Posts Tagged ‘Gialli thriller noir’

:: La ballata del Re di Pietra – Martinengo indaga sul Monviso di Fabrizio Borgio (Fratelli Frilli Editori 2019) a cura di Giulietta Iannone

7 maggio 2020

La ballata del Re di PietraNuova indagine per l’investigatore privato Giorgio Martinengo, nato dalla penna del piemontese Fabrizio Borgio, con La ballata del Re di Pietra – Martinengo indaga sul Monviso giunto al quarto romanzo della serie.
L’ambientazione montana ben riflette la ruvidezza dei personaggi che si muovono alle pendici del Monviso, il Re di Pietra, la montagna forse più ricca di fascino dell’arco alpino, ponte con la Francia (a soli 2 km dal confine) e da sempre terra di scalatori e contrabbandieri.
La gente di montagna è gente rude, concreta, di poche parole, ma con un cuore grande come l’anziano Giuseppe Paseo, a tutti semplicemente noto come Beppe, e la figlia Anna, guide alpine di lungo corso, e lo stesso Martinengo, che sebbene sia un uomo di pianura, non disdegna l’aria tersa delle vette, il silenzio dei ghiacciai, e la bellezza di una bella arrampicata tra laghi e picchi alpini.
La natura fa da sfondo a questa nuova indagine che porta il nostro Martinengo ad essere assunto da una compagnia assicurativa, la Helios, per far luce su una possibile frode assicurativa: un velivolo, un prototipo realizzato in alluminio areonautico, il 7075 o Ergal, giace disfatto sul costone sinistro del Monviso, portando con sè la morte del pilota collaudatore.
Suicidio, disgrazia accidentale, omicidio, Martinengo ha davati a sè un  ampio ventaglio di scenari tutti plausibili, ma per portare a compimento la sua indagine, deve andare sul luogo della tragedia.
Così in compagnia delle guide Beppe e Anna, di Gianluca Osella, l’azionista di maggioranza e Amministratore delegato della Granda Avio S.P.A., società produttrice del prototipo, di Raffaella Ferrero, segretaria particolare dell’Osella, e dell’avvocato Angela Beccaris, rappresentate legale della Helios, si reca a far visita al Re di Pietra.
Nello stesso tempo la montagna è teatro di una grande caccia all’uomo: una guardia giurata ha ucciso i suoi due colleghi ed è scomparso con il bottino raccolto dalle casse dei supermercati della zona.
Sul momento le due indagini sembrano slegate ma, come spesso accade nei libri di Borgio, legami invisibili intrecciano le storie e le sottotrame, in un groviglio complesso e inestricabile in cui solo Martinengo sembra potere scovare il classico bandolo della matassa.
Giallo classico in cui l’ambientazione piemontese, caratterizzata anche da tocchi di dialetto, la fa da padrone. Simpatico il protagonista, chi ha letto i libri precedenti della serie sicuramente coglierà meglio alcuni accenni sulla sua vita passata (per esempio quando accenna ai dissidi con il padre), ben caratterizzati i comprimari tra cui una nota per il Metallaro, personaggio molto particolare di cui non anticipo nel dettaglio il ruolo chiave nella vicenda. Insomma una piacevole lettura per chi ama la natura e risolvere misteri seguendo le tracce disseminate dall’autore.

Fabrizio Borgio nasce prematuramente nella città di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Collabora proprio come sceneggiatore e soggettista. Esordisce partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso e ricevendo il premio della giuria. Ha pubblicato Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche (terzo classificato al festival Lomellina In Giallo) e nel 2012 La morte mormora. Nel 2014 esce Vino rosso sangue, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Firma un contratto con la Acheron Books di Samuel Marolla con la quale pubblica il romanzo Il Settimino, terza avventura dell’agente speciale del DIP Stefano Drago. Sempre per Fratelli Frilli Editori escono Asti ceneri sepolte e Morte ad Asti (menzione d’onore al festival Giallo Garda 2018) con protagonista Giorgio Martinengo.  La Ballata del Re di Pietra è il quarto libro con protagonista l’investigatore Giorgio Martinengo. Dal 2015 è membro della Horror Writers Association. Sposato, vive a Costigliole d’Asti sulle colline a cavallo delle colline tra le Langhe e il Monferrato. Milita nella locale sezione della Croce Rossa Italiana come soccorritore.

Source: libro inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo Carlo Frilli.

Le sette morti di Evelyn Hardcastle di Stuart Turton (Neri Pozza, 2019) a cura di Elena Romanello

11 aprile 2020
Le sette morti di Evelyn Hardcastle

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La sontuosa residenza di campagna inglese di Blackheath House si è svegliata per accogliere, tra le sue mura cinte da acri di foresta e nelle sue sale con gli stucchi ormai un po’ invecchiati, un ballo in maschera indetto dai due proprietari, Lord Peter e Lady Helena Hardcastle.  Un evento i cui invitati appartengono alla società più esclusiva,  anche per dimenticare un evento di diciannove anni prima, quando morì il giovane rampollo Thomas Hardcastle, sancendo l’inizio di un declino non più arrestato.
Potrebbe essere quindi una nuova occasione per una famiglia in difficoltà da anni, tra costumi e fuochi d’artificio, ma a quanto pare è destino che la malasorte continui ad accanirsi contro la famiglia: alle undici di sera, mentre lo spettacolo pirotecnico sta per iniziare, Evelyn, la bella e giovane figlia di lord Peter e Lady Helena, viene uccisa con un colpo di pistola al ventre sulla sponda del laghetto vicino a casa.
Ma questo sarà l’inizio di un incubo: uno degli invitati al ballo. Aiden Bishop, inizierà ogni mattina a risvegliarsi nello stesso giorno del ballo nel corpo di un diverso invitato, e a rivivere tutta la giornata con il tragico epilogo: la posta in gioco è risolvere l’omicidio di Evelyn e forse salvarla. Aiden deve identificare l’assassino, ma qualcuno vuole impedirgli di farlo, perché non è la prima volta che Blackheath House imprigiona nelle sue mura in cerca di una soluzione. E la morte di Evelyn può non essere l’unico mistero da dover svelare.
Il primo modello che viene in mente leggendo questo romanzo, vincitore del Costa First Novel Award è ovviamente il giallo tradizionale inglese stile Agatha Christie: si ritrovano tutti gli archetipi amati dalla scrittrice inglese, la dimora di campagna, l’omicidio al chiuso commesso solo da qualcuno dentro un giro ristretto, i riti dell’aristocrazia. Non ci sono dati precisi sull’epoca in cui si svolge la storia, ma sembra comunque appunto nei decenni dei grandi romanzi della maestra del giallo britannico.
Ma c’è un altro modello, più moderno e non meno appassionante, che viene fuori, ed è quello del romanzo fantastico, del tema dell’eterno ritorno, della giornata che si ripete all’infinito: la critica ha citato il suggestivo Black Mirror, ma i fan del genere ricorderanno episodi simili in serie come Star TrekBuffy the vampire slayerXena e soprattutto The X-Files con Monday, un piccolo capolavoro di sceneggiatura.
Un romanzo originale e interessante, che può unire più generazioni di lettori e che piacerà senz’altro e ai cultori del giallo tradizionale anglosassone, che funziona sempre, e agli amanti del fantastico e del surreale.

Stuart Turton si è laureato in filosofia, ha lavorato in una libreria di Darwin, insegnato inglese a Shanghai, collaborato per una rivista di tecnologia a Londra, scritto articoli di viaggio a Dubai. Ora è un giornalista freelance e, dopo Le sette morti di Evelyn Hardcastle, il suo primo romanzo, uno dei più acclamati scrittori inglesi.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche torinesi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Nota: disponibile anche in ebook, in alternativa scegli il punto di consegna e ritira quando vuoi.

:: Tracce dal silenzio di Lorenza Ghinelli (Marsilio 2019) a cura di Federica Belleri

7 febbraio 2020

Tracce dal silenzio di Lorenza GhinelliRitengo questo romanzo davvero completo. Racchiude argomenti d’attualità come il bullismo e la prepotenza, il mondo dei giovani così difficile da comprendere, la diversità quando si appartiene a un altro popolo e si arranca per essere accettati, la disabilità che isola e incuriosisce allo stesso tempo, la storia del nostro paese che nessuno dovrebbe mai dimenticare.
Attorno a questo, ruota Nina di soli dieci anni, che ha un impianto cocleare. Lei non è nata sorda, lo è diventata per colpa di un tragico incidente. Accanto a lei ci sono mamma e papà e il suo amato e odiato fratello maggiore, Alfredo. Intorno a lei c’è qualcuno che uccide e si dilegua. Ci sono voci e visioni che la rendono inquieta e incredula. C’è un’anziana vicina di casa che le ricorda tanto sua nonna Martina, morta da tempo. Nina ha bisogno di “casa”, di conforto, di non sentirsi più una bimba e di non essere sempre iper protetta dalla mamma. Per questo crea un’amicizia speciale con questa signora sua vicina e si mette nei guai. O forse no …
La scrittura bella di Lorenza esplora le emozioni positive e negative, scava nella bontà e nei rapporti fra le persone. Ma è anche capace di mostrare l’orrore che corrode il bene, il dolore che se ne sta in silenzio per poi esplodere, la paura classica dell’uomo nero e delle ombre che vivono al buio; il tradimento necessario alla sopravvivenza, il senso di colpa provocato da una disattenzione.
Tracce dal silenzio mi ha ricordato Stephen King e Le cronache di Narnia.
Tra realtà e fantasia, tra quello che può essere spiegato e ciò che rimane un mistero. Il silenzio, non solo avvolge tutto, ma può essere rivelatore.
Ottimo romanzo, che vi consiglio.

Lorenza Ghinelli ha scritto Il Divoratore (Newton Compton 2011, venduto in sette paesi), La colpa (Newton Compton 2012, finalista al Premio Strega), Con i tuoi occhi (Newton Compton 2013), Sogni di sangue (Newton Compton 2013), Almeno il cane è un tipo a posto (Rizzoli 2015, vincitore del Premio Minerva) e Anche gli alberi bruciano (Rizzoli 2017). Insieme a Daniele Rudoni e Simone Sarasso, nel 2010 per Marsilio ha scritto J.A.S.T. – Just Another Spy Tale. È stata soggettista e sceneggiatrice per la televisione e da anni collabora con la Scuola Holden come docente, editor e tutor. Vive a Rimini.

Fonte: acquisto personale del recensore.

:: Violette di marzo di Philip Kerr (Fazi 2020) a cura di Giulietta Iannone

4 febbraio 2020

unnamedDopo tanta attesa sembra sia giunto finalmente il momento di Bernhard “Bernie” Gunther, investigatore nella Germania nazista, personaggio iconico del compianto scrittore scozzese Philip Kerr, morto a soli 62 anni nel 2018.
Fazi dà alle stampe Violette di marzo (March Violets, 1989) primo capitolo della trilogia berlinese di Bernie Gunther, composta inoltre da Il criminale pallido (The Pale Criminal, 1990), e Un requiem tedesco (A German Requiem, 1991).
Il grande successo di questo personaggio portò l’autore a continuare la serie con L’uno dall’altro (The One From the Other, 2006),  A fuoco lento (A Quiet Flame, 2008), Se i morti non risorgono (If The Dead Rise Not, 2009), l’inedito in Italia Field Grey del 2010, La notte di Praga (Prague Fatale, 2011), e gli ancora inediti in Italia A Man Without Breath del 2013, The Lady From Zagreb del 2015, The Other Side of Silence del 2016, Prussian Blue del 2017, Greeks Bearing Gifts del 2018, e l’ultimo, quattordicesimo della serie pubblicato postumo, Metropolis del 2019.
Speriamo che Fazi abbia il coraggio di pubblicare l’intera serie, facendo anche tradurre i romanzi ancora inediti, perché sicuramente merita. I lettori del blog sicuramente ricordano La notte di Praga, allora edito da Piemme, qui recensito ormai nel 2013.
Innanzitutto va fatta una premessa doverosa, per chi non conosce il personaggio e non ha ancora letto nessun romanzo della serie: linguaggio, temi e situazioni sono caratterizzati da una notevole crudezza e durezza che ben rispecchia il periodo storico trattato, e non risparmia quasi nulla all’immaginazione.
Insomma è una detective story storica con tocchi noir capaci di trasmettere tutta la brutalità e la violenza che si respirava in Germania durante il regime hitleriano. Sebbene naturalmente è una ricostruzione romanzata, l’attenzione storica è massima, e personaggi fittizi e realmente esistiti intrecciano i loro destini con una certa dose di naturalezza e autenticità.
Scritta in un periodo in cui la condanna del nazismo aveva ben poche voci discordanti, sicuramente Kerr si sarebbe stupito se fosse ancora vivo delle derive negazioniste di questi ultimi tempi, ci porta a riflettere oltre che su temi di interpretazione storica, anche su dubbi e dilemmi che toccano la nostra società e la natura umana più in generale. Spesso ci domandiamo come nascano le dittature, come la popolazione accetti di vivere adattandosi alla totale perdita della propria libertà e autodeterminazione, leggendo questa serie si ha un quadro molto preciso e realistico di tutto ciò.
Molto amato dai suoi colleghi, Philip Kerr, forse trascende il genere e porta il discorso ben oltre ai normali canoni di letteratura di genere tipicamente di intrattenimento e commerciale. Insomma si respira quel tipo di letteratura capace di essere a servizio di ideali più alti e a una precisa e vera presa di coscienza, se non collettiva, perlomeno individuale.
Leggendo soprattutto la seconda parte del romanzo, quella ambientata a Dachau, mi ha colpito una riflessione singolare che condivido con voi: sicuramente Philip Kerr non ha vissuto direttamente l’esperienza di un campo di concentramento tedesco, né era tedesco lui stesso, ma mi ha trasmesso la sensazione di quanta pietas i veri sopravvissuti abbiano nel raccontare le loro esperienze passate.
Ma torniamo al romanzo, Violette di marzo è ambientato nella Berlino del 1936. L’anno delle Olimpiadi che videro Jesse Owens vincere ben quattro medaglie d’oro sotto gli occhi di Hitler, quasi facendosi beffe delle teorie sulla cosiddetta razza superiore. Bernhard “Bernie” Gunther, reduce di guerra ed ex poliziotto, riciclatosi investigatore privato (Quasi su tutto, tranne i divorzi) specializzato in persone scomparse, viene assunto da Hermann Six, milionario magnate dell’acciaio (uno dei più grossi industriali della Ruhr) perché gli ritrovi una preziosissima collana di diamanti rubata, danno collaterale della morte della figlia Grete e del genero Paul Pfarr, uccisi nel loro letto a colpi di pistola, e poi dati alle fiamme.
Paul Pfarr era una delle cosiddette violette di marzo, termine dispregiativo con cui venivano etichettati coloro che aderirono al partito nazista solo in un secondo tempo, salendo letteralmente sul carro dei vincitori, e Bernie non tarda a scoprire che non era proprio in rapporti idilliaci con il suocero. Sarà l’inizio di un’indagine dura, serrata, imprevedibile soprattutto per il fatto che Hermann Six manco si sognava lontanamente che Bernie, seppure allettato dal gran mucchio di soldi dell’onorario, la prendesse così seriamente, pronto a tutto per scoprire la verità.
Sebbene la detection poliziesca sia il filo conduttore della storia quello che più colpisce è il quadro di insieme, quell’intreccio di corruzione e rassegnazione che ammorba la quasi totalità dei rapporti sociali, in un mondo in cui predominano i toni cupi della brutalità, della crudeltà e della violenza non solo delimitati nel sottobosco della criminalità.
Tutta la società tedesca del periodo sembra inquinata da questi rapporti di forza che danno campo libero ai potenti del periodo di giocare indisturbati le loro partite di potere. La rivalità tra Himmler e Goering non tarderà a stagliarsi sullo sfondo e a dettare i tempi dell’indagine, in cui Bernie si troverà quasi stritolato.
Antieroe di stampo classico, Bernhard “Bernie” Gunther, il cui umorismo amaro e sarcastico combatte la rassegnazione dilagante che si propaga tra gli altri berlinesi, non è esattamente uno stinco di santo: bevitore, donnaiolo, interessato soprattutto al proprio tornaconto e alla propria sopravvivenza, si insinua nelle pieghe della società e pur disprezzandola, si limita a manifestare il suo dissenso verbalmente (anche con un certo coraggio come quando apostrofa Heydrich) ma tuttavia inserito in un contesto di odio e sopraffazione, dove vince il più forte.
Buona lettura.
Traduzione di Patrizia Bernardini.

Philip Kerr, nato nel 1956 a Edimburgo, ha esordito con Violette di marzo, primo capitolo della trilogia berlinese di Bernie Gunther – Violette di marzo (1989), Il criminale pallido (1990) e Un requiem tedesco (1991) –, grazie alla quale ha collezionato una lunga serie di premi e riconoscimenti e viene considerato un maestro del giallo. Oltre alla trilogia è autore di numerosi romanzi di successo. Amato dai giallisti, dai grandi autori letterari, dai divi del cinema, è scomparso precocemente nel 2018. I diritti della trilogia sono stati opzionati da Tom Hanks per una miniserie in coproduzione con HBO.

Source: epub inviato dall’editore. Ringraziamo Livia dell’Ufficio Stampa Fazi.

:: La signora del martedì di Massimo Carlotto (Edizioni E/O 2020) a cura di Federica Belleri

3 febbraio 2020

La signora del martedì Massimo CarlottoMassimo Carlotto torna in libreria con un romanzo completo, ricco e come sempre molto attuale. Una storia legata a personaggi speciali e al mestiere di vivere. Ma vivere cosa? Una vita diversa, forse. Una vita migliore, si spera. Una vita dove non vengano presi in giro, additati, costretti a mentire a se stessi e agli altri. Perché non è facile essere un porno attore che deve salutare per sempre la scena. Non è facile essere una donna etichettata come assassina e puttana. Non lo è sentirsi femmina nel corpo di un uomo. Non è semplice nascondersi dietro un’ora di sesso senza coinvolgere i sentimenti.
L’autore ci racconta la solitudine e la paura di non sapersi prendere cura della propria salute. I legami famigliari, complicati e spesso falsi. Le amicizie, iniziate quasi per caso, che si modificano nel tempo e si intrecciano. La voglia di fuggire cercando di dimenticare tutto. I sogni quasi impossibili da afferrare.
Ma ci racconta anche di un territorio che sta scordando la tradizione per spostarsi verso il grande mercato. Un territorio sempre più malandato a causa dell’inquinamento. La prostituzione e la droga sempre presenti. La crescita a dismisura dei social, che etichettano e denigrano. Il giornalismo come arma potente per buttare fango dove non serve. La giustizia, con i suoi tempi e modalità a volte assurdi.
Ma, alla base, una bellissima scrittura. Fluida, interessata, sentita. L’amore e le emozioni malinconiche che prevalgono. La musica, sempre presente nei libri di Carlotto e i distillati, descritti con parole poetiche. E il caso, da non dimenticare. In grado di dare inizio a tutto, confondendo strade e idee.
Un romanzo ottimo. Buona lettura.

Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956. Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del Premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto: Arrivederci amore, ciao (secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003, finalista all’Edgar Allan Poe Award nella versione inglese pubblicata da Europa Editions nel 2006), La verità dell’Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (Premio Dessì 1999 e menzione speciale della giuria Premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Il maestro di nodi (Premio Scerbanenco 2003), Niente, più niente al mondo (Premio Girulà 2008), L’oscura immensità della morte, Nordest con Marco Videtta (Premio Selezione Bancarella 2006), La terra della mia anima (Premio Grinzane Noir 2007), Cristiani di Allah (2008), Perdas de Fogu con i Mama Sabot (Premio Noir Ecologista Jean-Claude Izzo 2009), L’amore del bandito (2010), Alla fine di un giorno noioso (2011), Il mondo non mi deve nulla (2014), la fiaba La via del pepe, con le illustrazioni di Alessandro Sanna (2014), La banda degli amanti (2015), Per tutto l’oro del mondo (2016) e Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane (2017).
Sempre per le Edizioni E/O cura la collezione Sabot/age.
Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato Mi fido di te, scritto assieme a Francesco Abate, Respiro corto, Cocaina (con Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo) e, con Marco Videtta, i quattro romanzi del ciclo Le Vendicatrici (Ksenia, Eva, Sara e Luz).
Per Rizzoli ha pubblicato nel 2016 Il Turista.
I suoi libri sono tradotti in molte lingue e ha vinto numerosi premi sia in Italia che all’estero. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.

Source: acquisto del recensore.

:: La casa delle voci di Donato Carrisi (Longanesi, 2019) a cura di Giulietta Iannone

28 gennaio 2020

La casa delle voci di Donato CarrisiCome sempre la cosa che più affascina Donato Carrisi, come tutti i creatori di thriller spiccatamente psicologici, è la mente umana, i suoi misteri, i suoi abissi, la paura e l’inquietudine che sa contenere, e questa volta nel suo nuovo libro La casa delle voci, edito da Longanesi, non tradisce la sua vocazione di indagatore della psiche.
Protagonista è Pietro Gerber, un addormentatore di bambini, un particolare psicologo che cura con l’ipnosi piccoli pazienti vittime quasi sempre di abusi difficilmente razionalizzabili. La sua maggiore abilità è mettere a loro agio i piccoli, conquistandone la fiducia, e il permesso a entrare nelle loro menti ancora tenere e non contaminate dalle impalcature comportamentali degli adulti.
Quando per puro caso una collega australiana gli telefona chiedendogli aiuto Pietro Gerber esita, questa volta dovrebbero prendere in cura un’adulta, tormentata dalla paura di aver ucciso da bambina il fratellino, Ado.
Hanna Hall, questo è il nome della donna, arriva a Firenze dove Gerber vive e lavora, decisa a scoprire se i suoi incubi sono reali, se esiste davvero un casale nella campagna toscana dove è sepolto il fratellino. Gerber la incontra e subito è colpito da qualcosa di oscuro e irrazionale. La donna sembra conoscerlo, sembra conoscere i lati più nascosti della sua psiche, la sua famiglia, le sue paure. Riuscirà ad aiutarla?
Così inizia il romanzo, e come succede tutte le volte che si parla di un thriller è davvero difficile commentarlo senza anticipare troppo al lettore, cercherò comunque di non svelarvi i punti nodali della storia e mi limiterò a descrivervi le sensazioni che mi ha ispirato.
Innanzitutto è un libro ben strutturato, Carrisi si vede parla di cose che ben conosce, è specializzato in criminologia e scienza del comportamento, cose che ha studiato approfonditamente, sebbene drammatizzi la vicenda per esigenze narrative cerca di essere il più possibile misurato quando parla di psicosi, malattie mentali, disturbi del comportamento.
L’ipnosi poi è una materia affascinante, che si presta a diventare materiale per racchiudere continui colpi di scena e scavi psicologici. La memoria, la capacità di distinguere ricordi reali, da ricordi surrogati o fittizi, tutto concorre a creare quel pathos, quel mistero che crea inquietudine e nello stesso modo dà modo di trovare soluzioni perfettamente razionali ad ogni avvenimento.
Pietro Gerber è un bel personaggio, autentico, sincero, molto umano e dotato di grande sensibilità, molto competente nel suo lavoro e nello stesso tempo non privo di una certa fragilità che sembra nascere da un rapporto irrisolto con il padre.
Hanna Hall poi è una donna misteriosa, il suo passato, la sua infanzia l’ hanno resa un’adulta speciale, capace anch’essa di grande empatia. Il legame che si crea tra Hanna e Gerber si rafforza man mano che si avanza nella lettura e racchiude secondo me il principale lato positivo del romanzo.
Le sedute di ipnosi, in cui Hanna torna nella casa delle voci del titolo, poi racchiudono la giusta dose di inquietudine, che non lascia indifferenti.
Un ottimo thriller psicologico dunque, con venature horror, e un finale da antologia che lascerà spiazzati anche i lettori più esigenti.
Buona lettura!

Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive a Roma. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. È regista oltre che sceneggiatore di serie televisive e per il cinema. È una firma del Corriere della Sera ed è l’autore dei romanzi bestseller internazionali (tutti pubblicati da Longanesi) Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, Il maestro delle ombreL’uomo del labirinto, La ragazza nella nebbia, dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente, Il gioco del suggeritore. In uscita nell’autunno 2019 il film diretto da Donato Carrisi e tratto da L’uomo del labirinto.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’ufficio stampa Longanesi.

Il silenzio della collina di Alessandro Perissinotto (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

23 gennaio 2020

978880470804HIG-312x480Alessandro Perissinotto è tornato in libreria con un nuovo thriller, ambientato nel suo Piemonte, tra le Langhe e Torino, dove si ispira ad un fatto realmente accaduto, un agghiacciante femminicidio perpetrato ai danni di una ragazzina di soli tredici anni nel 1969, antecedente a fatti come il massacro del Circeo, ma anche ad altri fatti delittuosi avvenuti tra Stati Uniti, Austria e Belgio.
Maria Teresa Novara era una studentessa delle medie quando fu rapita dalla casa degli zii di notte e portata in un casale abbandonato da una coppia di criminali, che dopo aver costruito una falsa storia di una fuga all’estero, la fecero abusare per mesi da uomini del circondario, finché durante un controllo di routine a Torino uno dei due morì cadendo nel Po, l’altro fu arrestato ma non fece parola. Il cadavere della ragazza fu ritrovato qualche tempo dopo, nel casolare dove era rimasta prigioniera e dove era morta di stenti.
Su questa storia per troppo tempo rimossa in mezzo ai filari delle Langhe che tanto piacciono a turisti e intellettuali, Alessandro Perissinotto costruisce la storia di Domenico Boschis, attore di fiction sulla cinquantina, lontano da anni dalle Langhe, da quando le lasciò con la madre che divorziava da un marito violento, trasferendosi prima a Torino con lei e il nuovo compagno, e poi a Roma per lavoro.
Suo padre, Bartolomeo Boschis, è malato terminale di cancro e ricoverato in una struttura apposita, che contatta Domenico come unico parente prossimo: ormai l’uomo è l’ombra del violento anaffettivo che era decenni prima, spesso delira e inizia a parlare di una ragazza vittima di abusi sessuali.
Domenico inizia a compiere delle indagini in solitaria, imboccando un paio di false piste, aiutato anche da Umberto, suo migliore amico d’infanzia e figlio del farmacista oltre che farmacista pure lui, e Caterina, brillante imprenditrice vinicola oggi e sua fidanzatina mai dimenticata da adolescente, scoprendo poi la storia di Maria Teresa e il ruolo dei rispettivi padri in questa storia troppo presto archiviata.
Un thriller ambientato in Italia non dissimile da altri stranieri, dove si parla di crescita, di lutto, di saper essere diversi dai propri genitori ma anche dell’importanza di ricordare e di non dimenticare.
Interessante è mettere insieme una storia inventata ma verosimile (Maria Teresa fu stuprata per denaro da uomini rimasti ancora oggi senza identità, invecchiati e magari anche morti con il loro segreto ignobile) con una storia vera, di denuncia, di cui per anni non se ne parlato, rispetto ad altre vicende analoghe, come se i luoghi raccontati già nella loro crudeltà da Beppe Fenoglio preferissero rimuovere le cose scomode e senza una vera soluzione.
Il silenzio delle colline è un libro per chi ama i thriller, soprattutto quelli psicologici e basati sui cold case, casi irrisolti ma che rimangono nella loro gravità e ricerca di giustizia, ma anche per chi vuole riflettere sulla realtà e sulle tragedie nascoste nei meandri e da non dimenticare comunque mai.

Alessandro Perissinotto (Torino, 1964) insegna Teorie e tecniche delle scritture all’Università di Torino. Ha esordito come narratore nel 1997 ed è autore di sedici romanzi, tra cui: Semina il vento (2011), Le colpe dei padri (2013, secondo classificato al premio Strega), Coordinate d’Oriente (2014), Quello che l’acqua nasconde (2017), tutti editi da Piemme. Nel 2019 pubblica con Mondadori Il Silenzio della collina, vincitore della nona edizione del Premio Lattes Grinzane per la sezione Il Germoglio. Le sue opere sono state tradotte in numerosi paesi europei, negli Stati Uniti e in Giappone.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche torinesi.

La ragazza che doveva morire di David Lagercrantz (Marsilio, 2019) a cura di Elena Romanello

19 dicembre 2019

2970177La saga thriller di Millenium arriva alla sua conclusione, grazie a David Lagercrantz, subentrato dopo la morte improvvisa di Stieg Larsson: se il quarto capitolo, Quello che non uccide, era risultato un po’ difficoltoso, il quinto, L’uomo che inseguiva la sua ombra, è stato invece all’altezza delle aspettative, e questo chiude alla grande, davvero.
Durante una soffocante estate a Stoccolma, Mikael Blomkvist è molto preoccupato perché Lisbeth Salander è scomparsa dal suo appartamento in Fiskargatan e nessuno sa che fine abbia fatto. In parallelo, sta seguendo un’inchiesta che non lo appassiona, quella sul crollo delle borse, e la sua amica potrebbe essergli appunto d’aiuto. Come se non bastasse, un senzatetto di origine asiatica che viveva da qualche tempo in un parco viene trovato morto, forse di overdose, con in tasca il suo numero di telefono, senza che si riesca a capire chi sia: l’unica cosa che si sa è che farneticava contro Johannes Forsell, il discusso ministro della Difesa, al momento alle prese con una feroce campagna mediatica contro di lui.
Lisbeth ha un obiettivo in testa ed è sulle tracce della sorella gemella, Camilla, con cui vuole regolare i conti una volta per tutte, pur avendo capito che anche lei era una vittima del padre. Camilla si fa chiamare Kira, vive in Russia dove si è legata a vari oligarchi, alcuni con legami con la criminalità organizzata, e anche lei vuole annientare quella sorella scomoda e pericolosa, e magari anche i suoi amici, Mikael in testa.
Si chiudono quindi una storia e un ciclo, con un romanzo che di nuovo racconta le contraddizioni e i lati oscuri del mondo di oggi, ma anche la voglia di fare giustizia e trovare la verità di Mikael e Lisbeth, due eroi che hanno saputo conquistare il pubblico: Lisbeth in particolare si conferma come una delle figure femminili più interessanti e intriganti della letteratura contemporanea, fuori da ogni schema e quindi imprevedibile.
La ragazza che doveva morire porta dentro gli orrori della contemporaneità, dall’Everest dove si consumato un crimine alla Russia corrotta di oggi, senza dimenticare la Svezia di oggi, una democrazia piena di acciacchi, che non ha mai fatto i conti con un passato filo nazista e un presente in cui i movimenti di estrema destra hanno continuato ad esistere e prosperare,  che ha sempre avuto legami ambigui con l’Unione sovietica, con la dittatura prima e con la Russia corrotta di oggi poi, senza contare misoginia, omofobia e razzismo presenti in maniera endemica e crescente.
Un libro che si legge tutto d’un fiato, una conclusione epica e due personaggi che si fa fatica a salutare, questa volta per sempre.

David Lagercrantz (1962), affermato giornalista e scrittore tradotto in quarantasei paesi, vive a Stoccolma. È autore di romanzi e biografie, tra cui la celebre Io, Ibra sulla vita di Zlatan Ibrahimović. Di Lagercrantz, oltre agli ultimi tre volumi della saga Millennium creata da Stieg Larsson – un fenomeno editoriale da cento milioni di copie vendute nel mondo –, Marsilio ha pubblicato i romanzi La caduta di un uomo. Indagine sulla morte di Alan Turing (2016) e Il cielo sopra l’Everest (2018).

Provenienza: libro preso in prestito dalle Biblioteche del Circuito SBAM.

:: Il mio nome è Jack Reacher di Lee Child (Longanesi 2019) a cura di Giulietta Iannone

18 dicembre 2019

Jack ReacherPer chi non conoscesse ancora Jack Reacher, personaggio nato dalla penna inarrestabile di Lee Child, una raccolta di racconti brevi forse è il modo migliore, a mio parere, per fare la sua conoscenza. Il mio nome è Jack Reacher (No Middle Name, 2017) ne contiene ben otto, tutti inediti in italiano (tranne Identità sconosciuta), tutti accomunati da quello spirito on the road che caratterizza la serie tanto amata dai lettori. Ma chi è Jack Reacher? Bella domanda, forse neppure l’autore ha ancora capito il suo segreto, come mai dal 1997 raccoglie così tanti lettori intenti a seguire le sue gesta. Ex militare, senza fissa dimora, in viaggio da un angolo all’altro dell’America, paladino dei deboli e degli indifesi, con un’allergia congenita verso criminali e tagliagole, Jack Reacher è un eroe anomalo in un mondo che ha davvero bisogno di eroi, di modelli a cui ispirarsi, di persone che antepongano un ideale (di giustizia, lealtà, rettitudine) ai loro meri interessi personali. E Jack Reacher è tutto questo, lo vediamo bene in questi otto racconti, che comprendono Troppo tempo, il già citato Identità sconosciuta, Tutti parlano, Non è un’esercitazione, Magari hanno una tradizione, Un tizio entra in un bar, Nessuna stanza libera al motel, e Il dipinto del diner malinconico. Due dei quali sono molto natalizi, se li leggerete capirete il perchè, soprattutto Nessuna stanza libera al motel, ma non dico di più. Un’altra osservazione che ci tengo a fare riguarda il titolo originale, che suona come ‘Nessun secondo nome’, se ci fate il caso tutti i grandi assassini americani da Lee Harvey Oswald a Theodore Robert Bundy hanno tutti un secondo nome. Insomma Jack è Jack solo Jack. Una garanzia, un uomo di cui fidarsi e su cui fare affidamento. Buona lettura!

Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dopo aver lavorato per vent’anni come autore di programmi televisivi, nel 1997 ha deciso di dedicarsi alla narrativa: il suo primo libro, Zona pericolosa, è stato accolto con un notevole successo di pubblico e critica, e lo stesso è accaduto per gli altri romanzi d’azione incentrati sulla figura di Jack Reacher, personaggio definito dall’autore «un vero duro, un ex militare addestrato a pensare e ad agire con assoluta rapidità e determinazione, ma anche dotato di un profondo senso dell’onore e della giustizia». Nel 2019 è stato proclamato Autore dell’anno dal British Book Awards. Lee Child vive negli Stati Uniti dal 1998.

Source: libro inviato al recensore dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Longanesi.

:: Æternum di Gianluca Taliani (Oakmond Publishing 2019)

27 novembre 2019

TalianiLo avevano predetto i tarocchi di Marsiglia: quando il gallo canta a mezzanotte, qualcuno morirà presto. Di morte violenta. E accadrà prima della successiva luna.»

Natale a Parigi – Due sconosciuti, Gil e Arnaud, s’incontrano alla cassa di un supermercato. Lei è una donna dal fascino discreto insoddisfatta del suo matrimonio, lui un donnaiolo impenitente che tende ad annoiarsi rapidamente di tutto e tutti. L’approccio è brillante e sono entrambi attratti da subito.

“Mi permetterebbe di assaggiare una costola del suo sedano? Immagino che si sposi bene con un Pastis.» «Apprezzo la sua gentilezza e la ringrazio. Ma sono in grave ritardo. E non posso accettare.»
«Allora mi inviti a cena, a casa sua.»
«La prego …»
«Oppure organizziamo da me. Rientrerò nel supermercato per acquistare un libro di gastronomia».
«Non credo che ci sarà un’occasione successiva.».
«Le lascerò il numero del mio cellulare. E domani, se lo vorrà, potrà inviarmi un messaggio”…

Arnaud lascia un biglietto da visita e Gil, vinta dalla curiosità, manda un SMS a cui lui risponde di proposito con qualche giorno di ritardo.
Le feste trascorrono noiose per entrambi, soprattutto per Gil tra reiterate schermaglie tra marito e suocera.

«La trovo benissimo, signora, così, vestita tutta di bianco.»
«Anche tu, cara, sei elegantissima. È molto bello il tuo tailleur. È tornato di moda?»
Gil finse di non cogliere l’ennesima frecciata della suocera e si indurì in un sorriso teso «Vede? Sono già tutti seduti. Prego, signora, si accomodi: per lei il posto d’onore. Qui sederà suo figlio e lei starà tra lui e me.» «Come vuoi tu, cara, come da sempre.»

Quando Gil accetta finalmente di vedere Arnaud lo fa solo in luoghi pubblici tenendolo a distanza.

“Mia cara Gil, non vedi anche tu che non possiamo continuare così? Brevi momenti, qualche sguardo rubato, uno sfiorarsi di mani e di anime. E nulla più. L’amore, per decollare, ha bisogno di concretezza, non solo di desideri inappagati.»

L’amore divampa cedendo presto il passo all’erotismo.
E la passione è tale da far desiderare a Gil di abbandonare tutto per Arnaud, che invece si accontenta del presente e non vorrebbe prendersi responsabilità.
All’improvviso, gli si para innanzi una certezza: quella sua storia con Gil deve finire. La passione è giunta al capolinea. Dovrà restare un ricordo, doloroso come gli amori finiti, rimpianto sempre come perfetto perché non consumato fino all’esaurimento dei sentimenti.

Ma in questa storia influirà un improvviso colpo di scena che cambierà tutto.

«Il desiderio è la vera violenza interiore, invece. L’impulso animale, umano ne distrugge l’essenza più pura.» «Quindi, mi dai ragione: il desiderio può vivere in eterno soltanto se non si realizza.»
«No, Gil cara. È solo il desiderio impossibile che si trasforma in violenza e tragica follia.»
«Forse lo confondi con l’omicidio»…

I due amanti si lasceranno e si riprenderanno in un continuo né con te, né senza di te che spingerà inevitalmente al dramma e a un giallo finale.

Æternum è un romanzo elegante, erotico ed ironico che a tratti riporta alla memoria la cocente passione di Luna di Fiele dell’ormai introvabile romanzo di Pascal Bruckner.
Per gustarlo meglio la Oakmond Publishing suggerisce ai lettori un vino da abbinare a ognuno dei suoi libri.
Con Æternum consiglia un Franciacorta Satèn dal perlage finissimo, dal bouquet di frutta matura e fiori bianchi e dall’innata morbidezza setosa.

Buona lettura e buona degustazione.

Giuanluca Taliani è un medico, un agopuntore e uno scrittore poliedrico di rara sensibilità che per la Oakmond ha pubblicato un romanzo noir erotico.

Source: libro del recensore.

:: Le sette dinastie di Matteo Strukul (Newton Compton 2019) a cura di Federica Belleri

22 novembre 2019

le-sette-dinastie-la-lotta-per-il-potere-nel-grande-romanzo-dellitalia-rinascimentale-x1000Dal 1418 al 1476 Matteo Strukul ripercorre la storia. Attraverso sette dinastie che hanno  cambiato il corso di alcuni eventi. Parliamo dei Visconti e degli Sforza a Milano. Dei Condulmer a Venezia. Degli Estensi a Ferrara. Dei Medici di Firenze. Dei Colonna e dei Borgia a Roma. Degli Aragonesi a Napoli. Parliamo di guerra, di tradimento e di piani per conquistare il prestigio. Parliamo di scontri sanguinari consumati nel fango e dell’odore del sangue che infetta l’aria.
Matteo Strukul torna in libreria dimostrando ancora una volta di saper miscelare fatti storici ad altri verosimili. Dimostrando nuovamente la fruibilità della sua scrittura. Le sette dinastie è un romanzo che unisce le armi alla bellezza prorompente delle donne, la loro sofferenza alla capacità di farsi guardare negli occhi e sostenere il loro sguardo. Cosa non facile. È un romanzo di corruzione e intrighi che vengono smascherati. Di favori in cambio di un momento di passione. È anche un romanzo dove l’arte e la bellezza vengono messe in risalto come dei piccoli camei fra una sciagura e l’altra. È la storia delle discendenze nobili, che hanno alle spalle responsabilità e molto denaro. Non sempre si incontreranno personaggi puliti e irreprensibili, e il lettore dovrà fare i conti con l’onore calpestato senza ritegno.
Una buona lettura, che vi consiglio.

Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. È laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo. Le sue opere sono in corso di pubblicazione in sedici lingue, pubblicate in trenta Paesi e opzionate per il cinema. Il primo romanzo della saga sui Medici, Una dinastia al potere, ha vinto il Premio Bancarella 2017. La serie (che comprende anche Un uomo al potere, Una regina al potere e Decadenza di una famiglia) è in corso di pubblicazione in 12 lingue e in più di 25 Paesi. La Newton Compton ha pubblicato anche Inquisizione Michelangelo, tra le sue altre opere si segnalano il fantasy I cavalieri del Nord per Multiplayer, Giacomo Casanova per Mondadori e la graphic novel Vlad le lame nel cuore per Feltrinelli Comics. Il suo sito internet è matteostrukul.com

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio stampa Newton Compton.

:: La verità su Bébé Donge di Georges Simenon (Gedi 2019) a cura di Giulietta Iannone

24 ottobre 2019

SimenonIl nostro piccolo mondo di provincia.

La verità su Bébé Donge (La Vérité sur Bébé Donge, 1941) è un breve romanzo scritto da Simenon negli anni ’40. Edito per la prima volta in Italia negli anni ’50 e ripubblicato da Adelphi nel 2001, tradotto da Marco Bevilacqua, è un romanzo senza Maigret, per intenderci.
Se vogliamo un dramma psicologico più che un autentico giallo investigativo, anche se l’investigazione c’è ma è fatta dalla vittima di un tentato omicidio, che tenta in tutti i modi di capire le ragioni che hanno spinto la moglie, la bella, elegante e diafana Bébé Donge, a mettere l’arsenico nel caffè che gli serve un mattino nel giardino della loro bella casa di campagna.
Forse non uno dei libri più famosi di Simenon, ma sicuramente uno dei più autobiografici e profondi nello scavo psicologico delle ragioni dell’infedeltà, del tradimento e della solitudine profonda che ne deriva.
François Donge, il protagonista è un solido uomo d’affari, di successo, ben piantato, ama la vita, le donne, e le piccole comodità, sposa Bébé, perché lo fa sentire a suo agio, parole sue, da sempre convinto che lei abbia sposato lui per sistemarsi, per non restare con la madre, e non essere da meno della sorella Jeanne, che sposa il fratello di François, Felix.
Sulle prime François è disorientato, non si spiega perché l’equilibrio raggiunto in dieci anni di matrimonio, con un figlio e un accordo che permetteva a lui di avere le sue frequenti storie con altre donna senza scenate, sia sfociato in tragedia. François è anzi convinto di dare tutto il necessario alla moglie, soldi, benessere, vestiti eleganti, rispettabilità, tutto insomma quello che una donna desidera dal matrimonio, e invece Bébé è infelice, anzi disperata.
Il fatto che Bébé lo ami davvero giunge sul finale del libro come una folgorazione capace di fargli comprendere quanto il suo egoismo e la sua meschinità l’abbiano reso cieco e sordo alle esigenze della moglie, prima una ragazza poi una giovane donna di cui ignora molto, se non quasi tutto. Bébé Donge è un mistero, e proprio scoprire chi è davvero diventa la ragione prima del romanzo, come anche candidamente afferma il titolo del libro.
Il carattere di Bébé Donge viene disvelato pagina dopo pagina, e più François fa chiarezza e prende coscienza di sé e di lei, e più si accorge che ormai è tutto perduto, e solo allora si accorge di esserne finalmente innamorato e che è pronto ad aspettarla fin dopo che avrà scontato la condanna di cinque anni di lavori forzati, pur conscio di non sapere chi troverà allora.
Anatomia di un matrimonio, dramma intimo e privato, La verità su Bébé Donge è un ennesimo ritratto del piccolo e claustrofobico mondo di provincia che costituisce il fulcro della poetica simenoniana. La scrittura è come sempre molto rapida, essenziale, impressionista. Con pochi tratti, con cambi di luce, crea universi capaci di far vivere personaggi che acquistano consistenza e spessore.
Sembra di vederla Bébé Donge nei suoi vaporosi completi di alta sartoria sul verde pallido, muoversi come un’ombra svagata e nello stesso tempo molto nitida. Simenon si sofferma in ogni dettaglio, quasi arrivando a focalizzare i suoi pori come in un ritratto iperrealista, ed è quasi spietato nello scavare nell’intimo di questo dramma borghese, apparentemente quasi banale, superfluo.
Una donna tradita, un uomo grossolano, ma non cattivo, diventano i protagonisti di questo intreccio di vite denso di infelicità, solitudine e incomunicabilità, e Simenon ce lo racconta con la solita capacità di non dare giudizi, ma anzi di avere somma comprensione e compassione per i colpevoli, di qualsiasi crimine si siano macchiati.

Georges Simenon – Scrittore belga di lingua francese (Liegi 1903 – Losanna 1989). Tra i più celebri e più letti esponenti non anglosassoni del genere poliziesco, la sua produzione letteraria, soprattutto romanzi gialli, è monumentale: essa conta poco meno di duecento romanzi, fra cui emergono − per popolarità in tutto il mondo e per salda invenzione − quelli della serie di Maigret, quasi tutti tradotti in italiano. Dopo il suo primo romanzo, scritto a 17 anni (Au pont des arches, 1921), si trasferì a Parigi dove pubblicò sotto svariati pseudonimi opere di narrativa popolare. Nel 1931 con Pietr le Letton, che uscì sotto il suo nome, inaugurò la fortunatissima serie dei romanzi (circa 102) incentrati sul commissario Maigret, che rinnovarono profondamente il genere poliziesco. Negli USA dal 1944 al 1955, tornò poi in Europa, stabilendosi in Svizzera; nel 1972 smise di scrivere, limitandosi a dettare al magnetofono, e tornò alla scrittura solo per redigere i Mémoires intimes (1981). Autore straordinariamente prolifico, con stile semplice e sobrio ha narrato nei suoi romanzi, caratterizzati da suggestive analisi di ambienti, la solitudine, il disagio esistenziale, il vuoto interiore, l’ossessione, il delitto (La fenêtre des Rouet, 1946; Trois chambres à Manhattan, 1946; La neige était sale, 1948, trad. it. 1952; L’horloger d’Everton, 1954; Le fils, 1957). Gran parte di questa abbondante produzione, che ha ispirato molti film ed è stata tradotta in 55 lingue, è stata riunita nelle Oeuvres complètes (72 voll., 1967-73) e in Tout Simenon (27 voll., 1988-93). Ricordiamo inoltre i racconti e le prose autobiografiche (Je me souviens, 1945; Pedigree, 1948, trad. it. 1987; Quand j’étais vieux, 1970; Lettre à ma mère, 1974, trad. it. 1985; la serie Mes dictées, 21 voll., 1975-85), e le raccolte di articoli À la recherche de l’homme nu (1976), À la decouverte de la France (1976), À la rencontre des autres (1989). Nel 2009, in occasione del ventennale della morte, è stato pubblicato in Francia a cura di P. Assouline il monumentale Autodictionnaire Simenon, lungo le cui voci (in gran parte tratte da interviste, carteggi e appunti dello stesso S.) si snoda un’originalissima e dettagliata biografia dello scrittore.

Source: libro del recensore, acquistato come supplemento de La Stampa.