:: Arma infero 1: Il maestro di forgia di Fabio Carta (Inspired Digital Publishing, 2015) a cura di Fabio Orrico

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Arma inferoL’interessante libro di Fabio Carta ha forse il solo torto di chiudere con un finale decisamente aperto ma è un torto molto relativo, nel senso che appare tale solo a chi non ha dimestichezza con le saghe fantasy, quasi sempre declinate in trilogie se non in serie di volumi ancora più corposi (chi scrive, ahimé, appartiene alla categoria). A parte questo, ci troviamo di fronte a un perfetto meccanismo narrativo e spettacolare, ponderoso nella sostanza e austero nella forma.
Arma infero 1: Il maestro di forgia è il primo di tre volumi. Gli altri due si intitolano I cieli di Muareb e Il risveglio del Pagan. La polarità entro cui si muove il libro di Carta è data da un lato dalla fantascienza e dall’altra dall’heroic fantasy. Generi che non di rado si dimostrano complementari anche se forse non è così automatico che avvenga. Forse solo Ursula Le Guin e, in parte il Frank Herbert di Dune, si sono mossi con successo su questa strada e non è un caso che Fabio Carta indichi Herbert tra i suoi maestri riconosciuti.
La vicenda si svolge su Muareb, pianeta anticamente colonizzato dall’uomo e ora in rovina (come, d’altra parte, molte cose toccate dalle magnifiche sorti e progressive degli esseri umani). La storia è narrata in prima persona dall’anziano Karan che, in un panorama di macerie, rivive la sua giovinezza accanto al guerriero Lakon, la cui formazione umana e militare lo porterà, occupando il filone narrativo principale, a diventare maestro di forgia, cioè tecnocrate e guerriero. Un procedimento retorico che ricorda Conan il barbaro di John Milius, film che pur essendo tratto da uno dei padri nobili (ma anche tra i più scapestrati e originali) del fantasy e cioè Robert E. Howard, si riconnetteva con questo espediente retorico a Joseph Conrad e alle sue narrazioni coloniali. In fondo anche quello di Fabio Carta è un viaggio nel cuore di tenebra di una civiltà. Nel descrivere Muareb, i suoi eserciti e le sue guerre, la sua tecnologia insieme rudimentale e sosfisticatissima, spesso basata sulla fusione di umano e meccanico, è in fondo sempre del conflitto dell’uomo contro l’uomo che si parla. Posizione di accorato umanesimo che però non chiude gli occhi di fronte ai soprusi e alle brutture.
Arma infero 1: Il maestro di forgia è un libro torrenziale e stratificato dove l’azione e l’avventura non mancano. Ad appesantirlo, a tratti, c’è forse la necessità di descrivere compiutamente il mondo che Carta va via via tessendo sotto i nostri occhi. Mi chiedo se la stessa vividezza sarebbe stata possibile chiedendo un atto di fede al lettore relativamente alla possibilità di immaginare la realtà raccontata e lavorando in modo più spregiudicato sull’ellisse. In ogni caso, i pezzi di bravura disseminati nelle oltre seicento pagine, non sono pochi e la voce di Karan, mediata dal tempo perduto, è capace di far risuonare un epos oscuro e coinvolgente, carico di una disperazione saggia ma mai arresa.

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