:: Il sottosuolo di Praga di Marco Scarlatti (Il Giallo Mondadori, 2026) a cura di Patrizia Debicke

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Praga, neve, lampioni avvolti nella nebbia, il fuoco acceso nel camino e una pendola capace di trasformare il silenzio in una presenza inquietante. È questa la città scelta da Marco Scarlatti per costruire Il sottosuolo di Praga, romanzo gotico e investigativo in cui realtà storica, suggestioni letterarie e immaginazione finiscono per confondersi fino a diventare un’unica cosa. Una Praga asburgica, malinconica e affascinante, solcata da ombre visibili e invisibili, in cui un immaginario palcoscenico lascia spazio a una realtà fatta da tensioni sociali, pregiudizi, ambizioni, vizi privati e segreti destinati a riaffiorare dalle profondità.
Protagonista della storia Franz Kafka, ancora lontano dalla fama letteraria destinata a renderlo immortale. Di giorno è un impiegato delle assicurazioni, lavoro che fa con crescente e malcelata insofferenza; di notte scrive, combattendo contro l’insonnia e forse contro la sua vocazione letteraria. È un uomo introverso, fragile, tormentato dal rapporto con il padre, dal timore del matrimonio e dalla difficoltà di trovare spazio per la propria creatività. Scarlatti parte da queste tensioni per creare un altro Kafka, trasformandolo in un improbabile ma affascinante investigatore.
Tutto comincerà con un episodio raccapricciante. Un sacco contenente un maiale insanguinato verrà lasciato davanti alla casa di Mordechai Weiss, ricco e importante ebreo della comunità praghese. Nella sue viscere si nasconde qualcosa di più terribile, un messaggio di odio capace di evocare antichi rituali ancestrali.  Ma si tratta di persecuzione antisemita o invece in quella mostruosità si nasconde una vendetta personale?
L’interrogativo guadagna peso quando verrà ritrovato il cadavere orrendamente mutilato di Martin von Bering, imprenditore tedesco amico di Kafka ai tempi del ginnasio. Ma quella morte non sarà un episodio isolato. Altri delitti, altre vittime e altrettanta ferocia trasformeranno Praga in un teatro del terrore. Oscar Havliček viene massacrato nella Città Vecchia, mentre Arthur Rumford viene ridotto a una massa irriconoscibile. Tre uomini diversi, tre barbare esecuzioni di inaudita ferocia: ora trovare il legame tra le vittime diventa la chiave dell’enigma.
Kafka non dovrebbe interessarsi a questo. Non è un poliziotto, non ha esperienza investigativa e il suo carattere schivo sembra renderlo ancora meno adatto a un confronto con assassini e criminali. E tuttavia qualcosa dentro di lui si mette in moto. La curiosità prende il sopravvento, alimentata anche dal fascino esercitato dal metodo deduttivo. Comincia a guardarsi intorno, raccogliere informazioni, annotare dettagli, trasformando le sue passeggiate notturne in esplorazioni investigative.

Accanto a lui c’è Max Brod, amico, interlocutore e compagno in quelle incursioni. Il loro rapporto permette all’autore di inserire nella narrazione anche un importante confronto sulle diverse anime dell’ebraismo praghese. Da una parte il sionismo, orientato verso la costruzione di una patria in Palestina; dall’altra il diasporismo, legato all’idea di una comunità destinata a vivere dispersa. Sullo sfondo poi si avverte il peso dell’antisemitismo, come una minaccia concreta e in grado di condizionare rapporti personali, aspirazioni economiche e vita quotidiana.
La Praga di Scarlatti è piena di contrasti. Dietro il perbenismo, il rispetto delle convenzioni, l’incubo della reputazione, si cela un universo di ipocrisie. I matrimoni rispettabili convivono con adulteri e prostitute, le convenienze familiari soffocano sentimenti e desideri, mentre privilegi e ingiustizie vengono tollerati purché restino lontani dagli occhi della società. Nei fumosi locali, nei vicoli della Città Vecchia, intorno all’antico cimitero ebraico e lungo la Moldava si muovono personaggi sospesi tra rispettabilità e abiezione.
A rendere più inquietante l’indagine appare una gigantesca figura, una materializzazione delle leggende praghesi, in grado di evocare il mito del Golem. Kafka arriverà persino a incontrarla durante una delle sue passeggiate notturne. Una creatura enorme lo segue nella neve e l’impiegato delle assicurazioni, fino a quel momento solo osservatore degli eventi, scoprirà improvvisamente di essere anche lui un potenziale bersaglio. Ma sta proprio nell’indovinato connubio tra il Kafka storico e quello immaginario di Scarlatti il punto più intrigante della trama che non pretende di ricostruire una biografia alternativa e utilizza invece lo scrittore come soggetto, evidenziando paure, ossessioni e intuizioni destinate a trovare un’eco nella sua futura produzione letteraria. Il riferimento a Sherlock Holmes, inoltre, non appare casuale e nasce dal reale interesse di Kafka per il detective londinese. Ma per meglio valutare il significato del titolo del romanzo bisogna scendere nel sottosuolo di Praga, entrare in un mondo dove storia, superstizione e criminalità sembrano incontrarsi. Un viaggio fisico, ma soprattutto interiore in cui Kafka dovrà affrontare le sue paure e mettere alla prova la propria capacità di osservare e imparare a guardare oltre.
Marco Scarlatti costruisce una storia volutamente lenta, ma elegante e suggestiva. L’orrore non è affidato solo alla crudezza dei delitti: ma nasce soprattutto dalle ombre, dai silenzi, dalle leggende e dalla costante sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di impossibile. Il sottosuolo di Praga è un percorso nella città di Kafka prima che Kafka diventi lo scrittore in grado di raccontare l’assurdo. Un’indagine gotica nella quale il vero mostro potrebbe trovarsi sotto le strade della città, nelle sue paure collettive oppure dentro gli uomini. E mentre la neve continua a cadere sulla Praga imperiale, il futuro autore de La metamorfosi scopre una fondamentale verità: alcune porte, una volta aperte, non permettono di tornare indietro.

Marco Scarlatti è nato a Roma, dove vive e lavora. Col suo vero nome ha pubblicato La zona libera (Cut up edizioni, 2012), suo romanzo d’esordio. Col secondo romanzo, L’anno del Drago (L’Erudita, 2012), ha trattato i temi della crisi finanziaria e dello stress nel mondo del lavoro di oggi. Il suo racconto “Lo spettro dei sogni” è apparso nella raccolta digitale Sorridi, bellezza! (Rizzoli, 2013). Ha pubblicato numerosi racconti, spesso d’ambientazione fantastica, in antologie collettive con diversi editori. Ha tradotto dal francese alcuni lavori di Jean Ray, poi pubblicati per la Profondo Rosso Edizioni. E-mail ecc. ecc.


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