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:: I fantasmi di Darwin di Ariel Dorfman (Clichy edizioni 2019) a cura di Viviana Filippini

7 luglio 2019

I fantasmi di Darwin di Ariel DorfmanFitzroy Foster è il protagonista di “I fantasmi di Darwin”, di Ariel Dorfman. Fitzroy Foster si troverà a vivere un’esistenza tra l’adolescenza e l’età adulta segnata da un evento che ne condizionerà il vissuto. Da subito il romanzo di Dorfman porta il lettore in una dimensione che rasenta l’impossibile e l’irreale. Sì perché per il protagonista il giorno del quattordicesimo compleanno, l’11 settembre del 1981, accade qualcosa di fuori dalla norma. Nella foto scattata, non compare lui, ma un’altra persona. E così in ogni altra polaroid fatta, il volto presente non è quello di Fitzroy, ma quello di uno strano individuo del quale non conosce nulla. Per il protagonista e la sua famiglia sarà un incubo che influenzerà il loro esistere. Il ragazzo vivrà segregato, non farà più fotografie in pubblico e sarà costretto a limitare al massimo gli spostamenti proprio perché sui suoi documenti, il viso che compare (nonostante le ripetute sedute fotografiche che il padre gli fa lontano da occhi indiscreti) non è il suo, ma quello di una altro che non solo non è lui, ma –visti i caratteri del volto- sembra venire proprio da secoli prima. A parte la famiglia, Fitzroy perde ogni amico, solo Cam Wood, la sua fidanzatina di un tempo, tornerà nella vita del protagonista e per lui sarà un vero e proprio faro nella nebbia, una guida verso una meta che c’è, ma che gli ostacoli e imprevisti impediscono di raggiungere. Fitzroy comincerà una propria ricerca nel passato basandosi sulle indagini cominciate dalla madre e proseguite poi da Cam intenta a compiere le investigazioni all’estero (in Europa), dove Fitz non va per ovvi motivi. Il tutto nella speranza di dare un senso a quella strana e assurda realtà della quale anche lei è entrata a far parte. “I fantasmi di Darwin” è una storia di famiglia, corale, perché Fitzroy partendo dal suo vissuto personale avrà modo di dipanare il passato oscuro dei suoi avi, scoprendo che nel suo albero genealogico si nascondono donne e uomini che hanno mercificato e sfruttato le popolazioni indigene, per fare studi, esperimenti e anche guadagnare soldi con forme di spettacolo con al centro queste popolazioni indigene trattate come fenomeni da baraccone. L’emergere di questo passato, di maltrattamenti e sfruttamento renderanno le cose molto più chiare a Fitzroy, che comincerà a vedere in quell’individuo che compare al suo posto nelle foto, una delle vittime del tempo trascorso, che ha qualcosa in sospeso con lui. Fitzroy diventa consapevole di essere il capro espiatorio per errori, violenze e sofferenze causate da altri e farà il possibile per sistemare il complicato puzzle di tale situazione. Il romanzo del cileno americano Dorfman è avvincente, a tratti appare pure surreale ma, allo stesso tempo, fa profondamente riflettere sul comportamento non corretto che i bianchi ebbero nei confronti delle popolazioni indigene, trattate come delle vere e proprie cavie da laboratorio, perché “diverse” e sconosciute e, per tale ragione, potenzialmente pericolose. “I fantasmi di Darwin” di Ariel Dorfamn è un romanzo dove thriller, giallo, realtà storica, fantasia e avventura si mescolano dando forma ad una storia che invita il lettore a riflettere, a conoscere e comprendere se stessi e quel lato oscuro – come aveva già evidenziato Conrad in “Cuore di tenebra”- presente in ognuno di noi. Una volta compiuto questo passo di presa di coscienza di sé, la speranza è che anche il pregiudizio che spesso porta a vedere il prossimo come nemico, venga sconfitto. Traduzione Fabio Cremonesi e Micaela Uzzielli.

Ariel Dorfman, scrittore cileno-americano nato in Argentina, è considerato uno dei «più grandi romanzieri dell’America Latina» (Newsweek) e una delle più importanti voci culturali e politiche degli Stati Uniti. Le sue numerose, pluripremiate opere di narrativa, saggistica e poesia sono state tradotte in più di cinquanta lingue. Dal suo dramma La morte e la fanciulla, rappresentato in oltre cento paesi, è stato tratto l’omonimo film di Roman Polanski. Tra le sue pièce si ricordano Purgatorio, Il sapore della cenere, Vedove e Dall’altra parte, rappresentate con successo anche in Italia. Tra le sue opere: i romanzi Widows, La tata e l’iceberg, Mascara e Konfidenz, e le memorie Verso Sud guardando a Nord e Feeding on Dreams. Di recente è apparsa la raccolta di saggi, Homeland Security Ate My Speech: Messages from the End of the World. Collabora con importanti testate di tutto il mondo, frequenti sono i suoi corsivi per i quotidiani «The New York Times», «El País», «The Guardian», «Le Monde» e «La Repubblica». Suoi racconti sono usciti su «The New Yorker», «The Atlantic», «Harper’s, Playboy», «Index on Censorship» e molti altri periodici e riviste. Attivista di primo piano per i diritti umani, vive con la moglie Angélica in Cile e a Durham, nella Carolina del Nord, dove è illustre professore emerito di letteratura alla Duke University.

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa di Clichy edizioni.

:: Crepuscolo, Kent Haruf, (NN Editore, 2016) a cura di Viviana Filippini

24 giugno 2016
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Crepuscolo di Kent Haruf è il terzo volume della trilogia composta da Benedizione e Canto della pianura e ancora una volta l’autore americano, scomparso nel 2014, dimostra come le vite comuni, quelle che sembrano del tutto mediocri e inutili, hanno tanto da dire anzi, molto più di quanto possiamo e riusciamo ad immaginarci. Crepuscolo non ha un perno narrativo specifico attorno al quale ruotano i diversi protagonisti, nel senso che non c’è un assassino da incastrare, una reliquia da recuperare o una bomba da disinnescare. In questo romanzo corale ognuno dei personaggi che compare nella scena narrativa ha una propria vita da far conoscere e il “mestiere” dei diversi protagonisti è proprio quello di riuscire ad imparare, a conoscere e a gestire gli imprevisti del vivere. Nell’intreccio narrativo troviamo i fratelli McPheron (Harold e Raymond), due scapoli alle prese con il doloroso distacco da Victoria Roubideaux e dalla piccola Katie, perché la giovane ragazza-madre è pronta a trasferirsi con la figlia a Fort Collins per studiare all’università. I due fratelli conoscono il piccolo JD, un orfano che vive con il nonno dalla salute cagionevole. Il ragazzino trova conforto a casa di Dena, una sua amichetta che vive con la madre e la sorella in una casa troppo grande e vuota per loro. Qui JD va a giocare e a fare piccoli lavoretti che gli permettono di guadagnarsi qualche spicciolo. Dena va nella stessa scuola dove ci sono Joy Rae e Richie. I due fratellini abitano con i genitori dentro ad un roulotte. L’intera famiglia è a carico dei servizi sociali e supervisionata da Rose Taylor. Per loro le cose sembrano andare abbastanza bene, ma l’arrivo di zio Hoyt cambierà in modo irreparabile la loro esistenza. Quello che mi ha colpito della scrittura di Haruf è uno stile narrativo diretto, spoglio da fronzoli che mi ha riportato alla memoria John Steinbeck, William Faulkner ed Erskine Caldwell, solo che in questo caso le vicende sono ambientate ai giorni nostri, ad Holt in Colorado, un’immaginaria cittadina della provincia americana. Come per i volumi precedenti anche in Crepuscolo le vite dei diversi personaggi presenti nella trama narrativa si intrecciano tra di loro mostrandoci un mondo composto da un’umanità derelitta, portata dalle drammatiche esperienze della vita a rasentare il baratro. Questo toccare il fondo sembra condannare tutti ad una sconfitta costante, anche se le piccole possibilità di un riscatto, per qualcuno, sembrano emergere dall’oscurità del corso vitale. Crepuscolo è un romanzo collettivo costituto di esseri umani umili, dalle esistenze solo in apparenza banali (lavorano, vano a scuola, arano i campi, si incontrano al bar o al ristorante), sempre impegnati a lottare per esistere e resistere nel mondo dove i sentimenti come la bontà è la solidarietà si scontrano con l’insensata violenza e l’egoismo. Tutti i protagonisti di Crepuscolo di Kent Haruf sono sì personaggi letterari, ma le loro vite complicate e quotidiane diventano un qualcosa di straordinario per la loro semplicità e per la somiglianza che noi lettori possiamo trovare in esse. Traduzione di Fabio Cremonesi.

Kent Haruf (1943-2014) è stato uno dei più apprezzati scrittori americani, ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Whiting Foundation Award e una menzione speciale dalla PEN/Hemingway Foundation. Con il romanzo Il canto della pianura è stato finalista al National Book Award, al Los Angeles Times Book Prize, e al New Yorker Book Award. Con Crepuscolo, secondo romanzo della Trilogia della Pianura, ha vinto il Colorado Book Award. Benedizione è stato finalista al Folio Prize.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Alex dell’Ufficio Stampa NN Editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

 

:: Benedizione, Kent Haruf (NN Editore, 2015).

8 ottobre 2015
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La retorica della morte ha in sé qualcosa di dolciastro e sgradevole, più ancora della assenza che inevitabilmente crea intorno a sé. In questa trappola di pietismo e conformismo non cade Kent Haruf nello scrivere Benedizione, ultimo volume della “Trilogia della pianura”, edito da NN Editore e tradotto con ascetica partecipazione da Fabio Cremonesi.
Un testamento morale per alcuni, forse il suo capolavoro per altri, senz’altro un libro che devasta nella sua semplicità e perfezione. Nei libri, per lo meno a me succede, si cercano sempre scampoli di verità, di autenticità scevra da compromessi e espedienti di bassa lega, e a volte, se si è particolarmente fortunati, capita di leggere pagine illuminate da una luce chiara e trasparente. In Benedizione ne troverete numerose di pagine così, pur non narrando niente di eccezionale, niente di grandioso, niente di straordinario. E l’effetto, paradossalmente, è proprio l’opposto. Un effetto non voluto, si direbbe, non ricercato, e nello stesso tempo, inevitabile.
Cremonesi, nel tradurlo, sembra oscillare tra due estremi, come confessa nella nota finale, la sobrietà e l’esattezza. Si può restare fedeli a un testo, (e questo testo lo pretende) rispettando lo stesso severo rigore con cui Haruf ha scelto ogni parola, scarnificandola da frivolezze e barocchismi di sorta? Cremonesi si tormenta, ma l’effetto sembra riuscito. Ho provato a cercare sinonimi per molte parole da lui usate, pur non avendo sotto mano il testo originale, gioco che faccio spesso con testi che mi abbiano colpito in modo particolare, e devo dire che per questo libro mi sono trovata in difficoltà. Lascio a voi le debite conclusioni.
Ma diamo un breve sguardo alla storia. Benedizione inizia con un breve viaggio di un uomo Dad Lewis, proprietario di una avviata ferramenta nell’immaginaria cittadina di Holt, in Colorado. Assieme alla moglie Mary apprende di avere pochi mesi di vita. Ha un cancro incurabile, la sua vità finirà con il termine dell’estate. In autunno di lui non resterà che la tomba nel cimitero cittadino.
Il tutto narrato in modo sereno, inevitabile, senza apparente disperazione, o scomposta angoscia. La moglie arrivata a casa si sente male, sfibrata dalla fatica di assistere un malato terminale, così si rende necessario chiamare Lorraine, la figlia che lascia il lavoro e la sua città per compiere il suo dovere, per accompagnare il padre nei suoi ultimi giorni. C’è anche un altro figlio, Frank, un coflitto non risolto, forse il più doloroso. L’arrivo della morte non lascia tempo, non lascia forse la capacità di riflettere lucidamente, ma si vorrebbe sistemare tutto, appianare i propri errori, lasciare un bel ricordo di sè. E non a caso Dad ripensa al dipendente sorpeso a rubare nel negozio, e da lui cacciato. Questo gesto di inflessibile rigore morale non sarà privo di conseguenze e rimediarvi sarà per lui necessario. L’assenza di Frank ha un nucleo se vogliamo ancora più oscuro. Scoprirne l’omossessualità fu l’inizio della fien del loro rapporto. Un dolore che si trascina come una condanna, e una certezza. Non è sempre possibile rimediare, ci sono strade senza compromessi, e benedizioni a doppio taglio, come la pioggia.
Alla storia di Dad Lewis, si affiancano altre vite, (soprattutto) quella del reverendo Lyle e della sua famiglia, le due Johnson (madre e figlia), Berta May con la piccola Alice. E intanto qualcosa si rompe, una piccola frattura che si diffonde con le sue mille crepe nel sottotesto della nararzione. E’ un addio. Si, probabilmente lo è, ma con il tocco lieve di una benedizione.

Kent Haruf (1943-2014) è stato uno dei più apprezzati scrittori americani, ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Whiting Foundation Award e una menzione speciale dalla PEN/Hemingway Foundation. Con il romanzo Il canto della pianura è stato finalista al National Book Award, al Los Angeles Times Book Prize, e al New Yorker Book Award. Con Crepuscolo, secondo romanzo della Trilogia della Pianura, ha vinto il Colorado Book Award. Benedizione è stato finalista al Folio Prize.
NN Editore pubblicherà tutti i libri della trilogia ambientata nella cittadina di Holt.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Alex dell’Ufficio Stampa NN Editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.