Posts Tagged ‘Letteratura inglese’

Il mio nome è Mostro, Katie Hale, (Liberilibri 2020) a cura di Viviana Filippini

12 luglio 2020

Katie Hale ha pubblicato questo suo romanzo d’esordio “Il mio nome è mostro”, nel 2019. Il libro è arrivato da noi in Italia nel 2020, grazie all’editore Liberilibri, e quello che stupisce è che la trama rientra a pieno nella tipologia del romanzo distopico nel quale la protagonista è, almeno così sembra, l’unica sopravvissuta di una pandemia. Già, di una “Malattia”, perché è così che viene chiamato l’antagonista nella trama della Hale. Un invisibile nemico che ha sterminato il genere umano. Pandemia, malattia, virus, sono termini diventati per noi oggi, ai tempi del Covid-19, vera e propria quotidinità nella quale il mondo è stato catapultato a inizio anno, ma la britannica Hale, già li aveva messi nel suo testo un anno fa, anticipando quella che sarebbe stata l’atmosfera dei nostri giorni. La protagonista è sola in un mondo reso deserto dalla malattia che ha seminato panico e morte. Il luogo dove lei si aggira non ha un’identità precisa, ci sono elementi che fanno pensare alle terre nordiche, ma potrebbe essere ovunque, come qualunque potrebbe essere il tempo nel quale la narrazione si svolge. Chi ci racconta, lo fa dal suo punto di vista, non solo portando a noi lettori la desolazione, solitudine, stato di abbandono di un pianeta che sembra essere uscito da un devastante conflitto bellico. La narratrice-protagonista espone i suoi sentimenti, la sofferenza per avere perso la sua famiglia, il dolore fisico delle ferite infette, la stanchezza del viaggio di ritorno a casa controbilanciati dalla forza, dal coraggio, dalla volontà di farcela a tutti i costi. Elementi che le permettono di procedere in quella che è la sua impresa: tornare alla vita in un mondo tutto da ricostruire. Durante la lettura si intuisce come la giovane stia facendo una lunga traversata dal suo rifugio nelle Svalbard, dove aveva trovato riparo, fino alla casa natia, ma tutto attorno a lei è morte, desolazione e distruzione. Certo è che per la protagonista c’è una inaspettata sorpresa quando trova una ragazzina sola, abbandonata e tremendamente impaurita che lei decide di soprannominare “Mostro”, lo stesso nomignolo che il padre le aveva dato da piccola. Il romanzo dalla Hale è diviso in due sezioni, ed è proprio nella seconda parte che si innesta la narrazione dal punto di vita della seconda sopravvissuta, anche lei alla ricerca di una nuova speranza in un mondo a tratti primordiale, dove i saccheggi hanno svuotato le case dei tanti umani uccisi dalla “Malattia” e lasciato una sensazione di decomposizione costante. Il romanzo di Katie Hale è potente per la sua capacità di aver raccontato una stato di panico, di terrore e di messa in crisi di ogni certezza che noi abbiamo incontrato in modo reale in questo 2020 con lo scoppio del Coronavirus. Il lavoro letterario della Hale è ancora una volta la dimostrazione di quanto il confine tra letteratura, finzione e realtà sia sottile, anzi, a volte la narrativa riesce ad anticipare quello che accade nella vera esistenza del mondo. Quello che mi ha colpito di più è la convinzione della prima sopravvissuta che la solitudine nella quale si trova sia l’unica via di salvezza da ciò che potrebbe annientarla. Una certezza che comincia a traballare un po’ con la scoperta che esiste qualcun altro. Le due ragazze, così diverse per carattere e atteggiamento nei confronti della vita, si rimboccheranno le maniche per un nuovo domani tutto da costruire, anche se non hanno ben chiaro come. Certo è che quelle giovani e la nuova vita che sta crescendo in una di loro, dal mio punto di vista, potrebbe essere vista come la rappresentazione dei due progenitori/progenitrici di una nuova umanità. Traduzione di Carla Maggiori.

Katie Hale (1990), britannica, si è laureata in Letteratura inglese alla University of London nel 2012 e in Scrittura creativa nel 2013 alla University of St Andrews. Nel 2019 ha ricevuto la prestigiosa MacDowell Fellowship.

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie a Maria Stefania Gelsomini dell’uffcio stampa Liberilibri.

:: JAMES JOYCE, “Ulisse”, in una nuova traduzione di Mario Biondi

4 giugno 2020

12Esce oggi 4 giugno, nella collana Oceani di La Nave di Teseo, una nuova monumentale traduzione a cura di Mario Biondi, ricca di note esplicative nel testo (non in un libro a parte), di uno dei libri più complessi e interessanti della letteratura mondiale, un capolavoro assoluto che da quando è uscito nel 1922 fa discutere e affascina.

L’Ulisse di Joyce è più di un libro, è un tempio profano che celebra la modernità e lo spirito che animò il Novecento. Dopo la traduzione del fiorentino Giulio de Angelis, da me amatissima, che uscì nel 1960, molto letteraria e forse “infedele” ma capace di farne un vero page turner, esistono le traduzioni  di Enrico Terrinoni (con Carlo Bigazzi) uscita per i tipi di Newton Compton nel 2012, e quella di Gianni Celati, apparsa nel 2013 per Einaudi.

Più un’altra “maledetta” se vogliamo dire di Bona Flecchia che uscì nel 1995 per la Shakespeare and Company, ma venne ritirata quasi subito dal mercato per questioni legali di diritto d’autore e ben pochi hanno potuto leggere.

Questa nuova traduzione integrale di Biondi, basata sull’edizione “1922” degli Oxford World Classics, viene dunque ad arricchire quell’apparato interpretativo che ha fatto luce su quell’iceberg di giochi di parole, doppi sensi, allusioni, che è il testo joyciano. Una meraviglia per ogni amante dei libri e del senso recondito delle cose. Un libro che non manca mai di stupire e a volte sconcertare per la densità e l’inventiva del testo, per l’apparato stilistico, per l’originalità.

Grazie a Luigi Scaffidi, responsabile Ufficio Stampa de La nave di Teseo avrò modo di visionarne una copia, che mi permetterà di fare un’analisi comparativa, non certo di merito, con le altre traduzioni da me lette. Conosco il testo, quasi posso rivedere con gli occhi della mente le varie peripezie e i vagabondaggi per Dublino del nostro Leopold Bloom, e con curiosità mi avvicinerò a questa nuova “visione”.

Sì, festeggeremo il Bloomsday, il 16 giugno, con un nuovo spirito quest’anno. Buona lettura!

JAMES JOYCE (1882–1941) è uno dei più celebrati scrittori irlandesi. Nato a Dublino, lascia l’Irlanda nel 1904, dopo gli studi universitari, per insegnare prima a Pola e poi a Trieste, allora parte dell’Impero austroungarico. Nel 1914 pubblica il romanzo Ritratto dell’artista da giovane, a puntate su rivista, e la raccolta di racconti Gente di Dublino. Dopo aver trascorso gli anni del primo conflitto mondiale a Zurigo, su invito di Ezra Pound raggiunge Parigi dove resterà vent’anni. Qui pubblica nel 1922 il grande romanzo a cui pensava da quindici anni, Ulisse, seguito nel 1939 da Finnegans Wake. Rifugiato in Svizzera allo scoppio della seconda guerra mondiale, Joyce muore a Zurigo il 13 gennaio 1941.

MARIO BIONDI, scrittore, poeta, critico letterario, narratore di viaggio e traduttore, ha pubblicato ventuno libri e con il romanzo Gli occhi di una donna ha vinto il premio Campiello nel 1985. Si è sempre occupato attivamente di narrativa angloamericana di cui è stato recensore per diversi quotidiani e riviste come “l’Unità”, il “Corriere della Sera”, “Il Giornale”, “L’Europeo” e altri. Oltre a James Joyce, ha tradotto numerosi autori di lingua inglese, tra cui Bernard Malamud, John Updike, Edith Wharton, Anne Tyler, Irvine Welsh e i premi Nobel Isaac B. Singer, William Golding e Wole Soyinka.

:: Il Principe Felice e altri racconti e Il fantasma di Canterville di Oscar Wilde traduzione di Isabella Nanni

30 maggio 2020

1Il Principe Felice e altri racconti (titolo originale “The Happy Prince and Other Tales”) è una raccolta di cinque fiabe che Oscar Wilde aveva scritto per i propri figli: Il Principe Felice, L’Usignolo e la Rosa, Il Gigante Egoista, L’Amico Devoto, Il Razzo Eccezionale. Pubblicate per la prima volta in un’unica antologia nel 1888, le fiabe di Wilde tratteggiano con semplicità un mondo fantastico in cui l’autore fa parlare statue e animali, oggetti e persone, per dipingere le varie sfaccettature della natura umana commuovendoci con immagini che restano nel cuore.

Il Fantasma di Canterville (titolo originale “The Canterville Ghost”) è un’opera giovanile di Wilde che fu pubblicata per la prima volta nel 1887. La novella è incentrata sulle peripezie del fantasma del nobile Sir Simon de Canterville che per la prima volta nella sua pluricentenaria carriera di spettro inglese non riesce a spaventare la famiglia di strampalati Americani che gli ha occupato il castello ancestrale. Lo spassoso scontro tra antico e moderno, tra Vecchia Inghilterra e Nuovo Mondo viene raccontato con leggerezza e ironia, fino all’inaspettato finale.

Il ricavato delle vendite di questa nuova traduzione verrà donato ai canili e gattili che hanno accolto gli animali rimasti orfani dei loro padroni vittime dell’epidemia di Coronavirus.

Disponibile su Amazon con belle illustrazioni d’epoca, approfittatene entro oggi ancora a un prezzo promozionale di 0,99 Cent qui.

:: Il green new deal. Cos’è e come possiamo finanziarlo di Ann Pettifor (Fazi 2020)

22 aprile 2020

Il Green New Deal

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Per proteggere il futuro della vita sulla terra, non basta semplicemente re-immaginare la nostra economia: dobbiamo cambiare tutto. Ann Pettifor, uno dei principali pensatori del programma che ha contribuito a innescare la campagna Green New Deal, spiega quello che possiamo e dobbiamo fare prima che sia troppo tardi. Il Green New Deal sostiene che il cambiamento economico è del tutto possibile, tenendo conto che la finanza, l’economia e l’ecosistema sono strettamente legati. Perché possiamo salvare le banche ma non il pianeta? Dobbiamo smettere di pensare all’imperativo della crescita economica: nulla cresce per sempre.

Il Green New Deal ha il potenziale per diventare una delle più grandi campagne globali dei nostri tempi, e tutto ha avuto inizio nell’appartamento di Ann Pettifor. Nel 2008 il primo Green New Deal è stato ideato da Pettifor e da un gruppo di economisti e pensatori inglesi, ma rimase inascoltato tra i tumulti del crollo finanziario globale. Un decennio più tardi, le stesse idee sono al centro del dibattito internazionale. Rianimato dai socialisti democratici negli Stati Uniti, quello del GND è uno degli argomenti principali della campagna elettorale americana, grazie soprattutto ad Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders, mentre in Inghilterra il Labour ha sposato in pieno le idee di Pettifor e dei suoi sostenitori. I critici hanno osservato che il GND è un sogno irrealizzabile che costerebbe cifre inarrivabili. Ma, come mostra Ann Pettifor, dobbiamo ripensare la funzione stessa del denaro e il suo ruolo all’interno del sistema globale. Traduzione di Thomas Fazi.

«Questo libro spiega brevemente cos’è il GND, da dove viene l’idea, perché è necessario e come realizzarlo. Come economista ed esperta di teoria monetaria, Pettifor è in una posizione privilegiata per descrivere come finanziare il GND». «Morning Star»

«Richiedere un cambiamento così drastico e forse impossibile, come fa la Pettifor, potrebbe essere l’unico modo per assicurarsi che qualcosa venga fatto». Jonathan Ford, «Financial Times»

Ann Pettifor. È una economista britannica che fornisce consulenza a governi e società. Ha pubblicato diversi libri. Il suo lavoro si concentra sul sistema finanziario globale, sulla ristrutturazione del debito sovrano, sulla finanza internazionale e sullo sviluppo sostenibile. Pettifor è nota per aver predetto correttamente la crisi finanziaria del 2007-2008. È stata una delle promotrici della campagna di cancellazione del debito dei paesi in via di sviluppo avvenuta durante il Giubileo del 2000.

In prenotazione, esce il 21 maggio.

Le sette morti di Evelyn Hardcastle di Stuart Turton (Neri Pozza, 2019) a cura di Elena Romanello

11 aprile 2020

Le sette morti di Evelyn Hardcastle

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La sontuosa residenza di campagna inglese di Blackheath House si è svegliata per accogliere, tra le sue mura cinte da acri di foresta e nelle sue sale con gli stucchi ormai un po’ invecchiati, un ballo in maschera indetto dai due proprietari, Lord Peter e Lady Helena Hardcastle.  Un evento i cui invitati appartengono alla società più esclusiva,  anche per dimenticare un evento di diciannove anni prima, quando morì il giovane rampollo Thomas Hardcastle, sancendo l’inizio di un declino non più arrestato.
Potrebbe essere quindi una nuova occasione per una famiglia in difficoltà da anni, tra costumi e fuochi d’artificio, ma a quanto pare è destino che la malasorte continui ad accanirsi contro la famiglia: alle undici di sera, mentre lo spettacolo pirotecnico sta per iniziare, Evelyn, la bella e giovane figlia di lord Peter e Lady Helena, viene uccisa con un colpo di pistola al ventre sulla sponda del laghetto vicino a casa.
Ma questo sarà l’inizio di un incubo: uno degli invitati al ballo. Aiden Bishop, inizierà ogni mattina a risvegliarsi nello stesso giorno del ballo nel corpo di un diverso invitato, e a rivivere tutta la giornata con il tragico epilogo: la posta in gioco è risolvere l’omicidio di Evelyn e forse salvarla. Aiden deve identificare l’assassino, ma qualcuno vuole impedirgli di farlo, perché non è la prima volta che Blackheath House imprigiona nelle sue mura in cerca di una soluzione. E la morte di Evelyn può non essere l’unico mistero da dover svelare.
Il primo modello che viene in mente leggendo questo romanzo, vincitore del Costa First Novel Award è ovviamente il giallo tradizionale inglese stile Agatha Christie: si ritrovano tutti gli archetipi amati dalla scrittrice inglese, la dimora di campagna, l’omicidio al chiuso commesso solo da qualcuno dentro un giro ristretto, i riti dell’aristocrazia. Non ci sono dati precisi sull’epoca in cui si svolge la storia, ma sembra comunque appunto nei decenni dei grandi romanzi della maestra del giallo britannico.
Ma c’è un altro modello, più moderno e non meno appassionante, che viene fuori, ed è quello del romanzo fantastico, del tema dell’eterno ritorno, della giornata che si ripete all’infinito: la critica ha citato il suggestivo Black Mirror, ma i fan del genere ricorderanno episodi simili in serie come Star TrekBuffy the vampire slayerXena e soprattutto The X-Files con Monday, un piccolo capolavoro di sceneggiatura.
Un romanzo originale e interessante, che può unire più generazioni di lettori e che piacerà senz’altro e ai cultori del giallo tradizionale anglosassone, che funziona sempre, e agli amanti del fantastico e del surreale.

Stuart Turton si è laureato in filosofia, ha lavorato in una libreria di Darwin, insegnato inglese a Shanghai, collaborato per una rivista di tecnologia a Londra, scritto articoli di viaggio a Dubai. Ora è un giornalista freelance e, dopo Le sette morti di Evelyn Hardcastle, il suo primo romanzo, uno dei più acclamati scrittori inglesi.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche torinesi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Nota: disponibile anche in ebook, in alternativa scegli il punto di consegna e ritira quando vuoi.

La fabbrica delle bambole di Elizabeth Macneal (Einaudi, 2019) a cura di Elena Romanello

5 febbraio 2020

fabbricaL’Inghilterra vittoriana è ancora oggi un periodo storico amato e emblematico, un mondo non certo invidiabile, ma dove è nata la società come la conosciamo oggi, a cominciare dalla moderna industria letteraria, ed è per questo che ogni romanzo ambientato in quell’epoca colpisce e affascina e non ci si stanca mai di visitare quel tempo e quel luogo.
Iris Whittle, una spalla gobba e una sorella gemella, Rose, sfigurata dal vaiolo e che la odia senza motivo, lavora nell’emporio di bambole di Mrs Salter, dove dipinge ogni giorno volti di porcellana, ma ha altre aspirazioni, e di notte scende in cantina e dipinge, sperando un giorno di cambiare vita e magari mettere a frutto il suo vero talento, come ha fatto Lizzie Siddal, pittrice e modella di John Everett Millais e Dante Gabriele Rossetti.
Un giorno Louis Frost, un pittore della cerchia dei preraffaelliti inventato ad uso e consumo del libro ma ispirato a personaggi veramente esistiti, le propone di posare per lui in cambio di lezioni di pittura e Iris molla tutto, pur suscitando riprovazioni nella sua famiglia e presso la sua datrice di lavoro.
Iris non sa di aver suscitato un altro tipo di attenzioni, quelle di Silas Reed, tassidermista che paga a caro prezzo animali morti e che è ossessionato da lei, e sogna di averla in un suo paradiso malato tutta per sé, a qualsiasi costo. Su Iris veglia il generoso monello di strada Albie, che ha capito i rischi che corre e deve già occuparsi della sorella prostituta.
Sulla falsariga de Il petalo cremisi e il bianco di Michael Faber, di cui condivide il linguaggio realistico e la visione non certo idealizzante di un’epoca comunque interessante  ma tutto tranne che perfetta, ricca di lati oscuri e perversioni, La fabbrica delle bambole alterna romanzo storico, romanzo di formazione al femminile (e anche femminista) e thriller, affascinando con un intreccio serrato, in cui rivive un’epoca con tutte le sue contraddizioni e non solo.
Iris è un’eroina moderna in abiti ottocenteschi, una ragazza che sogna l’arte, una ribelle che porta avanti un progetto di vita tra spregio delle convenzioni e pericoli, a ricordare che certi problemi, come gli stalker, non sono certo un’invenzione di oggi. Gli altri personaggi ruotano intorno a lei, costruendo un affresco vivo e a tratti crudo, di una Londra tentacolare e ricca di spunti, con un occhio di riguardo per l’arte, incentrata sui preraffaelliti, che in questi ultimi anni sono diventati molto popolari anche qui in Italia, grazie a due mostre, una a Torino e una a Milano.
La fabbrica delle bambole è un romanzo per chiunque sia affascinato dall’Ottocento inglese, un’epoca emblematica e ricca sempre di spunti, ma anche un modo per scoprire il fascino con occhi moderni di una storia intrigante.

Elizabeth Macneal è nata a Edimburgo e vive a Londra. È scrittrice e ceramista. Ha studiato Letteratura inglese alla Oxford University e si è specializzata alla University of East Anglia. La fabbrica delle bambole, il suo romanzo d’esordio, ha vinto il Caledonia Novel Award 2018, è stato inserito nella top ten del «Sunday Times» ed è stato venduto in trenta Paesi.

Provenienza: libro del recensore.

:: Violette di marzo di Philip Kerr (Fazi 2020) a cura di Giulietta Iannone

4 febbraio 2020

unnamedDopo tanta attesa sembra sia giunto finalmente il momento di Bernhard “Bernie” Gunther, investigatore nella Germania nazista, personaggio iconico del compianto scrittore scozzese Philip Kerr, morto a soli 62 anni nel 2018.
Fazi dà alle stampe Violette di marzo (March Violets, 1989) primo capitolo della trilogia berlinese di Bernie Gunther, composta inoltre da Il criminale pallido (The Pale Criminal, 1990), e Un requiem tedesco (A German Requiem, 1991).
Il grande successo di questo personaggio portò l’autore a continuare la serie con L’uno dall’altro (The One From the Other, 2006),  A fuoco lento (A Quiet Flame, 2008), Se i morti non risorgono (If The Dead Rise Not, 2009), l’inedito in Italia Field Grey del 2010, La notte di Praga (Prague Fatale, 2011), e gli ancora inediti in Italia A Man Without Breath del 2013, The Lady From Zagreb del 2015, The Other Side of Silence del 2016, Prussian Blue del 2017, Greeks Bearing Gifts del 2018, e l’ultimo, quattordicesimo della serie pubblicato postumo, Metropolis del 2019.
Speriamo che Fazi abbia il coraggio di pubblicare l’intera serie, facendo anche tradurre i romanzi ancora inediti, perché sicuramente merita. I lettori del blog sicuramente ricordano La notte di Praga, allora edito da Piemme, qui recensito ormai nel 2013.
Innanzitutto va fatta una premessa doverosa, per chi non conosce il personaggio e non ha ancora letto nessun romanzo della serie: linguaggio, temi e situazioni sono caratterizzati da una notevole crudezza e durezza che ben rispecchia il periodo storico trattato, e non risparmia quasi nulla all’immaginazione.
Insomma è una detective story storica con tocchi noir capaci di trasmettere tutta la brutalità e la violenza che si respirava in Germania durante il regime hitleriano. Sebbene naturalmente è una ricostruzione romanzata, l’attenzione storica è massima, e personaggi fittizi e realmente esistiti intrecciano i loro destini con una certa dose di naturalezza e autenticità.
Scritta in un periodo in cui la condanna del nazismo aveva ben poche voci discordanti, sicuramente Kerr si sarebbe stupito se fosse ancora vivo delle derive negazioniste di questi ultimi tempi, ci porta a riflettere oltre che su temi di interpretazione storica, anche su dubbi e dilemmi che toccano la nostra società e la natura umana più in generale. Spesso ci domandiamo come nascano le dittature, come la popolazione accetti di vivere adattandosi alla totale perdita della propria libertà e autodeterminazione, leggendo questa serie si ha un quadro molto preciso e realistico di tutto ciò.
Molto amato dai suoi colleghi, Philip Kerr, forse trascende il genere e porta il discorso ben oltre ai normali canoni di letteratura di genere tipicamente di intrattenimento e commerciale. Insomma si respira quel tipo di letteratura capace di essere a servizio di ideali più alti e a una precisa e vera presa di coscienza, se non collettiva, perlomeno individuale.
Leggendo soprattutto la seconda parte del romanzo, quella ambientata a Dachau, mi ha colpito una riflessione singolare che condivido con voi: sicuramente Philip Kerr non ha vissuto direttamente l’esperienza di un campo di concentramento tedesco, né era tedesco lui stesso, ma mi ha trasmesso la sensazione di quanta pietas i veri sopravvissuti abbiano nel raccontare le loro esperienze passate.
Ma torniamo al romanzo, Violette di marzo è ambientato nella Berlino del 1936. L’anno delle Olimpiadi che videro Jesse Owens vincere ben quattro medaglie d’oro sotto gli occhi di Hitler, quasi facendosi beffe delle teorie sulla cosiddetta razza superiore. Bernhard “Bernie” Gunther, reduce di guerra ed ex poliziotto, riciclatosi investigatore privato (Quasi su tutto, tranne i divorzi) specializzato in persone scomparse, viene assunto da Hermann Six, milionario magnate dell’acciaio (uno dei più grossi industriali della Ruhr) perché gli ritrovi una preziosissima collana di diamanti rubata, danno collaterale della morte della figlia Grete e del genero Paul Pfarr, uccisi nel loro letto a colpi di pistola, e poi dati alle fiamme.
Paul Pfarr era una delle cosiddette violette di marzo, termine dispregiativo con cui venivano etichettati coloro che aderirono al partito nazista solo in un secondo tempo, salendo letteralmente sul carro dei vincitori, e Bernie non tarda a scoprire che non era proprio in rapporti idilliaci con il suocero. Sarà l’inizio di un’indagine dura, serrata, imprevedibile soprattutto per il fatto che Hermann Six manco si sognava lontanamente che Bernie, seppure allettato dal gran mucchio di soldi dell’onorario, la prendesse così seriamente, pronto a tutto per scoprire la verità.
Sebbene la detection poliziesca sia il filo conduttore della storia quello che più colpisce è il quadro di insieme, quell’intreccio di corruzione e rassegnazione che ammorba la quasi totalità dei rapporti sociali, in un mondo in cui predominano i toni cupi della brutalità, della crudeltà e della violenza non solo delimitati nel sottobosco della criminalità.
Tutta la società tedesca del periodo sembra inquinata da questi rapporti di forza che danno campo libero ai potenti del periodo di giocare indisturbati le loro partite di potere. La rivalità tra Himmler e Goering non tarderà a stagliarsi sullo sfondo e a dettare i tempi dell’indagine, in cui Bernie si troverà quasi stritolato.
Antieroe di stampo classico, Bernhard “Bernie” Gunther, il cui umorismo amaro e sarcastico combatte la rassegnazione dilagante che si propaga tra gli altri berlinesi, non è esattamente uno stinco di santo: bevitore, donnaiolo, interessato soprattutto al proprio tornaconto e alla propria sopravvivenza, si insinua nelle pieghe della società e pur disprezzandola, si limita a manifestare il suo dissenso verbalmente (anche con un certo coraggio come quando apostrofa Heydrich) ma tuttavia inserito in un contesto di odio e sopraffazione, dove vince il più forte.
Buona lettura.
Traduzione di Patrizia Bernardini.

Philip Kerr, nato nel 1956 a Edimburgo, ha esordito con Violette di marzo, primo capitolo della trilogia berlinese di Bernie Gunther – Violette di marzo (1989), Il criminale pallido (1990) e Un requiem tedesco (1991) –, grazie alla quale ha collezionato una lunga serie di premi e riconoscimenti e viene considerato un maestro del giallo. Oltre alla trilogia è autore di numerosi romanzi di successo. Amato dai giallisti, dai grandi autori letterari, dai divi del cinema, è scomparso precocemente nel 2018. I diritti della trilogia sono stati opzionati da Tom Hanks per una miniserie in coproduzione con HBO.

Source: epub inviato dall’editore. Ringraziamo Livia dell’Ufficio Stampa Fazi.

:: Il ladro di tatuaggi di Alison Belsham (Newton compton 2019) a cura di Federica Belleri

24 ottobre 2019

Il ladro di tatuaggi di Alison BelshamPerché tatuarsi? Perché disegnare ad arte il proprio corpo? Forse per fermare un ricordo, un evento particolare e avere modo di ricordarlo ogni istante. Perché uccidere tatuando le proprie vittime? Perché accanirsi con crudeltà sui loro corpi? Forse per ripulirsi la coscienza, per sentirsi immaccolati di fronte ai peccati commessi
Questo emerge dal secondo thriller di Alison Belsham, che vede ancora una volta protagonista l’ispettore Francis Sullivan. Uomo particolare, burbero a suo modo. Instancabile nel lavoro e una frana nei rapporti personali. La storia è ambientata nell’afosa estate di Brighton del 2017, e non solo …
Una serie di brutali omicidi diventa la priorità per Sullivan e lo porta ad affrontare la precedente indagine, quasi conclusa, e a fare i conti con se stesso e con un “male” difficile da comprendere, che arriva da lontano. D’altronde è proprio vero che una serie di eventi delittuosi crea confusione, la stampa è agguerrita, si vorrebbe subito trovare il colpevole o quanto meno qualcuno da accusare, un perfetto capro espiatorio.
Quando però il dolore provocato dalla morte di giovani ragazze stravolge l’ordinario, quando anche la scientifica e la medicina legale prendono a cuore questi casi e non si capacitano, ecco che l’urgenza inizia a togliere il fiato. Si corre, cercando di restringere il campo, affrontando i problemi personali quasi con distacco, tanto da sembrare privi di empatia. Perché le famiglie di queste ragazze attendono una risposta, perché l’assassino potrebbe colpire ancora. Perché chi agisce come un animale è molto vicino e pericoloso. Va trovato e bloccato.
Il ladro di tatuaggi è un thriller che cattura per la pressione emotiva che riesce a trasmettere, per le immagini forti o ricche di dolci sfumature, per la rassegnazione contrapposta al voler andare sempre avanti, per le piccole tracce lasciate lungo il percorso del lettore che portano alla soluzione.
Ottima lettura. Ve lo consiglio.

Alison Belsham ha iniziato scrivendo sceneggiature, e nel 2001 è stata finalista nella BBC Drama Writer competition. Nel 2016 ha presentato Il tatuatore al Bloody Scotland Crime Writing, uno dei più prestigiosi eventi per il genere thriller, ed è stata giudicata vincitrice. Secondo The Bookseller è stato uno dei libri più interessanti tra quelli presentati a Francoforte 2017. Il ladro di tatuaggi è il secondo attesissimo caso dell’ispettore Sullivan.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’Uficcio stampa Newton Compton.

:: Una ragazza malvagia di Alex Marwood (Newton compton 2019) a cura di Federica Belleri

19 ottobre 2019

ragazza malvagiaRitrovo con piacere questa giornalista inglese che scrive sotto pseudonimo. Ritrovo la sua scrittura dettagliata e sentita legata a una storia pesante da digerire. Una storia legata a un errore madornale, dal quale non si può tornare indietro. Un errore che cambia il percorso di due bambine, le costringe a fare i conti con il dolore e la rabbia, la solitudine e la mancanza di empatia. La cittadina inglese nella quale è ambientato questo thriller è viva e sa di salmastro e umido. Il mare è sempre presente e il clima è uno dei personaggi che avvolge il tutto. Il buio e una gioventù che si diverte solo ubriacandosi, fanno il resto.
La morte si mescola al quotidiano, qualcuno uccide delle giovani donne che vengono trovate brutalmente picchiate e deturpate. Qualcuno osserva e si sente un “signor nessuno”. Qualcun’altro trova i loro poveri corpi e non sa come comportarsi. Qualcun’altro ancora conosce segreti orribili e li usa a proprio vantaggio.
A colpire in questo libro non è solo la trama, ma è il contesto generale: giornalisti buoni o sciacalli, identità nascoste, famiglie da proteggere, lavoratori precari o sottopagati. Non manca la lotta quotidiana per sopravvivere a un’esistenza complicata, l’inganno di non sapere chi ci sta accanto, il risentimento e l’odio per le bugie che si è costretti a dire continuamente. Sappiamo davvero chi è la persona che ci sta vicino? Possiamo dimenticare ciò che è stato? Riusciamo a proteggere chi amiamo?
Una ragazza malvagia mi ha ricordato in alcune sfumature Stephen King. Nel modo di affondare nell’oscurità di ognuno, di essere sommersi dal fango per poi riemergere, nell’intensità delle emozioni che è provoca o esalta.
A un dolore ne segue troppo spesso, un altro. Quale sarà la via d’uscita?
Buona lettura.

Alex Marwood è lo pseudonimo di una giornalista inglese. Il suo libro di esordio, Una ragazza malvagia, ha vinto il premio Edgar ed è stato scelto da Stephen King come miglior romanzo dell’anno. Gli insospettabili delitti della casa in fondo alla strada ha vinto il premio Macavity come Miglior Romanzo Mystery, ed è stato selezionato per i premi Anthony e Barry come miglior Paperback Originale. James Franco e Ahna O’Reilly hanno acquisito i diritti per realizzarne un film. La Newton Compton ha pubblicato anche Oscuri segreti di famiglia.

Source: omaggio dell’editore al recensore, ringraziamo l’ufficio stampa Newton Compton.

:: Tutta la verità sugli anziani di Elina Ellis (Gallucci Editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

28 luglio 2019

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Tra i freschi di stampa Gallucci di questa settimana appare un albo colorato, e molto divertente, dal titolo che è tutto un programma: Tutta la verità sugli anziani (The Truth About Old People, 2019) testi e disegni di Elina Ellis, tradotto dall’inglese da Federico Taibi e pubblicato per la prima volta da Two Hoots, un marchio parte di Macmillian Publisher International Limited di Londra.
Protagonisti un ragazzino, il suo cagnolino e i suoi arzilli nonni. Un simpatico quartetto alle prese con la vita di tutti i giorni. Occasione per sfatare tanti luoghi comuni legati alle persone anziane: non si sanno divertire, sono lenti, sono goffi, hanno paura delle cose nuove etc…
Per ogni luogo comune una simpatica illustrazione ironica e indovinata atta a ribaltarlo come un calzino. Perché gli anziani ballano, sono romantici, sanno divertirsi, e sono pure avventurosi.
Scoprire il vero volto delle persone anziane in questo simpatico libro illustrato per bambini sarà piacevole quanto istruttivo. Un’occasione per sorridere e per creare un’allegra complicità tra nonni e nipoti.
I disegni sono stati realizzati con penna, inchiostro, guazzo e Photoshop. Formato: 23.1 x 28.7 cm, cartonato, pagine 28. Consigliato dai 5 ai 99 anni.

Elina Ellis scrive e disegna storie. Di origini ucraine, si è specializzata in illustrazioni per l’editoria per l’infanzia a Cambridge, dove vive e lavora, creando libri propri o illustrando testi di altri autori.

Source: ringraziamo Marina Fanasca dell’Ufficio stampa Gallucci per la copia stampa.

Evelina di Fanny Burney (Fazi editore, 2019) a cura di Elena Romanello

24 luglio 2019

evelina_w600_h913Virginia Woolf definì Fanny Burney la madre della letteratura inglese e Jane Austen la prese come modello per i suoi libri: basterebbero questi requisiti per aver voglia di scoprire la riproposta Fazi di un classico della narrativa inglese del Settecento, Evelina di Fanny Burney, uscito nel 1778 e subito grande successo per l’ironia e la freschezza, oltre che per essere comunque lo specchio della realtà.
Nel Settecento nacque in Inghilterra la letteratura di consumo come la conosciamo oggi, romanzi che dovevano appassionare e conquistare nuovi pubblici, come quello delle donne e quello dei giovani: Evelina è un antesignano di questo, storia forse della prima eroina adolescente della letteratura, non spregiudicata come Moll Flanders e Fanny Hill, ma non per questo meno interessante.
Evelina è la figlia illegittima di lord Belmont ed è cresciuta in campagna sotto le amorevoli cure del reverendo Villars. A 17 anni viene invitata da alcuni amici a Londra, dove scopre un nuovo mondo, molto stimolante ma anche potenzialmente pericoloso.
Durante un ballo la ragazza conosce lord Orville, uomo affascinante e saggio, e pian piano se ne innamora, mentre deve fare i conti con la scelta del suo padre naturale di riconoscerla.
Evelina dovrà faticare per trovare la felicità, ma soprattutto per trovare il suo posto nel mondo, in quella che è stata definita una delle più interessanti rappresentazioni dell’adolescenza.
Scritto sotto forma di romanzo epistolare e pubblicato per la prima volta in forma anonima per gli ovvi problemi che avevano all’epoca le donne a farsi conoscere, Evelina è un ritratto d’epoca, con una forte ironia che smaschera i pregiudizi e le convenzioni di fine Settecento.
Il tutto è mediato dallo sguardo di Evelina, prima protagonista di una nuova avventura letteraria che metterà le donne e le ragazze al centro delle storie, raccontando tante vicende dal loro punto di vista, in cerca di un posto nel mondo.
Un successo allora e un libro da leggere adesso, per scoprire dunque la prima di tante protagoniste che da oltre due secoli raccontano cosa vuol dire crescere e trovare la propria strada in un mondo non sempre facile.

Provenienza:libro del recensore.

Fanny Burney nacque a King’s Lynn nel 1752, Inghilterra, figlia del musicologo Charles Burney. Terza di sei figli, fu educata in casa e iniziò a scrivere a dieci anni. Si sposò a quarantadue anni con un esiliato francese, da cui ebbe un figlio. Dopo una lunga carriera da scrittrice, visse in Francia per oltre dieci anni, poi si stabilì a Bath, dove morì nel 1840. In tutto scrisse quattro romanzi, otto pièce teatrali, una biografia e venti volumi di diari e lettere. A Evelina seguirono Cecilia nel 1782 (Jane Austen si ispirò alle pagine finali di questo romanzo per il titolo Orgoglio e pregiudizio), Camilla nel 1796 e The Wanderer nel 1814.

:: Linea di sangue di Angela Marsons (Newton Compton 2019) a cura di Federica Belleri

19 giugno 2019

Linea di sangueTorna Angela Marsons con la sua detective di spicco Kim Stone. Impegnata in un susseguirsi di omicidi in apparenza scollegati fra loro ma studiati in modo preciso e pulito. Perché?
Perché Kim è in grado di trovare il responsabile, perché è capace di affrontare l’angoscia che le leva il respiro, perché sa cosa significa tornare sui propri passi anche se può farsi molto male. Kim ha una scorza dura ma i colleghi attorno a lei sanno come prenderla e quando è il momento di preoccuparsi per lei. Hanno il dubbio che qualcuno la stia riportando indietro nel tempo per manipolarla e renderla fragile e ossessiva. Ma Kim cerca di non farli preoccupare. Riuscirà a risolvere questa indagine?
Ancora una volta l’autrice ci parla di donne, perché loro sono le vere protagoniste insieme alla paura che le perseguita. Insieme al dolore che non si alleggerisce mai, alla voglia di dominare cercando un riscatto, una vendetta.
Ancora una volta, scava nella mente del più forte ma anche del più fragile, per farci scoprire che a volte i ruoli si possono stravolgere. Basta saper osservare i dettagli, le piccole cose che in apparenza scivolano davanti agli occhi.
Ottimo thriller volta pagina, ben strutturato. Un complimento alla scrittrice.

Angela Marsons ha esordito nel thriller con Urla nel silenzio, bestseller internazionale ai primi posti delle classifiche anche in Italia. La serie di libri che vede protagonista la detective Kim Stone prosegue con Il gioco del male, La ragazza scomparsa, Una morte perfetta e Linea di sangue. Vive nella Black Country, in Inghilterra, la stessa regione in cui sono ambientati i suoi thriller. I suoi libri hanno già venduto più di 3 milioni di copie. Per saperne di più: www.angelamarsons-books.com

Source: libro inviato dall’editore al recensore.