Archive for the ‘Interviste (im)perfette’ Category

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Ivo Tiberio Ginevra

8 giugno 2020

ivo Tiberio Ginevra slate

Ecco il resoconto del quinto incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi l’ 8 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Benvenuto Ivo, e grazie di essere qui. Ti intervisteremo nella tua veste principale di editore, tua infatti e di tua moglie è la casa editrice “I buoni cugini”, anche se sei anche uno scrittore di pregevoli opere. Dunque iniziamo con le presentazioni: chi è Ivo Tiberio Ginevra? parlaci un po’ di te.

Salve a tutti, grazie per questa stupenda opportunità di poter parlare della casa editrice che è una cosa che ho molto a cuore, insieme a mia moglie. Chi sono io? Io come dice Cagliostro “ego sum qui sum”… va bene, scherzo… sono ormai quasi sessantino, nisseno-palermitano, ornitologo, ho fatto per anni l’avvocato, e da una decina d’anni scrivo storie e ho appunto, come ho detto prima, la casa editrice I Buoni Cugini editori. C’era da parlare per un mese ma mi fermo qua. Già che ci siamo vi dico che è la mia prima interazione con dei lettori e in diretta.

Parlaci della tua casa editrice, quando l’hai fondata, con che progetto è sorta? Vero che volevi pubblicare opere introvabili legate al tuo territorio, la Sicilia?

La casa editrice I Buoni Cugini editori è nata sette anni fa. Non era nostra intenzione crearla (non è un plurale majestatis ma in tutta questa avventura accanto a me c’è sempre mia moglie). In poche parole ci siamo accorti che le opere di Luigi Natoli, grande narratore palermitano vissuto a cavallo fra il 1800 e il 1900, avevano subito delle modifiche sostanziali che ne compromettevano la autenticità delle opere. Abbiamo pensato di dare a delle case editrici di carattere nazionale le nostre ricerche sull’autore per fare la dovuta chiarezza, ma alla fine abbiamo deciso di fare di testa nostra. Da qui è nata la casa editrice, la pubblicazione ad oggi di trenta volumi della Collana dedicata a Luigi Natoli, oltre la Collana de Gli Introvabili che raccoglie tutti quegli autori “dimenticati” o impossibili da trovare ma che il pubblico cerca e apprezza.

Raccontaci un aneddoto buffo legato al tuo lavoro di editore.

Ne avrei di tragici, di dispendiosi, di allucinanti, di incredibili, al momento non mi viene nulla di buffo… diciamo che è un argomento che abbiamo trattato con serietà e chiunque interagisce con noi con la stessa serietà e passione, partendo dagli stessi lettori con i quali riusciamo ad avere quasi un filo diretto. Natoli è in Sicilia un autore molto amato, e tutto quello che ruota attorno a lui è sempre velato da grande rispetto.

Per un piccolo editore siciliano non deve essere facile, diciamocelo, ma avete ottenuto buone recensioni, un grande affetto del pubblico dei lettori e continuate la vostra attività con grande piglio. Quali sono i segreti che vi hanno permesso di raggiungere tali obbiettivi. La cura dei dettagli, l’amore per il rischio, la fortuna? Suggeriscimi tu altre motivazioni.

E’ un immenso amore per la vera letteratura, per i libri e la gioia di poterli creare. E’ qualcosa di stupendo far rivivere grandi opere dimenticate, grandi autori famosi all’epoca ma poco conosciuti ai nostri tempi. E’ un lavoro bellissimo, anzi credo il più bello del mondo. Nella sua bellezza ci sono anche le pubblicazioni di autori viventi e contemporanei. La nostra casa editrice si occupa anche di altri generi e prediligiamo molto lavorare con scrittori esordienti che si affidano a noi, con romanzi di carattere noir, thriller, o anche pulp ultimamente.

Sei sicuramente un sensibile talent scout. Cosa deve scattare secondo te perché un autore esordiente diventi tra virgolette di successo?

Il mestiere di leggere è bellissimo. Quello di capire cosa si legge credo sia invece un dono. Anche se sono una persona molto modesta, su quest’ultima frase credo di poter dire la mia. Quando leggo un manoscritto di un autore esordiente, cerco sempre di vedere cosa vuole comunicare e soprattutto come scrive quello che vuole comunicare. Per me non è importante il genere letterario in se stesso, è solo fondamentale cosa si vuole dire. Quando riesco a trovare quello che cerco e coincide con quello che mi si vuole dire, allora scatta la voglia di comunicarlo a tutti e da qui una nuova pubblicazione.

Se un giovane che volesse diventare editore ti chiedesse consigli, tu cosa gli diresti?

In questo momento mi sentirei di dirgli di non occuparsi di editoria, perchè per quanto piacevole e bellissimo sia questo mondo, ha una serie di problemi pazzeschi e che si sommano tutti insieme. Esempio: editing, collaboratori, commercialisti, tasse, grafico, tipografia, e quindi… problemi di impaginazione, di grafica, di soldi, di tasse, di tutti i tipi non per ultimo fare un prodotto che ti ha quasi portato all’infarto e che poi, perdonate la volgarità, non se lo caca nessuno perchè il lettore ha altri gusti, altre aspettative, altre schiavitù mentali (Trovandolo il lettore, perchè in Italia si legge veramente poco). Comunque a chi vuole per forza fare l’editore, posso consigliare fin da adesso di armarsi di una pazienza sconfinata, di essere circondato da gente valida e competente, di avere idee innovative e soprattutto di avere i “piccioli”, perchè senza “piccioli” qua non si muove niente.

Cosa bolle in pentola alla I Buoni Cugini? Quali sono le novità maggiori per i prossimi mesi?

Continuiamo come sempre le nostre pubblicazioni sugli originali di Natoli, e quindi a breve avremo il restyling di uno dei suoi romanzi più famosi: “Il Vespro siciliano”. Vi faccio notare subito che l’opera di restauro parte dallo stesso titolo, infatti, nelle successive edizioni lo stesso è stato cambiato in “I Vespri siciliani”, e questo la dice ben lunga sulla tipologia del nostro lavoro.

Pubblicheremo anche qualche altro Introvabile che non posso dire per ovvi motivi, e pubblicheremo dei documenti rarissimi che vanno nella nostra collana RisorgimentaliA. Non per ultimo in questi giorni è uscito La cronologia dei Giustiziati di Palermo 1541-1819 di Antonino Cutrera, libro tra l’altro introvabile.

Abbiamo anche in lavorazione tre romanzi di scrittori esordienti: uno è un intellettual-pulp di Giambattista Leone molto innovativo. Un altro è un giallo radicato in una Palermo viva e popolana di Vincenzo Ieracitano che ci propone un personaggio unico nel suo genere e indimenticabile. Infine anche un grande e avincente romanzo storico di Gianluca Tantillo su un secolo buio palermitano.

Le domande dei lettori

Michele Di Marco

Perché secondo te un autore come Luigi Natoli non ha avuto il successo e la diffusione che meritava?

Caro Michele, è semplice il discorso: Natoli è stato travolto dal successo incontrollato dell’opera I Beati Paoli e del suo seguito Coriolano della Floresta. L’editore che pubblicò all’epoca Natoli basò tutta la sua vendita su queste due e altre poche opere, tralasciando il grosso della produzione, per motivi commerciali chiaramente. Lo studio della casa editrice è consistito nel proporre tutte queste opere nella versione originale, ovvero quella pubblicata dai giornali dell’epoca a puntate, dai manoscritti. Lo studio dell’autore però ci ha rivelato la sorpresa, che stiamo condividendo con tutti, di un fine narratore, storico, storiografo, drammaturgo, poeta, conferenziere, critico letterario e filosofico di alto spessore. Opere che pubblicheremo tutte.

Paola Corace

Io vorrei sapere quanto ancora devo aspettare per ritrovare il mio amico Bertolazzi…

Chiedilo a Carlo Frilli al quale ho mandato un dattiloscritto, e mi permetto di dire particolarmente riuscito dato che nell’indagine del duo poliziesco Falzone-Bertolazzi mi sono in corso d’opera dimenticato chi era l’assassino e quindi l’ho dovuto ricomporre. Per cui se mi sono riuscito a incartare io stesso, credo che il lettore nel dipanare questo giallo impazzirà di sicuro… E poi c’è da ridere, lo sapete che a me piace dare allegria e questo romanzo nuovo per quanto allegro e ridanciano sia nella prima parte, ha un finale piuttosto amaro perchè è la tematica è amara.

Michele Di Marco

Passando a Ivo letterato e scrittore (“scrittore” lo ripeto, perché sia chiaro che tale è), perché hai cominciato scrivendo storie di sbirri? E come mai hai scelto – parlo soprattutto delle avventure di Falzone e Bertolazzi (che potresti presentare a tutti, dato che io e i tuoi lettori ne siamo orfani) – un registro “leggero”, talvolta comico, pur raccontando anche storie di killer efferati?

Forse da grande volevo fare il commissario di polizia, volevo avere degli amici sinceri, allegri e leali come Bertolazzi e Di Pasquale. Forse volevo applicare nella vita concreta un senso di giustizia umana, osservatrice delle regole ma, appunto, umana nella sua applicazione.

Parlando invece dei protagonisti dei romanzi, diciamo subito che l’asse principale ruota sulle diversità caratteriali dei personaggi. Per quanto irruento, insofferente alle regole, confusionario e irritante possa essere il vice questore Pietro Bertolazzi, ha il suo contraltare nel commissario Mario Falzone, di contro riflessivo, caratterialmente triste, con un passato familiare complicato in tutte le sue sfaccettature. Si inserisce fra i due anche il medico legale Mario Di Pasquale, brillante professionista ma con ben altri problemi rispetto ai due, perchè ha una vita serena, complicata solo dalla sua passione per le donne. I tre così diversi però sono fortissimamente uniti da un senso comune di giustizia e da un’amicizia profonda che è uno degli assi portanti dei romanzi stessi.

Turi D’Anca

Vorrei chiedere ad Ivo, a parte Natoli che è un lavoro di recupero immenso ed affascinante, essere Editore quanto ti/vi da la possibilità/responsabilità di promuovere talenti sconosciuti? Chiaramente mi unisco al coro di quelli che attendono la nuova uscita di Falzone & Co…

Nelle centinaia di manoscritti che riceviamo, operiamo una forte selezione. Quando troviamo qualcuno che realmente è fuori dal “piattume” in cui stagna l’attuale letteratura, ci avventuriamo subito proprio perchè è qualcosa di nuovo quello che andremmo a proporre ai lettori. E’ una responsabilità, è anche un investimento economico, ma alla fine è sempre pura gioia, almeno per noi, anche se il libro magari non risulta gradito al pubblico.

Michele Di Marco

Riprendendo la risposta di poco fa in cui ricordavi il tuo Di Pasquale, avrei una curiosità, e magari è una stupidaggine, ma Giulietta voleva una domanda che non ti avevo mai fatto…
Perché tu e alcuni tuoi colleghi giallisti (i primi che mi vengono in mente sono Camilleri e Manzini, ma non sono certo i soli, ed è una caratteristica anche di tante serie tv) siete affascinati dai medici legali, che spesso diventano quasi dei co-protagonisti?

Senza scomodare i mostri sacri di Camilleri e Manzini, il primo per me considerato alla stregua di un padre della Letteratura, direi pure che neanche sono degno di nominarlo, ti rispondo con semplicità. L’evoluzione del crimine e delle indagini legate allo stesso, oramai camminano insieme, a braccetto. I sistemi di indagine di 30 o 40 anni fa non sono più quelli di adesso e non sarebbe credibile scrivere una storia criminale al giorno d’oggi senza la figura professionale del medico. Telefilm come C.S.I. hanno anche svezzato e smaliziato il lettore, e a questo bisogna dare una storia che sia anche tecnica. E poi convenitene: ora come ora, se uno scrive un giallo, non può più ammazzare liberamente qualcuno perchè altrimenti quei disonesti della scientifica ti vengono subito a prendere!

Michele Di Marco

Ora che abbiamo rotto il ghiaccio “per iscritto”, quando finalmente potremmo ammirarti in un’intervista in video, o addirittura in una presentazione live?
Considerando la pluriennale attesa dei tuoi fan che sarebbero disposti a viaggiare per un simile evento, potrebbe quasi essere una soluzione per rilanciare il turismo…

Caro Michele, devo riprendermi dallo shock di questa intervista, e siccome è un trauma mi occorre sicuramente del tempo… devo anche andare dal chirurgo plastico per rendermi presentabile, e avere i soldi per pagare un pubblico che faccia le domande a me gradite e che applauda a scena aperta… a te non do un centesimo, comunque…

Un ringraziamento doveroso alla signora Anna Squatrito, moglie di Ivo, che ha riportato le domande su FB in forma scritta.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Ivo Tiberio Ginevra

7 giugno 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Ivo Tiberio Ginevra, questa volta un piccolo e raffinato editore siciliano, nel suo catalogo tutte le opere di Luigi Natoli. Potete visitare il loro sito: I Buoni Cugini.

Sarà con noi lunedì 8 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

ivo Tiberio Ginevra slate

Ma ora scopriamo insieme chi è Ivo Tiberio Ginevra:

Nasce a Caltanissetta il 14 maggio del 1961 e vive a Palermo da più di 45 anni. Ha esercitato la professione di avvocato, prima di trovare lavoro in una compagnia assicurativa e fonda insieme alla moglie la casa editrice I Buoni Cugini editori occupandosi della minuziosa ricostruzione di tutte le pubblicazioni di Luigi Natoli, nonché di libri “introvabili” caduti nel dimenticatoio della collettività. Si dedica alla ricerca di nuovi talenti letterari leggendo una miriade di dattiloscritti.
Appassionato ornitologo si diletta nella riproduzione di uccelli anche rari con i quali ha vinto numerose mostre nazionali e internazionali. Giudice “esperto” in gare ornitologiche, è anche giornalista con numerose pubblicazioni di articoli nelle riviste specializzate del settore. È praticamente drogato di calcio, legge parecchio e ogni tanto scrive qualche romanzo.
Il suo romanzo di esordio è giallo Gli assassini di Cristo del duo investigativo Falzone/Bertolazzi seguito subito dopo da Sicily Crime. Nel 2017 il thriller Guarda come si uccide e nel 2018 l’Aubbiano Ragionevoli atti di Follia illustrato da Niccolò Pizzorno. Qualche mese fa è stato rieditato Gli assassini di Cristo sempre con disegni dell’amico Pizzorno e a breve I Buoni Cugini editori ripubblicheranno anche il Sicily Crime che sarà seguito da due nuovi romanzi inediti con gli stessi poliziotti protagonisti.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi, non lasciateci soli.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Pietro De Sarlo

6 giugno 2020

IMG_2004

Ecco il resoconto del quarto incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 1 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

In che luogo della casa scrivi? Hai una routine di scrittura?

Scrivo tra lo studio e la sala. Non ho una regola predefinita.

Ascolti musica mentre scrivi?

Generalmente no. Ti confesso però che spesso mentre scrivo mi interrompo e… Vabbè te lo dico: faccio del karaoke in solitaria.

Dalla parte dell’assassino Altrimedia Edizioni è il tuo nuovo libro, puoi parlarcene?

Certamente. E’ una storia che si svolge nel quartiere Tuscolano a Roma, uno dei miei luoghi del cuore. Partendo da un interesse apparentemente decentrato con una sorta di effetto domino lo scenario si allarga su più livelli. Sullo sfondo la nostra società con tutti i suoi limiti e le sue brutture.
Questo è il secondo romanzo che scrivo ed è un thriller ‘sociale’ come mi piace definirlo. Tre anni fa avevo scritto un altro giallo: L’Ammerikano. A breve uscirà anche il mio ultimo lavoro: un romanzo storico.

Un thriller, molto diverso da l’Ammerikano, giusto?

Certo, completamente diverso. Sia per l’ambientazione che per la costruzione. L’Ammerikano era cotruito come un mosaico, questo invece ha una concatenazione tra eventi apparentemente distanti tra loro.

Quanto lavoro ti ha richiesto la stesura di questo libro?

E’ stato un parto molto sofferto. L’ho riscritto praticamente 4 volte. Non riuscivo mai a trovare la quadra giusta. Specialmente per la caratterizzazione del commissario. Un uomo che con i suoi modi non sempre ortodossifa fatica, come tutti, a districarsi tra i problemi problemi professionali e personali come i figli lontani, la vita coniugale e il vizio del fumo.

Affronti tematiche attuali (la corruzione su più livelli, il sesso in cambio di favori, il potere ottenuto illecitamente, i reati ambientali) pensi che il thriller sia il genere migliore per descrivere il nostro presente, la nostra Italia?

Ogni scritto riflette l’epoca e i sentimenti che viviamo. Il thriller a mio modo di vedere è uno dei generi che si presta di più perché deve scavare non solo nella mentalità dei personaggi ma anche nel contesto in cui le loro azioni si generano.

Sei stato ispirato anche da fatti di cronaca durante la scrittura?

Questa è la cosa che mi ha divertito di più. Nei miei romanzi mi piace mettere riferimenti e ‘citazioni’ sia storiche sia di attualità. Una delle principali preoccupazioni che ho avuto è rendere credibile… la realtà che supera sempre la fantasia. I lettori più attenti alla attualità potranno divertirsi a riconoscere luoghi e situazioni.

Tornando a Dalla parte dell’assassino puoi parlaci del commissario Achille Schietroma del Tuscolano X, come hai creato questo personaggio?

Volevo un personaggio forte, ho scelto per questo un cognome ‘sdrucciolo’, poi è un uomo che mal si adatta all’epoca in cui vive, con una forte nostalgia della sua gioventù e della sua classe del liceo. Un cittadino scontento che fa fatica a indagare anche quando le vittime non risultano ‘simpatiche’.
Poi un uomo che cerca sicurezza in piccoli gesti scaramantici …
Insomma volevo costruire un cittadino che fa il commissario.
Una persona immersa nei problemi della quotidianità e non un ‘commissario’ a tempo pieno.

Se facessero un film chi vedresti nei panni dei protagonisti?

Nei panni di Virginia, la moglie del commissario, Elena Sofia Ricci. Per il commissario non saprei … se fosse ancora vivo vedrei bene un Mastroianni.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Ricordi la scena di Moretti in caro diario quando dice che in ogni minoranza lui sarebbe nella minoranza? Ecco io credo che mai come oggi ci sia una intellighenzia che adore il conformismo e il pensiero unico. Io mi ritrovo sempre solo, specialmente sui temi di natura economica, ma spesso anticipo i tempi. E poi il mio punto di vista trova spazio nel dibattio pubblico. Tutto ciò è altamente frustrante, e la scrittura è uno sfogo

Ami leggere? Cosa stai leggendo attualmente? Quale è il libro sul tuo comodino?

Molto, vado a periodi. Ho letto molto di storia dell’unità d’Italia, per ovvi motivi, ora leggo molto di economia. in questo momento il libro della Mazzuccato. poi quello sui Florio. A seguire l’ultimo di Stglitz e poi c’è ad attendermi Duflo. Non leggo solo di economia. Mi piace molto Bartolomei, lo trovo divertente.

Bene penso sia tutto chiuderei questa bella intervista con un’ultima domanda di rito: quali sono i tuoi progetti per il futuro? Continuerai la strada della narrativa dopo la pubblicazione del tuo romanzo storico?

Ho diversi progetti. Il romanzo storico credo avrà un seguito. Così come il thriller. Non riesco a concentrarmi su un solo interesse. Molto dipende anche dall’accoglienza che avranno i lettori. E se posso aggiungere una cosa spero che quello che scrivo diverta anche

Le domande dei lettori

Paola Rambaldi

Leggo che è ingegnere e che ha lavorato in banca come ha cominciato a scrivere?

Ho cambiato molte aziende in realtà, la banca è stata solo l’ultima. Ora scrivo romanzi, in passato saggi di economia e relazioni per il lavoro.

Accennavi che presto uscirà un tuo romanzo storico, Paola Rambaldi vorrebbe chiederti in che epoca è ambientato?

All’epoca dell’Unità D’Italia ed è ambientato in un altro dei miei luoghi del cuore: la Lucania.

Interessante, puoi anticiparci qualcosa?

Iniziamo dal probabile titolo: Tutto salvo fuorché l’onore. e’ la storia di una comunità dell’appennino lucano che viene travolta dagli eventi storici Anche qui, come in Dalla parte dell’assassino esploro il ‘partuculare’ che si intreccia con il ‘generale’.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Pietro De Sarlo

29 maggio 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Pietro De Sarlo, ricorderete L’Ammerikano da noi recensito dalla brava Irma Loredana Galgano.

Sarà con noi lunedì 1 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

IMG_2004

Ma ora scopriamo insieme chi è Pietro De Sarlo:

Pietro laureato in ingegneria alla Sapienza di Roma, ha un lungo passato manageriale ai massimi livelli in società italiane ed estere. In tale ambito, come presidente della Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus, ha promosso diversi interventi a favore della cultura, tra cui le borse di studio per dottorati in discipline umanistiche. Oltre ad alcuni saggi di natura economica, ha pubblicato il primo romanzo nel novembre 2016 intitolato L’Ammerikano, che ha ricevuto nel 2017 il premio della giuria al Concorso Argentario ed è risultato vincitore del premio San Salvo Artese riservato alle opere prime.

Il libro di cui parleremo: Dalla parte dell’assassino, Altrimedia Edizioni in libreria dal 22 maggio.

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Gianluca Barbera

26 maggio 2020

mia foto a Lisbona

Ecco il resoconto del terzo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 25 maggio sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Scrittore, critico letterario e editore, la scrittura in un certo senso è tutta la tua vita; cosa in realtà ami di più fare?

Primo leggere, poi ragionare… poi scrivere (all’inizio era una fatica, ora non più). Poi camminare: sono un camminatore, il mare, le alte quote, ma non sono un alpinista

Raccontati come se fossi un personaggio di un tuo romanzo di avventura.

Qualcuno mi ha paragonato a Orson Welles, per stazza (da giovane, eh?) e fame di vita, per il mio essere fuori dagli schemi. Gianluca Barbera era un uomo di media altezza, con una chioma ribelle di capelli ormai ingrigiti, si muoveva con furia, come se ogni ambiente fosse per lui troppo stretto, preso come era nel vortice della vita

Hai cominciato a lavorare in ambito editoriale nel 1995,in seguito hai fondato e diretto fino al 2015 la casa editrice Barbera Editore. Nell’ottobre 2015 hai costituito Melville edizioni. Raccontaci il tuo percorso da editore, quali sono le difficoltà maggiori in questa professione, a parte la situazione attuale legata al Covid.

La professione dell’editore la sconsiglio, ci sono poche soddisfazioni, se fatta in piccolo, altro conto è lavorare per un grande editore.

Quali sono i titoli di punta attuali di Melville edizioni?

Libri di musica, soprattutto jazz, amo il Jazz, ascolto quasi solo jazz, poi ho pubblicato Misteri del chiostro napoletano, di Enrichetta Caracciolo. Da leggere.

Tra i tuoi romanzi Finis mundi, La truffa come una delle belle arti, Magellano, Marco Polo e numerosi saggi come Storia di Anna Frank e Idee viventi. Il pensiero filosofico in Italia oggi. Come è nato il tuo interesse per i libri e cosa ti ha spinto a cimentarti anche tu nell’arte della scrittura?

Va be’, si va molto indietro nel tempo; ero un ragazzino: lessi il primo romanzo alle elementari, su consiglio della maestra: Barra tutta a dritta, di Gianni Caratelli. Il racconto di uno studente che si imbarca come mozzo su una nave e fa il giro del mondo. Un segno premonitore, se poi pensate che ho scritto Magellano. Una vita spesa coi libri disseminati sul letto. Non ho mai letto un libro per puro piacere (quasi mai), ma sempre per imparare: anche ora. Un tempo mi capitava di tornare e ritornare sulla stessa frase, per scoprirne i segreti, il senso profondo, ci mettevo una eternità a leggere un libro; ora vado svelto, ma non troppo.

Ami molto i romanzi di viaggi e di avventura. Quali sono i tuoi maestri?

Stevenson, Cèline, Chatwin, Borges, Kundera, dunque non solo viaggi. Però Viaggio di un naturalista intorno al mondo di Charles Darwin è uno dei libri di viaggio più belli, D. scrive magnificamente. Dimenticavo Jack London. Anche Twain ha scritto di viaggio ottimamente. E naturalmente Conrad. E Poe, il suo Gordon Pym è sempre un modello insuperato

Marco Polo (Castelvecchi, 2019, Miglior romanzo di avventura al Premio Internazionale di letteratura Città di Como). Cosa ti affascinava di più della figura di Marco Polo, mercante viaggiatore, curioso esploratore di mondi.

Marco Polo è l’uomo che avrei voluto essere. Forse un pizzico di cattiveria in più. Marco Polo, se è vero quello che racconta, è come Leonardo da Vinci, un uomo aperto al mondo, a tutto. Non ha cattiveria per semplice distrazione, perché è sempre catturato da altro, dal mondo esterno, mai da se stesso: ecco chi è Marco Polo. Un uomo universale come Leonardo.

Il viaggio dei viaggi è il tuo nuovo romanzo. Ce ne vuoi parlare?

Una scolaresca in visita al museo dei viaggi e delle esplorazioni, grazie alla magia degli oggetti in esso contenuti e a un libro dagli strani poteri, precipita in una grande avventura attraverso i secoli e lo spazio, come a cavallo di una macchina del tempo. Protagonista del romanzo è l’arte di viaggiare, in tutte le sue forme; dentro c’è ogni tipo di viaggio: per mare, per cielo, per terra, sottoterra, nell’aldilà, nel cyberspazio, nel cosmo, l’Egitto dei Faraoni, grand tour settecenteschi, esodi di massa, il turismo contemporaneo, una galleria personaggi spero indimenticabili ecc. è il mio romanzo migliore, non perché l’ultimo, ma perché sembra contenere il mondo intero, non solo quello di oggi ma anche quello di ieri e di domani.

Parlaci del professore Terranova, come hai costruito questo personaggio?

Semplice: sono io, nelle mia veste più meditativa, quindi un “io” parziale.

Come è nato il tuo interesse per i viaggi nel tempo? Credo di aver letto che in qualche laboratorio coreano li studiano davvero, singolare non trovi?

Il mio prossimo romanzo avrà per protagonista il mistero del tempo: chi non è è affascinato? io credo che prima o poi saranno possibili, anche se in una forma che al momento che siamo in grado di concepire (non certo portandosi dietro il proprio corpo).

L’ora è davvero volata, la mia ultima domanda è questa: Dal 2014 collabori alle pagine culturali del “Giornale” e dal 2018 scrivi di letteratura sulle riviste on-line “Pangea” e Letteratitudine”. Tuoi articoli sono apparsi inoltre su La Lettura (“Corriere della Sera”) e su “Il Resto del Carlino”. Quali devono essere le maggiori qualità di un critico letterario? Quali sono i tuoi maestri in questa arte?

Non sono un critico canonico, sono uno scrittore che capisce qualcosa di libri e dunque ne scrive a modo suo; ho uno stile per così dire alla McEnroe, per fare un esempio tennistico.

Le domande dei Lettori

Michele Di Marco

Buon pomeriggio Gianluca, ciao Giulietta: mi scuso ma probabilmente non riuscirò a restare collegato per tutta l’intervista, ma leggerò poi tutto più tardi.

Però, fatta la premessa che mi sto rivolgendo con curiosità a un autore di cui non so quasi nulla (anzi, grazie, perché quest’occasione è ottima per scoprirlo), provo ugualmente a fare una domanda a Gianluca, scusandomi in anticipo se vado fuori tema.
Da quello che ho trovato in rete, credo di aver capito che in diverse opere tu abbia preso spunto da racconti di viaggio per cogliere lo spunto di narrazioni storiche: l’interesse prevalente, se ce n’è uno, è per l’esplorazione e la scoperta, o per il contesto storico di cui l’esplorazione stessa fa parte?

Mi interessano i personaggi archetipici, splendenti o oscuri che siano, che attraversano il mondo, lo sfidano, e fanno “magie”, magari falliscono, non importa; niente eroi, non esistono, solo uomini che osano.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Gianluca Barbera

20 maggio 2020

Dopo la buona accoglienza dei precedenti incontri prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Gianluca Barbera, ricorderete il bel libro Marco Polo, Castelvecchi Editore, uscito lo scorso anno.

Sarà con noi lunedì 25 maggio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

mia foto a Lisbona

Ma ora scopriamo insieme chi è Gianluca Barbera:

Gianluca lavora in ambito editoriale. Tra le sue pubblicazioni, il saggio Idee viventi. Il pensiero filosofico in Italia oggi (2017) e i romanzi La truffa come una delle belle arti (2016), Magellano  (2018), Marco Polo (2019), vincitori di numerosi premi e tradotti all’estero. Da Magellano è stato tratto uno spettacolo teatrale con Cochi Ponzoni. Collabora con le pagine culturali de “il Giornale” e con le riviste on-line “Pangea” e “Letteratitudine”. Il suo ultimo romanzo, Il viaggio dei viaggi, edito da Solferino Libri, è da poco in libreria.

I libri di cui parleremo: Il viaggio dei viaggi Solferino Libri e Marco Polo Castelvecchi Editore.

Un consiglio, cercate di leggere i suoi ultimi libri pubblicati, ma anche i precedenti così si potranno fare domande più mirate. Ma anche le domande generiche vanno benissimo!

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Alessandro Bastasi

18 maggio 2020

Alessandro BastasiEcco il resoconto del secondo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 18 maggio sul nostro Gruppo Facebook. L’incontro è durato circa un’ora, e sembra che la formula dell’intervista collettiva stia raccogliendo parecchi consensi. Alcuni editori mi hanno contattato, e alcuni autori si sono detti disponibili a partecipare. Per ora abbiamo già in programma un ospite per il 25 maggio e uno per il 1 giugno, poi si vedrà, nei prossimi giorni saprete l’identità del prossimo ospite. Ma ora buona lettura!

Noi lettori siamo curiosi, vogliamo immaginarci Alessandro Bastasi mentre scrive. Scrivi in cucina? O hai uno studio appartato? Descrivicelo, sei circondato di libri? Hai una finestra che si affaccia sui palazzi di Milano?

Quando sono a Milano scrivo nella stanza che chiamo biblioteca, tra i libri, su una scrivania di mio nonno di fine Ottocento. Quando sono in campagna invece scrivo in mansarda, fuori le colline, gli alberi e i fiori. Adesso sono a Milano.

Ascolti musica mentre scrivi? Di che tipo?

No, silenzio assoluto. La musica è nel ritmo che ricerco nella scrittura.

Era la Milano da bere – Morte civile di un manager, Morte a San Siro, Notturno metropolitano, Milano rovente, la tua avventura con Fratelli Frilli Editori continua, hai trovato in questo editore accoglienza per il tuo particolare modo di scrivere noir, anche socialmente impegnati. Ti hanno dato grande libertà?

Sì, con Frilli massima libertà. E’ un editore speciale, un amico, molto corretto e di grande professionalità. A papà Marco, purtroppo scomparso, era piaciuto molto il mio modo di scrivere, e la stima continua con il figlio Carlo.

In questi anni in che misura è cambiato il tuo stile, il tuo modo di intendere la letteratura?

Il modo di intendere la letteratura non è cambiato, per me scrivere vuol dire cercare di far pensare i lettori sui temi che mi stanno a cuore raccontando una storia, quindi non meccanicamente, ma attraverso le emozioni che essa provoca. Il mio stile sì, penso sia cambiato dal mio primo romanzo, prima era dettato da un’urgenza, scrivevo di getto, adesso sono molto più attento allo stile, al ritmo, al linguaggio in genere.

Iniziamo con Milano rovente, un noir della serie del commissario Ferrazza. Ce ne vuoi parlare? Cosa ti ha spinto a scriverlo?

Milano rovente mette in scena due temi a me suggeriti dalla cronaca: il dilagare della droga, a prezzi sempre minori, tra i giovani e il tema del ricciclo illecito dei rifiuti. E ho creato un’atmosfera “rovente”, appunto, simboleggiata da un’estate caldissim tropicale, che fiacca i corpi e le intelligenze, tanto da rovinare anche i rapporti umani.

Milano è sempre lo scenario privilegiato delle tue storie. Quanto ti senti debitore con la Milano di Scerbanenco?

Sì, mi sento molto debitore con la Milano di Scerbanenco.

La scelta di Lazzaro, esce in edizione riveduta e corretta con Divergenze. Era già uscito nel solo in ebook per Meme Publishers. La lotta armata degli anni 70 in Italia, è stata quasi dimenticata, se non rimossa, lo Stato ha vinto, molti militanti di allora, diventati pentiti, sono tornati nella vita civile e scrivono editoriali sui giornali. Perché affrontare un tema simile, in questo momento?

Perché la narrazione che si è fatta in questi decenni del fenomeno della lotta armata è ridotta a puro fatto di ordine pubblico, mentre la sua genesi e il suo sviluppo sono molto più complessi. Ne La scelta di Lazzaro metto in scena un ex militante della lotta armata cercando di capire (non di giustificare) le ragioni che l’hanno indotto a prendere quel percorso e quello che gli succede “dopo”, una volta uscito di prigione. Portando in primo piano il fatto che le azione compiute non sono mai senza conseguenze, anche “dopo”.

La Russia è un tuo grande amore, compare quasi sempre nei tuoi libri, il tuo romanzo d’esordio “La fossa comune” era un thriller politico ambientato nella Russia post-sovietica dei primi anni ’90, o anche sullo sfondo o con personaggi come Julia Livtinova di “Milano Rovente”. Un po’ come il Sud Africa per Agatha Christie. Da dove nasce questo legame?

Sono sempre stato appassionato delle storia, della cultura, della letteratura russa. Non dimenticare che per un uomo di sinistra come me fino a un certo punto Lenin è stato un punto di riferimento. Poi ho avuto modo di viverci per circa tre anni, fianco a fianco di tanti amici e conoscenti, e sono esperienze che segnano.

Come scegli i nomi dei tuoi personaggi? Usi nomi e cognomi anche modificati di amici, o parenti, persone a cui vuoi bene anche nella vita reale, fuori dalla pagina scritta?

No, non seguo questo metodo. Cerco nomi il cui suono mi dica qualcosa su di loro o mi evochi qualcosa Per i nomi stranieri vado alla ricerca su internet e scelgo quelli che mi suonano meglio. Julia in Milano rovente mi dava ad esempio l’impressione di una matrona, Lazzaro è un nome che da solo è molto evocativo.

Un tema centrale dei tuoi noir è descrivere una generazione che ha visto i propri ideali calpestati, i propri sogni infranti. È restato ancora un po’ di quell’autenticità e di quell’entusiasmo che animava i giovani degli anni ’70?

Se è rimasto, è rimasto in modo diverso. Noi volevamo fare la scalata al cielo, cambiare tutto, abbattere il capitalismo. Oggi l’entusiasmo e l’autenticità lo vedo in certi movimenti, come quello ecologista innescato da Greta a livello planetario. Più concreto, reale, meno ideologico. Ecco, sì, noi eravamo l’ideologia, i giovani di oggi (non quelli diciamo così da spiaggia che non sanno nemmeno chi fosse Hitler) tendono non tanto a sovvertire le strutture economiche, ma a renderle umane, soprattutto per il futuro.

La Russia di oggi tra oligarchi e rivendicazioni sociali è lo scenario ideale per un noir? Che legame c’è tra Mosca e Milano?

Non vado in Russia da dicembre del 1993, quindi non ho una conoscenza diretta. Sì, potrebbe essere uno scenario ideale per un noir, un ambiente che mi immagino oscuro, dove comandano le oligarchie, e abbonda la corruzione, dove la democrazia è più una parola che un fatto reale. Ma posso sbagliare, so quello che leggo sui giornali, come voi.

Molto diverso da Milano.

Quanto lavoro ti ha richiesto la stesura di La scelta di Lazzaro? Che tipo di ricerche hai condotto per la nuova edizione?

La stesura della Scelta di Lazzaro paradossalmente non ha richiesto tantissimo tempo. Avevo già letto parecchi libri sul tema, e comunque avevo bene in mente gli anni Sessanta (fine) e Settanta, che ho vissuto profondamente, dall’interno se così si può dire. Il tempo maggiore è stato quello richiesto dal modo di strutturare il romanzo, che non doveva essere un saggio. L’idea che ha accelerato il tutto mi è venuta rivedendo il film “Portiere di notte“, dove una donna ebrea che era stata in campo di concentramento nazista, incontra nel portiere di un albergo il suo aguzzino di allora. Da quel momento sono partito in quarta. Per la nuova edizione non ho fatto ricerche particolari, c’è stato soprattutto uno splendido lavoro di editing da parte dell’editor di Divergenze, Giorgio Mascari.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Non penso che la letteratura abbia il potere, lei, di modificare il presente. Piuttosto deve “far male”, nel senso di far pensare, di presentare la realtà sotto punti di vista diversi da quelli trasmessi dalla politica ufficiale e dai media mainstream. Non voglio catarsi, nei mie romanzi, il bene in genere non trionfa sul male, perché anche il cosiddetto bene ha aspetti neri. E sono questi che cerco di mettere in evidenza.

Infine mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti futuri di scrittura.

Sto scrivendo il nuovo romanzo con Ferrazza e Co. per Frilli. Se hai letto Milano rovente, nelle ultime pagine c’è un’indicazione precisa sul prossimo libro 🙂 Poi sto pensando a un romanzo che esplori altri territori, oltre il noir come lo intendiamo, con più contaminazioni. Ma di questo parleremo in seguito.

Michele Di Marco

Alessandro, conoscendoti un po’ so che hai fatto e ti sei occupato tanto di teatro. Hai mai pensato a trasformare i tuoi romanzi, dove spesso la comunicazione diretta ha un peso importante, ma in cui contano anche parecchio sia le descrizioni ambientali e storiche, sia la “cultura” e la biografia dei personaggi, in sceneggiature teatrali (o magari cinematografiche)?

No, non ci ho mai davvero pensato. Scrivere per il teatro non significa solo dialoghi, il teatro è fatto di tanti elementi, la scena, le luci, i “materiali” teatrali, quindi l’approccio è diverso. Però mai dire mai.

Approfitto della risposta sull’editore Frilli per una seconda domanda: nel loro catalogo sono presenti diverse serie, e anche i tuoi romanzi più recenti sono caratterizzati da una piccola “famiglia” di personaggi, di cui accompagni la crescita e la maturazione, anzi mi sembra che proprio le storie che fai vivere loro contribuiscano via via a definirli meglio.
Queste vicende “seriali” nascono di volta in volta o hai già una specie di quadro evolutivo in mente e poi adatti le storie che ti vengono in mente – e che spesso presentano riferimenti a fatti reali contemporanei – ai confini di questo quadro?

Ho in mente un quadro evolutivo, sì, e adatto le storie all’interno di questo quadro. Oltre ai personaggi seriali però di volta in volta insrerisco altri personaggi, che spesso diventano dei comprimari, che a volte tornano a comparire nei romanzi successivi.

Vedi ad esempio Ferrazza, il commissario, un uomo normale, senza problematiche particolari, che via via acquisisce consapevolezze grazie all’ispettore Ceolin, alla sua compagna e al padre della sua compagna, Guido Barbieri.

Provo un’ultima domanda: lasciando stare se si tratta di autori esordienti o no, mi consigli qualche libro che hai letto di recente e che ti è piaciuto (sperando di riuscire a superare il quasi-blocco da lettore che ha accompagnato la mia quarantena)?

Sto rileggendo i 49 racconti di Hemingway, e i racconti di Carver. E altri romanzi americani d’antan, come quelli di Dos Passos. Da rileggere anche Furore di Steinbeck. Meravigliosi.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Alessandro Bastasi

14 maggio 2020

Siamo così contenti del precedente incontro con la brava Elena Bibolotti che subito ci siamo messi in moto per organizzare il prossimo. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Alessandro Bastasi, che sarà con noi lunedì 18 maggio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

Alessandro Bastasi

Ma ora scopriamo insieme chi è Alessandro Bastasi:

Alessandro è nato a Treviso nel 1949. A 27 anni si è trasferito a Milano, dove attualmente vive.
Nel passato è stato attore e autore di numerosi articoli di argomento teatrale per riviste del settore e quotidiani. Dal 1990 al 1995 ha trascorso lunghi periodi all’estero, in particolare a Mosca tra il 1990 e il 1993. Gli avvenimenti di quegli anni – di passaggio dall’URSS alla nuova Russia – gli hanno dato materia per il suo primo romanzo La fossa comune, pubblicato nel 2008 e ambientato nella capitale russa. In seguito ha pubblicato i romanzi La gabbia criminale (2010), Città contro (2012) con Eclissi Editrice, La scelta di Lazzaro (2014) in ebook con Meme Publishers, Era la Milano da bere (2016), Morte a San Siro (2017), Notturno metropolitano (2018) e Milano rovente (2019) con Fratelli Frilli Editori e la nuova edizione di La scelta di Lazzaro (2020) con Divergenze Editore.
Suoi racconti sono presenti in varie antologie e siti letterari.

Il libri di cui parleremo: Milano rovente e La scelta di Lazzaro

Un consiglio, cercate di leggere o Milano rovente o La scelta di Lazzaro, suoi ultimi libri pubblicati, ma anche i precedenti così si potranno fare domande più mirate. Ma anche le domande generiche vanno benissimo!

Per chi volesse approfondire ecco anche due mie precedenti interviste all’autore:

Liberi intervista Alessandro Bastasi 2009

Liberi intervista Alessandro Bastasi 2014

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi come la volta scorsa.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Elena Bibolotti

12 maggio 2020

 

Ecco il resoconto fedele dell’incontro tenutosi ieri, 11 maggio, sul nostro Gruppo Facebook. In tanti ci hanno seguito con affetto, molti lettori sono intervenuti, ed Elena è stata davvero in gamba a rispondere in tempo reale, con grande spirito di improvvisazione, a tutte le domande anche a quelle più impegnative. L’incontro è durato circa un’ora, ma il tempo è davvero volato. Io ero molto nervosa prima dell’inizio, ma tutto e andato bene. Ringrazio anche qui tutti i partecipanti, sono stati loro ad avere reso l’incontro davvero speciale. E ora buona lettura! 

Io e il Minotauro, edito da Giazira Scritture è il tuo nuovo romanzo, ce ne vuoi parlare? Cosa ti ha spinto a scriverlo? Quale è stata la motivazione profonda che ti ha fatto decidere di scrivere una storia così emotivamente impegnativa?

Io e il Minotauro è la naturale prosecuzione di Conversazioni sentimentali in Metropolitana uscito per Castelvecchi nel 2017, ma è un passo avanti. Mi spiego meglio: se Conversazioni parlava di violenza domestica da parte di un fratello nei confronti della giovane protagonista, questo secondo lavoro affronta il tema della “manipolazione relazionale” all’interno di una coppia, ossia del meccanismo che conduce a un rapporto non più paritetico ma vittima/carnefice.

L’ho scritto perché mi occupo fondamentalmente di rapporti “estremi”. Dal sadomasochismo di cui parlo in Justine 2.0, alle parafilie di Pioggia Dorata.

La motivazione profonda che mi ha spinta a affrontare un tema così delicato e un tipo di relazione “squilibrata” dove giocoforza qualcuno uscirà perdente, è che io l’ho vissuta. È l’ultima zavorra di cui dovevo liberarmi prima di affrontare temi completamente distanti da me.

Quanto lavoro ti ha richiesto la stesura di questo libro e quanto impegno emotivo?

Pochissimo tempo, ho impiegato meno di sei mesi per la prima stesura, per me un tempo record, ma moltissimo impegno emotivo. Poco tempo perché non è un romanzo dalla struttura complessa. Avviene tutto davanti agli occhi del lettore, è scritto in forma presente e in prima persona. Piuttosto ci ho messo molto a decidermi a pubblicare. Essere arrivata in finale al Premio Walter Mauro 2017 è stato un fattore decisivo per la pubblicazione.

Un romanzo forte, che colpisce nel profondo i lettori e soprattutto le lettrici. Il tema della manipolatore relazionale da cosa si differenza dalla violenza domestica più diffusa?

Devo contraddirti: finora i più colpiti sono stati i lettori. Molti si sono confessati, hanno visto dentro di sé il germe del Minotauro, leggendo il romanzo si sono spaventati di se stessi.

Le lettrici si stanno manifestando più lentamente e con timidezza, forse perché come qualcuna mi ha scritto “il romanzo scava nel cuore delle donne”, in quelle che leggendolo si scoprono vittime e magari non lo sapevano o non volevano riconoscerlo, in quelle che sono state manipolate e hanno voluto dimenticare. Però, è vero, è un romanzo in grado di graffiare. E in qualche modo era quello che volevo.

Quello della manipolazione è un percorso lungo, fatto di trabocchetti, di giochi di potere, di strategie. La manipolazione trasforma. Adele, per esempio, pensava di essere sovrappeso, di essere poco attraente. Gimmi l’aveva trasformata. Il manipolatore tende ad allontanare la vittima da chiunque possa aiutarla a uscire dal labirinto emozionale. Talvolta ci mette anni a rendere la vittima completamente asservita. La violenza domestica è forza bruta e irrazionale, non cerca la dipendenza psicologica, crea soltanto paura.

Io e il Minotauro avrebbe dovuto essere il secondo episodio di una trilogia iniziata con Conversazioni sentimentali in metropolitana, poi cosa è successo?

È successo che se non hai poteri contrattuali e non sei un “prodotto” nessuno ti dà l’attenzione che una trilogia viceversa vorrebbe. Per cui i romanzi sono due romanzi distinti con temi affini, cui forse seguirà un terzo, che affronterà il tema del potere all’interno della coppia da una nuova angolazione.

Adele e Gimmi, i tuoi personaggi, come li hai costruiti? Come hai sviluppato la loro dinamica relazionale? Hai utilizzato qualche modello comportamentale, o hai seguito l’intuito?

Non uso schemi né preparo prima la trama. Generalmente il finale lo scrivo quando sono in procinto di pubblicare. Il lavoro di scrittura creativa fa sì che siano i personaggi a condurmi. Soltanto per alcune scene ho voluto verificarne personalmente la plausibilità di azioni e reazioni dei protagonisti, per esempio per quella degli slip al ristorante.

Modelli comportamentali, purtroppo, ne ho avuto uno ben preciso da ricalcare, oltre ad aver letto molte storie di donne manipolate e aver scoperto che il modus operandi è più o meno sempre lo stesso da parte del carnefice.

Ciò che emerge in questa vicenda di inferno coniugale è la grande solitudine in cui entrambi i personaggi gravitano. È un tema centrale del tuo libro la solitudine e l’isolamento in cui spesso le vittime si trovano imprigionate?

Be’, sì, Gimmi non ha una famiglia solida alle spalle, è in definitiva completamente dipendente da Adele, non ci fosse lei lui non saprebbe dove andare. Adele ha un passato terrificante, oltre il peso di portare il nome di due genitori famosi nell’ambiente cinematografico. Non so se ricordi quando la protagonista racconta dell’amicizia con Silvia… Adele si sente in colpa per essere una privilegiata, quindi anche lei è sola. Ma tutti i miei personaggi sono soli. è complicato far scaturire un dramma da una famiglia felice, da un’esistenza priva di drammi.

Se non sono sole in partenza, le vittime di manipolazione a un certo punto lo diventano, il loro inferno diventa l’unico argomento di conversazione, il dramma di un amore così prende tutto lo spazio di un incontro. Adele non prova dolore nemmeno per morti in Siria. Il suo malessere finisce per essere omnicomprensivo, universale, le amiche si segnano al rovescio quando la vedono arrivare al Circolo.

Nel tuo libro c’è uno spaccato piuttosto critico del mondo televisivo e cinematografico, un dietro le quinte piuttosto graffiante, hai calcato la mano per esigenze narrative o ti sei ispirata alla realtà?

Mi sono ispirata alla realtà, almeno a quella che io ho conosciuto nella mia esistenza di attrice. È la faccia quella che conta, e anche qualche appoggio politico. Per me è stato molto faticoso farmi largo senza cedere a ricatti. E poi era importante che Adele svelasse anche il proprio aspetto cinico. Viceversa sarebbe stata una povera vittima priva di complessità e contraddizioni. Io amo i personaggi contraddittori.

Pensi che un libro possa cambiare la gente e così il mondo? Pensi che il tuo libro possa contribuire a migliorare le condizioni di vita di tante donne vittime di manipolazione relazionale?

Credo che la letteratura possa aiutare l’umanità a decifrare il mondo, non so se possa cambiarlo. L’intento del mio romanzo è quello di dire a chi sta vivendo il dramma: ecco dove sei, ecco come ti vedono gli altri. Vorrei che facesse da specchio sia per la vittima sia per il carnefice. Esattamente come Freeda, il personaggio che Adele crea on line, diventa uno specchio per lei. Ecco perché non ho creato complessità di trama. Perché la complessità avrebbe distolto il lettore dal procedere dei personaggi.

La tua scrittura ha una funzione sociale? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Non parto mai con finalità umanitarie, sebbene abbia fatto tanto teatro politico. È chiaro che interessandomi alle cose del mondo, di politica e società, di cambiamenti comportamentali, parto di quello che ho intorno, anche perché un romanzo deve coinvolgere il lettore, e può farlo solo se il tema in qualche modo lo tocca più o meno da vicino. Justine 2.0 era tutto sul sexting, nel 2013 era ancora una novità, con Pioggia Dorata ho tentato di far comprendere che il sesso estremo non si pratica soltanto nei romanzi rosa. Sicuramente so che amo l’altro da me, cerco la catarsi in un libro, e mi piacerebbe incidere almeno un poco nella vita degli altri.

So che hai ricevuto molti messaggi da lettrici che si sono sentite particolarmente toccate dal tuo romanzo. Quale messaggio, senza violare il diritto alla privacy, ti ha più emozionato?

Quello di un’amica che non sentivo da anni e che dopo avermi scritto: ho deciso di aspettare a suicidarmi, mi ha telefonato e ha pianto. È stato straziante.

Domande dei lettori

Michele Di Marco

Da quel che ho letto, ho intuito che il tuo ultimo romanzo, “Io e il Minotauro”, parla di una storia d’amore molto complessa, e mi sono incuriosito: posso chiederti di darmi qualche indicazione, senza ovviamente rivelare troppo per non rovinare la sorpresa di un tuo possibile futuro lettore?

Ciao Michele, qui di cosa parla il libro. https://bibolotty.wixsite.com/ilmiosito/io-e-il-minotauro

Guido Guidi

Ho letto il tuo precedente libro… e sto leggendo con piacere “Io e il Minotauro”. Come tuo lettore ritengo che sia giusto che passi meglio il messaggio che i tuoi non siano solo romanzi con uno “sfondo erotico” ma pure una analisi della condizione psicologica femminile quanto sottomessa ad una dipendenza affettiva dall’uomo. (Gs)

Purtroppo l’editoria italiana taglia tutto con l’accetta. E soprattutto non considera le donne in grado di parlare di eros e politica, eros e tematiche sociali. Ti attaccano un’etichetta e quella ti resterà addosso per sempre.

Alessandro Della Solidea

Elena non è possibile attuare una crowdfunding editoriale ?

Non m’interessa. Voglio chi investa su di me di tasca propria. Vorrei che la mia funzione fosse soltanto quella di “essere scrivente”.

Linda Balice

I personaggi del tuo romanzo appartengono a un ceto medio alto e ambedue lavorano nel mondo dello spettacolo, è stata una scelta casuale o voluta?

Una scelta voluta. In primo luogo perché a ispirarmi è stato un mio ex collega arrestato anni fa per aver marchiato a fuoco la sua compagna e averla ridotta in schiavitù, poi perché mi piaceva ambientarlo in luoghi che ho frequentato e di cui si parla poco, una casa di Produzione cinetelevisiva non si legge spesso nei romanzi, così come i meccanismi interni alla pre e post produzione, che fanno da contrappunto al dramma della protagonista, relegato infatti nel suo appartamento a Monverde Vecchio, quartiere romano storicamente abitato da attori. Inoltre mi serviva che quello di Adele fosse un personaggio fortemente ancorato alla realtà, che fosse integro e razionale. Proprio per sottolineare che a chiunque può capitare di finire nel labirinto del Minotauro.

Michele Di Marco

Elena, mi permetto una seconda domanda, sperando di non abusare della tua pazienza e di quella degli altri utenti del blog.
Leggo come incipit del tuo sito una citazione di Sylvia Plath: “A darmi il via fu l’amore”. Per quel che ne ricordo, Sylvia Plath visse una vita molto travagliata (fino a suicidarsi, forse per errore, molto giovane), e proprio l’amore contrastato verso il marito fu una delle cause della sua crisi.
Non so se queste vicende biografiche della Plath siano correlate alla tua opera, ma come mai hai scelto proprio quella frase?

Lessi La campana di vetro a 13 anni, da allora non ho mai smesso di leggere. E poi sì, anche perché era una donna fortemente debilitata dall’amore, come me. Bella domanda, grazie.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Elena Bibolotti

9 maggio 2020

La prima ospite delle nostre Interviste (im)perfette è la bella e brava Elena Bibolotti, che sarà con noi lunedì 11 maggio alle ore 18,30 nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autrice potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche io domande all’autrice. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

È un nuovo modo di fare interviste che mi è stato suggerito dall’osservazione che a volte le domande dei lettori sono altrettanto o forse più interessanti di quelle degli intervistatori di professione, ma spesso vanno perdute.

Elena Bibolotti

Ma ora scopriamo insieme chi è Elena Bibolotti:

Elena è nata a Bari, e ha trascorso l’infanzia in una casa piena di libri. Fondamentale per lei il contatto con la natura e l’amore per gli animali, lo spirito d’osservazione verso il mondo che la circonda; la cura verso il proprio corpo e la propria mente, accresciuta anche attraverso la meditazione.
Durante il liceo entra a far parte della Compagnia del Teatro Abeliano partecipando a diverse produzioni di Teatro per ragazzi. Da studentessa lavoratrice ottiene la Maturità Classica. Raggiunta la maggiore età si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia Nazionale d’Arte drammatica Silvio D’amico.
Il Jazz influenza la sua scrittura e nei contenuti e nel ritmo.
Nel 2009 collabora al Master in Scrittura creativa e Editoria come assistente di Roberto Cotroneo presso la prestigiosa Università Luiss Guido Carli. Lì rincontra Alberto Castelvecchi, con il quale aveva fatto un colloquio di lavoro poche settimane prima, che le suggerisce di scrivere un romanzo e come intitolarlo. Nasce così Justine 2.0
L’esperienza in Luiss sarà determinante nel suo nuovo lavoro.
Apre un blog. Pubblica diversi racconti per la l’editore Paolo Baron, 80144 Edizioni. Con il racconto “Campo di carne” ottiene il secondo posto al Premio Damiani 2017, con il romanzo “Io e il Minotauro” entra nella cinquina dei finalisti al Premio Walter Mauro 2017. Quattro sono le opere a suo nome: Justine 2.0 (Il cuore è soltanto un muscolo) INK Edizioni, Milano 2013; Pioggia Dorata (Sei storie amare) Giazira Scritture, Bari, 2015; Conversazioni sentimentali in Metropolitana, Castelevecchi Editore, Roma 2017; Io e il Minotauro, Giazira Scritture, Bari, 2020.
Elena Bibolotti lavora come editor free lance e consulente.

Per conoscerla meglio il suo blog:

https://bibolotty.wixsite.com/ilmiosito

Il libro di cui parleremo: Io e il Minotauro

Per chi volesse approfondire ecco anche una mia precedente intervista all’autrice:

Liberi intervista Elena Bibolotti

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi, è la prima iniziativa così strutturata, se funziona seguiranno altri incontri con gli scrittori che accetteranno il mio invito. Un ultima cosa, non saranno incontri a cadenza fissa, un po’ perchè ci vuole tempo per organizzarli, un po’ perchè preferisco conoscere le opere degli scrittori di cui modero gli incontri. Ecco detto questo, buone letture a tutti!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con gli scrittori

6 maggio 2020

Interviste imperfette

Cari amici e lettori,

a breve inizierà su Liberi di scrivere un ciclo di incontri/interviste a diversi scrittori e scrittrici che inviterò volta per volta nel nostro gruppo Facebook. Colgo l’occasione per invitarvi a iscrivervi!

Saranno interviste collettive, le domande durante questi incontri saranno sia mie che vostre, e gli scrittori risponderanno in tempo reale su un post del gruppo.

Naturalmente io modererò anche l’incontro, dando spazio a tutti di potere chiedere cosa vi sta più a cuore ai vostri autori preferiti, che ringraziamo già da ora per la disponibilità.

Saranno insomma interviste senza rete, ma non dirette video, o in streaming, tutti i partecipanti anche i più timidi potranno così intervenire scrivendo nei commenti.

In cambio si richiede rispetto ed educazione, su questo sarò inflessibile.

Poi sia le domande che le risposte verranno raccolte e usciranno in un post del blog.

Spero perteciperete numerosi, fra poco annuncerò quale sarà il primo scrittore ospite.