Archive for the ‘Interviste (im)perfette’ Category

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Gianluca Barbera

20 maggio 2020

Dopo la buona accoglienza dei precedenti incontri prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Gianluca Barbera, ricorderete il bel libro Marco Polo, Castelvecchi Editore, uscito lo scorso anno.

Sarà con noi lunedì 25 maggio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

mia foto a Lisbona

Ma ora scopriamo insieme chi è Gianluca Barbera:

Gianluca lavora in ambito editoriale. Tra le sue pubblicazioni, il saggio Idee viventi. Il pensiero filosofico in Italia oggi (2017) e i romanzi La truffa come una delle belle arti (2016), Magellano  (2018), Marco Polo (2019), vincitori di numerosi premi e tradotti all’estero. Da Magellano è stato tratto uno spettacolo teatrale con Cochi Ponzoni. Collabora con le pagine culturali de “il Giornale” e con le riviste on-line “Pangea” e “Letteratitudine”. Il suo ultimo romanzo, Il viaggio dei viaggi, edito da Solferino Libri, è da poco in libreria.

I libri di cui parleremo: Il viaggio dei viaggi Solferino Libri e Marco Polo Castelvecchi Editore.

Un consiglio, cercate di leggere i suoi ultimi libri pubblicati, ma anche i precedenti così si potranno fare domande più mirate. Ma anche le domande generiche vanno benissimo!

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Alessandro Bastasi

18 maggio 2020

Alessandro BastasiEcco il resoconto del secondo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 18 maggio sul nostro Gruppo Facebook. L’incontro è durato circa un’ora, e sembra che la formula dell’intervista collettiva stia raccogliendo parecchi consensi. Alcuni editori mi hanno contattato, e alcuni autori si sono detti disponibili a partecipare. Per ora abbiamo già in programma un ospite per il 25 maggio e uno per il 1 giugno, poi si vedrà, nei prossimi giorni saprete l’identità del prossimo ospite. Ma ora buona lettura!

Noi lettori siamo curiosi, vogliamo immaginarci Alessandro Bastasi mentre scrive. Scrivi in cucina? O hai uno studio appartato? Descrivicelo, sei circondato di libri? Hai una finestra che si affaccia sui palazzi di Milano?

Quando sono a Milano scrivo nella stanza che chiamo biblioteca, tra i libri, su una scrivania di mio nonno di fine Ottocento. Quando sono in campagna invece scrivo in mansarda, fuori le colline, gli alberi e i fiori. Adesso sono a Milano.

Ascolti musica mentre scrivi? Di che tipo?

No, silenzio assoluto. La musica è nel ritmo che ricerco nella scrittura.

Era la Milano da bere – Morte civile di un manager, Morte a San Siro, Notturno metropolitano, Milano rovente, la tua avventura con Fratelli Frilli Editori continua, hai trovato in questo editore accoglienza per il tuo particolare modo di scrivere noir, anche socialmente impegnati. Ti hanno dato grande libertà?

Sì, con Frilli massima libertà. E’ un editore speciale, un amico, molto corretto e di grande professionalità. A papà Marco, purtroppo scomparso, era piaciuto molto il mio modo di scrivere, e la stima continua con il figlio Carlo.

In questi anni in che misura è cambiato il tuo stile, il tuo modo di intendere la letteratura?

Il modo di intendere la letteratura non è cambiato, per me scrivere vuol dire cercare di far pensare i lettori sui temi che mi stanno a cuore raccontando una storia, quindi non meccanicamente, ma attraverso le emozioni che essa provoca. Il mio stile sì, penso sia cambiato dal mio primo romanzo, prima era dettato da un’urgenza, scrivevo di getto, adesso sono molto più attento allo stile, al ritmo, al linguaggio in genere.

Iniziamo con Milano rovente, un noir della serie del commissario Ferrazza. Ce ne vuoi parlare? Cosa ti ha spinto a scriverlo?

Milano rovente mette in scena due temi a me suggeriti dalla cronaca: il dilagare della droga, a prezzi sempre minori, tra i giovani e il tema del ricciclo illecito dei rifiuti. E ho creato un’atmosfera “rovente”, appunto, simboleggiata da un’estate caldissim tropicale, che fiacca i corpi e le intelligenze, tanto da rovinare anche i rapporti umani.

Milano è sempre lo scenario privilegiato delle tue storie. Quanto ti senti debitore con la Milano di Scerbanenco?

Sì, mi sento molto debitore con la Milano di Scerbanenco.

La scelta di Lazzaro, esce in edizione riveduta e corretta con Divergenze. Era già uscito nel solo in ebook per Meme Publishers. La lotta armata degli anni 70 in Italia, è stata quasi dimenticata, se non rimossa, lo Stato ha vinto, molti militanti di allora, diventati pentiti, sono tornati nella vita civile e scrivono editoriali sui giornali. Perché affrontare un tema simile, in questo momento?

Perché la narrazione che si è fatta in questi decenni del fenomeno della lotta armata è ridotta a puro fatto di ordine pubblico, mentre la sua genesi e il suo sviluppo sono molto più complessi. Ne La scelta di Lazzaro metto in scena un ex militante della lotta armata cercando di capire (non di giustificare) le ragioni che l’hanno indotto a prendere quel percorso e quello che gli succede “dopo”, una volta uscito di prigione. Portando in primo piano il fatto che le azione compiute non sono mai senza conseguenze, anche “dopo”.

La Russia è un tuo grande amore, compare quasi sempre nei tuoi libri, il tuo romanzo d’esordio “La fossa comune” era un thriller politico ambientato nella Russia post-sovietica dei primi anni ’90, o anche sullo sfondo o con personaggi come Julia Livtinova di “Milano Rovente”. Un po’ come il Sud Africa per Agatha Christie. Da dove nasce questo legame?

Sono sempre stato appassionato delle storia, della cultura, della letteratura russa. Non dimenticare che per un uomo di sinistra come me fino a un certo punto Lenin è stato un punto di riferimento. Poi ho avuto modo di viverci per circa tre anni, fianco a fianco di tanti amici e conoscenti, e sono esperienze che segnano.

Come scegli i nomi dei tuoi personaggi? Usi nomi e cognomi anche modificati di amici, o parenti, persone a cui vuoi bene anche nella vita reale, fuori dalla pagina scritta?

No, non seguo questo metodo. Cerco nomi il cui suono mi dica qualcosa su di loro o mi evochi qualcosa Per i nomi stranieri vado alla ricerca su internet e scelgo quelli che mi suonano meglio. Julia in Milano rovente mi dava ad esempio l’impressione di una matrona, Lazzaro è un nome che da solo è molto evocativo.

Un tema centrale dei tuoi noir è descrivere una generazione che ha visto i propri ideali calpestati, i propri sogni infranti. È restato ancora un po’ di quell’autenticità e di quell’entusiasmo che animava i giovani degli anni ’70?

Se è rimasto, è rimasto in modo diverso. Noi volevamo fare la scalata al cielo, cambiare tutto, abbattere il capitalismo. Oggi l’entusiasmo e l’autenticità lo vedo in certi movimenti, come quello ecologista innescato da Greta a livello planetario. Più concreto, reale, meno ideologico. Ecco, sì, noi eravamo l’ideologia, i giovani di oggi (non quelli diciamo così da spiaggia che non sanno nemmeno chi fosse Hitler) tendono non tanto a sovvertire le strutture economiche, ma a renderle umane, soprattutto per il futuro.

La Russia di oggi tra oligarchi e rivendicazioni sociali è lo scenario ideale per un noir? Che legame c’è tra Mosca e Milano?

Non vado in Russia da dicembre del 1993, quindi non ho una conoscenza diretta. Sì, potrebbe essere uno scenario ideale per un noir, un ambiente che mi immagino oscuro, dove comandano le oligarchie, e abbonda la corruzione, dove la democrazia è più una parola che un fatto reale. Ma posso sbagliare, so quello che leggo sui giornali, come voi.

Molto diverso da Milano.

Quanto lavoro ti ha richiesto la stesura di La scelta di Lazzaro? Che tipo di ricerche hai condotto per la nuova edizione?

La stesura della Scelta di Lazzaro paradossalmente non ha richiesto tantissimo tempo. Avevo già letto parecchi libri sul tema, e comunque avevo bene in mente gli anni Sessanta (fine) e Settanta, che ho vissuto profondamente, dall’interno se così si può dire. Il tempo maggiore è stato quello richiesto dal modo di strutturare il romanzo, che non doveva essere un saggio. L’idea che ha accelerato il tutto mi è venuta rivedendo il film “Portiere di notte“, dove una donna ebrea che era stata in campo di concentramento nazista, incontra nel portiere di un albergo il suo aguzzino di allora. Da quel momento sono partito in quarta. Per la nuova edizione non ho fatto ricerche particolari, c’è stato soprattutto uno splendido lavoro di editing da parte dell’editor di Divergenze, Giorgio Mascari.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Non penso che la letteratura abbia il potere, lei, di modificare il presente. Piuttosto deve “far male”, nel senso di far pensare, di presentare la realtà sotto punti di vista diversi da quelli trasmessi dalla politica ufficiale e dai media mainstream. Non voglio catarsi, nei mie romanzi, il bene in genere non trionfa sul male, perché anche il cosiddetto bene ha aspetti neri. E sono questi che cerco di mettere in evidenza.

Infine mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti futuri di scrittura.

Sto scrivendo il nuovo romanzo con Ferrazza e Co. per Frilli. Se hai letto Milano rovente, nelle ultime pagine c’è un’indicazione precisa sul prossimo libro 🙂 Poi sto pensando a un romanzo che esplori altri territori, oltre il noir come lo intendiamo, con più contaminazioni. Ma di questo parleremo in seguito.

Michele Di Marco

Alessandro, conoscendoti un po’ so che hai fatto e ti sei occupato tanto di teatro. Hai mai pensato a trasformare i tuoi romanzi, dove spesso la comunicazione diretta ha un peso importante, ma in cui contano anche parecchio sia le descrizioni ambientali e storiche, sia la “cultura” e la biografia dei personaggi, in sceneggiature teatrali (o magari cinematografiche)?

No, non ci ho mai davvero pensato. Scrivere per il teatro non significa solo dialoghi, il teatro è fatto di tanti elementi, la scena, le luci, i “materiali” teatrali, quindi l’approccio è diverso. Però mai dire mai.

Approfitto della risposta sull’editore Frilli per una seconda domanda: nel loro catalogo sono presenti diverse serie, e anche i tuoi romanzi più recenti sono caratterizzati da una piccola “famiglia” di personaggi, di cui accompagni la crescita e la maturazione, anzi mi sembra che proprio le storie che fai vivere loro contribuiscano via via a definirli meglio.
Queste vicende “seriali” nascono di volta in volta o hai già una specie di quadro evolutivo in mente e poi adatti le storie che ti vengono in mente – e che spesso presentano riferimenti a fatti reali contemporanei – ai confini di questo quadro?

Ho in mente un quadro evolutivo, sì, e adatto le storie all’interno di questo quadro. Oltre ai personaggi seriali però di volta in volta insrerisco altri personaggi, che spesso diventano dei comprimari, che a volte tornano a comparire nei romanzi successivi.

Vedi ad esempio Ferrazza, il commissario, un uomo normale, senza problematiche particolari, che via via acquisisce consapevolezze grazie all’ispettore Ceolin, alla sua compagna e al padre della sua compagna, Guido Barbieri.

Provo un’ultima domanda: lasciando stare se si tratta di autori esordienti o no, mi consigli qualche libro che hai letto di recente e che ti è piaciuto (sperando di riuscire a superare il quasi-blocco da lettore che ha accompagnato la mia quarantena)?

Sto rileggendo i 49 racconti di Hemingway, e i racconti di Carver. E altri romanzi americani d’antan, come quelli di Dos Passos. Da rileggere anche Furore di Steinbeck. Meravigliosi.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Alessandro Bastasi

14 maggio 2020

Siamo così contenti del precedente incontro con la brava Elena Bibolotti che subito ci siamo messi in moto per organizzare il prossimo. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Alessandro Bastasi, che sarà con noi lunedì 18 maggio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

Alessandro Bastasi

Ma ora scopriamo insieme chi è Alessandro Bastasi:

Alessandro è nato a Treviso nel 1949. A 27 anni si è trasferito a Milano, dove attualmente vive.
Nel passato è stato attore e autore di numerosi articoli di argomento teatrale per riviste del settore e quotidiani. Dal 1990 al 1995 ha trascorso lunghi periodi all’estero, in particolare a Mosca tra il 1990 e il 1993. Gli avvenimenti di quegli anni – di passaggio dall’URSS alla nuova Russia – gli hanno dato materia per il suo primo romanzo La fossa comune, pubblicato nel 2008 e ambientato nella capitale russa. In seguito ha pubblicato i romanzi La gabbia criminale (2010), Città contro (2012) con Eclissi Editrice, La scelta di Lazzaro (2014) in ebook con Meme Publishers, Era la Milano da bere (2016), Morte a San Siro (2017), Notturno metropolitano (2018) e Milano rovente (2019) con Fratelli Frilli Editori e la nuova edizione di La scelta di Lazzaro (2020) con Divergenze Editore.
Suoi racconti sono presenti in varie antologie e siti letterari.

Il libri di cui parleremo: Milano rovente e La scelta di Lazzaro

Un consiglio, cercate di leggere o Milano rovente o La scelta di Lazzaro, suoi ultimi libri pubblicati, ma anche i precedenti così si potranno fare domande più mirate. Ma anche le domande generiche vanno benissimo!

Per chi volesse approfondire ecco anche due mie precedenti interviste all’autore:

Liberi intervista Alessandro Bastasi 2009

Liberi intervista Alessandro Bastasi 2014

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi come la volta scorsa.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Elena Bibolotti

12 maggio 2020

 

Ecco il resoconto fedele dell’incontro tenutosi ieri, 11 maggio, sul nostro Gruppo Facebook. In tanti ci hanno seguito con affetto, molti lettori sono intervenuti, ed Elena è stata davvero in gamba a rispondere in tempo reale, con grande spirito di improvvisazione, a tutte le domande anche a quelle più impegnative. L’incontro è durato circa un’ora, ma il tempo è davvero volato. Io ero molto nervosa prima dell’inizio, ma tutto e andato bene. Ringrazio anche qui tutti i partecipanti, sono stati loro ad avere reso l’incontro davvero speciale. E ora buona lettura! 

Io e il Minotauro, edito da Giazira Scritture è il tuo nuovo romanzo, ce ne vuoi parlare? Cosa ti ha spinto a scriverlo? Quale è stata la motivazione profonda che ti ha fatto decidere di scrivere una storia così emotivamente impegnativa?

Io e il Minotauro è la naturale prosecuzione di Conversazioni sentimentali in Metropolitana uscito per Castelvecchi nel 2017, ma è un passo avanti. Mi spiego meglio: se Conversazioni parlava di violenza domestica da parte di un fratello nei confronti della giovane protagonista, questo secondo lavoro affronta il tema della “manipolazione relazionale” all’interno di una coppia, ossia del meccanismo che conduce a un rapporto non più paritetico ma vittima/carnefice.

L’ho scritto perché mi occupo fondamentalmente di rapporti “estremi”. Dal sadomasochismo di cui parlo in Justine 2.0, alle parafilie di Pioggia Dorata.

La motivazione profonda che mi ha spinta a affrontare un tema così delicato e un tipo di relazione “squilibrata” dove giocoforza qualcuno uscirà perdente, è che io l’ho vissuta. È l’ultima zavorra di cui dovevo liberarmi prima di affrontare temi completamente distanti da me.

Quanto lavoro ti ha richiesto la stesura di questo libro e quanto impegno emotivo?

Pochissimo tempo, ho impiegato meno di sei mesi per la prima stesura, per me un tempo record, ma moltissimo impegno emotivo. Poco tempo perché non è un romanzo dalla struttura complessa. Avviene tutto davanti agli occhi del lettore, è scritto in forma presente e in prima persona. Piuttosto ci ho messo molto a decidermi a pubblicare. Essere arrivata in finale al Premio Walter Mauro 2017 è stato un fattore decisivo per la pubblicazione.

Un romanzo forte, che colpisce nel profondo i lettori e soprattutto le lettrici. Il tema della manipolatore relazionale da cosa si differenza dalla violenza domestica più diffusa?

Devo contraddirti: finora i più colpiti sono stati i lettori. Molti si sono confessati, hanno visto dentro di sé il germe del Minotauro, leggendo il romanzo si sono spaventati di se stessi.

Le lettrici si stanno manifestando più lentamente e con timidezza, forse perché come qualcuna mi ha scritto “il romanzo scava nel cuore delle donne”, in quelle che leggendolo si scoprono vittime e magari non lo sapevano o non volevano riconoscerlo, in quelle che sono state manipolate e hanno voluto dimenticare. Però, è vero, è un romanzo in grado di graffiare. E in qualche modo era quello che volevo.

Quello della manipolazione è un percorso lungo, fatto di trabocchetti, di giochi di potere, di strategie. La manipolazione trasforma. Adele, per esempio, pensava di essere sovrappeso, di essere poco attraente. Gimmi l’aveva trasformata. Il manipolatore tende ad allontanare la vittima da chiunque possa aiutarla a uscire dal labirinto emozionale. Talvolta ci mette anni a rendere la vittima completamente asservita. La violenza domestica è forza bruta e irrazionale, non cerca la dipendenza psicologica, crea soltanto paura.

Io e il Minotauro avrebbe dovuto essere il secondo episodio di una trilogia iniziata con Conversazioni sentimentali in metropolitana, poi cosa è successo?

È successo che se non hai poteri contrattuali e non sei un “prodotto” nessuno ti dà l’attenzione che una trilogia viceversa vorrebbe. Per cui i romanzi sono due romanzi distinti con temi affini, cui forse seguirà un terzo, che affronterà il tema del potere all’interno della coppia da una nuova angolazione.

Adele e Gimmi, i tuoi personaggi, come li hai costruiti? Come hai sviluppato la loro dinamica relazionale? Hai utilizzato qualche modello comportamentale, o hai seguito l’intuito?

Non uso schemi né preparo prima la trama. Generalmente il finale lo scrivo quando sono in procinto di pubblicare. Il lavoro di scrittura creativa fa sì che siano i personaggi a condurmi. Soltanto per alcune scene ho voluto verificarne personalmente la plausibilità di azioni e reazioni dei protagonisti, per esempio per quella degli slip al ristorante.

Modelli comportamentali, purtroppo, ne ho avuto uno ben preciso da ricalcare, oltre ad aver letto molte storie di donne manipolate e aver scoperto che il modus operandi è più o meno sempre lo stesso da parte del carnefice.

Ciò che emerge in questa vicenda di inferno coniugale è la grande solitudine in cui entrambi i personaggi gravitano. È un tema centrale del tuo libro la solitudine e l’isolamento in cui spesso le vittime si trovano imprigionate?

Be’, sì, Gimmi non ha una famiglia solida alle spalle, è in definitiva completamente dipendente da Adele, non ci fosse lei lui non saprebbe dove andare. Adele ha un passato terrificante, oltre il peso di portare il nome di due genitori famosi nell’ambiente cinematografico. Non so se ricordi quando la protagonista racconta dell’amicizia con Silvia… Adele si sente in colpa per essere una privilegiata, quindi anche lei è sola. Ma tutti i miei personaggi sono soli. è complicato far scaturire un dramma da una famiglia felice, da un’esistenza priva di drammi.

Se non sono sole in partenza, le vittime di manipolazione a un certo punto lo diventano, il loro inferno diventa l’unico argomento di conversazione, il dramma di un amore così prende tutto lo spazio di un incontro. Adele non prova dolore nemmeno per morti in Siria. Il suo malessere finisce per essere omnicomprensivo, universale, le amiche si segnano al rovescio quando la vedono arrivare al Circolo.

Nel tuo libro c’è uno spaccato piuttosto critico del mondo televisivo e cinematografico, un dietro le quinte piuttosto graffiante, hai calcato la mano per esigenze narrative o ti sei ispirata alla realtà?

Mi sono ispirata alla realtà, almeno a quella che io ho conosciuto nella mia esistenza di attrice. È la faccia quella che conta, e anche qualche appoggio politico. Per me è stato molto faticoso farmi largo senza cedere a ricatti. E poi era importante che Adele svelasse anche il proprio aspetto cinico. Viceversa sarebbe stata una povera vittima priva di complessità e contraddizioni. Io amo i personaggi contraddittori.

Pensi che un libro possa cambiare la gente e così il mondo? Pensi che il tuo libro possa contribuire a migliorare le condizioni di vita di tante donne vittime di manipolazione relazionale?

Credo che la letteratura possa aiutare l’umanità a decifrare il mondo, non so se possa cambiarlo. L’intento del mio romanzo è quello di dire a chi sta vivendo il dramma: ecco dove sei, ecco come ti vedono gli altri. Vorrei che facesse da specchio sia per la vittima sia per il carnefice. Esattamente come Freeda, il personaggio che Adele crea on line, diventa uno specchio per lei. Ecco perché non ho creato complessità di trama. Perché la complessità avrebbe distolto il lettore dal procedere dei personaggi.

La tua scrittura ha una funzione sociale? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Non parto mai con finalità umanitarie, sebbene abbia fatto tanto teatro politico. È chiaro che interessandomi alle cose del mondo, di politica e società, di cambiamenti comportamentali, parto di quello che ho intorno, anche perché un romanzo deve coinvolgere il lettore, e può farlo solo se il tema in qualche modo lo tocca più o meno da vicino. Justine 2.0 era tutto sul sexting, nel 2013 era ancora una novità, con Pioggia Dorata ho tentato di far comprendere che il sesso estremo non si pratica soltanto nei romanzi rosa. Sicuramente so che amo l’altro da me, cerco la catarsi in un libro, e mi piacerebbe incidere almeno un poco nella vita degli altri.

So che hai ricevuto molti messaggi da lettrici che si sono sentite particolarmente toccate dal tuo romanzo. Quale messaggio, senza violare il diritto alla privacy, ti ha più emozionato?

Quello di un’amica che non sentivo da anni e che dopo avermi scritto: ho deciso di aspettare a suicidarmi, mi ha telefonato e ha pianto. È stato straziante.

Domande dei lettori

Michele Di Marco

Da quel che ho letto, ho intuito che il tuo ultimo romanzo, “Io e il Minotauro”, parla di una storia d’amore molto complessa, e mi sono incuriosito: posso chiederti di darmi qualche indicazione, senza ovviamente rivelare troppo per non rovinare la sorpresa di un tuo possibile futuro lettore?

Ciao Michele, qui di cosa parla il libro. https://bibolotty.wixsite.com/ilmiosito/io-e-il-minotauro

Guido Guidi

Ho letto il tuo precedente libro… e sto leggendo con piacere “Io e il Minotauro”. Come tuo lettore ritengo che sia giusto che passi meglio il messaggio che i tuoi non siano solo romanzi con uno “sfondo erotico” ma pure una analisi della condizione psicologica femminile quanto sottomessa ad una dipendenza affettiva dall’uomo. (Gs)

Purtroppo l’editoria italiana taglia tutto con l’accetta. E soprattutto non considera le donne in grado di parlare di eros e politica, eros e tematiche sociali. Ti attaccano un’etichetta e quella ti resterà addosso per sempre.

Alessandro Della Solidea

Elena non è possibile attuare una crowdfunding editoriale ?

Non m’interessa. Voglio chi investa su di me di tasca propria. Vorrei che la mia funzione fosse soltanto quella di “essere scrivente”.

Linda Balice

I personaggi del tuo romanzo appartengono a un ceto medio alto e ambedue lavorano nel mondo dello spettacolo, è stata una scelta casuale o voluta?

Una scelta voluta. In primo luogo perché a ispirarmi è stato un mio ex collega arrestato anni fa per aver marchiato a fuoco la sua compagna e averla ridotta in schiavitù, poi perché mi piaceva ambientarlo in luoghi che ho frequentato e di cui si parla poco, una casa di Produzione cinetelevisiva non si legge spesso nei romanzi, così come i meccanismi interni alla pre e post produzione, che fanno da contrappunto al dramma della protagonista, relegato infatti nel suo appartamento a Monverde Vecchio, quartiere romano storicamente abitato da attori. Inoltre mi serviva che quello di Adele fosse un personaggio fortemente ancorato alla realtà, che fosse integro e razionale. Proprio per sottolineare che a chiunque può capitare di finire nel labirinto del Minotauro.

Michele Di Marco

Elena, mi permetto una seconda domanda, sperando di non abusare della tua pazienza e di quella degli altri utenti del blog.
Leggo come incipit del tuo sito una citazione di Sylvia Plath: “A darmi il via fu l’amore”. Per quel che ne ricordo, Sylvia Plath visse una vita molto travagliata (fino a suicidarsi, forse per errore, molto giovane), e proprio l’amore contrastato verso il marito fu una delle cause della sua crisi.
Non so se queste vicende biografiche della Plath siano correlate alla tua opera, ma come mai hai scelto proprio quella frase?

Lessi La campana di vetro a 13 anni, da allora non ho mai smesso di leggere. E poi sì, anche perché era una donna fortemente debilitata dall’amore, come me. Bella domanda, grazie.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Elena Bibolotti

9 maggio 2020

La prima ospite delle nostre Interviste (im)perfette è la bella e brava Elena Bibolotti, che sarà con noi lunedì 11 maggio alle ore 18,30 nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autrice potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche io domande all’autrice. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

È un nuovo modo di fare interviste che mi è stato suggerito dall’osservazione che a volte le domande dei lettori sono altrettanto o forse più interessanti di quelle degli intervistatori di professione, ma spesso vanno perdute.

Elena Bibolotti

Ma ora scopriamo insieme chi è Elena Bibolotti:

Elena è nata a Bari, e ha trascorso l’infanzia in una casa piena di libri. Fondamentale per lei il contatto con la natura e l’amore per gli animali, lo spirito d’osservazione verso il mondo che la circonda; la cura verso il proprio corpo e la propria mente, accresciuta anche attraverso la meditazione.
Durante il liceo entra a far parte della Compagnia del Teatro Abeliano partecipando a diverse produzioni di Teatro per ragazzi. Da studentessa lavoratrice ottiene la Maturità Classica. Raggiunta la maggiore età si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia Nazionale d’Arte drammatica Silvio D’amico.
Il Jazz influenza la sua scrittura e nei contenuti e nel ritmo.
Nel 2009 collabora al Master in Scrittura creativa e Editoria come assistente di Roberto Cotroneo presso la prestigiosa Università Luiss Guido Carli. Lì rincontra Alberto Castelvecchi, con il quale aveva fatto un colloquio di lavoro poche settimane prima, che le suggerisce di scrivere un romanzo e come intitolarlo. Nasce così Justine 2.0
L’esperienza in Luiss sarà determinante nel suo nuovo lavoro.
Apre un blog. Pubblica diversi racconti per la l’editore Paolo Baron, 80144 Edizioni. Con il racconto “Campo di carne” ottiene il secondo posto al Premio Damiani 2017, con il romanzo “Io e il Minotauro” entra nella cinquina dei finalisti al Premio Walter Mauro 2017. Quattro sono le opere a suo nome: Justine 2.0 (Il cuore è soltanto un muscolo) INK Edizioni, Milano 2013; Pioggia Dorata (Sei storie amare) Giazira Scritture, Bari, 2015; Conversazioni sentimentali in Metropolitana, Castelevecchi Editore, Roma 2017; Io e il Minotauro, Giazira Scritture, Bari, 2020.
Elena Bibolotti lavora come editor free lance e consulente.

Per conoscerla meglio il suo blog:

https://bibolotty.wixsite.com/ilmiosito

Il libro di cui parleremo: Io e il Minotauro

Per chi volesse approfondire ecco anche una mia precedente intervista all’autrice:

Liberi intervista Elena Bibolotti

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi, è la prima iniziativa così strutturata, se funziona seguiranno altri incontri con gli scrittori che accetteranno il mio invito. Un ultima cosa, non saranno incontri a cadenza fissa, un po’ perchè ci vuole tempo per organizzarli, un po’ perchè preferisco conoscere le opere degli scrittori di cui modero gli incontri. Ecco detto questo, buone letture a tutti!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con gli scrittori

6 maggio 2020

Interviste imperfette

Cari amici e lettori,

a breve inizierà su Liberi di scrivere un ciclo di incontri/interviste a diversi scrittori e scrittrici che inviterò volta per volta nel nostro gruppo Facebook. Colgo l’occasione per invitarvi a iscrivervi!

Saranno interviste collettive, le domande durante questi incontri saranno sia mie che vostre, e gli scrittori risponderanno in tempo reale su un post del gruppo.

Naturalmente io modererò anche l’incontro, dando spazio a tutti di potere chiedere cosa vi sta più a cuore ai vostri autori preferiti, che ringraziamo già da ora per la disponibilità.

Saranno insomma interviste senza rete, ma non dirette video, o in streaming, tutti i partecipanti anche i più timidi potranno così intervenire scrivendo nei commenti.

In cambio si richiede rispetto ed educazione, su questo sarò inflessibile.

Poi sia le domande che le risposte verranno raccolte e usciranno in un post del blog.

Spero perteciperete numerosi, fra poco annuncerò quale sarà il primo scrittore ospite.