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:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Marzia Musneci

26 luglio 2020

Ecco il resoconto del decimo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 20 luglio sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

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Benvenuta Marzia, e benvenuti a tutti i lettori.
Iniziamo con la prima domanda: Come è nato il tuo interesse per la scrittura e la letteratura in genere?

L’interesse per la lettura è nato subito. Sono da sempre lettrice sfegatata. Quello per la scrittura un po’ più tardi. In fondo, non c’è un momento preciso. Ho sempre scritto. Solo da un certo punto in poi ho deciso di dare alla scrittura più attenzione. E una volta cominciato non ho smesso più. Devo dire che il Premio Tedeschi mi ha dato uno sprint incredibile. Da allora ho scritto con più disciplina. Soorattutto, con più consapevolezza che scrivere fosse ilo mestiere che voglio fare da grande.

Hai esordito pubblicando diversi gialli per Mondadori, parlaci dei tuoi esordi.

In fondo, l’esordio è stato proprio quello. Avevo all’attivo un racconto e un romanzo, prima di allora, sempre con il mio personaggio seriale, Matteo Montesi. Ma vincere un premio importante vuol dire molto, è un evento che fa la differenza. Può essere inteso come un punto d’arrivo, per alcuni. Per me, è stato un punto di partenza. Il romanzo successivo, Lune di sangue, ha vinto il Premio Letterario Città di Ciampino nel 2013, a confermare che ero sulla strada giusta. Comunque, per molto tempo mi sono data i pizzicotti.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti, classici e contemporanei?

Ho un debole per l’Odissea, che rileggo periodicamente perché c’è dentro tutto, e per il grande romanzo russo dell’800 e ‘900. Non mi toccate Tol’stoij, Dostoevskij, Bulgakov e compagnia, che divento cattiva. 🙂 Per il romanzo criminale, il mio primo amore è stato l’hard boiled. Soprattutto Chandler, ma anche Hammett, MacDonald, Kaminskij. Confesso che ho scoperto tardi il giallo italiano, con Fruttero e Lucentini, di cui amo soprattutto ‘A che punto è la notte’ ed ‘Enigma in luogo di mare’, non finisco mai di raccomandarli a tutti. E da quando ho cominciato leggo tantissimi italiani. Tanti e bravi, davvero. Non ne nomino nessuno, perché nominarli tutti è impossibile e trascurarne qualcuno mi toglierebbe il sonno.

Hai un’ agente letterario? Che tipo di legame c’è tra voi?

Sì, ce l’ho. Dopo tanto vagare ho incontrato Saper Scrivere e Diego Di Dio, che stimo come scrittore ed è stato anche l’editor dell’ultimo romanzo, ‘Grosso guaio a Roma sud’, uscito con Todaro Editore. C’è un ottimo rapporto di collaborazione, e spero che continui a esserci. Abbiamo lavorato duro, ma sono davvero soddisfatta del risultato.

Dal punto di vista prettamente stilistico, quali sono gli scrittori che ti hanno maggiormente influenzata, da cui hai più imparato?

Il primo vagito di Montesi era un omaggio. A Marlowe, a Chandler, al noir americano. Poi, come spesso succede, il personaggio mi ha fatto intendere che voleva andarsene per una strada tutta sua, e io l’ho ascoltato. Amo moltissimi autori, e spero di aver imparato molto da loro. Ma cosa e da chi non saprei dire. In ‘Grosso guaio a Roma Sud’ qualcuno ha visto Pasolini, qualcuno Pennac, altri Tarantino. Tutti autori e registi che ho amato e amo. Insomma, alla fine sono i lettori che mi fanno scoprire certe cose, e va benissimo così. È una delle magie della comunicazione.

Quale è la tua parte preferita nel processo di scrittura? Riguardo la stesura di un libro tu preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

Ebbene sì, i dialoghi. Preferibilmente quelli a scansione diretta. Mi piace molto un passaggio di Stephen King in ‘On writing’, in cui dice che se scrivi una battuta e non si capisce chi la pronuncia hai sbagliato qualcosa. Impiego molto tempo (e molto divertimento) a caratterizzare il modo in cui parla ogni personaggio. Ogni tanto serve un’indicazione al lettore, ma cerco di ridurle al minimo. Amo anche dipingere i luoghi, ma cerco di essere sintetica e incisiva. Poche parole ben scelte, a mio parere, valgono più di mezza pagina di descrizione oggettiva.

Quanto la musica incide sui tuoi testi?

C’è un racconto di diversi anni fa, ‘Mary a novembre’, pubblicato in ‘Delitti in giallo’, sempre di Mondadori. È nato da un pezzo degli Arcade Fire, ‘City with no children’. Gli ha dato il calcio d’inizio, il ritmo e il cuore. Poi, come spesso succede con i calci d’inizio, nel racconto non ne è rimasta traccia. Ma ha inciso, eccome se ha inciso. Qui dove scrivo ho un dono prezioso, un vero lusso: il silenzio. E in silenzio amo scrivere. Ma se devo darmi un ritmo, piazzo un pezzo che mi piace prima di cominciare. Uno che trovo utilissimo è ‘Thunderstruck’ di AC/DC. Infallibile. Provare per credere.

Che consiglio daresti ai giovani scrittori che si muovono per la prima volta in cerca della propria strada?

Leggere leggere leggere. Questo va da sé. E poi decidere se si ama davvero scrivere. Passare ore al computer, arrabbiarsi per le parti che non vengono come le avevamo in mente, accettare critiche, giù la testa e lavorare. Scrivere tutti i giorni, l’esercizio non fa miracoli, ma qualcosa che somiglia ai miracoli sì, lo fa. E una volta messa la parola fine alla creatura, cercare un editor serio, professionale e in sintonia, valutare le critiche in maniera spietata, essere disposti a crescere, che qualche volta è un processo complicato. Tenete presente che è un demone, la scrittura. Divertente, entusiasmante, ma un demone. Se vi piglia, non vi molla più. Ed è il suo bello.

L’ora è davvero volata, lascio il tempo per rispondere alle ultime domande, poi chiudo l’intervista con la mia ultima: A cosa stai lavorando in questi giorni estivi?

Progetti progetti progetti. Un romanzo con Montesi di cui è terminata la fase di impostazione, forse un sequel di Grosso guaio e, per quanto io giuri di non scrivere più gialli storici, che sono l’inferno del giallista, ho un’idea che non mi fa dormire, accidenti a lei. Scrittori, puah, gente senza domenica.

Le domande dei lettori

Pape Roga

Qual è il tuo orario preferito per scrivere? Sei un’allodola o un gufo?

Demone meridiano. Né la mattina presto, né la notte, mi piace scrivere nel cuore della giornata. In compenso, di notte non dormo perché i personaggi mi fanno un gran casino nella testa.

Quanta Roma c’è in Grosso guaio a Roma Sud? L’ambientazione per te è importante? Fai ricerche in proposito?

Ops, questa mi è sfuggita. Tanta, tanta Roma. Quella delle periferie e quella del centro. Quella divisa in quartieri diversissimi uno dall’altro, che spesso non si parlano, a volte sono in conflitto. La Roma del centro storico che ha sempre qualcosa di ineffabile e struggente. Ho amici generosi che mi hanno accompagnato per la città a trovare i punti giusti per le avventure. La Roma del romanzo è quella reale, ma i locali in cui si svolge l’azione sono di pura fantasia. Non cercate Ermete al Velabro, o la Vigor, o il bar di Abbe e il Presque tout o un posto di polizia ai Ponti. Quella è la mia geografia fantastica.

Michele Di Marco

Ciao Giulietta, ciao Marzia, e scusate il ritardo (roba di lavoro, pazienza): faccio una prima domanda a Marzia.
Come mai, nonostante tra romanzi e racconti il tuo sodalizio con Matteo Montesi e la sua “famiglia letteraria” (io ho un debole per Palanca, non so se è condiviso…) sembri molto affiatato, hai via via aperto diversi filoni esterni, tutti anch’essi seriali o potenzialmente tali: i gialli storici con Lucio Cenidio, le indagini della freelance Scilla, adesso Zek e Sam, e magari ne hai già altri in mente?

Mi affeziono, Michele. Spesso non mi va di lasciare andare i personaggi con cui ho vissuto tanto tempo, e invento per loro storie nuove. Ho ancora diversi sospesi, progetti che non ho avuto ancora il tempo di scrivere. E poi, spesso sono i lettori a chiedermi di incontrare ancora Zeno Malerba, o Scilla Martini, o Lucio Cenidio.Sai, un personaggio seriale è un po’ una zona sicura. Ma, per mia esperienza, a metter il naso fuori dalle zone sicure si hanno belle sorprese. È successo così con tutti quelli che, come dici tu, non fanno parte della famiglia Montesi. Ma, come sai, non lo abbandono. Ad agosto lo incontrerete di nuovo in un’antologia del Giallo Mondadori. E quella sì che vi sorprenderà.

Come ho chiesto due settimane fa in un’altra intervista imperfetta a Paola Sironi, mi sembra che anche tu, Marzia, riesca a raccontare storie ricche di episodi anche molto brutti (non solo violenti, talvolta anche proprio “brutti” come “brutti” sono i personaggi che ne sono protagonisti) mantenendo un tono molto leggero, e – almeno a me – spesso capita di ridere mentre leggo i tuoi romanzi.
Ti viene naturale o è una scelta per stemperare un po’ quello che racconti?

È una scelta. È anche un po’ carattere, impronta personale. Ho un passato da clown e attrice comica, potevo buttarla in tragedia? E poi sai, vedo una domanda, qui sopra, a cui rispondo in parte qui: Ho un faro, ed è Shakespeare. La tragedia e la commedia che vanno a braccetto come spesso succede nella vita vera. Il faro è lontano, ma, per sua natura, è difficile perderlo di vista. E il registro comico, o meglio umoristico, mi attira sempre, perché ritengo che non sia facile, né che abbia vita facile.

Senti, ma cosa c’entrano in tutto questo gli haiku?

Gli haiku sono la mia perversione. Li scrivo da molti anni, perché hanno una straordinaria complessità nascosta sotto l’assoluta semplicità. A volte trovo necessario fermarmi, respirare piano, svuotare la mente. Guardo il mondo ed ecco l’haiku. Che mi giro nella testa anche per mesi, prima cjhe mi decida a scriverlo o pubblicarlo. È un esercizio di sintesi straordinario, e la sintesi è un dono prezioso per chi scrive, io credo.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Marzia Musneci

17 luglio 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

La prossima ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Marzia Musneci.

Sarà con noi lunedì 20 luglio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

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Marzia Musneci è nata a Roma e vive ai Castelli Romani.
Giallista, pubblica per i Gialli Mondadori. Doppia indagine, Premio Tedeschi 2011; Lune di sangue, Premio letterario Città di Ciampino 2013; i racconti Mary a novembre su Giallo24 (2013); Zeno Malerba, fotografo (luglio 2014); Il terzo testimone in Delitti in giallo (agosto 2015). Il romanzo Dove abita il diavolo esce, sempre per i Gialli Mondadori, nel gennaio 2019, e Il respiro del diavolo, racconto vincitore della prima edizione di Giallo Piccante, nel febbraio 2020.
Per Delos books pubblica nelle collane History Crime e Delos Crime.
Il racconto Cinque passi dal cespuglio è compreso nell’antologia Romani per sempre, Edizioni della sera (2015) e Il dieci per cento in L’Estate è una cattiva stagione, Damster edizioni, 2017.
Per Damster esce anche La donna di cenere, scritto con Enrico Luceri, nel novembre 2018 e nel febbraio 2020 Grosso guaio a Roma Sud, Todaro Editore.
Diversi racconti sono pubblicati su giornali, riviste e forum di scrittura.
Quando nessuno guarda, scrive haiku. Vince il Premio internazionale di haiku indetto da Cascina Macondo nel 2013, ed è presente nelle raccolte Hanami (Inverno, Autunno, Primavera, Estate), Edizioni della sera.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!