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Figli di sangue e di ossa di Tomi Adeyemi (Rizzoli, 2018) a cura di Elena Romanello

31 ottobre 2018

4292857-9788817105354-285x424Sembra davvero che la nuova terra del fantastico sarà l’Africa, continente su cui si è detto tutto e il contrario di tutto, spesso in prima pagina per ben altre vicende, alcune di tragica attualità. Dopo il successo di Nnedi Okorafor arriva una nuova voce, Tomi Adeyemi, con il fantasy atipico Figli di sangue e di ossa, basato sulla mitologia del Continente nero, in particolare su quella yoruba, su cui si sa poco ad essere buoni, meglio dire niente così si fa una figura migliore.
Un tempo si veneravano i maji, esseri dalla pelle d’ebano e i capelli candidi,  nelle lussureggianti terre di Orïsha, ma quando il loro legame con gli dei si spezzò e la magia scomparve, furono trucidati dal malvagio re Saran. Zélie non ha dimenticato la notte in cui vide le guardie del palazzo uccidere sua madre, impiccandola ad un albero del giardino, e decide di partire per rivendicare l’eredità dei suoi antenati. Con lei c’è il fratello Tzain, pronto a tutto pur di proteggerla e per portare avanti la loro missione, ma quello che i due giovani non hanno previsto è che il giorno che incontrano i figli di Saran tra loro si instaura una strana alchimia.
Il viaggio sarà lungo, attraverso una terra pericolosa, dove si aggirano le temibili leopardere delle nevi e dove gli spiriti sono in agguato nell’acqua, e il ridare voce ad un popolo che era stato messo a tacere sarà un’impresa ardua e non certo semplice.
Occorre chiarire una cosa: c’è chi vuole presentare il libro come il nuovo Harry Potter, e no, non lo è, e non solo per la diversa ambientazione, ma perché qui i toni sono da subito forti e per un pubblico adulto, con al centro una variante sul tema del viaggio dell’eroe che salva, con il ricordo tra le pagine dei tanti genocidi reali perpetrati nel Continente nero, non ultimo quello del Ruanda, di cui la storia narrata sembra una metafora. Un nuovo, affascinante modo di raccontare il fantasy, che ha già ispirato un fandom on line e non solo, tra fan art, cosplayer e altro ancora.
La magia è vista come un qualcosa che salva, con un richiamo al ritorno dell’animismo, alla base della cultura africana, e non è un caso che al centro di tutto ci sia un personaggio femminile, simbolo dell’antico legame tra donne e forze della natura, mentre oggi è stato detto da più parti che solo le donne possono salvare l’Africa.
Un libro complesso e fantastico, crudo, da leggere e riflettere, un apologo contro il razzismo e per la libertà dei popoli, che avrà presto un seguito e di cui si parla già di un adattamento cinematografico.

Provenienza: libro del recensore.

Tomi Adeyemi, laureata in letteratura ad Harvard e appassionata di mitologia nord-africana, a soli 24 anni è già sulle pagine della stampa internazionale per l’originalità e il clamoroso successo del suo primo romanzo. Un caso editoriale internazionale subito schizzato in testa alle classifiche americane, verrà pubblicato in 27 Paesi e diverrà un film per Fox 2000.ChildrenofBloodandBone.com

:: Gli scellerati di Frédéric Dard (Rizzoli, 2018) a cura di Giulietta Iannone

10 settembre 2018

DardLouise Lacroix è la voce narrante di Gli scellerati (Les Scélérats, 1959) piccolo gioiellino noir scovato da Rizzoli dal vastissimo repertorio di Frédéric Dard (1921-2000) e tradotto dal francese, senza sbavature, da Elena Cappellini.
Ancora inedito in Italia, da noi fino a ieri per molti Frédéric Dard sembrava essere unicamente l’autore delle inchieste del commissario Sanantonio, serie poliziesco-umoristica di indiscutibile successo certo, ma Frédéric Dard insomma scrisse anche altro e di notevole valore. Sia con il suo nome, sia usando svariati pseudonimi. Di qui la difficoltà di catalogare la sua intera produzione che si aggira sulle 400 opere.
Gli scellerati uscì nel 1959 per Fleuve noir con il suo vero nome, e fa parte dei cosiddetti romans de la nuit dell’autore, una sorta di catalogazione comparabile ai romans durs di Simenon di cui fu amico e confidente, oltre al fatto che vi fu spesso accostato per tematiche e prolificità.
Gli scellerati in Francia ebbe una buona accoglienza e fu portato anche sullo schermo nel 1960 da Robert Hossein, con il quale Dard aveva iniziato una proficua collaborazione teatrale. Star della pellicola oltre a Robert Hossein, che era sia regista che protagonista principale, troviamo anche l’allora quarantenne Michèle Morgan, bionda e algida, una Thelma un po’ troppo eterea e cerebrale, se vogliamo, rispetto al personaggio del libro. Molte licenze furono prese infatti ma insomma la storia si riduce a un nucleo narrativo molto semplice, quasi prosaico, che sarebbe bastato un attimo per fare cadere nella pochezza più trita: un banale ménage à trois tra una ricca coppia borghese di americani espatriati in Francia e la loro giovanissima e proletaria cameriera francese.
Dard non calca tanto sulle differenze sociali, seppure le annota, ma fa qualcos’altro, trasforma la storia in una lunga opera di seduzione esercitata da Louise verso il lettore, facendo di tutto per trascinarlo dalla sua parte, per poi finirlo con il colpo di grazia conclusivo delle ultime tre righe del romanzo.
Louise Lacroix infatti racconta la sua storia dal principio, la sua squallida vita di operaia imprigionata in una squallida e moralmente corrotta famiglia e in un’ ancora più squallida periferia parigina, tra ciminiere di fabbriche che impestano l’aria con i loro gas venefici e le coltivazioni di cavolo che sembrano il simbolo stesso della povertà, della degradazione, della miseria.
Ma la pena che Louise vuole farci rientra nel suo gioco, che conduce su piani paralleli sia col lettore che con la coppia di (ingenui?) americani, Jess e Thelma Rooland. Se sua madre è un’ avida disperata, (il suo unico lusso è concedersi un caffè di qualità) la figlia è troppo intelligente per svelare subito le sue carte e quando lo farà, il lettore ormai sarà troppo invischiato nella sua tela di ragno per non perdonarla. Opera di disvelamenti dunque, in cui la voce narrante non è quella di un narratore del tutto affidabile, anzi tutto il contrario.
Ma andiamo con ordine.
Louise Lacroix ha diciassette anni, è mora, carina e vive a Leopoldville (della cui amenità vi ho già accennato), sobborgo industriale di Parigi in un punto imprecisato degli anni Cinquanta.
Abita in una villetta in affitto scalcinata e tetra, in cui si respira odore di chiuso come Dard annota nella dedica a inizio libro, con la madre sfregiata dal labbro leporino e il patrigno Arthur, comunista (a dire il vero il suo unico rigurgito di coscienza sociale è leggere l’ Humanité, definire con disprezzo gli americani yankees e distribuire volantini), infelice, alcolizzato, sempre incollato alla tv, violento (perlomeno a parole), ridicolo, un altro tassello nello squallore dello sfondo.
Lavora come operaia in una fabbrica di sedili per automobili, disdegna gli approcci rozzi e grossolani dei suoi coetanei e sogna una via di fuga da quel mondo che non ama e non accetta.
Quando devia la strada per tornare a casa dalla fabbrica e passando per il centro sempre grigio ma ricco di Leopoldville scopre la villetta dei Rooland, un’isola di luce e meraviglia sul grigiore della sua vita, scatta nella sua mente un piano, ma è troppo scaltra per esporlo apertamente al lettore, anzi giocando come il gatto col topo inizierà a parlare di sogni, aspettative, felicità, amore, quando pur lasciandolo sullo sfondo evidenzia che ciò che l’ ha colpita è la casa di pietra a due piani, l’auto di lusso sul vialetto, i vestiti eleganti dei proprietari, i dischi di jazz o Elvis Presley, il loro modo di vivere così poco francese, e la prospettiva di andare in America, sorta di mitica terra promessa, lontano dalla povertà e dal degrado in cui è nata e vissuta.
Louise è una manipolatrice, ma terribilmente ingenua tuttavia, una vipera, come grida in un momento di rivelazione Jess verso la fine, forse l’unica vera scellerata della storia. E nonostante questo noi parteggiamo per lei, e per il suo sogno di riscatto sociale e perchè no d’amore. E quando tutto le si sgretola tra le dita, perché alla fine Leopoldville è più forte, e non ha nessuna intenzione di allentare i suoi artigli su di lei, prendiamo coscienza con tristezza del suo penoso destino, e della condanna che dovrà scontare.
E allora sì, forse è la follia la sua vera condanna e sentire il fantasma di Jess e Thelma ridere di lei dondolandosi pigramente sul dondolo con i cuscini blu in giardino. Che siano loro due i veri scellerati (dopo tutto Dard usa il plurale nel titolo) della storia, e Louise, solo la loro vittima?
Ai lettori il difficile rompicapo.

Frédéric Dard (1921-2000) ha iniziato prestissimo a pubblicare i suoi libri, negli anni Quaranta. Il grande successo sarebbe arrivato però più tardi, con la creazione dello pseudonimo di San Antonio. La sua bibliografia conta quattrocento titoli.

Elena Cappellini, dopo la laurea in Lettere moderne presso l’Università di Bologna, ha studiato a Siena, dove ha conseguito il dottorato in Letteratura comparata e Traduzione del testo letterario. Ha partecipato a convegni e pubblicato saggi su Michel Tournier, sul fantastico, sull’immaginario radiofonico, fotografico e radiologico. Dal 2002, a Cremona, è stata curatrice del festival Pensare la differenza, percorsi, incontri e spettacoli sulla cultura di genere.

Source: libro inviato dall’ editore. Ringraziamo Giulia e Claudia dell’ Ufficio stampa Rizzoli.

:: Odissea di Omero, a cura di Giovanni Cerri (BUR Rizzoli, 1998) a cura di Enrico Frasca

10 settembre 2018

OdisseaPrima di Conrad, di Dumas, di Stevenson, c’è stato lui. Un poeta girovago, raffigurato cieco dalla tradizione, che duemila e settecento anni fa avrebbe composto le due opere cardini di una civiltà e di quelle a venire. Ora, sarebbe un esercizio futile descrivere la trama, che i giovani hanno masticato sui banchi di scuola e i grandi hanno assaporato sul grande e piccolo schermo, quindi sarà meglio passare ai vari motivi per cui sarebbe interessante dedicarsi alla lettura del grande classico.
Innanzitutto, perché Ulisse/Odisseo è uno di noi. Un uomo che rappresenta in forma embrionale l’umanità moderna, che combatte per l’affermazione del suo volere, nonostante il destino e gli dei avversi gli sbarrino la strada con numerosi ostacoli. Il re di Itaca non si arrende al suo fato, e procede per prove ed errori, con la forza del proprio ingegno e della propria astuzia, attraverso quel procedimento che Freinet chiamerà tatonnement. Come un Giobbe, patisce dolori strazianti, ma è sempre pronto a rialzarsi, dando prove di una resilienza straordinaria. E’ un uomo ricco di sfaccettature, “multiforme” lo chiama il poeta nell’esordio, che può essere un abile menzognero in un momento, e un combattente impavido in un altro. Ma è un uomo che ha la forza di riscoprirsi cittadino del mondo, un cosmopolita di quello che era il mondo conosciuto all’epoca dei fatti, che ama conoscere popoli e terre sconosciute, aprendosi al confronto e allo scambio. Una lezione che andrebbe rivalutata, al giorno d’oggi.
Senza contare che l’Odissea non è un’ opera da relegare nelle aule scolastiche per la sua intrinseca natura di poema narrativo, che alterna squarci lirici intensi al gusto della narrativa pura e fantasiosa. E poi perché è stata ed è ancora un’ opera popolare di facile presa e dal fascino insindacabile per tutte le fasce sociali e di età.
Ma l’Odissea non è solo un racconto a una voce, dal momento che emerge prepotentemente la figura del figlio Telemaco; non a caso un tempo interi libri del poema venivano definiti “libri telemacheici” proprio per la preponderanza del giovane protagonista. Telemaco è l’anti-edipo per eccellenza, fulgido esempio di devozione filiale ancor prima del pius Aeneas. Se si riflette un po’, si noterà che il fuggiasco di Troia, che porta sulle spalle il vecchio padre Anchise, in fin dei conti è obbligato da un dovere che deriva dalla vicinanza fisica del genitore. Telemaco non ha mai conosciuto suo padre, partito per la guerra di Troia venti anni prima, ma e alla costante ricerca del padre, sia sullo spazio che nelle parsone che incontra. Egli non ha vissuto l’autorità né i divieti del padre, ma è alla costante ricerca del valore paterno, cerca di caricarsi sulle proprie spalle l’esempio e l’eredità di un pesante genitore che è l’orgoglio della Grecia intera. La mancanza di Odisseo ha prolungato la sua adolescenza, e lo ha reso un giovane insicuro e timoroso. Proprio per questo la dea Atena, sotto mentite spoglie, lo esorta a cimentarsi nella ricerca del padre proprio per scrollarsi di dorso l’adolescenza a lungo ritardata. In ossequio alle teorie psicologiche di Adler, ha cercato surrogati della figura paterna in altri, come il fedele porcaro Eumeo e il suo precettore Mentore, che mai lo abbandonano, e nel dolore di figlio orfano, ha riscoperto il sentimento sociale verso i poveri e gli infermi. Signori, sarebbe l’ora di riscoprire il tanto famoso patto fra le generazioni, simboleggiato dal rapporto padre e figlio, che certi politicanti dal raggio d’azione corto cercano di distruggere con leggi previdenziali ispirate all’antagonismo.
E infine, in chiusura, è il momento di occuparsi di un argomento ferale. La morte si annida ovunque nel poema di Omero. I vivi e i morti stabiliscono un contatto, come nel ventiquattresimo libro del poema, in cui le anime dei pretendenti uccisi incontrano le anime dei grandi condottieri greci periti nell’assedio di Troia. Per l’antico greco, la morte era un tema fondamentale, e che deve tornare ad essere un tema fondamentale, anziché essere rimosso a tutti i corsi dalle discussioni. Perché sentendo il fiato della morte sul collo, Odisseo ha potuto trovare la spinta per tornare in patria, perché l’incombenza della precarietà del vivere gli ha fornito la mola della progettualità del uso viaggio.
Signori, riscoprite il lascito della cultura classica con un’ opera che rimane ancora un tassello fondamentale della coscienza europea.

Omero (in greco antico: Ὅμηρος, Hómēros) è il nome con il quale è storicamente identificato il poeta greco autore dell’Iliade e dell’Odissea, i due massimi poemi epici della letteratura greca. Nell’antichità gli erano state attribuite anche altre opere: il poemetto giocoso Batracomiomachia, i cosiddetti Inni omerici, il poemetto Margite e vari poemi del Ciclo epico.
Già dubbie le attribuzioni della sua opera presso gli antichi, a partire dalla seconda metà del Seicento si iniziò a mettere in discussione l’esistenza stessa del poeta, dando inizio alla cosiddetta “questione omerica”.

Source: acquistato tre anni fa in libreria dal recensore.

Il tempo dei maghi di Cressida Cowell (Rizzoli, 2018) a cura di Elena Romanello

18 luglio 2018

4117018-9788817099318In un’epoca molto lontana, i guerrieri decisero di estirpare dal mondo la magia, sterminando prima le streghe, depositarie della Magia Nera, e poi giurando guerra ai maghi e a tutte le altre creature di Magia Buona. I due fronti vivono ora separati nelle loro roccaforti, ma lo scontro prosegue senza esclusione di colpi, perché legato a un qualcosa che si pensa non poter cambiare.
Xar, 12 anni, è figlio di Ecanzo, re dei Maghi, ma a differenza del fratello maggiore Looter non mostra ancora di possedere poteri, però ha molto coraggio e farebbe di tutto pur di avere un po’ di magia. Seguito da un gruppo di creature fatate, entra nella foresta proibita a caccia di una strega che, è convinto, si nasconde lì dentro, per risolvere i suoi problemi e avere considerazione dai suoi simili.  Il  piano di cattura però non funziona e la trappola che prepara imprigiona invece Desideria, sua coetanea, figlia della regina dei Guerrieri, goffa e pasticciona proprio come lui, in possesso suo malgrado di un oggetto magico di cui vorrebbe disfarsi
I due ragazzi appartengono a tribù nemiche ma devono per forza unirsi per entrare nelle segrete della regina Sychorax dove qualcuno addormentato da secoli si sta risvegliando, pronto a seminare terrore.
Il binomio ragazzi e fantastico è vecchio ma funziona sempre, soprattutto oltre Manica, dove da decenni c’è una grande attenzione per questo, con toni diversi, anche a seconda della fascia d’età a cui ci si rivolge, dai bambini ai giovani adulti, ma sempre efficaci.
Non fa eccezione Il tempo dei maghi, una storia di avventure e di fantasia, dove l’aspetto grafico e delle illustrazioni ha una grandissima importanza, con il testo che si integra con immagini e impaginazione insolita, tutto per raccontare la storia di un viaggio in un mondo magico, da dove i due protagonisti torneranno cambiati. Cressida Cowell è del resto sia disegnatrice che illustratrice e racconta in maniera complementare le sue storie, alternando i due registi narrativi.
Tra l’altro i disegni ricordano molto quelli con cui Quentin Blake illustrava i romanzi di Road Dahl, a testimonianza di una tradizione di costruzione di universi fantastici che continua.
Il tempo dei maghi è un libro per ragazzi, ma non solo, un’epopea tutta da gustare con gli occhi, qualunque età uno abbia, immersi in una storia senza tempo che parla con parole e immagini, scorrevole ma che rimane dentro.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa, si ringrazia Claudia Fachinetti.

Cressida Cowell ,cresciuta tra una piccola isola a largo della costa scozzese e Londra, è nota principalmente per la sua serie di libri fantasy da cui è tratta la serie di film di animazione Dragon Trainer, best seller nei paesi anglosassoni e ora pubblicati da Rizzoli.

:: Storia di una matita a casa (Rizzoli 2014) Michele D’Ignazio a cura di Marcello Caccialanza

21 giugno 2018

Storia di una matita a casaPuò forse sembrare ad un lettore distratto una storiellina fragile adatta ad un pubblico in erba, ma non è così!
Racconto sincero e ben congegnato porta l’adulto, forse troppe volte assediato dalla sua stessa tracotanza, a riflettere in modo schietto sulle cose veramente importanti della vita.
Lapo non è altro che la coscienza dell’uomo moderno, narcisista e tronfio, che pur di emergere ed avere il suo quarto d’ora di notorietà dà un calcio alla sua storia, alle sue origini, rifiutandosi con vigliaccheria di guardarsi dentro, nello specchio dell’anima!
Così lascia il suo nido, quel paese di campagna che lo ha svezzato e protetto, per trasferirsi, con armi e bagagli, nella grande città: vuole diventare un illustratore!
Ma un giorno, una telefonata inaspettata lo costringe a tornare sui suoi passi: suo padre ha bisogno di lui.
Lapo torna a casa e ritrova per magia tante cose sorprendenti: gli amici, i tramonti poetici, gli alberi; ma soprattutto quelle matite colorate a lui davvero così tanto care!
Chapeau! All’autore che ha saputo costruire con estremo senno e delicatezza una parabola esistenziale che insegna che i propri sogni si possono realizzare ovunque: basta coltivarli come piccoli semi nel giardino fertile del nostro cuore!

Michele D’ Ignazio nato a Cosenza nel 1984, è autore di “Storia di una Matita“, romanzo pubblicato da Rizzoli, arrivato alla undicesima ristampa, opera segnalata al Premio Letteratura ragazzi di Cento e finalista al Premio Biblioteche di Roma.
Invitato nelle scuole e nelle librerie di tutta la penisola, ha dato vita al “Tour della Matita”, in cui svolge con i bambini attività laboratoriali e di lettura ad alta voce, giocando con l’arte e le parole e incoraggiandoli, con semplicità e partecipazione, a leggere, a scrivere e a disegnare.
Nel 2014 pubblica sempre con Rizzoli “Storia di una matita. A scuola“, continuazione di “Storia di una matita” e nel 2016 Pacunaimba. L’avventuroso viaggio di Santo Emanuele, un romanzo esotico alla scoperta del Brasile più nascosto. Nel febbraio 2018, invece esce in tutte le librerie Storia di una matita. A casa, il terzo libro della serie longseller che ha conquistato tanti bambini, divenendo una delle letture di narrativa preferita nelle scuole. È consigliere dell’Associazione italiana scrittori per ragazzi – ICWA (Italian Children’s Writers Association). Da Storia di una matita è nato uno spettacolo di narrazione e burattini che, insieme alla Compagnia Aiello, porta in scena nelle scuole e nei teatri. È direttore artistico del Festival B-Book, un mondo di arte e letteratura per bambini che si tiene in primavera alla Città dei Ragazzi di Cosenza e, dal 2017, conduce il programma radiofonico La radio nello zaino, creato insieme ai bambini e ai ragazzi delle scuole.
È inoltre coautore del Dizionario per un lavoro da matti (Ancora del Mediterraneo, 2010). Un suo racconto, “Sdjsak”, è apparso nella raccolta Aspiranti scrittori (Terre di mezzo editore, 2010), mentre “Scioperare al rovescio” è stato pubblicato su Granta Italia nel 2011. È autore di documentari (La nostra terra. Praticamente, sulla cultura del mare sullo stretto di Messina; Soli e insieme, sul mondo della scuola, Futuro Arcaico, sul Musaba di Nick Spatari e Hiske Maas a Mammola).
D’estate gestisce una piccola locanda, Il Vicolo, Vineria, nel centro storico di San Nicola Arcella, sull’alto Tirreno calabrese.

Source: libro del recensore.

:: Lo stupore della notte di Piergiorgio Pulixi (Rizzoli 2018) a cura di Federica Belleri

20 giugno 2018

imagesRosa Lopez dalla Calabria viene trasferita a Milano. È una donna preparata, non più giovanissima ma atletica e prestante. È Commissario nella sezione Antiterrorismo. Nella terra che ha lasciato sono rimasti i membri della sua vecchia squadra, amici fraterni che nei suoi riguardi hanno un legame profondo. Rosa si è innamorata, ha sofferto e continua a soffrire per un amore che non potrà più essere corrisposto. Milano le fa spazio tra colori cupi. Milano, che è protagonista insieme a Rosa di questo nuovo romanzo di Piergiorgio Pulixi, per la collana Nero Rizzoli. Per l’autore è un ritorno con una storia intrecciata in altre. Storia dai toni noir, dalle sfumature del giallo e dal ritmo thriller, che tocca nel profondo la complessità dei sentimenti. Pulixi dimostra ancora una volta le sue capacità tecniche e stilistiche, facendo camminare il lettore sul filo della paura. Ci propone una trama verosimile e angosciante al punto giusto. Rosa dirigerà una squadra nella lotta contro l’Islam estremo, fanatico e terroristico. Non solo, dovrà porre attenzione anche alla ‘ndrangheta e alle infiltrazioni mafiose in generale. Avrà scarse possibilità di abbassare la guardia. Una condizione la sua non facile da sostenere, soprattutto essendo una donna. Rosa purtroppo non ha una vita personale e il suo privato è schivo e marginale. “A Milano il Male non dorme mai”, troviamo questa frase in copertina. È così, il Male si annida da anni in luoghi insospettabili dai quali persino le forze dell’ordine stanno alla larga. Rosa e il Male si affrontano, alla disperata ricerca di una verità scomoda e dolorosa. Rosa e il Male si guardano negli occhi e sostengono il rispettivo sguardo; in guerra non è permesso cedere, altrimenti si muore. Il Male non ha volto, oppure ne ha diversi e fra i più insospettabili. Si nutre della paura di chi ne è vittima, del rancore e del desiderio di vendetta. Lo stupore della notte, lo stupore della complicata verità di Rosa, della sua sofferenza e di quanta sia in  grado di sopportarne. Cosa è disposta a lasciarsi alle spalle e cosa invece porterà con sé per sempre?
Allievi e Maestri, bugie e segreti. In un mix perfetto all’altezza delle migliori serie tv crime.
Editing preciso, parole che marchiano la pelle. Capitoli brevi e crudi, capaci di catapultare il lettore in una sala cinematografica, senza dargli modo di alzarsi dalla poltrona. Una visione diretta e assolutamente verosimile di fatti che potrebbero accadere anche nel nostro paese.
Un’ottima lettura che vi consiglio senza alcun dubbio.

Piergiorgio Pulixi, nato a Cagliari nel 1982, vive a Londra. Ha pubblicato Perdas de Fogu (Edizioni E/O 2008), L’albero dei Microchip (Edizioni Ambiente 2009), Donne a perdere (Edizioni E/O 2010) e la serie poliziesca iniziata con Una brutta storia (Edizioni E/O 2012) e La notte delle pantere (Edizioni E/O 2014).

Source: omaggio dell’editore.

:: Earl Grey Lady Blue Tè nero e Macbeth di Jo Nesbø

9 aprile 2018

Gentili lettori questo è l’ultimo tè del secondo cofanetto di campioni ricevuto da PETER’S TeaHouse. E’ un tè nero, molto intenso, adatto a chi ama degustare tè decisi. Earl Grey Lady Blue Tè nero è un tè profumatissimo, dal sentore floreale, composto da una miscela di tè nero Earl Grey e fiori di fiordaliso. E’ un tè indiano, proveninete dal Darjeeling, con la particolarità di essere prodotto dal primo raccolto. E’ un tè molto elegante e semplice. Asciutto, amaro e secco. Costa € 6,20 all’etto. Nella foto sotto potete vedere come si presenta il tè sfuso. Diversamente dagli altri tè lo sconsiglio se non zuccherato.
Earl Grey Lady Blue Tè nero
Preparazione, tempi e dosi

Per la preparazione del Earl Grey Lady Blue Tè nero è consigliato portare l’acqua a una temperatura di 95 °. (Spegnete il fuoco un attimo prima della piena bollitura). Assolutamente non fate bollire l’acqua a lungo perderebbe di ossigeno, e la qualità del sapore del tè ne risentirebbe.

Dosi consigliate: 1 cucchiaino di tè per tazza, uno per la teiera.

Tempo di infusione: dai 3 ai 4 minuti (un segreto, se lo volete più carico non aumentate i tempi di infusione, ma maggiorate la quantità di tè).

Per la preparazione di un’ ottimo tè e la conservazione del tè rimando a questo post precedente: qui

Per l’acquisto, troverete qui la pagina dedicata da PETER’S TeaHouse a questo tè.

Curiosità musicali

Tra i tanti nomi con cui fu conosciuta Billie Holiday (Filadelfia, 7 aprile 1915 – New York, 17 luglio 1959) c’era anche quello di Lady Blue. Non credo che questo tè sia direttamente ispirato a lei, ma mi consente il pretesto di questo omaggio a una delle più grandi voci del jazz e del blues, di cui proprio sabato si è festeggiato il compleanno.

Billie Holiday

Consiglio goloso

Earl Grey Lady Blue Tè nero lo consiglio con semplicissimi e friabili biscottini al cardamomo. Qui una ricetta gustosa e davvero facile.

E ora veniamo al mio consiglio di lettura:

Earl Grey Lady Blue Tè nero è perfetto leggendo Macbeth di Jo Nesbø, disponibile dal 17 aprile. Buona lettura!

E un ultimo consiglio, non abbiate fretta, sorseggiate il tè lentamente in compagnia di felici pensieri.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.

:: L’uomo che dorme di Corrado De Rosa (Rizzoli 2018) a cura di Federica Belleri

29 marzo 2018
L'uomo che dorme

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Salerno, 2012. La città si sveglia con l’aria tesa che rende tutto più luminoso, e si addormenta al buio, che nasconde il sesso rubato, la droga e la spazzatura dimenticata. Salerno vive, nonostante tutto, nonostante i problemi e le mille difficoltà. Antonio Costanza è psichiatra e consulente del tribunale per i crimini violenti. Non sopporta la socialità, non ama le manifestazioni d’affetto, soprattutto in pubblico. Sta bene da solo e preferisce essere legato alla tradizione piuttosto che alle novità. Ha un’ex compagna e un figlio di dieci anni che dovrebbe cercare di capire meglio. Come fare se non riesce nemmeno a comprendere se stesso? Costanza è ironico, originale, ama la musica e le buone letture. Ha poche amicizie, incasinate pure quelle.
Due donne uccise. Qualche sospetto e una perizia psichiatrica da preparare. Similitudini e attinenze fra i due omicidi, e una giornalista, Laura Santamaria, con la quale collaborare e scontrarsi.
Si comincia a parlare di mente malata, di un possibile mostro in azione. Sarà così?
Per la collana Nero Rizzoli Corrado De Rosa ha scritto un romanzo insolito, ricco di sfumature che portano al sorriso, nonostante l’argomento trattato. Attraverso il personaggio di Antonio Costanza impariamo a conoscere alcuni tratti dei suoi pazienti in ospedale. Ci inoltriamo nell’ingegno di chi mente in continuazione, di chi ha problemi di gioco o ha un animo narcisista. La quotidianità di Costanza è dedicata al lavoro in reparto, nel rispetto dei suoi pazienti. La professionalità gli permette di mantenere un certo distacco di fronte a comportamenti ossessivi, a visioni improbabili. L’ esperienza gli concede di osservare con attenzione la persona da valutare ed è difficile per lui commettere errori.
Antonio Costanza, in grado di gestire il disagio umano, ma non il suo. Capace di far svanire le paure altrui, ma non le sue. Rigido alle regole ma sofferente di crisi d’ansia.
L’uomo che dorme è una riflessione complessa ma irridente sul comportamento di un presunto colpevole, sulla sua capacità di precisione e di simulazione. Quale sarà il suo profilo criminale?
Buona lettura.

Corrado De Rosa, psichiatra salernitano e scrittore rudimentale, ha scritto I medici della camorra (Castelvecchi 2011) ed è tra gli autori di Strozzateci tutti (Aliberti 2010), La giusta parte (Caracò 2011) e Novantadue. L’anno che cambiò l’Italia (Castelvecchi 2012).

Source: inviato dall’editore al recensore.

:: Dinosaurium – Il grande libro dei dinosauri di Lily Murray e Chris Wormell (Rizzoli 2018) a cura di Elena Romanello

16 marzo 2018
Dinosarium

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Sono vissuti sulla Terra molto prima dell’arrivo degli esseri umani, che di loro hanno trovato solo le ossa e qualche altra traccia, ma hanno saputo ispirare l’immaginario più forse di tanti animali esistenti, da quando non si era ancora data una spiegazione scientifica della presenza dei loro resti, prima degli studi di Charles Darwin, fino ad oggi: ovviamente si sta parlando dei dinosauri, grandi protagonisti di letteratura, cinema, fumetti, videogiochi, di cui periodicamente si raccontano ancora storie di avvistamenti, come tutto il folklore sul mostro di Loch Ness, che altro non sarebbe che un plesiosauro, un dinosauro marino.
Sui dinosauri sono uscite appunto negli anni varie opere, in vari media, e spesso si è dimenticato però di inquadrarli dal punto di vista realistico e scientifico, raccontando la loro vera esistenza, studiata ormai a fondo dalle tante testimonianze che hanno lasciato, ossa, orme, denti, che hanno riempito i Musei di paleontologia e scienze naturali di mezzo mondo. A raccontare la vita dei dinosauri reali ci pensa un libro illustrato dal formato atlante, Dinosaurium, che esamina ogni lucertolone dell’epoca con caratteristiche e vita, ricordando tra l’altro che non tutti i dinosauri vissero nello stesso periodo.
Nelle intenzioni Dinosaurium, un libro di oggi che ha il fascino dei libri storici sulla natura e anche di quelli magici di Hogwards su cui studiava Harry Potter, si dovrebbe rivolgere ad un pubblico di bambini, ma in realtà come taglio e come raffinatezza della presentazione, oltre che come rigore naturalistico che non cade mai nella noia, è davvero un volume per tutte le età, per tutti i bambini che negli anni si sono appassionati a questi lucertoloni a tratti temibili, simbolo alla fine della caducità della vita sulla Terra, ma anche di onnipotenza, grandezza, forza, fonte di ispirazione per tutte le creature immaginate, draghi in testa.
Un libro interessante quindi per scoprire la verità su una figura saccheggiata dalla fantasia, con icone che vanno da Godzilla ai dinosauri di Jurassic Park, ma che ha avuto una vita forse ancora più interessante nella realtà, in tanti che erano e tanti e tanti anni fa.

Lily Murray è una paleontologa freelance che vive in Galles, in un cottage nel bosco. Ha lavorato come editor prima di dedicarsi alle sue passioni: scrivere, camminare e cercare fossili.

Chris Wormell è un illustratore inglese specializzato in illustrazione scientifica e premiato nel 1991 dalla Fiera del libro di Bologna. Collabora col Victoria & Albert Museum, Natural History Museum of London, The National Trust e il quotidiano The Guardian. Ha vinto numerosi premi.

Source: inviato al recensore dall’editore, si ringrazia Claudia Fachinetti dell’ufficio stampa Mondadori.

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:: L’uomo di gesso di C.J. Tudor (Rizzoli 2018)

29 gennaio 2018
L'uomo di gesso

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Trent’anni fa, Il cadavere della ragazza del Valzer. Senza testa.
Sono trascorsi trent’anni. Ed Munster adesso è un uomo, è rimasto a vivere nella stessa cittadina e insegna nella scuola locale. Abita nella bella casa che gli ha lasciato la madre e affitta una stanza a una studentessa vivace da cui è attratto, suo malgrado. Ed sembra essersi lasciato il passato alle spalle, quell’estate del 1986 in cui era un ragazzino e trascorreva giorni interi con i suoi amici. Tra infinite corse in bicicletta, spedizioni nei boschi che circondano la pittoresca e decadente Anderbury e i pomeriggi a scuola, il loro era un tempo sereno: erano una banda, amici per la pelle. E avevano un codice segreto: piccole figure tracciate col gesso colorato, per poter comunicare con messaggi comprensibili solo a loro. Poi, un giorno, quei segni li avevano condotti fino al bosco. Fino al corpo smembrato di una ragazza. Chi sia stato l’artefice di un simile delitto, in questi trent’anni, non si è mai saputo. Sono state percorse innumerevoli piste, tutte finite in vicoli ciechi, tutte rimaste fredde. La verità di cosa sia successo quel giorno nel bosco non è mai emersa. Ma adesso Ed ha ricevuto una lettera: un unico foglio, un uomo stilizzato, disegnato col gesso. Anche gli altri hanno ricevuto lo stesso messaggio. L’uomo di gesso è tornato.

Esce domani 30 gennaio per Rizzoli un thriller che farà discutere.
Si intitola L’uomo di gesso (The Chalk Man, 2017), è stato scritto da una scrittrice inglese, ex presentatrice tv e dog sitter, C.J. Tudor, con questo romanzo al suo esordio, e tradotto da Sandro Ristori.
Caso internazionale all’ultima fiera di Francoforte, i diritti venduti ai quattro angoli del globo, insomma di libri presentatati così ce ne sono spesso, a volte usando queste letterali parole, ma questo libro è effettivamente diverso dai molti altri che ho letto ultimamente.
Più che per l’efferatezza di alcune scene, è un thriller horror, quindi aspettatevi un po’ di movimento per intenderci, per una sottile inquietudine che traspare da particolari minimi, che solo alla fine, mettendo assieme tutti i tasselli, daranno un quadro di insieme terrificante.
L’excipit è poi di una perfidia terribile, bocca cucita naturalmente, ma fateci caso.
Allora cosa colpisce di questo libro?
Innanzitutto è notevolmente ben scritto e immagino tradotto (anche se il prologo sembra tradotto da un’ altra mano, quindi non fatevi spaventare). Per un’ opera prima è sicuramente singolare.
Il debito verso Stephen King è grande nella misura in cui si parla di ragazzini (una banda di ragazzini questa volta inglesi cresciuti negli anni ’80) che hanno a che fare con la morte. La Tudor è davvero un’attenta osservatrice dei preadolescenti, della loro psicologia, dei loro gusti, dei loro giochi, dell’ importanza che danno all’amicizia, amicizia che inevitabilmente si sgretola e decompone nell’età adulta, ed è capace di ricreare il loro linguaggio, in dialoghi vividi e mai banali.
Questo passaggio è efficacemente dimostrato, più che detto, portando avanti la narrazione in due tempi paralleli che si alternano: il 1986 quando il protagonista è poco più che dodicenne, e il 2016 quando è un professore di inglese quarantenne con una cotta per la sua coinquilina. La narrazione è sempre in prima persona, vediamo sempre la storia dal punto di vista di Ed, prima ragazzino, poi adulto.
Poi è un thriller non solo apparentemente feroce, lo è proprio, la scena dell’aggressione al parco da parte dei bulli è molto cruda e sicuramente rende questo libro diciamo consigliato solo a lettori adulti. Ma di norma tutti i thriller lo sono.
Dirò poco della trama per evitare anche spoiler involontari, ma sicuramente posso elencarvi i personaggi. Innanzitutto la banda formata da Eddie Muster, Gav la Palla, Mickey Metallo, Hoppo e Nicky. E poi i genitori di Ed, il reverendo, padre di Nicky, Chloe, l’inquilina di Ed, l’inquietante signor Halloran, l’uomo di Gesso, e in ultimo ma non meno importante la ragazza del Valzer. Beh un consiglio non affezionatevi troppo ai personaggi, anche se francamente è un po’ impossibile. Concludo con l’ultima strofa di una canzone di Jannacci: Dove si è spenta l’ultima storia dell’ uomo di gesso che sa tutto a memoria. Certo la Tudor magari non l’ha mai sentita, ma trovo che sia perfetta. Buona lettura!

C.J. Tudor è nata a Salisbury e cresciuta a Nottingham, dove vive con la famiglia. Dopo aver lasciato la scuola a sedici anni, ha cambiato diversi lavori, è stata reporter, doppiatrice, cameriera, autrice per la radio, presentatrice di un programma televisivo in cui intervistava le più grandi celebrità di Hollywood. Ha iniziato a scrivere questo romanzo ispirata da una scatola di gessetti colorati che un amico aveva regalato a sua figlia per il compleanno. Di sera quei disegni sul vialetto di casa avevano assunto un’aria sinistra. L’uomo di gesso, in uscita in contemporanea negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, è il thriller più atteso del 2018.

Source: bozze in anteprima inviate dall’editore. Ringraziamo Francesca dell’ Ufficio Stampa Rizzoli.

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:: L’isola che brucia di Emma Piazza (Rizzoli 2018)

24 gennaio 2018
piazza

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Sono viva e dentro di me niente si è rotto, lo sento.
Siamo vivi tutti e due, anche se non ho ancora capito se sia un bene o un male.
Gli punto il fucile contro provando a rimanere calma e lucida, ma il mio cuore mi tradisce e il respiro si fa più agitato.
Intorno a noi, l’oscurità densa della macchia. Il rumore cupo delle onde che si frantumano contro le rocce. Il libeccio si infila dappertutto, come un veleno.

Da non confondere con L’isola che brucia di Gianni Farinetti (premio Selezione Bancarella 1998) L’isola che brucia di Emma Piazza, appena uscito per Rizzoli, è un romanzo dalle venature noir, alquanto singolare e anomalo nel panorama narrativo italiano. Protagonista è Thérèse, la voce narrante principale, che torna in Corsica, isola da cui proviene la famiglia di suo padre, per ricevere dalla nonna una casa in eredità. Casa che per tortuose dinamiche familiari l’anziana donna non vuole giunga al padre di Thérèse, per cui ancora in vita è pronta a donarla alla nipote. Thérèse allettata dal miraggio di una certa indipendenza economica accetta dunque questa scappatoia e firma le carte prima che la situazione precipiti.
Il rapporto conflittuale e irrisolto con il padre, il figlio che aspetta da un compagno assente, il richiamo della sua terra per certi versi ostile e culla di odi, rancori e incomprensioni, anche se per certi versi depositaria di ancestrali schegge di selvaggia bellezza e fascinazione, spostano il baricentro narrativo verso un dramma intimistico che vela di sfumature psicologiche una storia che forse è impreciso definire gialla. Diverse sottotrame parlano di morti strane e tragiche, ma è il personaggio di Thérèse che assorbe tutte le luci, con la sua infelicità, la sua difficoltà di accettare quanto le sta capitando, e non da ultimo il suo talento artistico. L’amicizia con William, suo insegnante a Lisbona di portoghese, seconda voce narrante del romanzo, giunto anche lui sull’isola, si inserisce nella trama quasi come un incastro di giochi di specchi. Anche il rapporto di William con la figlia acquista note dolenti e filtra tutta la narrazione.

Come ho potuto non decifrare il dolore nei suoi occhi? Lo cerco con lo sguardo ma è sparito lontano tra i suoi pensieri. Vorrei abbracciarlo e dirgli quanto mi dispiace, ma rimango paralizzata sulla sedia. Il dolore degli altri mi ha sempre messa a disagio.

L’originalità di questo romanzo credo stia nella ambientazione, una Corsica povera e sferzata dal mare e dal vento, capace di offrire panorami di bellezza inaspettata, come nei personaggi, aspri, duri, anche folli e nello stesso tempo misteriosi. Il registro è piuttosto alto, quasi poetico, o meglio onirico, forse eccessivo in alcuni tratti, bilanciato comunque da una notevole luminosità nello scavo dei personaggi, anche disturbanti come quello di Pascal Chadel che si rivelerà un personaggio importante ai fini della storia e molto più vicino alla protagonista di quanto sembri.

Ho paura.
La paura è la sensazione predominante degli ultimi mesi. Prima quella di perderti. Poi di averti perso. La lenta realizzazione che non eri pronto a impegnarti per costruire un futuro insieme. Poi la paura di prendere io la decisione. Di rimanere nella tua stessa città. Di incontrarti. E poi quella del buio, della solitudine, di non essere in grado, di rimanere bloccata per sempre in questo limbo di tristezza e inadeguatezza.

Tutto il dramma di una donna sola ad affrontare le scelte principali della vita: la maternità, gli errori della vita di coppia, l’indipendenza, l’affermazione artistica. Una donna comunque anche capace di crescere, di evolvere, e in questo l’isola non svolge un ruolo marginale.
Tutto sommato un’ opera prima interessante, e spigolosa, ma tuttavia insolita, di una giovane autrice che possiede una voce spiccatamente personale, anche se ruvida se vogliamo. Per chi ama le faide familiari, i drammi interiori, con dosati colpi di scena affatto ingiustificati.

Emma Piazza è nata a Pavia nel 1988 e vive a Barcellona dove lavora come scout letterario. L’isola che brucia, i cui diritti di traduzione sono già stati venduti in Germania, Francia e Svezia, è il suo primo romanzo.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Rizzoli.

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:: Seme di strega – Una riscrittura della Tempesta di Margaret Atwood (Rizzoli 2017)

22 dicembre 2017
seme di strega

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Che Margaret Atwood sia la più importante, e significativa, scrittrice canadese della sua generazione, (classe 1939), non è un segreto per nessuno.
Non bisogna essere necessariamente femministe militanti per apprezzare testi come Il racconto dell’ancella o L’altra Grace, forse i suoi libri più famosi, anche tra coloro che non leggono libri e guardano più che altro la tv, per le due trasposizioni televisive di successo.
Margaret Atwood non ha solo il dono di costruire grandi trame dense di coerenza narrativa, ma sonda il suo tempo e l’animo femminile con la stessa grazia.
La sfida di misurarsi con Shakespeare penso l’abbia accolta con divertita curiosità. Non è stata la sola, altri autori contemporanei da Tracy Chevalier, a Jo Nesbo, a Anne Tyler hanno accettato di partecipare all’iniziativa di riscrivere Shakespeare, riadattandolo per le nuove generazioni.
La Hogarth Press ha infatti inaugurato una collana di opere shakespeariane riscritte da autori contemporanei, alcune tradotte in Italia da Rizzoli.
Margaret Atwood ha scelto La Tempesta, e penso in tutta sincerità sia davvero la più adatta al suo stile, alle sue tematiche, al suo concetto del tempo narrativo e psicologico.
Seme di strega, questo è il titolo italiano, è una storia di vendetta, di giustizia, di ricerca di equilibri infranti dall’ arrivismo, dall’ avidità, dalla sete di potere.
Protagonista è un regista teatrale shakespiriano di nome Felix Phillips. Geniale, istrionico, carismatico, con una carriera di successi e gratificazioni, a cui il destino presenta immancabilmente il conto.
Prima la morte della figlia, da cui fatica a riprendersi, poi il tradimento del suo socio in affari Tony, lo portano a perdere tutto e a ritirarsi in una catapecchia in mezzo al nulla. Un eremo dal quale cova la sua inesauribile voglia di vendicarsi di tutti coloro che l’ hanno distrutto.
L’occasione si presenta quando assunto come insegnante di recitazione in un carcere (sotto falso nome) scopre che i sui ex nemici (ora ancora più potenti e riveriti) verranno in visita al carcere per assistere alla sua rappresentazione de La Tempesta. L’ultima opera di Shakespeare che voleva proporre al Makeshiweg Teatre Festival, prima della cacciata, e del pubblico ludibrio.
Riuscirà a ottenere vendetta o meglio farsi giustizia?
E soprattutto cosa ha in mente il terribile Felix?
Il fantasma di sua figlia, che l’ha accompagnato per tutto questo esilio e solo lui può vedere, finalmente troverà pace?
Avere a che fare con attori non professionisti, carcerati, si rivelerà davvero per lui l’esperienza più profonda della sua vita e non solo uno strumento per rimettersi in pari col destino?
A queste e altre domande si troverà puntualmente risposta fino all’immancabile lieto fine che ben si adatta a una storia di riscatto e liberazione.
Niente poteva essere diverso.
Traduzione di Laura Pignatti.
Buona lettura!

Margaret Atwood è autrice di oltre quaranta opere tra romanzi, saggi, raccolte di poesie. È stata cinque volte finalista al Booker Prize, vinto nel 2000 con L’assassino cieco. Le sue opere hanno ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo ed è una delle scrittrici più amate dal pubblico internazionale. Figura ecclettica sul piano artistico, politicamente impegnata soprattutto in seno alle tematiche del femminismo, è considerata tra le scrittrici più importanti in attività ed è stata più volte segnalata per il Premio Nobel per la letteratura.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Rizzoli.

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