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:: Finché durerà la terra di Giovanni Grasso (Rizzoli, 2026) a cura di Patrizia Debicke

30 aprile 2026

Finché durerà la terra di Giovanni Grasso è uno di quei romanzi capaci di muoversi su più registri senza mai perdere compattezza narrativa: thriller psicologico, noir religioso, romanzo di formazione e, contemporaneamente, riflessione amara e lucidissima sul rapporto fra fede, dubbio e potere. È un libro che intriga dalle prime pagine, ma la sua forza più autentica sta nella capacità di andare oltre la semplice trama, conducendo il lettore in una zona grigia dove il sacro si mescola all’umano, la spiritualità si contamina con l’ambizione e inevitabilmente la ricerca della verità diventa anche un confronto con le proprie debolezze.
Fulcro  della storia è Noè Simenoni, personaggio indovinato e profondamente umano, forse l’elemento più affascinante dell’intero romanzo. Ex seminarista, uomo colto, ironico, autoanalitico fino quasi all’autolesionismo, Noè regge sulle spalle il peso di un’esistenza rimasta sospesa. Non è un uomo che ha fallito: è qualcuno che non ha mai davvero trovato il suo posto nel mondo. Vive ai margini di una quotidianità fatta di piccoli lavori, preoccupazioni economiche e responsabilità familiari, accanto alla sorella minore Valeria, inquieta e dolorosamente segnata dalla vita, e a sua figlia Greta, nipotina gravemente malata, alla quale è legato da un amore struggente con il sapore di una mancata paternità. Noè non è un eroe: è impacciato, spesso ingenuo, incapace di muoversi con disinvoltura nel presente, quasi refrattario alla modernità. Eppure proprio questa sua imperfezione lo rende più vero.
Quando il Vaticano lo convoca per affidargli una delicata missione, la sua vita subisce come una frattura. L’incarico, rischioso ma ben retribuito, sarebbe per lui non solo una specie di riscatto economico, ma anche il poter finalmente dare un senso alla propria esistenza. Da qui il romanzo assume i contorni del thriller, senza tuttavia mai rinunciare alla profondità psicologica.
L’infiltrazione nella misteriosa comunità umbra guidata da due veggenti è costruita con abilità narrativa. Giovanni Grasso non si limita a raccontare una setta religiosa o un sistema di manipolazione collettiva: mette in scena un microcosmo dove convivono misticismo, suggestione, fanatismo, interessi economici e pulsioni di potere. La comunità ruota attorno alla profezia di un nuovo Diluvio universale, simbolo potentissimo che richiama inevitabilmente la figura biblica di Noè e crea un raffinato gioco di rimandi tra il titolo e il nome del protagonista.
In questo ambiguo universo, la fede smette di essere meditazione interiore per trasformarsi in strumento di controllo. Ed è qui che il romanzo trova la sua dimensione più inquietante. Grasso mette a nudo il cortocircuito tra autentica religiosità e uso spregiudicato del sacro come fonte di arricchimento e dominio. Ma il lettore, che viene immerso gradualmente in un’atmosfera densa di mistero, sospetto e tensione morale, non riceve risposte immediate. La narrazione infatti procede con colpi di scena ben calibrati che, evitando  sensazionalismo, servono  ad approfondire il conflitto interiore di Noè.
Il cuore del romanzo, infatti, non è soltanto l’indagine sulla comunità religiosa, ma il percorso di coscienza del protagonista. Fingere, mentire, scendere a compromessi: ogni passo compiuto da Noè all’interno della missione lo costringerà a misurarsi con la propria etica. La verità che cerca all’esterno finisce per riflettersi dentro di lui, obbligandolo a interrogarsi su cosa significhi davvero credere.
In questo senso, Finché durerà la terra è anche un romanzo sul dubbio. Grasso non offre certezze consolatorie; al contrario, suggerisce con intelligenza che il dubbio non è il contrario della fede, ma una sua essenziale componente. Credere non significa aderire ciecamente, bensì attraversare le ombre, riconoscere la possibilità dell’inganno, distinguere il sacro dalla sua contraffazione.
Ben  riuscito anche il tono del romanzo che  alterna tensione e ironia. Noè, con il suo disincanto e la sua goffaggine, introduce attimi di leggerezza che non spezzando la suspense, la rendono più efficace. Vena tragi-ironica che valorizza il testo e gli impedisce di diventare troppo cupo o e solenne.
Lo stile di Grasso si conferma elegante, colto, ricco di riferimenti biblici, antropologici e culturali,. Particolarmente riuscita è la sua capacità di far convivere il noir contemporaneo con una meditazione spirituale che tocca temi universali: il male, la manipolazione, la fragilità umana, il bisogno di speranza.
E proprio la speranza, evocata dal titolo e dal richiamo al patto biblico dopo il Diluvio, resta come eco al termine della lettura. Quel “finché durerà la terra” diventa promessa, ma anche interrogativo. Quanto può durare la fiducia nell’uomo? Quanto resiste la fede quando viene contaminata dal potere?
Un libro avvincente che si legge soprattutto con la sensazione, anche chiusa l’ultima pagina, di avere ancora materia su cui riflettere. E forse è questo il suo maggiore merito: non limitarsi a raccontare una storia, ma aprire uno spazio di meditazione sul nostro tempo, sui suoi inganni e sulla necessità, oggi più che mai, di continuare a credere senza smettere di dubitare.

Giovanni Grasso (Roma, 14 ottobre 1962) è un giornalista, scrittore e autore televisivo italiano, consigliere per la stampa e la comunicazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dal febbraio 2015. Dopo la pubblicazione di diversi saggi di storia contemporanea (la biografia di Scalfaro e di Piersanti Mattarella, i Carteggi Sturzo-Fratelli Rosselli e Sturzo-Salvemini) la sua scrittura si è concentrata su opere letterarie. I romanzi e i testi teatrali scandagliano, a cavallo tra storia e creazione, i sentimenti umani di fronte alle pagine più buie del Novecento: dalla persecuzione razziale in Germania (“Il caso Kaufmann”), all’impegno degli esuli antifascisti all’estero (“Fuoriusciti”, dedicato all’incontro-scontro tra Sturzo e Salvemini; “Icaro, il volo su Roma”, che racconta la storica impresa di Lauro de Bosis) , agli orrori della Grande Guerra (“Il segreto del tenente Giardina”).