Archive for the ‘Liberi di Scrivere Award’ Category

:: Un’ intervista con Laura Costantini e Loredana Falcone a cura di Giulietta Iannone

22 gennaio 2020

Blu CobaltoOggi abbiamo il piacere di intervistare Laura Costantini e Loredana Falcone, autrici del libro “Blu Cobalto” (Merangoli Edizioni) che ha vinto la decima edizione del Liberi di Scrivere Award.

Un eco-thriller contemporaneo in cui parlate di ecologia, ambiente, temi molto caldi e dibattuti. Pensate con il vostro libro di sensibilizzare i lettori su queste tematiche?

Non sappiamo se aver scelto di raccontare questo tipo di storia possa fare la differenza. Il nostro scopo primario era scrivere qualcosa di appassionante e coinvolgente, senza mai dimenticare la responsabilità delle parole e delle idee che abbiamo scelto di mettere nero su bianco. Gli autori dovrebbero sempre pensare al tipo di “messaggio” che trasmettono, anche quando, come noi, fanno onesta narrativa d’intrattenimento senza pretendere di affrontare i massimi sistemi. L’ambiente è in pericolo, questa realtà è sotto gli occhi di tutti. E tutti dovremmo impegnarci in prima persona per fare qualcosa. Un piccolo sforzo reiterato per milioni di persone potrebbe fare la differenza. Se chi ha letto “Blu cobalto” guarderà al mare con un occhio diverso e con un pensiero alla vita che prolifera sotto la superficie, allora avremo fatto un buon lavoro.

Di cosa parla nello specifico il vostro libro, quale è la trama principale?

Il centro della narrazione è una sorpresa che non possiamo svelare, ma possiamo accennare in linea di massima: un’isola paradisiaca in un’area marina protetta con un resort a impatto zero riservato a clientela super-selezionata. E una sciagurata campagna di prospezione[1] lanciata da una multinazionale tedesca alla ricerca di combustibili fossili che arriva a turbare equilibri ambientali e personali. Un pericolo talmente imminente da spingere Electre Samaras, proprietaria e direttrice del resort, a chiedere aiuto all’uomo che le ha spezzato il cuore. Kurt Petri è un attivista di un’associazione ambientalista chiamata Sesto Continente. Per molti è, soprattutto, un ecoterrorista al timone di una nave avveniristica dedita a disturbare le attività di baleniere, pescherecci e navi da prospezione. Quello che Kurt non immagina è che da difendere, sotto la superficie delle acque cristalline dell’isola di Dagon (che, per inciso, è una nostra invenzione in quanto non ci sono isole nel mar Ionio), c’è molto di più di quello che immagina.

Azione, avventura, intrigo giallo, fantasy, storia d’amore, fantascienza, con che categorie lo definireste?

C’è un po’ di tutto questo, a parte forse la fantascienza. C’è azione, c’è un mistero da svelare, ci sono intrighi e persone che si fingono quelle che non sono, c’è amore (in quale romanzo non c’è?) e c’è una concessione alla fantasia che, però, non etichetterei come fantasy perché è una categoria dalla quale il lettore si aspetta specifiche caratteristiche.

Come vi siete documentate nella stesura? Ci sono parti tratte dalla realtà?

Ci siamo documentate sui cetacei, sui metodi di prospezione per la ricerca degli idrati di metano sul fondo dell’Adriatico e dello Ionio, sui bacini di carenaggio, sugli effetti devastanti degli air-gun sui fondali. Tutto questo ha forti legami con la realtà dei nostri mari. E abbiamo voluto inserire un occhio di riguardo alla Rete, all’uso che se ne può fare e al fatto che, alle volte, il modo migliore per nascondere la più sconvolgente delle verità è metterla in piazza in mezzo a un cumulo di fake-news.

protagonisti

I due protagonisti maschili direttamente dalle magiche matite delle artiste DanyandDany

Che autori, italiani, o anche internazionali, vi hanno ispirato. Quali sono i vostri maestri?

Siamo accanite lettrici e, diciamo, un plot tipo questo potrebbe essere congeniale a un Wilbur Smith. Ma non possiamo dire di avere dei maestri dichiarati. Entrambe siamo partite da una fruizione piuttosto caotica della narrativa americana, con un occhio di riguardo a Stephen King e Joe Lansdale, passando per Michael Connelly (uno degli autori preferiti di Loredana) e Michael Crichton. Poi, soprattutto Laura, si è spostata sugli autori, anzi, le autrici, di casa nostra. Che sono tanti e spesso misconosciuti. Non faremo nomi, per non far torto a nessuno/a. Ma spesso e volentieri ne parliamo nei nostri profili Facebook perché siamo convinte che il successo di un autore sia viatico alla scoperta di altri titoli, altre firme, altre scritture.

Seguono il nostro Premio anche all’estero per cercare libri interessanti da tradurre e pubblicare. Cosa direste a un ipotetico direttore di collana per incuriosirlo a leggere il vostro libro?

Diremmo che “Blu cobalto”, in un panorama dove tutto sembra già detto, scritto e digerito, offre un approccio originale a un mito che accompagna il genere umano fin dalle origini.

Ho letto recensioni molto calorose del vostro libro da parte di blogger e semplici lettori. Quali sono le analisi e i commenti che vi hanno colpito maggiormente? Vi aspettavate tanti commenti positivi?

Come tutti gli autori, quando esce un nostro libro siamo lì in ansia a chiederci se piacerà, se emozionerà, se riuscirà a catturare l’attenzione in un mare di nuovi titoli e nuovi autori. Ci siamo rese conto che questa storia contiene suggestioni che scavano nella sensibilità dei lettori e abbiamo scoperto aspetti che, scrivendolo, non avevamo neanche immaginato. Una nostra lettrice si è lanciata in una disamina della scelta dei nomi (Electre, Eleni) e dei significati profondi delle radici classiche da cui derivano. La cosa che ci è piaciuta è che, alla domanda se avrebbero o meno divulgato il segreto custodito da Electre e Viki Samaras, hanno risposto tutti no. Ci è sembrato un bel segnale, la volontà di custodire la bellezza più fragile e indifesa. Però son tutti lì a chiederci un seguito e questa, come capirà chi ha letto il romanzo, è una sfida non da poco.

Un duo vincente di scrittrici, una squadra tutta al femminile, tra l’altro le scrittrici e pure le traduttrici quest’anno erano tutte donne. Che qualcosa stia cambiando? Cosa ne pensate? Finalmente si cerca partendo dai lettori di dare un giusto riconoscimento alla scrittura al femminile?

Molto bello il podio di Liberi di Scrivere Award 2020, ma la strada è ancora lunghissima. Le autrici sono moltissime e brave, ma vincono pochi premi e i rotocalchi dedicano cover glamour parlando di “Effetto Ferrante”. Ora, con tutto il rispetto per Elena Ferrante e i suoi best-seller, non tutte le autrici scrivono quel genere di libri e vorremmo veder riconosciuta la produzione gialla, noir, thriller, storica delle numerose firme italiane che vengono costantemente dimenticate quando si tratta di citare autori in gamba.

Cosa state leggendo in questi giorni? L’ultimo libro che avete letto e il prossimo che avete intenzione di iniziare.

Abbiamo letto, e amato, “Il cammino del sapiente” di Federica Soprani e “La chioma di Berenice” di Amalia Frontali (autrice self di storici accuratissimi e coinvolgenti). Stiamo leggendo “I leoni di Sicilia” di Stefania Auci e “Il quarto fato” di Laura MacLem (autrice solo self che definire stratosferica è dire poco, italianissima). Leggeremo a breve “Gleba” del duo Tersite Rossi e “Il volontario” di Salvatore Scibona.

Infine, ringraziandovi della disponibilità, l’ultima domanda. State lavorando a un nuovo romanzo? Quali sono i vostri programmi per il futuro?

Stiamo per dare alle stampe il terzo volume della trilogia “Noir a colori” in self-publishing: dopo Rosso violento e Verde profondo arriva Giallo sporco. Abbiamo delle offerte di edizione per un romanzo ambientato tra Parigi e New York nel decennio ‘80/’90, ambientato nel mondo dell’arte e della moda con una storia d’amore veramente struggente. Intanto maciniamo idee per una nuova avventura dei protagonisti de “Il puzzle di Dio” (che vinse il Liberi di Scrivere Award nel 2015): la scaletta e i personaggi sono già pronti.
Non intendiamo fermarci perché raccontare storie è la nostra passione e la seguiamo dovunque voglia condurci. Le soddisfazioni non mancano e una delle più belle ce l’ha regalata Liberi di Scrivere. Quindi siamo noi a ringraziare te per questo premio e questa occasione per parlare del nostro lavoro.

[1] La prospezione è un metodo di ricerca basato sull’eco generato da onde sonore mandate a “sbattere” contro il fondale marino. È l’equivalente di battere con le nocche contro un muro per capire se ci sono cavità. E le cavità, nel caso dei fondali di Adriatico e Ionio, vogliono dire giacimenti di petrolio, di gas o di idrati di metano. Solo che le onde d’urto sono devastanti per i sensibili apparati acustici e di orientamento delle specie marine, cetacei in testa.

:: Liberi di scrivere Award decima edizione: i vincitori

17 gennaio 2020

Vince la decima edizione del Liberi di scrivere Award:

“Blu Cobalto” di Laura ZG Costantini e Loredana Falcone (Merangoli Edizioni)

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Secondo classificato:

“La verità dell’acqua” di Francesca Battistella (Scrittura & Scritture)

Terzo classificato:

“Rosa di Mezzanotte” di Amneris Di Cesare (GoWare)

Menzione speciale per la migliore traduzione

Scilla Forti (Quel che si vede da qui)

Menzione speciale per l’editore con più libri candidati

Editrice Nord
Solferino
Keller editore
Scrittura & Scritture
Triskell edizioni
Merangoli Edizioni
Mondadori
GoWare

Classifica generale della votazione: qui

:: Liberi di Scrivere Award decima edizione – Le votazioni

2 gennaio 2020

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Giunto alla decima edizione il Liberi di Scrivere Award permette ai lettori di questo blog di  votare il migliore libro edito nel 2019, anno appena trascorso.

C’ è tempo di votare fino alla mezzanotte di giovedì 16 gennaio.

Vale solo un voto per lettore.

Menzione speciale per la migliore traduzione al traduttore del libro straniero più votato.

Menzione speciale per l’editore con più libri candidati.

Dunque iniziate a votare lasciando un commento a questo post con il titolo prescelto!

La votazione è diretta, a insindacabile giudizio dei lettori di questo blog, potete votare il vostro libro preferito tra tutti quelli editi in Italia nel 2019 qui sotto citando il titolo nei commenti.

Prego i lettori di lasciare un solo commento con il voto, serve a me e al “notaio” Michele Di Marco come verifica per il conteggio dei risultati finali. Grazie a tutti.

Lasciate i commenti sul blog solo per le votazioni. (Sempre per facilitarci i conteggi).

Per problemi tecnici o altre necessità scriveteci sulla pagina del blog su FB o al nostro indirizzo mail che trovate nei contatti. Voti ripetuti con uno stesso account saranno cancellati. Grazie.

I commenti sono in moderazione, se non li vedete subito pubblicati non allarmatevi, li sblocco appena posso, ma la cosa importante è che nessun voto andrà perduto.

Traduttori:

Lucia Fochi
Scilla Forti

Editori:

Editrice Nord
Solferino
Keller editore
Scrittura & Scritture
Triskell edizioni
Merangoli Edizioni
Mondadori
GoWare

I libri:

I leoni di Sicilia di Stefania Auci (Editrice Nord) VOTI 2

La ragazza della palude di Delia Owens (Solferino) – Trad. Lucia Fochi VOTI 1

Quel che si vede da qui di Mariana Leky (Keller editore) – Trad. Scilla Forti VOTI 2

La verità dell’acqua di Francesca Battistella (Scrittura & Scritture) VOTI 63

Il cammino del sapiente di Federica Soprani (Triskell edizioni) VOTI 3

Blu Cobalto di Laura Costantini e Loredana Falcone (Merangoli Edizioni) VOTI 125

Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon (Mondadori) VOTI 1

Rosa di Mezzanotte di Amneris Di Cesare (GoWare) VOTI 13

:: Un’ intervista con Laura Frausin Guarino a cura di Giulietta Iannone

25 gennaio 2019

“suite francese” di irène némirovsky (adelphi)Benvenuta professoressa Frausin Guarino su Liberi di scrivere, e grazie per avere accettato questa mia intervista, è davvero un onore poterla ospitare, lei è come la decana dei traduttori italiani. Menzione speciale per la migliore traduzione alla nona edizione del Liberi di Scrivere Award per la sua traduzione di Suite Francese di Irène Némirovsky (Adelphi). È risultato il libro più votato, e come tradizione siamo felici intervistare il traduttore. Naturalmente è un semplice riconoscimento di un blog, niente di istituzionale, lei sicuramente ha vinto premi ben più prestigiosi, ma è un’ occasione per conoscere meglio anche il lavoro del traduttore. La sua vita è affascinante come quella di un libro, ci parli della sua famiglia di cultura mitteleuropea, dove è crescita? che libri leggevano nella sua casa durante la sua infanzia e adolescenza?

R: Sono nata a Trieste, in una famiglia dalla mentalità molto evoluta e molto laica, ma tutta la mia vita e i miei studi si sono svolti a Milano. Ho fatto studi classici, e ho avuto la grande fortuna di essere allieva del poeta Vittorio Sereni, che fin dagli anni della maturità mi ha indirizzata alla traduzione letteraria.

Ci parli dei suoi studi. Come è diventata traduttrice? Che lingue ha studiato? Ha svolto tirocini all’estero, o ha studiato prevalentemente sui libri?

R: Ho amato e studiato subito il francese; contemporaneamente al liceo classico, ho passato quasi tutte le vacanze estive in Francia per conoscere meglio la lingua. A Grenoble ho frequentato l’Università estiva per stranieri. Intanto leggevo molta letteratura francese, che è una cosa diversa dallo studiare “sui libri”, molto più formativa.

Quali autori ha tradotto? Quali sono le sue traduzioni più importanti?

R: Ho cominciato a tradurre nel 1967 (!) e ho avuto la fortuna di tradurre subito grandi Autori per Case editrici importanti. La mia prima traduzione professionale è stata un romanzo di Simenon per Mondadori. Ho tradotto poi per Bompiani, Feltrinelli (molte opere di Marguerite Duras), MargueriteYourcenar, Michel Foucault e altri. Traduco molto volentieri saggistica filosofica e politica; per Adelphi ho tradotto anche Mauriac e molti romanzi di Simenon , ma sono onorata che Ena Marchi mi abbia affidato, un anno fa, il saggio di Marc Fumaroli “La Repubblica delle Lettere”. Lavoro anche per le Edizioni Henry Beyle: testi particolari di Voltaire, Dumas, Perec, Balzac, Stendhal. E per «Pagine d’Arte», Casa editrice svizzera.

Che esperienza è stata tradurre Irène Némirovsky? Cosa ha amato di più di questa autrice e del suo libro?, giunto miracolosamente fino a noi, seppure incompleto, l’autrice non ha potuto finirlo perché deportata nel Campo di concentramento di Auschwitz.

R: Tradurre Irène Némirovsky è stata un’esperienza esaltante, un’emozione costante che ho accompagnato con la lettura di alcuni saggi sulla sua vita e la sua terribile tragica morte. Di questo libro ho amato TUTTO.
Ed è stato bello tradurre anche gli altri suoi romanzi.

Insegna ancora presso la Civica Scuola Interpreti e Traduttori? Quali consigli darebbe ai giovani traduttori che si avvicinano a questa difficile ma affascinante professione?

R: Da due anni non tengo più il corso di traduzione letteraria, che ho tenuto per più di vent’anni, presso la Scuola Interpreti e Traduttori . Il solo consiglio che posso dare a chi comunque abbia una certa “stoffa”, una precisa sensibilità e una grande passione, è di LEGGERE, leggere buona letteratura, non solo per il piacere della cosa in sé, ma per capire, studiare e impossessarsi dei diversi registri di scrittura. E abituarsi a coltivare l’attenzione, il pensiero, e a non fare niente in modo affrettato.
Continuo a tradurre con passione; non è mai diventato un “mestiere”, nel senso di qualcosa che ormai si conosce e si fa con disinvoltura: ogni testo nuovo è ancora per me un affascinante mistero da scoprire, da portare alla luce.

:: Un’intervista con Mariangela Galatea Vaglio a cura di Giulietta Iannone

22 gennaio 2019

galatea

Benvenuta Galatea e innanzitutto congratulazioni per aver vinto l’edizione 2019 del “Liberi di scrivere Award” con Teodora, la figlia del circo, Sonzogno Edizioni e per il tuo lavoro. Innanzitutto sei un’insegnante, una blogger, una scrittrice, parlaci di te e dei tuoi studi, della tua vita oltre la scrittura.

R: Sono nata a Trieste ma sono cresciuta un po’ in giro per l’Italia, ho abitato anche a Ravenna, dove ho incontrato per la prima volta Teodora e Giustiniano. Da ragazzina sono rimasta completamente affascinata dai mosaici di San Vitale e forse da allora qualcosa mi ha stregato talmente da scriverne poi quando sono diventata adulta. Ho fatto studi classici, sono laureata in Storia Greca e ho un dottorato in Storia Antica. Poi ho iniziato ad insegnare a scuola e siccome mi piaceva scrivere ed erano gli anni in cui tutti provavano ad aprire un blog, ci ho provato anche io. Scrivevo post divertenti che raccontavano le vite dei personaggi antichi. Hanno avuto successo contro ogni aspettativa. Da lì sono stata scoperta dall’editoria e ho iniziato a pubblicare. Poi ho deciso di lasciare la saggistica e di dedicarmi al mio primo romanzo, ovvero Teodora. Visto che ha vinto il vostro premio, direi che è stata una buona intuizione!

Sei nata a Trieste, ma vivi e lavori a Venezia, la Porta dell’Oriente. Dai tempi di Marco Polo, e anche prima, la prima tappa per la Via della Seta, terra di mercanti, artisti, profughi, guerrieri. Un crocevia di merci preziose provenienti dalla Cina, da Costantinopoli, dalle sponde del Mediterraneo. E di idee, libri, credenze, ideali. Descrivici Venezia come uscisse da un sogno.

R: Il bello di Venezia è che già si avvicina molto ad un sogno. È una città che amo molto. Una città di mare strana, perché poi tecnicamente non è sul mare, ma dentro la sua laguna. C’è uno strano senso di sospensione a Venezia, come se il tempo fosse una dimensione lontana e distante. È una città che non ha uguali al mondo e che non si può spiegare, bisogna vederla e viverla.
La Costantinopoli di Teodora deve molto a Venezia. Sopratutto nel carattere degli abitanti. I Veneziani sono smagati, ironici, abituati a avere in casa gente di tutto il mondo e a guardarla con l’indifferenza di chi ha avuto un impero e lo ha visto tramontare. Non è sempre facile andarci d’accordo ma sono molto divertenti.

Il mondo antico affascina ancora i giovani, i tuoi studenti? Come è nato il tuo amore per le civiltà antiche e per la storia? Il passato ha ancora molto da insegnarci?

R: Che rispondere? Sì, sì e ancora sì. Il passato è come una miniera, più lo scavi più trovi tesori inaspettati. Il mondo antico secondo me affascina tantissimo, basta raccontarlo bene. Il problema è che spesso viene spiegato con quella che io chiamo la sindrome del busto da museo. Sembra che gli antichi fossero tutti degli eroi totalmente distaccati dal mondo, dei personaggi freddi e distanti, come i busti dei musei, appunto. Invece no, erano assolutamente simili a noi, con gli stessi problemi, le stesse angosce, spesso anche le stesse tendenze a fare stupidaggini. La storia antica è fantastica, piena di congiure, delitti, colpi di scena, meglio della sceneggiatura di molte serie tv. Per questo la adoro.

Tema del giorno è quello delle migrazioni, dei profughi che scappano dalla guerra, dalla povertà, dalle calamità naturali e arrivano in Europa in cerca di un futuro migliore. Come era vissuto nell’antichità questo problema? Erano disprezzati, avversati, o integrati nelle nuove comunità di accoglienza?

R: Le migrazioni sono un tema centrale nella fine del mondo antico. Si pensa sempre che Roma sia collassata per le invasioni barbariche, ma non è vero. I barbari erano all’interno dell’impero da secoli, e fosse per loro non avrebbero mai voluto abbatterlo, lo adoravano. Era uno stato organizzato e in grado di garantire loro tutto ciò che le loro tribù non avevano: sicurezza, lavoro, ordine. Per lungo tempo sono stati anche integrati con facilità. Nel mio romanzo molti dei protagonisti sono generali bizantini ma di origine barbarica, e lo stesso Giustiniano e lo zio Giustino sono degli “immigrati” provenienti da un paesino sperduto dei Balcani e arrivati a Costantinopoli. Anche se non tecnicamente “barbari” per i raffinati abitanti della città erano dei buzzurri. Il mondo antico non conosceva il concetto di razzismo come lo intendiamo noi. I barbari erano assorbiti ed integrati, anche se poi qualche riluttanza rimaneva, specie nei confronti dei Goti. Però i più importanti generali dell’impero erano ormai barbari, sposavano anche donne della nobiltà romana, le famiglie miste erano all’ordine del giorno. Insomma era un mondo molto più complesso di quanto siamo soliti immaginare.

Come è nato il tuo amore per la letteratura e la scrittura?

R: Non lo so, per quanto ricordo ho sempre scritto e sempre voluto scrivere, fin da piccolina. Amo raccontare storie, amo la storia. Non saprei fare a meno di scrivere o di leggere o di studiare.

Teodora, la figlia del circo nasce dalle tue letture e dal fascino di una donna come Teodora, davvero incredibile per l’epoca, ma anche per oggi. Una donna forte, determinata, coraggiosa, libera per molti versi, come hai ricostruito la sua vita?

R: La storia di Teodora è fantastica. Un ex pornostar che sposa un ministro che è l’erede al trono di un impero. Un po’ come se Eva Henger avesse sposato Obama, per dire… Persino oggi una donna con il suo curriculum farebbe difficoltà ad essere accettata come moglie di un politico, e lei è riuscita invece a diventare persino imperatrice! La storia è ricostruita basandosi minuziosamente sulle fonti antiche, soprattuto Procopio di Cesarea, politico e scrittore contemporaneo ai fatti. E pettegolo di prima grandezza, una specie di Dagospia dell’antichità. Visse a corte gomito a gomito con Teodora e Giustiniano, di cui fu anche storico ufficiale, salvo poi dileggiarli in un’opera in cui ne raccontava tutti i vizi e i segreti. Mi sono poi basata su altre fonti coeve, come le lettere dei Papi, i resoconti diplomatici della corte bizantina, i frammenti di altri storici del tempo. Sono pignola, quindi in pratica non c’è una riga del romanzo che non abbia dietro una fonte antica o dati archeologici quanto più accurati possibile. Ho controllato minuziosamente anche i particolari dell’arredamento, dei vestiti, dei decori degli ambienti.

Com’era Costantinopoli nel VI secolo d.C.?

R: Una grande metropoli simile a New York o Londra. Un luogo dove migliaia di persone confluivano ogni giorno in cerca di fortuna e dove il successo e la caduta in disgrazia potevano essere velocissime. Una città smaliziata, divertente, dove il bene e il male erano gomito a gomito, gli uomini dei bassifondi si incrociavano con i membri dell’alta società, l’ambizione spingeva tutti a cercare di migliorare la loro condizione ad ogni costo. Una città multietnica a cui piacevano la trasgressione e gli eccessi, che viveva per i grandi eventi sportivi come le corse del circo, che era prontissima ad abbandonarsi a rivolte sanguinose, che amava gli uomini furbi e spregiudicati. Lo scenario ideale per un grande romanzo di avventura, insomma.

Quanto ha inciso il mondo televisivo nel tuo immaginario narrativo?

R: Tantissimo, io sono una consumatrice di serial tv e addicted di Netflix. Ho costruito questo libro come una serie tv, con scene brevi e veloci, molti personaggi che si intersecano e scenari che cambiano continuamente. Quello che spesso mi fa arrabbiare quando vedo le serie storiche è che gli sceneggiatori intervengono sugli eventi cercando di renderli più spettacolari, ma spesso non ci riescono perché la Storia è una sceneggiatrice migliore di quelli di Hollywood. La scommessa di Teodora è questa: raccontare i fatti senza inventare quasi nulla, ma rendendoli comunque affascinanti e pieni di suspense. Spero di esserci riuscita. Vedo che i lettori apprezzano molto.

Avventura, amore, scontri religiosi, rivolte, potere, vendetta, spionaggio come hai amalgamato i temi principali del tuo romanzo?

R: In realtà era già tutto amalgamato negli eventi reali. Ho scelto la storia di Teodora perché tutti questi temi erano presenti e funzionavano benissimo. Ho dovuto solo sceneggiarli e studiare il concatenarsi degli avvenimenti. È uno di quei casi in cui la trama si scrive in pratica da sola.

Ho notato un grande apprezzamento, autentico, spontaneo da parte dei tuoi lettori. Come hai coltivato questo legame privilegiato? Ricevi molte lettere, mail, messaggi da parte dei tuoi lettori?

R: Sono da sempre molto presente sui social e quindi quello è il canale privilegiato con cui tengo i rapporti con i miei lettori. Seguono il mio profilo, il blog, la mia pagina Facebook e da qualche mese anche il mio canale YouTube in cui posto dei video in cui racconto episodi della storia antica (i più seguiti sono la serie “Sesso e Gossip a Roma antica, la scandalosa vita di Giulio Cesare!). Io cerco sempre di rispondere a tutti e con alcuni lettori storici poi sono nate bellissime amicizie, per cui ci sentiamo, ci incontriamo, ci prendiamo il caffè. Insomma, sono fortunata, ho dei lettori adorabili.

Hai anche pubblicato un saggio L’italiano è bello (Sonzogno 2017). Cosa ti piace di più della lingua italiana?

R: È la materia che insegno, per cui direi tutto! Ma devo ammettere che poi, anche se sembra strano, ho una vera passione per la grammatica. Non ci si pensa mai ma è la vera architettura del discorso, senza quella non si fa nulla. Io amo la grammatica storica, la storia della lingua, le etimologie.

Cosa stai leggendo in questi giorni? L’ultimo libro che hai letto e il prossimo che hai intenzione di iniziare.

R: Sto leggendo Carl Gustav Jung, L’uomo e i suoi simboli. Per curiosità. Ho letto quasi tutto Freud ma Jung lo avevo evitato fino da ora, devo colmare la lacuna. Il prossimo in lista è una rilettura dell’Eneide sistematica. Ho sempre preferito Omero e Virgilio forse l’ho un po’ sottovalutato, devo rimediare.

Infine, la domanda inevitabile. Stai lavorando a un nuovo romanzo storico? Quali sono i tuoi programmi per il futuro?

R: Per ora attendo nuove dalla casa editrice, perché Teodora dovrebbe essere una trilogia, per cui dovrebbero esserci altre due puntate in cui seguiamo le sue vicissitudini per diventare prima moglie di Giustiniano e poi per tenersi stetta il trono a dispetto di congiure e rivolte. I programmi per il futuro prevedono invece anche uno sbarco massiccio nel mondo del video, ma questo è un progetto che si concretizzerà fra qualche mese e quindi per ora incrociate le dita per me.

:: Liberi di scrivere Award nona edizione: i vincitori

18 gennaio 2019

Vincono a parimerito la nona edizione del Liberi di scrivere Award:

“Teodora, la figlia del circo” di Mariangela Galatea Vaglio, (ed. Sonzogno)

“Suite francese” di Irène Némirovsky (Adelphi) Trad. Laura Frausin Guarino

2° Classificato

(a parimerito)

“La paura nell’anima” di Valerio Varesi (Frassinelli)

“Addio fantasmi” di Nadia Terranova (Einaudi)

“Tutto quel buio” di Cristiana Astori (Elliot)

3° Classificato

(a parimerito)

“La notte delle stelle cadenti” di Ben Pastor (Sellerio 2018) Trad.
Luigi Sanvito

“Middle England”, di Jonathan Coe (Feltrinelli) Trad. Mariagiulia Castagnone

“A chi appartiene la notte” di Patrick Fogli (Baldini e Castoldi)

“Berta Isla”, Javier Marías, (Einaudi) Trad. Maria Nicola

“Stirpe di eroi” di Massimiliano Colombo (Newton Compton)

“Miss Adele Dickinson” di Laura Costantini (goWare)

“Asimmetria” di Lisa Halliday (Feltrinelli) Trad. Federica Aceto

“Nero di mare” di Pasquale Ruju (Edizioni EO)

“Salvare le ossa” di Jesmyn Ward, NN, traduzione di Monica Pareschi

Menzione speciale per la migliore traduzione

Laura Frausin Guarino

per aver tradotto con grande sensibilità un’ opera difficile come “Suite francese” di Irène Némirovsky.

Menzione speciale per l’editore con più libri candidati

Einaudi

Feltrinelli

Classifica generale della votazione: qui

:: Liberi di Scrivere Award nona edizione – Le votazioni

3 gennaio 2019

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Giunto alla nona edizione il Liberi di Scrivere Award permette ai lettori di questo blog di  votare il migliore libro edito nel 2018. (Potete votare per libri anche ancora non nominati).

C’ è tempo di votare fino alla mezzanotte di giovedì 17 gennaio.

Vale solo un voto per lettore.

Menzione speciale per la migliore traduzione al traduttore del libro straniero più votato.

Menzione speciale per l’editore con più libri candidati.

Dunque iniziate a votare lasciando un commento a questo post con il titolo prescelto!

La votazione è diretta, a insindacabile giudizio dei lettori di questo blog, potete votare il vostro libro preferito tra tutti quelli editi in Italia nel 2018 qui sotto citando il titolo nei commenti.

Prego i lettori di lasciare un solo commento con il voto, serve a me e al “notaio” Michele Di Marco come verifica per il conteggio dei risultati. Grazie a tutti.

Lasciate i commenti sul blog solo per le votazioni. (Sempre per facilitarci i conteggi).

Per problemi tecnici o altre necessità scriveteci sulla pagina del blog su FB o al nostro indirizzo mail che trovate nei contatti. Voti ripetuti saranno cancellati. Grazie.

Traduttori:

Luigi Sanvito

Mariagiulia Castagnone

Maria Nicola

Laura Frausin Guarino

Federica Aceto

Monica Pareschi

I libri:

“Teodora, la figlia del circo” di Mariangela Galatea Vaglio, (ed. Sonzogno) VOTI 3

“Suite francese” di Irène Némirovsky (Adelphi) Trad. Laura Frausin Guarino VOTI 3

“La paura nell’anima” di Valerio Varesi (Frassinelli) VOTI 2

“Addio fantasmi” di Nadia Terranova (Einaudi) VOTI 2

“Tutto quel buio” di Cristiana Astori (Elliot) VOTI 2

“La notte delle stelle cadenti” di Ben Pastor (Sellerio 2018) Trad.
Luigi Sanvito VOTI 1

“Middle England”, di Jonathan Coe (Feltrinelli) Trad. Mariagiulia Castagnone VOTI 1

“A chi appartiene la notte” di Patrick Fogli (Baldini e Castoldi) VOTI 1

“Berta Isla”, Javier Marías, (Einaudi) Trad. Maria Nicola VOTI 1

“Stirpe di eroi” di Massimiliano Colombo (Newton Compton) VOTI 1

“Miss Adele Dickinson” di Laura Costantini (goWare) VOTI 1

“Asimmetria” di Lisa Halliday (Feltrinelli) Trad.
Federica Aceto VOTI 1

“Nero di mare” di Pasquale Ruju (Edizioni EO) VOTI 1

“Salvare le ossa” di Jesmyn Ward, NN, traduzione di Monica Pareschi VOTI 1

:: Un’ intervista con Laura Costantini

22 gennaio 2018

Il ragazzo ombraBenvenuta Laura e innanzitutto congratulazioni per aver vinto l’edizione 2018 del Liberi di scrivere Award con Il ragazzo ombra. Diario vittoriano Vol. 1 goWare Edizioni e per il tuo lavoro. Sei già stata ospite sul mio blog come intervistata nel 2010, allora in compagnia di Loredana Falcone, la tua metà letteraria per molti anni prima che decidessi di intraprendere un percorso narrativo anche autonomo. Ma partiamo dall’ inizio, sei una giornalista televisiva, conduci telegiornali, sei abituata alle luci dei riflettori, ai tempi del video, quanto ti ha aiutato tutto ciò nella tua seconda veste di scrittrice narrativa?

“Di sicuro mi aiuta durante le presentazioni. Non a caso la mia socia, Loredana Falcone, viene definita la metà oscura del duo. Sono io a metterci la faccia, sui social e nelle occasioni pubbliche. Per il resto direi che devo dare una delusione a quanti pensano che essere giornalista televisiva porti, ipso facto, a ottenere attenzione dalle case editrici e successo con i lettori. Non è così.”

Come è nato il tuo amore per la letteratura e la scrittura?

“Lo so. Lo dicono tutti. Ma è nato insieme alla capacità di leggere e scrivere. A otto anni scrivevo favole che illustravo io stessa. L’idea alla base della serie Diario vittoriano parte da molto lontano. L’originale, incompiuto, data 1978. Leggere ha dato la stura alla voglia di raccontare. E alla capacità di farlo con un discreto utilizzo delle tecniche. Che ho appreso leggendo, spesso senza rendermene conto.”

Parlando dell’ambientazione, come i luoghi influenzano la narrazione?

“Amo la libertà di ambientare le storie nei luoghi altri. Ho scritto, insieme a Loredana Falcone, romanzi contemporanei e ambientati a Roma dove entrambe siamo nate e cresciute. Ma la mia fantasia, e la nostra anche, si accende più facilmente se l’ambientazione è lontana, nel tempo e nello spazio. Ovvio che questo comporta un lavoro di documentazione accurato, sia a livello storico che geografico. Non sono d’accordo con la regola ‘scrivi di ciò che conosci’. Se fosse stata sempre rispettata, non avremmo avuto Emilio Salgari, Jules Verne, la fantascienza, Tolkien. Detto questo, i luoghi forniscono il la alla storia e alla sua evoluzione. Sono un marchio indelebile sui personaggi, sui costumi, sui dialoghi, sul ritmo. Immaginiamo di prendere un romanzo ambientato nel Medioevo e di trasporlo in epoca contemporanea. Gli spostamenti, il modo di parlare, di muoversi, di comunicare, nulla avrebbe più senso. Oppure prendiamo un romanzo ambientato in Scozia, oggi, e trasportiamolo in Sicilia, oggi. Mancherebbero le coordinate di usi e costumi cui i personaggi si sono adeguati. Il mondo non è uniformato e non lo sarà mai. E i pensieri di un personaggio in piedi sulla sponda del Loch Ness in autunno non saranno mai gli stessi di un personaggio affacciato sul mare di Taormina, pur nella stessa stagione.”

La scelta degli aggettivi è fondamentale per personalizzare e arricchire un periodo, una frase. Anche se ci sono scrittori come Simenon che fanno un uso molto parsimonioso e limitato degli aggettivi. Tu lavori molto su questa parte della scrittura o sei più spontanea e guidata dall’ inconscio?

“Non è professionale dirlo, ma vado a orecchio. Adoro gli aggettivi. Credo di non abusarne, ma li ritengo fondamentali per dare sapore alla storia. La mia fortuna, o almeno io la ritengo tale, è di aver frequentato fin da bambina un linguaggio piuttosto alto, desueto, di certo non banale. Mio padre era un melomane accanito. Io conoscevo, e in parte conosco ancora, a memoria i libretti delle principali opere liriche di Verdi, Donizetti, Puccini, Leoncavallo. Quindi mi viene spontaneo pescare parole e aggettivi piuttosto inusuali. Ovvio che poi subentra il lavoro di revisione. E l’occhio esperto degli editor di goWare, che sono fantastici.”

Riguardo alla stesura di un libro preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

“Mi piacciono i dialoghi. Mi piace caratterizzare al meglio i personaggi. E mi piace fornire suggestioni al lettore per l’ambiente in cui la storia si svolge. Scrivo senza soluzione di continuità, in prima stesura, e vado dove mi porta la tastiera. Non saprei fare come molti scrittori che, magari, scrivono prima la fine e per ultimo l’incipit. Le mie storie si srotolano come una pellicola girata in presa diretta. Senza tagli.”

Parliamo di Il ragazzo ombra. Diario vittoriano Vol. 1. Leggevo che tutto iniziò con Sandokan, quello televisivo di Sergio Sollima e Kabir Bedi. Quanto ha inciso il mondo televisivo nel tuo immaginario narrativo?

“Abbastanza. Siamo tutti debitori di suggestioni televisive e cinematografiche. Ma il mio immaginario narrativo è più derivato dai libri che dalle immagini. E più dalla narrativa anglosassone e americana che da quella italiana. I primi romanzi da grande che ho letto sono stati quelli della serie Tarzan delle Scimmie di Edgar Rice Burroghs. Avevo nove anni. L’avventura, il mistero, le ambientazioni esotiche, l’eroe, l’esplorazione di territori sconosciuti. Salgari è venuto dopo.”

Avventura, amicizia, amore, come hai amalgamato i temi principali del tuo romanzo?

“Dirò una cosa che mi farà odiare da molti colleghi amanti della scrittura, ma questi temi non li ho amalgamati io. Io ho prestato la voce a due anime che da quattro decenni chiedevano di essere ascoltate. Robert e Kiran hanno guidato me, non io loro.”

Come hai affrontato le tematiche lgbt? Come hanno accolto i tuoi lettori storici, che ti seguono ormai da tanti anni, questa evoluzione?

“Ho voluto raccontare un amore diverso in un’epoca in cui significava, vergogna, stigma sociale, perdita del proprio ruolo. Ho voluto farlo, forse dovuto, proprio perché Robert e Kiran me lo chiedevano. Non mi sono posta il problema dell’accoglienza. Non mentre scrivevo. Quando poi goWare ha accettato il progetto, allora un po’ di timore l’ho avuto. Ho avuto paura che i nostri lettori, miei e di Loredana, restassero delusi, che pensassero volessi cavalcare una moda, quella dei male to male, che adesso va per la maggiore. Soprattutto credevo che i lettori uomini avrebbero storto il naso. Mi sbagliavo. L’accoglienza è stata eccezionale. Ancora non ci credo, se devo dirla tutta.”

La stesura del romanzo, che diventerà una serie, ha implicato un grande lavoro di scavo, di documentazione. Che libri hai letto, che tipi di ricerche hai fatto? Internet ti ha aiutato per scoprire gli usi, i costumi, le abitudini dell’epoca vittoriana?

“In parte, sull’epoca vittoriana, ero già preparata. Ma ho letto brani di saggi pescati grazie a Google, ho visionato migliaia di fotografie d’epoca dei luoghi, mi sono documentata sul processo subito da Oscar Wilde, sull’evoluzione delle pene per sodomia, sui bordelli londinesi, sui piroscafi, sulla medicina dell’epoca, sugli strumenti che un medico poteva utilizzare. Poi, certo, sugli usi riguardanti il lutto, i fidanzamenti, i matrimoni, i figli. Gli abiti, i cappelli. Il frasario, anche. Perché non c’è niente di peggio, per me, di ascoltare un personaggio di un’epoca lontana parlare come una persona di oggi.”

Ho notato un grande apprezzamento, autentico, spontaneo da parte dei tuoi lettori. Come hai coltivato questo legame privilegiato? Ricevi molte lettere, mail, messaggi da parte dei tuoi lettori?

“Sì. Ed è la cosa più bella del mondo. Mi scrivono su messenger, su whatsapp, mi mandano e-mail e dicono cose bellissime che stento a credere siano rivolte a me. Se, alla fine, della mia narrativa si perderà ogni traccia, io avrò comunque avuto la prova di aver saputo suscitare emozioni. E credo che il mio compito di cantastorie sia questo e nessun altro.”

Cosa stai leggendo in questi giorni? L’ultimo libro che hai letto e il prossimo che hai intenzione di iniziare.

“Leggo più libri insieme. Al momento ho in lettura un horror molto efficace, Versus di Lucia Guglielminetti – Dark Zone, l’antologia regency Natale a Pemberley curata da Antonia Romagnoli, lo splendido saggio di Galatea Vaglio L’italiano è bello e Lettera a un bambino che vivrà fino a cento anni di Edoardo Boncinelli che ho avuto la fortuna di intervistare.”

Quanto la musica incide sui tuoi testi? Se dovessi formulare una colonna sonora per Il ragazzo ombra, quali musiche sceglieresti?

“Ho una lunga playlist di cui fornirò qualche esempio: Breathe di Midge Ure, Viva la vida dei Coldplay, Lost on you di LP, Take me to church di Hozier, Hold back the river di James Bay, Last party di Mika, alcuni brani della Tosca di Puccini, l’Inverno di Vivaldi e mi fermo qui.”

Tornerai a scrivere in coppia con Loredana? Avete dei progetti in proposito?

“Fermi tutti! Non ho mai smesso di scrivere insieme a Loredana Falcone e attualmente stiamo lavorando alla revisione di un romanzo di fantascienza, anche grazie allo sprone fornito dall’aver partecipato all’antologia Oltre – storie dal futuro curata da Lorenzo Sartori per Sad Dog Project, e alla stesura di una nuova avventura per i protagonisti de Il puzzle di Dio, il romanzo che vinse il contest di Liberi di Scrivere nel 2015.”

Come pensi di preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

“Evitando accuratamente di scalare le classifiche. Non voglio fare la snob, il successo piace a tutti. Ma non potrei mai trasformare la mia scrittura in una catena di montaggio. Suonerà strano per una che sta pubblicando una serie, ma odio la serialità. Non amo gli steccati, mi piace mettermi alla prova con generi sempre diversi e questo, nell’attuale mondo letterario, è un difetto imperdonabile.”

Infine, la domanda inevitabile. Stai lavorando alla continuazione della serie? A che punto sei?

“Okay, vi svelo un segreto. Il Diario vittoriano io l’ho scritto, tutto, in quattordici mesi. Più di un milione di battute. E sono stata io a proporre a goWare di dividerlo in volumi. Saranno quattro, alla fine, ma l’attesa non sarà lunga. Il secondo è uscito il 15 dicembre scorso. Entro il 2018 saranno tutti disponibili in ebook e cartaceo con le splendide copertine delle mie amiche Dany&Dany, fumettiste strepitose.”

Concludo con un grazie dal profondo del cuore a chi, a mia insaputa, ha inserito Il ragazzo ombra nel contest di Liberi di Scrivere. E a Giulietta per le domande interessanti e precise.

:: Un’ intervista con Tessa Bernardi

18 gennaio 2018

Caravaggio enigmaCiao Tessa, benvenuta su Liberi di scrivere e grazie per avere accettato questa mia intervista. Menzione speciale per la migliore traduzione all’ ottava edizione del Liberi di Scrivere Award per la traduzione di Caravaggio enigma (Without Hope or Fear, 2017) Newton Compton. E’ risultato il libro più votato, e come tradizione siamo felici intervistare il traduttore e conoscere qualcosa in più sul vostro lavoro, ancora per molti abbastanza misterioso.
Naturalmente è un semplice riconoscimento di un blog, ma appunto è stato dato dai lettori quindi è significativo dell’apprezzamento che la tua traduzione ha suscitato, oltre al valore del libro. Parlaci dei tuoi studi. Come sei diventata traduttrice? Che lingue hai studiato? Hai svolto tirocini all’estero, o hai studiato prevalentemente sui libri?

Ho sempre vissuto a stretto contatto con due lingue diverse, fin da bambina. Mia madre è cresciuta in Australia, e quando ero piccola mi parlava sempre in inglese, mentre mio padre mi parlava in italiano. La scelta del percorso di studi è stata quindi scontata: dai libriccini per l’infanzia in inglese alle pietre miliari della letteratura alla facoltà di Lingue all’Università di Pisa, e poi la specializzazione in Traduzione letteraria. Ho studiato inglese e spagnolo, un po’ di tedesco e portoghese, e ultimamente sto accarezzando l’idea di avvicinarmi al francese e allo swahili (galeotto fu un viaggio a Zanzibar!). Non ho mai fatto tirocini all’estero né l’Erasmus, ma ho sempre viaggiato molto in paesi anglofoni e attualmente vivo a Londra.

Qualche ricordo dei tuoi anni da studentessa?

Ricordo le montagne di libri! Montagne, dico sul serio. Ho sempre amato leggere, è ovvio, ma quelle pile di carta stampata con ambientazioni settecentesche popolate da fanciulle più o meno virtuose sembravano non finire mai. Scherzi a parte, ricordo con grandissimo affetto i docenti che ci spronavano a crederci: volete diventare traduttori? Rimboccatevi le mani, traducete, sfornate cartelle per il piacere di farlo e per la volontà di imparare, nel tempo libero, nelle vostre stanzette in condivisione, al parco. E ricordo anche chi invece diceva il contrario. Spesso sono quei “Non ce la farete mai” a non farti demordere, no?

Quali autori hai tradotto? Quali sono le tue traduzioni più importanti?

Proprio qualche mese fa è uscito un romanzo di Dean Koontz, un autore che amo particolarmente, spesso associato a Stephen King e considerato uno dei maestri del thriller contemporaneo. Tra gli altri autori potrei menzionare Emily Elgar, un’esordiente con una scrittura delicata e molto evocativa, Jeff Johnson, di cui ho tradotto un noir veramente bello, e ovviamente Alex Connor, che mi ha accompagnata alla scoperta della biografia di Caravaggio.

E per quanto riguarda la lettura nel tuo tempo libero. Quali sono i tuoi autori preferiti, quali libri ami leggere semplicemente come lettrice?

Leggo di tutto, quando e se trovo il tempo e le energie mentali per farlo. Questo, purtroppo, è il rovescio della medaglia. Lavorando tutto il giorno con testi e parole, nel tempo libero preferisco fare una passeggiata e svuotare la mente. In vacanza, però, ho letto un bellissimo libro di Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, e tra i miei autori preferiti potrei citare Henry James, J.M. Coetzee e Ian McEwan.

Come lavorano i traduttori letterari? Come si fa a entrare in contatto con un editore? Con l’invio di un curriculum vitae, iscrivendosi in una banca dati per traduttori? O sono gli editori che ricercano attivamente i liberi professionisti? Chi si occupa della selezione? La concorrenza è molto forte?

I primi tempi sono stati durissimi. Decine e decine di mail, neanche uno straccio di risposta. Benissimo, cambiamo strategia. Fiere del libro. Tutte. A tappeto. Roma, Bologna, Torino. Conoscere gli editori, cosa pubblicano, cosa cercano, vedere e farsi vedere, farsi conoscere. Dopo la laurea ho seguito brevi corsi e seminari di traduzione letteraria dal taglio veramente pratico. Un trauma. Della serie: Fitzgerald come prima prova di traduzione. E lì capisci che di strada da fare ce n’è ancora tantissima. Ma ho avuto la fortuna di conoscere grandi traduttrici, che mi hanno aiutata e corretta senza pietà. Voglio fare qualche nome perché le stimo moltissimo: Giuseppina Oneto, Gina Maneri, Anna Rusconi. Grazie a uno di questi corsi ho tradotto il mio primo racconto, poi sono venute le altre case editrici, alle quali avevo mandato un curriculum abbastanza mirato, e le prime prove di traduzione, che hanno portato a collaborazioni durature. E sì, la concorrenza c’è, come in tutte le professioni, ma se sei bravo e hai voglia di crescere (quella non deve mai mancare) uno spazietto si trova.

Come organizzi il tuo lavoro? Programmi una scaletta, dividi il testo rientrando immagino entro una data di consegna concordata? Ti è mai capitato di sforare questi limiti?

In teoria, sì. In pratica… A volte (di rado, per fortuna) si può incappare in un vero e proprio blocco, dove anche la resa delle frasi più semplici diventa complicata, e tanti saluti alla scaletta, ma in genere tendo a farmi un’idea del numero di cartelle che dovrei tradurre quotidianamente (i fine settimana sono sacri, però!) in funzione della deadline, della complessità del testo, dell’affinità con lo stile dell’autore e via dicendo, e riesco ad attenermici senza grandi problemi.

Parliamo ora di Caravaggio enigma. Come sei venuta a conoscenza di questo libro, conoscevi già la sua autrice Alex Connor? Ti ha contattato direttamente l’editore, o sei stata scelta tramite un’agenzia di traduzione? Hai dovuto superare prove selettive?

Un libro al quale ho lavorato con enorme piacere. Non conoscevo l’autrice, ma, quando mi è stato proposto l’incarico da un’agenzia di traduzione con cui collaboro da tempo, mi sono documentata e sono subito rimasta colpita dalla passione della scrittrice per l’arte italiana.

Cosa ti è piaciuto di più di questo libro? Quale è stata la parte della traduzione più difficile?

È una perfetta via di mezzo tra la biografia storica e il thriller. Il personaggio di Caravaggio emerge con forza incredibile dalle pagine del libro. È un uomo cupo, tormentato, pieno di vizi e debolezze, ma è anche un genio assoluto che crede nella propria idea di arte e non accetta alcun compromesso. Ho fatto molte ricerche su di lui e sui personaggi storici descritti e menzionati nel romanzo, e posso assicurare che l’autrice non si è inventata niente, anzi! In fase di traduzione, ho dovuto prestare grande attenzione ai dettagli, come alla precisione dei dati storici e alle scelte lessicali, senza però tradire il ritmo serrato e adrenalinico che è tipico del thriller.

Tu avendolo tradotto conosci approfonditamente lo stile dell’autrice, puoi parlarcene? Puoi dirci secondo te quelli sono i suoi punti di forza che favoriscono tanto l’apprezzamento dei lettori?

Come in parte ho già anticipato, l’autrice ha dosato sapientemente gli elementi a sua disposizione. La figura di Caravaggio è di per sé un ottimo punto di partenza, tanto per il lascito artistico quanto per le travagliate vicende personali che lo hanno reso un personaggio davvero controverso. Alex Connor le ripercorre in chiave romanzata, con un ritmo avvincente e una buona dose di suspense che tiene incollati alle pagine: cosa succederà adesso? Caravaggio conduce una vita spregiudicata, combatte con chiunque incroci il suo cammino, non riesce mai a tenere la bocca chiusa. E le sue opere? Dipingeva con totale sprezzo dei canoni imposti dalla Chiesa, rischiava di perdere gli incarichi, sfidava costantemente la sorte. Caravaggio enigma è una biografia che non annoia mai, perché scava nella personalità del celebre pittore e offre un vivido spaccato della vita dell’epoca. Credo sia proprio questo il segreto dell’apprezzamento che ha riscosso.

Puoi dirci a cosa stai lavorando in questo momento?

Ora come ora… sono appena rientrata dalle ferie! No, be’, sto lavorando alla traduzione di un bel thriller di un’autrice abbastanza famosa e ad alcune revisioni.

Grazie per il tuo tempo e la tua pazienza, e auguri per il futuro.

Grazie a voi e ai lettori del blog!

:: Liberi di scrivere Award ottava edizione: i vincitori

16 gennaio 2018

Vince l’ ottava edizione del Liberi di scrivere Award:

Il ragazzo ombra. Diario vittoriano Vol. 1 di Laura Costantini, ed. goWare

Il ragazzo ombra

Robert Stuart Moncliff è un romanziere e un ritrattista affermato. Nell’autunno del 1901 chiuso nel castello di famiglia, su una scogliera scozzese, rilegge il diario degli ultimi vent’anni.
Un’assenza pesa su di lui: la persona più importante della sua vita. Un tredicenne dagli incredibili occhi d’oro apparso come un’ombra, sotto la luna piena nell’aprile del 1881.
Nella lettura Robert rivive la gioia passata, unica cura per superare il giudizio della società vittoriana che ora lo condanna.
Il ragazzo ombra è il primo episodio della serie Diario vittoriano.

2° Classificato

Caravaggio enigma di Alex Connor – Newton Compton Editori – traduzione di Tessa Bernardi

3° Classificato

(a parimerito)

I bastardi dovranno morire – Emmanuel Grand – Neri Pozza – traduttore Alberto Folin

La natura della grazia, di William Kent Krueger- Neri Pozza – traduzione di Alessandro Zabini

Lois e Luke – Giro di Vite di Annemarie De Carlo (goWare 2017)

4° Classificato

Il Settimino di Fabrizio Borgio – Acheron Books

Menzione speciale per la migliore traduzione

Tessa Bernardi

per Caravaggio enigma di Alex Connor – Newton Compton Editori

Classifica generale della votazione: qui

:: Liberi di Scrivere Award ottava edizione – Le votazioni

1 gennaio 2018

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Giunto all’ ottava edizione il Liberi di Scrivere Award permette ai lettori di questo blog di  votare il migliore libro edito nel 2017.

C’ è tempo di votare fino alla mezzanotte di lunedì 15 gennaio.

Vale solo un voto per lettore.

Menzione speciale per la migliore traduzione al traduttore del libro straniero più votato.

Dunque iniziate a votare lasciando un commento a questo post con il titolo prescelto!

La votazione è diretta, a insindacabile giudizio dei lettori di questo blog, potete votare il vostro libro preferito tra tutti quelli editi in Italia nel 2017 qui sotto citando il titolo nei commenti.

Prego i lettori di lasciare un solo commento con il voto, serve a me e al “notaio” Michele Di Marco come verifica per il conteggio dei risultati. Grazie a tutti.

Lasciate i commenti sul blog solo per le votazioni. (Sempre per facilitarci i conteggi). Per problemi tecnici o altre necessità scriveteci sulla pagina del blog su FB o al nostro indirizzo mail. Voti ripetuti saranno cancellati. Grazie.

Traduttori:

Alberto Folin

Alessandro Zabini

Silvia Pareschi

Tessa Bernardi

Sandro Ristori

I libri:

I bastardi dovranno morire – Emmanuel Grand – Neri Pozza – Traduttore Alberto Folin (VOTI 3)

La natura della grazia, di William Kent Krueger- Neri Pozza – traduzione di Alessandro Zabini (VOTI 3)

Sotto una stella crudele. Una vita a Praga, 1941-1968 di Heda Margolius Kovaly – Adelphi – Traduzione di Silvia Pareschi (VOTO 1)

Caravaggio enigma di Alex Connor – Newton Compton Editori – traduzione di Tessa Bernardi (VOTI 7)

La ragazza che dormì con Dio di Val Brelinski – Nutrimenti editore – traduzione di Sandro Ristori (VOTO 1)

Il Settimino di Fabrizio Borgio – Acheron Books (VOTI 2)

Amori regalati di Olimpio Talarico – Compagnia Editoriale Aliberti‎ (VOTO 1)

Il ragazzo ombra. Diario vittoriano Vol. 1 di Laura Costantini, ed. goWare (VOTI 83)

Lois e Luke – Giro di Vite di Annemarie De Carlo (goWare 2017) (VOTI 3)

L’uomo di casa di Romano De Marco Piemme Editore (VOTO 1)

Storia nera di un naso rosso di Alesssandro Morbidelli edito da Todaro (VOTO 1)

Fondamenta Inquietanti di Luca Marchioro – GoWare (VOTO 1)

:: Un’ intervista con Rodrigo Elgueta

28 marzo 2017
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Credit photo © Felipe Monardes Carlos Reyes Gonzales (sulla sinistra) e Rodrigo Elgueta

Con grande piacere abbiamo potuto intervistare gli autori de Gli Anni di Allende, vincitore dell’ edizione 2017 del Liberi di scrivere Award. Oggi è la volta di Rodrigo Elgueta. Abbiamo provveduto a mettere sia la versione originale che italiana, per tutti i nostri lettori di lingua spagnola. Siamo inoltre felici di confermare l’arrivo in Italia dei due autori, che saranno a Bologna alla Children’s Book Fair. In particolare ci sarà una presentazione del libro martedì 4 aprile alla libreria Modo Infoshop. Buona lettura!

Bienvenido Rodrigo y felicitaciones para haber ganado este premio y para tu trabajo.
Eres un diseñador de comics y un illustrator. Hablanos de tí y  de tu trabajo.

Primero que todo, agradezco el interés por conocer nuestro trabajo y por habernos permitido obtener el premio a todos los lectores, que sin duda es un tremendo apoyo desde la gente. Nos entusiasma este premio desde varios puntos de vista, pero rescato el interés y admiración por la figura del presidente Salvador Allende, por su legado político y por su visión de lo que necesitaba Chile y lo que podría ocurrir ante un golpe de estado. Golpe de estado que ya es indicado por algunos estudiosos como el inicio de esta nueva era Neoliberar extrema. También mis agradecimientos van hacia Paolo Primavera y Alice Rifelli y a todo el equipo de Edicola ediciones, quienes nos han traído a Italia, y han traducido nuestra obra para un público italiano sensible a los ideales de igualdad, fraternidad, justicia social y cultural. Ahora, pasando a algo que me incomoda que es hablar de mi, les puedo comentar que uno de mis intereses es la historia. Y no es casualidad que haya querido desarrollar varios libros con un marcado acento en la investigación histórica, pero especialmente en aquellas historias no aceptadas en los marcos oficiales. Chile y el mundo están llenos de historias no contadas, desconocidas, pero que reflejan muy bien nuestros procesos como sociedad. En este sentido, ser dibujante me ha permitido aglutinar la gran variedad de intereses que poseo sobre varios ámbitos de la cultura y el universo. El haber descubierto a temprana edad que el dibujo me gustaba mucho y especialmente el dibujo de historieta, se transformaron en una gran ventaja para mi ante la vida…ventajas cuyos códigos aprendí leyendo historieta y aprendiendo de los grandes dibujantes chilenos como Guido Vallejos, Themo Lobos o Santiago Peñailillo, o de los dibujantes internacionales como Jack Kirby, Guido Vallejos, John Buscema, Jim Aparo, John Byrne, Hugo Pratt, entre muchos otros. Por ejemplo, el dibujo me permitió desarrollar uno de mis intereses especiales,  las culturas indígenas de américa latina y especialmente sus mitos y religiones. Durante varios años estuve ilustrando personajes y mitos de américa, lo que me permitió explorar la maravillosa iconografía, sus diseños, personajes y narraciones. Incluso en este momento estamos terminando un nuevo libro, también guionizado por Carlos Reyes, de posible publicación en el segundo semestre de este año, que tratará sobre la exterminada etnia Selknam de Tierra del Fuego, que es un nuevo comic-documental, cuyo posible nombre es “Nosotros Los Selknam”, con el cual continuamos en esta línea de revisitar nuestra historia, siendo testimonio de la tremenda riqueza cultural que tenían esta culturas nómades en estado paleolítico y que vivieron en la Patagonia de nuestro país hasta hace no más de 100 años, donde el gobierno chileno amparo su exterminio y el de las otras etnias fueguinas que vivían en la Patagonia.

Benvenuto Rodrigo e congratulazioni per il Premio Liberi di Scrivere Award e per il tuo lavoro. Raccontaci un po’ del tuo lavoro di illustratore e autore di fumetti.

Prima di tutto desidero ringraziare i lettori per l’interesse nei confronti del nostro lavoro, mio e di Carlos [Carlos Reyes, sceneggiatore del fumetto “Gli anni di Allende”] e per averci permesso di ottenere questo premio, che è senza dubbio una grande dimostrazione di sostegno. L’aver ricevuto il premio ci rende entusiasti sotto diversi punti di vista, e in particolare per l’attenzione e l’ammirazione dimostrati nei confronti della figura del presidente Salvador Allende, della sua eredità politica e della sua visione di quelli che erano i bisogni del Cile e di quello che sarebbe potuto essere il nostro paese prima del Colpo di stato. Colpo di stato che viene già considerato da alcuni studiosi come l’inizio di questa era di neoliberalismo estremo.
Voglio ringraziare anche Paolo Primavera e Alice Rifelli e tutto il team di Edicola per averci portato in Italia, traducendo il nostro libro per un pubblico di lettori sensibili agli ideali di uguaglianza, fratellanza e giustizia sociale e culturale.
Passiamo adesso a quello che mi fa sentire più a disagio, ovvero  parlare di me. Uno dei miei interessi principali è la storia e non è un caso che abbia voluto dedicarmi a diversi libri con una spiccata componente di investigazione storica, con una preferenza particolare per quelle versioni dei fatti non ufficiali.
Il Cile e il mondo intero sono pieni di queste storie che non sono state ancora raccontate, storie tuttora poco conosciute ma che rispecchiano profondamente i processi della nostra società.
Da questo punto di vista, essere disegnatore mi ha permesso di unire la grande varietà di interessi che ho sempre avuto nei diversi ambiti della cultura. E l’aver scoperto da bambino che il disegno mi piaceva, specialmente il disegno a fumetti, si è trasformato in un grande vantaggio per affrontare la vita, grazie a tutto quello che ho imparato leggendo fumetti e scoprendo il lavoro dei più grandi disegnatori cileni come Guido Vallejos, Themo Lobos o Santiago Peñailillo, e internazionali come Jack Kirby, John Buscema, Jim Aparo, John Byrne, Hugo Pratt, tra tanti altri.
Ad esempio, il fumetto mi ha permesso di approfondire uno dei miei interessi più grandi, quello sulle culture indigene dell’America Latina, e specialmente i loro miti e le loro religioni. Per molti anni ho illustrato personaggi e miti delle culture indigene, il che mi ha permesso di esplorare la loro meravigliosa iconografia, i loro disegni, i loro personaggi e le loro narrazioni.
Proprio in questo momento insieme a Carlos stiamo ultimando un nuovo libro, che probabilmente verrà pubblicato in Cile nel secondo semestre di quest’anno, dedicato allo sterminio dell’etnia Selknam della Terra del Fuoco. Sarà un nuovo fumetto documentaristico, che probabilmente si chiamerà “Nosotros Los Selknam”, nel quale torneremo a rivisitare la nostra storia e a essere testimoni della profonda ricchezza culturale di queste culture nomadi che abitarono la Patagonia fino a non più di cento anni fa, e il cui sterminio fu appoggiato dal governo cileno, insieme a quello di molte altre etnie della stessa zona.

Cuales son tus estudios, como has empezado tu profession?

Soy profesor de Artes. Estudie en una universidad especializada en el área de pedagogía, y esta decisión, surgida de la reflexión que tuve  a los 16 años, fue por la idea de mantenerme cerca del dibujo. Pero creo que fue la mejor decisión. Al estudiar pedagogía en Artes, también significó aprender variadas disciplinas propia de las artes visuales, como cerámica, dibujo técnico, diseño, dibujo, pintura, historia del arte, estética, entre varios mas…disciplinas que eran complementadas con áreas de las ciencias pedagógicas, como curriculum, psicología infantil y juvenil…es decir una carrera profesional con una gama muy amplia de conocimientos, que me han ayudado mucho en mi trayectoria de ilustrador y dibujante de comic. Realicé clases durante varios años tanto a niños como a adultos, pero lo dejé completamente para dedicar mas tiempo al comic y la ilustración. Pero siempre que soy invitado a dar alguna charla o taller trato de participar con mucha felicidad.

Quali sono stati i tuoi studi e come hai iniziato la tua professione?

Sono professore d’arte. Ho studiato in una università specializzata nell’area pedagogica e questa decisione – presa a 16 anni – è nata proprio dal desiderio di rimanere vicino al mondo del disegno. Studiare pedagogia e arte mi ha permesso di imparare diverse discipline tipiche dell’arte visiva, come la ceramica, il disegno tecnico, la pittura, così come la storia dell’arte e l’estetica, e al tempo stesso dedicarmi a materie come scienze pedagogiche o psicologia infantile. Il risultato è un curriculum con una gamma molto ampia di conoscenze che mi hanno aiutato successivamente nel mio lavoro di illustratore e disegnatore di fumetti. Per molti anni ho insegnato a bambini e  adulti ma attualmente ho lasciato l’insegnamento per dedicarmi completamente al fumetto e all’illustrazione. Quando però mi capita di essere invitato a tenere conferenze o a fare laboratori accetto sempre con grande entusiasmo.

Como nació tu colaboraccion artística y profesional con Carlos Reyes?

Con Carlos ya nos conocemos muchos años, desde el año 2007 en que yo publicaba la revista “Platino”, junto a otro gran dibujante chileno llamado Juan Vasquez, donde explorabamos nuestros propios intereses, en un espacio de libertad gráfica y narrativa. Por medio de esta publicación Carlos conoció mi trabajo. Y justamente, el año 2011 Carlos estaba coordinando un proyecto editorial, donde iban adaptar a comic los cuentos de Heredia Detective ( de Ramón Diaz Eterovic). Sucedió que les faltaba un dibujante para trabajar en uno de estos cuentos y me invitaron a participar. Desde ese momento no he parado de tener proyectos, de los cuales algunos han sido escritos por Carlos. Afortunadamente con Carlos Reyes, logramos un método de trabajo, donde él se preocupa de entregarme, junto con el guión, una gran cantidad de material de referencia, facilitando mi trabajo. Existe una relación de confianza mutua, lo que es un privilegio al tener un socio con gran complementación.

Come è nata la tua collaborazione artistica e professionale con Carlos Reyes?

Con Carlo ci conosciamo da diversi anni, dal 2007 anno nel quale pubblicavo nella rivista “Platino”, insieme a un altro gran disegnatore cileno Juan Vasquez. Esploravamo i nostri interessi in uno spazio di libertà grafica e narrativa. Fu attraverso questa rivista che Carlos conobbe il mio lavoro. Nel 2011 stava coordinando un progetto per adattare a fumetti i racconti di Heredia Detective di Ramón Diaz Eterovic e stava cercando un disegnatore: mi invitò a partecipare. Da quel momento non ho mai smesso di avere nuovi progetti, alcuni sono stai scritti da Carlos. Abbiamo sviluppato un metodo di lavoro dove lui si preoccupa di consegnarmi, assieme alla sceneggiatura, una grande quantità di materiale di riferimento, facilitandomi il lavoro. Esiste una relazione di fiducia reciproca, considero un privilegio avere un socio così competente.

Trabajaste sea en Chile que en el extranjero? Hablanos de la situaccion actual en tu pai s para quien quiera entraprend er tu profesion. Hay algunos diseñadores de los cuales tendremos que estar pendientes?

Nunca he trabajado para el extranjero. Afortunadamente he podido trabajar de manera permanente para el mercado Chileno, con varias editoriales y proyectos culturales, pero ha sido el comic el medio que me ha abierto las posibilidades a nivel mundial de una manera insospechada. Por “Los Años de Allende” hemos tenido conversaciones con varias editoriales extranjeras interesadas en editar y traducirlo. Entre ellas EDICOLA ediciones, casa editorial italiana que ha confiado en nuestro trabajo y ha apostado en este libro.
Chile, debido a su situación geográfica y por su apertura económica al mundo en 25 años, con una economía neoliberal ( que aquí es inhumana), los ilustradores y dibujantes de chile, han tenido la posibilidad de vivenciar una gran cantidad de influencias, en una mixtura donde puedes encontrar en los festivales de comic e ilustración a dibujantes con influencia norteamericana, oriental, amerimanga, europeo, experimental etc, lo cual ha sido positivo, porque curiosamente ha sido la tierra fértil donde se a forjado una identidad, donde los artistas han buscado sus propio caminos. Incluso los artistas que trabajan para el mercado norteamericano, como Gabriel Rodríguez o Alan Robinson, se han destacado por lo novedoso de sus propuestas para un mercado tan marcado por Marvel o DC comic. Ante tu pregunta, me es muy difícil recomendar a algunos dibujantes para que los amigos italianos descubran….porque son muchosss…pero ante la consulta debo nombrar a algunos: pienso en Claudio Romo, un artista con formación académica en artes y grabado, pero que esta llevando a la ilustración a una dimensión onírica novedosa para estos tiempo. También les recomiendo la obra de Rodrigo López, un dibujo caricaturesco, que explora el desborde de la psique humana,…y por medio del comic¡¡¡ También los invito a conocer los lápices de Juan Vásquez, que por medio de una estética Punk, gráfica las dimensiones oscuras de la sociedad Chilena, al igual que Carlos Carvajal de una región de mi país que se llama Coquimbo, con una obra espesa y oscura que se adentra en el chile oscuro, que no deja indiferente al espectador. Chile tiene una gran tradición de comic, que sería muy larga de contar, pero que aprovecho de invitarlos a conocer y de nuestros grandes autores, les recomiendo conocer la obra de Themo Lobos con “Mampato” y en humor político la grandiosa obra de Hervi, seudónimo de Hernán Vidal.

Hai lavorato sia in Cile che all’estero? Parliamo della situazione attuale del tuo paese per chi desidera intraprendere la tua professione. Ci sono alcuni disegnatori che dovremmo seguire?

Non ho mai lavorato all’estero. Per fortuna ho potuto lavorare con continuità per il mercato cileno, con diverse case editrici e progetti culturali, ma è stato il fumetto che inaspettatamente mi ha dato molte possibilità a livello mondiale. Grazie a “Gli anni di Allende” abbiamo avuto molte conversazioni con case editrici straniere interessate a tradurlo e pubblicarlo. Tra di loro, Edicola, che ha avuto fiducia nel nostro lavoro e ha scommesso su questo libro.
Gli illustratori e i disegnatori cileni hanno avuto la possibilità di sperimentare una gran quantità di influenze, che si riflette in un mix evidente nei festival di fumetti e illustrazione dove ti può capitare di incontrare disegnatori con influenza nordamericana, orientale, amerimanga, europea, sperimentale ecc…, il che è molto positivo, dato che è stata la terra fertile dove si è formata un’identità, dove gli artisti hanno cercato le proprie strade. Anche artisti che lavorano per il mercato nordamericano, come Gabriel Rodríguez o Alan Robinson, si sono messi in luce con le loro proposte innovative in un mercato così dominato da Marvel o DC comic. Per questo, mi risulta molto difficile raccomandarti qualche disegnatore in particolare affinché i nostri amici italiani possano scoprirli (sarebbero moltissimi), ma per rispondere alla domanda, te ne nomino qualcuno: penso a Claudio Romo, un artista con una formazione accademica in arte e incisione, ma che sta portando la sua illustrazione in una dimensione onirica molto innovativa per questi tempi. Raccomando anche l’opera di Rodrigo López, un disegnatore di caricature, che esplora i labirinti della psiche umana e lo fa attraverso il fumetto!! Inoltre, invito a conoscere i tratti di Juan Vásquez, che attraverso un’estetica punk, rappresenta le dimensioni oscure della società cilena, allo stesso modo di Carlos Carvajal (della regione di Coquimbo), che con un’opera densa e cupa si addentra ne Cile oscuro che non lascia indifferente il lettore. Il Cile possiede una profonda tradizione del fumetto, che sarebbe molto lunga da raccontare, ma per un’infarinatura vi raccomando di conoscere il lavoro di Themo Lobos con “Mampato” e quello di Hervi, pseudonimo, di Hernán Vidal, caratterizzato da un gran umorismo politico.

La elecion de dibujar Gli anni di Allende en blanco y negro ha sido tuya? Tiene un significado preciso?

Si, propuse el estilo de la obra bajo la técnica de la tinta. Esto debido a que de mi experiencia personal y que coincide con la de varios chilenos, es acercarnos a la memoria de este período, suplantada por las películas y fotografías en blanco y negro realizado por los cineastas, fotógrafos y documentalistas…hemos heredado este período en “blanco y negro” que aún nos lleva a conectarnos con una sensación de angustia…que la dictadura de Pinochet se encargo de transmitir.
Aprovecho de comentar que este libro lo tomo como un homenaje a todos los artistas audiovisualistas y fotógrafos que salieron a la calle a registrar estos años vertiginosos, percibiendo ellos la trascendencia  histórica de lo que estaban atestiguando.
Ahora volviendo a tu pregunta, los lectores de Los Años de Allende, se darán cuanta que en la página 111, cambio la técnica de tinta por el lápiz grafito. Y esto lo hice en el momento en que comenzábamos a narrar el golpe del 11 de septiembre de 1973, donde la técnica se supeditaba a mi necesidad expresiva. Yo soy fans del lápiz grafito y creo que era la técnica que permitiría experimentar y transmitir fuerzas expresivas instantáneas necesarias para narrar gráficamente momentos tan dramáticos como este nefasto golpe militar, que cambio a Chile y el mundo por completo. Quise dar un “golpe” en la técnica en el momento del “golpe”, pasando de tintas, que requieren un mayor control y método en su aplicación, a el lápiz grafito, mas instantáneo y rápido..…experimento que nuestro editor en Chile Rafael López y el mismo Carlos Reyes, apoyaron absolutamente.

La scelta di disegnare Gli anni di Allende in bianco e nero è stata tua? Ha un significato preciso?

Sì, ho proposto che l’opera venisse realizzata con la tecnica dell’inchiostro in bianco e nero, visto che la mia esperienza personale, che coincide con quella di molti cileni, è stata quella di avvicinarmi alla memoria di questo periodo attraverso i film, i documentari e le fotografie in bianco e nero … abbiamo tutti ereditato questo periodo in “bianco e nero” che ci porta ancora a connetterci con la sensazione d’angustia che la dittatura di Pinochet ha diffuso nel paese.
Considero questo libro un omaggio a tutti gli artisti e a tutti i fotografi che sono scesi in strada per tenere traccia di quegli anni vertiginosi, percependo l’importanza storica di quello di sono stati testimoni.
Tornando alla tua domanda, i lettori de “Gli anni di Allende” si renderanno forse conto che a partire da pagina 111 ho cambiato la tecnica della tinta con quella della matita a grafite. Il cambio coincide con il momento in cui si inizia a narrare il colpo di stato dell’11 settembre 1973 e qui la tecnica si sostituisce alla mia necessità espressiva. Sono un fan della matita a grafite e credo che sia la strada più adatta per sperimentare e trasmettere forze espressive immediate, necessarie per narrare graficamente momenti così drammatici come il colpo di stato che ha cambiato completamente il Cile e il mondo stesso. Ho voluto dare un “golpe” alla tecnica proprio nel momento del colpo di stato, passando dalla tinta, che richiede maggiore controllo e maggior metodo nell’applicazione, alla grafite, più immediata e rapida… esperimento appoggiato sia da Rafael Lopez, il nostro editore cileno, che da Carlos Reyes.

Cual fue la parte más dificil en el proceso de dibujar las tablas de esta graphic novel?

Desde el punto vista gráfico los desafíos fueron muchos. Por un lado realizar una gran variedad de retratos de personajes históricos que debían ser reconocidos y que en algunos casos debía dibujar dándole expresiones faciales de las cuales no existían registro. También las locaciones de esta historia, significaba para mí abastecerme de una buena cantidad de fotografías de aquellos años y buscar sectores de la ciudad que mantuvieran su misma arquitectura. Por otro lado, un período histórico como este, significaba dibujar muchas páginas con multitudes. Todo dibujante sabe que dibujar multitudes es un esfuerzo titánico que pone a prueba la constancia y paciencia. En este sentido, el trabajar con aguadas de tinta china me permitió solucionar con pinceladas gran cantidad de espacios con personas, pancartas y banderas. Finalmente mencionaría como otro de los tantos desafíos, el plasmar en un dibujo, situaciones históricas fundamentales que nunca antes se habían representado. Por ejemplo, un momento de ira de Allende cuando arroja su teléfono, o cuando disparaba desde el balcón de una oficina de la Moneda en el momento del Golpe mismo. Me siento privilegiado de ser parte de esta obra que explora estos hechos conocidos a nivel mundial. Además me siento conectado emocionalmente con esta época. En algunas páginas retrato momentos que mi propia familia me contó o elementos que vi cuando niño. Consulté publicaciones de grandes fotógrafos como Koen-Wessing y Marcelo Montecinos, y el conocido documental “La Batalla de Chile” de Patricio Guzmán. Finalmente creo que hemos tocado una fibra del inconsciente colectivo de nuestro país, porque hemos observado la emoción de muchas personas al hojear este libro, aflorando emociones y recuerdos. Además en esta obra Allende es uno de los personajes principales, pero al mismo tiempo lo es también el pueblo.

Quale è stata la parte più difficile nel disegnare le tavole del fumetto “Gli anni di Allende”?

Dal punto di vista grafico le sfide sono state diverse. Da un lato realizzare una grande varietà di ritratti di personaggi storici che dovevano essere riconoscibili e che in alcuni casi dovevo disegnare dando loro espressioni facciali di cui non esisteva nessuna traccia o registro. Per quello che riguarda i luoghi mi sono procurato molte fotografie dell’epoca, cercando settori della città che avevano mantenuto la stessa architettura.
Dall’altro lato affrontare un periodo storico come questo ha significato disegnare molte scene di massa. Ogni illustratore sa che disegnare scene di massa è uno sforzo titanico che mette a dura prova costanza e pazienza. Da questo punto di vista l’aver lavorato con annacquando la tinta mi ha permesso di risolvere con pennellate ampi spazi con persone, striscioni e bandiere.
Un’altra sfida è stata sicuramente quella di aver rappresentato situazioni storiche fondamentali che non erano mai state disegnate prima. Per esempio, un momento di ira in cui Allende lancia il telefono oppure mentre spara da un balcone della Moneda durante il golpe.
La verità è che mi sento privilegiato a essere parte di questa opera che narra eventi conosciuti a livello mondiale. Mi sento molto legato a questa epoca dal punto di vista emotivo. In alcune pagine del fumetto ritraggo momenti che mi sono stati raccontati dalla mia famiglia o elementi che ricordo dalla mia stessa infanzia.
Naturalmente ho fatto riferimento al lavoro di grandi fotografi, come Koen-Wessing y Marcelo Montecinos, e al famoso documentario “La Batalla de Chile” di Patricio Guzmán.
Credo che con questo libro abbiamo toccato uno nervo scoperto dell’immaginario collettivo del nostro paese e ce ne siamo resi conto osservando le reazioni delle persone mentre leggevano e sfogliavano le pagine del fumetto, mentre i loro ricordi e le loro emozioni tornavano a galla. Perché se è vero che Allende è il personaggio principale del libro, al tempo stesso anche il popolo lo è.

Te agradecemos para tu disponibilidad, y ante de despedirnos me gustaria hacerte otra pregunta sobre tus compromisos laborales, y preguntarte si tienes en programa de venir a Italia en un futuro proximio?

Por supuesto¡¡¡ viajaremos con Carlos Reyes a la Feria del Libro de Bologna estos primeros días de Abril, asi que nos pueden ver por ahí y conversar con notros, e incluso participar de las actividades que EDICOLA nos a preparado para esta semana, entre colegios, bibliotecas, talleres etc. Y también estamos preparando una gira por varias ciudades de italia, presentando Gli Anni di Allende para el mes de Septiembre de este 2017, también organizadas por EDICOLA, donde nuestra intención es hablar de esta época de la historia de Chile el mismo 11 de septiembre, e incluso vivir el 18 y 19 de septiembre (días de las fiestas patrias en Chile) en italia. Así que ya saben que están todos invitados a estas actividades, y que se mantengan atentos a  los avisos de fecha y lugar por Edicola. Gracias por todo y a todos ustedes y nos vemos pronto en vuestro hermoso país.

Ti ringraziamo molto per la tua disponibilità e prima di salutarci ti chiedo se hai un programma di venire in Italia.

Ma certo!! Con Carlo Reyes stiamo per partecipare alla fiera Bologna Children’s Book Fair, magari ci si vede lì e possiamo scambiare due chiacchiere o partecipare alla presentazione de Gli anni di Allende nella libreria Modo Infoshop, (martedì 4 aprile alle 19,30). Inoltre Edicola ci ha preparato attività e corsi in scuole e biblioteche. Stiamo anche preparando un piccolo tour in diverse città italiane per il prossimo settembre, il nostro intento è essere in Italia proprio l’11 settembre, per parlare di questa epoca storica del Cile e trascorrere nel vostro paese le nostre feste nazionali (Fiestas Patrias). Così che già da adesso siete tutti invitati! Attenti quindi alla comunicazione di Edicola. Grazie per tutto e ci vediamo presto nel vostro bel paese.

[Traduzione a cura di Alice Rifelli]

Recensione di Gli anni di Allende: qui.

Intervista con Carlos Reyes González: qui.