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:: “La riparazione cristiana” di Elena Golia (Edizioni Segno), a cura di Daniela Distefano

16 aprile 2026

Sulla Croce di Gesù

c’è tanto spazio ancora!

Ognuno di noi vi salga

ad occupare il posto suo

 in spirito di amore e di riparazione!

“Dio non si stanca di perdonare e voi non dovete mai stancarvi di chiedere perdono”, ha affermato Papa Francesco. Ma per chiedere il perdono occorre avere il senso del peccato… che molti non hanno! Noi ci salveremo quando avremo compreso che il Bene Spirituale è superiore a quel bene materiale, che ci è dato vivere fino a quando rimarremo su questa terra. E’ desolante, pertanto, gettare lo sguardo sui costumi morali dell’attuale società, constatando che il male derivante dal nostro peccato, è esaltato come modello di vita da seguire, mentre la virtù, che normalmente eleva e nobilita l’essere umano, è considerata come un orpello da cui liberarsi, un peso del quale  il “farsi carico” è fuori tempo e fuori luogo. La soluzione ad una simile decadenza consiste nel prenderne coscienza e correre alla riparazione del male fatto. A tal fine, Dio accetta anche l’intercessione di quelle anime sante che si adoperano a riparare non solo peccati personali, ma anche queli altrui. Dio è sommo Bene e Bontà infinita ma, essendo anche somma Giustizia, dovrà ricevere l’offerta della nostra riparazione.

Dal libretto di don Giuseppe Tomaselli, si legge:

Riparazione- Gesù afferma: “Ogni strappo che si fa alla Divina Giustizia si deve riparare.Ciò che si toglie all’amore divino, si dia raddoppiato e possibilmente centuplicato. La mia vita fu una continua riparazione dei peccati del mondo. Però l’atto più eccellente di riparazione lo compio sulla Croce, ove io, Vittima Divina, sospeso tra cielo e terra, pagavo i grandi debiti dell’umanità.

Tu, o anima, fa’ di tutto per diventare un’anima Ostia, cioè offrimi le tue pene fisiche e morali, per riparare i peccati dell’umanità. C’è tanto da riparare… per i tuoi familiari, per la tua città, per il mondo intero!

Gesù ha sete di anime

Dal libretto Anime Ostie di don Giuseppe Tomaselli.

Le Mortificazioni- Gesù dice: ”praticando bene una sola virtù, facilmente se ne praticano tante altre. Devi dare alla tua natura il necessario, mai il superfluo, più le darai, più ti chiederà. Le piccole rinunzie a cui potrai ricorrere possono essere: parlare piano; rispondere dolcemente; sedere con compostezza;alzarsi dal letto prontamente; essere sempre sorridente, anche nel momento in cui il tuo cuore è amareggiato; superare con generosità un puntiglio; non evitare la compagnia di una persona antipatica; non accalorarsi nelle discussioni e cedere facilmente dove non c’è errore o male;leggere con un poco di ritardo una lettera desiderata; non lamentarsi dei cibi; bere con ritardo; rinunciare ad un rinfresco nei calori estivi; frenare la curiosità di sentire un fatto; privarsi di un frutto o di un dolce; evitare di lodarsi; evitare la critica diretta contro gli altri; accettare lezioni di umiltà e di carità, ringraziando umilmente. Pregare per chi ci tratta male”.

Lo scrupolo

Alcune anime pie, disposte a sacrificarsi per Gesù, potrebbero cadere nella diabolica e terribile insidia dello “scrupolo”, architettata per tarpare le anime generose, facendogli sprecare il tempo che potrebbe essere utilizzato in attività proficue.  La vita di queste anime diventa pesante ed opprimente. L’anima scrupolosa fa continui esami di coscienza, fino ad esaurire le forze fisiche e diventare quasi incapace di lavorare. E’ tentata ad abbandonare la vita spirituale, per darsi ai piacere del mondo. Fino a quando quest’anima lotta contro il peccato mortale e contro mancanze involontarie, anche piccole, prova una grande pace, conseguendo discreti risultati. Ma poi, a causa di ripetuti esami di coscienza, pensando e ripensando a cose immaginarie, la fantasia si altera molto, tanto che appare “male” anche quello che tale non è.

Don Giuseppe Tomaselli afferma che, alle persone scrupolose e tormentate dalle più terribili tentazioni, occorre fare delle domande: “Se mentre voi siete con la mente ripiena di cattivi pensieri o dubbi sulla fede, io dicessi: ‘ Volete commettere un peccato mortale? Volete andare all’Inferno?’

Se l’interrogato dovesse rispondere: ‘Ma io non vorrei mai offendere Gesù!’

Io direi:’ In tanti anni di tormento non avete mai offeso Gesù! Avrete forse commesso delle imperfezioni, mai però una colpa grave!’

Il peccato mortale si fa solo quando l’anima nella pienezza delle sue facoltà dicesse: questo è un grave male, lo so e lo voglio fare con tutto il cuore! E’ quasi impossibile che le persone delicate arrivino a questo!”.

Amare il prossimo

Gesù afferma:Anima ostia, la virtù che devi coltivare innanzitutto è la carità! Amatevi gli uni e gli altri dissi agli Apostoli, da questo sarete riconosciuti per miei discepoli. Più l’anima Ostia sarà caritatevole, meglio sarà amata da me. E ogni piccola indelicatezza verso il prossimo è una spina dolorosissima conficcata nel mio Cuore”. Colui che manifesta un piccolo interesse al prossimo, condivide con Gesù una pena. Chi procura un piccolo piacere al suo simile, toglie una spina dal cuore di gesù.

Ogni volta, poi, che ti comunichi, la prima preghiera sarà per quelli che ti hanno fatto soffrire, dicendo: ‘O Gesù, per il mio prossimo, cambia in benedizioni e gioie i dispiaceri che ho ricevuto!’.  Gesù Ostia perdona, dimentica e benedice. L’anima ostia faccia lo stesso.

Chi è L’autrice di questa amalgama di preziosi ammaestramenti?  Elena Golia, nata ad Aversa (Caserta) nel 1945, dopo gli studi giovanili si reca a San Giovanni Rotondo, presso la Casa Sollievo della Sofferenza, per compiere una singolare esperienza di fede e di assistenza agli infermi, seguendo la direzione spirituale di padre Pio da Pietrelcina. Consegue il diploma di “Infermiera Professionale”; entra in contatto con Don Dolindo Ruotolo, Servo di Dio, ed incontra provvidenzialmente il Sacerdote siciliano don Giuseppe Tomaselli che la guarisce dai postumi di una malattia. Ad Aversa si sposa con un medico-chirurgo, diventa mamma di due figlie e nonna di cinque nipoti. Nel 1981, accede alla Scuola Statale dalla quale, in età matura, si colloca in pensione quale insegnante di scuola primaria. La sua fede religiosa si profonde in una produzione letteraria costituita da vari articoli, libri di testimonianza, di riflessione religiosa, preghiere. Esporta di recente la sua stampa in Polonia.

Grazie ad una meditata ricerca letteraria, con questo libretto  – edito da Edizioni Segno –  è riuscita a disegnare un quadro preciso circa la dovuta Riparazione che gli esseri umani sono tenuti a rendere a Dio per risolvere il proprio “mal fatto”.

Come ci insegnano padre Pio da Pietrelcina, don Giuseppe Tomaselli, e molti altri santi, il nostro Creatore, Sommo Bene e continua Provvidenza, è anche Somma Giustizia. Testimone principale di questa espiazione è nostro Signore Gesù Cristo, Dio incarnato, che con il suo Estremo Sacrificio è il Sommo Riparatore nella storia di questo mondo. A tale Riparazione, tuttavia, ciascuno dovrà aggiungere “ciò che manca alla sua Passione e Morte”.

Un impegno particolare dovrà essere svolto dai governanti delle Nazioni, affinché si convertano a giusti propositi, per apportare nel mondo Giustizia, Verità, e Pace. Dai testi scolastici per bambini, al campo dell’università più facoltosa, ai gangli della comunità terrena, oggi l’uomo è sfinito da quello stesso idolo materiale che si è costruito come fantoccio da idolatrare al posto di Dio, di Gesù.

Siamo scivolati con la pancia in sù, mentre il camion della guerra ci getta nella spazzatura del tempo per ritrovarci nudi di fronte al passato e al futuro. Ritroviamo la fede, e tornerà La Terra baciata dal Sole di Nostro Signore Gesù Cristo e di Maria Santissima, Sua e nostra dolce Madre.

:: “L’immacolata nella vita di don Dolindo Ruotolo, Padre Pio e don Giuseppe Tomaselli, figlio spirituale di don Bosco” (Edizioni Segno) di Elena Golia. A cura di Daniela Distefano

24 aprile 2025

Un libro a tre voci sull’Amore verso la Nostra Mamma del Cielo, e sul dolore che le suscita il genere umano corrotto, svilito, avulso dalla Fede come testimoniano i Messaggi di Maria Vergine a don Giuseppe Tomaselli.

Figli miei, ascoltatemi! Per voi esistono soltanto divertimenti, piaceri ed altri gravi errori che trafiggono il cuore del mio Gesù. Tante anime, appena hanno un po’ di sofferenze, cercano subito di potersela levare di dosso, perché è troppo pesante. Gesù per molti esiste solo quando si è ammalati e si invoca allora il suo nome. Quando si sta bene, non si prega, non si vede luce, non si ama e solo si disprezza. Le grazie saranno concesse dopo una grande croce portata con pazienza, come Gesù sopporta la croce degli oltraggi, che tutti i giorni si scagliano verso il suo santissimo Cuore”. Don Giuseppe Tomaselli ha affermato che nel Vangelo si legge: – “Di ogni parola oziosa che gli uomini avranno detto, daranno conto nel giorno del Giudizio”. Ma nel mondo attuale troviamo molto più che parole oziose!

Irreligiosità è la somma della lotta aperta alla religione. Si osa insultare pubblicamente Gesù, messo a ludibrio in certi film con umiliazioni inimmaginabili. Egli che è il Figlio Eterno di Dio, Creatore, Redentore e Giudice Supremo di questa misera umanità viene messo a fianco di Budda, di Confucio e di Maometto. Si profana il giorno festivo, diventato il giorno di Satana, perché riempito solo da divertimenti, gite e caccia ai piaceri di ogni genere.

Si commettono, inoltre, delitti inauditi e senza numero, tra cui suicidi, omicidi, uxoricidi, patricidi, matricidi e specialmente infanticidi. E l’elenco continua con l’immoralità secondo cui ogni cosa è lecita: meretricio, concubinato, divorzio ed ogni altra impudicizia. E che dire delle piaghe che hanno vulnerato la Chiesa di Dio a motivo di quei sacerdoti  che, dimentichi della loro sublime dignità, sono caduti in basso e si sono infangati? Questo è il quadro nero dell’Umanità di oggi! Occorre e urge convertirsi, rimettersi sul retto cammino della legge di Dio; la necessità dello spirito di penitenza, che consiste nell’accettare con rassegnazione le sofferenze della vita a penitenza dei propri peccati e nell’evitare la caccia ostinata ai piaceri, poiché la vita terrena non è una “partita di piaceri”, ma è un combattimento, è una prova per meritarsi il Paradiso.

Don Dolindo Ruotolo esortò: ”O’ povera umanità, risvegliati poiché senza Gesù Sacramentato tu sei morta, marcita, tralcio inutile destinato al fuoco… Dio solo è tutto! Che cos’è la tua vita se non si dona a Dio e se non riceve la Vita di Dio? Perché, dunque, sei così stolta, che vai cercando il gaudio nel fango? Non vedi quanta grandezza ti viene dall’Eucarestia? “.

La Madonna fu sempre la ragione della speranza di padre Pio, che durante una discussione avuta con padre Pellegrino, giunse ad affermare: “La Madonna, quando vuole nascondere le nostre magagne agli occhi di Dio, deve ricorrere in un certo senso alle bugie. Ti assicuro che diventa la madre più bugiarda dell’Universo e le sue bugie davanti a Dio diventano le verità più sacrosante”. Rivolse, poi, al suo interlocutore una domanda: “Tu che ne dici, io sono un santo?”. Padre Pellegrino rispose: ”E che ne so io!…”. “Bene, ammettiamo che io sia un grande santo e che stia innanzi al tribunale di Dio per essere giudicato. Il minimo che può fare la giustizia di Dio è quello di farmi un pesante gesto di rimprovero. Ma interviene l’Avvocata e grida: ’io vorrei sapere, signori della corte, chi osa mettere in dubbio la santità di quest’uomo, di questo povero Cappuccino!…’. La corte tutta resta interdetta dalla commovente ‘spudoratezza’ della Mamma Celeste e non sa cosa rispondere. E così, il più grande farabutto del mondo entra in Paradiso vestito da santo!”.

Nel suo ministero padre Pio restò sempre con la Madonna a fianco. Padre Pellegrino scrive: ”Una delle ultime notti della sua vita, mi disse: ‘Come sono stanco!’   ‘E smetta di pregare, lei oggi ha confessato tanto!’  ‘Debbo fare anche questo?’.

E quasi urlando replicò : ’No, debbo fare l’una e l’altra cosa e per l’una e l’altra cosa ci rende capaci la Madonna’”. Fu così che padre Pio non volle andare in pensione. Morì confessando, morì facendo del bene, morì celebrando!

E, come ormai la storia da più di 50 anni ci racconta, posso aggiungere che egli esalò l’ultimo respiro, avendo nella mente, nel cuore e sulle labbra le parole che ha amato di più: “Gesù, Maria! Gesù, Maria! Gesù, Maria!”.

Padre Pio teneva a rispettosa distanza gli avversari delle proprie convinzioni di fede e li piantava senza temere alcuna reazione, carico di sicurezza dogmatica. Però, premurosamente, raccomandò a padre Pellegrino: “Figlio mio, non cambiare il giorno con la notte. Uno degli aspetti più tristi dell’uomo è la solitudine. Se dovessi inventare un inferno, lo porrei semplicemente nella solitudine. Per rompere questo isolamento, è necessario entrare nell’intimo dell’uomo. Dio prende l’intimo della nostra natura, anima e corpo, e le divinizza, per stabilire un collegamento tra se stesso e noi: “Ecco la Madonna!”.

Basta essere devoti precisi e decisi, innamorati di Lei, inclini alla bontà e attenti a non prendere le pieghe cattive di coloro che disprezzano le cose umili.

Padre Pellegrino riferisce che Padre Pio era rispettabile ed esercitava una grande attrattiva anche nella sua severità, perché sapeva adoperarla con decisione e disinvoltura contro gli avversari della nostra anima. Dopo aver fatto toccare con mano le cose belle dello spirito, metteva l’interlocutore nell’impossibilità di nascondergli qualcosa: gli leggeva in fronte. E a padre Pellegrino disse: “Figlio mio, capisco che per fare il tuo benefattore devo essere una specie di tiranno. E’ vero, io ai miei penitenti faccio gettare il sangue. Ci metto, però, pure il sangue mio. Non solo, ma sul volto del penitente vedo le piaghe di tutti gli uomini, vedo tutto rosso!”. Padre Pio intendeva introdurre padre Pellegrino nella logica dell’appartenenza nostra al mondo dello spirito che ci circonda, al mondo del Corpo mistico di Cristo.

Un testo – questo curato da Elena Golia  – di parole semplici, pensieri mirati, moniti, ammonimenti e consigli da prendere se si vuole intraprendere il cammino verso la Gioia vera e la Vita che non muore mai. Maria Santissima, oggi, come ieri, è il ponte della salvezza che abbiamo tralasciato per camminare tra i vicoli dell’oscuro vivere.

Concludiamo con le parole devote di Papa Francesco su Maria Santissima:

All’inizio di un nuovo anno che il Signore concede alla nostra vita, è bello poter elevare lo sguardo del nostro cuore a Maria. Ella infatti, essendo Madre, ci rimanda alla relazione con il Figlio: ci riporta a Gesù, ci parla di Gesù, ci conduce a Gesù. Così, la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio ci immerge nuovamente nel Mistero del Natale: Dio si è fatto uno di noi nel grembo di Maria e a noi, che abbiamo aperto la Porta Santa per dare inizio al Giubileo, oggi viene ricordato che “Maria è dunque la porta per cui Cristo entrò in questo mondo”. (S. Ambrogio, Epistola 42, 4: PL, VII).

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO Basilica di San Pietro- Mercoledì, 1° gennaio 2025.

Grazie Papa Francesco, il tuo sorriso in Cielo si riflette sulla Terra.