:: Intervista a Mauro Smocovich

Benvenuto Mauro su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Come ti descriveresti a qualcuno che non ti conosce?

Un misantropo socievole, un pigro laborioso, un sensibile cinico…

Parlaci dei tuoi esordi, come è nato in te l’amore per la scrittura?

Alle scuole elementari disegnavo e scrivevo dei fumetti che ritraevano scene divertenti accadute in classe e le facevo girare tra i banchi. Poi con l’amico Gabriele ho scritto e battuto a macchina un romanzo intitolato “The Crazy Family” che abbiamo rilegato e stampato in unica copia e che facevamo girare tra gli amici. Erano gli anni ’80 ed eravamo adolescenti. Scrivevamo anche i testi di alcune canzoni che cantavamo registrandole sopra canzoni originali, ci chiamavamo “I Brodolosky Brothers”. Che io sappia ho sempre avuto la passione di scrivere delle storie che passassero attraverso il filtro della fantasia. Non ho mai tenuto un diario personale, ma quello che mi succedeva nella vita diventava subito e molto spesso narrazione.

Sei collaboratore editoriale e curatore di alcune collane dedicate al noir vuoi parlarcene?

Faccio cose, vedo gente… Sono stato lettore per il Gran Giallo Città di Cattolica dal 2003 al 2006, sono curatore del sito ipinguini.com e di Thriller Magazine, curo i siti di Carlo Lucarelli e Valerio Varesi. Aiuto Lucarelli a svolgere qualche piccola ricerca. Di recente ho curato insieme a Igor De Amicis l’antologia di racconti edita da Demian intitolata “Bloody Hell” con racconti di Danilo Arona, Carlo Lucarelli e tanti altri. Per le novità future tenete d’occhio la Fiera del Libro di Torino a maggio 2010.
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Hai curato il Dizio-noir, è stato un lavoro difficile?

È stato un lavoro di coordinamento complesso, ma mi sono anche divertito molto visto che poi ne ho curati ben tre e al momento ne sto preparando un quarto grazie anche all’aiuto di Igor De Amicis. Raccogliere il materiale, contattare i saggisti e sistemare i testi, ha richiesto diverso tempo e energia. Ma questo bisogna metterlo in conto un po’ per tutti i lavori che si fanno.

Hai scritto il romanzo “Non è per niente divertente” puoi parlarci della trama, del tuo stile?

La trama la lascerei stare per non rovinare troppo la lettura. E per quanto riguarda lo stile preferisco cedere la parola a Elisabetta Mondello, più qualificata di me per l’analisi: “È un libro duro e forte con una storia, dei personaggi e una conclusione, ma la sua ragione interna sembra voler conciliare la narrazione con una scrittura riportata violentemente al suo grado zero, per costruire una forma-romanzo scardinata da tutte le tradizioni. In estrema sintesi è un testo che pone al centro la volontà autoriale di giocare con la scrittura e di sfidare il lettore a seguirlo in un labirinto di stili. Non senza un sorriso ironico.”
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Quali sono i tuoi maestri letterari o per lo meno gli autori che leggi e ami di più?

I miei maestri non saprei, posso dire qualche autore che mi ha colpito di più per la sua scrittura: Jack Ritchie, Robert Sheckley, Richard Matheson, Giovannino Guareschi, Raymond Carver, Katherine Mansfield, Roald Dahl, Saki, Anne Fine, Ernst Heine. Quasi tutti scrittori di racconti, molto spesso frizzanti e pieni di idee, sarcastici e profondi.

Che libro stai leggendo in questo momento?

“Come l’uomo inventò la morte” di Timothy Taylor e qualche fumetto italiano contemporaneo per vedere cosa c’è in giro…

Parlaci della città in cui vivi. La ami, la odi? Ti salutano e ti chiedono l’autografo quando scendi al bar per farti un cappuccino?

La mattina non ho l’abitudine di scendere al bar a prendere il cappuccino, mi faccio un caffè lungo a casa. Se giro per la città può capitare che incontri qualcuno che conosco, ci salutiamo o ci fermiamo a parlare. Ma nessuno mi chiede una dedica. Non sono una celebrità, ma nemmeno mi interessa esserlo. Quelle poche volte che mi capita di prendere il cappuccino al bar, sono contento di potermelo gustare senza essere riconosciuto da nessuno.

Lucarelli che persona è? Raccontaci un aneddoto bizzarro che lo riguarda.

Carlo è una persona simpatica. Sa scherzare e non l’ho mai visto arrabbiato. Che se la fosse presa a cuore per qualcosa sì, ma arrabbiato mai. Per controllare l’ora ha sempre con sé un antico orologio da tasca, la cosiddetta “cipolla”. E non è vero che veste sempre di nero. Pare che abbia anche una rigogliosa camicia hawaiana che mette qualche volta.

Mauro Smocovich e il teatro. Hai mai pensato di recitare?

Ho cantato in pubblico, da ragazzo. Ed è stato divertente e imbarazzante ma niente di più. In quanto a recitare… no, credo di essere troppo pigro per provarci. Ci vuole tanta preparazione e fisicità. Però i miei racconti sono stati portati sul palco a livello professionista da alcuni miei amici attori, Matteo Cotugno e Anna Rita Fiorentini della Co
mpagnia Pomodoro di Bologna. Lo spettacolo si chiama “Corpi Estranei” e ha avuto diverse repliche a Bologna e dintorni. L’ultima si è svolta al Club Fantomas di Giorgio Celli. E tanto tempo fa, nel 2000, c’era uno spettacolo che si intitolava L’angelo imperfetto, per la regia di Camillo Di Tullio e di Pierfrancesco Fimiani e recitato da Piero Pantalone.

Curi ancora la rivista online dedicata al noir Thriller Magazine? Un bilancio della tua esperienza.

A dicembre del 2009 abbiamo compiuto 5 anni. I collaboratori vanno e vengono. Della vecchia guardia siamo rimasti io e Chiara Bertazzoni, gli altri si affacciano ogni tanto. Però nel frattempo sono arrivati tanti altri nuovi e bravi collaboratori tra i quali l’inviata speciale Marilù Oliva. Mi sembra che sia stato fatto un buon lavoro e ancora tanto ci sia da fare. C’è veramente tantissimo materiale di qualità in quella rivista, merito di tutti gli scrittori e i collaboratori che ne hanno rimpinguato le pagine e che continueranno a farlo.

Insieme a Carlo Lucarelli e Giuseppe di Bernardo hai creato Cornelio Bizzarro. Raccontaci come è andata: “Era una notte buia e tempestosa…”.

Era una giornata di sole in toscana, poi è stata una giornata calda a Perugia. Il progetto è nato da un soggetto che ho proposto a Carlo Lucarelli per scrivere insieme la sceneggiatura. Non ricordo come si chiamasse il protagonista, ma non era Cornelio. Quando ho incontrato Giuseppe Di Bernardo, parlando di vari progetti, gli ho fatto presente che avevo questa idea che nel frattempo si era tramutata in qualcos’altro. Nella mia testa era già apparso Cornelio e la storia horror si era trasformata in una storia più ironica che horror. Mentre ne discutevamo, giusto per dare un volto a Cornelio, abbiamo fatto preparare dei bozzetti nei quali Cornelio aveva assunto il viso e la postura di Carlo, a sua insaputa. Era una specie di scherzo. Quando si è fatta la riunione con l’editore, siamo andati io e Giuseppe e abbiamo mostrato proprio quei disegni preparatori. Il progetto è stato approvato dopo averne discusso un po’. Eravamo contenti, ma c’era un problema da risolvere… Chi avrebbe detto a Carlo che Cornelio era stato approvato con il suo volto?!?! Ma questa è un’altra storia…

C’è uno scrittore esordiente che ti ha particolarmente impressionato per bravura, originalità, umorismo?

Gli esordienti sono talmente tanti in quest’epoca commerciale che non si riesce a seguirli tutti. E molti esordienti rimangono tali, non vanno oltre la prima pubblicazione, spesso anche poco visibile al grande mercato. Da parte degli editori c’è sempre più una corsa all’autore e alla sua prima pubblicazione, senza poi tanta voglia di seguirlo nella sua carriera, di curarlo. Si cerca di stupire a tutti i costi, senza più stupire nessuno. Spesso c’è una caccia frenetica al nome nuovo o allo scrittore più giovane, alle volte anche a prescindere che sappia davvero scrivere. Ultimamente mi sorprendono più certe opere del passato, che non avevo avuto ancora modo di leggere, che tanta narrativa attuale. Ma a proposito di passato e di esordi, vorrei ricordarne un paio del passato. Nel 2006, quando facevo il lettore per il Premio Gran Giallo Città di Cattolica, ho segnalato alla giuria il racconto della scrittrice Barbara Baraldi che stava per pubblicare il suo primo romanzo, racconto che ha poi vinto il premio di quell’anno e autrice che attualmente conta già diverse pubblicazioni con le case editrici Mondadori e Perdisa. E sono stato il primo, nel 2004, con il sito dei pinguini nel sottoscala, a pubblicare on line e a puntate il primo romanzo di Paola Barbato, che successivamente è stato edito dalla Rizzoli.

Cosa è per te il noir?

Un’ombra scurissima che ci accompagna nella vita e nella scrittura.

Che consigli daresti ad un giovane scrittore in cerca di editore?

Ormai ce n’è tanti, sia di editori che di giovani scrittori. E anche di consigli, se è per questo. Il mercato è cambiato notevolmente. Se proprio devo dare un consiglio direi di diffidare dalle pubblicazioni, di qualunque tipo, non vogliono dire più nulla. Credo che non sia più sufficiente pubblicare su cartaceo per poter dire di avere raggiunto un traguardo prestigioso, perché le maglie della rete dell’editoria sono sempre più larghe. Bisogna curare la propria scrittura a prescindere che si venga pubblicati o meno. E sarebbe meglio non pensare di diventare ricchi con la scrittura o aspettarsi grossi riconoscimenti. Sarebbe come giocare alla lotteria sperando di vincere e io non credo nella lotteria, credo solo in un costante e sano lavoro.

Cosa stai scrivendo attualmente?

Sceneggiature di fumetti. L’ultima puntata di “Cornelio – Delitti d’autore” e storie a fumetti basati su alcuni racconti di Carlo Lucarelli.

 

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Una Risposta to “:: Intervista a Mauro Smocovich”

  1. utente anonimo Says:

    complimenti,ancora una volta mi meraviglio delle possibilità che ho davanti agli occhi attraverso internet..

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