Posts Tagged ‘I Quaderni del Bardo edizioni’

:: Mors tua vita mea di Geraldine Meyer (I Quaderni del Bardo Edizioni 2019) a cura di Giulietta Iannone

1 dicembre 2019

Mors tua vita meaLa short fiction, la narrativa breve, molto amata in America, o perlomeno dai lettori di lingua inglese, è un genere narrativo molto complesso che fa della brevità e dell’essenzialità il suo tratto distintivo. Insomma bisogna creare micromondi con una manciata di parole, arrivando fino alla flash fiction in cui lo spazio narrativo è ancora più compresso. In Italia non ha tutta questa diffusione, e se pensiamo che anche solo i semplici racconti brevi vengono guardati con diffidenza possiamo capire quanto questa arte sia praticata e letta da una nicchia molto piccola di lettori e scrittori. Sta di fatto che io adoro la flash fiction, e ho iniziato proprio una ventina di anni fa scrivendola, per cui ho presente le difficoltà e le abilità tecniche necessarie. Geraldine Meyer scrive racconti riconducibili a questa arte, e nel suo Mors tua vita mea, raccolta che contiene 13 micro racconti, ce ne dà un saggio molto esaustivo. Sono racconti molto particolari, intinti nel curaro, metafora che amo molto, avvelenati da quella sorta di male di vivere che molti autori diversissimi tra loro hanno affrontato nella narrativa più estesa. Racchiudono insomma pennellate di veleno, sotto una patina di apparente quotidianità. Geraldine Meyer ci parla della vita di tutti, ed è molto attenta e lo fa con apparente immediatezza. Sono tutti antieroi i suoi personaggi, persone che si rivelano diverse da cosa credono o vogliono essere, in cui prevale egoismo, grettezza, ipocrisia. Il lettore prova poca benevolenza per questa varia umanità, che tuttavia non è così lontana anch’essa dalla nostra quotidianità. Vicini di casa così se ne incontrano, a volte possiamo riconoscerci pure noi in certi atteggiamenti che non ci piacciono con cui magari lottiamo. O al contrario scelte che ci auguriamo di non dovere affrontare, perché non sapremmo bene come reagiremo. Sapremo fare la cosa giusta, etica morale, come prestare soccorso a qualcuno, quando facendolo perderemo del nostro, rischieremmo il nostro futuro? Piccoli crimini, tentazioni, dubbi, insomma così vicini a noi da confonderci e gettarci addosso una certa inquietudine. Geraldine Meyer si limita a raccontare, pure le rassicuranti giustificazioni che siamo capaci a darci. Agghiacciante per esempio Non nominare il nome di Dio invano; straziante, Mors tua vita mea, che dà il titolo alla raccolta; diabolico L’azienda. Il lavoro rende liberi, come non richiamare alla memoria “Arbeit macht frei”, infelice motto presente all’ingresso di molti campi di concentramento nazisti, il primo racconto della raccolta per esempio ci riporta a quel dilemma morale che incontriamo tutti nella vita, la nostra moralità spesso finisce quando a rischio ci siamo noi con le nostre deboli certezze, il nostro gretto egoismo, l’incapacità di amare altri da sé. Che dire Geraldine Meyer è brava, affatto scontata, e soprattutto capace di entrare nel vissuto della gente con estrema naturalezza. Leggetela, saprà cambiare molte prospettive. Copertina minimale, supplemento editoriale per tirature limitate e numerate del periodico Il Bardo di Maurizio Leo.

Geraldine Meyer è nata a Milano cinquantatré anni fa. Ora vive nella splendida Tuscia viterbese. È stata per ventisei anni libraia e ha collaborato con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Per alcuni anni ha svolto collaborazioni nel mondo del web scrivendo contenti per siti internet e curando blog di carattere economico. Ora coordina la rivista letteraria on line Lottavo.it

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa IQdB Editore.

:: Dal tratto alle parole di Mario Pugliese e Nicola Vacca (I Quaderni del Bardo Editore 2018)

7 luglio 2018

Dal tratto alle paroleIl ritratto di Pier Paolo Pasolini ci dà il benvenuto sulla copertina del libro “Dal tratto alle parole” di Mario Pugliese (disegni) e Nicola Vacca (parole poetiche). Questi due artisti si sono uniti per omaggiare alcuni grandi della letteratura non solo del Novecento: uomini e donne, persone prima che personaggi, che hanno messo il loro talento al servizio dell’arte, della vita, della bellezza.
E questa passione emerge chiaramente da questo piccolo libro senza numero di pagine. Conosco Nicola, è un collaboratore di questo blog, ma vi assicuro che non mi faccio influenzare da questo nel dire che è dotato di una precisione chirurgica che spaventa quando scaglia le sue parole tese a colpire come una freccia che centra il nucleo artistico e poetico di queste grandi anime da Cioran a Borges, da Virginia Woolf a Simone Weil.

La memoria è una droga e un veleno

troviamo scritto nell’ omaggio poetico a Marcel Proust. Bastano queste poche scarne parole per darci un riflesso preciso e puntuale di tutta la Recherche, che è cos’ altro se non uno scavo nella memoria di questo scrittore, che ricostruisce un mondo perduto vivo solo più nella sua mente e poi sulla carta (condiviso con tutti i lettori). E così via. Il talento poetico di Nicola Vacca fa davvero paura, è teso alla sintesi, alla necessità di sfoltire il superflueo e con poche umili parole dare il senso dell’ infinito.
Ecco credo questo dovrebbero fare i veri poeti, e questo dovrebbero fare i lettori di poesia, cercare l’infintito in un verso.
Sono molti i versi che mi hanno colpito e che trovo epifanici. Ma lascio a voi scoprirli.
Bellissime le immagini di Mario Pugliese che fanno altreattanto, percorrono lo stesso percorso intrapreso dal poeta Nicola Vacca, ma invece di utilizzare i versi si esprimono in tratti di china. Come la scrittura a mano anche questi disegni sono interpretazione. Decodificare i segni spetta al lettore, attivo fruitore di questa opera artistica. Dolcissimo il ritratto di Virginia Woolf, pieno di luci e di ombre quello di Italo Calvino.
Segnalo infine l’interessante prefazione di Alessandro Vergari e la Postfazione di Giuseppe Scaglione. Buona lettura! E leggete poesia, fa bene al cuore e all’anima. Nessuno è troppo ignorante per non comprenderla e apprezzarla. Parla all’essenza più vera di tutti noi.

:: Poesismi Cosmoteandrici di Donato Di Poce (I Quaderni del Bardo edizioni 2018) a cura di Nicola Vacca

24 aprile 2018

1

L’aforisma per Donato Di Poce è il cuore della sua poesia. La poesia, allo stesso tempo, è l’anima del suo scrivere per aforismi.
Da tutto questo nascono i suoi poesismi:una contaminazione intuitiva e geniale in cui lo scrittore e poeta eclettico coglie nelle sfumature più intime le vie nascoste e le rivelazioni delle parole.
È appena uscito per i tipi dei I Quaderni del Bardo edizioni Poesismi Cosmoteandrici, la nuova raccolta di aforismi in versi e di versi in aforismi dove Donato Di Poce si conferma un maestro innovativo della scrittura breve.
Scrive Gino Ruozzi nella prefazione:

«Nelle poesie di Di Poce le sentenze aforistiche hanno un posto di primo piano e gli stessi suoi aforismi potrebbero essere definiti poetici, sulla scia di altri rilevanti esempi novecenteschi di integrazione e fusione di linguaggio poetico e tensione aforistica. “I poeti sono coloro che svelano / la bellezza della propria felicità mentale” afferma Di Poce, sottolineando l’intrinseca associazione di poesia, bellezza e felicità. In un altro passaggio emblematico, dedicato a un artista e aforista sodale Aberto Casiraghi, egli sostiene che “non è importante essere foglia o fiore / l’importante è essere rugiada”. Compito del poeta è quindi irrorare, ristorare, procurare freschezza e conforto, favorire l’incontro con il sole della vita; scopo che egli assolve con il silenzioso mistero delle parole, rischiando come “un equilibrista sempre in bilico / tra i labirinti del cervello e gli abissi del cuore”».

In questa ricerca testuale Di Poce si avvale spesso del paradosso. Basta leggere qualcuno dei suoi poesismi per rendersi conto che il suo autore intinge la penna nell’inchiostro delle parole per scavare nel significato e nel significante del dettato poetico per cogliere, anche abbracciando l’assurdo, lampi di verità e di bellezza proprio dove la luce smette di ballare e di brillare.
I poesismi di Donato Di Poce sono esercizi interiori di stile che cercano un’intesa tra il filo della poesia e quello dell’umanità.

«Le poesie sono comete che nascono nel cuore dei poeti /E illuminano di vita /
Notti e i giorni innamorati di verità»; «La poesia è un silenzio che danza /Nel cuore dei poeti»; «Infinito è lo sguardo del poeta sul futuro /Che apre le porte sullo squallore del presente».

Poesismi Cosmoteandrici è il libro di un autentico cercatore di bellezza che non si arrende all’evidenza della disfatta e crede nella forza delle parole:

« Scrivere vorrei /Solo silenzi che danzano /Oltre l’inchiostro delle parole».

Frugando e scavando nella scrittura breve di Donato Di Poce troveremo aforismi intensi, taglienti e ironici, ma anche poesie che sanno andare oltre le parole per osare l’azzardo nella tentazione di esistere.
Donato Di Poce è un equilibrista sempre in bilico tra i labirinti del cervello e l’abisso del cuore. Proprio qui nascono i suoi folgoranti poesismi, che noi leggiamo come illuminazioni.

:: Esce per i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno un piccolo gioiello editoriale di Nicola Vacca e Mario Pugliese “Dal tratto alle parole”

11 aprile 2018

Dal tratto alle parole

Dal tratto alle parole è il tentativo riuscito di un confronto tra due artisti: il pittore e il poeta si sono incontrati e hanno dato vita non solo a un libro, ma anche a un principio: nella cultura e nella vita nessuno si salva da solo. Questo ci hanno insegnato i grandi della letteratura, che qui sono omaggiati dal tratto di Mario Pugliese e dalle parole di Nicola Vacca.

Dal tratto alle parole, il libro che vi apprestate a leggere, è il frutto della collaborazione tra Nicola Vacca, poeta, e Mario Pugliese, artista. È un omaggio ad alcuni giganti, quasi tutti vissuti nel Novecento, o comunque sofferenti testimoni della modernità, appartenenti a filoni letterari differenti e ad aree geografiche disparate, accomunati dal desiderio mai sopito del fare letteratura a partire da sé, da esperienze difficili, estreme, assurde o labirintiche. Tutti hanno scavato nel cuore malato dell’uomo: Emil Cioran, Federico Garcia Lorca, Fernando Pessoa, Cesare Pavese, Italo Calvino, Albert Camus, Edgar Allan Poe, Charles Bukowski, Virginia Woolf, Alda Merini, Wisława Szymborska, Simone Weil, Marcel Proust, Boris Pasternak, John Fante, Jorge Luis Borges. (…) Un viaggio rapido e incisivo tra i ritratti di scrittori e poeti che si sono opposti all’imperativo massificante del quieto vivere e si sono donati al demone della scrittura, spillando inchiostro dalle proprie vene”.

Dalla prefazione di Alessandro Vergari

Sono orgoglioso di pubblicare questo lavoro – dichiara l’editore Stefano Donno – perché è un dono straordinario all’arte e alla letteratura in una perfetta simbiosi di linguaggi che si contaminano: quelli della poesia di Nicola Vacca e quelli del segno del maestro Mario Pugliese. Emil Cioran, Federico Garcia Lorca, Fernando Pessoa, Cesare Pavese, Italo Calvino, Albert Camus, Edgar Allan Poe, Charles Bukowski, Virginia Woolf, Alda Merini, Wisława Szymborska, Simone Weil, Marcel Proust, Boris Pasternak, John Fante, Jorge Luis Borges. Questi sono i grandi nomi da cui nasce la collaborazione tra Nicola Vacca e Mario Pugliese. Il risultato è un piccolo gioiello editoriale”

Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. Svolge un’intensa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea.

Mario Pugliese, classe 1964, diplomato al liceo artistico di Bari si specializza a Udine in grafica pubblicitaria. Collabora con diversi artisti e musicisti alla divulgazione dell’arte e della musica come strumento di comunicazione. È presidente dell’associazione “Artensione” e direttore artistico di “Spaziounotre” a Gioia del Colle dove risiede e lavora.

:: Verranno rondini fanciulle di Marcello Buttazzo (I Quaderni del Bardo edizioni 2018) a cura di Nicola Vacca

28 febbraio 2018
Verranno rondini fanciulle

Clicca sulla cover per l’acquisto

Marcello Buttazzo è un poeta salentino. La sua poesia nasce nel cuore di questa terra che è stata fertile di poeti. Salvatore Toma, Vittorio bodini, Claudia Ruggeri, Antonio Verri, questi alcuni nomi che fanno parte della formazione di Marcello e ci sono tutti in Verranno rondini fanciulle, la nuova raccolta appena pubblicata per i tipi de I Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno (iquadernidelbardoed@libero.it).
Il poeta nella declinazione esistenziale delle stagioni scrive versi per raccontare il tempo di un vissuto che dilania e stupisce.
È il tempo il filo rosso che lega le poesie di Marcello Buttazzo. Del tempo il poeta scava gli inganni, della vita coglie i colori forti e intensi:

«Non parlarmi del tempo, / il tempo è un inganno. / Non dirmi più dell’ebbrezza dell’attimo, /ad ogni inatteso momento di gioia / succede inevitabilmente una stagione di travaglio».

La poesia per Marcello Buttazzo è un rosario taciturno di parole, un modo discreto e intimo di indagare il silenzio, incamminarsi lentamente ogni giorno sulla strada inesorabile del tempo, un’ossessione inevitabile di un gioco assurdo e reale chiamato vita.
Buttazzo è un lirico incandescente e la parola sulla pagina si incendia, come la passione che da poeta porta nel cuore quando scrive dalle viscere della sua terra versi essenziali seguendo un volo di «rondini anarchiche e libertarie».
Marcello Buttazzo è un poeta d’amore e di libertà e Verranno rondini fanciulle è un piccolo libro prezioso che tra le sue pagini custodisce l’autenticità di un uomo che si scava dentro fino a toccare con mano e con l’anima il cuore segreto e nascosto delle parole.

«È un viaggio fantastico nel reale. – scrive Vito Antonio Conte nella prefazione – È un viaggio traverso la purezza di un’anima».

Marcello Buttazzo è un poeta che ha una sensibilità spiccata. I suoi versi sono delicati e fragili, e inciampano sempre in quell’inganno del tempo che spezza le corde della memoria, che recide cose e persone.
Allo stesso tempo la sua poesia sa essere una grammatica interiore da respirare a piene mani.
Una esperienza dell’anima che tra detti e non detti scopre, rivela e lancia una bellezza che sa essere pensiero da rincorrere nel sentire di un amore circolare in cui la poesia, prima di tutto, ha le sembianze della libertà che è un volo di rondini fanciulle.

Marcello Buttazzo, poeta e scrittore. È nato a Lecce. Ha pubblicato diversi libri tra cui: Canto intimo, Di rosso tormento, Origami di parole.

Source: inviato al recensore dall’Ufficio stampa, si ringrazia Stefano Donno.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Nella macchina di Neal tanto fumo dentro tanta nebbia fuori di Maurizio Leo (I Quaderni del Bardo edizioni 2017) a cura di Nicola Vacca

20 dicembre 2017

nella macchina di nealMaurizio Leo scrive versi prestando ascolto a un’essenzialità feroce in cui si trovano tutti gli accenti di una realtà dismessa.
Dal Salento di Salvatore Toma e Antonio Verri, Leo nella sua poesia cerca un lessico nudo in cui ogni cosa appare per quello che è.
Nella macchina di Neal tanto fumo dentro tanta nebbia fuori ( i Quaderni del bardo edizioni) il poeta senza concedere nulla agli orpelli della lingua affonda la penna nel cuore trafitto del mondo e ne attraversa i paesaggi desolati, racconta senza filtri e abbellimenti la realtà scarna con le sue infinite pochezze.
Le parole che sceglie per scrivere le sue poesie sono dirette, crude e hanno tutta l’intenzione di squartare e non di consolare.

«Maurizio Leo è inadatto alla vita, – scrive Anastasia Leo nella postfazione – un piccolo poeta maledetto tirato malamente fuori dalla sua storia infinita, un eterno Peter Pan scagliato nella realtà della crescita».

Stanze fredde, piogge incessanti che spalancano baratri, paesaggi come pozzanghere inadatti al nostro status di creature immobili, queste sono le coordinate della poesia di Maurizio Leo, che si muove nelle trame postmoderne di questa nuova terra desolata del Terzo Millennio dove colmi di mancanze si sopravvive senza avere alcuna direzione.

«stai attento / questo posto /non mi piace /è troppo buio /e i gatti non miagolano».

Versi essenziali e feroci che non hanno paura alcuna di ferire il nostro tempo.
Il poeta guarda in faccia la realtà e scrive del nostro mondo e delle sue brutture.

«Sono figure superstiti – scrive Antonio Errico nella prefazione – quelle che guardano se stesse in questa poesia di Maurizio Leo che sfilaccia il Novecento e s’insinua nei sotterranei di questo secolo nuovo, di questo nuovo millennio».

Nella macchina di Neal tanto fumo dentro tanta nebbia fuori è un piccolo libro di versi scritti da un poeta che conosce la fatica di entrare nella parola.

« cosa vuoi mangiare questa sera? / ma non c’è nulla /solo suoni e voci dal cortile / è rimasto solo un ipocrita / non degno del tuo affetto».

Versi che il poeta stringe in un pugno e non nasconde mai la mano dopo averli scagliati come dardi sulla terra dove si consuma ogni giorno la disfatta degli esseri umani.

Suorce: libro inviato al recensore dall’editore.