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:: Un gioco di pazienza di Shanmei (Amazon Media 2017) a cura di Daniela Distefano

15 novembre 2017

UN GIOCO DI PAZIENZASi riesce a vivere senza immaginazione? Probabile che sia impossibile, ma non sempre la fantasia va a braccetto con la realtà.
E senza la zavorra dell’intelletto, la visionarietà vola alto, oltre il Cielo, verso il bianco che non conosce contorni, sfumature, confini, limiti e cippi vari.
Poniamo che questo opuscolo di pochissime pagine sia come recita il suo sottotitolo:
“un racconto giallo nella Cina misteriosa di inizio ‘900”.
E’ solo frutto della vena noir e umoristica dell’autrice o c’è una radice alla base del fusto?
Per questo racconto, scritto qualche anno fa, Shanmei si è ispirata alla vita del suo bisnonno Luigi Paolo Piovano, che realmente tra il 1900 e il 1905 visse in Cina, e vi andò come militare di Carriera facente parte del Secondo Contingente Italiano, inviato nel Celeste Impero in difesa delle Legazioni assediate dai Boxers.
Abbiamo scoperto così il basamento sul quale è edificato l’edificio narrativo. Ma chi è il protagonista fittizio di questa storia?
Si chiama Luigi Bianchi e decise di partire perché:

“ero giovane, pieno di entusiasmo, ancora scosso dalle notizie che provenivano da quelle terre lontane dalle lettere dei missionari, di missioni incendiate, occidentali uccisi, donne e bambini in pericolo di vita”.

Ben poco sapeva del suo viaggio, e di quando sarebbe tornato. Poteva trattarsi di mesi e invece occupò cinque anni della sua vita.
Un giorno bussa alla sua porta (e alla sua coscienza) Padre Geroni:
il cappellano militare vuole che Luigi vada a trovare Padre De Filippi.
Questi ha ricevuto in confessione una confidenza, ma non può violare il segreto che il sacramento difende.
C’entra in qualche modo Cheng, ragazzo cinese, figlio della lavandaia che lavora nel campo della Caserma.
Ha visto qualcosa che potrebbe scagionare un uomo accusato ingiustamente.

“Cheng non può testimoniare, o almeno lo farà, mi ha assicurato, ma non prima che serie indagini abbiano scagionato Sun Dong, cameriere alla Fenice d’Oro, accusato di aver avvelenato un ricco mercante francese. Non è stato lui.
Cheng ha visto chi è stato, ma non sa descriverlo”.

Ora Cheng è davvero in pericolo: l’unico testimone, un testimone scomodo. Riuscirà a salvarsi?
In pentola, bollono convenzioni,trappole, intrighi ed un finale che distorce ogni profezia.
E’ servito un piatto ricco di saporiti elementi tratti dai ricordi, dalle memorie, dall’invenzione, dalla esplorazione alla ricerca del mondo nascosto dell’essere umano.
Gioco, trastullo, passione, racconto ludico, chiamatelo come volete, ma il genere di questo racconto è plurimo, racchiude molti sub-procedimenti della scrittura. Si avverte un lavorìo, una cesellatura, un esercizio di limatura che non corrode la freschezza del risultato.
Un piccolo orologio di precisione, un bijoux che orna la mente, e scaccia il pensiero monocromo.
La Cina è la seducente terra da salvare, ben sapendo che poi è essa stessa l’accogliente ventre per ogni avventuriero del tempo.
I personaggi non sono macchiette né semplici cartoncini vuoti da ritagliare ed incollare. C’è una tipizzazione lieve, una mano che guida e non un filo di burattino.
L’autrice si avvale di un repertorio di luoghi comuni sull’Impero Celeste, per cogliere il divertimento nello scomporli, un tassello dopo l’altro.
Ci provi il lettore a ficcarli nella giusta casella. Come suggerisce il finale che sfata lo scalpore, tossicchia previsioni non palesi, osserva il canto del cigno delle nostre certezze. E non finisce qui, sembra voler dire. E noi seguitiamo a credere.

Shanmei nasce a Milano alla fine degli anni ’60. Dopo studi universitari, ha iniziato ad occuparsi di libri e editoria.
Dal 2010 pubblica in antologie varie racconti surreali, buffi, un po’ pop, soprattutto flash fiction.
Appassionata di hard boiled vintage anni ’50 ha parlato nei suoi racconti anche di pirati, di piloti di cargo interstellari, di soldati di ventura, di ballerine del Moulin Rouge, di antichi romani.

Source: acquisto personale del recensore.

Nota: disponibile solo su Amazon qui

:: Ombre Elettriche, Davide Mana (8PiecePress, 2015)

23 dicembre 2015

4Davide Mana legge molto, soprattutto in inglese e non solo romanzi. E’ uno scienziato, uno scienziato vero di quelli che sanno tante cose difficilissime, oscure ai più. E nonostante tutto ciò ha una spiccata passione per l’Estremo Oriente e la letteratura fantastica. Per alcuni questo è un difetto, per alcuni la letteratura fantastica, in tutte le sue forme, non è vera letteratura. Noi ce ne preoccupiamo? Certo che no, il lettore è sovrano. Il lettore può sperimentare, attraversare steccati, leggere cose che se non gli sono vietate, gli sono sconsigliate da chi di letteratura ne sa. E facendo così può imbattersi in interessanti scoperte. Può scoprire un piccolissimo ebook dal titolo Ombre elettriche, venduto dal nostro concorrente (che non nomino) al prezzo più che simbolico di 0,99 centesimi. Amo gli ebook solo perché rendono facile la copia delle citazioni (tranne i dannati ebook che non te lo permettono), rendendo più facile il lavoro del recensore, e ormai tutti mi dicono questo è il futuro. Armati di ebook reader e sii giovane. Con calma, per ora leggo a computer e con i testi brevi, di racconti me la cavo, per i romanzi è un altro discorso. Ma fortunatamente Ombre elettriche è un testo breve (lunghezza stampa 33 pagine). Di cosa parla? Di fantasmi, ma scordatevi il lenzuolo bianco e le catene dell’iconografia ottocentesca. I nostri sono ben più tecnologici e organizzati. E’ un racconto horror? Forse. Anzi io direi di sì. Suscita un orrore ben reale (per i meccanismi perversi della propaganda, per esempio) anche se è difficile che faccia davvero paura. A meno non crediate ai fantasmi, certo. Allora sì potreste farvi inquietanti interrogativi. Ma noi non crediamo ai fantasmi, non crediamo che i morti di Tiananmén vogliano e possano vendicarsi. E’ una storia di fantasia, che diamine. Non vi anticipo in che consiste la vendetta, vi toglierei il gusto della lettura, ma qualcosa posso dirlo. Non credo la censura cinese lo lascerebbe circolare liberamente. Strano destino quindi vedere questo racconto tradotto malamente in cinese, circolare clandestino. Ma chissà, magari è proprio quello che sta succedendo. Pensateci mentre lo leggerete.

Davide Mana, classe 1967, è un paleontologo, blogger, traduttore e autore freelance.  Ha pubblicato racconti, articoli e scenari per giochi di ruolo in Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone. Dal 2013, affianca alle sue pubblicazioni tradizionali, racconti e saggi autoprodotti in formato elettronico. Fra i suoi lavori, la serie di racconti autoconclusivi Gli Orrori della Valle Belbo, e il ciclo di avventure sword & sourcery Aculeo & Amunet. Il suo primo romanzo The Mynistry of Thunder è stato pubblicato nel 2014 da Acheron Books.

Source: acquisto personale.