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:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Laura Costantini

2 agosto 2020

Ecco il resoconto dell’undicesimo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 30 luglio sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

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Benvenuta Laura ZG Costantini, e benvenuti a tutti i lettori.
Iniziamo con la prima domanda: E’ nato prima il tuo amore per il giornalismo, o per la narrativa?

Buonasera a tutti. Di sicuro è nato prima l’amore per la narrativa. Un colpo di fulmine, frutto della lettura. Nel momento in cui, in prima elementare, sono stata in grado di leggere è stato come scoprire un incantesimo. C’erano parole, una di seguito all’altra. E raccontavano storie, mondi, personaggi. Ho cominciato a leggere come una pazza e due anni dopo, a otto anni, ho deciso che volevo raccontare storie anch’io. Quindi alla lettura compulsiva e onnivora, si è unita la scrittura. Che esistesse il giornalismo, ovvero la narrazione dei fatti, l’ho scoperto intorno ai dieci anni e, non so perché, a undici ho deciso che da grande sarei stata una giornalista. Tutti lì a dirmi quanto sarebbe stato difficile. Oggi vorrei dire a quelle persone che le difficoltà per accedere alla professione sono state una passeggiata rispetto a quelle per farsi conoscere come autrice di narrativa.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti, classici e contemporanei?

Questa è una domanda difficile perché ho letto e leggo moltissimo, cercando di spaziare nei generi, senza preclusioni di alcun genere. A parte per i russi. Non ho feeling con i russi e mi dispiace. Ho faticato con “Il maestro e Margherita”. Ho letto “Memorie del sottosuolo”, di Dostoievskji, mi sono arenata su “Guerra e pace”. Ho amato molto la narrativa d’avventura, Dumas, Verne, Salgari, Burroughs. Poi la fantascienza storica, quella di Asimov, di Fredrick Brown, di Ray Bradbury, Frank Herbert. Ho letto “Il signore degli anelli” e adoro Tolkien. Uno dei libri che ho riletto è stato “Furore” di Steinbeck. Non sono un’appassionata di Pavese, per esempio. Ho amato “Fontamara” di Silone, ma gli italiani li ho snobbati a lungo, letteralmente irretita dagli americani: Steinbeck, Trumbo, Chandler, ovviamente Stephen King. Ah, adoro i vampiri e quindi Stoker, Le Fanu, Ann Rice. Poi ho scoperto tantissime autrici italiane contemporanee (e maledettamente poco famose in proporzione alla loro bravura) e mi ci sono tuffata a pesce.

Quanto la musica incide sui tuoi testi?

Uh, la musica… Incide soprattutto se scrivo da sola. C’è un personaggio nel Diario vittoriano che è scaturito da una canzone che, in quel momento, andava dappertutto e che parlava direttamente al mio cuore: Lost on you di LP. Vorrei essere brava a crearmi delle playing list con tutte le canzoni, i brani, le romanze che mi danno emozione. Però, se lo facessi, le storie sarebbero tutte molto tristi. Mi lascio trascinare dalla malinconia della musica, da sempre.

In parte mi hai già risposto ma questa domanda si collega a questa Laura ZG Costantini: Come nascono i personaggi principali delle tue storie vittoriane?

Liberi di scrivere i due protagonisti del Diario vittoriano, Kiran e Robert, li ho incontrati che avevo quindici anni, sull’onda della passione tutta salgariana per le ambientazioni orientali. Volevo un rivoluzionario e un poeta. Il rivoluzionario era Kiran, un selvaggio con gli occhi da tigre. Il poeta era Robert, apparentemente fragile, biondo, romantico, ma pronto a lottare. Poi i comprimari sono arrivati. Sir William, l’uomo delle regole, ma anche dell’amore paterno. L’ispettore Cameron, il poliziotto che riesce a credere in una giustizia che va oltre la legge. Aldus Shelby, il tagliagole che si vota alla giusta causa. Il dottor Mallard. Li ho amati tutti, tantissimo. Ma sono loro che hanno trovato me.

Quale è il libro che ti è costato più fatica scrivere?

Abbiamo faticato parecchio per Il puzzle di Dio perché era un progetto molto complesso. Infatti… stiamo pensando al sequel.

Escludendo il tuo tandem letterario con la brava Loredana Falcone, un libro che ti piacerebbe scrivere a quattro mani, con chi?

Mi piacerebbe scrivere una storia di vampiri bellissimi e dannati con Lucia Guglielminetti. E uno steampunk cupissimo con Federica Soprani.

Cosa stai leggendo al momento?

Sto leggendo un sacco di roba. Sono alle prese con Tempo assassino di Michel Bussi, ho letto L’ombra di Caterina di Marina Marazza, Guardrail di Eva Clesis, Icaro di Deon Meyer, voglio portami in vacanza i due volumi di Victorian Solstice di Federica Soprani e Vittoria Corella.

L’ora è davvero volata, chiudo l’intervista con la mia ultima domanda: Che relazione c’è per te tra letteratura e cinema. Quale tuo romanzo vedresti bene come soggetto per un film?

Ho dei colleghi in Rai che vorrebbero vedere sullo schermo la trilogia Noir a colori. Io vedrei benissimo per la tv Blu cobalto, per il cinema Il puzzle di Dio e per Netflix Il diario vittoriano in forma di serie.

Le domande dei lettori

Lucia Guglielminetti

Ciao Laura. Nel tuo Diario Vittoriano ci sono molti momenti drammatici, ma qual è quello che proprio ti ha strappato fiumi di lacrime a scriverlo?

Lucia Guglielminetti sono tre in realtà: (okkio allo spoiler per chi non avesse ancora letto) l’assassinio di F.C.; il tentato suicidio di K. e l’ultima telefonata tra K. e R.

Un lato del tuo carattere che senti di avere in comune con Robert e uno con Kiran.

Lucia Guglielminetti con Robert ho in comune un dannato senso del dovere che diventa senso di colpa se non riesco ad accontentare tutti. Con Kiran vorrei avere moltissimo in comune, ma credo che ci unisca il senso del melodramma e il non essere autoironici.

Amneris Di Cesare

Ciao Laura. Metti pure in fondo a tutte le altre domande questa mia, ma mi farebbe piacere che ci raccontassi a cosa stai/state lavorando tu e la tua socia ultimamente, perché immagino che non starai ferma a guardare drama come me, al momento, ma starai scrivendo come sempre…

Amneris Di Cesare io e la socia stiamo lavorando alacremente su parecchi fronti: abbiamo rieditato un romanzo storico che volevamo iscrivere al concorso di Amazon, ma abbiamo rinunciato visto che tutto si basa sulla quantità di recensioni che si ottengono; stiamo finendo un romanzo ambientato nel Montana nel 1960, una storia d’amore; dobbiamo editare insieme a goWare un romanzo inedito che si svolge tra il 1980 e il 90 tra Parigi e New York, nel mondo della moda e dell’arte, ci teniamo moltissimo; abbiamo messo in cantiere un intricatissimo giallo alla Agatha Christie ambientato in Italia nel 1905.

E com’è nata l’idea di Blu Cobalto, l’ultimo bellissimo romanzo che hai scritto con la Socia Loredana?

Amneris Di Cesare volevamo affrontare un argomento paranormal/fantasy. Io ho una passione per i vampiri, ma la socia non condivide. Ci siamo guardate intorno e abbiamo puntato al mare, tirando fuori un thriller moooolto particolare. Pare stia piacendo, anche se poco alla volta.

Michele Di Marco

Ciao Laura, tu, da sola o con Loredana, hai scritto storie ambientate in tanti periodi storici e in tanti luoghi diversi, anche lontani (persino nel futuro). Quanto ti diverte far spaziare la fantasia, e quanto però ti “costringi” a vincolarla in base alle ricerche, o alla conoscenza diretta che hai degli ambienti in cui fai vivere i tuoi personaggi?

Michele Di Marco se si fa un buon lavoro di ricerca, nulla è impossibile quindi cerco di non porre limite alcuno alla fantasia, sia a due che a quattro mani. Il solo limite può essere la capacità di realizzare ciò che voglio/vogliamo da una storia. Abbiamo molti progetti rimasti lettera morta perché non siamo, o non sono, riuscite a trovare il modo giusto di raccontarli.

Laura, con Loredana darete un seguito anche alla serie dei “colori”? Torneranno Ian, Ashley e Valerio?

Michele Di Marco un’idea ci sarebbe. E anche un nuovo colore, ma adesso abbiamo troppa carne al fuoco. C’è chi pensa che scriviamo fin troppo. Se diventassimo famose, direbbero senz’altro che abbiamo schiere di ghost writer.

Prima hai scritto che è stato difficile farti conoscere come scrittrice di narrativa, e ogni tanto è capitato che tu condividessi qualche riflessione un po’ sconfortata sul tema. E’ un problema risolto?

Michele Di Marco nuuuuu, affatto. Però ho imparato a essere felice dei lettori che ho, che sono ormai numerosi abbastanza da stupirmi. Non vivo di narrativa, ma sono soddisfatta dei messaggi, dei feedback e delle recensioni che ricevo.

Ivo Tiberio Ginevra

Ciao Laura, innanzitutto come stai? Ti sei ripresa dall’infortunio alla gamba? E poi, la domanda: scrivi in coppia con Loredana da tantissimo tempo. Mi dai la ricetta per scrivere un romanzo a quattro mani?

Ivo Tiberio Ginevra ciao. La caviglia sta bene. Riguardo alla ricetta… non credo ne esista una. Per scrivere insieme a un’altra persona deve crearsi un’alchimia molto simile a quella di un innamoramento. Ci si deve sentire affini, ci si deve reciprocamente fidare, aprirsi, non celare i più riposti movimenti dell’animo. Soprattutto se non si utilizza il sistema della divisione dei capitoli o dei personaggi. Io e Loredana scriviamo insieme da quando eravamo bambine, quindi ci siamo affinate reciprocamente e la nostra scrittura a quattro mani è cresciuta con noi, fino a diventare un terzo autore. C’è Laura, c’è Loredana e c’è Lauraetlory.

Anna Gargiulo

Ciao! Con quali dei tuoi personaggi ti senti più a tuo agio, nel senso di riuscire a seguirli nella loro strada, accettando le ‘loro’ decisioni?

Anna Gargiulo direi con tutti. Sono sempre i personaggi a decidere la loro strada e io li seguo, o noi li seguiamo, quando scrivo con Loredana. Va detto che la simbiosi totale l’ho vissuta con Kiran, il protagonista del Diario vittoriano.

Olimpia Petruzzella

Ciao! Cosa ti affascina di più nella scrittura? Qual è il tuo aspetto preferito? E hai una routine di scrittura?

Olimpia E. Petruzzella mi affascina il “facciamo che io ero…” perché alle volte la scrittura, la creazione, è il corrispettivo di un gioco di ruolo. Mi piace calarmi nei panni dei personaggi e “viverli” da dentro. Mi piace dare un senso alla storia, alla loro vita, giocare a essere una specie di dio. Riguardo la routine di scrittura, io e Loredana scriviamo insieme, davanti allo stesso computer, nella sua cucina, condividendo idee, parole, sentimenti, caffè, tè, crostate fatte in casa.

Fernanda Romani

Ciao, Laura☺Riusciresti a scrivere su commissione, cioè saresti in grado di incanalare la tua creatività su una storia decisa da altri

Fernanda Romani poiché il mio lavoro è scrivere, nel giornalismo, sono in grado di scrivere di qualunque cosa. Però nella narrativa io cerco, prima di tutto, la mia passione. Dovendo, potrei scrivere su commissione. L’ho anche fatto in un paio di occasioni. Ma non è una cosa che amo. Proprio no. E il discorso ghost writer non mi va giù, perché propugno il diritto/dovere di scrivere le proprie storie. Non quelle degli altri.

Ivo tiberio Ginevra

Laura, dai un consiglio dettato dalla tua esperienza a chi vuole presentare il proprio manoscritto a un editore affinché possa essere esaminato con la giusta attenzione.

Ivo Tiberio Ginevra ahahahha, mi vuoi prendere in castagna, vero? Guarda, il solo consiglio che mi sento di dare è di non provarci neanche se non si ha in mano qualcosa di valido. Ma di valido veramente. E sì, lo so che ogni autore pensa che il proprio lavoro sia un capolavoro. Ma non è così, purtroppo, o per fortuna. In ogni caso cercare editori interessati al genere che si è scritto, presentare un testo corretto, una sinossi intrigante, una biografia stringata e non pretenziosa. Quindi armarsi di moltissima pazienza e attendere una risposta. Ah, non fidarsi di tutti quelli che si spacciano per agenti letterari e poi chiedono soldi per leggere i testi. Gli agenti letterari veri non sono quelli che si fanno pagare per dirti che devi farti fare un editing da migliaia di euro da un editor che, guarda la coincidenza, lavora nella loro prestigiosa agenzia.

E invece, a chi vuole dedicarsi alla scrittura che consiglio formativo daresti?

Ivo Tiberio Ginevra leggere tantissimo, di tutto. Un corso di scrittura creativa può essere utile più avanti. Per iniziare vale il vecchio metodo del rubare con gli occhi, ho scoperto di aver appreso per osmosi la maggior parte della tecnica narrativa. E poi, importante, avere veramente qualcosa da dire. Non nel senso di una narrativa impegnata, ma nel senso di una storia che ti sgorga da dentro. Non c’è niente di più coinvolgente della narrativa di intrattenimento. Ed è da lì che scaturisce una vera analisi della realtà che ci circonda. Anche ambientando le storie nel passato, nel futuro o in mondi di fantasia.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Laura Costantini

28 luglio 2020

Ultimo appuntamento di interviste collettive prima della pausa estiva. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

La prossima ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Laura Costantini.

Sarà con noi giovedì 30 luglio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

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Laura Costantini nasce a Roma e si adegua subito alle biografie degli aspiranti scrittori. La prima storia la sforna a otto anni. È andata persa, ma lascia il segno, perché da allora non ha mai mollato la penna, la macchina da scrivere, la tastiera. Ha avuto il raro buongusto di pubblicare dopo decenni di allenamento. Oggi la sua bibliografia annovera 17 titoli di cui 12 a quattro mani con Loredana Falcone. Si pregia di scrivere storie appassionanti e perfettamente adatte alla fruizione vacanziera. Si diverte a scrivere e continuerà a farlo. Sì, è una minaccia.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a giovedì, vi aspettiamo!

:: Un’ intervista con Laura Costantini e Loredana Falcone a cura di Giulietta Iannone

22 gennaio 2020

Blu CobaltoOggi abbiamo il piacere di intervistare Laura Costantini e Loredana Falcone, autrici del libro “Blu Cobalto” (Merangoli Edizioni) che ha vinto la decima edizione del Liberi di Scrivere Award.

Un eco-thriller contemporaneo in cui parlate di ecologia, ambiente, temi molto caldi e dibattuti. Pensate con il vostro libro di sensibilizzare i lettori su queste tematiche?

Non sappiamo se aver scelto di raccontare questo tipo di storia possa fare la differenza. Il nostro scopo primario era scrivere qualcosa di appassionante e coinvolgente, senza mai dimenticare la responsabilità delle parole e delle idee che abbiamo scelto di mettere nero su bianco. Gli autori dovrebbero sempre pensare al tipo di “messaggio” che trasmettono, anche quando, come noi, fanno onesta narrativa d’intrattenimento senza pretendere di affrontare i massimi sistemi. L’ambiente è in pericolo, questa realtà è sotto gli occhi di tutti. E tutti dovremmo impegnarci in prima persona per fare qualcosa. Un piccolo sforzo reiterato per milioni di persone potrebbe fare la differenza. Se chi ha letto “Blu cobalto” guarderà al mare con un occhio diverso e con un pensiero alla vita che prolifera sotto la superficie, allora avremo fatto un buon lavoro.

Di cosa parla nello specifico il vostro libro, quale è la trama principale?

Il centro della narrazione è una sorpresa che non possiamo svelare, ma possiamo accennare in linea di massima: un’isola paradisiaca in un’area marina protetta con un resort a impatto zero riservato a clientela super-selezionata. E una sciagurata campagna di prospezione[1] lanciata da una multinazionale tedesca alla ricerca di combustibili fossili che arriva a turbare equilibri ambientali e personali. Un pericolo talmente imminente da spingere Electre Samaras, proprietaria e direttrice del resort, a chiedere aiuto all’uomo che le ha spezzato il cuore. Kurt Petri è un attivista di un’associazione ambientalista chiamata Sesto Continente. Per molti è, soprattutto, un ecoterrorista al timone di una nave avveniristica dedita a disturbare le attività di baleniere, pescherecci e navi da prospezione. Quello che Kurt non immagina è che da difendere, sotto la superficie delle acque cristalline dell’isola di Dagon (che, per inciso, è una nostra invenzione in quanto non ci sono isole nel mar Ionio), c’è molto di più di quello che immagina.

Azione, avventura, intrigo giallo, fantasy, storia d’amore, fantascienza, con che categorie lo definireste?

C’è un po’ di tutto questo, a parte forse la fantascienza. C’è azione, c’è un mistero da svelare, ci sono intrighi e persone che si fingono quelle che non sono, c’è amore (in quale romanzo non c’è?) e c’è una concessione alla fantasia che, però, non etichetterei come fantasy perché è una categoria dalla quale il lettore si aspetta specifiche caratteristiche.

Come vi siete documentate nella stesura? Ci sono parti tratte dalla realtà?

Ci siamo documentate sui cetacei, sui metodi di prospezione per la ricerca degli idrati di metano sul fondo dell’Adriatico e dello Ionio, sui bacini di carenaggio, sugli effetti devastanti degli air-gun sui fondali. Tutto questo ha forti legami con la realtà dei nostri mari. E abbiamo voluto inserire un occhio di riguardo alla Rete, all’uso che se ne può fare e al fatto che, alle volte, il modo migliore per nascondere la più sconvolgente delle verità è metterla in piazza in mezzo a un cumulo di fake-news.

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I due protagonisti maschili direttamente dalle magiche matite delle artiste DanyandDany

Che autori, italiani, o anche internazionali, vi hanno ispirato. Quali sono i vostri maestri?

Siamo accanite lettrici e, diciamo, un plot tipo questo potrebbe essere congeniale a un Wilbur Smith. Ma non possiamo dire di avere dei maestri dichiarati. Entrambe siamo partite da una fruizione piuttosto caotica della narrativa americana, con un occhio di riguardo a Stephen King e Joe Lansdale, passando per Michael Connelly (uno degli autori preferiti di Loredana) e Michael Crichton. Poi, soprattutto Laura, si è spostata sugli autori, anzi, le autrici, di casa nostra. Che sono tanti e spesso misconosciuti. Non faremo nomi, per non far torto a nessuno/a. Ma spesso e volentieri ne parliamo nei nostri profili Facebook perché siamo convinte che il successo di un autore sia viatico alla scoperta di altri titoli, altre firme, altre scritture.

Seguono il nostro Premio anche all’estero per cercare libri interessanti da tradurre e pubblicare. Cosa direste a un ipotetico direttore di collana per incuriosirlo a leggere il vostro libro?

Diremmo che “Blu cobalto”, in un panorama dove tutto sembra già detto, scritto e digerito, offre un approccio originale a un mito che accompagna il genere umano fin dalle origini.

Ho letto recensioni molto calorose del vostro libro da parte di blogger e semplici lettori. Quali sono le analisi e i commenti che vi hanno colpito maggiormente? Vi aspettavate tanti commenti positivi?

Come tutti gli autori, quando esce un nostro libro siamo lì in ansia a chiederci se piacerà, se emozionerà, se riuscirà a catturare l’attenzione in un mare di nuovi titoli e nuovi autori. Ci siamo rese conto che questa storia contiene suggestioni che scavano nella sensibilità dei lettori e abbiamo scoperto aspetti che, scrivendolo, non avevamo neanche immaginato. Una nostra lettrice si è lanciata in una disamina della scelta dei nomi (Electre, Eleni) e dei significati profondi delle radici classiche da cui derivano. La cosa che ci è piaciuta è che, alla domanda se avrebbero o meno divulgato il segreto custodito da Electre e Viki Samaras, hanno risposto tutti no. Ci è sembrato un bel segnale, la volontà di custodire la bellezza più fragile e indifesa. Però son tutti lì a chiederci un seguito e questa, come capirà chi ha letto il romanzo, è una sfida non da poco.

Un duo vincente di scrittrici, una squadra tutta al femminile, tra l’altro le scrittrici e pure le traduttrici quest’anno erano tutte donne. Che qualcosa stia cambiando? Cosa ne pensate? Finalmente si cerca partendo dai lettori di dare un giusto riconoscimento alla scrittura al femminile?

Molto bello il podio di Liberi di Scrivere Award 2020, ma la strada è ancora lunghissima. Le autrici sono moltissime e brave, ma vincono pochi premi e i rotocalchi dedicano cover glamour parlando di “Effetto Ferrante”. Ora, con tutto il rispetto per Elena Ferrante e i suoi best-seller, non tutte le autrici scrivono quel genere di libri e vorremmo veder riconosciuta la produzione gialla, noir, thriller, storica delle numerose firme italiane che vengono costantemente dimenticate quando si tratta di citare autori in gamba.

Cosa state leggendo in questi giorni? L’ultimo libro che avete letto e il prossimo che avete intenzione di iniziare.

Abbiamo letto, e amato, “Il cammino del sapiente” di Federica Soprani e “La chioma di Berenice” di Amalia Frontali (autrice self di storici accuratissimi e coinvolgenti). Stiamo leggendo “I leoni di Sicilia” di Stefania Auci e “Il quarto fato” di Laura MacLem (autrice solo self che definire stratosferica è dire poco, italianissima). Leggeremo a breve “Gleba” del duo Tersite Rossi e “Il volontario” di Salvatore Scibona.

Infine, ringraziandovi della disponibilità, l’ultima domanda. State lavorando a un nuovo romanzo? Quali sono i vostri programmi per il futuro?

Stiamo per dare alle stampe il terzo volume della trilogia “Noir a colori” in self-publishing: dopo Rosso violento e Verde profondo arriva Giallo sporco. Abbiamo delle offerte di edizione per un romanzo ambientato tra Parigi e New York nel decennio ‘80/’90, ambientato nel mondo dell’arte e della moda con una storia d’amore veramente struggente. Intanto maciniamo idee per una nuova avventura dei protagonisti de “Il puzzle di Dio” (che vinse il Liberi di Scrivere Award nel 2015): la scaletta e i personaggi sono già pronti.
Non intendiamo fermarci perché raccontare storie è la nostra passione e la seguiamo dovunque voglia condurci. Le soddisfazioni non mancano e una delle più belle ce l’ha regalata Liberi di Scrivere. Quindi siamo noi a ringraziare te per questo premio e questa occasione per parlare del nostro lavoro.

[1] La prospezione è un metodo di ricerca basato sull’eco generato da onde sonore mandate a “sbattere” contro il fondale marino. È l’equivalente di battere con le nocche contro un muro per capire se ci sono cavità. E le cavità, nel caso dei fondali di Adriatico e Ionio, vogliono dire giacimenti di petrolio, di gas o di idrati di metano. Solo che le onde d’urto sono devastanti per i sensibili apparati acustici e di orientamento delle specie marine, cetacei in testa.

:: Scrittori ai fornelli: Laura Costantini & Loredana Falcone & I bucatini all’amatriciana di Loredana

25 febbraio 2019

rossoviolento coverOggi per la nostra gustosa rubrica Scrittori ai fornelli ospitiamo Laura Costantini & Loredana Falcone, autrici di Rosso violento.

Gli abbiamo chiesto chi delle due fosse la maga dei fornelli e ci hanno risposto:

Houston, abbiamo un problema

Ovvero, la chef nel duo scrittorio FalconeCostantini è Loredana Falcone, meglio nota ai lettori come la metà oscura. Lei scrive – benissimo – e cucina – divinamente – ma non chiedetele – mai – di apparire.
Quindi, quando le ho riferito che saremmo state ospiti della rubrica Scrittori ai fornelli di LiberidiScrivere ha borbottato: “Io ti spiego la ricetta, ma foto neanche a parlarne.”

Dopo aver appurato questo, veniamo alla ricetta:

Comunque, la ricetta che vi proponiamo è legata, anche se in senso lato, alla nostra trilogia “Noir a colori” di cui è uscito il primo volume. “Rosso violento” è il titolo e non si riferisce al colore del sugo all’amatriciana. Però. Tra i protagonisti c’è Valerio Greyford, detective dell’unità Vittime Speciali di Chicago. Non lasciatevi trarre in inganno dal cognome anglosassone. Valerio, Val per gli amici, è italiano. Per la precisione i suoi genitori sono di Frascati e la ridente cittadina dei Castelli Romani sarà protagonista del secondo volume, in uscita a fine marzo, intitolato “Verde profondo”.

Dunque è la ricetta preferita del vostro protagonista?

Valerio non avrebbe bisogno di prenderle per la gola, le sue conquiste, ma si diletta di cucina italiana e ama in modo particolare la pasta (che italiano sarebbe, altrimenti?). Quindi la sua ricetta è anche una delle preferite della mia socia. I bucatini all’amatriciana di Loredana sfiorano la leggenda e molti nostri amici ambiscono a un invito a cena che la veda alle prese con bucatini e guanciale rosolato. Per inciso il guanciale (da non confondere mai con la pancetta) è uno dei punti di forza della norcineria frascatana.

Ingredienti (per 4 persone):

2 etti di guanciale o pancetta tesa tagliata a dadini (Valerio inorridirebbe sull’alternativa pancetta, sappiatelo)
1 barattolo di pomodori pelati da 800 grammi
1/2 Cipolla
Olio extra vergine d’oliva
Peperoncino
Sale & pepe
500 grammi di bucatini
Pecorino romano o, in alternativa, parmigiano reggiano (altro gemito di orrore da parte di Valerio)

Preparazione:

In un tegame a fondo alto mettere l’olio, il guanciale, la cipolla tagliata sottile e un pezzetto di peperoncino. Lasciare ammorbidire e aggiungere il pomodoro pelato precedentemente schiacciato con la forchetta in un piatto. Salare e pepare leggermente.
Coprire con un coperchio avendo cura di lasciare uno spiraglio per permettere al vapore di uscire e al sugo di restringersi. Lasciare cuocere a fuoco lento.
Portare a ebollizione l’acqua precedentemente salata, calare i bucatini e controllare che rimangano ben al dente.
Versare il sugo in un’insalatiera capiente, unire la pasta, spolverar di formaggio e servire caldi.

Quarta di copertina di Rosso violento:

Un rossetto dalla tonalità intensa, pregiato, di marca. In una ventosa e indifferente Chicago, nessuno riesce a spiegarsi cosa ci faccia un rossetto così sulle labbra ormai mute di una serie di cadaveri. Cadaveri di uomini sottoposti ad atroci sevizie. Uomini che alla morte si sono consegnati perché sottomessi dalla promessa di una bocca tinta di rosso. Un rosso violento…
Loredana Falcone e Laura Costantini sono un duo scrittorio e questo è il primo romanzo della loro trilogia “noir a colori” con il marchio FalconeCostantini.

:: I cercatori di pace di Laura Costantini (Dei Merangoli Editrice 2018) a cura di Federica Belleri

9 novembre 2018
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Laura Costantini, giornalista Rai e scrittrice, ci propone un romanzo avvincente. Particolare nella forma e nella stesura, che ricorda Avatar, ma anche La storia infinita. Oppure Dune o Waterworld. Così pure Il signore degli anelli o Alien. Di cosa stiamo parlando? Dei cercatori di pace. Ghillean, donna dalla bellezza affilata che porta con tranquillità sia la spada che la pistola; è una storica della biblioteca del suo regno. Litia, futura regina guerriera; preparata e colta, perché solo alle femmine è permesso studiare. Kimen, un generale che non ama la guerra anche se vorrebbe essere a capo di un esercito come si deve. Tarnell, un disertore; ha lasciato tutto, famiglia compresa, e ora guida una banda di amici e ha una donna bellissima al suo fianco.
Perché si incontrano e cosa stanno cercando? Forse un Mutato, forse un’arma di distruzione, forse il mondo che hanno perduto …
O forse stanno tentando di fermare una guerra iniziata 518 anni prima. I regni da dove provengono si tengono d’occhio, sono sospettosi, non si fidano. Lo stesso fanno questi quattro giovani eroi. Eroi, sì. Perché vivranno un’avventura unica, da non poter replicare. Un’avventura che li costringerà a guardare le città distrutte del vecchio mondo, a meravigliarsi con nostalgia per aver ritrovato una radio ancora funzionante o un orologio che ticchetta ancora, a seguire un cammino pericoloso e difficile scontrandosi con gli elementi della natura: acqua, terra, aria e fuoco. Elementi da venerare, ma devastanti.
I cercatori di pace contro la guerra, contro le ferite provocate dall’amore, contro guerrieri artificiali e popoli evanescenti. Osservatori della magia ma attirati da una tecnologia ormai dimenticata. Il loro passato che si schianta contro il futuro.
I cercatori di pace affronta la solitudine di chi sa leggere la mente ma non il cuore, di chi è destinato a rimanere solo perché non ha potuto vivere come avrebbe voluto.
I cercatori di pace hanno la forza e il coraggio di affrontare il colore del sangue così come il bisogno disperato di un abbraccio.
I cercatori di pace viaggiano nella memoria da tramandare e custodire, a costo di morire.
Il romanzo è arricchito e completato dalle tavole a china e acquarello di Niccolò Pizzorno.
Non mancano descrizioni accurate e sentite del mondo “fantastico” creato, mi sia concessa l’espressione.
Editing preciso. Lettura davvero interessante. Buoni gli spunti sui quali riflettere.
Assolutamente consigliato.

Laura Costantini, scrittrice e giornalista Rai, è nata a Roma e si definisce timida e introversa, ma in realtà è vulcanica e solare quando scrive. La sua scrittura è fertile e vigorosa e ha iniziato a scrivere da adolescente. Alcune sue opere sono frutto di lunga gestazione come I cercatori di pace. Per anni ha scritto a quattro mani con la sua socia di penna Loredana Falcone con la quale ha pubblicato numerosi libri, tra i quali Il puzzle di Dio (goWare, 2014), secondo classificato nella prima edizione del Premio Letterario Amarganta e scelto come miglior edito 2014 dai lettori del blog letterario “Liberidiscrivere”, e Contrabbandieri d’amore (HarperCollins Italia, 2016). Nel 2017, goWare ha iniziato la pubblicazione della serie Diario vittoriano, che Laura Costantini ha scritto a due sole mani, quattro romanzi storici a tema Lgbt, ambientati tra il 1881 e il 1901 per narrare un’epoca luminosa e oscura, come Lord Kiran di Lennox e il suo amore per Robert Stuart Moncliff.

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Un’ intervista con Laura Costantini

22 gennaio 2018

Il ragazzo ombraBenvenuta Laura e innanzitutto congratulazioni per aver vinto l’edizione 2018 del Liberi di scrivere Award con Il ragazzo ombra. Diario vittoriano Vol. 1 goWare Edizioni e per il tuo lavoro. Sei già stata ospite sul mio blog come intervistata nel 2010, allora in compagnia di Loredana Falcone, la tua metà letteraria per molti anni prima che decidessi di intraprendere un percorso narrativo anche autonomo. Ma partiamo dall’ inizio, sei una giornalista televisiva, conduci telegiornali, sei abituata alle luci dei riflettori, ai tempi del video, quanto ti ha aiutato tutto ciò nella tua seconda veste di scrittrice narrativa?

“Di sicuro mi aiuta durante le presentazioni. Non a caso la mia socia, Loredana Falcone, viene definita la metà oscura del duo. Sono io a metterci la faccia, sui social e nelle occasioni pubbliche. Per il resto direi che devo dare una delusione a quanti pensano che essere giornalista televisiva porti, ipso facto, a ottenere attenzione dalle case editrici e successo con i lettori. Non è così.”

Come è nato il tuo amore per la letteratura e la scrittura?

“Lo so. Lo dicono tutti. Ma è nato insieme alla capacità di leggere e scrivere. A otto anni scrivevo favole che illustravo io stessa. L’idea alla base della serie Diario vittoriano parte da molto lontano. L’originale, incompiuto, data 1978. Leggere ha dato la stura alla voglia di raccontare. E alla capacità di farlo con un discreto utilizzo delle tecniche. Che ho appreso leggendo, spesso senza rendermene conto.”

Parlando dell’ambientazione, come i luoghi influenzano la narrazione?

“Amo la libertà di ambientare le storie nei luoghi altri. Ho scritto, insieme a Loredana Falcone, romanzi contemporanei e ambientati a Roma dove entrambe siamo nate e cresciute. Ma la mia fantasia, e la nostra anche, si accende più facilmente se l’ambientazione è lontana, nel tempo e nello spazio. Ovvio che questo comporta un lavoro di documentazione accurato, sia a livello storico che geografico. Non sono d’accordo con la regola ‘scrivi di ciò che conosci’. Se fosse stata sempre rispettata, non avremmo avuto Emilio Salgari, Jules Verne, la fantascienza, Tolkien. Detto questo, i luoghi forniscono il la alla storia e alla sua evoluzione. Sono un marchio indelebile sui personaggi, sui costumi, sui dialoghi, sul ritmo. Immaginiamo di prendere un romanzo ambientato nel Medioevo e di trasporlo in epoca contemporanea. Gli spostamenti, il modo di parlare, di muoversi, di comunicare, nulla avrebbe più senso. Oppure prendiamo un romanzo ambientato in Scozia, oggi, e trasportiamolo in Sicilia, oggi. Mancherebbero le coordinate di usi e costumi cui i personaggi si sono adeguati. Il mondo non è uniformato e non lo sarà mai. E i pensieri di un personaggio in piedi sulla sponda del Loch Ness in autunno non saranno mai gli stessi di un personaggio affacciato sul mare di Taormina, pur nella stessa stagione.”

La scelta degli aggettivi è fondamentale per personalizzare e arricchire un periodo, una frase. Anche se ci sono scrittori come Simenon che fanno un uso molto parsimonioso e limitato degli aggettivi. Tu lavori molto su questa parte della scrittura o sei più spontanea e guidata dall’ inconscio?

“Non è professionale dirlo, ma vado a orecchio. Adoro gli aggettivi. Credo di non abusarne, ma li ritengo fondamentali per dare sapore alla storia. La mia fortuna, o almeno io la ritengo tale, è di aver frequentato fin da bambina un linguaggio piuttosto alto, desueto, di certo non banale. Mio padre era un melomane accanito. Io conoscevo, e in parte conosco ancora, a memoria i libretti delle principali opere liriche di Verdi, Donizetti, Puccini, Leoncavallo. Quindi mi viene spontaneo pescare parole e aggettivi piuttosto inusuali. Ovvio che poi subentra il lavoro di revisione. E l’occhio esperto degli editor di goWare, che sono fantastici.”

Riguardo alla stesura di un libro preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

“Mi piacciono i dialoghi. Mi piace caratterizzare al meglio i personaggi. E mi piace fornire suggestioni al lettore per l’ambiente in cui la storia si svolge. Scrivo senza soluzione di continuità, in prima stesura, e vado dove mi porta la tastiera. Non saprei fare come molti scrittori che, magari, scrivono prima la fine e per ultimo l’incipit. Le mie storie si srotolano come una pellicola girata in presa diretta. Senza tagli.”

Parliamo di Il ragazzo ombra. Diario vittoriano Vol. 1. Leggevo che tutto iniziò con Sandokan, quello televisivo di Sergio Sollima e Kabir Bedi. Quanto ha inciso il mondo televisivo nel tuo immaginario narrativo?

“Abbastanza. Siamo tutti debitori di suggestioni televisive e cinematografiche. Ma il mio immaginario narrativo è più derivato dai libri che dalle immagini. E più dalla narrativa anglosassone e americana che da quella italiana. I primi romanzi da grande che ho letto sono stati quelli della serie Tarzan delle Scimmie di Edgar Rice Burroghs. Avevo nove anni. L’avventura, il mistero, le ambientazioni esotiche, l’eroe, l’esplorazione di territori sconosciuti. Salgari è venuto dopo.”

Avventura, amicizia, amore, come hai amalgamato i temi principali del tuo romanzo?

“Dirò una cosa che mi farà odiare da molti colleghi amanti della scrittura, ma questi temi non li ho amalgamati io. Io ho prestato la voce a due anime che da quattro decenni chiedevano di essere ascoltate. Robert e Kiran hanno guidato me, non io loro.”

Come hai affrontato le tematiche lgbt? Come hanno accolto i tuoi lettori storici, che ti seguono ormai da tanti anni, questa evoluzione?

“Ho voluto raccontare un amore diverso in un’epoca in cui significava, vergogna, stigma sociale, perdita del proprio ruolo. Ho voluto farlo, forse dovuto, proprio perché Robert e Kiran me lo chiedevano. Non mi sono posta il problema dell’accoglienza. Non mentre scrivevo. Quando poi goWare ha accettato il progetto, allora un po’ di timore l’ho avuto. Ho avuto paura che i nostri lettori, miei e di Loredana, restassero delusi, che pensassero volessi cavalcare una moda, quella dei male to male, che adesso va per la maggiore. Soprattutto credevo che i lettori uomini avrebbero storto il naso. Mi sbagliavo. L’accoglienza è stata eccezionale. Ancora non ci credo, se devo dirla tutta.”

La stesura del romanzo, che diventerà una serie, ha implicato un grande lavoro di scavo, di documentazione. Che libri hai letto, che tipi di ricerche hai fatto? Internet ti ha aiutato per scoprire gli usi, i costumi, le abitudini dell’epoca vittoriana?

“In parte, sull’epoca vittoriana, ero già preparata. Ma ho letto brani di saggi pescati grazie a Google, ho visionato migliaia di fotografie d’epoca dei luoghi, mi sono documentata sul processo subito da Oscar Wilde, sull’evoluzione delle pene per sodomia, sui bordelli londinesi, sui piroscafi, sulla medicina dell’epoca, sugli strumenti che un medico poteva utilizzare. Poi, certo, sugli usi riguardanti il lutto, i fidanzamenti, i matrimoni, i figli. Gli abiti, i cappelli. Il frasario, anche. Perché non c’è niente di peggio, per me, di ascoltare un personaggio di un’epoca lontana parlare come una persona di oggi.”

Ho notato un grande apprezzamento, autentico, spontaneo da parte dei tuoi lettori. Come hai coltivato questo legame privilegiato? Ricevi molte lettere, mail, messaggi da parte dei tuoi lettori?

“Sì. Ed è la cosa più bella del mondo. Mi scrivono su messenger, su whatsapp, mi mandano e-mail e dicono cose bellissime che stento a credere siano rivolte a me. Se, alla fine, della mia narrativa si perderà ogni traccia, io avrò comunque avuto la prova di aver saputo suscitare emozioni. E credo che il mio compito di cantastorie sia questo e nessun altro.”

Cosa stai leggendo in questi giorni? L’ultimo libro che hai letto e il prossimo che hai intenzione di iniziare.

“Leggo più libri insieme. Al momento ho in lettura un horror molto efficace, Versus di Lucia Guglielminetti – Dark Zone, l’antologia regency Natale a Pemberley curata da Antonia Romagnoli, lo splendido saggio di Galatea Vaglio L’italiano è bello e Lettera a un bambino che vivrà fino a cento anni di Edoardo Boncinelli che ho avuto la fortuna di intervistare.”

Quanto la musica incide sui tuoi testi? Se dovessi formulare una colonna sonora per Il ragazzo ombra, quali musiche sceglieresti?

“Ho una lunga playlist di cui fornirò qualche esempio: Breathe di Midge Ure, Viva la vida dei Coldplay, Lost on you di LP, Take me to church di Hozier, Hold back the river di James Bay, Last party di Mika, alcuni brani della Tosca di Puccini, l’Inverno di Vivaldi e mi fermo qui.”

Tornerai a scrivere in coppia con Loredana? Avete dei progetti in proposito?

“Fermi tutti! Non ho mai smesso di scrivere insieme a Loredana Falcone e attualmente stiamo lavorando alla revisione di un romanzo di fantascienza, anche grazie allo sprone fornito dall’aver partecipato all’antologia Oltre – storie dal futuro curata da Lorenzo Sartori per Sad Dog Project, e alla stesura di una nuova avventura per i protagonisti de Il puzzle di Dio, il romanzo che vinse il contest di Liberi di Scrivere nel 2015.”

Come pensi di preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

“Evitando accuratamente di scalare le classifiche. Non voglio fare la snob, il successo piace a tutti. Ma non potrei mai trasformare la mia scrittura in una catena di montaggio. Suonerà strano per una che sta pubblicando una serie, ma odio la serialità. Non amo gli steccati, mi piace mettermi alla prova con generi sempre diversi e questo, nell’attuale mondo letterario, è un difetto imperdonabile.”

Infine, la domanda inevitabile. Stai lavorando alla continuazione della serie? A che punto sei?

“Okay, vi svelo un segreto. Il Diario vittoriano io l’ho scritto, tutto, in quattordici mesi. Più di un milione di battute. E sono stata io a proporre a goWare di dividerlo in volumi. Saranno quattro, alla fine, ma l’attesa non sarà lunga. Il secondo è uscito il 15 dicembre scorso. Entro il 2018 saranno tutti disponibili in ebook e cartaceo con le splendide copertine delle mie amiche Dany&Dany, fumettiste strepitose.”

Concludo con un grazie dal profondo del cuore a chi, a mia insaputa, ha inserito Il ragazzo ombra nel contest di Liberi di Scrivere. E a Giulietta per le domande interessanti e precise.

:: Gli scrittori parlano dei loro libri: Il dietro le quinte di Diario vittoriano di Laura Costantini

18 dicembre 2017

È iniziato tutto con Sandokan, quello televisivo di Sergio Sollima e Kabir Bedi. Di mezzo ci si sono messi quasi quarant’anni di vita. Poi c’è stato Sherlock, quello della BBC e una specie di forzato esilio in Molise dove, nel 2014, mi sono trasferita per lavoro. Ah, senza dimenticare la splendida serie Victorian Solstice (sono sei volumi) di Federica Soprani e Vittoria Corella. Ecco, questi sono gli elementi, direi gli ingredienti di base del mio ”Diario vittoriano”. Quattordici mesi di lavoro e di studio partendo da un romanzo molto salgariano iniziato nell’adolescenza e lasciato incompiuto per manifesta inferiorità rispetto all’idea che mi frullava in testa: non avevo la perizia di scrittura e l’esperienza di vita necessarie a portarla avanti. Perché la storia che mi frullava in testa era una storia di amicizia, inizialmente, poi quei due ragazzini avevano cominciato a guardarsi in un modo che… insomma, avete capito, no? Solo che il 1978 non era maturo per una storia lgbt. Di sicuro non lo ero io che, da adolescente, avevo ancora qualche perplessità riguardo un amore omosex. E se vi state chiedendo che ci azzecca Sherlock della BBC, allora non lo avete visto. Perché se aveste presenti certi sguardi e certe espressioni dei due strepitosi protagonisti, sapreste a cosa mi riferisco. La scintilla si accese durante un viaggio in auto tra Roma e Campobasso. Ero lì che ascoltavo la radio, passava “Take me to church” di Ozier, e mi venne in mente una situazione – un processo – e la deposizione di un uomo che iniziava con queste parole: ”Voi mi chiedete se lo amavo…”. Una confessione, una sicura condanna. Un’epoca ipocrita e bigotta, eppure affascinante. Ne avevo avuta la prova appassionandomi ai volumi di Victorian Solstice. Quando arrivai a Campobasso, in un’estate assurda, quella del 2015, ho cominciato a studiare. Usi, costumi, colonie, la vita della regina Victoria, la vita dei nobili dell’epoca. Vi dovessi dire perché la vicenda inizia nel 1881, non lo so. Ma che avrebbe coperto vent’anni era già deciso da tempo. Quindi fino al 1901. Solo dopo mi sono resa conto che è l’anno in cui muore la regina Vittoria. La fine di un’epoca, il momento in cui tutto cambia. Aveva senso. Tutto sembrava collimare. Non so se questa sensazione è nota agli autori che eventualmente leggeranno questo “dietro le quinte”, ma mi capita spesso, anche quando scrivo insieme alla mia socia Loredana Falcone. Le storie si incasellano in un modo misterioso, in cui tutto sembra stabilito prima. E non si sa bene da chi. Comunque è andata così. Ho cominciato a scrivere sul tablet, come se non fossi certa di fare sul serio. La mia scrittura viaggia sempre in coppia, anzi, in simbiosi, con quella di Loredana. Quindi un romanzo solitario, e della mole del “Diario vittoriano”, non era previsto. Ma facevo sul serio. L’ho capito quando raccontare la storia di Robert e Kiran è diventato un appuntamento fisso, un modo per superare la solitudine di Campobasso. E per esorcizzare lo stravolgimento della mia vita. Per questo ho dedicato al Molise il secondo volume, appena uscito. Mentre il primo l’ho dedicato a mia sorella che, all’epoca della prima stesura, si appassionò a questa storia, incoraggiandomi a continuare a scrivere. In tutto i volumi saranno quattro, perché pubblicarlo in un unico libro avrebbe significato un tomo formato vocabolario. Ma è molto meno noioso, così mi dicono.

:: Intervista a Laura Costantini e Loredana Falcone

15 giugno 2010

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Laura Costantini e Loredana Falcone meglio conosciute come Laura et Lory. Benvenute su Liberidiscrivere. Inizierei con le presentazioni. Ognuna descriva l’altra: pregi, difetti. Raccontatevi come se foste personaggi dei vostri libri.

Lory su Laura:
Non poté fare a meno di notarla. Più alta della media, una massa di riccioli scuri sulle spalle, gli occhiali scivolati sulla punta del naso e lo sguardo, che ancora non sapeva di un nocciola intenso, perso tra le righe del libro. Il suo libro. Rimase ad aspettare che si voltasse e quando, con la grazia di un felino, lei gli offrì il viso, si sentì investito di un’energia che infondeva sicurezza, capacità, voglia di vincere…

Laura su Lory:
La vide apparire nello specchietto retrovisore. L’incedere deciso nonostante la stanchezza, la mano a frugare distratta nella capiente borsa. Non si chiese cosa cercasse. Il pacchetto delle sigarette le si materializzò in mano, insieme all’accendino. Una brevissima sosta contro il vento estivo, poi la prima, rilassante tirata. Aprì lo sportello, salì con il consueto movimento fluido e prima ancora di essersi seduta chiese: “Giornata dura?” La sua lo era stata, lo disse chiaramente la mano dalle unghie laccate di scuro che passava tra i capelli castani, come ad allontanare i pensieri.

Quando avete capito che diventare scrittrici era la vostra strada?

Quando hanno cominciato a far scrivere a noi le dediche sui bigliettini d’auguri per tutta la famiglia.

Amiche inseparabili fin dai banchi di scuola. Ditemi il primo ricordo che avete l’una dell’altra.

Due ragazze spaurite che il primo giorno di ginnasio siedono nello stesso banco ignare che quello sarebbe stato l’inizio di un percorso che dura da trent’anni.

Due amiche, due scrittrici con percorsi di vita differenti. Oltre a scrivere di cosa vi occupate?

Loredana si occupa della propria famiglia e fa la segretaria in una ditta. Laura è giornalista televisiva.

Raccontemi la vostra città. I luoghi che più amate, l’ora del giorno in cui preferite, passeggiare, prendere un gelato, incontrare gli amici.

Per raccontare una città  come Roma non basterebbe un intero romanzo. La amiamo talmente tanto che qualsiasi luogo le appartenga ci è caro. In quanto all’ora del giorno… Loredana ama il tardo pomeriggio, il momento di sospensione, di pace tra il concludersi della giornata e l’arrivo dell’ora di cena, quando si tirano le somme. Laura ama le ore notturne, quando le capita di rientrare tardi e di percorrere le strade sonnacchiose del centro, con le luci che dipingono una città diversa.

L’aneddoto più curioso della vostra carriera, il più insolito, imbarazzante o divertente?

L’aneddoto in questione risponde a tutti e tre i requisiti. Eravamo nelle Scuderie di Villa Aldobrandini a Frascati per presentare il nostro “New York 1920 – il primo attentato a Wall Street”, alla presenza del sindaco e dell’assessore alla cultura della ridente cittadina laziale. Avevamo chiamato a leggere alcuni brani l’attrice Elena Russo. La sala era gremita da persone di tutte le età, bambini compresi. Nonostante avessimo specificato da che punto doveva partire la lettura, Elena fece di testa sua e sparò nella calma di un tardo pomeriggio invernale, una delle scene più erotiche contenute nel romanzo. Rapido gioco di sguardi tra noi due, ma era impossibile intervenire. Figuratevi le domande a fine presentazione.

Siete grandi lettrici? Quali autori vi hanno più influenzato e affascinato? Che libro state leggendo in questo momento?

Uno scrittore non può  non essere un grande lettore. Le nostre letture si sono diversificate nel tempo, ma dobbiamo ammettere che una grande influenza l’ha avuta la letteratura nord-americana del Novecento. Attualmente Laura sta leggendo “Italian Sharia” di Paolo Grugni, pubblicato da Perdisa. Loredana sta leggendo “Reperita” di Marilù Oliva, sempre Perdisa.

Raccontateci il vostro metodo di scrittura. Scrivete un capitolo a testa o collaborate strettamente per ogni singola frase?

La seconda che hai detto. E non aggiungiamo altro visto che è praticamente impossibile spiegare qualcosa che non ci spieghiamo neanche noi.

laura_costantini_e_loredana_falcone-fiume_pagano-coverDescrivetemi brevemente Fiume pagano edito da Historica Edizioni e ditemi almeno due buoni motivi per convincere un ipotetico lettore che non l’avesse fatto a leggerlo.

“Fiume pagano” è un omaggio alla nostra città. E come Roma è un luogo di intrecci, di misteri, di storie. Non c’è un singolo protagonista, è un romanzo corale. Tutto parte da un senzatetto che per puro caso si trova ad assistere ad un misterioso suicidio. L’ipotetico lettore potrebbe essere attratto dai rimandi alla Roma delle origini e a Vesta la sua dea primigenia. Oppure potrebbe appassionarsi alle indagini condotte in tandem dal luogotenente dei Carabinieri Vergassola e dal cinico e trasandato cronista Nemo Rossini.

C’è un esordiente che vi ha particolarmente colpite?

Laura: Mi ha colpita la fantasia e la padronanza di scrittura di Lara Manni e del suo “Esbat” pubblicato da Feltrinelli. E anche la prima prova di Simonetta Santamaria, “Dove il silenzio muore”, pubblicato da Centoautori.

Lory: “Esbat” non l’ho ancora letto, la Oliva la sto leggendo ora e ha buone possibilità. Insomma, prima o poi troverò l’esordiente che mi lascerà il segno.

Vi piace la poesia? Quale è il vostro poeta preferito? Citatemi un verso.

Lory: E’ un genere che ho cominciato a frequentare da poco, se escludiamo i banchi di scuola. Al momento la mia poetessa preferita è Cristina Bove. Da “Il respiro della luna”, edito da Il Foglio:

Ho un pianto di piccoli rintocchi/ spettinati/ e sfilacci di ciglia intorno agli occhi/ ma non ti mostrerò questo dolore.

Laura: Cristina Bove è una scoperta continua per noi. Ma il mio poeta preferito resta Leopardi del quale trovo particolarmente adatto a questi tempi il verso:

Dipinte in queste rive son le magnifiche sorti, e progressive.

Il vostro rapporto con la critica. Quale è stata la recensione che vi ha fatto più  felici leggere?

Diciamo che la critica autorevole non si è ancora accorta della nostra esistenza. Fatta eccezione per Severino Colombo che, sulle pagine culturali del Corriere della Sera, scrisse molto bene di noi.

Che rapporto avete con la televisione?

Laura: io ci lavoro e mi faccio un dovere ben preciso di essere al corrente di cosa propone ai telespettatori. Un dovere che non è un piacere.

Lory: seguo solo film e telefilm rigorosamente americani e di genere poliziesco.

Definitemi il concetto di libertà.

Laura: la libertà  personale finisce lì dove inizia quella degli altri. E non esiste
libertà senza doveri da rispettare.

Lory: la libertà  è una condizione mentale, può esistere anche lì dove ci sono coercizione,  violenza e sopruso. Come tale non è un traguardo per tutti.

Ditevi una cosa che non vi siete mai dette prima.

Ci siamo dette di tutto e di più, però se proprio insistete:

Laura a Lory: e piantala di cadere nella trappola dei tre per due al supermercato, che poi ti riempi casa di cera per il parquet. Non l’hai mai avuto.

Lory a Laura: solo se tu la pianti con le diete, il fitness e le creme anticellulite. E’ una battaglia persa.

Internet e letteratura. E’ cambiato il rapporto tra scrittori e lettori nell’era dei blogs, dei social network ?

Il rapporto è cambiato, è diventato più diretto. Il problema è che i lettori puri sono pochissimi, per lo più ci si legge tra scrittori e quindi le lodi sperticate a questo o quel racconto pretendono quasi sempre una reciprocità che non giova al senso critico. Posto che esista.

La cosa più difficile che vi è toccata fare durante le vostre carriere.

Laura: entrare nella camera ardente dove venivano custoditi i cadaveri dei bambini rimasti vittime del crollo della scuola di San Giuliano dopo il terremoto. E poi scriverne un articolo.

Lory: non definirei quella di segretaria una carriera. Sicuramente la cosa più difficile che ho fatto è stato allevare due figli nel mondo di oggi.

Vi è mai capitato di litigare? Cosa avete fatto per fare pace?

Abbiamo litigato seriamente solo un paio di volte, il resto sono state scaramucce. Abbiamo alle spalle trent’anni di amicizia, capirete che ci basta guardarci negli occhi e chiederci scusa. Non c’è nulla che valga un’amicizia come la nostra.

Raccontateci, in esclusiva per Liberidiscrivere, i vostri progetti futuri?

Vogliamo andare contro le tendenze editoriali del momento. Vogliamo voltare le spalle alle mode. Vogliamo raccontare una bella storia, con personaggi narrati a tutto tondo e vogliamo ambientarla in un’altra epoca storica e in un altro paese, sobbarcandoci di ricerche storiografiche e documentazione. Vogliamo lasciare spazio alla fantasia fregandocene di quanto dicono le classifiche dei più venduti. E, non se ne abbiano a male gli alberi, vogliamo scrivere una storia corposa, di quelle che piacciono ai lettori voraci come siamo noi. Se poi questa storia resterà nei nostri cassetti non sarà un problema. Noi non abbiamo mai scritto con lo scopo di pubblicare. Abbiamo scritto e scriviamo perché la nostra fantasia ci detta storie, vite e sentimenti da condividere.

Grazie a Liberidiscrivere e a chi avrà la pazienza di leggere questa intervista fino alla fine.