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Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

28 marzo 2020

978880471827HIG-333x480Il fantasy continua a dimostrarsi uno dei generi di maggiore successo, le storie proposte sono tante, e una che spicca è senz’altro il poderoso e trascinante Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon, con richiami abbastanza ovvi all’opera di George R. R. Martin, soprattutto per la presenza dei draghi, i giochi di potere e l’importanza data ai personaggi femminili, ma soprattutto un ritorno alle storie al femminile e femministe come le raccontava la comunque grande dal punto di vista letterario Marion Zimmer Bradley.
Un romanzo voluminoso e ampio, nelle dimensioni e nelle tante storie parallele narrate, auto conclusivo anche se forse uno spiraglio per un seguito ci sarebbe ma meglio immaginarselo per conto proprio, che porta in un mondo diviso tra Occidente, Oriente e Meridione, dove vivono anche i draghi, non sempre cattivi, anche se uno di essi, il Senza Nome, sconfitto e imprigionato mille anni prima minaccia di tornare, con il suo esercito di sputafuoco che diffondono la malattia chiamata peste draconica.
In Occidente, un microcosmo che può ricordare i regni europei medievali, soprattutto Spagna e Inghilterra, domina la lunga dinastia delle regine della casata Berthnet, le cui antenate sconfissero il Senza Nome, anche se poi si scoprirà come sono andate davvero le cose: l’ultima è Sabran, non più una ragazzina, che ha visto morire in complotti e intrighi la sua famiglia e che deve sposarsi per partorire la sua unica figlia possibile, perché la dinastia continui e il Senza Nome non venga liberato, secondo la tradizione.
In Oriente, con echi di Cina e Giappone, si racconta invece che il Senza Nome sia stato sconfitto dai draghi d’acqua, animali presenti e venerati come dei, e per questo motivo le due parti del mondo sono in lotta tra di loro e non ci sono contatti, solo un antagonismo millenario che vede in una delle due parti la nemica mortale dell’altra. In quelle terre vive Tané, una ragazza che si sta addestrando per diventare cavaliere dei draghi, che commette un crimine quando non denuncia alle autorità un uomo proveniente da Occidente clandestino, vede morire la sua migliore amica, e viene allontanata dall’ordine dei cavalieri, partendo per un viaggio che la cambierà.
Dalle terre meridionali, simili all’Europa mediterranea, dove c’è il priorato che dà il titolo al romanzo è arrivata in segreto Ead Duryan, figlia di un eretico, membro di un ordine segreto che combatte contro i servitori del Senza Nome, dotata di poteri magici, che veglia sulla regina Sabran, in un regno in cui la magia è proibita e che si troverà a dover scegliere tra la fedeltà alla priora del suo ordine e quella ad una regina a cui si è affezionata avendo visto la sua solitudine e il suo bisogno d’affetto dietro alle consuetudini e alle regole di una corte spietata.
Nelle terre di questo mondo si muovono anche il vecchio alchimista Niclays Roos, mandato in esilio e pieno di risentimento verso il regno di Occidente e il giovane lord Arteloth Beck, in missione segreta, amico di Ead.
Il romanzo mescola luoghi e personaggi, con varie trame parallele che alla fine convergono in un unico, gran finale che porta alla riunione dei personaggi che erano in posti diversi, quelli ancora vivi almeno: una struttura che si richiama in parte ai libri di Martin, qui la posta in gioco non è la conquista di un trono (anche questo) ma il salvare un mondo da una minaccia arcana e nello stesso tempo capire che non si può andare avanti in questo modo, tra divisioni culturali e antiche tradizioni che toccano e opprimono le donne di quello che solo all’apparenza è un matriarcato.
Le tre protagoniste, Sabran, Ead e Tané rappresentano una nuova incarnazione dei tre archetipi delle donne nel fantasy, la regina, molto umana e a tratti debole, alle prese con un ruolo che le va stretto e a cui è destinata fin dalla nascita, la maga o strega, protettrice ma anche distruttrice, e la guerriera.
Il priorato dell’albero delle arance parla quindi di tradizioni antiche e pericolose, di complotti e cambiamenti, di passioni, di incontro e scontro tra culture, e non manca la presenza di tematiche glbt, sullo sfondo ma anche in una delle vicende più importanti della storia. Un romanzo avvincente e complesso, che inizia se vogliamo un po’ in sordina, con troppi salti spaziali, ma prende vigore man mano che va avanti per arrivare al gran finale, atteso e capace di portare a termine, almeno nel volume una serie di vicende.
Gli altri libri dell’autrice sono già stati opzionati per un serial, ma non sarebbe male vedere anche un film o una serie TV tratti da Il priorato dell’albero delle arance, suggestivo come ricostruzione d’ambiente, presentazione di un universo fantastico e interazioni tra i personaggi.
Un libro in cui è bello immergersi per dimenticare, adesso più che mai, una realtà non soddisfacente e priva di prospettive a breve e medio termine. Da segnalare anche l’impostazione grafica del libro, fedele a quella originale, e capace di evocare dalla copertina il mondo da cui si verrà travolti e da cui sarà difficile staccarsi.

Samantha Shannon è nata a Londra nel 1991. Nel 2013 ha pubblicato La sognatrice errante, il primo dei sette volumi della serie La stagione della Falce, a cui sono seguiti The Mime Order nel 2015 e The Song Rising nel 2017, tutti bestseller internazionali, tradotti in ventisei lingue. Imaginarium Studios, inoltre, ne ha acquisito i diritti cinematografici. Il Priorato dell’Albero delle Arance è il quarto romanzo dell’autrice.

Provenienza: libro del recensore.

Loki il giovane dio dell’inganno di Mackenzie Lee (Mondadori, 2020) a cura di Elena Romanello

23 marzo 2020

loki-il-giovane-dio-dell-inganno-79694.576x324I comics a stelle e strisce stanno vivendo da alcuni anni un momento di successo, grazie ai tanti adattamenti cinematografici che sono usciti, e che hanno riportato alla ribalta vari personaggi.
Gli eroi hanno il loro fascino, ma non mancano nemmeno i cattivi carismatici, tra cui spicca Loki, fratello traditore di Thor nella saga omonima, diventato particolarmente popolare grazie all’interpretazione nei film del bravissimo Tom Hiddleston. A Loki e ad una storia inedita del suo passato, è ispirato il romanzo di Mackenzie Lee uscito per Mondadori nella collana Oscar Vault, che apre quindi al mondo rutilante dei libri ispirati ai fumetti, floridissimi sia negli States che in Giappone.
La vicenda porta nel passato del giovane, quando era ancora un ragazzino, e cercava di mostrarsi all’altezza della situazione, ma dato che suo padre Odino aveva avuto un presagio in cui l’aveva visto combattere contro di lui viene messo da parte a favore di Thor. L’unica persona che gli dimostra considerazione è la bella maga Amora, che Loki sente come uno spirito affine e alla quale si lega in un rapporto prima d’amicizia e poi sentimentale. Ma un giorno i due ragazzi causano la distruzione di uno degli oggetti magici più potenti e quindi Amora viene privata dei suoi poteri ed esiliata in un altro mondo, che è poi la Terra.
Tempo dopo, sul nostro pianeta, in quella che è nota come la Londra vittoriana, avvengono alcuni delitti misteriosi, in cui le vittime rimangono sospese tra vita e morte, e Loki viene mandato dal padre a scoprire quello che è successo. Farà alcuni incontri e capirà meglio il suo destino e i suoi poteri, in mezzo a vicoli e luoghi iconici appartenenti ormai all’immaginario collettivo.
I comics raccontano quella che viene raccontata la storia ufficiale, che si dipana secondo varie serie e autori nel corso degli anni, poi ci sono aggiunte e periodi nuovi che vengono raccontati, e questo libro si inserisce in una nuova linea temporale su Loki, in un passato anche lontano rispetto ai fatti narrati nelle storie disegnate e al cinema. Una storia divisa in due parti, una più vicina alle atmosfere dei fumetti e dei film, ambientata ad Asgard, e l’altra che riecheggia il genere gotico vittoriano, che periodicamente torna di moda perché non tramonta mai.
Loki il giovane dio dell’inganno si rivolge agli appassionati del personaggio, raccontando nuove cose su di lui, soprattutto alle giovani generazioni che hanno imparato ad amare questo malvagio carismatico e ambivalente grazie ai film, arricchendo la sua vita con nuove storie, che andranno a ricongiungersi con quelle ufficiali e già note. Loki sarà protagonista, sempre con il volto di Tom Hiddleston, di una serie sulla piattaforma Disney +, ma dopo aver letto il libro sarebbe bello pensare anche a qualcosa sulla sua giovinezza, partendo come spunto dalle vicende qui raccontate.

Mackenzi Lee laureata in storia e in scrittura creativa, è autrice del fantasy storico This Monstrous Thing; con The Gentleman’s Guide to Vice and Virtue, seguito da The Lady’s Guide to Petticoats and Piracy (entrambi di prossima pubblicazione presso Mondadori), ha vinto lo Stonewall Honor Award 2018 e il New England Book Award. Ha inoltre scritto due raccolte di biografie dedicate alle donne (Bygone Badass Broads) e ai cani che hanno fatto la storia (The History of the World in Fifty Dogs).

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Le disobbedienti di Elisabetta Rasy (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

22 marzo 2020

Le-disobbedienti-coverLe donne hanno avuto molta più difficoltà degli uomini ad affermarsi in ambito anche creativo, ma nonostante questo la Storia dell’arte presenta varie pittrici, anche se spesso non vengono studiate come i colleghi uomini.
Elisabetta Rasy racconta la storia di alcune di loro, ne Le disobbedienti, con come sottotitolo Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte, in un periodo che va dal barocco al Novecento. Ci sono ritratti più noti, di vere e proprie icone, e altre meno famose, ma tutte e sei le artiste raccontate in questo libro sono particolari, interessanti, emblematiche, uniche.
Si parte, doverosamente, con Artemisia Gentileschi, vissuta tra Rinascimento e barocco, voluta entrare a tutti i costi in un ambiente maschile, emergendo per il suo talento, ma dovendo anche affrontare a soli 18 anni un processo per stupro che la segnerà per tutta la vita, perché come e più di oggi, con i metodi dell’Inquisizione, verrà umiliata e dovrà dimostrare di non essersela, per dirlo in termini moderni, cercata. Artemisia gira per l’Europa, è una donna indipendente che vive del suo lavoro e dalle sue opere emerge una lotta contro i soprusi che l’ha accompagnato per tutta la vita.
Nella Francia del XVIII secolo Elisabeth Vigéè Le Brun diventa la pittrice di corte della regina Maria Antonietta, realizzando i quadri più celebri della sfortunata sovrana, ma ritraendo anche le dame dell’epoca, diventando agiata, finché non deve fuggire allo scoppio della Rivoluzione con la figlia, girando per l’Europa e dipingendo nobili per mantenersi, vivendo una vita lunga e avventurosa fino alla morte quasi novantenne, molti anni dopo i fasti reali.
Sempre in Francia, qualche anno più tardi, emergono gli Impressionisti, tra cui c’è anche Berthe Morisot, ragazza di buona famiglia che vuole dedicarsi alla pittura come professionista e non come semplice hobby contro il volere della famiglia, diventando cognata di Manet, e facendosi apprezzare per i suoi quadri, che raccontano la vita delle donne dell’epoca, tra un privato sempre più stretto e un pubblico agognato.
A fine Ottocento Suzanne Valadon, poverissima, cerca di farsi strada come artista circense, modella di artisti come Toulouse Lautrec, di cui è anche una delle amanti, e poi come pittrice, crescendo un figlio, che diventerà famoso come Maurice Utrillo, e che lei aiuterà a lottare contro alcolismo e depressione. Suzanne diventa ricca e si allontana dalla sua infanzia e adolescenza, che però continua a raccontare nei suoi quadri, realistici, miseri, che raccontano un mondo che colpisce e denuncia.
La ricca ragazza ebrea tedesca Charlotte Salomon lascia il suo Paese natale all’avvento del nazismo e va in Francia, dove trova l’amore e la possibilità di realizzare la sua arte, in un corpus immenso che si chiamerà Vita? O teatro? Tutto finisce per lei quando viene deportata nei lager nazisti dove muore a soli 26 anni. La sua opera viene pubblicata grazie ad Otto Frank, il papà di Anna e amico dei genitori di Charlotte, per far scoprire al mondo un talento incredibile.
Nella stessa epoca, oltreoceano, tra Messico e Stati Uniti, vive Frida Kahlo, toccata fin dall’adolescenza da gravi problemi di salute che la rendono invalida, ma piena di voglia di vivere, di amare, di essere un’icona, a cominciare dalla cura per la sua immagine, simbolica del Messico, tra abbigliamento, trucco, scelte di vita, trasgressioni, coraggio nelle sue opere di parlare di cose scomode e tabù, come l’aborto.
Sei donne fuori dalla norma, che è davvero bello scoprire o riscoprire grazie a questo libro: Artemisia Gentileschi e Frida Kahlo sono da tempo icone femministe e globali, le altre sono note più agli studiosi, anche se le loro opere sono esposte nei più importanti Musei mondiali e raccontano epoche fondamentali. Un libro da cui partire quindi per scoprire l’importanza delle donne nell’arte e le loro vite, sorprendenti, appassionanti, a tratti tragiche e sempre intrecciate con le loro opere.

Elisabetta Rasy è nata a Roma, dove vive e lavora. Ha pubblicato numerosi romanzi, racconti e saggi di argomento letterario, molti dei quali dedicati alla scrittura femminile. Ha vinto numerosi premi letterari, fra cui il premio Selezione Campiello nel 1997 con Posillipo. Collabora al “Sole-24 Ore”. Tra i suoi ultimi titoli citiamo Memorie di una lettrice notturnaL’estranea, La scienza degli addiiL’ombra della luna.

Provenienza: libro preso in prestito nel Circuito delle Biblioteche civiche torinesi.

Il ritorno di Britt-Mari di Astrid Lindgren a cura di Elena Romanello

16 marzo 2020

978880471787HIG-629x965Il nome di Astrid Lindgren, una delle più grandi scrittrici per ragazzi del Novecento, continua ad essere noto anche alle nuove generazioni, soprattutto grazie a quello che rimane il suo capolavoro, Pippi Calzelunghe, storia della prima eroina ragazzina anticonformista alle prese con l’avventura di vivere e crescere.
Astrid Lindgren è autrice di molti altri libri interessanti, magari ristampati meno di Pippi dopo che furono un grande successo anni fa sulla sua onda, ed è per questo che è molto interessante salutare una nuova edizione, dopo molti anni da quella Vallecchi ormai fuori catalogo e difficilmente reperibile anche sul mercato dell’usato, di Britt-Mari, primo libro scritto dall’autrice, riproposto dalla Mondadori con il titolo Le confidenze di Britt-Mari.
La Britt-Mari del titolo ha 15 anni, suo padre fa il preside, sua madre è traduttrice, ha una sorella grande, un fratello adolescente dispettoso, un fratellino di sette anni appassionato di collezionismo e una sorellina ancora piccolissima. Nella sua vita ci sono anche Annastina, la sua migliore amica, Bertil, di cui è segretamente innamorata, tutti i suoi libri e la vecchia macchina da scrivere di sua madre, con cui scrive lettere alla sua corrispondente di Stoccolma, Kajsa, da un autunno ad una primavera, raccontandole la sua vita e le sue avventure, il passaggio del tempo e le nuove scoperte.
Una storia di formazione di tanti anni fa ma eterna, che parla di vita, di crescita, di affetti, di progetti. Il libro è presentato con una nuova traduzione di Laura Cangemi, una prefazione di Laura Cima e le illustrazioni di Beatrice Allemagna, nominata quattro volte per la sua arte  all’Astrid Lindgren Memorial Award (considerato il Nobel della letteratura per ragazzi) e che ancora tra i suoi miti Pippi Calzelunghe.
Le confidenze di Britt-Mari è un libro da leggere o rileggere, per le nuove generazioni ma anche per chi ha voglia di riprendere in mano classici amati in tempi ormai lontani e magari mai dimenticati.

Morgana, Storie di ragazze che tua madre non approverebbe di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

24 gennaio 2020

978880471711HIG-343x480In questi ultimi anni sono usciti diversi libri sulle vite di donne straordinarie, rivolti a pubblici di varie età, ma dove si è cercato di mettere in luce anche l’aspetto edificante di questi personaggi, sia pure in una prospettiva femminista che chiaramente digerisce la ribellione, a certe regole e entro certi limiti.
Morgana, con un sottotitolo Storie di ragazze che tua madre non approverebbe, scritto a quattro mani da Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, vuole andare oltre e presentare donne ribelli e controcorrente, ma spesso scomode e non accomodanti, tutte da scoprire e capire, eredi di quella Morgana, strega ribelle del ciclo arturiano, molto amata da Michela Murgia grazie al romanzo Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley e che lei ha omaggiato nel breve saggio L’inferno ha una buona memoria.
Nelle pagine del libro si trovano dieci donne, molto diverse tra di loro, basti pensare che si parte con Moana Pozzi, trasgressiva porno diva tra anni Ottanta e Novanta che scelse la sua vita con arguzia e voglia di sperimentare, e poi si passa a santa Caterina da Siena, all’apparenza la sua antitesi, mistica religiosa in realtà ribelle radicale e contro le tradizioni dell’epoca che la volevano moglie e madre e contro il maschilismo della Chiesa.
A questi due ritratti seguono altre donne, come la modella e cantante Grace Jones, capace di rivoluzionare i canoni di genere e di costruire un nuovo modello di personaggio pubblico, le sorelle Bronte, che stravolsero la società vittoriana con i loro romanzi non certo dolci e romantici, Moira Orfei, circense e costruttrice di un’estetica kitsch che ha fatto scuola, Tonya Harding, rivoluzione non certo pacifica nel mondo etereo del pattinaggio, Marina Abramovic, artista e performer oltre ogni limite, Shirley Temple, ex bambina prodigio e vera ribelle, Vivienne Westwood, rivoluzionaria della moda, e Zaha Hadid, forse l’unica archistar donna.
Donne senz’altro fuori dai canoni tradizionali, ma anche non riconducibili al femminismo, anche se le sorelle Bronte con le loro storie cupe hanno saputo indicare per la prima volta alle lettrici nuovi modelli, e Shirley Temple ha incarnato ruoli di emancipazione ante litteram, staccandosi dal ruolo di diva bambina che le era stato imposto.
Donne non politicamente corrette, streghe nel significato traslato del termine, emblema di una dimensione oscura, aggressiva, vendicativa, caotica e egoista che appartiene non certo solo agli uomini: la verità sull’aggressione alla rivale di Tonya Harding non la si saprà mai e comunque Tonya era tutto tranne che una principessina sui pattini, mentre Moana Pozzi seppe abbattere dei tabù forti in maniera comunque forte e scioccante, con denunce per atti osceni e attacchi pubblici, Marina Abramovic ha creato scompiglio con un’idea dell’arte basata sulla sofferenza, Vivien Westwood ha stravolto i dettami della moda e Zaha Hadid ha creato scalpore con i suoi progetti in un mondo dominato dagli uomini.
Morgana contribuisce a smontare un pregiudizio che ancora oggi continua a condizionare la vita di tante donne, quelle che le vorrebbe tutte dotate di una natura gentile e sacrificale, parlando di donne che hanno avuto vite educative ma non certo edificanti, nemmeno Caterina da Siena, vista con gli occhi di oggi un soggetto da manuale di psichiatria.
Donne che sono state innanzitutto loro stesse, percorrendo percorsi individuali ma cambiando comunque le vite delle altre donne, spostando i margini di cosa si poteva fare o meno. Non sono tutte storie a lieto fine, sono storie anzi spesso amare se non tragiche, ma sono storie che fanno riflettere su cosa si può provare ad essere.

Michela Murgia (Cabras 1972) è una scrittrice italiana. Ha esordito nel 2006 con Il mondo deve sapere da cui è stato tratto un film di Virzì. Tra i suoi libri ricordiamo Accabadora (Premio Campiello 2010), Ave Mary, Chirù, Istruzioni per diventare fascisti e Noi siamo tempesta. Le sue opere sono state tradotte in più di 30 Paesi.

Chiara Tagliaferri attualmente è coordinatrice editoriale per Storielibere.fm, la piattaforma più innovativa di narrazioni audio online ed è autrice con Michela Murgia del podcast “Morgana, la casa delle donne fuori dagli schemi”, che è diventato un libro edito da Mondadori e con Melissa P. del podcast “Love stories”. Ha lavorato come autrice di trasmissioni radiofoniche di successo per Rai Radio2. Ha collaborato alla prima edizione del Festival “L’Eredità delle donne” diretto da Serena Dandini.

Provenienza: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito SBAM della provincia di Torino.

Il silenzio della collina di Alessandro Perissinotto (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

23 gennaio 2020

978880470804HIG-312x480Alessandro Perissinotto è tornato in libreria con un nuovo thriller, ambientato nel suo Piemonte, tra le Langhe e Torino, dove si ispira ad un fatto realmente accaduto, un agghiacciante femminicidio perpetrato ai danni di una ragazzina di soli tredici anni nel 1969, antecedente a fatti come il massacro del Circeo, ma anche ad altri fatti delittuosi avvenuti tra Stati Uniti, Austria e Belgio.
Maria Teresa Novara era una studentessa delle medie quando fu rapita dalla casa degli zii di notte e portata in un casale abbandonato da una coppia di criminali, che dopo aver costruito una falsa storia di una fuga all’estero, la fecero abusare per mesi da uomini del circondario, finché durante un controllo di routine a Torino uno dei due morì cadendo nel Po, l’altro fu arrestato ma non fece parola. Il cadavere della ragazza fu ritrovato qualche tempo dopo, nel casolare dove era rimasta prigioniera e dove era morta di stenti.
Su questa storia per troppo tempo rimossa in mezzo ai filari delle Langhe che tanto piacciono a turisti e intellettuali, Alessandro Perissinotto costruisce la storia di Domenico Boschis, attore di fiction sulla cinquantina, lontano da anni dalle Langhe, da quando le lasciò con la madre che divorziava da un marito violento, trasferendosi prima a Torino con lei e il nuovo compagno, e poi a Roma per lavoro.
Suo padre, Bartolomeo Boschis, è malato terminale di cancro e ricoverato in una struttura apposita, che contatta Domenico come unico parente prossimo: ormai l’uomo è l’ombra del violento anaffettivo che era decenni prima, spesso delira e inizia a parlare di una ragazza vittima di abusi sessuali.
Domenico inizia a compiere delle indagini in solitaria, imboccando un paio di false piste, aiutato anche da Umberto, suo migliore amico d’infanzia e figlio del farmacista oltre che farmacista pure lui, e Caterina, brillante imprenditrice vinicola oggi e sua fidanzatina mai dimenticata da adolescente, scoprendo poi la storia di Maria Teresa e il ruolo dei rispettivi padri in questa storia troppo presto archiviata.
Un thriller ambientato in Italia non dissimile da altri stranieri, dove si parla di crescita, di lutto, di saper essere diversi dai propri genitori ma anche dell’importanza di ricordare e di non dimenticare.
Interessante è mettere insieme una storia inventata ma verosimile (Maria Teresa fu stuprata per denaro da uomini rimasti ancora oggi senza identità, invecchiati e magari anche morti con il loro segreto ignobile) con una storia vera, di denuncia, di cui per anni non se ne parlato, rispetto ad altre vicende analoghe, come se i luoghi raccontati già nella loro crudeltà da Beppe Fenoglio preferissero rimuovere le cose scomode e senza una vera soluzione.
Il silenzio delle colline è un libro per chi ama i thriller, soprattutto quelli psicologici e basati sui cold case, casi irrisolti ma che rimangono nella loro gravità e ricerca di giustizia, ma anche per chi vuole riflettere sulla realtà e sulle tragedie nascoste nei meandri e da non dimenticare comunque mai.

Alessandro Perissinotto (Torino, 1964) insegna Teorie e tecniche delle scritture all’Università di Torino. Ha esordito come narratore nel 1997 ed è autore di sedici romanzi, tra cui: Semina il vento (2011), Le colpe dei padri (2013, secondo classificato al premio Strega), Coordinate d’Oriente (2014), Quello che l’acqua nasconde (2017), tutti editi da Piemme. Nel 2019 pubblica con Mondadori Il Silenzio della collina, vincitore della nona edizione del Premio Lattes Grinzane per la sezione Il Germoglio. Le sue opere sono state tradotte in numerosi paesi europei, negli Stati Uniti e in Giappone.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche torinesi.

La trilogia di Nevernight di Jay Kristoff (Oscar Fantastica, 2019) a cura di Elena Romanello

24 novembre 2019

E’ uscita tutta insieme l’attesa trilogia di Nevernight scritta dall’autore australiano Jay Kristoff, già autore della saga di fantascienza di The Illuminae Files, ma che nel mondo degli intrighi di Illuminotte ha ottenuto uno dei suoi migliori risultati, costruendo un mondo fantasy evocativo e spietato, che piacerà ai fan di Martin ma anche alle nuove generazioni, in cerca di storie inedite tutte da scoprire.
Certo, i tre libri Mai dimenticare, I grandi giochi Alba oscura, possono sembrare a prima vista titoli young adult, ma non lo sono: lo stile è nuovo, diretto, alterna flash back in corsivo al momento presente in carattere normale, ci sono scelte stilistiche nella disposizione del testo a sottolineare i momenti di maggiore pathos e suspense, ma i contenuti sono decisamente adulti, in un microcosmo fantasy in città che ricordano, per volere dell’autore, Venezia e Roma nel Rinascimento.
Più che di young adult, c’è chi ha parlato per The Nevernight Chronicles di New Adult, con un intreccio in cui abbondano, ma senza mai essere gratuite e stonare, scene splatter, di sesso, esecuzioni e dove su tutto fin dall’inizio aleggia che non ci sarà un lieto fine per personaggi a cui comunque ci si affeziona, pur con tutti i loro difetti.
La vicenda presenta una nuova figura femminile forte e politicamente scorretta, Mia Corvere, una specie di Arya Stark più cattiva, figlia di un rivoluzionario che vede massacrare la sua famiglia a soli dieci anni e si trova ad avere come unica compagnia quello che forse è il fantasma magico del suo gatto. Negli anni Mia vive una vita in fuga, in cui il suo unico potere è quello di parlare con le ombre dei morti e per questo arriva alla porta di un assassino in pensione, diventando l’apprendista del gruppo di sicari la Chiesa rossa, che hanno giurato morte agli stessi potenti che hanno distrutto la vita di Mia. La ragazza batte tutti gli apprendisti e entra nel gruppo ristretto delle  Lame della Lady of the Blessed Murder, ma questo sarà solo l’inizio di una serie di avventure, agnizioni, pericoli, da cui non ci sarà quasi sicuramente via d’uscita.
Una trilogia appassionante, capace di saltare tra passato e presente per ricordare che ciascuno anche nel mondo reale è l’insieme di queste due dimensioni, evocativa di un universo spietato ma che non può non affascinare e agli appassionati verranno in mente altre opere, oltre a quelle di Martin, tipo la serie de La spada della verità e il manga Berserk di Kentaro Miura.
Mia, personaggio politicamente scorretto, spietato, a cui tocca una storia d’amore controcorrente che piacerà a chi lotta per il riconoscimento di ogni tipo d’amore, sa comunque conquistare, in una nuova versione, contro corrente e contro anche stereotipi e luoghi comuni, di archetipi sempre eterni, come la ricerca di sé, di un senso da dare alla vita, di affetti e di voler essere qualcosa di più che un mero numero in una città brulicante di assassini e potenti.
Da segnalare anche il bel progetto grafico, realizzato da Cherie Chapman con le immagini di Kerby Rosanes, evocativo e originale.

Jay Kristoff è l’autore delle serie pluripremiate The Illuminae Files, Aurora Cycle e Nevernight.
Ha vinto cinque Aurealis Awards e un ABIA, è stato finalista ai premi David Gemmell Morningstar e Legend ed è attualmente pubblicato in oltre 25 paesi (ma nella maggior parte di questi non ha mai messo piede). È esterrefatto da tutto ciò, tanto quanto voi. È alto più di due metri e gli mancano circa 13.030 giorni da vivere. Dimora a Melbourne con la moglie, agente segreto e assassina esperta di kung fu, e il Jack Russell più pigro del mondo. Non crede nel lieto fine.

Provenienza: primo volume dono dell’Ufficio stampa, che ringraziamo, secondo e terzo volume presi in prestito nelle Biblioteche del Circuito SBAM della provincia di Torino.

L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón (Oscar Draghi, 2019) a cura di Elena Romanello

22 novembre 2019

978880471906HIG-333x480A quindici anni dalla prima edizione italiana di quello che è ancora oggi uno dei romanzi, spagnoli e non, più amati di sempre, arriva per Oscar Draghi una nuova edizione de L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón, con una nuova prefazione dell’autore, reduce da altri successi con i capitoli successivi del libro, e sopratutto con una bella cornice iconografica in tema con la storia narrata.
Le pagine di quest’edizione celebrativa sono infatti illustrate dalle suggestive fotografie di Francesc Catalá-Roca, artista della macchina fotografica catalano riscoperto di recente dopo decenni di oblio, che ritrasse la Barcellona del dopoguerra, in immagini evocative che si sposano perfettamente con la storia narrata da  Carlos Ruiz Zafón.
Ci sono città reali che diventano luoghi dell’anima anche per chi non le ha ancora visitate, o acquisiscono nuova vita grazie ai libri, e quello che ha fatto su Barcellona L’ombra del vento, un romanzo intriso di realismo magico ma che ha fatto fare i conti ad un Paese con un passato tra i più oscuri e troppo in fretta rimosso è uno di questi.
La storia e le foto portano nella Barcellona del 1945, dove vivono il giovane Daniel e suo padre, proprietario di una libreria di volumi usati: il ragazzo non ricorda più il volto della madre, una delle tante vittime della guerra civile per il colera non curabile per i tagli alle medicine, e il padre lo porta al Cimitero dei libri dimenticati, una gigantesca biblioteca dove vengono conservati libri sottratti all’oblio. Daniel deve scegliere un libro da adottare per tutta la vita ed è conquistato da L’ombra del vento dello sconosciuto autore Julián Carax. Daniel ama talmente quel libro che cerca le altre opere dello stesso autore, ma scopre che quel libro che ha in mano potrebbe essere l’unico ancora esistente dello scrittore, anche perché sulle tracce di quei libri c’è un uomo misterioso e mostruoso, che cerca i libri di Carax per bruciarli, che si fa chiamare Laín Coubert, personaggio presente anche nei libri dello scrittore, dove rappresenta il Diavolo in persona.
Daniel non si fa scoraggiare e ricostruisce, in una Barcellona ferita dalla guerra civile e dalla dittatura franchista, dove piove sempre e dove non ci sono certo le atmosfere estive e calde che si associano alla capitale catalana, tutta la vicenda dello scrittore, tra follie, amori, tragedie, amicizie, fino a scoprire il segreto di Carax.
Un’occasione per rileggere e riamare il libro, se lo si è già fatto, con un tocco di atmosfera in più grazie alle foto, o di scoprire quello che è ormai un classico contemporaneo, un libro che porta in un viaggio fantastico e macabro per parlare di crescita, morte, rinascita, rielaborazione del lutto, memoria e saper andare avanti malgrado tutto.

Carlos Ruiz Zafón (Barcellona, 1964) ha raggiunto il successo nel 2002 con L’ombra del vento, l’inizio della saga del Cimitero dei Libri Dimenticati. Le sue opere sono tradotte in più di 40 lingue.

Provenienza: libro del recensore.

Fuoco e sangue di George R. R. Martin (Oscar Draghi, 2019) a cura di Elena Romanello

21 novembre 2019

978880471678HIG-333x480In attesa degli ultimi due volumi della saga delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, che gli appassionati di tutto il mondo aspettando spasmodicamente da anni e che continuano ad essere rinviati dall’autore, un’attesa ancora più desiderata da quando la conclusione della serie TV non ha soddisfatto le aspettative, anche se alcune cose dovrebbero tornare nei libri, arriva nella collana Oscar Draghi la nuova edizione del libro che dovrebbe ispirare il prequel annunciato da HBO.
Fuoco e sangue, presentato in una nuova veste con i disegni di Doug Wheatley che mancavano nell’edizione italiana precedente, racconta infatti l’antefatto della storia che tutti gli appassionati conoscono, la storia della carismatica e folle famiglia Targaryen secoli prima della madre dei Draghi Daenerys, attraverso una serie di storie che ricostruiscono una vicenda complessa, affascinante e cruda.
Secoli prima degli eventi de Il Trono di Spade, casa Targaryen, l’unica famiglia di signori dei draghi sopravvissuta al disastro di Valyria provocato da eruzioni vulcaniche e maremoti, si stabilì a Roccia del Drago, sotto la guida di Aegon il conquistatore, creatore del Trono che tante guerre scatenerà fino alla fine, ambito da tutti e nello stesso tempo una maledizione per tutti.
Nelle pagine del libro rivivono poi le altre generazioni di Targaryen, fino alla guerra civile che quasi distrusse la loro dinastia, con la ricostruzione di eventi solo accennati prima come la Danza dei Draghi, la devastazione di Valyria, i crimini di Maegor detto il Crudele, ma anche il ricordo di Westeros quando era piena di draghi, prima che venissero creduti estinti.
Certo, forse sarebbe meglio poter leggere gli ultimi capitoli delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ma anche Fuoco e Sangue, una storia inventata rigorosa come la Storia vera, paragonata da qualcuno a saggi su eventi reali come Declino e caduta dell’Impero romano di Gibbon, è un libro di grande interesse, scritto con lo stile di un erudito maestro della Cittadella, con una metaletteratura che immerge quindi in un universo fantasy come se parlassero i diretti protagonisti.
Chi segue i romanzi di Martin ha già letto qua e là qualcosa di questa storia, in particolare nel volumone Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco, ma qui ha la possibilità di scoprire tutta la vicenda con il suo arazzo di morte, sangue, fuoco e distruzione. In attesa a questo punto del prequel, le cui riprese dovrebbero cominciare presto ma su cui finora c’è il silenzio più assoluto.

George R.R. Martin (Bayonne, New Jersey, 1948) è l’autore delle celebri “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”. Sceneggiatore per il cinema e la televisione, ha pubblicato racconti e romanzi di fantascienza, vincendo numerosi premi, tra cui l’Hugo, il Nebula, il Bram Stoker e il Locus. Mondadori ha pubblicato tutti i libri delle “Cronache” compreso il recente prequel Il Cavaliere dei Sette Regni (2014) e La Principessa e la Regina (contenuto in La Principessa e la Regina e altre storie di donne pericolose, antologia curata da Martin stesso assieme a Gardner Dozois, 2015), e il volume Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco: la storia ufficiale di Westeros e del Trono di Spade (2014, con Linda Antonsson e Elio M. García Jr.), le raccolte di racconti Le Torri di Cenere (2007) e I re di sabbia (2008), il romanzo Il Pianeta dei Venti (2012, con Lisa Tuttle), i due volumi di racconti I Canti del Sogno (2015) e la serie di romanzi a mosaico da lui coordinata Wild Cards.

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche civiche torinesi.

La quinta stagione di N. K. Jemisin (Oscar Fantastica, 2019) a cura di Elena Romanello

18 settembre 2019

la-quinta-stagione-maxw-814Oscar Fantastica propone il primo romanzo della trilogia della Terra SpezzataLa quinta stagione, scritta dall’autrice afroamericana N. K. Jemisin e già opzionata per una serie televisiva di prossima realizzazione, sull’onda dell’interesse che ormai i generi del fantastico hanno suscitato presso cinema e TV.
Con questo libro l’autrice, una veterana della scrittura visto che cominciata a produrre storie a 10 anni, ha vinto nel 2016 il prestigioso premio Hugo, confermando un talento già noto, e negli anni successivi ha rivinto altre due volte il premio per i capitoli successivi di questa saga tra fantascienza e fantasy, in cui si mescolano tematiche femministe e di appartenenza etnica, ecologia e razzismo.
Ci si trova su un mondo che sta attraversando la sua quinta stagione, quella che lo porterà alla fine, tra terremoti, eruzioni, mancanza di luce, carestie, in un unico continente dove è chiaro che tutto sta per terminare, e in maniera tragica. In questo mondo vivono le tre protagoniste, Damaya, Syenite ed Essun, ognuna con un destino che sembra preordinato ma che forse potrà cambiare per la fine imminente.
La città principale di questo mondo è Yumenes, opulenta e arrogante, costruita in maniera decorativa e incapace di fronteggiare le catastrofi climatiche che si stanno abbattendo sul mondo. E uno dei palazzi comunque splendidi di Yumenes è il Fulcro, dove vivono gli orogeni, i perseguitati della storia, una metafora delle minoranze in difficoltà nel mondo reale, afroamericani in testa, temuti per i loro poteri che però fanno comodo ai cosiddetti normali, visto che sono in grado di plasmare le scosse sismiche.
La quinta stagione ha una costruzione complessa, inizia da quella che è una scena finale e poi si snoda man mano, con tre storie parallele, in tre momenti diversi, raccontate dalle protagoniste che fanno parte degli orogeni, una ragazzina, una giovane donna e una madre di due figli, in cerca di una possibilità in una realtà senza speranza.
Un romanzo di genere fantastico, che come tutti i grandi titoli di questo genere (da 1984 Arancia meccanica, da Il mondo nuovo Fahrenheit 451, giusto per citare i primi che vengono in mente) si pone come metafora del nostro mondo, spesso se non sempre basato sulla discriminazione e sullo sfruttamento della sofferenza altrui, specie se le vittime sono donne e magari di colore. Ma non bisogna aspettarci retorica femminista o black power, La quinta stagione è un libro secco, senza fronzoli, che appassiona, avvince, fa riflettere, merita riletture e rimandi per capire la complessità della trama e lascia con la voglia di leggere i capitoli successivi.
Una scoperta interessante, un romanzo già classico, un libro su cui riflettere, sia che si ami il genere sia che si preferiscano altre storie, oltre che senz’altro un titolo da consigliare a chi pensa che la fantascienza e il fantastico non possano parlare della realtà.

N. K. Jemisin (Iowa City, 1972) ha scritto otto romanzi e diverse raccolte di racconti, per i quali ha ricevuto molti premi. Fra questi, prima e unica nella storia, tre Hugo come Miglior romanzo per tutti e tre i titoli de “La Terra Spezzata” nel 2016, 2017 e 2018.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

L’inverno sta arrivando di Carolyne Larrington (Oscar Fantastica, 2019) a cura di Elena Romanello

11 settembre 2019

978880471235HIG-313x480La saga del Ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin e il suo adattamento televisivo nel serial cult Game of thrones (o se si preferisce Il trono di spade) è e resta uno dei fenomeni di culto di questi ultimi anni, anche se il finale non ha soddisfatto tutti, anche per la ricchezza di interpretazioni e di riferimenti che offre, a cominciare dai richiami alle opere di William Shakespeare, su cui in molti continueranno a pronunciarsi.
La storica Carolyne Larrington sceglie, fedele al suo lavoro e ai suoi studi, ne L’inverno sta arrivando un approccio storico, svelando le ispirazioni alla realtà che ci sono nella costruzione del complesso mondo di Westeros e Essos.
George R. R. Martin non ha mai nascosto di amare molto come epoca storica la complessa e truculenta pagina inglese della Guerra delle due Rose, che ispirò anche Robert Louis Stevenson con La freccia nera e in tempi più recenti la romanziera Philippa Gregory: nella vicenda dei Lannister e degli Stark ci sono non poche analogie, ma non è l’unico universo del passato in cui si trovano richiami nei romanzi e nel serial.
Nelle pagine di Carolyne Larrington si compie un vero e proprio viaggio attraverso le terre del Ghiaccio e del Fuoco, mondo non solo medievaleggiante e capace di conquistare anche chi normalmente non segue il fantasy: si scoprono le analogie tra Cersei e Eleonora d’Aquitania, tra le Nozze rosse e un fatto accaduto a fine Seicento in Scozia, tra i Guardiani della Notte e i Templari, tra le città della Baia degli Schiavisti liberate da Daenerys a caro prezzo e varie civiltà dell’antichità, prima fra tutti Roma, e tra i Dothraki e Mongoli, giusto per citare alcuni degli spunti del libro, davvero ricco, scorrevole e appassionante, come i romanzi e come la serie.
L’autrice ricorda fatti storici vari, di epoche diverse, che sono confluiti nella creazione dell’immaginario, senza dimenticare anche l’aspetto invece irreale delle storie medievali, portando il lettore tra terre arcane dove rivivono l’Oriente esotico, i boschi delle saghe celtiche e nordiche, i folletti, i giganti, i fondamentali draghi, i castelli, le streghe, le sette di morte e risurrezione e molto altro ancora.
Un libro fondamentale per chiunque ami i romanzi e la serie TV, perché svela mille curiosità e mille ispirazioni di un microcosmo che ha saputo davvero incollare un pubblico diverso ed eterogeneo alla poltrona e allo schermo per vedere come andava avanti, un microcosmo senza veri eroi ma con personaggi che hanno saputo appassionare.
Ma un libro interessante anche per chi vuole sapere di più su questo universo fantastico, complesso, crudele, spietato ma avvincente: la vittoria al Festival di Venezia del film Joker ha solo confermato a chi lo sapeva già che gli universi del fantastico non sono storielle ma epopee, miti moderni che affondano le radici in millenni di cultura e suggestioni.

Carolyne Larrington (1959), docente di Letteratura inglese a Oxford, è una studiosa di antiche saghe, in particolare di quelle norrene e del ciclo arturiano. Tra i suoi libri The Woman’s Companion to MythologyThe Poetic EddaKing Arthur’s EnchantressesMorgan and her Sisters in Arthurian TraditionMagical Tales: Myth, Legend and Enchantment in Children’s books e The Land of the Green Man: A Journey through the Supernatural Landscapes of the British Isles.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Mooncop – Poliziotto lunare di Tom Gauld (Mondadori, 2019) a cura di Giulietta Iannone

8 settembre 2019
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Tra le tante opere edite quest’anno per festeggiare i 50 anni dallo sbarco dell’Apollo 11 sulla Luna, missione che portò per la prima volta due astronauti statunitensi, Neil Armstrong e Buzz Aldrin, il 20 luglio 1969 a mettere piede sul nostro affascinante satellite naturale, realizzando un sogno in realtà già presente sin dall’antichità, ce ne è una molto particolare, un libro di fumetti Mooncop – Poliziotto lunare (Mooncop, 2016) di Tom Gauld edito da Mondadori nella collana Oscar INK, con introduzione di Susanna Basso e tradotto da Claudia Durastanti.
Tom Gauld è un nome noto, anche sul nostro blog, fumettista originale ed eclettico di cui abbiamo già potuto recensire il bellissimo In cucina con Kafka, una parodia molto bonaria, divertente e divertita, sul mondo dei libri e l’ambiente editoriale.
Per Mooncop – Poliziotto lunare, Gauld ha scelto il blu, il colore lunare per eccellenza, per descrivere le bizzarre avventure di un improbabile poliziotto lunare, tenero e avventuroso, incaricato di sorvegliare una colonia terrestre desolata e in declino, di cui diventerà uno degli ostinati ultimi abitanti. I toni sono melanconici e sognanti, lo stile è rappresentato nei suoi tratti essenziali, come Gauld ci ha abituato.
Si può leggere sia in formato cartaceo che in ebook adattato per tablet, e la cosa bella è che ci porta a riscoprire parte della magia che la Luna ha sempre portato con sé anche in letteratura e in spettacoli televisivi dai sogni di Astolfo sulla Luna dell’Orlando Furioso, alle avventure fantascientifiche di Spazio 1999.
Tom Gauld ha scelto di addolcire con riflessi più delicati e poetici una narrazione che riflette cosa l’uomo prova di fronte al silenzio e alla solitudine dello spazio siderale e sembra ricordarci che la fratellanza, l’aiuto reciproco e l’amore (dolcissime le tavole finali) sono le cose veramente importanti.

Tom Gauld è nato nel 1976 e cresciuto nell’ Aberdeenshire, in Scozia. È un vignettista e illustratore e il suo lavoro è regolarmente pubblicato su The Guardian, The New York Times and New Scientist. Ha creato un nutrito numero di libri a fumetti. Vive a Londra con la sua famiglia.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Anna dell’Ufficio Stampa Mondadori.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.