Archive for the ‘Interviste (im)perfette’ Category

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Laura Costantini

2 agosto 2020

Ecco il resoconto dell’undicesimo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 30 luglio sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

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Benvenuta Laura ZG Costantini, e benvenuti a tutti i lettori.
Iniziamo con la prima domanda: E’ nato prima il tuo amore per il giornalismo, o per la narrativa?

Buonasera a tutti. Di sicuro è nato prima l’amore per la narrativa. Un colpo di fulmine, frutto della lettura. Nel momento in cui, in prima elementare, sono stata in grado di leggere è stato come scoprire un incantesimo. C’erano parole, una di seguito all’altra. E raccontavano storie, mondi, personaggi. Ho cominciato a leggere come una pazza e due anni dopo, a otto anni, ho deciso che volevo raccontare storie anch’io. Quindi alla lettura compulsiva e onnivora, si è unita la scrittura. Che esistesse il giornalismo, ovvero la narrazione dei fatti, l’ho scoperto intorno ai dieci anni e, non so perché, a undici ho deciso che da grande sarei stata una giornalista. Tutti lì a dirmi quanto sarebbe stato difficile. Oggi vorrei dire a quelle persone che le difficoltà per accedere alla professione sono state una passeggiata rispetto a quelle per farsi conoscere come autrice di narrativa.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti, classici e contemporanei?

Questa è una domanda difficile perché ho letto e leggo moltissimo, cercando di spaziare nei generi, senza preclusioni di alcun genere. A parte per i russi. Non ho feeling con i russi e mi dispiace. Ho faticato con “Il maestro e Margherita”. Ho letto “Memorie del sottosuolo”, di Dostoievskji, mi sono arenata su “Guerra e pace”. Ho amato molto la narrativa d’avventura, Dumas, Verne, Salgari, Burroughs. Poi la fantascienza storica, quella di Asimov, di Fredrick Brown, di Ray Bradbury, Frank Herbert. Ho letto “Il signore degli anelli” e adoro Tolkien. Uno dei libri che ho riletto è stato “Furore” di Steinbeck. Non sono un’appassionata di Pavese, per esempio. Ho amato “Fontamara” di Silone, ma gli italiani li ho snobbati a lungo, letteralmente irretita dagli americani: Steinbeck, Trumbo, Chandler, ovviamente Stephen King. Ah, adoro i vampiri e quindi Stoker, Le Fanu, Ann Rice. Poi ho scoperto tantissime autrici italiane contemporanee (e maledettamente poco famose in proporzione alla loro bravura) e mi ci sono tuffata a pesce.

Quanto la musica incide sui tuoi testi?

Uh, la musica… Incide soprattutto se scrivo da sola. C’è un personaggio nel Diario vittoriano che è scaturito da una canzone che, in quel momento, andava dappertutto e che parlava direttamente al mio cuore: Lost on you di LP. Vorrei essere brava a crearmi delle playing list con tutte le canzoni, i brani, le romanze che mi danno emozione. Però, se lo facessi, le storie sarebbero tutte molto tristi. Mi lascio trascinare dalla malinconia della musica, da sempre.

In parte mi hai già risposto ma questa domanda si collega a questa Laura ZG Costantini: Come nascono i personaggi principali delle tue storie vittoriane?

Liberi di scrivere i due protagonisti del Diario vittoriano, Kiran e Robert, li ho incontrati che avevo quindici anni, sull’onda della passione tutta salgariana per le ambientazioni orientali. Volevo un rivoluzionario e un poeta. Il rivoluzionario era Kiran, un selvaggio con gli occhi da tigre. Il poeta era Robert, apparentemente fragile, biondo, romantico, ma pronto a lottare. Poi i comprimari sono arrivati. Sir William, l’uomo delle regole, ma anche dell’amore paterno. L’ispettore Cameron, il poliziotto che riesce a credere in una giustizia che va oltre la legge. Aldus Shelby, il tagliagole che si vota alla giusta causa. Il dottor Mallard. Li ho amati tutti, tantissimo. Ma sono loro che hanno trovato me.

Quale è il libro che ti è costato più fatica scrivere?

Abbiamo faticato parecchio per Il puzzle di Dio perché era un progetto molto complesso. Infatti… stiamo pensando al sequel.

Escludendo il tuo tandem letterario con la brava Loredana Falcone, un libro che ti piacerebbe scrivere a quattro mani, con chi?

Mi piacerebbe scrivere una storia di vampiri bellissimi e dannati con Lucia Guglielminetti. E uno steampunk cupissimo con Federica Soprani.

Cosa stai leggendo al momento?

Sto leggendo un sacco di roba. Sono alle prese con Tempo assassino di Michel Bussi, ho letto L’ombra di Caterina di Marina Marazza, Guardrail di Eva Clesis, Icaro di Deon Meyer, voglio portami in vacanza i due volumi di Victorian Solstice di Federica Soprani e Vittoria Corella.

L’ora è davvero volata, chiudo l’intervista con la mia ultima domanda: Che relazione c’è per te tra letteratura e cinema. Quale tuo romanzo vedresti bene come soggetto per un film?

Ho dei colleghi in Rai che vorrebbero vedere sullo schermo la trilogia Noir a colori. Io vedrei benissimo per la tv Blu cobalto, per il cinema Il puzzle di Dio e per Netflix Il diario vittoriano in forma di serie.

Le domande dei lettori

Lucia Guglielminetti

Ciao Laura. Nel tuo Diario Vittoriano ci sono molti momenti drammatici, ma qual è quello che proprio ti ha strappato fiumi di lacrime a scriverlo?

Lucia Guglielminetti sono tre in realtà: (okkio allo spoiler per chi non avesse ancora letto) l’assassinio di F.C.; il tentato suicidio di K. e l’ultima telefonata tra K. e R.

Un lato del tuo carattere che senti di avere in comune con Robert e uno con Kiran.

Lucia Guglielminetti con Robert ho in comune un dannato senso del dovere che diventa senso di colpa se non riesco ad accontentare tutti. Con Kiran vorrei avere moltissimo in comune, ma credo che ci unisca il senso del melodramma e il non essere autoironici.

Amneris Di Cesare

Ciao Laura. Metti pure in fondo a tutte le altre domande questa mia, ma mi farebbe piacere che ci raccontassi a cosa stai/state lavorando tu e la tua socia ultimamente, perché immagino che non starai ferma a guardare drama come me, al momento, ma starai scrivendo come sempre…

Amneris Di Cesare io e la socia stiamo lavorando alacremente su parecchi fronti: abbiamo rieditato un romanzo storico che volevamo iscrivere al concorso di Amazon, ma abbiamo rinunciato visto che tutto si basa sulla quantità di recensioni che si ottengono; stiamo finendo un romanzo ambientato nel Montana nel 1960, una storia d’amore; dobbiamo editare insieme a goWare un romanzo inedito che si svolge tra il 1980 e il 90 tra Parigi e New York, nel mondo della moda e dell’arte, ci teniamo moltissimo; abbiamo messo in cantiere un intricatissimo giallo alla Agatha Christie ambientato in Italia nel 1905.

E com’è nata l’idea di Blu Cobalto, l’ultimo bellissimo romanzo che hai scritto con la Socia Loredana?

Amneris Di Cesare volevamo affrontare un argomento paranormal/fantasy. Io ho una passione per i vampiri, ma la socia non condivide. Ci siamo guardate intorno e abbiamo puntato al mare, tirando fuori un thriller moooolto particolare. Pare stia piacendo, anche se poco alla volta.

Michele Di Marco

Ciao Laura, tu, da sola o con Loredana, hai scritto storie ambientate in tanti periodi storici e in tanti luoghi diversi, anche lontani (persino nel futuro). Quanto ti diverte far spaziare la fantasia, e quanto però ti “costringi” a vincolarla in base alle ricerche, o alla conoscenza diretta che hai degli ambienti in cui fai vivere i tuoi personaggi?

Michele Di Marco se si fa un buon lavoro di ricerca, nulla è impossibile quindi cerco di non porre limite alcuno alla fantasia, sia a due che a quattro mani. Il solo limite può essere la capacità di realizzare ciò che voglio/vogliamo da una storia. Abbiamo molti progetti rimasti lettera morta perché non siamo, o non sono, riuscite a trovare il modo giusto di raccontarli.

Laura, con Loredana darete un seguito anche alla serie dei “colori”? Torneranno Ian, Ashley e Valerio?

Michele Di Marco un’idea ci sarebbe. E anche un nuovo colore, ma adesso abbiamo troppa carne al fuoco. C’è chi pensa che scriviamo fin troppo. Se diventassimo famose, direbbero senz’altro che abbiamo schiere di ghost writer.

Prima hai scritto che è stato difficile farti conoscere come scrittrice di narrativa, e ogni tanto è capitato che tu condividessi qualche riflessione un po’ sconfortata sul tema. E’ un problema risolto?

Michele Di Marco nuuuuu, affatto. Però ho imparato a essere felice dei lettori che ho, che sono ormai numerosi abbastanza da stupirmi. Non vivo di narrativa, ma sono soddisfatta dei messaggi, dei feedback e delle recensioni che ricevo.

Ivo Tiberio Ginevra

Ciao Laura, innanzitutto come stai? Ti sei ripresa dall’infortunio alla gamba? E poi, la domanda: scrivi in coppia con Loredana da tantissimo tempo. Mi dai la ricetta per scrivere un romanzo a quattro mani?

Ivo Tiberio Ginevra ciao. La caviglia sta bene. Riguardo alla ricetta… non credo ne esista una. Per scrivere insieme a un’altra persona deve crearsi un’alchimia molto simile a quella di un innamoramento. Ci si deve sentire affini, ci si deve reciprocamente fidare, aprirsi, non celare i più riposti movimenti dell’animo. Soprattutto se non si utilizza il sistema della divisione dei capitoli o dei personaggi. Io e Loredana scriviamo insieme da quando eravamo bambine, quindi ci siamo affinate reciprocamente e la nostra scrittura a quattro mani è cresciuta con noi, fino a diventare un terzo autore. C’è Laura, c’è Loredana e c’è Lauraetlory.

Anna Gargiulo

Ciao! Con quali dei tuoi personaggi ti senti più a tuo agio, nel senso di riuscire a seguirli nella loro strada, accettando le ‘loro’ decisioni?

Anna Gargiulo direi con tutti. Sono sempre i personaggi a decidere la loro strada e io li seguo, o noi li seguiamo, quando scrivo con Loredana. Va detto che la simbiosi totale l’ho vissuta con Kiran, il protagonista del Diario vittoriano.

Olimpia Petruzzella

Ciao! Cosa ti affascina di più nella scrittura? Qual è il tuo aspetto preferito? E hai una routine di scrittura?

Olimpia E. Petruzzella mi affascina il “facciamo che io ero…” perché alle volte la scrittura, la creazione, è il corrispettivo di un gioco di ruolo. Mi piace calarmi nei panni dei personaggi e “viverli” da dentro. Mi piace dare un senso alla storia, alla loro vita, giocare a essere una specie di dio. Riguardo la routine di scrittura, io e Loredana scriviamo insieme, davanti allo stesso computer, nella sua cucina, condividendo idee, parole, sentimenti, caffè, tè, crostate fatte in casa.

Fernanda Romani

Ciao, Laura☺Riusciresti a scrivere su commissione, cioè saresti in grado di incanalare la tua creatività su una storia decisa da altri

Fernanda Romani poiché il mio lavoro è scrivere, nel giornalismo, sono in grado di scrivere di qualunque cosa. Però nella narrativa io cerco, prima di tutto, la mia passione. Dovendo, potrei scrivere su commissione. L’ho anche fatto in un paio di occasioni. Ma non è una cosa che amo. Proprio no. E il discorso ghost writer non mi va giù, perché propugno il diritto/dovere di scrivere le proprie storie. Non quelle degli altri.

Ivo tiberio Ginevra

Laura, dai un consiglio dettato dalla tua esperienza a chi vuole presentare il proprio manoscritto a un editore affinché possa essere esaminato con la giusta attenzione.

Ivo Tiberio Ginevra ahahahha, mi vuoi prendere in castagna, vero? Guarda, il solo consiglio che mi sento di dare è di non provarci neanche se non si ha in mano qualcosa di valido. Ma di valido veramente. E sì, lo so che ogni autore pensa che il proprio lavoro sia un capolavoro. Ma non è così, purtroppo, o per fortuna. In ogni caso cercare editori interessati al genere che si è scritto, presentare un testo corretto, una sinossi intrigante, una biografia stringata e non pretenziosa. Quindi armarsi di moltissima pazienza e attendere una risposta. Ah, non fidarsi di tutti quelli che si spacciano per agenti letterari e poi chiedono soldi per leggere i testi. Gli agenti letterari veri non sono quelli che si fanno pagare per dirti che devi farti fare un editing da migliaia di euro da un editor che, guarda la coincidenza, lavora nella loro prestigiosa agenzia.

E invece, a chi vuole dedicarsi alla scrittura che consiglio formativo daresti?

Ivo Tiberio Ginevra leggere tantissimo, di tutto. Un corso di scrittura creativa può essere utile più avanti. Per iniziare vale il vecchio metodo del rubare con gli occhi, ho scoperto di aver appreso per osmosi la maggior parte della tecnica narrativa. E poi, importante, avere veramente qualcosa da dire. Non nel senso di una narrativa impegnata, ma nel senso di una storia che ti sgorga da dentro. Non c’è niente di più coinvolgente della narrativa di intrattenimento. Ed è da lì che scaturisce una vera analisi della realtà che ci circonda. Anche ambientando le storie nel passato, nel futuro o in mondi di fantasia.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Laura Costantini

28 luglio 2020

Ultimo appuntamento di interviste collettive prima della pausa estiva. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

La prossima ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Laura Costantini.

Sarà con noi giovedì 30 luglio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

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Laura Costantini nasce a Roma e si adegua subito alle biografie degli aspiranti scrittori. La prima storia la sforna a otto anni. È andata persa, ma lascia il segno, perché da allora non ha mai mollato la penna, la macchina da scrivere, la tastiera. Ha avuto il raro buongusto di pubblicare dopo decenni di allenamento. Oggi la sua bibliografia annovera 17 titoli di cui 12 a quattro mani con Loredana Falcone. Si pregia di scrivere storie appassionanti e perfettamente adatte alla fruizione vacanziera. Si diverte a scrivere e continuerà a farlo. Sì, è una minaccia.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a giovedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Marzia Musneci

26 luglio 2020

Ecco il resoconto del decimo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 20 luglio sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

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Benvenuta Marzia, e benvenuti a tutti i lettori.
Iniziamo con la prima domanda: Come è nato il tuo interesse per la scrittura e la letteratura in genere?

L’interesse per la lettura è nato subito. Sono da sempre lettrice sfegatata. Quello per la scrittura un po’ più tardi. In fondo, non c’è un momento preciso. Ho sempre scritto. Solo da un certo punto in poi ho deciso di dare alla scrittura più attenzione. E una volta cominciato non ho smesso più. Devo dire che il Premio Tedeschi mi ha dato uno sprint incredibile. Da allora ho scritto con più disciplina. Soorattutto, con più consapevolezza che scrivere fosse ilo mestiere che voglio fare da grande.

Hai esordito pubblicando diversi gialli per Mondadori, parlaci dei tuoi esordi.

In fondo, l’esordio è stato proprio quello. Avevo all’attivo un racconto e un romanzo, prima di allora, sempre con il mio personaggio seriale, Matteo Montesi. Ma vincere un premio importante vuol dire molto, è un evento che fa la differenza. Può essere inteso come un punto d’arrivo, per alcuni. Per me, è stato un punto di partenza. Il romanzo successivo, Lune di sangue, ha vinto il Premio Letterario Città di Ciampino nel 2013, a confermare che ero sulla strada giusta. Comunque, per molto tempo mi sono data i pizzicotti.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti, classici e contemporanei?

Ho un debole per l’Odissea, che rileggo periodicamente perché c’è dentro tutto, e per il grande romanzo russo dell’800 e ‘900. Non mi toccate Tol’stoij, Dostoevskij, Bulgakov e compagnia, che divento cattiva. 🙂 Per il romanzo criminale, il mio primo amore è stato l’hard boiled. Soprattutto Chandler, ma anche Hammett, MacDonald, Kaminskij. Confesso che ho scoperto tardi il giallo italiano, con Fruttero e Lucentini, di cui amo soprattutto ‘A che punto è la notte’ ed ‘Enigma in luogo di mare’, non finisco mai di raccomandarli a tutti. E da quando ho cominciato leggo tantissimi italiani. Tanti e bravi, davvero. Non ne nomino nessuno, perché nominarli tutti è impossibile e trascurarne qualcuno mi toglierebbe il sonno.

Hai un’ agente letterario? Che tipo di legame c’è tra voi?

Sì, ce l’ho. Dopo tanto vagare ho incontrato Saper Scrivere e Diego Di Dio, che stimo come scrittore ed è stato anche l’editor dell’ultimo romanzo, ‘Grosso guaio a Roma sud’, uscito con Todaro Editore. C’è un ottimo rapporto di collaborazione, e spero che continui a esserci. Abbiamo lavorato duro, ma sono davvero soddisfatta del risultato.

Dal punto di vista prettamente stilistico, quali sono gli scrittori che ti hanno maggiormente influenzata, da cui hai più imparato?

Il primo vagito di Montesi era un omaggio. A Marlowe, a Chandler, al noir americano. Poi, come spesso succede, il personaggio mi ha fatto intendere che voleva andarsene per una strada tutta sua, e io l’ho ascoltato. Amo moltissimi autori, e spero di aver imparato molto da loro. Ma cosa e da chi non saprei dire. In ‘Grosso guaio a Roma Sud’ qualcuno ha visto Pasolini, qualcuno Pennac, altri Tarantino. Tutti autori e registi che ho amato e amo. Insomma, alla fine sono i lettori che mi fanno scoprire certe cose, e va benissimo così. È una delle magie della comunicazione.

Quale è la tua parte preferita nel processo di scrittura? Riguardo la stesura di un libro tu preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

Ebbene sì, i dialoghi. Preferibilmente quelli a scansione diretta. Mi piace molto un passaggio di Stephen King in ‘On writing’, in cui dice che se scrivi una battuta e non si capisce chi la pronuncia hai sbagliato qualcosa. Impiego molto tempo (e molto divertimento) a caratterizzare il modo in cui parla ogni personaggio. Ogni tanto serve un’indicazione al lettore, ma cerco di ridurle al minimo. Amo anche dipingere i luoghi, ma cerco di essere sintetica e incisiva. Poche parole ben scelte, a mio parere, valgono più di mezza pagina di descrizione oggettiva.

Quanto la musica incide sui tuoi testi?

C’è un racconto di diversi anni fa, ‘Mary a novembre’, pubblicato in ‘Delitti in giallo’, sempre di Mondadori. È nato da un pezzo degli Arcade Fire, ‘City with no children’. Gli ha dato il calcio d’inizio, il ritmo e il cuore. Poi, come spesso succede con i calci d’inizio, nel racconto non ne è rimasta traccia. Ma ha inciso, eccome se ha inciso. Qui dove scrivo ho un dono prezioso, un vero lusso: il silenzio. E in silenzio amo scrivere. Ma se devo darmi un ritmo, piazzo un pezzo che mi piace prima di cominciare. Uno che trovo utilissimo è ‘Thunderstruck’ di AC/DC. Infallibile. Provare per credere.

Che consiglio daresti ai giovani scrittori che si muovono per la prima volta in cerca della propria strada?

Leggere leggere leggere. Questo va da sé. E poi decidere se si ama davvero scrivere. Passare ore al computer, arrabbiarsi per le parti che non vengono come le avevamo in mente, accettare critiche, giù la testa e lavorare. Scrivere tutti i giorni, l’esercizio non fa miracoli, ma qualcosa che somiglia ai miracoli sì, lo fa. E una volta messa la parola fine alla creatura, cercare un editor serio, professionale e in sintonia, valutare le critiche in maniera spietata, essere disposti a crescere, che qualche volta è un processo complicato. Tenete presente che è un demone, la scrittura. Divertente, entusiasmante, ma un demone. Se vi piglia, non vi molla più. Ed è il suo bello.

L’ora è davvero volata, lascio il tempo per rispondere alle ultime domande, poi chiudo l’intervista con la mia ultima: A cosa stai lavorando in questi giorni estivi?

Progetti progetti progetti. Un romanzo con Montesi di cui è terminata la fase di impostazione, forse un sequel di Grosso guaio e, per quanto io giuri di non scrivere più gialli storici, che sono l’inferno del giallista, ho un’idea che non mi fa dormire, accidenti a lei. Scrittori, puah, gente senza domenica.

Le domande dei lettori

Pape Roga

Qual è il tuo orario preferito per scrivere? Sei un’allodola o un gufo?

Demone meridiano. Né la mattina presto, né la notte, mi piace scrivere nel cuore della giornata. In compenso, di notte non dormo perché i personaggi mi fanno un gran casino nella testa.

Quanta Roma c’è in Grosso guaio a Roma Sud? L’ambientazione per te è importante? Fai ricerche in proposito?

Ops, questa mi è sfuggita. Tanta, tanta Roma. Quella delle periferie e quella del centro. Quella divisa in quartieri diversissimi uno dall’altro, che spesso non si parlano, a volte sono in conflitto. La Roma del centro storico che ha sempre qualcosa di ineffabile e struggente. Ho amici generosi che mi hanno accompagnato per la città a trovare i punti giusti per le avventure. La Roma del romanzo è quella reale, ma i locali in cui si svolge l’azione sono di pura fantasia. Non cercate Ermete al Velabro, o la Vigor, o il bar di Abbe e il Presque tout o un posto di polizia ai Ponti. Quella è la mia geografia fantastica.

Michele Di Marco

Ciao Giulietta, ciao Marzia, e scusate il ritardo (roba di lavoro, pazienza): faccio una prima domanda a Marzia.
Come mai, nonostante tra romanzi e racconti il tuo sodalizio con Matteo Montesi e la sua “famiglia letteraria” (io ho un debole per Palanca, non so se è condiviso…) sembri molto affiatato, hai via via aperto diversi filoni esterni, tutti anch’essi seriali o potenzialmente tali: i gialli storici con Lucio Cenidio, le indagini della freelance Scilla, adesso Zek e Sam, e magari ne hai già altri in mente?

Mi affeziono, Michele. Spesso non mi va di lasciare andare i personaggi con cui ho vissuto tanto tempo, e invento per loro storie nuove. Ho ancora diversi sospesi, progetti che non ho avuto ancora il tempo di scrivere. E poi, spesso sono i lettori a chiedermi di incontrare ancora Zeno Malerba, o Scilla Martini, o Lucio Cenidio.Sai, un personaggio seriale è un po’ una zona sicura. Ma, per mia esperienza, a metter il naso fuori dalle zone sicure si hanno belle sorprese. È successo così con tutti quelli che, come dici tu, non fanno parte della famiglia Montesi. Ma, come sai, non lo abbandono. Ad agosto lo incontrerete di nuovo in un’antologia del Giallo Mondadori. E quella sì che vi sorprenderà.

Come ho chiesto due settimane fa in un’altra intervista imperfetta a Paola Sironi, mi sembra che anche tu, Marzia, riesca a raccontare storie ricche di episodi anche molto brutti (non solo violenti, talvolta anche proprio “brutti” come “brutti” sono i personaggi che ne sono protagonisti) mantenendo un tono molto leggero, e – almeno a me – spesso capita di ridere mentre leggo i tuoi romanzi.
Ti viene naturale o è una scelta per stemperare un po’ quello che racconti?

È una scelta. È anche un po’ carattere, impronta personale. Ho un passato da clown e attrice comica, potevo buttarla in tragedia? E poi sai, vedo una domanda, qui sopra, a cui rispondo in parte qui: Ho un faro, ed è Shakespeare. La tragedia e la commedia che vanno a braccetto come spesso succede nella vita vera. Il faro è lontano, ma, per sua natura, è difficile perderlo di vista. E il registro comico, o meglio umoristico, mi attira sempre, perché ritengo che non sia facile, né che abbia vita facile.

Senti, ma cosa c’entrano in tutto questo gli haiku?

Gli haiku sono la mia perversione. Li scrivo da molti anni, perché hanno una straordinaria complessità nascosta sotto l’assoluta semplicità. A volte trovo necessario fermarmi, respirare piano, svuotare la mente. Guardo il mondo ed ecco l’haiku. Che mi giro nella testa anche per mesi, prima cjhe mi decida a scriverlo o pubblicarlo. È un esercizio di sintesi straordinario, e la sintesi è un dono prezioso per chi scrive, io credo.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Marzia Musneci

17 luglio 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

La prossima ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Marzia Musneci.

Sarà con noi lunedì 20 luglio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

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Marzia Musneci è nata a Roma e vive ai Castelli Romani.
Giallista, pubblica per i Gialli Mondadori. Doppia indagine, Premio Tedeschi 2011; Lune di sangue, Premio letterario Città di Ciampino 2013; i racconti Mary a novembre su Giallo24 (2013); Zeno Malerba, fotografo (luglio 2014); Il terzo testimone in Delitti in giallo (agosto 2015). Il romanzo Dove abita il diavolo esce, sempre per i Gialli Mondadori, nel gennaio 2019, e Il respiro del diavolo, racconto vincitore della prima edizione di Giallo Piccante, nel febbraio 2020.
Per Delos books pubblica nelle collane History Crime e Delos Crime.
Il racconto Cinque passi dal cespuglio è compreso nell’antologia Romani per sempre, Edizioni della sera (2015) e Il dieci per cento in L’Estate è una cattiva stagione, Damster edizioni, 2017.
Per Damster esce anche La donna di cenere, scritto con Enrico Luceri, nel novembre 2018 e nel febbraio 2020 Grosso guaio a Roma Sud, Todaro Editore.
Diversi racconti sono pubblicati su giornali, riviste e forum di scrittura.
Quando nessuno guarda, scrive haiku. Vince il Premio internazionale di haiku indetto da Cascina Macondo nel 2013, ed è presente nelle raccolte Hanami (Inverno, Autunno, Primavera, Estate), Edizioni della sera.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Fabrizio Borgio

16 luglio 2020

Fabrizio

Ecco il resoconto del nono incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 13 luglio sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Benvenuto Fabrizio Borgio.

Buonasera a tutti, appena arrivato…

Non perdiamo tempo, e iniziamo con la prima domanda: Come è nato il tuo interesse per la scrittura e la letteratura in genere?

Fin dall’infanzia direi. Ero un bambino molto timido e chiuso, non facevo amicizia con i coetanei, il mio mondo lo costruivo con televisione, fumetti e le prime letture di libri, tra i quali ricordo una fascinazione pazzesca verso un’edizione illustrata di 20000 Leghe sotto i mari. Verso i 10/12 anni iniziavo a scrivere storie mie per trasformare alla mia maniera trame viste nei film.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti, classici e contemporanei? Quelli che hanno influenzato maggiormente la tua scrittura.

Ne ho tantissimi. Posso citare Sturgeon perchè è l’autore del primo libro un po’ adulto che ho letto nella mia vita: Cristalli sognanti e poi Joyce, il primo autore di letteratura “alta” che mi ha stregato con il suo Ulisse. Tralasciando alcuni imprescindibili (King, Lovecraft ecc.) ricordo Clive Barker, Janet Frame, Buzzati, forse il mio italiano preferito assieme a Fenoglio e Tondelli e poi, tra gli ultimi che mi hanno stregato David Foster Wallace e Lucia Berlin.

Hai iniziato a pubblicare con case editrici tradizionali, solo recentemente hai iniziato anche una tua carriera parallela nell’editoria indipendente, come è maturata questa evoluzione?

Dalla consapevolezza man mano più forte che una Casa editrice “tradizionale” non necessariamente è indice di serietà, professionalità e innovazione. Autopubblicarsi implica molta disciplina personale ma si ha il controllo totale di ciò che si scrive. NO GASOLE il primo romanzo che ho pubblicato da indie era stato rifiutato da diversi editori perchè “strano”, per esempio. Infine ho esempi eccellenti di autori indie e il loro lavoro mi ha convinto una volta per tutte.

C’è qualcuno che ti ha incoraggiato all’inizio, qualche professionista di cui ti avvali della collaborazione?

In realtà no. I miei lavori erano gelosamente celati a tutti. Solo quando ho vinto un paio di concorsi ho cominciato a pensare che tutto questo disastro, i miei scritti, non dovevano essere. Attualmente mi avvalgo del lavoro di Germano Greco come editor ormai storico e nel caso di NO GASOLE ho contattato alcuni beta reader per aver i loro riscontri a riguardo. C’è poi l’amicizia, professionale e non con pochi altri che come me scrivono. I nostri incontri sono sempre molto stimolanti.

Sei un autore fondamentalmente noir, con alcune declinazioni verso l’horror e la fantascienza, sono i generi che prediligi anche come lettore? O ce ne sono altri?

Horror e fantascienza sono le mie radici di lettore, di lettore forte aggiungerei ma come spiegavo prima, fissarsi con i generi è limitante. Spazio molto e ci tengo a farlo. Salto di palo in frasca, tra saggistica e romanzi storici, tra storie pulp e narrativa “convenzionale” o mainstream come dicono gli addetti ai lavori. La verità è che solo variando ci si arricchisce veramente, si scopre che si può affrontare una storia con schemi differenti, si scoprono stili nuovi. Quando ho conosciuto Wallace con Infinite Jest mi sono ritrovato a scrivere interazioni tra i personaggi estremamente complesse e nevrotiche. Ne La Ballata del Re di pietra, per esempio. Adesso ho da poco terminato Il Soccombente di Bernhard, la sua scrittura nevrotica entra in profondità.

Non posso non farti questa domanda. Sei molto legato alla tua regione, al tuo Piemonte, È lo scenario privilegiato delle tue storie, anche con il suo folklore, le sue tradizioni, il suo dialetto?

Assolutamente sì. Il piemontese è una lingua ricca e variegata nonostante i suoi arcaicismi, inserirlo, impastarlo con l’italiano è un lavoro che magari farà storcere il naso ai puristi ma credo che arricchisca il linguaggio di tutto lo scritto. La mia piemontesità è l’espressione di una cultura e di un territorio e infine di un modo di vedere il mondo. Anche in storie dove l’elemento territoriale non è prevalente, o ambientate all’estero, anche in quelle occasioni, un pizzico di Piemonte c’è sempre. Il folklore invece è il terreno nel quale ho coltivato il mio personale pantheon horrorifico.

Cosa ricordi dei tuoi anni passati nell’Esercito? Disciplina, serietà, senso di responsabilità sono restati nel tuo bagaglio esistenziale e di scrittore?

Direi di sì. Non a caso tutti i miei protagonisti, almeno finora, hanno un passato in uniforme nel loro CV. Stefano Drago era un ufficiale di complemento, Giorgio Martinengo un ex ispettore della Polizia di Stato. Sono anni che hanno forgiato pesantemente la mia personalità, d’altronde è una scelta di vita che fatta a vent’anni lascia segni indelebili, nel bene e anche nel male a dirla tutta. Nel mio caso, ordine, disciplina e senso del dovere sono stati rafforzati e concretizzati.

Un libro che ti piacerebbe scrivere a quattro mani, con chi?

Un romanzo d’avventure assieme a Davide Mana penso che abbia lo spirito giusto oltre all’amicizia che mi piace pensare ci lega.

Il tuo rapporto con la critica letteraria è un rapporto conflittuale o pacifico? Noti una certa ritrosia da parte di blogger e critici a recensire autoprodotti? Anche se nel tuo caso vedo che ti percepiscono principalmente come un autore tradizionale, e non hai avuto difficoltà a essere ospitato anche su pagine di quotidiani importanti.

Credo che allo stato attuale, quel poco d’interesse che possono riscuotere i miei libri riguarda esclusivamente quelli usciti con CE tradizionali. Personalmente ho un rapporto sereno con i recensori e non perchè finora sono stati tutti molto manianimi con i miei lavori (per onestà intellettuale ho sempre condiviso anche le recensioni negative) In tanti anni in questo ambiente ho comunque sviluppato una piccola rete di conoscenze e qualche giornalista generoso s’interessa alle mie uscite. Non parlerei di “facilità” o difficoltà. C’è molta casualità in quello. magari l’editore spedisce alla testata ben disposta e il gioco è fatto. Non sempre hanno voglia di farlo, ecco quello è un altro discorso però.

Per un autore che si autoproduce, e all’estero è una strada percorsa anche da autori importanti, penso a Lawrence Block, la maggiore difficoltà è la promozione. Come ti muovi in questo campo? Ti basi sul tuo pubblico di lettori già acquisito?

Qua diventa difficile… ovviamente la mia base di partenza è quel piccolo nucleo di lettori fedeli che ho guadagnato nel tempo. Promuoversi nell’ambiente indie significa muoversi in uno stagno sovraffollato di pesci, girini, larve e predatori. Perfino far comprendere che il racconto è in ebook e si scarica su Amazon diventa difficile e dopo mesi c’è ancora gente che mi dice che in libreria non trova gli ultimi usciti. Sto sperimentando la promozione in video per presentare e spiegare quel che scrivo. Una strada non così scontata o agevole. Ci vuole preparazione, una buona voce, un eloquio sicuro e probabilmente l’attrezzatura adeguata. (I miei video sono ultra artigianali, girato con il cellulare) spero di non darmi la zappa sui piedi

La moda del momento per gli autori indie è aprire un canale youtube, hai anche tu il tuo?

Come dicevo poco fa, sì. Ho uno smilzo canale youtube ma per farne uno strumento efficace temo debba lavorarci sopra e non poco. Comunque, per chi vuole, lo trova, a mio nome.

L’ora è volata, ringrazio tutti coloro che hanno partecipato. Infine nel ringraziarti per la disponibilità l’ultima domanda: che libro stai scrivendo in questo momento? Puoi anticiparci qualcosa?

Volentieri. Sto proprio ultimando l’ultimo romanzo con Giorgio Martinengo. Anche questa volta il nostro investigatore delle Langhe dovrà misurarsi con una serie di casi problematici che coinvolgo parte della sua famiglia. Ritorniamo così nel Piemonte più profondo, nelle sue terre, tra Langhe e Monferrato, sullo sfondo di una vendemmia resa più faticosa dal caldo che non molla neanche a settembre. Il titolo temporaneo e non definitivo è Panni Sporchi. Dimenticavo, in questo libro ci sarà una guest star ad affiancare Martinengo nelle sue indagini ma questa è una sorpresa.

Le domande dei lettori

Flavio Troisi

Hai scritto molti gialli, che in Italia hanno un discreto mercato, ma anche storie a tinte fosche, addirittura horror. E ultimamente fantascienza. In quale genere preferisci cimentarti?

Non ho un genere privilegiato. Mi piace muovermi sui confini dei generi, una tendenza contemporanea diffusa. I gialli, spesso virati nel noir sono quelli che mi hanno dato più “visibilità” e diventano una specie di comfort zone nella quale non voglio crogiolarmi troppo.

Davide Mana

Ciao, Fabrizio.
Proviamo con questa: molti giallisti, da vanDine a Simenon, hanno pubblicato le loro “regole” per il poliziesco.
Tu hai delle regole o dei principi che nello scrivere le tue storie DEVI assolutamente seguire?

Più che regole direi proprio principi. Il giallo ha già regole sue dalle quali, per natura intrinseca del genere, è quasi impossibile uscirne. La storia per mio conto dev’essere complessa ma infine comprensibile, in fondo, nel giallo il gioco tra lettore e autore è quello di cercare di spiazzarlo il più possibile nel finale, nel colpevole inaspettato. Non sempre è possibile allora è belle rendere il percorso tortuoso. È una scelta difficile perchè è un attimo perdere il filo logico ma da quel che ho avuto modo di vedere nei riscontri, infine appagante.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Fabrizio Borgio

11 luglio 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

La prossima ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Fabrizio Borgio.

Sarà con noi lunedì 13 luglio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

Fabrizio

Fabrizio Borgio nasce prematuramente nella città di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Trascorre diversi anni nell’Esercito. Lasciata l’uniforme, bazzica gli ambienti artistici astigiani, segue stages di sceneggiatura con personalità del nostro cinema, tra cui Mario Monicelli, Giorgio Arlorio e Suso Cecchi d’Amico. Collabora proprio come sceneggiatore e soggettista assieme al regista astigiano Giuseppe Varlotta. La fantascienza, l’horror, il mistero, il fantastico “tout court”, gialli e noir sono i generi che maggiormente lo coinvolgono e interessano ma non si pone paletti di sorta nella sua scrittura. Esordisce partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso e ricevendo il premio della giuria.
Ha pubblicato Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche (terzo classificato al festival Lomellina In Giallo) e nel 2012 La morte mormora. Nel 2014 esce Vino rosso sangue, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Firma un contratto con la Acheron Books di Samuel Marolla con la quale pubblica il romanzo IL SETTIMINO, terza avventura dell’agente speciale del DIP Stefano Drago.
Asti ceneri sepolte, secondo libro di Giorgio Martinengo mentre Morte ad Asti (Menzione d’onore al festival Giallo Garda 2018) è l’ultimo noir pubblicato con Martinengo protagonista, sempre per la Frilli editrice. Suoi racconti sono ospitati nelle antologie Spettrale e Il Bar del fantastico, della Cooperativa autori fantastici e nella prima edizione de Una Finestra sul noir della Frilli. Da poco è uscita la seconda raccolta, 44 gatti in noir con un suo racconto ospite. Sempre nel 2018 ha firmato la sceneggiatura con il documentarista Antonio De Lucia del cortometraggio Io resto ai surì in fase di distribuzione.
La Ballata del Re di Pietra è il quarto libro con l’investigatore Giorgio Martinengo.
Dal 2015 è membro della Horror Writers Association.
Sposato, vive a Costigliole d’Asti sulle colline a cavallo tra Langhe e Monferrato con la sua famiglia e un gatto nero di nome Oberyn, dove oltre a guadagnarsi da vivere e scrivere i suoi romanzi, milita nella locale sezione della Croce rossa Italiana come soccorritore.
Membro ONAV è anche assaggiatore di vino.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Paola Sironi

9 luglio 2020

Muro 03-2020.3

Ecco il resoconto dell’ottavo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 6 luglio sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Eccoci pronti, diamo il benvenuto a Paola Sironi e a tutti i lettori.
Parlaci un po’ di te, del tuo lavoro. Punti di forza e di debolezza.

Mi chiedi tante cose. Diciamo che ho inseguito questo sogno per molto tempo, arrivare a pubblicare dei romanzi. Non sapevo se ci sarei riuscita, ma sono stata piuttosto tenace e, alla fine, ho raggiunto la soddisfazione di sapere che le mie parole sono lette da diverse persone. Posso arrivare a comunicare con sconosciuti, esattamente come gli scrittori che amo e ho amato hanno comunicato con me. Al si là dello spazio e del tempo. E’ una sensazione indescrivibile.
Punti di forza: una certa tenacia cocciuta, che ha pro e contro.
Punti di debolezza: forse, quello che soffro di più è una certa timidezza nell’approcciare il pubblico.

Come è nato il tuo interesse per la scrittura e la letteratura in genere? Hai iniziato a leggere molto giovane?

Sì, da bambina, ho iniziato con i classici che c’erano a quei tempi. Essendo cresciuta tra i maschi soprattutto Salgari e Verne.
Leggere è sempre stato uno dei miei passatempi preferiti. Nell’adolescenza è diventato una passione.
Gli studi classici mi hanno aiutato molto in questo percorso.

“Sotto scorre il fiume” è il tuo ultimo libro, ce ne vuoi parlare?

È la nuova storia che ho dedicato all’ispettore Annalisa Consolati e alla sua squadra. Nasce dal mio rapporto controverso con questo fiume che attraversa il paese dove vivo da sempre: il Seveso. La storia si sviluppa intorno al fiume, attraverso un delitto crudele.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti, classici e contemporanei? Quelli che hanno influenzato maggiormente la tua scrittura.

Io amo la letteratura e spazio in molti generi. In assoluto il mio scrittore preferito è James Joyce, come classici se ne devo scegliere qualcuno direi Marcel Proust, Jane Austen e Stendhal. Contemporanei, sempre dovendo selezionare, e non è facile: Fred Vargas, Philip Roth e Murakami. Giuro però che leggo molti gialli e mi sento influenzata un po’ da tutti, classici, contemporanei, a prescindere dal genere. Anche perché mi piacciono le contaminazioni di genere.

Hai una routine fissa di scrittura, una tazza portafortuna, una musica di sottofondo mentre crei le tue storie?

Chiusa in una stanza, ma la musica è essenziale. Anche lì spazio molto, a secondo dell’umore e quello che devo scrivere, posso passare da Albinoni ai Gogol Bordello. Se devo solo pensare a come risolvere una situazione, invece, lunghe passeggiate. Il lock down è stato un disastro su quest’ultimo aspetto.

Nel ringraziarti per la tua disponibilità infine l’ultima domanda: che libro stai scrivendo in questo momento? Puoi anticiparci qualcosa?

In realtà sto solo riflettendo. Penso che continuerò con Annalisa per mettermi alla pari con la saga dei Malesani, ma, davvero, non per fare la misteriosa, ho solo in mente due idee molto vaghe alle quali lavorerò nelle prossime ferie.

Domande dei lettori

Michele Di Marco

Ciao Paola, e ciao Giulietta: sono impaziente, dunque scrivo senza aspettare di leggere la prima risposta, per cui mi scuso se per caso il tema sarà già stato trattato. Paola, come mai ti sei messa a inventare storie e personaggi? E hai deciso subito (per nostra fortuna) di condividerli con noi lettori?

Inventare mi riesce facile. Sono un Patrizio Consolati con i piedi per terra nella vita quotidiana. Nel caso che qualcuno non sapesse chi è Patrizio Consolati, gli anticipo che è padre della mia protagonista, da tutti detto “il continuatore di film”. Penso che renda l’idea.

Hai scritto sopra che “sei cresciuta coi maschi”: è un punto di contatto con Flaminia, la tua prima protagonista?

Direi proprio di sì.
Sono stata un maschiaccio che giocava a pallone, macchinine e leggeva fumetti come Tex Willer. Un po’ si vede, secondo me.

Io credo che, al di là del tono leggero che riesci a mantenere pur raccontando storie in cui non mancano episodi efferati, tu sia una delle scrittrici più “noir” tra quelle che conosco, nel senso che i tuoi romanzi danno sempre stimoli per pensare alla realtà sociale in cui si muovono i tuoi personaggi, che poi è la nostra. E mi sembra che tu ci tenga. Sbaglio?

No, Michele, io la penso proprio come te: il noir non è per forza efferato o “piagnone”. Il maestro del noir, Simenon, con Maigret non lo era e questo basterebbe. Il giallo, secondo me, diventa noir nel momento in cui riesce a cogliere gli aspetti sociali nei quali matura un delitto. È commedia e tragedia che si mescolano, come nella vita reale.

Mi porto avanti con la prossima domanda. Come mai dopo quattro romanzi (a proposito, apro una sotto-domanda: ti piace di più definirli “gialli”, o “thriller”, o non li definiamo proprio?) con i fratelli Malesani hai deciso di aprire una serie con una nuova “famiglia” di protagonisti?

Io le definisco commedia umana noir. L’idea di cambiare me l’ha ispirata Fred Vargas che ha creato sia gli evangelisti sia Adamsberg.

Nelle note in calce alla presentazione dell’intervista sul blog di Giulietta, fate riferimento agli eventi di reading, e ho visto da poco che anche sulla tua pagina Facebook hai pubblicato alcuni video con la lettura di brani scelti dei tuoi romanzi. Rileggi sempre ad alta voce anche mentre scrivi? Oppure la lettura ad alta voce arricchisce i testi grazie all’interpretazione?

Leggo sottovoce, ma abbastanza da sentirmi. È importante per verificare il ritmo. Alla lettura in pubblico sono, invece, arrivata grazie alle mie amiche Enterprise Very Nice, che sono attrici, casiniste e mi hanno tirato dentro.

Non avete pensato a produrre degli audiolibri? Secondo me, i tuoi testi si presterebbero.

Michele Di Marco non ci ho mai pensato, ma mi piacerebbe e credo che siano facilmente interpretabili. Se dovessi scegliere il lettore, mi orienterei su una delle mie amiche, sono collaudate.

Prima dicevi che “sei stata un maschiaccio”, però mi pare che nelle tue storie i personaggi “risolutori” e quelli più riflessivi (non solo le protagoniste, penso anche ad esempio a Minerva, che non poteva che essere “saggia”) sono donne.
E’ una conferma di quello che noi maschietti sappiamo da sempre, e cioè che siete comunque più intelligenti?

Più intelligenti, è esagerato. Però più abituate per motivi culturali a risolvere problemi, sicuramente.

Ivo Tiberio Ginevra

Ciao Paola, intanto ti faccio i miei complimenti per la tua bella e piacevole vena artistica, poi vorrei chiederti un parere sulla necessità, o meno di inserire nei romanzi di ambientazione un uso particolarmente spinto del dialetto. Il rischio è che lettori di altre regioni non capiscano nulla, ma la bellezza dovrebbe essere quella di restare fedelissimi ai luoghi e alla gente dei luoghi. Grazie e in bocca al lupo.

A me piace molto. Pensiamo a Camilleri, quando lo leggevo all’inizio, soprattutto i romanzi storici, capivo poco. Poi ci si abitua e il risultato è notevole. Ho faticato tantissimo a leggere, per esempio Il Pasticciaccio di Gadda, ma possiamo immaginarlo scritto diversamente? Io non lo faccio solo perché non sono portata per i dialetti.

Paola hai mai pensato di scrivere un romanzo a 4 mani con un tuo collega scrittore? Che difficoltà pensi di potere incontrare? Scusa la domanda, ma mi sto avventurando in una cosa del genere.

Non ci ho proprio mai pensato. Così a caldo mi vengono in mente solo tanti litigi. Mi ricorda quanto è stato impegnativo mettere in scena una commedia che ho scritto, rapportandomi alle attrici. Il confronto è sempre impegnativo, però, arricchisce. Credo che possa essere una buona esperienza.

Paola scrivi faccia al muro, o scegli un posto con bella vista, o dove capita? Te lo chiedo per la famosa concentrazione dello scrittore…

A casa, hinterland milanese, faccia al muro. Al lago, davanti a una finestra con vista spettacolare, se non addirittura in spiaggia. Tendenzialmente preferisco la seconda. Non ho grossi problemi di concentrazione, ho la capacità di isolarmi e i parenti mi odiano per questo.😆

Pape Roga

Pensi a un ipotetico lettore quando scrivi oppure “scrivi per te stessa”?

Sono egoista, scrivo pensando a me. Un pochino anche all’editore.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Paola Sironi

6 luglio 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

La prossima ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Paola Sironi.

Sarà con noi lunedì 6 luglio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

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Paola Sironi è nata nel 1966 a Milano. Vive con il marito e la figlia in un paese dell’hinterland milanese. Ha lavorato come consulente informatico per diverse aziende e attualmente è analista funzionale presso una società di credito.

Ha pubblicato cinque libri con Todaro Editore e uno con Eclissi Editrice: “Bevo grappa” (2010), “Nevica ancora” (2011), “Il primo a uccidere” (2013), “Gelati dagli sconosciuti” (2016), “Donne che odiano i fiori” (2018), “Sotto scorre il fiume”(2020).

Nel 2012, con quattro amici attrici, ha fondato il gruppo teatrale “Enterprise very nice”, specializzato in eventi di reading e invito alla lettura. Per loro, ha scritto e diretto la commedia “La staffetta perenne”, rappresentata nel 2017.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Davide Mana

22 giugno 2020

Davide

Ecco il resoconto del settimo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 22 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Benvenuto Davide nel gruppo di Liberi e grazie di aver accettato questa strana e bizzarra intervista. Non ho bene idea di dove ci porterà, ma negli incontri precedenti questa formula di intervistare gli autori (con domande sia mie che dei lettori) si è rivelata vincente, ti avviso solo che l’ora volerà in un lampo. Allora come prima domanda ti chiederei di farci un bilancio della tua carriera fino a ora: blogger, traduttore, autore, editor. Una carriera molto poliedrica non trovi?

Grazie per l’invito e per l’ospitalità 🙂
E per rispondere, una “carriera” (virgolette d’obbligo) molto disordinata.
Io dovrei essere là fuori a dare la caccia ai dinosauri. Tutto il resto sono incidenti e imprevisti, e fare di necessità virtù.
Ho iniziato a scrivere ai tempi del liceo, ho venduto il mio primo lavoro professionale nel 1999 (quindi MOLTO dopo il liceo), ho iniziato a tenere un blog nel 2007, dal 2015 mi pago i conti (a malapena) scrivendo.
Ho iniziato a fare traduzioni molto prima, in effetti – dal 2000, più o meno, traducendo i lavori dei colleghi di università che dovevano pubblicare su riviste internazionali.
Anche quella è diventata una attività utile per pagare i conti quando tutto il resto è svanito.
Ed editor… non molto spesso, e solo in casi disperati.

Sei una autore italiano pubblicato all’estero, forse più conosciuto all’estero che in Italia, come ti spieghi questo paradosso? Sicuramente la tua approfondita conoscenza della lingua inglese, sviluppata da tante buone letture fin dagli anni giovanili, ti ha aiutato. L’avresti mai immaginato?

Mah, immaginarlo… immaginarlo forse no.
Ma alla fine è stata una scelta quasi obbligata – se si vuole vivere scrivendo, ci si deve rivolgere al mercato più vasto possibile, e avendo la fortuna di conoscere molto bene l’inglese, non aprirmi al mercato di lingua inglese sarebbe stato impensabile.
Col passare del tempo, il mercato anglosassone è quello che si è dimostrato più ricettivo, diciamo così.

Sei un traduttore molto stimato dall’inglese all’italiano e dall’italiano all’inglese. C’è ancora spazio nel mercato internazionale per letteratura nostrana? Insomma, nella tua esperienza ci sono autori italiani stimati fuori confine, in America, Gran Bretagna, Australia, limitandoci al mercato anglofono?

C’è molta curiosità per ciò che facciamo, e c’è sempre più interesse per sentire delle voci diverse – per cultura, formazione e area geografica – sul mercato di lingua inglese (e anche su altri, da ciò che mi dicono).
Il gioco di equilibrio consiste nell’essere contemporaneamente italiani ma vendibili all’estero – molto di ciò che si produce e si vende benissimo qui da noi, all’estero non ha mercato.
Ma sì, c’è interesse per ciò che facciamo, e c’è spazio per i nostri autori (speriamo!)

Se aprissero una casa editrice italiana dedicata al fantastico e all’avventura e ti chiedessero di dirigere una collana di romanzi finora inediti in Italia quali sono i nomi che proporresti e quali i romanzi più significativi.

In effetti c’è una casa editrice per cui faccio esattamente questo lavoro – Acheron Books – e se dovessi consigliargli qualcosa,in questo momento, credo che consiglierei “A Memory Called Empire”, di Arkady Martine, e probabilmente “Gideon of the Ninth” di Tamsyn Muir.
Ma loro conoscono il mercato italiano meglio di me, e probabilmente non mi darebbero retta 😀

E degli investigatori dell’occulto ne vogliamo parlare? Quali sono i tuoi personaggi e le tue storie più significative in merito?

Ho al momento due serie più una che vanno genericamente sotto all’etichetta di “investigatori dell’occulto” – vale a dire il genere di storia che accoppia una indagine di tipo poliziesco a fenomeni sovrannaturali.
C’è la serie del Contubernium – sono storie ambientate ad Alessandria d’Egitto nel terzo secolo d.C., su un manipolo di legionari romani che si trovano ad affrontare maledizioni egizie ed alttri orrori. La prima storia della serie è uscita sulal rivista Occult Detective Quarterly… ora ne hanno una seconda in valutazione.
Poi c’è la serie di Valerie Trelawney, che ha un impianto più “sherlockiano”, e le storie si svolgono in Europa durante la Belle Epoque. La serie ha debuttato in una antologia intitolata “Sherlock Holmes and the Occult Detectives”, una raccolta di storie in cui Holmes si rivolge a colleghi dediti al sovrannaturale per risolvere dei casi inspiegabili.
E sto lavorando a una serie su un personaggio non mio – Mercy Dee, dei polizieschi sovrannaturali ambientati negli anni ’30. Mercy Dee è un personaggio creato nell’38 ed ora di dominio pubblico. La prima storia della serie dovrebbe uscire (incrociando le dita) in tempo per Halloween.

Quali sono gli autori di fantascienza (donne) che più apprezzi, italiane e straniere?

Autrici di SF, prima fra tutte C.J. Cherryh, che è e resta la mia autrice preferita.
Poi certamente Tanith Lee.
Fra le contemporanee, Mary Gentle e Liz Williams.
Mi piaceva molto e mi manca terribilmente Kage Baker, che era straordinaria ed è morta troppo giovane. E posso dire lo stesso per Jo Clayton.
E ne sto certamente dimenticando, per cui le aggiungerò qui sotto mano a mano che mi vengono in mente 🙂

E di Mary Gentle ne vogliamo parlare? Non credo di averla mai sentita nominare se non nel tuo blog (ricordo agli appassionati bibliofili che “Strategie Evolutive” è il tuo blog pieno di tesori).

Mary Gentle è una autrice estremamente originale, che ha scritto una serie di romanzi forse troppo diversi e sperimentali – ragion per cui hanno avutopoca diffusione in patria, immaginarsi all’estero.
È una esperta di storia militare rinascimentale, per cui è sempre estremamente tecnica nel descrivere personaggi e ambientazioni. Il suo lavoro più popolare anche in Italia è certamente Ash, che prende le mosse dalle avventure di una compagnia di mercenari rinascimentali per poi deragliare nella fantascienza…
E nel suo classico Rats & Gargopyles ha creato un universo che funziona secondo le regole della magia ermetica e dell’alchimia anziché quelle della fisica.
È sempre una lettura impegnativa, ma è straordinaria.
Ora mi risulta abbia ridotto moltissimo la sua produzione, proprio per via del pessimo trattamento ricevuto dall’editoria anche in patria. Ed è unpeccato – l’ultimo romanzo – ambientato a Napoli – è di dieci anni fa.

Felice di averne saputo di più, spero che anche altri lettori si incuriosiscano.

I suoi libri sono abbastanza facili da reperire in inglese, nonin italiano.
C’è un romanzo che si intitola 1610 che ha per protagonista Rocheford, il cattivo dei Tre Moschettieri.
Ed è un fantasy.

Nelle tue storie ci sono tanti rimandi a quell’immaginario un po’ vintage che aveva l’Oriente come terra di elezione. La Cina degli anni ‘20 e ’30, il Giappone degli anni ’40, gli avventurieri e viaggiatori a bordo di bolidi dell’Aria, la via della Seta, con anche personaggi femminili di tutto spessore al centro delle storie, donne forti volitive, che sanno il fatto loro. Questo immaginario è ancora attuale nella narrativa moderna?

Io credo ci sia sempre stato e ci sarà sempre un mercato per delle buone storie, che sappiano intrattenere e – per citare i classici – migliorino la vita di chi le legge, o l’aiutino a sopportare la vita se non gliela migliorano.
Poi certamente io mi rivolgo a una nicchia, ma anche questo ha i suoi vantaggi. All’estero, quello che viene chiamato New Pulp – il genere di storie che tu hai descritto qui sopra – ha ancora un buon mercato. Ed è un “genere” estremamente flessibile ed adattabile.

Bene, l’ora è volata ringrazio tutti, Davide per primo che nonostante gli inconvenienti tecnici ha risposto (senza fare neanche errori di battitura). La mia ultima domanda è: progetti futuri.

Sopravvivere 😀

No, OK.
Ho appena consegnato la prima stesura di un romanzo scritto come ghost-writer.
In settimana (salvo incidenti) consegnerò la stesura definitiva di un saggio storico.
Ho due contratti per due novelle da un editore americano, e due articoli da consegnare ad una rivista in Italia.
Ho una traduzione da finire ed una (colossale) da cominciare.
Ed una terza traduzione da finire per… ieri.
E dovrei anche riuscire a mettere insieme un nuovo gioco di ruolo in tempo per settembre.
… intanto, come dicevo sopra, sto preparando una nuova storia del Corsaro e una nuova storia di Buscafusco… ed aspetto risposta da una mezza dozzina di riviste.
In tutto questo, non posso che ringraziare di cuore la mia banca, i cui solleciti di pagamento sono una incessante fonte di ispirazione.

Le domande dei lettori

Annarita Verzola

Buonasera all’Amministratore e a Davide. Ho una curiosità: la tua carriera professionale iniziata nel 1999 ti ha portato subito a scrivere in lingua inglese per il mercato straniero o è una scelta alla quale sei giunto successivamente e perché?

La prima cosa che ho venduto è stata un falso articolo scientifico per una casa editrice americana – uno studio sulla biologia degli Shan, una delle razze dell’universo lovecraftiano.
Per cui sono subito partito dall’estero.
Ed essenzialmente sono partito da lì perché c’era una possibilità, ero parte di una comunità internazionale di autori molto attiva, arrivò la proposta, e… perché no? Proviamo!

Fabrizio Borgio

Dal momento che il grosso delle tue pubblicazioni esce sul mercato anglosassone hai sicuramente più metri di paragone tra lo stato attuale della narrativa di genere. Quali differenze noti tra i panorama anglosassone e quello nostrano?

Sulla base delle mie esperienze, il mercato internazionale è molto più variato, e quindi trovano spazio anche generi e sottogeneri qui molto poco praticati.
La competizione è fortissima, ma in generale il mercato è molto più accessibile rispetto a noi: è più facile sapere quando un editor cerca storie, è più facile spedire il proprio lavoro ed avere una risposta.
Potrei aggiungere che è più facile essere pagati, ma poi suonerei gretto.

Cosimo Mannucci

A questo punto, mi butto:
Visto che scrivi sia in inglese che in italiano, ci sono personaggi o situazioni di cui potresti scrivere solo in italiano o in inglese? La lingua in cui scrivi ti “impone” anche delle scelte per quanto riguarda la trama e/o i personaggi?

In inglese e in italiano ho due voci diverse, e due diversi ritmi. Sono dell’idea di essere meglio in inglese.
E sì, ci sono personaggi dei quali riesco a scrivere solo in inglese – ad esempio le storie di Leo Martin… tradotte in italiano suonano zoppe.
Lo stesso vale anche, io credo, per Buscafusco – c’è un romanzo di Buscafusco in italiano, ma è un personaggio diverso, e la storia non ha il ritmo delle novelle in inglese.

E certamente usare l’inglese mi permette di usare un certo slang, una certa costruzione delel frasi per cui certi generi “vengono meglio”.

Flavio Troisi

Davide, puoi tracciare una linea di demarcazione netta e spiegarci in cosa consista, fra scrittore indie e scrittore amatoriale?

Non so se sia possibile tracciare una linea netta.
In generale, si dovrebbe dire che se una parte consistente dei tuoi introiti deriva dalla scrittura, allora sei più o meno un professionista. Se sei un professionista e non sei legato a una casa editrice, allora sei indipendente – anche se oggi indie si usa soprattutto per gli autoprodotti.
Se invece ti mantieni facendo un altro lavoro e puoi permetterti di regalare le tue storie scritte nel tempo libero, sei un hobbista – niente di male in tutto ciò, ma sarebbe bello se i due livelli, professionale ed amatoriale, fossero separati.
Qui da noi non lo sono.
Ma la demarcazione non è così netta, precisa e definita.
In prima battuta, se paghi i conti scrivendo non sei un amatore, è forse la definizione più semplice e brutale.
Poi ovviamente il professionalismo comporta tutta una serie di competenze, ecc.
Ma pagarci i conti è il primo passo.

Alexandra Fischer

Davide, ti piace anche Bulgakov?

Il poco che ho letto, mi piace – Il Maestro e Margherita, Cuore di Cane.
Non ho letto altro.
Però sì, mi piace.
Non riuscirei mai a scrivere come lui, ma dopotutto non sono russo 🙂

Ti piace anche Mc Carthy?

Cormac McCarthy?
No, il poco che ho letto non mi ha acchiappato per niente. Forse era il momento sbagliato, forse non sono abbastanza sensibile o sofisticato. Riconosco la tecnica, è molto bravo, ma non è un autore che faccia per me, per lo meno ora.
Poi chissà, magari fra cinque o dieci anni cambierò idea – non sarebbe la prima volta.

Fabrizio Borgio

Com’è cambiato, se è cambiato il tuo sentimento nei confronti della scrittura quando è diventata un lavoro a tempo pieno?

Domanda difficile.
La scrittura continua a piacermi, e continua ad essere (anche) uno dei miei due passatempi preferiti (l’altro è leggere).
Riesco ancora a usare la scrittura per distrarmi – lascio ciò che sto scrivendo per pagare le bollette, e scrivo qualcosa di solo mio (che poi magari rifilo ai miei sostenitori su Patreon).
Forse ciò che è cambiato è la necessità di sforzarmi per non farlo diventare un obbligo.
Devo comunque continuare a divertirmi scrivendo,o è la fine – in questo caso, DAVVERO la fine… niente nuove storie, niente cena.

Laura Pugiotto

Buonasera a tutti! Davide, potresti raccontarci della tua esperienza con i giochi di ruolo e di come ha influenzato la tua scrittura (se l’ha influenzata)?

Annarita Verzola

Ho anche io la medesima curiosità, inoltre vorrei sapere se è nata prima la passione per i giochi di ruolo o per la scrittura.

Prima la scrittura, decisamente.
I giochi mi hanno insegnato a pensare alle storie in maniera più “tecnica”, scomponendole in scene e sequenze di scene.
E mi hanno anche insegnato, al tavolo da gioco, a improvvisare.
Questo è MOLTO utile perché può succedere che i personaggi in una storia partano per la tangente e facciano qualcosa di inaspettato.
Scrivere giochi mi ha anche insegnato a fare ricerca in maniera economica, e a strutturare meglio le mie idee.

Paolo S. Cavazza

Buonasera a tutti. Ciao Davide, sono Paolo. Volevo chiederti: prevedi sviluppi per il ciclo del Corsair? E Buscafusco tornerà in italiano o solo in inglese? In effetti anch’io lo preferisco in inglese: è più esotico.

Sto lavorando a una nuova storia del Corsaro in questo momento – mi piacerebbe uscire ad agosto con un nuovo volume, che includerà due racconti, uno ambientato a Venezia, ed uno sulal costa africana.
E c’è un nuovo Buscafusco in macchina, speriamo che esca per fine mese.
Come ho detto altrove in questa chiacchierata (nota: io odio i commenti annidati di Facebook, perché ci si perde), sia il Corsaro che Buscafusco vengono meglio in inglese. Tradurli è un lavoraccio – molto più èesante che tradurre il lavoro di un estraneo. E a parità di lavoro e fatica, preferisco a questo punto scrivere una nuova storia in inglese.

Fabrizio Borgio

A proposito di scrittrici ( e qui ti ringrazio pubblicamente per avermi fatto scoprire Lucia Berlin) mi sembra interessante e doveroso un tuo commento sullo scenario italiano, da quel che hai avuto modo di constatare…

Io il panorama italiano lo conosco pochissimo.
So che ci sono molte bravissime scrittrici.
So che ci sono ancora editori che selezionano autori e autrici sulla base dei follower su Facebook.
Questo non è un buon mix.

Annarita Verzola

A proposito di Buscafusco, potresti dirci come nascono le sue storie?

Io dico di solito che le storie di Buscafusco si scrivono da sole: basta leggere il giornale.
Ad esempio… c’è una banda di truffatori che qui in provincia sta vendendo chiavette USB spacciandole per un sistema capace di neutralizzare gli effetti nefasti del 5G.
Trecento euro per una chiavetta USB.
Come potrei mai inventarmi un’idea del genere?
Buscafusco è davvero facile da scrivere per questo – essendo un investigatore che non si occupa di omicidi e crimini “grossi”, posso usare tutte le piccole e grandi meschinità che caratterizzano la vita in provincia.
Gente che da fuoco ai rifugi per gatti per pura cattiveria, gente che per pagare il mutuo di casa cerca di truffare alle slot machines…
Le storie si scrivono da sole.

Fabrizio Borgio

A questo proposito mi incuriosisce sapere, attualmente, quali sono i tuoi modelli di riferimento sia per tematiche che per stile

L’impostazione del lavoro dei pulp è indispensabile in un mercato che paga sei centesimi a parola – se si vogliono pagare i conti bisogna scrivere TANTO.
Per cui sì, io dai vechi scrittori pulp ho cercato di imparare il più possibile.
Che poi, Chandler e Hammett erano autori pulp – ce ne fossero.

 

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Davide Mana

16 giugno 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Davide Mana.

Sarà con noi lunedì 22 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

Davide

Davide Mana (Torino, 1967) ha studiato conseguito una laurea in Paleontologia a Torino e un dottorato in Geologia a Urbino.
In passato è stato insegnante, ricercatore, conferenziere a contratto, venditore di auto usate, interprete, creatore di siti web, spaventapasseri, riparatore di biciclette.
Da alcuni anni lavora come autore, divulgatore, traduttore e creatore di giochi. Attualmente vive fra le colline del Monferrato, in Valle Belbo.
Ha pubblicato saggistica e narrativa con editori sia italiani che stranieri, e nel tempo libero ascolta musica, legge romanzi e saggi storici e scientifici, e scrive sui suoi blog strategie evolutive (http://strategieevolutive.wordpress.com), in italiano, e Karavansara (http://Karavansara.live) in inglese.

Elenco titoli essenziali

Romanzi e Romanzi Brevi
The Ministry of Thunder (Acheron Books)
The House of the Gods (Severed Press)
The Corsair: Chasing the Mermaid (Raven’s Head Press)
The Corsair: The Devil Under the Sea (Amazon)
BUSCAFUSCO: Santi & Fattucchiere (Amazon)

Racconti nelle antologie
Alternative Air Adventures (Pro Se Press)
Explorer Pulp (Pro Se Press)
All that Weird Jazz (Pro Se Press)
Dark Italy (Acheron)
Zappa & Spada (Acheron)
Zappa & Spada 2 (Acheron)
Tales from Dry Gulch (Science Fiction Trails)
Sherlock Holmes & the Occult Detectives (Belanger Books)

Giochi di ruolo
Deadlands: Messico & Nuvole (GGStudio)
Hope & Glory (GGStudio/SpaceOrange42)

Saggistica
Avventurieri sul Crocevia del Mondo (Amazon)
La storia fatta coi cialtroni (Amazon)

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi, non lasciateci soli.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Giovanna Pandolfelli

16 giugno 2020

foto occhiali

Ecco il resoconto del sesto incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 15 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Benvenuta Giovanna, come prima domanda ti chiederei di parlarci di te, dei tuoi studi, del tuo lavoro.

Buonasera. Grazie a tutti di essere qui e un grazie speciale a Giulietta Iannone di Liberi di scrivere per questa iniziativa. Vivo in Lussemburgo da molti anni e sono di Roma. Ho un background linguistico e mi dedico alla scrittura da diverso tempo. Ho lavorato nella traduzione e sono parte del comitato Dante Alighieri locale per la diffusione della lingua e della cultura italiana.

Sei specializzata in psicolinguistica del bilinguismo. Che tipo di capacità si sviluppano nelle persone che parlano contemporaneamente due lingue, magari apprese nella prima infanzia? In Lussemburgo la popolazione è bilingue?

In Lussemburgo la popolazione è poliglotta e i vantaggi del bilinguismo sono sia linguistici, che metalinguistici che cognitivi. Ho un blog sull’argomento su “donnechemigranoall’estero”.

Sei parte del comitato direttivo della Società Dante Alighieri di Lussemburgo, parlaci di questa esperienza. Diffondete le peculiarità della lingua italiana nel mondo?

Esatto, alcune delle persone che sono qui oggi ne fanno parte insieme a me o sono assidue frequentatrici dei nostri eventi. E’ un’avventura in continua evoluzione, un’esperienza molto arricchente che permette di restare in contatto con la cultura italiana pur essendo all’estero.

Ho letto che ti occupi di migrazione, intercultura, alterità e diritti delle donne. Come è nato  e come si è sviluppato questo tuo interesse?

Sono tutte tematiche che chi vive all’estero sente sulla propria pelle. Sebbene si tratti di migrazione diversa è pur sempre il confrontarsi con l’alterità e con altre culture.

Traduttrice, insegnante di italiano e ora scrittrice. È stato un passaggio graduale, un po’ inevitabile. Come è nato per te l’amore per la scrittura? Sempre legato ai tuoi interessi, vero?

Ho sempre amato scrivere, e leggere. Chi scrive secondo me deve leggere leggere leggere comunque si’, sono tutti aspetti che si completano.

Approfitto di questi secondi di pausa per parlare della casa editrice la Kalos di Palermo che mi ha accompagnata in questa avventura di pubblicazione ho cercato un editore siciliano perché fosse in grado di sintonizzarsi con me sul tema e loro sono stati fantastici.

Sei autrice di due raccolte di racconti “Guanti bianchi – racconti dedicati a tutti i bilingui nell’anima” e “Terra, mare e altrove”, oltre che di un libro illustrato per bambini sulla musica “Le avventure di Arpetta” in versione bilingue. Come è nato il tuo interesse per i racconti e per la narrativa per l’infanzia?

I racconti sono stati il mio primo amore e ancora amo molto leggere racconti, è una forma narrativa molto flessibile che si adatta bene a sviscerare un tema da vari punti di vista. L‘esperienza della narrativa per l’infanzia è stato un esperimento, ho scritto quella fiaba con mia figlia che aveva all’epoca 9 anni, la mia esperienza di scrittura e il suo sguardo di bimba sul mondo.

Il respiro dell’Isola”, pubblicato nel marzo 2020 dalle edizioni Kalos di Palermo, è il tuo primo romanzo. Ce ne vuoi parlare? Di cosa parla?

E’ la storia di tre donne e delle loro vite che si intrecciano, due isolane e un’africana sbarcata sull’isola. Sullo sfondo la migrazione e in primo piano la vita sull’isola ai nostri giorni e poi con un salto temporale nell’infanzia delle due donne ho voluto fare uno scatto di una situazione, della vita isolana prima e dopo gli sbarchi, delle reazioni della gente e delle scelte delle tre donne, scelte difficili.

In questi anni in che misura è cambiato il tuo stile, il tuo modo di intendere la letteratura?

Molto, credo di essere molto maturata e il passaggio da una forma narrativa all’altra ne è la prova. Non perché l’una sia migliore dell’altra ma semplicemente perché sto sperimentando, entro in terreni nuovi, per me del resto un romanzo e un racconto sono forme molto diverse e richiedono abilità diverse il racconto deve dire l’essenziale in poche parole, è un piccolo gioiello da cesellare il romanzo ha una struttura più ampia, complessa sebbene ammetta anche divagazioni meno essenziali.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Credo fermamente nel potere della parola e della scrittura e quando scrivo ho sempre un messaggio in mente. Tuttavia non è necessariamente un messaggio sociale è piuttosto uno scuotere le menti, un far riflettere, un mostrare punti di vista e poi un toccare corde sensibili per creare una sintonia tra chi legge e chi scrive.

Ami leggere? Cosa stai leggendo attualmente? Quale è il libro sul tuo comodino?

Ho appena terminato la “maratona” Premio Strega poiché il nostro comitato Dante fa parte della giuria, poi mi sono lasciata trascinare da una scrittrice del passato, Alba de Cespedes, ed ho letto proprio ieri le ultime righe di Nessuno torna indietro.

Approfitto di nuovo di un attimo di calma per parlarvi delle illustrazioni del romanzo

Sono di Flavia Filpi l’illustratrice della Kalos e il romanzo ne è costellato lungo tutta la narrazione della favola che lo attraversa. Mi piace ricordare che la Kalos nasce come editore di libri di arte e quindi le loro edizioni sono molto curate graficamente, anche la copertina è di Flavia ed è stata per me amore a prima vista.

Bene, penso sia tutto chiuderei questa bella intervista con un ultima domanda: mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti futuri di scrittura.

Un progetto è già concreto, un romanzo su un’altra forma di alterità, la malattia mentale. Quando troverà casa (editrice; ) ve lo proporro’ con piacere.

Le domande dei lettori

Cristina Corsini

Intanto complimenti per il bel romanzo che ho visto parteciperà anche ad un premio letterario, puoi dirci di piu’?

Sono in lizza per un premio per romanzi ambientati in borghi italiani e Lampedusa è l’ambientazione del mio romanzo. Incriaciate le dita per me 🙂

Candida Cortez Leblanc

Esiste una sola “madrelingua” o possono essercene due se un bimbo parla lingue diverse con i genitori ?

Si puo’ essere bilingui bilanciati ovvero con una conoscenza comparabile delle due o più lingue pero’ ci sarà sempre una lingua dominante e una minoritaria.

Anto Cico

Ciao Giovanna, complimenti, il libro mi è piaciuto molto. Io avevo una curiosità sull’ambientazione. Perché Lampedusa?

Antonella, Lampedusa per vari motivi. Da un lato come sai anche dalle mie precedenti pubblicazioni, mi interesso di migrazione e mi piace parlarne nei miei libri, dunque Lampedusa ne è un po’ il simbolo, dall’altra volevo esplorare il contesto isolano anche metaforico, infatti nel romanzo Lampedusa non è mai direttamente nominata seppure i riferimenti sono chiari perché volevo che assumesse una dimensione universale.

Consuelo Mantica

Quanto di autobiografico c’è nel tuo romanzo?

Di autobiografico c’è sempre molto in cio’ che si scrive, dipende da quanto si è riusciti a nasconderlo 😉 scherzo, ma in realtà il vissuto c’entra sempre, a volte si insinua tra le parole senza che tu te ne renda conto a volte è invece intenzionale qui posso dirti che ci sono alcuni tratti dei personaggi che attingono al mio vissuto.

Anna Cortesia

Hai dunque iniziato come traduttrice. Consideri la traduzione una scuola di scrittura? Quando hai sentito il bisogno di scrivere una storia tua? E quali autori ti hanno ispirato?

Anna, la traduzione è stata una grande scuola di vita e di scrittura, tuttavia scrivere qualcosa di mio è stato un percorso diverso. Diciamo che la spinta l’ho sempre avuta, scrivere poi per la pubblicazione è un’altra cosa. La traduzione mi è servita per restare in contatto con la mia lingua madre. Dimenticavo gli autori che mi hanno ispirato, non posso non citare Elsa Morante che con l’Isola di Arturo è stata la mia guida, il mio faro lettarario da sempre, poi molto i classici.

Alessia Cantagallo

Quando hai iniziato a scrivere e a “sentirti” davvero una scrittrice?

Vedo solo ora la domanda, mi era sfuggita ma ci tengo a rispondere lo stesso. Mi sono sempre sentita una scrittrice, non posso dire se di talento o meno, pero’ è qualcosa che si sente dentro, quasi indipendentemente se si scriva o no. La scrittura, la parola, la lingua hanno sempre fatto parte della mia vita e delle mie passioni. Certo, il momento chiave è poi vedere il primo libro nero su bianco, stampato. Da quel momento il sogno diventa realtà.

Cristina Corsini

Una curiosità sulla favola che Angela racconta alla figlia. A parte la citazione di Gita al faro Virgina Wolf, la favola è di tua “invenzione”?

La favola è di mia invenzione, anzi vi svelero’ un retroscena. la favola era stata scritta prima, separata dal romanzo. non aveva uno scopo era nata cosi’ per caso poi l’ho inserita e riadattata al romanzo man mano che scrivevo.

Michela non riesce a collegarsi ma mi chiede se ho un legame con Lampedusa.

No, non in particolare. Anzi vi svelo anche questo retroscena, non ci sono mai stata a Lampedusa! Pero’ ho un legame particolare con il mare, questo si’.

Daniela Maniscalco

È stata una sfida sintonizzarti con la sicilianità di Lampedusa?

La tua domanda è un tranello, per la cronaca la dott.ssa Maniscalco è siciliana 😉 Pero’ si’ è stata una sfida come lo è sempre scrivere. A me piace moltissimo tutta la fase preparatoria di un libro, ovvero la ricerca, l’entrare in sintonia con il mondo narrativo e quello siciliano ha presentato le sue peculiarità, in particolare il dialetto per il quale mi sono fatta consigliare e l’editore è stato fondamentale anche per questo.

Anna Cortesia

Il respiro dell’isola è un romanzo sensoriale. Mi è piaciuto l’accostamento con le spezie, sembra di sentire il profumo dell’origano. Queste esperienze olfattive ti sono state suggerite da sensazioni provate magari durante un viaggio o si tratta di una scelta più meditata?

Onestamente né l’uno né l’altra, diciamo che immergendomi nella vita isolana sono approdata anche ai loro colori e profumi.

Daniela Maniscalco

La figlia del rais è un bellissimo personaggio pieno di ombre e di luce e molto sfaccettato. Ce ne puoi parlare?

La figlia del rais doveva essere la coprotagonista ma è finita a tratti per diventare la figura principale proprio per queste sue sfaccettature, è un personaggio più semplice intellettualmente rispetto alla protagonista ma ha un’inquietudine che la rende viva. Mi è paciuto scriverne e per tornare alla domanda sull’autobiografia potrei dire che entrambe le donne hanno qualcosa di me.

Cristina Corsini

Ho molto apprezzato le citazioni dall’Orlando Furioso che calzano veramente a pennello. Come mai questa scelta?

Come dicevo i classici per me sono il punto di partenza e non potevo lasciarmi scappare questa occasione!

Daniela Maniscalco

Non conosco questa scrittrice [Alba de Cespedes]. Ce ne parli?

Una scrittrice del Novecento, romana di madre e padre cubano. Sto facendo una ricerca su autrici donne “dimenticate” una bella penna direi, molto cinematografica, nel senso che la sua scrittura sembra una lenta macchina da presa che zoomma (si dice??) ora su un personaggio ora su un altro, personaggi tutti femminili.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Giovanna Pandolfelli

13 giugno 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Giovanna Pandolfelli.

Sarà con noi lunedì 15 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

foto occhiali

Giovanna Pandolfelli ha studiato lingue straniere a Roma e in Germania, specializzata in psicolinguistica del bilinguismo, da anni è parte del comitato direttivo della Società Dante Alighieri di Lussemburgo, dove risiede. Già traduttrice e insegnante di italiano per stranieri, oggi collabora con varie riviste e blog culturali. Si interessa di migrazione, intercultura, alterità e diritti delle donne ed è coach certificata. È autrice di due raccolte di racconti “Guanti bianchi – racconti dedicati a tutti i bilingui nell’anima” (DrawUp 2015) e “Terra, mare e altrove” (Cosmo Iannone, collana Scritture migranti, 2017), oltre che di un libro illustrato per bambini sulla musica “Le avventure di Arpetta” in versione bilingue (Didattica attiva 2017). Il suo primo romanzo “Il respiro dell’Isola” pubblicato nel marzo 2020 dalle edizioni Kalos di Palermo, è una storia di sorellanza, di scelte e di rinunce, incontri tra donne di diverse generazioni, sullo sfondo della migrazione vista da chi accoglie nell’atmosfera pregnante ed evocatrice dell’isola di Lampedusa, dell’Isola tout court. Ama i classici e a volte li rivisita. Dipinge per passione.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi, non lasciateci soli.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!