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:: L’orso della California di Duane Swierczynski, (Time Crime, 2026) a cura di Patrizia Debicke

13 giugno 2026

Con L’Orso della California, Duane Swierczynski costruisce un thriller che va ben oltre la classica caccia al serial killer. Certo, c’è un assassino leggendario che torna a infestare gli incubi della California dopo quarant’anni di silenzio, ci sono omicidi, indagini e colpi di scena, ma il fulcro  del romanzo si trova altrove: nei suoi personaggi. Figure imperfette, fragili, spesso ferite dalla vita, in grado tuttavia di conquistare il lettore grazie a una profondità emotiva rara nel panorama del thriller contemporaneo. Fin dalle prime pagine infatti si percepisce la sensazione di trovarsi davanti a una storia nella quale nessuno può essere definito davvero eroe o colpevole. Tutti si portano appresso  un passato ingombrante, una colpa, un rimorso o un’incompleta verità. E sarà proprio questa zona grigia a rendere il romanzo più coinvolgente.
Il primo personaggio che colpisce è senz’altro Jack Queen. Scarcerato dopo anni di prigionia grazie all’intervento dell’ex detective Cato Hightower, dovrebbe finalmente essere un uomo libero. In realtà pare qualcuno incapace di liberarsi delle proprie catene. Swierczynski evita accuratamente il cliché dell’innocente perseguitato dal destino e costruisce invece una figura complessa, tormentata, ambigua. Jack è un uomo che continua a interrogarsi sul passato, sulle sue responsabilità e sulla possibilità di meritare una seconda occasione. La sua umanità risalta soprattutto nei momenti più vulnerabili, quando la rabbia lascia spazio alla paura e alla disperata volontà  di proteggere ciò che gli resta.
Accanto a lui troviamo uno dei personaggi più centrati del romanzo: Cato Hightower. Ex poliziotto di Los Angeles, in apparenza cinico e disilluso, rappresenta la classica figura del detective fuori dagli schemi, ma l’autore riesce a concedergli qualcosa che lo distingue da altri colleghi letterari. Cato vive sospeso fra il bisogno di fare giustizia e la consapevolezza di aver commesso errori. Dietro l’ironia tagliente e il carattere spigoloso si nasconde un uomo incapace di arrendersi, qualcuno  che continua a battersi anche quando sente di aver perso quasi tutto. Ma la vera perla, l’anima del romanzo è Matilda.
La giovane ragazza detective rappresenta il jolly di Swierczynski. Quattordici anni, una diagnosi di leucemia che incombe come una sentenza e una determinazione fuori dal comune. Sarebbe stato facile farla diventare un personaggio creato per destare compassione. L’autore fa invece una scelta molto più intelligente. Matilda non chiede pietà. Osserva, ragiona, indaga. Combatte.
La sua ricerca della verità sul padre aggiunge alla trama una dimensione tutta sua. Ogni  azione di Matilda assume un peso particolare perché il lettore sa che il tempo potrebbe non stare dalla sua parte. Ciò nondimeno  Matilda affronta tutto con lucidità, sarcasmo e un coraggio che non scivola mai nell’eroismo. È impossibile non affezionarsi a lei. La sua presenza illumina perfino i passaggi più cupi della narrazione e diventa il punto di riferimento in una storia popolata da adulti pieni di contraddizioni.
Molto interessante anche Jeanie Hightower. Genealogista di professione, passa le giornate a ricostruire alberi genealogici e legami familiari, ma non riesce a fare ordine nella propria esistenza. Il contrasto fra lavoro e vita privata rappresenta l’elementi più funzionale  del personaggio. Jeanie è una donna costretta a confrontarsi con rapporti che si sfaldano, omissioni e segreti che rischiano di travolgerla. Attraverso di lei il romanzo riflette sul peso dell’eredità familiare e sulla difficoltà di sfuggire alle conseguenze del passato.
Poi c’è lui, l’Orso. Più che un semplice serial killer, è una costante presenza che aleggia sulla storia. Una leggenda nera che ha superato i decenni, alimentata dalla paura, dal mito e dall’ossessione collettiva. Swierczynski lo utilizza come una forza della natura, qualcosa che sopravvive al trascorrere degli anni e continua a causare terrore. La sua figura diventa il simbolo di un male che non scompare mai e invece resta nascosto nelle pieghe della società, sempre pronto a rispuntare.
Attorno a questi interpreti si sviluppa una Los Angeles oscura e inquieta, lontana dalle immagini patinate del cinema. Una città piena di contraddizioni, luoghi dimenticati, illusioni infrante e verità scomode. Un’ambientazione che accompagna perfettamente una storia nella quale il confine fra vittime e carnefici pare sempre più sfumato.
Con una scrittura facile, capitoli brevi e un ritmo che non concede tregua, Swierczynski costruisce un thriller avvincente ma soprattutto profondamente umano. I colpi di scena funzionano, l’indagine mantiene alta la tensione ma ciò che resta davvero impresso sono i personaggi. Le loro fragilità, i loro errori, la loro ostinazione nel cercare una forma di giustizia in un mondo che sembra averne dimenticato il significato.
L’Orso della California è quindi molto più di un noir su un serial killer. È una storia di padri e figlie, di seconde possibilità, di colpe che sopravvivono al tempo e di persone che continuano a lottare nonostante tutto. Un romanzo sorprendente, capace di dimostrare come, spesso, il mistero più difficile da risolvere non sia quello dietro un omicidio, ma quello nascosto nel cuore degli uomini.

Duane Swierczynski è autore di quindici romanzi, tra cui Expiration Date, Canary, L’orso della California, bestseller del New York Times e nominato due volte all’Edgar Award, oltre che delle graphic novel Breakneck e Redhead. Insieme a James Patterson, Duane ha creato l’Audible Original The Guilty, con John Lithgow e Bryce Dallas Howard, e ha scritto a quattro mani il thriller poliziesco Lion & Lamb. Ha anche scritto oltre 250 fumetti, tra cui Cable, Deadpool, The Immortal Iron Fist, Punisher, Birds of Prey, Bloodshot, Star Wars: Rogue One e The Black Hood. La sua prima raccolta di racconti, Lush & Other Tales of Boozy Mayhem, è stata pubblicata da Cimarron Street Books. Originario di Filadelfia, Duane vive nel sud della California con la sua famiglia.

:: Un’ intervista con Duane Swierczynski

21 dicembre 2016

duane-swierczynskiCiao Duane, è un piacere ritrovarti. L’ultima nostra intervista risale al 2009, quando uscì in Italia forse il tuo unico romanzo uscito da noi “Uccidere o essere uccisi” Severance Package (St. Martin’s Press, 2008). Era stato molto bene accolto, specie dagli esperti di settore. Ricordo critiche entusiaste al libro. Che esperienza è stata pubblicare in Italia?

Sono per un quarto italiano (dal lato di mio padre), quindi è stato elettrizzante essere pubblicato in Italia! L’unica cosa che mi ha colpito è la strana copertina, che ha raffigurato un uomo in un costume da animale con in braccio un fucile. Non ci sono fucili nel romanzo, e non ci sono costumi da animali. Licenza artistica, forse? Spero solo che i lettori italiani si siano divertiti leggendolo.

Ho comunque continuato a seguirti. Cosa è cambiato da allora, quali sono le novità?

Il libro apparve nel 2008, che è lo stesso anno in cui lasciai il mio precedente lavoro (ero editor di un giornale di Filadelfia) e iniziai a scrivere a tempo pieno. Così quello stesso anno tutto è cambiato! Ho scritto un sacco di script di fumetti per la Marvel, DC, IDW, Dark Hors, ho co-scritto una trilogia di thriller con Anthony Zuiker, il creatore della serie CSI (la serie Level 26, che sono abbastanza sicuro sia disponibile in italiano), e naturalmente, ho continuato a scrivere i miei romanzi.

Cosa hai pubblicato prima e dopo Severance Package?, che in realtà era il tuo quinto romanzo, un’ opera pulp, molto estrema.

Sì, Severance era piuttosto estremo, come tutto quello che scrivo, in realtà. Il mio primo romanzo è stato Secret Dead Men, un mix di hardboiled, horror e fantascienza. Dopo ho pubblicato The Wheelman (la storia di una rapina in banca), The Blonde (un thriller a orologeria). Severance Package è il mio quarto romanzo, in realtà. Dopo che è venuto Expiration Date (un murder mystery/science fiction, che è stato anche nominato per l’Edgar nel 2011), la Charlie Hardie trilogy (la mia versione del sottogenere “immortale eroe d’azione”), e poi due romanzi polizieschi: Canary e Revolver.

Dopo Canary (Mulholland Books, 2015), che quest’anno era trai nominati per il miglior romanzo ai 2016 Edgar Allan Poe Awards, ed era il mio preferito sebbene poi abbia vinto Let Me Die in His Footsteps di Lori Roy, hai pubblicato Revolver (Mulholland Books, 2016). Ce ne vuoi parlare?

Revolver è il mio tentativo di raccontare una lunga saga familiare, che abbraccia quasi 90 anni, lasciando fuori tutte le parti “noiose”. Così la narrazione ruota attraverso il tempo, saltando dal 1960 al 1990 ai giorni nostri (con un paio di deviazioni a sorpresa lungo la strada). Parla dell’ omicidio di due agenti di polizia nel 1965, e degli effetti a catena di questo crimine 50 anni dopo. E anche se non è autobiografico, tuttavia è stato in parte ispirato da un crimine reale avvenuto nella mia famiglia. Un giorno potrei scrivere un libro su questo caso.

Vedremo a breve qualcosa di tuo in Italia? Ci sono progetti di traduzione, o i tuoi lettori possono continuare a leggerti solo in inglese?

Per un breve periodo, c’è stata voce che il primo Charlie Hardie novel, Fun & Games, sarebbe stato tradotto in italiano. Ma adesso c’è calma piatta su questo fronte. Speriamo che i lettori inizino a chiedere a gran voce più Swierczynski tradotti! (Cioè, se riescono a pronunciare il mio cognome.)

Cosa stai leggendo attualmente?

In questo momento sono a metà di uno dei due volumi della storia di Star Trek, così come di un romanzo sci-fi intitolato Off Rock di Kieran Shea. Le mie abitudini di lettura seguono dei cicli, e in questo momento sono nel bel mezzo di un grande ciclo sci-fi. Credo che questo sia il modo in cui il mio subconscio mi distrae dalle assurdità in corso negli Stati Uniti in questo momento.

C’è qualche autore giovane in America che ci consiglieresti di tenere d’occhio?

Suppongo di aver raggiunto quell’età in cui non sono più un giovane scrittore … aspetta un minuto, mentre ingoio la mia pillola e trovo i miei occhiali da lettura … Tornando seri: se vi piacciono le dark private eye stories, vi esorto a procurarvi di Dave White, la sua serie di Jackson Donne (il più recente è il quarto: An Empty Hell). Se amate l’horror, c’è questo maniaco di nome Adam Cesare, che non manca di stupirmi. Procuratevi Tribesmen. E, infine, ci sono voci di un grande romanzo space opera dello scrittore di graphic novel Michael Moreci (autore di Roche Limit), e io non vedo l’ora.

Grazie della disponibilità, e spero che questa intervista permetta di farti conoscere ai lettori del mio blog che ancora non ti conoscono. Come ultima domanda mi piacerebbe sapere cosa stai scrivendo attualmente e quali sono i tuoi progetti futuri.

In questo momento sto lavorando al mio undicesimo romanzo (sto ancora ballando intorno al titolo, ma ne ho due che mi piacciono) e sto lavorando su una serie di romanzi brevi con James Patterson (The House Husband, The Shut-In e Stingrays). Pensandoci bene, scommetto che saranno tradotti in italiano quanto prima. Mi sono anche trasferito con la mia famiglia a Los Angeles la scorsa estate, quindi spero di fare più cinema e TV, già che sono qui. Grazie per questa intervista, facciamolo di nuovo tra otto anni! (Se non prima).

:: Intervista a Duane Swierczynski

9 ottobre 2009

uccBenvenuto Duane su Liberidiscrivere. Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di te e del tuo background. Chi è Duane Świerczyński?

Ho 37 anni, sono di Philadelphia, sono uno scrittore e mi piacerebbe avere un cognome più accattivante e soprattutto più corto.

Da quanto tempo scrivi?

Da quando sono vecchio abbastanza per tenere una matita in mano. Sono cresciuto disegnando piccoli fumetti e scrivendo storie horror per i miei insegnanti ( suore cattoliche!). Ma sono uno scrittore professionista e per professionista intendo effettivamente pagato per farlo da quando avevo 19 anni.

Quale è stato il tuo primo lavoro scritto. Raccontaci del tuo debutto.

Il mio primo romanzo è Secret Dead Man e l’ho venduto ad una piccola casa editrice qui in America che si chiama Point Blank. Tratta di un ragazzo che colleziona le anime dei morti le immagazzina in un albergo nella sua mente e le utilizza per risolvere dei delitti.

Scrivi della not-fiction?

Raramente in questi giorni. Ho trascorso la maggior parte della mia carriera di scrittore come giornalista per giornali e riviste.

Tu sei lo scrittore principale della serie “Cable” per la Marvel Comics ma hai anche scritto storie per fumetti per Moon Knight, Punisher e Iron Fist. Raccontaci qualcosa di questa esperienza.

E’ divertente, io sono un tipo strano appassionato di fumetti da tutta una vita così la possibilità di lavorare nel sandbox di Marvel è stato come un sogno che si avvera. Ciò mi ha anche aiutato a immaginare le mie storie visivamente vedendo il filmato nella mia testa un po’ più chiaramente.

Philadelphia è la tua città? Puoi raccontarci qualche aneddoto?

Ho un rapporto di amore odio con Philadelphia. E’ una città bellissima piena di storia e di brava gente. Ma è anche un luogo folle dove troppe cose vengono lasciate a marcire, e troppe persone vengono messe da parte. Se tu mai venissi a visitarla prendi un auto giù a Broad Street e guarda tutti gli ex palazzi che sono lasciati cadere a pezzi. E’ straziante.

Sei uno scrittore molto originale. Puoi dirci qualcosa sul tuo background letterario? Quali scrittori ti hanno ispirato?

Sono cresciuto leggendo un sacco di horror: in particolare Joe Lansdale, David Schow, Stephen King, e Clive Barker, che poi mi ha portato a giallisti come Fredric Brown, e James M. Cain e infine a stravaganti scrittori di fantascienza come Philip K Dick e Alfred Bester. Mi piace mescolare piccoli pezzi di un sacco di generi nelle mie storie.

Sei anche un giornalista. Il giornalismo è una dura scuola. Cosa hai insegnato?

In realtà sono attualmente un giornalista in pensione. Ho insegnato cinque anno fa ed ho amato questa esperienza. Mi piacerebbe un giorno insegnare di nuovo, forse fiction, forse fumetti.

Chi è il tuo scrittore preferito?

Questa è proprio una domanda difficile perché potrei snocciolarti un centinaio di nomi in un batter d’occhio. Io di solito resto fedele ad autori morti non per offender quelli viventi. In cima alla mia lista c’è David Goodis , uno scrittore noir di Philadelphia, James M. Cain, Fredric Brown e Dashiell Hammett.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Un romanzo horror che si intitola “John dies at the end” di David Wong. E’ incredibile. Bizzarro, cruento, buffo e assolutamente sorprendente. I amo i libri che giocano contro le aspettative.

C’è qualche piano per trarre film dai tuoi libri? Ti piace Hollywood?

I miei tre romanzi più recenti sono statti tutti opzionati; con “Severance Package” sono stato assunto per adattarne la sceneggiatura con il regista Brett Simon ( Assassination of a High School President). Ma è tutto un grande gioco di attesa. Io amo Hollywood sia come un luogo fisico che come uno stato d’animo. Ci ho trascorso un sacco di tempo quest’estate. Un giorno mi piacerebbe scrivere un thriller ambientato a Los Angeles.

Dimmi qualcosa sul tuo prossimo romanzo.

Ha per protagonista un ragazzo che viaggia indietro nel tempo e incontra un ragazzo di dieci anni …che un giorno crescerà fino ad uccidere il padre del nostro eroe. In realtà è abbastanza autobiografico, a parte la faccenda del viaggio nel tempo.

Che consigli daresti ai giovani scrittori in cerca di un editore?

Di focalizzarsi sul lavoro, se il lavoro è buono alla fine un editore si trova. Non bisogna scrivere per il mercato, ovvero intendo saltare sulla tendenza più recente. Scrivete ciò che vi emoziona di più. Siete mai andati alla ricerca di un libro che non avete trovato da nessuna parte? Questo è probabilmente un buon segno, che quel libro dovreste essere voi a scriverlo.

Ti piace James Ellroy?

Si. White Jazz mi ha sbalordito quando l’ho letto durante un lungo viaggio di ritorno per il fine settimana nel 1995. Da allora sono un suo grande fan.

Hai un agente letterario?

Si. David Hale Smith è stato il mio agente principale da dieci anni a ora.

Che cos’è la libertà per te?

Più o meno la vita che ho ora: avere la possibilità di essere in grado di raggiungere il mio ufficio seminterrato e scrivere romanzi per tutto il giorno. Ho il migliore lavoro del mondo.

Ti piace l’Italia? Quando vieni a trovarci?

Mi piacerebbe! Per un quarto sono Italiano veramente il resto di me è polacco. Se mai ci sarà la possibilità di avere un ingaggio in Italia, la coglierò al volo.