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:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Giovanna Pandolfelli

16 giugno 2020

foto occhiali

Ecco il resoconto del sesto incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 15 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Benvenuta Giovanna, come prima domanda ti chiederei di parlarci di te, dei tuoi studi, del tuo lavoro.

Buonasera. Grazie a tutti di essere qui e un grazie speciale a Giulietta Iannone di Liberi di scrivere per questa iniziativa. Vivo in Lussemburgo da molti anni e sono di Roma. Ho un background linguistico e mi dedico alla scrittura da diverso tempo. Ho lavorato nella traduzione e sono parte del comitato Dante Alighieri locale per la diffusione della lingua e della cultura italiana.

Sei specializzata in psicolinguistica del bilinguismo. Che tipo di capacità si sviluppano nelle persone che parlano contemporaneamente due lingue, magari apprese nella prima infanzia? In Lussemburgo la popolazione è bilingue?

In Lussemburgo la popolazione è poliglotta e i vantaggi del bilinguismo sono sia linguistici, che metalinguistici che cognitivi. Ho un blog sull’argomento su “donnechemigranoall’estero”.

Sei parte del comitato direttivo della Società Dante Alighieri di Lussemburgo, parlaci di questa esperienza. Diffondete le peculiarità della lingua italiana nel mondo?

Esatto, alcune delle persone che sono qui oggi ne fanno parte insieme a me o sono assidue frequentatrici dei nostri eventi. E’ un’avventura in continua evoluzione, un’esperienza molto arricchente che permette di restare in contatto con la cultura italiana pur essendo all’estero.

Ho letto che ti occupi di migrazione, intercultura, alterità e diritti delle donne. Come è nato  e come si è sviluppato questo tuo interesse?

Sono tutte tematiche che chi vive all’estero sente sulla propria pelle. Sebbene si tratti di migrazione diversa è pur sempre il confrontarsi con l’alterità e con altre culture.

Traduttrice, insegnante di italiano e ora scrittrice. È stato un passaggio graduale, un po’ inevitabile. Come è nato per te l’amore per la scrittura? Sempre legato ai tuoi interessi, vero?

Ho sempre amato scrivere, e leggere. Chi scrive secondo me deve leggere leggere leggere comunque si’, sono tutti aspetti che si completano.

Approfitto di questi secondi di pausa per parlare della casa editrice la Kalos di Palermo che mi ha accompagnata in questa avventura di pubblicazione ho cercato un editore siciliano perché fosse in grado di sintonizzarsi con me sul tema e loro sono stati fantastici.

Sei autrice di due raccolte di racconti “Guanti bianchi – racconti dedicati a tutti i bilingui nell’anima” e “Terra, mare e altrove”, oltre che di un libro illustrato per bambini sulla musica “Le avventure di Arpetta” in versione bilingue. Come è nato il tuo interesse per i racconti e per la narrativa per l’infanzia?

I racconti sono stati il mio primo amore e ancora amo molto leggere racconti, è una forma narrativa molto flessibile che si adatta bene a sviscerare un tema da vari punti di vista. L‘esperienza della narrativa per l’infanzia è stato un esperimento, ho scritto quella fiaba con mia figlia che aveva all’epoca 9 anni, la mia esperienza di scrittura e il suo sguardo di bimba sul mondo.

Il respiro dell’Isola”, pubblicato nel marzo 2020 dalle edizioni Kalos di Palermo, è il tuo primo romanzo. Ce ne vuoi parlare? Di cosa parla?

E’ la storia di tre donne e delle loro vite che si intrecciano, due isolane e un’africana sbarcata sull’isola. Sullo sfondo la migrazione e in primo piano la vita sull’isola ai nostri giorni e poi con un salto temporale nell’infanzia delle due donne ho voluto fare uno scatto di una situazione, della vita isolana prima e dopo gli sbarchi, delle reazioni della gente e delle scelte delle tre donne, scelte difficili.

In questi anni in che misura è cambiato il tuo stile, il tuo modo di intendere la letteratura?

Molto, credo di essere molto maturata e il passaggio da una forma narrativa all’altra ne è la prova. Non perché l’una sia migliore dell’altra ma semplicemente perché sto sperimentando, entro in terreni nuovi, per me del resto un romanzo e un racconto sono forme molto diverse e richiedono abilità diverse il racconto deve dire l’essenziale in poche parole, è un piccolo gioiello da cesellare il romanzo ha una struttura più ampia, complessa sebbene ammetta anche divagazioni meno essenziali.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Credo fermamente nel potere della parola e della scrittura e quando scrivo ho sempre un messaggio in mente. Tuttavia non è necessariamente un messaggio sociale è piuttosto uno scuotere le menti, un far riflettere, un mostrare punti di vista e poi un toccare corde sensibili per creare una sintonia tra chi legge e chi scrive.

Ami leggere? Cosa stai leggendo attualmente? Quale è il libro sul tuo comodino?

Ho appena terminato la “maratona” Premio Strega poiché il nostro comitato Dante fa parte della giuria, poi mi sono lasciata trascinare da una scrittrice del passato, Alba de Cespedes, ed ho letto proprio ieri le ultime righe di Nessuno torna indietro.

Approfitto di nuovo di un attimo di calma per parlarvi delle illustrazioni del romanzo

Sono di Flavia Filpi l’illustratrice della Kalos e il romanzo ne è costellato lungo tutta la narrazione della favola che lo attraversa. Mi piace ricordare che la Kalos nasce come editore di libri di arte e quindi le loro edizioni sono molto curate graficamente, anche la copertina è di Flavia ed è stata per me amore a prima vista.

Bene, penso sia tutto chiuderei questa bella intervista con un ultima domanda: mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti futuri di scrittura.

Un progetto è già concreto, un romanzo su un’altra forma di alterità, la malattia mentale. Quando troverà casa (editrice; ) ve lo proporro’ con piacere.

Le domande dei lettori

Cristina Corsini

Intanto complimenti per il bel romanzo che ho visto parteciperà anche ad un premio letterario, puoi dirci di piu’?

Sono in lizza per un premio per romanzi ambientati in borghi italiani e Lampedusa è l’ambientazione del mio romanzo. Incriaciate le dita per me 🙂

Candida Cortez Leblanc

Esiste una sola “madrelingua” o possono essercene due se un bimbo parla lingue diverse con i genitori ?

Si puo’ essere bilingui bilanciati ovvero con una conoscenza comparabile delle due o più lingue pero’ ci sarà sempre una lingua dominante e una minoritaria.

Anto Cico

Ciao Giovanna, complimenti, il libro mi è piaciuto molto. Io avevo una curiosità sull’ambientazione. Perché Lampedusa?

Antonella, Lampedusa per vari motivi. Da un lato come sai anche dalle mie precedenti pubblicazioni, mi interesso di migrazione e mi piace parlarne nei miei libri, dunque Lampedusa ne è un po’ il simbolo, dall’altra volevo esplorare il contesto isolano anche metaforico, infatti nel romanzo Lampedusa non è mai direttamente nominata seppure i riferimenti sono chiari perché volevo che assumesse una dimensione universale.

Consuelo Mantica

Quanto di autobiografico c’è nel tuo romanzo?

Di autobiografico c’è sempre molto in cio’ che si scrive, dipende da quanto si è riusciti a nasconderlo 😉 scherzo, ma in realtà il vissuto c’entra sempre, a volte si insinua tra le parole senza che tu te ne renda conto a volte è invece intenzionale qui posso dirti che ci sono alcuni tratti dei personaggi che attingono al mio vissuto.

Anna Cortesia

Hai dunque iniziato come traduttrice. Consideri la traduzione una scuola di scrittura? Quando hai sentito il bisogno di scrivere una storia tua? E quali autori ti hanno ispirato?

Anna, la traduzione è stata una grande scuola di vita e di scrittura, tuttavia scrivere qualcosa di mio è stato un percorso diverso. Diciamo che la spinta l’ho sempre avuta, scrivere poi per la pubblicazione è un’altra cosa. La traduzione mi è servita per restare in contatto con la mia lingua madre. Dimenticavo gli autori che mi hanno ispirato, non posso non citare Elsa Morante che con l’Isola di Arturo è stata la mia guida, il mio faro lettarario da sempre, poi molto i classici.

Alessia Cantagallo

Quando hai iniziato a scrivere e a “sentirti” davvero una scrittrice?

Vedo solo ora la domanda, mi era sfuggita ma ci tengo a rispondere lo stesso. Mi sono sempre sentita una scrittrice, non posso dire se di talento o meno, pero’ è qualcosa che si sente dentro, quasi indipendentemente se si scriva o no. La scrittura, la parola, la lingua hanno sempre fatto parte della mia vita e delle mie passioni. Certo, il momento chiave è poi vedere il primo libro nero su bianco, stampato. Da quel momento il sogno diventa realtà.

Cristina Corsini

Una curiosità sulla favola che Angela racconta alla figlia. A parte la citazione di Gita al faro Virgina Wolf, la favola è di tua “invenzione”?

La favola è di mia invenzione, anzi vi svelero’ un retroscena. la favola era stata scritta prima, separata dal romanzo. non aveva uno scopo era nata cosi’ per caso poi l’ho inserita e riadattata al romanzo man mano che scrivevo.

Michela non riesce a collegarsi ma mi chiede se ho un legame con Lampedusa.

No, non in particolare. Anzi vi svelo anche questo retroscena, non ci sono mai stata a Lampedusa! Pero’ ho un legame particolare con il mare, questo si’.

Daniela Maniscalco

È stata una sfida sintonizzarti con la sicilianità di Lampedusa?

La tua domanda è un tranello, per la cronaca la dott.ssa Maniscalco è siciliana 😉 Pero’ si’ è stata una sfida come lo è sempre scrivere. A me piace moltissimo tutta la fase preparatoria di un libro, ovvero la ricerca, l’entrare in sintonia con il mondo narrativo e quello siciliano ha presentato le sue peculiarità, in particolare il dialetto per il quale mi sono fatta consigliare e l’editore è stato fondamentale anche per questo.

Anna Cortesia

Il respiro dell’isola è un romanzo sensoriale. Mi è piaciuto l’accostamento con le spezie, sembra di sentire il profumo dell’origano. Queste esperienze olfattive ti sono state suggerite da sensazioni provate magari durante un viaggio o si tratta di una scelta più meditata?

Onestamente né l’uno né l’altra, diciamo che immergendomi nella vita isolana sono approdata anche ai loro colori e profumi.

Daniela Maniscalco

La figlia del rais è un bellissimo personaggio pieno di ombre e di luce e molto sfaccettato. Ce ne puoi parlare?

La figlia del rais doveva essere la coprotagonista ma è finita a tratti per diventare la figura principale proprio per queste sue sfaccettature, è un personaggio più semplice intellettualmente rispetto alla protagonista ma ha un’inquietudine che la rende viva. Mi è paciuto scriverne e per tornare alla domanda sull’autobiografia potrei dire che entrambe le donne hanno qualcosa di me.

Cristina Corsini

Ho molto apprezzato le citazioni dall’Orlando Furioso che calzano veramente a pennello. Come mai questa scelta?

Come dicevo i classici per me sono il punto di partenza e non potevo lasciarmi scappare questa occasione!

Daniela Maniscalco

Non conosco questa scrittrice [Alba de Cespedes]. Ce ne parli?

Una scrittrice del Novecento, romana di madre e padre cubano. Sto facendo una ricerca su autrici donne “dimenticate” una bella penna direi, molto cinematografica, nel senso che la sua scrittura sembra una lenta macchina da presa che zoomma (si dice??) ora su un personaggio ora su un altro, personaggi tutti femminili.