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:: Un’intervista con Rossana Balduzzi Gastini, vincitrice della sezione Premio Confindustria del Biella Letteratura e Industria 2019 a cura di Giulietta Iannone

18 novembre 2019

Finalista del Premio Biella Letteratura e Industria 2019, vincitrice del Premio Confindustria, bentornata Rossana Balduzzi Gastini su Liberi di scrivere. Un premio prestigioso, un omaggio per l’Alessandria di Borsalino, e un riconoscimento personale per il suo lavoro. Deve essere stata una grande soddisfazione. Cosa ha provato quando ha saputo della vittoria?

Buongiorno a lei Giulietta e a tutti i lettori del suo interessante blog. Vincere il Premio Confindustria per la letteratura e essere annoverata tra i cinque finalisti del famoso Premio Biella Letteratura e Industria e anche del premio Acqui Storia è stato motivo di grande appagamento per il faticoso ma anche emozionate lavoro svolto. Felicità personale ma anche gioia perché finalmente Giuseppe Borsalino è stato riconosciuto come l’inventore del Made in Italy. Anche a me come a Giuseppe Borsalino importa “mettere le cose a posto”: Giuseppe Borsalino è tornato a vivere. I suoi tormenti, le sue gioie, le sue passioni e la sua generosità ora possono essere condivisi.

Motivazione del Premio: “Molto coinvolgente e convincente questo romanzo che induce a immaginare il mondo interiore di un uomo che con la sua creazione “ha fatto la Storia”; un uomo di umili origini che ha deciso di cambiare in meglio il suo futuro, con grande coraggio ed inseguendo il suo sogno, un precursore del Made in Italy nel mondo, una vita illustre a cui è doveroso rendere omaggio. Il testo celebra un imprenditore il cui nome è sinonimo di stile, un imprenditore che ha sempre avuto a cuore i diritti e il benessere di chi lavorava con e per lui, in un’epoca in cui si dava poca importanza alla tutela dei lavoratori. Un vero imprenditore.” Parole importanti, rispecchiano lo spirito del suo libro?

Sì, rispecchiano del tutto lo spirito del libro perché denotano che si è ben compreso chi fu Giuseppe Borsalino. Un uomo illuminato, vissuto alla fine del 1800, che seppe riconoscere nel suo animo la morale primigenia. Un uomo che ha sempre messo davanti a ogni cosa il rispetto per sè e per gli altri. Si può dire senza timore di smentita che egli fu l’incarnazione più pura della morale kantiana quella innata che è patrimonio di ogni uomo e che si riassume appunto nel non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te o come altrimenti viene detto fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te. Un uomo che ha sempre agito su questa terra consapevole del fatto che tutti ci apparteniamo. Un imprenditore illuminato che non ha esitato un secondo a ridistribuire le ricchezze ottenute dalla sua azienda e a condividerle con i suoi operai cosa rara anche al giorno d’oggi in cui spesso, governati dall’ego, si tende a condividere solo le perdite. Egli è riuscito a superare la “Scelta Razionale” ben nota a economisti e sociologi secondo la quale gli interessi personali vengono prima degli altri è questa la filosofia malata che causa il collasso di una società e il mal di vivere umano. Egli ha fatto della sua città, non solo della sua fabbrica un’utopia “reale”, un’isola felice perfettamente funzionante nella quale si produceva e si viveva in un’ottica di perfetto equilibrio ed eguaglianza, soddisfacendo le esigenze di tutti. Lui era il proprietario ma anche il primo operaio e i suoi lavoratori erano la sua famiglia al punto che, preoccupato di come avrebbero vissuto una volta terminato il rapporto di lavoro, istituì una cassa pensioni interna alla fabbrica quando ancora nemmeno si parlava di una legislazione in materia pensionistica.

Tornando al Premio Biella Letteratura Industria, un premio unico nel suo genere, un’altra eccellenza del Piemonte, che valorizza la letteratura e il mondo del lavoro. In che misura pensa iniziative simili migliorino la vita della gente e soprattutto siano di stimolo e modello per i giovani?

Il Premio Biella Letteratura Industria per come è organizzato per la grande quantità di energie che vi vengono spese è un raggio di luce nel panorama nebuloso della cultura di questi ultimi anni. Esso fa capire come operando con coscienza nella cultura e nel lavoro, ambiti che toccano tutte le fasce della popolazione si può trasformare e fare evolvere positivamente la società. La misura in cui questo tipo di iniziative incidono nel migliorare la vita della gente e nel formare i giovani è incommensurabile data la sua fondamentale importanza.

Nel ringraziarla per la sua disponibilità come ultima domanda le chiederei quali sono i suoi progetti per il futuro? Sta scrivendo un nuovo libro?

Certamente sono già all’opera nel creare un romanzo storico filosofico e da pochi mesi è uscito La ragazza di madreperla un romanzo di formazione con risvolti metafisici.
Perla, la protagonista, agisce su questa terra consapevole del fatto che tutti ci apparteniamo.
lei rappresenta la metafora della trasformazione spirituale cui ogni uomo dovrebbe tendere. La felicità sulla Terra può essere vissuta solo seguendo una vita senza eccessi e nella giusta Misura. E questo non è un qualcosa di irraggiungibile basta avere la volontà di farlo.

:: Save the Date – Premio Biella Letteratura e Industria 16 novembre 2019

15 novembre 2019

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:: Un’intervista con Maurizio Gazzarri, vincitore della sezione Giuria dei lettori del Premio Biella Letteratura e Industria 2019 a cura di Giulietta Iannone

12 novembre 2019

Maurizio Gazzarri insieme a Luca Murta di Fondazione CRB bis

Finalista del Premio Biella Letteratura e Industria 2019, vincitore del Premio Giuria dei Lettori, benvenuto Maurizio Gazzarri su Liberi di scrivere. Ci parli di lei, dei suoi studi, del suo lavoro, della sua infanzia.

Innanzitutto, grazie a Liberi di scrivere per questa opportunità. Sono nato e cresciuto a Volterra, la città toscana di origini etrusche. Una città isolata, che ha fatto di questo isolamento sia il suo elemento di forza sia il suo punto debole. Mi piace pensare che il mio carattere derivi da questa contraddizione: mi piace stare dietro le quinte e allo stesso tempo un po’ ne soffro. A 14 anni, era il 1985, ho messo per la prima volta le mani su un computer, grazie a un progetto sperimentale delle mie scuole superiori. E da quel giorno non me ne sono staccato praticamente più. Mi sono laureato in informatica a Pisa, città nella quale mi sono trasferito e attualmente vivo. Dopo la laurea, in realtà, non ho svolto lavori direttamente connessi con l’informatica: mi sono occupato di politica e poi di amministrazione pubblica. Dal 2008 al 2018 ho svolto il ruolo di capo di gabinetto del sindaco di Pisa e credo che la mia formazione “tecnica e tecnologica” mi sia stata molto utile per affrontare i mille problemi quotidiani. Attualmente sto concludendo un master in Big Data Analytics and Social Mining e sono consulente per pubbliche amministrazioni e società private per progetti innovativi, digitalizzazione, comunicazione e partecipazione. Inoltre, collaboro con il quotidiano La Nazione con una rubrica dedicata al 50° del primo corso di laurea italiano in Informatica, attivato a Pisa nel 1969.

Come è nato il suo amore per i libri? Cosa l’ha spinta a diventare uno scrittore?

Nel 2020 si festeggeranno i 100 anni dalla nascita di Gianni Rodari. Io sono cresciuto con i suoi libri, i suoi racconti, le sue favole e le sue poesie. “Favole al telefono” è stato il primo libro che ho letto. La scintilla è scoccata lì. Mio padre (o, meglio, il mio babbo) assecondava ogni mia richiesta d’acquisto di libri; le sue parole le ho ancora impresse: “se mi chiedi i soldi per un libro non ti dirò mai di no”. L’ho preso un po’ troppo alla lettera, riempiendo la casa di romanzi, saggi e fumetti. Ma dalla lettura alla scrittura c’è un abisso. Per molti anni ho litigato con la scrittura e con i temi scolastici. Adesso, non farei altro che scrivere. Ma non oso definirmi uno scrittore, bensì un autore di un romanzo.

Ora parliamo di I ragazzi che scalarono il futuro (Edizioni ETS). Come è nata l’idea di scriverlo? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

Durante il mio lavoro presso il Comune di Pisa ho avuto modo di interloquire con le tre università cittadine, con i centri di ricerca, con molti dei protagonisti dell’informatica pisana e italiana. Ho accumulato dentro di me conoscenze ed emozioni. Che, non appena aperto il “rubinetto”, si sono riversate nella redazione del romanzo. C’era un pezzo della storia di Pisa non del tutto conosciuto, seppur molto recente; ho pensato che fosse un episodio cruciale e non affatto secondario non solo di Pisa ma dell’Italia intera. L’opportunità mi è stata offerta dalla casa editrice ETS che ha organizzato un corso di scrittura, tenuto dai due responsabili della loro collana di narrativa Pierantonio Pardi e Daniele Luti. Quest’ultimo mi ha seguito passo passo, insegnandomi le tecniche giuste, i metodi, le “regole” da osservare. Mi sono liberato dell’idea che scrivere un romanzo fosse improvvisazione. No, è metodo, è criterio, sono regole e principi, è applicazione e dedizione. È, anche e soprattutto, mettersi in discussione.

Il libro racconta, romanzandola, la nascita dell’informatica italiana e la costruzione della CEP (Calcolatrice Elettronica Pisana) e dell’ELEA (Elaboratore Elettronico Aritmetico), i primi computer progettati e realizzati in Italia. Ci parli dell’humus culturale e umano che favorì il raggiungimento di questo importante traguardo, tra Pisa e Barbaricina, in Toscana, tra Università e ricerca scientifica privata.

Le vicende del romanzo iniziano nell’estate del ’54. Era l’estate della conquista del K2, ma anche della morte di De Gasperi. Era l’anno dell’inizio delle trasmissioni della RAI, ma anche di un’Italia ancora alle prese con il dopoguerra. C’era voglia di futuro e di benessere, contrastata dalla situazione economica di molte regioni e da una arretratezza culturale talvolta disarmante, vista con gli occhi di oggi. Voglia di futuro e zavorre del passato. Anche a Pisa si viveva questo dualismo. Ma con ingredienti diversi da molte altre città, che consentirono di far partire proprio a Pisa i progetti per i primi computer italiani. La politica e le istituzioni locali misero da parte divisioni partitiche e di campanile, l’Ateneo accantonò le resistenze di quella parte del corpo accademico più legato alle antiche abitudini, l’impresa – in questo caso la Olivetti di Ivrea – capì che valeva la pena rischiare un investimento innovativo, piuttosto che rimanere nelle acque tranquille delle macchine per scrivere o delle calcolatrici meccaniche. Questo intreccio tra istituzioni, università e impresa, unito al protagonismo di tanti giovani neolaureati, portò a risultati eccezionali. A me piace pensare che ci sia un filo che lega la storia di Pisa con quella della scienza e della tecnologia. Da Leonardo Fibonacci, che portò nel XIII secolo in Europa lo zero e le cifre arabe, a Galileo Galilei nato nella città della Torre. Dal primo congresso degli scienziati italiani tenuto a Pisa nel 1839, a Guglielmo Marconi, che a Coltano – a due passi da Pisa – realizzò i suoi esperimenti sulla radio. Dal suggerimento di Fermi per la realizzazione della calcolatrice elettronica, al primo nodo Internet italiano, attivato a Pisa nel 1986. Fino alle attuali ricerche sulla robotica, sull’intelligenza artificiale, sulle onde gravitazionali. E si potrebbero aggiungere altri mille nomi, progetti e scoperte fatte all’ombra della torre pendente!

La visione della famiglia Olivetti di Ivrea, parte delle grandi famiglie industriali e imprenditoriali italiane, ha contribuito a buona parte di questo successo. C’è ancora secondo lei, nel mondo imprenditoriale d’oggi, questa visione di insieme che unisce iniziativa privata e contributi statali?

Adriano Olivetti, assieme al fratello Dino e al figlio Roberto, dovettero contrastare non poco all’interno dell’azienda per far apprezzare il lavoro del Laboratorio di Ricerche Elettroniche aperto nel quartiere pisano di Barbaricina. Non è un caso che tale Laboratorio sia stato aperto non a Ivrea o a Milano, ma a Pisa. Non solo per il rapporto con l’Università, ma anche per far sì che non venisse assorbito e fagocitato dalle logiche aziendali dell’epoca. Buona parte del merito dei risultati va ascritto a un ingegnere italo cinese, Mario Tchou, purtroppo scomparso a soli 37 anni in un incidente stradale. Tchou diceva che “le cose nuove si fanno solo con i giovani”: con questo principio reclutò ragazzi dal grande potenziale e con tanta voglia di fare. Ma Olivetti non era solo impresa e profitto, era comunità, sociale, cultura, architettura, integrazione, urbanistica. Una visione olistica dell’impresa, nella quale il profitto e i valori non sono scindibili. Purtroppo, fu avversato per molte ragioni. E di contributi statali ne vide ben pochi: lo Stato non fece niente né prima, né dopo la sua morte per dare il giusto sostegno alla Olivetti. Fino al 1964, quando fu smembrata l’azienda con la cessione della sua Divisione Elettronica. A Pisa furono le istituzioni locali e non lo Stato a contribuire alla realizzazione del progetto, con ben 150 milioni di lire.
Tra i grandi imprenditori attuali credo che siano veramente pochi quelli che sono definibili Olivettiani. Adesso il margine di profitto è l’unica cosa che conta. I benefit e gli stipendi degli amministratori delegati a volte superano le 500 volte quelle di un dipendente della stessa azienda. Una cosa inconcepibile per Adriano Olivetti. Lo Stato, troppo spesso, viene usato come limone da spremere, senza restituire davvero alla collettività quello che si è ricevuto in termini di contributi, agevolazioni fiscali e benefit. Bisogna scendere fino alle piccole start up per trovare quel clima di apertura e collaborazione che contraddistingueva Adriano Olivetti.

Il suo libro è anche un affresco corale dell’Italia della seconda metà degli anni Cinquanta, prima del boom degli anni Sessanta, giusto?

Mi sono divertito molto a inserire nel racconto riferimenti a oggetti, fatti e personaggi dell’epoca. La 600 Fiat e la Lettera 22. Il cinema, con i film prodotti negli stabilimenti cinematografici di Tirrenia, e la televisione. I viaggi spaziali, con lo Sputnik e Gagarin. La nascita del Mercato Comune Europeo e l’ingresso dell’Italia nell’assemblea dell’ONU. Lo sport, con il giro d’Italia, il cavallo Ribot e le partite di calcio del Pisa. Ho inserito anche tanta politica e sindacato, con le lotte per l’emancipazione delle donne affrontate dalla protagonista Angela, la fidanzata di Giorgio, impegnato invece nella realizzazione delle calcolatrici elettroniche. Un dualismo, quello di Giorgio e Angela che mi è piaciuto molto scrivere e descrivere.

Una storia di giovani, soprattutto, che ce la misero tutta, con sacrificio, studio e grande forza di volontà. Un modello di impegno anche per i giovani d’oggi?

All’epoca si aveva la netta percezione che il futuro non poteva che essere migliore del passato. I giovani sapevano che studiando avrebbero sicuramente migliorato la propria condizione. All’impegno messo negli studi corrispondeva il giusto successo. Adesso, sembra che l’impegno, lo studio, la dedizione non servano più; che si possa ottenere “successo” soltanto per caso, per raccomandazione o per un’idea brillante ma estemporanea. Non è così e provo ogni giorno a farlo capire a mio figlio Dario che sta frequentando la seconda liceo. A me piace riassumere tutto questo in cinque parole d’ordine, le cinque “C”: coraggio, costanza, comunità, curiosità, creatività. I nuovi ragazzi che stanno provando a scalare il futuro sono quelli che manifestano nelle nostre città per assicurare un domani al pianeta: ragazzi e ragazze che hanno piena consapevolezza che la loro età adulta può essere completamente compromessa dal cambiamento climatico in atto. Non vanno solo ascoltati, vanno messi nelle condizioni di cambiare le cose, dando loro responsabilità e poteri. Come ha scritto Rodari, “certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova”.

C’è anche un sapore agrodolce in questa vicenda, poi pochi anni dopo la Olivetti e l’Italia perderanno i grandi elaboratori elettronici. Perché successe?

È una domanda alla quale molti hanno provato a rispondere. Certamente le morti, prima, di Adriano Olivetti e, poi, di Mario Tchou, cambiarono il corso della storia. Ma nessuno può dire che la crisi economica della Olivetti non sarebbe comunque avvenuta, dopo i grandi investimenti fatti per l’acquisizione della Underwood e il mancato aiuto da parte dello Stato. Mentre all’estero, negli USA e in Gran Bretagna, lo Stato sosteneva le aziende informatiche, in Italia si preferì osteggiarle. La politica ebbe le sue responsabilità. Ma ne ebbe anche la classe imprenditoriale italiana, che messa alla prova di una crisi aziendale acuta, dette la risposta più scontata e meno lungimirante possibile: la cessione della Divisione Elettronica, impropriamente definita “ramo secco”. Il modello Olivetti stava stretto a molte persone. Persa la sfida dei mainframe, dei grandi calcolatori, la Olivetti ebbe un grande sussulto con la Programma 101: il gruppo di Perotto, scampato alla cessione alla General Electric, riuscì nell’impresa di realizzare e mettere in commercio il primo personal computer della storia. Venduto in larghissima parte negli Stati Uniti (compresa la Nasa!), segno che chi pensa ai complotti esteri quando parla della storia della Olivetti, a mio parere, ha torto.

Tornando al Premio Biella Letteratura industria, i libri in concorso, quest’anno soprattutto, hanno al centro storie e modelli virtuosi che legano letteratura e industria, dalla storia unica di Borsalino agli operai della Melegatti. Storie che trasmettono modelli positivi e una luce di speranza in questo momento di crisi economica, pur restando ancorati alla realtà e analizzando le varie problematiche. Cosa ha provato quando ha saputo che il suo libro ha vinto il Premio Giuria dei Lettori?

Il Premio Biella è stato per me un susseguirsi di emozioni. “I ragazzi che scalarono il futuro” è il mio primo libro e non ho idea se ce ne saranno altri. Per un esordiente come me, ricevere la lettera del presidente Gasparetto che mi annunciava di essere entrato nella cinquina finalista, è stato emozionante. L’evento al Salone del Libro, poi le presentazioni a Biella e a Torino, infine la comunicazione del Premio “Giuria dei lettori”: momenti che non scorderò. Durante l’estate ho letto gli altri quattro romanzi finalisti. Sono tutti libri scritti benissimo, che raccontano storie personali o collettive di riscatto, di difficoltà o di successo. Sapere che il Circolo dei Lettori di Biella ha preferito il mio romanzo mi riempie di orgoglio: un sentimento che non mi capita di provare spesso. Un’ultima cosa a cui tengo è ringraziare tutti coloro che portano avanti il premo Biella: a chi lo presiede, lo organizza e lo promuove va espressa riconoscenza per la passione e la dedizione.

Nel ringraziarla per la sua disponibilità come ultima domanda le chiederei quali sono i suoi progetti per il futuro? Sta scrivendo un nuovo libro?

Sono io che vi ringrazio per questa opportunità! Diciamo che ho in mente una manciata di idee, alcune più strutturate, altre ancora in embrione. La maggior parte finirà la sua esistenza in poche righe di incipit o di soggetto. Nel frattempo, sto accumulando libri, riferimenti e suggestioni. Non so, davvero, se ci sarà mai un secondo romanzo. Se lo sentissi come un dovere, sono certo che il risultato sarebbe mediocre. Fuori dalla forma romanzata, ho due progetti in cantiere. Il primo è un volume con la ricostruzione storica di 65 anni di informatica a Pisa, conseguenza della collaborazione con il quotidiano La Nazione. Il secondo vorrei dedicarlo al rapporto tra la Olivetti e Pisa, raccontando nei dettagli l’esperienza del Laboratorio di Barbaricina. Per la redazione del romanzo ho raccolto molte testimonianze e corpose documentazioni che solo in minima parte sono ovviamente finite nel racconto. Adesso vorrei riordinarle e strutturarle, per non disperdere questa conoscenza e per valorizzare queste bellissime storie di eccellenza.

:: Premio Biella Letteratura e Industria XVIII edizione: vince Giorgio Falco

30 ottobre 2019

Vince la XVIII edizione del Premio Biella Letteratura e Industria lo scrittore Giorgio Falco con “IPOTESI DI UNA SCONFITTA” – Einaudi.

Giorgio Falco

Rossana Balduzzi Gastini con “GIUSEPPE BORSALINO. L’UOMO CHE CONQUISTÒ IL MONDO CON UN CAPPELLO” (Sperling & Kupfer) si aggiudica il Premio Confindustria.

E infine Maurizio Gazzarri con I ragazzi che scalarono il futuro (Edizioni ETS) vince il Premio Giuria dei Lettori.

La cerimonia di premiazione avrà luogo sabato 16 novembre 2019, presso l’Auditorium di Città Studi di Biella, occasione in cui verranno anche consegnati il Premio Concorso per le Scuole “Cuore, testa, mani”, e il premio Lions Bugella Civitas per la migliore recensione.

:: I cinque finalisti del Premio Biella 2019 al Circolo della Stampa di Torino

18 ottobre 2019

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I cinque finalisti del Premio Biella Letteratura e Industria 2019, Rossana Balduzzi Gastini, Giorgio Falco, Maurizio Gazzarri, Alberto Prunetti, e Eugenio Raspi, saranno ospiti a Torino, mercoledì 23 ottobre, nella storica sede del Circolo della Stampa di Corso Stati Uniti 27, iniziativa che nasce dalla collaborazione tra il Premio Biella e Confindustria Piemonte.

Inoltre avrà luogo anche la presentazione della III edizione del Premio Confindustria Piemonte, il cui vincitore sarà reso noto il 31 ottobre.

Dopo i saluti del Presidente di Confindustria Piemonte Fabio Ravanelli che presenterà il Premio Confindustria Piemonte, e l’intervento di Alberto Sinigaglia, Presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte, sarà Paolo Piana, Presidente del Premio Biella Letteratura e Industria a illustrarne gli obiettivi culturali e sociali e ad annunciare l’adesione di un nuovo importante sponsor, il Banco Popolare.

Pier Francesco Gasparetto Presidente della Giuria del Premio Biella Letteratura e Industria composta da Claudio Bermond, Paolo Bricco Paola Borgna , Loredana Lipperini, Giuseppe Lupo, Marco Neiretti, Sergio Pent e Alberto Sinigaglia, dialogherà con i finalisti.

Appuntamento poi sabato 16 novembre 2019, presso l’Auditorium di Città Studi di Biella, quando verrà proclamato il vincitore del Premio Biella Letteratura e Industria XVIII edizione, a cui verrà consegnato un premio di 5mila euro.

In quell’occasione saranno consegnati anche il premio Giuria dei Lettori, il Premio Concorso per le Scuole “Cuore, testa, mani”, e il premio Lions Bugella Civitas per la migliore recensione.

Siete tutti benvenuti.

:: Premio NebbiaGialla 2019: vincono Antonio Paolacci e Paola Ronco con Nuvole barocche (Piemme)

21 settembre 2019

Nuvole BaroccheSuzzara (MN), 21 settembre 2019 – Questo pomeriggio, presso il Centro culturale Piazzalunga, una giuria di cinquanta lettori ha assegnato, con la presenza del Direttore del festival NebbiaGialla Paolo Roversi, il Premio NebbiaGialla 2019 per la letteratura noir e poliziesca ad Antonio PaolacciPaola Ronco con Nuvole barocche (Piemme).

Ai vincitori è stata assegnata un’opera realizzata dall’artista Alessandra Sarritztu.

Nuvole barocche si è aggiudicato il premio con un totale di 19 voti.

A seguire:

Gino Vignali, La chiave di tutto (Solferino), 10 voti

Gian Mauro Costa, Stella o croce (Sellerio), 9 voti

Antonio Lanzetta, I figli del male (La Corte Editore), 8 voti

Durante la cerimonia di premiazione è stato inoltre assegnato il Premio NebbiaGialla per racconti inediti, realizzato in collaborazione con il Giallo Mondadori, a Filippo Semplici con La suggeritrice.

Si aggiudica invece il Premio NebbiaGialla per romanzi inediti, realizzato in collaborazione con la casa editrice Laurana – Calibro 9Ciro Pinto con Senza dolore.

I vincitori saranno pubblicati da Giallo Mondadori e Laurana – Calibro 9 entro febbraio 2020.

Aperte le iscrizioni alla nuova edizione di Incipit Offresi a cura di Elena Romanello

5 settembre 2019

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Torna per la quinta edizione Incipit Offresi, il primo talent letterario dedicato agli aspiranti scrittori, ideato dalla Fondazione ECM – Biblioteca Archimede di Settimo Torinese, in sinergia con Regione Piemonte.
Anche quest’anno Incipit Offresi si presenterà come una serie di tappe per scovare nuovi talenti letterari: la partecipazione è gratuita e aperta a tutti, esordienti e non, di tutte le nazionalità e età: per i minori è necessaria un’autorizzazione di un genitori.
Ogni candidato e candidata dovrà presentare le prime righe della propria opera, l’incipit, per un massimo di mille battute con le quali catturare l’attenzione dei lettori, insieme a una descrizione dei contenuti dell’opera.
La sfida avverrà a colpi di incipit in una serie di incontri nelle biblioteche del Piemonte, da settembre 2019 a marzo 2020, con qualche puntata fuori Regione, tipo quella di Roma. Nella scorsa edizione c’erano oltre centoventi candidati, provenienti da varie regioni.
La prima tappa sarà presso la Biblioteca Archimede di Settimo torinese il 19 settembre prossimo: durante ogni incontro gli aspiranti scrittori avranno un minuto di tempo per leggere o raccontare il proprio incipit, inviato in precedenza alla giuria tecnica, che è composta da editori, librai, bibliotecari, lettori assidui e lettori occasionali della biblioteca ospitante.  Dopo il primo minuto giuria e pubblico in sala esprimeranno un giudizio in sala assegnando eventualmente altri trenta secondi all’autore o autrice per continuare l’incipit o il riassunto. Finito il tempo,  la giuria tecnica esprimerà un voto che verrà sommato al voto assegnato dalla Scuola del Libro di Roma per decretare il vincitore.
Per ogni tappa, l’aspirante scrittore o scrittrice che avrà ottenuto il punteggio più alto si aggiudicherà il diritto ad accedere a una delle due semifinali, con la possibilità di arrivare alla finale in programma al Salone Internazionale del Libro di Torino 2020.
Il primo classificato riceverà un premio di mille euro, mentre al secondo spetteranno cinquecento euro. Inoltre, tra tutti i partecipanti finalisti saranno messi in palio  il Premio Calvino, il premio “Indice dei libri del mese” ed eventuali altri premi assegnati dagli editori.
Per iscriversi ci si può registrare al sito  www.incipitoffresi.it fino a esaurimento dei posti disponibili per la tappa scelta.
Incipit Offresi è un modo nuovo per diventare scrittori e per promuovere lettura e scrittura, una scommessa basata su poche righe, un investimento sulle potenzialità dell’autore, ma anche un modo per gli aspiranti autori e autrici di incontrare e dialogare direttamente con gli editori coinvolti nelle varie fasi del progetto, farsi conoscere e raccontare la propria idea. Fino ad oggi sono stati decretati 4 vincitori, uno per ogni edizione, e sono stati pubblicati 40 libri dagli editori.
I recapiti sono http://www.incipitoffresi.itinfo@incipitoffresi.it, e su Facebook  www.facebook.com/incipitoffresi

:: Premi Flaiano 2019: i vincitori

7 luglio 2019

fb-imgPremio speciale internazionale Flaiano di narrativa

Emilio Barbarani

Premio di narrativa

Valeria Parrella per “Almarina”

Premio di narrativa giovani

Gianmarco Soldi per “Cosa resta di Male”

Premio internazionale d’italianistica “La cultura italiana nel mondo”

Hannimari Heino per “Eugenio Montale: Tuo minulle auringonkukka. Portami il girasole. Poesie scelte 1918-1980”, Alessandro Carrera per “Fellini’s Eternal Rome: Paganism and Christianity in Federico Fellini’s Films”, Chiseko Tanaka per “Gioventù, Pier Paolo Pasolini no seishun”

Link: qui

:: 46° Premio Internazionale Flaiano di Letteratura: ecco i finalisti

13 giugno 2019

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La giuria tecnica, composta da Renato Minore, Donatella Di Pietrantonio, Antonella Di Nallo, Raffaele Manica e Raffaello Palumbo Mosca, ha selezionato:

Per la sezione di Narrativa:

“Gli ultimi giorni di Anita Ekberg”di Alessandro Moscé per Melville edizioni;
“L’invenzione del vento”di Lorenzo Pavolini edito da Marsilio;
“Almarina”di Valeria Parrella per Einaudi.

Per la sezione Narrativa giovani:

Una volta è abbastanzadi Giulia Ciarapica per Rizzoli;
“Cosa resta di male”di Gianmarco Soldi per Rizzoli;
Elena di Sparta”di Loreta Minutilli per Baldini&Castoldi.

Per il 18° Premio internazionale di Italianistica, volto a promuovere la diffusione della cultura italiana nel mondo, Isabella Camera d’Afflitto, Mariaconcetta Costantini e Andrea Moro, membri della giuria tecnica, hanno selezionato le seguenti opere:

“Eugenio Montale: Portami il girasole. Poesie scelte 1918-1980” di Hannimari Heino (da Helsinki), la cui opera rappresenta la prima pubblicazione della produzione poetica di Montale in lingua finlandese;

“Fellini’s Eternal Rome” di Alessandro Carrera (da Los Angeles), che vuol essere la prima indagine sistematica sull’uso che Fellini ha fatto delle fonti classiche;

“Gioventù, Pier Paolo Pasolini no seishun” di Chiseko Tanaka (da Tokyo).

I vincitori delle tre sezioni di Letteratura saranno decretati in diretta su Rete8 durante la serata del 6 luglio a partire dalle ore 20,30 all’Aurum di Pescara e saranno scelti dalla giuria popolare dei lettori del premio.

:: Premio Strega 2019: ecco la cinquina finalista

13 giugno 2019

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Ecco la cinquina finalista:

Antonio Scurati

M. Il figlio del secolo (Bompiani),

proposto da Francesco Piccolo -312 voti

Benedetta Cibrario

Il rumore del mondo (Mondadori),

proposto da Giorgio Ficara – 203 voti

Marco Missiroli

Fedeltà (Einaudi),

proposto da Sandro Veronesi -189 voti

Claudia Durastanti

La straniera (La nave di Teseo),

proposto da Furio Colombo – 162 voti

Nadia Terranova

Addio fantasmi (Einaudi),

proposto da Pierluigi Battista -159 voti

Appuntamento per la finalissima giovedì 4 luglio al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. Diretta su RAI 3.

:: Premio Chiara: Premio Savoia alla Cultura a cura di Valeria Giola

17 Mag 2019

Villa Recalcati

Piero Chiara è stato e sempre sarà uno degli scrittori più amati di tutti i tempi. Il suo stile narrativo, unico nel suo genere, quello spiccato senso del racconto, visto come un viaggio nei luoghi, nei tempi e nelle vicende dei personaggi, resterà sempre attuale, e oggi, è più vivo che mai. Sono molti gli autori contemporanei che vedono in Chiara il proprio mentore e lo sono altrettanti quelli che ne celebrano le innate capacità di stringere la narrazione intorno a fatti semplici e a illustri (o meno) personaggi che animano le pagine dei suoi scritti. Gli estimatori delle sue opere sono sparsi in tutta la penisola ma il fuoco che il suo intelletto accese, tanti anni fa, continua a scintillare nella terra che animò gran parte dei suoi racconti : Varese e i suoi dintorni.
Varese è una cittadina stretta tra i monti e i laghi, una meta affascinante, ricca di storia e di cultura. Un dedalo di vicoli, di strade lastricate, di piazze e giardini, pubblici e non, che le hanno donato l’appellativo di “Città Giardino”. Una perla nascosta che vuole farsi scoprire e amare.
A Varese, da trentun anni, l’Associazione Amici di Piero Chiara, raccoglie la memoria dello scrittore e la trasforma in eventi culturali di altissimo livello. Ogni anno, in un crescendo fantasioso, l’Associazione propone un premio letterario che, oggi, si divide in più sezioni: Inediti, Giovani, Fotografia e Videomaking. I temi trattati sono tra i più vari e, quest’anno, è “La Gentilezza” il fulcro creativo sul quale lavoreranno i partecipanti. L’Associazione, con il costante contributo delle più alte Autorità locali e non, lavora incessantemente, a sostegno di un’iniziativa che, negli anni, ha saputo dar voce a molti autori, alcuni dei quali giovanissimi.
A Varese, nella magica cornice di Villa Recalcati, già sede della Provincia, mercoledì 15 maggio, c’è stato un evento che ha coronato l’Associazione e tutti coloro che da anni mettono il proprio impegno a sostegno delle iniziative di cui sopra. Si tratta del “Premio Savoia alla Cultura”, un riconoscimento unico e prestigioso, conferito e consegnato dal Presidente del Gruppo Savoia e dal Principe Emanuele Filiberto.
L’aria che si respirava, in sala, era tanto solenne quanto vivace, complice una sincera stima che si percepiva tra tutti coloro che hanno animato la serata. Si è parlato di cultura, di quanto sia indispensabile continuare a sostenere le Arti. Si è evidenziato quanto sia illogico appoggiare una società che fugge dalla cultura e da tutto ciò che essa esprime. Si è capita l’importanza di continuare a proteggere e a divulgare lo studio e la conoscenza. Da qui, è facile immaginare come il tema della “Gentilezza”, vista come la forma più autentica di umanità, abbia toccato l’animo di tutti i presenti.
La serata è scivolata tra sorrisi, strette di mano, sentiti ringraziamenti e grande umanità. Il tempo si è stretto intorno a brevi ma toccanti letture, a saggi dal contenuto stimolante, a racconti che hanno ispirato alcuni dei vincitori delle passate edizioni del Premio. Il pubblico ha applaudito, coinvolto e commosso. Le note di un giovane ma talentuoso pianista hanno chiuso l’evento elevando il concetto di Arte a un continuo flusso di emozioni.
Questo è stato solo l’anticipo di ciò che ci riserverà il Premio Chiara edizione 2019.
Per ulteriori informazioni sul premio, sulla sua storia e sul programma in corso: http://www.premiochiara.it.

:: Premio Biella Letteratura e Industria: ecco i 5 finalisti

14 Mag 2019

Ieri, ultimo giorno del Salone del Libro di Torino 2019, sono stati annunciati i 5 finalisti del premio Biella Letteratura e Industria, eccoli (in stretto ordine alfabetico come ha tenuto a precisare Pier Francesco Gasparetto, presidente della giuria):

Rossana Balduzzi Gastini, con Giuseppe Borsalino. L’uomo che conquistò il mondo con un cappello (Sperling & Kupfer);

Giorgio Falco, con Ipotesi di una sconfitta (Einaudi);

Maurizio Gazzarri, con I ragazzi che scalarono il futuro (Edizioni ETS);

Alberto Prunetti, con 108 metri. The new working class hero (Laterza);

Eugenio Raspi, con Inox (Baldini + Castoldi).

Premio Speciale a Silvino Gonzato, con Lievito madre. Storia della fabbrica salvata dagli operai (Neri Pozza).

 

Ho partecipato all’incontro, almeno nella prima parte, e devo dire che è stato molto interessante, c’erano presenti la signora Rossana Balduzzi Gastini, autrice de Giuseppe Borsalino. L’uomo che conquistò il mondo con un cappello che ha parlato del suo libro con grande passione, incuriosendomi molto e Maurizio Gazzarri autore de I ragazzi che scalarono il futuro.

Ma devo dire che tutti i cinque i libri sono molto interessanti e meritano di vincere i 5mila euro, che saranno consegnati durante la cerimonia conclusiva, in programma il 16 novembre 2019 presso l’Auditorium di Città Studi di Biella. Per cui ho pensato sarebbe bello ospitare sul blog una recensione per ciascun libro. Ne parlerò con la mia redazione.

L’originalità del premio, credo unico in Italia, è mettere in luce libri che abbiano sia un valore letterario autentico che una storia legata ai temi dell’imprenditorialità, dell’inventiva, e della passione che muovono il mondo industriale italiano, valori che se non ci fossero, specie in questo periodo di crisi, ben più difficile sarebbe per il benessere delle nostre comunità. Pensiamo solo al caso Melegatti (il libro Lievito madre di Silvino Gonzato si è aggiudicato la Menzione Speciale) in cui gli operai non si sono arresi e hanno salvato un’azienda.

Modelli positivi, a cui ispirarsi, modelli di speranza, forza, e duro lavoro. Ma la passione soprattutto credo sia il vero segreto e ciascuno di questi libri trasmette e mette in luce proprio questa forza. Per cui appuntamento a novembre, sono proprio curiosa di sapere quale libro sarà scelto per il premio.