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:: La pienezza di vita di Edith Wharton (Oligo editore 2022) a cura di Giulietta Iannone

30 novembre 2022

Di Edith Wharton ho sempre letto e amato i romanzi, per cui è stata una singolare scoperta leggere questo racconto breve, di età giovanile, scritto nel 1891, tra i primi pubblicati sullo “Scribner᾽s Magazine” nel 1893, dal titolo La pienezza di vita, edito per Oligo editore, con traduzione a cura di Enrico De Luca.
Considerato dall’autrice quasi un esperimento giovanile, su cui non rimise più mano, è una ghost story abbastanza peculiare, sopra le righe, il cui scopo non è tanto spaventare o immalinconire, nella tradizione del racconto gotico, quanto delineare e definire con pochi tratti decisi e precisi la natura femminile, la sua psicologia, e il rapporto tra i sessi.
Quando scrisse questo racconto era già intrappolata in un matrimonio infelice, con il ricco banchiere Edward Wharton, di dodici anni più anziano di lei, che sposò nel 1885, per cui conoscenva per esperienza le dinamiche dei matrimoni se non di convenienza, tipici dell’alta società a cui apparteneva, perlomeno impaludati in dinamiche non sempre tese alla valorizzazione di sè e alla propria felicità personale.
Protagonista del racconto è una donna nell’attimo in cui muore per un eccesso di medicinali. Si sveglia nel mondo dell’altrove e incontra lo Spirito di vita. Paradiso, Ade, Oltretomba, non è dato sapere è un’altrove di quieta pace e di bellezza. A lei che in vita non ha mai conosciuto la pienezza di sè, sposata a un uomo per certi versi banale, di cui ricorda solo lo scricchiolio degli stivali e che sbatteva la porta, e che non comprendeva la sua sensibilità nè l’amore di lei per l’arte e la bellezza, epifanica la scena amientata a Firenze nella chiesa di San Michele in Orto, viene offerta la possibilità di vivere per l’eternità con la sua “anima gemella” che non è suo marito…
Lascio in sospeso il racconto perchè svelare oltre sciuperebbe la bellezza del racconto e il piccolo colpo di scena, che ci porta a riflettere sull’essenza dei sentimenti, sulla paura della libertà svincolata da vincoli di dovere e riconoscenza. Grande viaggiatrice in questo racconto la Wharton trasmette anche l’amore per l’Italia, e i suoi luoghi d’arte, come Firenze, descrivendo la tipica vertigine che si prova frastornati da tanta bellezza. Oltre alla percezione di una cosienza dopo la morte, influenzata dalle correnti spiritualistiche in voga in quel periodo.
Una frecciatina molto femminista sulla differenza tra uomini e donne, nella sua affermazione che gli uomini dimenticano (le altre donne quando ne incontrano una nuova)… ma non dico davvero oltre, leggetelo è molto bello, forse ancora acerbo e di maniera, ma ricco degli spunti che hanno reso grande questa autrice straordinaria e che saranno in seguido ampliati e approfonditi nelle sue opere successive.

Edith Wharton (1862-1937), prima donna a vincere il premio Pulitzer nel 1921 con il romanzo L’età dell’innocenza, fu una scrittrice e una poetessa americana dall’ampia e poliedrica produzione: quindici romanzi, sette romanzi brevi, ottantacinque racconti, poesie, libri di viaggi, di critica letteraria e un’autobiografia.

Enrico De Luca è professore a contratto presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria. Ha pubblicato varie edizioni critiche e filologiche, tra cui ricordiamo Storia di una capinera di Verga (Caravaggio 2022), ha curato un’antologia petrarchesca (Unicopli 2013) e ha collaborato all’Enciclopedia Machiavelliana (Treccani 2013). Ha tradotto testi di L.M. Montgomery, M.R. James, Dickens, Webster, Nesbit, Stevenson, Jerome, ecc.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Anna dell’Ufficio stampa Oligo editore.

:: Violino. Luci e ombre di Stradivari, Marco Ghizzoni (Oligo editore, 2022) A cura di Viviana Filippini

15 Maggio 2022

Chi era davvero Stradivari? Quale era il suo volto? A provare a dare una risposta a queste e a tante altre domande ci pensa Marco Ghizzoni, autore cremonese, con “Violino. Luci e ombre i Stradivari” edito da Oligo. Il piccolo saggio dona al lettore un racconto inaspettato di Stradivari, ben noto a livello mondiale, perché nel XVIII secolo fu uno dei liutai più attivi a Cremona e non solo. In realtà, da quanto emerge dall’indagine di Ghizzoni poco si conosce sulla nascita di Stradivari, per esempio non si sa di preciso la data del compleanno, poco si conosce anche dela vita dell’artista e della sua morte che restano ancora oggi ammantante da un aura di mistero. Tra le altre curiosità individuate da Ghizzoni il fatto che, nonostante un certo benessere economico, Stradivari non si fece mai fare un ritratto e oggi per noi è difficile capire come lui fosse realmente, perché esistono sì alcuni dipinti che lo ritraggono e pure dei busti scultorei, ma in nessuno di essi vi è il vero Stradivari, sono solo rappresentazioni di fantasia. Così come non è vero che il suo cranio venne rubato dopo la sua morte. Certo è che ben poco si sa del liutaio delle sue origini e pure delle cause della morte. Qualcosa in più si è invece scoperto nel 1999 con il ritrovamento del suo testamento, dal quale emerge l’immagine di un uomo ben lontano dall’idea di artista romantico che le persone si sono create nella mente. A quanto sembra Stradivari era molto autoritario e molto- forse troppo- presente nella vita dei figli ma, allo stesso tempo, anche riservato, tanto che dopo la sua morte, la notizia non venne diffusa fuori da Cremona e gli incarichi di realizzazione dei violini continuarono ad arrivare da ovunque. Nel libro non manca nemmeno una sezione dedicata a Luigi Tarcisio, che fu uno dei più importanti conoscitori e collezionisti di violini del XIX secolo, che divenne anche abile commerciante degli strumenti cremonesi, compreso quello Stradivari del quale lui si vantava di essere in possesso e che non venne mai visto e suonato, tanto da meritarsi il soprannome di “Messia”.Violino. Luci e ombre di Stradivari” è un breve saggio nel quale il cremonese Marco Ghizzoni evidenzia tutti i misteri, glie elementi poco noti e chiari della vita del grande liutaio Antonio Stradivari che lavorò fino ai 93 anni e che sì, forse ci ha lasciato tanti dubbi e aspetti poco nitidi sulla sua esistenza privata, ma la sua genialità, la sua professionalità e bravura sono certe, anzi vivono e risuonano negli strumenti usciti dalle sue mani.

Marco Ghizzoni è nato a Cremona, dove vive, nel 1983. Ha pubblicato romanzi con Guanda  e con TEA. Nel 2020 ha pubblicato la raccolta di racconti “Il muro sottile. Dieci Racconti” con Oligo editore. Quando non scrive, lavora nel settore commerciale di una multinazionale tedesca.

Source: del recensore. Grazie all’ufficio stampa 1A Comunicazione.

I solitari. Scrittori appartati d’Italia, Davide Bregola (Oligo editore 2021) A cura di Viviana Filippini

22 novembre 2021

“I solitari. Scrittori appartati d’Italia” è il libro di Davide Bregola edito da Oligo editore. Un libro curioso che sembra avere un titolo da film, ma anche da romanzo. In realtà, il libro di Bregola permette ai lettori di andare a scoprire, e riscoprire, tutta una serie di scrittori e scrittrici italiani che hanno lasciato un segno nel mondo letterario, ma che, oggi come oggi, sono lontani dai riflettori e dalle fiere del libro. Sono 15 ritratti di autori e autrici narrati per quello che hanno creato, per quei romanzi che hanno avuto un ruolo centrale e importante nel mondo letterario tanto che da alcuni di essi vennero tratti pure dei film.  Da questo libro però emerge anche la loro dimensione umana ed emotiva, unite a quella riservatezza del vivere che li ha indotti a stare lontani dai riflettori del mondo letterario. Il libro edito da Oligo è il frutto di una rubrica che Davide Bregola ha sulle pagine culturali de “Il Giornale” e che ha messo a punto andando a scovare queste figure magari un po’ restie ad apparire in pubblico, ma ancora presenti e attive nel loro modo di fare scrittura. Ed ecco alcuni di loro come il sardo Gavino Ledda, autore di “Padre padrone” tradotto in tutto il mondo, diventato film da Palma d’oro a Cannes nel 1977 e lui ora è impegnato in una ricerca del tutto personale sul linguaggio della sua terra. E che dire di Francesco Permunian residente sulle rive del lago di Garda, che si dedica alla scrittura generando sempre i suo mondi letterari dove ci sono personaggi afflitti da malattie mentali  e ambiguità. Non manca nemmeno Stefano Benni, sì proprio il bolognese autore di “Bar Sport”, il quale, dagli anni ’80, ha sempre scritto restando però lontano dai riflettori. Bregola incontra pure Carmen Covito, l’autrice del romanzo “La bruttina stagionata” che vinse il Premio Rapallo-Carige “Opera Prima” 1992 e il Premio Bancarella 1993,  e venne pure tradotto in tedesco, spagnolo, francese, olandese, greco, rumeno. Poteva bastare? Forse, ma dal libro furono pure tratti un monologo teatrale interpretato da Gabriella Franchini con la regia di Franca Valeri, adattamento di Ira Rubini, e un film interpretato da Carla Signoris, con sceneggiatura e regia di Anna Di Francisca. Tra le pagine si trovano anche Giovanni Lindo Ferretti cantante dei CCCP, poi dei CSI e dei PRG (Per Grazia Ricevuta) che è considerato uno dei padri fondatori del Punk, ma è anche uno scrittore amante dei cavalli e di una vita profondamente riservata. E poi ci sono ancora Aldo Busi, Gianni Celati, Rocco Brindisi, Roberto Barbolini, Ugo Cornia, Vitaliano Trevisan, Vincenzo Pardini, Lara Cardella, Susanna Bissoli, Grazia Verasani…. “I solitari. Scrittori appartati d’Italia” è un libro dove Bregola viaggia in lungo e in largo per l’Italia in cerca di quegli autori e autrici nascosti per scoprire che fine hanno fatto e perché hanno scelto di stare a lato del palco letterario. Allo stesso tempo “I solitari”, è un testo davvero interessante che permette di fare un breve viaggio nelle vita altrui e stuzzica il lettore ad andare a recuperare i libri di questi 15 autori per leggerli, riscoprirli, facendo rivivere le loro storie e i loro personaggi.

Davide Bregola è scrittore e consulente editoriale. Ha pubblicato vari saggi e romanzi per diverse case editrici. Nel 2017 è stato Finalista al Premio Chiara con il libro La vita segreta dei mammut in Pianura Padana (Avagliano). Per Oligo Editore dirige la collana Daimon. Scrive sulle pagine culturali de  “Il Giornale” e “Il Foglio”.

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa 1A.