Posts Tagged ‘Letteratura inglese’

:: Tutta la verità sugli anziani di Elina Ellis (Gallucci Editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

28 luglio 2019

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Tra i freschi di stampa Gallucci di questa settimana appare un albo colorato, e molto divertente, dal titolo che è tutto un programma: Tutta la verità sugli anziani (The Truth About Old People, 2019) testi e disegni di Elina Ellis, tradotto dall’inglese da Federico Taibi e pubblicato per la prima volta da Two Hoots, un marchio parte di Macmillian Publisher International Limited di Londra.
Protagonisti un ragazzino, il suo cagnolino e i suoi arzilli nonni. Un simpatico quartetto alle prese con la vita di tutti i giorni. Occasione per sfatare tanti luoghi comuni legati alle persone anziane: non si sanno divertire, sono lenti, sono goffi, hanno paura delle cose nuove etc…
Per ogni luogo comune una simpatica illustrazione ironica e indovinata atta a ribaltarlo come un calzino. Perché gli anziani ballano, sono romantici, sanno divertirsi, e sono pure avventurosi.
Scoprire il vero volto delle persone anziane in questo simpatico libro illustrato per bambini sarà piacevole quanto istruttivo. Un’occasione per sorridere e per creare un’allegra complicità tra nonni e nipoti.
I disegni sono stati realizzati con penna, inchiostro, guazzo e Photoshop. Formato: 23.1 x 28.7 cm, cartonato, pagine 28. Consigliato dai 5 ai 99 anni.

Elina Ellis scrive e disegna storie. Di origini ucraine, si è specializzata in illustrazioni per l’editoria per l’infanzia a Cambridge, dove vive e lavora, creando libri propri o illustrando testi di altri autori.

Source: ringraziamo Marina Fanasca dell’Ufficio stampa Gallucci per la copia stampa.

Evelina di Fanny Burney (Fazi editore, 2019) a cura di Elena Romanello

24 luglio 2019

evelina_w600_h913Virginia Woolf definì Fanny Burney la madre della letteratura inglese e Jane Austen la prese come modello per i suoi libri: basterebbero questi requisiti per aver voglia di scoprire la riproposta Fazi di un classico della narrativa inglese del Settecento, Evelina di Fanny Burney, uscito nel 1778 e subito grande successo per l’ironia e la freschezza, oltre che per essere comunque lo specchio della realtà.
Nel Settecento nacque in Inghilterra la letteratura di consumo come la conosciamo oggi, romanzi che dovevano appassionare e conquistare nuovi pubblici, come quello delle donne e quello dei giovani: Evelina è un antesignano di questo, storia forse della prima eroina adolescente della letteratura, non spregiudicata come Moll Flanders e Fanny Hill, ma non per questo meno interessante.
Evelina è la figlia illegittima di lord Belmont ed è cresciuta in campagna sotto le amorevoli cure del reverendo Villars. A 17 anni viene invitata da alcuni amici a Londra, dove scopre un nuovo mondo, molto stimolante ma anche potenzialmente pericoloso.
Durante un ballo la ragazza conosce lord Orville, uomo affascinante e saggio, e pian piano se ne innamora, mentre deve fare i conti con la scelta del suo padre naturale di riconoscerla.
Evelina dovrà faticare per trovare la felicità, ma soprattutto per trovare il suo posto nel mondo, in quella che è stata definita una delle più interessanti rappresentazioni dell’adolescenza.
Scritto sotto forma di romanzo epistolare e pubblicato per la prima volta in forma anonima per gli ovvi problemi che avevano all’epoca le donne a farsi conoscere, Evelina è un ritratto d’epoca, con una forte ironia che smaschera i pregiudizi e le convenzioni di fine Settecento.
Il tutto è mediato dallo sguardo di Evelina, prima protagonista di una nuova avventura letteraria che metterà le donne e le ragazze al centro delle storie, raccontando tante vicende dal loro punto di vista, in cerca di un posto nel mondo.
Un successo allora e un libro da leggere adesso, per scoprire dunque la prima di tante protagoniste che da oltre due secoli raccontano cosa vuol dire crescere e trovare la propria strada in un mondo non sempre facile.

Provenienza:libro del recensore.

Fanny Burney nacque a King’s Lynn nel 1752, Inghilterra, figlia del musicologo Charles Burney. Terza di sei figli, fu educata in casa e iniziò a scrivere a dieci anni. Si sposò a quarantadue anni con un esiliato francese, da cui ebbe un figlio. Dopo una lunga carriera da scrittrice, visse in Francia per oltre dieci anni, poi si stabilì a Bath, dove morì nel 1840. In tutto scrisse quattro romanzi, otto pièce teatrali, una biografia e venti volumi di diari e lettere. A Evelina seguirono Cecilia nel 1782 (Jane Austen si ispirò alle pagine finali di questo romanzo per il titolo Orgoglio e pregiudizio), Camilla nel 1796 e The Wanderer nel 1814.

:: Linea di sangue di Angela Marsons (Newton Compton 2019) a cura di Federica Belleri

19 giugno 2019

Linea di sangueTorna Angela Marsons con la sua detective di spicco Kim Stone. Impegnata in un susseguirsi di omicidi in apparenza scollegati fra loro ma studiati in modo preciso e pulito. Perché?
Perché Kim è in grado di trovare il responsabile, perché è capace di affrontare l’angoscia che le leva il respiro, perché sa cosa significa tornare sui propri passi anche se può farsi molto male. Kim ha una scorza dura ma i colleghi attorno a lei sanno come prenderla e quando è il momento di preoccuparsi per lei. Hanno il dubbio che qualcuno la stia riportando indietro nel tempo per manipolarla e renderla fragile e ossessiva. Ma Kim cerca di non farli preoccupare. Riuscirà a risolvere questa indagine?
Ancora una volta l’autrice ci parla di donne, perché loro sono le vere protagoniste insieme alla paura che le perseguita. Insieme al dolore che non si alleggerisce mai, alla voglia di dominare cercando un riscatto, una vendetta.
Ancora una volta, scava nella mente del più forte ma anche del più fragile, per farci scoprire che a volte i ruoli si possono stravolgere. Basta saper osservare i dettagli, le piccole cose che in apparenza scivolano davanti agli occhi.
Ottimo thriller volta pagina, ben strutturato. Un complimento alla scrittrice.

Angela Marsons ha esordito nel thriller con Urla nel silenzio, bestseller internazionale ai primi posti delle classifiche anche in Italia. La serie di libri che vede protagonista la detective Kim Stone prosegue con Il gioco del male, La ragazza scomparsa, Una morte perfetta e Linea di sangue. Vive nella Black Country, in Inghilterra, la stessa regione in cui sono ambientati i suoi thriller. I suoi libri hanno già venduto più di 3 milioni di copie. Per saperne di più: www.angelamarsons-books.com

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

:: Il buio a luci accese di David Hayden (Safarà 2019) a cura di Fabio Orrico

18 aprile 2019

Il buio a luci acceseIl buio a luci accese è il libro d’esordio dell’irlandese David Hayden. Ora, grazie all’editore Safarà al quale dobbiamo proposte e recuperi non meno eccentrici (dal classico contemporaneo Alasdair Gray all’americana Helen Phillips), il libro è disponibile anche per noi lettori dello stivale.
Il buio a luci accese è composto da venti racconti per i quali è forse banale ma comunque appropriato spendere la definizione di surreali. La surrealtà di Hayden però non passa attraverso il linguaggio che è preciso fino a sembrare meticoloso, trasparente e intensamente comunicativo. Le descrizioni di Hayden, che si tratti di un paesaggio o di una casa, si conformano a un dettato rigoroso, secondo il quale una parola di troppo spezzerebbe l’eleganza dell’insieme. Ma, naturalmente, quello che succede, il plot se così vogliamo chiamarlo, ammesso che in un libro come questo abbia senso rifarsi al concetto di plot per come viene comunemente inteso, si muove in tutt’altra direzione. A cominciare dal quasi buzzatiano racconto di apertura Sortita che narra gli ultimi istanti di vita di un suicida o meglio ancora di qualcuno che si è gettato da un palazzo perché in effetti, fedele al rigore di cui si diceva, Hayden non perde tempo a spiegare i motivi del gesto. Nel tempo contratto di una caduta si dispiega la possibilità di una vita intera con tanto di decisioni prese troppo in fretta, indecisioni, incertezze e brutte figure. Il mistero è una delle voci, forse la più cospicua, cui rimandano questi testi. Non per forza di cose sappiamo immediatamente chi parla, chi agisce, le sue motivazioni o semplicemente il suo genere sessuale, le informazioni vengono abilmente dosate dall’autore forse anche con una punta di sadismo. La fabula prende forma senza fretta (per quanto la foliazione dei singoli racconti raramente superi le quindici pagine) e ci pone quasi subito in situazioni da incubo, trattate col massimo grado di disinvoltura. Prendiamo ad esempio il bellissimo I resti del mondo che fu, dal taglio postapocalittico, storia che letteralmente si svolge dentro la testa di un uomo. Hayden ha ben chiaro quanto siano sterminate le possibilità della letteratura, il suo grado estremo e incontrollato di sperimentazione e ne approfitta da par suo. O ancora Una mela in biblioteca dove la betise della condizione umana è ritratta con tale impietosa lungimiranza da arrivare all’equivalenza tra uomini e oggetti.
Naturalmente, seppure originalissimo, il talento di Hayden non nasce solitario. In effetti l’ombra del grande conterraneo Samuel Beckett sembra stendersi su più di una pagina e in particolare l’apertura di Dick non può non richiamare alla memoria il Beckett di Giorni felici. Ma è un modello, quello beckettiano e del teatro dell’assurdo, perfettamente metabolizzato e che quindi non viene gestito secondo una logica citazionista ma restituito al lettore con naturalezza, con lo spirito di un classico senza tempo.
Dopo questa raccolta d’esordio pare che Hayden stia lavorando a un romanzo e questo incuriosisce non poco perché la natura del suo talento, fulminante e concentratissimo, sembra sposarsi perfettamente con la forma breve, dalla quale è in grado di cogliere i massimi vantaggi. Lo straniamento e la quotidianità, se fatte cozzare funzionano magnificamente in una decina di pagine, ma è anche vero che la consapevolezza dei suoi mezzi è tale che Hayden saprà sicuramente adattare le sue idiosincrasie a una narrazione più ampia. E noi non vediamo l’ora di scoprire come farà.

David Hayden è nato a Dublino e ha vissuto negli Stati Uniti e in Australia. Autore di racconti, ora vive in Norvegia e nel Regno Unito, dove sta attualmente lavorando a un romanzo.

Source: libro inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo Serena dell’Ufficio Stampa Safarà.

:: L’amante di Lady Chatterly di D.H. Lawrence (Universale Economica I Classici Feltrinelli 2013) a cura di Alexander Recchia

4 aprile 2019

LadyChatterleyL’amante di Lady Chatterly è la storia di un amore vero, autentico, fatto di spontaneità; opposto al sentimento contraffatto, fatto di auto imposizioni, che cela i veri desideri e passioni dell’uomo. L’Amore e soprattutto il sesso sono stati da sempre vittime di stigmatizzazioni e dogmi. Ciò ha fatto in modo che diventassero il surrogato mentale di quello che veramente sono e rappresentano per l’essere umano, come afferma D.H. Lawrence nella postfazione al suo romanzo. In tutte le epoche si è cercato di celare il vero eros nascondendolo attraverso convinzioni autoimposte, arrivando in alcuni casi a demonizzarlo. Queste hanno portato in maniera inevitabile ad una frattura tra quello che si deve, e, quello che si vuole essere. Scissione interna in cui si perde l’essenza del sentimento umano a scapito di una mera e inconsistente costruzione razionale.
Il romanzo ha come protagonista una giovane donna, Constance (detta Connie). Appartenente alla borghesia scozzese, Connie ha una mente brillante, idee progressiste ed un’infinita gioia di vivere. In Germania, dove studia, conosce per la prima volta i propri sentimenti. Successivamente torna in Inghilterra dove sposa Sir Clifford, divenendo così Lady Chatterly. La storia tra i due inizia già travagliata. Clifford tornato “mutilato” dalla guerra si rivela essere un egoista, cinico, interessato solo al proprio successo letterario. Il senso del dovere matrimoniale e delle norme sociali impone, inizialmente, a Connie di badare al marito ed alle sue necessità. Tutto ciò però non può portare alla vera realizzazione di sé. Il tormento e la catarsi giungono per la protagonista quando conosce Oliver Mellors, guardiacaccia del marito. Così diverso da lai per estrazione e cultura, ma così simile per passione. Insieme, i due, scoprono la loro vera essenza. I sentimenti quelli reali vengono così a galla nonostante le possibili opposizioni delle convenzioni sociali del tempo.
Lawrence, con L’amante di Lady Chatterly porta a ripensare se stessi e i propri surrogati esistenziali. Rivalutando il rapporto tra pensiero e sentimento conduce il lettore, di ogni tempo, a rivalutare la propria essenza di essere umano. Il messaggio dell’autore non va certo frainteso come un invito al libertinismo estremo, ma vuole piuttosto sottolineare come la vera sessualità sia legata profondamente e in maniera inscindibile all’amore. Solo dove questo ultimo ha trovato radici profonde garantirà una fedeltà delle carni e una reale fusione tra sentimento e ragione. Prima edizione italiana 1945. Traduzione di Silvia Rota Sperti.

David Herbert Lawrence (Eastwood, 11 settembre 1885 – Vence, 2 marzo 1930) è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, saggista e pittore inglese, considerato tra le figure più emblematiche del XX secolo. Insieme a diversi scrittori dell’epoca, fu tra i più grandi innovatori della letteratura anglosassone, soprattutto per le tematiche affrontate.

Provenienza: acquisto del recensore.

:: L’ex moglie di Jess Ryder (Newton compton 2019) a cura di Giulietta Iannone

2 aprile 2019
L’ex moglie di Jess Ryder

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Accostato a La ragazza del treno e L’amore bugiardo, L’ex moglie di Jess Ryder, edito in Italia da Newton Compton e ben tradotto da Mariacristina Cesa, è uno psicothriller di ambientazione inglese che aggiunge alla suspense una spruzzata di critica sociale, un buon approfondimento psicologico dei protagonisti, e un certo sapore di vita vissuta che crea subito nel lettore una forte empatia per i personaggi.
Innanzitutto mi ha spiazzato, leggendo la trama mi aspettavo tutt’altra storia, ma andiamo con ordine. Cercherò anche di non spoilerare troppo, per non svelarvi anche inavvertitamente i molti snodi narrativi e colpi di scena.
Innanzitutto il romanzo narra la storia di Natasha e Nick, una coppia felice, genitori della piccola Emily, una vispa bambina dai riccioli biondi. Un matrimonio come tanti, in cui le dinamiche di coppia sono piuttosto comuni. Si sono incontrati, per un caso fortuito, quando lui era ancora sposato, da più di vent’anni, con Jen, conosciuta al liceo, migliore amica della sorella Hayley.
Hanno iniziato a frequentarsi, e poi quando Natasha resta incinta, Nick è felicissimo, lascia la prima moglie e sposa Natasha. Di colpo la ragazza, molto più giovane di lui, dalle case popolari (è figlia di una donna sola che fa la donna delle pulizie negli uffici), da un modesto lavoro come barista passa all’ upper class: ville, soldi, ristoranti costosi, alberghi di lusso.
Non che la ragazza sia eccessivamente attaccata a questa nuova ricchezza, ma ha bisogno di rassicurazioni, di qualcuno che si prenda cura di lei, e Nick sembra a tutti gli effetti il classico principe azzurro.
Ma qualcosa nel loro matrimonio non va, l’autrice è brava a dare piccoli indizi di questo disagio che si focalizzano nella presenza ingombrante di Jen, mai del tutto dimenticata, e dall’atteggiamento ostile della famiglia di Nick (madre, padre, sorella) che sembra ancora considerare Jen la sua vera moglie, e Natasha solo un incidente di percorso, una rovina famiglie, qualcuno mai del tutto accettato che non si vede l’ora si tolga dai piedi.
Jen infatti telefona di continuo, viene invitata alle feste a posto della moglie attuale, Nick la va a trovare spesso, l’aiuta, non le dice mai chiaramente di stare definitivamente lontano dalle loro vite.
Questa crepa diventa una voragine quando Sam, l’autista di Nick, le confida di averli visti insieme, che sono amanti. Natasha allora sentendosi tradita decide di lasciarlo, prendersi la bambina e allontanarsi da quella vita che ormai le sembra tutta un’impostura, non dubitando e nemmeno chiedendosi se quello che le ha detto Sam sia vero. Ma prima di farlo lei, è Nick a sparire con la bambina.
Natasha di colpo non sa cosa fare, lui cambia la serratura della porta, le annulla le carte di credito, (in realtà non ha mai condiviso le sue ricchezze con lei), la fa passare per violenta e pericolosa con la sorella Hayley che già non la può soffrire. Natasha torna da sua madre, la sola che l’aiuti senza secondi fini, ma si trova ad avere un’alleata inaspettata proprio in Jen, che si schiera subito dalla sua parte e le assicura il suo aiuto nel cercare di riprendersi la figlia. Ma può davvero fidarsi di Jen? Voi lo fareste al suo posto?
Da questo momento in poi, in un vortice di depistaggi, false apparenze e tragiche derive la storia porterà il lettore a dubitare di tutti: di Nick, di Jen, e forse anche di Natasha.
Allora, Jess Ryder utilizza una narrazione alternata, aggiungendo un nuovo personaggio Anna, (si svelerà solo più avanti chi è, perché si nasconde, quali sono le sue paure), tutto in prima persona, solo l’ultimo capitolo ha per protagonista come voce diretta Nick.
Jess Ryder gioca col lettore, lo induce a credere alcune cose, per poi ribaltare tutto specie nel finale. Sicuramente chi desta maggior simpatia è Natasha, sebbene venga fatta passare per una rovina famiglie, un’ avida opportunista, una ragazza violenta o perlomeno una donna che ha annullato se stessa per il suo ruolo di moglie senza ritagliarsi spazi per sé, allontanandosi dalla madre, dalle amiche, dal suo lavoro per Nick. Ingenuità, o puro calcolo? Naturalmente quando leggiamo la storia dal suo punto di vista è lei l’eroina, è lei la madre a cui hanno sottratto la figlia, ma anche questo personaggio non riesce a convincere del tutto.
Questa ambiguità comunque nulla toglie alla piaga sociale che l’autrice vuole portare all’attenzione, al fatto che i ricchi possono ricorrere alla giustizia, mentre i poveri (quasi sempre le donne sono la parte economicamente più fragile), no. L’assistenza legale gratuita in Gran Bretagna è infatti possibile solo in caso di violenza e abusi dimostrati o in presenza di minaccia per la sicurezza del minore coinvolto. E l’eccessiva onerosità delle azioni legali, crea sicuramente delle vere ingiustizie per le donne magari solo ingannate e sfruttate, ma non in pericolo di vita.
Insomma una lettura affatto banale e per alcuni versi anche decisamente inquietante.

Jess Ryder ha lavorato per anni come sceneggiatrice e la sua passione è guardare serie TV investigative. Ha pubblicato numerosi libri di successo, molti dei quali per bambini e adolescenti, ma la sua vera passione sono i thriller.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Antonella dell’Ufficio stampa Newton compton.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: I filosofi di Hitler di Yvonne Sherrat (Bollati Boringhieri 2014) a cura di Alexander Recchia

2 aprile 2019

I filosofi di HitlerLa nostra storia deriva dal nostro passato. Senza un prima non avremmo un dopo.
Questa è il filo narrativo che ci traccia Yvonne Sherrat.
I filosofi di Hitler cerca di far luce su uno dei periodi più bui e meno compresi della storia dell’Europa del ‘900. Il nazionalsocialismo con il suo culto della razza e l’antisemitismo viene snocciolato nel suo sostrato filosofico. Appare, così terrificantemente davanti ai nostri occhi, come non sia girato tutto attorno alla mente di Adolff Hitler e dei suoi collaboratori, ma come si sia cercato di fondarlo su ferme basi filosofiche.
Molti pensatori di spicco di quell’epoca quali: Walter Benjamin, Theodor Adorno, Hannah Arendt, Kurt Huber; furono allontanati o costretti alla fuga dalla Germania. Le molte cattedre lasciate vuote da docenti di origini ebraiche o considerati oppositori del regime furono occupate da sostenitori o simpatizzanti del nazionalsocialismo. Il Führer, ci racconta la Sherrat, fin dalla sua prigionia aveva capito l’importanza il pensiero filosofico aveva per il popolo tedesco. Kant, Hegel e Nietzche furono solo alcune delle menti geniali che lo affascinarono durante la sua prigionia e da cui prese spunto per le sue riflessioni.
Asceso al governo continuò il suo intento di divenire un “leader filosofico”. Si circondò di menti brillanti, autorevoli e influenti anche nel mondo accademico. Alfred Rosemberg, Carl Schmitt e sopratutto Martin Heidegger, sono tra le figure che vengono meglio analizzate nei I filosofi di Hitler. I motivi della loro adesione al regime, le idee proposte e le influenze che hanno avuto, ma anche le loro storie personali.
Loro che con il pensiero hanno creato, diffuso e sostenuto idee quali il mito della razza, l’antisemitismo e il totalitarismo. Solo alcuni di loro furono condannati attraverso il processo di Norimberga, altri, invece, furono reintegrati nelle loro mansioni accademiche senza troppo ostracismo. Il passato era stato dimenticato.
I filosofi di Hitler ci porta così a rivalutare il presente, attraverso la storia. L’analisi puntuale e schietta della Sherrat non lascia molto spazio all’immaginazione, ma guida il lettore a porsi delle domande importanti circa la propria esistenza.

Yvonne Sherrat, inglese, ha studiato a Cambridge e insegna attualmente a Oxford. È autrice di Adorno’s Positive Dialectic (2002) e Continental Philosophy of Social Science (2006). I filosofi di Hitler è il suo primo libro tradotto in italiano.

Source: acquisto del recensore.

Vittima innocente di Winnie M. Li (Newton Compton 2019) a cura di Federica Belleri

18 marzo 2019

vittima-innocente-winnie-liVivian è una donna indipendente, ha un ottimo lavoro e ama viaggiare da sola. Da Londra, dove vive, si sposta in Irlanda per scoprire nuovi sentieri e luoghi che la affascinano. Cosa vuol dire per lei stare lontano dalla civiltà?
Johnny è un ragazzo nomade di quindici anni e ha una famiglia violenta. È manesco, fatica a relazionarsi con gli altri e tenta in ogni maniera di imitare il fratello maggiore. Cosa significa per lui dover vivere all’interno di una comunità che si sposta di continuo e dover rispettare regole rigide?
Vivian incontrerà Johnny durante un’escursione in solitaria, che cambierà completamente la sua vita. Creerà in lei una barriera, un ostacolo difficile da superare. Da quel momento per lei ci saranno lacrime e forti attacchi d’ansia. Da quel momento, angoscia e agorafobia.
Vittima innocente è il primo romanzo di Winnie M Li, che racconta la sua storia, il suo dolore e la violenza che ha subito. L’autrice parla attraverso Vivian e lo fa in modo diretto, preciso, senza omettere nulla. Come se fosse in bilico fra due universi paralleli la protagonista si chiede un’infinità di “se” … se non avesse deciso di percorrere quel sentiero, se si fosse messa in cammino al mattino invece che nel pomeriggio, se non fosse stata così educata con uno sconosciuto.
E Johnny? Cosa si domanda, come vive questa dolorosa avventura? Forse si sente emarginato, incompreso, con gli occhi di tutti puntati addosso. D’altronde spesso si pensa che i nomadi siano tutti delinquenti, folli e disagiati.
Vittima innocente è la storia di un incontro pericoloso, è il punto di non ritorno, è riabilitazione e recupero. È la forza di guardare avanti, nonostante tutto. È dolore ma anche determinazione a superare tutto.
Bellissimo thriller, ottima la narrazione a due voci, buona la traduzione.
Vi invito a leggerlo con attenzione, perché vi coinvolgerà.
Buona lettura.

Winnie M Li è una scrittrice e produttrice. Laureata a Harvard, ha scritto guide turistiche, prodotto film indipendenti, organizzato festival del cinema e sviluppato progetti di ecoturismo. Dopo la laurea in Scrittura creativa e un dottorato di ricerca in Media e Comunicazione alla London School of Economics, ha lavorato per vari media e festival artistici. Vittima innocente è il suo primo romanzo, pluripremiato e in corso di pubblicazione in 11 Paesi. Per saperne di più: www.winniemli.com

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa Newton Compton.

:: In cucina con Kafka di Tom Gauld (Mondadori 2018) a cura di Giulietta Iannone

28 novembre 2018
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È davvero molto divertente In cucina con Kafka (Baking with Kafka, 2018) di Tom Gauld, edito in Italia da Mondadori nella collana Oscar Ink e tradotto da Claudia Durastanti. Se amate i libri perché li scrivete, li leggete o lavorate a vario titolo nel mondo glitterato dell’editoria, un must che non deve mancare nelle vostre librerie. L’ho già individuato come un regalo perfetto per un paio di persone (in realtà molto snob) questo Natale.

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Perché dei libri si può anche ridere e con le vignette di Tom Gauld lo si fa davvero. Il ragazzo (va beh ragazzo è un fumettista scozzese poco più che quarantenne) è dotato di un umorismo non cattivo, ma dissacrante e ironico che non risparmia pose e debolezze di un mondo che a volte diciamolo si prende troppo sul serio. Ci voleva qualcuno che con leggerezza e umorismo ce ne evidenziasse i lati grotteschi, stravaganti se non veramente ridicoli o assurdi.

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Le vignette non sono originali, ma sono già apparse in diversi giornali: nel supplemento letterario del Guardian, sul New Yorker, e sul New York Times, ciò non toglie che la loro freschezza e verve è intatta e giungono a noi in una forma molto curata. Innanzitutto le vignette sono a colori, la fascetta cita che il libro è vincitore del premio Eisner 2018, premio mai sentito ma deve essere qualcosa di rilevante nel settore, la copertina è di cartonato rigido, ben rilegata. Insomma anche come oggetto libro, se valutate di regalarlo, come ho fatto io, è molto gradevole. E costa 18 Euro.

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Tom Gauld non prende di mira autori particolari per gettarli nella gogna del pubblico ludibrio, come sembra di moda andare oggi, ma prende in giro più che altro atteggiamenti, preconcetti, manie di un po’ tutti quanti. Va beh cita Jonathan Franzen e ironizza sul suo rifiuto del mezzo Internet, non la considererei un’ offesa, (tanto più che è vero) più che altro un cammeo, come la vignetta con protagonista Samuel Beckett, Herman Melville o Ballard. Insomma dovrebbero sentirsi offesi coloro che non sono stati citati.

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Molto godibile la prefazione di Francesco Guglieri che ha colto in pieno lo spirito del libro, e strappa qualche risata pure lui. Unica pecca è che non c’è la biografia dell’autore, ho dovuto cercare su Internet tra Wikipedia e il suo sito: https://www.tomgauld.com/. È nato nel 1976 nell’ Aberdeenshire, non c’è scritto la località precisa, è sposato e vive a Londra con la sua famiglia.
Dunque che dire qualche vignetta ve la posto, capirete se è la vostra tazza di tè.

Tom Gauld è nato nel 1976 e cresciuto nell’ Aberdeenshire, in Scozia. È un vignettista e illustratore e il suo lavoro è regolarmente pubblicato su The Guardian, The New York Times and New Scientist. Ha creato un nutrito numero di libri a fumetti. Vive a Londra con la sua famiglia.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Anna dell’Ufficio Stampa Mondadori.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: 13 anni dopo di Kerry Wilkinson (Newton compton 2018) a cura di Federica Belleri

30 luglio 2018
13 anni dopo

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Stoneridge, una piccola cittadina inglese dove di solito nulla accade. Dove tutti si conoscono e il diverso, l’insolito, vengono additati e marchiati a fuoco. A vita. Impossibile scappare da lì, ci si sente accerchiati anche se desiderosi di scoprire altro.
Olivia ritorna a casa, dopo tredici anni. Era scomparsa nel nulla a soli sei anni. Stava giocando in giardino, il padre era in casa e poi il nulla. Sparita. Rapita? Chi è il colpevole? Quante sono le mancanze o le sviste legate all’indagine che la riguarda? Chi ha delle responsabilità?
Da quel giorno solo sofferenza e dolore, alternati. La forza di voler scoprire la verità e lo struggimento di non poter piangere nemmeno su dei piccoli resti. Il vuoto, il silenzio. La ricomparsa di Olivia è un colpo al cuore, tutto viene rimesso in discussione. La madre alterna momenti di felicità ad altri di angoscia. Ha paura a riabbracciarla ma non vuole perderla di nuovo. Che fare?
Olivia Adams deve ricostruire ciò che ha perso, a partire da se stessa. Fatica a raccontare di sé, non sa da dove cominciare. O forse sì. La sua persona e la sua storia sono sulla bocca di tutti, la comunità è piccola ed è complicato andare in giro normalmente senza sentirsi osservati. C’è curiosità, ma anche il gusto macabro di scoprire i particolari di una vicenda che ha troppe ombre. C’è il desiderio di ritrovare le amicizie perdute e di ricomporre un puzzle al quale mancano alcuni pezzi importanti. Perché di giorno le cose assumono un aspetto prevedibile, di notte si trasformano in pericolose. Qualcuno osserva Olivia, è diffidente, è strano. Qualcuno la protegge, perché non vuole perderla. Qualcuno insinua dei dubbi e delle perplessità. Perché?
13 anni dopo è un thriller volta pagina, scritto su due piani temporali diversi ma strettamente collegati. Due storie in una che si intrecciano e portano ad un finale decisamente azzeccato. Due storie, dicevo, legate alla ricerca di sé, all’amore genitoriale e alle bugie. Perché non tutto può essere raccontato, anche se ha una motivazione precisa.
Buona la traduzione, seppur con qualche imprecisione. Da leggere.

Kerry Wilkinson è uno scrittore di thriller diventati bestseller in Inghilterra, America, Canada, Sud Africa, Singapore e Australia, con un milione di copie vendute nel mondo. È originario del Somerset, ma ha passato gran parte della sua vita nel nord dell’Inghilterra. Quando è a corto di idee per scrivere, va in bicicletta o inforna dolci. 13 anni dopo è il primo libro pubblicato in Italia dalla Newton Compton. Per saperne di più visitate il suo sito: kerrywilkinson.com

Fonte: omaggio dell’editore al recensore.

:: La moglie innocente di Amy Lloyd (Newton Compton 2018) cura di Federica Belleri

2 maggio 2018

La moglie innocente di Amy LloydCi si può innamorare alla follia di un assassino? È successo a Samantha, inglese, maestra. Dall’Inghilterra alla Florida insegue il sogno di conoscere Dennis, condannato per aver ucciso una bambina. Una condanna che i forum hanno sempre ritenuto superficiale, un’indagine seguita in modo frammentario. Centinaia di migliaia di persone sono al fianco di Dennis, che sta scontando la sua pena in un carcere di massima sicurezza. Migliaia di lettere ricevute, tra le quali quella di Samantha, ossessionata da lui e dalla sua storia. Aveva diciotto anni quando è stato processato, ora ne ha venti di più.
Inizia così la relazione fra Samantha e Dennis, amore insolito, separato dalle catene a polsi e caviglie e da un vetro di plexiglas. Un amore carico di imbarazzo e cresciuto lentamente. Samantha lascia per lui sua madre, il lavoro, il suo paese. La storia di Dennis diventa ora anche la storia di Samantha, i social si scatenano, l’opinione pubblica è divisa. Una produzione lo insegue per preparare una serie tv. Seguiranno interviste e la costruzione di un probabile romanzo autobiografico.
Che tipo di vita potrebbe fare con Samantha? Che strascico ha lasciato la sua condanna? Forse rancore, rabbia, amarezza. Forse accanimento ossessivo, infanzia trascurata e malata. Forse pochi slanci affettivi e lunghi silenzi che destano preoccupazione.
Samantha deve affrontare la sua nuova vita accanto a un uomo strano, inquietante, bellissimo ma inaccessibile.
La moglie innocente è un thriller che ruota attorno alle emozioni viscerali dei protagonisti, alle loro debolezze e a segreti orribili. È una storia di amicizia e di continuo abbandono. Ogni personaggio è colpevole. Tutti, allo stesso modo, possono dirsi innocenti.
Le origini del male sono pericolose, anche quando non si vuole ferire nessuno.
Consigliato. Buona lettura.

Amy Lloyd ha appena superato i trent’anni e vive a Cardiff. Ha esordito come scrittrice con La moglie innocente, romanzo vincitore nel 2016 del premio First Novel Competition del «Daily Mail» e di Penguin Random House: i diritti di traduzione sono stati venduti in 17 Paesi.

Source: omaggio dell’editore al recensore.

:: Il bambino silenzioso di Sarah A. Denzil (Newton Compton 2018) a cura di Federica Belleri

7 marzo 2018
Il bambino silenzioso

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È il 2006 quando il villaggio nello Yorkshire di quattrocento anime viene travolto da un’alluvione. È difficile attraversare il ponte di pietra che divide la cittadina dalla scuola. Emma deve recuperare suo figlio Aiden, ma la maestra dice che non lo trovano. Sembra scomparso. Aiden è sparito. La vita di Emma precipita nel fango, che la trascina, inesorabile. Il dolore e il tormento per lei sono senza fine. Tutti si conoscono e la conoscono, ma non sanno come aiutarla. Le domande alle quali nessuno sa rispondere, la gettano nell’angoscia. Il fiume Ouse restituisce la giacca del piccolo Aiden. La polizia indaga. La sua scomparsa si trasforma in un caso mediatico. Chiunque conosce il viso di Aiden. Il dolore si stratifica e inizia a sedimentare, ma del bambino nessuna traccia. La rassegnazione e la sconfitta definitiva equivalgono per Emma ad ammettere che suo figlio è morto.
In dieci anni la vita di Emma è cambiata radicalmente. Rob, il padre naturale di Aiden, se n’è andato. Emma si è risposata con Jake e aspetta una bambina. Una telefonata sconvolge il suo precario equilibrio: Aiden è stato ritrovato, è vivo. Ha sedici anni ora, sembra sotto shock, non parla e non vuole essere toccato. Le emozioni provate da Emma sono tante e lottano fra loro: felicità, timore, perplessità, inquietudine, frustrazione, gioia, senso di colpa e paura, tanta paura.
Nessuno sa dove sia stato, chi lo abbia preso. Emma vorrebbe solo tenerlo stretto a sé, ma non può. In più deve confrontarsi con l’ex compagno e il marito. Inizia per lei un periodo di riadattamento e di forte stress, influenzato dalla vicinanza alla data del parto. È stata una buona madre per lui? Era solo una ragazzina quando è rimasta incinta. Forse poteva impedire che Rob la lasciasse. Forse non è in grado di affrontare tutto un’altra volta …
Riaffiorano i problemi di famiglia, le maldicenze dei media. Giornali e tv scandagliano la sua vita privata e circondano la sua casa. Emergono sospetti e bugie. Emma ha paura per sé e Aiden. È suo figlio, sangue del suo sangue, ma non riesce a comunicare
con lui. Le sembra di impazzire. La polizia riapre il caso di scomparsa. Emma osserva il suo bambino cresciuto, la sua espressione neutra, le braccia inerti lungo i fianchi. Perché, perché sta succedendo tutto questo a lei? Perché non riesce a ricordare cos’é accaduto nel giorno della scomparsa? Perché è così arrabbiata? Cosa le sta sfuggendo?
Il bambino silenzioso. Un thriller volta pagina, empatico e terribile al tempo stesso. Una storia di volti celati da maschere e di ossessioni malate. Una corsa verso la libertà, tra realtà e cattiveria gratuita. Un dramma per chi non vuole ricordare, ma è costretto a farlo. Una gara al più forte, volta a nascondere debolezze schifose. Un’indagine che mette tutti contro tutti, e costringe a schiantarsi contro la paura di se stessi. Una madre, Emma, sensibile e coraggiosa; disposta a tutto pur di salvare il proprio figlio. Aiden, un ragazzino unico e caparbio, una mano tesa nel buio a cercare la luce.
Assolutamente consigliato. Buona lettura.

Sarah A. Denzil vive nello Yorkshire, dove si gode la campagna e il tempo imprevedibile. Sotto pseudonimo pubblica libri per ragazzi, ma ha una vera passione per i thriller e le storie di suspense. Il bambino silenzioso ha scalato le classifiche di vendita negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Antonella e Federica dell’Ufficio Stampa Newton Compton.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.