:: Intervista a Giulietto Chiesa a cura di Giulietta Iannone

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Giulietto ChiesaBenvenuto Signor Chiesa su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Giornalista, scrittore, politico. Si racconti ai nostri lettori. Chi è Giulietto Chiesa?

Sono un uomo fortunato. Mi sono trovato coinvolto nei principali eventi del secolo scorso e li ho descritti. Ho fatto studi scientifici, mi sono quasi laureato in Fisica ci tengo a dirlo. Oltre allo studente ho fatto per anni il dirigente politico, sono stato dirigente del Partito Comunista Italiano, e conclusa questa esperienza sono diventato giornalista. Sono stato fortunato perché mi sono sempre divertito, quando uno si diverte vuol dire che non lavora.

È stato corrispondente da Mosca in piena Guerra Fredda per l’Unità e La Stampa, oltre che per numerose reti televisive. È editorialista per diverse testate e riviste (La Stampa, Megachip, Il Manifesto). Ci parli di come è nato il suo amore per il giornalismo.

Sono anche direttore della rivista COMeta un trimestrale di critica della Comunicazione, promossa dalle associazioni Megachip e Pentapolis. Il nome della rivista richiama i temi ispiratori del progetto: comunicazione, etica, ambiente. L’amore per il giornalismo è nato dall’analisi della politica internazionale, dall’amore per la storia e dalla volontà di capire il mondo e fare il punto della rotta.

Ha scritto numerosi libri sull’Unione Sovietica prima e sulla Russia poi, storia, cronaca,  reportage. Ci parli della sua Russia. Un ricordo, un’impressione di questa terra, dei suoi abitanti.

È un paese straordinario. Devo molto a quella esperienza, mi ha fatto capire tante cose su me stesso, sul mondo. Poi è un paese immenso, che ha avuto una grande influenza segnando il futuro del nostro pianeta. Sì la Russia è cambiata, è l’emblema di una realtà difficile, ma a mio avviso è cambiata solo esteriormente,  in profondità  è mutata molto poco.

Come è cambiato il giornalismo dagli anni ’60 ad oggi?

È sparito. È morto. Ammazzato dalla televisione. Tutto è diventato spettacolo. Come dice Guy Debord nel suo saggio La società dello spettacolo. Da produttori e cittadini siamo diventati consumatori. Come tali non abbiamo bisogno né di essere informati, né di essere colti. Più infantili siamo meglio consumeremo. E infatti il sistema mediatico è incaricato di farci regredire collettivamente alla fase dei bisogni primari. Ci vogliono, come diceva Freud, perversi e polimorfi.

Ci racconti  un avvenimento avventuroso o divertente della tua carriera di inviato.

A dire il vero ce ne sono molti. Posso citare due episodi tra i tanti. Uno non è affatto divertente ma molto significativo. Ho visitato la Cecenia durante la guerra. Quando la gente sta morendo tutt’intorno a te ci si fa un sacco di domande sulla vita e sulla morte. È stato terribile camminare tra i cadaveri di donne, uomini e bambini. Forse non molti di voi hanno potuto vedere un cadavere da vicino ma assicuro che è un’esperienza che ti cambia la vita. Un altro episodio riguarda l’ex vice-presidente russo Janaev, recentemente scomparso, l’uomo del golpe contro Gorbaciov. Durante la conferenza stampa guidata da Janaev, ricordo che noi giornalisti credevamo tutti che Gorbaciov fosse stato ammazzato. Janaev mi diede la parola, sapeva che ero stato corrispondente dell’Unità e pensò di darmi la parola. Credeva probabilmente che fossi dalla  sua parte. Mi venne spontaneo chiedergli – stavo osservando che le sue mani tremavano – : “Ma la sua salute com’è?”. Quando andò in onda alla tv, quella stessa sera, la mia domanda,  capii che il golpe era stato sconfitto. Alla Casa Bianca dopo poche ore, la mia domanda era già scritta sui cartelli e appesa nelle bacheche “Ghennadij, (questo era il nome di Janaev), come sta la sua salute?” Divenni famosissimo in tutta la Russia.

Ha mai pensato di scrivere un’autobiografia?

No. Sono stato testimone di grandi avvenimenti che ho parzialmente raccolto in Russia Addio e Roulette russa. Ma ci sarebbero da scrivere volumi. Non è comunque escluso che lo faccia. Potrei intitolarla “Le mie memorie della Russia” (sorride).

Lei è molto critico con il sistema contemporaneo dei media che esercita un’influenza sempre più forte sull’opinione pubblica. Quale è il limite tra informazione e manipolazione?

Un po’ di  manipolazione c’è sempre stata, sin dai tempi di Sofocle e di Tucidide,  però quello che contesto è che ci sono persone che dicono che le cose sono sempre andate così. Non è vero. Un tempo c’era un giornalismo vero, che, pur di parte, sapeva dire verità e raccontare la realtà. Ora le notizie non ci sono più. L’agenda del giorno di molti direttori di giornale è totalmente manipolata, ed è così per tutti. Tutti elencano una fila di temi ma i veri problemi non sono quelli. Così  milioni di persone hanno perduto il senso del mondo. Tutto questo processo non è avvenuto in un giorno, è stato graduale, è successo negli ultimi 40 anni. Ora è la pubblicità che decide tutto. E i giornalisti non possono più fare liberamente  il loro lavoro. Perché farlo significa sottrarre al Potere il controllo delle menti e dei cuori.

Assieme a Megachip ha promosso un gruppo di lavoro che indaga sulle vicende dell’11 settembre 2001, fortemente critico nei confronti delle interpretazioni ufficiali ed è anche autore, insieme a Franco Fracassi, di Zero – Inchiesta sull’11 settembre, un film documentario. A che conclusioni siete giunti? Si arriverà mai alla verità?

Sì, alla verità si arriverà. Altri misteri nascosti hanno avuto bisogno di un potere fortissimo per essere tenuti celati. Questa volta il potere dell’impero degli Stati Uniti d’America si sta sgretolando e non potrà nascondere più a lungo la verità. C’è un libro interessante “Family of Secrets: The Bush Dynasty, the Powerful Forces That Put It in the White House, and What Their Influence Means for America” del giornalista Russ Baker, che spero verrà tradotto presto in Italia, in cui si elencano le implicazioni di Bush padre nell’assassinio dei Kennedy, sia di John prima che di Robert in seguito. Quello che rivelò al mondo la commissione Warren, ovvero che Lee Harvey Oswald fosse l’unico esecutore del delitto fu una colossale bugia. C’è una valanga di dati che attestano che si trattò di un complotto politico in cui erano implicati, tra i capi della congiura, Bush padre, membri della CIA e la consorteria dei petrolieri. La dinastia dei Kennedy venne estirpata e al suo posto subentrò la dinastia dei Bush che governò fino al 2001, vero e proprio anno di svolta. Ormai è in atto una crisi definitiva. L’America è un impero in declino e non s’innalzerà più. Si è innescato un processo di crisi irreversibile, per arrestare il quale è stato organizzato l’11 settembre. Ma sono riusciti solo a dilazionare il crollo. Che, nel 2007, ha ripreso con una virulenza ancora maggiore. Cosa avverrà dopo non lo so. Posso solo dire che sarà necessario un cambiamento radicale dell’economia, della politica, della società.   

Cosa ne pensa del sito Wikileaks fondato dal ex hacker australiano Julian Assange con lo scopo di raccontare cosa i media non dicono, divulgando migliaia di documenti top-secret sulla guerra in Iraq e in Afghanistan?

Una sola parola: Bravi.

Di prossima pubblicazione per la casa editrice Il ponte alle grazie Il candidato lettone. Inedite avventure di un alieno in Europa. Ce ne può parlare?

In questo mio libro racconto la mia campagna elettorale dell’anno scorso come candidato della Lettonia per le elezioni europee nella la lista “Per i diritti umani in una Lettonia unita“. Nessun partito italiano mi ispirava così ho deciso di candidarmi in Lettonia essenzialmente per dare risalto ad una realtà che quasi nessuno conosce, ovvero la violazione dei diritti umani che subisce la minoranza russa. Ho visto che da quel paese si poteva guardare l’Europa, riflettere sul mondo contemporaneo. Andiamo incontro ad un processo di transizione da una società ad un’altra. La gente non si interroga, vive come se tutto, le risorse, le ricchezze, l’energia, non dovessero mai finire e invece i limiti allo sviluppo esistono e li ha posti la natura. Le risorse si stanno esaurendo. Quelli che pensano che la tecnologia sopperirà al problema si illudono, non pensano che siamo già in overshooting, consumiamo più risorse di quanto se ne producano. Il capitalismo finanziario esiste in quanto si espande, ma questa espansione non è più possibile. E’ una contraddizione insanabile.

A quali progetti sta lavorando in questo momento?

Ho attivato un laboratorio politico che si chiama “Alternativa”, già dal nome si dovrebbe capire gli obbiettivi che persegue. Molte cose la gente non le sa ed è urgente che le conosca. Forse diventerà un partito politico in cui la comunicazione sarà al centro della sua azione politica. È bene che più persone possibile vengano coinvolte. I partiti attuali sono stati stravolti, uccisi, hanno perduto di senso. Io pongo l’informazione al centro del dibattito perché non si tratta più solo di libertà di parola. Ci è stata rubata la verità e noi dobbiamo riappropriarcene. Vorrei dare una mano a questa battaglia.

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Una Risposta to “:: Intervista a Giulietto Chiesa a cura di Giulietta Iannone”

  1. :: Capire la Russia. Correnti politiche e dinamiche sociali nella Russia e nell’Ucraina postsovietiche, Paolo Borgognone, (Zambon Editore, 2015) | Liberi di scrivere Says:

    […] quando si tratta di relazioni internazionali. Se agli americani non dà dei nazisti poco ci manca, (Giulietto Chiesa nella sua prefazione lo fa piuttosto apertamente citando Brecht). Comunque le idee non attaccano la […]

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