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L’arte del Trono di Spade di Deborah Riley e Jody Revenson (Mondadori Oscar Draghi, 2020) a cura di Elena Romanello

25 maggio 2020

978880471934HIG-364x480A quasi un anno dalla conclusione dell’ultima stagione, il serial Il Trono di Spade o se si preferisce Game of Thrones, continua ad essere uno dei più amati, malgrado la conclusione che non ha soddisfatto molti e il fatto che l’autore George R. R. Martin debba ancora concludere la saga cartacea, anche se ha detto che ci avrebbe lavorato durante la quarantena, sperando che non fosse solo una battuta.
In attesa dei nuovi capitoli dei romanzi e del prequel che dovrebbe arrivare tra un paio d’anni, Oscar Draghi presenta un volume per immagini, che racconta la costruzione del mondo in cui sono svolte le avventure e disavventure dei Sette Regni e dei loro abitanti, a cura di Deborah Riley, scenografa di punta della serie, alla quale si vede i variegati Sette Regni.
Senz’altro la vicenda narrata è d’impatto, ma quello che ha colpito fin dalla prima stagione nel 2011 è stata la creazione di un mondo in maniera minuziosa e curata, una scenografia che ha messo insieme varie suggestioni culturali e varie epoche, dal mondo norreno a quello babilonese, da quello medievale inglese a quello di Grecia e Roma classiche, per costruire luoghi, mescolando posti reali, ricostruzioni in studio spesso artigianali dal vero e a volte anche con l’aiuto dell’arte digitale, che rivivono nelle tavole del libro.
L’arte del Trono di Spade porta, pagina per pagina, in tutti i luoghi della saga, ghiacci perenni, deserti, palazzi reali, manieri abbandonati, templi, vie, bassifondi, mari, presentando come è stato creato un mondo, tra dipinti, schizzi, piantine e scenari in cui si rivivono i momenti più importanti delle otto stagioni.
Un libro che parla attraverso le immagini, per raccontare come è stato creato sullo schermo un universo inventato, capace di mescolare vari immaginari, di far capire la forza comunque del genere fantasy e di tenere incollato il pubblico di tutto il mondo per anni.
Un’opera imperdibile per tutti gli appassionati che amavano la storia appassionante, truce, piena di colpi di scena e che hanno capito fin da subito che dietro c’era una ricerca visiva per inventare tutto l’insieme, luoghi inventati ma che in molti sentono ormai loro.

Deborah Riley ha iniziato gli studi di design alla facoltà di architettura alla Australia’s University of Queensland nel 1991 e ha proseguito con una laurea in Scenografia al National Institute of Dramatic Art. Da lì ha iniziato una rapida carriera nel settore dell’arte cinematografica, cominciando come set designer per Matrix (1999). Ha poi lavorato ad Anna and the King (1999) in Malaysia ed è tornata a Sydney per Moulin Rouge! (2001). La sua prima partecipazione alla direzione artistica di un grande evento è stata con la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi del 2000 a Sydney. Supervisionata dalla production designer Brigitte Broch, Deborah ha lavorato come art director per Le donne vere hanno le curve (2002) a Los Angeles, in seguito per 21 grammi (2003) di Alejandro González Iñárritu, girato in Tennessee e New Mexico. I Giochi Asiatici di Doha, Qatar, del 2006 e l’apertura del World Expo 2010 a Shanghai l’hanno tenuta ancora impegnata con i grandi eventi. Deborah si è trasferita a Los Angeles nel 2008, ma è solo dal 2013 che il trasferimento ha dato i suoi frutti. È stato allora, infatti, che è stata assunta come production designer per la quarta stagione della serie HBO Il Trono di Spade. Da allora ha vinto quattro Emmy ® Awards consecutivi, tre Art Directors Guild Awards, e un BAFTA per il suo lavoro sull’epic fantasy medievale.

Jody Revenson ha scritto moltissimo sui film di Harry Potter; tra i suoi libri: Schermi incantati. Il magico mondo di J.K.Rowling e Harry Potter. Il libro degli oggetti magici. Ha collaborato inoltre a Harry Potter: la magia del film e a Harry Potter: dalla pagina allo schermo.

Provenienza: libro del recensore.

:: Come avvicinare i bambini e i ragazzi ai classici della letteratura a cura di Giulietta Iannone

23 maggio 2020

Per avvicinare i bambini e i ragazzi ai grandi classici della letteratura mondiale Gallucci Editore ha dato il via a una collana “Stelle polari” – Le grandi storie per le prime letture, libri impaginati con particolari accorgimenti che facilitano la lettura “dyslexia friendly”.
La collana racchiude due serie di titoli: Comincio a leggere indicata per bambini dai 5 ai 6 anni, con lo stampatello maiuscolo per i primi passi e Leggo da solo per bambini dai 6 ai 7 anni il testo è sia in maiuscolo che in minuscolo per i primi progressi.
Per ora sono disponibili quattro volumi illustrati: Capitani coraggiosi di Rudyard Kipling, La piccola Fadette di George Sand, Tarzan delle scimmie di Edgar R. Burroughs e Ben Hur di Lew Wallace.
Uno più bello dell’altro, da collezionare tutti, utili in verità non solo ai bambini ma anche a chi si avvicina per la prima volta alla nostra lingua e vuole fare esercizi di lettura. Le storie sono classici immortali, entrati ormai nell’immaginario comune, che ora i più piccoli potranno conoscere anche grazie coloratissime e buffe illustrazioni che ne riassumono i passaggi salienti e passo passo aiutano nella comprensione del testo.
Il primo volume Capitani coraggiosi,  per bambini dai 5 ai 6 anni, raccontato da Valeria Marchionne e illustrato da Chiara Nocentini è un classico dell’avventura che ci narra la storia di un ragazzo, Harvey, dapprima viziato e prepotente ma poi in seguito a mille vicessitudini stenterete a riconoscerlo. Una storia di mare, di crescita personale e di coraggio.
Il secondo volume La piccola Fadette, per bambini dai 5 ai 6 anni, raccontato da Irma Staderini e illustrato da Valentina Belloni, è la storia di una bambina allevata dalla nonna da tutti in paese considerata una strega perchè cura le persone con le piante. Crescendo si innamora di Landry il figlio di un povero contadino ma non sarà così facile coronare il suo sogno d’amore.  Una storia di intraprendenza femminile, di fiducia nei buoni sentimenti, di riscatto e che insegna a non farsi ingannare dalle prime impressioni.
Il terzo volume Tarzan delle scimmie, per bambini dai 5 ai 6 anni, raccontato da Teresa Porcella e illustrato da Barbara Bongini, è la storia di un bambino che vive nella giungla allevato da una scimmia di nome Kala. Ma un giorno, grazie ai libri, scopre il mondo degli uomini.
Infine il quarto volume Ben Hur, per bambini dai 6 ai 7 anni, raccontato da Zena Roncada e illustrato da Mattia Cerato, narra la storia di un ragazzo, nato a Gerusalemme ai tempi della nscita di Gesù,  accusato ingiustamente, imprigionato e ridotto in schiavitù. Sarà lunga e piena di pericoli e avventure la strada per riconquistare la libertà.

Lee Wallace: (Brookville, Indiana, 1827 – Crawfordsville, Indiana, 1905) scrittore statunitense. Generale durante la guerra civile, fece parte della corte marziale che processò i responsabili dell’assassinio di Lincoln. La sua fama di narratore è legata a Ben Hur (1880), una complessa vicenda romanzesca ambientata all’epoca di Cristo, che s’impose come uno dei primi bestseller a soggetto storico.

Edgar R. Burroughs Dopo aver frequentato diverse scuole private si arruola nella U.S. Cavalry, per poi cimentarsi con scarsi risultati nelle professioni di minatore, poliziotto ferroviario e venditore. Burroughs arriva anche a meditare il suicidio ma fortunatamente la pubblicazione del suo primo libro nel 1912, il romanzo fantascientifico Sotto le lune di Marte, lo fa desistere. Apprezzato dal pubblico, il romanzo diventa il primo titolo del “ciclo marziano”. La fama arriva però nel 1914 quando esce Tarzan delle scimmie, primo romanzo di una lunga serie fortunata. Il personaggio dell’uomo-scimmia si impone immediatamente all’immaginazione del pubblico, così da portare lo scrittore a dedicarsi completamente al genere della letteratura popolare.
Burroughs ha saputo offrire storie d’avventura ed evasione a un pubblico provato dalla guerra mondiale, mescolando sapientemente nostalgia per il passato coloniale e attrazione verso il mistero. La fantascienza di Burroughs è illogica, irrealistica ed esagerata, ma con la capacità di coinvolgere e far affezionare facilmente i lettori.
Negli ultimi anni della sua vita, Edgar Rice Burroughs si dedica soprattutto alla politica. Muore nel suo ranch il 19 marzo 1950.

George Sand, pseudonimo di Amantine Aurore Lucile Dupin, più tardi baronessa Dudevant (1804 – 1876).
È una scrittrice e drammaturga francese.
Ricordata spesso per il suo anticonformismo e per le relazioni che intrattenne con lo scrittore Alfred de Musset e con il musicista Frederyk Chopin, George Sand è oggi considerata tra le autrici più importanti e prolifiche della storia della letteratura.
Tra i suoi scritti più noti, ricordiamo almeno Indiana, Lélia, La palude del diavolo, François le Champi e I maestri suonatori, il cosiddetto “ciclo campestre”. Scrisse inoltre un’autobiografia, Histoire de ma vie.

Rudyard Kipling trascorse la prima infanzia in India dove il padre, J. Lockwood Kipling, esperto d’arte e pittore egli stesso, era conservatore del museo di Lahore. Nel 1871 fu mandato in Inghilterra, a Southsea, presso una parente anziana: vi passò anni di solitudine e di infelicità, dai quali prenderà più tardi spunto per un celebre racconto, Bee bee, pecora nera (Baa, baa, black sheep, in Wee Willie Winkie…, 1888). Nel 1878 K. entrò nello United Service College di Westward Ho, Devonshire, che K. descriverà nei realistici racconti di Stalky e Soci (Stalky & Co., 1899). In India tornò nel 1882 come giornalista; è a questo periodo che risale l’assunzione dei temi e degli interessi che diventeranno caratteristici dello scrittore, come il rapporto tra i dominatori bianchi e la popolazione indigena, la funzione civilizzatrice dei britannici (il famoso «fardello dell’uomo bianco»), Le prime prove narrative: Tre soldati (Soldiers three) e Racconti dalle colline (Plain tales from the hills), entrambe apparse nel 1888, che diedero notorietà al nuovo scrittore prima ancora del suo rientro in patria nel 1889. Ma una vera popolarità K. l’ottenne con le Ballate di caserma (Barrack-room ballads, 1892), testi poetici miranti a definire il significato politico ed etico dell’azione inglese in India, ma spesso più liberamente aperti (come poi i capolavori kiplinghiani) all’esaltazione della libertà e della creatività individuale. I massimi risultati di K. si ebbero con i due Libri della giungla e specialmente con un altro romanzo, Kim (1901).  I libri della giungla celano sotto le strutture della fiaba un originale impianto ideologico, che mette a fuoco il problema del rapporto dell’individuo con la società e del primato della legge morale sugli impulsi esistenzial. A tanta ampiezza tematica corrispondono soluzioni stilistiche che conciliano felicemente la scioltezza narrativa e la compattezza formale. Nel racconto, un genere coltivato lungo tutto l’arco della sua carriera, queste qualità toccano vertici assoluti, sia nelle già citate raccolte giovanili, sia in quelle della maturità.  Quanto alla sua opera poetica, popolarissima fino circa agli anni Venti e poi trascurata dalla critica, rivela oggi, grazie anche alla lettura che ne diede Th.S. Eliot, notevoli pregi: il ritmo vigoroso, che riecheggia spesso le severe cadenze degli inni metodisti, l’abilità nell’uso del metro della ballata, e una sincerità nell’esprimere la propria visione degli eventi e degli uomini che non a caso provocò qualche risentimento nella regina Vittoria (La vedova a Windsor, The widow at Windsor). Da: Enciclopedia della letteratura, Garzanti 2007

Source: libri inviati dall’editore, ringraziamo Marina dell’ufficio stampa Gallucci.

Bowie di Michael e Laura Allred e Steve Horton (Panini Comics, 2020) a cura di Elena Romanello

23 maggio 2020

MDABO001ISBN_0In attesa del film biografico sulla sua vita, dopo quelli su Freddy Mercury ed Elton John, arriva la graphic novel dedicata a David Bowie, il Duca bianco, uno degli artisti più iconici degli ultimi decenni, ormai consegnato all’immortalità dopo la sua scomparsa, che a molti ha fatto dire Se lo sono venuto a riprendere dallo spazio..
Panini Comics propone il volume in contemporanea con l’originale americano, in una lussuosa edizione con sovracoperta sfilabile in PVC: Bowie – Stardust, Rayguns & Moonage Daydreams racconta la vita a fumetti di David Bowie, artista anticonfomista capace di rivoluzionare il mondo della musica e di unire più generazioni di appassionati, con canzoni indimenticabili e emblematiche, oltre che di essere un artista dell’immagine, un perfomer visivo capace di  creare un suo universo che ha lasciato un’impronta indelebile nell’immaginario degli ultimi decenni, oltre a ispirare altri a calcare le sue orme.
La graphic novel racconta in particolare la scalata al successo di Bowie, dall’anonimato alla fama mondiale, legata a quella del suo alter ego Ziggy Stardust, che poi lui lasciò cambiando look, mentre alla sua vita e ai successi dagli anni Ottanta e poi sono dedicate le tavole conclusive, senza testo, ma altrettanto emblematiche.
L’epopea rock di David Bowie rivive attraverso le tavole technicolor del duo Michael e Laura Allred, tanti sprazzi di vita efficaci e coinvolgenti, a raccontare un destino unico, un artista che era  super eroe, extraterrestre e dio del rock and roll. Un volume per chiunque ami David Bowie, sia che segua o meno il mondo dei fumetti, un tributo colorato e poliedrico, da cui traspare il suo mondo e la sua arte, ma anche un modo per scoprirlo o riscoprirlo in tutte le sue incarnazioni, magari ascoltando insieme i suoi più grandi successi.
Del resto, David Bowie è stato il cantante e performer più vicino ai mondi del fumetto e del fantastico di sempre, con canzoni come StarmanSpace OddityHeroes e ruoli come quello di Jareth nel cult fantasy Labyrinth. Non a caso il graphic novel ha una prefazione di Neil Gaiman, uno dei più grandi autori di fumetti e libri di genere fantastico, parte dello stesso universo del cantante da cui è stato influenzato.

Micheal Allred è un fumettista e scrittore americano, autore di graphic novel come Madman, Red Rocket 7 e iZombie. Le sue opere, caratterizzate da uno stile pop e immaginifico, sono spesso colorate dalla moglie Laura Allred, vincitrice del “Best Coloring” Eisner Award per il suo lavoro su iZombie e Madman All-New Giant-Size Super-Ginchy Special.

Steve Horton ha lavorato come sceneggiatore per diverse case editrici di fumetti, tra cui DC, Image, IDW (Satellite Falling) e Dark Horse (Amala’s Blade).

Provenienza: libro del recensore.

Passeur di Raphaël Krafft (Keller 2020) A cura di Viviana Filippini

22 maggio 2020

PasseurRaphaël Krafft è un autore di reportage radiofonici e appassionato di viaggi in bicicletta. Da queste sue esperienze lo scrittore prende spesso ispirazione per scrivere dei libri, l’ultimo dei quali arrivato in Italia, grazie a Keller editore, è “Passeur”. La vicenda narrata nel testo prende forma da quello che Krafft ha visto, vissuto e conosciuto nel 2015, nella zona al confine franco-italiano delle Alpi Marittime, tra Mentone e Ventimiglia. Qui l’autore si era recato per raccogliere il materiale necessario alla realizzazione di un servizio dedicato ai migranti. A coloro che sono bloccati alla frontiera tra Italia e Francia e che sono pronti a tutto (pure ad ingressi clandestini) pur di andare in Francia, fare richiesta di asilo politico e poi continuare il viaggio diretti in altri Paesi dell’Europa, per raggiungere parenti e amici che già in precedenza hanno vissuto esperienze simili. Quello che nota Krafft è la precarietà delle condizioni di questi migranti abbandonati a loro stessi e in fuga da una vita a rischio nel loro paese di origine. In particolare l’autore incontra gente comune, viaggiatori, ex pompieri, insegnanti, politici e religiosi che intrecciano le loro esistenze con quelle di queste persone alla ricerca di un futuro migliore. Ciò che resta impresso nelle pagine dei Krafft è la diversità di trattamento che i migranti subiscono in Italia e poco oltre il confine, in Francia. In territorio italiano, dove c’è il Presidio per questa umanità in fuga, gli ospiti vengono trattati con maggiore attenzione e cura, mentre in Francia, lo scrittore nota una maggiore distanza verso questi migranti, spesso e volentieri abbandonati a loro stessi. Tra la massa di coloro che fuggono, ci sono Satellite e Adeel arrivati in Italia del Sudan. Krafft non esiterà ad aiutarli facendo l’ascesa al Colle di Finestra, seguendo il sentiero che sale da San Giacomo di Entracque, in Italia, e scende nella valle Vésubie, in Francia. Un tragitto, come si scoprirà durante la lettura, fatto da tantissime altre persone che – indipendentemente dal colore della pelle e dalla cultura- si sono mosse, nel presente e nel passato (tanti italiani e molti ebrei durante il Fascismo), alla ricerca di una speranza e di un futuro migliore. Il viaggio a piedi e con mezzi di fortuna sarà per tutti i protagonisti di “Passeur” un’esperienza dal grande valore emotivo e simbolico, perché durante questo percorso il giornalista avrà la possibilità di conoscere direttamente da Satellite e Adeel le loro storie di vita e le drammatiche sofferenze patite non solo nella terra di origine, ma anche nei campi di transizione (in Libia) dove chi è migrante ha un passaggio obbligato. “Passeur” è un libro che narra pezzi di vita vera e vissuta e questo gli ha permesso di diventare anche reportage radiofonico premiato ai NYF’s International Radio Program Awards for The World’s Best Radio Programs nel 2017. Leggere “Passeur” è addentrarsi nel libro di Krafft e compiere un viaggio nel quale sorgono tante domande, perché i temi considerati -la vita, la diversità, la migrazione, l’amicizia, il bisogno di un vita degna e il riscatto sociale- sono valori e bisogni universali che vanno oltre i confini territoriali, culturali e temporali e che hanno al centro l’intera specie umana. Traduzione dal francese di Luisa Sarlo.

Raphaël Krafft è nato nel 1974  e alterna reportage per stazioni radio pubbliche di lingua francese a lunghi viaggi in bicicletta (Nord e Sud America, Vicino Oriente, Francia) da cui trae documentari e libri. È autore di “Captain Teacher” (Buchet Chastel, 2013), racconto sulla creazione di una stazione radio in una remota regione dell’Afghanistan. Passeur è diventato anche un reportage radiofonico dal titolo “Passeur – Comment j’ai fait passer la frontière à des réfugiés” trasmesso da France Culture.

Source: libro del recensore.

:: FELICITÀ VERDE – Piccola guida per coltivare in casa di Simonetta Chiarugi (Longanesi 2020) a cura di Giulietta Iannone

21 maggio 2020

FELICITÀ VERDE - Piccola guida per coltivare in casa di Simonetta ChiarugiSono convinta che alcuni di voi pensano di avere il pollice nero, di essere totalmente negati per il giardinaggio, come se per praticarlo ci volesse chi sa quale scienza infusa. Bene, Simonetta Chiarugi, scrittrice e garden blogger, è felice di spiegarci che non è vero, che chiunque può far fiorire un giardino, un balcone, un terrazzo, basta mettere in pratica alcuni accorgimenti e sapere cosa fare. Sfatato questo preconcetto sarà perciò piacevole leggere FELICITÀ VERDE – Piccola guida per coltivare in casa, quinto volume della collana ebook Clouds Longanesi, un manuale fotografico ricco di consigli, accorgimenti, piccoli segreti svelati capaci di rendere tutti entusiasti amanti delle piante e della natura.

Coltivare piante e fiori è rilassante, dà gioia e serenità, è quasi un toccasana spirituale che fa crescere in noi la consapevolezza che la natura è un essere vivente in comunione con noi. Disponibile dal 21 maggio FELICITÀ VERDE – Piccola guida per coltivare in casa è un ebook di piacevole lettura, con belle immagini e schede tecniche dettagliate ma brevi ed essenziali. Avere un orto-giardino domestico è insomma qualcosa alla portata di tutti, e la cosa bella è scoprire che non è neanche difficile, il principiante più assoluto, con molti strumenti che ha già in casa, può fare miracoli e arricchire la sua vita di “felicità verde”.

Simonetta vi insegnerà come fare germogliare una testa d’aglio, o fare una talea, o coltivare una pianta d’aloe, pianta medicamentosa che è un vero toccasana per tutti i piccoli e grandi disturbi della pelle, cicatrizzante, disinfettante, insomma non deve assolutamente mancare sul vostro balcone o terrazzo. Ma non solo potrete imparare a fare un compost, e soprattutto il segreto per non fare marcire le radici delle piante in vaso. Ma non ve l’anticipo, lo troverete ben descritto nell’ebook.

A me la lettura di questo libro ha messo allegria e buon umore, e scrollato un po’ via la pigrizia che sempre mi assale quando è ora di fare lavori nell’orto o in giardino. Simonetta Chiarugi ha un linguaggio chiaro, semplice e competente da vera appassionata di giardinaggio, e specie in questo momento in cui tutti abbiamo pensato quanto anche solo un piccolo orto potrebbe aiutarci, una buona occasione che potrà poi essere approfondita con manuali più specifici e tecnici. Ma come in tutte le cose, la cosa più difficile è il primo passo.

Simonetta ha anche un canale Youtube che ho scoperto e potete seguire.

Simonetta Chiarugi, scrittrice e garden blogger, si occupa di garden design e cura la seguita pagina Instagram @Aboutgarden, dove offre pillole di giardinaggio e creatività ai suoi lettori. Autrice di Buon Gardening (2015) e Più orto che giardino (2016), collabora con numerose riviste, tra cui Casa in Fiore, Gardenia e Famiglia Cristiana. Vive a Celle Ligure, dove sperimenta le sue creazioni nel verde.

Source: ebook inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Ernesto dell’Ufficio stampa Longanesi.

Le ragazze del Pillar di Stefano Turconi e Teresa Radice (Bao Publishing, 2019) a cura di Elena Romanello

15 maggio 2020

e921bf30-e8a3-41ed-8c22-5e4de63c76f3Tra i titoli più amati dai lettori dei graphic novel di Bao Publishing in questi dieci anni di vita della casa editrice c’è stato senz’altro Il porto proibito, mirabolante affresco dell’Inghilterra di inizio Ottocento, tra romanzo storico e satira di costume. Stefano Turconi e Teresa Radice, poliedrici autori di altre belle storie, tornano alle atmosfere della Plymouth di inizio Ottocento con uno spin off de Il porto proibitoLe ragazze del Pillar, che si snoderà su dieci volumi per raccontare le storie delle ragazze del bordello locale.

Tuffarsi a capofitto. Prendere il largo. Aprirsi ai colori di nuove avventure, pedinando le vite di chi resta, di chi verrà. È così che siamo riapprodati a Plymouth, alle sue stradine acciottolate odorose di salsedine, alle chiacchiere di ragazze e ai canti dei marinai.:

così i due autori hanno raccontato il loro ritorno a quel mondo.
La serie si struttura in varie storie con protagoniste le ragazze del Pillar to Post, il bordello al centro della storia del Porto, crocevia di storie di terra e storie di mare. Siamo sempre in Inghilterra ad inizio dell’Ottocento, una potenza navale e coloniale in guerra, e a Plymouth ci sono arrivi e partenze e destini che si intrecciano.
In questo primo volume arriva un aiuto inaspettato e insolito per le ragazze, un Maori, da quella lontana terra che è entrata a far parte dell’Impero britannico, la Nuova Zelanda, un selvaggio per molti che si dimostrerà molto meno selvaggio dei civilizzati inglesi, mentre una delle giovani susciterà l’interesse di uno scienziato, visto da tutti come un outsider e anche lui una piacevole scoperta. Le due avventure sono indipendenti e interconnesse, ma ogni volume contribuirà a costruire il mosaico narrativo più ampio di una storia lunga, destinata a dipanarsi negli anni, armonicamente, e che BAO Publishing pubblicherà a due capitoli alla volta, all’incirca ad anni alterni.
Nelle pagine de Le ragazze del Pillar, animate da vignette a colori pastello che raccontano un mondo e una cultura che continuano ad appassionare con tutti i loro difetti, si parla di condizione della donna, di libertà, di sentimenti, di sesso, di diversità, di razzismo, temi eterni affrontati con sapienza dagli autori. Il volume è impreziosito da alcune pagine di schizzi dei personaggi e della moda, con note storiche e di costume sull’epoca ed è da consigliare certo a chi ama i fumetti di qualità ma anche le belle narrazioni a sfondo storico, oltre a chi impazzisce per l’Ottocento inglese, che rivive per immagini con una forza superiore a quella di qualsiasi testo.

Teresa Radice e Stefano Turconi nascono entrambi nella Grande Pianura, a metà degli anni ’70… ma s’incontrano solo nel 2004, grazie a un topo dalle orecchie a padella e a una pistola spara-ventose. Lei, per vivere, scrive storie; lui le disegna. Si piacciono subito, si sposano l’anno seguente. Scoprendosi a vicenda viaggiatori curiosi, lettori onnivori e sognatori indomabili, partono alla scoperta di un bel po’ di mondo, zaino e scarponi.
Dal camminare insieme al raccontare insieme il passo è breve.
Le prime avventure a quattro mani sono per le pagine del settimanale Disney “Topolino”:
arrivano decine di storie, tra le quali la serie anni ’30 in 15 episodi Pippo Reporter (2009-2015), Topolino e il grande mare di sabbia (2011), Zio Paperone e l’isola senza prezzo (2012), Topinadh Tandoori e la rosa del Rajasthan (2014) e l’adattamento topesco de L’Isola del Tesoro di R.L.Stevenson (2015).
Nel 2011 si stabiliscono nella Casa Senza Nord – a 10 minuti di bici dalle Fattorie, a 20 minuti a piedi dal Bosco, a mezz’ora di treno dal Lago – e piantano i loro primi alberi.
Nel loro Covo Creativo, i cassetti senza fondo straripano di progetti: cose da fare, posti da vedere, facce da incontrare.
Nel 2013 esce Viola Giramondo (Tipitondi Tunué, Premio Boscarato 2014 come miglior fumetto per bambini/ragazzi, pubblicato in Francia da Dargaud: Prix Jeunesse a Bédécine Illzach 2015 e Sélection Jeunesse a Angouleme 2016).
Il Porto Proibito, pubblicato nel 2015 per BAO Publishing e ristampato nel 2016 in una Artist Edition di prestigio, ha vinto il Gran Guinigi come “Miglior graphic novel” a Lucca Comics 2015 e il Premio Micheluzzi come “Miglior fumetto” a Napoli Comicon 2016. Sempre per i tipi di BAO, pubblicano Non stancarti di andare nel 2017 (graphic novel che riscuote in brevissimo tempo un grande successo di pubblica e critica), due volumi della serie per i più piccoli Orlando Curioso (Orlando Curioso e il segreto di Monte Sbuffone e Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati) tra il 2017 e il 2018, Tosca dei Boschi (inizialmente edito da Dargaud in Francia e poi portato in Italia) nel 2018.
I frutti più originali della loro ormai decennale collaborazione hanno gli occhi grandi e la testa già piena di storie. I loro nomi sono Viola e Michele.

Provenienza: libro del recensore.

:: Il figlio di Philipp Meyer (Einaudi, 2014) a cura di Eva Dei

13 maggio 2020

Il figlioQuando erano arrivati gli spagnoli, lì c’erano i Suma, i Jumano, i Manso, i La Junta, i Concho e i Chiso e i Toboso, gli Ocana e i Cacaxtle, i Couahuilatechi, i Comecrudo…ma nessuno sapeva se avessero spazzato via i Mogollon o discendessero da loro. Vennero tutti spazzati via dagli Apache. Che a loro volta vennero spazzati via, perlomeno in Texas, dai Comanche. Che alla fine vennero spazzati via dagli americani.
Un uomo, una vita: era quasi inutile parlarne. I visigoti avevano distrutto i romani, ed erano stati distrutti dai musulmani. Che erano stati distrutti dagli spagnoli e dai portoghesi. Non serviva Hitler per capire che non era una bella storia. Eppure lei era lì. Respirava, faceva quei pensieri. Il sangue che scorreva nella storia poteva riempire tutti i fiumi e gli oceani, ma nonostante quell’ecatombe, tu eri lì.

Texas, dal 1832 fino agli anni 80 del Novecento. La storia di questa parte d’America si dipana nel secondo libro di Philipp Meyer, Il figlio, attraverso la voce di tre membri della stessa famiglia, i McCullough.
Il capostipite Eli ora è un centenario, conosciuto e rispettato da tutti, soprannominato “il Colonnello”. Quest’uomo è stato il vero motore della fortuna della famiglia. Sempre capace di adattarsi, di seguire i cambiamenti dati dal tempo, ma anche dalla natura stessa. Una volta che il verde e rigoglioso Texas si è trasformato in una terra brulla e arida, non ha dubitato nemmeno un secondo su quanto fosse necessario investire nell’oro nero, il petrolio, invece che portare avanti il tradizionale allevamento di bestiame. Concreto, capace, senza dubbio spietato, probabilmente nessuno conosce il suo passato, che se sovrappone a quello di un giovane guerriero Comanche di nome Tiehteti.
Senza dubbio molto diverso è suo figlio Peter, un uomo di buon cuore, che per primo si interroga su quanto la “legge del più forte” che ha sempre governato quella terra sia giusta. Peter è un uomo sensibile, diviso tra l’appartenenza alla sua famiglia e tra i valori di amicizia e giustizia fortemente radicati nella sua morale.

Sono esule in casa mia, fra i miei parenti, forse anche nel mio paese.

Depositaria della storia della sua famiglia, colei che forse più di tutte ne porta il peso è la pronipote di Eli, Jeanne Anne. Donna in una famiglia patriarcale, donna in una terra che ha attribuito a questa figura solo il ruolo di moglie e madre, Jeanne Anne deve farsi valere, dimostrarsi all’altezza dell’eredità di famiglia e delle scelte che comporta tenerne vivo il prestigio e la ricchezza.
Suo padre non l’aveva mai considerata all’altezza, ma di fatto Jeanne sacrificherà una parte importante della sua vita, quella degli affetti, per rivendicare il suo posto:

Non riusciva proprio a capirla la gente. Gli uomini, con cui aveva tutto in comune, non la volevano tra i piedi. Le donne, con cui non aveva niente in comune, sorridevano troppo, ridevano troppo forte, e in genere le ricordavano i cagnolini, la vita persa dietro l’arredamento e il modo di vestire delle altre. Non c’era mai stato posto per una come lei.

Solo in punto di morte Jeanne Anne capirà se il suo sacrificio è servito a qualcosa.
Nel finale infatti Philipp Meyer tira le fila della storia dei McCullough, riunisce le tre voci narranti in un disegno che non ricostruisce soltanto la loro storia, ma quella del Texas intero. Quella che emerge è la storia di una terra fertile diventata arida perché abusata, governata dalla legge del più forte, che nasconde dietro di sé non solo soprusi e indicibili sofferenze, ma soprattutto grandi contraddizioni. Il confine tra usurpati e usurpatori è in costante mutamento, la terra del Texas è bagnata dal sangue di coloro che urlavano vendetta, prima vinti e poi vincitori, in un circolo vizioso che non sembra mai arrestarsi.
Meyer si rivela sicuramente un abile narratore, capace non solo di alternare e concatenare tre voci diverse e i conseguenti piani temporali sfalsati, ma anche tre diverse tecniche narrative. Per Eli sceglie la prima persona, per Peter il racconto diaristico mentre per Jeanne Anne la terza persona. La lettura non risulta rallentata, inoltre nella tipologia narrativa si rispecchia anche la personalità del personaggio: l’assertività della prima persona riflette tutta la forza e la capacità di imporsi del Colonnello, l’intimità del diario restituisce la sensibilità e la capacità introspettiva di Peter, mentre la narrazione esterna di Jeanne Anne rappresenta l’oggettività dei fatti, privata di qualsiasi sentimentalismo.
Il figlio è al contempo ricostruzione storica minuziosa e spietata di più di cento anni di storia americana, ma anche avvincente saga familiare. Eli, Peter e Jeanne Anne sono personaggi in cui il lettore può riconoscersi o per i quali può provare repulsione, ma che difficilmente una volta conclusa la lettura potrà dimenticare.

Philipp Meyer è cresciuto a Baltimora, Maryland. Ha lasciato il liceo a 16 anni. Dopo aver lavorato per diversi anni in un centro traumatologico, si è iscritto alla Cornell University, dove ha studiato letteratura inglese. Dopo la laurea, ha lavorato in banca, poi come operaio edile, e infine di nuovo in un ospedale. I suoi racconti sono usciti su «The New Yorker», «Esquire», «McSweeney’s», «Salon» e l’«Iowa Review». Ruggine americana (Einaudi 2010 e 2014) è stato nominato Miglior libro del 2009 da «The New York Times», dal «Los Angeles Times» e dall’«Economist» ed è stato inserito nella Newsweek’s list of «Best Books Ever», Amazon Top 100 Books of 2009, Washington Post Top 10 Books of 2009. Philipp Meyer è stato selezionato da «The New Yorker» tra i 20 migliori scrittori sotto i 40 anni.

Source: libro del recensore.

Piccole donne di Claudio Nizzi e Nadir Quinto (Allagalla Editore, 2020) a cura di Elena Romanello

13 maggio 2020

PiccoleDonne-600x848Allagalla Editore propone una riedizione curata e rinnovata della graphic novel Piccole donne, sceneggiatura di Claudio Nizzi e disegni di Nadir Quinto, ovviamente dal romanzo di Louisa May Alcott.
Queste Piccole donne erano già uscite negli anni Novanta allegate all’allora popolare settimanale per ragazzi delle Edizioni Paoline Il Giornalino, nel periodo in cui usciva al cinema il precedente film diretto da Gillian Armstrong con Winona Ryder nella parte di Jo, Kirsten Dunst in quella di Amy e Susan Sarandon come mamma. Nell’edizione Allagalla le tavole sono state ripulite dal colore eccessivo dell’edizione precedente e la riproposta arriva insieme al nuovo film di Greta Gerwig, con Saoirse Ronan nel ruolo di Jo, Florence Puigh in quello di Amy, Emma Watson come Meg e Meryl Streep strepitosa zia March, per molti forse l’ultimo film visto al cinema prima della chiusura.
Un quarto di secolo prima di Greta Gerwig, Claudio Nizzi e Nadir Quinto avevano avuto la sua stessa idea, di raccontare la storia delle quattro sorelle March con dei flashback basati sui racconti di Jo, un ottimo modo narrativo per introdurre nelle gioie e dolori di ragazze che si affacciano all’età adulta, senza dimenticare il messaggio anticonformista soprattutto del personaggio di Jo.
La graphic novel è completata da vari redazionali, tutti interessanti: Roberto Guarino racconta il successo del libro di Piccole donne fino ad oggi. Ilaria Feole esamina le varie riduzioni cinematografiche e televisive, ricordando le forzature delle prime versioni, con Amy in una interpretata da Joan Bennett ventitreenne e incinta quando il suo personaggio è all’inizio almeno una ragazzina, e Jo in un’altra con i tratti di June Allyson, di soli dieci anni più giovane della madre Mary Astor e di come il messaggio femminista e di realizzazione sia arrivato solo con Winona Ryder. Completa il tutto tre profili accurati degli autori, Louisa May Alcott, Claudio Nizzi e Nadir Quinto.
Un libro per chiunque ami Piccole donne, qualsiasi età si abbia, e per chi apprezza gli autori di fumetti italiani che si sono succeduti negli ultimi decenni. Purtroppo Nadir Quinto ci ha lasciato da tempo e riavere in mano questo suo lavoro è davvero prezioso.

Claudio Nizzi, classe 1938, nasce in Algeria e cresce a Fiumalbo, vicino a Modena, iniziando a scrivere novelle nei primi anni Sessanta per il settimanale per ragazzi Il Vittorioso e fumetti per la stessa testata, con la serie Safari. Nel 1969 inizia un sodalizio con Il Giornalino, che lo porta a creare numerosi personaggi e storie come come il western Larry Yuma, l’avventuroso Capitan Erik, il poliziesco Rosco & Sonny. Negli anni Ottanta passa alla Sergio Bonelli editore, dove scrive per Mister No Tex, diventandone il principale soggettista e diventa l’autore di storie più prolifico dopo Sergio Bonelli stesso. In seguito crea la prima serie poliziesca per la Bonelli, Nick Raider, e la miniserie Leo Pulp.  Dal 2005 si dedica alla narrativa, con romanzi come L’epidemiaIl federale di Borgo TorreIl pretino L’Americano. Con Allagalla ha pubblicato nel 2012 il libro intervista Tex secondo Nizzi in cui ha ripercorso la sua cinquantennale carriera nel mondo del fumetto.

Nadir Quinto (1918-1994), milanese, è stato uno dei pionieri del fumetto italiano come illustratore. Frequentò l’Accademia di belle arti di Brera, partecipò alla seconda guerra mondiale e iniziò poi a collaborare a partire dal 1946 con il Corriere dei Piccoli, Dinamite, Albi di Salgari, Festival e Intrepido.
Negli anni Quaranta e Cinquanta realizzò una serie di storie in costume per il Corriere dei Piccoli e racconti tratti dalla letteratura per ragazzi, tra cui La capanna dello zio Tom e Riccardo Cuor di Leone. Lavorò anche per il mercato britannico, illustrando storie di Robin Hood, collaborando con riviste inglesi come Treasures, World of Wonder, Princess Magazine, Look and Learn e realizzando illustrazioni a colori per storie e favole, come Peter Pan, Heidi, Le avventure del barone di Münchausen. A fine anni Settanta iniziò a realizzare storie a fumetti in particolare per Il Giornalino, con l’adattamento di romanzi per ragazzi come Piccole donne Il mago di Oz, oltre a capitoli di saghe come Larry Yuma e la serie da lui ideata di Jacopo del Mare. Morì a Milano il 15 marzo 1994 mentre lavorava a una storia di Tex Willer che gli era stata commissionata nel 1992 da Sergio Bonelli e, sempre per Il Giornalino, mentre disegnava una storia fantasy, Issing del Fiume. Entrambe le opere sono rimaste incompiute.

Provenienza: libro del recensore.

Ancillary trilogia Imperial Radch di Ann Leckie (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

9 maggio 2020

978880471236HIG-341x480Dopo una prima edizione incompleta di qualche anno fa, Mondadori propone in un unico volume Titan Edition di Oscar Fantastica la suggestiva Ancillary trilogia Imperial Radch di Ann Leckie, space opera già entrata nella Storia della letteratura fantascientifica. Il volume contiene i tre volumi, Justice, Sword Mercy, più due racconti ambientati nello stesso universo letterario.
Breq si trova su un lontanissimo pianeta coperto di ghiaccio e sta per recuperare un oggetto che cerca da tempo, un manufatto della temutissima specie aliena Presger, ma nello stesso tempo trova un corpo semi assiderato nella neve, quello di Seivarden Vendaai, che credeva morta da mille anni. Breq non è una donna come le altre, quasi vent’anni prima era la Justice of Toren, una gigantesca astronave da trasporto truppe vicino al pianeta Shis’urna insieme alle navicelle sorelle Sword e Mercy.  Le tre navi, appartenenti all’impero Radchaai, sono intelligenze artificiali che controllano ancelle umane. Ma ora la Justice è stata distrutta e della sua coscienza pensante è rimasto solo un frammento, Breq, racchiuso in un fragile corpo umano e con un’inesauribile desiderio di vendetta.
Breq cerca infatti chi ha devastato la sua vita precedente di macchina, e il suo obiettivo è Anaander Mianaai, Lord del Radch, la creatura semi-immortale che da tremila anni detiene il potere assoluto sull’impero grazie alle sue migliaia di corpi interconnessi. Ma il viaggio sarà lungo, in un universo in cui uomo e macchina sono diventati tutt’uno e dove le leggi della fisica e della vita sono state riscritte.
La trilogia Ancillary, a cui l’autrice è tornata con un nuovo libro ancora inedito in italiano e si spera di prossima uscita, racconta un mondo originale, dominato da intelligenze artificiali che hanno raggiunto una quasi immortalità, dove non hanno senso le differenze di genere, e dove si parla di psicologia, pregiudizi, razzismo, politica, religione, viaggi nello spazio, scontri, nuovi mondi.
Un universo complesso, dove si ritrovano due temi fondanti della fantascienza degli ultimi decenni. Il primo è il rapporto uomo e macchina (qui donna e macchina), ormai presente anche nel mondo di oggi, e destinato senz’altro ad un’evoluzione, qui che ha portato le intelligenze artificiali ad avere vite infinite e a sviluppare sentimenti e individualità.
L’altro è il ruolo della donna nella fantascienza, un discorso antico, visto che il primo libro di fantascienza, Frankenstein, fu scritto da una donna, Mary Shelley, e che da allora tante autrici si sono succedute, introducendo discorsi femministi e di genere in futuri più o meno utopici o distopici. Ann Leckie immagina un mondo tutto al femminile, dove le macchine comandano e hanno una loro anima, e dove possono nascondersi dietro ad una donna, un mondo non ideale, dove restano le pulsioni di sempre ma anche le speranze.
La trilogia di Ancillary è un romanzo a più livelli di lettura, un microcosmo metaforico dell’oggi, avventure nello spazio, lotte, un inno femminista, una storia nello spazio insolita, per chi ama la fantascienza di ieri, di oggi e di domani, un genere che continua ad avere molto da dire, oggi più che mai.

Ann Leckie (Toledo, Ohio, 1966), da sempre appassionata di fantascienza, ha esordito nel 2013 con il primo romanzo della trilogia «Imperial Radch» Ancillary Justice, vincendo tra gli altri i premi Hugo, Nebula, BSFA, Arthur C. Clarke e Locus. Anche i successivi volumi Ancillary Sword (2014) e Ancillary Mercy (2015) hanno vinto il Locus e sono stati finalisti al Nebula. Nello stesso universo di Ancillary sono ambientati il romanzo Provenance, di prossima pubblicazione in Italia per Mondadori, e i racconti Il lento veleno della notte e Lei Comanda e Io Obbedisco, compresi in questo volume. Nel 2019 Ann Leckie ha pubblicato il suo primo romanzo fantasy, The Rave Tower.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: La ballata del Re di Pietra – Martinengo indaga sul Monviso di Fabrizio Borgio (Fratelli Frilli Editori 2019) a cura di Giulietta Iannone

7 maggio 2020

La ballata del Re di PietraNuova indagine per l’investigatore privato Giorgio Martinengo, nato dalla penna del piemontese Fabrizio Borgio, con La ballata del Re di Pietra – Martinengo indaga sul Monviso giunto al quarto romanzo della serie.
L’ambientazione montana ben riflette la ruvidezza dei personaggi che si muovono alle pendici del Monviso, il Re di Pietra, la montagna forse più ricca di fascino dell’arco alpino, ponte con la Francia (a soli 2 km dal confine) e da sempre terra di scalatori e contrabbandieri.
La gente di montagna è gente rude, concreta, di poche parole, ma con un cuore grande come l’anziano Giuseppe Paseo, a tutti semplicemente noto come Beppe, e la figlia Anna, guide alpine di lungo corso, e lo stesso Martinengo, che sebbene sia un uomo di pianura, non disdegna l’aria tersa delle vette, il silenzio dei ghiacciai, e la bellezza di una bella arrampicata tra laghi e picchi alpini.
La natura fa da sfondo a questa nuova indagine che porta il nostro Martinengo ad essere assunto da una compagnia assicurativa, la Helios, per far luce su una possibile frode assicurativa: un velivolo, un prototipo realizzato in alluminio areonautico, il 7075 o Ergal, giace disfatto sul costone sinistro del Monviso, portando con sè la morte del pilota collaudatore.
Suicidio, disgrazia accidentale, omicidio, Martinengo ha davati a sè un  ampio ventaglio di scenari tutti plausibili, ma per portare a compimento la sua indagine, deve andare sul luogo della tragedia.
Così in compagnia delle guide Beppe e Anna, di Gianluca Osella, l’azionista di maggioranza e Amministratore delegato della Granda Avio S.P.A., società produttrice del prototipo, di Raffaella Ferrero, segretaria particolare dell’Osella, e dell’avvocato Angela Beccaris, rappresentate legale della Helios, si reca a far visita al Re di Pietra.
Nello stesso tempo la montagna è teatro di una grande caccia all’uomo: una guardia giurata ha ucciso i suoi due colleghi ed è scomparso con il bottino raccolto dalle casse dei supermercati della zona.
Sul momento le due indagini sembrano slegate ma, come spesso accade nei libri di Borgio, legami invisibili intrecciano le storie e le sottotrame, in un groviglio complesso e inestricabile in cui solo Martinengo sembra potere scovare il classico bandolo della matassa.
Giallo classico in cui l’ambientazione piemontese, caratterizzata anche da tocchi di dialetto, la fa da padrone. Simpatico il protagonista, chi ha letto i libri precedenti della serie sicuramente coglierà meglio alcuni accenni sulla sua vita passata (per esempio quando accenna ai dissidi con il padre), ben caratterizzati i comprimari tra cui una nota per il Metallaro, personaggio molto particolare di cui non anticipo nel dettaglio il ruolo chiave nella vicenda. Insomma una piacevole lettura per chi ama la natura e risolvere misteri seguendo le tracce disseminate dall’autore.

Fabrizio Borgio nasce prematuramente nella città di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Collabora proprio come sceneggiatore e soggettista. Esordisce partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso e ricevendo il premio della giuria. Ha pubblicato Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche (terzo classificato al festival Lomellina In Giallo) e nel 2012 La morte mormora. Nel 2014 esce Vino rosso sangue, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Firma un contratto con la Acheron Books di Samuel Marolla con la quale pubblica il romanzo Il Settimino, terza avventura dell’agente speciale del DIP Stefano Drago. Sempre per Fratelli Frilli Editori escono Asti ceneri sepolte e Morte ad Asti (menzione d’onore al festival Giallo Garda 2018) con protagonista Giorgio Martinengo.  La Ballata del Re di Pietra è il quarto libro con protagonista l’investigatore Giorgio Martinengo. Dal 2015 è membro della Horror Writers Association. Sposato, vive a Costigliole d’Asti sulle colline a cavallo delle colline tra le Langhe e il Monferrato. Milita nella locale sezione della Croce Rossa Italiana come soccorritore.

Source: libro inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo Carlo Frilli.

Hai la mia parola di Patrizia Rinaldi (Sinnos 2020) a cura di Viviana Filippini

6 maggio 2020

HAI-LA-MIA-PAROLAPatrizia Rinaldi è tornata in libreria con un romanzo per ragazzi pubblicato da Sinnos intitolato “Hai la mia parola”. La storia è ambientata in un mondo che sembra difficile da collocare a livello temporale e che assume le atmosfere di una fiaba con netti collegamenti alla realtà per i temi che emergono durante la lettura. Protagoniste delle storia, dove ci imbattiamo in castelli e immense campagne, sono due sorelle: la bella Mariagabriela e la zoppa Nera. Le due sono orfane di madre, certo hanno un padre, ma lui non le sa difendere dalle angherie della matrigna. La situazione già non felice, si complica quando il vedovo Visconte della Contea vuole Mariagabriela come domestica. L’uomo ha un progetto preciso, vuole avere un figlio dalla ragazza e poi lo affiderà alla nuova moglie. La giovane non vuole sottostare alle volontà del Visconte, e il suo sarà un atto di ribellione che le costerà caro, perché ad un certo punto della storia Mariagabriela sparirà. Sulle sue tracce, proprio per il profondo e sincero legame affettivo che le unisce, arriverà Nera, la sorella zoppa da tutti guardata a distanza proprio per il suo modo di muoversi e essere. Nera non sarà sola, con lei ci sarà Michelino, un ragazzino che il padre le ha dato come aiutante per il pascolo, dopo che Mariagabriela era finita dal Visconte. Il libro di Patrizia Rinaldi porta il lettore bambino, ma anche adulto, in un libro nel quale ci sono i tradizionali elementi strutturali della fiaba: l’eroe, la vittima, l’antagonista, uno o più aiutanti, una sparizione, una missione da compiere, supence e un traguardo da raggiungere. L’autrice crea una storia che assomiglia ad un’antica fiaba ad ambientazione medievale ma, i temi che vengono messi in campo sono attuali ancora al giorno d’oggi. Pensiamo al Visconte e al suo agire che incarna la tipica rappresentazione del più forte che si impone e sottomette il più debole. È l’individuo singolo, potente e prepotente che maltratta il prossimo per ottenere i suoi interessi. Mariagabriela è la giovane che non accetta di essere vessata e trattata come un oggetto, e si ribella, anche se questo gesto avrà delle conseguenze inaspettate e impreviste. Nera invece è vista come la “diversa”, in quanto la sua menomazione fisica è quella che la rende differente da tutti gli altri. Lei però se la caverà bene con le parole e questo le permetterà di avere una possibilità di riscatto agli occhi di tutti. Come vuole la tradizione, la modalità di scrittura della Rinaldi rende “Hai la mia parola” un libro ben costruito, dal ritmo serrato e con colpi di scena inaspettati che stupiscono sia il lettore bambino che quello adulto. Nella storia di Mariagabriela e Nera ritorna anche uno dei temi costanti della produzione della scrittrice napoletana: il mondo femminile.  “Hai la mia parola” di Patrizia Rinaldi è un’avventurosa storia di azione dall’atmosfera fiabesca, nella quale la dimensione femminile è al centro del racconto come mondo sociale maltratto e sfruttato ma mai sconfitto, poichè animato da una tenace forza che induce alla resistenza e alla lotta per un riscatto sociale e per la giustizia.

Patrizia Rinaldi vive e lavora a Napoli. È laureata in Filosofia e si è specializzata in scrittura teatrale. Ha partecipato per diversi anni a progetti letterari presso l’Istituto penale minorile di Nisida. Nel 2016 ha vinto il Premio Andersen Miglior Scrittore. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La compagnia dei soli, illustrato da Marco Paci, (Sinnos 2017), vincitore del Premio Andersen Miglior Fumetto 2017, Un grande spettacolo (Lapis 2017), Federico il pazzo, vincitore del premio Leggimi Forte 2015 e finalista al premio Andersen 2015 (Sinnos 2014), Mare giallo (Sinnos 2012), Rock sentimentale (El 2011), Piano Forte (Sinnos 2009). Per le Edizioni E/O ha pubblicato Tre, numero imperfetto (tradotto negli Stati Uniti e in Germania), Blanca, Rosso caldo, Ma già prima di giugno (Premio Alghero 2015) e La figlia maschio (2017).

Source: inviato dall’editore al recensore. Grazie all’ufficio stampa Sinnos e a Emanuela Casavecchi.

I gatti del Louvre di Taiyo Matsumoto (J-POP, 2020) a cura di Elena Romanello

4 maggio 2020

J-POP aggiunge nel suo vasto catalogo dedicato ai manga di ieri e di oggi un titolo molto suggestivo, che si esaurisce in due volumi, I gatti del Louvre di Taiyo Matsumoto.
Si tratta di un progetto realizzato dall’autore in collaborazione con il prestigioso e celeberrimo Museo parigino, che viene omaggiato dalla prima pagina con scorci e riproduzioni di quadri, anche meno noti nel gran numero di opere presenti nelle sale, del resto tutto ruota intorno ad un quadro che in pochi vedono ma che dopo la lettura si andrà senz’altro a cercare.
La vicenda de I gatti del Louvre, disegnata con uno stile lontano da quello dei manga e con tavole a colori su modello delle graphic novel occidentali, mescola storie e personaggi nelle sale del Louvre, tra realtà e fantasia.
C’è una guida turistica, stufa di raccontare a gruppi di visitatori sempre le solite cose sui soliti quadri, c’è un anziano sorvegliante che è stato testimone anni prima di un fatto inquietante legato alla scomparsa di sua sorella, c’è una colonia di gatti che vivono nel Museo, che tra di loro si vede in sembianze diverse e che scopre che si può entrare e uscire dai quadri.
Una storia intrisa di poesia e realismo magico, che omaggia un luogo iconico e amatissimo della cultura mondiale: non è certo la prima volta che si decide di raccontare il Louvre, anche in chiave fantastica, basti pensare tra gli altri allo sceneggiato cult anni Sessanta Belfagor il fantasma del Louvre e al romanzo Il codice da Vinci di Dan Brown, ma stavolta la strada scelta è particolarmente interessante e originale, con i quadri che diventano vivi, luoghi di delizie ma anche trappole mortali perché possono inghiottire e non fare più uscire chi si avvicina a loro.
I gatti del Louvre è un manga atipico, come impostazione e disegno, che piacerà a chi nei fumetti made in Japan cerca sperimentazione e originalità, ma anche a chi magari non è un grande stimatore di questo filone, forse perché lo vede troppo legato a cliché e storie fisse. Ovviamente è un’opera per chiunque ami Parigi e il Museo del Louvre, che tutti sperano di poter visitare al più presto, e tra le sue pagine viene fuori anche una nuova lettura e nuove idee di visita da fare poi nella vita reale, partendo dal presupposto che il Louvre non è solo La Gioconda.
I gatti del Louvre è però anche, come suggerisce il titolo, una storia per chiunque ami i gatti, tra l’altro abitanti di vari Musei e monumenti, presenza sempre silenziosa e bella, oltre che compagno di tante vite in casa. Una graphic novel quindi che coniuga arte, intrattenimento e ricerca del nuovo, per chiunque ami Parigi, i gatti e le belle storie raccontate in maniera originale.

Taiyo Matsumoto è nato a Tokyo nel 1967. Iniziò a disegnare manga dopo aver abbandonato la speranza di diventare calciatore professionista. Tra i suoi lavori più importanti, che sono destinati a un pubblico adulto tra i 20 e i 60 anni, ci sono Tekkonkinkreet – diventato anche un film di animazione – Ping Pong e Blue Spring, entrambi adattati al cinema.

Provenienza: libro del recensore.