Archive for the ‘Anniversari’ Category

“Lettere a Hawthorne”, Herman Melville, a cura di Giuseppe Nori (LiberiLibri 2019) a cura di Viviana Filippini

5 ottobre 2019

lettere H.Lo scorso agosto sono stati i 200 anni dalla nascita di Melville, l’autore di Moby Dick e l’editore LiberiLibri per l’importante anniversario ha ripubblicato (seconda edizione riveduta e ampliata rispetto al 1994) “Le lettere a Hawthorne” di Herman Melville, il carteggio tra lui e Hawthorne, due figure magistrali della letteratura americana. Le pagine scritte da Melville permettono a noi lettori di entrare dentro una parte della sua vita, tra il 1851 e il 1852, per conoscerlo nel suo vissuto lavorativo, ma anche in quello privato. Ed è la mescolanza tra queste due dimensioni che ci aiuta ad avere un’immagine più nitida dello scrittore, che in quel biennio visse sulla propria pelle uno dei momenti più intensi della sua evoluzione come autore e della sua produzione letteraria. Quello che emerge da questi testi è la personalità complessa, piena di dubbi, timori emozioni e paure che attanagliavano Melville: uno scrittore dalla creatività in costante fermento. Melville aveva viaggiato molto nella sua esistenza e proprio grazie a questo suo continuo spostarsi, lui era riuscito a trovare lo spunto per molti  scritti proprio dal contatto con la realtà vissuta in prima persona e da quello con popolazioni differenti per usi e costumi da quella americana. Molti degli appunti presi dall’autore sono diventati romanzi a tutti gli effetti o rimasti delle bozze da sviluppare. L’autore di “Moby Dick” scrive a Hawthorne, manifestando il suo bisogno di incontrare lui e la sua famiglia, come per avere un contatto diretto con un collega che a tratti sembra essere il migliore amico mentre, in altri momenti, Hawthorne sembra essere non il nemico, ma quel tipo di autore, perfetto, di successo, con una famiglia da cartolina ed equilibrato che Melville avrebbe voluto essere, e che non divenne mai. Quello che emerge da queste pagine è il ritratto di un uomo tormentato, consapevole della sua capacità di scrittura ma, allo stesso tempo, convinto di venir ricordato dai posteri non per i propri romanzi, ma come l’individuo che viveva con i cannibali e che amava scrivere libri con protagonisti dei selvaggi. Nelle lettere lo stesso Melville si concentra su alcuni suoi testi: “Moby Dick” che, in quel periodo, era in revisione e che lo sfiancò psicologicamente ; poi ci sono riferimenti a “Pierre” e alle sue aspirazioni di letterarie e la storia di Agatha, unita agli spunti della vita vissuta che ispirarono Herman alla stesura del soggetto. “Lettere a Hawthorne è un vero e proprio viaggio nella vita letteraria e civile di Herman Melville, un uomo e un genio della scrittura dalla personalità complessa e in evoluzione, che nel corso del tempo è diventato  uno dei pilastri e dei classici della letteratura romantica americana e mondiale e che è riuscito a trasformare in eroi del quotidiano, gli umili protagonisti delle sue storie. Traduzione di Giuseppe Nori.

Herman Melville (New York, 1819-1891) A ventisei anni, dopo un’infanzia sofferta e una prima giovinezza «sregolata e avventurosa» di marinaio (nelle note parole di Hawthorne), Melville inizia la sua carriera letteraria. Scrive sette romanzi in sette anni, alternando successi a insuccessi, fino ad alienarsi definitivamente il favore e la stima del pubblico con i suoi capolavori, “Moby-Dick” (1851) e “Pierre” (1852), due opere audaci, tanto incomprensibili quanto dissacratorie per i suoi contemporanei. Sull’orlo del disastro letterario ed economico, continua la sua attività narrativa fino al 1857, per poi abbandonare la carriera pubblica di scrittore di prosa e dedicarsi a una lunga e oscura attività di poeta. Muore quasi del tutto dimenticato, lasciando fra le sue carte il manoscritto di “Billy Budd”, il suo ultimo capolavoro narrativo. Di Melville, Liberilibri ha pubblicato “Lettere ad Hawthorne” (1994).

Giuseppe Nori è professore di Lingue e letterature anglo-americane presso l’Università di Macerata. Si è dedicato principalmente ai classici dell’Ottocento: Melville, Hawthorne, Emerson, Bancroft, Whitman e Stephen Crane. Si è inoltre occupato di letteratura e religione nel Seicento e di narrativa e poesia moderniste. Per Liberilibri ha curato”Lettere ad Hawthorne” di Melville (1994) e “Cartismo” di Thomas Carlyle (1994). 

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa e a Maria Grazia Gelsomini.

:: 25 romanzi di Simenon da non perdere, con La Stampa

29 settembre 2019

Simenon

Per celebrare il trentennale della morte di Georges Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) il quotidiano torinese “La Stampa” fa qualcosa di molto gradito a chi vi scrive, pubblica ogni venerdì, fino a primavera, una scelta dei migliori romanzi senza Maigret dell’autore belga, segnatevi i titoli e se qualcuno vi manca non perdete l’occasione di recuperarli, il prezzo è contenuto e il gioco vale la candela come si suol dire. Buona lettura!

Il piano dell’opera

1 – Il testamento Donadieu, 27 settembre

2 – Lettera al mio giudice, 4 ottobre

3La verità su Bébé Donge, 11 ottobre

4 – La camera azzurra, 18 ottobre 2019

5 – La vedova Couderc, 25 ottobre 2019

6 – Corte d’Assise, 1° novembre

7 – Betty, 8 novembre

8 – Le finestre di fronte, 15 novembre 2019

9 – Tre camere a Manhattan, 22 novembre

10 – Il viaggiatore del giorno dei Morti, 29 novembre

11 – I Pitard, 6 dicembre

12 – Il clan dei Mahé, 13 dicembre 2019

13 – Senza via di scampo, 20 dicembre 2019

14 – La finestra dei Rouet, 27 dicembre 2019

15 – La fuga del signor Monde, 3 gennaio 2020

16 – Le signorine di Concarneau, 10 gennaio 2020

17 – Il grande male, 17 gennaio

18 – Il passeggero del Polarlys, 24 gennaio

19 – I fantasmi del cappellaio, 31 gennaio 2020

20 – Il primogenito dei Ferchaux, 7 febbraio 2020

21 – Pioggia nera, 14 febbraio

22 – Il fidanzamento del signor Hire, 21 febbraio

23 – L’orologiaio di Everton, 28 febbraio

24 – Il gatto, 6 marzo

25 – I clienti di Avrenos, 13 marzo

Buona Pasqua ai lettori (di) Liberi

20 aprile 2019

Buona Pasqua

:: Happy birthday to me!

24 marzo 2019

Oggi occupo il mio blog per biechi fini personali e festeggio con voi miei lettori i miei primi 50 anni. Lo so sono tanti! Ma è una spendida giornata di sole e sono moderatamente felice.

Dunque, Happy birthday to me!

FESTA-50-ANNI

:: E per San Valentino le 5 storie d’amore più belle della letteratura (non tutte a lieto fine)

14 febbraio 2019

AnnaQual è il vero peccato di Anna, quello che non si può perdonare e che la fa consegnare alla vendetta divina? È la sua prorompente vitalità, che cogliamo in lei fin dal primo momento, da quando è appena scesa dal treno di Pietroburgo, il suo bisogno d’amore, che è anche inevitabilmente repressa sensualità; è questo il suo vero, imperdonabile peccato. Una scoperta allusione alla sotterranea presenza nel suo inconscio della propria colpevolezza è il sogno, minaccioso come un incubo che ritorna spesso nel sonno o nelle veglie angosciose, del vecchio contadino che rovista in un sacco borbottando, con l’erre moscia, certe sconnesse parole in francese: Il faut le battre le fer, le broyer, le pétrir […]. Il ferro che il vecchio contadino vuole battere, frantumare, lavorare, cioè distruggere, è la stessa vitalità, il desiderio sessuale, l’amore colpevole e scandaloso di Anna; e così essa lo sente e lo intende come la colpa che la condanna. Ed è l’immagine minacciosa di quel brutale contadino, conservatasi indelebilmente nella sua memoria, che le riappare davanti e la terrorizza alla vista di quell’altro vecchio contadino, un qualsiasi frenatore, che passa sul marciapiede sotto il suo finestrino curvandosi a controllare qualcosa; ed è quel vecchio a farle improvvisamente comprendere cosa deve fare: distruggere quella vitalità, e cioè distruggere se stessa per espiare la sua colpa.” (Dalla Postfazione di Gianlorenzo Pacini)

Cime tempestoseUn romanzo in cui domina la violenza sugli uomini, sugli animali, sulle cose, scandito da scatti di crudeltà sia fisica sia, soprattutto, morale. Un romanzo brutale e rozzo – sono gli aggettivi utilizzati dalla critica dell’epoca – che scuoteva gli animi per la sua potenza e la sua tetraggine e che narra il consumarsi di un’inesorabile (sino a un certo punto) vendetta portata avanti con fredda meticolosità dal disumano Heathcliff. ‘Cime tempestose’ è un romanzo selvaggio, originale, possente, si leggeva in una recensione della ‘North American Review’, apparsa nel dicembre del 1848, e se la riuscita di un romanzo dovesse essere misurata unicamente sulla sua capacità evocativa, allora “Wuthering Heights” può essere considerata una delle migliori opere mai scritte in inglese. Tomasi di Lampedusa esprimeva il suo entusiastico e ammirato giudizio su Cime tempestose: ‘Un romanzo come non ne sono mai stati scritti prima, come non saranno mai più scritti dopo. Lo si è voluto paragonare a Re Lear. Ma, veramente, non a Shakespeare fa pensare Emily, ma a Freud; un Freud che alla propria spregiudicatezza e al proprio tragico disinganno unisse le più alte, le più pure doti artistiche. Si tratta di una fosca vicenda di odi, di sadismo e di represse passioni, narrate con uno stile teso e corrusco spirante, fra i tragici fatti, una selvaggia purezza.” (Dall’introduzione di Frédéric Ieva).

ElizabethCon questo capolavoro di psicologia (ipocrisie, crudeltà sottilissime, dialoghi bifidi e dichiarazioni di amore mutevole o eterno), Jane Austen reinventa letteralmente nel 1813 il romanzo inglese, componendo un capolavoro che diviene immediatamente e per sempre un archetipo della letteratura al femminile. È una girandola di complotti sentimentali, di virtù e vizi pubblicamente e privatamente esposti quella che il gentiluomo Charles Bingley agita con il suo arrivo a Hertfordshire, fulminea- mente diventando l’oggetto del desiderio di tutte e di tutti, e innamorandosi di Jane. Tra- vaglio del sentimento che produce grande letteratura: Jane Austen è a tutt’oggi un mito insuperato nel trasformare, con un romanzo che suscita qualunque passione, i cuori di pietra in cuori di carne.

JaneScritto in forma autobiografica, in cui la protagonista si rivolge direttamente al lettore, il romanzo narra la storia di Jane Eyre, un’orfana dal carattere forte e dall’intelligenza vivida, che diventa istitutrice nella sfarzosa dimora posseduta dalla famiglia Rochester. Qui incontra il misterioso Mr Rochester, che si innamora della giovane. Tra i due il sentimento è corrisposto, tanto da indurli a progettare il loro matrimonio. Ma un terribile segreto è celato nella casa di Thornfield Hall: nella soffitta è segregata Bertha Mason, una donna ormai fuori di senno, sposata però proprio con Mr Rochester. La notizia scuote nel profondo Jane che decide così di fuggire via, riparando presso la casa di un ecclesiastico, St. John Rivers, il quale a un certo punto le offre di sposarlo e di andare insieme in India. Ma Jane, saputo che Rochester aveva perso la vista nel disperato tentativo di salvare la moglie da un incendio da lei appiccato nella casa di Thornfield Hall, ritorna da lui e lo sposa, coronando così il loro sogno d’amore.

Romeo e GiuliettaUn amore impossibile, due nobili famiglie in guerra, una città insanguinata da un antico odio: il dramma più struggente, più romantico e più famoso di tutta la letteratura. Una notte il giovane Romeo Montecchi si introduce mascherato a un ballo nel palazzo dei Capuleti e lì vede per la prima volta Giulietta, la bellissima figlia del suo nemico. I due si innamorano perdutamente e mentre la faida tra le ricche famiglie veronesi si fa sempre più cruenta, Romeo e Giulietta si troveranno a lottare con ogni mezzo per il loro amore. L’intramontabile tragedia di Shakespeare continua a far sognare e a commuovere.

:: La stella che non brilla, Guia Risari, (Gribaudo 2019) a cura di Viviana Filippini

27 gennaio 2019

la stella che non brilla, guia risari,In occasione della Giornata della Memoria, Guia Risari torna in libreria con “La stella che non brilla”, edito da Gribaudo. Eva è una bimba curiosa e un giorno, mentre mamma corregge i compiti e il babbo legge, la piccola va a giocare in soffitta. Poi, all’improvviso Eva trova una scatola con oggetti strani per lei. Dentro a quella vecchia scatola arrugginita ci sono una stella a sei punte, una foto con tanti uomini in pigiama e un dente. Quando la piccola chiede ai genitori cosa siano quegli strani ricordi, la coppia non ha il coraggio di raccontare e chiama il nonno. Sarà proprio grazie a lui che Eva scoprirà la Seconda guerra mondiale, il Nazismo, il Fascismo e che quegli uomini della foto non indossano un pigiama, ma sono prigionieri, sono ebrei deportati in un campo di concentramento. Guia Risari torna in libreria con un libro per bambini illustrato da Gioia Marchegiani, nel quale si affronta con parole e illustrazioni il tema della Shoah. Il tutto con delicatezza e profonda sensibilità. Eva ascolta attenta il nonno, scoprendo le sofferenze che lui e la sua famiglia, come molti altri ebrei e deportati, furono costretti a sopportare. Eva comprende il significato della stella, della foto e di quel dente al quale il bisnonno era tanto legato. Tra la bambina e l’adulto si crea una forte empatia che permette all’uomo maturo di tramandare alla nipotina (e ad ogni lettore) una parte dell’immenso dramma che colpì innocenti vite durante il conflitto mondiale. Quello che si crea in “La stella che non brilla” di Guia Risari è uno scambio di sapere, di ricordi, di emozioni e sensazioni che giungono a noi lettori con un invito esplicito e importante: Zakhor, ossia Ricordare in lingua ebraica, e ricordare sempre, nella speranza che tragedie come quella dei campi di concentramento e dello sterminio di vite innocenti non accadano più. Il libro edito da Gribaudo è munito anche di un interessante appendice storica nella quale vengono fornite tutte le informazioni base sullo sviluppo del Nazismo, del Fascismo, del numero di vittime che quell’epoca causò. Accanto ad essa un’appendice artistica con indicate le opere artistiche, in Italia e all’estero, che hanno il compito di fare Memoria.

Guia Risari è nata nel 1971 a Milano, dove ha compiuto studi classici e si è laureata in Filosofia Morale all’Università Statale, lavorando come educatrice e giornalista per “L’Unità”. Si è specializzata in Modern Jewish Studies alla Leeds University con ricerche su Saadia, Maimonide, Mendelsohn, Rosenzweig, Lévinas, Jabès, Rawicz, Bauman, Rose e una tesi di M.A. sull’antisemitismo italiano. In seguito, si è trasferita in Francia, dove, oltre a scrivere e tradurre, ha insegnato e svolto ricerche in sociocritica, storia, letteratura orale e comparata delle migrazioni. Ha pubblicato due saggi, vincendo cinque premi letterari. Scrive anche racconti e testi per l’infanzia. Lavora con case editrici, riviste, compagnie teatrali, radio e quotidiani.

Gioia Marchegiani è nata a Roma nel 1972. Diplomata in Illustrazione all’Istituto Europeo di Design di Roma, illustra e scrive libri per l’infanzia. Insegna disegno e pittura ai bambini della scuola primaria. È cofondatrice dell’associazione “Semidicarta”, per la quale progetta e svolge laboratori didattico-creativi e di promozione alla lettura. Ha pubblicato vari albi illustrati per l’infanzia, tra cui Iole, la balena mangiaparole con Gribaudo, vincendo diversi premi.

Source: richiesto all’autrice. Grazie a Guia Risari.

:: Il mio maestro Janusz Korczak di Itzchak Belfer (Gallucci Editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

21 gennaio 2019

coverTra i libri di cui ho deciso di parlarvi per il Giorno della Memoria (il prossimo 27 gennaio) vi è un libro per bambini, dai sei anni in su, edito da Gallucci Editore dal titolo Il mio maestro Janusz Korczak, dello scultore e pittore polacco Itzchak Belfer.

È un breve libro illustrato, i disegni, molto belli, sono dello autore stesso, ed è un libro autobiografico in cui Belfer ci parla della sua infanzia molto particolare, vissuta nella Casa degli Orfani a Varsavia retta da Janusz Korczak (il cui vero nome era Henryk Goldszmit) un insigne medico pediatra polacco, di origine ebraica, che dedicò tutta la sua vita alla cura e all’educazione dei bambini.

Seppure i protagonisti sono piccoli orfani, a volte anche di entrambi i genitori, è un libro allegro e carico di speranza e ottimismo, ci parla infatti di infanzie felici, cosa piuttosto rara anche oggi.

Data l’eccezionalità del narrato Belfer si premura di assicurare che è tutto vero quello che scrive, per i dubbiosi che stentano a credere che un mondo a misura di bimbo possa esistere nella realtà. Dunque è tutto vero, Janusz Korczak ha davvero fatto esistere un mondo in cui i bambini oltre ad essere rispettati, hanno la possibilità di decidere, delimitare i loro spazi, appianare le loro controversie (anche utilizzando la nobile arte del pugilato se è il caso), giudicare anche gli adulti (ebbene anche loro sbagliano e Janusz Korczak fu il primo ad accettare il responso di questi tribunali fatti di bambini) e coltivare i loro talenti (il giorno più bello dell’ infanzia di Itzchak Belfer fu quando gli furono dati carta e matite colorate per disegnare).

janNon si può parlare di Janusz Korczak però senza nominare Stefania Wilczyńska, sua stretta collaboratrice nella Casa degli Orfani, una vera e propria mamma per questi ragazzi.

L’intento di Belfer, ormai consapevole di essere uno degli ultimi che hanno conosciuto Janusz Korczak in vita e sono stati suoi allievi, è appunto consegnare queste memorie ai bambini di oggi perché le conservino e a loro volta le tramandino ai loro figli e nipoti, in una catena di memoria virtuosa.

Janusz Korczak morì il 6 agosto del 1942, nel viaggio verso il campo di sterminio di Treblinka, avrebbe potuto salvarsi, infatti gli stessi nazisti l’avevano riconosciuto come personaggio eminente e volevano che non salisse a bordo del treno per il campo, ma Janusz Korczak non volle lasciare i suoi ragazzi.

Spesso nei sopravvissuti alla Shoa è presente una sorta di senso di colpa, proprio per essere restati in vita mentre amici e parenti sono morti, (credo lo stesso disturbo che psicologi e assistenti sociali devono fronteggiare ogni giorno con i sopravvissuti dei barconi che arrivano in Europa carichi di migranti) ma c’è un senso nella loro sopravvivenza, e in molti l’hanno trovato nel preservare e tramandare la memoria, per cui ogni 27 gennaio non provate fastidio a sentire questi racconti anche se ormai il tempo sembra avere diluito l’intensità dei fatti narrati. Infondo si celebra la vita, ed è bene che sia così. Più che davanti al tribunale della storia dobbiamo farlo davanti al tribunale della nostra coscienza.

Itzchak Belfer (Varsavia, 1923) è un pittore e scultore, che visse dall’età di sette anni fino ai 15 nella Casa degli Orfani di Janusz Korczak. È uno dei pochissimi testimoni di quell’esperienza straordinaria che siano sopravvissuti alla Shoah. Dopo la guerra si è trasferito in Israele, dove ha potuto coltivare il proprio talento artistico, dedicandosi in particolare alla commemorazione dell’Olocausto e al ricordo del suo indimenticabile maestro.

Source: Copia inviata al recensore dalla casa editrice. Si ringrazia Marina Fanasca dell’Ufficio Stampa Gallucci.

:: 700 mila visualizzazioni!

12 dicembre 2018

cake

Abbiamo raggiunto oggi le 700 mila visualizzazioni! Nella lunga strada verso il milione che chissà quando raggingeremo. Comunque oggi è un giorno di festa, abbiamo comprato qui i biscotti a forma di alberello, stellina, angioletto e apriremo una bottiglia di spumante. Va be’ che di ragioni vere per festeggiare ce ne sono poche, ma intanto meglio accontentarsi dei piccoli piaceri che la vita ci dispensa. Allora tanti auguri a noi!

7° Anniversario su WordPress

27 novembre 2018

meri cards

Oggi Liberi di scrivere festeggia il suo compleanno, sette anni su WordPress, ben undici anni online. Un bel traguardo. Oggi farò una torta, e stasera pizza! Se poi la torta viene bene ne metterò la foto. Tanti auguri a noi!

:: Grazie ai lettori di Liberi di Scrivere!

26 novembre 2018

I libri più venduti

Ripeto, grazie! Grazie a tutti quelli che in questi anni dal 2010 ad oggi novembre 2018 hanno comprato i loro libri dai nostri link di affiliazione.

Pressapoco il 15 novembre, anche se me ne sono accorta solo oggi, abbiamo raggiunto per la prima volta la fatidica soglia che permette l’invio delle commissioni di affiliazione con Libreria Universitaria con l’acquisto da parte di un lettore di La contea più fradicia del mondo di Matt Bondurant, un libro bellissimo, tra l’altro.

Somma risibile, ma per me importante, un piccolo traguardo. Ci pagheremo l’affitto su WordPress ad agosto per il prossimo anno.

Lo so ci sono blog più “ricchi” di noi, molte volte mi sento anche io di fare festa coi fichi secchi, come diceva mio nonno, ad indicare quando si fa festa con pochi mezzi, ma volete la soddisfazione, io mi sento ricca già per aver potuto condurre questo blog per così tanti anni.

Scrissi un articolo, tempo fa, Non comprano, non comprano: i lettori non comprano libri dai link di affiliazione in parte mi devo ricredere, qualcuno lo fa, e quando lo fa è davvero festa. Mi piace pensare poi che è stato fatto volontariamente, proprio con l’intento di aiutarci, e questo mi rende doppiamente felice.

Dunque, grazie. Ho esitato a scrivere questo post, poi ho deciso che era giusto farvi partecipi dei nostri piccoli e grandi successi. Martedì 27 è il compleanno del blog. Una coincidenza? Io non credo. Festeggeremo sapendo di essere apprezzati, ed è un bel modo di festeggiare.

:: Nasceva oggi: Sylvia Plath

27 ottobre 2018

Sylvia

Nasceva oggi a Boston, il 27 ottobre 1932, Sylvia Plath.

“Non voglio che si dica niente contro Ted, tanto meno che è pigro o inetto: io so che lavora sodo, ma chi guarda da fuori non lo vede, perché pensa che scrivere significhi starsene comodi a casa a bere caffè e a gingillarsi. Un passatempo.”

La Forza sia con voi di Paolo Gulisano e Filippo Rossi (Ancora, 2017) a cura di Elena Romanello

25 luglio 2018

20170919-laforzasiaconvoi-coverSono passati ormai quarant’anni dall’uscita nei cinema di tutto il mondo del primo film di Star Wars, noto qui in Italia come Guerre stellari, titolo con cui gli over 40 continuano a chiamare la serie.
Anche nel nostro Paese escono ormai per fortuna saggi sui fenomeni dell’immaginario nerd, e La Forza sia con voi: Storia, simboli e significati della Saga di Star Wars, lavoro a quattro mani dei due esperti Paolo Gulisano e Filippo Rossi si inserisce nel filone, dimostrandosi uno degli studi più esaurienti e completi su un microcosmo che è ancora ben lontano dall’essere finito, visto che è in corso di uscita la nuova trilogia e altri film seguiranno.
Star Wars  è stato definito da molti fantascienza, ma, come ricordano i due autori in realtà ci siamo trovati di fronte ad un’opea in cui confluiscono il mito, l’epica, l’avventura, la fiaba, i richiami alle culture orientali. Nelle pagine del libro viene fuori il mondo di Luke e Anakin Skywalker, figlio e padre dai destini opposti ma complementari, dei loro amici, alleati e antagonisti, nelle varie fasi della storia di film che sono diventati il punto focale di un marketing multimediale, il primo in Occidente, oltre che una vera e propria epica  contemporanea.
Un universo complesso e affascinante, quello creato da George Lucas, una lotta per la libertà contro un potere totalitario che ricorda tanto i totalitarismi del Novecento, una serie di avventure, un confronto con l’altro e il diverso, un percorso di emancipazione della donna, un inno all’amicizia ma anche un omaggio alle filosofie orientali, al cinema di Akira Kurosawa, all’avventura in tutte le sue forme.
I due autori scendono in profondo nell’analisi dei film, raccontando tutte le simbologie che ci sono, mettendo al centro il tema fondamentale, gli errori dei buoni, i cavalieri Jedi, perché in realtà il loro ruolo è molto ambiguo ed è alla base dell’affermazione del lato oscuro della Forza. Paolo Gulisano e Filippo Rossi non dimenticano inoltre di fare paralleli con altre famose saghe dell’immaginario, a cominciare da quella del Signore degli anelli di Tolkien.

Provenienza: libro preso in prestito dalla biblioteca Riccardo Valla del Mufant, Museo del fantastico di Torino, a cui è stato donato dagli autori che ringraziamo.

Paolo Gulisano è nato il 27 maggio 1959 a Milano e vive a Lecco. È autore di una trentina di libri e la sua produzione ha trattato tutti i maggiori autori e argomenti della narrativa dell’immaginario, in particolare J.R.R. Tolkien, cui ha dedicato il saggio Tolkien. Il mito e la grazia e altri volumi su diversi aspetti del mondo della Terra di Mezzo. Si è occupato anche di C.S. Lewis, G.K. Chesterton, J.M. Barrie e il suo Peter Pan, Herman Melville e il suo Moby Dick. Ha scritto di Oscar Wilde, J.H. Newman e, come studioso della cultura celtica, è andato alle radici dei miti arturiani e delle leggende irlandesi. È autore di studi sulla Scozia, l’Irlanda e su temi religiosi di questi Paesi. Collabora con riviste, siti web, radio. Ha fondato ed è vicepresidente della Società Chestertoniana italiana.

Filippo Rossi Detto “Jedifil”, è nato il 14 febbraio 1971 a Rovigo e vive a Trieste. È uno dei massimi esperti di Star Wars. Oltre a essere ideatore e Presidente di Yavin 4 – il fan club italiano di Star Wars, del Fantastico e della Fantascienza (www.yavinquattro.net) – ne dirige e realizza l’organo Living Force Magazine, vincitore dei Premi Italia 2013 e 2016 come Miglior fanzine italiana di Science fiction. Ha supervisionato per Mondadori la riedizione 2015 dei tre romanzi tratti dalla Trilogia Classica di Star Wars:  Guerre Stellari/Una nuova speranza (1977),  L’Impero colpisce ancora (1980) e  Il ritorno dello Jedi (1983). Fa parte del gruppo tolkieniano Éndore.