Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Piano Americano di Antonio Paolacci (Morellini 2017)

17 ottobre 2017
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La scrittura non mi porta più da nessuna parte, la vita fuori dalle pagine scritte invece sì. Ho pubblicato libri e racconti ed è stato sempre squallido confrontare la fatica del lavoro con il suo valore oggettivo, con il mondo ester­no, con l’editoria da prodotto di massa, con il pubblico e la stampa. Stavo viaggiando in direzione dello spreco. Stavo lavorando da anni a un romanzo per niente: anni di lavoro che avrei lanciato ancora una volta nel vuoto pneumatico della comunicazione contemporanea.

Ho letto Piano Americano, ultimo libro (in senso letterale, non solo cronologico come tappa di passaggio per un dopo) di Antonio Paolacci, edito da Morellini e ora sono qui a parlarvene anzi a riflettere con voi su cosa mi ha lasciato, su come ha modificato la percezione che avevo della letteratura, o dell’editoria in genere. Sarà una recensione non canonica, come non canonico è il libro (un ibrido tra narrativa autobiografica e metanarrazione di borgesiana memoria, dove forse tutto badate bene, è finzione).
Che il Paolacci smetta di scrivere è dura da mandare giù. Proprio non lo si crede, ma è così che afferma, è la tesi principale che regge il costrutto, e la maschera che nasconde il volte, forse davvero la chiave di lettura di tutto il romanzo (permettetemi di definirlo così).
Ricordo anche io l’esame universitario dove studiammo la teoria delle maschere e anche quella del mana (popolazioni autoctone delle isole che spendevano tutti i loro averi per celebrare una grande festa nel loro villaggio) un po’ come gli americani negli anni ’50 che facevano di tutto per comprarsi macchinoni scintillanti per esporre orgogliosi al mondo il loro stato sociale (magari riempiendosi di debiti che mai sarebbero riusciti a pagare).
Insomma gli esseri umani sono strani e gli scrittori ancora di più. Se mi dicessero da domani non scrivi più una riga, sinceramente preferirei farmi anni di carcere che accettare questa imposizione. Ma il Paolacci persona o personaggio (me lo domando ancora) ha deciso che basta, non ne vale la pena, l’editoria italiana non permette spazio di manovra.
C’è di meglio, tipo vivere. Tipo cercare un lavoro che renda di più. Tipo amare la propria donna. Tipo crescere i propri figli. Tipo insegnare. Di stringere mani sudaticce nei salotti della cultura è stanco, di lottare contro i mulini a vento (dai un po’ di Cervantes lo si nota) pure. Dunque il Paolacci non scriverà più un rigo, questo è il suo ultimo libro. (Crederci o non crederci sono fatti vostri).

Perché il racconto – ogni racconto – è raggiro, è sempre presa in giro. In un’accezione positiva, se preferite, è il raggiro del prestigiatore, ma è pur sempre questo: l’opera di un artista che distoglie la vostra attenzione dal luogo in cui sarebbe visibile il trucco, in modo da mostrarvi una magia che voi sapete bene non essere affatto una magia. Ecco: ogni scrittura è in qualche misura trucco palese e trucco camuffato.

Ma dice solo quello? Aspetta vediamo: ci sono tante citazioni letterarie (alla fine del libro c’è una bibliografia delle citazioni così per avere in ordine perlomeno i libri da cui sono state tratte), intelligentemente amalgamate alla narrazione, mi è piaciuta soprattutto questa:

Nel romanzo Running Dog di Don DeLillo, c’è un perso­naggio che a un certo punto dice:
Ricordo che in quel periodo vidi Zabriskie Point, con quella sce­na finale in cui la casa esplode e tutti quegli oggetti sgargianti volano nell’aria al rallentatore. Dio, continuai a pensarci per un anno intero. Fu il momento più importante di tutto l’anno. […] tutte quelle confezioni di detersivo e minestra in polvere e cotton fioc e eyeliner che saltavano in aria insieme alla casa, boom.

Sapremo molti fatti suoi, della sua adolescenza, dei suoi studi, del suo lavoro di scrittore e di insegnante di scrittura, di marito, di neopadre. Si parlerà di cinema, di Hitchcock e del suo Psyco (provate voi a far morire la protagonista e star del film quasi all’inizio, fregandovene delle regole dello star system e della cinematografia tutta). E poi c’è Luigi, David Foster Wallace, Don De Lillo e Valter Binaghi, per chi non lo conoscesse era uno scrittore strepitoso, recuperate a caso un suo libro (Blackjack venne pure a commentarmi). E poi c’è un romanzo di cui sappiamo tutto, conosciamo i personaggi, ma mai verrà scritto. Per le regole del marketing forse era troppo.

Non ci sono conquiste, non c’è felicità di parola, non c’è verità, non ci sono idee. Le nostre passioni di scrittori contemporanei, le nostre battaglie, i nostri sogni sono tenuti insieme da un vocabolario squisitamente aziendale, un – peraltro scarso – vocabolario da lavaggio del cervello dove la produzione culturale è un pendolo che oscilla tra due forze e due soltanto: successo o fallimento? Fallimento o successo? La parola comunicazione viene usata abitualmente in sostituzione della parola marketing. L’atto stesso del comunicare è diventato un lavoro e una strategia da usare per vendere e quindi per ingannare, perché il marketing fagocita i rapporti tra persone, li ingloba e li spoglia di nutrimento.
Così la letteratura ha consegnato le armi al nemico nell’istante stesso in cui ha smesso di inseguire la sincerità per mettersi in fila alla cassa.

E poi c’è una nascita, una crescita, il coraggio di una madre, la bellezza dell’ insegnamento e di avere degli allievi, c’è amore per la letteratura e per la parola scritta, insofferenza per tutto ciò che vincola la libertà personale e creativa.
Insomma tanta carne al fuoco.
Ma che il Paolacci smetta di scrivere. No, no io non ci credo. Dai è troppo bravo.

Antonio Paolacci è nato nel 1974 e vive a Genova. È editor e consulente editoriale. Ideatore e direttore di alcune collane di narrativa e saggistica, ha curato anche premi letterari e rassegne. Ha tenuto corsi di scrittura creativa in diverse città italiane. Dal 2014 insegna scrittura creativa alla scuola Officina Letteraria di Genova. Come autore ha scritto: Flemma (Perdisa Pop, 2007 – Morellini Editore, 2015), Salto d’ottava (Perdisa Pop, 2010), Accelerazione di gravità (Senzapatria, 2010), Tanatosi (Perdisa Pop, 2012) e Piano Americano (Morellini, 2017). Per saperne di più o contattarlo: antoniopaolacci.blogspot.it

Scheda libro:

Prezzo: € 14,90 (su Libreria Universitaria € 14, 15)
Ebook: non disponibile
Pagine: 250
Formato: brossura
Scheda editore: qui

Source: inviato dall’ autore.

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:: Chi ha bisogno di te di Elisabetta Bucciarelli (Skira 2017) a cura di Viviana Filippini

17 ottobre 2017
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Chi ha bisogno di te” è il nuovo romanzo edito da Elisabetta Bucciarelli, per Skira. La protagonista è una ragazzina di 17 anni, Meri, ma questo non deve indurre il lettore a pensare che la storia narrata sia per un pubblico di adolescenti. La ragione? Semplice. L’autrice mette in gioco un percorso di ricerca esistenziale e di senso del vivere che coinvolge anche i lettori. Meri, a differenze della compagne di classe, non ha ancora trovato il vero amore, lo sta cercando e questa impresa non è per niente facile. La ragazzina si divide tra scuola e casa, dove vive con una madre che la educa all’amore per le piante e ai loro semi e che le parla citando, in ogni occasione, frasi delle canzoni dei Queen. Tra i banchi di scuola, invece, Meri ha Sara, la sua migliore amica e le due si dividono tra libri, quaderni, chiacchiere e giochetti da ragazzini. Quello che emerge dalla narrazione della vita scolastica è che la protagonista ha sì gli stessi interessi e anche manie delle compagne, ma a Meri accadrà qualcosa di particolare. Ad un certo punto della sua giovane vita, l’adolescente cresciuta a piante e rock comincia a ricevere dei fogliettini di carta con scritto dei messaggi. Frasi mirate, precise, e solo chi la conosce bene può sapere certe cose di lei. Meri è spiazzata, perché non ha la più pallida idea di chi potrebbe essere il misterioso mittente, ma questo non le impedirà di agire per scoprire chi sia il portatore di messaggi e per dare un senso al suo vivere. “Chi ha bisogno di te” è un romanzo dal ritmo ironico, ma mai banale, e musicale, non solo perché ci son le canzoni di Freddie Mercury e Co., ma perché le relazioni, le amicizie, gli eventi, i dialoghi di Meri con chi la circonda, sembrano la melodia in movimento su uno spartito musicale. Una musica con variazioni sul tema, che narrano il cammino di una giovane donna pronta ad affacciarsi alla vita. Il romanzo della Bucciarelli è romantico, ma non mieloso, anzi direi che è diretto e incisivo, nel senso che nonostante il vivere sia spesso imprevedibile, la protagonista lotta per trovare un valore per la propria identità, e per farlo le serviranno tante esperienze e incontri. Questi eventi possono essere identificati come delle vere e proprie prove che Meri deve affrontare per capirsi e comprendere il mondo che la circonda. E allora la storia della scrittrice milanese può essere definita anche romanzo di formazione, proprio perché per la protagonista – e pure molti dei personaggi letterari che lei incontrerà- scatterà un vero e proprio processo di trasformazione e cambiamento. “Chi ha bisogno di te” di Elisabetta Bucciarelli è una delicata storia di crescita, nella quale le ansie di un giovane cuore diretto verso l’età adulta sono raccontate con garbo. Qualità che ci donano una trama coinvolgente, con un’ottima colonna sonora (io sono un po’ di parte perché adoro i Queen) e nella quale ogni lettore potrebbe trovare, o ritrovare, un po’ di sé.

Elisabetta Bucciarelli è una scrittrice milanese. Autrice per il teatro, la televisione e il cinema, dove è stata premiata alla 53a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia per la sceneggiatura del film Amati Matti, scritta dopo dieci anni di laboratori teatrali con pazienti affetti da disagio psichico. Ha firmato i saggi Io sono quello che scrivo, la scrittura come atto terapeutico (Calderini Edizioni) e Le professioni della scrittura (Ed. Il Sole24Ore). Nel 2005 esce il romanzo Happy Hour che ha inaugurato la felice serie dell’ispettrice Maria Dolores Vergani. Con “Io ti perdono” (Kowalski, 2009) vince il Premio Franco Fedeli e con “Ti voglio credere” (Kowalski, 2010) il Premio Giorgio Scerbanenco per il miglior Noir dell’anno. Tra gli altri suoi libri, “Corpi di scarto” (Edizioni Ambiente, 2011) e “Femmina de Luxe” (Perdisa Pop, 2008; Feltrinelli Zoom, 2013), dove compare per la prima volta il personaggio di Olga, presente anche in “L’etica del parcheggio abusivo” (Feltrinelli e Feltrinelli Zoom, 2013). È tradotta in Germania, Spagna e Francia.

Scheda libro:

Prezzo: € 13,00 (su Libreria Universitaria € 11, 05)
Ebook: non disponibile
Pagine: 139
Formato: brossura
Scheda editore: qui

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

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:: America! di Alessandro Maradini (Gattomerlino Edizioni 2017) a cura di Daniela Distefano

16 ottobre 2017
America

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Un esordio che merita attenzione quello che si frantuma in queste sette storie, tutte forti di un concentrato di meticolosità e stilosità.
Già dai titoli entra in scena un nuovo modo di rapportarsi con la letteratura.
“Technicolor”, “Rettiliani”, “Papaveri”,”Clic”, “Dave!”, “Extrasistole”, “Fine della notte” sono ganci che collegano i nostri pensieri ai sensi della comprensione ermetica. L’autore di questa raccolta, Alessandro Maradini, si è divertito nel dare una rappresentazione non stereotipata dell’America intesa come miraggio bizzarro, non infranto, ma tendente all’affievolimento.
Il primo racconto – “Technicolor” – è frutto della passione dello scrittore per la letteratura afroamericana.
Si scava dentro il terreno che divide il bianco dal nero.
I protagonisti sono impegnati a valutare l’effettiva bianchità o negritudine.
In “Rettiliani”, l’autore vuole porre ironicamente un personaggio dinanzi all’imprevisto che fa traballare le certezze della vita: in questo caso il rapimento alieno del cane di un convinto repubblicano che a causa di questo evento scivolerà verso contrarie posizioni politiche.
“Papaveri” racconta il legame tra arruolamento e disagio economico.
Il protagonista sceglierà l’esercito in seguito alla grave e persistente crisi economica della propria famiglia.
“Clic” è una storia che finisce con una madre in pieno disfacimento emotivo davanti all’albero di Natale.
L’insostenibile leggerezza della gestione del quotidiano è vista con gli occhi di un preadolescente amante della pallacanestro.
“Dave!” è forse il racconto più riuscito.
In esso è condensato lo spirito di una nazione.
Letterman è un uomo ricchissimo, quasi sempre più ricco dei suoi ospiti, ma la percezione dello spettatore non va in questa direzione.
Letterman è come un supermercato che offre la possibilità di mostrare i prodotti alle aziende produttrici.
“Extrasistole” nasce durante una passeggiata nel quartiere San Lorenzo a Roma, dove l’autore ha risieduto per due anni.
Anche qui si materializza una sorta di ribaltamento della visuale:
il protagonista, il sosia, immagina la vita del privilegiato, quando quest’ultimo è incuriosito dalla vita del sosia sfigato.
“Fine della notte” conclude la raccolta e ci parla di un fatto di cronaca, cioè la morte nel luglio del 2011 della cantante britannica Amy Winehouse, una delle principali esponenti del soul bianco degli anni duemila.
L’autore ha provato a immaginare la madre della cantante. Il racconto è ambientato a Londra.
“America” è un libro che necessita di un piccolo sforzo per assaporare le delizie di una lingua modellata come creta a immagine e somiglianza di un sogno, di una visione onirica che l’autore ha voluto condividere con il lettore.
E’ come un gioco, un game fatto di rimandi, di evocazioni, di impressioni.
Se vi sentite spaesati davanti ad una scrittura a riccio, allora vorrà dire che siete arrivati a destinazione. Il viaggio è articolato, lo stile è ricercato, raffinato, impreziosito da spunti istrionici. Benvenuti nell’America dell’immaginazione facile, e dello sgabuzzino delle prospettive marce.
Ma volete mettere? Il nostro cervello comincia a parlottare da solo quando la parola comincia a circolare nelle vene, America, America, America.
Solo questo conta, solo questo è Cielo bevuto per Terra.

Alessandro Maradini è nato agli inizi degli anni Ottanta a Fidenza, lungo la via Emilia. Ha vissuto in Francia, Inghilterra, Germania e Spagna. Attualmente risiede a Salsomaggiore Terme.
Ha studiato Culture Letterarie Europee all’università di Bologna.
Da sempre interessato alla storia della cultura degli anni ’60 e ’70, sia italiana che estera, tenta di comprenderne lo spirito attraverso le produzioni di alcuni dei suoi interpreti tra cui Marco Ferreri, Elio Petri, R.W. Fassbinder, Alighiero Boetti.

Scheda libro:

Prezzo: € 12,00 (su Libreria Universitaria € 12, 00)
Ebook: non disponibile
Pagine: 106
Formato: brossura
Scheda editore: qui

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia Stefania Gaggini dell’ Ufficio stampa.

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:: Abigail di Magda Szabó (Edizioni Anfora 2017) a cura di Viviana Filippini

16 ottobre 2017
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Abigail”, è un romanzo scritto da Magda Szabó, pubblicato in Italia da Edizioni Anfora di Milano. La storia è avvincente, nel senso che il libro della scrittrice ungherese può essere interpretato come un romanzo di formazione vissuto dall’adolescente Gina. La storia di svolge nel 1943, durante la Seconda guerra mondiale. Gina, 15 anni, orfana di madre vive con il padre, un generale dell’esercito ungherese che, ad un certo punto, la obbliga a lasciare il paese d’origine e tutti gli affetti di Budapest per andare in una prestigiosa scuola. La meta è un collegio calvinista noto con il nome di Istituto di Educazione Femminile Matula. Per Gina inizia un periodo esistenziale assimilabile ad un incubo: il padre la lascia in questa scuola e centellina sempre più i loro contatti; Gina viene spogliata di ogni singola cosa (abiti compresi) che possa rappresentare un segno di legame con l’alta società di Budapest dalla quale proviene. La ragazza deve fare i conti con delle compagne di istituto che non riescono ad accettarla, perché lei non vuole stare ai loro giochi, tipo il fingersi fidanzate con un busto di una statua o, come tocca a lei, con il terrario. L’adolescente è costretta a vivere in una scuola dove vigono leggi e regole indiscutibili, tanto è vero che ogni tentativo di violarle viene smorzato sul nascere, come la sua vana fuga. Tutti emarginano Gina e sembra che agiscano per renderle la vita impossibile. Ad un certo punto la ragazza scopre una verità nascosta e decide che per il bene suo e di chi le sta attorno è meglio che lei segua le regole del Matula, affidando poi le proprie paure, timori e speranze ad Abigail. Un’amica? Un professore? No. Abigail è una statua nel giardino della scuola che, secondo le matuline, avrebbe poteri magici con un’identità sconosciuta per le ragazze. Abigail venne scritto negli anni Settanta dalla Szabó, la quale prese spunto dal suo vissuto personale di giovane donna (era nata il 5 ottobre del 1917) ai tempi del dilagante Nazismo. Nelle pagine del libro la creatura letteraria di Gina subisce un vero e proprio percorso di trasformazione, nel senso che all’inizio è una ragazzina un po’ viziata, abituata alle comodità e a fare come vuole. Per lei il Matula è una sorta di prigione, di negazione della libertà ma, solo con la scoperta della vera ragione per la quale il padre l’ha portata in quel collegio e le “dritte” di Abigail, Gina cambia, rendendosi conto che deve smetterla di fare la capricciosa, poiché ogni suo gesto immaturo potrebbe mettere a repentaglio lei e chi le sta attorno. Nel 2005, “Abigail”, ammesso al concorso dello show televisivo Big Read (A nagy könyv), è stato proclamato il terzo libro più amato in Ungheria, ed è una storia nella quale accanto al conflitto tra una figlia che non comprende le decisioni del padre, si innestano temi importanti come la crescita, la presa di coscienza del proprio sé, l’importanza del valore della propria patria e la salvaguardia dell’integrità individuale. Traduzione Vera Gheno. Nella postfazione un saggio sulla genesi del libro della stessa Szabó.

Magda Szabó (Debrecen, 5 ottobre 1917 – Kerepes, 19 novembre 2007) è stata una scrittrice ungherese autrice di romanzi, drammi e raccolte di poesie. Le furono assegnati molti riconoscimenti per le sue opere. È stata una delle scrittrici ungheresi più tradotte al mondo. Di lei Anfora ha pubblicato “Per Elisa”, “Il momento” (Creusaide) entrambi del 2016 e “Affresco” del 2017.

Scheda libro:

Prezzo: € 18,00 (su Libreria Universitaria € 17, 10)
Ebook: non disponibile
Pagine: 400
Formato: brossura
Scheda editore: qui

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

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:: Attraverso i miei piccoli occhi di Emilio Ortiz (Salani 2017) a cura di Micol Borzatta

13 ottobre 2017
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Cross è un Golden Retriever addestrato per l’assistenza ai non vedenti.
Un giorno Cross, al compimento dei suoi diciotto mesi, viene portato nella struttura dove anche lui ha fatto scuola fino a quel momento, ma invece che essere portato nella zona adibita ai cani si ritrova nel lungo corridoio dove ci sono le stanza degli alunni umani. Sarà proprio qui che incontrerà Mario, un ragazzo cieco con cui condividerà il resto della sua vita.
Romanzo davvero spettacolare che riesce a far vivere al lettore la quotidianità vissute da una persona diversa da noi in maniera molto intensa e profonda e il tutto visto dal punto di vista del cane.
Infatti la voce narrante di tutta la vicenda è proprio Cross, che descriverà le sue emozioni, e di conseguenza quelle di Mario, dal momento in cui lo vide per la prima volta sulla porta della sua stanza.
Il lettore può sentire dentro di sé l’amore che un cane arriva a provare per il proprio padrone, la fedeltà e la complicità che si instaura fra i due, sentimenti puri che si espandono nell’animo del lettore scaldandolo fin nel profondo.
Un romanzo toccante ma anche ironico, intenso ma anche leggero, una lettura che riempie di emozioni forti e che chiunque ami gli animali non può farsi scappare, ma anche chi non li ami per imparare ad amarli.

Emilio Ortiz nasce nel 1974 a Baracaldo, nei Paesi Baschi, e vive ad Albacete.
Laureato in Storia, ha avuto da sempre la passione per la lettura e la scrittura, che gli ha richiesto grandissimi sforzi in quanto ipovedente, e ora completamente cieco.
Il Braille e altri sistemi e software specifici gli hanno permesso di coltivare il suo talento e arrivare a questo libro, ispirato dal legame con il suo cane guida, Spock.

Scheda libro:

Prezzo: € 14,90 (su Libreria Universitaria € 12, 66)
Ebook: disponibile
Pagine: 272
Formato: rilegato
Scheda editore: qui

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia Matteo dell’ Ufficio stampa.

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:: Nella corrente di Joris Karl Huysmans (Edizioni Clichy 2017) a cura di Nicola Vacca

12 ottobre 2017
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Joris – Karl Huysmans è conosciuto soprattutto per il romanzo «À rebours» (Controcorrente), considerato il manifesto e il vangelo del Decadentismo.
La sua opera è ancora poco apprezzata per molti motivi, primo fra tutti il suo andare contro la corrente del senso comune, della morale, della ragione, della natura, come appunto testimonia il suo libro più famoso che è stato definito un rasoio avvelenato che squarcia il grigiore della blasfema e futile letteratura contemporanea.

«Controcorrente – scrive Huysmans nella prefazione al suo romanzo – piombava nel mercato letterario come una meteorite, suscitando stupore e risentimenti, la stampa ne restò sconcertata, mai delirò in così gran numero di articoli. Dopo avermi trattato da misantropo impressionista e aver etichettato Des Esseintes come maniaco, imbecille e complicato, i normalisti come Lemaître, si indignarono perché non avevo fatto l’elogio di Virgilio e con tono perentorio dichiararono che i decadenti latini del Medioevo non erano che dei rimbambiti e dei cretini».

Lo scrittore fu un irreverente interprete della decadenza e le sue riflessioni disturbarono i benpensanti del suo tempo sempre pronti a confezionare futili morali.
Carlo Bo scrive che «À rebours» è diventato il manuale del perfetto decadente che ha ispirato intere generazioni di scrittori e poeti. Huysmans ha insegnato a parlare di letteratura a molti suoi contemporanei.
Prima del suo libro capolavoro lo scrittore francese dette alle stampe «À vau – l’eau»(Nella corrente), il romanzo autobiografico che racconta la storia di un travet, flâneur e dandy mancato che si lascia vivere perdendosi inerte nella corrente di una Parigi corrotta e decadente, che ha da tempo esaurito l’entusiasmo postrivoluzionario.
Adesso il romanzo torna in libreria. «Nella corrente» lo pubblica le Edizioni Clichy (traduzione e cura di Stefano Lanuzza).
Jean Folantin, grigio impiegato ministeriale, porta in giro per Parigi la sua depressione decadente. Un specie di diario di un ‘esistenza mancata in cui il protagonista annota sulle pagine più le perdite che i profitti di un ‘esistenza priva di slanci e amareggiata quotidiana mente da un noia che non nasconde tutte le sue note di grigio.
Lo spleen di Parigi opprime il protagonista che in affanno si perde e si estingue nella corrente.
Joris – Karl Huysmans racconta l’ insoddisfazione del povero diavolo alla deriva Jean Folantin attraverso la sua grottesca ricerca di posti dove mangiare, perché egli non è più in grado finanziariamente di sostenere il peso economico di una domestica che lo accudisca.
« Non gli resta, così, – scrive Stefano Lanuzza nella prefazione – che abbandonarsi: andare alla deriva e nella corrente. Dopotutto è quando gli riesce meglio ogni volta che il reale gli rivela l’impossibilità d’ogni speranza o scampo» .
Folantin è senza dubbio l’altra faccia – più sofferta, patetica e forse più vera- di Des Esseintes.

Charles-Marie-Georges Huysmans nasce a Parigi nel 1848. Cambia il suo nome in Joris Karl, in omaggio alle origini olandesi della famiglia paterna. Nel 1876 conosce Émile Zola, del quale diventa subito amico, ed entra a far parte di un circolo assieme a Flaubert, Goncourt e Maupassant. Nella corrente viene pubblicato nel 1882, due anni prima del celebre À rebours, che influenzerà intere generazioni di scrittori diventando un manifesto del decadentismo. Nel 1900 Huysmans viene scelto come presidente della prima edizione del Premio Goncourt. Muore a Parigi nel 1907, poco dopo aver preso gli ordini come monaco benedettino.

Scheda libro:

Prezzo: € 8,00 (su Libreria Universitaria € 7, 60)
Ebook: non disponibile
Pagine: 112
Formato: brossura
Scheda editore: qui

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

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:: L’esegesi del lavoro di scrittura in Dieci prugne ai fascisti di Elvira Mujčić (Elliot 2017) a cura di Floriana Ciccaglioni

12 ottobre 2017
DIECI PRUGNE AI FASCISTI _Layout 1

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Con il romanzo Dieci prugne ai fascisti, vincitore della XV edizione del Premio Anima, edito da Elliot Edizioni nel 2016, Elvira Mujčić racconta la storia di una famiglia spezzata a metà, tra l’Italia e la Bosnia, tra la terra nella quale è emigrata e la terra di origine. Attraverso un tortuoso viaggio fatto di treni e corriere, sudore e puzza, sangue e cicatrici, litigi e risate, caffè e CocaCola, sputi in faccia e un branco di cani, tre fratelli, Candido, Zeligo e Lania partono dall’Italia. Dalla stessa Italia partono anche, dentro un carro funebre, la Madre, un giovane becchino precario e depresso e la salma della nonna Nana. Tutti arrivano in Bosnia per ricongiungersi con l’altra metà della famiglia, il nonno, gli zii e i cugini. Tutti lì per celebrare il funerale della nonna desiderosa di trascorrere l’eterno riposo nella sua Bosnia lasciata per troppo tempo. Tutti protagonisti di un entusiasmo stuporoso alla vista dello scintillio del carro funebre che si avvicina alla loro casa, perché la famiglia spezzata, lasciata a metà, adesso si ricompone. Il lettore più attento, capace di andare oltre i temi che emergono dalla narrazione quali l’importanza della Memoria nella Storia e la decisiva critica all’invasione fascista, si accorge di come, attraverso una semplicissima conta da uno a dieci che fa una Nana giovanissima quando porta le dieci prugne ai soldati invasori di una Bosnia degli anni quaranta del Novecento, lo scrittore intervenga sullo scorrere degli eventi narrati nel tempo. L’intero viaggio, l’intero romanzo risultano funzionali al finale lasciato in bocca a Nana che spiega al nipote come abbia imparato a contare. Con un’ironia sconvolgente, dalla portata tragicamente dolorosa, la scrittrice compone tra le pagine l’esegesi del lavoro di scrittura. Da qui nasce una particolarissima spiegazione di cosa voglia dire essere scrittore, oggi e sempre. Semplicemente invertendo il sette con il sei nella conta, il personaggio di Nana ride perché è stato capace di piegare lo scorrere del tempo sotto il lavorio delle sue stesse mani divenendo attore consapevole nella grande Storia. Una Storia che travolge l’essere umano rendendolo presenza inconsapevole nel mondo, incapace di decidere la propria presenza attraverso atti di scelta. Come la stessa guerra portata dagli italiani in Bosnia che accade senza accadere. Nel racconto di Nana c’è la guerra ma non succede nulla, se non i soldati che chiedono cibo e le famiglie che offrono quel poco che hanno, pane e frutta. Il personaggio, invece, è lo scrittore che, scrivendo, altro non fa che intervenire in prima persona sulla realtà, raccontandola. Realtà che altrimenti non esisterebbe, sebbene l’uomo ci viva dentro. In maniera acuta ed esemplare, attraverso l’utilizzo della potentissima arma dell’ironia, Mujčić regala pagine di notevole importanza per l’originalità con cui scrive della scrittura stessa.

Elvira Mujčić,  nata nel 1980 in Serbia, ha vissuto in Bosnia, in Croazia e infine a Roma, dove abita tuttora. Interprete e traduttrice, ha pubblicato i libri Al di là del caos, E se Fuad avesse avuto la dinamite?Sarajevo: la storia di un piccolo tradimento e La lingua di Ana per Infinito edizioni.

Scheda libro:

Prezzo: € 16,00 (su Libreria Universitaria € 15, 20)
Ebook: disponibile
Pagine: 152
Formato: brossura

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:: Il sole tra le mani di Roberto Ritondale (Leone editore 2017) a cura di Nicola Vacca

11 ottobre 2017
sole mani

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Ognuno deve fare i conti con un proprio libro dell’inquietudine. Il prezzo da pagare è sempre salato.
Anche Aldo Montesi, il protagonista de Il sole tra le mani, il nuovo romanzo di Roberto Ritondale, è uno strano tipo disperatamente in cerca del suo centro di gravità permanente.
Aldo vive nel mancato equilibrio totale, lacerato da una dinamica precaria di rapporti esistenziali.
Aldo colma la sua mancanza di emozioni nei confronti dei suoi simili facendo lunghe passeggiate nei cimiteri, dove ruba lacrime straniere alle persone che sono capaci di piangere i loro morti.
Per il protagonista il cimitero è la più grande ipocrisia del mondo: custodisce i morti spacciandoli per vivi.
Frequenta la sua esistenza come una casa devastata, intorno a lui c’è il caos. Vive la sua vita da anestetizzato, non riesce a dare un senso ai misteri che avvolgono la scomparsa di suo padre, non riesce a perdersi per ritrovarsi. Sa solo fare i conti con la propria assenza. Decide di intraprendere un viaggio nel suo passato (in compagnia di Fernando Pessoa, la sua guida spirituale) e cancellare dalla faccia della terra tutte le foto che lo raffigurano per consegnarsi definitivamente alle ombre.
Ma paradossalmente questa sarà la strada che lo porterà a nuova vita e a prendere tra le sue mani quel sole che aveva fino al momento rifiutato di vedere.
Roberto Ritondale nel suo romanzo racconta il viaggio di formazione di Aldo dalla morte alla luce passando (avvalendosi di una scrittura chiara, coinvolgente e essenziale) per il labirinto di una prigione da cui difficilmente si può evadere: quello della coscienza che ci presenta sempre e comunque un conto da pagare.
Aldo Ambrosi è un’anima inquieta che ha la morte nel cuore anche quando intraprende un viaggio alla ricerca di se stesso, sapendo che per lui nessun posto sarà per sempre.
Il sole tra le mani è un romanzo molto particolare, giocato su un serie deflagrante di conflitti interiori.
È la storia di un uomo che scava tra le macerie della propria esistenza e strappa una volta per tutte le foto di un album di famiglia con tutti i suoi contorni di oscurità.
Da quel tesoro di ricordi dissipato, dopo aver perso tutto, il protagonista parte per un viaggio. La scommessa è la ricerca di se stesso. La partita da giocare sarà difficile e forse non ci saranno vincitori.
«L’idea di viaggiare mi seduce per traslazione, come se fosse l’idea per sedurre qualcun altro».
Aldo, con le parole del suo amato Fernando Pessoa nella testa e nell’anima, ci conduce nel suo personale libro dell’inquietudine dove pesano le lacrime della solitudine che ha in sé il coraggio di frequentare se stessi fino a farsi male per rinascere a nuova luce.

Roberto Ritondale è un redattore dell’Ansa, è nato a Pagani (Salerno) il 9 ottobre 1965 ma vive a Milano. Ha collaborato alla stesura di sceneggiature per il programma radiofonico La storia in giallo, in onda su Radio- Rai3 nel 2004 e 2005. È autore di romanzi e racconti per importanti case editrici. Con Leone Editore ha pubblicato Sotto un cielo di carta (2015) e Il sole tra le mani (2017).

Scheda libro:

Prezzo: € 10,90 (su Libreria Universitaria € 10, 35)
Ebook: non disponibile
Pagine: 186
Formato: brossura
Scheda editore: qui

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

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:: Demoni mostri e prodigi – L’irrazionale e il fantastico nel mondo antico di Giorgio Ieranò (Sonzogno 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

10 ottobre 2017
demoni mostri prodigi

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Demoni mostri e prodigi. L’irrazionale e il fantastico nel mondo antico è un libro che unisce saggistica e narrativa in una forma testuale ibrida che ha lo scopo di raggiungere un pubblico più vasto attraverso una prosa accessibile, sebbene ricca di contenuti. Il lettore si ritrova a viaggiare in un mondo antico in balìa degli umori degli dèi e abitato da creature mostruose, affascinanti e quasi sempre mortifere, ma è accompagnato da un vate moderno, Giorgio Ieranò, professore di Letteratura Greca all’Università di Trento. Lo stile narrativo, scorrevole ed intrigante, è imbevuto di riferimenti letterari che aiutano chi legge a diventare più consapevole anche del presente: oggi gli scaffali delle librerie, i film al cinema e le serie tv coinvolgono il soprannaturale in ogni modo. Il fantasy costituito da vampiri, licantropi, fantasmi e streghe non è che l’adattamento del mito antico, delle tradizioni e delle leggende che non muoiono mai perché di generazione in generazione, di secolo in secolo, passano da un uomo all’altro cambiando forma e a volte nome, ma mantenendo la propria essenza.

Se ritroviamo gli stessi rituali e le stesse credenze in uomini che vivono in luoghi e in tempi lontani tra loro è forse perché tutti sentiamo il bisogno di quei rituali e di quelle credenze. Non perché “ereditiamo” qualcosa dagli antichi ma perché siamo pur sempre antichi anche noi, perché c’è una radice primaria dell’umano che ci porta, anche in contesti storici differenti, a cercare le stesse cose e a rappresentarci il mondo con le stesse immagini. (pag.149)

Demoni mostri e prodigi, dunque, affrontando l’irrazionale e il fantastico promuove, in realtà, un’indagine antropologica che ha radici nel mondo antico ma dà ancora frutti abbondanti nel nostro quotidiano. Figlio di Ieranò, sembra quasi che questo libro sia stato immerso da Teti nel fiume Stige con l’unico tallone d’Achille di essere troppo breve.

Giorgio Ieranò, docente di Letteratura Greca all’università di Trento, si occupa in particolare di mitologia e di teatro antico. Tra i suoi libri: Arianna. Storia di un mito (2010) e La tragedia greca. Origini, storie, rinascite (2010). Per Sonzogno ha pubblicato la serie di narrazioni mitologiche composta da Olympos (2011), Eroi (2013) e Gli eroi della guerra di Troia (2015). Collabora con Panorama, La Stampa e Radio2.

Scheda libro:

Prezzo: € 15,00 (su Libreria Universitaria € 12, 57)
Ebook: disponibile
Pagine: 158
Formato: brossura
Scheda editore: qui

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

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:: La ragazza scomparsa di Angela Marsons (Newton Compton 2017) a cura di Federica Belleri

3 ottobre 2017
la-ragazza-scomparsa

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Kim Stone è ispettore di polizia a Black Country. È tenace, efficente, preparata. Ha sofferto una determinante mancanza d’affetto in gioventù, ma è decisa a portare avanti il suo lavoro con passione. Quando Amy e Charlie di nove anni scompaiono, Kim rivive in pochi attimi un caso di qualche tempo prima, difficile e drammatico. Si ritrova ad assistere alle stesse scene: due bambine rapite, felici e molto unite. Due coppie di genitori disperati che vivono nell’angoscia, con effetto immediato. La richiesta urgente del silenzio stampa, per evitare i giornalisti sciacalli. La riunione della sua squadra e la necessità di una base operativa sicura. La Stone inizia a scavare nella vita personale e lavorativa delle due famiglie coinvolte, ed è inevitabile il flusso dei ricordi che comincia a serrarle il respiro. Fino a che punto si sente parte di questa vicenda? Ha il coraggio di affrontare la rabbia e la frustrazione di genitori sofferenti? È in grado di proteggersi e di proteggere le due bambine, evitando loro inutili crudeltà? Con che genere di delinquenti si deve rapportare?
Con La ragazza scomparsa prosegue la vita di Kim Stone, già protagonista dei precedenti romanzi di Angela Marsons. Ancora una volta questa scrittrice inglese si dimostra in grado di costruire una trama agghiacciante, dove i vuoti dell’anima distorcono ogni tipo di sentimento, e lo rendono malato, terribile. Il ritmo è scandito da una sorta di gioco, di sfida tra i rapitori e le famiglie, obbligate a fronteggiarsi e a scontrarsi in modo pesante. Un allucinante scambio di sms sconvolge qualsiasi equilibrio con prepotenza, ma dettando regole precise. Grida di aiuto arrivano dal passato e segreti inconfessabili vengono urlati con rabbia. Una lotta contro il tempo, una trattativa che lascia il lettore in apnea e chiude lo stomaco.
Quanto vale la vita di Amy e Charlie? Chi delle due sarà l’agnello da sacrificare?
Lettura assolutamente consigliata.

Angela Marsons ha esordito nel thriller con Urla nel silenzio, bestseller internazionale ai primi posti delle classifiche anche in Italia. La serie di libri che vede protagonista la detective Kim Stone prosegue con Il gioco del male e La ragazza scomparsa. Angela vive nella Black Country, in Inghilterra, la stessa regione in cui sono ambientati i suoi thriller. I suoi libri hanno già venduto più di 2 milioni di copie. Per informazioni, visitate il sito: http://www.angelamarsons-books.com.

Scheda libro:

Prezzo: € 9,90 (su Libreria Universitaria € 7, 42)
Ebook: disponibile
Pagine: 382
Formato: rilegato
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:: Conosco i miei polli – Margherita d’Amico (Gallucci 2017) a cura di Viviana Filippini

3 ottobre 2017
conosco i miei polli

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Alla prima lettura “Conosco i miei polli” di Margherita d’Amico potrebbe assomigliare ad uno strambo bestiario, ma ad una lettura approfondita, la sensazione cambia. Il motivo? Il libro della d’Amico, illustrato dai frizzanti disegni di Manuela Leno, è un vero e proprio simpatico dizionario che spiega ai lettori il senso di tante frasi, parole e modi di dire in uso da tempo nel linguaggio comune. Scimiottare, prendere lucciole per lanterne, avere una fame da lupo, governare il popolo bue, sputare il rospo o sentirsi sano come un pesce sono frasi che spesso e volentieri usiamo o abbiamo usato per esprimere un nostro stato emotivo o quello che abbiamo nell’animo. Ma quanti di noi ne sanno il vero significato? Quello che l’autrice compie non è solo riportare queste frasi di uso comune. La d’Amico ne spiega il senso e il valore, usando un tono ironico e un linguaggio semplice e di impatto. Elementi che rendono piacevole la lettura del libro edito da Gallucci sia ai ragazzi, che agli adulti. “Conosco i miei polli” è un libro sempre alla portata di mano, la cui lettura può essere fatta tutta d’un fiato o a brevi sorsi letterari, a seconda della situazione nella quale ci troviamo, perché per ogni modo di dire l’autrice mette una spiegazione. Grazie a questa soluzione con “Conosco i miei polli” di Manuela d’Amico, il fruitore comprende il senso reale del detto di uso comune (e qui cadono molti pregiudizi e interpretazioni non sempre corrette), lo conosce in modo approfondito sino a rendersi conto che queste “frasi fatte”, tanto usate nel nostro parlato, sono elementi fondamentali per la specie umana e per il suo approccio alla vita e alle situazioni- di qualsiasi tipo- che essa ci riserva.

Margherita d’Amico (Roma, 1967), scrittrice e attivista per i diritti degli animali, viene da una famiglia di intellettuali e da sempre usa la scrittura per combattere le proprie battaglie. Ha collaborato con il “Corriere della sera” e con “la Repubblica”; ha pubblicato numerosi libri, anche per ragazzi, e tradotto per il teatro. In tutta la sua attività sono centrali le tematiche animaliste: zoo, caccia e armi, vivisezione, traffici di animali, corse clandestine, canili lager, crimini ambientali.

Manuela Leno Pugliese classe 78, dopo esserci laureata a Roma in Discipline dell’arte musica e spettacolo, Manuela Leno (pseudonimo di Manuela Lenoci) si è avvicinata al mondo dell’illustrazione e alla moda. Ha, infatti, lavorato per anni come fashion designer per importanti aziende italiane senza mai lasciare il mondo dell’illustrazione e dell’infanzia, finché ha deciso di contaminare i due mondi e di dedicarsi completamente all’illustrazione dopo essersi formata da Ars in Fabula e Mimaster. Animalista, da sempre sostiene in prima persona tutte le cause legate all’ambiente e alla tutela dei diritti degli animali sognando un mondo senza più canili.

Scheda libro:

Prezzo: € 9,40 (su Libreria Universitaria € 8, 93)
Ebook: disponibile
Pagine: 59
Formato: brossura
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:: Il corso dell’ amore – Alain De Botton (Guanda, 2016) a cura di Nicola Vacca

2 ottobre 2017
il corso dell'amore

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Alain De Botton dopo ventitré anni torna a occuparsi dell’amore. È da poco uscito per i tipi di Guanda il suo nuovo romanzo.
Il corso dell’amore, questo è il titolo, è un libro che non ignora le concrete filosofie del quotidiano. Il suo autore racconta attraverso la storia di Rabih e Kirsten il corso del loro amore alle prese con il realismo disincantato della vita di tutti i giorni con tutte le sue ansie e le sue problematiche.
Cosa succede nella vita coniugale e amorosa dopo la fase esplicita dell’innamoramento? Da questo interrogativo parte lo scrittore svizzero per demolire una volta per tutte l’ideale troppo esaltato dell’amore romantico.
L’amore romantico è la tomba dell’amore, sembra suggerirci De Botton e penso abbia perfettamente ragione.
La storia di Rabih e Kirsten è soprattutto immersa nelle vicende quotidiane. Il corso del loro amore si sporca di realtà e soprattutto ha a che fare con tutto ciò che di non romantico c’è in una relazione matrimoniale.
Le piccole cose di tutti i giorni, essere genitori, le delusioni, i traguardi mancati, le aspettative non corrisposte e anche le incomprensioni che sfociano nell’adulterio.
Alain De Botton smaschera senza alcuna finzione l’amore romantico e paradossalmente ci dice che sarà proprio l’amore non romantico con la sua lucida visione della realtà (non esiste l’anima gemella, la coppia perfetta e altri luoghi comuni del genere) a insegnare al genere umano un nuovo modo di amarsi.
De Botton analizza con una spietata freddezza tutte le fasi dell’amore dei due protagonisti raccontando la terra di mezzo, che è quella che comincia dove le belle storie finiscono.
Lo scrittore del corso dell’amore racconta il normale e non l’eccezionale, che è una fantasia sublime dietro la quale si è sempre nascosto l’inganno dell’amore romantico.

«Dobbiamo avvicinarci all’amore con più intelligenza e psicologia, e sposarci con più consapevolezza e saggezza. Anzi, diciamo che dobbiamo far sposare il matrimonio alla conoscenza».

Questo è uno dei motivi per cui Alain De Botton è tornato a scrivere sull’amore consigliano ai lettori di tenere sempre i piedi per terra e di allontanarsi una volta per tutta dall’idea romantica del’amore.
La durezza del quotidiano ci dice che non si potrà mai essere felici trovando la persona perfetta, perché in amore non esiste una idea saggia del giusto e nessuno di noi è perfetto.
Dobbiamo imparare ad amare tenendo conto delle nostre imperfezioni, perché per essere felici non abbiamo bisogno di essere perfetti, ma di persone che siano capaci di vivere con le nostre imperfezioni.
Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? Alain De Botton con Il corso dell’amore racconta la storia di tutti i giorni di due persone che viaggiano insieme per imparare ad amare e ad amarsi affrontando tutto quello che a loro chiederà la vita.
È questa sarà la loro storia d’amore, vera. Perché troppo sappiamo di come comincia l’amore, ma sciaguratamente poco di come potrebbe continuare.

«È un romanzo contro il romanticismo. Contro l’ideale di perfezione. E contro una sorta di ingenuità sull’amore. Volevo andare oltre, raccontare la storia di due persone che si innamorano, si sposano e, con gli anni, imparano ad amarsi. È un viaggio per imparare ad amare, alla fine del quale scoprono che l’amore è una abilità, un talento».

Alain De Botton ha scritto il romanzo più convincente e sorprendente dell’amore non romantico.

Alain de Botton è nato in Svizzera nel 1969, ha studiato a Cambridge e vive attualmente a Londra. I suoi libri, Esercizi d’amore, Il piacere di soffrire, Cos’è una ragazza, Come Proust può cambiarvi la vita, Le consolazioni della filosofia, L’arte di viaggiare, L’importanza di essere amati, Architettura e felicità, Lavorare piace, Una settimana all’aeroporto, Del buon uso della religione, Come pensare (di più) il sesso, L’arte come terapia (insieme a John Armstrong) e News. Le notizie: istruzioni per l’uso, sono pubblicati in Italia da Guanda. Il suo sito internet è: http://www.alaindebotton.com

Scheda libro:

Prezzo: € 18,00 (su Libreria Universitaria € 15, 30)
Ebook: disponibile
Pagine: 251
Formato: rilegato
Scheda editore: qui

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Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

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