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:: Recensione di Il correttore di Ricardo Menéndez Salmòn (Marcos Y Marcos 2011) a cura di Giulietta Iannone

23 febbraio 2011

Il correttoreViviamo in un tempo incerto, traditore, segnato da stigmate infuocate, in cui la paura cola come olio bollente e scardina certezze, dogmi fondamentali e imprescindibili facendo sembrare le nostre discussioni vani balbettii di neonati, farneticanti elucubrazioni più che altro rumore sulla fossa di brusio sconnesso che ci sovrasta.
Viviamo in un tempo segnato da una macabra parola che affolla le pagine dei giornali, i servizi del telegiornale, le discussioni dal barbiere, i temi degli alunni di scuole più o meno progressiste: terrorismo.
Direte voi è troppo presto parlarne obbiettivamente, siamo troppo coinvolti, colpevoli con la nostra gretta indifferenza mascherata da buon senso.
In Spagna una voce fuori dal coro ci ha provato, uno scrittore della generazione dei giovani, forte dei suoi 40 anni appena compiuti, osannato dalla critica come uno degli autori più significativi della Spagna contemporanea, Ricardo Menéndez Salmòn, stilando una specie di cronaca ha conchiuso la narrazione in un unico giorno l’ 11 marzo 2004, data simbolo dell’orrore, tragico giovedì di passione testimone del più grave attentato nella storia della Spagna quando il cuore di Madrid fu violato e tre giorni prima delle elezioni, dieci zaini riempiti con esplosivo furono fatti esplodere in quattro stazioni quella di Atocha, di  El Pozo del Tío Raimundo, di Santa Eugenia e nei pressi di via Téllez.
Il protagonista, testimone, giudice, vittima inerme e illesa che racconta i fatti in prima persona è Vladimir, o meglio Vlad, un correttore di bozze che si appresta a terminare la revisione dei Demoni di Feodor Dostoevskij seduto al suo vecchio tavolo di frassino australiano, al sicuro tra i suoi libri e i suoi affetti, i genitori, gli amici, la moglie Zoe che dorme nella stanza accanto.
Lui che quasi tradendo la sua vocazione di narratore ora si guadagna da vivere facendo il correttore di bozze, professione sorellastra e matrigna della letteratura così detta alta.
Lui che

a volte soffre le sue pene a leggere la grande quantità di schifezze che la gente scrive e prova la tentazione di correggere non solo gli errori di ortografia e glia attentati grammaticali cosa per cui lo pagano ma anche di rafforzare una descrizione con l’aggettivo giusto o elevare il tono di un dialogo con una risposta sensata, ma in linea di massima si limita a passare in punta di piedi sui disastri altrui

si trova ora catapultato nel tragico dominio della rabbia e della paura.
Una telefonata, una sola telefonata del suo editore e amico Uribesalgo lo scaglia nell’orrore, nell’assurdità che condisce una vita già senza senso, per non parlare della morte, atroce punizione per chissà quali colpe, chissà quali nefandezze. La faccia oscura del potere, la manipolazione della verità, il meccanismo diabolico di disinformazione del governo si mette subito all’opera e sparge il suo veleno confondendo le menti porgendo verità di comodo preconfezionate come le frattaglie incellophanete al supermercato.
È l’Eta ad aver compiuto le stragi, come al solito, state calmi è tutto sottocontrollo. Ma già qualcuno si dissocia, le prime crepe tendono a far implodere il vaso di Pandora e il terrorismo arabo emerge con il suo Corano insanguinato, con la sua guerra santa contro gli stati crociati alleati degli Stati Uniti.
Ricardo Menendez Salmon evita le soluzioni di comodo, critica aspramente il potere facendo di questa cronaca un pamphlet fortemente politico, un JAccuse di zoliana memoria che non risparmia ipersonaggi della vita politica spagnola come Arnaldo Otegi, Juan Jose Ibarretxe, Angel Acebese José María Aznar, e per quest’ultimo ha le parole più caustiche, velenose, rabbiose per

quel fanatico dei vegueros cubani, il lettore di Josep Pla, il fantoccio che nelle ore più tristi della Spagna promette un mondo migliore, più giusto, libero , sicuro. Un cadavere che prendeva congedo dal mondo dei vivi. A pochi uomini è concesso lo straordinario privilegio di parlare da morti. A Jose Maria Aznar Lopez durante quei tremendi giorni di marzo questa sorte toccò in più occasioni.

Il ruolo della letteratura, il potere salvifico dell’amore, vengono a lenire come un balsamo le piaghe aperte di una società in cancrena e quasi si tende a scorticare l’anima, a farla sanguinare pur di catturare un briciolo di verità, un barlume di speranza.
La scrittura di Ricardo Menendez Salmon è continuamente impreziosita da metafore, allegorie, parabole, paragoni, immagini simboliche, l’uso stilistico degli aggettivi è notevole, ogni parola ha una sua funzione, una sua gradazione, l’utilizza come un pittore utilizza i suoi colori, sempre appropriatamente e in questo la traduzione dallo spagnolo di Claudia Tarolo ha senz’altro un ruolo fondamentale nel giocare con le sfumature.
Davvero notevole, era da molto che non leggevo un testo scritto con tale bravura e limpidezza.

Ricardo Menéndez Salmón è nato a Gijón nel 1971.
Autore di profonda cultura europea e fortissima impronta personale, esce dai confini del paese di origine e si afferma anche in Germania, Francia, Portogallo e Italia come una delle figure più innovative e promettenti della letteratura contemporanea. Conclusa la trilogia sul Male (L’offesa, il Male storico; Derrumbe, il Male della paura; Il correttore, il Male della menzogna), ha raccontato la forza rivoluzionaria dell’arte e della bellezza in La luce è più antica dell’amore. Questo romanzo, celebratissimo in Spagna e in corso di traduzione in varie lingue, offre pagine di straordinario talento narrativo.
I romanzi e i racconti di Ricardo Menéndez Salmón hanno conquistato più di quaranta premi; I cavalli blu, l’ultimo racconto della raccolta Gridare, ha vinto il Premio Juan Rulfo, uno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali riservati alla letteratura in lingua spagnola. Nel 2015 Marcos y Marcos ha pubblicato anche Bambini nel tempo.