dipana un intreccio che si svolge tra Londra, Parigi, Ginevra, Anversa, Amsterdam, Hispaniola, Edimburgo, dietro a vari personaggi: il protagonista è Ned Willard, figlio di un ricco mercante protestante, che vorrebbe sposare Margery Fitzgerald, di cui è innamorato ricambiato, figlia invece del sindaco cattolico. Il clima di intolleranza impedisce ai due giovani di coronare il loro sogno, Margery va in moglie ad un uomo rozzo della sua stessa religione, mentre Ned si trasferisce a Londra, dove viene ingaggiato da sir William Cecil, il consigliere di Elisabetta Tudor, che diventerà di lì a non molto regina d’Inghilterra, per essere uno degli uomini chiave di uno dei primi servizi segreti della Storia.
Per cinquant’anni Ned si confronterà con fatti storici realmente accaduti, integralisti religiosi, persone che sognano solo, come lui, un mondo dove nessuno venga più perseguitato per il suo credo religioso, traditori insospettabili, congiure, passioni, morti, al centro di un affresco che coinvolgerà molti altri personaggi oltre a lui e Margery, reali e inventati, dal fratello Barney, avventuriero dei mari che ritroverà dopo anni il figlio avuto da un’affascinante donna di sangue misto all’infido Pierre, spia al soldo del duca di Guisa, da Sylvie, coraggiosa donna ugonotta e altro amore di Ned a Carlos, fuggito dalla Spagna dopo aver assistito agli orrori dell’Inquisizione e diventato un imprenditore nei Paesi Bassi.
Un romanzo lungo novecento pagine, in cui si racconta uno dei periodi più importanti nella costruzione dell’Europa di oggi, ricordando come alla fine nelle guerre di religione quello che rovina e pesa sono gli interessi dei tiranni e degli integralisti che vogliono imporre il loro potere su chi invece crede nella tolleranza e nel progresso sociale. Un discorso non certo lontano nel tempo, perché tra le righe si trovano tanti problemi dell’oggi, di un mondo in cui esistono ancora contrasti e persecuzioni religiose, per una storia che racconta comunque il desiderio di Ned e di altri personaggi di creare un mondo migliore, basato sulla libertà.
Tutto questo ovviamente è raccontato senza retorica, mescolando realtà e fantasia, ricordando fatti e questioni poco note, come lo sfruttamento dei neri dall’Africa in Europa e nelle Americhe, il coraggio di chi divulgava idee non ortodosse attraverso la stampa clandestina, la morsa dell’Inquisizione in Spagna contro ebrei e musulmani convertiti, la nascita di una nuova concezione della vita, del lavoro, dei sentimenti, dell’iniziativa individuale. Un ripasso di Storia che non annoia, un affresco che si dimostra una prova ulteriore di romanzo storico a tutto tondo, con il passato non come mero sfondo di vicende improbabili, ma come mondo vivo per ricordare da dove si viene e come e perché si è diventati in un certo modo.

Ken Follett è nato a Cardiff nel 1949 e vive a Londra con la moglie Barbara. Laureatosi in filosofia all’University College di Londra, ha lavorato come giornalista. Negli ultimi quarantatré anni ha pubblicato trentun romanzi, iniziando la sua carriera di scrittore nel 1978 con La cruna dell’Ago, a cui sono seguiti molti altri romanzi di genere giallo e spionistico. Per quello che riguarda il romanzo storico, non si possono non citare la trilogia “The Century” (La caduta dei giganti, L’inverno del mondo e I giorni dell’eternità), e la saga tra Medio Evo e rinascimento di Kingsbridge, composta da I pilastri della terra, Mondo senza fine e di cui La colonna di fuoco è il terzo capitolo.

Provenienza: acquisto personale del recensore.

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:: Commodore 64 Nostalgic edition Edizione illustrata di Bitmap Books (Mondadori 2017) a cura di Davide Mana

24 gennaio 2018
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C.S. Lewis utilizzava l’espressione sehnsucht (in italiano struggimento) per indicare la nostalgia di qualcosa che di fatto non si è mai conosciuto.

Quel qualcosa di innominabile, il cui desiderio ci trafigge come uno stocco all’odore del falò, il suono delle anatre selvatiche che volano sopra di noi, il titolo di The Well at the World’s End, le prime righe di “Kubla Khan”, le ragnatele del mattino nella tarda estate, o il rumore delle onde che si infrangono.

[C.S. Lewis, postfazione a The Pilgrim’s Progress]

Complice la rete, una intera generazione sta attraversando una crisi di mezza età , in balia di ricordi e passioni che non le appartengono. Sono i nati dei primi anni “80 (una decade che, ricordiamolo, comincia nel 1978), che all’ approssimarsi inesorabile della quarantina rimpiangono le belle partite con la Scatola Rossa di Dungeons & Dragons, i cartoni animati dell’ Uomo Tigre, IT di Stephen King, le puntate di Fantaghirò e il Commodore 64.
Tutte cose delle quali hanno avuto un’ esperienza per procura – un nato nel 1978 aveva tre anni quando il Commodore 64 venne commercializzato, sette anni quando uscì la Scatola Rossa di D&D in italiano, forse nove quando uscì IT. Davvero la mamma gli permise di leggere IT a nove anni?
E’ sehnsucht, e potremmo dire che dove c’è¨ sehnsucht c’è¨ un mercato da sfruttare. La nostalgia, anche quella per procura, vende.
E sulla copertina del massiccio volume dedicato al Commodore 64 appena uscito per i tipi di Oscar Mondadori c’è scritto sotto al titolo, dove uno si aspetterebbe il nome dell’ autore: Nostalgic Edition.
E’ così deliziosamente postmoderno, non trovate?
Il volume è un colossale monumento alla nostalgia – quasi cinquecento pagine su carta patinata, dominate da riproduzioni a colori della grossolana pixel art dei vecchi giochi a 8 bit per il Commodore.
Possiamo così rivedere videate di Manic Mansion, Apollo 18: Mission to the Moon, Up & Down, Shinobi, Cauldron e decine di altri giochi dei quali francamente non ci ricordavamo. Più di 200 giochi, ci dice il bollino sulla copertina.
E poi le pubblicità , le copertine di “Commodore Magazine” e, quasi a malincuore, alcune interviste agli sviluppatori e ai game designer, articoli sui demo, sui giochi progettati e mai usciti e per chiudere una postfazione di J-Ax, che ne approfitta per ricordarci che lui sul valore totemico del C64 ci ha fatto anche un disco.
Il prodotto nel suo complesso è un libro tanto bello a vedersi (se vi piace la pixel art) quanto futile. Costa 38 euro, non esattamente noccioline, coi tempi che corrono, ma farà  certamente la felicità  del vostro amico o parente nerd che sta attraversando la sua crisi di mezza età  generazionale e si strugge.
Il volume, coi suoi colori e le sue pagine patinate ammorbidirà  la sua sehnsucht.
Poi una puntata di Fantaghirò su Netflix, e una bella serata a giocare La Rocca sulle Terre di Confine.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Si ringrazia Anna dell’ Ufficio Stampa Mondadori.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il Fuoco di Gabriele D’Annunzio (Mondadori 2002) a cura di Marcello Caccialanza

19 gennaio 2018

Il Fuoco d' AnnunzioUno dei romanzi meno conosciuti e forse poco apprezzati del vasto repertorio dannunziano è certamente Il Fuoco, manifesto esplicito della poetica del superuomo.
Un’ opera elegante ed esplicita nelle sue mille sfaccettature; dove estetica e contenuto vanno a braccetto in una sinfonia di emozioni altalenanti.
Lo stesso titolo, la stessa storia e le molteplici indiscrezioni, che hanno preceduto la pubblicazione dell’opera fanno dunque pensare che le pagine del romanzo raccontino quell’amore etereo di cui tutti all’epoca parlavano. L’amore tra l’uomo e la donna allora più famosi: D’Annunzio ed Eleonora Duse.
Il protagonista del romanzo, Stelio Effrena, vuole scrivere una grandiosa opera artistica, nella quale si fondano armoniosamente: poesia, musica e danza, elemento essenziale per creare un nuovo teatro. Ma purtroppo l’ambizioso progetto è destinato al più misero fallimento, poiché esistono di fatto alcune forze negative che si oppongono al medesimo eroe. Una di queste oscure forze prende il nome di “Foscarina Perdita” ovvero una grande attrice, che con il suo smisurato amore,a volte nevrotico e possessivo, ostacola non poco l’ eroe nella sua impresa. Il romanzo si conclude con il sacrificio inaspettato di Foscarina, che alla fine, vinta ed affranta dagli eventi, lascerà libero l’ eroe Stelio: ma nonostante questo sacrificio, il protagonista non riuscirà affatto a portare a compimento la sua grandiosa opera.
L’intera opera dannunziana si suddivide in due libri. Il primo libro si intitola: L’Epifania del fuoco. In questa parte D’Annunzio racconta una serata di settembre, in cui lo stesso protagonista Stelio tiene un grande discorso al Palazzo Ducale di Venezia, davanti a un pubblico entusiasta,dove spiega la sua concezione filosofica di arte e di creazione. L’arte, secondo lui, si dice sublime nel momento in cui la stessa imita l’arte antica. Mentre il secondo corrisponde a L’Impero del silenzio, capitoli in cui la Foscarina e Stelio si ritrovano spesso nei loro palazzi per avere rapporti sessuali sempre più appassionati ed intriganti. E mentre avviene tutto ciò una disillusa ed ingenua Foscarina capirà a sue spese che proprio lei non resterà mai l’unica e la sola amante di quel genio dall’ego smisurato.

Gabriele D’Annunzio, all’anagrafe Gabriele d’Annunzio, nome con cui usava firmarsi (Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1º marzo 1938), è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico, giornalista e patriota italiano, simbolo del Decadentismo e celebre figura della prima guerra mondiale, dal 1924 insignito del titolo di “principe di Montenevoso”.
Soprannominato “il Vate”, cioè “poeta sacro, profeta”, cantore dell’Italia umbertina, o anche L’immaginifico, occupò una posizione preminente nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa e nella vita politica dal 1914 al 1924. È stato definito «eccezionale e ultimo interprete della più duratura tradizione poetica italiana e come politico lasciò un segno nella sua epoca e un’influenza sugli eventi che gli sarebbero succeduti. [Fonte Wikipedia]

Source: libro del recensore.