:: Intervista con Vania Colasanti.

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vaniaGrazie Vania di aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontati ai nostri lettori. Che persona sei, che studi hai fatto, dove sei vissuta? Forza e debolezza di Vania Colasanti.
 
Sono nata e cresciuta a Roma. Ho frequentato il Liceo Linguistico e poi ho studiato Storia dell’Arte. Sono giornalista professionista e attualmente lavoro per Rai Internazionale, sono autrice di un programma quotidiano che si chiama Italia è. Ci occupiamo di attualità e in particolar modo seguo la rubrica musicale e quella di libri condotta dalla scrittrice Cinzia Tani. E’ un programma rivolto agli italiani all’estero.    
 
Raccontami qualcosa della tua infanzia, un ricordo solare, un piccolo aneddoto curioso o  insolito.
 
Se penso all’infanzia mi vengono in mente le vacanze al mare d’estate. Penso al sole, ai miei 10 anni, quando trascorrevo il tempo sulla spiaggia dell’Argentario, un luogo che mi è molto caro e in cui torno spesso.
 
Giornalista e autrice Rai ora scrittrice. Puoi parlarci della tua esperienza professionale?
 
Ho iniziato con la carta stampata. Ho cominciato a lavorare a Paese Sera poi ho collaborato per anni al Venerdì di Repubblica. Curavo una rubrica che si chiamava A casa di caratterizzata dalla fotografia del frigorifero. Erano interviste a casa di personaggi famosi, della politica, dello spettacolo. Anche le loro letture erano importanti per conoscere meglio il personaggio: dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei. Dopo, era il 1997, Renzo Arbore mi chiamò come autrice a Rai International. 
 
Ciao, sono tua figlia – Storia di un padre ritrovato edito da Marsilio è il tuo primo romanzo. Puoi parlarcene?
 
E’ un libro essenzialmente autobiografico. Narra la mia esperienza. E’ il frutto di un lungo lavoro analitico che mi ha permesso di entrare dentro la mia storia. Io sono una giornalista, scrivere e la mia attività professionale principale. Narrare in fondo è il mio lavoro.
 
Come hai deciso di metterti in gioco e scrivere un vero e proprio romanzo autobiografico in cui parli del tuo rapporto con tuo padre?
 
Mi chiedi per quale motivo l’ho scritto. Innanzitutto è stata un’esperienza positiva, così come è stato positivo l’atteggiamento nell’affrontarla. E spero con la mia testimonianza di poter essere utile a persone che hanno vissuto o vivono situazioni come la mia. 
 
L’assenza di un genitore a volte paradossalmente è una presenza anche ingombrante. A volte si può idealizzare un padre assente o colpevolizzare il genitore presente. A te è successo?
 
Per anni l’ho creduto morto. Era un modo per difendermi dalla sua sparizione. Crederlo morto, in un certo senso, mi aveva permesso di dargli un’identità. E quando sono arrivata all’accettazione del  suo abbandono, ho deciso di cercarlo, grazie anche alla collaborazione di mia madre che ha sempre sostenuto la ricerca di mio padre. Mettendo da parte i suoi risentimenti personali.
 
Fanda1Un padre che ci abbandona può generare sentimenti di frustrazione, rabbia, a volte disprezzo. Pensi che la capacità di perdonare, di comprendere le motivazioni degli altri, le debolezze, possa essere possibile? Si può continuare ad amare un padre assente? Si può perdonare un padre che ci ha abbandonati?
 
Più che perdonare ho accettato mio padre per quello che è. Certamente non condivido il suo comportamento. Sono madre di un figlio di vent’anni e per me è inconcepibile una simile scelta. Devo dire che non ho avuto sentimenti di rabbia, ma il suo abbandono ha generato in me sicuramente delle insicurezze. Paura di essere abbandonata, paura di trovarmi da sola.  
 
E’ stato difficile scrivere questo libro o ho hai trovato in te quasi una spinta automatica a narrare e a narrarti?
 
Per me scrivere è quasi un bisogno fisiologico. Se non scrivo è come se mi mancasse qualcosa, scrivere, per me, è come bere un bicchiere d’acqua quando si ha sete.  E’ stato un processo molto spontaneo. Io sono molto veloce nella scrittura, anche grazie al lavoro che faccio. Il libro è diviso in tre parti. Il primo capitolo è stato scritto un po’ di tempo fa, poi sono successi degli eventi che mi hanno spinto a scrivere il secondo e terzo capitolo in un mese. Un mese è mezzo.
 
Il riavvicinamento è stato un processo graduale o è avvenuto quasi all’improvviso magari in maniera casuale? Il ruolo di tua madre è stato fondamentale?
 
Il ravvicinamento è avvenuto in due fasi. Prima c’è stato un incontro all’uscita del liceo. Erano anni in cui una ragazza madre – come la mia – faceva ancora scalpore. Avevo il suo cognome, ma lei mi aiutò a contattare mio padre, richiamandolo direttamente dopo 16 anni di silenzio. Questo primo incontro piuttosto superficiale a scuola non mi aveva del tutto soddisfatto. Ma io sono una persona cocciuta e tenace, così a distanza di tempo, con un pretesto, l’ho richiamato e rincontrato.  E il nostro rapporto si è consolidato. Tanto che, lo spider della copertina, fu proprio uno dei suoi primi regali. E spero dia quel senso di leggerezza che serve a superare anche momenti difficili.
 
Quanto tempo hai impiegato a scriverlo? Scrivevi nei ritagli di tempo magari la sera o ti sei presa una pausa proprio per scriverlo?
 
Come ti ho detto il primo capitolo l’avevo nel cassetto. Il secondo e il terzo l’ ho scritto in circa un mese, un mese e mezzo. L’ ho scritto d’estate un po’ a tavolino. Il secondo e terzo capitolo sono più incentrati sulla ricerca dei miei fratelli. 
 
Cos’è per te la libertà? Cosa ti fa sentire veramente libera?
 
La libertà è avere la padronanza del proprio tempo. Avere tempo per se stessi. Questo naturalmente non significa venire meno alle proprie responsabilità, alla famiglia, al lavoro. Ma semplicemente poter disporre del proprio tempo in modo libero.
 
Ti senti femminista? Pensi che ci siano ancora molte battaglie da combattere per la vera parità dei sessi?
 
Secondo me uomo e donna sono complementari. Naturalmente non rinnego le battaglie femministe, ci mancherebbe altro! Ma continuare oggi a sottolineare questa differenza, in un certo senso, rimarca il divario. Mi auguro che in futuro non ce ne sia più necessità.     
 
Ciao, sono tua figlia. Storia di un padre ritrovato avrà un seguito o è un’ esperienza conclusiva?
Credo che avrà un seguito. Temevo una reazione negativa di mio padre che invece non c’è stata. Anzi è stato il primo a volere dare un contributo a volere che raccogliessi la sua testimonianza in una sorta di intervista. Non per giustificarsi ma per raccontare le sue motivazioni, cosa l’ ha spinto a comportarsi in quel modo. Raccoglierò il materiale e se vale la pena sì ci sarà un seguito.
 
Puoi anticiparci in esclusiva per Liberidiscrivere i tuoi progetti per il futuro?
 
Essenzialmente continuare a lavorare in Rai come autrice televisiva, è il mio lavoro da anni ed è quello che amo fare, nello stesso tempo anche continuare a scrivere libri, poesie. Una cosa non esclude l’altra.

Per saperne di più la Pagina Ufficiale Facebook: http://www.facebook.com/pages/Ciao-sono-tua-figlia-di-Vania-Colasanti/184224814947250

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