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:: Un’intervista con Marilù Oliva a cura di Giulietta Iannone

5 febbraio 2022

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Marilù Oliva, autrice del libro “Biancaneve nel Novecento”(Solferino Edizioni) che ha vinto la dodicesima edizione del Liberi di Scrivere Award.

Benvenuta Marilù su Liberi di scrivere, sei la vincitrice della dodicesima edizione del Liberi di Scrivere Award, che negli anni mi ha sempre dato grandi soddisfazioni e ha fatto conoscere in Italia e all’estero sempre libri interessanti. Il mio premio è nato per questo, per dare visibilità ad autori e autrici meritevoli, per cui sono felice che tu sia qui. Già abbiamo parlato del tuo bel romanzo in una scorsa intervista, ne ricordo il link per chi è interessato, per cui questa volta certo parleremo del libro ma anche dei tuoi progetti attuali e futuri. Per prima cosa, tu che sei stata proposta allo Strega, cosa hai provato a vincere il nostro premio? Ricordo è un premio dei lettori, e sono loro gli unici a decidere il vincitore e sempre fino all’ultimo non si possono fare previsioni.

Sono stata molto felice, eravamo un bel gruppo nella rosa finale e mando un caro saluto anche ai colleghi/e in finale. Seguo il tuo blog dagli esordi e questa vittoria mi ha fatto molto piacere proprio perché è un riconoscimento “democratico”, non ci sono giurie di pochi eletti ma sono i lettori e le lettrici che decidono. Il fatto che non si possano fare previsioni lo rende ancora più avvincente.

Che accoglienza ha avuto il tuo libro dalle lettrici e dai lettori? E dalle blogger e dalla stampa?

“Biancaneve nel Novecento” è stato il mio libro più amato in assoluto, addirittura più delle “Sultane”, con cui già avevo sentito il forte abbraccio dei lettori/trici. Prima che uscisse avevo già previsto una serie di critiche su come avevo messo in luce, in narrativa, questa triste parentesi della storia delle donne nei campi di concentramento: questo è il primo romanzo scritto da un’italiana in cui se ne parla molto diffusamente, almeno così è emerso dalle mie ricerche, magari mi è sfuggito qualcosa. Invece i commenti hanno ribaltato le previsioni: non ho mai ricevuto tanto affetto, tanti messaggi di gente che si calava nei panni delle mie protagoniste (anche di Bianca). In questo senso “Biancaneve nel Novecento” mi ha insegnato che in editoria non ha senso fare troppe previsioni, perché c’è un margine di imprevedibilità che potrebbe mandare tutto all’aria ogni congettura. Ma in fondo anche questo è il suo bello.

A proposito di critiche e previsioni, c’è una critica che non ti aspettavi e hai ricevuto nel corso della tua carriera?

È successo con “L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre”, che è diventato un long seller e mi ha dato molte soddisfazioni, non solo per le vendite. Un libro andato contro tutte le previsioni: uscito in un periodo sfortunatissimo in cui l’editoria crollava (durante il primo lockdown) è stato accolto con entusiasmo, ha avuto un sacco di ristampe e resiste tutt’ora, nonostante siano passati due anni. Io ero un po’ spaventata da una eventuale reazione rigida dei classicisti, dei grecisti, insomma: mi aspettavo qualche bacchettata e invece niente. Forse perché c’è un lavoro filologico, dietro, abbastanza attento (anche da parte dell’editore Solferino). Invece le critiche che non mi aspettavo riguardano il tipo di approccio con i personaggi: mi hanno rimproverato di non aver rivisitato abbastanza queste donne epiche, di averle lasciate così come Omero le dipingeva. Ma quello era proprio il mio intento: restare il più fedele possibile ad Omero! Ed è anche il motivo per cui il libro è stato tanto adottato nelle scuole.

Immagino che “Biancaneve nel Novecento” sia anche diffuso nelle scuole e consigliato come lettura per i ragazzi se non proprio delle medie almeno dalle superiori in su. L’hai potuto presentare nelle scuole?

Certo, soprattutto nel triennio delle superiori e non solo in occasione del Giorno della Memoria, è stato una lettura accolta in generale. Per le presentazioni nelle scuole mi appoggio a un’associazione che è attivissima, Demea Eventi Culturali, che cura ogni dettaglio, dalla consegna dei libri agli incontri online. Ho incontrato studenti e studentesse sensibili, curiosi, attenti, che mi hanno rivolto domande molto interessanti, stimolando anche in me ulteriori riflessioni.

Da poco è trascorso il Giorno della Memoria, anche il tuo libro può rientrare tra le letture propedeutiche atte a conservare la memoria. Ti senti anche tu parte di questo circolo virtuoso?

Uno dei miei intenti era proprio questo, alimentare il ricordo, tenerlo vivo. Fedele alla lezione di Primo Levi, quando, nella “Shemà” introduttiva a “Se questo è un uomo”, si raccomanda di scolpirci nel cuore le sue parole, di meditare su quel che è stato. Altrimenti, sarà un disastro per tutti e lui ce lo racconta lapidariamente con la sua maledizione finale.

Proposte di traduzioni all’estero?

Proprio in questi giorni stiamo firmando con la Serbia.

Progetti attuali, di cosa ti stai occupando in questi giorni?

Mi sto preparando all’uscita imminente del mio nuovo romanzo, “L’Eneide di Didone” (Solferino). L’idea è nata da una riflessione: Come è possibile che la leggendaria Didone, personaggio straordinario, unica donna a capo di una spedizione e fondatrice di una città, si sia uccisa per Enea, un uomo che, si sapeva fin da subito, era solo di passaggio? Non mi era piaciuta la conclusione del IV libro dell’Eneide, in cui lei, ferita e rabbiosa (isterica, direbbe qualcuno che ama questo aggettivo), si uccide quasi per ripicca. Così ho ripreso l’opera di Virgilio e ho cercato di raccontarla abbastanza fedelmente variando però un particolare importante. Questa volta ho rivisitato molto il personaggio. Ma non posso anticipare altro.

Grazie Marilù, nell’augurarti il meglio per i tuoi progetti futuri, la storia di Didone mi ha sempre affascinata, ti ringrazio di questa intervista e del tempo che ci hai dedicato.

:: Biancaneve nel Novecento di Marilù Oliva (Solferino 2021) a cura di Giulietta Iannone

5 aprile 2021

In attesa di quell’incantesimo, la nostalgia del secolo passato già si insinuava silente. Il Novecento ci respirava ancora addosso, lo sentivo dileguarsi sulle torri frastornate dal caos urbano dell’ultima notte, sugli aliti frammisti ai calici consumati, sulla scia degli autobus indefessi, in quella mano inedita che scaldava le mie dita, nella reclame di un cartellone pubblicitario per metà staccato da un muro. Abbiamo svoltato in una viuzza e lì abbiamo capito, senza dircelo, quale era il punto in cui fermarci, il giardinetto dietro l’abside di san Domenico, mentre la Storia scivolava giù dalle nostre gambe e un’altra epoca si sovrapponeva come carta velina.

Cosa unisce Lili, ingenua ragazza bretone nata nel 1919, andata sposa senza amore a Parigi poco prima dell’occupazione nazista della Francia e Bianca bimbetta bolognese quattrenne nel 1980, innamorata del suo papà, ferita dall’apparente freddezza con cui la madre la lascia crescere privandola di quella complicità e di quell’affetto di cui avrebbe tanto bisogno? Lo scoprirete durante la lettura, mentre le loro voci a capitoli alternati si fondono e si  intrecciano in Biancaneve nel Novecento (Solferino) libro davvero struggente e di una dolcezza dolorosa davvero rara che Marilù Oliva ha saputo scrivere mettendo molto di sé, se non nei fatti biografici oggettivi perlomeno in quel magma oscuro che orienta i moti dell’anima. Nelle note finali infatti la Oliva precisa che non è un testo autobiografico, seppure come ogni scrittore ha lasciato briciole di sé perlopiù nel personaggio di Bianca, perlomeno anagraficamente a lei più vicina. Marilù Oliva ha una grande sensibilità soprattutto quando tratta e delinea i bambini e i ragazzi e il suo lavoro di insegnante sicuramente le ha dato gli strumenti per indagare la loro psiche ancora in formazione e i vezzi più buffi che avvicina con rispetto, tenerezza e candore. Ma è soprattutto il personaggio di Lili che emerge potente come uno squarcio di luce nelle tenebre del Novecento che ha visto due Guerre Mondiali, i campi di concentramento, nella sua prima metà, il terrorismo, la droga diffusa tra i giovani, nella seconda metà. Lili e Bianca dunque si completano e si integrano e come in uno specchio riflettono una nell’altra quella visione femminile della storia che alla violenza e all’aggressività, al dolore aggiungono la potenza dei sentimenti, della dolcezza e della tenerezza. Lili soprattutto ha saputo sorprendermi con la sua forza, la sua determinazione, la sua volontà di non farsi sopraffare dalla violenza fisica e psicologica subita nel campo di concentramento di Buchenwald (la parte più drammatica della narrazione). Conoscevo la storia della principessa Mafalda di Savoia, non che fosse stata assistita da una ragazza che si prostituiva nel Sonderbau, che la Oliva ha sostituito con Lili. È raro leggere libri, o ascoltare testimonianze di queste vicende e sebbene abbia letto libri che testimoniano anche fenomeni di prostituzione maschile nei campi, l’impatto è sempre enorme quando li si affronta. Il libro dell’Oliva si fa quindi anche testimonianza e memoria, e la sua scrittura (non calca mai la mano, mai una parola di troppo) lo rende fruibile anche a un pubblico di lettori giovani e sensibili. La scrittura dell’Oliva poi è piacevole, curata, piena di rimandi e dettagli anche poetici, pur nascondendo una forza e ruvidezza che ne determinano la peculiarità. Buona lettura!

Marilù Oliva è scrittrice, saggista e docente di lettere. Ha scritto due thriller e numerosi romanzi di successo a sfondo giallo e noir. Ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi Sposi, e realizzato due antologie patrocinate da Telefono Rosa, nell’ambito del suo lavoro sulle questioni di genere. Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero. Il suo libro più recente è L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (Solferino 2020). http://www.mariluoliva.net

Source: libro sia inviato dall’editore che acquistato. Ringraziamo l’Ufficio Stampa Solferino.