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Janis. La biografia definitiva, Holly George Warren, (DeAgostini 2020) A cura di Viviana Filippini

7 dicembre 2020

“Non accettare compromessi. Sei tutto ciò che hai”. (Janis Joplin)

Janis Joplin, una voce unica nel panorama musicale, una vita vissuta al limite e un animo ipersensibile in cerca del vero amore. Questi sono alcuni degli aspetti che emergono da “Janis. La biografia definitiva” scritta da Hollie George Warren e pubblicata da DeAgostini in occasione dei 50 anni dalla scomparsa della cantante, avvenuta il 4 ottobre del 1970. L’autrice fa compiere al lettore un vero e proprio viaggio nella vita di Janis Joplin partendo dal momento in cui i suoi genitori si incontrarono per la prima volta. Pagina dopo pagina, ci immergiamo nella vita di Janis bambina in Texas, poi adolescente con doti artistiche molto buone (amava molto il disegno) e pronta a mettere in atto diverse fughe dalla sua realtà quotidiana per trovare la propria strada maestra nella musica.  Ecco allora Janis alle prese con i primi concerti di musica folk e blues nei club di Austin, poi a Venice a trascorrere giornate di vita bohémien, per passare a San Francisco dove la Joplin entrò in contatto con la generazione beatnik e a zonzo per altre città degli Stati Uniti d’America alla ricerca di sé e del proprio futuro. Janis desiderava cantare e il libro ci porta proprio alla scoperta del suo pellegrinaggio in campo musicale con quella sua voce blues, insolita in una ragazza bianca, che cominciò piano piano a conquistare le folle prima con il gruppo Big Brother And the Holding Company e poi come solista. Quello che emerge dal testo è l’immagine di una Janis che spesso infrangeva le regole ma che, allo stesso tempo, viveva nel terrore e nell’ansia del giudizio delle persone che amava. Da ragazzina Janis fu spesso vittima di bullismo per il suo fisico un po’ mascolino e perché sosteneva ideali (uguaglianza tra bianchi e neri) non compresi negli USA degli anni Cinquanta e Sessanta. In realtà nel testo della Warren ci sono tanti altri miti del rock che sfilarono accanto a Janis. Ecco comparire Jim Morrison (con lui il rapporto fu parecchio turbolento), Jimi Hendrix, i Jafferson Airplane. Janis era una ragazza che sprigionava sicurezza sul palco, una grande interprete del rock, ma nel suo io era un vulcano di emozioni in lotta. L’animo di Janis era afflitto da una profonda fragilità che in più occasioni portò la cantante ad una vera e propria discesa nel baratro. Un giudizio negativo sul suo modo di essere e apparire, uno shock emotivo, una delusione in amore o sul lavoro, erano la miccia che accendeva le crisi emotive ed esistenziali che portarono Janis a soffrire ripetutamente di perenni periodi di depressione e ad esprimere il suo dolore con esibizioni cariche di pathos, capaci di conquistare il pubblico. Janis cominciò a rimediare alle delusioni prima con l’alcool poi con la droga. La Joplin tentò più e più volte di disintossicarsi, ma non riuscì mai a farlo fino in fondo, fino al tragico epilogo che la portò via a soli 27 anni. Dalla biografia emerge anche una delle maggiori paure di Janis: quella di fallire, di non riuscire ad aver successo, perché questo non sarebbe stato solo una sconfitta personale, ma una delusione per le persone per lei importanti (in particolare la famiglia). “Janis. La biografia definitiva” di Holly George-Warren ci narra una Janis Joplin tra dimensione pubblica e privata dalla quale emerge l’immagine di una giovane donna in cerca di sentimenti veri e sinceri che voleva essere amata per quella che era e che viveva per la musica. Traduzione Luca Fusari e Sara Prencipe.

Holly George-Warren è una delle più autorevoli scrittrici americane di biografe musicali. Due volte candidata ai Grammy e vincitrice di diversi altri premi, ha pubblicato sedici libri, tra i quali il bestseller The Road to Woodstock, e prodotto numerosi documentari. Collabora con testate come il “New York Times”, “Rolling Stone” ed “Entertainment Weekly”, e fa parte della commissione candidature della Rock & Roll Hall of Fame. Insegna alla State University of New York.

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa.

Decamerock, Massimo Cotto, (Marsilio 2020) A cura di Viviana Filippini

9 marzo 2020

DEcamerock“Decamerock. Ribellioni, amori, eccessi dal lato oscuro della musica” edito da Marsilio è il nuovo libro di Massimo Cotto. Nel titolo, oltre al rock, riecheggia il “Decamerone” di Boccaccio (citato all’inizio di ogni nottata),  e questo ci fa capire che il lettore farà un viaggio in una sorta di metaforica peste (vita di eccessi estremi) la quale, nel corso del  tempo, ha colpito il mondo del rock. Vero, qui non ci sono un gruppo di ragazzi che si ritira in un luogo protetto per salvarsi dall’epidemia, ma ci sono storie su storie, grazie alle quali Cotto ci intrattiene. Lo speaker ci accompagna un viaggio nelle vite dissolute e sregolate di molti artisti della musica rock, organizzando i contenuti del libro in Dieci nottate, più un momento intitolato “Prima dell’alba”, alternati a frammenti narrativi nei quali lui racconta la sua infanzia e adolescenza a Genova. “Decamerock” ti porta nelle vite vissute all’estremo, che sono sì un po’ maledette, ma che hanno anche tante fragilità e un fascino travolgente e appassionante. Per esempio c’è il Club del 27 dove si trovano quei cantanti che morirono, per una strana coincidenza, tutti a 27 anni. Qualche nome?  Brian Jones, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin, Amy Winehouse e tanti altri con alle spalle una vita breve, fatta di eccessi, dove la musica era però il cuore che li animava. Tanti nomi, tanti cantanti e musicisti che sono passati alla storia per ciò che suonavano o per la band dove militavano, ma anche per dei retroscena non sempre noti. Un esempio? Avete mai sentito la musica di Moondog? Lui, all’anagrafe Louis Thomas Hardin, era un compositore e musicista americano, non vedente, e nonostante questo compose musiche eccellenti, scrisse poesie e inventò pure strumenti musicali. Lo si notava subitoperché, oltre a vivere come un homeless, girava sempre con un lungo mantello e un cappello in stile vichingo. Che dire poi di John Bonham, che non sapeva suonare strumenti musicali e che diventò il batterista ufficiale dei Led Zeppelin di Jimmy Page e Robert Plant. Bonham suonò in ben nove album della band, prima di morire a soli 32 anni, dopo aver bevuto litri su litri di alcolici e super alcolici. La cosa interessante del libro di Massimo Cotto è che l’autore non si limita a narrarci le vite del mondo del rock e del jazz, perché lo scrittore ad un certo punto tra i lunghi viaggi, le stanze di albergo, le bottiglie di alcool , ci  infila la musica classica con Mozart e Paganini. Mozart con la sua morte ammantata da un’atmosfera misteriosa e con quel “Requiem” che compose poco prima della sua scomparsa e prima di finire in una fossa comune. Accanto a lui, la figura istrionica di Paganini, che conquistò tutti per la sua bravura così fuori dalla norma, tanto che i suoi  coevi pensavano avesse fatto un patto col diavolo per suonare in quel modo. “Decamerock” di Massimo Cotto è una lettura davvero piacevole, perché se da un lato, ti fa conoscere la dimensione umana e nascosta degli eccessi esistenziali di molte icone della musica, dall’altro, ad ogni storia letta, si sente l’irrefrenabile bisogno di andare ad ascoltare quella musica del passato che ti conquista anche nel presente.

Massimo Cotto (Asti, 1962), una delle voci più note di Virgin Radio, da quasi quarant’anni scandaglia l’universo rock. Scrittore (ha al suo attivo oltre 70 libri di argomento musicale), autore e conduttore televisivo, ideatore e animatore di spettacoli teatrali, giornalista, ha collaborato con vari quotidiani e scritto per le principali riviste italiane e internazionali, inclusa la leggendaria «Billboard». Su Virgin Radio conduce ogni mattina Rock and Talk. Per Marsilio ha pubblicato Rock Therapy. Rimedi in forma di canzone per ogni malanno o situazione (2017).

Source: grazie all’ufficio stampa Marsilio.