Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Dalla parte del bene di Martin Fahrner (Keller editore, 2018) a cura di Viviana Filippini

19 febbraio 2019

unoDalla parte del bene” è un viaggio nella vita di un uomo, nei suoi ricordi d’infanzia in un piccolo paese al confine con la Polonia. Un località piazzata lì sul valico tra due montagne, dove la vita scorre in modo pacifico, lontana da ogni paura e preoccupazione. Non a caso, per il protagonista e per chi è nato al paesello, fondamentali come indice della crescita sono i passaggi di mezzo a due pedali. Dal triciclo quando si è piccoli piccoli, passando per una Pionýr, nella speranza di avere una Eska, una bicicletta alla quale tutti mirano, perché la si trova in tanti colori e con le marce. In realtà, queste sono le tappe intermedie per l’arrivo all’età adulta, perché il traguardo finale, quello che sancisce l’ingresso nell’età adulta e che in pochi hanno il privilegio di avere è lei: la Favorit. A raccontare la storia c’è un bambino, il figlio del capitano delle squadra di calcio del Kostelec. Pagina dopo pagina, la voce narrate cresce diventando adulta e, nell’arco di tempo che trascorre (circa una ventina di anni), chi narra ci porta nella vita di un uomo (il padre) che ha sperimentato sulla sua propria pelle, esperienze di vita che hanno lasciato segni indelebili. Dall’essere un grande calciatore di successo osannato da tutti, al dover fare i conti con problemi fisici che costringeranno l’uomo ad attaccare gli scarpini da calcio al chiodo e trovare un altro lavoro per mantenere la famiglia. Vita quotidiana, fatta di lavoro, di affetti e anche di piccole incomprensioni familiari sulle quali gravano, nel 1968, le tensioni della Primavera di Praga e, nel 1989, un ulteriore cambiamento: la caduta del muro di Berlino. In “Dalla parte del bene” di Fahrner però l’io narrante, quel bambino che cresce diventando un uomo, espone anche il proprio vissuto personale tra sport amati (la bicicletta) e tenuti a distanza (anche se è figlio di un calciatore il narratore non ama il gioco del calcio). E non solo, perché il figlio dell’ex capitano del Kostelec adora il teatro, lo studia, ci lavora e in barba a tutte le difficoltà fa ogni singola cosa con passione, fino all’incontro con la donna amata. Tra i ricordi, accanto alle imprese del padre ex calciatore, ma sempre eroe, si innestano la nascita dei due figli della voce protagonista e il suo rimettersi in gioco come artigiano con un forno per cuocere ceramiche. In “Dalla parte del bene”, Martin Fahrner, come Ota Pavel, con uno stile ricco di ironia e sentimento si rivela uno dei migliori esponenti della letteratura ceca. Uno scrittore che scava nei meandri della memoria, ripescando i ricordi del e dal passato personale, per intrecciarli con i fatti storici della propria terra d’origine. Il tutto per modellare, pagina dopo pagina, una narrazione nella quale si rendono straordinaria la quotidianità di una famiglia e la sua capacità di non abbattersi mai e di reinventarsi sempre nel corso del tempo. Traduzione dal ceco Laura Angeloni.

Martin Fahrner è nato nel 1964. È laureato alla Facoltà di Scienze dell’educazione di Ústí nad Labem e alla Facoltà di teatro di Praga (DAMU). Ha lavorato come drammaturgo, addetto agli impianti di riscaldamento, vasaio, guida turistica. Ora è scrittore, traduttore e autore di spettacoli teatrali.

Source: inviato dall’editore al recensore. Grazie a Roberto Keller e allo staff dell’ufficio stampa.

La maga tessitrice di Helena Paoli (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

18 febbraio 2019

La_maga_tessitrice_-_Helena_Paoli_1024x1024Fanucci editore inizia una nuova saga, La figlia del cielo, dando spazio ad una giovane voce italiana, Helena Paoli, di certo non priva di interesse, già nota per il suo blog e il suo canale youtube, con il primo capitolo, La maga tessitrice.
In una qualunque cittadina italiana contemporanea vive Aspasia, diciotto anni, una vita segnata dalla tragica morte di sua madre, da un padre che si è chiuso in se stesso dimenticandosi di avere una figlia e da un’aggressione che ha subito da qualcuno di cui si fidava. La ragazza si è rinchiusa in se stessa, con come unica compagnia i libri.
Ma un giorno la sua vita cambia, e viene risucchiata in una dimensione parallela, dove la porta un giovane dai capelli bianchi, Septimus.
L’Altrove è infatti una terra governata da miti e magie, dove regna incontrastato un dittatore sanguinario e dove un gruppo di donne, le Tessitrici, cercano di mantenere l’ordine. Aracne, la più temuta e potente di loro, è morta, e Aspasia, che le somiglia come una goccia d’acqua deve prendere il suo posto, e forse trovare il suo destino.
Il tema della ragazza che giunge in un mondo alternativo ha nobili antenati, da Alice alla serie del Mago di Oz, e anche in tempi recenti è stato frequentato, da storie di culto, basti pensare a Labyrinth. Qui ci sono anche richiami alla cultura classica, sia greca che romana, mentre il mondo costruito ha non pochi echi di quello di Westeros di George R. R. Martin.
Un libro però tutt’altro che privo di una sua originalità, avvincente e che riesce a salvarsi dalle trappole di troppi romanzi rosa travestiti da storie fantasy, con un viaggio dell’eroina intrigante, per salvare un mondo e forse per salvare anche se stessa da una vita inaccettabile ma in fondo metaforica di tutte le difficoltà dell’adolescenza.
La maga tessitrice piacerà senz’altro agli appassionati più giovani, magari in cerca di un’alternativa alle storielle di vampiretti che luccicano, ma è godibile anche per chi ha qualche anno e un po’ di letture del genere in più, in attesa comunque del secondo capitolo.

Helena Paoli è nata a Bari nel 1998 e studia Lettere moderne presso l’università degli studi Aldo Moro di Bari. Divora libri fin da bambina e ha pubblicato il suo primo romanzo fantasy all’età di diciassette anni. Ha già pubblicato i primi due volumi della saga fantasy Cronache dell’eternità (Bibliotheka Edizioni): Principessa del tempoPrigioniera delle tenebre. Parla di storie che l’appassionano sul suo blog HeleNarrazioni e sull’omonimo canale YouTube.
Con La Maga Tessitrice, primo capitolo della saga fantasy La figlia del Cielo, fa il suo ingresso nel catalogo Fanucci.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

La bella morte di Mathieu Bablet (Oscar Ink, 2019) a cura di Elena Romanello

16 febbraio 2019

bella-morte-bablet-670x899Mathieu Bablet si è fatto conoscere a livello internazionale con la graphic novel Shangri-La, una rilettura della fantascienza ambientata nello spazio dalle forti connotazioni post apocalittiche. Sull’onda di un successo enorme è senz’altro interessante scoprire le sue prime opere, come La belle mort, uscita nel 2011 e in arrivo adesso anche in Italia con il titolo appunto di La bella morte.
L’autore ama la fantascienza dai toni catastrofisti ma per questa sua opera giovanile sceglie un’ambientazione terrestre, di un mondo di un futuro prossimo dove la vita degli esseri umani è stata pesantemente limitata e quasi annientata da alieni dalla forma di insetto, per tornare ad una paura atavica del genere umano. Per questo recupero, l’opera è stata rieditata  con aggiunto un prequel disegnato adesso, mentre sta per arrivare la catastrofe, in una città tanto simile alle metropoli soprattutto statunitensi e asiatiche ridotta all’abbandono.
Mathieu Bablet ha tra i suoi maestri Moebius e Katsuhiro Otomo, soprattutto nelle atmosfere di Akira, e questo emerge da una grande cura delle tavole e dell’ambiente di una città non città simbolo e ultimo baluardo di un mondo che non esiste più. I puristi sostengono che l’autore è migliorato tantissimo, ma è comunque interessante vedere un’opera prima già molto interessante, per essere catapultate in uno dei peggiori incubi da sempre, con la lotta di un manipolo di disperati dal destino segnato, ultimi cavalieri caduti e non certo eroici di una guerra ormai persa. La bella morte si riferisce ad un sacrificio estremo per una causa che si crede superiore anche se persa in partenza, come il dimostrarsi superiori ad un invasore che ha distrutto tutto quello che per cui forse valeva la pena di vivere. Un concetto duro, a tratti discutibile, ma comprensibile nel contesto di una storia senza speranza, in cui l’archetipo dell’invasione aliena viene visto nei suoi aspetti forse meno spettacolari ma più devastanti.
La bella morte è un fumetto da leggere per tutti gli amanti della fantascienza, per come rilegge un archetipo non certo da B Movies e per scoprire un nuovo stile e una voce che ha e avrà ancora molto da dire. Tra le righe si capisce come aiuti il vivere e il lavorare in un Paese che considera il fumetto una vera forma d’arte e come le nuove generazioni abbiano ormai una visione d’insieme sulle varie scuole delle nuvole parlanti. Una storia che fa riflettere sulla caducità della natura umana, sull’importanza di fare delle scelte e sul fatto che a volte bisogna portare avanti anche una battaglia persa, per non perdere appunto la propria umanità.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Mathieu Bablet (Grenoble 1987), diplomato all’Accademia di Chambéry, ha esordito con La Belle mort (2011), seguito dalle serie Doggybags (2012-2015) e Adrastée (2013-2016). Con Shangri-La si è rivelato all’attenzione internazionale affermandosi come uno dei maggiori giovani talenti del fumetto europeo.

:: Frida Kahlo e Anna Frank nelle Guide Gallucci per piccoli alle vite dei grandi

15 febbraio 2019

Gallucci

Oggi vi parlo di due agili volumetti illustrati editi da Gallucci Editore della serie dedicata, tra gli altri, a Leonardo da Vinci, Marie Curie, Nelson Mandela, e Charles Darwin. Si tratta dei volumi dedicati a Frida Kahlo e Anna Frank, due donne (la seconda è restata ragazzina per sempre non avendo potuto crescere) che hanno avuto un peso si può dire determinante nel mondo dell’arte e della cultura. Due esempi virtuosi, positivi, utili ai ragazzi di oggi così confusi in questa era davvero complicata e priva di modelli. Frida Kahlo era una pittrice messicana, moglie di un pittore e muralista messicano altrettanto famoso, Diego Rivera, che seppe trasformare gli ostacoli che incontrò nella sua vita (ne ebbe molti dalla polio da piccola a un’ incidente in tram) in tappe di crescita personale e sociale, sublimate nell’arte. Deliziose le illustrazioni del volume di Marianna Madriz a lei dedicato. L’altro volume, sempre di di Isabel Thomas, è dedicato a Anna Frank, il cui diario, uno dei libri più pubblicati di sempre, è una lettura consigliabile anche ai giovani lettori di oggi. La collana avvicina appunto i ragazzi a questi personaggi parlando di cosa hanno fatto di buono per sè e per gli altri e di come fu la loro vita. Belle anche le illustrazioni di quest’ultimo volume di Paola Escobar. I testi sono semplici e immediati, aiutano a capire in cosa queste artiste furono eccezzionali. Se a Frida Kahlo fu concesso di vivere più a lungo, Anna morì giovanissima nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, in Germania, ma nonostante questo resta un gigante nel mondo della letteratura. Entrambe le traduzioni sono a cura di Benedetta Gallo.

:: Più vivi più umani. Virtù e vita quotidiana di Johnny Dotti e Mario Aldegani (Edizioni San Paolo, 2019) a cura di Daniela Distefano

13 febbraio 2019

PIU' VIVI PIU' UMANI(1)Virtù è dunque parola assai poco consona a un’epoca in cui il sacro dovere che tutti siamo invitati a rispettare è quello dell’autorealizzazione.
Oggi, ciò che viene apprezzato è l’essere spontanei, quasi che sia possibile semplicemente far trasparire ciò che “siamo”. Senza filtri, senza costrizioni, senza tabù.
Virtù è dunque parola controcorrente.
E i nostri due autori, che amano le sfide ardite, ben consapevoli della difficoltà del loro tentativo, hanno voluto in queste pagine impegnarsi e impegnarci a riscoprire un tesoro che rischia di andare perduto”.

Questo brano è ricavato dalla Prefazione di Chiara Giaccardi e Mauro Magatti al libro “Più vivi più umani. Virtù e vita quotidiana” (Edizioni San Paolo) di Johnny Dotti e Mario Aldegani. Un testo che apre sipari al nostro pensare a volte avvolto nella carta delle abitudini e delle refrattario modus vivendi. Cos’è davvero la virtù, perché è diventata nel tempo una parola in disuso?

La virtu è un movimento relazionale che ci fa camminare senza perdere il filo della vita, ma anche senza chiuderci al dialogo con l’altro e all’incontro con la realta”.

I due autori hanno scelto di visitare i “luoghi” del nostro esistere e di riscoprirli come spazi di virtù sentite, vissute e testimoniate.
Il titolo del libro è nato dalla Esortazione Apostolica di Papa Francesco Gaudete et exsultate, un vero faro luminoso.
Il libro è dedicato agli educatori, a chi continua a credere all’importanza di educare alla virtù, a chi non ha rinunciato al grande sogno dell’educare e a raccoglierne la sfida.

La virtù aiuta ad accogliere la gioia e ad accettare il dolore, ma anche a dare gioia e a portare perdono: è in sostanza una strada di benedizione.
Si potrebbe dire che la virtù sta tra la contemplazione e la vita: è ciò che ci permette di contemplare la vita”.

Già nei racconti del Vangelo si ravvisa un’attenzione speciale per particolari e simboli semplici però di grande significato, anche in ordine alla virtù.
E’ una stella che accende la speranza nella notte del mondo; è un asino la compagnia di Giuseppe nel suo pellegrinare; è il sicomoro che dà a Zaccheo il coraggio di accedere alla verità; è un giumento che permette al Samaritano di manifestare la sua carità; è il pane della condivisione che fa vivere alla gente la festa dell’abbondanza e della solidarietà; è l’olio di una lampada che tiene viva e amante l’attesa dello Sposo.
Le virtù nascono dalla vita, nella vita e nelle sue relazioni.
Secondo Paulo Freire, la virtù fondamentale ed essenziale dell’educare è la coerenza.
Prima di tutto ci vuole la serena consapevolezza che nessuno è coerente sino in fondo e in tutto.
La coerenza è un impegno, un proposito, mai un traguardo raggiunto.

Coerenza è riconoscere il vincolo in ogni situazione, come tramite di libertà; non solo il vincolo della parola data, l’accordarsi della parola all’azione, ma anche il vincolo più profondo: la mia costitutiva dipendenza dall’altro, il mio essere nodo relazionale”.

Si può essere coerenti se si ha la consapevolezza di essere incoerenti, e si sa dire la verità di se stessi; se continuiamo a sentirci precari, cioè bisognosi di un ancoraggio che ci trascende, capaci di ricevere e dare perdono.
Un’altra importante virtù dell’educare è saper gestire la tensione tra parola e silenzio, la parola dell’educatore e il silenzio dell’educando, ma anche il contrario.
Non è una cosa facile. Bisogna, per esempio, essere convinti che non esistono domande stupide e che nessuna risposta è definitiva.
Un libro che è insieme un manuale per chi ha smarrito la chiave della comprensione umana. Siamo così stimolati nei sensi che abbiamo perduto il contatto con l’essenziale. Rivolgere l’attenzione alle categorie di idee che ci portano al vero cammino è un dovere oltre che una salvezza.

Johnny Dotti, nato a Bergamo nel 1963, sposato con Monica, con quattro figli, imprenditore sociale, pedagogista e docente a contratto presso l’Università Cattolica di Milano. Ha pubblicato con Maurizio Regosa, un saggio dal titolo Buono è giusto (Editore Sossella, 2015), e Oratori generatori di speranza (Edizioni Messaggero, 2016). Insieme con Mario Aldegani ha pubblicato per LEM (Libreria Editrice Murialdo) La Linea dell’orizzonte (2007) e Tra amici (2010).

Mario Aldegani, nato a Petosino (BG) nel 1953, sacerdote dal 1980, è religioso della Congregazione dei Giuseppini del Murialdo, insegnante ed educatore. Collabora con diversi istituti religiosi maschili e femminili nella formazione permanente. L’incontro con Johnny Dotti gli ha permesso conoscenze e incontri nel mondo del Terzo Settore. Con Dotti è stato iniziatore anche della Fondazione Talenti. Ha pubblicato per le Edizioni Dehoniane “Levate lo sguardo”. Un pensiero positivo sulla vita consacrata (2009).

Source: libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Alessandro Fuso dell’ufficio stampa “Edizioni San Paolo”.

:: Franco Basaglia, il Re dei matti di Davide Morosinotto (Einaudi ragazzi, 2018) a cura di Viviana Filippini

11 febbraio 2019

Franco Basaglia, il Re dei matti di Davide MorosinottoFranco Basaglia è stato uno psichiatra, neurologo, fondatore della concezione moderna della salute mentale e pure riformatore della disciplina psichiatrica in Italia. Nel 1978 venne approvata Legge Basaglia (legge 180/78), che stabilì la chiusura dei manicomi, ridonando la dignità di persona ai pazienti psichiatrici. In occasione della ricorrenza dei 40 anni dalla legge, nel 2018 è uscito “Franco Basaglia, il Re dei matti”, edito da Einaudi Ragazzi, scritto da Davide Morosinotto. Il volume, blu come il cavallo che Basaglia e i suoi pazienti di Trieste fecero per provare a cambiare le cose, è una storia nella quale l’autore racconta al lettore bambino o ragazzino la figura dello psichiatra. Protagonista però è Lisa, una bambina che scappa spesso di casa per andare a trovare la mamma. La donna è rinchiusa in un grande manicomio, in cima ad una collina, dove la piccola corre appena può, perché la sua mamma, essendo un po’ matta, non può stare con lei. Per entrare nel manicomio per poter abbracciare la mamma Lisa deve distrarre la guardia e intrufolarsi in quel luogo cupo, di terrore, pieno di sbarre, cancelli e porte serrate a chiave. Un’impresa non da poco per una bimba, ma con il nuovo direttore, un certo Franco, un signore un po’ strano, cominceranno a cambiare le cose. Anche la vita di Lisa, della sua mamma e della sua famiglia cambieranno in modo radicale. Morosinotto crea una storia toccante ed emozionante dove, attraverso il legame madre figlia messo a dura prova dalla reclusione del e nel manicomio, narra le condizioni di coloro che vivevano negli ospedali psichiatrici prima del 1978 e della legge che li fece chiudere. Lisa e la madre sono la rappresentazione di uno dei tanti casi che potrebbero essere accaduti nella realtà. Quello che colpisce è come l’autore sia riuscito con tatto e garbo a raccontare non solo quanto fosse dolorosa (emotivamente e fisicamente) la vita nei manicomi, ma anche come fosse difficile per i pazienti rapportarsi alla realtà esterna alla casa di cura. Chi usciva spesso era vittima di pregiudizi, dell’ignoranza di coloro che giudicavano senza sapere e di chiacchiere inutili e cattive – come accade alla mamma di Lisa – che non facevano altro che rendere ancora più complesso il processo di reinserimento nella società di coloro che spesso venivano definiti pazzi, folli, matti. Basaglia fece tanto per i pazienti del manicomio di Trieste e per tutti gli altri manicomi presenti in Italia. Franco Basaglia lottò per ridare ai pazienti la dignità tolta e usurpata, lottò per renderli di nuovo umani. Basaglia e i suoi ragazzi di Trieste in “Franco Basaglia, il re dei matti” combattono per dimostrare che quando l’umanità è in difficoltà deve imparare a dialogare, confrontarsi per trovare la giusta via che porti ad un rimedio, alla tranquillità e al rispetto per tutti. Il libro presenta una nota iniziale di Peppe dell’Acqua.

Davide Morosinotto è nato nel 1980 in una ridente cittadina ai piedi dei colli euganei e da molti anni vive in una casa ai piedi dei colli bolognesi. Fin da piccolo ha deciso che voleva raccontare delle storie e ha iniziato molto presto a scrivere. Ha vinto numerosi premi e riconoscimenti letterari, tra cui il «Premio Andersen» per il miglior libro oltre i 12 anni con Il rinomato catalogo Walker & Dawn (Mondadori). È socio di Book on a Tree, una cooperativa di autori fondata da Pierdomenico Baccalario. Come scrittore di libri per ragazzi ha pubblicato più di trenta romanzi, anche se non sempre con il suo vero nome. Per Edizioni EL / Einaudi Ragazzi ha pubblicato il romanzo Il Libero Regno dei Ragazzi, Peppino Impastato, una voce libera, Il giro del mondo in 80 belle notizie e numerosi titoli nelle collane «Classicini», «Grandissimi», «In poche parole». Il suo ultimo libro è Franco Basaglia, il Re dei Matti.

Source: richiesto all’editore, grazie a Anna De Giovanni dell’ufficio stampa Einaudi Ragazzi.

:: Nato fuori legge di Trevor Noah (Ponte Alle Grazie, 2019) a cura di Eva Dei

8 febbraio 2019

Nato fuori leggeEra sola, lontana dalla famiglia, incinta di un uomo con cui non si poteva far vedere in pubblico. I dottori la portarono in sala parto, le aprirono la pancia e ne estrassero un bambino mezzo bianco e mezzo nero, che per il solo fatto di esistere violava un numero imprecisato di leggi, statuti e regolamenti…Ero nato fuori legge.”

Sudafrica, 1984: con queste premesse viene al mondo Trevor Noah, figlio di Patricia Nombuyiselo Noah, nera xhosa, e Robert, bianco svizzero tedesco. La sua sola esistenza mette in crisi la logica del sistema vigente: l’apartheid. Se il governo si basa su una sorta di razzismo istituzionalizzato fondato sulla convinzione che bianchi e neri appartengano a razze diverse, la prima nettamente superiore alla seconda, l’unione delle due “dimostra che le razze si possono mescolare…e in molti casi è quello che vogliono”. Ma come ci racconta Noah, e come forse pochi di noi sanno, l’apartheid è stata molto più complessa: un sistema di oppressione razziale costruito sfruttando i dissidi interni di un Paese già in conflitto, dove i bianchi, in naturale minoranza, hanno saputo sfruttare a loro vantaggio le differenze tribali delle popolazioni locali. Zulu e xhosa sono le più numerose, ma non le sole: tswana, venda, tsonga, pedi, sotho, e molte altre (basti sapere che in Sudafrica le lingue ufficiali sono undici). Persone vicine, ma in conflitto, con lo stesso colore della pelle, ma legate a tradizioni e lingue diverse. Il Sudafrica come una moderna Torre di Babele, dove la parola è importante per comunicare e fondamentale per comprendere l’altro, per sentirlo vicino.
Trevor cresce cercando il suo posto: outsider “fuorilegge”, non può farsi vedere con il padre in pubblico, ma nemmeno passeggiare per strada accanto alla madre, o farsi vedere a Soweto, la township dove vive sua nonna, senza rischiera di venire portato via perché “quello non è il suo posto”. Una vita sempre sull’attenti, dove per un bambino è complicato comprendere la logica delle assurde regole degli adulti. Ma fin dall’infanzia Trevor ha una grande complice e compagna: la madre, Nombuyiselo. Donna forte, capace di opporsi a quella stessa insensatezza che le impedirebbe di fatto, come nera e come donna, di compiere tante scelte, di rivendicare di fatto la sua libertà. Nombuyiselo si allontana dalla famiglia, sceglie un lavoro per bianchi, decide di avere un figlio da un uomo bianco con cui sa che non potrà/vorrà mai sposarsi. Una volta arrivato Trevor lo cresce trasmettendogli la sua fervente fede in Dio, punendolo per insegnargli che il mondo là fuori può essere un posto pericoloso, ma instillandogli quella stessa sede di libertà che la contraddistingue.

Lei mi cresceva come se non ci fossero limiti a dove potessi andare e a cosa potessi fare. Quando ci ripenso, mi rendo conto che mi ha allevato come se fossi un bianco, non intendo culturalmente, ma in modo da farmi credere che tutto fosse alla mia portata, che potessi esprimermi in libertà, che le mie idee, i miei pensieri e le mie decisioni avessero un peso.”

Se colored, è l’etichetta che Trevor si trova cucita addosso, di fatto col tempo impara a muoversi in questo limbo, in questo confine che separa due mondi che vivono e godono di trattamenti completamente diversi. Mimetizzandosi e adattandosi alle varie situazioni come un camaleonte, Trevor cresce e trova la sua strada. Lo fa insieme al Sudafrica, perché i problemi del Paese non finiscono con l’apartheid, ma si modificano: i conflitti tornano a essere fratricidi, le condizioni di vita migliorano teoricamente, ma praticamente la povertà aumenta.
La storia di Trevor Noah è la storia di un uomo che sceglie come plasmare la sua identità sganciandosi dai confini che gli altri impongono; ma è anche la storia di un popolo in conflitto con sé stesso, segregato, sfruttato, ma che nonostante tutto non ha mai perso la speranza.

In cortile c’erano due baracche che la nonna affittava a migranti e lavoratori stagionali. In una minuscola aiuola su un lato c’era un pesco, dall’altra parte il vialetto per la macchina. Non ho mai capito a cosa le servisse, dato che non aveva l’automobile. Non sapeva nemmeno guidare. Però aveva il vialetto. Tutti i vicini ce l’avevano, alcuni con pittoreschi cancelletti in ferro battuto. Nemmeno loro avevano macchine né, per la maggior parte, la prospettiva di comprarsene una. Doveva essercene una ogni mille persone, eppure quasi tutti avevano il vialetto, come se questo potesse evocare un’automobile. La storia di Soweto è la storia dei vialetti. È un posto pieno di speranza.”

Trevor Noah è nato il 20 febbraio del 1984 in Sudafrica, da Patricia Nombuyiselo, nera di etnia xhosa, e da padre svizzero tedesco, bianco. La sua carriera di dj, comico e attore lo ha portato sugli schermi americani, dove conduce dal 2015 il Daily Show, seguito da milioni di telespettatori in tutto il mondo. Questo suo primo libro, che ha dominato le classifiche americane nel 2016, è dedicato alla madre. Ne verrà tratto un film in uscita nel 2019 con Lupita Nyong’o nella parte di Patricia.

Source: libro del recensore.

La signora della morte di Terry Goodkind (Newton Compton 2018) a cura di Elena Romanello

6 febbraio 2019

la-signora-della-morte-x1000Torna in libreria, presso un nuovo editore per l’Italia, Newton Compton e non più Fanucci, Terry Goodkind, autore di un fantasy adulto che piacerà senz’altro agli appassionati e magari un po’ orfani di nuove opere di George R. R. Martin.
La signora della morte è un misto tra uno spin off e un seguito della celebre saga La spada della verità, incentrato su una comprimaria, la ex assassina Nicci, amica e alleata di Richard e Kahlan che hanno portato la pace nei regni. Lei però, con il loro appoggio, decide di portare giustizia e libertà in terre remote, anche forse per espiare un passato non sempre limpido e parte per un lungo viaggio, con Nathan, che possiede poteri da profeta. Il suo scopo finale è incontrare la temibile strega Red, ma le avventure saranno tante, in regni in cui il nuovo corso di monarchi illuminati non è ancora arrivato.
Ci sono echi del serial cult Xena dietro a questa storia, legata all’universo de La spada della verità ma godibile anche come libro indipendente, in una vicenda di redenzione e d’avventura, in cui si presenta l’archetipo della donna guerriera, amatissimo del resto dal fantasy dall’epoca di Robert E. Howard con Red Sonya e Dark Agnes e di Charlotte L. Moore con la sua Jirel de Joiry. Un libro ricco di avventure, con toni adulti e a tratti dark, con al centro di tutto un’eroina non perfetta e quindi per questo ancora più interessante.
Conoscendo l’autore e leggendo il libro si capisce che può essere davvero l’inizio di un nuovo universo di avventure, per tutti gli appassionati di fantasy, in cerca sempre di nuovi universi e nuove avventure da vivere attraverso i libri, con un autore che è e resta uno dei più interessanti della nuova generazione del genere, anche se non ha avuto per esempio altrettanta fortuna che il collega Martin sul piccolo schermo. A marzo uscirà il nuovo capitolo, Le sorelle del potere, intanto godiamoci il primo, dove chi da anni frequenta certi universi trova pane per i suoi denti.

Provenienza: libro del recensore.

Terry Goodkind è un celebre scrittore statunitense conosciuto nel mondo principalmente per il ciclo La spada della verità. Nato nel 1948, è cresciuto a Omaha, in Nebraska, dove ha anche seguito corsi d’arte. A causa della dislessia, da giovane ha abbandonato il college per lavorare come carpentiere, liutaio, artista e restauratore. Dal 1983 si dedica alla scrittura, e ha pubblicato oltre trenta libri con uno straordinario successo internazionale. Dopo La signora della morteLe sorelle della morte è il secondo capitolo della serie incentrata su Nicci, l’incantatrice già apparsa in molti dei suoi romanzi.

:: Forza e libertà – attraverso Alda Merini di Ivana Leone (L’Argolibro editore, 2019) a cura di Nicola Vacca

5 febbraio 2019

copertina ivana leone 2Alda Merini e la sua poesia sono due mondi ancora da esplorare. La vera Alda Merini non è non è quella del luogo comune della follia manicomiale. La vera poesia della Merini, giorno per giorno, si costruisce nell’abbandono di momenti interpretati dall’immediatezza e dall’intuizione. Nei suoi versi, infatti, la vita che scorre attraverso l’amore e la cura diventa il campo d’azione nel quale cresce il filo poetico di una memoria che scorge non soltanto gli orizzonti del pensiero, ma scava nelle profondità del cuore per cantare lo spazio dell’anima.
La vera Alda Merini è questa, un fiume in piena d’immanenza che travolge la vita qui e ora. Le parole della poesia sono dadi con i quali lei quotidianamente si gioca d’azzardo tutto il contingente.
Ivana Leone, giovane scrittrice, a Alda ha appena dedicato un saggio interessante. Forza e libertà attraverso Alda Merini (L’Argolibro editore, http://www.largolibro.blogspot.it, pagine 70, euro 10).
Ivana, da sempre innamorata delle poetessa dei Navigli entra nel suo teatro della mente e ne racconta la complessità di donna libera.
Alda si è mostrata a Ivana come una farfalla azzurra, emblema della libertà e dell’infinito, una poetessa dalla grande vitalità espressiva.
Il libro di Ivana leone è un atto d’amore incondizionato nei confronti della donna e della poetessa che nella sua vita e con la sua scrittura ci ha insegnato la follia di essere sempre se stessi, quindi di essere sempre liberi. In letteratura agli atti d’amore si perdona tutto.
La poetessa dei Navigli che incontriamo nelle pagine di Ivana Leone è l’annunciatrice profetica di una Bibbia che non promette il Paradiso, né la vita eterna ma semplicemente rivela la sofferenza quotidiana di essere uomini e donne.
L’autrice coglie nella sua essenza la riflessione estemporanea intorno al canto d’amore per la vita di Alda e tutto il suo stupore incantato di tenerezza ed emozionalità del suo percorso interiore di un’esperienza della mente che sa agitare il vento della poesia con la forza del cuore.
Alda Merini (nella poesia che coincide con la vita) si racconta nell’unico modo che conosce, niente veli, niente orpelli. Mette a nudo il suo cuore. Quando ritorna all’esperienza manicomiale, apre l’anima alla commozione e alla nostalgia.
Alda Merini, la forza e la libertà di una poetessa autentica che soprattutto è stata una grande donna capace di fare della propria vita una vera opera d’arte. Alda, un’incendiaria di passioni che ha un solo desiderio: con la poesia colmare il divario esistente tra la realtà e il sogno.
Ivana Leone nel suo libro – atto d’amore fa nuovamente parlare la voce di Alda Merini, che fuori dal coro lancia oltre l’ostacolo del dolore la sua anima nuda per educare il cuore con l’antidoto della poesia.

:: In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo di Roland Schimmelpfennig (Fazi, 2019) a cura di Fabio Orrico

5 febbraio 2019
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Roland Schimmelpfennig è un drammaturgo tedesco tradotto in oltre quaranta paesi. Chi scrive non aveva mai sentito parlare di lui e ora che è disponibile il suo primo romanzo il desiderio di conoscere altre opere di questo autore è molto alto.
L’esordio nel romanzo di Schimmelpfennig ha un titolo che coincide con le prime righe del libro e cioè In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo. Titolo dagli echi fiabeschi per una storia che della fiaba ha la sensibilità e il respiro e quindi fin troppo facile da riconnettere ai fratelli Grimm, non solo semplici scrittori ma, proprio in virtù del loro lavoro di trascrizione delle fiabe della tradizione, fondatori di un senso e di un sentimento profondamente germanico. Anche il libro di Schimmelpfennig lavora sul concetto di identità nazionale, raccontando una Germania, e in particolare una Berlino, dove la riunificazione sembra essersi compiuta nel segno della gentrificazione. Insomma, laddove non è arrivata la crisi del comunismo, è arrivata la speculazione edilizia.
In un chiaro, gelido mattino prende le mosse da un incidente stradale e da un ingorgo in autostrada, a ottanta kilometri dalla capitale tedesca e, soprattutto, dall’avvistamento di un lupo che, insieme ai protagonisti della vicenda, raggiunge Berlino. Il lupo, rappresentante di una sorta di wilderness dimenticata, viene più volte intercettato dalla popolazione. Di lui si fantastica, la sua foto finisce persino sul giornale. Attorno a lui ecco che prende vita la ballata dei protagonisti della vicenda. Due minorenni che scappano di casa e i genitori che si mettono sulle loro tracce; una coppia di immigrati polacchi colti nel progressivo disgregarsi della loro storia, un ragazzo che si compra un fucile, intenzionato a usarlo per uccidere il lupo e guadagnarsi un suo personale trofeo; una giornalista di origini turche, a sua volta sulle tracce dell’animale. Un’umanità incerta e dolente le cui traiettorie finiranno per convergere nel bar di un cileno dal passato oscuro, sicuramente speso lontano da un lavoro onesto. La Berlino raccontata da Schimmelpfennig è anestetizzata da una neve che sembra non dover mai smettere di cadere, attraversata da uomini e donne consci della propria solitudine e soprattutto dell’impossibilità di emanciparsene nonostante gli sforzi fatti. Il panorama è quello di zone industriali, casermoni abbandonati e tra loro sinistramente somiglianti. Non incontriamo niente di esistenzialmente solido ma abbiamo a che fare con molta precarietà, molta incertezza in questo romanzo il cui andamento cupo permette comunque a larghe zone di luce di farsi strada. Schimmelpfennig lascia tutte le linee narrative aperte secondo una lezione che, se nelle sue propaggini più estreme sembra battere la bandiera a stelle e strisce, trova comunque le sue radici nella mitteleuropa di Stifter prima e di Walser poi, con le loro pagine tenui e trasognate e allo stesso tempo sottilmente angosciose. Alla fine sarà il lupo, vero e proprio Santo Graal della storia, a congedarci da questa danza macabra, comparendo e scomparendo dietro un treno merci probabilmente, animale fiabesco per eccellenza, per andare ad abitare altre storie.

Roland Schimmelpfennig è nato nel 1967 a Gottingen, ed è uno dei più noti e premiati drammaturghi tedeschi contemporanei. Dopo un periodo come giornalista a Istanbul, ha frequentato un corso di regia e ha successivamente collaborato alla direzione artistica del Munchner Kammerspiele. I suoi lavori sono stati messi in scena in oltre quaranta paesi. Questo è il suo romanzo d’esordio, finalista al Leipziger Preis.

Source: inviato dall’ editore al recensore. Ringraziamo Cristina dell’ Ufficio Stampa Fazi.

:: Leonardo da Vinci di Walter Isaacson (Mondadori, 2017) a cura di Daniela Distefano

5 febbraio 2019

LEONARDO DA VINCILeonardo da Vinci è l’emblema perpetuo dell’umana evoluzione. Questo libro – corredato di immagini eloquenti – spiega perché. Innanzitutto, in lui riscontriamo una straordinaria combinazione di scienza ottica ed immaginazione artistica: egli costruiva la sua arte su un’impalcatura scientifica. Basta osservare il suo Uomo vitruviano. Per fare di questo disegno un lavoro scientifico informativo, sarebbe stato sufficiente tratteggiare una figura d’uomo semplificata. Invece Leonardo tracciò linee delicate e si produsse in un’accurata ombreggiatura, realizzando, anche se non sarebbe stato necessario, un corpo di notevole bellezza. Con il suo sguardo intenso e insieme profondo, e i riccioli che tanto amava riprodurre, l’Uomo vitruviano è un capolavoro in cui si intrecciano l’umano e il divino. L’eccezionale capacità di far dialogare teoria ed esperienza ha fatto di lui il primo fondamentale alfiere di un metodo di ricerca che combinando curiosità maniacale, volontà di sperimentare e di mettere in discussione i dogmi con la capacità di discernere modelli nelle varie discipline, ha portato la conoscenza umana a compiere progressi ciclopici. Un altro esempio del suo essere pioniere? Per definire la forma degli oggetti Leonardo confidava sul chiaroscuro piuttosto che sui contorni perché aveva avuto un’intuizione profonda: non esistono, in natura, oggetti con un contorno marcato o un confine preciso. Un tratto poi caratteristico di una grande mente è la disponibilità a cambiare idea. In lui questo tratto era ben visibile. Alle prese con i suoi studi sulla terra e l’acqua, nei primi anni del XVI secolo si imbattè in fatti che lo indussero a riconsiderare la sua fiducia nell’analogia microcosmo-macrocosmo. Era un genio al meglio della sua potenza e noi abbiamo la fortuna di assistere a questa sua evoluzione nelle pagine del Codice Leicester. Il volume di Isaacson ci parla non solo del “creatore”, ma anche delle leggendarie“creature” del Grande Maestro toscano. Leonardo cominciò a lavorare alla Gioconda nel 1503 quando tornò a Firenze dopo essere stato al servizio di Cesare Borgia. Ma non l’aveva terminata quando si trasferì nuovamente a Milano nel 1506. L’avrebbe portata anche in Francia, ultima tappa della sua vita, aggiungendo minuscole pennellate e sottili strati di colore per tutto il 1517. Nel suo studio sarebbe stata quando morì. In questo sconvolgente dipinto, il paesaggio dell’anima di lei e quello dell’anima della natura sono intrecciati. Scrisse Kenneth Clark di quest’opera:

La scienza, l’abilità pittorica, l’ossessione per la natura, l’intuizione psicologica sono tutte lì, e bilanciate in modo così perfetto che a tutta prima quasi non ce ne accorgiamo”.

Un Leonardo, dunque, epitome della mente universale, uno che cercava di capire l’intero mondo e come l’uomo si collocasse al suo interno.

Elenco delle opere principali di Leonardo da Vinci: Il battesimo di Cristo (Galleria degli Uffizi di Firenze), La Madonna del garofano (Alte Pinakothek Monaco), l’Annunciazione (Uffizi di Firenze), L’Annunciazione del Louvre di Parigi, Ritratto di donna ovvero di Ginevra Benci (Washington, National Gallery),L’Adorazione dei magi (Uffizi di Firenze), Il battesimo di Cristo (Uffizi di Firenze), San Gerolamo nella Pinacoteca Vaticana (Roma), Madonna delle rocce del Louvre, Salvator mundi, Madonna delle rocce custodita a Londra nella National Gallery, Ritratto di donna con ermellino (Cracovia, Czartryski Muzeum), Ritratto di Isabella d’Este (Parigi museo del Louvre), Il cenacolo ovvero l’Ultima cena (si Convento di S. Maria delle Grazie Milano), La Gioconda (Louvre a Parigi), S. Anna la Madonna il bambino e S. Giovannino (National Gallery Londra), San Giovanni Battista (Parigi Louvre), S. Anna la Madonna e il Bambino con l’agnello (National Gallery Londra), La belle ferronnière (Parigi Louvre), Ritratto di musicista (Milano, Pinacoteca Ambrosiana), Ritratto di donna (Milano, Pinacoteca Ambrosiana), Bacco (Louvre Parigi).

Walter Isaacson è docente di storia alla Tulane University di New Orleans. E’ stato caporedattore della rivista “Time”, amministratore delegato e presidente della CNN. E’ autore di numerosi libri, tra cui le biografie di Henry Kissinger, Benjamin Franklin, e Steve Jobs.

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Cristiana e Anna dell’Ufficio Stampa “Mondadori”.

:: Il giorno in cui Lorenzo morì di Paolo Marati (Ponte Sisto 2018) a cura di Federica Belleri

5 febbraio 2019

lormorRoma non è interessata al fatto che la madre di Lorenzo abbia dato inizio alle pratiche di divorzio, come non è interessata al fatto che suo padre non lo accetti, perché ancora innamorato.
Roma non si preoccupa se Giacomo, il fratello maggiore di Lorenzo, sia gay e vicino all’anoressia. Roma, infine, rimane indifferente quando scopre che Lorenzo è epilettico …
Queste sono le basi da cui parte questa storia, raccontata con schiettezza, con un linguaggio forte e senza sconti per nessuno. Storia di giovani pseudo-intellettuali che si preoccupano solo di se stessi, ma faticano a confrontarsi nel quotidiano. Capaci solamente di discutere di ciò che hanno appreso dai libri e di poco altro. Sembrano ragazzi inadeguati e inaffidabili, egoisti e saccenti nel modo sbagliato. Fra loro c’è chi è despota e arrogante, chi è irascibile e manesco, chi vuole piacere a tutti i costi ed essere accettato. In questo gruppo fa la sua comparsa Lorenzo, che li conosce tutti da diversi anni e che si trova, suo malgrado, a fare i conti con la propria sensibilità e la sua malattia. Lorenzo, che vorrebbe aiutare ma viene offeso. Lorenzo, che a volte risulta “pesante” da ascoltare ma ne avrebbe un gran bisogno.
Cosa succede nella giornata in cui Lorenzo muore? Non sta a me dirlo, ma a voi leggerlo in questo libro.
Una maniera originale per raccontare l’inquietudine, senza giudicare nessuno.
Buona lettura.

Source: inviato dall’editore al recensore.