Archive for the ‘Recensioni’ Category

Gattoni animati di Valeria Arnaldi (Ultra, 2020) a cura di Elena Romanello

4 marzo 2021

gattoniI gatti sono tra gli animali oggi più amati, iconici protagonisti delle nostre vite e anche di tanto immaginario, e da molto tempo popolano anche il mondo dei fumetti e dei cartoni animati.
Valeria Arnaldi, già autrice di vari saggi sui manga, gli anime e la cultura pop legata al mondo dei fumetti, racconta questa volta, in Gattoni animati, sempre per Ultra, il rapporto tra gatti e cinema e serial d’animazione, con una galleria di indimenticabili protagonisti felini, dagli anni Venti del secolo scorso ad oggi.
Il gatto nei cartoni animati ha avuto vari ruoli, oltre che quello di decorativo animale domestico: si è tornati al suo rapporto con la magia, buona o cattiva che sia, si è sfruttata la sua rivalità con i topi e gli uccellini per costruire infinite avventure, lo si è guardato come animale infido o si sono raccontate le sue peripezie in cerca di una casa in cui vivere.
Nelle pagine di Gattoni animati si trova una bella galleria di personaggi felini, umanizzati e non, e ognuno incontrerà i gatti che hanno accompagnato gli anni dell’infanzia e oggi. Ci sono cattivoni come Pietro Gambadilegno, l’eterno rivale di Topolino, Lucifero di Cenerentola e Gargamella de I Puffi, ma anche micetti da coccolare come Gli Aristogatti e il poco noto Oliver di Oliver & Company. Ovviamente non mancano due icone assolute delle gag, Gatto Silvestro e Tom, capaci di piacere a più generazioni di spettatori con le loro semplici ma irresistibili avventure. C’è un gatto che ha fatto scandalo, Fritz the cat, anti eroe di uno dei primi cartoni animati mainstream per adulti e lo Stregatto, il felino più strambo delle storie di fantasia, ancora psichedelico oggi con la sua tenuta fucsia.
Ovviamente non può mancare Garfield, un’icona non solo animata e a fumetti, visto che è presente su una miriade di gadget, come Hello Kitty dal Giappone, oggi conosciuta più come personaggio decorativo di tante cose che come protagonista di un cartone animato. Dal Paese del Sol levante ci sono vari personaggi, come Doreamon, gatto robot protagonista di un’infinita epopea, Posi e Nega i micetti di Creamy, i famigli delle ragazze magiche, a cominciare da Luna di Sailor Moon, e i felini dei film di Miyazaki, come Jiji, il compagno di Kiki consegne a domicilio, che è anche immortalato in copertina.
Gattoni animati è un libro per chiunque ami i gatti e il mondo dei fumetti e dei cartoni animati, nella stessa maniera, ma anche per chi ama i mici e vuole sapere quante incarnazioni hanno avuto in storie che continuano a popolare le vite degli appassionati.

Valeria Arnaldi (Roma 1977) è laureata in Scienze Politiche. Come giornalista professionista scrive su quotidiani e mensili italiani e stranieri. Cura mostre di arte contemporanea in Italia e all’estero e ha scritto e diretto spettacoli e cortometraggi. Ha pubblicato diversi libri di vario argomento, dall’arte ai fumetti alla cucina.

Provenienza: libro del recensore.

:: Hard Cash Valley di Brian Panowich (NNEditore 2021) a cura di Fabio Orrico

28 febbraio 2021

Si arricchisce di un nuovo volume la toponomastica letteraria di Brian Panowich, scrittore americano fautore di un noir capace di flirtare, in quanto a senso del paesaggio e consapevolezza della tradizione, a più riprese col western. Dopo il grande dittico su Clayton Burroughs e la sua famiglia criminale era fisiologicamente impossibile restare a simili altezze ma Hard Cash Valley decisamente non è un titolo di secondo piano. La figura di Burroughs è ancora presente a un livello quasi mitopoietico e l’ombra del suo retaggio di violenza famigliare si stende anche su questa storia. Detto ciò, è bene rimarcare che Hard Cash Valley è testo del tutto autonomo e mette in scena un protagonista, il capitano di polizia Dane Kirby, la cui parabola è meno arroventata di dolore cosmico rispetto a quella dello sceriffo Burroughs ma non certo tranquilla né pacificata. Anche Kirby sconta il suo fatal flaw: ha perso infatti l’amata moglie e la figlia in un incidente stradale e il fantasma del perduto amore finisce per giocare una parte importante anche nel suo presente, condizionandolo e in parte addirittura indirizzandolo.
Chiamato sul luogo di un delitto commesso da un vecchio amico, Kirby si trova improvvisamente a dover gestire un’indagine che ha il suo epicentro proprio nella comunità in cui vive. Accanto a lui l’agente dell’FBI c’è Roselita Velazquez, una sbirra tosta e dal brutto carattere. Arnold Blackwell, un criminale di piccolo cabotaggio ha fatto saltare il banco dello Slasher, sorta di superbowl dei galli da combattimento, vincendo in pratica tutte le scommesse. L’incasso sfiora i due milioni di dollari. Sulle sue tracce si sono buttati due spietati sicari filippini e un misterioso assassino nerovestito. Imprevedibilmente, si scopre che la mente del colpo è William, fratello undicenne di Arnold affetto dalla sindrome di Asperger, un piccolo genio la cui mostruosa capacità di calcolo fa gola a uomini avidi di soldi e dai pochissimi scrupoli. Come sempre, Panowich è straordinario nel delineare il milieu delle sue storie. Dane, di fatto, è un Virgilio incaricato di far orientare poliziotti meno esperti nel suo mondo, quell’Hard Cash Valley che domina il romanzo fin dal titolo, segnandone i confini geografici.
Costruito su una progressione tanto incalzante quanto fascinosa, il libro di Panowich non dà veramente un attimo di tregua. Come sempre, il mondo del narratore statunitense non è un posto facile in cui vivere. Tradimenti e crudeltà sono dietro l’angolo e l’unica nota di conforto viene dalla lealtà che, quasi in maniera illogica, sedimenta il percorso di alcuni personaggi. Lealtà e amore, sembrano queste le bussole usate da Panowich per resistere al caos e allo sfacelo di un paese che ha messo il Dio Denaro in cima al suo sistema di valori. Il tema del denaro è calcato con insistenza. Attorno ai soldi scomparsi dello Slasher si inscena una vera e propria danza macabra in cui si uccide senza passione e forse senza risentimento. Per i protagonisti di questa storia, la violenza è principalmente una professione. Proprio per questo risalta con maggior forza l’idealismo di Dane Kirby, come dicevamo personaggio meno tragico di Clayton Burroughs ma altrettanto affascinante. A parte Dane, in Hard Cash Valley nessuno è quello che sembra ma, e qui sta la dimensione morale di uno scrittore come Panowich, a tutti è concessa una redenzione. Come un moderno (e incanaglito) Zola, Panowich osserva al microscopio i suoi eroi per constatare se e in che modo questa occasione può essere colta ed eventualmente quanto sia alto il prezzo da pagare per afferrarla. Il romanzo ha una vertiginosa accelerazione nelle ultime cento pagine, dove il ritmo delle agnizioni e le logiche causa-effetto hanno forse troppi punti di accumulo. Ma è il peccato veniale di un libro che se sbaglia, lo fa per generosità. In effetti, la grandezza di Panowich è confermata dalla sua voglia di sperimentare. Dopo due romanzi cupi e oscuri come i precedenti, ha in parte alleggerito i toni (solo in parte però, perché la violenza è messa in scena senza scorciatoie né volontà di edulcorare) e privilegiato lo scavo psicologico di protagonisti più sfaccettati. Se mi perdonate l’icasticità dell’affermazione, direi che i precedenti Bull Mountain e Come leoni erano una sorta di antico testamento noir di cui Hard Cash Valley leviga qualche asperità, pur mantenendone intatta la malìa.

Brian Panowich è stato per anni un musicista itinerante prima di fermarsi in Georgia, dove vive tuttora e lavora come pompiere. Il suo romanzo d’esordio, Bull Mountain, pubblicato da NNE nel 2017, è stato finalista nella categoria Mystery/Thriller del Los Angeles Times Book Prize 2016 accanto ad autori del calibro di Don Winslow. La saga di Bull Mountain prosegue con il secondo episodio, Come i leoni (2018).

Source: libro inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo Francesca dell’Ufficio stampa NNEditore.

Il grande libro dei racconti di Sherlock Holmes di AA. VV. (Oscar Draghi Mondadori, 2020) a cura di Elena Romanello

20 febbraio 2021

Qual è il personaggio di finzione che ha avuto più adattamenti al cinema e in televisione? Non è difficile, è Sherlock Holmes, il celebre detective ideato da Arthur Conan Doyle, protagonista assoluto ancora oggi di nuove avventure, a volte di ambientazione moderna, come capita nei serial Sherlock con Benedict Cumberbatch e Elementary.
Il successo di Sherlock nei film e nei serial, d’altro canto, è un riflesso di quello che ha avuto e continua ad avere in letteratura, con decine e decine di racconti dedicati, tra omaggi, parodie, prequel, sequel, storie alternative e molto altro ancora.
Nel mondo delle storie ispirate a Sherlock e all’inseparabile Watson si distinguono le storie canon, che rientrano nell’universo costruito da Conan Doyle, e quelle non canon, che si allontanano da questo mondo con nuove tematiche.
Oscar Draghi ha raccolto in un volume poderoso, curato dallo studioso Otto Penzler, una scelta abbastanza esauriente di racconti sull’investigatore di Baker Street, scritti tra fine Ottocento ed oggi, da dove emerge l’interesse e la passione che questo personaggio ha suscitato, con storie spesso fulminee, poche righe, ma davvero incisive, con toni diversi, certo, ma sempre interessanti da scoprire, soprattutto per chi ama questa figura ormai così popolare da essere considerata vera.
Tra i nomi di chi si è cimentato a omaggiare Sherlock Holmes ci sono tante sorprese, come autori e autrici specializzati in altri generi, quali Neil Gaiman, Stephen King, Michael Moorcock, Tanith Lee, oltre che giallisti, da Ellery Queen alla maga dell’Ottocento vittoriano Anne Perry.
Il grande libro dei racconti di Sherlock Holmes è un tesoro prezioso di storie e atmosfere, per tutti coloro che amano il detective, da chi lo segue da molti anni grazie alla letteratura a chi si è appassionato grazie ai film, da quelli storici con Peter Cushing agli ultimi con Robert Downey jr., da chi è andato magari più volte in pellegrinaggio in Baker Street ai fan dei serial passando per chi da giovane si è appassionato ieri con Piramide di paura e oggi con Enola Holmes.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Il regno capovolto di Marie Lu (Oscar Fantastica, 2021) a cura di Elena Romanello

18 febbraio 2021

978880473517HIG-313x480Il movimento femminista ha raccontato negli anni come nel corso dei secoli sia stato negato alle donne l’accesso alle professioni artistiche:  ci sono state comunque scrittrici e pittrici, invece sono mancate le musiciste, malgrado ci fosse del talento anche in questo ambito: uno degli esempi più evidenti è la vicenda di Marie Anne Mozart, detta Nannerl, sorella maggiore di uno dei più celebri musicisti di tutti i tempi, dotata dello stesso talento del fratello e costretta a sacrificarlo da una società patriarcale, smettendo di suonare dopo essersi sposata, ed in grado comunque anche di comporre musica.
Su Nannerl Mozart sono uscite negli anni alcune biografie, mentre era assente dal film Amadeus di Milos Forman: alla sua vita è ispirato l’originale e intrigante urban fantasy Il regno capovolto di Marie Lu, uscito per Oscar Fantastica, capace di attirare fin dalla copertina.
Nelle pagine del libro rivivono l’infanzia e l’adolescenza di Nannerl, quando suonava in coppia con suo fratello Wolfgang presso case nobiliari e palazzi reali, a cominciare da quello di Schonbrunn, in presenza della futura tragica regina di Francia Maria Antonietta.
I fatti reali della  vita della ragazza vengono mescolati con una storia fantastica: Nannerl riceve infatti di notte la visita di un misterioso ragazzo, abitante di una terra magica, un mondo capovolto, che le comunica che il suo sogno di comporre potrebbe diventare realtà. Ma il prezzo può essere altissimo, come scopre man mano la protagonista, tra realtà e fantasia, con le vicende di un regno sconvolto da lotte intestine che si mescolano sempre più con la sua vita.
Molti studiosi della musica concordano oggi sul fatto che Wolfgang Amadeus Mozart non possa aver scritto tutte le composizioni che gli si attribuiscono, e che quindi molte, soprattutto di quelle giovanili, sono opera di Nannerl, un genio dimenticato. Inoltre le storie del Regno capovolto erano presenti nella vita reale dei due giovanissimi musicisti, erano un mondo immaginario che si erano inventati per intrattenersi durante i lunghi spostamenti in carrozza, e ispirarono poi Mozart per l’ambientazione di una delle sue opere più celebri e suggestive, Il flauto magico.
Il regno capovolto è quindi un’opera di finzione basata su fatti reali, su un destino fuori del comune troncato prima del tempo ma rimasto da qualche parte nel mondo e nella musica che ancora oggi si ascolta e si ama. Una storia per gli amanti sia del fantasy che del romanzo storico, con la scelta di un mondo pieno di spunti come quello del Settecento europeo.
Marie Lu è l’autrice bestseller del “New York Times” delle serie “Young Elites”, “Legend” e “Warcross”. Dopo la laurea alla University of Southern California, ha iniziato a lavorare come artista nell’industria dei videogame. Attualmente è una scrittrice a tempo pieno e passa il tempo libero leggendo, disegnando, giocando, e imbottigliata nel traffico. Vive a Los Angeles con il marito, lo scrittore-illustratore Primo Gallanosa, e la loro famiglia.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

“Eccetera. Una commedia profetica”, Rose Macaulay (Liberilibri, 2020) A cura di Viviana Filippini

18 febbraio 2021

“Eccetera. Una commedia profetica” di Rose Macaulay, potrebbe far pensare ad un testo teatrale. Invece non lo è, perché questo romanzo della scrittrice nata a Rugby è un vero e proprio esempio di romanzo distopico, uscito nel Regno Unito nel 1918 e finito nel dimenticatoio. Già, perché il volume venne ritirato in modo immediato dalle librerie inglesi, in quanto si riteneva che in esso ci fossero dei passaggi sovversivi. Pubblicato l’anno successivo il testo non venne preso in considerazione dalla critica e tantomeno dal pubblico e non a caso finì di nuovo nel limbo dei libri scordati. Da noi, “Eccetera” è giunto grazie all’editore Liberilibri. La trama prende il via in una Londra dopo la Prima guerra mondiale e l’atmosfera che si presenta nella città è a tratti surreale, nel senso che si ha la sensazione che i protagonisti si trovino in un mondo le cui certezze sono andate in frantumi a causa delle guerra e quella pace raggiunta è come lì lì pronta a saltare da un momento all’altro. In una città ammantata da un’atmosfera di pericolo incombente il lettore scopre che tutto è controllato dal Ministero dei Cervelli, creato per favorire il progresso e strutturato in diverse sezioni con funzioni specifiche che controllanno ogni singolo cittadino. Kitty Grammont è la protagonista del romanzo. La donna lavora come funzionaria del Ministero dei Cervelli, è molto intelligente – fin troppo per la società dove vive- tanto è vero che lei rientra nei cittadini di categoria mentale A, ma, allo stesso tempo, comincia a capire che qualcosa non va nel mondo dove vive. C’è troppo controllo, troppa volontà di fare dei cittadini esseri perfetti e di bloccare quello che non è conforme ai principi di Stato. Kitty è sposata e il suo matrimonio con Nicholas Chester Ministro dei Cervelli deve restare segreto, perché lui è di una categoria inferiore e quindi non adatto (o meglio) certificato a sposarla. Un unione tra ordini differenti che rappresenta una vera e propria sovversione del sistema e una miccia che potrebbe fomentare una rivolta popolare. Il romanzo della Macauly è una storia avvincente, distopica, che ha al centro della narrazione la tematica della manipolazione delle menti umane e della società al fine di sottomettere e controllare in modo completo le persone. “Eccetera. Una commedia profetica”, scritto nel 1918, anticipò per i certi aspetti trattati il film “Metropolis” di fritz Lang del 1927, ma anche romanzi diventati pilastri della letteratura mondiale come “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley del 1932 e “1984” di George Orwell del 1949. A dire il vero, però “Eccetera. Una commedia profetica” di Rose Macaulay è attuale oggi come ieri, perché non è difficile riscontrare nella società immaginata dall’autrice nel 1918 alcuni aspetti sociali  molto simili a quelli del nostro vivere di oggi. Traduzione Irene Canovari.

Rose Macaulay, nata a Rugby nel 1881 in una famiglia di accademici, trascor­se l’infanzia in Italia, studiò a Oxford e lavorò alla Sezione Propaganda durante la Grande Guerra. Spirito ribelle e femminista, ebbe una vita molto attiva e riuscì a guadagnarsi da vivere grazie alla sua scrittura, cosa rara per una donna a quei tempi. Compì innumerevoli viaggi, frequentò circoli letterari, femministi, religiosi e pacifisti, e partecipò ai programmi radiofonici della BBC. Non si sposò mai, reputando la vita domestica una minaccia alla creatività femminile, ma visse una lunga relazione d’amore con lo scrittore irlandese Ge­rald O’Donovan, ex-prete sposato e padre di tre figli. Poco prima di morire (si spense a Londra nel 1958), venne insignita del titolo di Dama Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico.

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa di Liberilibri.

Il grande albero al centro del mondo di Makiko Futaki (Kappalab, 2020) a cura di Elena Romanello

16 febbraio 2021

Cvr_Albero_OKKappalab propone un nuovo titolo inerente il mondo dei manga e degli anime e la cultura a loro collegati, con un libro a metà strada tra romanzo, fumetto, libro grafico e animazione su carta: Il grande albero al centro del mondo di Makiko Futaki, compianta e poliedrica animatrice dello Studio Ghibli di Hayao Miyazaki e Isao Takahata, oltre che di altri anime per diversi studi d’animazione.
Questa di Kappalab tra l’altro è la prima edizione al di fuori del Giappone in una lingua occidentale, per una fiaba incantata e ricca di significati.
La giovane Sisi vive in un mondo diverso dal nostro, pieno di alberi enormi e lei abita con la nonna ai piedi di uno di questi, in mezzo ad animali e creature sconosciute. Nessuno ha mai raggiunto la cima della pianta e si narra che lassù nidifichi l’onnisciente Uccello d’Oro, un essere che può rispondere ad ogni domanda.
Sisi decide un giorno di scalare il tronco per trovare l’Uccello d’Oro, ma durante il suo viaggio assiste ad un grande sordo degli animali verso terra, per un qualcosa che sta succedendo. Nel corso del viaggio, che la cambierà profondamente, Sisi scoprirà nuovi mondi, farà incontri inaspettati e capirà che quando tutto sembra perduto  l’amicizia e la fiducia sono le forze più grandi dell’universo.
Una storia che riprende molti dei temi dei film dello Studio Ghibli, l’ecologia, l’armonia con gli altri esseri viventi, l’amore per la natura, i rapporti tra generazioni, la collaborazione, che può guarire il mondo, farlo rinascere e far ripartire il tutto. Un inno alla speranza, dove si alternano testo e disegni a colori pastello in cui si ritrovano le atmosfere dei film di Miyazaki, a cominciare da Nausicaa della valle del vento.
Il grande albero al centro del mondo è una fiaba per tutte le età, un libro per i lettori più giovani ma anche per chi è cresciuto per anni con le storie dello Studio Ghibli, un piacere per gli occhi e una storia che resta nel cuore, oltre che un omaggio ad un’artista che purtroppo ci ha lasciati troppo presto.

Makiko Futaki (19 giugno 1957 – 13 maggio 2016) è stata uno dei membri principali dello staff di Hayao Miyazaki fin dagli esordi dello Studio Ghibli, animando per esso capolavori come Il mio vicino TotoroKiki – Consegne a domicilioPrincipessa MononokeLa città incantata e Il castello errante di Howl. Si laurea in Belle Arti all’Università di Aichi, quindi lavora presso Telecom Animation Film e, nel 1991, entra a far parte dello Studio Ghibli. Grazie alla sua particolare abilità nella rappresentazione di animali e piante, si occupa delle animazioni della maggior parte degli iconici film del Premio Oscar Hayao Miyazaki e di Isao Takahata. Tra i suoi libri illustrati figura la serie per bambini di Chiisana Pisuke, ed è stata l’illustratrice ufficiale delle copertine della saga di Moribito scritta da Nahoko Uehashi.
L’opera di Makiko Futaki è già stata apprezzata anche in Italia attraverso numerosi lungometraggi e serial televisivi d’animazione, che comprendono fra gli altri: Le nuove avventure di Lupin III (1980), Space Adventure Cobra (1982), Nausicaä della valle del vento (1984), Il fiuto di Sherlock Holmes (1984), Il castello nel cielo (1986), Le ali di Honneamise (1987), Cara dolce Kyoko (1987), Devilman (1987), Il poema del vento e degli alberi (1987), Il mio vicino Totoro (1988), Akira (1988), Pioggia di ricordi (1991), Porco Rosso (1992), Pom Poko (1994), I sospiri del mio cuore (1995), Principessa Mononoke (1997), I miei vicini Yamada (1999), La città incantata (2001), Il castello errante di Howl (2004), Ponyo sulla scogliera (2008), Arrietty – Il mondo sotto il pavimento (2010), La collina dei papaveri (2011), Si alza il vento (2013) e Quando c’era Marnie (2014).

Provenienza: libro del recensore.

:: Memorie dal sottobosco. Un coleottero dei funghi (Exorma Edizioni, 2021) di Tommaso Lisa, a cura di Natalina Saporito

15 febbraio 2021

Ad un occhio furtivo e poco attento, Memorie dal sottobosco di Tommaso Lisa, Éxòrma editore, potrebbe sembrare il manifesto di una contemplazione irrazionale verso il Diaperis boleti, un insetto appartenente alla famiglia dei Tenebrionidi dell’ordine dei Coleotteri. E in vero l’autore, dottore di ricerca in Lettere, entomologo per passione, con perizia e dovizia di particolari, ci restituisce non solo la carta di identità di questo esemplare (e altri dello stesso ordine) che trova domicilio nei funghi ma il suo intero ciclo di vita. Tuttavia l’opera è molto di più. In primis è un viaggio nel tempo, nel nostro e in quello dell’autore. Lisa ci racconta come nasce l’amore, allo sguardo dei più, insolito per questo insetto (il quale potrebbe, da qui a non molto, essere protagonista della dieta alimentare del mondo), consegnandoci frammenti di vita personale delle sue esperienze di figlio e padre. Memorie dal sottobosco però è anche un viaggio nello spazio, uno spazio chiuso come quello domestico e aperto come i luoghi delle colline fiorentine, in cui Lisa ci porta, facendoci sentire gli odori di un ecosistema a cui, nell’epoca del consumismo, siamo poco inclini, e in Ontario, attraverso la navigazione virtuale su Google maps, una realtà fissa e spopolata che sembra fatta solo per l’autore. Indossando lenti graduate però l’opera risulta l’espressione di un’esperienza più profonda, che dal microscopico trasfigura nel macroscopico, dal soggettivo all’oggettivo, facendoci cogliere la legge sottesa al mondo degli esseri viventi del nostro buon Charles Darwin e, con essa, la nostra vulnerabilità dinnanzi ad una pandemia, al riscaldamento globale, ad un’eclissi e qualsiasi altro fenomeno naturale di cui l’uomo può o no esserne la causa ma di sicuro parte integrante, natura stessa, come l’autore sottolinea. Non è necessario essere esperti di Entomologia o di Scienze naturali in generale per leggere e comprendere appieno il/i significato/i profondo/i di Memorie dal sottobosco, il linguaggio è chiaro, limpido, scorrevole e la straordinarietà di quest’opera è che, pur non essendo un manuale di Entomologia, si presta tanto anche alla consultazione e allo studio, fornendo risposte di carattere scientifico e non solo ma soprattutto instillando molteplici domande e curiosità.

Tommaso Lisa: è nato nel 1977 a Firenze, dove vive e lavora. Appassionato entomologo, nel 2001 ha pubblicato per l’associazione francese “r.a.r.e.” il catalogo ragionato sui Cicindelidi della regione del Mediterraneo. È dottore di ricerca in Lettere. I suoi studi di estetica si sono concentrati sulla “poetica dell’oggetto” del filosofo Luciano Anceschi, nella poesia italiana nella seconda metà del Novecento, da Montale alla nuova avanguardia. Ha scritto libri di critica letteraria su Edoardo Sanguineti e Valerio Magrelli.

Source: libro del recensore.

:: I passi di mia madre – La ricerca di un amore mancato di Elena Mearini (Morellini Editore 2021) a cura di Natalina Saporito

6 febbraio 2021

“Ci sono giorni in cui mi alzo dal letto e incomincio a fare le cose senza una ragione, mi muovo solo per ricordarmi che esisto oppure per dimenticarmene, non l’ho ancora capito”.

Queste sono le parole d’esordio della protagonista dell’ultimo romanzo della scrittrice milanese Elena Mearini, I passi di mia madre, edito da Morellini, alla quale Mearini, con arte magistrale, presta la sua penna per raccontare di sé e della ricerca di un Amore mancato, quell’amore che ha stipato i suoi quarant’anni nel corpo di una dodicenne.

Agata, questo il suo nome, è un editor milanese, vive e legge tante vite ma attorno alla sua orbitano quella di suo padre e, in un rapporto di luci e ombre, quelle di Marco e Samuele.

Indossa le scarpe della mancanza – Agata – ci cammina dentro da una vita e l’angoscia di questo vuoto che la spinge alla ricerca non si evince tanto dal ritmo narrativo quanto dalla sua struttura itinerante nel tempo e nello spazio. Agata racconta la sua storia in un’altalena fatta di passato e presente, andate e ritorni, fermate e partenze e alla sua intreccia quella di Lucia, la madre, di cui immagina l’esistenza in quasi trent’anni di assenza, partendo da Dio. Così i dodici capitoli di questo romanzo diventano tappe delle stazioni di Cristo per giungere alla resurrezione eterna.

Voglio che tu senta la mia voce. Ti voglio bene, mamma” con queste parole Agata giunge alla fine del suo calvario, porge il segno della pace al mondo e la resa dei conti a sé; smette di sentirsi donna nel corpo di un’adolescente e impara ad amare coloro che si svelano nella presenza e chissà forse a viversi in una nuova dimensione.  

Con questo romanzo Elena Mearini, ancora una volta, come in molti lavori precedenti, affonda la sua penna in storie famigliari fatte più di mancanze che di carne. Ancora una volta ci avvicina al mondo femminile così com’è stato con Vera, in 360° di rabbia, Serena, in Undicesimo comandamento, e Bianca, in Bianca da Morire. E ancora una volta, attraverso uno stile narrativo – fatto di metafore, similitudini, analessi, simbolismi e di un tono accorato ma con ritmo meno serrato – Mearini ci consegna vite imperfette, “siamo il risultato di più errori, viviamo per correggerci”, incastrate perfettamente nella trama dei suoi romanzi.

Elena Mearini: si occupa di narrativa e poesia, conduce laboratori di scrittura in comunità e centri di riabilitazione psichiatrica. Nel 2009 esce il suo primo romanzo, 360° di rabbia (Excelsior 1881) con cui vince il premio giovani lettori “Gaia di Mancini-Proietti”; nel 2011 pubblica Undicesimo comandamento (Perdisa pop) con cui vince il premio speciale Università di Camerino e il premio giovani lettori “Gaia Mancini-Proietti”. Nel 2015 pubblica il romanzo A testa in giù (Morellini editori) e firma due raccolte di poesia: Dilemma di una bottiglia (Forme Libere editore) e Per silenzio e voce (Marco Saya editore). Nel 2016 esce Bianca da morire (Cairo editore), selezionato al premio Campiello e, sempre per Cairo editore, pubblica anche È stato breve il nostro lungo viaggio, selezionato per lo Strega nel 2018 e finalista nella cinquina per lo Scerbanenco. Nel 2019 ha pubblicato per Perrone editore Felice all’infinito e curato l’antologia: Tra uomini e Dei, storie di rinascita e riscatto attraverso lo sport per Morellini editori ed è presente in diverse antologie di narrativa, tra cui Lettere alla madre e Lettere al padre, Morellini editore.

Source: libro del recensore.

La più grande di Davide Morosinotto (Rizzoli, 2020) a cura di Elena Romanello

6 febbraio 2021

5034303-9788817149228-285x424I pirati sono una figura esistente nella Storia reale, non erano certo eroi, tutt’altro, diventati però tali grazie all’immaginario, dove periodicamente tornano, con storie che negli anni si sono incarnate negli universi di Emilio Salgari, nelle storie fantascientifiche di Leiji Matsumoto e in tempi più recenti nei film di Pirati dei Caraibi, nel serial Black Sails e nell’anime quasi infinito One Piece.
I pirati non furono presenti solo nel Mar dei Caraibi e nel Mediterraneo, ma anche in Estremo Oriente, e non mancarono le donne pirata: una delle più celebri e leggendarie fu la cinese Ching Shih, che comandò la più grande flotta pirata di tutti i tempi.
Davide Morosinotto racconta l’epopea di questa eroina leggendaria, partendo da quando la piccola orfana Shi Yu lavora in una locanda di Canton nel 1770, sfruttata dal titolare Bai Bai: le sue giornate dure vengono mitigate dall’incontro con Li Wei, un ragazzino esperto di arti marziali,  che le insegna a combattere, ma che deve presto fare i conti con la tragica scomparsa del nonno, personaggio chiave della vicenda, che nasconde non pochi segreti, oltre che la padronanza di un’antica tecnica di combattimento.
Alcuni anni dopo Yu viene rapita dalla ciurma di pirati del terribile Drago d’Oro e la sua capacità di combattere le salva la vita, facendola diventare parte dell’equipaggio. Yu diventa in breve una leggenda nel mondo della pirateria, comandando un’intera flotta all’età di diciannove anni, legandosi ad un altro pirata, cercando di imparare e migliorare la sua arte di combattimento, mettendo al mondo due figli, destinati anche loro a solcare i mari. Ma sulle sue tracce c’è qualcuno che ha giurato di distruggerla, oltre l’astio del governo cinese e dei mercanti occidentali, perché lei conosce il wushu dell’Aria e dell’Acqua, diventando la maestra di questo stile di arti marziali. E inoltre Li Wei, diventato un dignitario dell’Impero, non l’ha dimenticata, anche se le loro strade e vite sembrano essersi divise per sempre. 
Un’epopea che si snoda in tanti anni, raccontando una leggenda, una delle tante donne guerriere che hanno popolato la realtà e poi l’immaginario in Estremo Oriente, per una storia che in teoria è rivolta ai ragazzi ma in realtà è davvero per tutti, per chi ha nostalgia di Salgari, per chi ama le donne combattenti di mondi diversi.
La copertina è illustrata da Rebecca Dautremer e riflette bene il personaggio di Yu, un’altra Mulan, ma forse ancora più affascinante e sfuggente: attraverso lei e la sua storia si scopre un’epoca storica su cui si conosce poco ma da cui è nato il mondo di oggi e i suoi equilibri, un Oriente affascinante e misterioso, tra avventure di mare, abbordaggi e arti marziali.

Davide Morosinotto è nato nel 1980 in un piccolo paese vicino a Padova, e oggi vive a Bologna. È giornalista, traduttore di videogiochi, scrittore di fantascienza e libri per ragazzi. Nel 2007 ha vinto il Mondadori Junior Award, e dieci anni dopo il “Superpremio Andersen”. Nel mezzo, ha pubblicato più di trenta libri.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Vito il gatto bionico di Claudia Fachinetti (Piemme, 2020) a cura di Elena Romanello

6 febbraio 2021

51umRT9Kn3L._SX334_BO1,204,203,200_I gatti sono tra gli animali più amati nel nostro Paese, e hanno trovato negli anni una vasta schiera di stimatori, di tutte le età. Le loro storie sono diventate quindi molto apprezzate ed è cresciuto in maniera esponenziale il loro numero, con vicende di pura fantasia ma anche basate su fatti reali.
Una di queste ultime è Vito il gatto bionico, di Claudia Fachinetti, grande amante degli animali d’affezione e non, e già autrice per Piemme di Ninna, il piccolo riccio dal grande cuore, un libro nato in collaborazione con l’illustratrice Linda Ronzoni e Silvia Gottardi, le due mamme umane del micio Vito.
Una storia vera, quindi,  quella su Vito, gatto dalle molte vite: è un gattino randagio in Sicilia, dove viene accolto da una coppia di trentini in vacanza, che lo portano con loro a casa. Poi, la morte della sua prima mamma umana lo porta a Milano, dove vive con Silvia e Linda, le sue due mamme umane, e diventa amico di Amelie, una piccola vicina, e del suo cagnolino Ragù. In parallelo, Vito spadroneggia nel quartiere con gli altri gatti, finché un grosso incidente lo immobilizza. Vito sembra spacciato, le sue zampe posteriori devono essere amputate e le sue possibilità di continuare a vivere sembrano nulle, perché è impossibile per un gatto vivere senza zampe posteriori. Per fortuna è circondato da persone che non si arrendono e trovano un veterinario che gli impianta due zampe bioniche, riportandolo man mano alla vita.
Una storia vera, toccante, rivolta negli intenti al pubblico più giovane ma in realtà per chiunque ami i gatti, impreziosita dai disegni di Linda Ronzoni e da un inserto con le vere foto di Vito durante le sue varie vite, micio rosso che ha potuto riprendere a vivere in mezzo a chi lo ama.
Chi vive con i gatti sa quanto sono speciali, e sa anche che tristemente purtroppo sono destinati a vivere meno di noi, e che quindi bisogna anche affrontare il lutto della loro scomparsa: per questo la storia di Vito è un inno alla speranza, a quello che si può fare oggi per allungare il tempo con cui i nostri adorati felini possono stare con noi, e un ribadire l’importanza che hanno nelle nostre vite sempre e comunque.
Il libro è completato inoltre da alcune schede con le storie di altri animali a cui sono stati impiantati arti bionici, un qualcosa che sembrava fantascienza ed invece oggi si può fare, per salvare Vito e non solo.
Vito il gatto bionico è un libro quindi per chiunque ami e divida la sua vita con i gatti, e merita di figurare in ogni biblioteca felinofila che si rispetti, magari con sopra o vicino un Vito casalingo che giri e annusi.

Claudia Fachinetti è giornalista e addetta stampa per l’editoria e per associazioni ed eventi animalisti. Il suo libro Ninna, il piccolo riccio con un grande cuore, scritto insieme a Massimo Vacchetta e pubblicato dal Battello a Vapore, ha riscosso un immediato successo.

Linda Ronzoni, dopo aver avviato la sua carriera di graphic designer lavorando per diverse importanti agenzie e aver fondato alcuni studi di grafica e comunicazione, ora è direttrice creativa della Fondazione Il Lazzaretto. Si è diplomata alla scuola Holden, fa viaggi in bici in giro per il mondo, è mamma di Vito.

Silvia Gottardo, cresciuta a Riva del Garda, ha vinto il campionato italiano e quello inglese di pallacanestro. Ora non gioca più, ma si occupa del progetto Pink Basket, fa la commentatrice Tv, la ciclista e la mamma di Vito. Insieme a Linda cura la pagina Facebook “Vituzzo Superstar“.

Provenienza: omaggio dell’autrice che ringraziamo.

Il figlio, Gina Berriault (Mattioli 1885,2020) A cura di Viviana Filippini

4 febbraio 2021

A volte succede di incontrare persone che indossano una maschera recitando una parte e nascondendo quella che è la loro vera natura, apparendo quello che non sono in realtà. Questo è quello che succede a Vivian, la protagonista del romanzo breve “Il figlio”, dell’americana Gina Berriault, edito da Mattioli 1885. La giovane protagonista è bella, affascinante, insomma ha le carte in regola per fare l’attrice nell’America degli anni ‘40. Vivian che fa? Si sposa in fretta e furia con Paul, un aspirante attore diretto a Hollywood. Il matrimonio improvviso lascia la famiglia della ragazza senza parole ma, anche se con tanti dubbi, loro accettano il fatto. La relazione ha vita breve, perché Vivian resta incinta e il marito decide di tentare la fortuna altrove. La giovane torna della famiglia, diventa madre, ma si sente inadatta, è come se le mancasse qualcosa (amore vero, vestiti di qualità e non sciatti come ci racconta l’autrice) per rendere la sua vita completa. Pagina dopo pagina la vita di Vivian è un continuo alternarsi di alti e bassi. Nella sua esistenza si avvicendano una lunga serie di figure maschili che prendono tanto da lei ma che, allo stesso tempo, sembrano incapaci di ricambiare in modo completo quello di cui la protagonista ha bisogno. L’instabilità emotiva della donna è susseguirsi di relazioni brevi, con uomini diversissimi tra loro, tanto che dopo il marito aspirante attore, ci sono un dj radiofonico, un secondo marito medico che partirà per il fronte e altri uomini che passeranno veloci come un battito di ciglia. Di loro non resta nulla a Vivian, se non un senso di vuoto e di mancanza. Anche il lavoro non dà grandi soddisfazioni alla donna, perché la sua bellezza è sì quello che principalmente le permette di lavorare, ma tutto dura poco e dopo aver fatto la cantante in diversi locali serali, Vivian finisce a lavorare in un albergo. L’americana Gina Berriault ci porta nella vita di una donna –Vivian- dove la carenza di stabilità emotiva e lavorativa sono la dominante e sono gli elementi che scatenano in lei una profonda delusione e una sofferenza che la consuma. In realtà c’è una cosa, o meglio, un qualcuno, sempre presente nella vita di Vivian, ed è il figlio David. Verso di lui Vivian ha un amore un po’ fuori della norma, perché se per buona parte del libro lo si interpreta come amore di una mamma per un figlio, andando avanti nella narrazione si arriva a un sentimento un po’ diverso, nel quale il rapporto mamma-figlio, viene vissuto tra realtà e immaginazione e dove, ad un certo punto, i sentimenti della Vivian donna prendono il sopravvento sulla Vivian madre e David più che figlio è visto come uomo. Gina Berriault, scomparsa nel 1999, è un’autrice americana tutta da scoprire, perché con la sua scrittura- e lo dimostra ne “Il figlio”- riesce a indagare l’animo umano narrandolo nelle sue più profonde fragilità emotive e comportamentali, portando il lettore a diventare un testimone silenzioso e attento di una intimità e di una umanità dove qualcosa si è incrinato in modo irreparabile. Traduzione Nicola Manuppelli.

Gina Berriault (1926-1999) è autrice di quattro romanzi, tre raccolte di racconti e diverse sceneggiature. Il suo lavoro è stato ampiamente pubblicato da riviste quali Esquire, The Paris Review e Harper’s Bazaar. Nel 1996 un’antologia che riuniva anche i racconti qui presentati ha vinto il premio PEN / Faulkner, il National Book Critics Circle Award e il Bay Area Book Reviewers Award. Nel 1997 è stata scelta come vincitrice del Premio Rea per la Short Story. Questa è la prima traduzione in italiano.

Source: del recensore.

:: Review Party: Venezia Enigma di Alex Connor (Newton Compton 2021) a cura di Giulietta Iannone

3 febbraio 2021

Venezia, XVI secolo. Dopo un disperato tentativo fallito di assassinare il suo aguzzino, Marco Gianetti fugge con la sua amante, Tita Boldini. Angosciato dai crimini che pesano sulla sua coscienza, in cerca di redenzione si è rivolto all’enigmatico olandese Nathaniel der Witt. Ma der Witt brama vendetta: è giunto a Venezia per indagare su una serie di brutali omicidi che hanno sconvolto la città; omicidi legati ai famigerati Lupi di Venezia, ai quali non perdona l’assassinio di sua figlia. Con il suo nuovo alleato, sotto la minaccia dello spietato Pietro Aretino, der Witt inizia la sua ricerca. Mentre a uno a uno i Lupi cominciano a essere scoperti, Marco Gianetti crede di aver trovato finalmente la pace. Ma la vita di qualcuno che gli è molto vicino potrebbe essere in grave pericolo e una spia un tempo fedele ad Aretino, Adamo Baptista, minaccia di svelare i segreti di Marco: la Serenissima è sempre più un luogo sinistro e la sete di sangue dei Lupi di Venezia non è ancora placata… 

Se amate i thriller a tinte forti ambientati nel mondo dell’arte certamente conoscerete Alex Connor, la scrittrice e artista inglese molto amata anche qui da noi, da alcuni ritenuta la Dan Brown donna, sebbene sia caratterizzata da uno stile molto particolare e personale che forse si discosta dal Re del romanzo avventuroso-esoterico. Il suo stile è infatti sensuale, immaginifico, sanguigno, a tratti selvaggio come il passato che fa rivivere nei suoi romanzi.  Poi indaga sulle luci e sulle ombre del passato della nostra penisola, che ama molto.

Ama l’Italia, la sua storia e il suo patrimonio artistico e li valorizza nei suoi romanzi più di molti italiani, in un certo senso. Grande è la sua sensibilità nel descrivere la bellezza e il fascino di un mondo perduto, ai più sconosciuto. Sebbene non ne nasconda affatto le miserie e le abiezioni soprattutto dei ricchi e dei potenti, e degli uomini e le donne al loro servizio.

In Venezia Enigma ci porta in una Venezia macchiata da una scia di sangue, molti delitti vengono commessi da dei misteriosi assassini denominati I lupi di Venezia, di cui nessuno conosce l’identità.

Bakita faticava a comprendere. «Ma qual è l’obiettivo di questi Lupi? Vogliono soltanto uccidere?»
«E chi lo sa», rispose Caterina. «Potere, sangue, concupiscenza, il totale controllo sulla vita e la morte? Venezia è famosa per offrire ogni genere di piacere e depravazione. Forse questi massacri sono soltanto l’ennesima aberrazione in una città già abbastanza dissoluta»

E poi c’è lui Pietro Aretino un villain all’ennesima potenza, come in ogni thriller che si rispetti, emblema del male che può nascondersi anche dietro un uomo di ingegno, e forse per questo ancora più letale. A lui si contrappongono Marco Gianetti, capo di una delle famiglie più ricche della città, uomo tormentato e in cerca di redenzione, alleato dell’ enigmatico olandese Nathaniel der Witt, nella città lagunare per maturare la sua vendetta. Strana coppia di eroi che troveranno la chiave di questo mistero? A voi toccherà scoprirlo leggendo il libro che vi garantisco non vi darà il tempo di annoiarvi.

Una storia di vendetta, potere, sangue in uno scenario sfarzoso in cui la corruzione convive con il lusso e lo splendore di un mondo in bilico tra Occidente e Oriente, crocevia di commerci, idee, e passioni.

Traduzione di Tessa Bernardi.

Per l’occasione ho voluto anche farle un paio di domande, e lei come sempre molto diponibile ha risposto.

Vorrei sapere come è nata la genesi di Venezia Enigma, il terzo libro della collana “I lupi di Venezia”.

È stata una serie molto complicata con molti personaggi – e mi mancano moltissimo! Volevo scrivere del passato e dell’arte, ma volevo anche esplorare l’omicidio nella storia dell’arte; la bruttezza della brutalità, sullo sfondo della città più bella della terra. L’idea di The Wolves of Venice era quella di incorporare alcuni personaggi della vita reale – Pietro Aretino, Tintoretto e Tiziano – in una immaginaria serie di eventi straordinari. Volevo anche intrecciare le loro vite con sconosciuti, tutti con le loro diverse ragioni per essere a Venezia. Quindi, dopo aver costruito la mia storia attorno all’antieroe Marco Gianetti, ho riunito tutti i personaggi in Venezia Enigma rendendo ognuno di loro un possibile sospetto. I lupi quando saranno rivelati dovrebbero essere una rivelazione!

Venezia è una città d’arte, insieme a Firenze forse la più bella d’Italia e del mondo. Com’era nel XVI secolo?

La Venezia del XVI secolo era straordinaria, ammirata dal mondo. Non c’era nessun altro posto come la città lagunare e intorno a lei nacque una leggenda. I visitatori hanno trovato la disposizione delle piazze e delle strade, dei canali ad incastro e della Laguna, una meraviglia del mondo. Un trionfo di ingegnosità e invenzione. La maestosità di San Marco e la gloria dell’architettura sullo sfondo dell’Adriatico in continua evoluzione erano un contrasto diretto con le strade intensamente trafficate di Roma e Firenze. E poiché Venezia era così spettacolare ha attirato le persone più spettacolari, cortigiane, attori, musicisti, banchieri, gioiellieri – e un centinaio di altri mestieri da ogni angolo del mondo. I mercanti venivano perché sapevano che la popolazione diversificata significava un mercato pronto e che la nobiltà esigente ed esigente desiderava essere viziata con le spezie, i tessuti, i mobili e i gioielli d’argento più insoliti e costosi. Venezia è stata anche fortunata ad avere molti geni, Tiziano, Tintoretto e Veronese, oltre a molti villaines. Nel XVI la città era bellissima, ma poteva anche essere pericolosa. I vicoli e i canali che erano così affascinanti alla luce del giorno ospitavano prostitute e borseggiatori di notte, e c’erano molti casi di ladri che si spacciavano per preti per derubare viaggiatori incauti e persino rapire bambini. Dove c’era grande ricchezza, c’era grande malvagità e la contraffazione era un fiorente commercio, molti dipinti e incisioni venivano esportate in altri paesi d’Europa via mare. Eppure gli stessi grandi velieri che portavano il lusso portavano anche parassiti, e con la seta e le spezie venne la peste … La Venezia del XVI secolo era un luogo eccitante, pieno di opportunità, talento e morte.

Descrivi un mondo di spie, segreti, inganni e vendette. Un mix ideale per un thriller, non credi?

Il migliore! Le spie affascinano il lettore e lo respingono allo stesso tempo. Ammiriamo la loro abilità e astuzia, ma detestiamo l’ipocrisia con cui sopravvivono. Ci rendiamo conto che se spiano gli altri, ci spiano. Come con i segreti, oh, il potere dei segreti e di coloro che li custodiscono è intrigante. Non è un caso che Pietro Aretino abbia accumulato una fortuna ricattando, tenendo nel palmo della mano due Re, oltre a tanti nobili che manipolava come un burattinaio. È sopravvissuto a due tentativi di omicidio eppure ha continuato con le sue estorsioni. Ovviamente il brivido del ricatto era un piacere troppo ricco per resistere. Ci vuole un certo carattere per essere una spia o un ricattatore, un distacco dalla morale degli altri, ma questo è ciò che li rende così avvincenti. La vendetta, ovviamente, è qualcosa con cui ci identifichiamo tutti. A quale persona sulla terra non è stato mentito, non è stata ingannata, derubata, minacciata o ingannata? Fa parte della vita e tutti noi desideriamo – di solito solo fugacemente – di poter esigere vendetta e la nostra forma di giustizia. I personaggi de I LUPI DI VENEZIA si vendicano e così facendo permettono al lettore di provare un brivido surrogato. Un cattivo serve come terapia! Ci permette di esplorare l’immoralità tra le copertine sicure di un libro.

Come ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti futuri

Sto scrivendo il primo libro di una nuova trilogia sul tema dei Borgia. Tuttavia non sto seguendo le orme che hanno fatto la TV o altri libri, sto invece setacciando la verità dalla finzione e sto scoprendo un’enfasi diversa. Ci è stato detto dell’immortalità dei Borgia, dell’incesto, degli omicidi, ma quanto di questo sono semplici calunnie dei loro rivali? Molti dei quali eguagliavano i Borgia nella loro spietatezza. No, questo non è un tentativo di edulcorare la famiglia, ma è un modo per suggerire che la minaccia era grande sia dall’interno che dall’esterno. E ovviamente sto scrivendo dei pittori entrati in contatto con i Borgia. Pinturicchio, e più tardi Leonardo da Vinci – un inaspettato guerrafondaio. Ci sono molti dettagli e molti fatti veri. Guerra e amore. Odio e avidità. Sarà brutale, sensuale, inquietante e, farà riflettere.

ALEX CONNOR  È autrice di thriller e romanzi storici ambientati nel mondo dell’arte. Lei stessa è un’artista e vive in Inghilterra. Cospirazione Caravaggio, uscito per la Newton Compton nel 2016, è diventato un bestseller ai primi posti delle classifiche italiane. Con Il dipinto maledetto ha vinto il Premio Roma per la Narrativa Straniera. La Newton Compton ha pubblicato la sua trilogia su Caravaggio, composta da Caravaggio enigma, Maledizione Caravaggio ed Eredità Caravaggio; Goya enigma; Tempesta maledetta; I Lupi di Venezia; I cospiratori di Venezia e Venezia enigma. Per saperne di più: www.alexandra-connor.co.uk