Posts Tagged ‘Manuali di viaggio’

:: Sotto il cielo dell’Australia. Tra città e deserti del continente down under di Mauro Buffa (Ediciclo 2018) a cura di Daniela Distefano.

1 aprile 2019

AUSTRALIA“Uno scossone mette il treno in movimento. Sento nella pancia quel piacevole formicolio che annuncia l’inizio del viaggio. Non importa se mi trovo a Perth e mi attende una lunga traversata, capita anche che se devo andare dalla mia città a quella più vicina. Una partenza è sempre un inizio, la promessa di trovare qualcosa”.

“Conversiamo e guardiamo dal finestrino un paesaggio a volte coperto da una bassa vegetazione a volte completamente spoglio ma sempre dai colori intensi. Giallo, ocra e bianco sotto l’azzurro di un cielo senza nuvole”.

Queste sono parole ed impressioni di Mauro Buffa che ha intrapreso un viaggio singolare (ma in compagnia) con l’obbiettivo di raggiungere il cuore dell’Australia. Ha attraversato così il Nullarbor Plain (uno dei più vasti deserti australiani) a bordo dell’Indian Pacific, il treno che va dall’Oceano Indiano all’Oceano Pacifico percorrendo la seconda ferrovia più lunga del mondo dopo la Transiberiana. E’ approdato nelle grandi città dove ha incontrato emigranti di ieri e giovani lavoratori di oggi in cerca di un’alternativa alla crisi europea. Ha fatto tappa in cittadine anonime dove si comprende il concetto di “no culture land”. E infine è arrivato nel red centre del continente a Uluru, il luogo simbolo sacro agli aborigeni. Una volta a Melbourne ha fatto un bilancio su quanto visto e vissuto: città costiere modernissime e con alta qualità della vita, territori interni isolati e desolati, il triste declino del popolo aborigeno.
A Sydney, Mauro si è reso conto che:

L’Australia è una terra che dalla sua prima colonizzazione ha accolto gente da tutto il mondo. Nei quartieri periferici di Sydney le nazionalità, la cui prima lingua non è l’inglese, sono parecchie decine. I nuovi immigrati oggi provengono principalmente dai vicini paesi asiatici e passeggiando proprio dietro al Wesley College in King Street, la via che delimita la zona universitaria, lo si nota dai negozi e dalle facce dei passanti”.

Una vecchia questione è se L’Australia sia in Asia o in Occidente:

Niente fusione o melting pot all’americana, ma piuttosto un salad bowl, un’insalata dove gli elementi, pur se bene mescolati, mantengono la loro individualità”.

L’autore si è chiesto poi se

Negli ultimi anni il modo di sentire il viaggio è cambiato. La tentazione di raccontare se stessi attraverso i social network è forte. Come lo è comunicare via Skype. Condividere immagini ed emozioni può essere generosità o snobismo, superficialità o racconto in presa diretta. L’esperienza esclusiva e intima del viaggio ne esce impoverita, ma è lo Zeitgeist, lo spirito del tempo che fa sentire ognuno come un inviato speciale nel mondo”.

Infine, uno speranzoso Epilogo:

L’Australia mi suscita sentimenti contrastanti soprattutto sotto l’aspetto umano. E’ la terra sottratta agli aborigeni, ma anche il nuovo mondo per uomini affrancati dalle catene e immigrati in cerca di fortuna. E’ un grande esperimento sociale e forse la speranza che genti di lingua, razza e cultura diverse possano convivere in pace. Se ha funzionato in Australia, magari funzionerà anche in Europa”.

Sotto il cielo dell’Australia” (Ediciclo) è un volumetto accattivante che possiede misura, equilibrio ed un pizzico di verve (soprattutto quando racconta la disavventura di essere punto da un ragno, fortunatamente innocuo), lo consiglio vivamente perché tralascia cliché e altre convenzioni geografiche per farci esplorare una Regione della Terra ancora oggi per noi misteriosa, affascinante ed immensa.

Mauro Buffa è nato e vive a Trento. Ha lavorato come giornalista e ha scritto reportage di viaggio. Ha compiuto viaggi in bicicletta attraverso l’Europa. Dirige un istituto culturale. Con Ediciclo ha pubblicato “Sulla Transiberiana. Sette fusi orari, 9200 km, sul treno leggendario da Mosca al mar del Giappone (2010)” e “Sulla Transmongolica. Oltre 9000 km in treno da Mosca a Pechino sulle orme di Gengis Khan (2012).” Nel 2015 è uscito “Usa coast to coast. Da New York a San Francisco in Greyhound attraverso quindici stati, quattro fusi orari e un uragano“.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Sarah e Alice dell’Ufficio Stampa “Ediciclo”.

Nippon vivere e scoprire il Giappone di Yutaka Yazawa (Mondadori 2019) a cura di Elena Romanello

22 marzo 2019

image003Il Giappone è diventato negli anni una meta di vacanze e viaggi per studio, lavoro, piacere personale, desiderio di approfondire una cultura millenaria ma aperta alla modernità più fantascientifica. I libri in tema si sono giustamente moltiplicati e Nippon vivere e scoprire il Giappone fa parte di questa grande onda dal Sol levante che non stanca mai.
Il libro, a metà strada tra una guida di viaggio e un saggio non erudito e appassionante sul Giappone, è organizzato su vari aspetti: le regioni, curiosità, cultura, arte, stile, enogastronomia, attività all’aperto e in casa, vita in famiglia, feste e celebrazioni, raccontando quindi quello che i turisti o chi va in Giappone per periodi più lunghi possono vedere ma anche cose da scoprire.
La prima che emerge è che il Giappone non è solo la megalopoli Tokyo ma un Paese dove esistono ancora foreste impenetrabili e dove la natura selvaggia è massicciamente presente. Ovviamente non mancano le città, raccontate anche dal punto di vista storico, attraverso eventi che risalgono secoli indietro e che hanno contraddistinto ogni zona e i suoi nuclei urbani.
Un’altra scoperta interessante è il rapporto con le donne di un Paese patriarcale ma che si narra essere stato creato da una dea, e che fu governato nei primi secoli dell’era cristiana da regine, come la celebre Himiko, poi ripresa dalla cultura pop dei manga.
Ovviamente non mancano approfondimenti sulla spiritualità, sull’imperatore, su icone come i samurai e i ninja, sulla filosofia dell’ikigai che governa la vita personale e lavorativa dei giapponesi. C’è spazio anche per la letteratura, cominciando proprio da un romanzo scritto da una donna, il Genji Monogatari di Murasaki Shikibu, per il teatro kabuki, il kimono, e per cose decisamente più moderne come la TV, spesso spazzatura, o le ragazze di Harajuku, fenomeno di costume e modello anche in Occidente, senza dimenticare il cibo, con tante sfaccettature e piatti tradizionali che in realtà sono d’importazione.
Il Giappone è terra di escursionisti e sportivi, ma anche di hikikomori, dove non esiste il cenone di Capodanno ma il bento che è più complicato e impegnativo, di centenari e di divorziati, e dove una delle feste più importanti celebra la fioritura dei ciliegi.
Un libro interessante, illustrato e curioso, sia per chi sa già molto del Giappone sia per chi magari l’ha scoperto con i manga e gli anime di nuova generazione e vuole saperne di più.

Yutaka Yazawa è nato e cresciuto fino ai 19 anni in Giappone e ha vissuto fino ai 42 anni all’estero. Ha studiato legge e lavorato a Londra per 11 anni, ha poi vissuto ad Hong Kong e a New York prima di tornare a Tokyo, la città della sua infanzia. Dopo una lunga carriera, ha deciso di iniziare a scrivere. Questo è il suo primo libro.

Provenienza: pdf inviato dall’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Viaggiare contro vento. Viaggiatori illegali nell’URSS a cura di Cornelia Klauss e Frank Böttcher (Keller 2017) a cura di Viviana Filippini

18 aprile 2018
Viaggiare contro vento. Viaggiatori illegali nell_URSS

Clicca sulla cover per l’acquisto

“Viaggiare contro vento. Viaggiatori illegali nell’URSS”, è un libro pubblicato da Keller, nel 2017. È il primo di una serie di volumi di reportage e letterature dentro e fuori i confini d’Europa che indagano con sguardo attento e acuto quelle parti del continente non sempre abbastanza conosciute. Il testo raccoglie una serie di scritti di scrittori, imbalsamatori, giornalisti e conduttori radiofonici, che durante gli anni della Guerra Fredda fecero un viaggio non solo come dice il titolo “contro vento” ma, direi controcorrente. Affermo questo perché negli anni di estrema tensione politica tra regime sovietico e USA, è risaputo come molte persone dell’Est scappassero nell’Ovest per assaporare una vita diversa e per sfuggire alle restrizioni del comunismo. Il libro curato da Cornelia Klauss e Frank Böttcher è differente, in quanto raccoglie le testimonianze di coloro che fecero il viaggio al contrario, ossia si addentrarono dall’Ovest nell’Est, per conoscere da vicino, e in loco, come la gente viveva in stretto contatto con il regime russo. Si parte con un vero e proprio dizionario creato all’epoca contenente tutta una serie di termini divulgativi che illustrano a noi lettori di oggi da cosa era composto il turismo di massa (per proletari, borghesi, intellettuali e nobili compresi) nella Russia degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Si passa poi ai viaggi compiuti dai curiosi esploratori in Unione Sovietica. Pellegrinaggi illegali architettati alla perfezione (qualcuno si finse pure venditore di bibbie in incognito) pur di scoprire e conoscere la realtà russa. Ed ecco allora tra le pagine sfilare poliziotti e agenti dei servizi segreti prima molto rigidi nel far rispettare le regole, poi pronti a “chiudere un occhio” e lascia correre e passare i viandanti. Seguono le difficoltà di compiere il viaggio con mezzi di fortuna, l’incontro, scontro e dialogo con la gente, timorosa e incuriosita, da questi sconosciuti viaggiatori e la scoperta delle condizioni di vita, spesso precarie, della popolazione russa. Tutti i narratori qui raccolti partirono per viaggiare da soli, per soddisfare la proprio curiosità personale e capire cose ci fosse oltre la cortina di ferro. I racconti di viaggio di Michael Beleites, Gernot Friedrich, Wladimir Kaminer e Karsten Ekonig sono corredati da fotografie che mostrano ai lettori la diverse realtà, le persone, usi e costumi e storie di vita che gli esploratori dell’Ovest trovarono infiltrandosi all’Est. Per ora vi lascio questo di “Viaggiare contro vento. Viaggiatori illegali nell’URSS”, un viaggio letterario compiuto in un mondo, quello dell’URSS, scomparso ma forse ancora molto vivo nelle memorie di chi lo ha vissuto e conosciuto. (Traduzione dal tedesco: Giulia Bettiga, Giada D’elia, Verdiana Gghidotti, Valentina). Prossimo reportage proposto da Keller e del quale vi parlerò saranno i “Diari della Kolima” di Jacek Hugo- Bader.

Michael Beleites: nato nel 1964 a Halle e cresciuto a Trebnitz nei pressi di Zeitz. Si forma e lavora come imbalsamatore presso il Museo di storia naturale di Gera. Dal 1982 e attivista del movimento ecclesiastico per la pace e per l’ambiente. Nel 1988 mette a punto la documentazione Pechblenda – L’estrazione dell’uranio nella ddr e le sue conseguenze. Tra il 1982 e il 1989 viene perseguitato dalla Stasi. Nel 1990 e membro fondatore della sezione di Greenpeace della ddr. Dal 1995 vive a Dresda e lavora principalmente come pubblicista. I suoi libri trattano la rielaborazione della storia della ddr, la cultura del ricordo, la storia della biologia e dell’agricoltura biologica.

Gabriel Berger: figlio di un ebreo scappato dalla Germania nazista, nasce nel 1944 in un nascondiglio francese. Suo padre si trasferisce nel 1948 in Polonia per costruirvi il socialismo ma nel 1957 e costretto ad andarsene a causa del rinascente antisemitismo.
Si reca dunque nella ddr. Gabriel Berger frequenta le scuole superiori a Dresda dove studia fisica presso la Technische Universitat. Nel 1975 fa una richiesta di trasferimento nella Germania federale e nel 1976 viene arrestato con l’accusa di “vilipendio dello Stato”.
Dopo un anno di carcere si sposta a Berlino Ovest dove lavora dapprima nell’ambito dell’energia nucleare poi come docente di informatica. Negli anni Ottanta studia filosofia e scrive per i giornali e per la radio. Il suo primo viaggio illegale in Unione Sovietica risale al
1971.

Gernot Fiedrich: nato nel 1937 a Zeulenroda (Turingia). Figlio di un insegnante, studia pedagogia a Muhlhausen. Sara poi costretto a lasciare l’universita perche membro attivo della chiesa locale. Lavora per la dewag, l’agenzia pubblicitaria della ddr a Gera.
Vicario e predicatore aggiunto in alcuni comuni della Turingia, e in seguito per vent’anni parroco a Jena, poi per altri dieci a Gera. Prima del 1989 compie numerosi viaggi in treno, autobus, bicicletta e autostop in Unione Sovietica e nei Paesi del blocco orientale.

Wladimir Kaminer: nato nel 1967 a Mosca. Dopo una formazione come tecnico del suono per il teatro e la radio, studia drammaturgia all’istituto per il Teatro di Mosca. Nel giugno del 1990 ottiene “asilo umanitario” nella ddr, che allora esisteva ancora, dopodiche diviene cittadino della Germania federale. Oggi vive a Berlino dove lavora come giornalista, scrittore e disc jockey. In italiano sono stati pubblicati da Guanda quattro suoi libri, tra i quali il piu noto e Russendisko.

Karsten Ekonig: nato nel 1960 a Dessau, cresciuto a Berlino Est, ha compiuto numerosi viaggi in Europa orientale e in Unione Sovietica. Ha organizzato incontri UDF, e fuggito in Cina nel 1989 con Reinhard Tauchnitz, unico cittadino della ddr ad aver superato gli ottomila metri (Shisha Pangma). Inquilino di una casa occupata. Laureato in fisica, microbiologo, fondatore e amministratore delegato della JENLAB GMBH di Jena, docente all’universita di Saarbrücken (esperto di microsensori) e caporeparto all’istituto di Tecnologia biomedica Fraunhofer (ibmt) di St. Ingbert.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore. Si ringrazia l’ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Atlante leggendario delle strade d’Islanda a cura di Jón R. Hjálmarsson (Iperborea 2017) a cura di Viviana Filippini

21 settembre 2017

strade d' IslandaL’Islanda sta lassù verso il Polo nord. L’Islanda è sì una terra lontana e ancora un po’ troppo sconosciuta, ma molto affascinante. Per saperne di più vi consiglio la lettura de “Atlante leggendario delle strade d’Islanda” a cura di Jón R. Hjálmarsson, edito da Iperborea. Il curatore, esperto in cultura e storia islandese, ci porta a compiere un viaggio fisico e mentale lungo la statale n. 1, una delle principali vie di comunicazione della terra nordica dislocata nell’oceano Atlantico. Lungo la via ci sono una serie di località nelle quali il lettore potrà conoscere le diverse e tante storie popolari che animano la cultura e la tradizione del popolo islandese. Questo libro è la testimonianza di quanto siano numerose le leggende e i miti che la popolazione dell’isola si è tramandata nel corso dei secoli e che, ancora oggi, tali narrazioni sono molto vive nell’immaginario popolare. Non a caso addentrandoci nelle pagine di storie narrate (ideali da leggere davanti al camino con copertina di lana e un tè caldo) si scoprono storie di creature più o meno mostruose dalle quali, in molti casi, hanno preso i nomi alcune delle cittadine presenti nell’isola. Per rendere ancora più coinvolgente la scoperte di queste storie, il testo è corredato da apposite mappe e illustrazioni di Felix Petruska con raffigurate – a seconda della zona dell’isola dove ci si sposta- le misteriose creature che in quei posti presero forma. Ed ecco allora la storia di Testarossa, la crudele balena del Havlafiördur, o ancora le vicende sul serpente del lago Lagarfljótm, sullo spettro marino di Hvammnsnúpur, alternate alla leggenda dell’impronta dello zoccolo di Ásbyrgi o a quella del contadino di Grímsey e l’orsa polare. Il volumetto curato da Hjalmarsson è un vero e proprio muoversi tra elfi, troll, stregoni, spettri, banditi ed eroi che, nel corso dei secoli, sono andati a formare il background tradizionale, popolare e folcloristico islandese. L’ “Atlante leggendario delle strade d’Islanda” è un libro interessante, una sorta di guida di viaggio alternativa e innovativa, perché permette a chi legge di muoversi nell’immaginazione popolare islandese alla scoperta di una cultura diversa dalla nostra. Allo stesso tempo, il testo pubblicato da Iperborea, aiuta il lettore a scoprire le caratteristiche dell’ambiente, degli usi e dei costumi diffusi in Islanda. L’ “Atlante leggendario delle strade d’Islanda” è caratterizzato da un’atmosfera di magia, nella quale il sacro e il profano si mescolano alla perfezione, dimostrando lo stato di impotenza e mancanza di spiegazioni del genere umano davanti ai misteri della vita e della grandiosa forza della natura. Traduzione Silvia Cosimini.

Jón R. Hjálmarsson, nato nel 1922, dopo gli studi in Storia all’Università di Oslo, è stato preside nelle scuole di Skógar e Selfoss e direttore didattico della circoscrizione dell’Islanda meridionale. Nel 1983 è stato insignito della croce dell’Ordine del Falcone islandese. Dall’approfondimento della storia e della cultura del proprio paese è nato il progetto di questo libro.

Source: libro inviato all’editore al recensore. Grazie a Silvio Bernardi dell’ Ufficio stampa.

:: Lo spirito della flânerie: Flâneur: L’arte di vagabondare per Parigi di Federico Castigliano (CreateSpace 2017)

18 settembre 2017

flânerieCi sono due tipi di viaggiatori: quelli che seguono percorsi tracciati da altri, e quelli che inventano i propri. A questa seconda categoria appartengono i flâneur. Amano passeggiare, vagabondare senza meta, perdendosi per strade sconosciute (state tranquilli che alla fine si orientano sempre). Non seguono comitive guidate, non viaggiano in gruppo in viaggi organizzati. Vagano, perlopiù da soli, e ascoltano il rumore della strada, dei parchi, dei giardini. Annusano i profumi, percepiscono i colori. Fanno della loro esperienza di viaggiatori nomadi qualcosa di mistico se vogliamo, una riscoperta di sè.

Di questo viaggio dell’anima ci parla Federico Castigliano, docente di letteratura italiana e francese all’ Universitá degli Studi Internazionali di Pechino, nel suo Flâneur: L’arte di vagabondare per Parigi. Una produzione indipendente, curata dalla copertina, di Isaia Pruneddu, all’impaginazione, alla bibliografia fino al Memorandum per il flâneur, 10 punti che condensano tutta la sua filosofia.

Questo libro l’ho letto quest’estate, mentre ero in montagna, e ripensavo ai miei viaggi a Parigi. Anche io più che una turista sono una flâneur (inconsapevole). Se volete sapere come essere un vero flâneur, che rischi si corrono, come è la giornata di un flâneur, dove perdersi, dove vagabondare tra i boulevard, potete seguire questo libro come traccia, ma poi farvi il vostro percorso. Uscire dalla porta di casa, dell’albergo in cui risiedete, senza cartine, atlanti, piante, e vedere dove vi troverete a vagare (io proprio scelte così radicali non le ho fatte, o perlomeno le ho fatte per brevi tratti, ma sicuramente i percorsi li sceglievo io, non seguendo comitive guidate). Vi lascio qualche foto dei miei viaggi a Parigi. E vi consiglio la lettura di questo libro. Potrebbe cambiarvi la vita, o perlomeno trasformarvi da turisti in viaggiatori.

Source: inviato dall’ autore.