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:: I divini dell’Olimpo di Marilù Oliva (Solferino 2022) a cura di Patrizia Debicke

16 novembre 2022

Gli dei, l’Olimpo, ma chi di noi, soprattutto quelli più stagionati come me, non ha giocato, amato e vissuto idealmente e favolisticamente durante l’infanzia le loro storie, avventure, dispute, guerre. Niente film allora, né colorate immagini in technicolor. Nulla per noi che invece disponevamo soltanto di fantasia e immaginazione che ce li rendevano grandissimi, magari insegnandoci anche faticosamente a districarsi tra i loro nomi . Mamma mia la confusione con quelle differenze ma innegabili similitudini ne facevano gli stessi quei divini pur chiamati dai greci e dai latini in altro modo. E allora… ma certo Zeus è Giove, Era, sua moglie Giunone, Afrodite è Venere, Pallade Atena è Minerva, Poseidone Nettuno, Ade Plutone, Artemide Diana è Ares Marte ecc. ecc. E ci orizzontavamo lo stesso in qualche modo. Poi venne il primo impatto sui banchi dell’esistenza dei capolavori di Omero e della poetica di Virgilio volta a glorificare il divino Augusto e infine, al liceo la felice, o forse infelice per certuni, riscoperta dell’Iliade, l’Odissea visione grecizzante e infine ultima , ma non ultima, la latina. l’Eneide. Altri tempi, altre teste, altri e più conformistici e magari noiosetti modi di interpretare storie, bizze e perché no capricci di un ribollente litigioso ma spassosissimo Olimpo.
A rendere quel leggendario mondo, sempre grande nei secoli e reale agli occhi anche dei meno acculturati, avevano fortunatamente provveduto tanti pilastri del mondo dell’arte. In passato pittori, scultori, cesellatori avevano potuto esprimere al meglio la loro capacità raffigurativa e lavorare senza limiti fino allo stop imposto dal casto dilagare della religione. Inferno e diavoli si misero di mezzo e per tanti, troppi secoli li condizionarono, imprigionandoli in un’iconografia solo religiosa ed eccessivamente castigata. Unica scappatoia concessa piano, piano, goccia a goccia fu la mitologia della quale seppero servirsi con vivace intelligenza per esibire senza pudore nudità femminili e maschili , ovverosia soavi rotondità, orgogliose protuberanze solo talvolta castamente coperte da veli o foglie di fico.
E a tanti di loro, paladini dell’arte nei secoli ma anche di una rigogliosa e fertile interpretazione visiva proprio di questa opulenta mitologia, con il consueto colto sapere, fa riferimento Marilù Oliva.nelle pagine del suo I divini dell’Olimpo.
Compendio , diario, fiaba in cui ci narra di quattro incontri da vicino con gli dei, e ci mette davanti il top dei top, quattro big, insomma delle star vere e proprie: Zeus, Afrodite, Ade e Atena, che descrive a ragione come personaggi divini ma quasi reali, tangibili e tutti governati da istinti, desideri e reazioni spassionatamente umane tra le quali ohimè domina sempre la litigiosità. Controllata? Controllabile? Ohimè spesso no e frequente motivo di drammatiche diatribe. Senza poi dimenticare che quelli rappresentati come mitologicamente divini sono gli stessi istinti che potrebbero appartenere a ciascuno di noi ( con l’esclusione direi di alcuni savi, santi, superiori e pii personaggi quasi irreali benché realmente esistenti).
Ragion per cui Marilù Oliva oltre a ben descriverci questi cosiddetti esseri superiori che popolano l’Olimpo con divertita e sagace duttilità elenca gli innumerevoli pettegolezzi, leggende, voci e storie, talvolta in netta contraddizione ma collegabili a ciascuno di loro. Storie che oltre a rappresentare la molteplicità degli incontenibili impulsi umani: quali tanto per cominciare l’amore, il desiderio, l’amicizia, spaziano nella provocazione, nel dolore e danno sfogo alla rabbia.
E rifacendosi alle tante leggendarie mitologiche versioni a loro dedicate con indubbio senso dell’humour ci racconta tanto di loro e della loro infanzia. Per chi l’avuta, come fa giustamente notare, vedi quella paurosa, furtiva e sotto vasta protezione, di Zeus (Giove) agognata preda mancata del padre Crono (Saturno) che aveva il vizietto di divorare i figli. Certo un’ infanzia non troppo facile e che ai nostri tempi avrebbe sicuramente piazzato Zeus sulla poltrona dello psicanalista. Un’infanzia poco scontata anche per Ade Plutone, ingurgitato da Crono alla nascita e fatto risputare di forza già adulto, dal fratello, servendo al comune padre una potente bevanda emetica. Anche la bella e frivola Afrodite/Venere, pensate un po’, era venuta alla luce già adulta e formata, frutto della spuma creatasi attorno al fallo di Urano evirato dal figlio Crono. E una sorte simile era toccata persino a Pallade Atena, ingoiata con sua madre incinta dal padre Zeus timoroso di essere spodestato da un figlio più “grande” di lui. Ma il feto sopravvisse, anzi si istallò nella sua testa, e si sviluppò completamente, tanto da provocargli una mostruosa emicrania.. Solo l’intervento di Efesto/Vulcano che senza paura, con la sua ascia, squarciò il cranio del Signore dell’Olimpo, permise la nascita di Atena che venne fuori già cresciuta e come se non bastasse armata fino ai denti.
Avvalendosi dei suoi quattro incontri, Marilù Oliva ci apre una rapida carrellata su tutti i protagonisti dell’Olimpo, soffermandosi in particolare sul già citato, Zeus, incontenibile tombeur de femmes e perciò oltre che padre degli dèi, anche di una numerosa prole bastarda frutto di acrobatiche e leggendarie lussuriose avventure. Ci offre altre chicche sulla guerriera Atena e la bella Afrodite, tutte e due propense a mettere troppo il naso nelle vicende umane. E infine concede giusto spazio allo spesso a torto dimenticato Ade dal fascino discreto, al sovrano del regno delle ombre ma anche l’uomo innamorato della sua Core/Persefone e il marito fedele della sua regina dell’Oltretomba . Attorno a tutti loro scorrono e si intessono le miriadi di altre storie della complicata e stravagante mitologia olimpica. Quattro incontri, ricapitolando, dedicati a tutti quei ragazzi grandi, a coloro che sono cresciuti e hanno giocato con la mitologia, magari interpretando loro stessi i ruoli che preferivano e a quelli più piccoli, dei nostri giorni, che forse l’hanno amata e l’amano allo stesso modo, magari incontrandola e avvicinandola attraverso fumettistiche interpretazioni, saghe fantasy o azzardati e fantastici videogiochi da consolle.
Marilù Oliva riscrive i miti della Grecia antica tracciati e osannati sempre da scrittori e poeti in una moderna, comprensibile e stuzzicante modalità con un libro ricco di spunti interpretativi e di collegamenti storico artistici soprattutto dedicati a quel mondo culturale di tutti i tempi che tante volte li ha presi a insuperabili modelli.

Marilù Oliva è scrittrice, saggista e docente di lettere. Ha scritto due thriller e numerosi romanzi di successo a sfondo giallo e noir. Ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi sposi e realizzato due antologie patrocinate da Telefono Rosa, nell’ambito del suo lavoro sulle questioni di genere. Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero. Per Solferino ha pubblicato i titoli L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (2020), Biancaneve nel Novecento (2021), Le sultane (2021) e L’Eneide di Didone (2022).

:: Biancaneve nel Novecento di Marilù Oliva (Solferino 2021) a cura di Giulietta Iannone

5 aprile 2021

In attesa di quell’incantesimo, la nostalgia del secolo passato già si insinuava silente. Il Novecento ci respirava ancora addosso, lo sentivo dileguarsi sulle torri frastornate dal caos urbano dell’ultima notte, sugli aliti frammisti ai calici consumati, sulla scia degli autobus indefessi, in quella mano inedita che scaldava le mie dita, nella reclame di un cartellone pubblicitario per metà staccato da un muro. Abbiamo svoltato in una viuzza e lì abbiamo capito, senza dircelo, quale era il punto in cui fermarci, il giardinetto dietro l’abside di san Domenico, mentre la Storia scivolava giù dalle nostre gambe e un’altra epoca si sovrapponeva come carta velina.

Cosa unisce Lili, ingenua ragazza bretone nata nel 1919, andata sposa senza amore a Parigi poco prima dell’occupazione nazista della Francia e Bianca bimbetta bolognese quattrenne nel 1980, innamorata del suo papà, ferita dall’apparente freddezza con cui la madre la lascia crescere privandola di quella complicità e di quell’affetto di cui avrebbe tanto bisogno? Lo scoprirete durante la lettura, mentre le loro voci a capitoli alternati si fondono e si  intrecciano in Biancaneve nel Novecento (Solferino) libro davvero struggente e di una dolcezza dolorosa davvero rara che Marilù Oliva ha saputo scrivere mettendo molto di sé, se non nei fatti biografici oggettivi perlomeno in quel magma oscuro che orienta i moti dell’anima. Nelle note finali infatti la Oliva precisa che non è un testo autobiografico, seppure come ogni scrittore ha lasciato briciole di sé perlopiù nel personaggio di Bianca, perlomeno anagraficamente a lei più vicina. Marilù Oliva ha una grande sensibilità soprattutto quando tratta e delinea i bambini e i ragazzi e il suo lavoro di insegnante sicuramente le ha dato gli strumenti per indagare la loro psiche ancora in formazione e i vezzi più buffi che avvicina con rispetto, tenerezza e candore. Ma è soprattutto il personaggio di Lili che emerge potente come uno squarcio di luce nelle tenebre del Novecento che ha visto due Guerre Mondiali, i campi di concentramento, nella sua prima metà, il terrorismo, la droga diffusa tra i giovani, nella seconda metà. Lili e Bianca dunque si completano e si integrano e come in uno specchio riflettono una nell’altra quella visione femminile della storia che alla violenza e all’aggressività, al dolore aggiungono la potenza dei sentimenti, della dolcezza e della tenerezza. Lili soprattutto ha saputo sorprendermi con la sua forza, la sua determinazione, la sua volontà di non farsi sopraffare dalla violenza fisica e psicologica subita nel campo di concentramento di Buchenwald (la parte più drammatica della narrazione). Conoscevo la storia della principessa Mafalda di Savoia, non che fosse stata assistita da una ragazza che si prostituiva nel Sonderbau, che la Oliva ha sostituito con Lili. È raro leggere libri, o ascoltare testimonianze di queste vicende e sebbene abbia letto libri che testimoniano anche fenomeni di prostituzione maschile nei campi, l’impatto è sempre enorme quando li si affronta. Il libro dell’Oliva si fa quindi anche testimonianza e memoria, e la sua scrittura (non calca mai la mano, mai una parola di troppo) lo rende fruibile anche a un pubblico di lettori giovani e sensibili. La scrittura dell’Oliva poi è piacevole, curata, piena di rimandi e dettagli anche poetici, pur nascondendo una forza e ruvidezza che ne determinano la peculiarità. Buona lettura!

Marilù Oliva è scrittrice, saggista e docente di lettere. Ha scritto due thriller e numerosi romanzi di successo a sfondo giallo e noir. Ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi Sposi, e realizzato due antologie patrocinate da Telefono Rosa, nell’ambito del suo lavoro sulle questioni di genere. Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero. Il suo libro più recente è L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (Solferino 2020). http://www.mariluoliva.net

Source: libro sia inviato dall’editore che acquistato. Ringraziamo l’Ufficio Stampa Solferino.

:: Un’intervista con Susanna Tamaro a cura di Giulietta Iannone

17 febbraio 2021

Benvenuta Susanna e grazie di avere accettato questa intervista. Inizierei con il chiederti di parlarci di te, della tua infanzia, dei tuoi studi.

ST Ho scritto un intero libro su di me, la mia infanzia e  di come ho scoperto di avere il talento della scrittura. Si intitola ‘Ogni angelo è tremendo’. Non so se è ancora in commercio. Comunque, riassumendo, ho avuto un’infanzia piuttosto difficile, priva di amore,  un rapporto con gli studi pessimo, mi sono trasferita poi da Trieste a  Roma dove a vent’anni mi sono diplomata in regia al Centro Sperimentale di Roma.  Prima di vivere dei miei libri,  ho fatto documentari sulla natura – che è la mia grande passione – per la Rai.

Che libri leggevi da ragazzina e poi crescendo quali sono diventati i tuoi scrittori preferiti?

ST Da bambina non amavo leggere. Capisco tutti i ragazzi che hanno difficoltà nella lettura,  proprio per questo ho scritto  negli anni  libri per bambini  -­ Cuore di ciccia, Il cerchio magico, Papirofobia, Tobia e l’angelo e Salta Bart! –   in cui penso non ci si annoi neanche un secondo. Il primo autore che ho letto e amato  da adolescente è stato Jack London.  Sono stati Il richiamo della foresta e Zanna bianca ad appassionarmi alla lettura: parlavano  di cani, altra mia grande passione. La scuola invece mi ha fatto odiare la letteratura. Ho ricominciato a leggere a 18 anni,  quando mi sono trasferita a Roma. Dovendo fare quattro ore di autobus al giorno per andare a Cinecittà, ho letto moltissimo, iniziando dai grandi classici russi – Tolstoj, Dostoevskij, Cechov, Turgenev –  poi con quelli tedeschi – Thomas Mann, Kafka, Rilke –  i francesi – Stendhal, Balzac, Flaubert – e alla fine gli inglesi: Conrad e Dickens soprattutto, che amo particolarmente.

Come è nato in te l’amore per la scrittura? È stato un percorso inevitabile e naturale o hai incontrato delle difficoltà?

ST Scrivere è stato un percorso naturale, cominciato verso i 23 anni, mentre è stato molto poi difficile riuscire a trovare un editore. Ho impiegato dieci anni per  riuscire a pubblicare il primo libro.  

Hai esordito con il romanzo La testa fra le nuvole (1989). Come sono stati i tuoi primi passi nel mondo letterario italiano? C’è qualcuno che ti ha incoraggiato e particolarmente sostenuto che vuoi ringraziare?

ST La testa fra le nuvole ha vinto il ‘Premio Elsa Morante, Opera prima’, e sono grata a Cesare de Michelis della Marsilio, un vero editore di quelli che ormai non esistono più, che ha creduto in me e mi ha scoperta. Per il secondo, Per voce sola, devo invece ringraziare Federico Fellini che ha amato moltissimo il libro e ne ha parlato ai giornalisti, facendomi uscire dall’anonimato.

Poi il grande successo di Va dove ti porta il cuore. Ti ha in qualche modo cambiato? Hai trovato difficoltosa l’improvvisa notorietà?

ST Sì, l’ho trovata spaventosa. So che molti scrittori non desiderano altro, ma per me è stato un grande trauma perchè  ho sempre amato vivere nella penombra e la dimensione pubblica mi turba e mi agita. Ma, non lo nego,  è stata anche una grande gioia perché mi ha permesso di entrare in comunicazione profonda con un grandissimo numero di lettori in tutto il mondo.

Ora vorrei dedicare la seconda parte di questa intervista al tuo ultimo romanzo “Una grande storia d’amore”. Come è nato il progetto di scriverlo?

ST Era da tanti anni che volevo scrivere un romanzo che avesse per tema un amore che dura nel tempo. D’altronde la maggior parte dei grandi romanzi classici, da Anna Karenina, al Rosso il Nero, a Guerra e Pace,  a Jane Eyre,  prendono luce grazie alle contrastate storie d’amore che raccontano. Mi sembrava poi che, in questi tempi così confusi, ci fosse una sorta di imbarazzo di pudore a parlare dell’esistenza di un sentimento capace, nonostante le difficoltà e gli ostacoli, di trasformarsi e durare nel tempo.  

Come si è sviluppata la scelta di scrivere una storia dal punto di vista di un lui, Andrea. Hai trovato difficile immedesimarti in una psicologia maschile?

ST Sono stata a lungo indecisa su quale punto di vista assumere e poi,  quando ho iniziato, mi è venuto spontaneo usare la voce maschile. L’ho fatto già  in altri libri,  in Anima Mundi,  e in Per sempre e devo dire che mi viene  abbastanza naturale.

Il personaggio di lei, Edith lo consociamo attraverso gli occhi di lui, e tramite alcune lettere che scrive. Come hai costruito il suo personaggio?

ST L’ho costruito cercando di capire le sue passioni, le sue inquietudini, il mondo in cui era cresciuta, collegando i tanti tasselli di cui è fatta una vita.

Narri una profonda e vera storia d’amore tra un uomo e una donna che non potrebbero essere più diversi: lui serio, responsabile, ordinato; lei impulsiva, talentuosa, complicata. Gli opposti si attraggono come dice il detto?

ST Sicuramente. Gli opposti si attraggono e spesso fanno anche faville. Il bello della storia e della vita è proprio questo: che il destino spesso  ci mette accanto persone molto diverse, che ci fanno crescere e ci mantengono sentimentalmente vivaci.

Mi ha colpito molto il punto in cui narri la storia dei Re Magi, e del dono che Gesù gli fece per ricambiare l’oro, l’incenso e la mirra, dono di cui non capirono il valore e il significato. Pensi che nella vita le piccole e umili cose racchiudano tesori e molto spesso siamo troppo orgogliosi e ciechi per accorgercene?

ST Si, l’ho messo proprio per questo. Si tratta di un episodio narrato nel Milione di Marco Polo. I Magi si aspettavano qualcosa di prezioso da un re e vedendo una semplice pietra si sentono traditi e delusi. Ma quella pietra aveva il dono del fuoco eterno che, in qualche modo, è una metafora dell’amore.

Nel tuo romanzo oltre alla storia d’amore principale, narri una bellissima storia di paternità acquisita. L’amore di Andrea per Amy è fatto di scelte consapevoli, di crescita comune, come si sviluppa nella tua storia?

ST Questa era un’altra delle sfide da affrontare. Nella situazione attuale, ci si trova spesso davanti a forme non tradizionali di rapporti e, tra queste, il padre che non è il padre è una delle più frequenti. Mi sono sempre chiesta, e scrivendo ho cercato di rispondermi, che cosa sia veramente importante, che cosa caratterizzi davvero una figura paterna. Quando ho trovato il termine ziopapy ho trovato anche  la chiave d’accesso per comprendere.  Andrea accoglierà Amy, con tutti i suoi problemi, quando lei si sentirà pronta con l’affetto di una figura paterna capace di donarle stabilità.

Ringraziandoti della disponibilità, come ultima domanda ti chiederei quali sono i tuoi progetti futuri.  

ST Magari un libro di riflessioni su questi tempi. Mi piacerebbe poi scrivere un altro libro per bambini.

Ringraziamo Algisa Gargano e Vicki Satlow e iniviamo a visitare laccount ufficiale di Susanna Tamaro.