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:: Rivista Il Segno: In Cina il futuro della fede? e altre storie a cura di Giulietta Iannone

8 luglio 2026

Nel numero di luglio-agosto della rivista Il Segno del Sovrannaturale esce un articolo a firma della giornalista siciliana Daniela Distefano, in collaborazione con il reverendo padre Giuseppe Caponnetto, dal titolo: In Cina il futuro della fede? che ha catturato la mia attenzione, un po’ perchè parla di Cina, anche da un punto di vista storico, e io amo molto questo paese, un po’ perchè narra le apparizioni mariane in Cina nel 1900 durante la Rivolta dei Boxer, e non spesso se ne sente parlare. Mentre nel resto del mondo si sente parlare di crisi della fede, di chiese sempre più vuote, di giovani che si allontanano dalla religione, in Cina sta curiosamente avvenendo l’opposto. Mi riferisco alla religione cattolica, ma posso estendere al senso del sacro in genere. Forse non tutti sanno ma in Cina esistono due chiese distinte: una ufficiale, sotto il controllo del governo cinese, tollerata e se vogliamo istituzionalizzata, e una alternativa, perlopiù clandestina, a detta di molti perseguitata, che presta ubbidienza al Santo Padre, ovvero al Vaticano di Roma, ovvero a una struttura straniera fuori dal territorio cinese. Ma come si diffuse la fede, non solo cattolica, in Cina? E’ una lunga storia che ho approfondito nei miei studi e se vogliamo questo esula dall’articolo della Distefano, che presta maggiore attenzione al culto mariano cinese che si diffuse durante la Rivolta dei Boxer del 1900. Molte furono le apparizioni mariane testimoniate, molti i santuari che furono eretti, fervente il culto mariano arrivato fino a oggi. Nell’articolo si parla di questo sia da un punto di vista storico che sociale e antropologico. Il culto mariano in Cina è molto diffuso, forse più che da noi, sebbene il Partito Comunista cinese non l’incoraggi e non apprezzi gli assembramenti, oltre a professarsi ateo. Forse Nostra Signora di Sheshan è uno dei titoli più importanti con cui la Chiesa cattolica venera la Vergine Maria in Cina. Il nome deriva dalla collina di Sheshan, situata a circa 35 km a sud-ovest dal centro di Shanghai, dove sorge l’omonimo e celebre santuario, meta di costanti pellegrinaggi che le autorità cinesi non riescono a scoraggiare. Se vogliamo il maggiore punto di scontro tra governo cinese e chiesa cattolica avvenne in seguito alla canonizzazione di 120 martiri cinesi proclamata da Papa Giovanni Paolo II il 1°ottobre del 2000, che suscitò una dura reazione diplomatica da parte della Repubblica Popolare Cinese. Pechino accusò i missionari di essere spie e agenti dell’imperialismo occidentale, definendo l’evento un affronto alla sovranità nazionale. La principale accusa fu lo spettro del colonialismo, il governo cinese contestò aspramente il riconoscimento, sostenendo che i santi fossero collusi con le potenze coloniali dell’epoca e complici delle umiliazioni subite dalla Cina (inclusi gli eventi della rivolta dei Boxer). Il Papa respinse fermamente le critiche sostendo che la canonizzazione non era un atto politico contro lo Stato, ma il riconoscimento di virtù eroiche ed esempi di fede. Tuttavia la polemica creò serio imbarazzo nel dialogo con la Chiesa patriottica cinese, portando a frizioni con la Santa Sede che se vogliamo durano fino ai giorni nostri. Avendo studiato il periodo, e analizzato decine e decine di lettere di missionari per lo più francescani, oltre che gesuiti, ero giunta alla convinzione, sempre dopo lo studio dei documenti in mio possesso, che effettivamente questi martiri furono uccisi nel modo più barbaro per spregio alla fede. Per cui per il diritto canonico si può a pieno titolo definirli martiri. Questa era la mia tesi di fondo, contenuta nella mia tesi di laurea, e questa opinione la conservo fino a oggi, sebbene siano da precisare alcune cose: non tutti i convertiti cinesi erano sinceri, alcuni lo fecero per interesse, per avere privilegi, per fuggire al sistema penale e giudiziario cinese (in seguito all’extraterritorialità); i Boxer non erano degli assassini senza fede e morale, perlopiù avevano intenti sinceramente patriottici volendo fermare il cattivo influsso sul loro paese dovuto agli stranieri, e le Guerre dell’Oppio, e le ripercussioni della diffusione di questa droga in Cina non furono da sottovalutare. Ci sarebbe ancora da approfondire l’argomento, da analizzare i resoconti cinesi, etc.. insomma ancora c’è molto lavoro da fare, ma le storie dei martiri sono strazianti, molti missionari vennero uccisi nei modi più barbari che fanno impallidire noi occidentali. Tornando all’articolo in questione è molto serio e ben documentato e avvicina molti a queste tematiche di strettissima attualità. Se vi capita leggetelo.

:: Costruttori di Pace. Essere testimoni di fede, amore e unità di Papa Leone XIV (Mondadori, 2026) a cura di Daniela Distefano

7 luglio 2026

Il primo anno di pontificato di  papa Leone XIV si è manifestato nella sua virulenza di avvenimenti sconvolgenti. Mentre l’Italia traballa tra amoralismo, mollezza, sonno spirituale, il mondo si addenta una porzione di vitalità terrestre e stringe tra i denti le armi e la desolazione. Da ultimo, le calamità -come il terremoto in Venezuela – cancellano ogni istinto di svogliatezza terrena: chi persiste nella Verità vive un altro modo di abitare il mondo e forse, preso dalle estasi dello Spirito Santo,  abbraccia le Croci con la dolcezza della più agognata sopportazione. In fondo, il peso che dobbiamo patire per il Signore è leggero, il carico viene dalla mole delle nostre nefandezze oramai spazzatura per Dio che cerca di riciclare quello che sembra essere votato alla distruzione, cioè il Creato.

Ma gli eletti salveranno la Terra, non l’ecologia sostenibile solamente…

Papa Leone incoraggia, sostiene, ammonisce, grida col cuore perché è di indole mite e i miti non straparlano o urlano ai lupi.

Questa antologia di scritti raccoglie discorsi, le omelie e i messaggi ritenuti maggiormente utili a delineare la sua fisionomia nel suo primo anno di Missione cristiana. Il suo, si è distinto  – per l’appunto – come un cammino silenzioso, senza clamori, all’insegna della giusta misura in tutto, con dei tratti agostiniani di colleggialità, unità e carità fraterna. Su tutto il suo magistero c’è il primato dell’annuncio del Vangelo, ossia la predicazione della bellezza della fede che vive di carità.

Per questo ha esortato anche i vescovi a uno slancio rinnovato nella trasmissione della fede, ponendo Gesù Cristo al centro, sulla strada indicata dall’Evangelii gaudium, aiutando le persone a vivere una relazione personale con lui, per scoprire la gioia del Vangelo. Per il Sommo Pontefice occorre portare Cristo nelle “vene” dell’umanità, rinnovando e condividendo  la missione apostolica: << Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi>>. Accanto a Gesù ci sarà sempre Maria, rappresentata nello stemma pontificio dalla purezza del giglio. Infine, lo Spirito Santo perché con i suoi doni, apra le frontiere dei nostri cuori chiusi e atrofizzati nell’egoismo e nella paura, iperconnessi ma sempre più soli, incapaci di creare dentro di noi spazi e relazioni con gli altri.

Con l’universalità della Chiesa, a 1700 anni dal primo Concilio ecumenico di Nicea (325), si impone con particolare forza e urgenza il tema dell’unità dei cristiani.

Ogni parola di Papa Leone è un appello a riscoprire la comune vocazione alla pace. Sono chiamate in causa  le responsabilità degli Stati e dei governi che non possono rimanere insensibili di fronte a tanti orrori delle guerre, ma devono reagire e prendere una posizione ferma.

Sin qui il generale (nazioni, governi, organizzazioni di promozione della Pace e la Salvezza del Creato)  ma la voce di Papa Leone si è fatta udire anche nel particolare: la chiesa non può prescindere dal tornare a parlare con forza di famiglia e di matrimonio cristiano, <<il canone del vero amore tra l’uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo>>.

Senza una famiglia non c’è futuro, essa non  è un luogo di passaggio, dove si entra e si esce a piacere, ma è il crocevia al quale tutte le strade convergono sia sul piano umano sia ecclesiale.

Nel Discorso alle associazioni e ai movimenti ecclesiali del  6 giugno 2025, il Sommo Pontefice afferma: “Nella volontà di associarsi, che ha dato origine al primo tipo di aggregazioni, troviamo una caratteristica essenziale: nessuno è cristiano da solo!

Siamo parte di un popolo, di un corpo che il Signore ha costituito. Sant’Agostino, parlando dei primi discepoli di Gesù, dice: << Erano diventati certamente tempio di Dio, e non lo erano diventati come singoli ma tutt’insieme erano diventati tempio di Dio>>.  I carismi, invece, <<sono distribuiti liberamente dallo Spirito Santo affinché la grazia sacramentale porti frutto nella vita cristiana in modo diversificato e a tutti i suoi livelli>>.

La missione ha segnato la mia esperienza pastorale e ha plasmato la mia vita spirituale. Anche voi avete sperimentato questo cammino. Dall’incontro con il Signore, è nato il desiderio di farlo conoscere ad altri.  E avete coinvolto tante persone, dedicato molto tempo, entusiasmo, energie per far conoscere il Vangelo nei posti più lontani, negli ambienti più difficili, sopportando difficoltà e fallimenti. Tenete sempre vivo tra voi questo slancio missionario”.

Nel Discorso ai vescovi in occasione del loro Giubileo del 25 giugno 2025, si prende spunto dall’esempio di vescovo ideale per approdare alla fisionomia del cristiano fedele sulla Terra:

Il vescovo è uomo di fede. Per dare testimonianza al Signore Gesù, il pastore vive la povertà evangelica. Ha uno stile semplice, sobrio, e generoso, dignitoso, e nello stesso tempo adeguato alle condizioni della maggior parte del suo popolo. Le persone povere devono trovare in lui un padre e un fratello, non sentirsi a disagio nell’incontrarlo o entrando nella sua abitazione. 

Egli è personalmente distaccato dalle ricchezze e non cede ai favoritismi sulla base di esse o di altre forme di potere.

Il vescovo non deve dimenticare che, come Gesù, è stato unto di Spirito Santo e inviato a portare il lieto annuncio ai poveri.

Insieme alla povertà effettiva, il vescovo vive anche quella forma di povertà che è il celibato e la verginità per il Regno dei cieli. Non si tratta solo di essere celibe,  ma di praticare la castità del cuore e della condotta e così vivere la sequela di Cristo e offrire a tutti la vera immagine della Chiesa, santa e casta nelle membra come nel Capo.   Siamo tutti invitati ad imitarlo nella sua condotta, anche gli sposati, anche chi non ha una vita consacrata in senso stretto.

Nella sequela dei suoi predecessori, anche Papa Prevost lotta per porre fine allo scandalo della fame.

La Chiesa incoraggia tutte le iniziative volte a porre fine allo scandalo della fame nel mondo, facendo propri i sentimenti del suo Signore, Gesù, il quale, come narrano i Vangeli, nel vedere che una grande folla si avvicinava a Lui per ascoltare la sua parola, si preoccupò prim di tutto di darle da mangiare e per questo chiese ai suoi discepoli di farsi carico del problema, benedicendo con abbondanza gli sforzi compiuti.

Oggi  assistiamo desolati all’uso iniquo della fame come arma di guerra. Far morire di fame la popolazione è un modo molto economico di fare la guerra.

Per questo oggi, quando la maggior parte dei conflitti non viene combattuta da eserciti regolari, ma da gruppi di civili armati con scarse risorse, bruciare terre, rubare il bestiame, bloccare gli aiuti, sono tattiche sempre più utilizzate da quanti intendono controllare intere popolazioni inermi.

E’ giusto lottare e soprattutto pregare per una diversa distribuzione della terra.

Questa raccolta potrebbe sembrare un assembramento di discorsi sulla pervasività dei Mali del pianeta, ma non mancano i riferimenti al mondo vero che ci attende dopo la morte, all’insegnamento dei santi.

Il Papa ricorda una donna che, con la grazia di Dio, ha saputo scegliere. Una ragazza coraggiosa e controcorrente: Chiara d’Assisi.

Sappiamo che San Francesco, scegliendo la povertà evangelica, dovette rompere con la propria famiglia. Era però un uomo: lo scandalo ci fu, ma fu minore. La scelta di Chiara risultò ancora più impressionante: una ragazza che voleva essere come Francesco, che voleva vivere, da donna, libera come quei fratelli! Chiara ha capito che cosa chiede il Vangelo.  Allora, come oggi, bisogna scegliere! Chiara ha scelto. E questo ci dà una grande speranza. E’ una santa imitazione: non si diventa <<fotocopie>>, ma ognuno – quando sceglie il Vangelo – sceglie se stesso. Perde se stesso e trova se stesso. Preghiamo dunque per i giovani; e preghiamo per essere una Chiesa che non serve il denaro o se stessa, ma il Regno di Dio e la sua giustizia. Una Chiesa che, come santa Chiara d’Assisi, ha il coraggio di abitare diversamente la città. La cura del creato, diventa una questione di fede,  di umanità e anche di Cielo che ci attende.

:: A “Spisidda”. Piccola biografia di Pina Micali (Edizioni Segno) di Fabiana D’Urso, a cura di Daniela Distefano

3 giugno 2026

Nel 2021, qualche mese prima della sua nascita in Cielo, ho telefonato alla mistica Pina Micali. Sapevo il suo numero perché era quello dell’associazione fondata per diffondere i Messaggi che Gesù e la Madonna le inviavano da decenni. Ero già credente, nel senso che credevo a quello che leggevo, e speravo di incontrarla un giorno a Giampilieri, in provincia di Messina, dove abitava e dove ha ricevuto i doni soprannaturali delle lacrimazioni delle statue e delle stimmate. E’ stato tutto velocissimo.. e delle parole che mi ha detto ricordo il tono, eloquente più di mille risposte o interrogativi. Ma la cosa che mi ha colpita di più è che dopo averle parlato per pochi istanti, mi sono resa conto che le volevo già bene, ho avuto l’impressione che fosse una mia zia cara, una persona umile, dolce ma ferma. Non l’ho più risentita, ero in un monastero quando ho appreso della sua morte, le avevo mandato per posta una lettera dicendole di quanto fosse bella per me quell’esperienza, forse non l’ha mai ricevuta né letta….. Però non si è dimenticata di me. Tornata in Sicilia, cominciai ad andare ogni giorno in chiesa, e tra le prime persone che conobbi c’erano ben tre signore di nome Pina. Sembrava che fosse questo il messaggio nascosto in quella telefonata, vai a messa, ricevi Gesù nell’Eucarestia, spogliati del ridondante che c’è nella tua vita e che ti ingombra l’anima.
E ora la sintesi del libro di Fabiana D’Urso che ha avuto la fortuna di conoscerla bene e di fare con lei un tratto del proprio cammino di vita e di fede.
La Chiesa, non si è ancora espressa sui fenomeni della casa di Giampilieri tra il 1989 e il 2021 e su lei, la donna che ha trasmesso i messaggi di Gesù e Maria alla Curia e che ha ricevuto sul proprio corpo i segni della crocifissione. Bisogna fare pochissimi metri di appartamento ed entrare nella Cappella di Nostra Signora di Giampilieri voluta e aperta quando Pina era ancora in vita per trovare la risposta a mille domande su lacrime, sangue e statue miracolose.

Nel 1990 avviene il primo incontro tra la Madonna e Pina Micali. Pina è intenta a fare le faccende di casa quando la Madonna in tutto il suo splendore le appare a mezz’aria. Il corpo non è intero, ma Pina vedrà solo un meraviglioso mezzobusto. Questo è un momento storico per la vita dell’anima pura di questa donna. L’incontro con la Madre e Regina del cielo e della terra, accade nell’umiltà e nel silenzio di una piccola casa.
Ma le prime lacrime risalgono al 1989, un anno prima. Pina aveva messo a riposare, come ogni pomeriggio, il più piccolo dei suoi figli, che a quel tempo aveva due anni. Un volto bronzeo di Gesù, improvvisamente inizia a lacrimare. Il fatto richiama subito la Curia, cominciano le lacrime di sangue.
Riportiamo uno dei messaggi della Madonna alla mistica siciliana:
“Figli miei, siate sereni nella fatica e nella grande lotta con il mio nemico che cerca di stancare e stroncare soprattutto i miei piccoli per portare tante anime nel baratro più profondo. Figli miei, la preghiera del Santo Rosario è la consapevolezza che la vostra Mamma Celeste è accanto a ciascuno di voi e dei suoi piccoli, che anelano ad abbandonarsi totalmente alla volontà del Padre nelle braccia materne, è la certezza della vittoria sul male e e della sconfitta di satana su tutti i miei piccoli, che nella quotidianità si affidano alle mie materne cure per lottare e portare in salvo tra le braccia della vostra Mamma Celeste tanti miei figli, che si affannano senza capire i tempi che vivete, essendo lontani dalla ‘parola’ del figlio mio Gesù come vita vissuta nella pienezza dell’ amore in Cristo Gesù”.

Pina Micali conosceva Dio, il volto di suo Figlio, parlava con la Vergine e vedeva gli angeli. Se aveva bisogno di conforto il Cielo scendeva a farle compagnia. E tutto attraverso un continuo insegnamento volto a istruirla secondo i dettami e i canoni della perfezione. Eppure, Dio non le aveva cambiato la natura umana ma aveva operato aprendo nella sua anima una porta di comunicazione costante con il Paradiso. I messaggi e la loro modalità di scrittura seguivano un iter di gestione quotidiano, dove tutto era semplice e familiare per lei. Dio viveva nella casa della famiglia Micali come una luce sempre accesa. La prima volta in cui vede il Cristo le appare coricato con la sua Croce a terra. Le chiederà se sia disposta ad accettare di soffrire per la salvezza di tante anime, Pina dirà di sì. All’inizio le si formarono solo delle piccole crocette di sangue sulle ginocchia e sui piedi, ma Gesù le aveva detto che ogni anno trascorso le sofferenze sarebbero aumentate sempre di più.
Il dolore che più lacerava il cuore di Gesù non era solo quello infertogli dall’umanità cieca, ma era quello che lo dilaniava per il tradimento ricevuto. La stessa Madonna con le sue lacrime e il suo peregrinare da un punto all’altro della Croce, come raccontava Pina, era uno straziante e inconsolabile dolore. La madre di tutte le madri che piange il proprio Figlio Santo, condannato come il peggiore dei ladri e massacrato nel corpo come nessun uomo potrebbe mai sopportare senza morire prima. I messaggi che Maria Santissima dona alla signora Pina sono da principio piccoli, poi si faranno sempre più importanti. La Madonna dice: “Dovete fare penitenza, recitare il Santo Rosario tre volte al giorno, fate opere buone e amatevi gli uni con gli altri”. Sono segni innumerevoli e tutti protesi a svelarci i tranelli del presente per ovviare grazie alle preghiere incessanti la voragine di Male che incombe sulle nostre famiglie, case, affetti, figli, e Amore per Dio rigato dalla paura e dalla mancanza di fiducia. E intanto Gesù ha sete, ha sete di anime e si sceglie quelle più umili e piccole per diffondere il suo Messaggio di Pace, Speranza, Amore e Salvezza.

:: Generose anime di eroi di Gianni Riotta (Mondadori, 2026) a cura di Daniela Distefano

1 Maggio 2026

Il titolo rimanda a eroi ancestrali, le loro anime appuntite con la selce del loro sudore di sapiens. Poi Ulisse scoprì l’inganno, e tutti lo seguirono per accecare i propri Polifemi, disseminati nei campi dell’odio di classe, di razza, di genere, nel veleno col quale si annacqua la famiglia cristiana. Il libro parla di indagini (ispettore  Dallera e detective Ernst), morti tatuati, gladiatori, streghe idolatrate (shadowMum): << Il vuoto dentro di noi è peggiore della paura intorno a noi, ecco la verità che non vogliamo ascoltare>>… Ricorda San Paolo: il tempo in cui non si sopporterà più la sana dottrina arriverà quando le persone, per “prurito di udire” (cioè per capriccio o desiderio di novità), rifiuteranno la verità per seguire maestri che assecondano i loro desideri.

Poi ci sono Acheng, innamorato e vergine, e Meredith De Lattre, spia per azzeramento sentimentale. Il padre, troppo duro, è ambasciatore chiave nelle episodi del plot, forse per sopperire alla mancanza di una figura di spicco nella vicenda di una giovane donna sola ma non solitaria. Le fanno compagnia i sogni e molto lavoro rischioso, quel tanto che basta per scansare rimpianti, e dolore per la separazione dal marito infedele. Il romanzo segue un percorso pittorico, mi ricorda un dipinto con horror vacui  dove tutto è riempito fino all’ultimo spazio vuoto della tela. Potrei intitolare questo articolo: 

“L’ultima stagione del giorno”, perché questo thriller ispira pensieri odierni e apocalittici.

E’ tutto un pullulare di  mondi sotterranei, senza connotati geografici permanenti.Un libro che parla di una ricerca disperata, di un desiderio di Redenzione, spinto fino alla maniacalità delle intercalazioni. Intessuto di ispirazioni bibliche, citazioni filosofiche, letterarie, di informatica, di cyber-society. Sembra ispirarsi, in alcuni frangenti, al salmista:  

<<Lo stolto pensa:”Dio non c’è”.

Sono corrotti, fanno cose abominevoli: non c’è chi agisca bene. …

Sono tutti traviati….>>

E poi : “Per essi non c’è conversione e non temono Dio. Ognuno ha steso la mano contro i suoi amici, ha violato la sua alleanza. Più untuosa del burro è la sua bocca, ma nel cuore ha la guerra; più fluide dell’olio le sue parole, ma sono spade sguainate”.

Le pagine sono fitte di azioni e combinazioni; una di queste scene, con Acheng,  Meredith e altri personaggi, mi ha fatto pensare al cartone animato Scooby-Doo, laddove quattro  ragazzi e il loro cane alano girano il mondo in un furgone  chiamato  “Mystery Machine” per risolvere misteri che solitamente comprendono storie di fantasmi e altre entità soprannaturali. Al termine di ciascun episodio si scopre che queste forze hanno una spiegazione razionale e in genere si tratta di malintenzionati che cercano di spaventare e allontanare la gente per commettere crimini indisturbati. Nel thriller, i malintenzionati non solo spaventano ma minacciano, pervertono e uccidono.

Fanno da sfondo i punti caldi del pianeta, quelli dove la guerra attraversa le rotaie della realtà per scomparire dietro la tenda dell’incomprensibile. C’è persino la Roma felliniana di vicoli, ristoranti, amanti, cicisbei..e figure subdole che cercano di emergere dalla nullità ingolfandosi nel bitume del raschiamento sociale.

 La prima presidente donna deve  vedersela con il caso di cadaveri, per lo più  giovani uomini, spesso con segni di torture, abbandonati intorno ad ambasciate e altre sedi istituzionali, perfetto caso di guerra ibrida digitale.

Siamo passati così dallo “Stato minimo” (vedi l’economista del secolo scorso Friedrich August von Hayek), allo “Stato minato” del globo attuale.

-<<Meredith, sai cosa accadrebbe in America se terroristi, o mercenari di una potenza estera, si impadronissero di un ordigno nucleare o rapissero la presidente?>>.

-<<Paura, papà, città evacuate, forze armate mobilitate, voli interrotti, web censurato da NSA, Congresso e Corte Suprema nei bunker clandestini, magari Yukka, in Nevada, dove un tempo nascondevano le scorie radioattive.>>

<<No, Meredith. Dopo più di duecento anni,dal 1776, per imperfetta che sia stata, finirebbe la nostra democrazia.>>

Il primo presidente donna nel romanzo però ha una doppia croce .. la figlia rapita e la paura per la Nazione.

Aggiungerei una terza croce per lei, la figlia Aisley,  First Daughter della prima presidente donna, ha rapporti intimi con il suo ragazzo non fisso, anche se poi,  i rapitori che la tengono in ostaggio affermano che la ragazza è vergine e che la stupreranno se la madre non farà ciò che essi desiderano. Qui si aprirebbe un capitolo a parte sul tema della verginità. La perdita di fede nelle famiglie, la non fiducia nella religione cattolica cristiana, ha fatto sprofondare ai minimi termini i precetti del Signore camuffandoli per cose vecchie, datate, non più proponibili. Vediamo questa fiumana di fanciulli che come nel sogno di San Giovanni Bosco sventolano fieri il proprio fazzoletto:

<<Io pure mi avvicinai – dice Don Bosco –  a quella Signora e udii che, nell’atto di consegnare i fazzoletti, diceva a tutti i singoli giovani queste parole: – Non distenderlo mai quando tira vento: ma se il vento ti sorprende, quando tu l’avessi disteso, volgiti subito a destra, non mai a sinistra>>. Il fazzoletto della Santa Vergine Maria è la Purezza; molti si staranno contorcendo, ma forse uccidiamo i bambini con gli aborti perché non siamo più capaci di sostenerla o riconoscerla. E con questo vi auguro un lieto mese della nostra Mamma del Cielo.

:: “La riparazione cristiana” di Elena Golia (Edizioni Segno), a cura di Daniela Distefano

16 aprile 2026

Sulla Croce di Gesù

c’è tanto spazio ancora!

Ognuno di noi vi salga

ad occupare il posto suo

 in spirito di amore e di riparazione!

“Dio non si stanca di perdonare e voi non dovete mai stancarvi di chiedere perdono”, ha affermato Papa Francesco. Ma per chiedere il perdono occorre avere il senso del peccato… che molti non hanno! Noi ci salveremo quando avremo compreso che il Bene Spirituale è superiore a quel bene materiale, che ci è dato vivere fino a quando rimarremo su questa terra. E’ desolante, pertanto, gettare lo sguardo sui costumi morali dell’attuale società, constatando che il male derivante dal nostro peccato, è esaltato come modello di vita da seguire, mentre la virtù, che normalmente eleva e nobilita l’essere umano, è considerata come un orpello da cui liberarsi, un peso del quale  il “farsi carico” è fuori tempo e fuori luogo. La soluzione ad una simile decadenza consiste nel prenderne coscienza e correre alla riparazione del male fatto. A tal fine, Dio accetta anche l’intercessione di quelle anime sante che si adoperano a riparare non solo peccati personali, ma anche queli altrui. Dio è sommo Bene e Bontà infinita ma, essendo anche somma Giustizia, dovrà ricevere l’offerta della nostra riparazione.

Dal libretto di don Giuseppe Tomaselli, si legge:

Riparazione- Gesù afferma: “Ogni strappo che si fa alla Divina Giustizia si deve riparare.Ciò che si toglie all’amore divino, si dia raddoppiato e possibilmente centuplicato. La mia vita fu una continua riparazione dei peccati del mondo. Però l’atto più eccellente di riparazione lo compio sulla Croce, ove io, Vittima Divina, sospeso tra cielo e terra, pagavo i grandi debiti dell’umanità.

Tu, o anima, fa’ di tutto per diventare un’anima Ostia, cioè offrimi le tue pene fisiche e morali, per riparare i peccati dell’umanità. C’è tanto da riparare… per i tuoi familiari, per la tua città, per il mondo intero!

Gesù ha sete di anime

Dal libretto Anime Ostie di don Giuseppe Tomaselli.

Le Mortificazioni- Gesù dice: ”praticando bene una sola virtù, facilmente se ne praticano tante altre. Devi dare alla tua natura il necessario, mai il superfluo, più le darai, più ti chiederà. Le piccole rinunzie a cui potrai ricorrere possono essere: parlare piano; rispondere dolcemente; sedere con compostezza;alzarsi dal letto prontamente; essere sempre sorridente, anche nel momento in cui il tuo cuore è amareggiato; superare con generosità un puntiglio; non evitare la compagnia di una persona antipatica; non accalorarsi nelle discussioni e cedere facilmente dove non c’è errore o male;leggere con un poco di ritardo una lettera desiderata; non lamentarsi dei cibi; bere con ritardo; rinunciare ad un rinfresco nei calori estivi; frenare la curiosità di sentire un fatto; privarsi di un frutto o di un dolce; evitare di lodarsi; evitare la critica diretta contro gli altri; accettare lezioni di umiltà e di carità, ringraziando umilmente. Pregare per chi ci tratta male”.

Lo scrupolo

Alcune anime pie, disposte a sacrificarsi per Gesù, potrebbero cadere nella diabolica e terribile insidia dello “scrupolo”, architettata per tarpare le anime generose, facendogli sprecare il tempo che potrebbe essere utilizzato in attività proficue.  La vita di queste anime diventa pesante ed opprimente. L’anima scrupolosa fa continui esami di coscienza, fino ad esaurire le forze fisiche e diventare quasi incapace di lavorare. E’ tentata ad abbandonare la vita spirituale, per darsi ai piacere del mondo. Fino a quando quest’anima lotta contro il peccato mortale e contro mancanze involontarie, anche piccole, prova una grande pace, conseguendo discreti risultati. Ma poi, a causa di ripetuti esami di coscienza, pensando e ripensando a cose immaginarie, la fantasia si altera molto, tanto che appare “male” anche quello che tale non è.

Don Giuseppe Tomaselli afferma che, alle persone scrupolose e tormentate dalle più terribili tentazioni, occorre fare delle domande: “Se mentre voi siete con la mente ripiena di cattivi pensieri o dubbi sulla fede, io dicessi: ‘ Volete commettere un peccato mortale? Volete andare all’Inferno?’

Se l’interrogato dovesse rispondere: ‘Ma io non vorrei mai offendere Gesù!’

Io direi:’ In tanti anni di tormento non avete mai offeso Gesù! Avrete forse commesso delle imperfezioni, mai però una colpa grave!’

Il peccato mortale si fa solo quando l’anima nella pienezza delle sue facoltà dicesse: questo è un grave male, lo so e lo voglio fare con tutto il cuore! E’ quasi impossibile che le persone delicate arrivino a questo!”.

Amare il prossimo

Gesù afferma:Anima ostia, la virtù che devi coltivare innanzitutto è la carità! Amatevi gli uni e gli altri dissi agli Apostoli, da questo sarete riconosciuti per miei discepoli. Più l’anima Ostia sarà caritatevole, meglio sarà amata da me. E ogni piccola indelicatezza verso il prossimo è una spina dolorosissima conficcata nel mio Cuore”. Colui che manifesta un piccolo interesse al prossimo, condivide con Gesù una pena. Chi procura un piccolo piacere al suo simile, toglie una spina dal cuore di gesù.

Ogni volta, poi, che ti comunichi, la prima preghiera sarà per quelli che ti hanno fatto soffrire, dicendo: ‘O Gesù, per il mio prossimo, cambia in benedizioni e gioie i dispiaceri che ho ricevuto!’.  Gesù Ostia perdona, dimentica e benedice. L’anima ostia faccia lo stesso.

Chi è L’autrice di questa amalgama di preziosi ammaestramenti?  Elena Golia, nata ad Aversa (Caserta) nel 1945, dopo gli studi giovanili si reca a San Giovanni Rotondo, presso la Casa Sollievo della Sofferenza, per compiere una singolare esperienza di fede e di assistenza agli infermi, seguendo la direzione spirituale di padre Pio da Pietrelcina. Consegue il diploma di “Infermiera Professionale”; entra in contatto con Don Dolindo Ruotolo, Servo di Dio, ed incontra provvidenzialmente il Sacerdote siciliano don Giuseppe Tomaselli che la guarisce dai postumi di una malattia. Ad Aversa si sposa con un medico-chirurgo, diventa mamma di due figlie e nonna di cinque nipoti. Nel 1981, accede alla Scuola Statale dalla quale, in età matura, si colloca in pensione quale insegnante di scuola primaria. La sua fede religiosa si profonde in una produzione letteraria costituita da vari articoli, libri di testimonianza, di riflessione religiosa, preghiere. Esporta di recente la sua stampa in Polonia.

Grazie ad una meditata ricerca letteraria, con questo libretto  – edito da Edizioni Segno –  è riuscita a disegnare un quadro preciso circa la dovuta Riparazione che gli esseri umani sono tenuti a rendere a Dio per risolvere il proprio “mal fatto”.

Come ci insegnano padre Pio da Pietrelcina, don Giuseppe Tomaselli, e molti altri santi, il nostro Creatore, Sommo Bene e continua Provvidenza, è anche Somma Giustizia. Testimone principale di questa espiazione è nostro Signore Gesù Cristo, Dio incarnato, che con il suo Estremo Sacrificio è il Sommo Riparatore nella storia di questo mondo. A tale Riparazione, tuttavia, ciascuno dovrà aggiungere “ciò che manca alla sua Passione e Morte”.

Un impegno particolare dovrà essere svolto dai governanti delle Nazioni, affinché si convertano a giusti propositi, per apportare nel mondo Giustizia, Verità, e Pace. Dai testi scolastici per bambini, al campo dell’università più facoltosa, ai gangli della comunità terrena, oggi l’uomo è sfinito da quello stesso idolo materiale che si è costruito come fantoccio da idolatrare al posto di Dio, di Gesù.

Siamo scivolati con la pancia in sù, mentre il camion della guerra ci getta nella spazzatura del tempo per ritrovarci nudi di fronte al passato e al futuro. Ritroviamo la fede, e tornerà La Terra baciata dal Sole di Nostro Signore Gesù Cristo e di Maria Santissima, Sua e nostra dolce Madre.

:: “Maria. Regina Vittoriosa del mondo”(Edizioni Segno) di suor Maria Natalia, a cura di Daniela Distefano

19 marzo 2026

Se state pensando che la Consacrazione a Gesù tramite Maria Santissima sia l’antidoto alla deriva puzzolente dei giorni nostri tra guerre, amoralità, oscenità letterarie, televisive, musicali, cinematografiche etc. siete sul binario della Fede in corso, ma attenti: come consacrarsi e qual è la preghiera di affidamento più efficace? Bisogna fare una premessa: Tutte le consacrazioni dei santi vanno benissimo. E c’è chi – come me – le fa tutte per non lasciar passare un giorno senza ricevere un bacio dal Cielo per questo dono di abbraccio totale al Signore e alla nostra Mamma Maria.

In questo articolo, riporto una consacrazione speciale, la preghiera di offerta della vita; il libro è  un opuscoletto di poche pagine che racchiude in sintesi ogni pietruzza di Fede infilata nella collana dell’Amore divino. Andiamo con ordine e partiamo dal libro e dal suo titolo.

Il messaggio di “Maria, Regina Vittoriosa del Mondo”  è quello ricevuto da una suora nata in un villaggio vicino Bratislava (Slovacchia) il 31 gennaio 1901, vissuta in Belgio e Ungheria. Sin da bambina ebbe il dono di esperienze mistiche da parte di Gesù e della Vergine Maria. A 14 anni pronunciò i voti di “Terziaria Francescana”, e a 17 anni entrò in un convento di Bratislava. Tra il 1936 e il 1943 ricevette le prime grandi rivelazioni da Gesù e dalla Vergine Maria: messaggi da diffondere nel mondo e messaggi particolari sul destino dell’ Ungheria, di prima e dopo la seconda guerra mondiale.

Come il Signore le aveva predetto, non fu la pace che seguì la guerra, ma l’occupazione russo-comunista, dal 4 aprile 1945. Il popolo ungherese tentò di ribellarsi nel 1956, ma invano. L’Ungheria riebbe la libertà solo dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989. Nel 1950 furono soppresse tutte le comunità religiose, ridotte allo stato laicale; pertanto Suor Maria Natalia fu costretta a togliersi l’abito religioso, come le aveva predetto la Vergine Maria.

Si ritirò in un paese di campagna dove, solitaria e sconosciuta, continuò a vivere nella penitenza un’esistenza in continuo contatto con Gesù e Maria. Morì nell’aprile del 1992, lasciando in eredità una raccolta di messaggi importanti, attuali per Tempi così difficili per il nostro mondo alla deriva.

Nel 1934 – riferisce Suon Maria Natalia – io pregavo Gesù di concederci, in onore dei suoi 33 anni di vita terrena, delle grazie che ci aiutino ogni giorno a rinnovarci interiormente. Ecco le parole di Gesù: “ Io vi farò partecipare, te stessa, i tuoi fratelli e le tue sorelle, a delle grazie tali che, in tutti i giorni della vostra vita, vi procureranno molta gioia”. Otto anni dopo, maturata interiormente, Suor M. Natalia ricevette le 33 promesse.

Nei suoi scritti, la mistica descrive le numerose visioni della Vergine Maria Regina, che Gesù desidera sia proclamata dalla Chiesa “Regina del mondo”, non solo dell’Ungheria, ma del mondo intero. Così scrive:”Se ricordo bene, è nella solennità di Cristo Re, nel 1939, che mi fu permesso di contemplare in una visione, il mio divino Salvatore, mio sposo. Il suo aspetto era regale, il suo volto dolce, attraente, pieno d’amore. Era vestito di un manto regale e sul capo portava una triplice corona, così grande era la forza con la quale mi attirava che mi sembrava di volare per gettarmi ai suoi piedi. Egli mi alzò e mi coprì con parte del suo manto. Gli dissi: “Mio Salvatore e mio Re, regna su di me”.

“E’ nel tuo cuore che si trova il mio Regno regale”, mi ripose.

Mentre ero appoggiata sul suo petto, vidi il suo dolce sguardo errare su tutta la terra. “ Mio Salvatore, di che ha sete il tuo Cuore?” gli chiesi. Gesù si chinò su di me per dirmi: “Nel momento in cui il Figlio è proclamato Re, è opportuno che la Madre del Figlio sia anche Lei una “Maestà Regale”. Pertanto Io voglio che la Madre mia Immacolata sia proclamata da tutta l’umanità “Regina Vittoriosa del mondo”. In questa visione, il Salvatore mi annunciò che doveva essere introdotta una festa e celebrata solennemente per onorare Maria Regina del mondo (ciò avvenne nell’anno mariano 1954, durante il pontificato di Papa Pio XII. Nel calendario attualmente viene ricordata il 22 settembre).

Dio Padre vuole mostrare all’umanità che la Vergine Santissima è sovrana del mondo perché ha riportato la vittoria sul mondo, sul peccato, e sugli inferi. Attribuendo questa vittoria a Cristo Re, tutti i popoli devono riconoscere che la gloria della vittoria va condivisa con la sua Collaboratrice, la sua Santa Madre, Sovrana del cielo e della terra.

Messaggio della Vergine Maria – 2 luglio 1986

Miei cari figli! Il Signore vuole la pace, e per questo io continuo ad apparire per avvertirvi. Ascoltatemi! Non indurite i vostri cuori! Ancora oggi le mie lacrime scorrono. Ma a che pro, se non considerate il valore? Miei cari figli! Che avverrà se la coppa trabocca e il Signore non mi permette più di venire ad avvertirvi? In molti paesi io porto i messaggi del Divino Mio Figlio. Ma se non si tiene conto delle mie richieste, quale sarà la sorte dell’Umanità? Riflettete. Ora io mi rivolgo a coloro che comprendono le mie suppliche. Brevi preghiere non bastano più… Offrire la propria vita per la Vita! E’ quanto mi chiede Mio Figlio. Almeno voi, piccolo gruppo di giusti e di fedeli, non stancatevi,anche nelle prove più dure! Pensate alla vostra vocazione di apostoli!  Pensate che Mio Figlio vi ha scelti per essere “Pescatori” di anime.  Come ha detto agli apostoli, anche oggi dice a chi lo ama di più: “Seguimi! Rinuncia alla tua volontà! Lascia quanto possiedi. Non dire che è un sacrificio troppo duro, ma un “sacrificio costruito sulla roccia del perfetto amore” che lo spirito del male non può travolgere!”. Mediante la mia maternità verginale, voi lo offrite al Signore che se ne servirà sempre là dove l’urgenza è più grave. Che servirebbe all’uomo guadagnare l’universo se arrivasse a perdere la sua anima?”.

Grazie alla pratica dell’espiazione, il Padre Celeste avrà pietà dell’umanità. Molti non potrebbero nascere se arrivasse la calamità totale. Non dimenticate chi è vostra Madre. Non dimenticate di chi voi siete figli. Pregate per quelli che sono sotto il potere del nemico. La grazia agisce nel silenzio. Quando siamo in stato di grazia, Dio ci sorride. Il Signore è molto contento quando notiamo che Egli agisce in noi. La Parola di Dio deve diventare realtà.

PREGHIERA DI OFFERTA DELLA VITA (data a Suor Natalia Magdolna dalla Vittoriosa Regina del Mondo)

“Mio dolce Gesù: di fronte alle persone della Santissima Trinità, davanti alla nostra Madre del Cielo e tutta la Corte Celeste, offro – secondo le istruzioni del Tuo Cuore Eucaristico e del Cuore Immacolato di Maria Santissima – tutta la mia vita, tutti la mie Sante Messe, Comunioni, buone opere, sacrifici e sofferenze, unendoli ai meriti del Tuo Sangue Santissimo e della Tua morte in Croce: per adorare la Santissima Trinità gloriosa, per offrirle riparazione delle nostre offese, per l’unità della nostra Santa Madre Chiesa, per i nostri sacerdoti, per le buone vocazioni sacerdotali e per tutte le anime fino alla fine del mondo.

Ricevi, Mio Gesù, la mia offerta di vita e concedimi la grazia di perseverare in essa fedelmente fino alla fine della mia vita.

Amen.”

“…Se qualcuno, mia figlia, fa solo una volta l’offerta della vita. Capisci, figlia Mia? Se solo una volta, in un momento di grazia, si è acceso nel suo cuore il fuoco dell’amore eroico, con questo ha sigillato tutta la sua vita! La sua vita, anche se non ne è consapevole, è ormai possesso di Entrambi i Sacri Cuori. Per mio Padre il tempo non esiste. La vita dell’uomo sta davanti a lui tutta intera…”

LE 5 MERAVIGLIOSE PROMESSE

                                                                                                 

1. I loro nomi saranno inscritti nel Cuore di Gesù, ardente d’amore, e nel Cuore Immacolato della Vergine Maria.

2. Per la loro offerta della vita, insieme con i meriti di Gesù, salveranno molte anime dalla dannazione. Il merito dei loro sacrifici beneficherà le anime fino alla fine del mondo.

                                                                                                         

3 Nessuno tra i membri della sua famiglia si condannerà, anche se dalle apparenze esterne così sembra, perché prima che l’anima lasci il corpo riceverà nel profondo dell’anima la grazia del pentimento perfetto.                                                   

4. Nel giorno della sua offerta, i membri della sua famiglia che erano in Purgatorio, usciranno di lì.

                                                                                                                                    

5. Al momento della sua morte, io sarò al suo fianco e porterò la sua anima, senza passare attraverso il Purgatorio, alla presenza della Gloriosa Santissima Trinità, dove, nella casa fatta dal Signore, gioirà per sempre con me.

:: Io… e San Padre Pio – Metà racconto, metà recensione di Daniela Distefano

19 febbraio 2026

“La speranza è la virtù teologale, cioè ha per oggetto Dio e viene infusa dallo Spirito Santo, per la quale desideriamo il Regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull’aiuto della grazia dello Spirito  Santo. La speranza germoglia nei nostri cuori quando amiamo Dio e ne riconosciamo i segni della sua presenza nella nostra vita e nella storia dell’umanità. L’uomo senza la speranza non può vivere. Tutti i cristiani, infatti, sperano in qualcuno o in qualcosa che li possa salvare. (..) Tutta l’umanità ha aspettato la venuta del Salvatore, la cui nascita si è realizzata in una umile e piccola fanciulla di nome Maria. In ognuno di noi Dio ha posto questa speranza, sta a noi accoglierla. Se ci riusciremo, allora saremo come una finestra spalancata attraverso la quale tutti gli assetati di verità, di sapienza e di amore, potranno entrare”.

Padre Pio sperava e credeva molto nella potente intercessione della Madre del Signore. Quante anime ha salvato dalle mani del diavolo attraverso la sua preghiera di intercessione! Quante anime ha sottratto dal Purgatorio facendole passare in Paradiso attraverso la sua insistenza presso di Lei! Memorabili rimangono poi le catechesi che trasmise dalla cella in un periodo di malattia e di conseguenza lontano dai suoi figli spirituali, dalla fine di aprile al mese di agosto 1959.

In questi brevi pensieri troviamo piccole gocce  di luce e di amore alla celeste Mamma: <<Siamo certi, che se saremo costanti e perseveranti, questa Mamma non rimarrà sorda  ai nostri gemiti. E’ mamma!>>.

<<Chi può donarci la pace? L’autore della pace è soltanto Iddio e il canale per usufruire questa pace è la Mamma celeste>>.

<<Riaccendiamoci sempre più di amore per questa Mamma e siamo fiduciosi che nulla ci sarà negato, perché nulla manca a Lei, che ha un cuore di Madre e di Regina>>. <<Noi sappiamo che questa Mamma celeste ci ama più di quel che noi desideriamo, perché, molte volte, noi desideriamo oltre al bene anche il male – disgraziatamente. Questa Mamma nostra ci offre il bene e nello stesso tempo ce lo conserva, se noi vogliamo, con l’aiuto Suo, imitarla>>.

 Il filo conduttore di questi tesori di catechesi sulla Madonna è vario: Maria è amore infinito e dolcissimo, vuole donarci il suo amore, arricchirci del suo amore, generare amore nei cuori dei figli dell’unico Padre. Questa catechesi mariana provocò un grande miracolo:la guarigione del catechista di padre Pio.

Sin qui, la riflessione, le citazioni, la sintesi del libro “San Pio da Pietrelcina. Maestro di vita cristiana” (Edizioni Segno) di Francesco Guarino e Marcello Stanzione: un vademecum della fontana mistica di San Padre Pio a cui attingevano i suoi figli spirituali, le devote figliole che seguivano passo dopo passo le sue istruzioni di Strumento di Dio – lui sacerdote per Dono –  che ancora oggi ci ammonisce dal Cielo, ci indica la strada, ci mette in guardia e ci dà un colpetto in testa se lo meritiamo. Quanto dista da noi la sua garanzia che il Cielo ci vede ed opera ogni minuto!

Adesso passo a descrivere la mia esperienza personale con San Padre Pio.

La mia andatura spirituale è stata sempre un’ascesa vertiginosa e una rovinosa sbucciatura. Da ragazza non andavo sempre d’accordo con i miei e questo è stato un chiodo che ha forato per lungo tempo la mia carne e quella del Signore e della Madonna. Nei non rari momenti di quiete familiare che abbiamo vissuto noi cinque, papà, mamma, io, mia sorella e mio fratello, ho scoperto la fonte di una insperata grazia tra le mura di casa, una casa grande, gelida d’inverno, afosa, bollente d’estate..Era San Pio da Pietrelcina, questa fonte. Molti segni lo additano come Angelo Protettore mio e dei miei cari. Mia sorella è nata il 23 settembre, festa di San Padre Pio. E io ho ricevuto un dono speciale in gioventù da questo Santo intercessore del mondo intero. Potevo avere 19 anni circa..

Rovistavo nel cassetto personale di mia madre in cerca di qualcosa.. e ho trovato sotto la biancheria, un libriccino di Padre Pio, “Buona giornata.                                              Un pensiero per ogni giorno dell’anno”. Ho chiesto a mia madre se poteva donarmelo, lei ha risposto di sì e da allora non ho smesso di consultarlo… Ma la stranezza non sta qui. Qualche mese dopo la sua scoperta fortuita, ho avuto un segno mistico più tangibile.. per chi vuol credere, ovviamente.

Nella gamba destra si sono formati dei disegnini con le venuzze e uno di questo era la raffigurazione di san Pio da Pietrelcina come riprodotto nel libriccino. E’ rimasta uguale per tutti questi decenni..Sono segni mistici, ma potrebbero non essere creduti, per questo non giudico chi legge con scetticismo e rimane nelle sue opinioni che sono tutte fantasticherie.

San Padre Pio, ogni giorno mi dona il sorriso per amare la Madonna, mi dice:”Dalle un bacio”. Poi mi rende felice quando mi stimola ad adorare Gesù.

“Devi dire: <<Se avessi miliardi di miliardi di cuori, li darei tutti a Te Gesù, e alla Mamma Tua>>. Io gli dico che non solo i cuori ma anche i fiori  gli darei, giacché mi piacciono tanto. Soprattutto le rose bianche alla nostra Mamma del Cielo.

Tutte le rose bianche, i gigli puri, le stelle di Natale, le nebbioline, il candore delle calendive, tutti a Te o Madre Maria, tutti a Te, o Signore assieme ai nostri abbracci, alle lacrime, ai sogni, ai tanti sogni fatti e a quelli pochi, mai dimenticati.

Con san Padre Pio c’è sintonia su tutto, tutta la sua vita è stata un olocausto per la salvezza delle anime. Come non riconoscermi in una delle sue tante devote figlie spirituali. Le indirizzava, le confortava, le strigliava.. poi la vittoria del Cielo per ognuna di loro.. fino all’ultimo. Fino a quando “l’ultimo dei figli sarà entrato nell’ovile”. San Pio da Pietrelcina amava le messe lunghe, anche di tre ore.. ma non faceva lunghe omelie..le sue poche forze glielo impedivano o forse perché era tutto concentrato  sulla riproposizione del Calvario, per questo i gemiti, il dolore, il pianto scrosciante del Santo. Chi assisteva beveva i suoi silenzi come pioggia dorata sul proprio cuore. Io non ho avuto la fortuna di assistere ad una sua celebrazione eucaristica, però sfrutto il dono di Dio della tecnologia e ogni sera ascolto su you tube la sua beata voce per la buonanotte. Un modo per sentirlo accanto, a chiusura della giornata, impartendo “la benedizione, la  più larga, da parte di Dio, non soltanto a voi presenti ma a tutti coloro che vi stanno a cuore, alle vostre famiglie, ai vostri focolari, alle persone a voi care, ma in modo speciale ai poveri sofferenti. Sian Lodati Gesù e Maria, e buonanotte a tutti!”. Grazie San Padre Pio. Ti amiamo. E Grazie a Dio per avercelo dato.

:: “Beato Marco D’Aviano. Marco d’Europa dal Friuli a Vienna per portare la pace” di Don Marcello Bellina. A cura del Comitato Beato Marco per la canonizzazione. (Edizioni Segno) A cura di Daniela Distefano

13 gennaio 2026

La vita raccontata in questo libro, senza configurazioni iperboliche ma con pacatezza e amore, è quella di un predestinato: Marco D’aviano, beato, consigliere, servo di Dio in azione, guaritore, umile nelle sue penitenze, forte nella sopportazione, senza ombre, senza lacciuoli contorti nell’anima, anche quando dovette affrontare la guerra e i suoi inganni. 

Il 17 novembre 1631 nacque ad Aviano da Marco Cristofori e Rosa Zanoni, terzogenito di undici figli, fu battezzato con il nome di Carlo Domenico.

Dal 1643 studiò a Gorizia, nel Collegio dei  Gesuiti; da qui, quattro anni dopo, fuggì col proposito di giungere a Candia, dove Venezia combatteva contro i turchi. Stanco, si fermò a Capodistria e chiese aiuto ai Cappuccini. Nel novembre 1648 entrò nel loro noviziato a Conegliano: diventò Marco d’Aviano e professò i voti un anno dopo. Il 18 settembre 1655 fu ordinato sacerdote a Chioggia. Nel 1672 fu superiore del convento di Belluno e nel 1674 di quello di Oderzo.

Iniziò, intanto, la sua attività di predicatore, soprattutto del Quaresimale. Nel 1676, a Padova, benedetta una monaca inferma da 13 anni, questa d’un tratto guarì: episodio all’origine della fama di taumaturgo di padre Marco, la quale estense i suoi viaggi apostolici. Essi raggiunsero  l’Alta Italia e le attuali Francia, Belgio, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Boemia, Slovacchia, Slovenia, benedetto dalle popolazioni che il cappuccino riavvicinò in massa a Dio con la proposta dell’Atto di dolore perfetto: apostolo di Misericordia!

Giunse alla corte di Vienna, intrattenne stretti rapporti con l’imperatore Leopoldo I, divenendo suo fidato consigliere.

Il 12 settembre 1683, in qualità di legato del papa, il beato Innocenzo XI, fu presente a Vienna assediata dagli Ottomani: pregò offrendo la vita per la liberazione della città.

Riforma religiosa o militare

Da tempo nominato dal Papa “missionario apostolico” padre Marco si mise subito all’opera. Riordinò l’assistenza spirituale all’esercito, ravvivò nei soldati l’ideale per il quale combattevano. Li infervorò con la certezza che Dio era con loro, che li avrebbe aiutati. Li esortò a vivere una vita cristiana e a purificare le loro coscienze col pentimento sincero.  Finalmente li predispose alla confessione, alla comunione, all’Atto di dolore  e alla benedizione papale. Poi mise mano alla riforma dell’esercito imperiale. Grazie a Dio, il comandante supremo, il duca di Lorena, non fu solo valente generale; fu anche un uomo retto e un vero cristiano. Padre Marco ne ebbe grandissima stima e lo appoggiò sempre. Non gli riuscì difficile, poiché ebbe il diritto di partecipare ai consigli di guerra, d’intervenire con autorità nella discussione dei piani di battaglia..

Ma le armi di padre Marco si distinguevano perché colpendo al cuore ne facevano sgorgare fiumi di amore e riconoscenza.

Degna di ammirazione nel santo fu la preminente pietà, che si traduceva in una singolare capacità di coinvolgere e quasi travolgere, gli uditori, in forza dell’amore di quell’ ignudo  Crocifisso che padre Marco brandiva come un’arma decisiva, sino a farli commuovere e piangere. A farli piangere su di sè e sui propri peccati, a somiglianza di quanto il Cristo aveva fatto sulla via della croce con le donne di Gerusalemme. Anche nella fitta trama delle relazioni e delle iniziative che possono sembrare più propriamente politiche, apparve preminente la sollecitudine e operante l’intenzione di padre Marco verso gli aspetti spirituali, morali, formativi.

Si diceva che era stato anche uomo d’azione, come può esserlo un Santo che serve il Signore con i propri mezzi.

Padre Marco voleva lanciare una colonna di 4mila uomini lungo il Danubio per sorprendere e conquistare la fortezza di Nicopoli, tra Belgrado e Costantinopoli. Non ci riuscì, pur avendo l’appoggio dei migliori ufficiali.  Se si fosse dato ascolto al suo consiglio, la guerra sarebbe terminata una decina d’anni prima, con la liberazione totale dei paesi cristiani. Ma in quel frangente non c’era nulla da sperare, perciò padre Marco riprese la via del ritorno credendo di non farsi più  vedere  negli accampamenti militari. Si sbagliava… Rientrato al suo convento, godette la pace tanto sognata e scrisse all’imperatore: Me ne sto tutto con Dio e mi pare di essere in Paradiso, disponendomi per l’ultima chiamata.

Invece dovette continuare a consigliare, a benedire, a incoraggiare e a interessarsi dell’Europa e di tante persone ecclesiastiche, militari e civili che ricorrevano a lui. Aveva 60 anni. Gli acciacchi e le malattie, ma la divina chiamata dovette aspettarla ancora per anni.

Dopo la vittoria, egli tornò a Venezia. Qui apprese con gioia che il senato della città voleva ringraziare Dio e la Madonna per la grandiosa vittoria contro i Turchi.

La morte santa

Il 13 agosto 1699 ricevette la famiglia imperiale: imperatore e imperatrice erano a capo del suo letto. Una scena incredibile! Essi ricevettero  da lui una benedizione, l’ultima. Se ne andarono mesti, ma non fecero in tempo a partire in carrozza che un frate li richiamò: padre Marco era entrato in agonia. I due allora ritornarono  nella piccola cella, si inginocchiarono e subito, baciando il crocifisso di legno, padre Marco chiuse gli occhi per sempre. Aveva 68 anni di età, non compiuti, di cui 50 vissuti nell’Ordine dei Cappuccini.

Preghiera

Del BEATO MARCO D’AVIANO ALLA MADONNA

O Maria santissima, mia padrona

O Maria Santissima! mia padrona

Nella tua benedetta fiducia,

nella tua speciale protezione

e nel seno della tua misericordia,

mi raccomando oggi, e tutti i giorni,

 e nell’ora della morte.

Ogni mia speranza e ogni mia consolazione,

le mie angosce e tutte le mie miserie

la mia vita e il termine della mia vita,

tutto a te affido affinché,

per i tuoi altissimi meriti e intercessione tua,

tutte le mie opere si facciano e si dirigano

secondo la tua volontà e quella del tuo figlio.

Amen.

Merita più di un cenno l’autore di questo libro: Don Marcello Bellina, nato da emigranti friulani nel 1924 ad Arras, nella Francia Settentrionale. Fu ordinato sacerdote l’11 luglio 1948. Morì il 4 novembre 1992. Distinto fu il suo contributo alla cultura del Friuli, come scrittore. Questa biografia fu l’ultima fatica della sua vita ispirata da fede sincera e generosa nell’offerta anche della sua intelligenza all’elevazione morale, culturale e spirituale del popolo friulano.

:: Barbara, il lapillo di Dio di Daniela Distefano

14 dicembre 2025

Hai le braccia così sottili, mio Amato. Una riga di sangue si raggruma in un lago di detriti di pelle e terra. Ti tengo stretto il tronco, non arrivo su in cima, fino al capo che sembra un cesto di vimini da cui fuoriescono dense lave di plasma.  Le orecchie non odono più le dolci nenie materne, non parla più la tua bocca impastata d’oro candìto e profumata di nardo. I tuo occhi, che hanno trasmesso al Creato la dolcezza di Dio, sono serrati, gonfi, come conchiglie che nascondono una bellezza per me, per noi, ancora inaccessibile. I tuoi piedi, uno sull’altro, fissati con un chiodo che li trapassa e li contorce. Le tue guance, che non sono più, mio Amato. Le tue chiome, sbrindellate.. Perché mi sorridi allora? Perché? Come fai a vedermi, così ridotto? Piango di dolore dolce, di gioia di fuoco, di gratitudine.  Sono mesi che vivo in questo palazzo solitario, le giornate erano terribili all’inizio. Tremavo tutta, non passava mai il tempo, volevo compagnia, la mia mamma, i miei fratelli in Cristo, le mie sorelle in Cristo, la cara balia che mia ha nutrita da piccola.. Mio padre. Già, papà… Quanto scoraggiamento ho visto nelle sue pupille mano a mano che crescevo…Quanta esaltazione intorno alla bellezza di sua figlia, quanti guai potevo dargli….Meglio isolarmi dal mondo, meglio farmi perdere il contatto con gli essere fatui, scoraggiare i miei cari precettori cristiani…. Eccomi qui. Quanto lo ringrazio il mio babbo oggi che sono felice della sua scelta scellerata. Ci sei Tu con me, mio Amato. C’è la Tua Mamma. Ci sono tutti i vostri Amici, gli Angeli, Gli Arcangeli, e ogni giorno ringrazio Dio Padre di questo dono.                               

Al mattino mi sveglio prima della campana della chiesa, è lontana dalla Torre ma si ode distinta nei suoi rintocchi. Quanta pace assieme al cip di un uccellino che attende l’apertura della mia finestruola. Passeranno ore prima che venga qualcuno a portarmi il desco, qualche indumento, e i molti libri di scoraggiamento che attendo senza  trepidazione. Le ore della giornata sono scandite dalla preghiera incessante, continua, laboriosa. Da anni. Non ho mai pianto per me, questo carcere di lusso mi è stato foriero di grandi delizie. O Gesù Amato, mi hai rincorso, come rincorrevi sant’Agostino, e mi hai catturata come una farfalla. E adesso sono Tua, Tua e della Mamma del Cielo, Maria Santissima.

Amato mio Gesù, io perdono tutte le mattine e tutte le sere, perdono questo padre che mi ha tolto l’euforia della giovinezza per poi pentirsene. Non la rimpiango, la gaiezza spensierata non è  vera felicità. La vera felicità Signore siete Voi, Voi nella solitudine, Voi nel focolare, Voi in Cielo, Voi in Terra.                                         

Ed è un vero peccato per me non essere umile ancora come Te e la Mamma. Sono maldestra anche nelle mortificazioni, vado imparando da quello che mi arriva in briciole del Tuo immenso Amore. Non sono pronta per il Pane intero della Vita. Non credo al destino, perché il destino lo fai Tu. Allora dimmi, mio Re, unica sorgente di letizia sconfinata, come potrò oppormi ad un matrimonio che non voglio?                                                                                             

Perché questo corteo di scribi, filosofi, dotti di ogni risma invitati a distogliermi dalla mia Fede, Dono di Dio? Avverto concitazione, voci, sussurri, e poi urla. E’ pazza!!! Io sono il suo padrone e farà quello che le dico! O mio Amato Gesù, è appena iniziato il mio calvario. Ero già fuggita in un bosco per sottrarmi alla sua volontà, fu allora che feci la mia consacrazione.

Non farà che avvicinarmi ancora di più a Te, adesso sono davvero in catene. Condotta come <<pecora al macello>>.

Gli angeli mi districano i boccoli, pronti per fare spazio alla lama, quando avverrà il mio giorno. Adesso supplizi, minacce, torture, adesso la Mamma del Cielo spalanca la Porta del Paradiso al mio futuro.

Conto le ore, nessuno mi tiene più legata a questo mondo, i compagni di preghiera piangono lacrime di dolore, sanno che non mi rivedranno più. Mi rende triste la sofferenza del prossimo, eppure mai sono stata così riconciliata con la vita mia.

Ho dovuto lottare contro le tentazioni della carne, quanta pazienza hai avuto di me Signore. Non hanno vinto, erano nani del mio intelletto venuti a mettere in subbuglio l’anima già rivolta al suo Padrone come cosa interamente Sua. Poi è giunta la tentazione contro la fede, più forte. Il prefetto mi ha interrogata a lungo, fino allo sfinimento, ero esausta nel vederlo snervato. La sentenza brutale alla fine del mancato comprendonio: devo essere eliminata. Così il Calice è colmo, e l’Angelo è qui con me mentre lo bevo.

Amato mio Gesù, un ultimo sforzo e non sono più. Mi hanno tagliato le mammelle, sono una capra senza latte.

Non ho più i vestiti, mi fanno camminare nuda per le vie cittadine, e non sono ancora sazi.

Così è arrivata la spada sul mio collo, fredda, asettica, un attimo di circostanza ed un fulmine per lui che stava a guardare. Padre e figlia, lui giù, io su beata tra nuvole, canti, inni e meraviglie. Il perdono ma anche la giustizia. Poi la memoria e tutto il male in un oblìo eterno.

“In un lago di baci,

Ti ho incontrato mio Gesù;

Li raccolgo col secchio della Tua infinita pazienza.

Mi sono dissetata del Candore di Maria,

oggi sono pronta per volare via nell’Eterno.

Non solo fuoco stavolta, ma rugiada d’Amore

nel vederVi, adorarVi, benedirVi, lodarVi, ringraziarVi

di tutto cuore”.

:: “Nel nome di Maria. ‘Il caso Castorina’ e ‘la Vergine Piangente’”(Edizioni Segno) di Tino La Spada, a cura di Daniela Distefano

5 novembre 2025

Mi è stato donato il pdf di questo libro introvabile, reperirne la copertina è stato faticoso, leggerlo al computer è stato fuori tempo, ma alla fine eccomi a raccontare la crema di un dolce squisitamente mistico.

Protagonista – come capita il più delle volte nelle cose che balzano dal Divino – è una donna umile, una mamma che parlava con Dio, con la Madonna, ignara di quello che sarebbe successo una volta scoperto questo filo che la legava al Cielo sospendendola sulla Terra.

Ma seguiamo il tracciato disegnato dall’autore, Tino La Spada, colui che l’ha conosciuta e dopo l’iniziale scetticismo è stato contagiato  dal suo male d’amore verso Maria Santissima e Gesù  Crocifisso.

Maria Sardella Castorina ha dedicato 15 anni della sua vita al prossimo. Nel febbraio del 1991, colpita da ictus cerebrale, dopo 12 giorni di coma, muore a Catania, all’età di 55 anni.

Grazie ai colloqui con la Madonna, ai messaggi celesti, alle  lacrimazioni di immagini sacre (immagini che dopo aver trasudato un misterioso liquido bianco avrebbero finito col piangere sangue davanti a testimoni di sicuro affidamento quali primari di ospedale, cardiologi, agenti di polizia, giornalisti, gente comune), grazie a tutto questo ella portò alla fede un numero indicibile di persone, col suo sorriso spontaneo che spesso nascondeva un inesprimibile dolore.

Senza mai sentirsi protagonista, la veggente visse con una vana, quanto sofferta speranza: quella di vedere riconosciuta la miracolosa guarigione che nel ’75 aveva strappato alla morte l’allora piccola figlia Tiziana.

Più volte, accanto al Pontefice (la veggente si recò in Vaticano in quattro diverse occasioni), sentì vicino il coronamento dei suoi sogni. Ma sebbene per lei parlassero i fatti, quelle speranze finirono per dissolversi nel nulla, lasciandole  una sensazione  di colpa che, di certo, non meritava. Pur vivendo tra migliaia di persone, Maria si sentiva spesso sola, incompresa. Quando la conobbe il giornalista La Spada, il suo interesse per lei era destinato a durare poco, ben presto riuscì ad essere conquistato dalla sua bontà e generosità, diventando per lei un fratello. Molti accettarono  con riluttanza la sua  raffinata sensitività, ma per quanto qualcuno potesse contestarla, il tempo che passava prima che una “previsione” trovasse attuazione pratica, non superava la settimana! La più grande profezia di Maria Castorina fu l’anticipazione dell’attentato che Giovanni Paolo II avrebbe subìto in piazza San Pietro il 13 maggio del 1981, un giorno da decenni dedicato alla Madonna di Fatima. Col passare del tempo, Maria ricevette altri doni divini quali la trance, la chiaroveggenza  o la misteriosa apparizione di croci sulla fronte e sul petto. In vita, poi fece di tutto per nascondere quelle che definiva “modeste qualità di guaritrice”. Ma è ormai sicuro che molti ammalati usufruirono di una qualità che la Sardella esercitò in gran segreto senza ricevere compensi.

Il quadro che fece gridare inizialmente al miracolo è un’icona lavorata a sbalzo dal professore bolognese Furgieri, che i coniugi Castorina decisero di acquistare a Venezia per adornare il capezzale della loro stanza da letto. La sua presenza, fu inizialmente notata per la raffinatezza dei lineamenti che componevano la figura della madre di Gesù. Ma quando il fenomeno ebbe inizio, la cosa che più delle altre sembrò interessare ai fedeli, furono le tracce di sangue che scendendo dagli occhi della Vergine segnavano di rosso gran parte della scultura lasciando come una crosta.  Dopo il clamore suscitato dalle prime lacrime, per un po’ di tempo, il quadro fu esposto alla venerazione.

“Il caso Castorina” non vuole creare una nuova martire. Ma che Maria fosse ormai cosciente del suo cammino, non c’era il minimo dubbio. “Quando misi piede nella cappella di via Salesiani 33 –confidò in seguito la mistica – capii subito cosa la Vergine mi stesse chiedendo, avevo pensato ad una grande costruzione, ma quello che la Madonna aveva permesso di edificare, era il tempio dello Spirito; il tempio di quello “Spirito Santo” che qualche volta m’aveva parlato quando ero in trance, inviandomi messaggi di eccezionale Luce Divina”. Questa <<casa>> è una casa dove ognuno potrà sempre trovare se stesso.

Appena trovava un po’ di respiro, il suo pensiero volava agli ammalati. “Molti di loro vorrebbero vedere la Madonnina -ripeteva – ma viste le sofferenze che quotidianamente sono costretti a subire, sono convinta che molti di loro la Vergine ce l’hanno nel cuore”.

“Credo ci sia ben poco da capire, quando si dice che dovremmo essere come loro per meritare l’aiuto di Dio. Chi soffre è sempre vicino alla Verità. Chi, invece, crede di essersi evoluto, non di rado, scopre di non aver capito niente”.

Concludo questa breve sintesi della storia di una donna straordinaria che ha aiutato Catania negli anni di svolta del suo cammino. Oggi Catania è un coacervo di colori lugubri, e a pagare il prezzo più alto di questa decadenza, sono, manco a dirlo, i ragazzi, i giovani. Si muore di droga e sesso, come e più di allora. Che fare? Forse sarebbe bello far conoscere loro la storia semplice e lineare di Maria Castorina.

<<Un giorno (si era nel periodo invernale del 1986), la veggente mi chiamò a casa dicendo che doveva parlarmi urgentemente… Tenuta fuori per diverso tempo, la droga era entrata e si era diffusa in pochi anni in tutta Catania. In prossimità della cappella si era verificato un evento straordinario… Quel posto era ritenuto un “covo” sicuro. Pertanto, una ragazza appartenente alla Catania-bene e il suo amico, avevano deciso di bucarsi proprio lì. Senonché una donna vestita proprio come la Vergine di via Nuovalucello, avvicinandosi alla ragazza esclamò: “Devi smettere. Così facendo andrai incontro alla morte”. La giovane, colpita da quella visione, rimase per qualche attimo in silienzio, ma quando riuscì a parlare, quella donna era andata via, sparendo vicino l’ingresso della piccola “abitazione” della Vergine>>.

La Santa Vergine Maria continua a piangere per noi, ma è segno che ci vuole salvi, che vuole salvare il mondo trasformato in ghiaccio sporco.

:: Davanti a Gesù Eucaristia con gli Angeli e gli Arcangeli di Michele Pio Cardone e Matteo Iannacone (Edizioni Segno), a cura di Daniela Distefano.

15 luglio 2025

Questo testo raccoglie 40 visite o momenti di adorazione al Santissimo Sacramento ispirandosi al simbolismo ricorrente del numero 40 nella Bibbia. Questo numero rappresenta la purificazione e il cambiamento radicale in diversi contesti biblici. In quest’articolo riporto un collage di brani desunti dal libro, ma anche  versi di preghiere, citazioni di Santi, passi di encicliche di San Giovanni Paolo II sul tema della Santa Eucaristia e infine un piccolo assaggio pontificale di Papa Leone XIV che parla di Gesù col cuore suo e di tutta la Chiesa.

In compagnia dell’arcangelo Raffaele, mi rivolgo a te, Gesù, vittima divina del calvario, riconoscendo la tua presenza nell’Eucaristia, viva, reale e vera. Ti adoro con tutto il cuore, offrendoti il mio sacrificio e il mio amore. Accogli la mia fede e il mio affetto, o redentore del mondo. Desidero imitare Maria, gli angeli e i santi nella loro devozione, per poter stare degnamente di fronte a te. Ti ringrazio, Gesù, per il tuo amore senza limiti. Salvami, liberami, confortami, difendimi, perdonami e donami il paradiso.

Prima di lasciare questo mondo, Gesù ha chiesto al Padre “perché tutti siano una sola cosa, come tu, Padre, sei in me ed io in te” (Gv 17, 21). A nessuno sfugge il profondo significato ecclesiale di questa accorata preghiera di Gesù nell’ultima Cena, in quella intensa atmosfera di comunione in cui istituì il “sacramentum amoris”, che costituisce il suo più prezioso testamento; in quel pasto di congedo dai suoi, prima di lasciarli per fare ritorno al Padre, dopo aver compiuto la sua missione sulla terra.

L’unità chiesta da Cristo per i suoi discepoli è una partecipazione a quella esistente tra il Padre e il Figlio:  “come tu sei in me ed io in te”; una riproduzione, o, se vogliamo, un riflesso visibile della stessa unità trinitaria. I cristiani devono, pertanto, presentarsi agli uomini che si succedono nel tempo come “un popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (S. Cipriano).

Il dono dell’ Eucaristia è ancora misconosciuto a molti, come un tesoro che coinvolge l’umanità e può essere amato perfettamente solo dalla totalità degli abitanti del pianeta.. tutti siamo amati da Dio, anche i malvagi e gli ingrati che se sapessero quanta gioia e felicità dona ogni giorno ricevere il Signore sacramentato getterebbero la corazza del male e si prostrerebbero ad adorare il vero Dio che li salva, che non li giudica fino alla fine.                                                                            È nell’Eucarestia, sacramento della “koinonia cristiana”, che si esprime, e si attua, la piena unità del Popolo di Dio (Lumen gentium). Mai come intorno all’altare esso appare, ed è, così perfettamente uno. Il nuovo Popolo messianico, convocato dalla Parola, nella celebrazione eucaristica proclama pubblicamente di fronte al mondo, che tutti i suoi membri attingono la loro vita ad una unica fonte, ad un unico e medesimo pane, quello disceso dal cielo, ricevuto in una fede comune e per una speranza comune. La Chiesa è una, perché una è l’Eucarestia. 

<<Quante volte, Gesù, mi sento smarrito, cercando disperatamente la tua presenza.Come Maria, non comprendo sempre la tua volontà, ma con fiducia mi affido a te.

Signore, abbi pietà di me.

Gesù, mio ristoro, ascoltami.

In adorazione, ti contemplo presente,

nel Santissimo Sacramento.

Signore, abbi pietà di me.

Gesù, mio ristoro, ascoltami.

Ti ringrazio, Gesù, per la tua presenza reale, nel Santissimo Sacramento, tu sei la luce che mi guida.

Che la tua grazia mi accompagni

Nel cammino della vita.

Signore, abbi pietà di me.

Gesù, mio ristoro, ascoltami.

Grazie. Amen>>

La Chiesa vive una vita autentica, quando professa e proclama la misericordia – il più stupendo attributo del Creatore e del Redentore – e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia del Salvatore di cui essa è depositaria e dispensatrice. Gran significato ha in questo ambito la costante meditazione della Parola di Dio e, soprattutto, la partecipazione cosciente e matura all’Eucaristia e al sacramento della penitenza o riconciliazione.

L’Eucaristia ci avvicina sempre a quell’amore che è più potente della morte:

<<Ogni volta  infatti – che mangiamo di questo pane e beviamo di questo calice>>, non soltanto annunciamo la morte del Redentore, ma ne proclamiamo anche la risurrezione, <<nell’attesa della sua venuta>> nella gloria. Lo stesso rito eucaristico attesta quell’inesauribile amore in virtù del quale egli desidera sempre unirsi a tutti i cuori umani. E’ il sacramento della penitenza o riconciliazione che appiana la strada a ognuno, perfino quando è gravato di grandi colpe. In questo sacramento ogni uomo puù sperimentare in modo singolare la misericordia, cioè quell’amore più potente del peccato.

Il libro porge una storia del percorso dell’adorazione eucaristica

La pratica trova le sue radici nell’espansione della vita cenobitica e monastica. La vita in clausura, con lunghe meditazioni e contemplazioni alla presenza dell’Eucaristia, ha contribuito a instaurare un tempo specifico nella routine quotidiana dei monaci dedicato all’adorazione. Le prime testimonianze di questa pratica risalgono a una delle prime biografie dedicate a san Basilio Magno.

Il 25 marzo 1654 fu fondato a Parigi un monastero in cui il Santissimo Sacramento venne adorato giorno e notte in riparazione dei sacrilegi compiuti  durante le guerre. L’adorazione eucaristica o la visita al Santissimo Sacramento a livello personale rivestono un’importanza fondamentale. Si può paragonare a uscire per scaldarsi al sole, assorbire i suoi raggi e ricevere vita; non a caso molti tabernacoli raffigurano il sole con i suoi raggi. Stare alla presenza del Signore genera un’amicizia intima che ci entusiasma nella vita.

Nell’enciclica “Fides et Ratio” di San Giovanni Paolo II, si legge:

Nell’orizzonte sacramentale della Rivelazione e in particolare nel segno eucaristico l’unità inscindibile tra la realtà e il suo significato permette di cogliere la profondità del mistero. Cristo nell’Eucaristia è veramente presente e vivo, opera con il suo Spirito, ma come aveva ben detto san Tommaso,                  << tu non vedi, non comprendi, ma la fede ti conferma, oltre la natura. E’ un segno ciò che appare: nasconde nel mistero realtà sublimi>>.

Concludo con le parole del Sommo Pontefice: «Cari fratelli e sorelle, è bello stare con Gesù». Così Papa Leone XIV ha iniziato la sua omelia, celebrando la Liturgia eucaristica per la Solennità del Corpus Domini sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma.

Il brano del Vangelo di Luca letto durante la liturgia, quello del miracolo della moltiplicazione dei Pani e dei Pesci, narrava delle moltitudini che «rimanevano ore e ore con Lui, che parlava del Regno di Dio e guariva i malati». Tra San Giovanni e Santa Maria Maggiore, una analoga moltitudine si è raccolta intorno al Successore di Pietro, per celebrare insieme a lui il mistero dell’Eucaristia, e – dopo la Messa – accompagnare in processione, lungo via Merulana, il Santissimo Sacramento da lui portato in ostensorio. Quel pane eucaristico – ha detto nell’omelia Papa Leone, citando Sant’Agostino – «che nutre e non viene meno; un pane che si può mangiare ma non si può esaurire».

:: “L’Arcangelo San Michele. Vita e apparizioni fino ai giorni nostri” di Albert J. Hebert, S.M.,(Edizioni Segno) a cura di Daniela Distefano

17 giugno 2025

La vita degli Angeli è fatta di mistero e luce. Ci sono accanto per tutta la vita, ci difendono, ci spronano, ci ammoniscono, a volte ci rimproverano, ma non cessano di amarci senza a volte un ricambio minimo di amore, di gratitudine, di affetto. Questo libro ci racconta la storia di San Michele Arcangelo come si è dipanata nel corso dei secoli tra testimonianze  e doni soprannaturali.

“San Michele Arcangelo difendici nella lotta contro i nostri nemici, visibili e invisibili”.

Già, ma ci sono  altre sue virtù  che il mondo  venera da tempo immemore.

Molti santi dotti parlano della potente intercessione di San Michele per le anime del Purgatorio, quali San Anselmo, dottore della Chiesa, quando scrive: “Il principe delle milizie celesti è potentissimo in Purgatorio…”.

Un monaco cistercense, dopo la sua morte, apparve ad un sacerdote che era stato suo amico e gli chiese di raccomandare la sua anima a San Michele durante la Santa messa, affermando che così sarebbe stato liberato dal Purgatorio. Dopo aver fatto ciò, il sacerdote ed altri videro l’anima del monaco cistercense mentre veniva accompagnata in Paradiso da San Michele.

San Roberto Bellarmino, un altro dottore della Chiesa, affermava:

“E’ riconosciuto  – senza ombra di contestazione – fin dalla fondazione della Cristianità, che le anime dei fedeli defunti sono liberate dal Purgatorio in virtù  dell’intercessione di San Michele arcangelo”.

Un altro bravo sacerdote, mentre offriva la Messa per i defunti, intercedette per alcune anime defunte in particolare alle parole “Possa il principe degli angeli, San Michele, guidarle nella gloria del Cielo”. In quel momento il sacerdote vide Michele lasciare il Cielo, visitare il Purgatorio e guidare quelle anime particolari verso il Paradiso. Un Dono da considerare con onore, timore, tripudio e affidamento.

Scorrendo le pagine di questo tonico libretto, leggiamo alcune celebri apparizioni di San Michele Aracangelo.

Nel 1972 a Dozulé, in Normandia, iniziò una serie di apparizioni degne di nota, 50 delle quali sono state registrate. La prima di esse, il 28 marzo 1972,  durò per un periodo di oltre sei anni, interessò Madeline Aumont (nata nel 1927) madre di cinque figli. Trentasei apparizioni di Cristo ebbero luogo davanti al Tabernacolo o all’Ostensorio. Il 28 marzo, prima dell’alba, mentre era ancora buio, un’immensa croce gloriosa apparve nel cielo. Madeline udì le seguenti parole in latino: “Ecce Crucem Domini!” – “Ecco la Croce del Signore!”.  Solo pochi giorni più tardi, non conoscendo il latino, apprese il loro significato da un sacerdote.

Venerdì 3 febbraio 1978 Nostro Signore diede a Madeline un dono di discernimento riguardo Michele e anche riguardo gli spiriti maligni. Citiamo la parola di Gesù: “Quando Dio Padre invia il benedetto Michele, la Luce precede sempre la sua venuta. Vivete nel periodo in cui Satana è scatenato in tutta la sua potenza; ma si sta avvicinando il tempo in cui Io verrò a vincere il male”.

Cyndi Cain, moglie e madre, è un’importante veggente e anima vittima degli Stati Uniti di oggi. E’ nota come il “Fiore nascosto” ed è nella stima del proprio Vescovo. Ha ricevuto molti messaggi e molte delle sue locuzioni sono apparse sulla rivista mensile “A Call to Peace” (Un Richiamo alla Pace). Negli ultimi tempi non è più apparsa in pubblico. San Michele le è apparso in diverse occasioni, sempre in una chiesa. In un’occasione l’arcangelo le apparve in piedi davanti al tabernacolo. Teneva una spada nella mano destra ed uno scudo nella sua mano sinistra o sul braccio. Cyndi ricevette questo messaggio da Gesù: “Michele, Protettore del Santissimo Sacramento, è presente”. Cyndi sembrò rendersi conto del fatto che Cristo fosse dispiaciuto per gli oltraggi che avevano luogo davanti a Nostro Signore nel Santissimo Sacramento, come il parlare da parte delle persone nelle navate laterali dopo la Messa. San Michele era là per allontanare qualsiasi abuso. Cyndi, suo marito ed i bambini si soffermarono in rendimento di grazie per circa 15 minuti. Michele svanì. 

Questi sono solo alcuni esempi della presenza costante di San Michele nelle nostre vite, presenza che si materializza in messaggi, visioni, apparizioni, sogni che compaiono oggi –  nel nostro mondo privo oramai di sensibilità spirituale –  come nel passato.

Ci chiediamo la ragione dello strano “declino” e omissione di così tanti elementi di devozione a San Michele. Per esempio, qualsiasi santo, o molti santi tra i maggiori o i minori, possono avere il loro giorno di festa particolare. Tre arcangeli tremendamente grandi, sono ora “onorati” per essere “assembrati” in una festa minore a paragone di altre. Con le molte chiese in onore di singoli arcangeli, sarebbe bello festeggiare di nuovo singolarmente ognuno degli arcangeli.

Nel IV secolo (d.C.) sappiamo dell’esistenza di chiese dedicate a San Michele. Nei primi secoli San Michele era in particolare il patrono degli ammalati e in Oriente aveva un numero considerevole di santuari e feste. In Egitto, il 12 giugno, i cristiani celebravano una festa in onore di Michele come un giorno santo. In Germania i templi montani ai falsi dèi furono sostituiti da molte cappelle-santuario a Michele. A partire dall’ottavo secolo, a Roma venne osservata la festa della dedicazione della Basilica di San Michele, il 29 settembre.

Si deve porre l’accento sul fatto che la devozione a San Michele non sorse da apparizioni, ma si basa sulle fondamenta sia del Vecchio che del Nuovo Testamento e su una lunga tradizione. Le apparizioni possono dare vigore alla devozione ma la vera base è la Fede ed una solida teologia. L’intercessione di San Michele sul Monte Gargano è testimoniata dalle grandi vittorie di Siponto sui Goti nel 490 e sui Greci Napoletani nel 663.  Nel caso dell’ultima vittoria Michele apparve. I napoletani avevano deciso di muovere guerra alla popolazione di Siponto e Benevento. Il vescovo allora chiese alla gente di fare tre giorni di digiuno e preghiera mentre implorava l’intercessione di san Michele. Michele apparve al vescovo e gli disse che Dio aveva ascoltato le loro preghiere; lo invitò inoltre a dire coraggiosamente alla gente di affrontare il nemico all’ora quarta del giorno dell’attacco. All’ora data il monte Gargano fu violentemente scosso e nubi scure lo avvolsero. Lampi violenti sopraggiunsero dal monte come frecce infuocate e volarono verso i nemici disperdendoli. La festa in onore della vittoria, l’8 maggio 663, si diffuse in tutta la Chiesa Latina. Sfortunatamente non è più osservata.

A conclusione di questo itinerario sulle tracce della devozione a San Michele Arcangelo, riferiamo una storia che non tutti conoscono sul nome di Castel Sant’Angelo a Roma e  la diffusione del Regina Caeli.

A nessun turista o pellegrino della Città Eterna può sfuggire la visione dello splendido angelo dorato sulla sommità di Castel Sant’Angelo. La figura angelica ricorda un’apparizione di San Michele. Nel 589 il Tevere straripò e ne seguì una peste. Nel 590 Gregorio il Grande divenne il nuovo papa. San Gregorio organizzò e guidò una processione penitenziale attraverso le strade della Città di San Pietro, con tutta la gente che pregava per la liberazione della mortale malattia. Da allora in poi il Castello fu chiamato col nome di Sant’Angelo. Mentre la processione penitenziale procedeva, san Gregorio vide in cima un angelo che rinfoderava una spada insanguinata, mentre altri angeli cantavano il Regina Caeli laetare! “Regina dei Cieli rallegrati, alleluja! Colui che hai portato nel grembo, alleluja! E’ risorto come aveva promesso. Alleluja!“. A questo canto il Santo Padre rispose, “Prega Iddio per noi, alleluja!”. Questo è diventato l’”Angelus” del tempo di Pasqua.