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:: Come avvicinare i bambini e i ragazzi ai classici della letteratura a cura di Giulietta Iannone

23 maggio 2020

Per avvicinare i bambini e i ragazzi ai grandi classici della letteratura mondiale Gallucci Editore ha dato il via a una collana “Stelle polari” – Le grandi storie per le prime letture, libri impaginati con particolari accorgimenti che facilitano la lettura “dyslexia friendly”.
La collana racchiude due serie di titoli: Comincio a leggere indicata per bambini dai 5 ai 6 anni, con lo stampatello maiuscolo per i primi passi e Leggo da solo per bambini dai 6 ai 7 anni il testo è sia in maiuscolo che in minuscolo per i primi progressi.
Per ora sono disponibili quattro volumi illustrati: Capitani coraggiosi di Rudyard Kipling, La piccola Fadette di George Sand, Tarzan delle scimmie di Edgar R. Burroughs e Ben Hur di Lew Wallace.
Uno più bello dell’altro, da collezionare tutti, utili in verità non solo ai bambini ma anche a chi si avvicina per la prima volta alla nostra lingua e vuole fare esercizi di lettura. Le storie sono classici immortali, entrati ormai nell’immaginario comune, che ora i più piccoli potranno conoscere anche grazie coloratissime e buffe illustrazioni che ne riassumono i passaggi salienti e passo passo aiutano nella comprensione del testo.
Il primo volume Capitani coraggiosi,  per bambini dai 5 ai 6 anni, raccontato da Valeria Marchionne e illustrato da Chiara Nocentini è un classico dell’avventura che ci narra la storia di un ragazzo, Harvey, dapprima viziato e prepotente ma poi in seguito a mille vicessitudini stenterete a riconoscerlo. Una storia di mare, di crescita personale e di coraggio.
Il secondo volume La piccola Fadette, per bambini dai 5 ai 6 anni, raccontato da Irma Staderini e illustrato da Valentina Belloni, è la storia di una bambina allevata dalla nonna da tutti in paese considerata una strega perchè cura le persone con le piante. Crescendo si innamora di Landry il figlio di un povero contadino ma non sarà così facile coronare il suo sogno d’amore.  Una storia di intraprendenza femminile, di fiducia nei buoni sentimenti, di riscatto e che insegna a non farsi ingannare dalle prime impressioni.
Il terzo volume Tarzan delle scimmie, per bambini dai 5 ai 6 anni, raccontato da Teresa Porcella e illustrato da Barbara Bongini, è la storia di un bambino che vive nella giungla allevato da una scimmia di nome Kala. Ma un giorno, grazie ai libri, scopre il mondo degli uomini.
Infine il quarto volume Ben Hur, per bambini dai 6 ai 7 anni, raccontato da Zena Roncada e illustrato da Mattia Cerato, narra la storia di un ragazzo, nato a Gerusalemme ai tempi della nscita di Gesù,  accusato ingiustamente, imprigionato e ridotto in schiavitù. Sarà lunga e piena di pericoli e avventure la strada per riconquistare la libertà.

Lee Wallace: (Brookville, Indiana, 1827 – Crawfordsville, Indiana, 1905) scrittore statunitense. Generale durante la guerra civile, fece parte della corte marziale che processò i responsabili dell’assassinio di Lincoln. La sua fama di narratore è legata a Ben Hur (1880), una complessa vicenda romanzesca ambientata all’epoca di Cristo, che s’impose come uno dei primi bestseller a soggetto storico.

Edgar R. Burroughs Dopo aver frequentato diverse scuole private si arruola nella U.S. Cavalry, per poi cimentarsi con scarsi risultati nelle professioni di minatore, poliziotto ferroviario e venditore. Burroughs arriva anche a meditare il suicidio ma fortunatamente la pubblicazione del suo primo libro nel 1912, il romanzo fantascientifico Sotto le lune di Marte, lo fa desistere. Apprezzato dal pubblico, il romanzo diventa il primo titolo del “ciclo marziano”. La fama arriva però nel 1914 quando esce Tarzan delle scimmie, primo romanzo di una lunga serie fortunata. Il personaggio dell’uomo-scimmia si impone immediatamente all’immaginazione del pubblico, così da portare lo scrittore a dedicarsi completamente al genere della letteratura popolare.
Burroughs ha saputo offrire storie d’avventura ed evasione a un pubblico provato dalla guerra mondiale, mescolando sapientemente nostalgia per il passato coloniale e attrazione verso il mistero. La fantascienza di Burroughs è illogica, irrealistica ed esagerata, ma con la capacità di coinvolgere e far affezionare facilmente i lettori.
Negli ultimi anni della sua vita, Edgar Rice Burroughs si dedica soprattutto alla politica. Muore nel suo ranch il 19 marzo 1950.

George Sand, pseudonimo di Amantine Aurore Lucile Dupin, più tardi baronessa Dudevant (1804 – 1876).
È una scrittrice e drammaturga francese.
Ricordata spesso per il suo anticonformismo e per le relazioni che intrattenne con lo scrittore Alfred de Musset e con il musicista Frederyk Chopin, George Sand è oggi considerata tra le autrici più importanti e prolifiche della storia della letteratura.
Tra i suoi scritti più noti, ricordiamo almeno Indiana, Lélia, La palude del diavolo, François le Champi e I maestri suonatori, il cosiddetto “ciclo campestre”. Scrisse inoltre un’autobiografia, Histoire de ma vie.

Rudyard Kipling trascorse la prima infanzia in India dove il padre, J. Lockwood Kipling, esperto d’arte e pittore egli stesso, era conservatore del museo di Lahore. Nel 1871 fu mandato in Inghilterra, a Southsea, presso una parente anziana: vi passò anni di solitudine e di infelicità, dai quali prenderà più tardi spunto per un celebre racconto, Bee bee, pecora nera (Baa, baa, black sheep, in Wee Willie Winkie…, 1888). Nel 1878 K. entrò nello United Service College di Westward Ho, Devonshire, che K. descriverà nei realistici racconti di Stalky e Soci (Stalky & Co., 1899). In India tornò nel 1882 come giornalista; è a questo periodo che risale l’assunzione dei temi e degli interessi che diventeranno caratteristici dello scrittore, come il rapporto tra i dominatori bianchi e la popolazione indigena, la funzione civilizzatrice dei britannici (il famoso «fardello dell’uomo bianco»), Le prime prove narrative: Tre soldati (Soldiers three) e Racconti dalle colline (Plain tales from the hills), entrambe apparse nel 1888, che diedero notorietà al nuovo scrittore prima ancora del suo rientro in patria nel 1889. Ma una vera popolarità K. l’ottenne con le Ballate di caserma (Barrack-room ballads, 1892), testi poetici miranti a definire il significato politico ed etico dell’azione inglese in India, ma spesso più liberamente aperti (come poi i capolavori kiplinghiani) all’esaltazione della libertà e della creatività individuale. I massimi risultati di K. si ebbero con i due Libri della giungla e specialmente con un altro romanzo, Kim (1901).  I libri della giungla celano sotto le strutture della fiaba un originale impianto ideologico, che mette a fuoco il problema del rapporto dell’individuo con la società e del primato della legge morale sugli impulsi esistenzial. A tanta ampiezza tematica corrispondono soluzioni stilistiche che conciliano felicemente la scioltezza narrativa e la compattezza formale. Nel racconto, un genere coltivato lungo tutto l’arco della sua carriera, queste qualità toccano vertici assoluti, sia nelle già citate raccolte giovanili, sia in quelle della maturità.  Quanto alla sua opera poetica, popolarissima fino circa agli anni Venti e poi trascurata dalla critica, rivela oggi, grazie anche alla lettura che ne diede Th.S. Eliot, notevoli pregi: il ritmo vigoroso, che riecheggia spesso le severe cadenze degli inni metodisti, l’abilità nell’uso del metro della ballata, e una sincerità nell’esprimere la propria visione degli eventi e degli uomini che non a caso provocò qualche risentimento nella regina Vittoria (La vedova a Windsor, The widow at Windsor). Da: Enciclopedia della letteratura, Garzanti 2007

Source: libri inviati dall’editore, ringraziamo Marina dell’ufficio stampa Gallucci.

:: FELICITÀ VERDE – Piccola guida per coltivare in casa di Simonetta Chiarugi (Longanesi 2020) a cura di Giulietta Iannone

21 maggio 2020

FELICITÀ VERDE - Piccola guida per coltivare in casa di Simonetta ChiarugiSono convinta che alcuni di voi pensano di avere il pollice nero, di essere totalmente negati per il giardinaggio, come se per praticarlo ci volesse chi sa quale scienza infusa. Bene, Simonetta Chiarugi, scrittrice e garden blogger, è felice di spiegarci che non è vero, che chiunque può far fiorire un giardino, un balcone, un terrazzo, basta mettere in pratica alcuni accorgimenti e sapere cosa fare. Sfatato questo preconcetto sarà perciò piacevole leggere FELICITÀ VERDE – Piccola guida per coltivare in casa, quinto volume della collana ebook Clouds Longanesi, un manuale fotografico ricco di consigli, accorgimenti, piccoli segreti svelati capaci di rendere tutti entusiasti amanti delle piante e della natura.

Coltivare piante e fiori è rilassante, dà gioia e serenità, è quasi un toccasana spirituale che fa crescere in noi la consapevolezza che la natura è un essere vivente in comunione con noi. Disponibile dal 21 maggio FELICITÀ VERDE – Piccola guida per coltivare in casa è un ebook di piacevole lettura, con belle immagini e schede tecniche dettagliate ma brevi ed essenziali. Avere un orto-giardino domestico è insomma qualcosa alla portata di tutti, e la cosa bella è scoprire che non è neanche difficile, il principiante più assoluto, con molti strumenti che ha già in casa, può fare miracoli e arricchire la sua vita di “felicità verde”.

Simonetta vi insegnerà come fare germogliare una testa d’aglio, o fare una talea, o coltivare una pianta d’aloe, pianta medicamentosa che è un vero toccasana per tutti i piccoli e grandi disturbi della pelle, cicatrizzante, disinfettante, insomma non deve assolutamente mancare sul vostro balcone o terrazzo. Ma non solo potrete imparare a fare un compost, e soprattutto il segreto per non fare marcire le radici delle piante in vaso. Ma non ve l’anticipo, lo troverete ben descritto nell’ebook.

A me la lettura di questo libro ha messo allegria e buon umore, e scrollato un po’ via la pigrizia che sempre mi assale quando è ora di fare lavori nell’orto o in giardino. Simonetta Chiarugi ha un linguaggio chiaro, semplice e competente da vera appassionata di giardinaggio, e specie in questo momento in cui tutti abbiamo pensato quanto anche solo un piccolo orto potrebbe aiutarci, una buona occasione che potrà poi essere approfondita con manuali più specifici e tecnici. Ma come in tutte le cose, la cosa più difficile è il primo passo.

Simonetta ha anche un canale Youtube che ho scoperto e potete seguire.

Simonetta Chiarugi, scrittrice e garden blogger, si occupa di garden design e cura la seguita pagina Instagram @Aboutgarden, dove offre pillole di giardinaggio e creatività ai suoi lettori. Autrice di Buon Gardening (2015) e Più orto che giardino (2016), collabora con numerose riviste, tra cui Casa in Fiore, Gardenia e Famiglia Cristiana. Vive a Celle Ligure, dove sperimenta le sue creazioni nel verde.

Source: ebook inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Ernesto dell’Ufficio stampa Longanesi.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Gianluca Barbera

20 maggio 2020

Dopo la buona accoglienza dei precedenti incontri prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Gianluca Barbera, ricorderete il bel libro Marco Polo, Castelvecchi Editore, uscito lo scorso anno.

Sarà con noi lunedì 25 maggio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

mia foto a Lisbona

Ma ora scopriamo insieme chi è Gianluca Barbera:

Gianluca lavora in ambito editoriale. Tra le sue pubblicazioni, il saggio Idee viventi. Il pensiero filosofico in Italia oggi (2017) e i romanzi La truffa come una delle belle arti (2016), Magellano  (2018), Marco Polo (2019), vincitori di numerosi premi e tradotti all’estero. Da Magellano è stato tratto uno spettacolo teatrale con Cochi Ponzoni. Collabora con le pagine culturali de “il Giornale” e con le riviste on-line “Pangea” e “Letteratitudine”. Il suo ultimo romanzo, Il viaggio dei viaggi, edito da Solferino Libri, è da poco in libreria.

I libri di cui parleremo: Il viaggio dei viaggi Solferino Libri e Marco Polo Castelvecchi Editore.

Un consiglio, cercate di leggere i suoi ultimi libri pubblicati, ma anche i precedenti così si potranno fare domande più mirate. Ma anche le domande generiche vanno benissimo!

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Alessandro Bastasi

18 maggio 2020

Alessandro BastasiEcco il resoconto del secondo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 18 maggio sul nostro Gruppo Facebook. L’incontro è durato circa un’ora, e sembra che la formula dell’intervista collettiva stia raccogliendo parecchi consensi. Alcuni editori mi hanno contattato, e alcuni autori si sono detti disponibili a partecipare. Per ora abbiamo già in programma un ospite per il 25 maggio e uno per il 1 giugno, poi si vedrà, nei prossimi giorni saprete l’identità del prossimo ospite. Ma ora buona lettura!

Noi lettori siamo curiosi, vogliamo immaginarci Alessandro Bastasi mentre scrive. Scrivi in cucina? O hai uno studio appartato? Descrivicelo, sei circondato di libri? Hai una finestra che si affaccia sui palazzi di Milano?

Quando sono a Milano scrivo nella stanza che chiamo biblioteca, tra i libri, su una scrivania di mio nonno di fine Ottocento. Quando sono in campagna invece scrivo in mansarda, fuori le colline, gli alberi e i fiori. Adesso sono a Milano.

Ascolti musica mentre scrivi? Di che tipo?

No, silenzio assoluto. La musica è nel ritmo che ricerco nella scrittura.

Era la Milano da bere – Morte civile di un manager, Morte a San Siro, Notturno metropolitano, Milano rovente, la tua avventura con Fratelli Frilli Editori continua, hai trovato in questo editore accoglienza per il tuo particolare modo di scrivere noir, anche socialmente impegnati. Ti hanno dato grande libertà?

Sì, con Frilli massima libertà. E’ un editore speciale, un amico, molto corretto e di grande professionalità. A papà Marco, purtroppo scomparso, era piaciuto molto il mio modo di scrivere, e la stima continua con il figlio Carlo.

In questi anni in che misura è cambiato il tuo stile, il tuo modo di intendere la letteratura?

Il modo di intendere la letteratura non è cambiato, per me scrivere vuol dire cercare di far pensare i lettori sui temi che mi stanno a cuore raccontando una storia, quindi non meccanicamente, ma attraverso le emozioni che essa provoca. Il mio stile sì, penso sia cambiato dal mio primo romanzo, prima era dettato da un’urgenza, scrivevo di getto, adesso sono molto più attento allo stile, al ritmo, al linguaggio in genere.

Iniziamo con Milano rovente, un noir della serie del commissario Ferrazza. Ce ne vuoi parlare? Cosa ti ha spinto a scriverlo?

Milano rovente mette in scena due temi a me suggeriti dalla cronaca: il dilagare della droga, a prezzi sempre minori, tra i giovani e il tema del ricciclo illecito dei rifiuti. E ho creato un’atmosfera “rovente”, appunto, simboleggiata da un’estate caldissim tropicale, che fiacca i corpi e le intelligenze, tanto da rovinare anche i rapporti umani.

Milano è sempre lo scenario privilegiato delle tue storie. Quanto ti senti debitore con la Milano di Scerbanenco?

Sì, mi sento molto debitore con la Milano di Scerbanenco.

La scelta di Lazzaro, esce in edizione riveduta e corretta con Divergenze. Era già uscito nel solo in ebook per Meme Publishers. La lotta armata degli anni 70 in Italia, è stata quasi dimenticata, se non rimossa, lo Stato ha vinto, molti militanti di allora, diventati pentiti, sono tornati nella vita civile e scrivono editoriali sui giornali. Perché affrontare un tema simile, in questo momento?

Perché la narrazione che si è fatta in questi decenni del fenomeno della lotta armata è ridotta a puro fatto di ordine pubblico, mentre la sua genesi e il suo sviluppo sono molto più complessi. Ne La scelta di Lazzaro metto in scena un ex militante della lotta armata cercando di capire (non di giustificare) le ragioni che l’hanno indotto a prendere quel percorso e quello che gli succede “dopo”, una volta uscito di prigione. Portando in primo piano il fatto che le azione compiute non sono mai senza conseguenze, anche “dopo”.

La Russia è un tuo grande amore, compare quasi sempre nei tuoi libri, il tuo romanzo d’esordio “La fossa comune” era un thriller politico ambientato nella Russia post-sovietica dei primi anni ’90, o anche sullo sfondo o con personaggi come Julia Livtinova di “Milano Rovente”. Un po’ come il Sud Africa per Agatha Christie. Da dove nasce questo legame?

Sono sempre stato appassionato delle storia, della cultura, della letteratura russa. Non dimenticare che per un uomo di sinistra come me fino a un certo punto Lenin è stato un punto di riferimento. Poi ho avuto modo di viverci per circa tre anni, fianco a fianco di tanti amici e conoscenti, e sono esperienze che segnano.

Come scegli i nomi dei tuoi personaggi? Usi nomi e cognomi anche modificati di amici, o parenti, persone a cui vuoi bene anche nella vita reale, fuori dalla pagina scritta?

No, non seguo questo metodo. Cerco nomi il cui suono mi dica qualcosa su di loro o mi evochi qualcosa Per i nomi stranieri vado alla ricerca su internet e scelgo quelli che mi suonano meglio. Julia in Milano rovente mi dava ad esempio l’impressione di una matrona, Lazzaro è un nome che da solo è molto evocativo.

Un tema centrale dei tuoi noir è descrivere una generazione che ha visto i propri ideali calpestati, i propri sogni infranti. È restato ancora un po’ di quell’autenticità e di quell’entusiasmo che animava i giovani degli anni ’70?

Se è rimasto, è rimasto in modo diverso. Noi volevamo fare la scalata al cielo, cambiare tutto, abbattere il capitalismo. Oggi l’entusiasmo e l’autenticità lo vedo in certi movimenti, come quello ecologista innescato da Greta a livello planetario. Più concreto, reale, meno ideologico. Ecco, sì, noi eravamo l’ideologia, i giovani di oggi (non quelli diciamo così da spiaggia che non sanno nemmeno chi fosse Hitler) tendono non tanto a sovvertire le strutture economiche, ma a renderle umane, soprattutto per il futuro.

La Russia di oggi tra oligarchi e rivendicazioni sociali è lo scenario ideale per un noir? Che legame c’è tra Mosca e Milano?

Non vado in Russia da dicembre del 1993, quindi non ho una conoscenza diretta. Sì, potrebbe essere uno scenario ideale per un noir, un ambiente che mi immagino oscuro, dove comandano le oligarchie, e abbonda la corruzione, dove la democrazia è più una parola che un fatto reale. Ma posso sbagliare, so quello che leggo sui giornali, come voi.

Molto diverso da Milano.

Quanto lavoro ti ha richiesto la stesura di La scelta di Lazzaro? Che tipo di ricerche hai condotto per la nuova edizione?

La stesura della Scelta di Lazzaro paradossalmente non ha richiesto tantissimo tempo. Avevo già letto parecchi libri sul tema, e comunque avevo bene in mente gli anni Sessanta (fine) e Settanta, che ho vissuto profondamente, dall’interno se così si può dire. Il tempo maggiore è stato quello richiesto dal modo di strutturare il romanzo, che non doveva essere un saggio. L’idea che ha accelerato il tutto mi è venuta rivedendo il film “Portiere di notte“, dove una donna ebrea che era stata in campo di concentramento nazista, incontra nel portiere di un albergo il suo aguzzino di allora. Da quel momento sono partito in quarta. Per la nuova edizione non ho fatto ricerche particolari, c’è stato soprattutto uno splendido lavoro di editing da parte dell’editor di Divergenze, Giorgio Mascari.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Non penso che la letteratura abbia il potere, lei, di modificare il presente. Piuttosto deve “far male”, nel senso di far pensare, di presentare la realtà sotto punti di vista diversi da quelli trasmessi dalla politica ufficiale e dai media mainstream. Non voglio catarsi, nei mie romanzi, il bene in genere non trionfa sul male, perché anche il cosiddetto bene ha aspetti neri. E sono questi che cerco di mettere in evidenza.

Infine mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti futuri di scrittura.

Sto scrivendo il nuovo romanzo con Ferrazza e Co. per Frilli. Se hai letto Milano rovente, nelle ultime pagine c’è un’indicazione precisa sul prossimo libro 🙂 Poi sto pensando a un romanzo che esplori altri territori, oltre il noir come lo intendiamo, con più contaminazioni. Ma di questo parleremo in seguito.

Michele Di Marco

Alessandro, conoscendoti un po’ so che hai fatto e ti sei occupato tanto di teatro. Hai mai pensato a trasformare i tuoi romanzi, dove spesso la comunicazione diretta ha un peso importante, ma in cui contano anche parecchio sia le descrizioni ambientali e storiche, sia la “cultura” e la biografia dei personaggi, in sceneggiature teatrali (o magari cinematografiche)?

No, non ci ho mai davvero pensato. Scrivere per il teatro non significa solo dialoghi, il teatro è fatto di tanti elementi, la scena, le luci, i “materiali” teatrali, quindi l’approccio è diverso. Però mai dire mai.

Approfitto della risposta sull’editore Frilli per una seconda domanda: nel loro catalogo sono presenti diverse serie, e anche i tuoi romanzi più recenti sono caratterizzati da una piccola “famiglia” di personaggi, di cui accompagni la crescita e la maturazione, anzi mi sembra che proprio le storie che fai vivere loro contribuiscano via via a definirli meglio.
Queste vicende “seriali” nascono di volta in volta o hai già una specie di quadro evolutivo in mente e poi adatti le storie che ti vengono in mente – e che spesso presentano riferimenti a fatti reali contemporanei – ai confini di questo quadro?

Ho in mente un quadro evolutivo, sì, e adatto le storie all’interno di questo quadro. Oltre ai personaggi seriali però di volta in volta insrerisco altri personaggi, che spesso diventano dei comprimari, che a volte tornano a comparire nei romanzi successivi.

Vedi ad esempio Ferrazza, il commissario, un uomo normale, senza problematiche particolari, che via via acquisisce consapevolezze grazie all’ispettore Ceolin, alla sua compagna e al padre della sua compagna, Guido Barbieri.

Provo un’ultima domanda: lasciando stare se si tratta di autori esordienti o no, mi consigli qualche libro che hai letto di recente e che ti è piaciuto (sperando di riuscire a superare il quasi-blocco da lettore che ha accompagnato la mia quarantena)?

Sto rileggendo i 49 racconti di Hemingway, e i racconti di Carver. E altri romanzi americani d’antan, come quelli di Dos Passos. Da rileggere anche Furore di Steinbeck. Meravigliosi.

:: Un’ intervista con Estelle Hunt a cura di Giulietta Iannone

15 maggio 2020

Un matrimonio vittoriano Amori vittoriani Vol. 1Benvenuta su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Immagino che Estelle Hunt sia uno pseudonimo, ma tu sei italianissima. Ci vuoi parlare un po’ di te? Dove sei nata? Che studi hai fatto?

Grazie a te per l’invito, felicissima di essere qui. Sono nata a Genova 43 anni fa, ma ormai da moltissimo tempo abito in un paesino della provincia di Viterbo. Ho scelto uno pseudonimo straniero perché un tempo erano per lo più americane e inglesi a pubblicare romance, soprattutto storici. La scelta quindi è dovuta al mio retaggio di lettrice, cambiare ora non avrebbe più senso e neppure lo vorrei, sono molto affezionata a Estelle. Dopo aver conseguito il diploma di ragioneria, ho fatto la famosa gavetta, una serie di lavori molti diversi tra loro, dalla manovalanza agricola, fino alla segretaria di direzione. Ho sposato il mio compagno di banco delle superiori, ho due bambini di quasi 12 e 8 anni e una cagnolina di nome Margot. Amo leggere, passeggiare in campagna, cucinare per gli amici, bere vino rosso.

Come ti sei avvicinata alla scrittura? E alla scrittura di romance, sia contemporanei che storici?

Credo che ogni lettore forte si avvicini prima o poi alla scrittura, è un processo naturale che non sempre però sfocia nella pubblicazione. Ho iniziato a scrivere da ragazzina, per lo più poesie orrende e storie prive di logica. Quando mi sono avvicinata agli scrittori sudamericani ho provato a cimentarmi in qualcosa di più serio, o meglio, ho tentato di dare un senso ai pensieri, alle fantasie, ai personaggi che affollavano la mia testa. Parliamo di circa vent’anni fa, l’editoria era molto diversa da oggi. L’autopubblicazione era considerata come una macchia indelebile sul curriculum di un aspirante scrittore e le CE erano blindatissime. Con la nascita del self publishing chiunque ha potuto realizzare il sogno e io ho colto l’opportunità. Ne venivo da un periodo complicato. Una seconda gravidanza in cui mi sono riavvicinata al romance e i primi difficili mesi di mio figlio, durante i quali mi sono rifugiata negli storici. E ho iniziato a scrivere Emmeline. Il resto è venuto da sé.

Parlaci dei tuoi libri, cosa hai pubblicato finora? Quale è il tuo ultimo romanzo?

I miei libri sono tutti romance. Il primo, Emmeline, è uno storico ambientato alla fine del 1800. Dopo ho pubblicato solo contemporanei, tra cui un paio di erotici scritti a quattro mani con la meravigliosa Lidia Calvano. Adoro scrivere entrambi i generi, sebbene lo storico sia più nelle mie corde. Ogni romanzo è una sfida. Lo è stato Rehab, con le sue sfumature fosche, lo è stato L’uomo dei sogni, molto più romantico e tranquillo. Storie molte diverse tra loro, ma che richiedono ogni volta un impegno costante, ricerca e studio. Un matrimonio vittoriano mi ha riportato nell’Inghilterra di metà 800 ed è stato come respirare una boccata d’aria fresca.

Sei una lettrice? Che tipo di libri leggi? Quali sono le tue autrici preferite?

Posso definirmi una lettrice onnivora, sebbene non ami particolarmente gli horror, i chick lit e i distopici. Ho diversi autori che amo: Marquez, Allende, Follett, Zafon, Anais Nin, Miller. Se parliamo di romance, le mie preferite in assoluto sono Brandewyne, Woodiwiss, Heyer, Lucinda Brant, Keyplas. Tra le italiane Adele Castellano, Angela White, Amalia Frontali. Ce ne sono altre mille che ora mi sfuggono, appena invierò questo file dirò, perché non ho citato anche loro?

Hai un sito? Una pagina per stare vicina ai tuoi lettori?

Vivo in uno stato di perenne confusione mentale. Gestire un gruppo o un sito internet per me sarebbe impossibile. Ho un profilo facebook, che chiudo quando sono nel pieno del processo creativo, proprio come ora, una pagina autrice e Instagram, del quale devo ancora capire il meccanismo.

Il pubblico dei romance è molto esigente? Pretende grande accuratezza sia nei romance contemporanei che storici?

Il romance deve emozionare, è questo che le lettrici vogliono. Leggo questo genere di libri da tantissimi anni, frequentavo un forum che se ne occupava a 360 gradi perciò posso affermare che le lettrici sono molto, molto esigenti. È però cambiato il mercato. Rispetto a pochi anni fa, le uscite mensili sono cresciute in maniera esponenziale e la nascita del digitale ha permesso di abbassare considerevolmente i prezzi, quindi se un tempo con 4 euro si acquistava un libro da edicola ora se ne comprano 8. Il self publishing ha permesso a chiunque di pubblicare, quindi l’offerta è schizzata alle stelle, innescando un processo che ha prodotto una sorta di bulimia letteraria. La stragrande maggioranza delle lettrici pretende accuratezza formale, tuttavia è innegabile che ci sia una parte che si accontenta, favorendo la diffusione di prodotti scadenti.

Soprattutto le lettrici più giovani modellano la loro educazione sentimentale tramite la lettura dei romance. In che misura ti senti responsabilizzata da questo?

Non mi sento per niente responsabilizzata, i genitori hanno il dovere di educare e rispondere a domande più o meno imbarazzanti. Parlo con cognizione di causa, perché ho una figlia quasi adolescente. Se non tratto determinati argomenti è perché non li sento miei. Ad esempio, non riuscirei a scrivere un dark contemporaneo dove lei subisce violenza e vessazioni e malgrado ciò si innamora del suo aguzzino; però uso dinamiche simili (non uguali) in epoca vittoriana, quando la donna era considerata molto, molto poco. Credo che sia altrettanto pericoloso proporre a una ragazzina il modello di uomo bello, arrogante e ricco che con i soldi risolve tutti i suoi problemi. Il romance è un sogno messo su carta. Negli anni 80 il modello di uomo che andava per la maggiore era quello che non doveva chiedere mai e anche noi in fondo ci siamo lasciate fuorviare da questi rudi e affascinanti rubacuori, salvo poi innamorarci di uomini in carne ed ossa, con tutti i loro splendidi difetti.

Il pubblico dei romance è un pubblico prevalentemente femminile. Pensi che ci sia ancora bisogno di romanticismo nella nostra società sempre più tecnologica?

Nel corso del tempo il romance ha subito un lento e profondo cambiamento. Come ho già scritto, gli uomini negli anni 70/80 erano prepotenti, maschilisti, spesso anche violenti. Di contro le donne erano dipinte come esseri deboli e umorali. Oggi la situazione è molto cambiata, anche grazie al movimento Metoo. Nei contemporanei le protagoniste sono toste, indipendenti e sanno bene ciò che vogliono. A volte questo atteggiamento lo troviamo persino negli storici. In tutto questo processo la costante è appunto il romanticismo. Quindi sì, nonostante la tecnologia, o forse proprio a causa del suo eccessivo utilizzo, abbiamo ancora bisogno di romanticismo.

È più facile scrivere romance ambientati nel presente o nel passato?

Sicuramente è più semplice scrivere contemporanei. Nello storico va utilizzato un registro più formale, i dialoghi devono seguire le regole dell’epoca in cui si è ambientata la storia e non è per niente facile calarsi nel periodo. Per aiutarmi, quando scrivo storico leggo solo storico.

Quale periodo del passato ti appassiona di più?

Il periodo che mi affascina di più è il vittoriano. Per la donna c’è stata una quasi totale sottomissione all’uomo, le gabbie che indossavano sotto gli abiti ne sono un emblema. Di contro si inizia a parlare di emancipazione, modernità, il 900 è alle porte e da lì cambia tutto molto velocemente. Forse è proprio il modo repentino in cui ci siamo lasciati alle spalle galateo e crinolina che lo fa immaginare come un periodo più romantico e migliore di quanto sia stato realmente.

Come ti sei documentata per scrivere Un matrimonio vittoriano: Amori vittoriani Vol. 1?

In un romance la componente storica non è preponderante, ma bisogna conferire l’atmosfera e per quello è necessario leggere molti libri scritti o ambientati all’epoca, la lettura diventa studio. Ho quaderni pieni di annotazioni. Per lo storico che deve uscire, La modista di Bombay, c’è stata una ricerca più approfondita, perché del periodo coloniale sapevo poco.

La componente erotica nei tuoi libri è molto significativa? Preferisci descrivere amori casti o non disdegni scene sessualmente esplicite?

Nei miei libri il sesso c’è sempre, anche se in quantità e modi diversi. Credo che se parlo di una storia d’amore, la componente sessuale sia imprescindibile a meno che non racconti di una coppia che vuole arrivare vergine al matrimonio e faccio terminare il romanzo a: Sì, lo voglio. Cambia il modo in cui lo mostro. In uno storico cerco di essere più delicata, in un contemporaneo, soprattutto nei dialoghi, metto qualche parola spinta. In Rehab e Devotion, che sono erotic romance, abbiamo osato molto, molto di più, ma in quel caso è il genere che lo richiede. Non amo il dirty talking, ne faccio un uso parsimonioso.

Come accolgono le lettrici questa tua scelta?

Chi mi legge sa cosa aspettarsi e sa che non troverà solo sesso nelle mie storie. Deve essere bilanciato dalle emozioni, da tanti avvenimenti. Non può essere ginnastica da letto che funge da collante tra pochi eventi, insomma un riempitivo di pagine. Il sesso in un romance è il sale, non la portata principale.

Sei un’autrice autoprodotta di successo, nella classifica Amazon sei sempre ne primi posti nel romance storico. Hai ricevuto già proposte da editori tradizionali? Come le valuteresti?

Dai miei libri ho ricevuto tante soddisfazioni, anche delusioni, e entrambe in qualche modo mi sono servite per crescere professionalmente e umanamente. Proposte in questi cinque anni ne ho ricevute pochissime, si contano sulle dita di una mano. Ho accettato l’unica che mi ha ispirato fiducia, la Hope Edizioni, con la quale ho pubblicato i due romance storici della serie Amori di fine secolo.

Grazie del tempo che mi hai dedicato, nel salutarti come ultima domanda mi piacerebbe chiederti se attualmente stai scrivendo, e quale sarà il tuo prossimo libro?

Il prossimo romanzo è La modista di Bombay, secondo volume di Amori di fine secolo, che uscirà per la Hope Edizioni. Sono in piena fase di editing, ma non manca molto ormai. A fine anno, se tutto va secondo le previsioni, pubblicherò Il ritorno del mercante, secondo volume della serie Amori vittoriani, una storia piena di angst e romanticismo, che racconta di seconde possibilità. Grazie a te, è stato molto divertente e piacevole rispondere alle tue domande.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Alessandro Bastasi

14 maggio 2020

Siamo così contenti del precedente incontro con la brava Elena Bibolotti che subito ci siamo messi in moto per organizzare il prossimo. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Alessandro Bastasi, che sarà con noi lunedì 18 maggio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

Alessandro Bastasi

Ma ora scopriamo insieme chi è Alessandro Bastasi:

Alessandro è nato a Treviso nel 1949. A 27 anni si è trasferito a Milano, dove attualmente vive.
Nel passato è stato attore e autore di numerosi articoli di argomento teatrale per riviste del settore e quotidiani. Dal 1990 al 1995 ha trascorso lunghi periodi all’estero, in particolare a Mosca tra il 1990 e il 1993. Gli avvenimenti di quegli anni – di passaggio dall’URSS alla nuova Russia – gli hanno dato materia per il suo primo romanzo La fossa comune, pubblicato nel 2008 e ambientato nella capitale russa. In seguito ha pubblicato i romanzi La gabbia criminale (2010), Città contro (2012) con Eclissi Editrice, La scelta di Lazzaro (2014) in ebook con Meme Publishers, Era la Milano da bere (2016), Morte a San Siro (2017), Notturno metropolitano (2018) e Milano rovente (2019) con Fratelli Frilli Editori e la nuova edizione di La scelta di Lazzaro (2020) con Divergenze Editore.
Suoi racconti sono presenti in varie antologie e siti letterari.

Il libri di cui parleremo: Milano rovente e La scelta di Lazzaro

Un consiglio, cercate di leggere o Milano rovente o La scelta di Lazzaro, suoi ultimi libri pubblicati, ma anche i precedenti così si potranno fare domande più mirate. Ma anche le domande generiche vanno benissimo!

Per chi volesse approfondire ecco anche due mie precedenti interviste all’autore:

Liberi intervista Alessandro Bastasi 2009

Liberi intervista Alessandro Bastasi 2014

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi come la volta scorsa.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Elena Bibolotti

12 maggio 2020

 

Ecco il resoconto fedele dell’incontro tenutosi ieri, 11 maggio, sul nostro Gruppo Facebook. In tanti ci hanno seguito con affetto, molti lettori sono intervenuti, ed Elena è stata davvero in gamba a rispondere in tempo reale, con grande spirito di improvvisazione, a tutte le domande anche a quelle più impegnative. L’incontro è durato circa un’ora, ma il tempo è davvero volato. Io ero molto nervosa prima dell’inizio, ma tutto e andato bene. Ringrazio anche qui tutti i partecipanti, sono stati loro ad avere reso l’incontro davvero speciale. E ora buona lettura! 

Io e il Minotauro, edito da Giazira Scritture è il tuo nuovo romanzo, ce ne vuoi parlare? Cosa ti ha spinto a scriverlo? Quale è stata la motivazione profonda che ti ha fatto decidere di scrivere una storia così emotivamente impegnativa?

Io e il Minotauro è la naturale prosecuzione di Conversazioni sentimentali in Metropolitana uscito per Castelvecchi nel 2017, ma è un passo avanti. Mi spiego meglio: se Conversazioni parlava di violenza domestica da parte di un fratello nei confronti della giovane protagonista, questo secondo lavoro affronta il tema della “manipolazione relazionale” all’interno di una coppia, ossia del meccanismo che conduce a un rapporto non più paritetico ma vittima/carnefice.

L’ho scritto perché mi occupo fondamentalmente di rapporti “estremi”. Dal sadomasochismo di cui parlo in Justine 2.0, alle parafilie di Pioggia Dorata.

La motivazione profonda che mi ha spinta a affrontare un tema così delicato e un tipo di relazione “squilibrata” dove giocoforza qualcuno uscirà perdente, è che io l’ho vissuta. È l’ultima zavorra di cui dovevo liberarmi prima di affrontare temi completamente distanti da me.

Quanto lavoro ti ha richiesto la stesura di questo libro e quanto impegno emotivo?

Pochissimo tempo, ho impiegato meno di sei mesi per la prima stesura, per me un tempo record, ma moltissimo impegno emotivo. Poco tempo perché non è un romanzo dalla struttura complessa. Avviene tutto davanti agli occhi del lettore, è scritto in forma presente e in prima persona. Piuttosto ci ho messo molto a decidermi a pubblicare. Essere arrivata in finale al Premio Walter Mauro 2017 è stato un fattore decisivo per la pubblicazione.

Un romanzo forte, che colpisce nel profondo i lettori e soprattutto le lettrici. Il tema della manipolatore relazionale da cosa si differenza dalla violenza domestica più diffusa?

Devo contraddirti: finora i più colpiti sono stati i lettori. Molti si sono confessati, hanno visto dentro di sé il germe del Minotauro, leggendo il romanzo si sono spaventati di se stessi.

Le lettrici si stanno manifestando più lentamente e con timidezza, forse perché come qualcuna mi ha scritto “il romanzo scava nel cuore delle donne”, in quelle che leggendolo si scoprono vittime e magari non lo sapevano o non volevano riconoscerlo, in quelle che sono state manipolate e hanno voluto dimenticare. Però, è vero, è un romanzo in grado di graffiare. E in qualche modo era quello che volevo.

Quello della manipolazione è un percorso lungo, fatto di trabocchetti, di giochi di potere, di strategie. La manipolazione trasforma. Adele, per esempio, pensava di essere sovrappeso, di essere poco attraente. Gimmi l’aveva trasformata. Il manipolatore tende ad allontanare la vittima da chiunque possa aiutarla a uscire dal labirinto emozionale. Talvolta ci mette anni a rendere la vittima completamente asservita. La violenza domestica è forza bruta e irrazionale, non cerca la dipendenza psicologica, crea soltanto paura.

Io e il Minotauro avrebbe dovuto essere il secondo episodio di una trilogia iniziata con Conversazioni sentimentali in metropolitana, poi cosa è successo?

È successo che se non hai poteri contrattuali e non sei un “prodotto” nessuno ti dà l’attenzione che una trilogia viceversa vorrebbe. Per cui i romanzi sono due romanzi distinti con temi affini, cui forse seguirà un terzo, che affronterà il tema del potere all’interno della coppia da una nuova angolazione.

Adele e Gimmi, i tuoi personaggi, come li hai costruiti? Come hai sviluppato la loro dinamica relazionale? Hai utilizzato qualche modello comportamentale, o hai seguito l’intuito?

Non uso schemi né preparo prima la trama. Generalmente il finale lo scrivo quando sono in procinto di pubblicare. Il lavoro di scrittura creativa fa sì che siano i personaggi a condurmi. Soltanto per alcune scene ho voluto verificarne personalmente la plausibilità di azioni e reazioni dei protagonisti, per esempio per quella degli slip al ristorante.

Modelli comportamentali, purtroppo, ne ho avuto uno ben preciso da ricalcare, oltre ad aver letto molte storie di donne manipolate e aver scoperto che il modus operandi è più o meno sempre lo stesso da parte del carnefice.

Ciò che emerge in questa vicenda di inferno coniugale è la grande solitudine in cui entrambi i personaggi gravitano. È un tema centrale del tuo libro la solitudine e l’isolamento in cui spesso le vittime si trovano imprigionate?

Be’, sì, Gimmi non ha una famiglia solida alle spalle, è in definitiva completamente dipendente da Adele, non ci fosse lei lui non saprebbe dove andare. Adele ha un passato terrificante, oltre il peso di portare il nome di due genitori famosi nell’ambiente cinematografico. Non so se ricordi quando la protagonista racconta dell’amicizia con Silvia… Adele si sente in colpa per essere una privilegiata, quindi anche lei è sola. Ma tutti i miei personaggi sono soli. è complicato far scaturire un dramma da una famiglia felice, da un’esistenza priva di drammi.

Se non sono sole in partenza, le vittime di manipolazione a un certo punto lo diventano, il loro inferno diventa l’unico argomento di conversazione, il dramma di un amore così prende tutto lo spazio di un incontro. Adele non prova dolore nemmeno per morti in Siria. Il suo malessere finisce per essere omnicomprensivo, universale, le amiche si segnano al rovescio quando la vedono arrivare al Circolo.

Nel tuo libro c’è uno spaccato piuttosto critico del mondo televisivo e cinematografico, un dietro le quinte piuttosto graffiante, hai calcato la mano per esigenze narrative o ti sei ispirata alla realtà?

Mi sono ispirata alla realtà, almeno a quella che io ho conosciuto nella mia esistenza di attrice. È la faccia quella che conta, e anche qualche appoggio politico. Per me è stato molto faticoso farmi largo senza cedere a ricatti. E poi era importante che Adele svelasse anche il proprio aspetto cinico. Viceversa sarebbe stata una povera vittima priva di complessità e contraddizioni. Io amo i personaggi contraddittori.

Pensi che un libro possa cambiare la gente e così il mondo? Pensi che il tuo libro possa contribuire a migliorare le condizioni di vita di tante donne vittime di manipolazione relazionale?

Credo che la letteratura possa aiutare l’umanità a decifrare il mondo, non so se possa cambiarlo. L’intento del mio romanzo è quello di dire a chi sta vivendo il dramma: ecco dove sei, ecco come ti vedono gli altri. Vorrei che facesse da specchio sia per la vittima sia per il carnefice. Esattamente come Freeda, il personaggio che Adele crea on line, diventa uno specchio per lei. Ecco perché non ho creato complessità di trama. Perché la complessità avrebbe distolto il lettore dal procedere dei personaggi.

La tua scrittura ha una funzione sociale? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Non parto mai con finalità umanitarie, sebbene abbia fatto tanto teatro politico. È chiaro che interessandomi alle cose del mondo, di politica e società, di cambiamenti comportamentali, parto di quello che ho intorno, anche perché un romanzo deve coinvolgere il lettore, e può farlo solo se il tema in qualche modo lo tocca più o meno da vicino. Justine 2.0 era tutto sul sexting, nel 2013 era ancora una novità, con Pioggia Dorata ho tentato di far comprendere che il sesso estremo non si pratica soltanto nei romanzi rosa. Sicuramente so che amo l’altro da me, cerco la catarsi in un libro, e mi piacerebbe incidere almeno un poco nella vita degli altri.

So che hai ricevuto molti messaggi da lettrici che si sono sentite particolarmente toccate dal tuo romanzo. Quale messaggio, senza violare il diritto alla privacy, ti ha più emozionato?

Quello di un’amica che non sentivo da anni e che dopo avermi scritto: ho deciso di aspettare a suicidarmi, mi ha telefonato e ha pianto. È stato straziante.

Domande dei lettori

Michele Di Marco

Da quel che ho letto, ho intuito che il tuo ultimo romanzo, “Io e il Minotauro”, parla di una storia d’amore molto complessa, e mi sono incuriosito: posso chiederti di darmi qualche indicazione, senza ovviamente rivelare troppo per non rovinare la sorpresa di un tuo possibile futuro lettore?

Ciao Michele, qui di cosa parla il libro. https://bibolotty.wixsite.com/ilmiosito/io-e-il-minotauro

Guido Guidi

Ho letto il tuo precedente libro… e sto leggendo con piacere “Io e il Minotauro”. Come tuo lettore ritengo che sia giusto che passi meglio il messaggio che i tuoi non siano solo romanzi con uno “sfondo erotico” ma pure una analisi della condizione psicologica femminile quanto sottomessa ad una dipendenza affettiva dall’uomo. (Gs)

Purtroppo l’editoria italiana taglia tutto con l’accetta. E soprattutto non considera le donne in grado di parlare di eros e politica, eros e tematiche sociali. Ti attaccano un’etichetta e quella ti resterà addosso per sempre.

Alessandro Della Solidea

Elena non è possibile attuare una crowdfunding editoriale ?

Non m’interessa. Voglio chi investa su di me di tasca propria. Vorrei che la mia funzione fosse soltanto quella di “essere scrivente”.

Linda Balice

I personaggi del tuo romanzo appartengono a un ceto medio alto e ambedue lavorano nel mondo dello spettacolo, è stata una scelta casuale o voluta?

Una scelta voluta. In primo luogo perché a ispirarmi è stato un mio ex collega arrestato anni fa per aver marchiato a fuoco la sua compagna e averla ridotta in schiavitù, poi perché mi piaceva ambientarlo in luoghi che ho frequentato e di cui si parla poco, una casa di Produzione cinetelevisiva non si legge spesso nei romanzi, così come i meccanismi interni alla pre e post produzione, che fanno da contrappunto al dramma della protagonista, relegato infatti nel suo appartamento a Monverde Vecchio, quartiere romano storicamente abitato da attori. Inoltre mi serviva che quello di Adele fosse un personaggio fortemente ancorato alla realtà, che fosse integro e razionale. Proprio per sottolineare che a chiunque può capitare di finire nel labirinto del Minotauro.

Michele Di Marco

Elena, mi permetto una seconda domanda, sperando di non abusare della tua pazienza e di quella degli altri utenti del blog.
Leggo come incipit del tuo sito una citazione di Sylvia Plath: “A darmi il via fu l’amore”. Per quel che ne ricordo, Sylvia Plath visse una vita molto travagliata (fino a suicidarsi, forse per errore, molto giovane), e proprio l’amore contrastato verso il marito fu una delle cause della sua crisi.
Non so se queste vicende biografiche della Plath siano correlate alla tua opera, ma come mai hai scelto proprio quella frase?

Lessi La campana di vetro a 13 anni, da allora non ho mai smesso di leggere. E poi sì, anche perché era una donna fortemente debilitata dall’amore, come me. Bella domanda, grazie.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Elena Bibolotti

9 maggio 2020

La prima ospite delle nostre Interviste (im)perfette è la bella e brava Elena Bibolotti, che sarà con noi lunedì 11 maggio alle ore 18,30 nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autrice potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche io domande all’autrice. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

È un nuovo modo di fare interviste che mi è stato suggerito dall’osservazione che a volte le domande dei lettori sono altrettanto o forse più interessanti di quelle degli intervistatori di professione, ma spesso vanno perdute.

Elena Bibolotti

Ma ora scopriamo insieme chi è Elena Bibolotti:

Elena è nata a Bari, e ha trascorso l’infanzia in una casa piena di libri. Fondamentale per lei il contatto con la natura e l’amore per gli animali, lo spirito d’osservazione verso il mondo che la circonda; la cura verso il proprio corpo e la propria mente, accresciuta anche attraverso la meditazione.
Durante il liceo entra a far parte della Compagnia del Teatro Abeliano partecipando a diverse produzioni di Teatro per ragazzi. Da studentessa lavoratrice ottiene la Maturità Classica. Raggiunta la maggiore età si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia Nazionale d’Arte drammatica Silvio D’amico.
Il Jazz influenza la sua scrittura e nei contenuti e nel ritmo.
Nel 2009 collabora al Master in Scrittura creativa e Editoria come assistente di Roberto Cotroneo presso la prestigiosa Università Luiss Guido Carli. Lì rincontra Alberto Castelvecchi, con il quale aveva fatto un colloquio di lavoro poche settimane prima, che le suggerisce di scrivere un romanzo e come intitolarlo. Nasce così Justine 2.0
L’esperienza in Luiss sarà determinante nel suo nuovo lavoro.
Apre un blog. Pubblica diversi racconti per la l’editore Paolo Baron, 80144 Edizioni. Con il racconto “Campo di carne” ottiene il secondo posto al Premio Damiani 2017, con il romanzo “Io e il Minotauro” entra nella cinquina dei finalisti al Premio Walter Mauro 2017. Quattro sono le opere a suo nome: Justine 2.0 (Il cuore è soltanto un muscolo) INK Edizioni, Milano 2013; Pioggia Dorata (Sei storie amare) Giazira Scritture, Bari, 2015; Conversazioni sentimentali in Metropolitana, Castelevecchi Editore, Roma 2017; Io e il Minotauro, Giazira Scritture, Bari, 2020.
Elena Bibolotti lavora come editor free lance e consulente.

Per conoscerla meglio il suo blog:

https://bibolotty.wixsite.com/ilmiosito

Il libro di cui parleremo: Io e il Minotauro

Per chi volesse approfondire ecco anche una mia precedente intervista all’autrice:

Liberi intervista Elena Bibolotti

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi, è la prima iniziativa così strutturata, se funziona seguiranno altri incontri con gli scrittori che accetteranno il mio invito. Un ultima cosa, non saranno incontri a cadenza fissa, un po’ perchè ci vuole tempo per organizzarli, un po’ perchè preferisco conoscere le opere degli scrittori di cui modero gli incontri. Ecco detto questo, buone letture a tutti!

:: La ballata del Re di Pietra – Martinengo indaga sul Monviso di Fabrizio Borgio (Fratelli Frilli Editori 2019) a cura di Giulietta Iannone

7 maggio 2020

La ballata del Re di PietraNuova indagine per l’investigatore privato Giorgio Martinengo, nato dalla penna del piemontese Fabrizio Borgio, con La ballata del Re di Pietra – Martinengo indaga sul Monviso giunto al quarto romanzo della serie.
L’ambientazione montana ben riflette la ruvidezza dei personaggi che si muovono alle pendici del Monviso, il Re di Pietra, la montagna forse più ricca di fascino dell’arco alpino, ponte con la Francia (a soli 2 km dal confine) e da sempre terra di scalatori e contrabbandieri.
La gente di montagna è gente rude, concreta, di poche parole, ma con un cuore grande come l’anziano Giuseppe Paseo, a tutti semplicemente noto come Beppe, e la figlia Anna, guide alpine di lungo corso, e lo stesso Martinengo, che sebbene sia un uomo di pianura, non disdegna l’aria tersa delle vette, il silenzio dei ghiacciai, e la bellezza di una bella arrampicata tra laghi e picchi alpini.
La natura fa da sfondo a questa nuova indagine che porta il nostro Martinengo ad essere assunto da una compagnia assicurativa, la Helios, per far luce su una possibile frode assicurativa: un velivolo, un prototipo realizzato in alluminio areonautico, il 7075 o Ergal, giace disfatto sul costone sinistro del Monviso, portando con sè la morte del pilota collaudatore.
Suicidio, disgrazia accidentale, omicidio, Martinengo ha davati a sè un  ampio ventaglio di scenari tutti plausibili, ma per portare a compimento la sua indagine, deve andare sul luogo della tragedia.
Così in compagnia delle guide Beppe e Anna, di Gianluca Osella, l’azionista di maggioranza e Amministratore delegato della Granda Avio S.P.A., società produttrice del prototipo, di Raffaella Ferrero, segretaria particolare dell’Osella, e dell’avvocato Angela Beccaris, rappresentate legale della Helios, si reca a far visita al Re di Pietra.
Nello stesso tempo la montagna è teatro di una grande caccia all’uomo: una guardia giurata ha ucciso i suoi due colleghi ed è scomparso con il bottino raccolto dalle casse dei supermercati della zona.
Sul momento le due indagini sembrano slegate ma, come spesso accade nei libri di Borgio, legami invisibili intrecciano le storie e le sottotrame, in un groviglio complesso e inestricabile in cui solo Martinengo sembra potere scovare il classico bandolo della matassa.
Giallo classico in cui l’ambientazione piemontese, caratterizzata anche da tocchi di dialetto, la fa da padrone. Simpatico il protagonista, chi ha letto i libri precedenti della serie sicuramente coglierà meglio alcuni accenni sulla sua vita passata (per esempio quando accenna ai dissidi con il padre), ben caratterizzati i comprimari tra cui una nota per il Metallaro, personaggio molto particolare di cui non anticipo nel dettaglio il ruolo chiave nella vicenda. Insomma una piacevole lettura per chi ama la natura e risolvere misteri seguendo le tracce disseminate dall’autore.

Fabrizio Borgio nasce prematuramente nella città di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Collabora proprio come sceneggiatore e soggettista. Esordisce partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso e ricevendo il premio della giuria. Ha pubblicato Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche (terzo classificato al festival Lomellina In Giallo) e nel 2012 La morte mormora. Nel 2014 esce Vino rosso sangue, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Firma un contratto con la Acheron Books di Samuel Marolla con la quale pubblica il romanzo Il Settimino, terza avventura dell’agente speciale del DIP Stefano Drago. Sempre per Fratelli Frilli Editori escono Asti ceneri sepolte e Morte ad Asti (menzione d’onore al festival Giallo Garda 2018) con protagonista Giorgio Martinengo.  La Ballata del Re di Pietra è il quarto libro con protagonista l’investigatore Giorgio Martinengo. Dal 2015 è membro della Horror Writers Association. Sposato, vive a Costigliole d’Asti sulle colline a cavallo delle colline tra le Langhe e il Monferrato. Milita nella locale sezione della Croce Rossa Italiana come soccorritore.

Source: libro inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo Carlo Frilli.

:: Io e il Minotauro di Elena Bibolotti (Giazira Scritture, 2020) a cura di Giulietta Iannone

1 maggio 2020

Io e il MinotauroIo e il Minotauro, edito da Giazira Scritture, è il nuovo romanzo di Elena Bibolotti, già autrice di Justine 2.0., Pioggia dorata e Conversazioni sentimentali in metropolitana.
Autrice interessante la Bibolotti, coniuga il rigore e la disciplina appresa nel suo precedente percorso teatrale a una spontaneità e sincerità, quasi dolorosa, quando si tratta di sondare le pulsioni e i sentimenti dell’animo femminile.
Io e il Minotauro avrebbe dovuto essere il secondo episodio di una trilogia iniziata con Conversazioni sentimentali in metropolitana, ma sembra che non ci sarà mai il terzo per una questione di continuità editoriale. Premesso questo esiste pur tuttavia un senso di continuità in tutti i lavori della Bibolotti, capace come pochi autori in questi anni di analizzare contraddizioni e discordanze presenti nell’animo femminile, a torto ignorate se non eluse.
Protagonista di Io e il Minotauro è una coppia borghese, economicamente benestante, di professionisti in carriera. Lei, Adele, sicuramente più ricca e realizzata di lui, Gimmi, frustrato attore di scarso talento pur se bellissimo e affascinante come spesso i narcisisti sanno essere.

«Sveglia, cretina, quel narcisista malato di Gianmaria non cambierà mai e te la farà pagare per tutto il mese di agosto per qualcosa che non hai detto né fatto».

La loro relazione si basa su un complesso meccanismo di violenza e sottomissione, non solo fisica ma mentale e spirituale, le cui valenze e sfumature sono molto difficili da determinare e analizzare.

Appena Giulia esce, apro un file di word. Devo scrivere la sinossi perfetta per il mio alias, devo costruire l’esistenza di una donna sensibile, empatica. La preda giusta per un manipolatore relazionale.

Essenzialmente Gimmi è un manipolatore relazionale, ossessionato dal controllo che vuole avere su sua moglie, donna affatto debole o sprovveduta, ma incapace di uscire da questo labirinto emozionale, per fragilità familiari sue pregresse e per un insano spirito da crocerossina che le fa dire “io lo salverò”.
Comunque la loro relazione, pur tossica come tutte le relazioni prive di reali e autentici sentimenti corrisposti, è più complessa di quanto possa sembrare a prima vista. Gimmi ha a sua volta fragilità e debolezze, che ne determinano la sua aria tormentata e infelice, che affiorano in sprazzi di dolcezza soffocata dalla paura, di perdere lei, di essere abbandonato dall’unica donna da cui dipende la sua sopravvivenza anche materiale.
La sofferenza che infligge alla moglie sembra il riflesso di una sofferenza più profonda che ne delimita il carattere e le aspirazioni, e senza giustificarlo, chi usa violenza contro un suo simile che sia verbale o fisica infrange la sacralità e il rispetto che dovrebbe caratterizzate anche i più elementari rapporti umani, ne fa anch’egli una vittima di un meccanismo perverso e autodistruttivo.
Ma Adele non ha gli strumenti né la forza per salvarlo, può solo alla fine cercare di salvare se stessa, e così avviene.
La Bibolotti narra tutto questo tormentato percorso esistenziale con stile fluido e pacato, in cui l’analisi puramente razionale non prende mai del tutto il sopravvento in favore di una profonda compassione per entrambi i personaggi.
Non giudica in un certo senso né l’incapacità di Adele di lasciare il suo carnefice, né la debolezza caratteriale e morale di lui, che vede nella violenza fisica e mentale, alternata a un’intensa dipendenza sessuale, l’unico strumento di controllo a sua disposizione per affermare principalmente se stesso.
Come in tutti i rapporti umani non ci sono solo ombre, nei momenti felici, anche se pochi e rarefatti, anche lui appare come l’uomo che avrebbe potuto essere: affascinante, sensuale, anche sensibile. Ma la sua volontà di prevaricare l’altro ne determina la caduta inarrestabile verso un finale inevitabile che non anticipo, ma che giunge come una liberazione.
Ciò che emerge in questa vicenda di inferno coniugale è la grande solitudine in cui entrambi i personaggi gravitano: né gli amici, né i familiari, né persone esterne intervengano per spezzare le catene di questa prigionia psicologica e mentale, e la stessa Adele tarda a chiedere aiuto arrivando a mentire per giustificarlo, imprigionata in un ulteriore labirinto di ipocrisia sociale che sembra immobilizzarla.
Una lettura senz’altro impegnativa, per alcuni tratti anche sgradevole, che ci porta ad affrontare tematiche complesse e spesso solo superficialmente considerate arrivando quasi a colpevolizzare entrambe le vittime (non solo quelle che infliggono violenza, ma anche quelle che la ricevono). La Bibolotti attinge dal suo bagaglio emozionale personale e quasi in modo catartico dona a molte donne, che possono riconoscersi nella sua protagonista, gli strumenti per una positiva autocoscienza. Primo passo per una reale liberazione. Potere della vera letteratura.

Elena Bibolotti autrice pugliese trapiantata a Roma. Dopo aver frequentato la Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico si è dedicata alla scrittura. Tra le sue opere Justine 2.0., Pioggia dorata, Conversazioni sentimentali in metropolitana e Io e il Minotauro.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’ufficio stampa di Giazira Scritture.

:: L’arte di vivere dei benedettini di Anselm Grün (Edizioni San Paolo 2019) a cura di Giulietta Iannone

9 aprile 2020
L'arte di vivere dei benedettini

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Facciamo alcune riflessioni sul significato della parola philoxenia, hospitalitas, ospitalità. Lo xenox (lat. Peregrinus, hospes, hostis) è il forestiero, l’estraneo, che può diventare un nemico.
Ma anche tramite l’amore, ospite (hospes). Il forestiero vive lontano dal suo paese e dipende dall’amore e dalla protezione degli altri. A differenza del comune amore per il prossimo, dall’amore per gli amici, i figli e i genitori, la philoxenia (hospitalitas) è l’amore rivolto agli estranei.
Philoxenia è il movimento con cui ci avviciniamo alla persona che non conosciamo per cercare un’intesa, la accogliamo, così che grazie al nostro amore e alla nostra amicizia diventi un amico. Questo amore supera il divario che i sentimenti naturali suscitano in noi verso ciò che è estraneo. Gli estranei diventano amicaci questa è hospitalitas. Non è un rapporto economico, che implica comprare e pagare qualcosa, ma consiste nel donare e accogliere i doni degli altri.

Questo brano è tratto da Affinché un estraneo diventi un amico di Aquinata Bockmann, all’interno del capitolo L’ospitalità benedettina. Tutti gli ospiti che giungono in un monastero siano ricevuti come Cristo del volume L’arte di vivere dei benedettini, aneddoti e citazioni raccolte da Anselm Grün, edito in Italia da Edizioni San Paolo. Un libro ricco di riflessioni e meditazioni, sia spirituali che di buon senso pratico, che ci accompagnano nella ricca mistica benedettina.
La Regola di san Benedetto da Norcia, monaco cristiano nato circa nel 480, acquista nuova vita e può essere di aiuto anche a noi laici, specie in questo periodo di incertezza e difficoltà.
Ogni capitolo è preceduto da brani della Regola e poi dalle riflessioni di santi e commentatori cristiani, che Anselm Grun ha raccolto seguendo un filo logico e spirituale che arricchisce il lettore. Pregare, Ascoltare con il cuore, L’amore di Dio, La fiducia in Dio, Il lavoro, Umiltà, Obbedienza, Purezza di cuore, I fratelli si servano a vicenda, Lectio divina, Ospitalità benedettina, La Pax benedectina, Il silenzio, Vivere in comunità, La giusta misura e il dono del discernimento. Tutto concorre ad accrescere spiritualmente il lettore, a rafforzare lo spirito, donando pillole di saggezza che fanno bene all’anima, infondono fiducia, e rasserenano il cuore. Così siamo più forti e temprati anche ad affrontare disagi e difficoltà. Chiude la raccolta un puntuale apparato bibliografico.
È un libro da leggere e conservare sul proprio comodino, rileggendo i passi che più ci hanno colpito, o aprendo il libro a caso e leggendo cosa troviamo. Metodo infallibile per affrontare i testi religiosi, e spirituali. Insomma lasciamo fare allo Spirito Santo e troveremo il cibo di cui la nostra anima necessita.

Poi ci tengo inoltre a segnalarvi che Anselm Grun ha un legame speciale con l’Italia, e ha voluto fare un dono ai suoi lettori italiani: uue testi inediti per la Settimana Santa, donati gratuitamente.

Celebriamo il Triduo Pasquale in famiglia e Celebriamo la Via Crucis in famiglia sono disponibili gratuitamente, sul sito dell’iniziativa La Chiesa è viva: famigliacristiana.it/chiesaviva.

Al seguente link We-Transfer https://we.tl/t-DOxAvxwVCH è invece possibile scaricare il video-messaggio con gli auguri di Pasqua di Grün, assieme al testo con la traduzione del messaggio dal tedesco all’italiano.

Anselm Grün è monaco nell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach (Germania). Dopo aver compiuto gli studi filosofici, teologici e di economia aziendale, dal 1977 è “cellerario”, ossia responsabile finanziario e capo del personale dell’abbazia di Münsterschwarzach. Apprezzato consigliere e guida spirituale, è attualmente tra gli autori cristiani più letti al mondo. Tra le pubblicazioni per le Edizioni San Paolo ricordiamo: Per vincere il male. La lotta contro i demoni nel monachesimo antico (20062); Lottare e amare. Come gli uomini possono ritrovare se stessi (20072); Regina e selvaggia. Donna, vivi quello che sei! (2005); La gioia dell’armonia (2005); La gioia della gratitudine (2005); La gioia dell’attenzione (2006); La gioia dell’incontro (2006); La gioia della salute (2007); La gioia di chi si contenta (2007); La gioia dell’amore (2007); La fede dei cristiani (2007); Il libro delle risposte (2011); Autostima e accettazione dell’ombra. Come ritrovare la fiducia in se stessi (2018); I dieci comandamenti. Segnaletica verso la libertà (2019); La vera felicità. Come realizzare il potenziale presente nella nostra anima (2019).

Source: inviato dall’editore. Grazie ad Alessandro dell’ufficio stampa Edizioni San Paolo.

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Nota: disponibile anche in ebook, in alternativa scegli il punto di consegna e ritira quando vuoi.

:: VersOriente – Il ciliegio del mio nemico Ting-Kuo Wang (Neri Pozza 2018) a cura di Giulietta Iannone

6 aprile 2020
Il ciliegio del mio nemico

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La scorsa estate (sembra un secolo fa ormai) ho letto un libro delizioso, dal titolo Il ciliegio del mio nemico (My Enemy’s Cherry Tree, 2015) dello scrittore taiwanese Ting-Kuo Wang, nato a Taipei nel 1955. Un gioiellino della letteratura cinese contemporanea, celebrato da Asia Weelky come una delle opere dell’anno, che ha il dono raro  di trasportare il lettore in un mondo antico e rarefatto, (sebbene sia una storia contemporanea) in cui ogni gesto, ogni rito, ogni lento accadere delle cose si fa prezioso, e unico. Se vogliamo il libro è la storia di un amore perduto, quello del protagonista (narratore in prima persona della storia di cui non conosceremo mai il nome) e della moglie Qiuzi. Cosa ha determinato la fine di questo amore? Perchè il destino ha portato Qiuzi a lasciare il marito? E chi è Luo Yiming, alto dirigente bancario in pensione? Il lettore avrò il tempo di scoprirlo, pagina dopo pagina, ascoltando gli echi del tempo, e la magia tutta orientale che fa della lentezza un’arte che accompagna il divenire del mondo. Ting-Kuo Wang è uno scrittore dotato di grande talento e umanità, e riesce con tratti delicati e lievi a narrare una storia in cui l’infelicità e la solitudine non sono esattamente una colpa. Al destino non ci si può opporre sembra dire piano, sottovoce, chiedendosi se un marito tradito ha o no il diritto di vendicarsi. Vendicarsi di cosa dopotutto? I sentimenti, sebbene così preziosi, sono fluttuanti, rari e fragili, se sono veri e sinceri, e molto spesso non dipendono da noi, hanno vita propria. Ripercorrendo a ritroso la vita del protagonista si può cercare l’attimo in cui tutto è precipitato, i motivi che hanno spinto la moglie a lasciarlo. Ma forse non è quello l’importante. Romanzo sull’amore, sulla sua fragilità, e la sua forza. Di una bellezza delicata e resiliente. Saprà stupirvi, e tenervi compagnia. Ve lo consiglio.

Wang Ting-KuoTing-Kuo Wang è nato nel 1955 a Taipei, Taiwan. Ha iniziato a scrivere racconti all’età di diciassette anni.

Il ciliegio del mio nemico è il suo primo romanzo, celebrato da Asia Weekly come una delle opere dell’anno.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Daniela dell’Ufficio stampa Neri Pozza.

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