Posts Tagged ‘Raccolta di racconti’

:: Felici diluvi di Graziano Gala (Musicaos Editore 2018) a cura di Fabio Orrico

29 gennaio 2018
Felici-diluvi

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Il racconto è l’inspiegabile, almeno per me, Cenerentola della letteratura italiana. Cosa spinge i lettori deboli medi forti a spararsi tomi di seicento pagine e a rifiutare un racconto di dieci cartelle? Va be’, domande oziose, resta il fatto che i libri di racconti vengono condannati a una vita marginale rispetto a quella del romanzo. Poi c’è il fatto che negli ultimi anni (ormai forse negli ultimi decenni) la parola racconto diventa immediatamente sinonimo di un certo modo di intendere e costruire questo genere letterario. Da appassionato confesso che io stesso sovrappongo all’idea di racconto la short story di marca statunitense, da Cheever fino a Carver, quindi una trama di situazione più che di intreccio, una struttura narrativamente libera e la scelta di lavorare sulle ellissi della storia più ancora che che sugli snodi. Pigrizia mia e nient’altro.
Graziano Gala punta in direzione quasi opposta e comunque personalissima. Giovanissimo esordiente, Gala pubblica per Musicaos la raccolta Felici diluvi. Si tratta di quattordici brevi storie, scritte con una lingua disarticolata e carnale, creativa e felice. Non saprei se Gala si sente parte di una tradizione propriamente italiana ma mi sembra che il nucleo della sua ispirazione adombri un respiro buzzatiano. Le sue storie virano volentieri verso il surreale ma mai in modo effettistico e forzato. Il testo di apertura ad esempio, L’applauso, non mostra nulla di realmente impossibile ma siamo dalle parti di una leggera seppur significativa distorsione della realtà e il pianoforte fra i rifiuti che domina il racconto ci fa un po’ l’effetto della canoa sull’albero che compare in Aguirre furore di Dio di Herzog. Realtà aumentata dall’assurdo o perlomeno dall’improbabile. A corredo di questo c’è il mondo di Gala, un mondo abitato da uomini dotati di nomi “parlanti”, spesso e volentieri residenti in paesini, leggendo dei quali corriamo il rischio di rievocare Gianni Celati. Ma la nota dominante della narrativa dello scrittore emiliano è la tenerezza, in Gala regna invece un sentimento oscuro e meno definibile, come un leggero allarme. Complanari, per chi scrive il racconto più bello, potrebbe quasi apparire come una satira di Ballard ma anche quest’ultimo riferimento riguarda più un’idiosincrasia dello scrivente, dal momento che Gala è soprattutto se stesso, consapevole demiurgo del suo mondo provinciale e allegramente disperato. Se ho usato, forse con una certa leggerezza, il termine surreale è anche perché Gala non si fa nessun problema a dare voce agli oggetti e lo fa con tale franchezza da sussumerli nella sua provincia meccanica, come fosse la cosa più naturale del mondo. Io non so se Gala ha in cantiere un romanzo, ma con questo suo primo libro ha dimostrato di sapere abitare perfettamente la forma racconto, trattandola con la giusta dose di anarchia e disinvoltura.

Graziano Gala nasce a Tricase il 19 settembre 1990. Vive a Milano, dove insegna Lettere in un Liceo delle scienze umane. Nel 2012 vince il premio “Lo scrivo io”, indetto da “La Gazzetta del Mezzogiorno” nella sezione poesia. Il suo racconto “Variabili impazzite”, viene inserito nella collana “Chi semina racconti 2”, curato dall’associazione “Tha Piaza Don Chisciotte”. Nel 2013 vince il premio speciale della giuria nel “Premio internazionale di cultura” indetto dall’AEDE (Association Européenne des Enseignants). Due suoi racconti vengono selezionati nel bando “Bollenti spiriti”, indetto dalla Regione Puglia, dando origine al volume collettaneo “Parole battute”. Si qualifica terzo al “Premio Nazionale Bukowski” di Viareggio. Nel 2016 il suo racconto “Sabotare il silenzio”, viene pubblicato in un’antologia edita da “Testi&Testi” e vince il premio “Carlo Cultrera”. Nello stesso anno un suo racconto viene selezionato dall’associazione “Onalim” e letto durante la Piano City Milano 2016 e nella scuola di scrittura “Belleville”.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore.

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:: Memorie di un giovane medico di Michail Bulgakov (Marcos Y Marcos 2017) a cura di Federica Belleri

11 gennaio 2018
Memorie di un giovane medico

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“Io non ho colpa” pensavo, ostinato e tormentato. “Ho una laurea, ho quindici cinque. Avevo avvisato, fin da quando ero nella grande città, che volevo fare l’aiuto medicoNo. Avevo sorriso e avevano detto ‘Si ambienterà’. Eccoti il ‘si ambienterà’. E se mi portano un’ernia? Mi spieghi come mi ci ambiento? E, soprattutto, come si sentirà quello che ha l’ernia sotto le mie mani? Si abituerà all’altro mondo? (qui avevo sentito un brivido alla colonna vertebrale)…”

Per la casa editrice Marcos Y Marcos, Paolo Nori cura e traduce questa piccola antologia di racconti. Sono memorie di Michail Bulgakov nato a Kiev nel 1891 e morto a Mosca nel 1940. Otto racconti ambientati nei primi anni del ‘900 nei dintorni di Mosca. Un giovane medico viene convocato nella periferia sperduta e deve prendere servizio. Ha solo ventitré anni, e tutti lo scambiano per uno studente. Non ha esperienza e per esercitare deve imparare a prendere confidenza con strumenti chirurgici e medicine a lui sconosciuti. Il tutto è condito dalla diffidenza e dall’ignoranza del popolo contadino e dal clima freddo e ostile. Con i suoi manuali da consultare seguirà l’istinto e la coscienza, senza pretendere di fare miracoli. Sarà aiutato in ospedale da un infermiere e due ostetriche, che formeranno con lui una squadra originale. Fra alti e bassi il suo bilancio sarà tutto sommato positivo, anche se con enormi difficoltà. Riscoprirà il piacere delle abitudini e di quattro chiacchiere attorno alla stufa.
Michail Bulgakov, scrittore per caso. Una carriera letteraria durata dieci anni, molti dei quali trascorsi durante il governo Stalin che si mostrava contrario ai suoi scritti.
Buona lettura.

Michail Bulgakov, nato a Kiev nel 1891 e morto a Mosca nel 1940, ha scritto molte cose memorabili, come queste Memorie di un giovane medico (delle quali il critico Vladimir Lakšin ha detto: “Il Bulgakov giovanile è incantevole, irresistibile, è un autore al quale il tempo non ha tolto niente del suo fascino”), o come Il Maestro e Margherita, che quasi tutti conoscono, e altre cose venute così così, come un’opera teatrale che si chiama I figli del Mullah, che Bulgakov ha scritto con Boris Robertovicˇ Boheme, e come l’han fatto lo racconta lo stesso Bulgakov: “L’abbiamo scritta in sette giorni e mezzo, impiegando mezza giornata di più che per la creazione del mondo. Nonostante ciò, ci è riuscita ancora peggio del mondo. Posso dire soltanto che se un giorno ci sarà un concorso per il lavoro teatrale più stupido, insulso e impudente, il nostro otterrà il primo premio”. Bulgakov, qualche anno dopo, nel 1930, scriverà a Iosif Stalin: “Passando in rassegna i miei ritagli di giornale, ho constatato di aver ricevuto dalla stampa sovietica, nei dieci anni della mia attività letteraria, 301 recensioni, di cui 3 favorevoli e 298 ostili e ingiuriose”.

Paolo Nori è nato a Parma, abita a Casalecchio di Reno e ha scritto un mucchio di libri, tra romanzi, fiabe e discorsi. Gli piace leggere ad alta voce, raccontare varie cose sul suo blog (www.paolonori.it), su alcuni giornali e qualche volta in televisione. Con Marcos y Marcos ha pubblicato o ripubblicato: La meravigliosa utilità del filo a piombo, Disastri di Daniil Charms, da lui curato e tradotto, Si chiama Francesca, questo romanzo, Grandi ustionati – anche in versione AudioMarcos – La banda del formaggio, Si sente?Siamo buoni se siamo buoni, La piccola Battaglia portatileManuale pratico di giornalismo disinformato, Tre matti di Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj, Tre giusti di Nikolàj Leskóv, Spinoza, Undici treni, Un eroe dei nostri tempi di Michail Lermontov, da lui curato e tradotto, Sei città, un albo illustrato con la collaborazione di Tim Kostin, Memorie di un giovane medico di Michail Bulgakov, da lui curato e tradotto. Ha inoltre curato l’antologia sui confini Ma il mondo non era di tutti?

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Marta Domizi dell’ Ufficio Stampa.

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:: Un pacco inatteso di Sam Stoner (Kubera Edizioni 2017) a cura di Federica Belleri

14 dicembre 2017

pacco inattesoUn pacco inatteso attende di essere aperto dal lettore. Contiene quattro racconti ironici, concreti, irriverenti. Sam Stoner utilizza il linguaggio che appartiene alla sceneggiatura, alla scrittura di un’epoca passata, alle parole del nostro vicino di casa. Gioca con i personaggi proposti, mettendoli a nudo, nel vero senso della parola. Il suo è un pacco che non contiene moralismi o false illusioni. Si scopre man mano, attraverso il vincolo del matrimonio, che non esiste più. Attraverso le bugie e i sotterfugi creati per cornificare il partner. Attraverso gli sguardi e la carica erotica. Umorismo senza regole, istinto allo stato brado. Tutti sono in discussione, anche nella conoscenza di sé. Il piacere e il peccato vengono sviscerati a dovere, pure di fronte alla morte. I vizi e le virtù sono protagoniste. Il superfluo viene scacciato, per lasciare spazio alla cruda realtà. Si ride e si scuote la testa in un no, in contemporanea. Divertitevi e aprite questo pacco. Vi sorprenderà. Buona lettura.

Source: libro inviato dall’autore al recensore.

:: Fiabe di Natale di Guido Gozzano e Francesca Sanzo (Graphe.it Edizioni 2017)

11 dicembre 2017
fiabe di natale

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La Graphe.it Edizioni, piccola casa editrice di Perugia, dal 2013 porta avanti una simpatica collana, Natale ieri e oggi, nata da un’ idea di Roberto Russo. Collana che propone un racconto del passato e un racconto del presente accomunati appunto dallo spirito natalizio. Sono libri piccolini, una sessantina di pagine, agili nel formato e nelle dimensioni, ma piacevoli da leggere e perché no regalare.
Quest’anno l’autore del passato è Guido Gozzano, poeta crepuscolare piemontese nato a Torino nel 1883. Partecipa con il breve racconto Il Natale di Fortunato, una fiaba edificante dalle forti componenti morali, scritta nello stile un po’ antiquato di inizio Novecento, ma da cui però traspare una grande freschezza e autenticità, tipica di questo autore davvero singolare. Per chi avesse erroneamente l’idea che Gozzano fosse un tipo triste, se non tetro, posso assicurare che era tutto il contrario. Amava l’umorismo, lo scherzo goliardico e pure la burla, mi raccontava mia nonna che l’aveva conosciuto da bambina, erano cugini, che con i suoi amici organizzava dei gavettoni per colpire le eleganti signore di Torino, per poi scappare ridendo come un matto.
Poi amava le fiabe e le favole, ne scrisse parecchie dedicate ai bambini, tra cui anche questa che ha per tema l’irriconoscenza di cui spesso più o meno tutti siamo vittime. Se è facile essere pii e generosi quando si è poveri, difficilmente lo si rimane quando si è investiti da un’ improvvisa e immeritata ricchezza. Lo sperimenterà a sue spese il povero Fortunato che avrà modo di incontrare sotto mentite spoglie niente meno che Gesù in transito sulla terra.
Francesca Sanzo è invece l’autrice del secondo racconto, quello contemporaneo, che ha per titolo Il Natale di Amalia. Protagonista è Amalia Zamboni, borghese benestante, moglie di un medico, e donna gretta e chiusa nel suo piccolo mondo, senza nessuna sensibilità verso gli altri specialmente i bambini. Quando le luci di Natale dei vicini di pianerottolo diventano un’ offesa al suo senso estetico, organizzerà uno stratagemma, che purtroppo le si ritorcerà contro.

Guido Gozzano (1883-1916) è stato un poeta e scrittore, spesso associato al crepuscolarismo, attento alle «buone cose di pessimo gusto», come egli stesso definiva, ironicamente, la sua poetica. A causa della tubercolosi, morì a soli trentadue anni.

Francesca Sanzo, bolognese, classe ’73, dal 2002 si occupa di comunicazione digitale: oggi è una copywriter e digital strategist e oltre a fare la consulente è anche una formatrice.

Source: inviato dall’editore, si ringrazia Roberto Russo.

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:: Il Club delle Vecchie Signore di Georges Simenon (Adelphi 2017) a cura di Nicola Vacca

15 novembre 2017

club delle vecchie signoreGeorges Simenon ha scritto 178 racconti. Molti di questi li ha dedicati alle avventure rocambolesche dell’Agenzia O.
Con «Il Club delle vecchie signore e altri racconti» Adelphi pubblica l’ultimo volume dedicato alle indagini dell’agenzia investigativa più famosa del mondo.
In queste pagine ritroviamo Émile e Torrence, fedeli al metodo Maigret, alle prese con i misteri della cronaca nera di Parigi.
Quattro storie – indagini in cui i componenti dell’Agenzia si trovano a affrontare situazioni grottesche e scanzonate dietro le quali si cela il crimine, l’astuzia e la malvagità degli esseri umani.
I quattro protagonisti si trovano davanti a casi davvero particolari e come sempre la penna di Simenon affonda la penna in un humour nero che a volte sa essere ironico e macabro.
Quattro racconti brevi avvincenti e intriganti in cui il maestro del noir come sempre inchioda noi lettori alle pagine.
Georges Simenon ha dedicato alle vicende dell’Agenzia O quattordici racconti, tutti scritti nel corso del mese di giugno 1938 a Villa Agnès a La Rochelle, apparsi nella collana «Police – Roman » nel 1941 e raccolti poi in volume 1943.
I quattro casi contenuti in questo volume sono davvero esilaranti. Tra i toni della commedia e del noir, Simenon , come sempre, conduce il lettore nel cuore delle sue storie e nel bel mezzo degli enigmi.
Torrence e i suoi collaboratori hanno a che fare con personaggi dalla dubbia moralità, avidi assassini senza scrupoli.
Anche questa volta danno il meglio di sé: ogni inchiesta in cui l’ Agenzia O è coinvolta ha la sua difficoltà. Ma Torrence, Émile, Barbert e Berthe sono sempre all’altezza della situazione e non deludono mai i loro clienti.
Nel quartiere generale della Cité Bergère i quattro investigatori sono sempre vigili e attenti e non si lasciano mai sorprendere impreparati. Ogni nuovo caso è una scommessa che riescono sempre a vincere.
Simenon si deve essere divertito scrivendo le storie investigative dell’Agenzia O. In queste pagine la sua penna è felice e la sua scrittura come sempre è un affondo micidiale nel cuore e nella psiche degli esseri umani e della loro fragilità, che spesso li conduce a delinquere confondendo il bene con il male.
Vale sempre la pena leggere Simenon, anche quando scrive racconti.

Georges Joseph Christian Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) è stato uno scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese. Tra i più prolifici scrittori del XX secolo, Simenon era in grado di produrre fino a ottanta pagine al giorno. A lui si devono centinaia di romanzi e racconti, molti dei quali pubblicati sotto diversi pseudonimi. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta Paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l’Index Translationum, un database dell’UNESCO che raccoglie tutti i titoli tradotti nei Paesi membri, Georges Simenon è il sedicesimo autore più tradotto di sempre e il terzo di lingua francese dopo Jules Verne e Alexandre Dumas (padre) – Wikipedia

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Adelphi”.

:: Persistenti tracce di antichi dolori di Monica Bartolini (I Buoni Cugini Editori, 2016)

10 novembre 2017

persistenti tracce di antichi doloriPersistenti tracce di antichi dolori di Monica Bartolini è una raccolta di racconti di genere storico, tre per la precisione dal titolo Aes grave, Anno Domini 806 e Autodafè. Con un unico filo conduttore, preziosi manufatti di inestimabile valore (che sono rocambolescamente giunti fino a noi) che hanno nel passato scatenato gli istinti peggiori degli uomini. Le tracce di quegli antichi dolori persistono e ci portano a interrogarci sui misteri che li avvolgono. E questi misteri hanno spinto l’autrice a scavare nella memoria collettiva e nelle sue conoscenze storiche per riportare in vita, almeno sulle pagine, gli uomini e le donne che quelle drammatiche storie vissero. Certo sono personaggi di fantasia, alcuni, altri sono re o santi davvero esistiti, ma ciò che importa e ciò che interessa davvero è la commistione tra storia e fantasia, tra quello che è stato e quello che avrebbe potuto essere. Se amate il genere storico, troverete il gioco affascinante, la storia di Eusto e di sua moglie Alypia vi commuoverà, come i drammi patiti da Gayle, la straniera e le sue brighe per mettere sul trono suo figlio, o la storia di Antoni e degli ultimi Maya sterminati dagli spagnoli. Ma cosa è rimasto di tutto ciò dell’eco delle loro grida, del clangore delle spade delle loro lacrime? Sono rimaste vestigia antiche come l’Asse romano Minerva-Toro, è una moneta, la prima moneta bronzea della Roma repubblicana, custodita ancora oggi presso il Medagliere Capitolino, o Reliquiario di Monymusk, una preziosa teca di argento e pietre dure che conteneva l’osso del braccio di San Columba, il primo evangelizzatore della Scozia antica, ora in mostra presso il National Museum of Scotland di Edimburgo, o il Codex Dresdensis, una meravigliosa pergamena Maya custodita a Dresda presso la SLUB, la Biblioteca Universitaria del Land di Sassonia. Da questi oggetti che racchiudono un magnetismo forse magico, l’autrice ha creato le sue storie portandoci nel 293 a. C. alla vigilia della battaglia di Aquilonia, poi nel 806 d. c. nell’Abbazia di Iona, nelle Isole Ebridi interne, e infine nel 1562 quando si consumò un Autodafè, per ordine del tribunale religioso spagnolo, nello Yucatan ai danni delle ultime vestigia Maya. Storie di sangue, morte, vendetta, dolore, che l’autrice descrive non dimenticandosi del ruolo delle donne, soprattutto la coraggiosa Alypia e la determinata e astuta Gayle eroine di mondo dominato dal potere della forza e della violenza. Sono racconti parimenti belli, forse il primo è quello che mi è rimasto più impresso con la scena finale di grande pathos. Tre popoli dunque Sanniti, Gaelici, Maya spazzati via dalla storia a cui Monica Bartolini dà dignità raccontando le loro storie. Da segnalare la bellissima copertina di Niccolò Pizzorno. Buona lettura!

Monica Bartolini vive e lavora a Roma. Nota nel panorama letterario come la Rossachescrivegialli, è autrice di romanzi e racconti gialli, declinati in tutte le gradazioni possibili di noir. Il racconto Tanti auguri, Maresciallo! viene pubblicato su Giallo Mondadori n.3009. Con il racconto Cumino assassino ha vinto il Gran Giallo Città di Cattolica 2010, nell’ambito della XXXVII edizione del MystFest, pubblicato poi sul numero 3019 dei Gialli Mondadori. Ha pubblicato il giallo Interno 8. Ma il lavoro che ama di più è Le geometrie dell’animo omicida, che nel 2011 entra nella cinquina del Premio Tedeschi. Collabora alla diffusione del “morbo giallo” con recensioni di libri per i siti Thriller Cafè e Wlibri e leggendo i suoi libri gialli preferiti nelle scuole italiane, secondo il progetto “Piccoli Maestri”, una scuola di lettura per i ragazzi. Ha anche un suo sito, monicabartolini.it, dove esprime la sua anima gialla.

Source: libro inviato dall’ editore, si ringrazia l’ Ufficio Stampa.

:: Mentre volavo via – Quattordici racconti tristi che vi faranno stare meglio di Sara Nissoli (Bookabook 2017) a cura di Greta Cherubini

10 novembre 2017

copertinaC’è Carla la pigiamaia, che all’insaputa del marito in anni di lavoro ha accumulato un capitale. Diego Betti, quello dello scuolabus. Marta e Giorgio che cercano una casa più grande. E poi Giovanni, La Gatta, Alessandro Passoni della 2a B.
I protagonisti dei racconti di Mentre volavo via di Sara Nissoli sono persone comuni con vite apparentemente ordinarie. Non si conoscono tra loro, non vivono neppure nella stessa città, eppure hanno qualcosa in comune: la voglia di raccontarsi e il bisogno di riscatto.
Con uno sguardo disincantato e malinconico, velato di amara ironia, l’autrice traccia il ritratto di quattordici sconosciuti e delle loro desolate esistenze, lasciando che i personaggi si raccontino da sé. Sarte, impiegati, donne, bambini, porteranno alla luce segreti inconfessabili, frustrazioni, insoddisfazioni e solitudini, con il coraggio disperato di chi ormai non ha più nulla da perdere.
Grazie alla forma lieve e allo stile asciutto e svelto, “Mentre volavo via” vi racconterà storie tristi strappandovi un sorriso; vi stupirà con finali inaspettati che vi lasceranno l’amaro in bocca; vi farà rimanere sospesi per un attimo alla fine di ogni storia prima di precipitarvi a divorare il racconto successivo; e vi farà guardare con occhi nuovi quei volti anonimi che vi circondano ogni mattina al bar o sul tram senza che vi siate mai accorti di loro, lasciandovi fantasticare sulle loro tragicomiche esistenze.

Sara Nissoli è nata a Treviglio (BG) nel 1984. Vive a Milano e quando non scrive per la pubblicità inventa storie. Mentre volavo via è la sua prima raccolta di racconti.

Source: inviato al recensore dall’ editore, si ringrazia Claudia Tanzi di Mara Vitali Comunicazione.

:: Una spaventosa faccenda e altri racconti di Jim Thompson (Fanucci 2006)

3 novembre 2017

una spaventosa faccendaJim Thompson credo sia un nome che non necessita di grandi presentazioni, specie tra noi lettori amanti del noir contemporaneo americano. Nel mio ipotetico pantheon ha un posto di rilievo, e non solo io tendo a pensare che sia stato uno dei più grandi e versatili, perlomeno della sua generazione, se non il più grande. Nacque nel 1906 in una sperduta e minuscola cittadina dell’ Oklahoma, una generazione dopo Chandler (1888- 1959) per intenderci, e morì a Hollywood verso la fine degli anni ’70 solo e alcolizzato, come un tipico personaggio dei suoi libri, libri che almeno in vita furono considerati dopo un effimero successo negli anni ‘50 niente di più che romanzetti pulp da quattro soldi (a parte tre, tutti i ventinove libri pubblicati tra il 1942 e il 1973 erano tascabili).
Per capire il suo valore, arrivarono in massa i critici dagli anni ’80 in poi del Novecento, facendo accostamenti vertiginosi più che ai maestri del noir e dell’ hardboiled, a autori prettamente letterari e non di genere come Céline, a Erskine Caldwell per non parlare di William Faulkner o addirittura Dostoevskij. Insomma quando un autore viene sdoganato, gli osanna della critica arrivano fino al Cielo. Ma insomma Jim Thompson se lo meritava, avrebbe certo meritato anche più riconoscimenti in vita, meno disperazione e indifferenza specie negli ultimi anni di vita, ma forse avrebbero alterato il suo stile, (o forse il successo stesso non apparteneva alle sue corde) e noi oggi non avremmo avuto opere come L’assassino che è in me, Un uomo da niente, o Colpo di spugna, romanzi che se vogliamo rappresentano un punto di non ritorno e una nuova ridefinizione del genere.
Dunque forse più famoso per i suoi romanzi Jim Thompson non evitò la narrativa breve, e se volete accostarvi a questo autore vi consiglio proprio di iniziare dai racconti. Non sarà un innamoramento veloce, Jim Thompson non utilizza artifici letterari e effetti speciali o fuochi d’artificio, ha uno stile sobrio, piano se vogliamo, che utilizza anche cinicamente un’ apparente calma compositiva per poi mordere all’improvviso come un serpente a sonagli. Ma ragazzi se amate l’arte del racconto, da Jim Thompson c’è solo da imparare, dalla caratterizzazione dei personaggi (truffatori, prostitute, psicopatici, assassini e tutto il sottobosco borderline dell’ epoca che lui conosceva per esperienza diretta), all’ambientazione (perlopiù squallida e degradata, e metropolitana), a quel mood che oscilla tra cieca disperazione e ottusa speranza, che naturalmente noi lettori sappiamo benissimo quanto sia senza futuro.
Jim Thompson tocca corde profonde, grazie a una autenticità che nasce da una profonda sofferenza. Lo sguardo di pietà umana e tenerezza che getta sui i suoi antieroi, è qualcosa che commuove e rende splendide storie di per sé sordide, deprimenti e sporche, cattive ma Jim Thompson non giudica né giustifica, i suoi perdenti sono gentaglia, ma forse l’intera umanità è fatta di gentaglia, di cialtroni per cui stare dal lato giusto della legge non è una grande priorità e che cercano sempre una nuova occasione ma non la trovano mai.
Una spaventosa faccenda e altri racconti (Fireworks. The Lost Writings, 1998), raccolta curata da Robert Polito, il suo biografo ufficiale, autore anche della breve e brillante prefazione, edita in Italia nel marzo del 2006 da Fanucci con traduzioni di Eleonora Lacorte, raccoglie 12 racconti usciti nell’arco di vent’anni (1946-1967) e pubblicati sulle più famose riviste americane di genere.
Abbiamo un Jim Thompson in splendida forma capace di scrivere racconti come Buio in sala, Per sempre (il mio preferito) Una spaventosa faccenda, Pagare all’uscita e La falla del sistema il più insolito e filosofico se vogliamo. Jim Thompson scrive racconti di suspense, neri fino nel midollo. Il cinismo di Aurora a mezzanotte è difficilmente sostenibile, nonostante l’apparente dolcezza con cui è scritto. La storia è sordida, dolorosa, disturbante, e lascia poco spazio a forme anche velate di redenzione o lieto fine.
I suoi truffatori sono quasi sempre falliti e mezze tacche, alle prese col colpo che gli dovrebbe cambiare la vita, ma tutto gli si ritorce sempre contro, e non perché il male deve essere punito e meglio se in modo eclatante, ma perché la vita e i meccanismi corrotti e contorti che la regolano portano a questo fallimento esistenziale prima che etico o morale. In un lento e inesorabile sgretolamento di difese.
Mitch Allison il truffatore sfortunato (ma criminale nel midollo) de Il calice di Cellini, lo ritroviamo anche in un secondo racconto, Una spaventosa faccenda (che da il titolo italiano alla raccolta) ed è se vogliamo il più limpido esempio dell’antieroe tipicamente americano caro a Jim Thompson.
Gli elementi autobiografici si perdono in una densa struttura narrativa in cui la realtà è deformata dalle aspirazioni e da un disperato desiderio di riscatto e di conservazione e sopravvivenza. Truffare una compagnia, uccidere, prestarsi a grandi e piccoli raggiri è quasi una forma di compensazione, un desiderio folle di ottenere un risarcimento per una vita di stenti, povertà e miseria.
I personaggi sono fermamente convinti che la loro condizione è una grande ingiustizia, loro cercano solo di pareggiare la bilancia, come la sfortunata Ardis Clinton (non vi anticipo il colpo di scena finale, ma è geniale) e il suo folle piano congeniato col suo amante che porterà a derive horror e soprannaturali.
Ho in lettura Un uomo da niente, vi saprò dire, intanto buona lettura per questo.

Per approfondire: Lia Volpatti – Senza speranza da Vita da niente, Omnibus Gialli Mondadori

Jim Thompson, per tutti Jim, nacque in Oklahoma, nel 1906. A causa di dissesti finanziari familiari fin da ragazzo fu costretto a fare i lavori più umili, dal manovale al fattorino, dall’operaio nei pozzi petroliferi al gestore di sale cinematografiche. La scrittura arriva piuttosto tardi tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta. Thompson deve la sua fama principalmente ai romanzi. Ne ha scritti più di trenta, molti dei quali nel suo periodo più prolifico, dalla fine degli anni Quaranta alla metà degli anni Cinquanta. Poco apprezzato in vita, la sua statura di autore cresce negli anni Ottanta con le riedizioni dei suoi romanzi per la casa editrice Black Lizard.
I personaggi che popolano i libri di Thompson sono truffatori, perdenti, psicopatici; alcuni di questi vivono ai margini della società, altri vi sono perfettamente inseriti. La visione nichilista dell’autore è quasi sempre espressa da una narrazione in prima persona; la profondità della sua comprensione degli abissi della follia criminale è quasi spaventosa. Difficile trovare personaggi “buoni”, nei suoi libri: anche quelli apparentemente più innocui mascherano egoismo, opportunismo e vizio.

Source: libro preso in prestito dalle biblioteche del circuito SBAM.

:: America! di Alessandro Maradini (Gattomerlino Edizioni 2017) a cura di Daniela Distefano

16 ottobre 2017

AmericaUn esordio che merita attenzione quello che si frantuma in queste sette storie, tutte forti di un concentrato di meticolosità e stilosità.
Già dai titoli entra in scena un nuovo modo di rapportarsi con la letteratura.
“Technicolor”, “Rettiliani”, “Papaveri”,”Clic”, “Dave!”, “Extrasistole”, “Fine della notte” sono ganci che collegano i nostri pensieri ai sensi della comprensione ermetica. L’autore di questa raccolta, Alessandro Maradini, si è divertito nel dare una rappresentazione non stereotipata dell’America intesa come miraggio bizzarro, non infranto, ma tendente all’affievolimento.
Il primo racconto – “Technicolor” – è frutto della passione dello scrittore per la letteratura afroamericana.
Si scava dentro il terreno che divide il bianco dal nero.
I protagonisti sono impegnati a valutare l’effettiva bianchità o negritudine.
In “Rettiliani”, l’autore vuole porre ironicamente un personaggio dinanzi all’imprevisto che fa traballare le certezze della vita: in questo caso il rapimento alieno del cane di un convinto repubblicano che a causa di questo evento scivolerà verso contrarie posizioni politiche.
“Papaveri” racconta il legame tra arruolamento e disagio economico.
Il protagonista sceglierà l’esercito in seguito alla grave e persistente crisi economica della propria famiglia.
“Clic” è una storia che finisce con una madre in pieno disfacimento emotivo davanti all’albero di Natale.
L’insostenibile leggerezza della gestione del quotidiano è vista con gli occhi di un preadolescente amante della pallacanestro.
“Dave!” è forse il racconto più riuscito.
In esso è condensato lo spirito di una nazione.
Letterman è un uomo ricchissimo, quasi sempre più ricco dei suoi ospiti, ma la percezione dello spettatore non va in questa direzione.
Letterman è come un supermercato che offre la possibilità di mostrare i prodotti alle aziende produttrici.
“Extrasistole” nasce durante una passeggiata nel quartiere San Lorenzo a Roma, dove l’autore ha risieduto per due anni.
Anche qui si materializza una sorta di ribaltamento della visuale:
il protagonista, il sosia, immagina la vita del privilegiato, quando quest’ultimo è incuriosito dalla vita del sosia sfigato.
“Fine della notte” conclude la raccolta e ci parla di un fatto di cronaca, cioè la morte nel luglio del 2011 della cantante britannica Amy Winehouse, una delle principali esponenti del soul bianco degli anni duemila.
L’autore ha provato a immaginare la madre della cantante. Il racconto è ambientato a Londra.
“America” è un libro che necessita di un piccolo sforzo per assaporare le delizie di una lingua modellata come creta a immagine e somiglianza di un sogno, di una visione onirica che l’autore ha voluto condividere con il lettore.
E’ come un gioco, un game fatto di rimandi, di evocazioni, di impressioni.
Se vi sentite spaesati davanti ad una scrittura a riccio, allora vorrà dire che siete arrivati a destinazione. Il viaggio è articolato, lo stile è ricercato, raffinato, impreziosito da spunti istrionici. Benvenuti nell’America dell’immaginazione facile, e dello sgabuzzino delle prospettive marce.
Ma volete mettere? Il nostro cervello comincia a parlottare da solo quando la parola comincia a circolare nelle vene, America, America, America.
Solo questo conta, solo questo è Cielo bevuto per Terra.

Alessandro Maradini è nato agli inizi degli anni Ottanta a Fidenza, lungo la via Emilia. Ha vissuto in Francia, Inghilterra, Germania e Spagna. Attualmente risiede a Salsomaggiore Terme.
Ha studiato Culture Letterarie Europee all’università di Bologna.
Da sempre interessato alla storia della cultura degli anni ’60 e ’70, sia italiana che estera, tenta di comprenderne lo spirito attraverso le produzioni di alcuni dei suoi interpreti tra cui Marco Ferreri, Elio Petri, R.W. Fassbinder, Alighiero Boetti.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia Stefania Gaggini dell’ Ufficio stampa.

:: Motel Chronicles – Sam Shepard (Il Saggiatore 2016) a cura di Nicola Vacca

11 settembre 2017

motel sam shepardLo scorso luglio è scomparso Sam Shepard. Scrittore, commediografo, attore e drammaturgo. Un artista geniale e poliedrico, un alto e raro esempio di grande intelligenza. Nel 1972 ha ricevuto il Premio Pulitzer per Il bambino sepolto. Dopo una lunga esperienza teatrale si innamora del cinema. Siamo alla metà degli anni Settanta quando con la sua interpretazione nel film I giorni del cielo di Terrence Malick gli era valsa una candidatura all’ Oscar come migliore attore non protagonista.
Ha partecipato a molti film, spesso diretto da grandi registi, da Robert Altman (Fool for love, 1985) a Herbert Ross (Steel magnolias, 1989), da Volker Schlöndorff (Passioni violente,1991) a Michael Apted, Peter Yates, Ridley Scott, Nick Cassavetes, Wim Wenders, Lawrence Kasdan. Al cinema si ricordano le sue interpretazioni in Frances (1983) di Graeme Clifford; Crimini del cuore (1986) di Bruce Beresford; Voyager (1991) di Schlöndorff, Snow Falling on Cedras (1999) di Scott Hicks, The Pledge (2001) di Sean Penn, Black Hawk Down (2001) di Ridley Scott, Le pagine della nostra vita (2004) di Nick Cassavetes, Non bussare alla mia porta (2005) di Wenders
Quando nel 1983 pubblica la raccolta di racconti Motel Chronicles, Sam Shepard è già un geniale interprete del teatro e del cinema contemporaneo.
In quel libro, attraverso frammenti, storie brevi, poesie e divagazioni crudeli e ironiche, Shepard entra nel cuore disincantato del sogno americano e ne racconta «on the road» la caduta nell’insensatezza e nell’assurdo.
Wim Wenders sì innamorò dei racconti di «Motel Chronicles» e realizzò Paris Texas, uno dei film fondamentali della storia del cinema a cui lo scrittore parteciperà come sceneggiatore.
Era il 1985 quando Feltrinelli pubblicò Motel Chronicles. Poi negli anni di questo libro non si seppe più nulla.
Nel 2016 il Saggiatore riporta in libreria questa opera straordinaria che ha influenzato una generazione.
Nella rilettura a distanza di trentuno anni si conferma un capolavoro autentico perché il suo autore era a sua volta un capolavoro vivente.
Grande e immenso Sam Shepard.
Il vagabondare per le strade deserte e polverose degli States, l’abbandonarsi ai paesaggi desolati senza mai avere una meta.
Shepard nei suoi racconti fa del vagabondaggio l’arte in cui perdersi in non luoghi che sono la desolazione e il deserto dell’anima nel totale abbandono di un tutto che scorre e che non va da nessuna parte.
Shepard con una crudele ironia mette in scena storie di vita americana, attraversando strade e vagabondando in cerca di mete che non esistono. Un vagabondaggio che somiglia a una fuga e in cui ci si imbatte in paesaggi e persone che non hanno niente a che fare con l’America tradizionale.
Fuori da ogni convenzione e canone, la scrittura di Sam Shepard lacera la pagina e l’inchiostro diventa sangue che realizza una mappa di desolazione in cui si resta inghiottiti senza alcuna via di scampo.
Fuori da ogni convenzione e canone, la scrittura di Sam Shepard (di cui Motel Chronicles rappresenta il vertice) lacera la pagina e l’inchiostro diventa sangue che realizza una mappa di desolazione in cui si resta inghiottiti senza alcuna via di scampo.
Motel Chronicles e gli altri suoi libri raccolgono cose, parole e frammenti sparsi per raccontare con disillusione, caricando di una tragica invenzione una realtà storpia, un’America disumana e deturpata, il paradigma di un Occidente che non riesce a salvarsi da una decadenza letale.
Autostrade periferiche, terre desolate, città metafisiche, sono queste le mete che Sam Shepard raggiunge a bordo della sua auto, sempre dedito all’arte perduta del vagabondaggio da cui emerge la consapevolezza di una consolidata visione apocalittica da cui il pianeta intero non si salverà.
Lo scrittore, in preda a un’anatomia dell’irrequietezza che somiglia molto a quella di Bruce Chatwin, nei suoi racconti fa i conti con un mondo che è già svanito.
E come se fossimo definitivamente finiti in un quadro di Hopper. Il sogno americano si è infranto, insieme alla fine dell’Occidente e davanti a noi vediamo i piedi bianchi sulla moquette sintetica e verde, le nostre mani vuote, le mostre facce senza padre.
Lo scorso anno esce per i tipi di Playground Diario di lavorazione che è il suo ultimo libro. Da leggere la galleria di storie e ritratti di questo altro capitolo straordinario del genio di Sam Shepard: continua il viaggio attraverso il paese depresso sempre sulle highways da cui si vedono le lande polverose che fanno da sfondo alle vite estreme di uomini soli che sono gli stessi di Motel Chronicles.
Nei suoi libri si trova sempre la fotografia di un’ America che cambiava mentre stava tradendo se stessa, di cui Shepard è stato lucido testimone.

Sam Shepard, nato nel 1943, è attore, commediografo e scrittore. Nel 1972 ha ricevuto il Premio Pulitzer per Il bambino sepolto. È apparso in film come I giorni del cielo (1978), Uomini veri (1983) e Black Hawk Down (2001) e ha collaborato alla sceneggiatura di Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni (1970) e Paris, Texas di Wim Wenders (1984).

Source: inviato dall’editore al recensore.

:: Il bazar dei brutti sogni, Stephen King (Sperling & Kupfer, 2016)

22 luglio 2016
bazar

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Stephen King è come il buon vino, invecchiando migliora. Per cui non dispiace molto rivedere, tra i venti racconti che costituiscono la raccolta Il bazar dei brutti sogni, alcuni magari usciti già altrove, e anche solo poco rimaneggiati e arricchiti. “Miglio 81” per esempio è stato già pubblicato in Italia con lo stesso titolo da Sperling & Kupfer nel 2011, per la traduzione di Giovanni Arduino. Sempre anche in Italia sono stati pubblicati “The Dune”, originariamente su Granta, (“La duna” su Granta Italia n°5 traduzione a cura di Letizia Sacchini; “A Death” originariamente su The New Yorker, (“Una morte” su Internazionale, traduzione di Diana Corsini), “Herman Wouk Is Still Alive”, originariamente su The Atlantic (“Herman Wouk è ancora vivo”, su Internazionale n° 911, traduzione di Wu Ming). Questi ultimi solo in America: “Premiun Harmony”, su The New Yorker; “Batman e Robin” su Harper’s Magazine; “The Bone Church” su Play Boy; “Morality” su Esquire; “Afterlife” su Tin House; “Tommy” su Play boy; “The Bus is another World” su Esquire e “Summer Thunder” su Cemetery Dance. Tutti gli altri sono inediti.
Ma il valore aggiunto, ciò che davvero rende questo libro imperdibile, che siate o non siate lettori storici di King, sono le premesse ad ogni racconto, una letteratura a parte, che ho sempre adorato, in autori come Asimov. Leggevo infatti i suoi libri per leggere queste premesse, anche Chandler non si ritraeva. Scoprire insomma cosa portò al racconto, facendo luce sulla stessa vita dell’autore, ma con pudore, come se si accendesse una luce discreta, e nulla più, beh è un’ esperienza piacevole e molto istruttiva. Stephen King hai il pregio del narratore accanto al fuoco, mentre i marshmallow sfrigolano sul fuoco, una notte di luna piena. In campeggio, sì, quando giunge l’ora, superata la mezzanotte, in cui i racconti di paura prendono vita. Anche noi, che non siamo americani, non facciamo fatica a immaginarci la scena e l’atmosfera. E non credo di sbagliarmi molto ne di essere irrispettosa. Ma King non è un autore da salotto, ecco. Con lui si sente l’odore della terra dopo la pioggia, si sentono i grilli e le rane toro che gracidano, c’è poco da fare.
Il bazar dei brutti sogni a mio avviso è un libro riuscito, che mi sento di consigliarvi senza esitazione. Comunque l’esperienza di lettura è diversa per ogni lettore, mi limiterò a raccontarvi la mia. Prima dei racconti ho letto tutte le premesse ai racconti, in un pomeriggio, con molto gusto e divertita curiosità. Poi i racconti. Non che ve lo consiglio, non che sia un’esperienza ortodossa, ma tant’è così ho fatto io. Prima dei racconti vorrei però parlarvi del curatore e dei traduttori. La traduzione infatti ha richiesto un lavoro collettivo che ha coinvolto Giovanni Arduino, Chiara Brovelli, Alfredo Colitto e Christian Pastore. La curatela del libro è di Loredana Lipperini. Essendo venti racconti sarà difficile che possa parlarvi estesamente di ognuno, ma posso sen’zaltro dirvi quelli che mi sono più piaciuti e mi hanno fatto più paura. Sebbene non l’orrore in senso stretto, traspaia da questi racconti. Se “Miglio 81” è uno dei suoi preferiti, o il finale de La duna addirittura è da lui definito “uno dei miei finali preferiti in assoluto”, tra i miei preferiti citerei senz’altro Il bambino cattivo, Herman wouk è ancora vivo e Il piccolo dio verde del dolore. Probabilmente a voi poco importa, e i vostri preferiti saranno altri, ma il bello è che questo descrive l’ora, l’adesso. Magari già domani avrò cambiato idea. Buona lettura.

Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha e la figlia Naomi. Da più di quarant’anni le sue storie sono bestseller che hanno venduto 500 milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Stanley Kubrick, Brian De Palma, Rob Reiner, Frank Darabont. Oltre ai film tratti dai suoi romanzi, vere pietre miliari come Shining, Stand by meRicordo di un’estate, Le ali della libertà,Il miglio verde ¿ per citarne solo alcuni ¿ sono seguitissime anche le sue serie TV, ultima in ordine di apparizione quella tratta da The Dome, trasmessa da RAI2. Recentemente King si è dedicato ai social media e in breve tempo ha conquistato centinaia di migliaia di follower su Facebook e soprattutto su Twitter.
Nel 2015 il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama gli ha conferito la National Medal of Arts.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Marina dell’Ufficio Stampa Sperling & Kupfer.

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:: Il violinista del diavolo, Marco Conti (AmicoLibro, 2016) a cura di Federica Belleri

25 aprile 2016
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Il violinista del diavolo” è una breve raccolta di racconti. L’autore, Marco Conti, ci prende per mano, accompagnandoci a conoscere il mondo dei personaggi che ha creato. Uomini e donne che soffrono, per malattia o solitudine, per scelta o per la crudeltà di qualcuno. Persone alla ricerca di una soluzione, non sempre a lieto fine. Individui che fuggono dalla propria immagine riflessa allo specchio o dalla rete internet, che li intrappola nella vergogna. Sono vittime di se stesse o della violenza. Subiscono giudizi legati all’apparenza e sono costretti a fare i conti con la vita vissuta e presente, in attesa di una telefonata. Hanno perso tutto, ma non la dignità.  In nome di un Dio, o chi per lui, che in qualche modo li osserva. Ovunque si trovi.
Nove racconti dal ritmo definito e, a tratti, veloce. Parole dolci, che feriscono. Immagini chiare agli occhi e pugni che levano il respiro. Emozioni trasmesse con metodo.

Vi invito a leggerlo.

Source: libro del recensore.

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