Posts Tagged ‘Gialli thriller noir’

:: La presidente di Alicia Giménez-Bartlett (Sellerio 2022) a cura di Valerio Calzolaio

22 gennaio 2023

Valencia e Madrid. Inverno 2020. Il direttore generale della Policía Nacional Juan Quesada Montilla, forte risoluto audace, chiama dalla capitale il dottor Badía, addetto stampa della potente Vita Castellá negli ultimi sei anni della sua presidenza, dimessosi lealmente appena il partito l’aveva messa da parte come uno straccio. Gli ingiunge di non parlare a nessuno di quanto accaduto. Badía stava accompagnando a Valencia la ex presidenta della Comunità Valenciana, dove lei doveva presentarsi sola davanti alla corte suprema, intuitivamente per rivelare brutte storie; quando la mattina era andato a svegliarla nel lussuoso albergo (dove avevano preso stanze separate, ovviamente come sempre, oltretutto lei lesbica, lui gay) aveva rinvenuto il cadavere; nessun’altro poi era potuto entrare nella camera. Quesada ribadisce che l’intera vicenda va considerata un segreto di stato e, angosciato, va a parlare col ministro dell’Interno, cui si era negato. Sa che è un omicidio (avvelenamento col cianuro), una cameriera le aveva portato il caffè lasciandolo sul vassoio. Non sanno chi è stato ma chiunque possa essere quasi certamente è dei “loro”, meglio non scoprirlo, esiste una schiera di scheletri in moltissimi armadi del partito. Devono riuscire a nascondere tutto: parlare d’infarto nella versione ufficiale, lasciare il caso lontano da Madrid, far svolgere le indagini a qualche incapace. Berta e Marta Miralles sono due sorelle giovanissime appena uscite dall’Accademia di Polizia, certo inesperte, probabilmente malleabili, in apparenza l’ideale. Invece no: acquisiscono fin da subito che devono far finta di non capire niente e di far poco per individuare davvero colpevoli e mandanti. Non tutto potrà essere svolto secondo le regole, certo, andranno corsi rischi di salute e professione, la scia di sangue potrebbe non terminare. Scopriamolo.

La bravissima Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 1951) è famosa per la serie gialla che ha protagonista l’ormai quasi sessantenne ispettrice Petra Delicado (una meticolosa attaccabrighe, ossimoro vivente), anche se ha scritto più di una decina di altri ottimi romanzi (1984-2015), saggi, racconti, articoli, sempre attenta al femminismo e ai diritti civili. Qui inaugura una nuova serie con due acute investigatrici alle primissime armi dopo infanzia e adolescenza nella campagna di Càlig coi genitori contadini (soprattutto l’aranceto), sulle colline del Maestrat in provincia di Castellón. Di loro l’autrice non fornisce mai una descrizione fisica (magre però), presentandole comunque come l’una caratterialmente l’opposta rispetto all’altra, pur accomunate da nomi brevi e poco tradizionali (scelti dalla madre), dai medesimi senso della giustizia e sogno della polizia, spesso necessariamente conviventi e ora relegate in un minuscolo ufficio. Berta è la maggiore, cauta disciplinata musona fumatrice lettrice; dopo la laurea ha avuto una forte delusione amorosa (con un medico di dieci anni più grande e già impegnato), dedicandosi così poi solo allo studio e al lavoro. Marta è operativa entusiasta svelta allegra salutista; le piace ballare e cerca spesso di divertirsi con i ragazzi palestrati e con l’ultima moda. Insomma, forse Berta ha la vocazione ma non il carattere del poliziotto, Marta viceversa. Ogni tanto tornano al paesino (il figlio minore Sebastià segue le orme paterne) ma sono molte concentrate sul caso della presidenta (da cui il titolo), in modo di generare movimenti che facciano affiorare indizi e individuare vaghe piste, che nascondono fra le pieghe delle note informative inviate al misogino e pensionando giudice, piene di descrizioni, dialoghi, omissioni, frottole (tanto lui non le leggerà fino alla soluzione finale). Il Partito Popolare fa una pessima giustificata corrotta figura. I personaggi spesso “finiscono per andare dove vanno tutti in Spagna, in ogni situazione: al bar” (come in Italia). Poco convincente all’inizio, il romanzo presto decolla, intrattenendoci con ironia e curiosità. L’agua de Valencia andrà provata (arance spremute, spumante, vodka); vino (Alicante), birra (gelata) whiskini (in emergenza) più abituali.

Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 1951) è la creatrice dei polizieschi con Petra Delicado. I romanzi della serie sono stati tutti pubblicati nella collana «La memoria» e alcuni poi riuniti nella collana «Galleria». Ha anche scritto numerose opere di narrativa non di genere, tra cui: Una stanza tutta per gli altri (2003, 2009, Premio Ostia Mare Roma 2004), Vita sentimentale di un camionista (2004, 2010), Segreta Penelope (2006), Giorni d’amore e inganno (2008, 2011), Dove nessuno ti troverà (2011, 2014), Exit (2012, 2019) e Uomini nudi (2016, Premio Planeta 2015). Nel 2006 ha vinto il Premio Piemonte Grinzane Noir e il Premio La Baccante nato nell’ambito del Women’s Fiction Festival di Matera. Nel 2008 il Raymond Chandler Award del Courmayeur Noir in Festival.

Source: libro del recensore.

:: Colpe senza redenzione di Nicola Verde, (Giallo Mondadori 2022) a cura di Patrizia Debicke

19 gennaio 2023

Il commissario Ermes De Luzio da sempre si ritiene un funzionario di polizia al servizio del cittadino. Si è mosso con coscienza anche durante il regime fascista, coservandosi neutrale per quanto ha potuto. Finita la guerra è rimasto al suo posto, mantenendo con cocciuta determinazione la sua drittura morale mentre Roma veniva percossa e lacerata da scontri, ritorsioni e vendette.
E tuttavia in fondo a sé prova una punta di rimorso, teme di non essersi mai voluto impegnare, teme di non aver fatto abbastanza e alzando lo sguardo al ritratto appeso sulla parete dell’ufficio affronta di malavoglia lo sguardo del presidente Luigi Einaudi. Sguardo che sembra volerlo giudicare da dietro le sue lenti rotonde.
Ormai vicino alla pensione, però De Luzio non si fa più illusioni e si è buttato serenamene dietro le spalle le giovanili velleità di carriera. Tutto nel suo ufficio piccolo è squallido, sa di muffa, vecchiume e come sottofondo, si potrebbe quasi percepire l’odore del grasso per pistole e della polvere che aleggia per l’intero edificio.
Il suo un ufficio è una stanza dimessa in un piccolo commissariato del Quarticciolo. Davanti alla sua vecchia scrivania che ha visto tempi migliori, troneggia una cassettiera in legno massiccio che contiene i faldoni con i casi già risolti e quelli da risolvere. Poca roba di recente: risse fra ubriachi, furtarelli di piccolo calibro, come per esempio la scomparsa del proiettore dalla sala parrocchiale. Ma qualche volta a impegnare di più il commissario De Luzio sono le liti tra marito e moglie, e il guaio vero può scaturire da alcune di quelle che degenerano nella violenza.
Come forse è accaduto in uno degli appartamenti dei tanti palazzoni di periferia, tirati su frettolosamante nell’ affannata opera di ricostruzione postbellica della Roma degli anni Cinquanta, ancora in bilico tra le dolorose ferite della guerra e la crescita incontrollata, sotto la spinta di speculazioni immobiliari.
L’appartamento in questione, zona Villa dei Gordiani, dove De Luzio verrà chiamato a intervenire e dove si troverà davanti a un orrido teatro del delitto: la tragica e spaventosa scena dell’omicidio di una giovane donna, Emilia Palmieri e dei suoi due bambini. Sia la donna, che i piccoli sono stati ferocemente massacrati a colpi di ferro da stiro. Chi può aver fatto un tale macello?
L’inchiesta in un primo momento verrà presa in carico dal commissario Leopardo Malerba che tenterà di sbrogliarla in fretta, indirizzando le indagini su un delitto passionale: la vendetta di una donna, Caterina Toresin, commessa e amante del marito e padre delle vittime. Malerba organizza persino funamboliche carte false per riuscire a inchiodarla . Ma presto per lui tutta questa triste faccenda dovrà passare per forza in secondo piano.
Il barbaro triplice omicidio di periferia infatti verrà oscurato dal ritrovamento sulla spiaggia di Tor Vajanica del cadavere di Wilma Montesi, ben presto balzato sulle testate più importanti e di risonanza nazionale per l’identità di importanti personalità coinvolte e tutte le ricadute politiche e mediatiche che minacciano addirittura le sorti del governo. Ragion per cui, di necessità virtù, Malerba, anche per cronica mancanza di personale in questura, sarà costretto ad affidare gli accertamenti della strage di Villa Gordiani al commissario Ermes De Luzio.
Per De Luzio però qualcosa non torna nelle conclusioni tratte da Malerba, troppo facili e semplistiche. Per lui quella ipotesi di accusa: vendetta di un’amante abbandonata, non regge. E tanto per cominciare l’anziano commissario sa di dover approfondire interrogando a fondo l’accusata. Ciò nondimeno, dopo aver parlato a lungo con Caterina Toresin, aver sentito la sua storia e le sue giustificazioni, le sue perplessità aumenteranno, inquietandolo. La donna lo intriga ma non la crede un’assassina.
Intanto sa di dovere per forza andare avanti riprendendo le indagini da capo e muovendosi con tatto discrezione. Non sbaglia. Con l’aiuto del suo fedele brigadiere Da Ponte, porterà subito alla luce la mancanza di conferme, interpretazioni sbagliate ed errori stupidamente commessi dagli investigatori fino a quel momento. E allora bisogna ricominciare dai primi passi, risentire tutte le testimonianze dei condomini e, tra “una tirata di Nazionale e l’altra”, cercare di scoprire anche quanto più possibile sulla vittima e la sua famiglia. Il nostro commissario è un poliziotto molto serio, preciso, scrupoloso. Ma anche un personaggio particolare, assillato da qualcosa che avrebbe preferito non venisse mai alla luce, insomma afflitto da sensi di colpa e dal suo continuo rimuginare su un caso non preso abbastanza sul serio e sfociato in una tragedia, che l’ha fatto soprannominare “mister Anamnesi”. Se ne accorge persino sua moglie Elena. Ci saranno tra loro persino alcuni momenti di dubbi, di imbarazzo, prima che De Luzio riesca a sfogarsi e ad accettare il suo conforto e il suo incoraggiamento a proseguire le indagini. Che si presentano lunghe e difficili anche perché qualcuno nasconde una parte della verità. Ma qualcosa verrà fuori. Intanto che l’uccisa era incinta. Di chi?… Pare che il marito fosse all’oscuro. E qual’era la vera ora in cui è stata commessa la strage?
Aiutato anche dalla colte letture di sua moglie, e fiancheggiato dalla dedizione del fedele brigadiere Savio De Ponte, savio di nome e di fatto, il commissario De Luzio pian piano riuscirà a mettere in piedi un solido schema investigativo, in grado di driblare depistaggi e false piste e invece prefiggersi un’ipotesi in grado di offrire inattese svolte e inimmaginabili colpi di scena.
Nel suo bel romanzo giallo, Nicola Verde ci offre una puntuale ricostruzione di quei tempi, spaziando la sua ricognizione dalle borgate descritte amaramente da Pasolini ai quartieri borghesi come i Parioli con i suoi lussuosi palazzi, avvalendosi anche di continue, mirate citazioni di film e canzoni d’epoca e facendo un’approfondita analisi dell’animo umano dei diversi personaggi. Un’indagine poliziesca sì, ma su un ambiente, una città e un periodo che Nicola Verde valuta a fondo e condanna senza fare sconti inserendo con abilità le giuste notizie storiche, culturali e letterarie che fanno di “Colpe senza redenzione” un libro che va ben oltre i confini del giallo classico.
Senza voler poi calcolare i pensieri, i ricordi e gli incubi che angosciano l’assassino (riportati in corsivo nel romanzo).
Ma ad un certo punto finalmente il quid, l’idea che scaturita da un libro gli darà in mano la giusta tessera da inserire per far combaciare il puzzle di Colpe senza redenzione. Sarà quella la chiave che ha scatenato tutto, o il terrore di un’infamante test diagnostico? Come riuscirà il nostro commissario De Luzio a trovare la giusta strada da imboccare per poi proseguire fino in fondo, fino alla soluzione del caso. Ma anche a scoprire che l’origine di tutto quel male, di quella mostruosa follia omicida, deve per forza aver avuto un suo drammatico perché.

Nicola Verde è nato a Succivo (CE) nel 1951 e vive a Roma. Vincitore di alcuni prestigiosi premi dedicati al giallo, alla fantascienza e al fantastico, è presente in numerose antologie. Ha pubblicato i seguenti romanzi: “Sa morte secada”, “Un’altra verità”, “Le vie segrete del maestrale”, “La sconosciuta del lago”, “Verità imperfette”, “Il marchio della bestia”, “Il vangelo del boia”, “Maestro Titta e l’accusa del sangue”, “Il profumo dello stramonio”.

Source: libro del recensore.

:: Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni (Einaudi 2022) a cura di Valerio Calzolaio

21 dicembre 2022

Buenos Aires e, soprattutto, Napoli. Aprile 1939. Nel caffè dell’altra parte del mondo, una bella cantante cerca di interpretare meglio la struggente canzone sulla stradina delle pene d’amore, da cinque anni è fuggita impaurita dall’Italia e ora si chiama Laura Lobianco, le stesse iniziali rispetto a quelle dell’esistenza di cui ha nostalgia. Dietro a un boschetto di questa parte del mondo, il vedovo maestro in pensione Caputo alla ricerca di nespole trova per caso due cadaveri nel giardino nascosto ai percorsi abituali, dietro alle case popolari, sembra quasi che i due giovani stessero facendo l’amore prima di essere malamente uccisi. In questura il quasi 60enne brigadiere Raffaele Maione si confida col commissario Luigi Alfredo Ricciardi di Malomonte, hanno in sospeso soltanto la denuncia della scomparsa del primo ufficiale di una nave genovese. Prima che finisca il turno arriva però la chiamata dal posto di guardia di San Giovanni, hanno trovato i due morti, vanno insieme sulla scena del crimine. Ricciardi si concentra per abbandonarsi alla dannazione che gli fa sentire l’ultima frase pronunciata dai morti sul luogo e capisce che la coppia aveva il matrimonio in vista, si era data un appartato appuntamento e forse lui è proprio il 27enne Parodi che non era rientrato all’imbarcazione alla ritirata del giorno prima. Fra l’altro, arriva il medico Bruno Modo e se ne va sconvolto, forse lo conosceva, coinvolto in qualche attività clandestina. Cominciano a indagare, Parodi faceva il postino dei carcerati a Ventotene, potrebbe essere stato vittima dei fascisti, ordini ufficiali o meno. Però non tutto quadra, faticano a identificare la ragazza. Ed entrambi hanno pure altri pensieri per la testa: Ricciardi continuamente relativi alla figlia Marta, nata cinque anni prima mentre la moglie Enrica moriva nel parto, chissà se ha ereditato i dannati “poteri” del padre; Maione a causa dell’imperioso arrivo di un appariscente riccone che vuole sottrarre la figlia adottata dalla sua famiglia. Le minacce si addensano e complicano.

Il grande scrittore italiano Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) aveva chiuso oltre tre anni fa la sua prima e più amata serie con il dodicesimo romanzo. Dopo gli esordi con le quattro stagioni del 1931, il seguito delle feste del 1932, le svolte matrimoniale del maggio 1933 e genitoriale dell’estate 1934, aveva dovuto abbandonare alla sua sorte l’amatissimo “diverso” commissario. Ricciardi non era più certo di essere pazzo, pur mantenendo una peculiarità al limite del paranormale: nei luoghi che frequenta percepisce ancora tanto dolore, le voci di chi è morto, ascolta chiaramente ultime parole e sentimenti quando si trova sulla scena della dipartita (criminale o meno), chiama questo fenomeno il Fatto (conosciuto solo da Enrica, con la quale aveva condiviso tutto), chissà se Marta seguirà le sue (tristi e devastanti) orme. Qui vorrebbe ormai la “prova”, verificare se l’ha trasmesso, non lo ha capito bene dal colore degli occhi (verdi i suoi, praticamente neri quelli di lei). La bimba è una nuova inedita protagonista (acuta e sensibile, più alta della media, capelli corti, spesso un bel fiocco sulla testa, mani sottili e nervose del padre, volto dolce e tratti regolari simili alla madre); quattro giorni alla settimana va a studiare con l’istitutrice Edna e il figlio Federico dalla contessa Bianca Borgati di Zisa, cara amica di Luigi ed Enrica; frequenta pure spesso i nonni materni (drammaticamente condizionati dalle leggi razziali); la sempre più brutta governante Nelide la segue ovunque. La narrazione è, come sempre, in terza varia (brevemente anche fra i colpevoli). Il titolo garantisce con commozione (sentimentale) e approfondimenti (argentini) il filo lirico comune di Luigi ed Enrica (sulla loro panchina), di Luigi e Marta (verso la casina della musica), di Marta e Federico (come scopriamo alla fine). Con audacia e qualità, De Giovanni riesce in un triplo salto mortale: recuperare l’invocata serie innovandola nelle dinamiche, politiche sociali relazionali. Altro che letteratura minore di genere! Giusto che sia in testa alle classifiche di vendita. Tanti riferimenti all’isola carcere di Ventotene. Vino rosso.

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverno, Il purgatorio dell’angelo e Il pianto dell’alba (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir, Vuoto, Nozze, Fiori, e Angeli, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014). Per Rizzoli sono usciti Il resto della settimana (2015), I Guardiani (2017), Sara al tramonto (2018), Le parole di Sara (2019) e Una lettera per Sara (2020); per Sellerio, Dodici rose a Settembre (2019); per Solferino, Il concerto dei destini fragili (2020). Con Cristina Cassar Scalia e Giancarlo De Cataldo ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020). Sempre per Einaudi Stile Libero, ha pubblicato della serie di Mina Settembre Troppo freddo per Settembre (2020) e Una Sirena a Settembe (2021). I libri di Maurizio de Giovanni sono tradotti in tutto il mondo. Molto legato alla squadra di calcio della sua città, di cui è visceralmente tifoso, de Giovanni è anche autore di opere teatrali.

Source: libro del recensore.

:: Il ritorno del mostro di Modena di Luigi Guicciardi (Damster 2022) a cura di Patrizia Debicke

26 novembre 2022

È fatta. Il giovane commissario Giovanni Torrisi, uno tra più giovani d’Italia, è tornato al lavoro. Insomma è di nuovo seduto dietro la scrivania del suo ufficio. Finalmente sano. Guarito, dopo che il Covid l’ha prima costretto al ricovero in ospedale, poi all’angoscia dell’intubazione e la lunga degenza, seguita dal ritorno a casa, annegato in una convalescenza che pareva interminabile e lasciava tanto, troppo tempo per pensare. Soprattutto pensare alla fine della sua storia con Debora, durata poco e appena due mesi prima al definitivo addio seguito dalla sua partenza per gli States ad accettare il lavoro e fare la biologa. Insomma cosa chiusa e forse…. Ma no non era destino e neppure questa volta ha funzionato. Forse l’amore, un rapporto vero fisso non fanno per lui.
Ma quel suo rientro in servizio il 10 febbraio in una mattinata che si prometteva tranquilla, di routine, lo catapulterà invece immediatamente in una brutta indagine. Una prostituta, tutto di lei lo fa pensare, è stata uccisa… Uccisa a coltellate in periferia. L’ha ritrovata un pensionato che passeggiava tranquillo con il cane. Morta da almeno tre settimane.
Prende la rincorsa così “Il ritorno del Mostro di Modena”, nuovo romanzo poliziesco d’indagine di Luigi Guicciardi che stavolta introduce nella storia un altro personaggio molto diverso dal suo consueto protagonista. Ragion per cui et voila il nuovo interprete (sempre un poliziotto però) ma contrariamente al catanese Cataldo, Torrisi è un modenese quasi doc, insomma della provincia, nato a Samone, un paese vicino a Guiglia. Un “nuovo” commissario di 30 anni più giovane di Cataldo, sicuramente meno logico e competente in materia di lui ma forse più adatto ad affrontare un altro tipo di storia, più dura, più dolorosa, violenta, feroce e a impegnarsi senza tregua nelle indagini.
Nessuno conosce la donna assassinata, o almeno pare, e Torrisi gira a vuoto per due settimane, poi, quando fa mettere un suo schizzo sui giornali, finalmente a fine mese qualcuno viene in commissariato e la identifica come Manuela Volpi… E dalle sue mezze parole si conferma anche l’ipotesi che battesse … In seguito però, a parte il dolore della madre vedova, niente. Ma tre mesi dopo, il 4 maggio, a quel primo delitto dai macabri risvolti, farà seguito un secondo con come vittima sempre una prostituta, accoltellata come l’altra e fatta ritrovare dall’ assassino presso la cava di San Damaso… Passano altri tre mesi. L’inchiesta che fin dal primo momento si presentava oscura, con praticamente zero indizi o poco utili e soprattutto priva di appigli, zoppica tristemente, non va avanti di un passo anzi pare destinata ad arenarsi, finché a luglio un’altra vittima, la terza, che va ad accrescere il macabro carniere dell’assassino, fa cominciare a valutare agli inquirenti un’altra possibilità.
Tutte le donne ammazzate che si prostituivano e spesso erano anche tossicodipendenti, sono state uccise in modo efferato ma secondo uno schema bene preciso e quegli omicidi hanno, nel loro articolato modus operandi, nette similitudini con altri commessi tanti anni prima dal famigerato mostro di Modena. Un omicida che aveva terrorizzato e insanguinato la città e la zona tra il 1983 e il 1995. Un assassino che aveva lungamente operato impunemente commettendo per più di un decennio,tutta una inspiegabile serie di delitti, con addirittura dieci vittime. Delitti per i quali non era mai stato trovato il colpevole.
Torrisi, essendo troppo giovane, non può ricordare il clamore di quella storia. Ma sollecitando l’aiuto di un anziano poliziotto vicino alla pensione e andando a caccia di maggiori riscontri negli articoli dei giornali dell’epoca, si renderà conto che ci sono delle mostruose analogie tra i vecchi e i nuovi omicidi. Lo stesso assassino? Noo, pare molto più logico pensare a un emulatore? Uno psicopatico, un impotente, un maniaco sessuale o altro, magari un vendicatore deciso a punire con la morte il male commesso dalle puttane, vendendosi. E comunque un nuovo efferato mostro che ha deciso di agire, di sfidare le forze dell’ordine.
Non resta al commissario Torrisi che imboccare questa pista seguendo un’ipotesi investigativa, suffragata da più di un indizio, e continuare a seguirla fino a quando nella macabra sequenza di uccisioni ci sarà come una rottura o forse meglio dire una smagliatura. Perché la vittima prescelta dal mostro sarà una donna della Modena che conta, ricca e influente una signora, una nota giornalista, co-direttrice di una importante emittente televisiva locale. Forse di mente e costumi aperti, ma non certo una prostituta Una persona che oltre tutto Torrisi conosce personalmente, addirittura è una sua vicina di casa.
Non sarà un compito facile venire a capo di una spinosa faccenda, talmente ingarbugliata da far girare la testa anche a un poliziotto tanto preciso, razionale e accurato come Torrisi.
Ma sarà poi possibile arrivare a scoprire che non basta individuare una e plausibile verità perché a conti fatti le possibili verità potrebbero essere diverse e più d’una.
Un nuovo personaggio per Guicciardi che dobbiamo ancora imparare a conoscere meglio ma, sono certa, non ci mancherà l’occasione. Lo ritroveremo, mi sa che ha voglia di farsi strada, anche in futuro.
Luigi Guicciardi fa parte, a buon diritto, del gruppo degli autori rappresentanti del più classico giallo italiano legato al campanile e che spesso narra della tante magagne di ogni città ai nostri giorni. Gialli tradizionali, ancora cari a tanto pubblico, sempre realizzati su inchieste e indagini e sulla ben calibrata costruzione dei suoi personaggi, specchi parlante di ogni umanità.

Modenese, insegnante di liceo e critico letterario, Luigi Guicciardi è il creatore del commissario Cataldo, poliziotto al centro di una serie di mystery: “La calda estate del commissario Cataldo”; “Filastrocca di sangue per il commissario Cataldo” – entrambi finalisti al Premio Scerbanenco – “Relazioni pericolose per il commissario Cataldo” (2001), “Un nido di vipere per il commissario Cataldo” (2003), “Cadaveri diversi” (2004, Piemme); “Occhi nel buio” (2006), “Dipinto nel sangue” (2007), “Errore di prospettiva” (2008), “Senza rimorso” (2008), “La belva” (2009), “La morte ha mille mani” (2010) per Hobby&Work; “Una tranquilla città di paura” (2013, LCF Edizioni); “Le stanze segrete” (2014), “Paesaggio con figure morte” (2015) e “Giorni di dubbio” (2016) per Cordero Editore. Ha contribuito all’antologia “Scosse. Scrittori per il terremoto”, (Felici Editore, 2012).

:: Il prezzo dell’onore di Giorgio Ballario (Edizioni del Capricorno 2022) a cura di Giulietta Iannone

1 novembre 2022

Asmara 1937. Il maggiore Aldo Morosini, ormai lasciata l’Arma dei Regi Carabinieri da alcuni mesi per la PAI, la Polizia dell’Africa Italiana, istituita nel 1936, si trova per la prima volta da indagatore di crimini e delitti nella spiacevole veste di indagato, di concussione per giunta, lui ligio e integerrimo funzionario dello Stato, la cui alta moralità non era stata mai messa in dubbio da nessuno. Tutto per la denuncia di Nestore Ravanelli, piccolo imprenditore edile, si scoprirà poi invischiato in traffici poco chiari e gravato di debiti, anzi sull’orlo della bancarotta a causa del demone del gioco. Quando nella sua scrivania vengono scoperte 10.000 Lire, la classica mazzetta o bustarella, che il Ravanelli dichiara essergli stata estorta dal maggiore, con le banconote per giunta segnate, anche per il suo diretto superiore, il Colonnello Delle Piane, comandante del PAI di Asmara, non ci sono dubbi: va sospeso dal servizio, senza stipendio, e i suoi conti in banca vanno congelati. Non che si impegni troppo a dubitare della “falsa” accusa, e procede forse con eccessivo zelo e fretta, alla messa in accusa di Morosini, ma in fondo non lo conosce che da pochi mesi. Tant’è che Morosini si trova senza lavoro, senza soldi, senza un tetto sulla testa, senza più la stima e l’onore che si è sempre guadagnato con anni e anni di onorato servizio e condotta specchiata. In casi come questo un militare può o puntarsi una Beretta alla tempia, o non arrendersi e impegnarsi a scoprire cosa c’è sotto. Il maggiore Morosini sceglie la seconda strada, e con l’aiuto dell’amico giornalista Bonvicini, del maresciallo Barbagallo e del fedele sciumbasci Tesfaghì, inizia a scavare in una storia così torbida da arrivare a vette di depravazione che è difficile immaginare peggiori. Quando Bonvicini gli trova lavoro come responsabile della sicurezza de La Gazzella Nera, locale notturno ben frequentato dall’alta società asmarina, potrà sembrare l’inizio di una discesa agli inferi per il nostro, ma si rivelerà una benedizione, proprio da lì il protagonista avrà infatti un punto di osservazione privilegiato per dipanare la matassa.

Il prezzo dell’onore, sesta indagine del ciclo noir del maggiore Morosini, è un romanzo che scava nelle pieghe più oscure della vita coloniale italiana del periodo: intrallazzi, corruzione, ricatti, omicidi, prostituzione, abusi sui bambini, insomma uno scenario più noir è difficile immaginarlo sotto la patina edulcorata dei proclami e della vita lussuosa e privilegiata dell’alta società del luogo. Non solo luce, ma molte ombre dunque di un mondo solo all’apparenza moralista e rispettabile, che nasconde invece tanto marciume capace di inquinare ogni anfratto e sovvertire ogni ordine, morale, sociale e legale. L’onestà di Morosini resta sullo sfondo, caparbia, ribelle, se vogliamo anche un po’ anarchica, anche se non esula da qualche cedimento che il maggiore vive tuttavia con doloroso disincanto come quando utilizza la sua amica Lucilla Santacroce per le sue indagini. Morosini legge Seneca, conosce Pirandello, arriverà a incontrare Renato Carosone, (dandogli consigli su come si conquista una donna da perfetto uomo di mondo) e finanche Pietro Ferrero, capostipite dell’omonima ditta dolciaria piemontese, ormai conosciuta in tutto il mondo, che se vogliamo getta le basi della sua fortuna proprio ad Asmara, vendendo il panettone Ferrero ai tanti italiani dell’alta Italia presenti nella colonia. Impreziosiscono il testo le strofe delle canzonette allora in voga (strategicamente funzionali al racconto) e i tanti aneddoti di vita coloniale. La bellezza della vegetazione, del clima relativamente mite della città (paragonato a quello di Massaua) e la bellezza classica della scrittura di Ballario che rispecchia in modo molto fedele anche la mentalità dell’epoca, i piccoli capricci, le tragedie. Continua anche il rapporto epistolare con Erika Hagen, fotografa tedesca e agente dei servizi segreti, della quale Morosini si è perdutamente innamorato, che sicuramente incontreremo di nuovo nei prossimi capitoli della serie. Buona lettura!

Giorgio Ballario, è nato a Torino nel 1964. Oltre a essere giornalista professionista ha pubblicato racconti in svariate antologie giallo-noir, tra cui, per Edizioni del Capricorno, Porta Palazzo in noir (2016) e Il Po in noir (2017), e sei romanzi: Morire è un attimo (2008), Una donna di troppo (2009), Il volo della cicala (2010), Le rose di Axum (2010), tutti appartenenti al ciclo del maggiore Morosini; Nero Tav (2013) e, per Edizioni del Capricorno, Il destino dell’avvoltoio (2017). Nel 2010 ha vinto con Morire è un attimo il Premio Archè Anguillara Sabazia e nel 2013 il Premio GialloLatino con il racconto Dos gardenias, pubblicato da Segretissimo Mondadori. Con Vita spericolata di Albert Spaggiari, biografia di un famoso ladro francese degli anni Settanta (2016), è stato finalista al Premio Acqui Storia. Fuori dal coro (2017) è una galleria di personaggi irregolari e controcorrente del Novecento. Dal 2014 è presidente di Torinoir, sodalizio di scrittori torinesi malati di noir.

:: Chi si ferma è perduto di Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone (Sellerio 2022) a cura di Valerio Calzolaio

29 ottobre 2022

Ponte San Giacomo, Pisa. Un’intensa settimana, di recente. La 45enne Serena Martini ora non viene retribuita per il lavoro che fa, ha due figli in piena dipendente età scolastica, da accudire nutrire accompagnare, Pietro (quasi tredici anni, studia violoncello) e Martino (dieci, si allena con lo judo), e il pur ottimo marito (da più di venti anni) Virgilio insegna all’Università, ordinario di Intelligenza Artificiale a Informatica. Si era laureata e aveva un po’ lavorato in quanto bravissima esperta di chimica sopramolecolare dei metalli (inorganica), aveva da sempre uno straordinario olfatto (organico) ancor più evidente da quando era divenuta sommelier (talora con collaborazioni retribuite in ristoranti), continua a domandarsi se cercare o accettare lavori a tempo pieno. Quella domenica mattina scopre per caso un cadavere. Durante la tradizionale camminata con le amiche Giulia e Debora le sono cadute le chiavi ed è rimasta fuori casa (i congiunti sono sulla spiaggia a giocare con il drone), torna sullo stradone del percorso, deve fare pipì, s’inoltra appena nel boschetto, vede il corpo senza più vita e sente almeno due odori (da polvere da sparo e da acidemia isovalerica), farà tardi al pranzo dalla suocera (ex sua arcigna docente di matematica del liceo). Qualcuno ha sparato al 54enne Luigi Caroselli, professore pro tempore di musica presso la scuola privata Della Casa di Procura Missionaria, solitario appartato e senza familiari, ecologista cacciatore, colto apprezzato clavicembalista e insegnante, abbastanza rompicoglioni a detta di molti. La scuola dell’obbligo è l’unica del posto, la discutibile gestione è delle suore, ci vanno tutti in paese, compresi i figli di Serena e delle sue amiche. La sovrintendente Ana Corinna Stelea indaga con buon piglio e rigore giuridico, è alta un metro e novantuno, capelli biondi e occhi grigi orlati di verde, bellissima e intelligente, non sposata né fidanzata, senza figli. Serena e Corinna s’intenderanno, dopo qualche sana diffidenza.

La chimica scrittrice Samantha Bruzzone (Genova, 1974) e il chimico scrittore Marco Malvaldi (Pisa, 1974) sono incidentalmente sposati da una ventina d’anni, da sempre appassionati di gialli per deformazione professionale. Nel loro primo bel romanzo a quattro mani fanno di continuo riferimento alle differenze fra fiction e no fiction, fra letteratura o cinema e realtà, scherzano. Malvaldi è divenuto un apprezzato originale vendutissimo giallista dal 2007 con l’inizio della celebrata divertente serie del BarLume. Nel 2011 iniziò a intervallare le avventure matematiche dei vecchietti di Pineta con altri romanzi di genere e con saggi di natura scientifica. Le divagazioni sono via via divenute prevalenti, per il gusto nostro e di lettori curiosi che cercano intrattenimento e divulgazione. Il giallo (umoristico) di coppia non è una divagazione. La moglie era sempre ringraziata dal marito per il contributo preventivo alle stesure dei testi, così questa volta la narrazione è in prima persona al femminile su Serena, intervallando ogni tanto un capitolo in terza su Corinna, con l’obiettivo (abbastanza riuscito) della “fusione di un punto di vista maschile e uno femminile”. Le acrobatiche digressioni sul lato comico o paradossale o assurdo o triste della vita sono continue e simpatiche e ruotano intorno all’indiscutibile fatto che “non sempre i genitori sono in grado di parlare con i figli”, fatto salvo che l’intreccio resta giallo e il dipanarsi della vicenda un’indagine su un crimine per scoprirne il o la colpevole (il o la?). Le pillole scientifiche sono salutari e benvenute (talora condite di polemiche contemporanee), si rintracciano anche qualche ricetta di pasticceria e spiegazioni sulla conservazione in frigo. Il paesino è minuscolo e inventato, il contesto quello pisano di San Giuliano Terme. Alla cena finale degustano Vorberg 2019 (Pinot bianco) per la pasta alla bottarga e San Leonardo 2016 (Merlot) per il pecorino al forno, poi rum. Molto gettonato Fabrizio De André.

Marco Malvaldi, laureato in chimica presso l’Università di Pisa, ha provato a fare il cantante lirico, ma ha abbandonato dopo poco per tornare alla professione di chimico. Esordisce nella narrativa nel 2007 con la serie dei vecchietti del BarLume, pubblicata da Sellerio: La briscola in cinque (2007), Il gioco delle tre carte (2008), Il re dei giochi (2010), La carta più alta (2012), Il telefono senza fili (2014); La battaglia navale (2016), A bocce ferme (2018). Da questa serie a partire dal 2013 è stata tratta una serie televisiva dal titolo I delitti del BarLume. Ha pubblicato anche Odore di chiuso (Sellerio, 2011, Premio Castiglioncello e Isola d’Elba-Raffaello Brignetti), giallo a sfondo storico, Milioni di milioni (Sellerio, 2012), Argento vivo (Sellerio, 2013),  Buchi nella sabbia (Sellerio, 2015) e i saggi L’ architetto dell’invisibile ovvero come pensa un chimico (Cortina Raffaello, 2017), Le due teste del tiranno. Metodi matematici per la libertà (Rizzoli, 2017), Per ridere aggiungere acqua. Piccolo saggio sull’umorismo e il linguaggio (Rizzoli, 2018), La misura dell’uomo (Giunti, 2018), Vento in scatola (Sellerio, 2019) e Bolle di sapone (Sellerio, 2021).
Suoi racconti sono inclusi nelle antologie di Sellerio: Un Natale in giallo (2011), Capodanno in giallo (2012), Ferragosto in giallo (2013), Regalo di Natale (2013, La tombola dei troiai), Carnevale in giallo (2014, Costumi di tutto il mondo).  Nel luglio 2013 vince il Premio letterario La Tore Isola d’Elba.
Nel 2019 pubblica per il Mulino assieme a Stefano Marmi Caos.

:: Prato all’inglese di Frédéric Dard (Rizzoli, 2022) a cura di Giulietta Iannone

23 ottobre 2022

Jean-Marie Valaise, giovane e romantico agente di commercio parigino, e Marjorie Faulks, inglesina dalla bellezza discreta, tutta efelidi, imprigionata in un matrimonio infelice, sono i protagonisti di questo noir scritto da Frédéric Dard agli inizi degli anni ’60, dal titolo Prato all’inglese (La Pelouse, 1962). Rizzoli prosegue nella meritoria riscoperta di Dard (dai più conosciuto come il padre del commissario Sanantonio), dopo aver pubblicato Gli scellerati, Il montacarichi, I bastardi vanno all’inferno. Jean-Marie e Marjorie in vacanza a Juan-les-Pins senza i rispettivi compagni, (Denise la compagna di lui arriverà in Costa Azzurra solo dopo quasi a sorpresa, mentre il marito di lei è restato in Inghilterra), si incontrano abbastanza fortuitamente e si innamorano. Perlomeno lui si innamora mentre lei apparentemente gravata da una grande infelicità gli dà corda e inizia un complicato gioco del gatto col topo che farà sì che Jean-Marie pianti in asso la compagna (a cui è legato da una relazione tira e molla) e raggiunga Marjorie in Scozia. Dal sole, la leggerezza e la spensieratezza della Costa Azzurra passiamo alle brumose e fredde atmosfere di Edimburgo e anche la storia cambia di tono e registro, e dalla spensierata avventura sentimentale passiamo al dramma più cupo. Sarebbe un peccato spiegarvi altro della trama, ma vi basti sapere che verte tutto sui meccanismi del delitto perfetto, che naturalmente non esiste, e a volte viene sventato, se non dagli errori dell’assassino, dal caso e dall’intuito dei buoni investigatori. Storia forse in tono minore, si regge essenzialmente sui dialoghi e sulla caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti. Dard è un maestro indiscusso nell’arte di depistare il lettore, e affascinarlo e intrigarlo in storie solo apparentemente semplici e lineari. Le dark lady di Dard appaiono tutt’altro che tali, e riescono a far “innamorare” davvero le loro vittime, portandole all’estreme conseguenze. Jean-Marie Valaise come vittima poi è piuttosto consenziente, e tra pollo tra i polli capisce quasi subito (perlomeno dal suo arrivo a Edimburgo) di essere finito in un grosso guaio ma continua il suo gioco (e con lui il lettore) per capire dove si andrà a parare. Marjorie Faulks ha il fascino discreto delle ragazze tranquille non eccessivamente appariscenti, ma dotate di quel magnetismo capace di far abbassare la guardia e non far riflettere troppo sui suoi strani comportamenti, innescando in Jean-Marie la sindrome del crocerossino che vuole salvarla a tutti i costi. Una provvidenziale lettera spariglierà le carte, ma ora ho davvero detto troppo, buona lettura… Traduzione di Elena Cappellini.

Frederic Dard (1921-2000) ha iniziato a pubblicare romanzi negli anni Quaranta. Il grande successo sarebbe arrivato però più tardi, con lo pseudonimo San-Antonio. È in atto una riscoperta internazionale della sua opera, vastissima, inaugurata in Italia da Rizzoli con Gli scellerati (2018), Il montacarichi (20219), I bastardi vanno all’inferno (2021) e Prato all’inglese (2022).

Elena Cappellini, dopo la laurea in Lettere moderne presso l’Università di Bologna, ha studiato a Siena, dove ha conseguito il dottorato in Letteratura comparata e Traduzione del testo letterario. Ha partecipato a convegni e pubblicato saggi su Michel Tournier, sul fantastico, sull’immaginario radiofonico, fotografico e radiologico. Dal 2002, a Cremona, è stata curatrice del festival Pensare la differenza, percorsi, incontri e spettacoli sulla cultura di genere.

Source: libro inviato al recensore dall’ editore. Ringraziamo Giulia e Chiara dell’ Ufficio stampa Rizzoli.

:: Dalle nove a mezzanotte di Paola Rambaldi (Clown Bianco Edizioni 2022) a cura di Giulietta Iannone

15 ottobre 2022

Torna Brisa, (è un rafforzativo dialettale del parlare comune della bassa ferrarese che equivale a “Non farlo!”) curioso soprannome da cui prende titolo il precedente romanzo (Brisa, Edizioni del Gattaccio, 2018), romanzo che vi consiglio di leggere prima di questo per capire tutti gli antefetti e seguire meglio i destini dei personaggi. Brisa, la stria, l’intoccabile, brutta come i debiti, con un occhio di un colore e l’altro di un altro, e un naso importante, ma dotata di un fisico alto e slanciato (che risalta tra le donne basse e tracagnotte dell’Italia di allora) da modella, è la protagonista indiscussa di questa saga corale, giunta al secondo episodio, dal titolo Dalle nove a mezzanotte, Clown Bianco Edizioni, con cui Paola Rambaldi ricrea il mondo di provincia delle terre tra Bologna e Gorino. Se nel romanzo precedente eravamo nella seconda metà degli anni ’50, in questa nuova storia siamo nel 1963 e troviamo una Brisa più autonoma e indipendente (sogna di risparmiare abbastanza per comprarsi l’auto), che dopo aver lasciato zia e cugine (con le quali la convivenza si era fatta difficile) va a vivere ospite di Desdemona, sua collega di uno studio dentistico di Bologna dove ha trovato lavoro come tuttofare. Studio sui generis che per aumentare il giro di pazienti integra con la lettura dei tarocchi e la predizione del futuro, predizioni che devono essere sempre positive e ottimistiche. I pazienti si sa devono essere blanditi e rassicurati, non spaventati, ne va degli affari. Solo che i poteri di Brisa sono veri, se lei passa le ciocche dei suoi lunghi e setosi capelli neri sulle foto di persone scomparse, o dei divi del momento, può vedere davvero cose che esulano dal consueto. Come Brisa anche il seguito Dalle nove a mezzanotte è un romanzo poliedrico e sfaccettato, che come ogni noir rispetta sì canoni e stilemi del genere, anche se li rinnova e li trascende con incursioni nel realismo magico, non sudamericano, ma di autori come Buzzati o Calvino, se vogliamo orientarci sui classici italiani, declinati verso un gotico rurale all’Eraldo Baldini, per riferimenti più contemporanei. Il dialetto (che se fossi nella Rambaldi utilizzerei ancora più diffusamente come mia propria cifra stilistica), l’uso dei soprannomi, le abitudini, i vezzi, le meschinità, le perversioni dei piccoli borghi (che non ci risparmiano incesti, pedofilia, e tutto quel corollario nerissimo che può risultare anche disturbante), sono la cifra distintiva di una scrittura matura e personalissima, che si impone nel panorama odierno per originalità e talento narrativo. L’ambientazione è provinciale, siamo nella bassa ferrarese, nel delta del Po, con incursioni in diversi altri paesi e paesini e nella Bologna del boom degli anni ’60, resi vividi e vitali dalle pubblicità dell’epoca, dalle canzoni alla radio o in TV, dalle foto dei divi nei rotocalchi. E quel mondo rivive sotto i nostri occhi dai pettegolezzi delle comari, o di chi sparla dal punto di osservazione del bar del paese, fino alle più remote pieghe dell’anima dove si nascondono le tragedie e gli orrori più crudeli e inconfessabili. La Rambaldi con tocchi sapienti crea personaggi, ambientazioni, dipana matasse aggrovigliate e svela i segreti più reconditi dell’animo umano trovando parole appropriate per ogni sfumatura. Seguendo un percorso narrativo coerente che trae origine anche da personaggi reali, debitamente drammatizzati, e da qui quel sapore acre di realtà e vita vissuta, la Rambaldi approda a un genere non facile da scrivere, in cui l’equilibrio e la sintesi determinano l’alchimia necessaria per creare uno spaccato molto credibile di quel periodo storico e della condizione della donna in quel periodo. Certo Brisa è un’eroina speciale ma segue le tappe dell’emancipazione femminile portandoci a tifare per lei e per il suo amore per Primino, che ritroviamo anche in questa storia. Dolente il rapporto con il padre con il quale ha finalmente una sorta di riappacificazione, dopo che lui con un gesto di generosità contribuisce a questa nuova Brisa più emancipata e determinata. Ormai i suoi poteri si sono affinati basta un lieve contatto fisico per vedere cose che forse non vorrebbe vedere (per capirci anticipa la tragedia del Vajont). Non sempre i suoi poteri l’aiutano a salvare vite (forse solo Jolanda fa eccezione, giusto all’inizio del libro) ma il suo sesto senso certamente la toglie da molti guai a la induce a scappare quando è il caso (intravedendo realtà molto diverse da quelle ufficiali). Per quanto riguarda la trama gialla e investigativa ci sono diverse trame e sottotrame come la sparizione (o la morte) di anziane donne del posto, o la morte di alcuni bambini a cui manca una scarpa, ma questa volta a differenza dell’episodio precedente i carabinieri svolgono un ruolo più fattivo nelle indagini anche se il classico “farsi giustizia da sè” sarà utilizzato da diversi personaggi. Naturalmente è una saga, un romanzo corale come ho affermato precedentemente, una storia che continua, attendiamo dunque il terzo episodio, i semi sono stati piantati per il dipanarsi della storia. Buona lettura!

Paola Rambaldi, Originaria di Argenta (FE), attualmente vive a Castello di Serravalle (BO). Ha iniziato a scrivere racconti casualmente partecipando a concorsi letterari e vincendone una sessantina in quattro anni.
Ha pubblicato: Tredici storie di Adriatico (Edizioni del Gattaccio, 2014), Bassa e nera (Pontegobbo), La fudréra (REM) e decine di racconti in riviste e antologie (Elliot, Pendragon, MobyDick, Sperling & Kupfer, Laurum, Zona, Felici, Stampa alternativa, Echos, Edizioni della Sera e molti altri).
Scrive di cinema nella rubrica “La schermitrice” su Thriller Magazine e di libri su “Libroguerriero”.
Brisa è il suo primo romanzo. Dalle nove a mezzanotte il secondo.

Source: libro inviato dall”editore al recensore. Ringraziamo l’ Ufficio Stampa.

:: Delitti all’imbrunire- Le indagini del commissario Chiusano di Letizia Triches, (Newton Compton Editori 2022) a cura di Valeria Gatti

26 settembre 2022

È l’ultimo sabato di novembre e sembra maggio, anche se la luce e i colori della città si sono accesi di un languore nostalgico che conferisce alle cose un sapore struggente. Nell’aria si avverte un desiderio che è mancanza di qualcosa. “

Forse non è un caso che la solitudine sia un sostantivo femminile. Donne che affrontano la solitudine con caparbietà e spirito d’inventiva, con accettazione e saggezza, con attenzione e desiderio di ripartenza, sono state protagoniste dell’arte in ogni sua forma e continueranno a esserlo. La solitudine ha in sé un mistero affascinante: la strategia, cioè i mezzi e le modalità per affrontare la sfida, quell’insieme di risorse da mettere in campo per trarre forza da una condizione disagevole e quello struggente mix di emozioni che ne deriva.

Quando ho osservato la copertina di “Delitti all’imbrunire- Le indagini del commissario Chiusano” di Letizia Triches, Newton Compton Editori, ho pensato proprio a questo. L’immagine rappresenta in primo piano una donna, di spalle, sullo sfondo le luci dell’imbrunire e il Mausoleo di Adriano. La donna ha una postura rigida, il suo sguardo non si vede, ed è scalza. Un’immagine suggestiva, di solitudine, ma anche di sfida e coraggio.

Ho ritrovato questa suggestione in Chantal Chiusano, commissario di origini ischiane, personaggio creato da Letizia Triches. Chantal si trova a dover indagare su una serie di delitti che avvengono nella Roma del 1993. Una scia di potere avvolge la città: sta per essere varata una nuova legge che potrebbe cambiare per sempre la gestione museale pubblica con l’ingresso del comparto privato. L’intrigo è ben delineato: i fatti, le voci, i tradimenti, il ruolo della famiglia, la psicologia dei personaggi sono tutti elementi che convergono nella trama e che, a tratti, confondono il lettore, in senso positivo ovviamente. La narrazione è affidata a un narratore ma una voce diretta irrompe nella scena, di tanto in tanto, e crea un gradevole scompiglio. Nella narrazione, inoltre, l’autrice ha scelto di inserire rimandi all’opera precedente “Omicidio a regola d’arte”; questo elemento pur non essendo vincolante per il lettore aggiunge curiosità.

Uno degli elementi che mi ha colpito maggiormente, in questa lettura, è stata la capacità dell’autrice di descrivere i personaggi attraverso gli occhi di un altro personaggio:

Non ho mai nutrito alcun dubbio sulla buona riuscita delle indagini, perché in vita mia non ho mai incontrato un’altra donna come te. La tua abilità di immergerti nei numerosi rivoli della verità e delle false verità, senza correre il rischio di perderti, è impressionante.”

A tratti, questi passaggi aggiungono una particolare soggettività che permette al lettore di avvicinarsi ai personaggi, di entrare in sintonia con loro.

Un ulteriore elemento che gratifica il lettore è l’ambientazione. Siamo a Roma, ma non è la Roma che ti aspetti. I quartieri e la periferia, i monumenti, le vie che si impregnano delle luci dell’imbrunire… sono queste alcune delle immagini che l’autrice è riuscita a raccontare. È come un omaggio alla Città Eterna e in alcuni passaggi diventa impossibile trattenere l’emozione:

Dall’alto del Gianicolo si vedeva la città innalzarsi a balze, un rosa che si accendeva di rosso, un avorio che diventava dorato, le cupole infinite che risplendevano come gioielli antichi.”

E, per finire, va citato uno degli elementi che ha certamente reso quest’opera un’ottima lettura: l’arte. Sembrerebbe che sia raccontata solo la scultura, in queste pagine, ma in realtà di arte è impregnato l’intero romanzo, a mio avviso. Pensate a Roma – un’opera d’arte a cielo aperto- la legislazione del momento, le impressioni – e la preparazione – del commissario Chiusano, l’economia che ruota attorno alla cultura. Il tutto condito da una intensa dose di mistero, inganno, vizi, supposizioni e certezze.

Letizia Triches è nata e vive a Roma. Docente e storica dell’arte, ha pubblicato numerosi saggi sulle riviste «Prometeo» e «Cahiers d’art». Autrice di vari racconti e romanzi di genere giallo-noir, ha vinto la prima edizione del Premio Chiara, sezione inediti, ed è stata semifinalista al Premio Scerbanenco. La Newton Compton ha pubblicato Il giallo di Ponte Vecchio, Quel brutto delitto di Campo de’ Fiori, I delitti della laguna e Giallo all’ombra del vulcano, che hanno tutti come protagonista il restauratore fiorentino Giuliano Neri; Delitto a Villa Fedora, Omicidio a regola d’arte e Delitti all’imbrunire, incentrati sulle indagini del commissario Chantal Chiusano. Per saperne di più: letiziatriches.com

Source: libro inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo Antonella Ufficio Stampa Newton Compton

:: Il mistero del Mandarino calunniato di Shanmei (Le avventure del tenente Luigi Bianchi nella Cina misteriosa Vol 4)

30 aprile 2022
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Un mystery storico nella Cina del primo ‘900

Della stessa serie potete leggere le novelle “Delitto a bordo del Giava in navigazione per la Cina“, “Lo strano caso del missionario scomparso” e “Il mistero della Fenice d’Oro“.

E i racconti brevi: Un gioco di pazienza e Tre mesi in Giappone

Pechino è sempre più al centro delle frenetiche trattative di pace che porteranno alla stipula del “Protocollo dei Boxer” trattato ineguale firmato il 7 settembre 1901 dall’impero Qing e dall’Alleanza delle otto nazioni (Francia, Germania, Giappone, Impero austroungarico, Regno d’Italia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti) più Belgio, Paesi Bassi e Spagna in seguito alla sconfitta cinese nella rivolta dei Boxer. E il tenente Bianchi ormai felicemente sposato con la bella Mei si troverà ad indagare su un nuovo caso che infiamma l’estate pechinese: scoprire se davvero il Mandarino Ch’en Kang-sheng è colpevole dell’omicidio di un importante funzionario dell’ambasciata russa. Il tenente Bianchi però lo crede innocente per cui si impegna con tutte le sue forze per scagionarlo. Riuscirà nell’impresa? e a che prezzo? E soprattutto che legami aveva la vittima con la principessa Tretyakov, che sembra farsi viva sempre nei momenti meno opportuni? Tra colpi di scena e intrighi segreti dietro le trattative al tenente Bianchi toccherà farsi largo tra militari e dignitari di varie nazionalità. Tra ricevimenti in ambasciata e partite di tennis scoprirete un mondo scomparso ma mai così vivo. E imparerete a conoscere la Cina dei primi del ‘900 con gli occhi di un occidentale che la vede per la prima volta. (Nella foto copertina il vero dignitario cinese a cui il mio bisnonno Luigi Paolo Piovano, a cui è ispirata la storia, salvò la vita).

Quarta novella di una serie di mystery storici coloniali con ambientazione cinese. Avventura, amore, intrighi, giochi di spie, suspence e delitti su uno sfondo esotico, con un buon e accurato contesto storico che copre l’arco temporale cha va dal 1900 al 1905.

Data di pubblicazione 23 agosto 2022, a 4,99 Euro la versione digitale e 9,99 Euro la versione cartacea.

:: Il codice di Dean R. Koontz (Fanucci 2022) a cura di Emilio Patavini

5 aprile 2022

È da poco uscito per Fanucci Il codice di Dean R. Koontz, nella traduzione di Annarita Guarnieri. Il romanzo (titolo originale: Elsewhere), è stato pubblicato per la prima volta nel 2020, ma nel frattempo Koontz ha scritto due romanzi, mentre altri due sono già pronti per essere pubblicati. Autore di successo con all’attivo più di 120 titoli e oltre 450 milioni di copie vendute, Dean R. Koontz, è nato in Pennsylvania nel 1945, e attualmente vive in California. Ha scritto numerosi thriller, horror e romanzi di fantascienza (pubblicati da Urania ed Editrice Nord), e viene spesso accostato a Stephen King. Le analogie non si fermano al genere di romanzi che scrivono o al fatto di essere scrittori bestseller (anche se inaspettatamente King ha venduto e scritto meno di Koontz): entrambi sono stati insegnanti di inglese prima di dedicarsi alla scrittura e le loro opere sono state adattate per il grande schermo.

Il codice, diciamolo, non parte da premesse particolarmente originali: un senzatetto, noto come Ed l’Inquietante, affida a Jeffy Coltrane una scatola apparentemente innocua, ricercata dagli agenti federali poiché contiene nientemeno che la “chiave di tutto”. Jeffy Coltrane vive in California, ed è l’unico a prendersi cura della figlia undicenne Amity da quando sua moglie Michelle è misteriosamente scomparsa sette anni prima. Ed gli raccomanda di nascondere la chiave di tutto e soprattutto di non usarla per nessuna ragione. Le cose si complicano quando Jeffy e Amity scoprono che la chiave di tutto dà accesso a infiniti mondi paralleli, e qui iniziano le loro disavventure. Il what if alla base del libro è: “Cosa accadrebbe se i due avessero la possibilità di trovare un mondo parallelo in cui Michelle è ancora viva?”

I mondi paralleli sono intesi da Koontz come linee temporali alternative, in cui il destino della Terra ha subito un corso differente da quello che conosciamo. Nel libro si cita Hugh Everett III, fisico dell’Università di Princeton, noto per la sua “interpretazione a molti mondi” della meccanica quantistica proposta nel 1957, secondo cui ogni evento della realtà produce infinite diramazioni dell’universo. La teoria del multiverso è stata anche l’oggetto dell’ultimo articolo scientifico di Stephen Hawking, completato pochi giorni prima della sua morte e pubblicato nel 2018 sul Journal of High Energy Physics.

Dean Koontz è un maestro della suspense. Il codice è un romanzo che intrattiene senza particolari pretese o aspirazioni, e può contare su uno stile scorrevole e una narrazione serrata e avvincente. Difficile categorizzarlo in un solo genere: è anzitutto una storia basata su spunti speculativi come il multiverso e le infinite realtà alternative della Terra; è anche un thriller, per chi ama le storie avventurose, ricche di tensione e azione; ma nei mondi che Jeffy e Amity visitano sono presenti anche scorci di mondi distopici e orrifici a metà tra 1984 e L’isola del dottor Moreau. Numerosi sono i riferimenti al fantasy disseminati in tutto il libro: da Tolkien a La principessa sposa di William Goldman.

Dean R. Koontz, classe 1945, è autore di thriller di successo e bestseller di fama internazionale. Nato e cresciuto in Pennsylvania, attualmente vive in California insieme a sua moglie e due cani. Per tanti anni è stato insegnante di inglese in una scuola superiore, prima di dedicarsi alla scrittura pubblicando nel 1968 il suo primo romanzo: Jumbo-10. Il Rinnegato. Con più di 120 titoli all’attivo e oltre 500 milioni di copie vendute, Dean Koontz è considerato uno dei maestri del genere thriller.

Source: inviato dall’editore. Si ringrazia l’Ufficio Stampa di Fanucci Editore.

:: Il francese di Massimo Carlotto (Mondadori 2022) a cura di Federica Belleri

4 febbraio 2022

Massimo Carlotto torna in libreria per Giallo Mondadori.

Il personaggio che ci fa conoscere è Il Francese, che gestisce una maison di donne belle e particolari. Ha un volume di affari di un certo tipo e sa sfruttare al meglio ogni occasione. Ha parole giuste da spendere al momento giusto e rappresenta la salvezza alla quale attaccarsi in caso di pericolo. Davvero è così? Davvero Il Francese ha tutto sotto controllo? Davvero è un benefattore?

A voi scoprirlo. 

Ancora una volta questa storia è ambientata nel nord est italiano. Ancora una volta la provincia è tra i protagonisti, che tutto vedono e sanno, ma non parlano facilmente. A meno che vengano pagati. In nero.

E ancora una volta l’autore ci racconta della polvere sotto al tappeto, dell’imprevisto che ribalta tutto, del ricatto legato al ricatto. Perché i cattivi non mollano, ma nemmeno le vittime lo fanno. E sono disposte a vendersi l’anima per continuare a sopravvivere. Perché la vita di certe ragazze/donne, è insignificante. È solo commercio e percentuali di incasso. Il resto non conta. Non conta lo sfruttamento e la violenza. Non contano le bugie e la recitazione. Vale solo il denaro e il sapersi destreggiare in un mare di schifezze troppo spesso ignorate da chi conta.  Tanti gli argomenti affrontati in questo libro e tante le denunce sociali. Massimo Carlotto in questo è davvero un maestro. 

Una slavina. Ecco a cosa mi ha fatto pensare questa lettura. Prevedibile, certo. Ma poco gestibile una volta arrivata a valle. O forse molto ben gestita, perché no. Dipende dal punto di osservazione.

Buona lettura. Assolutamente consigliato.

Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956 e vive a Cagliari. Scoperto dalla critica e scrittrice Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, vincitore del premio del Giovedì 1996. Ha inoltre scritto altri undici romanzi: La verità dell’Alligatore, Il Mistero di Mangiabarche, Le Irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (premio Dessì 1999 e menzione speciale della giuria premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Arrivederci amore, ciao.

Fonte: omaggio dell’editore al recensore.